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	<title>Criminalità Archives - InsideOver</title>
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	<title>Criminalità Archives - InsideOver</title>
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		<title>Tears and Bullets</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gabriele rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 12:54:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Barrio 18]]></category>
		<category><![CDATA[gang]]></category>
		<category><![CDATA[Honduras]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b4_GAB6887.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b4_GAB6887.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b4_GAB6887-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b4_GAB6887-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b4_GAB6887-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b4_GAB6887-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b4_GAB6887-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Honduras&#160;è stato per anni uno dei Paesi più violenti al mondo e, ancora oggi, in molte aree le maras o pandillas esercitano un controllo capillare sul territorio.&#160; Negli ultimi anni, però, il successo ottenuto dal presidente salvadoregno Nayib Bukele nella guerra contro le gang ha modificato alcuni equilibri.&#160; Grazie allo stato d&#8217;emergenza, agli arresti di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/criminalita/tears-and-bullets.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b4_GAB6887.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b4_GAB6887.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b4_GAB6887-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b4_GAB6887-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b4_GAB6887-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b4_GAB6887-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b4_GAB6887-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Honduras&nbsp;è stato per anni uno dei Paesi più violenti al mondo e, ancora oggi, in molte aree le maras o pandillas esercitano un controllo capillare sul territorio.&nbsp;</p>



<p>Negli ultimi anni, però, il successo ottenuto dal presidente salvadoregno Nayib Bukele nella guerra contro le gang ha modificato alcuni equilibri.&nbsp;</p>



<p>Grazie allo stato d&#8217;emergenza, agli arresti di massa e al massiccio impiego di esercito e polizia, El Salvador è passato in pochi anni dall&#8217;essere uno dei Paesi più violenti del pianeta a uno dei più sicuri dell&#8217;America Latina.</p>



<p>Il modello adottato da Bukele ha spinto anche il governo onduregno a seguire una strategia simile, ma ha prodotto anche un effetto meno evidente: ha costretto le gang a trasformarsi.&nbsp;</p>



<p>Per evitare di fare la stessa fine dei loro compagni arrestati in El Salvador, molti affiliati hanno rinunciato ad alcuni dei simboli che per decenni avevano rappresentato la loro identità.&nbsp;</p>



<p>I tatuaggi della gang, un tempo motivo di orgoglio e appartenenza, oggi vengono evitati perché&nbsp;possono diventare un elemento sufficiente per essere arrestati.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b24-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-525452" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b24-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b24-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b24-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b24-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b24-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b24.jpeg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Anche l&#8217;identità delle maras sta cambiando.&nbsp;</p>



<p>Il Barrio 18 continua a conservare gran parte delle proprie tradizioni, mentre la Mara Salvatrucha13 sembra orientata verso un&#8217;organizzazione meno legata all&#8217;identità personale e più alla funzione svolta all&#8217;interno del gruppo.&nbsp;</p>



<p>Alcuni affiliati spiegano di non &#8220;essere&#8221; più della MaraSalvatrucha, ma di &#8220;lavorare per&#8221; la Mara: una distinzione che riflette la volontà di ridurre l&#8217;esposizione dei propri membri e adattarsi a un contesto molto più ostile.&nbsp;</p>



<p>Le gang, dunque, non stanno semplicemente scomparendo ma stanno cambiando pelle, modificando simboli, linguaggio e modalità di appartenenza pur di continuare a sopravvivere.</p>



<p>Dopo circa dieci minuti di viaggio dall’uscita dell’aeroporto internazionale Ramón Villeda Morales, percorrendo la strada principale che conduce verso San Pedro Sula, basta svoltare a destra e imboccare una delle numerose vie secondarie per arrivare a Sector La Planeta.</p>



<p>Fin dai primi metri è evidente di essere entrati in un mondo parallelo, una società nella società, dove non è lo Stato a dettare le regole, ma le gang.&nbsp;</p>



<p>Qui il potere appartiene ai ragazzi del Barrio 18.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b13-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-525453" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b13-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b13-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b13-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b13-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b13-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b13.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il termine &#8220;maras&#8221;, con cui vengono comunemente indicate le principali gang di Honduras, El Salvador e Guatemala, deriva dalla parola spagnola &#8220;marabunta&#8221;, che significa &#8220;folla disordinata&#8221; e indica anche una specie di formiche rosse capace di distruggere tutto ciò che incontra sul proprio cammino.</p>



<p>L&#8217;immagine è&nbsp;efficace&nbsp;perchè le maras sono proprio questo, ovvero gruppi di giovani che all&#8217;apparenza possono sembrare innocui, ma che sono in grado di lasciare dietro di sé&nbsp;una lunga scia di violenza.</p>



<p>Le loro origini risalgono agli anni in cui migliaia di giovani centroamericani fuggirono dalle guerre civili rifugiandosi negli Stati Uniti.&nbsp;</p>



<p>Nei quartieri più difficili di Los Angeles si organizzarono prendendo esempio dalle gang già presenti sul territorio per difendersi dalla violenza delle bande rivali.</p>



<p>Fu proprio nelle strade di Los Angeles che nacque il Barrio 18.&nbsp;</p>



<p>Negli anni Novanta, con le deportazioni di massa dagli Stati Uniti verso l&#8217;America Centrale, molti membri della 18th Street Gang tornarono nei Paesi d&#8217;origine, contribuendo alla diffusione del fenomeno in Honduras, El Salvador e Guatemala.</p>



<p>Da allora il Barrio 18 e la Mara Salvatrucha, conosciuta anche come MS-13, combattono una guerra che dura ormai da oltre trent&#8217;anni.</p>



<p>Nel 2018 il presidente statunitense Donald Trump definì gli appartenenti alla MS-13 “animali”, mentre, il 23 settembre 2025, il segretario di Stato Marco Rubio ha inserito il Barrio 18 nell&#8217;elenco delle organizzazioni terroristiche straniere, una lista fino ad allora riservata a gruppi come al-Qaeda e lo Stato Islamico.</p>



<p>Secondo l&#8217;FBI, le maras rappresentano oggi tra le organizzazioni criminali di strada più pericolose al mondo.</p>



<p>L&#8217;Honduras continua a registrare uno dei più alti tassi di omicidi al mondo, oltre sei volte superiore alla media globale, ed è tra i Paesi con la maggiore incidenza di morti causate da armi da fuoco.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b26-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-525454" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b26-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b26-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b26-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b26-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b26-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b26.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>In molte zone, soprattutto nei quartieri segnati da povertà, disoccupazione e scarse opportunità educative, il controllo del territorio appartiene alle gang più che allo Stato.</p>



<p>Sector La Planeta, alla periferia di San Pedro Sula, ne è uno degli esempi più evidenti.&nbsp;</p>



<p>La città, nel 2012, registrò il più alto tasso di omicidi al mondo: 169 ogni 100 mila abitanti, un dato enorme se si considera che già oltre 22 omicidi ogni 100 mila abitanti rappresentano, a livello internazionale, un livello di criminalità estremamente elevato.</p>



<p>Entrare a Sector La Planeta senza essere conosciuti è praticamente impossibile.</p>



<p>Una fitta rete di sentinelle, composta spesso da ragazzini, controlla ogni accesso al quartiere.&nbsp;</p>



<p>Ogni automobile viene osservata, ogni volto sconosciuto segnalato immediatamente ai membri della gang.</p>



<p>Dopo pochi secondi ci fermano un gruppo di ragazzini.</p>



<p>Tredici, forse quattordici anni, si mettono davanti alla macchina e ci bloccano la strada.</p>



<p>Uno di loro inizia a fare domande dirette.</p>



<p>“Chi siete? Cosa volete? Perché&nbsp;siete qui?”</p>



<p>Il mio collega gli spiega con calma che avevamo un appuntamento con El Loco, un membro della gang.</p>



<p>A quel punto quei ragazzi hanno iniziato a parlare tra loro, hanno fatto qualche chiamata e poi ci hanno dato il permesso di entrare.&nbsp;</p>



<p>Perché qui&nbsp;la fiducia non esiste, esiste solo il controllo.</p>



<p>In una pulpería di Sector La Planeta, tra birre vuote, odore di carne alla griglia e fumo di marijuana, alcuni giovani giocano al flipper.&nbsp;</p>



<p>A prima vista sembrano ragazzi comuni, ma in realtà sono affiliati al Barrio18, una delle gang più temute del mondo.</p>



<p>Qui i membri del Barrio 18 hanno spesso tra i tredici e i ventisei anni.&nbsp;</p>



<p>Molti di loro sembrano avere un destino già scritto fin dall&#8217;infanzia.&nbsp;</p>



<p>Crescono in un ambiente in cui la gang rappresenta l&#8217;unico luogo in cui trovare protezione, riconoscimento e senso di appartenenza.</p>



<p>Alcune strade del quartiere sono veri e propri confini invisibili e attraversarle significa rischiare la vita, perché&nbsp;oltre quel limite inizia il territorio controllato dalla Mara Salvatrucha13 e da altre gang.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b7-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-525458" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b7-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b7-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b7-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b7-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b7-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b7.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>In queste comunità i padri sono spesso assenti e molte madri, lasciate sole, faticano a esercitare qualsiasi autorità sui figli.&nbsp;</p>



<p>Per tanti adolescenti la gang finisce così per occupare quel vuoto, trasformandosi nell&#8217;unica famiglia possibile.&nbsp;</p>



<p>Vivere in un quartiere come Sector La Planeta significa imparare fin da piccoli regole che non sono scritte in nessun codice, ma che tutti conoscono.&nbsp;</p>



<p>Qui la legge non è quella dello Stato.</p>



<p>“In questo barrio lo Stato e la legge siamo noi. Se qualcuno ruba o stupra, lo uccidiamo.”</p>



<p>A parlare è El Loco, ventitré&nbsp;anni e nove omicidi alle spalle.</p>



<p>Ha gli occhi socchiusi per la marijuana fumata durante tutta la giornata, una barba appena accennata e l&#8217;aspetto di un qualsiasi ragazzo poco più che ventenne.</p>



<p>Indossa scarpe da ginnastica, pantaloncini e una semplice maglietta.&nbsp;</p>



<p>Se lo incontrassi per strada in una città europea, probabilmente non attirererebbe nemmeno l&#8217;attenzione.&nbsp;</p>



<p>Non assomiglia ai gangster raccontati dai film hollywoodiani e forse è proprio questo l&#8217;aspetto più inquietante: la normalità con cui la violenza può presentarsi.</p>



<p>Quasi tutta la sua famiglia ha fatto parte del Barrio 18.&nbsp;</p>



<p>Per questo motivo non ha nemmeno dovuto affrontare il tradizionale rito d&#8217;iniziazione.</p>



<p>Per gli altri, invece, l&#8217;ingresso nella gang passa attraverso il cosiddetto &#8220;battesimo&#8221;: un violento pestaggio collettivo che sancisce l&#8217;appartenenza al gruppo.&nbsp;</p>



<p>Dura tredici secondi nella Mara Salvatrucha o MS13 e diciotto nel Barrio 18.</p>



<p>Una volta entrati, uscirne è quasi impossibile.</p>



<p>El Loco tiene subito a fare una precisazione.</p>



<p>“Qui in Honduras quando parlano di maras intendono quelli della MS-13. Noi preferiamo chiamarci pandilleros, da pandilla”.</p>



<p>Poi sorride appena e aggiunge:</p>



<p>&#8220;Noi siamo pandilleros. I mareros li ammazziamo.&#8221;</p>



<p>Sector La Planeta&nbsp;è uno dei quartieri più poveri e violenti della città.&nbsp;</p>



<p>Molte abitazioni portano ancora i segni lasciati dagli uragani che hanno colpito l&#8217;Honduras negli ultimi anni.</p>



<p>Quando arriva la sera, il quartiere cambia volto.</p>



<p>Le poche lampadine sparse tra le case non riescono a illuminare le vie sterrate e fangose.&nbsp;</p>



<p>La notte porta con sé&nbsp;una sensazione costante di pericolo che, per gli abitanti, con il tempo si trasforma in abitudine.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b18-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-525455" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b18-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b18-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b18-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b18-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b18-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b18.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per i membri delle gang, invece, quella stessa sensazione diventa una dipendenza.</p>



<p>El Loco racconta uno degli episodi che più hanno segnato la sua vita.</p>



<p>“Qui ci spariamo spesso. Qualche tempo fa hanno aperto il fuoco contro me e mia sorella. Avevamo bevuto durante una festa e ci eravamo avvicinati troppo al confine con il territorio della MS-13.&nbsp;</p>



<p>Quando quelli che ci stavano sparando sono entrati nella nostra zona, alcuni ragazzi del Barrio sono intervenuti per aiutarci.</p>



<p>Li abbiamo catturati, li abbiamo torturati per farli parlare e poi li ho uccisi sparandogli alla testa.</p>



<p>In queste strade non puoi mai abbassare la guardia. Basta un attimo per passare da cacciatore a preda”.</p>



<p>Lo racconta senza alzare la voce, senza enfasi, come se stesse parlando di un episodio qualsiasi della sua giornata.</p>



<p>Nel mondo delle pandillas l&#8217;identità è fondamentale.</p>



<p>Per anni i membri della Mara Salvatrucha si sono riconosciuti anche attraverso dettagli apparentemente insignificanti: le scarpe Nike Cortez, un taglio sul sopracciglio, abiti particolarmente aderenti, indicati con il termine &#8220;mamey&#8221;.</p>



<p>Indossare quei simboli, anche senza appartenere alla gang, può costare la vita se ci si trova nel quartiere sbagliato.</p>



<p>Il Barrio 18, invece, continua a distinguersi attraverso lo stile &#8220;cholo&#8221;: pantaloni larghi, magliette oversize e un&#8217;estetica ereditata dalle gang di Los Angeles e del Messico.</p>



