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Petroliere e pescherecci d’alto mare che si rivelano essere navi spia. La flotta fantasma della Russia è è considerata una risorsa strategica per la vendita di petrolio sanzionato ma anche per condurre operazioni di guerra ibrida e attività di intelligence. E la NATO inizia a preoccuparsene seriamente.

Stiamo parlando di centinaia di petroliere che solcano i mari sotto copertura, battendo bandiere di comodo, con proprietari che hanno aperto società in altre nazioni e celano la loro vera nazionalità, o il loro mandante, assicurando a Mosca le sue entrate petrolifere nonostante la guerra con l’Ucraina e l’embargo del petrolio russo e le sanzione che l’Unione Europea ha imposto nel 2022. Secondo gli osservatori potrebbero essere tra le 300 e le 600 unità, e a fianco a loro, nella flotta ombra di Mosca, operano le navi spia camuffate da vascelli d’altura e da pesca come la Almaz e la Yantar, recentemente individuata nel Mare d’Irlanda su una rotta “poco” rassicurante.

Le potenze occidentali che hanno imposto l’embargo per scoraggiare il Cremlino, senza successo, e frenare l’invasione dell’Ucraina ordinata da Vladimir Putin, sono estremamente preoccupate per la “proliferazione” delle navi che fanno segretamente capo a Mosca per vendere il petrolio russo parallelamente, aggirando le sanzioni e ingannando il sistema che presenta delle evidenti falle. Dal momento che spesso i controlli sulle triangolazioni non sono efficaci, e dal momento che le navi appartenenti alla “flotta fantasma” russa, anche si potrebbe parlare di più “flotte fantasma” o “flotte ombre” sembrano essere sempre più sfuggenti.

Vecchie petroliere e milioni di rubli

In principio si trattava di vecchie petroliere noleggiate direttamente dalla Russia, “navi di proprietà della compagnia di trasporto pubblico di idrocarburi Sovcomflot, assicurate da società non occidentali” che navigavano in “condizioni rischiose dal punto di vista della sicurezza marittima“. Ma quando la Sovcomflot è stata sanzionata insieme alla Sun Ship Management, appartenente a un armatore con sede a Dubai che aveva cercato di rilevare l’intera flotta, le navi fantasma destinate a trasportare petrolio e idrocarburi russi, ignorando le sanzioni occidentali si sono “moltiplicate” cercando di non lasciare “scia” che potesse associarle agli interessi di Mosca.

Secondo le ultime stime della Kyiv School of Economics, la Russia ha investito quasi 10 miliardi di euro per creare questa sua flotta fantasma, facendosi forte di diverse centinaia di imbarcazioni che si si pensa possano essere arrivata a trasportare il 70% delle esportazioni di prodotti petroliferi russi via mare e persino il 90% del petrolio greggio.

Attualmente sono solo 79 le imbarcazioni considerate ufficialmente parte della “flotta fantasma” della Russia “coinvolte in pratiche di navigazione ad alto rischio nel trasporto di petrolio o prodotti petroliferi russi, nella consegna di armi, nel furto di grano o nel sostegno al settore energetico russo”. A tali navi è stato proibito l’attracco nei porti europei e saranno sottoposte a un divieto di fornitura di servizi.

Dietro i cavi recisi nel Baltico un’altra nave della Flotta ombra

Le Flotte ombra di Mosca sono accusate di operare anche in un altro senso, quello del sabotaggio delle telecomunicazioni e delle reti di rifornimento sottomarine in azioni di disturbo come parte di una piano di guerra ibrida nel Mar Baltico e nei Mari del Nord. Il governo svedese ha recentemente annunciato l’invio di una nave per supportare la Finlandia nelle indagini che sta conducendo sui danni riscontrati in un importante cavo elettrico sottomarino nel Mar Baltico.

Le autorità finlandesi hanno accusato del danno la petroliera Eagle S, che si sospettata appartenere alla “flotta fantasma” russa, e trasporterebbe tutti prodotti petroliferi posti sotto embargo. “Con la loro competenza unica, le forze armate svedesi stanno contribuendo ad aiutare la Finlandia a far luce su quanto accaduto“, ha affermato in una nota il primo ministro finlandese Ulf Kristersson. Sotto la lente d’ingrandimento dell’intelligence e delle autorità svedesi, anche una nave portarinfuse battente bandiera cinese, la Yi Peng 3.

La petroliera Eagle S, battente bandiera delle Isole Cook, sarebbe in realtà una nave riconducibile alla Russia sospettata di aver danneggiato il cavo elettrico sottomarino EstLink 2 che collega la Finlandia all’Estonia. Il presunto sabotaggio sarebbe avvenuto il giorno di Natale. Le autorità finlandesi hanno annunciato che le indagini sono stata “quasi completate per quanto riguarda lo studio dei fondali marini“. Ma la frequenza di questi “casi di presunto sabotaggio” inizia ad essere preoccupante. Già a metà novembre altri due cavi sottomarini per le telecomunicazione erano stati danneggiati nelle acque territoriali della Svezia. Il pattugliamento della nave intelligence Yantar nel Mare d’Irlanda, proprio in prossimità della rete di cavi sottomarini che collegano l’Irlanda e Regno Unito, e la comparizione nei porti della Norvegia di navi spia russe ormai “note” all’Alleanza Atlantica e ai suoi partner dimostrano un aumento di attività delle Flotte Ombra e il verificarsi di “incidenti” sempre più frequenti dall’inizio della guerra in Ucraina.

Secondo gli analisti queste “azioni mirate“, in particolare alle infrastrutture energetiche e alle reti di comunicazione, si inseriscono infatti nel contesto della “guerra ibrida” che si sta combattendo silenziosamente tra Russia e Occidente.

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