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	<title>Terrorismo Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 09 Jul 2026 09:54:59 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Terrorismo Archives - InsideOver</title>
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		<title>La Siria di Al-Sharaa via dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo: la sponda di Trump a Erdogan</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/la-siria-di-al-sharaa-via-dalla-lista-degli-stati-sponsor-del-terrorismo-la-sponda-di-trump-a-erdogan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 08:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Siria di Al-Sharaa via dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo: la sponda di Trump a Erdogan al summit Nato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-siria-di-al-sharaa-via-dalla-lista-degli-stati-sponsor-del-terrorismo-la-sponda-di-trump-a-erdogan.html">La Siria di Al-Sharaa via dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo: la sponda di Trump a Erdogan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una vittoria per il presidente siriano <strong>Ahmad al-Sharaa, un trionfo per il suo patrono, Recep Tayyip Erdogan</strong>, e per la Turchia: Donald Trump, incontrando il leader di Damasco a margine del summit Nato di Ankara, ha annunciato che gli Usa rimuoveranno la Siria dalla lista di Stati ritenuti &#8220;<strong>sponsor del terrorismo</strong>&#8221; dal Dipartimento di Stato. </p>



<p>Uno scenario importante che può accelerare l&#8217;avvicinamento tra l&#8217;Occidente e la Siria da un lato e mostra l&#8217;influenza del Reis turco su Washington, che <strong>Erdogan intende giocare per massimizzare la posizione di forza della Repubblica anatolica</strong> in Medio Oriente e nella Nato. La lista è stata istituita nel 1979 e dal punto di vista americano mira a sanzionare e isolare dal sistema globale quei Paesi che hanno condotte ritenute ostili alla proiezione di potenza statunitense. La lista ad oggi contiene Siria, Iran, Cuba e Corea del Nord dopo aver in precedenza visto anche la presenza dell&#8217;Iraq nell&#8217;epoca di Saddam Hussein, del Sudan e della Libia di Muhammar Gheddafi.</p>



<p>L&#8217;analista Shaiel Ben-Ephraim su X ha definito questa manovra come strategicamente importante per accelerare l&#8217;ingresso di capitali stranieri nella ricostruzione della Siria e ampliare con maggior forza i contatti economici dopo che già l&#8217;anno scorso la rimozione di molte delle sanzioni unilaterali americane ed europee, riferite all&#8217;epoca di Bashar al-Assad, aveva fatto respirare il nuovo governo di Damasco. <strong>L&#8217;organizzazione islamista che Al-Sharaa, col nomme de guerre di Abu Mohammad al-Jolani, guidava, Hay&#8217;at Tahrir al-Sham,</strong> è stata rimossa nel luglio 2025 dalla lista delle organizzazioni terroristiche da Washington dopo essersi di fatto <strong>trasformata nel nuovo Stato siriano</strong>, dopo la vittoria nella <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-siria-un-anno-dopo-assad-il-terroristan-della-cia.html" type="post" id="497070">guerra civile ottenuta nel dicembre 2024 col sostegno turco e la caduta di Damasco.</a></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">This move is a massive victory for Turkey and a huge loss for Israel. Israel wants a weak and illegitimate Syria it can control and carve up. This open up the road to a stronger Syria, backed by the US, Turkey and the Gulf States: <br><br>1) Syrian banks can now reconnect to the global… <a href="https://t.co/WTy2Uf4BtO">https://t.co/WTy2Uf4BtO</a></p>&mdash; Shaiel Ben-Ephraim (@academic_la) <a href="https://x.com/academic_la/status/2074955067783016919?ref_src=twsrc%5Etfw">July 8, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La rimozione dalla lista di Washington <a href="https://www.al-monitor.com/originals/2026/07/us-remove-syria-terror-blacklist-new-boost-sharaa">è la ciliegina sulla torta per il presidente siriano.</a> Politicamente, il passaggio era atteso ma resta molto importante: si chiude un&#8217;epoca durata quasi mezzo secolo per la Siria, si apre la strada al reintegro di Damasco nel <strong>sistema finanziario internazionale e al circuito Swift</strong>, che permetterà di utilizzare il dollaro come sistema di pagamento. Iconicamente, <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/arrivo-a-cuba-lassedio-contro-la-popolazione.html" type="reportage" id="514053">ora nella lista resterà <strong>Cuba, del cui regime di governo molte critiche </strong></a><strong>si possono fare</strong> ma che sicuramente poco c&#8217;azzecca con il sostegno a qualsiasi forma di terrorismo, e non ci sarà più un Paese guidato da un ex membro di Al-Qaeda divenuto capo ribelle prima e leader nazionale poi.</p>



<p>Una metamorfosi affascinante, quella di Al-Sharaa, ben accompagnata dal <strong>netto sostegno della Turchia che manda, così, un triplice messaggio politico</strong>. Vedere gli Usa puntare sulla Siria di Al-Sharaa significa, per Erdogan, vederli avallare un progetto strategico che consolida la prospettiva di una Siria unita e, in secondo luogo, accettare che nel Levante Washington deve guardare agli interessi di due Paesi, non solo del suo alleato chiave, e cioè Israele. Il riconoscimento della <strong>sfera d&#8217;influenza turca e all&#8217;espansione politica del governo di cui Ankara è patrona</strong>, in sostanza, è, venendo al terzo punto, un messaggio anche a Tel Aviv. </p>



<p>Israele teme che via al-Sharaa la Turchia possa bussare ai suoi confini <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-bosnia-alla-siria-turchia-israele-la-sfida-infinita.html" type="post" id="521327">nel quadro di una partita a scacchi che va dal Corno d&#8217;Africa ai Balcani e disegna la via di una nuova forma di confronto regionale</a>, e Washington sta dando sponde non secondarie al tentativo turco. A Israele faceva comodo la Siria di Assad, divisa e logorata. Ogni mossa che possa accelerare un&#8217;integrazione dello storico rivale è visto come fumo negli occhi. E i fondi che la rimozione dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo potrebbe garantire fanno sicuramente parte di questo tipo di mosse. Al netto dell&#8217;ipocrisia sul ruolo effettivo di queste liste unilaterali, una serie di segnali politici interessanti dovranno, in prospettiva, essere letti con attenzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-siria-di-al-sharaa-via-dalla-lista-degli-stati-sponsor-del-terrorismo-la-sponda-di-trump-a-erdogan.html">La Siria di Al-Sharaa via dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo: la sponda di Trump a Erdogan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il caso Ermolaev e la bomba di Monaco. &#8220;Ha stato Putin&#8221; non è un&#8217;ipotesi assurda, ecco perché</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/il-caso-ermolaev-e-la-bomba-di-monaco-ha-stato-putin-non-e-unipotesi-tanto-assurda-ecco-perche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 13:49:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/monaco.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Monaco" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/monaco.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/monaco-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/monaco-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/monaco-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/monaco-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/monaco-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ermolaev aveva fatto i soldi con le truffe telefoniche che da Dnipro, sua città natale, rubavano soldi ai russi per l'esercito ucraino. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-caso-ermolaev-e-la-bomba-di-monaco-ha-stato-putin-non-e-unipotesi-tanto-assurda-ecco-perche.html">Il caso Ermolaev e la bomba di Monaco. &#8220;Ha stato Putin&#8221; non è un&#8217;ipotesi assurda, ecco perché</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/monaco.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Monaco" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/monaco.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/monaco-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/monaco-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/monaco-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/monaco-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/monaco-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La linea informativa su <strong>Vadim Ermolaev,</strong> 58 anni, l&#8217;oligarca ucraino gravemente ferito, insieme con la compagna e il figlio, da una bomba piazzata davanti alla sua residenza di Montecarlo, si è delineata in poche ore. L&#8217;idea più dibattuta è che sia stato vittima di un attentato organizzato dai servizi segreti dell&#8217;Ucraina, per &#8220;punirlo&#8221; (e in questo senso molti parlano di un avvertimento, più che di un tentativo di ucciderlo) di certi suoi presunti intrallazzi con i russi che occupano la Crimea. D&#8217;altra parte, nel 2023 Ermolaev era stato colpito dalle sanzioni decise dal presidente <strong>Volodymyr Zelensky</strong>. Poiché gli stessi che avanzano tale ipotesi non mostrano particolare indignazione, come se fosse normale far saltare in aria la gente, il sottotesto è: se ammazzi o tenti di ammazzare due spie che passano al nemico come Litvinov o Skripal, che probabilmente hanno mandato a morire alcuni dei loro ex compagni, sei un efferato assassino; se tenti di ammazzare un oligarca che collabora con il nemico, be&#8217;, in fondo se l&#8217;è cercata.</p>



<p>Sottotesto a parte, e rimanendo ovviamente convinti che i servizi segreti ucraini siano capacissimi di concepire e realizzare un piano come quello, dobbiamo dire che l&#8217;ipotesi non ci convince. Non così, almeno. E per una lunga serie di ragioni. Intanto: perché proprio Ermolaev? Questo oligarca ha un sacco di soldi ma non è certo il più ricco né il più influente di quell&#8217;ottantina di uomini d&#8217;affari ucraini che ha preso dimora nel Principato di Monaco ed è stato ribattezzato &#8220;Battaglione Monaco&#8221; dai giornalisti della <em>Ukrainska Pravda</em> <a href="https://www.youtube.com/watch?v=P2ZOBFFvXFw">che si premurarono di censirli.</a> Per fare solo un altro nome: <strong>Kostyantin Zhevago</strong>, quarto uomo più ricco dell&#8217;Ucraina (Ermolaev è arrivato al massimo nei primi trenta; secondo Forbes, nel 2021 era al 45° posto, dopo di che mancano dati certi), già detentore di significative cariche politiche, accusato di truffe bancarie su vasta scala e, tra l&#8217;altro, azionista di maggioranza di Avtokraz, l&#8217;azienda della difesa che ha costruito i missili che hanno colpito duramente la flotta russa del Mar Nero. Zhevago, arrestato in Francia su richiesta delle autorità ucraine e poi liberato perché &#8220;l&#8217;Ucraina non può garantire che il caso venga esaminato da un tribunale indipendente&#8221; (parole dei giudici francesi), <strong>nel 2025 è stato sanzionato da Zelensky come responsabile di &#8220;alto tradimento&#8221; e per aver compromesso la sicurezza nazionale</strong> avendo relazioni d&#8217;affari con i russi. Che dovrebbe appunto essere la colpa di Ermolaev, solo molto più in grande. Tra l&#8217;altro nel 2023 le sanzioni contro Ermolaev non furono ufficialmente motivate: insomma, non si sa bene quale sia stata la sua malefatta reale, oltre ad aver  rinunciato alla cittadinanza ucraina e averla sostituita con quella cipriota perché anche lui convinto di non poter avere un processo regolare in patria.</p>