<p>Uno stile che non rappresenta soltanto un modo di vestirsi, ma un’identità culturale e territoriale, perchè in queste strade anche l&#8217;abbigliamento, può determinare da quale parte del confine ci si trova.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b17-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-525456" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b17-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b17-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b17-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b17-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b17-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b17.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nel quartiere di Sector La Planeta, controllato dal Barrio18, il microtraffico rappresenta una delle principali fonti di guadagno della gang.&nbsp;</p>



<p>Una bustina contenente circa mezzo grammo di cocaina pura può essere acquistata per quattro dollari.&nbsp;</p>



<p>Storicamente, insieme allo spaccio, anche le estorsioni hanno rappresentato una delle attività principali delle bande, non soltanto come fonte economica ma anche come strumento per esercitare controllo e consolidare il proprio potere sul territorio.</p>



<p>Per contrastare l’attività delle pandillas, nel dicembre 2022 le autorità honduregne hanno introdotto lo stato d’emergenza, concedendo alla polizia maggiori poteri, tra cui la possibilità di effettuare arresti e perquisizioni senza mandato giudiziario, soprattutto nelle aree considerate ad alta criminalità.</p>



<p>“Quando la polizia viene a prendere qualcuno della gang, spesso riusciamo a pagare per farlo liberare, perché&nbsp;molte volte non ci catturano per arrestarci, ma per chiedere un riscatto.&nbsp;</p>



<p>È così che fanno molti soldi extra.&nbsp;</p>



<p>Anche io una volta sono stato rapito, mi hanno liberato dopo circa una settimana. Se vengono nel nostro quartiere, sappiamo che nessuno aiuterà la polizia, perché&nbsp;le persone sanno che altrimenti pagherebbero con la propria vita”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b19-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-525457" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b19-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b19-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b19-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b19-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b19-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b19.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>El Negro&nbsp;è il capo della gang ed è l’unico ragazzo di colore del gruppo.&nbsp;</p>



<p>È ancora molto giovane eppure porta già sul corpo i segni di una vita trascorsa dentro un ambiente violento.</p>



<p>Quando era poco più di un bambino, mentre teneva una pistola in mano, si sparò accidentalmente alla mano sinistra.</p>



<p>Da quel giorno non riesce più a piegare completamente alcune dita.</p>



<p>Rispetto agli altri ragazzi della gang, El Negro appare più riservato.&nbsp;</p>



<p>Parla poco di sé&nbsp;e della propria vita, forse perché&nbsp;un capo non può permettersi di mostrare debolezza, di abbassare la guardia o lasciare spazio alla pietà.&nbsp;</p>



<p>La leadership, in quel mondo, significa soprattutto essere sempre pronti al pericolo.</p>



<p>Sua madre gli aveva offerto la possibilità di trasferirsi insieme a lei in un’altra città e provare a costruire una nuova vita.&nbsp;</p>



<p>Lui, però, aveva scelto di rimanere.&nbsp;</p>



<p>Aveva scelto la gang invece della famiglia, perché&nbsp;per lui la gang era diventata l’unica famiglia possibile.</p>



<p>“Un capo ha delle responsabilità. Devo avere sempre gli occhi aperti, anche dietro la schiena, perché&nbsp;il pericolo di essere ammazzato è sempre dietro l’angolo. Ma posso assicurarti che&nbsp;venderò cara la mia pelle”.</p>



<p>El Loco mi racconta che El Negro aveva recentemente ucciso sua zia, accusata di aver parlato con la polizia.&nbsp;</p>



<p>Mi spiega che, all’interno di una gang, in una situazione del genere, può essere proprio un familiare a dover compiere l’omicidio, perché&nbsp;bisogna dimostrare che la pandilla viene prima di qualsiasi legame di sangue.</p>



<p>“Quando fai parte di una pandilla, non c’è scelta.</p>



<p><br>Se è sangue del tuo sangue, sei tu che devi farlo”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b23-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-525459" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b23-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b23-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b23-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b23-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b23-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b23.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><br>Per uno come El Negro, non solo è difficile immaginare una vita diversa, ma è quasi impossibile persino concepirla.</p>



<p>L’improvviso successo ottenuto dal presidente salvadoregno Nayib Bukele nella lotta contro le bande criminali ha aumentato la pressione sul governo honduregno affinché&nbsp;seguisse la stessa strada.&nbsp;</p>



<p>Anche se molte persone in Honduras non condividono completamente i metodi adottati da Bukele, una parte significativa della popolazione guarda con favore alle sue politiche di contrasto alle gang.</p>



<p>Tuttavia, diverse organizzazioni e osservatori hanno denunciato il rischio che molte persone arrestate non avessero alcun legame con le gang.</p>



<p>“Abbiamo visto tantissimi ragazzi che non avevano nessun legame con la gang essere arrestati soltanto perché&nbsp;avevano dei tatuaggi. Sai quante volte abbiamo visto la polizia picchiare, rubare e ammazzare persone senza un vero motivo?”.</p>



<p>Mentre pronuncia queste parole, El Loco mi mostra le cicatrici dei tre colpi di pistola che ha ricevuto durante la sua vita.&nbsp;</p>



<p>Le esibisce quasi come fossero medaglie al valore, testimonianze di sopravvivenza.</p>



<p>Poi mi mostra i suoi tatuaggi.</p>



<p>Sulla mano destra, proprio dove poco prima erano appoggiati alcuni proiettili, è impressa una frase in inglese:&nbsp;“All we need is love”.</p>



<p>Poche parole riescono a riassumere con tanta forza quella che, probabilmente, è allo stesso tempo una delle cause e una delle possibili soluzioni al fenomeno delle gang.</p>



<p>E forse è proprio qui che quella frase sul dorso della mano acquista il suo significato più profondo, perché&nbsp;dietro ogni storia di una gang, prima ancora del crimine, c’è spesso una storia di assenze.&nbsp;</p>



<p>E se l’amore può sembrare una risposta troppo semplice davanti a un fenomeno così complesso, rimane comunque il punto da cui ricominciare.</p>



<p>Offrire ai giovani un’alternativa prima che siano costretti a cercarla nelle strade.</p>



<p>“Io non ho paura di farmi tatuaggi. Qui in Honduras abbiamo regole diverse rispetto alle gang in El Salvador.&nbsp;</p>



<p>Noi non ci tatuiamo il simbolo della gang perché&nbsp;altrimenti troppe persone verrebbero arrestate.&nbsp;</p>



<p>Qui rischi di finire in carcere anche solo per un tatuaggio dedicato alla tua ragazza o a tuo figlio.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b8-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-525462" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b8-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b8-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b8-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b8-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b8-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b8.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Anche in El Salvador, probabilmente, con il tempo i membri delle gang si faranno sempre meno tatuaggi per evitare di essere arrestati. Io non ho paura del carcere. Ho convissuto tutta la vita con la violenza e so che la mia vita finirà con la violenza”.</p>



<p>I membri delle gang sono giovani che trascorrono le loro giornate tra alcool, droga e violenza, con come unica prospettiva quella di finire in carcere o morire per la gang.</p>



<p>Paradossalmente, però, in alcuni quartieri controllati dalle bande, l’aumento dei poteri concessi alla polizia ha generato ancora più paura tra gli abitanti.</p>



<p>“Preferisco subire un’estorsione da parte di ragazzi che conosco da quando sono nati piuttosto che subire la violenza di militari o poliziotti che non ho mai visto”.</p>



<p>È una frase che ritorna spesso quando si parla con le persone che vivono in questi quartieri.</p>



<p>Diverse associazioni per la difesa dei diritti umani sostengono che il prolungamento dello stato d’emergenza nazionale in Honduras abbia creato un sistema di impunità per le forze dell’ordine.&nbsp;</p>



<p>Secondo molti giornalisti onduregni, lo stato d’emergenza non avrebbe più come unico obiettivo la riduzione della violenza, ma sarebbe diventato anche uno strumento di controllo.</p>



<p>Le persone diventano spesso aggressive dopo aver vissuto sulla propria pelle la violenza.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b1-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-525461" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b1-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b1-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b1-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b1-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b1-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/b1.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Molti ragazzi che entrano nelle gang sono il prodotto dell’ambiente nel quale sono cresciuti e, come ogni essere umano, imparano a restituire al mondo ciò che dal mondo hanno ricevuto.</p>



<p>O, per dirlo con le parole di El Negro:</p>



<p>“Quando la violenza ti circonda, ti ci abitui e devi imparare fin da subito le regole fondamentali per riuscire a sopravvivere: spara per primo, prima che gli altri sparino a te; sii disposto a tutto per la gang e non parlare mai con la polizia.&nbsp;</p>



<p>Qui funziona così.</p>



<p>Penso che, anche se avessi voluto cambiare vita, il mio destino sarebbe stato quello di diventare un pandillero.&nbsp;</p>



<p>Il destino non si può fermare, bisogna soltanto seguire il suo disegno.</p>



<p>È tutta la vita che vedo violenza intorno a me e adesso non ho paura di morire.&nbsp;</p>



<p>Se morirò, non so che fine farà la mia anima, credo probabilmente che andrà all’inferno, a bruciare per l’eternità.</p>



<p>Ma una cosa la so e cioè che non ci sarà mai pace per noi pandilleri, perché&nbsp;non ci sarà mai fine a questa guerra”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/criminalita/tears-and-bullets.html">Tears and Bullets</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Scatta l&#8217;allarme yaba: ecco la droga che devasta l&#8217;Asia</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/scatta-lallarme-yaba-ecco-la-droga-che-devasta-lasia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 09:38:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1293" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071512435257_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_644448.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071512435257_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_644448.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071512435257_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_644448-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071512435257_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_644448-1024x690.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071512435257_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_644448-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071512435257_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_644448-1536x1034.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071512435257_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_644448-600x404.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La yaba è una potente droga sintetica che sta alimentando una grave crisi nel Sud Est Asiatico. Soprattutto in Bangladesh.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/scatta-lallarme-yaba-ecco-la-droga-che-devasta-lasia.html">Scatta l&#8217;allarme yaba: ecco la droga che devasta l&#8217;Asia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1293" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071512435257_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_644448.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071512435257_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_644448.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071512435257_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_644448-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071512435257_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_644448-1024x690.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071512435257_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_644448-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071512435257_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_644448-1536x1034.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071512435257_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_644448-600x404.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A vederla sul palmo di una mano, così piccola e rotonda, spesso rossa, arancione o rosa, sembra una piccola caramella alla frutta. È invece una delle <strong>droghe sintetiche</strong> più diffuse e pericolose dell&#8217;<strong>Asia</strong>. Si chiama <strong>yaba </strong>ed è un concentrato di metanfetamina e caffeina che fornisce a chiunque ne faccia assunzione una potente scarica di energia. Attenzione però perché l&#8217;effetto euforizzante, che dura per ore, è seguito da una fase di astinenza caratterizzata da spossatezza, insonnia e paranoia. Aspetto ancora più rilevante: abusare di questa pillola comporta gravissime conseguenze sulla salute fisica e mentale. </p>



<p>Considerando il fatto che è facile da produrre, economica da acquistare (a seconda del Paese da pochi centesimi di dollari a una manciata di dollari) e ampiamente disponibile nel <strong>Sud Est Asiatico</strong>, si capisce perché l&#8217;allarme yaba &#8211; dal thailandese &#8220;medicina della pazzia&#8221; &#8211; <a href="https://it.insideover.com/criminalita/triangolo-doro-droghe-e-reati-cyber-non-bastavano-ora-ce-anche-la-citta-del-crimine.html">risuoni forte e chiaro nell&#8217;intera regione</a>. Nello specifico, l&#8217;epicentro dell&#8217;ultima emergenza legata al boom dello yaba coincide con il <strong>Bangladesh</strong>. Il motivo principale? Il suo poroso confine con il Myanmar, e cioè da dove viene prodotta la pillola della morte. Una pillola usata letteralmente da chiunque: dagli operai subissati di lavoro ai frequentatori di feste in cerca di sballo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="680" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260715124202622_7504cd611931b15f676e06f702091b5e-1024x680.jpg" alt="" class="wp-image-523387" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260715124202622_7504cd611931b15f676e06f702091b5e-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260715124202622_7504cd611931b15f676e06f702091b5e-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260715124202622_7504cd611931b15f676e06f702091b5e-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260715124202622_7504cd611931b15f676e06f702091b5e-1536x1020.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260715124202622_7504cd611931b15f676e06f702091b5e-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260715124202622_7504cd611931b15f676e06f702091b5e.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il ritorno della yaba</h2>



<p>In passato <strong>la yaba veniva utilizzata in maniera del tutto legale dagli autisti thailandesi di camion a lunga percorrenza. </strong>Fino al <strong>1970 </strong>le pillole si potevano acquistare nelle stazioni di servizio per aiutare i guidatori a restare svegli durante i loro lunghi turni notturni. Ora sono vietatissime ma riscuotono comunque un elevato successo anche tra le fasce più povere delle popolazioni di Laos, Cambogia, Thailandia e Bangladesh, solo per citare alcuni Paesi.</p>



<p>Una compressa di yaba contiene circa il 30% di <strong>metanfetamina</strong> che, mescolata con la <strong>caffeina</strong>, agisce come stimolante del sistema nervoso centrale. Chi ne fa uso spesso le ingoia oppure frantuma le pastiglie e le fuma. I tossicodipendenti possono restare svegli dai sette ai dieci giorni, salvo poi crollare per due o tre giorni e ripetere lo stesso copione. </p>



<p>Smettere di usare yaba non comporta sintomi di astinenza (non è come con l&#8217;alcol o l&#8217;eroina); sono semmai i suoi <strong>effetti </strong>a creare una vera e propria dipendenza e a renderla pericolosa.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🚨Assam Police Seize ₹8 Crore Worth of Yaba Tablets in Sribhumi, Three Arrested<br><br>Assam Police have seized 80,000 Yaba tablets worth an estimated ₹8 crore after intercepting a Maruti Eeco van (without a number plate) at Channighat under Ramakrishna Nagar Police Station in… <a href="https://t.co/w3FBCSlq3i">pic.twitter.com/w3FBCSlq3i</a></p>&mdash; Resonant News🌍 (@Resonant_News) <a href="https://x.com/Resonant_News/status/2077061409368883503?ref_src=twsrc%5Etfw">July 14, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Allarme rosso in Bangladesh</h2>



