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Difesa

Svezia, Regno Unito, Norvegia: perché gli aerei occidentali spiano la penisola-fortezza di Kola

La Nato risponde alle attività di Mosca con il graduale innalzamento di una rete di sorveglianza che monitora ogni movimento sospetto.

Mentre gli emissari della Casa Bianca si recavano a Mosca per affrontare un infruttuoso colloquio con il numero uno del Cremlino, gli aerei spia della Nato, compreso un RC-135W Rivet Joint dell’Us Air Force sorvegliava la penisola di Kola, la fortezza naturale che accoglie i sottomarini nucleari della Flotta del Nord, l’insenatura da cui salpano anche le famose navi del GUGI che infestano i mari settentrionali per svolgere le loro misteriose missioni d’intelligence. E potrebbero diventare vettori, insieme alle ormai famigerate navi della “Flotta ombra” russa, del lancio di droni contro i Paesi della Nato, secondo una sconfessata e fantomatica informativa della CIA che non ha trovato il riscontro di alcune delle maggiori intelligence europee, Italia e Francia su tutte.

La presenza del Rivet Joint americano nei cieli dell’estremo Nord assume particolare rilievo perché si inserisce in un’attività di sorveglianza alleata divenuta particolarmente intensa nelle ultime settimane. Il velivolo dell’Us Air Force, decollato dalla base britannica di RAF Mildenhall, ha raggiunto il Mare di Barents e operato a nord della penisola di Kola, arrivando a spegnere il transponder visibile ai sistemi civili di tracciamento durante la parte più sensibile della missione. Una volta diretto nuovamente verso occidente, il segnale è ricomparso a nord della penisola norvegese di Varanger. Missioni di questo tipo possono protrarsi per oltre undici ore.

Il Rivet Joint, aereo spia derivato dalla piattaforma Boeing C-135, è equipaggiato con una suite di sensori destinati alla raccolta SIGINT, ed è capace di intercettare e analizzare comunicazioni ed emissioni elettroniche. Volando lungo i confini russi può quindi individuare frequenze, localizzare radar e postazioni mobili e contribuire a ricostruire l’ordine di battaglia elettronico russo senza penetrare nello spazio aereo della Federazione. The Aviationist aveva già evidenziato come le rotte sull’estremo Nord della Finlandia consentano ai Rivet Joint di avvicinarsi sensibilmente al complesso militare di Murmansk. Oltre all’RC-135W americano, nelle recenti operazioni attorno a Kola sono stato osservati un Gulfstream IV S 102B Korpen dell’Aeronautica svedese, specializzato nella raccolta d’intelligence elettronica, un RC-135W britannico e almeno un P-8A Poseidon norvegese destinato soprattutto alla sorveglianza marittima e alla guerra antisommergibile. In una delle giornate di maggiore attività il Korpen ha orbitato sulla Lapponia finlandese, mentre il Rivet Joint americano operava sul Mare di Barents: due direttrici che consentivano di osservare contemporaneamente la penisola da Ovest e da Nord.

Perché proprio Lola

L’interesse per Kola è facilmente spiegabile. Nell’area si concentrano alcune delle installazioni militari più importanti della Federazione Russa: Severomorsk, quartier generale della Flotta del Nord; le basi dei sottomarini nucleari attorno a Gadzhiyevo; e Olenya, utilizzata dai bombardieri strategici Tu-95MS. È da questa regione che i sottomarini russi possono accedere al Mare di Barents e quindi puntare verso il Nord Atlantico attraverso il passaggio tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito. Sulla penisola si trova anche Olenya Guba, una delle basi associate al Gugi, il Direttorato principale per la ricerca in acque profonde. È il mondo dei sottomarini speciali, delle unità appoggio e delle navi impiegate nelle operazioni sui fondali marini. L’autorevole rivista di analisi Janes, come altre importati testate di settore, ha richiamato spesso l’attenzione sulla base del Direttorato principale per la ricerca in acque profonde, mostrando immagini satellitari nelle quali erano visibili il sottomarino speciale Podmoskovye e la nave Yantar.

Secondo il ministero della Difesa britannico, ormai convolto in braccio di ferro ai confini del mare, per citare un famoso romanzo di Patrick O’Brian sulle gesta della Royal Navy, unità riconducibili al Gugi sono state monitorate negli ultimi due anni mentre svolgevano attività sospette in prossimità delle infrastrutture sottomarine critiche nel Mare d’Irlanda e nei mari del Nord, oltre a transitare nella Manica con una insolita frequenza. In un momento di rinnovata attività militare russa nell’Artico, e di grandi tensioni ai confini dell’Europa, anche ciò che viene acceso per pochi minuti — un radar, una radio o un sistema di difesa aerea — può trasformarsi in un’informazione preziosa.

La presenza di questi aerei spia, dunque, anche se possiamo considerare questo epiteto antiquato, dato che sarebbe più corretto definire gli assetti di questo tipo, siano navi come quelle impiegate dal Gugi o gli aerei delle Nato, come piattaforme d’intelligence che non si limitato a fotografare uno porzione di territorio per mapparlo, come facevano gli Lockheed U-2, ma a spiare i segnali e ottenere informazioni sensibili, ci ricorda come il livello di allerta sia “alto” e come la Nato stia evidentemente rispondendo alle attività di Mosca con il graduale innalzamento di una rete di sorveglianza che monitora ogni movimento sospetto. Dalle flotta ombra del Mediterraneo, che oggi viene “monitorata” anche dalla Difesa italiana, alle basi dei sottomarini nucleari che scompaiono e riappaiono dalle acque ghiacciate all’imboccatura della penisola di Kola.

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