<p>A differenza di quasi tutti gli altri oligarchi, peraltro, Ermolaev non ha mai mostrato ambizioni politiche e si è accontentato di arricchirsi nella città e nella regione d&#8217;origine, quella di Dnipro. I pareri di chi lo ha conosciuto bene sono concordi, in questo. Intervistato dal <em>Kyiv Independent</em>, l&#8217;analista politico ucraino <strong>Volodymyr Fesenko</strong> ha dichiarato che &#8220;Ermolaev non era particolarmente conosciuto, o meglio, era noto solo in ambienti imprenditoriali piuttosto ristretti. Per quanto riguarda la sua influenza, direi che ne aveva una certa a Dnipro, ma praticamente nessuna al di fuori di Dnipro. Ha cercato di farsi strada sulla scena nazionale ma non è mai riuscito a raggiungere i vertici degli oligarchi ucraini. Direi addirittura che apparteneva al secondo o terzo livello, non al primo&#8221;. E <strong>Artem Romaniuk</strong>, già capo del Servizio di Controllo Civico della città di Dnipro, definisce Ermolaev &#8220;un oligarca locale&#8221;. Curioso, no, che i servizi segreti ucraini, dovendo compiere un attentato così clamoroso, se la prendano con un nemico di seconda scelta, loro che riescono ad ammazzare i generali russi nel cuore di Mosca&#8230;</p>



<p>Anche la faccenda della Crimea convince poco, soprattutto come &#8220;scusa&#8221; per piazzare una bomba nel cuore di Monaco. Nella penisola Ermolaev aveva un business di bevande alcoliche ed era stato accusato di gestirla attraverso prestanome anche dopo l&#8217;occupazione russa del 2014. Ermolaev ha negato tutto e ha spiegato così la sua vicenda: &#8220;Abbiamo cercato di recuperare i nostri investimenti ma senza successo. Alla fine del 2015 avevamo abbandonato questi tentativi. I dirigenti delle nostre aziende ci dicevano che subivano intimidazioni e pressioni affinché le registrassero nuovamente secondo le leggi dei russi&#8221; (intervista a RBC Ucraina nel 2024). Ermolaev sostiene che alla fine i dirigenti decisero di cedere alle pressioni e ri-registrare le aziende secondo la legislazione russa: <strong>&#8220;Hanno interrotto ogni contatto e noi abbiamo perso tutto&#8221;.</strong> Alla fine, nel 2023, il governo filo-russo della Crimea nazionalizzò le aziende di Ermolev. Credibili le giustificazioni di Ermolaev? Almeno verosimili.  L&#8217;analista Fesenko propone una via di mezzo: <strong>&#8220;È molto probabile che uno dei suoi rivali lo abbia incastrato. </strong>Sapevano che aveva beni in Crimea e hanno deciso di prenderlo di mira diffondendo informazioni compromettenti su tali beni. È una pratica comune. In Ucraina, le sanzioni sono state molto spesso utilizzate come strumento nelle rivalità commerciali&#8221;. Il che spiegherebbe anche perché le sanzioni contro Ermolaev non sono mai state pubblicamente illustrate, nemmeno del Consiglio di sicurezza dietro richiesta della stampa.</p>



<p>Tanti dubbi, quindi, davanti a ipotesi che ci sembrano un po&#8217; frettolose. Per capire il perché di tanta ferocia (lui grave in ospedale, la compagna amputata delle gambe, il figlio vivo per miracolo) nei confronti di Ermolaev bisogna forse guardare altrove. Al mondo delle truffe telefoniche e informatiche che da molti anni hanno proprio in Dnipro una delle capitali europee. <a href="https://letteradamosca.eu/2025/01/13/dnipro-anche-la-malavita-combatte-i-russi/">Come già raccontato da Giuseppe Gagliano</a>, una delle grandi invenzioni della resistenza ucraina è stata quella di <strong>arruolare i gruppi criminali di Dnipro, specializzati in quel genere di reato, e rivolgerli contro la Russia. </strong>Da Dnipro sono stati sottratti con l&#8217;inganno decine di milioni a ingenui consumatori russi, di volta in volta convinti di stipulare assicurazioni sulla vita o di finanziare attività benefiche in favore delle famiglie dei combattenti del Donbass o di sostenere l&#8217;opera della Chiesa ortodossa. Al punto che Stanislav Kuznetsov, vice-presidente del consiglio di amministrazione di Sberbank, la più grande banca di Russia, ha dichiarato che &#8220;le truffe telefoniche rappresentano l&#8217;85% di tutti i reati commessi sul territorio della Russia&#8221;. Il trucco delle autorità ucraine fu di fare a mezzo con i gruppi di truffatori: una parte ai call center della mala, l&#8217;altra a sostenere le forze armate ucraine.</p>



<p>Ermolaev era un big di questo business. È lì che ha fatto i primi soldi veri. Ed è lì che ha continuato a operare fino a ieri, tanto che suo figlio Artur nel dicembre 2025 è stato arrestato a Cipro e poi estradato in Estonia ai cui cittadini i famosi call center avrebbero sottratto con l&#8217;inganno 5,4 milioni di euro. Artur Ermolaev era stato condannato a 5 anni con la condizionale dagli estoni e se l&#8217;era poi cavata pagando una multa di 8,5 milioni. <strong>Ma la truffa totale in soli tre anni (2019-2022) aveva reso più di 100 milioni, in gran parte appunto sifonata dalla Russia.</strong> E quindi, fermo restando che quando si tratta di Russia e Ucraina di certezze non ce n&#8217;è, avanziamo modestamente l&#8217;ipotesi che questa volta magari &#8220;ha stato Putin&#8221;, poiché i russi qualche ragione per detestare Ermolaev l&#8217;hanno davvero, assai più degli ucraini che di Ermolaev e simili sono pieni. E in questo sì che la bomba di Monaco potrebbe essere un avvertimento: non tanto per Ermolaev (perché questa bomba era fatta per uccidere, altro che storie) ma per altri. Che noi forse non conosciamo ma che a Mosca conoscono benissimo. E per chiudere un&#8217;altra ipotesi: e se il bombarolo non fosse scappato in Italia, come viene dato per scontato, ma guardasse tranquillo il Mediterraneo dal salotto monegasco di un qualche oligarca o mezzo oligarca russo?    </p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-caso-ermolaev-e-la-bomba-di-monaco-ha-stato-putin-non-e-unipotesi-tanto-assurda-ecco-perche.html">Il caso Ermolaev e la bomba di Monaco. &#8220;Ha stato Putin&#8221; non è un&#8217;ipotesi assurda, ecco perché</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Perché il terrorismo islamico torna a preoccupare la Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/perche-il-terrorismo-islamico-torna-a-preoccupare-la-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 00:48:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo islamico]]></category>
		<category><![CDATA[Uiguri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062715041843_cde99238b436cca0572ab72e97b36b85.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062715041843_cde99238b436cca0572ab72e97b36b85.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062715041843_cde99238b436cca0572ab72e97b36b85-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062715041843_cde99238b436cca0572ab72e97b36b85-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062715041843_cde99238b436cca0572ab72e97b36b85-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062715041843_cde99238b436cca0572ab72e97b36b85-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062715041843_cde99238b436cca0572ab72e97b36b85-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Terminato (forse) l&#8217;ultimo terremoto militare in Medio Oriente coincidente con la guerra in Iran, potrebbe presto scattare una nuova criticità con epicentro nella stessa regione. Questa volta non c&#8217;entrano Teheran e i Guardiani della Rivoluzione, Hezbollah e Hamas, gli Houthi e le monarchie del Golfo. Il dossier riguarda semmai la Cina e il terrorismo islamico, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/perche-il-terrorismo-islamico-torna-a-preoccupare-la-cina.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/perche-il-terrorismo-islamico-torna-a-preoccupare-la-cina.html">Perché il terrorismo islamico torna a preoccupare la Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062715041843_cde99238b436cca0572ab72e97b36b85.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062715041843_cde99238b436cca0572ab72e97b36b85.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062715041843_cde99238b436cca0572ab72e97b36b85-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062715041843_cde99238b436cca0572ab72e97b36b85-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062715041843_cde99238b436cca0572ab72e97b36b85-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062715041843_cde99238b436cca0572ab72e97b36b85-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062715041843_cde99238b436cca0572ab72e97b36b85-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Terminato (forse) l&#8217;ultimo terremoto militare in Medio Oriente coincidente con la <a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-lennesima-guerra-persa-dagli-states.html">guerra in Iran</a>, potrebbe presto scattare una nuova criticità con epicentro nella stessa regione. Questa volta non c&#8217;entrano Teheran e i Guardiani della Rivoluzione, Hezbollah e Hamas, gli Houthi e le monarchie del Golfo. Il dossier riguarda semmai la <strong>Cina </strong>e il <strong>terrorismo islamico</strong>, o meglio, il rischio per Pechino di ritrovarsi a fare i conti con un incubo fin qui tenuto a bada anche a costo di usare le maniere forti, scatenando l&#8217;indignazione internazionale. </p>



<p>Il rischio si è in realtà già concretizzato nel cortile di Pechino, <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/pakistan-afghanistan-esplodono-le-tensioni-nel-cortile-della-cina.html">tra Pakistan e Afghanistan</a>, dove negli ultimi mesi gli investitori cinesi nei due Paesi sono stati più o meno indirettamente colpiti da <strong>attentati </strong>dinamitardi e bombe. Tra i gruppi terroristici più attivi, seppur con obiettivi differenti, troviamo <strong>Tehreek-i-Taliban Pakistan</strong>, l&#8217;affiliato <strong>Hafiz Gul Bahadur</strong>, <strong>Jaish-e-Fursan-e-Muhammad</strong> e l&#8217;<strong>Isis-K</strong>. </p>



<p>Il loro minimo comune denominatore: aver colpito gli interessi del Dragone in aree strategiche pakistane e afghane. Per alcune fonti, tuttavia, questa sarebbe solo la punta dell&#8217;iceberg. La vera preoccupazione del gigante asiatico riguarderebbe infatti i <strong>combattenti uiguri</strong> che in <strong>Siria </strong>hanno contribuito a rovesciare il governo di Assad. E che, sostenuti da Stati terzi o altri attori esterni, potrebbero presto mettere la Cina nel mirino.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="727" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-1024x727.jpg" alt="" class="wp-image-514340" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-1024x727.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-768x545.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-1536x1090.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-600x426.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La Siria, la Cina e gli uiguri</h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/terrorismo/quel-terribile-avvertimento-della-cina-lisis-sta-tornando.html">Nel 2019</a> <strong>Xie Xiaoyan</strong>, l&#8217;allora inviato speciale cinese in Siria, lanciava un serio monito: l&#8217;Isis stava per tornare. C&#8217;è &#8220;il pericolo che simili organizzazioni terroristiche vengano rianimate&#8221; perché &#8221; vediamo i loro segni di rinascita in alcuni luoghi&#8221;. </p>



<p>Cosa c&#8217;entrano gli uiguri? Questa minoranza etnica turcofona e prevalentemente musulmana, diffusa in Asia centrale ma concentrata soprattutto nella regione cinese dello <strong>Xinjiang</strong>, è diventata uno dei più numerosi contingenti di combattenti stranieri presenti in Siria. L&#8217;aspetto curioso è che, di recente, oltre 40 combattenti e le loro famiglie hanno parlato con l&#8217;emittente radiofonica statunitense <em>Npr </em>diffondendo informazioni interessanti. </p>



<p>I media Usa hanno così iniziato a elogiare il loro operato, definendoli &#8220;<strong>combattenti per la libertà</strong>&#8220;. Nel Nord della Siria si sono affermati come guerriglieri &#8220;altamente disciplinati ed efficaci, capaci di portare a termine compiti che altri gruppi ribelli non erano riusciti a svolgere&#8221;.</p>



<p>Pare che in segno di gratitudine il nuovo governo siriano abbia già integrato la più grande milizia uigura nel ricostituito <strong>Esercito Nazionale Siriano</strong> e nominato diversi comandanti uiguri come ufficiali all&#8217;interno del nuovo ministero della Difesa. In tutto questo, la Cina ha intensificato la pressione diplomatica sulla Siria per espellere i suddetti combattenti dal Paese.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="695" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260627150309146_e5c6fb7e5d6f185215ae7593c1a1f896-1024x695.jpg" alt="" class="wp-image-521602" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260627150309146_e5c6fb7e5d6f185215ae7593c1a1f896-1024x695.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260627150309146_e5c6fb7e5d6f185215ae7593c1a1f896-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260627150309146_e5c6fb7e5d6f185215ae7593c1a1f896-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260627150309146_e5c6fb7e5d6f185215ae7593c1a1f896-1536x1042.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260627150309146_e5c6fb7e5d6f185215ae7593c1a1f896-600x407.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260627150309146_e5c6fb7e5d6f185215ae7593c1a1f896.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa c&#8217;entrano gli Usa?</h2>



<p>Per completare il discorso è utile citare quanto riportato da <em>New Eastern Outlook</em>, pubblicazione online legata all&#8217;Institute of Oriental Studies of the Russian Academy of Sciences. La fonte russa sostiene che gli <strong>Stati Uniti</strong> starebbero utilizzando estremisti islamici addestrati per danneggiare la Cina e i suoi interessi in Asia. </p>



<p>Si tratta di propaganda del Cremlino o c&#8217;è davvero un disegno del genere? Ci sono dei segnali da monitorare con attenzione. Numerosi combattenti siriani, per esempio, hanno spiegato di voler preservare la loro cultura e formare, un giorno, un esercito abbastanza potente da prendere il controllo dello Xinjiang. </p>



<p>Molti di loro fanno parte del <strong>Movimento Islamico del Turkestan Orientale (Etim)</strong>, una formazione che fino al 2020 era stata inserita dal Dipartimento di Stato Usa nella lista delle organizzazioni terroristiche ma che adesso è stata rimossa dall&#8217;elenco. </p>



<p>Sempre <em>New Eastern Outlook</em> fa notare come gli Stati Uniti starebbero addirittura già conducendo una &#8220;guerra sporca&#8221; contro Pechino in gran parte del continente asiatico sostenendo, tra l&#8217;altro, i separatisti del <strong>Balochistan</strong> nel sud ovest del Pakistan e i militanti armati nel <strong>Myanmar</strong>, entrambi impegnati a colpire progetti infrastrutturali finanziati dalla Cina, ad attaccare gli investimenti cinesi e i piani della Belt and Road Initiative. Una situazione pericolosa che potrebbe presto diventare esplosiva.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="717" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260627150233118_d31643c10b1720923733da7e83323b65-1024x717.jpg" alt="" class="wp-image-521601" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260627150233118_d31643c10b1720923733da7e83323b65-1024x717.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260627150233118_d31643c10b1720923733da7e83323b65-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260627150233118_d31643c10b1720923733da7e83323b65-768x538.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260627150233118_d31643c10b1720923733da7e83323b65-1536x1076.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260627150233118_d31643c10b1720923733da7e83323b65-600x420.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260627150233118_d31643c10b1720923733da7e83323b65.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/perche-il-terrorismo-islamico-torna-a-preoccupare-la-cina.html">Perché il terrorismo islamico torna a preoccupare la Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Se anche Palestine Action diventa un&#8217;organizzazione terroristica</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/se-anche-palestine-action-diventa-unorganizzazione-terroristica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 15:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-1536x1020.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Palestine Action è un’organizzazione terroristica”. A stabilirlo lunedì 15 giugno, la Corte di Appello di Londra che ha ribaltando una precedente sentenza che stabiliva la designazione illegittima. Significa cioè che far parte di Palestine Action, finanziarla o sostenerla pubblicamente ed esporre i suoi simboli è reato penale nel Regno Unito. Ma come siamo arrivati a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/video/se-anche-palestine-action-diventa-unorganizzazione-terroristica">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/se-anche-palestine-action-diventa-unorganizzazione-terroristica">Se anche Palestine Action diventa un&#8217;organizzazione terroristica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-1536x1020.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Palestine Action è un’organizzazione terroristica”. A stabilirlo lunedì 15 giugno, la Corte di Appello di Londra che ha ribaltando una precedente sentenza che stabiliva la designazione illegittima. Significa cioè che far parte di Palestine Action, finanziarla o sostenerla pubblicamente ed esporre i suoi simboli è reato penale nel Regno Unito. Ma come siamo arrivati a questo punto? Ce lo spiega Simona Losito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/se-anche-palestine-action-diventa-unorganizzazione-terroristica">Se anche Palestine Action diventa un&#8217;organizzazione terroristica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Hamas, la guerra lunga e l’illusione della vittoria soltanto militare</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/hamas-la-guerra-lunga-e-lillusione-della-vittoria-soltanto-militare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 11:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=518879</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hamas.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Hamas" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hamas.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hamas-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hamas-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hamas-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hamas-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hamas-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Colpire la componente militare non significa cancellare quella politica. Colpire i dirigenti non significa eliminare il radicamento sociale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/hamas-la-guerra-lunga-e-lillusione-della-vittoria-soltanto-militare.html">Hamas, la guerra lunga e l’illusione della vittoria soltanto militare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Il libro di Enrico Colarossi e Daniele Barone, <em>Hamas e l’operazione Tufan al-Aqsa. Perché il Movimento di Resistenza Islamico sopravviverà</em>, ha il merito raro di affrontare una delle questioni più controverse del nostro tempo senza cedere né alla semplificazione morale né alla fascinazione ideologica. È un lavoro che si muove su un terreno pericoloso, perché<strong> parlare di Hamas significa inevitabilmente entrare in un campo minato</strong>: terrorismo, occupazione, religione, resistenza, propaganda, intelligence, massacri, civili, ostaggi, rappresaglie, geopolitica regionale, denaro, Iran, Qatar, Israele, Gaza, Europa. <strong>Ogni parola rischia di essere letta come assoluzione o come condanna definitiva. </strong>Gli autori, invece, scelgono una strada più difficile: non chiedono al lettore di condividere, ma di comprendere. Non attenuano la gravità dell’attacco del 7 ottobre 2023, non cancellano la natura terroristica dell’organizzazione, non edulcorano la violenza contro i civili, ma rifiutano l’idea che la condanna morale possa sostituire l’analisi strategica.</p>



<p>Questo è il primo punto forte del volume. Hamas non viene ridotto a una formula. Non è soltanto un gruppo armato. Non è soltanto un partito islamista. Non è soltanto una rete assistenziale. Non è soltanto un apparato di governo. Non è soltanto un movimento religioso. Non è soltanto un sistema finanziario clandestino. È tutte queste cose insieme. Ed è proprio questa natura composita, mutevole, ibrida, a renderlo così difficile da eliminare. Una struttura puramente militare può essere distrutta con mezzi militari. Una rete politica può essere indebolita con mezzi politici. Una macchina finanziaria può essere colpita con sanzioni e controlli. Ma un’organizzazione che tiene insieme milizia, governo, welfare, identità, religione, propaganda, radicamento territoriale e reti transnazionali possiede una capacità di rigenerazione molto più alta.</p>



<p><strong>La tesi centrale: Hamas può essere colpito, non cancellato</strong></p>



<p>La tesi del libro è netta: Hamas può essere indebolito, decapitato, logorato, isolato, infiltrato, bombardato, privato di dirigenti e infrastrutture, ma difficilmente potrà essere cancellato se resteranno vive le condizioni politiche, sociali, storiche e simboliche che ne hanno consentito l’ascesa. È una tesi scomoda perché contraddice l’idea, rassicurante per molti governi e opinioni pubbliche, secondo cui la superiorità militare e tecnologica possa bastare a risolvere un conflitto di lunga durata.</p>



<p>Israele dispone di uno degli apparati militari e di intelligence più avanzati al mondo. Ha capacità satellitari, droni, intercettazioni, unità speciali, sistemi di difesa antimissile, strumenti di sorveglianza elettronica e una lunga esperienza nella guerra urbana e nelle operazioni mirate. <strong>Tuttavia il 7 ottobre ha mostrato che anche la superiorità tecnologica può fallire</strong> quando l’avversario viene sottovalutato, quando i segnali vengono letti attraverso schemi mentali rigidi, quando la politica si convince che il nemico sia contenuto, amministrato, prevedibile.</p>



<p>Il volume insiste su questo punto: <strong>il problema non è soltanto militare. È politico.</strong> Hamas sopravvive perché si alimenta di una frattura irrisolta: la questione palestinese. Sopravvive dentro il fallimento del processo di pace, dentro la crisi dell’Autorità Nazionale Palestinese, dentro la frammentazione territoriale tra Gaza, Cisgiordania e diaspora, dentro l’assenza di una prospettiva statuale credibile, dentro la condizione dei rifugiati, dentro il blocco, dentro l’umiliazione collettiva, dentro la percezione di abbandono. Questo non giustifica il terrorismo. Lo spiega come fenomeno storico e politico. E spiegare non significa assolvere: significa evitare di combattere un nemico immaginario invece di quello reale.</p>



<p><strong>La genealogia lunga della questione palestinese</strong></p>



<p>Uno degli aspetti più importanti del libro è la scelta di non cominciare dal 7 ottobre 2023. Gli autori collocano Hamas dentro una storia più lunga, che attraversa la fase ottomana, la Dichiarazione Balfour, il Mandato britannico, la nascita dello Stato di Israele, le guerre arabo-israeliane, la Nakba, l’ascesa del nazionalismo palestinese, la nascita dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, le Intifade, Oslo, la crisi di Fatah e l’emergere dell’islamismo politico.</p>



<p>Questa ricostruzione è essenziale. Senza la profondità storica, Hamas appare come un mostro sorto dal nulla. Con la profondità storica, invece, appare come un prodotto specifico di una lunga sequenza di sconfitte, radicalizzazioni, errori politici, repressioni, illusioni diplomatiche e trasformazioni sociali. Hamas nasce alla fine degli anni Ottanta, nel contesto della Prima Intifada, ma affonda le proprie radici nella Fratellanza Musulmana e nella progressiva islamizzazione di una parte della società palestinese. La sua crescita è inseparabile dalla crisi del nazionalismo laico incarnato dall’OLP e da Fatah. Quando la via negoziale perde credibilità, quando la corruzione dell’élite palestinese diventa evidente, quando Oslo non produce uno Stato, quando la quotidianità dell’occupazione continua, Hamas può presentarsi come alternativa morale, religiosa, militante e sociale.</p>



<p>Qui il libro coglie un punto decisivo: Hamas non ha vinto solo perché ha sparato. <strong>Ha vinto, in alcuni segmenti della società palestinese, perché ha saputo occupare un vuoto. </strong>Dove l’amministrazione appariva corrotta, Hamas ha offerto disciplina. Dove la politica sembrava impotente, ha offerto resistenza. Dove la diplomazia appariva fallita, ha offerto vendetta. Dove lo Stato non c’era, ha costruito assistenza, scuole, reti caritative, sostegno alle famiglie, strutture sociali. È una dinamica nota nelle guerre asimmetriche: l’organizzazione armata non vive soltanto nel bunker o nel tunnel, ma nella società che pretende di rappresentare.</p>