<p>Il Bangladesh sta vivendo un&#8217;acuta <strong>fase di emergenza</strong> yaba. I sequestri intorno alle città costiere, a partire da <strong>Cox&#8217;s Bazar</strong>, sono sempre più frequenti. I <strong>trafficanti</strong> sfruttano i <a href="https://it.insideover.com/video/la-tragedia-dimenticata-dei-rohingya">campi profughi Rohingya</a> come punto di smistamento per le spedizioni, nonché come luogo di reclutamento per i corrieri incaricati di trasportare la droga fino alla capitale Dacca. Lo scorso aprile le autorità bengalesi hanno sequestrato oltre un milione di pillole. <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-civile-dimenticata-del-myanmar.html">La guerra in Myanmar</a> non ha fatto altro che incrementare il flusso regionale delle pastiglie. </p>



<p>In Bangladesh, dove la yaba è apparsa nei primi anni Duemila, il governo ha inasprito le pene per il possesso di questa droga e dichiarato una politica di <strong>tolleranza zero</strong> nel tentativo di risolvere il problema. </p>



<p>Ma perché una sostanza venduta come stimolante per gli autisti ha generato una crisi del genere? I consumatori di yaba faticano a mantenere il consumo a scopo ricreativo. La diffusa <strong>disponibilità della droga</strong> ne favorisce l&#8217;utilizzo. E così, se all&#8217;inizio una pillolina di yaba può bastare per una settimana, ben presto quel numero aumenta a tre o quattro generando schizofrenia, depressione e disturbi della personalità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260715124320963_a0aceeecefba1a46cd17a67f66644255-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-523388" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260715124320963_a0aceeecefba1a46cd17a67f66644255-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260715124320963_a0aceeecefba1a46cd17a67f66644255-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260715124320963_a0aceeecefba1a46cd17a67f66644255-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260715124320963_a0aceeecefba1a46cd17a67f66644255-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260715124320963_a0aceeecefba1a46cd17a67f66644255-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260715124320963_a0aceeecefba1a46cd17a67f66644255.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/scatta-lallarme-yaba-ecco-la-droga-che-devasta-lasia.html">Scatta l&#8217;allarme yaba: ecco la droga che devasta l&#8217;Asia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Cambogia e Thailandia, lo strano viaggio del capo dell&#8217;Fbi</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/cambogia-e-thailandia-lo-strano-viaggio-del-capo-dellfbi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 13:56:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Federal Bureau of Investigation (Fbi)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072316412492_d46ad13eafb686fbc381a088ca947e68.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072316412492_d46ad13eafb686fbc381a088ca947e68.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072316412492_d46ad13eafb686fbc381a088ca947e68-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072316412492_d46ad13eafb686fbc381a088ca947e68-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072316412492_d46ad13eafb686fbc381a088ca947e68-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072316412492_d46ad13eafb686fbc381a088ca947e68-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072316412492_d46ad13eafb686fbc381a088ca947e68-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dietro la missione del direttore dell'Fbi in Thailandia e Cambogia non c'è solo la lotta alle truffe online.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072316412492_d46ad13eafb686fbc381a088ca947e68.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072316412492_d46ad13eafb686fbc381a088ca947e68.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072316412492_d46ad13eafb686fbc381a088ca947e68-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072316412492_d46ad13eafb686fbc381a088ca947e68-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072316412492_d46ad13eafb686fbc381a088ca947e68-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072316412492_d46ad13eafb686fbc381a088ca947e68-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072316412492_d46ad13eafb686fbc381a088ca947e68-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il direttore dell&#8217;Fbi <strong>Kash Patel</strong> ha effettuato un raro viaggio in <strong>Cambogia</strong>. La motivazione ufficiale della trasferta? Il rafforzamento congiunto tra Washington e Phnom Penh del contrasto alla <strong>criminalità organizzata</strong>. A prima vista può sembrare una spiegazione convincente. I cittadini statunitensi perdono del resto ogni 12 mesi circa <strong>10 miliardi di dollari</strong> a causa di reiterate truffe online che hanno il loro epicentro proprio da queste parti. Un report dell&#8217;Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine ha invece stimato fino a <strong>114 miliardi</strong> di perdite considerando l&#8217;intera regione dell&#8217;Asia-Pacifico. E ancora: secondo una ricerca dello United States Institute of Peace, soltanto nella nazione cambogiana frodi del genere muoverebbero un giro d&#8217;affari annuo di circa 12,5 miliardi, ovvero la metà esatta del pil cambogiano. </p>



<p>E tutto nonostante le autorità locali siano sempre più decise a condurre raid contro le famigerate <em><strong>Scam Cities</strong></em> dislocate per lo più tra le aree più remote di Myanmar, Laos e Cambogia. Per l&#8217;appunto Patel è arrivato nella capitale cambogiana dalla vicina <strong>Thailandia</strong>, dove nei giorni scorsi è andato in scena un vertice &#8211; co-organizzato dagli Usa – sui centri truffa al quale hanno partecipato una ventina di Paesi e centinaia di funzionari delle forze dell&#8217;ordine.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/FBI-WASHINGTON-DC-764-GROUP-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-491801" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/FBI-WASHINGTON-DC-764-GROUP-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/FBI-WASHINGTON-DC-764-GROUP-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/FBI-WASHINGTON-DC-764-GROUP-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/FBI-WASHINGTON-DC-764-GROUP-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/FBI-WASHINGTON-DC-764-GROUP-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/FBI-WASHINGTON-DC-764-GROUP.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il viaggio del capo della Cia in Cambogia</h2>



<p>Nel giro di poche settimane Patel, e cioè il capo della principale agenzia di polizia statunitense, ha incontrato prima il premier thailandese <strong>Anutin Charnvirakul</strong> e poi quello cambogiano <strong>Hun Manet</strong>. I temi toccati, in base a quanto emerso, sarebbero stati gli stessi: la richiesta americana di una collaborazione potenziata per combattere le truffe online e altri crimini transnazionali, come la tratta di esseri umani e il traffico di droga.                                                                                                                     Una collaborazione, in particolare, da attuare attraverso la condivisione di <strong>informazioni </strong>e lo <strong>scambio di intelligence</strong>. Come ha spiegato l&#8217;ambasciata statunitense a Phnom Penh, la lotta contro le frodi e il crimine della Cambogia rappresenta &#8220;una priorità assoluta per il governo degli Usa&#8221;. </p>



<p>La sede diplomatica di Washington ha inoltre spiegato che a visita di Patel nel Paese serve per evidenziare &#8220;la necessità di sforzi congiunti e incisivi per combattere la criminalità informatica transnazionale, compresi maggiori sforzi per ritenere responsabili i capi delle truffe di alto livello e per migliorare la condivisione di informazioni riguardanti i funzionari complici e i proprietari delle basi operative utilizzate per le truffe&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260723164139753_0d28eaf5b085dc2f958f7be5e11bcb50-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-524168" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260723164139753_0d28eaf5b085dc2f958f7be5e11bcb50-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260723164139753_0d28eaf5b085dc2f958f7be5e11bcb50-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260723164139753_0d28eaf5b085dc2f958f7be5e11bcb50-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260723164139753_0d28eaf5b085dc2f958f7be5e11bcb50-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260723164139753_0d28eaf5b085dc2f958f7be5e11bcb50-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260723164139753_0d28eaf5b085dc2f958f7be5e11bcb50.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Non solo criminalità</h2>



<p>Gli <strong>Stati Uniti</strong>, ha concluso l&#8217;ambasciata di Washington in Cambogia, &#8220;sostengono pienamente gli sforzi volti a garantire giustizia alle vittime e la responsabilità penale per i responsabili delle truffe online, per coloro che le agevolano o le proteggono e per i complici dei reati di tratta di esseri umani correlati&#8221;. Dal canto suo, Hun Manet ha fatto sapere che a settembre il suo Paese ospiterà una conferenza internazionale sulla lotta alle truffe informatiche. </p>



<p>Il contrasto alla criminalità è però soltanto la punta dell&#8217;iceberg. Già, perché <strong>dietro alla lotta contro le <em>Scam Cities</em> si nasconde la solita competizione tra Usa e Cina.</strong> È curioso per esempio il tempismo della visita di Patel a Bangkok. Una visita avvenuta quasi in concomitanza con la visita oltre la Muraglia di Anutin, servita al premier thailandese per rilanciare le relazioni con Pechino nel nome della &#8220;costruzione di una comunità sino-thailandese dal futuro condiviso&#8221;, una perifrasi che non piace affatto agli Usa, preoccupati di perdere l&#8217;appoggio di un partner rilevante come quello thailandese.</p>



<p>Che dire, invece, della Cambogia? Da quando, nel 2013, ha firmato un partenariato strategico globale con la Cina<a href="https://it.insideover.com/economia/la-cambogia-al-centro-della-sfida-usa-cina.html"> gli investimenti del Dragone sono confluiti massicciamente</a> a Phnom Penh e dintorni. Sul piano della sicurezza, il simbolo più evidente di questa vicinanza è la <strong>base navale di Ream</strong>, <a href="https://it.insideover.com/difesa/base-cambogia-difesa-aerea-perche-pechino-preoccupa-occidente.html">ristrutturata con il sostegno cinese e</a> già utilizzata per lunghi periodi da unità della Marina di Pechino: una presenza che da anni alimenta i timori di Washington, convinta che la struttura possa evolvere in un avamposto militare permanente della Cina nel Golfo di Thailandia. </p>



<p>È anche in quest&#8217;ottica, dunque, che si inserisce il recente riavvicinamento degli Stati Uniti alla Cambogia. Lo scorso giugno, <a href="https://it.insideover.com/politica/al-pentagono-conta-averlo-alto-il-testosterone.html">il segretario alla Difesa Pete Hegseth</a> ha infatti annunciato la ripresa delle esercitazioni militari congiunte, segnando il rilancio della cooperazione bilaterale. Il vero obiettivo degli Usa? Riportare Paesi come Cambogia e Thailandia in una posizione meno sbilanciata verso Pechino sfruttando ogni mezzo possibile. Anche le informazioni condivise in nome della criminalità organizzata.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="721" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260723164226692_6e119dc6d58f3283f1c58690f8bb9040-1024x721.jpg" alt="" class="wp-image-524169" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260723164226692_6e119dc6d58f3283f1c58690f8bb9040-1024x721.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260723164226692_6e119dc6d58f3283f1c58690f8bb9040-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260723164226692_6e119dc6d58f3283f1c58690f8bb9040-768x540.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260723164226692_6e119dc6d58f3283f1c58690f8bb9040-1536x1081.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260723164226692_6e119dc6d58f3283f1c58690f8bb9040-600x422.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260723164226692_6e119dc6d58f3283f1c58690f8bb9040.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/cambogia-e-thailandia-lo-strano-viaggio-del-capo-dellfbi.html">Cambogia e Thailandia, lo strano viaggio del capo dell&#8217;Fbi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Usa all&#8217;attacco in Venezuela, ucciso il capo del cartello Tren de Aragua</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/usa-allattacco-in-venezuela-ucciso-il-capo-del-cartello-tren-de-aragua.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 09:24:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=520314</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1517" height="852" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/petrolio-4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/petrolio-4.jpg 1517w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/petrolio-4-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/petrolio-4-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/petrolio-4-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/petrolio-4-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/petrolio-4-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1517px) 100vw, 1517px" /></p>
<p>Usa all'attacco in Venezuela, ucciso il capo del cartello Tren de Aragua ritenuto un'organizzazione terroristica da Washington.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/usa-allattacco-in-venezuela-ucciso-il-capo-del-cartello-tren-de-aragua.html">Usa all&#8217;attacco in Venezuela, ucciso il capo del cartello Tren de Aragua</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1517" height="852" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/petrolio-4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/petrolio-4.jpg 1517w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/petrolio-4-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/petrolio-4-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/petrolio-4-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/petrolio-4-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/petrolio-4-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1517px) 100vw, 1517px" /></p>
<p>Gli <strong>Stati Uniti</strong> sono tornati a colpire in <strong>Venezuela</strong>, quasi sei mesi dopo il raid del 3 gennaio scorso che portò alla cattura dell&#8217;ex presidente <strong>Nicolas Maduro</strong>, attaccando ed eliminando <strong>Niño Guerrero, nomme de guerre di Héctor Rusthenford Guerrero Flores,</strong> capo del cartello Tren de Aragua, designato dall&#8217;amministrazione di Donald Trump come organizzazione terroristica straniera (Fto) al pari di altri gruppi di &#8220;narcoterroristi&#8221; e delle organizzazioni jihadiste o radicali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi era il leader di Tren de Aragua</h2>



<p>Guerrero era indicato nell&#8217;atto di accusa contro Maduro per presunti reati di narcotraffico come complice per compiere operazioni contro gli Stati Uniti ed era ritenuto una figura chiave nel mondo dei narcos latinoamericani. 43 anni, Guerrero era da oltre un decennio protagonsita della vita criminale latinoamericana. Sulla sua testa pendeva una taglia di 5 milioni di dollari dopo che era evaso nel 2023 da un carcere venezuelano, dove era stato rinchiuso a seguito di una condanna a 17 anni di prigione per omicidio, traffico di droga, furto d&#8217;identità. Era ricercato anche in Perù e Cile. L&#8217;operazione del <em>Southern Command</em> (Southcom) che ha portato alla sua uccisione, secondo quanto riferito dal Pentagono, sarebbe stata compiuta in coordinamento con le autorità venezuelane, come ha riferito il Segretario alla Difesa Usa <strong>Pete Hegseth</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Earlier this week, the <a href="https://x.com/DeptofWar?ref_src=twsrc%5Etfw">@DeptofWar</a> — in full collaboration with Venezuelan security forces — conducted a kinetic strike on a Tren de Aragua (TdA) compound in Venezuela. TdA founder &amp; leader Hector Rusthenford Guerrero Flores, aka “Niño Guerrero,” was confirmed killed during the…</p>&mdash; Secretary of War Pete Hegseth (@SecWar) <a href="https://x.com/SecWar/status/2065613430074065246?ref_src=twsrc%5Etfw">June 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Gli Usa espandono l&#8217;azione contro i narcos</h2>



