Al Parlamento europeo vogliono bloccarli tutti

I 29 deputati del Parlamento europeo espressi dal partito di Governo della Germania, l’Unione democratica cristiana (CDU) e l’Unione sociale cristiana (CSU), che aderiscono al Partito popolare europeo, hanno lanciato una campagna per instaurare un blocco totale alla concessione di visti turistici Schengen ai cittadini russi. All’insegna dello slogan “Una vacanza in Europa è un privilegio e non un diritto”, i deputati tedeschi si sono detti assolutamente indignati del fatto che circa 500 mila cittadini russi l’anno scorso abbiano ottenuto il visto per visitare l’Europa. A parer loro, nessun russo deve più entrare.
Sul tema della punizione collettiva da infliggere ai russi (tutti i russi) per le colpe reali o presunte dei loro governanti ci siamo già espressi in passato. E ci pare che il ragionamento sia sempre lo stesso: abbiamo bloccato americani e inglesi dopo l’invasione dell’Iraq, basata su una gran quantità di bugie e colpevole di centinaia di migliaia di morti civili? No. Stiamo bloccando gli israeliani che, se non altro, hanno invaso la Siria in una guerra preventiva (potrebbe minacciarci, è stata la motivazione) che somiglia come una goccia d’acqua all’invasione russa dell’Ucraina (potrebbe minacciarci, diceva il Cremlino)? No. Perché§, dunque, sarebbe più giustificato il blocco dei russi?
Ma al di là di questo, l’iniziativa dei 29 esponenti CDU/CSU ci pare una vera fesseria anche per altre e più concrete ragioni. Nel 2022, nei primi mesi dopo l’invasione russa dell’Ucraina, circa un milione e mezzo di russi lasciò il Paese. Molti verso Georgia e Armenia, ma molti anche verso l’Europa comunitaria. Si trattava in gran parte di giovani qualificati (informatici, ingegneri, quadri…) che non volevano andare in guerra o, comunque, non volevano essere coinvolti nelle politiche di Vladimir Putin. Poco dopo, proprio all’insegna del motto che tutti i russi sono comunque colpevoli, cominciò il giro di vite: visti più difficili, compressione per gli studenti russi della possibilità di accedere a università europee, controlli assai più stringenti sugli accessi al territorio Ue per ragioni di lavoro, cacciata degli atleti dalle competizioni internazionali e così via.
Quale fu il risultato di questa brillante politica? In altri pochi mesi almeno metà degli emigrati tornò in Russia. Avremmo potuto accoglierli, inserirli, far sentire benvenuto qualunque russo che volesse allontanarsi il più possibile dal Cremlino e così incentivare quel nocciolo di dissenso insito nella decisione di emigrare. Abbiamo fatto l’opposto, convincendoli che per essere ospiti a malapena tollerati in Europa tanto valeva restare in Russia.
In quel modo abbiamo regalato a Putin materiale umano e competenze che chiedevano solo di poterlo abbandonare. E nello stesso tempo abbiamo disincentivato altri russi che avrebbero potuto fare la stessa scelta. Difficile immaginare una strategia più ottusa e perdente.

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Autore:

Fulvio Scaglione

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