<p><strong>La sorpresa strategica: sapere non significa capire</strong></p>



<p>Tra le parti più riuscite del volume c’è l’analisi della sorpresa strategica. Gli autori mettono in relazione tre momenti: il 6 ottobre 1973, con la guerra dello Yom Kippur; il 25 gennaio 2006, con la vittoria elettorale di Hamas; e il 7 ottobre 2023, con l’operazione Tufan al-Aqsa. Tre date diverse, tre contesti differenti, ma un filo comune: la difficoltà degli apparati politici e di intelligence nel riconoscere una rottura imminente.</p>



<p>La sorpresa strategica non nasce sempre dall’assenza di informazioni. Spesso nasce dall’incapacità di interpretarle. È possibile avere segnali, rapporti, intercettazioni, movimenti sospetti, addestramenti, anomalie operative, e tuttavia non comprenderne il significato. Il problema non è soltanto “non sapere”. È non voler credere a ciò che contraddice la propria rappresentazione del nemico.</p>



<p>Nel caso del 7 ottobre, il libro sottolinea il peso della cosiddetta “Concept”: <strong>la convinzione che Hamas fosse razionale nel senso più ristretto del termine, cioè interessato soprattutto a governare Gaza, a conservare il potere, a ottenere denaro </strong>e alleggerimenti del blocco, e quindi non disposto a lanciare un attacco di grande scala destinato a provocare una risposta israeliana devastante. Questa convinzione ha funzionato come una gabbia mentale. Ogni segnale contrario è stato ridimensionato, spiegato, assorbito come esercitazione, retorica, propaganda o rumore di fondo. L’avversario è stato letto non per ciò che stava preparando, ma per ciò che si pensava fosse conveniente per lui fare.</p>



<p>È il limite classico dell’intelligence quando diventa burocratica e autoconfermativa. L’apparato vede, ma non registra. Registra, ma non interpreta. Interpreta, ma non osa contraddire la dottrina dominante. Così la sorpresa militare diventa prima di tutto sorpresa cognitiva. Il nemico non sfonda soltanto una barriera fisica; sfonda una barriera mentale.</p>



<p><strong>Tufan al-Aqsa: un salto operativo e simbolico</strong></p>



<p>La sezione dedicata all’operazione Tufan al-Aqsa è centrale perché gli autori non la leggono come un’esplosione caotica di violenza, ma come un’azione pianificata, coordinata, multidimensionale. L’attacco del 7 ottobre 2023 ha combinato elementi diversi: lancio massiccio di razzi, infiltrazioni terrestri, uso di mezzi leggeri, penetrazione della barriera di sicurezza, attacchi contro sistemi di sorveglianza, impiego di droni commerciali modificati, coordinamento di unità armate, gestione comunicativa dell’evento, produzione immediata di immagini e messaggi destinati alla circolazione globale.</p>



<p>Questo aspetto è fondamentale. Hamas ha dimostrato di aver studiato le vulnerabilità israeliane non soltanto sul piano militare, ma anche psicologico e tecnologico. Ha colpito la barriera, cioè il simbolo della separazione e del controllo. Ha colpito le torri di sorveglianza, cioè gli occhi elettronici del dispositivo israeliano. Ha colpito comunità civili e installazioni militari, producendo al tempo stesso terrore, shock e disorientamento. Ha trasformato l’azione militare in evento mediatico globale.</p>



<p><strong>Il volume non attenua l’orrore dell’attacco. Al contrario, mostra che proprio la sua brutalità faceva parte dell’effetto strategico. </strong>La violenza contro i civili non è stata un danno collaterale, ma uno strumento di guerra psicologica. L’obiettivo era terrorizzare Israele, umiliare il suo apparato di sicurezza, mostrare ai palestinesi e al mondo arabo che Hamas era capace di fare ciò che nessun altro attore palestinese aveva fatto, provocare una risposta israeliana tale da riaprire la centralità della questione palestinese sulla scena internazionale.</p>



<p>Da questo punto di vista, il 7 ottobre è stato insieme un massacro, un’operazione militare, una guerra dell’immagine e una trappola strategica. Hamas sapeva che Israele avrebbe reagito con enorme forza. Ma proprio quella reazione, nel calcolo del movimento, avrebbe potuto alimentare una nuova ondata di rabbia, delegittimare Israele sul piano internazionale, indebolire i processi di normalizzazione regionale e riportare Gaza al centro della politica mondiale.</p>



<p><strong>La risposta israeliana e il limite della forza</strong></p>



<p>L’operazione Spade di Ferro viene letta dagli autori come una risposta militarmente inevitabile ma strategicamente insufficiente se non accompagnata da una visione politica. Israele non poteva non reagire dopo il 7 ottobre. Nessuno Stato avrebbe accettato un attacco di quella portata senza una risposta massiccia. Il punto, però, è un altro: la risposta militare può distruggere Hamas o può soltanto devastarne l’ambiente operativo, lasciando intatte le ragioni della sua rigenerazione?</p>



<p>Il libro suggerisce che la seconda ipotesi sia la più realistica. I bombardamenti possono eliminare comandanti, tunnel, depositi, centri di comando, lanciatori, infrastrutture digitali, abitazioni di dirigenti, reti logistiche. Possono ridurre le capacità operative di Hamas per mesi o anni. Possono rendere Gaza ingovernabile e spezzare catene di comando. Ma non possono da soli produrre un’alternativa politica palestinese credibile. Non possono cancellare la memoria del conflitto. Non possono trasformare la disperazione in stabilità. Non possono sostituire una strategia diplomatica.</p>



<p>È qui che il volume assume il tono più lucido. La guerra asimmetrica non si misura soltanto con il numero dei combattenti uccisi o dei tunnel distrutti. <strong>Si misura con la capacità di impedire al nemico di rigenerarsi.</strong> Se ogni bombardamento produce nuove famiglie distrutte, nuovi lutti, nuove immagini di sofferenza, nuove generazioni cresciute nel rancore, allora il successo tattico può convivere con il fallimento strategico. È la grande lezione delle guerre contemporanee: una potenza può vincere molti scontri e tuttavia non risolvere il conflitto politico che li genera.</p>



<p><strong>Hamas come organizzazione ibrida</strong></p>



<p>Il cuore analitico del libro sta nella descrizione di Hamas come attore ibrido. Questa parola, spesso abusata, qui ha un significato preciso. Hamas è ibrido perché non separa nettamente politica, guerra, religione, assistenza sociale, propaganda, controllo territoriale e finanza. La sua ala militare, le Brigate Izz al-Din al-Qassam, rappresenta soltanto una parte della struttura. Accanto alla dimensione armata esistono apparati politici, reti educative, associazioni caritative, comitati religiosi, strutture amministrative, canali mediatici, sistemi di sicurezza interna, relazioni internazionali.</p>



<p>Questa stratificazione rende Hamas più resistente. <strong>Colpire la componente militare non significa automaticamente cancellare quella politica. </strong>Colpire i dirigenti non significa eliminare il radicamento sociale. Bloccare alcuni flussi finanziari non significa interrompere tutti i circuiti di sostegno. Chi affronta Hamas come se fosse solo una milizia rischia di non capire perché continui a sopravvivere.</p>



<p>Il libro mostra bene il nesso tra welfare e consenso. In un contesto di povertà, assedio e debolezza istituzionale, l’assistenza sociale non è mai neutrale. Chi distribuisce aiuti, paga stipendi, sostiene famiglie di prigionieri o caduti, organizza scuole, offre servizi religiosi e sanitari, costruisce anche legittimità. La carità diventa politica. La politica diventa identità. L’identità diventa mobilitazione. La mobilitazione può diventare guerra.</p>



<p>È questa la forza più insidiosa di Hamas: non si presenta soltanto come chi combatte Israele, ma come chi protegge una comunità, vendica un’umiliazione, dà un senso alla sofferenza, disciplina la società, offre appartenenza. È una miscela che può essere autoritaria, violenta e repressiva, ma proprio per questo efficace nei contesti dove la normalità istituzionale è collassata.</p>



<p><strong>La vittoria elettorale del 2006 e la contraddizione del governo armato</strong></p>



<p>La vittoria di Hamas alle elezioni legislative palestinesi del 2006 è interpretata dagli autori come una svolta storica. Non fu un incidente, ma il segnale di una crisi profonda del sistema politico palestinese. Hamas seppe intercettare il malcontento contro Fatah, la corruzione dell’Autorità Nazionale Palestinese, la delusione verso il processo di pace e il desiderio di una leadership percepita come più coerente, più disciplinata, più vicina alla resistenza.</p>



<p>Da quel momento, però, Hamas entrò in una contraddizione permanente: essere al tempo stesso forza di governo e forza di guerra. Governare Gaza significava occuparsi di elettricità, acqua, sanità, sicurezza, frontiere, imposte, salari, ordine pubblico, rapporti con Egitto, Qatar, Iran, Turchia, Israele e organizzazioni internazionali. Ma significava anche mantenere una struttura clandestina armata, costruire tunnel, accumulare razzi, addestrare combattenti, preparare operazioni, alimentare una narrativa di resistenza permanente.</p>



<p>Questa doppia natura è il paradosso di Hamas. Come governo, deve garantire sopravvivenza materiale. Come movimento armato, deve mantenere la tensione rivoluzionaria. Come amministratore, deve negoziare. Come milizia, deve combattere. Come forza religiosa, deve custodire purezza ideologica. Come attore politico, deve fare compromessi. Questa tensione spiega tanto la sua resilienza quanto la sua brutalità. Hamas governa una popolazione che dice di difendere, ma la espone alle conseguenze devastanti della propria strategia militare. Invoca la protezione del popolo palestinese, ma opera dentro un contesto in cui la popolazione civile diventa inevitabilmente ostaggio della guerra.</p>



<p><strong>Il denaro come struttura della sopravvivenza</strong></p>



<p>Uno degli aspetti più utili del volume è l’attenzione dedicata alla finanza. Troppo spesso si parla di Hamas solo in termini militari o ideologici. Gli autori ricordano invece che nessuna organizzazione complessa sopravvive senza denaro. Il denaro finanzia stipendi, armi, tunnel, propaganda, assistenza sociale, famiglie dei combattenti, reti internazionali, funzionari, scuole, logistica, tecnologia, corruzione, trasporti, comunicazioni.</p>



<p>Il sistema finanziario di Hamas è descritto come flessibile e multilivello. Esistono entrate interne, forme di tassazione e controllo economico a Gaza, gestione o intercettazione di flussi commerciali, donazioni, fondazioni caritative, reti della diaspora, circuiti informali, hawala, investimenti, coperture societarie, aiuti esterni, sostegno di Stati o attori regionali. Non è un unico rubinetto che può essere chiuso. È una rete di canali che cambia forma sotto pressione.</p>



<p>Il rapporto con l’Iran è presentato in modo equilibrato. Hamas non è una semplice pedina iraniana. È un movimento sunnita, palestinese, legato alla tradizione della Fratellanza Musulmana, quindi diverso dall’universo sciita rivoluzionario di Teheran. Tuttavia Iran e Hamas condividono una convergenza strategica: entrambi vedono in Israele un avversario centrale, entrambi usano la questione palestinese come leva regionale, entrambi hanno interesse a mantenere aperto un fronte di pressione contro lo Stato ebraico. Teheran offre know-how, risorse, armi, addestramento, tecnologia, reti. Hamas conserva però una sua autonomia politica, perché la sua legittimità deriva dalla causa palestinese e non dalla subordinazione a una potenza esterna.</p>



<p>Il Qatar appare in una posizione diversa e più ambigua: finanziatore, mediatore, interlocutore diplomatico, attore capace di parlare con Hamas, Stati Uniti, Israele e altri soggetti regionali. Questa ambiguità non è accidentale, ma strutturale alla politica estera qatarina, che spesso costruisce influenza proprio attraverso la capacità di tenere aperti canali con attori incompatibili tra loro. La Turchia viene invece descritta come ambiente politico favorevole, retrovia diplomatica e spazio di appoggio, pur senza coincidere pienamente con il modello dello Stato sponsor classico.</p>



<p><strong>Criptovalute, hawala e adattamento finanziario</strong></p>



<p>Molto interessante è la parte sulle criptovalute e sui circuiti informali. Gli autori mostrano come il finanziamento del terrorismo non sia più soltanto una questione di contanti, valigette, fondazioni caritative opache o bonifici mascherati. Gli attori non statali si adattano all’ambiente tecnologico. Usano canali digitali, sperimentano raccolte in criptovalute, sfruttano piattaforme, cambiano strumenti quando aumenta la capacità di tracciamento delle autorità.</p>



<p>La lezione è più ampia. Ogni sistema di controllo produce una contromisura. Ogni sanzione genera una deviazione. Ogni canale chiuso spinge verso un canale meno visibile. La guerra contemporanea si combatte anche nelle infrastrutture finanziarie, nelle catene di pagamento, nei portafogli digitali, nei trasferimenti informali, nelle reti della diaspora, negli spazi grigi tra beneficenza, militanza e clandestinità.</p>



<p>Questo rende la lotta al finanziamento di Hamas estremamente complessa. Non basta congelare alcuni conti. Non basta sanzionare alcuni dirigenti. Non basta colpire una fondazione. Bisogna comprendere l’ecosistema economico nel suo insieme: chi raccoglie, chi trasferisce, chi copre, chi investe, chi redistribuisce, chi legittima, chi fornisce narrazioni umanitarie come schermo. Gli autori hanno il merito di mostrare che la finanza è una dimensione strategica della guerra, non un aspetto secondario.</p>



<p><strong>La propaganda come campo di battaglia</strong></p>



<p>Altro capitolo decisivo è quello sulla comunicazione. Hamas non comunica solo per rivendicare attentati o diffondere minacce. Comunica per costruire senso. La propaganda serve a trasformare l’azione armata in racconto politico, la morte in martirio, la sconfitta in prova di resistenza, la distruzione in conferma della brutalità del nemico, il sacrificio in identità collettiva.</p>



<p>Nel mondo digitale, questa funzione è ancora più importante. Video, immagini, messaggi multilingue, canali ufficiali e semiufficiali, reti sociali, piattaforme di messaggistica, account simpatizzanti, ambienti militanti e circuiti ideologici transnazionali permettono a Hamas di proiettare la propria narrativa ben oltre Gaza. La guerra non si combatte più soltanto sul terreno, ma nello spazio percettivo globale. Ogni immagine diventa munizione. Ogni vittima diventa argomento. Ogni bombardamento diventa contenuto. Ogni dichiarazione viene trasformata in materiale di mobilitazione.</p>



<p>Il libro coglie con equilibrio anche il nodo più delicato: distinguere fra solidarietà verso i civili palestinesi, critica legittima alle politiche israeliane, antisemitismo, sostegno ideologico a Hamas e ausilio materiale a un’organizzazione terroristica. Confondere questi livelli sarebbe un errore gravissimo. La critica a Israele non è automaticamente antisemitismo. La difesa dei diritti dei palestinesi non è automaticamente sostegno ad Hamas. Ma ignorare le aree di sovrapposizione, le infiltrazioni narrative, le forme di legittimazione indiretta della violenza sarebbe altrettanto ingenuo.</p>



<p>Questa distinzione è particolarmente importante in Europa, dove il conflitto mediorientale attraversa società pluraliste, comunità religiose, università, reti associative, piazze, movimenti politici e piattaforme digitali. La sicurezza democratica deve evitare due errori opposti: reprimere il dissenso legittimo o lasciare che il dissenso diventi copertura per reti radicali.</p>



<p><strong>Europa e Italia: tra propaganda, radicalizzazione e reti finanziarie</strong></p>



<p>Il volume dedica attenzione anche alla dimensione europea e italiana. Qui gli autori evitano l’allarmismo facile. Non descrivono l’Europa come un campo operativo già dominato da Hamas, ma distinguono vari livelli: propaganda, radicalizzazione individuale, reti di sostegno, attività logistiche, raccolta fondi, associazionismo opaco, eventuali connessioni operative.</p>



<p>Questa distinzione è essenziale. La minaccia non è sempre un commando pronto a colpire. A volte è una rete di finanziamento. A volte è un ambiente di radicalizzazione. A volte è una struttura caritativa che raccoglie denaro con finalità ambigue. A volte è propaganda che prepara il terreno psicologico. A volte è la costruzione di una comunità ideologica che non compie direttamente violenza, ma la legittima, la giustifica, la celebra.</p>



<p>Il caso italiano richiamato nel libro mostra proprio la fragilità del confine fra solidarietà umanitaria, militanza politica e opacità finanziaria. In società democratiche, la libertà di associazione, la libertà religiosa e la libertà di espressione sono beni fondamentali. Ma proprio perché sono beni fondamentali, possono essere sfruttati da chi opera nella zona grigia. Il problema per gli Stati europei è proteggere le libertà senza permettere che diventino strumenti di copertura per reti estremiste.</p>



<p>Anche i riferimenti retorici alla “conquista di Roma”, pur appartenendo spesso più all’immaginario jihadista che a una reale pianificazione operativa, non possono essere liquidati come folklore. La retorica non è mai innocua quando entra nella testa di soggetti vulnerabili, isolati, radicalizzati o desiderosi di trasformarsi in attori di una guerra globale immaginaria. Le parole non sono attentati, ma possono creare il clima mentale nel quale l’attentato diventa pensabile.</p>



<p><strong>La dimensione geopolitica: Iran, Qatar, Turchia e mondo arabo</strong></p>



<p>Sul piano geopolitico, il libro mostra che Hamas non può essere compreso soltanto dentro Gaza. È un attore palestinese, ma opera in un ecosistema regionale. L’Iran lo sostiene perché lo considera parte dell’asse di pressione contro Israele. Il Qatar lo utilizza anche come leva diplomatica. La Turchia ne accoglie alcuni ambienti politici e lo inserisce nella propria proiezione neo-ottomana e islamico-politica. L’Egitto lo teme e lo gestisce, perché Gaza confina con il Sinai e perché Hamas ha legami storici con la Fratellanza Musulmana, nemica del regime egiziano. Gli Stati arabi del Golfo oscillano tra solidarietà palestinese, paura dell’islamismo politico e interesse alla normalizzazione con Israele.</p>



<p>Il 7 ottobre ha inciso anche su questo livello. Prima dell’attacco, la normalizzazione tra Israele e alcuni Paesi arabi sembrava procedere, pur con molte contraddizioni. La questione palestinese appariva marginalizzata, quasi un residuo del Novecento. Hamas ha voluto spezzare questa marginalizzazione. L’attacco ha riportato la Palestina al centro, ma al prezzo di una catastrofe umana enorme. È qui che si vede la logica spietata dell’organizzazione: trasformare la sofferenza palestinese in capitale politico, anche quando quella sofferenza aumenta in modo drammatico.</p>



<p>Questa è una delle ambiguità più dure da affrontare. Hamas si presenta come difensore dei palestinesi, ma la sua strategia può produrre devastazioni immense sulla stessa popolazione palestinese. Israele si presenta come Stato che combatte il terrorismo, ma la scala della risposta militare può produrre effetti politici che alimentano nuovo odio. In mezzo resta una popolazione civile schiacciata da una guerra nella quale ogni attore rivendica legittimità e scarica sull’altro la responsabilità ultima del disastro.</p>



<p><strong>Perché Hamas sopravvivrà</strong></p>



<p>La conclusione del volume è che Hamas sopravvivrà. Non necessariamente nella stessa forma. Non necessariamente con gli stessi leader. Non necessariamente con la stessa capacità militare immediata. Ma sopravvivrà come idea, rete, struttura, mito, metodo, identità politica e dispositivo di mobilitazione.</p>



<p>Gli autori individuano almeno tre risorse decisive. La prima è la resilienza organizzativa. Hamas ha una struttura capace di assorbire perdite. I dirigenti possono essere eliminati, ma l’organizzazione produce sostituti. I comandanti possono essere uccisi, ma la loro morte viene trasformata in mito. Le infrastrutture possono essere distrutte, ma una parte della rete può ricostruirsi nella clandestinità.</p>



<p>La seconda risorsa è la permanenza delle condizioni strutturali del conflitto. Finché resteranno occupazione, blocco, frammentazione palestinese, crisi dei rifugiati, assenza di Stato, fallimento diplomatico e percezione di ingiustizia storica, ci sarà spazio per un movimento che promette resistenza e vendetta. Anche se Hamas venisse formalmente smantellato, il suo spazio politico potrebbe essere occupato da una nuova organizzazione ancora più radicale.</p>



<p>La terza risorsa è l’adattabilità transnazionale. Hamas non vive soltanto a Gaza. Vive in reti regionali, contatti internazionali, circuiti finanziari, ambienti digitali, comunità diasporiche, relazioni con Stati e attori non statali. Questa dimensione rende più difficile una sconfitta definitiva. Un’organizzazione territoriale può essere assediata. Una rete transnazionale può spostarsi, mutare, occultarsi, riemergere.</p>



<p><strong>Il valore del libro: analizzare senza giustificare</strong></p>



<p>Il pregio maggiore del libro di Colarossi e Barone sta nella freddezza. In un clima nel quale ogni analisi viene immediatamente trascinata nel tribunale morale dell’opinione pubblica, gli autori rivendicano implicitamente il diritto alla complessità. Hamas è responsabile di atti terroristici e di violenze atroci. Ma proprio per questo va studiato seriamente. Ridurlo a barbarie pura può essere emotivamente comprensibile, ma strategicamente inutile. Un nemico caricaturale non si sconfigge: si fraintende.</p>



<p>Il libro insegna che la guerra contro Hamas non può essere soltanto una guerra di eliminazione fisica. Deve essere una guerra politica, finanziaria, informativa, diplomatica e sociale. Bisogna colpire le reti armate, ma anche creare alternative di governo. Bisogna bloccare i finanziamenti illeciti, ma anche impedire che la miseria diventi reclutamento. Bisogna contrastare la propaganda, ma anche evitare che la realtà sul terreno la renda credibile. Bisogna difendere Israele dal terrorismo, ma anche riconoscere che nessuna sicurezza stabile nascerà da una popolazione palestinese senza orizzonte.</p>



<p>Qui sta la lezione più dura: la forza è necessaria, ma non basta. La sicurezza senza politica diventa gestione permanente della crisi. La repressione senza soluzione produce cicli di radicalizzazione. L’intelligence senza immaginazione fallisce davanti all’imprevisto. La superiorità tecnologica senza comprensione dell’avversario genera vulnerabilità. La vittoria tattica senza progetto politico prepara la prossima guerra.</p>



<p><strong>Una lettura necessaria per capire il presente</strong></p>



<p>Hamas e l’operazione Tufan al-Aqsa è dunque un libro importante perché costringe il lettore a uscire dalle formule. Non si limita a descrivere l’attacco del 7 ottobre. Lo colloca dentro una storia. Non si limita a condannare Hamas. Ne studia la struttura. Non si limita a parlare di guerra. Parla di denaro, propaganda, assistenza sociale, geopolitica, intelligence, religione, identità e potere.</p>



<p>Il risultato è una lettura utile non solo per chi si occupa di Medio Oriente, ma per chiunque voglia capire la natura delle guerre contemporanee. Hamas è un caso specifico, ma anche un modello di attore ibrido del nostro tempo: radicato localmente, connesso globalmente, militarmente asimmetrico, politicamente identitario, finanziariamente adattivo, comunicativamente moderno. È il tipo di avversario che le potenze statali fanno fatica a sconfiggere perché non occupa un solo spazio, non usa un solo linguaggio, non dipende da un solo centro.</p>



<p>La recensione non può che chiudersi sul punto più importante: il libro non invita a simpatizzare con Hamas, ma a non sottovalutarlo. E questa è forse la forma più seria di realismo. Chi vuole combattere un nemico deve prima capirlo. Chi pensa di cancellarlo soltanto con la forza rischia di ripetere l’errore che attraversa tutta la storia delle guerre asimmetriche: vincere battaglie, distruggere infrastrutture, eliminare capi, proclamare successi, e poi scoprire che il problema politico da cui tutto nasce è ancora lì, più avvelenato di prima.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Nemici ovunque, guerre senza fine: l&#8217;antiterrorismo di Trump somiglia tanto a quello di Bush</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/nemici-ovunque-guerre-senza-fine-lantiterrorismo-di-trump-somiglia-tanto-a-quello-di-bush.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 02:31:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Antiterrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump Usa Pyne" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nemici senza limiti, guerre infinite: la strategia antiterrorismo di Trump rilancia l'interventismo Usa con assertività e durezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/nemici-ovunque-guerre-senza-fine-lantiterrorismo-di-trump-somiglia-tanto-a-quello-di-bush.html">Nemici ovunque, guerre senza fine: l&#8217;antiterrorismo di Trump somiglia tanto a quello di Bush</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump Usa Pyne" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>War on Terror</strong> è ancora qui: la strategia antiterrorismo di <strong>Donald Trump pubblicata dalla Casa Bianca</strong> ha un retrogusto di primi Anni Duemila, dell&#8217;epoca post-11 settembre 200. Sono passati 25 anni dagli attacchi alle Torri Gemelle ma l&#8217;attuale amministrazione, il cui interventismo rivaleggia fino anche a superarlo con quello di <a href="https://it.insideover.com/politica/i-can-hear-you-bush-e-l11-settembre-ventanni-dopo.html" type="post" id="330802">George W. Bush</a>, recupera lessico, prassi e pensieri di un mondo che si riteneva passato. Trump si considera la nemesi della classe politica Usa tradizionale, ma nell&#8217;era dell&#8217;America First la <a href="https://www.whitehouse.gov/wp-content/uploads/2026/05/2026-USCT-Strategy-1.pdf">National Counterterrorism Strategy</a> <strong>recupera una duplice prassi della guerra al terrore degli architetti neoconservatori </strong>dell&#8217;interventismo Usa: da un lato, l&#8217;identificazione di un perimetro di nemici e minacce vasto e in continua espansione; dall&#8217;altro, la rivendicazione di ogni mezzo utilizzato, ivi compresi quelli cinetici e preventivi, per contrastare e reprimere tali minacce, <strong>i cui confini non sono mai veramente tracciati</strong>.</p>



<div data-wp-interactive="core/file" class="wp-block-file"><object data-wp-bind--hidden="!state.hasPdfPreview" hidden class="wp-block-file__embed" data="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2026-USCT-Strategy-1.pdf" type="application/pdf" style="width:100%;height:600px" aria-label="Incorporamento di Scarica la National Counterterrorism Strategy 2026 degli Usa ."></object><a id="wp-block-file--media-6819445a-437f-4daa-b3e6-e21e8f16bdf0" href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2026-USCT-Strategy-1.pdf">Scarica la National Counterterrorism Strategy 2026 degli Usa </a><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2026-USCT-Strategy-1.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-6819445a-437f-4daa-b3e6-e21e8f16bdf0">Download</a></div>



<p>Ad esempio, sul primo fronte è interessante notare come la <em>National Counterterrorism Strategy </em>identifichi tre tipologie di minacce come equivalenti e ritenute maggioritarie: ciò che resta del terrorismo islamista si somma al &#8220;narcoterrorismo&#8221; e alle gang transnazionali e, fatto curioso, all&#8217;estremismo violento di estrema sinistra, inclusi anarchici e Antifa, ritenuti un pericolo sistemico. Questo racconta molto della rilettura, sicuramente più ideologica e brutale, <strong>della dialettica post-2001</strong>, in cui ai nemici esterni si sommava la caccia a quelli interni, ben dimostrata dall&#8217;ampliamento delle misure repressive e di analisi preventiva delle minacce, come il Patriot Act e le campagne di sorveglianza di massa della National Security Agency.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Antiterrorismo e sicurezza emisferica</h2>



<p>Sul secondo, la guerra al terrorismo dell&#8217;era Trump è vista come un&#8217;operazione da condurre senza confini e limiti. Nella dichiarazione di Trump la scelta di catturare <strong>Nicolas Maduro </strong>in Venezuela, le due guerre all&#8217;Iran di giugno 2025 e febbraio-aprile 2026, la designazione della Fratellanza Musulmana a organizzazione terroristica, i bombardamenti nel Golfo del Messico contro i presunti narco-terroristi, ma anche il cessate il fuoco a Gaza che dovrebbe, secondo la Casa Bianca, prevenire la trasformazione della Striscia in un enclave terroristica sono tutti parti della stessa strategia di contrasto a azioni malevole contro gli Usa. Se in passato era il Medio Oriente il teatro delle &#8220;guerre infinite&#8221;, ora l&#8217;America intende riportare <strong>l&#8217;interventismo vicino ai confini di casa. La Nct riprende quanto emerso nella </strong><em><strong>National Security Strategy</strong> </em>e nella <a href="https://it.insideover.com/politica/la-national-security-strategy-e-il-distacco-usa-unopportunita-che-leuropa-non-puo-farsi-scappare.html" type="post" id="496691"><strong>National Defense Strategy</strong> </a>della nuova amministrazione in materia di &#8220;sicurezza emisferica&#8221;, indicando nelle Americhe la priorità militare e operativa.</p>



<p>&#8220;Il Presidente ha autorizzato decine di attacchi da parte del Dipartimento della Guerra contro le imbarcazioni dei cartelli dedite al traffico di droga, con conseguente riduzione di oltre il 90% del contrabbando di droga via mare verso gli Stati Uniti&#8221;, rivendica la Nct, sottolineando che la guerra al terrore combatte un&#8217;alleanza sistemica tra nemici degli Usa: &#8220;L&#8217;integrazione degli sforzi anti-cartello e antiterrorismo consente agli Stati Uniti di interrompere le reti condivise, i finanziamenti e le rotte logistiche utilizzate sia dai <strong>narcotrafficanti designati che dai terroristi islamici</strong>&#8220;. Come la guerra in Iraq fu (falsamente) giustificata anche dai report su presunti aiuti di Saddam Hussein ad al-Qaeda, così oggi i rapporti tra jihadisti e gang sono utilizzati come leva per colpire le minacce terroristiche fuori dagli States.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Terrore, nemico perfetto</h2>



<p>La guerra, nota la strategia, si combatte su più fronti: ordine militare, ordine poliziesco, ordine finanziario. &#8220;Continueremo le nostre campagne militari e di polizia contro tutti i cartelli e le bande criminali designati come organizzazioni terroristiche dal Presidente e allo stesso tempo, continueremo a colpire le loro finanze e le linee di approvvigionamento dei precursori per paralizzare i loro mezzi di produzione e il movimento dei profitti&#8221;, si legge nel documento.</p>



<p>Il &#8220;Terrore&#8221; torna, dunque, il nemico per antonomasia e <strong>il mezzo attraverso cui giustificare le azioni operative degli Usa</strong>. La designazione di una struttura come terroristica ne rende legittima la potenziale eradicazione con mezzi militari. L&#8217;Iran? Spesso è stato apostrofato come <em>Terror Regime</em> prima e dopo la guerra. Cuba? Rientra nella lista degli &#8220;Stati sponsor del terrorismo&#8221;, per presunti legami coi cartelli sudamericani, in nome della lotta ai quali Washington sta riscoprendo un&#8217;assertiva muscolarità in America Latina. <em>En passant,</em> chi non <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-riceve-al-sharaa-meeting-blindato-e-via-le-ultime-sanzioni-alla-siria.html" type="post" id="493187">è più un terrorista è <strong>Ahmad al-Sharaa</strong>, presidente della Siria già transitato per Al Qaeda</a> e ricevuto con tutti gli onori alla Casa Bianca nel 2025. <strong>Il terrorismo come nemico perfetto, per identificare come nemici non solo dell&#8217;America ma dell&#8217;intero genere umano</strong> i suoi esponenti e portavoce: Trump, pur distaccandosene a parole, recupera il meglio del lessico interventista dei primi Anni Duemila. E nella prassi spesso ricalca l&#8217;interventismo americano di ieri. <strong>America First come dettame d&#8217;azione: si troverà sempre un &#8220;terrorista&#8221; con cui giustificare nuove operazioni</strong>, del resto.</p>
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		<title>Strane coincidenze. Il Pakistan media l&#8217;accordo tra Usa e Iran, riecco il terrorismo: 24 soldati morti in Balochistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/strane-coincidenze-il-pakistan-media-laccordo-tra-usa-e-iran-riecco-il-terrorismo-24-soldati-morti-in-balochistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 10:01:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Balochistan]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/pakistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="pakistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/pakistan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/pakistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/pakistan-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/pakistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/pakistan-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/pakistan-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Pakistan mediatore tra Usa e Iran nuovamente nel mirino del terrorismo: 24 soldati morti in Balochistan.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/pakistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="pakistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/pakistan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/pakistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/pakistan-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/pakistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/pakistan-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/pakistan-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono almeno 24 i morti nell&#8217;attentato avvenuto oggi in Pakistan nella città di Quetta, capoluogo della provincia sudoccidentale del Balochistan, ove un&#8217;autobomba è saltata in aria vicino a un treno che trasportava soldati dell&#8217;esercito di Islamabad, causando <strong>una strage rivendicata dall&#8217;Esercito di Liberazione del Balochistan,</strong> formazione separatista da tempo in guerra contro le istituzioni centrali del Paese dell&#8217;Asia meridionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;attacco di Quetta</h2>



<p>Una domenica di sangue che segue di poche ore una giornata a dir poco soddisfacente per il Pakistan, che ieri era riuscito a veder sostanzialmente trovata la quadra sul negoziato iraniano-americano mediato da aprile a <a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-iran-accordo-vicino-hormuz-aperto-pace-in-libano-e-60-giorni-per-parlare-di-nucleare-netanyahu-e-i-falchi-nel-panico.html" type="post" id="518159">oggi per porre fine alla <strong>Terza guerra del Golfo</strong>.</a> <strong>Asim Munir,</strong> capo di Stato Maggiore pakistano, aveva partecipato alla chiamata di gruppo convocata da <strong>Donald Trump</strong> coi leader della regione per definire i contorni dell&#8217;accordo con l&#8217;Iran e Shehbaz Sharif, primo ministro di Islamabad, <strong>si era detto pronto a ospitare i nuovi colloqui</strong> tra Washington e Teheran, che dovrebbero prevedere una discussione serrata sul nucleare. Ora l&#8217;attenzione sarà giocoforza assorbita dai fatti di Quetta, epicentro della rivolta dei separatisti del Balochistan, che nelle ultime settimane hanno acquisito sempre maggior coraggio e determinazione nel colpire obiettivi sensibili dell&#8217;esercito e delle istituzioni pakistane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Balochistan in tensione</h2>



<p>Nella regione che è epicentro del China-Pakistan Economic Corridor, cuore pulsante della Nuova via della Seta, e che è confinante con l&#8217;Iran, che al Balochistan guarda con attenzione soprattutto sul fronte di lotta al narcotraffico e di contrasto al jihadismo, il Pakistan torna a essere sfidato da un nemico insidioso, ad oggi la più imprevedibile organizzazione terroristica dell&#8217;Asia centro-meridionale assieme all&#8217;Isis-K. A <strong>pensare male si fa peccato,</strong> ma a volte ci si azzecca e non serve ragionare di fantasia per sottolineare che molti attori potrebbero veder di cattivo occhio <strong>un Pakistan mediatore protagonista nella regione,</strong> l&#8217;idea di una convergenza diplomatica tra Islamabad e Teheran in un&#8217;area cruciale per connettività e investimenti o, <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-iran-diplomazia-e-sabotaggi.html" type="post" id="466623">forse, perfino la prospettiva stessa che <strong>una pace si possa raggiungere</strong></a>. Del resto, il Pakistan ha molti avversari e nemici, compresi due Paesi confinanti come Afghanistan e, soprattutto, India. La leva del secessionismo del Balochistan poi è stata spesso vista come una forma di pressione per condizionare un Paese dal canto suo molti disinvolto, in passato, nel flirtare con gruppi stranieri militanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Attacco al Paese mediatore</h2>



<p>Fatto sta che oggi il Pakistan è, indubbiamente, un raro esempio di pivot di stabilità regionale. E un Paese mediatore che sta lavorando per una de-escalation strutturale e una pacificazione complessiva trovandosi nella posizione di essere al tempo stesso <strong>ritenuto credibile come mediatore dall&#8217;Iran,</strong> saldamente alleato di Washington e in ottimi rapporti economico-diplomatici con Pechino. Potendo dunque provare la quadratura del cerchio. Un attacco destabilizzante al Pakistan è un attacco a un progetto di pace di rilevanza internazionale, non solo regionale. E sottolineiamo che non è una novità. </p>



<p><strong>Federico Giuliani</strong> su queste colonne sottolineava nelle scorse settimane la coincidenza tra l&#8217;impegno diplomatico del Pakistan e l&#8217;escalation di attacchi dei separatisti <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/pakistan-la-mano-invisibile-che-nutre-linsurrezione-in-balochistan-contro-cina-usa-e-iran.html">del Balochistan, chiedendosi:</a> &#8220;chi c’è dietro il dilagante terrorismo in Balochistan? La sensazione è che qualcuno (una fantomatica “<strong>mano invisibile</strong>“, forse afghana, forse vicina al&nbsp;<em>Deep State</em>&nbsp;statunitense o forse indiana) possa sfruttare la causa dell’indipendentismo per fare pressione sul Pakistan e, in un simile momento, compromettere i&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-lultimatum-in-mano-al-pakistan-chiesta-una-tregua-di-due-settimane.html">negoziati</a>&#8220;. La domanda resta aperta, specie perché va considerata l&#8217;attività di un gruppo <a href="https://theconversation.com/baloch-insurgency-suicide-bombs-and-uptick-in-violence-threaten-pakistan-regional-security-282513">che <strong>è arrivato a mettere d&#8217;accordo due nemici, Usa e Iran,</strong> nel definirlo ufficialmente come terrorista</a> e che oggi terremota alle sue vaste periferie l&#8217;attore chiave per la corsa alla pace. I morti di Quetta dopo gli spari nell&#8217;area della Casa Bianca della notte italiana e dopo la levata di scudi di molti alti papaveri del mondo neocon e interventista contro l&#8217;ipotesi di un accordo: <strong>messaggi e azioni leggibili come reazioni all&#8217;imminente accordo</strong> sembrano accumularsi. E dal Pakistan arriva la più brutale e letale, che ci ricorda come tutto sia ancora in gioco. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/strane-coincidenze-il-pakistan-media-laccordo-tra-usa-e-iran-riecco-il-terrorismo-24-soldati-morti-in-balochistan.html">Strane coincidenze. Il Pakistan media l&#8217;accordo tra Usa e Iran, riecco il terrorismo: 24 soldati morti in Balochistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Pakistan: la &#8220;mano invisibile&#8221; che nutre l&#8217;insurrezione in Balochistan. Contro Cina, Usa e Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/pakistan-la-mano-invisibile-che-nutre-linsurrezione-in-balochistan-contro-cina-usa-e-iran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 12:47:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104728906_49b75d3e84ca09a1cde5c770a33bf8b7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104728906_49b75d3e84ca09a1cde5c770a33bf8b7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104728906_49b75d3e84ca09a1cde5c770a33bf8b7-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104728906_49b75d3e84ca09a1cde5c770a33bf8b7-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104728906_49b75d3e84ca09a1cde5c770a33bf8b7-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104728906_49b75d3e84ca09a1cde5c770a33bf8b7-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104728906_49b75d3e84ca09a1cde5c770a33bf8b7-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'escalation degli attacchi separatisti in Balochistan minaccia la stabilità del Pakistan e mette a rischio investimenti miliardari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/pakistan-la-mano-invisibile-che-nutre-linsurrezione-in-balochistan-contro-cina-usa-e-iran.html">Pakistan: la &#8220;mano invisibile&#8221; che nutre l&#8217;insurrezione in Balochistan. Contro Cina, Usa e Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104728906_49b75d3e84ca09a1cde5c770a33bf8b7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104728906_49b75d3e84ca09a1cde5c770a33bf8b7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104728906_49b75d3e84ca09a1cde5c770a33bf8b7-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104728906_49b75d3e84ca09a1cde5c770a33bf8b7-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104728906_49b75d3e84ca09a1cde5c770a33bf8b7-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104728906_49b75d3e84ca09a1cde5c770a33bf8b7-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104728906_49b75d3e84ca09a1cde5c770a33bf8b7-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel <strong>Pakistan </strong>impegnato a mediare nella guerra tra Stati Uniti e Iran risuona un preoccupante <strong>campanello d&#8217;allarme</strong>. Nel <strong>Balochistan</strong>, la provincia periferica del Paese coincidente con una parte dell&#8217;omonima regione geografica Balochistan, i <strong>movimenti separatisti</strong> locali hanno ripreso a organizzare <strong>attentati </strong>e attacchi contro le forze governative. </p>



<p>I militanti più attivi combattono sotto le insegne del <strong>Baloch Liberation Army (Bla)</strong>: <a href="https://it.insideover.com/politica/il-balochistan-chiede-lindipendenza-nuove-tensioni-in-pakistan.html">chiedono l&#8217;indipendenza del Balochistan pakistano</a> e spingono per la creazione di uno <strong>Stato autonomo</strong>. Peccato per il governo guidato da <strong>Shebhaz Sharif</strong> che in questi territori pullulino <strong>investimenti miliardari</strong> nel <strong>settore minerario</strong> da parte di <strong>Cina </strong>e <strong>Stati Uniti</strong>. </p>



<p>Se, infatti, Pechino ha portato in loco strade e infrastrutture in nome della <strong>Nuova Via della Seta</strong>, di recente Washington ha annunciato l&#8217;allocazione di <strong>1,3 miliardi di dollari</strong> per realizzare progetti volti a incrementare la produzione di <strong>oro </strong>e <strong>rame</strong>. Il problema è proprio questo: la scommessa statunitense sul Pakistan deve fare i conti con il Bla, portabandiera dell&#8217;insurrezione separatista della regione più strategica e critica di Islamabad.</p>



<p>Negli ultimi anni, il Bla ha condotto centinaia di attacchi sempre più sofisticati, culminati, lo scorso 31 gennaio, in un assalto coordinato da parte di 500 militanti che hanno colpito almeno 18 obiettivi in 12 aree diverse, uccidendo almeno 58 persone. Un disastro che potrebbe far evaporare, o allontanare, miliardi e miliardi di dollari di investimenti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104712851_fff4ac5c93112ab9f4e0b800660979ce-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-504000" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104712851_fff4ac5c93112ab9f4e0b800660979ce-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104712851_fff4ac5c93112ab9f4e0b800660979ce-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104712851_fff4ac5c93112ab9f4e0b800660979ce-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104712851_fff4ac5c93112ab9f4e0b800660979ce-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104712851_fff4ac5c93112ab9f4e0b800660979ce-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260202104712851_fff4ac5c93112ab9f4e0b800660979ce.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Investimenti a rischio</h2>



<p>Se da un lato le autorità pakistane minimizzano gli attacchi, <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/balochistan-attacchi-terroristici-centinaia-di-morti-e-caccia-alluomo-ecco-cosa-succede-in-pakistan.html">spiegando di avere la situazione sotto controllo</a>, dall&#8217;altro gli <strong>investitori cinesi e statunitensi</strong> sono preoccupati per questa <strong>escalation</strong>. Anche perché l&#8217;ultimo attacco coordinato sopra citato, come ha spiegato al <em>New York Times</em> l&#8217;esperto Abdul Basit, richiede &#8220;un qualche tipo di sostegno pubblico, controllo territoriale e potenza di fuoco&#8221;. &#8220;Riuscire a portarlo a termine in pieno giorno senza questi elementi è impossibile&#8221;, ha aggiunto l&#8217;analista. </p>



<p>Gli attentati, diversi dei quali avvenuti lungo la strada che conduce al più grande sito minerario del Balochistan, <strong>Reko Diq</strong>, hanno interrotto le attività del sito. Piccolo particolare: Reko Diq è destinato a diventare la risorsa di punta della partnership mineraria tra Stati Uniti e Pakistan, e, più in generale, è una delle più grandi riserve inesplorate di rame e oro al mondo. </p>