<p>L&#8217;attacco a Guerrero mostra un nuovo capitolo della <strong>cooperazione tra il nuovo governo venezuelano di Delcy Rodriguez</strong>, che si è sostituita a Maduro mantenendo in larga parte intatta la struttura dello Stato e del regime chavista, e gli Usa dopo l&#8217;attacco-shock del 3 gennaio. Rodriguez, indubbiamente, cerca un modus vivendi con l&#8217;amministrazione di Donald Trump e ha ottenuto un sollievo temporaneo dalle sanzioni che la colpivano, emesse dell&#8217;<em>Office of Foreign Asset Control </em>(Ofac) del Tesoro di Washington. La presidentessa ha <strong>aperto la strada all&#8217;ingresso delle compagnie petrolifere</strong> occidentali nel settore del greggio, ha rotto i rapporti di fornitura a Cuba, bersaglio dell&#8217;assedio politico ed economico americano, e ha ricevuto diversi funzionari statunitensi.</p>



<p><a href="https://it.insideover.com/spionaggio/john-ratcliffe-la-visita-in-venezuela-e-il-ruolo-della-cia-nella-nuova-strategia-americana.html">Nel gennaio 2026 J<strong>ohn Ratcliffe, direttore della Cia,</strong> è giunto a Caracas e ha incontrato Rodriguez</a> e non è da escludere che il suo viaggio possa aver inaugurato una nuova, inedita, fase di cooperazione tra il Venezuela e gli Usa. Rodriguez, poi, in una rotazione ministeriale, ha sostituito il veterano ministro della Difesa <a href="https://www.aa.com.tr/en/americas/venezuela-dismisses-vladimir-padrino-lopez-as-defense-minister/3870385"><strong>Vladimir Padrino Lopez,</strong> fedelissimo di Maduro e inviso agli Usa, col generale Gustavo Lopez, ritenuto più allineato.</a> Unendo i puntini si può dunque tratteggiare una nuova cooperazione e un sistema di coordinamento Washington-Caracas che sta facendo entrare il Venezuela nel perimetro dello &#8220;<strong>Scudo delle Americhe&#8221;, la coalizione</strong> varata a marzo 2026 da Trump con il nome ufficiale di <em>Americas Anti-Cartel Coalition </em>(A3C) e che vede ufficialmente aderire tutti i Paesi guidati da governi filostatunitensi o da leader di destra pro-Trump del continente: Argentina, Bolivia, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guyana, Honduras, Panama, Paraguay e Trinidad e Tobago.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La cooperazione Usa-Venezuela</h2>



<p>Il Venezuela, a cui non sono state rimosse le sanzioni in maniera definitiva, non partecipa ma la prassi dell&#8217;attacco Usa sul suo territorio e del coordinamento sembra andare nella direzione dell&#8217;A3C, che prevede la possibilità di coordinare informazioni sensibili e appoggiarsi agli Usa per colpire bersagli legati ai cartelli. <strong>Un&#8217;alleanza politico-militare, questa, con cui Trump intende dare copertura alla strategia unilaterale di Washington </strong>che ha portato a pesanti attacchi alle barche di presunti narcotrafficanti nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico orientale, spesso con controversi casi in cui sarebbero stati uccisi civili, all&#8217;attacco contro Maduro, ritenuto capo di una rete di narcotrafficanti, <a href="https://it.insideover.com/criminalita/dai-caraibi-allecuador-gli-usa-allargano-il-raggio-della-guerra-ai-narcos-in-america.html" type="post" id="510548">ai raid contro i cartelli in Ecuador</a> e, sul piano politico, alla pressione contro il presidente colombiano uscente Gustavo Petro, ritenuto non allineato alla nuova strategia.</p>



<p><strong>Rodriguez sembra concedere mano libera agli Usa</strong>, e questo indica la volontà americana di mostrare potere e influenza nell&#8217;ex &#8220;cortile di casa&#8221; della superpotenza. Solo pochi mesi fa un&#8217;operazione congiunta anti-cartelli sarebbe sembrata impensabile. Ora è stata realtà. E non è una bella notizia per chi nella regione si trova dall&#8217;altra parte della barricata rispetto a Washington. L&#8217;aumento del peso delle operazioni parla direttamente a Paesi come Cuba, che potrebbe essere il prossimo bersaglio dell&#8217;interventismo militare a stelle e strisce.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/usa-allattacco-in-venezuela-ucciso-il-capo-del-cartello-tren-de-aragua.html">Usa all&#8217;attacco in Venezuela, ucciso il capo del cartello Tren de Aragua</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Albania: gli aspetti inconfessabili della grande speculazione immobiliare del genero di Trump </title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/albania-gli-aspetti-inconfessabili-della-grande-speculazione-immobiliare-del-genero-di-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 03:39:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Albania]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[Kushner]]></category>
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<p>Jared Kushner vuole costruire resort di lusso sulle coste più incontaminate dell'Albania. Dietro di lui società offshore e figure controverse.</p>
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<p>In quello spazio liminale tra Oriente e Occidente che da secoli è l’Albania, si dipana un <strong>nuovo capitolo del “risiko immobiliare” che fa capo a Jared Kushner</strong>, genero del presidente degli Stati Uniti e, secondo le indiscrezioni, “eminenza grigia” che si cela dietro a molte delle decisioni del tycoon.&nbsp;</p>



<p>Il progetto di sviluppo turistico avviato nel Paese balcanico dal consorte di Ivanka Trump&nbsp;ha innescato <strong>accese proteste da parte di migliaia di persone </strong>che da giorni scendono in piazza,&nbsp;scandendo a chiare lettere lo slogan «Albania is not for sale»,&nbsp;per protestare contro le mire affaristiche di una ristretta oligarchia economico-finanziaria e contro l’atteggiamento connivente del premier Edi Rama.&nbsp;</p>



<p>Oltre alle manifestazioni, <strong>il caso ha anche un risvolto giudiziario</strong>: Zvërnec —&nbsp;una delle aree in cui dovrebbe sorgere il resort di lusso — è già <strong>sotto inchiesta da parte della SPAK, la Procura speciale anti-corruzione</strong> che sta indagando sull&#8217;origine della proprietà e sui fondi utilizzati per l&#8217;acquisto del terreno. Un’attività investigativa necessaria date<strong> le opacità che sembrano emergere dalla vicenda.</strong> <a href="https://balkaninsight.com/2026/06/04/behind-a-trump-linked-albanian-resort-project-a-host-of-murky-interests/bi/">Come rivelato dal Balkan Investigative Reporting Network</a>, infatti, per quanto Kushner sia la figura di spicco del progetto di sviluppo immobiliare di lusso, alle sue spalle si cela <strong>una rete di torbide figure invischiate in numerose controversie, alcune con ramificazioni nel nostro Paese.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>“L&#8217;isola dei Trump”, la laguna incontaminata e la rivolta dei fenicotteri&nbsp;</strong></h2>



<p>La chiamano <strong>“la rivoluzione dei fenicotteri”</strong>, dal nome del volatile presente tra le centinaia di specie animali che abitano l’area protetta Vjosë-Nartë, dove sorge Zvërnec. Sono migliaia i manifestanti che chiedono, tra le altre cose, <strong>le dimissioni di Rama e l’abolizione del quadro giuridico relativo ai cosiddetti “investimenti strategici”</strong>. L’intraprendente premier albanese, un artista prestato alla politica che coltiva rapporti con lo stesso Donald Trump, Benjamin Netanyahu e Tony Blair e passa con disinvoltura dagli accordi con Giorgia Meloni in materia di gestione dei flussi migratori agli affari con attori internazionali, cerca da tempo di accreditare la propria figura presso i potenti del mondo. Con questo obiettivo, sta cercando di <strong>promuovere il turismo d’élite nel suo Paese</strong>, attribuendo a molti progetti lo <strong>status di “investimento strategico”,</strong> etichetta spesso arbitrariamente conferita a iniziative che vengono imposte alle comunità locali aggirando le procedure. E strategici sono stati definiti, appunto, i piani di Kushner per l’isola di Sazan —&nbsp;un paradiso naturale di macchia mediterranea, abbracciato da un mare turchese e abissale, che i locali chiamano da qualche tempo Ishulli i Trumpëve, l’Isola dei Trump — e per Zvërnec, uno dei tratti più incontaminati della costa adriatica albanese, con spiagge sabbiose, scogliere frastagliate a picco sul mare, la laguna di Limopuo, l&#8217;isola del monastero e rare dune di sabbia che fungono da luogo di nidificazione per le tartarughe marine.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un affare da più di 1,4 miliardi</strong></h2>



<p>«Ma prima che Sazan diventi un simbolo del privilegio, una mecca del turismo di lusso sfrenato, voglio esplorare l&#8217;isola, assaporare appieno questo privilegio. Voglio raccontare <strong>il capolavoro sconosciuto creato dalla natura e dalla storia,</strong> prima che Sazan entri a far parte della collezione del genero di Trump, Jared Kushner, e di sua moglie Ivanka Trump». Così scriveva nel 2024 il giornalista Marzio Mian in un reportage incentrato sulla bellezza mozzafiato del luogo. Proprio da Sazan —&nbsp; situata nello stretto di Otranto, all’ingresso della baia di Valona, lembo di terra che fu italiano dal 1920 al 1947 e che è ancora puntellato da 4mila bunker dei 700mila totali fatti erigere nel Paese dal dittatore Enver Hoxha — sono partiti i piani di Kushner, a capo del <strong>fondo di private equity Affinity Partners, finanziato in gran parte dal principe saudita Mohammed Bin Salman</strong>, personaggio controverso che secondo le conclusioni della CIA aveva “autorizzato” l’omicidio e lo smembramento del giornalista Jamal Khashoggi.&nbsp;</p>



<p>L’area sarebbe il <strong>punto di convergenza tra capitale immobiliare statunitense, presenza militare turca e industria della difesa israeliana</strong>. È a poca distanza da qui infatti che il colosso della difesa israeliano Elbit Systems ha riaperto la scuola di aviazione di Valona e, insieme alla società di Stato albanese KAYO, assembla droni e sistemi d’arma.&nbsp;</p>



<p><strong>Un affare, quello di Sazan, da 1,4 miliardi di euro </strong>che si andranno ad aggiungere ai milioni destinati alle infrastrutture previste per Zvërnec su un’area di oltre 1,3 milioni di metri quadrati. È stato il Consiglio nazionale albanese per il territorio e le acque (KKTU), presieduto dal primo ministro <strong>Edi Rama,</strong> a rilasciare il permesso di costruzione al progetto, nonostante le controversie legali in corso sulla proprietà effettiva del terreno su cui dovrebbe sorgere l&#8217;edificio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Chi c&#8217;è dietro il progetto di Kushner</strong></h2>



<p>Rispetto all’area di Zvërnec, la SPAK ha confermato lo scorso lunedì di aver avviato <strong>un&#8217;indagine sulle modifiche apportate nel 2024</strong> allo status di area protetta e alla proprietà terriera, che hanno aperto la strada al progetto di sviluppo turistico. A capo di quest’ultimo c’è una società chiamata <strong>Zvërnec South Adriatic Development</strong>, registrata nei Paesi Bassi come trust offshore. <a href="https://balkaninsight.com/2026/06/04/behind-a-trump-linked-albanian-resort-project-a-host-of-murky-interests/bi/">L’inchiesta di BIRN/Balkan Insight </a>ricostruisce la fitta trama di partecipazioni dietro il progetto di Kushner, mostrando come lo status di “investitore strategico” —&nbsp; <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/6/5/why-the-kushners-plan-to-build-an-albanian-resort-has-sparked-protests">riconosciuto alla sua società Atlantic Incubation Partners LLC</a>, riporta Al Jazeera —&nbsp;e le opacità societarie si intreccino con gli interessi dell’élite albanese, in primis con il governo Rama.&nbsp;</p>



<p>Una delle entità della struttura offshore, Blue Industries Investment Holding BV, è di proprietà di cinque individui albanesi anonimi, la cui identità è legalmente protetta poiché nessuno di loro detiene più del 25% delle azioni.&nbsp;</p>



<p>Se Atlantic Incubation Partners è il veicolo “madre” statunitense, Zvërnec South Adriatic Development è l’entità operativa sul terreno e ha firmato accordi di sviluppo con individui e aziende che rivendicano la proprietà di oltre 2,5 milioni di metri quadrati di terreno, pari a 251 ettari, a Zvërnec e Narta. Documenti e sentenze esaminati da BIRN dimostrano che <strong>l&#8217;origine di molte di queste proprietà è strettamente legata al controverso uomo d&#8217;affari di Valona Artur Shehu</strong>, residente negli Stati Uniti, e al suo ex avvocato, Pëllumb Petritaj, ripetutamente accusato di falsificazione di documenti proprio in relazione alla rivendicazione di proprietà da parte di Shehu di ampie porzioni di terreno costiero, comprese quelle in cui dovrebbe sorgere il resort previsto.</p>



<p>L’imprenditore albanese non è accusato di alcun reato, ma <strong>il suo nome è comparso in alcune vicende giudiziarie riguardanti l’Italia. </strong>È stato, per esempio, recentemente citato in un documentario della RAI come persona presumibilmente indagata nell&#8217;ambito di <strong>un&#8217;inchiesta sulla Sacra Corona Unita</strong> e, inoltre, compare nelle <strong>investigazioni sull’esplosione avvenuta a ottobre dello scorso anno sotto casa di Sigfrido Ranucci</strong>, conduttore di Report.</p>



<p>Shehu non è l’unico personaggio a venire fuori dalle carte. <strong>Altri 25.000 metri quadrati di terreno fanno capo ad AM-Invest, di proprietà della famiglia di Alaudin Malaj, ex presidente della Corte d&#8217;Appello di Tirana</strong>. Nel 2013, il giudice emise una sentenza civile che assegnò alla famiglia Shehu 156 ettari di terreno, ribaltando una decisione di un tribunale di grado inferiore. Nel 2019, in qualità di relatore in un collegio giudicante, contribuì all&#8217;archiviazione delle accuse di falsificazione contro Petritaj. Malaj si è dimesso dalla magistratura nel 2020, prima di poter essere sottoposto alla procedura di verifica introdotta dall&#8217;Albania per estromettere giudici e pubblici ministeri corrotti. I beni dichiarati dal magistrato —&nbsp;per un valore di circa 1,7 milioni di euro —&nbsp;lo rendevano uno dei giudici più ricchi del paese, riporta BIRN.</p>



<p><strong>La proprietà più estesa coinvolta nel progetto —&nbsp; circa 1,2 milioni di metri quadrati — è invece di proprietà di South Adriatic Development</strong>, società interamente controllata da un ingegnere albanese di nome Redi Struga tramite Smart Construction Invest. Attraverso un&#8217;altra società, Albanian Land Development, Struga funge da intermediario chiave per <strong>i fratelli miliardari qatarioti Ramez e Mohamad Al-Khayyat</strong>, che investono nel progetto insieme a Kushner.</p>



<p>Infine, durante la visita di Ivanka Trump alla laguna di Narta a gennaio, tra i presenti compariva <strong>Musa Kastrati, erede del potente Gruppo Kastrati,</strong> conglomerato vicino al governo e attivo anche nel turismo e nel real estate. Già nel 2024 Musa aveva dichiarato al <em>New York Times</em> che la sua azienda avrebbe avuto un ruolo nei piani di Kushner in Albania.</p>



<p>Intanto, tra la fine di aprile e i primi di maggio delle recinzioni metalliche che racchiudono un milioni di metri quadrati di terreno sono apparse in diverse parti dell’area, bloccando l&#8217;accesso alla spiaggia e alle proprietà ancestrali dove generazioni di abitanti del villaggio erano cresciute. Poco più a Nord, a Pishë Poro, è stata eretta una recinzione simile attorno a oltre 1,3 milioni di metri quadrati di terreno.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il capitalismo che ha espugnato la fortezza di Hoxha</strong></h2>



<p>Questi sono solo alcuni degli elementi che comprovano la connivenza di interessi pubblici e privati e che testimoniano come dietro la narrazione basata su “sviluppo, investimenti, posti di lavoro, salto turistico” si celi in realtà ben altro.&nbsp;</p>



<p>Le controversie riguardanti l’area della laguna di Narta affondano le loro radici nel <strong>caos giuridico ereditato dopo la caduta del regime comunista albanese all&#8217;inizio degli anni &#8217;90, </strong>aggravato dalla corruzione e dagli affari loschi che hanno caratterizzato <strong>la transizione al capitalismo, ora giunta a un livello parossistico</strong>, inaccettabile per quella parte di cittadini albanesi che stanno scendendo in piazza <strong>contro un modello di sviluppo rapace e in difesa del patrimonio ambientale e storico.&nbsp;</strong></p>



<p>Quello che era considerato il Paese con la dittatura più claustrofobica dell’Occidente, la cosiddetta “Corea del Nord d&#8217;Europa&#8221;, ha aperto le sue porte al dominio dei capitali, piegando lo Stato di diritto ai diktat dei grandi investitori e alle logiche estrattive di questi ultimi.&nbsp;</p>



<p>«Il paradosso è evidente: ciò che per decenni è stato un bastione anti-occidentale, una fortezza contro l’imperialismo americano, ora dovrebbe diventare un avamposto del lusso globale, frequentato da élite internazionali, oligarchi, celebrità e capi d’azienda», ha scritto ancora Mian a proposito di Sazan. L’isola, che era per Hoxha «la roccia contro cui si sarebbero infranti eserciti rossi e capitalisti», è destinata a essere espugnata da questi ultimi, a dispetto dei bunker ancora abbarbicati sulle pareti rocciose.</p>
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		<title>Trump, Milei, Hernandez e il piano per &#8220;estirpare la sinistra come un cancro»: l&#8217;Hondurasgate finisce in tribunale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-milei-hernandez-e-il-piano-per-estirpare-la-sinistra-come-un-cancro-lhondurasgate-finisce-in-tribunale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 12:24:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=518786</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529115044726_4a932e9083f4605d7b78964f8325267c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529115044726_4a932e9083f4605d7b78964f8325267c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529115044726_4a932e9083f4605d7b78964f8325267c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529115044726_4a932e9083f4605d7b78964f8325267c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529115044726_4a932e9083f4605d7b78964f8325267c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529115044726_4a932e9083f4605d7b78964f8325267c-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529115044726_4a932e9083f4605d7b78964f8325267c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Due avvocati colombiani hanno denunciato l'ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández per terrorismo e crimini di lesa umanità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-milei-hernandez-e-il-piano-per-estirpare-la-sinistra-come-un-cancro-lhondurasgate-finisce-in-tribunale.html">Trump, Milei, Hernandez e il piano per &#8220;estirpare la sinistra come un cancro»: l&#8217;Hondurasgate finisce in tribunale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529115044726_4a932e9083f4605d7b78964f8325267c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529115044726_4a932e9083f4605d7b78964f8325267c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529115044726_4a932e9083f4605d7b78964f8325267c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529115044726_4a932e9083f4605d7b78964f8325267c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529115044726_4a932e9083f4605d7b78964f8325267c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529115044726_4a932e9083f4605d7b78964f8325267c-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529115044726_4a932e9083f4605d7b78964f8325267c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>«Insieme al collega avvocato e difensore dei diritti umani Mario Serrato, abbiamo presentato <strong>una denuncia penale in Colombia contro Juan Orlando Hernández</strong>, l&#8217;ex presidente honduregno condannato a 45 anni di carcere per traffico di droga e graziato da Donald Trump, nell&#8217;ambito dello <strong>scandalo Hondurasgate</strong> e in relazione ad attività illecite e criminali nel Paese». È con questo annuncio del giurista colombiano Luis Guillermo Pérez Casas, storico difensore dei diritti umani, che <a href="https://it.insideover.com/politica/hondurasgate-piano-stati-uniti-israele-destabilizzare-america-latina.html">lo scandalo incentrato su una rete di corruzione e manipolazione mediatica —&nbsp;tesa a destabilizzare i governi progressisti dell’America Latina</a> —&nbsp;passa dal terreno mediatico a quello giudiziario.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gli audio che scuotono l&#8217;America Latina</strong></h2>



<p>L’Hondurasgate nasce da 37 audio —&nbsp;<a href="https://hondurasgate.ch/">pubblicati dall’omonima piattaforma</a> e da Diario Red / Canal Red América Latina tra fine aprile e inizio maggio 2026 — <a href="https://www.diario-red.com/articulo/america-latina/hondurasgate-investigacion-trama-injerencia-america-latina-respaldada-dos-pericias-forenses/20260523231452070133.html">la cui autenticità è stata confermata da processi di verifica forense effettuati dagli enti indipendenti Earshot e Phonexia</a>, con un grado di attendibilità superiore al 95%.</p>



<p>I file dimostrano che Hernández ha trattato con alleati interni e internazionali – incluso il presidente argentino <strong>Javier Milei</strong> – <strong>una rete di finanziamenti e campagne per destabilizzare governi di sinistra in America Latina.</strong> Condannato nel 2024 da un tribunale federale di New York per narcotraffico, armi e corruzione, l’ex presidente honduregno è stato graziato nel 2025 dal presidente Trump. In cambio del provvedimento di clemenza —&nbsp;preludio di un suo possibile ritorno al potere&nbsp; —, <strong>Washington e Tel Aviv beneficerebbero di tutta una serie di facilitazioni in Honduras,</strong> tra cui la costruzione di una nuova base militare e di centri di confinamento per presunti terroristi, misure tese ad avvantaggiare le aziende americane e israeliane; e, infine, l’espansione delle cosiddette Zone economiche speciali. Dai file — che&nbsp;mostrano l&#8217;intenzione esplicita di «<strong>estirpare come un cancro la sinistra latinoamericana</strong>» —&nbsp; emerge anche la chiara intenzione di creare un’Unità Digitale per la diffusione di notizie false con <strong>il deliberato scopo di attaccare i governi progressisti in Messico e Colombia</strong> e allineare ulteriormente la regione ai desiderata di Washington. L’azione penale di Pérez Casas e Serrato presentata in Colombia prende le mosse proprio dalle rivelazioni dell’Hondurasgate.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il caso irrompe nella campagna colombiana</strong></h2>



<p>Un atto analogo contro l&#8217;ex presidente honduregno è stato depositato dagli avvocati lo scorso 25 maggio anche presso<strong> la Procura generale di Tegucigalpa in Honduras</strong>&nbsp; —&nbsp;con la richiesta di indagare Hernández per <strong>associazione terroristica, cospirazione e preparazione di crimini di lesa umanità </strong>e di avviare la procedura di <strong>estradizione dagli Stati Uniti.</strong> I difensori colombiani erano accompagnati da <strong>Berta Oliva</strong>, coordinatrice generale del <strong>Comitato dei familiari dei detenuti e degli scomparsi in Honduras</strong> (Cofadeh), un&#8217;organizzazione per i diritti umani che oggi ha assunto la rappresentanza legale dei querelanti presso la Procura della Repubblica honduregna, a riprova che attorno all’azione legale si è costituita una squadra internazionale per supportare il processo.</p>



<p>L’istanza precede di pochi giorni <strong>l’appuntamento elettorale del 31 maggio </strong>in cui il popolo colombiano è chiamato a eleggere il nuovo presidente del Paese, dopo <strong>la fine del mandato di Gustavo Petro. </strong>Nel documento presentato dai due avvocati colombiani si legge che le registrazioni audio dimostrano l’intenzione di <strong>minare il processo democratico nel Paese sudamericano</strong>, attraverso strategie di ingerenza politica e campagne di disinformazione indirizzate contro il governo Petro e il candidato progressista Iván Cepeda Castro. E, a proposito della tornata elettorale, le accuse riportate nel documento sembrano, peraltro, essere dimostrate da <a href="https://it.insideover.com/politica/colombia-voto-hondurasgate-proyecto-jupiter-elezioni-31-maggio.html">una serie di inchieste giornalistiche che hanno rivelato l&#8217;esistenza del Proyecto Júpiter,</a> una strategia per influenzare l’opinione pubblica colombiana, generando paura, indignazione, incertezza nella popolazione in vista del voto.&nbsp;</p>



<p>La denuncia insiste sul fatto che, per quanto Hernández sia stato graziato da Trump —&nbsp;con un ruolo fondamentale giocato da Israele, come emerso dagli stessi audio — resta una persona con condanna definitiva, elemento che costituisce un precedente rilevante per valutare <strong>il “pattern” delinquenziale che si manifesta nelle vicende al centro dell’azione legale.&nbsp;</strong></p>



<p>Il documento suggerisce che esista «un&#8217;impresa criminale transnazionale volta a sovvertire l&#8217;ordine costituzionale degli Stati sovrani e a generare condizioni di terrore politico» e sottolinea il linguaggio disumanizzante delle conversazioni, intriso di violenza, con riferimenti a «carcere», «sangue», «morte». Un elemento che, inserito nel quadro di concrete attività di finanziamento —&nbsp;i 350mila dollari messi a disposizione da Milei — e di una vera e propria struttura operativa, viene interpretato non come mera retorica politica, ma come la chiara manifestazione della volontà di «distruggere, in tutto o in parte, una collettività per motivi politici», e come «indizio di intenzione genocidaria o di crimini di lesa umanità», secondo quanto previsto dallo Statuto di Roma e dalla giurisprudenza internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Da Bogotà all&#8217;Aja: la denuncia arriva alla Corte penale internazionale</strong></h2>



<p>Anche il presidente colombiano Petro ha annunciato pochi giorni fa, tramite il suo account X, che presenterà una denuncia formale contro Hernández, mentre —&nbsp;secondo quanto riferito da Pérez Casas e Serrato e <a href="https://www.diario-red.com/articulo/america-latina/defensores-derechos-humanos-denuncian-penalmente-juan-orlando-hernandez-hondurasgate/20260526045408070295.html">riportato da Diario Red Latinoamérica</a> — <strong>copie della denuncia sono state inviate anche all&#8217;Ufficio del Procuratore della Corte penale internazionale</strong>, in conformità al principio di complementarità.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="es" dir="ltr">Juan Orlando Hernádez, expresidente de Honduras y narcotraficante probado debe ser procesado ena Colombia por su amenaza contra nuestra democracia.<br><br>Presentaré denuncia contra este forajido extranjero <a href="https://t.co/gEVO5CNRaX">pic.twitter.com/gEVO5CNRaX</a></p>&mdash; Gustavo Petro (@petrogustavo) <a href="https://x.com/petrogustavo/status/2056981876632396011?ref_src=twsrc%5Etfw">May 20, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>«È importante sottolineare che era necessario intraprendere questo tipo di azioni. È necessario che chi detiene il potere sappia che non può fare o dire ciò che vuole, soprattutto quando ciò incide sulla vita, sul modo di pensare o sulla stabilità di intere regioni», ha dichiarato Serrato dopo aver depositato la denuncia, precisando che il team legale fornirà <strong>ulteriori perizie per accertare l&#8217;autenticità delle voci presenti nelle registrazioni audio.</strong></p>



<p>I denuncianti hanno raccontato che, al loro arrivo in Honduras, hanno ricevuto un trattamento ostile dalle autorità di immigrazione e che sono stati costretti a firmare una dichiarazione in cui si affermava che, qualora la denuncia fosse stata ritenuta infondata, avrebbero rischiato fino a un anno di carcere.</p>



<p>Non si è fatto attendere il commento dell’accusato. «È inconcepibile vedere presunti difensori dei diritti umani viaggiare dalla Colombia per presentare una denuncia fabbricata contro di me», ha scritto Hernández sul suo account X, aggiungendo: «Coloro che hanno orchestrato questa farsa saranno quelli che finiranno per rendere conto penalmente».</p>



<p>Intanto cresce l’attesa per conoscere l’esito delle presidenziali colombiane. Riuscirà Cepeda a spuntarla al primo turno come ha promesso, sfidando i piani di destabilizzazione denunciati?</p>
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		<title>La metamorfosi del bracconaggio: perché oggi i parchi africani si difendono come basi paramilitari</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/la-metamorfosi-del-bracconaggio-perche-oggi-i-parchi-africani-si-difendono-come-basi-paramilitari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 03:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Bracconaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/kruger-park.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="bracconaggio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/kruger-park.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/kruger-park-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/kruger-park-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/kruger-park-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/kruger-park-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/kruger-park-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per debellare il bracconaggio usati droni diurni, droni termici, sistemi di difesa ad alto potenziale, armi e speciale equipaggiamento.  </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/kruger-park.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="bracconaggio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/kruger-park.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/kruger-park-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/kruger-park-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/kruger-park-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/kruger-park-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/kruger-park-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><em>Il legame tra il bracconaggio e le casse delle organizzazioni terroristiche è stato, per lungo tempo, il pilastro di una narrazione d&#8217;emergenza. Si diceva che le milizie jihadiste si finanziassero quasi interamente con l&#8217;avorio, ma i dati raccontano una storia diversa: il bracconaggio non è mai stato la fonte primaria di reddito per gruppi come Al-Shabaab. </em><strong><em>Davide Bomben,</em></strong><em> esperto di conservazione ed ecoturismo della </em>Noctuam Poaching Prevention Academy,<em> ridimensiona i miti del passato e analizza il presente: un mondo dove l&#8217;avorio &#8220;vale molto meno&#8221;, il rinoceronte è diventato una fortezza inespugnabile e il crimine si è spostato su canali finanziari invisibili. Nell’articolo anche l’intervento di </em><strong><em>Ciro Troiano</em></strong><em>, responsabile Osservatorio Nazionale Zoomafie LAV.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Bracconaggio e armi: una narrazione da ridimensionare</strong></h2>



<p><strong>Il bracconaggio ha avuto il suo picco fra il 2010 e il 2015</strong>, con circa 1.600-1.700 rinoceronti e alcune migliaia di elefanti uccisi ogni anno. “In quel periodo sono uscite informazioni forti legate ad <strong>Al-Shabaab</strong>: si diceva che il <strong>40% del loro business derivasse dall’avorio</strong>”, racconta a Insideover <strong>Davide Bomben</strong>, che per lavoro si occupa di conservazione. Il collegamento secondo l’esperto esiste, ma va ridimensionato poiché il bracconaggio serviva a finanziare singole operazioni eclatanti, non l&#8217;intera struttura.  “Molte azioni, come l’<strong>attacco al Westgate di Nairobi nel 2013</strong>, sono legate alla <strong>matrice terroristica e supportate anche dal bracconaggio</strong>. In quegli anni l’uccisione di animali è servita a finanziare eventi criminali ma dire che <strong>il 40% dell’introito economico</strong> di questi gruppi derivi solo da questa attività è un po&#8217; <strong>eccessivo</strong>”. </p>



<p>Dalla Somalia,&nbsp;<strong>Al-Shabaab&nbsp;</strong>“si è mosso dappertutto e sicuramente&nbsp;<strong>è stato fortemente interessato al bracconaggio</strong>: imponevano delle tasse affinché questa attività potesse continuare. Tra gli altri gruppi i&nbsp;<strong>Janjaweed&nbsp;</strong>in Sudan sono accusati di fare stragi di elefanti in Camerun, nella Repubblica Centrafricana, in Ciad, dove ancora c&#8217;è qualche elefante, ma il grosso dell&#8217;attività non è la rivendita delle zanne, ma la carne per alimentare le loro unità. La&nbsp;<strong>LRA</strong>, che invece lavorava in Uganda e oggi ancora opera in Sud Sudan, ha una forte implicazione di bracconaggio soprattutto legato alle realtà del Congo. Una delle grosse attività che fanno è però mettere una sorta di obolo su tutto quello che sono attività illegali di contrabbando”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come funziona la rete del bracconaggio&nbsp;</strong></h2>



<p>Non una struttura gerarchica semplice, ma&nbsp;<strong>un sistema di outsourcing criminale</strong>. Al vertice della rete di bracconaggio troviamo le&nbsp;<strong>organizzazioni “ad alto profilo</strong>, spesso legate al terrorismo, che gestiscono l’infrastruttura fornendo le armi, garantendo l&#8217;impunità territoriale attraverso la corruzione o la forza e imponendo dazi su ogni zanna che attraversa i loro confini”. A fare da tramite ci sono “i&nbsp;<strong>middlemen:&nbsp;</strong>capaci di collegare il bracconiere locale con il mercato estero. Sono loro che armano il bracconiere e muovono i soldi.”. Quando lavorava&nbsp;<strong>in Sudafrica</strong>, Bomben ha visto video di “<strong>barchine veloci che portavano le corna di rinoceronte ancora insanguinate</strong>. Scendeva un sacchetto con armi, droga e soldi, saliva il sacchetto con le corna. Perché quello è un bene che deve muoversi”.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il riciclaggio: dalle &#8220;lavanderie&#8221; cinesi alla mafia italiana</strong></h2>



<p>Il discorso è diverso se si parla di denaro. Oggi il crimine ambientale è entrato nei circuiti del riciclaggio sofisticato gestito da organizzazioni cinesi o dalle mafie europee. “<strong>Il&nbsp;<em>Feiqian</em>, ovvero il&nbsp;<em>Flying Money</em></strong>, è un sistema di finanziamento potentissimo: parliamo di svariati&nbsp;<strong>milioni di dollari che non approdano da nessuna parte</strong>”, spiega l’esperto. Ad esempio, se deve avvenire una transazione tra un compratore in Asia e un venditore in Africa, il primo verserà il denaro a un broker locale, mentre il secondo riceverà la somma equivalente da un intermediario sul posto. Il debito tra i due broker verrà poi saldato scambiando proprietà, merci legali o attraverso criptovalute, senza che il denaro debba mai varcare fisicamente una frontiera.&nbsp;</p>



<p>Dietro questa architettura finanziaria operano, secondo Bomben, le <strong><em>Chinese Money Laundering Organizations</em>, </strong>multinazionali del riciclaggio che offrono servizi a basso costo e tracciabilità zero. “Ma uno dei sistemi che le organizzazioni terroristiche internazionali utilizzano maggiormente è quello del Western Union, usato come sistema di trasferimento per ripulire i soldi”. Per l’esperto <strong>la mafia italiana</strong> è “forse l&#8217;organizzazione che meglio riesce a fare <em>money laundering</em> nel mondo, aprendo ristoranti e chiudendoli dopo quattro giorni cambiando i titolari e i dipendenti. Quindi il vero problema oggi non è tanto che cos&#8217;è che fa crimine ma è come poi questo crimine viene trasformato in soldi”. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Legame gonfiato per ottenere fondi</strong></h2>



<p>Se il bracconaggio non è mai stato la prima fonte di reddito delle milizie,&nbsp;<strong>perché si è parlato per anni di un legame così stretto</strong>? Secondo Bomben, la&nbsp;<strong>necessità di raccogliere fondi o di spingere i governi all&#8217;azione</strong>&nbsp;ha portato diverse organizzazioni a calcare la mano: “Molte&nbsp;<strong>ONG</strong>, anche per far leva su qualche cosa che tocca le persone, hanno iniziato a parlare di quanto il bracconaggio potesse effettivamente finanziare le milizie. Quindi nel passato questa narrazione ha alimentato la volontà dei governi di intervenire. Non è che non ci sia stato un collegamento tra bracconaggio e milizie, ma probabilmente&nbsp;<strong>il livello di impatto che c&#8217;è stato è decisamente inferiore</strong>. È giusto parlare di sovrapposizione e di commistione del terrorismo con il bracconaggio, è scorretto o comunque non perfettamente corretto continuare a dire che questa cosa continua oggi”.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’elefante vale meno di un lingotto: la nuova economia della savana</strong></h2>



<p>Alcuni fattori hanno cambiato radicalmente l&#8217;appetibilità del bracconaggio per le milizie:&nbsp;<strong>il crollo del valore dell’avorio, la fine di alcune tradizioni e l’elevato rischio nel cacciare i rinoceronti</strong>. “In questo momento il bracconaggio è in forte diminuzione ed è un aspetto molto positivo”, racconta Bomben che sostiene come gli&nbsp;<strong>elefanti&nbsp;</strong>siano sempre “meno soggetti al&nbsp;<strong>bracconaggio&nbsp;</strong>per quanto riguarda le zanne”, ma lo siano “per quanto riguarda la&nbsp;<strong>carne</strong>, perché un animale che pesa 4-5 tonnellate è cibo per molti”. Il numero di esemplari uccisi “non si avvicina neanche più ai 100mila degli anni passati, proprio perché&nbsp;<strong>sono state smantellate le organizzazioni in loco</strong>&nbsp;che facevano bracconaggio e la diminuzione del valore al chilo dell&#8217;avorio ha fatto in modo che diventasse meno interessante rispetto ad altri business”.&nbsp;</p>



<p>Se prima il <strong>valore dell’avorio</strong> si aggirava, secondo l’esperto, tra i <strong>2.500-3.000 dollari al chilogrammo, adesso è sceso a 500 dollari. </strong>“Diverso è per i rinoceronti”, spiega Bomben: “Il bracconaggio è diminuito negli anni ma ogni esemplare di animale a rischio di estinzione, come il rinoceronte nero, è un disastro per l’ecologia”.</p>



<p>Inoltre anche all&#8217;estero i governi si sono svegliati: “La&nbsp;<strong>Cina e il Vietnam</strong>&nbsp;hanno stretto i controlli e&nbsp;<strong>certe tradizioni sia locali che estere stanno scomparendo.</strong>&nbsp;Le&nbsp;<em>jambiya</em>, i pugnali rituali iraniani con impugnatura in corno di rinoceronte, ad esempio, non sono più utilizzati”. Il mercato è cambiato perché è cambiata la percezione sociale del prodotto. “È come la droga”, spiega Bomben. “Se nessuno avesse bisogno di drogarsi, ci sarebbe droga per strada? Se un oggetto ha un valore elevato, io rischio di più; se il valore scende, rischierò di meno o forse non rischierò proprio”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il corno di rinoceronte può valere più della cocaina</strong></h2>



<p>Per questo oggi le milizie puntano più sulla tassazione di merci e popolazioni, sul contrabbando di oro, di&nbsp;&nbsp;carbone vegetale e sulla gestione logistica dei flussi di droga e di migranti. Il bracconaggio è diventato marginale poiché meno redditizio e più rischioso.&nbsp;</p>



<p>Soprattutto quando si parla di&nbsp;<strong>rinoceronti</strong>, il rischio è altissimo. Mentre l&#8217;avorio svaluta, il corno ha raggiunto cifre astronomiche: “Un chilogrammo di corno può raggiungere quotazioni tra gli&nbsp;<strong>80mila e i 90mila dollari</strong>”, superando il valore della cocaina e dell’oro. Ma è proprio questa ricchezza ad averlo reso un bersaglio difficile.&nbsp;<strong>La protezione paramilitare ha trasformato i parchi in &#8220;hard targets&#8221;</strong>. I bracconieri hanno quindi spostato l&#8217;interesse verso risorse meno protette.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Vagine di leonesse e legni pregiati: il mercato nero delle superstizioni</strong></h2>



<p>Con i grandi mammiferi sotto scorta armata, le rotte del crimine colpiscono per lo più altri animali: “Il&nbsp;<strong>pangolino rimane un animale massacrato in tutta l’Africa.</strong>&nbsp;Viene ucciso per le sue&nbsp;<strong>scaglie fatte di cheratina,</strong>&nbsp;lo stesso prodotto delle corna dei rinoceronti, che vengono usate un po&#8217; per la medicina tradizionale o un po&#8217; perché con la sua carne viene realizzata una zuppa prelibata e consumata in Paesi come Cina e Vietnam”.</p>



<p>E poi ci sono&nbsp;<strong>uccelli e piante come il rosewood o il teak</strong>. “I crimini ambientali, cioè la sottrazione illegale di elementi naturalistici, sono sempre esistiti”, continua Bomben che aggiunge come, parlando di bracconaggio, faccia &#8220;più male pensare al rinoceronte o all’elefante. Probabilmente fa meno male sapere che&nbsp;<strong>è pieno di piante che vengono portate via, tagliate, uccise&nbsp;</strong>per abbellire case e palazzi di lusso per il mondo”.</p>



<p>Tuttavia, spesso sono le credenze più improbabili o pericolose ad alimentare i mercati neri. “Oggi c&#8217;è un&#8217;esplosione di richiesta di parti anatomiche, soprattutto dell’apparato riproduttivo<strong>&nbsp;delle leonesse per aumentare la fertilità delle donne</strong>”. Mentre in Vietnam, dieci anni fa, sei persone su dieci credevano che la polvere di corno di rinoceronte&nbsp;<strong>potesse curare il cancro</strong>. “Si diceva che un politico sarebbe guarito dal cancro grazie al corno di rinoceronte. In quel periodo il bracconaggio è esploso”, spiega Bomben che riporta un ulteriore esempio: “La&nbsp;<strong>Yakuza</strong>, come esempio di potere superpartes, ha un corno di rinoceronte”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Bushmeat: il rischio sanitario che tocca l’Europa</strong></h2>



<p>Ma il fenomeno del&nbsp;<strong>bracconaggio ha ramificazioni che arrivano fino alle nostre tavole</strong>.&nbsp;<strong>Ciro Troiano</strong>, che nel suo report Zoomafia di LAV del 2024 analizza l&#8217;evoluzione del crimine ambientale, pone l&#8217;accento sul&nbsp;<em>bushmeat,</em>&nbsp;in cui rientra anche il pangolino. “Si tratta di un mercato in crescita che riguarda la&nbsp;<strong>carne di animali selvatici</strong>”, ha detto a InsideOver Troiano interpellato su questo aspetto. “Solo tra Africa centrale e occidentale ne vengono commercializzate cinque milioni di tonnellate l&#8217;anno: una &#8220;carneficina&#8221; che non solo minaccia le specie, ma espone l&#8217;Europa a rischi sanitari enormi. Il 75% delle nuove malattie trasmissibili sono zoonosi che hanno origine proprio in questi animali sottratti illegalmente alla natura”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’etica del mirino: tra fame, sport e speculazione</strong></h2>



<p>Per capire davvero l&#8217;entità della sfida, bisogna distinguere tra chi preme il grilletto. Quando parliamo di bracconaggio, intendiamo &#8220;<strong>l&#8217;uccisione illegale e illecita di una specie perché protetta o in un territorio protetto</strong>”. L’uccisione può essere&nbsp;<strong>speculativa, sportiva o di sussistenza.</strong>&nbsp;L’ultima avviene quando &#8220;uccido un animale per mangiarlo”, spiega Bomben che argomenta: “Se un kudu viene ucciso per strada, nessuno dice niente. Se viene ucciso in un parco nazionale o in una riserva privata, si rischia la galera perché si ha ucciso l&#8217;asset di qualcuno. Se quello stesso animale lo uccido per mangiare, avrà un valore perché sto mangiando, se lo uccido per venderlo, sto facendo lucro. Se poi quell&#8217;animale è protetto da leggi internazionali come quelle della IUCN, faccio un danno ancora più grande. In Namibia il rinoceronte nero è un asset del governo. Se lo uccido, commetto un crimine a livello governativo, non solo ambientale”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Kenya e Namibia: i casi più virtuosi</strong></h2>



<p>Nonostante la natura delle rotte criminali sia mutata, i successi nel contrasto non mancano. Il&nbsp;<strong>Kenya</strong>&nbsp;è l&#8217;esempio di come spezzare il legame opportunistico tra terrorismo e bracconaggio. “Oggi è un paese iper-virtuoso. È riuscito a combattere il bracconaggio in maniera straordinaria. Sicuramente l&#8217;attacco avvenuto a Westgate, nel centro commerciale a Nairobi nel 2013, è uno dei motivi per cui il Kenya ha attuato una moratoria straordinaria. Possiamo dire che ha quasi sconfitto momentaneamente il bracconaggio”. Nel parco dell’<strong>Amboseli,</strong>&nbsp;dove l&#8217;acqua arriva direttamente dalle montagne nevose del Kilimangiaro, “grazie a Cynthia Moss e al suo progetto di salvaguardia, ci sono elefanti con zanne gigantesche; Craig, che è morto poco tempo fa, aveva tre metri di zanne”.&nbsp;</p>



<p>Altro esempio di virtuosismo è la <strong>Namibia, </strong>dove esiste il <em>Custodianship Program: </em>“Lavoro in tre riserve private in Namibia dove abbiamo un <strong>numero elevatissimo di rinoceronti neri</strong>, dono del governo”. La riserva privata di Ongava, in Namibia, è “l’unica riserva privata dove <strong>non abbiamo dovuto tagliare le corna ai rinoceronti</strong> perché siamo considerati dal ministero dell’ambiente come un luogo quasi inviolabile. I bracconieri hanno ucciso tutto intorno a questa riserva, da noi non sono mai entrati perché hanno paura delle strategie messe in atto”. Il numero dei rinoceronti così continua ad aumentare. “Se tuteliamo questi animali nella riserve private, vuol dire che potremo avere anche più turisti che sono interessati a vedere un animale che a causa del bracconaggio ha un numerico molto basso: parliamo di 6mila esemplari in tutto il continente africano contro le quasi 16mila della specie bianca”.</p>



<p>In&nbsp;<strong>Botswana&nbsp;</strong>la situazione è a ‘metà strada’. Oggi ci sono “<strong>130mila di 460mila esemplari di elefanti di tutta l’Africa&nbsp;</strong>perché si viene puniti in modo pesante se si fa bracconaggio” Eppure, il Botswana “ha perso metà della sua popolazione di rinoceronti perché i bracconieri hanno aumentato la loro capacità e riescono ad attaccare. In questo caso è successo nel delta dell&#8217;Okavango, proprio nel periodo del Covid, dove c&#8217;era meno compenetrazione di turisti e guide”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il parco Kruger, dove i bracconieri hanno paura di entrare</strong></h2>



<p>In un altro parco nazionale in cui lavora Bomben, il Kruger, in Sudafrica c&#8217;è la <strong>più alta concentrazione di rinoceronti di tutto il continente africano</strong>. “Siamo l&#8217;unica unità privata a operare all&#8217;interno del parco nazionale con tanto di unità K9, avendo costruito anche una base paramilitare. Lavoriamo ormai da più di un decennio all&#8217;interno di questo territorio che si chiama <em>Patrol Slope.</em> Siamo arrivati di fatto a debellare il bracconaggio dei rinoceronti usando droni diurni, droni termici, sistemi di difesa ad alto potenziale, armi, persone, equipaggiamento e formazione. C’è sempre qualcuno che pattuglia, veicoli attrezzati, droni che girano, cani che latrano tutto il giorno e noi siamo sul confine. C’è stato un investimento importantissimo. <strong>Abbiamo tutte le specie della savana africana e siamo contenti di tutelarne il più possibile</strong>”. </p>



<p>Più l’area diventa un hard target, più si sposta l’interesse dei bracconieri. “Questo non vuol dire che abbiamo eliminato il bracconaggio, ma abbiamo reso il nostro un target difficile da attaccare. A 12 anni feci una promessa a mio padre che mi portò nel primo orfanotrofio per rinoceronti in Zimbabwe. Dopo aver visto un rinoceronte orfano, gli&nbsp;<strong>promisi che avrei salvato tutti i rinoceronti al mondo</strong>. Non li ho salvati tutti, ovviamente, ma posso dire di aver superato l&#8217;1% anche di quella che è la popolazione panafricana che è sotto la gestione dei nostri progetti”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dalla recinzione al confine stratificato: la strategia dei tre livelli</strong></h2>



<p>Uno dei contributi più incisivi di Davide Bomben alla strategia di tutela del Parco nazionale Kruger è stata la&nbsp;<strong>trasformazione del concetto di&nbsp;<em>fence</em></strong>&nbsp;(recinzione)&nbsp;<strong>a favore di quello di&nbsp;<em>border</em>&nbsp;</strong>(confine stratificato). Questa strategia si divide in tre livelli: &#8220;<strong>External border&nbsp;</strong>che coinvolge la comunità locale: persone pagate per monitorare il territorio intorno al parco, anche solo muovendosi a piedi o in bicicletta;&nbsp;<strong>mid-border</strong>, la zona gestita da realtà private, come la mia che rende difficile per i bracconieri capire &#8220;fin dove arriviamo&#8221; e dove potremmo essere appostati e, infine, l’i<strong>nternal border,&nbsp;</strong>gestito dai ranger del parco nazionale, sempre formati da Bomben. Questo è stato un&nbsp;<em>game changer&nbsp;</em>fortissimo. E i risultati si sono visti.&nbsp;<strong>Abbiamo tolto 4mila trappole.</strong>&nbsp;<strong>Abbiamo arrestato quattro bracconieri</strong>&nbsp;ad alto profilo e ben armati”.&nbsp;</p>



<p>Davide Bomben oggi si occupa di addestramento, di strategie e di equipaggiamento. Fa parte di un team di una decina di persone che fa formazione. Ma i ranger con cui lavora sono circa 200. “<strong>I Paesi dove lavoriamo di più sono Sudafrica, Namibia e Botswana</strong> perché sono quelli che hanno più presenza di rinoceronti, la specie che difendiamo maggiormente. Prendiamo dei ranger, molte volte gente che fa già questo mestiere o persone che devono imparare. Io mi occupo della formazione avanzata: skills tattici,  utilizzo delle armi, combattimento col coltello e la strategia che c&#8217;è dietro alle tecniche legate alla security”. </p>



<p>Le<strong>&nbsp;armi&nbsp;</strong>per i ranger sono uno strumento di tutela personale: “<strong>Non le usiamo per uccidere i bracconieri</strong>, le usiamo per far paura o per difenderci in caso di attacchi di animali. Se mentre sto pattugliando mi salta addosso un leopardo, il coltello mi aiuta in qualche modo a salvarmi la vita”.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le tattiche dei ranger tra droni termici e demoni di cartone</strong></h2>



<p>Oltre alle tecnologie più avanzate, Bomben racconta che&nbsp;<strong>spesso si sfruttano le superstizioni</strong>. “In Africa la magia nera è ancora molto forte e quindi ci spostiamo con questi cartoni, con una torcia dentro, su cui abbiamo disegnato un&nbsp;<strong>mostro chiamato Tokoloshi</strong>&nbsp;Li posizioniamo in giro e la gente, vedendolo, è convinta che quel posto sia pieno di demoni. Oppure paghiamo dei&nbsp;<em>witch doctor</em>, che sono dei dottori tradizionali, per dire che se qualcuno arriva in quella zona e fa bracconaggio, a lui o ai suoi figli capiterà un maleficio”. Un altro sistema che ha funzionato consiste nell’<strong>assumere alla riserva solamente parenti e amici stretti dell&#8217;unità antibracconaggio.</strong>&nbsp;“In questo modo se una persona fa qualcosa legato al bracconaggio, viene licenziata tutta la famiglia. Così facendo proteggiamo anche la famiglia di queste persone, che è spesso soggetta a minacce e ritorsioni”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I rischi del mestiere</strong></h2>



<p>Lo scorso 23 aprile,&nbsp;<strong>Schoeman van Jaarsveld</strong>, ambientalista e direttore della&nbsp;<em>Milk River Security</em>, è stato ucciso da un rinoceronte nero sbucato dalla vegetazione, all’interno di una riserva in Sudafrica, mentre stava monitorando l’animale. L&#8217;ambientalista conduceva pattugliamenti diurni e notturni per difendere gli animali dai criminali. Chi fa questo lavoro non è esente dai pericoli e, nonostante sia difficile che un animale che i ranger cercano di proteggere decida di attaccarli, può comunque capitare. “È successo che degli elefanti o dei rinoceronti abbiano ferito o ucciso dei ranger. Uno dei miei ragazzi più cari è andato su un albero che non ha retto il suo peso e&nbsp;<strong>il rinoceronte gli ha trafitto&nbsp;</strong>la gamba posteriore aprendogli la zona che va dal ginocchio alla natica.&nbsp;<strong>È stato un mese in ospedale</strong>&nbsp;ma mi ha detto che non avrebbe mai aperto fuoco contro il rinoceronte. Piuttosto sarebbe morto”.</p>



<p>Nonostante le altissime difese, a volte i pericoli sono esterni: “Purtroppo mi è successo di ammazzare un cane che i bracconieri ci hanno lanciato addosso. Chiudono loro la bocca con un laccio e quando sentono che c&#8217;è qualcuno, li lanciano addosso. Sono cani arrabbiati e aggressivi. Oppure siamo stati svegliati di notte nel&nbsp;&nbsp;Pilanesberg perché ci sono stati degli inserimenti di bracconieri. L’abbiamo visto col drone”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come combattere il bracconaggio&nbsp;</strong></h2>



<p>Senza un&#8217;attività fortissima di<strong>&nbsp;informazione&nbsp;</strong>sulla comunità e senza i&nbsp;<strong>progetti nel settore turistico</strong>, secondo Bomben, questo risultato non sarebbe arrivato. “<strong>Per debellare il bracconaggio l&#8217;animale vivo deve valere più di quello morto.</strong>&nbsp;Lo strumento principale è il&nbsp;<strong>turismo: porta soldi, valore</strong>&nbsp;e quella propensione verso il futuro che in Africa spesso manca. Mettere in galera i bracconieri non basta se l&#8217;alternativa è la fame: a chi ha lo stomaco vuoto non puoi chiedere di amare gli animali, ma puoi dimostrare che proteggerli conviene. Se il turismo crea benessere, le comunità smettono di essere complici e diventano il primo argine contro il crimine”.&nbsp;</p>



<p>Una volta, secondo l’esperto il parco nazionale veniva visto come “un grande recinto chiuso pieno di opportunità alimentari ed economiche ma che venivano vissute solamente dai turisti o dagli stranieri”. Oggi questi progetti che fanno sì che le comunità diventino parte integrante del sistema valoriale sulla natura. Per capirlo meglio, Bomben riporta l’esperienza nella&nbsp;<strong>scuola primaria di Makoko</strong>, Sud Africa: “Quando entrai per la prima volta feci la domanda &#8220;<strong>cosa volete fare da grandi</strong>?”; nessuno ha mai detto di lavorare al Kruger o voler fare il ranger o voler fare la guida. Dopo anni di presenza, i ragazzi a scuola hanno detto: &#8220;Voglio fare la guida&#8221;, &#8220;<strong>Voglio fare il ranger</strong>&#8220;, &#8220;Voglio occuparmi di conservazione&#8221;.</p>



<p>Oggi parchi come il Serengeti in Tanzania, il Serengeti o il Masai Mara in Kenya hanno&nbsp;<em>overtourism</em>&nbsp;e non esiste il bracconaggio. “Tutti lavorano, tutti sono contenti. C’è valore grazie al turismo. È proprio lì che noi dobbiamo imparare a tutelare le cose perché dobbiamo dare un valore.&nbsp;<strong>Se conosci ami, se ami proteggi</strong>. Se non conosci ami poco e se non ami, non proteggi niente”.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/la-metamorfosi-del-bracconaggio-perche-oggi-i-parchi-africani-si-difendono-come-basi-paramilitari.html">La metamorfosi del bracconaggio: perché oggi i parchi africani si difendono come basi paramilitari</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Così il fentanyl cambia l&#8217;alleanza tra narcos e ’Ndrangheta e minaccia anche l’Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/cosi-il-fentanyl-cambia-lalleanza-tra-narcos-e-ndrangheta-e-minaccia-anche-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 04:47:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
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<p> I narcos garantivano accesso a produzione e rotte della cocaina, i clan calabresi offrivano infrastrutture logistiche. Ma con il fentanyl...</p>
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<p>Per oltre vent’anni, la relazione tra i cartelli messicani e la <strong>’Ndrangheta</strong> si è fondata su un equilibrio relativamente stabile: i gruppi criminali latinoamericani garantivano accesso diretto alla produzione e alle rotte della <strong>cocaina</strong>, mentre i clan calabresi offrivano infrastrutture logistiche, riciclaggio e distribuzione nel mercato europeo. Oggi questo modello rischia però di entrare in una fase di trasformazione strutturale a causa dell’ascesa del <strong>fentanyl</strong>, l’oppioide sintetico che ha già devastato il mercato statunitense. Secondo il <strong><em>National Drug Threat Assessmen</em>t</strong> della DEA, i sequestri di fentanyl negli Stati Uniti sono cresciuti in modo esponenziale negli ultimi anni, accompagnati da decine di migliaia di decessi annuali. La sostanza presenta caratteristiche che modificano radicalmente l’economia criminale: <strong>volumi minimi, profitti elevatissimi e facilità di trasporto.</strong> A differenza della cocaina, il fentanyl non necessita di grandi carichi marittimi o di filiere agricole tradizionali. Bastano pochi chilogrammi per alimentare interi mercati urbani. È questo il punto che sta alterando i rapporti di forza nel narcotraffico internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il CJNG e il modello criminale autosufficiente</strong></h2>



<p>Il <strong><em>Cartel Jalisco Nueva Generación </em>(CJNG)</strong> e il <strong>Cartello di Sinaloa</strong> hanno progressivamente riconvertito parte della propria capacità industriale verso gli oppioidi sintetici. Non si tratta soltanto di un cambio di prodotto, ma di una trasformazione del modello organizzativo. I cartelli messicani stanno cercando di internalizzare l’intera filiera produttiva, riducendo la dipendenza dai precursori chimici importati dalla Cina e reclutando chimici, tecnici e studenti universitari per sviluppare capacità autonome di sintesi. Questa verticalizzazione riduce la necessità di partner esterni. <a href="https://www.saluteinternazionale.info/2026/01/la-battaglia-globale-al-fentanyl/">Ed è qui che emerge la frizione con la <strong>’Ndrangheta</strong>. L’organizzazione calabrese ha costruito la propria potenza sul controllo delle rotte della cocaina verso l’Europa, sfruttando porti strategici come Gioia Tauro, Anversa e Rotterdam.</a> Nel caso del fentanyl, però, il vantaggio logistico tradizionale rischia di diminuire. Quantità ridottissime possono attraversare le frontiere tramite spedizioni postali, dark web e micro-canali distributivi difficili da intercettare. In altre parole, il fentanyl comprime la catena del valore criminale e riduce il peso degli intermediari storici.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Europa entra nella mappa degli oppioidi sintetici</strong></h2>



<p>Finora il fentanyl è rimasto soprattutto una crisi nordamericana. Tuttavia, diversi indicatori mostrano che l’Europa sta entrando in una fase di vulnerabilità crescente. L’<strong>EUDA</strong>, l’Agenzia europea sulle droghe, segnala un aumento della disponibilità di oppioidi sintetici ad alta potenza, soprattutto nei Paesi baltici e nell’Europa settentrionale. A spingere il fenomeno contribuisce anche il crollo della produzione di oppio in Afghanistan dopo il divieto imposto dai Talebani nel 2022. La riduzione dell’eroina disponibile sta infatti aprendo spazio a sostanze sintetiche più economiche, potenti e facilmente trasportabili. Anche l’Italia ha iniziato a percepire il rischio. Il sottosegretario <strong>Alfredo Mantovano</strong> ha parlato apertamente di un interesse della <strong>’Ndrangheta</strong> verso il mercato degli oppioidi sintetici. Non si tratterebbe ancora di una conversione strutturale, ma di una fase esplorativa finalizzata a testare convenienza economica e sostenibilità operativa. Il segnale più concreto resta l’Operazione <strong>Painkiller</strong>, che ha portato al sequestro di oltre 100.000 dosi di fentanyl e all’emersione di connessioni transatlantiche già attive tra Italia e Stati Uniti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La nuova infrastruttura europea delle droghe sintetiche</strong></h2>



<p>Il vero elemento di svolta è però industriale. L’operazione <strong>Fabryka</strong>, coordinata da Europol nel 2026, ha smantellato 24 laboratori clandestini tra Polonia, Belgio, Germania e Paesi Bassi. Il dato più rilevante non riguarda soltanto i sequestri, ma la struttura produttiva emersa: approvvigionamento globale di precursori chimici, produzione decentrata e distribuzione paneuropea. Questo schema ricorda da vicino il modello già utilizzato dai cartelli messicani. Il punto critico è che l’Europa dispone ormai di una base logistica e chimica compatibile con una futura espansione del fentanyl su larga scala. Non è necessario importare il prodotto finito: basta trasferire know-how, precursori e reti di distribuzione. Ed è qui che la <strong>’Ndrangheta</strong> potrebbe diventare decisiva. Pur non possedendo ancora una specializzazione nel settore degli oppioidi sintetici, i clan calabresi mantengono una capacità unica di infiltrazione portuale, riciclaggio e coordinamento logistico continentale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La faglia strategica nell’alleanza criminale</strong></h2>



<p>La questione centrale non è se l’alleanza tra cartelli messicani e <strong>’Ndrangheta</strong> sopravviverà, ma come cambierà. Finora il rapporto è stato fondato sulla complementarità: i cartelli controllavano produzione e corridoi americani, la mafia calabrese dominava distribuzione e riciclaggio europeo. Il fentanyl introduce però un potenziale disallineamento strategico. Se il mercato europeo degli oppioidi sintetici dovesse espandersi rapidamente, i cartelli messicani potrebbero tentare di entrare direttamente nel continente, riducendo la dipendenza dalla mediazione mafiosa italiana. <a href="https://www.corrieredellacalabria.it/2025/11/21/il-fentanyl-e-il-piano-di-contrasto-in-italia-il-traffico-in-mano-ai-cartelli-sudamericani-in-affari-con-la-ndrangheta/">Un precedente esiste già: le relazioni operative con la <strong>Mocro Maffia</strong> olandese, che ha mostrato ai cartelli latinoamericani come costruire canali diretti nel Nord Europa. Per la <strong>’Ndrangheta</strong>, invece, il fentanyl rappresenta un dilemma. </a>Restare ancorata alla cocaina significa preservare il proprio vantaggio competitivo. Entrare nel mercato degli oppioidi sintetici, al contrario, richiederebbe investimenti in competenze chimiche, nuovi laboratori clandestini e una riconfigurazione delle reti logistiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Europa impreparata davanti alla nuova minaccia</strong></h2>



<p>Sul piano istituzionale, la risposta europea appare ancora frammentata. Il <strong>Piano nazionale italiano contro il fentanyl</strong>, avviato nel 2024, e il nuovo regolamento europeo sui precursori chimici rappresentano passi importanti, ma restano prevalentemente reattivi. Il problema reale è la velocità di adattamento delle organizzazioni criminali transnazionali. Mentre gli Stati continuano a ragionare entro confini giuridici e amministrativi nazionali, i sodalizi criminali operano come reti globali flessibili. Il fentanyl amplifica questa asimmetria perché riduce i costi logistici, accelera la distribuzione e rende più difficile l’intercettazione. La vera minaccia non è soltanto sanitaria. È geopolitica. Perché il fentanyl sta trasformando il narcotraffico in una filiera industriale globale capace di collegare Cina, Messico, Europa e dark web dentro un unico ecosistema criminale integrato. E in questo nuovo scenario, la partita tra cartelli messicani e <strong>’Ndrangheta</strong> potrebbe ridefinire gli equilibri della sicurezza europea nei prossimi anni.</p>
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		<title>Visti facili e leggi deboli: così lo Sri Lanka è diventato il nuovo centro globale del cyber crimine</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/visti-facili-e-leggi-deboli-cosi-lo-sri-lanka-e-diventato-il-nuovo-centro-globale-del-cyber-crimine.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 04:07:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[hacking]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051116165668_29b5b99a82ebd33d0a9728e0c2eb85dd.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051116165668_29b5b99a82ebd33d0a9728e0c2eb85dd.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051116165668_29b5b99a82ebd33d0a9728e0c2eb85dd-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051116165668_29b5b99a82ebd33d0a9728e0c2eb85dd-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051116165668_29b5b99a82ebd33d0a9728e0c2eb85dd-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051116165668_29b5b99a82ebd33d0a9728e0c2eb85dd-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051116165668_29b5b99a82ebd33d0a9728e0c2eb85dd-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo Sri Lanka è diventato il nuovo hub del cyber crimine nel Sud-Est asiatico. Ecco che cosa sta succedendo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/visti-facili-e-leggi-deboli-cosi-lo-sri-lanka-e-diventato-il-nuovo-centro-globale-del-cyber-crimine.html">Visti facili e leggi deboli: così lo Sri Lanka è diventato il nuovo centro globale del cyber crimine</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051116165668_29b5b99a82ebd33d0a9728e0c2eb85dd.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051116165668_29b5b99a82ebd33d0a9728e0c2eb85dd.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051116165668_29b5b99a82ebd33d0a9728e0c2eb85dd-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051116165668_29b5b99a82ebd33d0a9728e0c2eb85dd-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051116165668_29b5b99a82ebd33d0a9728e0c2eb85dd-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051116165668_29b5b99a82ebd33d0a9728e0c2eb85dd-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051116165668_29b5b99a82ebd33d0a9728e0c2eb85dd-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non più nelle terre di nessuno situate lungo il confine tra <strong>Thailandia </strong>e <strong>Myanmar</strong>, e neppure all&#8217;interno di insospettabili edifici di cemento in <strong>Cambogia</strong>. Il nuovo epicentro asiatico del cyber crimine, represso duramente dalla Cina, stanca di avere un simile problema nel proprio cortile di casa, si è spostato di qualche migliaio di chilometri più a ovest. </p>



<p>È nello <strong>Sri Lanka</strong>, infatti, che si sono spostate le basi operative delle principali <strong>reti di criminalità informatiche</strong> del Sud Est Asiatico. Pochi giorni fa la polizia locale ha arrestato 37 cinesi sospettati di gestire un centro di frodi online nel sobborgo di Talangama, nella capitale Colombo. &#8220;Erano entrati nel Paese con visti turistici e lavoravano illegalmente, e due di loro avevano addirittura superato la durata del visto&#8221;, hanno spiegato le autorità, che durante il blitz hanno sequestrato decine di tablet, un centinaio di smartphone e altrettante Sim.</p>



<p>Questo episodio è un appendice emblematica di quanto accaduto un mese prima, quando sono stati fermati ben <strong>152 cittadini stranieri</strong>, per lo più cinesi, accusati di gestire un&#8217;<strong>organizzazione criminale</strong> dedita a truffe informatiche in un hotel situato nella parte nordoccidentale dell&#8217;isola. Copione simile era accaduto a marzo, con <strong>135 persone arrestate</strong> dalle autorità per l&#8217;immigrazione con le stesse accuse.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Sri Lanka arrests over 120 foreigners for cybercrimes (English subtitles)" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/6xU1v2wZfec?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_6xU1v2wZfec");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Cosa succede in Sri Lanka</h2>



<p>Le operazioni di repressione in <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/la-cambogia-progetta-una-grande-muraglia-digitale-ecco-come-funziona-e-a-cosa-serve.html">Cambogia </a>e Thailandia sono state concrete e significative. In sole due settimane, a febbraio, le autorità cambogiane hanno effettuato raid in 2.709 località sospettate di gestire attività di truffa online, identificando oltre 21.000 cittadini stranieri come potenziali sospetti. Il risultato? I truffatori si sono <strong>trasferiti</strong>, riorganizzandosi in formazioni più piccole e spostandosi oltre confine. </p>



<p>Lo Sri Lanka, grazie alle sue <strong>infrastrutture solide</strong> e alle <strong>lacune normative</strong>, è così diventato il cuore dei centri di truffa online del Sud-Est asiatico, ossia di quelle <a href="https://it.insideover.com/criminalita/frodi-informatiche-e-traffico-di-esseri-umani-la-grande-truffa-che-spaventa-lasia.html">vaste reti criminose che sfruttano</a> lavoratori provenienti da decine di Paesi costringendoli a frodare vittime in tutto il mondo (per un importo stimato di 40 miliardi di dollari all&#8217;anno).</p>



<p>Ma perché proprio lo Sri Lanka? Ci sono diverse ragioni specifiche, a partire dai <strong>visti turistici </strong>gratuiti per i cittadini di Cina, India, Russia, Thailandia, Malesia, Indonesia e Giappone, visti per altro della durata di 30 giorni prorogabili fino a sei mesi, che consentono operazioni a lungo termine. Gli hotel e gli appartamenti costano poco e sono ideali per allestire centri truffa nascosti dalla luce del sole. Infine ci sono da considerare, come detto, le leggi obsolete in materia di <a href="https://it.insideover.com/criminalita/sei-un-ingegnere-informatico-gli-hacker-invisibili-di-kim-hanno-rubato-il-tuo-lavoro.html">criminalità informatica</a>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Foreign-run cyber scam centres busted in Sri Lanka<br><br>• