L’avanzata dei talebani in Afghanistan ha innescato un doppio processo geopolitico che potrebbe avere importanti ripercussioni nella regione asiatica (e non solo). Con l’ormai imminente ritiro delle forze americane dallo scenario afghano, la Cina sta lavorando per stringere sempre di più la presa su Kabul. Il segnale più nitido che Pechino ha inviato a Washington è giunto da Tianjin, dove nelle ultime ore il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha incontrato il capo dell’ufficio politico dei talebani in Qatar, Abdul Ghani Bardar.

Questo è stato il primo confronto diretto tra le parti dopo la più recente offensiva sferrata dagli stessi talebani in Afghanistan, che ha consentito loro di prendere il controllo di vari distretti chiave situati nelle province di Badakhshan e di Kandahar, e rafforzare la propria presenza lungo i confini settentrionali e orientali del Paese (pare controllino il 90% delle frontiere nazionali). Il meeting, inoltre, è avvenuto nello stesso luogo dove solo pochi giorni prima il signor Wang aveva accolto la vicesegretaria di Stato Usa, Wendy Sherman, e nello stesso momento in cui il segretario di Stato americano, Antony Blinken, era impegnato in una visita ufficiale in India (altro Paese profondamente preoccupato dagli sviluppi in Afghanistan).

C’è dell’altro, perché la Cina dà l’impressione di giocare la partita afghana su due fronti. Il primo è, come raccontato, il confronto diretto con i talebani, mentre il secondo coinvolge il Pakistan, Paese alleato di Pechino e coinvolto in molteplici progetti infrastrutturali legati alla Belt and Road Initiative, e per questo altamente strategico. Ebbene, lo scorso fine settimana il ministro cinese Wang ha avuto modo di parlare con il suo omologo pakistano, Shah Mahmood Qureshi.

Il triangolo Pechino-Islamabad-Kabul

Il Pakistan è un attore chiave per la strategia di penetrazione della Cina in Afghanistan. Il motivo è presto detto: Islamabad ha una storica influenza sui talebani, e in più conosce molto bene quel teatro. Non solo. Bisogna anche considerare che i rapporti sino-pakistani sono talmente buoni – nonostante alcune piccole recenti crepe – che Pechino potrebbe utilizzare al meglio l’influenza dell’alleato per “addomesticare” i talebani, fondamentalisti islamici e sostanzialmente nemici giurati degli Stati Uniti.

Suhail Shaheen, portavoce del gruppo, ha spiegato al South China Morning Post che la Cina è considerata un'”amica benvenuta” e che i colloqui sulla ricostruzione dell’Afghanistan con il Dragone dovrebbero iniziare “il prima possibile”. No, neppure lo spinoso tema degli uiguri sembra impensierire i talebani, visto che un altro portavoce del gruppo spiegava al Wall Street Journal che nessuno di loro ha intenzione di interferire negli affari interni cinesi, anche se c’è una certa preoccupazione per “l’oppressione dei musulmani” nello Xinjiang.

I talebani, non a caso, sono stati più volte accusati di aver indottrinato e radicalizzato i cittadini appartenenti alla minoranza turcofona uigura. Il problema, almeno per il momento, non sembra essere vitale. Per la Cina, semmai, è più importante creare una ragnatela diplomatica tale da evitarle eventuali passi falsi in caso di inaffidabilità pakistana o talebana. Pechino ha infatti avuto un contatto con un altro Paese interessato direttamente dal dossier afgano: il Tagikistan. Il ministro della Difesa della Repubblica popolare, Wei Fenghe, è stato ricevuto a Dushanbe dal presidente tagico Emomali Rahmon e dall’omologo Sherali Mirzo. Sono inoltre in programma esercitazioni militari congiunte tra Cina e Russia, un altro attore interessatissimo allo scenario afghano.

La Cina in Afghanistan

Come riportato dall’agenzia cinese Xinhua, Wang Yi ha descritto i talebani come una “forza militare e politica cruciale” in Afghanistan, e per questo il gruppo dovrebbe svolgere un “ruolo importante” nel processo di pace, riconciliazione e ricostruzione del Paese. La Cina ha quindi chiesto ai  talebani di mettere al primo posto gli “interessi nazionali”, per portare la pace, e adottare una “politica inclusiva”. Certo, Pechino ha intenzioni serie e – così pare – sembra desideroso di collaborare con i talebani, forse anche per rimarcare il fallimento americano nella regione afghana.

Dal canto loro i talebani hanno elogiato la Cina come “un amico degno di fiducia” del popolo afghano e ne apprezzano “il ruolo giusto e attivo nel processo di pace e riconciliazione” nel Paese centro-asiatico, ma chiedono un “ruolo maggiore” di Pechino nella ricostruzione dell’Afghanistan. I talebani, prosegue la nota di Pechino, “sono pienamente sinceri nello sforzo del raggiungimento della pace e sono disposti a lavorare con tutte le parti per costruire una struttura politica in Afghanistan inclusiva e accettabile per tutto il popolo afghano per proteggere i diritti umani e delle donne e dei bambini”. Pechino è pronta a investire in loco, ma a una condizione: il movimento islamista deve tagliare i ponti con i militanti uiguri.