<p>La guerra tra gli Usa e gli ayatollah, inoltre, ha aggiunto ulteriore benzina sul fuoco, dal momento che un eventuale vuoto di potere nell&#8217;Iran orientale potrebbe consentire a <strong>gruppi terroristi</strong> di ricostituire le proprie fila, attraversare con ancora maggiore libertà il confine e attaccare i convogli che trasportano minerali e attrezzature.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="577" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020210475896_fcaa766c8664325954d09fbeaffd5962-1024x577.jpg" alt="" class="wp-image-504002" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020210475896_fcaa766c8664325954d09fbeaffd5962-1024x577.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020210475896_fcaa766c8664325954d09fbeaffd5962-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020210475896_fcaa766c8664325954d09fbeaffd5962-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020210475896_fcaa766c8664325954d09fbeaffd5962-1536x865.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020210475896_fcaa766c8664325954d09fbeaffd5962-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020210475896_fcaa766c8664325954d09fbeaffd5962-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020210475896_fcaa766c8664325954d09fbeaffd5962.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Chi soffia sul fuoco del Balochistan</h2>



<p>Il <strong>Tehreek-e-Taliban Pakistan</strong> e la branca regionale dello <strong>Stato Islamico</strong> sono i principali gruppi terroristici che si muovono in Balochistan. L&#8217;insurrezione in questa provincia ha gradualmente raccolto il sostegno di giovani Baloch istruiti, molti dei quali affermano di sentirsi alienati dalla mancanza di risorse che il governo centrale pakistano destina alla loro provincia, oltre che dalla dilagante corruzione. </p>



<p>Il Bla ha poche affinità ideologiche con gruppi terroristici islamisti come i talebani pakistani o lo Stato Islamico, ma ha adottato tattiche simili, compresi i freschissimi attentati suicidi. Sorge dunque una domanda: chi c&#8217;è dietro il dilagante terrorismo in Balochistan? La sensazione è che qualcuno (una fantomatica &#8220;<strong>mano invisibile</strong>&#8220;, forse afghana, forse vicina al <em>Deep State</em> statunitense o forse indiana) possa sfruttare la causa dell&#8217;indipendentismo per fare pressione sul Pakistan e, in un simile momento, compromettere i <a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-lultimatum-in-mano-al-pakistan-chiesta-una-tregua-di-due-settimane.html">negoziati tra Islamabad e Teheran</a>. </p>



<p>Risuona, intanto, la promessa degli Usa che hanno promesso investimenti per un totale di 2 miliardi di dollari a Reko Diq e la creazione di 7.500 posti di lavoro locali, affermando che il sito sarà &#8220;un modello&#8221; per altri progetti minerari in Pakistan. Terrorismo permettendo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008112417850_75fc737bdc1dfa5479a58c9442018041-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-488955" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008112417850_75fc737bdc1dfa5479a58c9442018041-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008112417850_75fc737bdc1dfa5479a58c9442018041-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008112417850_75fc737bdc1dfa5479a58c9442018041-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008112417850_75fc737bdc1dfa5479a58c9442018041-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008112417850_75fc737bdc1dfa5479a58c9442018041-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008112417850_75fc737bdc1dfa5479a58c9442018041.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Mozambico, anche le chiese nel mirino dell&#8217;insorgenza jihadista</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/mozambico-anche-le-chiese-nel-mirino-dellinsorgenza-jihadista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 08:52:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Mozambico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1648" height="910" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mozambico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico.webp 1648w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-300x166.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-1024x565.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-768x424.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-1536x848.webp 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-600x331.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 1648px) 100vw, 1648px" /></p>
<p>L’ultimo episodio è stato l’attacco al villaggio di Meza, nel distretto di Ancuabe, dove i terroristi di Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a, conosciuto anche come Isis Mozambico, hanno dato alle fiamme la chiesa di San Luigi di Montfort e hanno rapito una ventina di civili. Tutto accaduto a Cabo Delgado, la provincia più settentrionale del Mozambico &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/mozambico-anche-le-chiese-nel-mirino-dellinsorgenza-jihadista.html">[...]</a></p>
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<p>L’ultimo episodio è stato l’attacco al villaggio di Meza, nel distretto di Ancuabe, dove i terroristi di Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a, conosciuto anche come Isis Mozambico, hanno dato alle fiamme la chiesa di San Luigi di Montfort e hanno rapito una ventina di civili. </p>



<p>Tutto accaduto a Cabo Delgado, la provincia più settentrionale del Mozambico che dal 2017 è sconvolta da questo gruppo affiliato allo Stato islamico, che controlla intere province e terrorizza la popolazione. </p>



<p>Questa chiesa, costruita nel 1946, rappresentava il simbolo dell’impegno missionario in questa area e la sua distruzione è stata vista dagli islamisti come lo sradicamento delle radici cristiane degli abitanti della zona. Cabo Delgado è l’unica provincia mozambicana a maggioranza musulmana e allo stesso tempo è anche la più lontana dalla capitale e la più povera. I terroristi , localmente chiamati al Shaabab, cioè i giovani,  hanno iniziato ad organizzarsi nel 2007 grazie al proselitismo di predicatori arrivati qui da Kenya e Tanzania. Nei suoi primi anni non avevano creato grandi problemi alle forze militari di Maputo, ma dal 2017, con l’affiliazione allo Stato islamico, si sono riorganizzati e modernamente armati, diventando un enorme minaccia per la stabilità dello stato. In meno di dieci anni sono stati ucciso più di 300 cattolici, la maggior parte dei quali sono stati decapitati, compresi parroci, sacrestani e suore.  </p>



<p>Contemporaneamente sono state distrutte 117 chiese, di cui 23 soltanto nel 2025, mentre i rapimenti sono stati oltre 2000, una parte a scopo di lucro e l’altra per conversioni forzate o per ridurre le donne a schiave sessuali. La situazione è molto complicata e l’esercito mozambicana è apparso inerte di fronte agli attacchi alla popolazione. A metà aprile una piazzaforte dei militari di Maputo è stata attaccata dai terroristi e data alle fiamme, otto soldati sono stati uccisi e gli altri sono scappati nella boscaglia. Questo presidio era stato creato proprio per garantire la sicurezza della popolazione locale e adesso non esiste più. </p>



<p>A Cabo Delgado è stato scoperto il più grande giacimento di gas liquefatto dell’intero continente africano ed anche Eni ha enormi interessi in questa area, anche se è la francese Total che detiene la maggioranza delle azioni. Il governo del presidente Chapo, dopo che i suoi predecessori avevano assodato mercenari sudafricani e poi anche i contractor russi del Wagner group, ha accettato che la Francia ingaggiasse le forze speciali del Ruanda per difendere il giacimento. I militari ruandesi hanno preso il controllo della penisola di Afungi, dove si trova il gas, ma tutte le aree interne sono state abbandonate e adesso sono amministrate dai jihadisti che impongono tasse e la legge islamica. Nella primavera del 2021 Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a ha preso il controllo della città di Palma per due giorni, costringendo gli occidentali presenti a fuggire via mare e distruggendo tutti i simboli cristiani. Dopo la faticosa riconquista di questa città era intervenuta una missione internazionale guidata dal Sudafrica, che aveva temporaneamente ristabilito l’ordine, ma che era stata poi fortemente ridimensionata per questioni economiche. </p>



<p>Nel settembre del 2022 a Chipene, al confine fra le province di Cabo Delgado e Nanpula, era stata assassinata la suora italiana Maria De Coppi di 83 anni che da quasi 60 viveva in Mozambico, dove aveva ottenuto anche la cittadinanza. La religiosa era stata assassinata nel tentativo di aiutare le ragazze che vivevano nella scuola a  scappare dai terroristi che volevano rapirle. La posta in gioco è altissima perché le riserve di gas del Mozambico sono stimate in 2.800 miliardi di metri cubi, facendone uno dei maggiori giacimenti al mondo e vista la situazione globale il suo controllo diventa determinante. Tutto sulla pelle della popolazione civile in questi anni ha visto quasi 7000 morti e 1,3 milioni di sfollati che non possono tornare nelle loro case per non finire nella morsa del jihadismo.<br></p>
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		<title>Nigeria, bombe del governo sul mercato: almeno 100 morti nel Nord</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/nigeria-bombe-del-governo-sul-mercato-almeno-100-morti-nel-nord.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 18:54:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Boko Haram]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1399" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-600x437.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-1024x746.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-768x560.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-1536x1119.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un raid aereo dell'esercito nigeriano ha colpito un mercato nello Stato settentrionale di Yobe, provocando almeno 100 morti (si teme possano essere il doppio)</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/nigeria-bombe-del-governo-sul-mercato-almeno-100-morti-nel-nord.html">Nigeria, bombe del governo sul mercato: almeno 100 morti nel Nord</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Un raid aereo dell&#8217;<strong>esercito nigeriano ha colpito un mercato nello Stato settentrionale di Yobe,</strong> provocando almeno 100 morti<a href="https://www.daily-sun.com/world/868501/nigerian-airstrike-hits-market-200-feared-dead-in-northeast-yobe-state"> (ma si teme possano essere il doppio)</a> nella località di Jilli, vicino al confine con lo Stato di Borno epicentro dell&#8217;insorgenza di Boko Haram. Lo riporta Amnesty International, che sottolinea come la strage sia stata una delle più importanti nell&#8217;ultimo decennio, durante il quale Abuja ha sfruttato la superiorità aerea pressoché incontrastata dai mezzi di terra che gli insorti islamisti posseggono per contrastarla per compiere raid contro le roccaforti delle varie milizie, arrivando però molto spesso a colpire i civili. </p>



<p>Almeno 500 i morti dal 2017 a oggi, nota il Guardian. Una conta che si impenna drammaticamente in queste ore. Per la testata britannica, l&#8217;esercito nigeriano è spesso avvezzo a errori tragici di questo tipo perché &#8220;gli analisti della sicurezza hanno evidenziato lacune nella raccolta di informazioni, nonché un coordinamento insufficiente tra truppe di terra, mezzi aerei e parti interessate&#8221;. Tutto questo non ha fatto mai recedere, però, le autorità di Abuja dallo spingere duramente contro Boko Haram e i santuari dello <strong>Stato Islamico nel Nord del grande Paese americano.</strong> </p>



<p>A dicembre, in un&#8217;occasione, anche gli<a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-allattacco-dellisis-in-nigeria-tomahawk-sui-campi-daddestramento-nel-nord.html" type="post" id="499308"> <strong>Stati Uniti</strong> si sono uniti all&#8217;attacco ai jihadisti, con il raid missilistico nel Nord-Ovest condotto contro l&#8217;Isis</a>, poco dopo che proprio i caccia nigeriani si erano rivelati, una volta di più, la punta di lancia di Abuja colpendo i golpisti che avevano provato a rovesciare il governo del vicino Benin. <strong>In questo caso, la spinta a colpire Boko Haram</strong> si è rivelata tragicamente frettolosa e improvvida. <strong>Episodi del genere non solo rappresentano vere e proprie stragi</strong>, ma sono dimostrazioni della tragicità dei contesti locali dei Paesi africani, di fronte alle più profonde ramificazioni della minaccia degli insorti. La Nigeria ne è l&#8217;esempio. Resta la violenza dei raid e restano decine, forse centinaia di morti che rischiano di restare senza nome e senza storia in una delle tante guerre dimenticate del continente più conteso al mondo.</p>
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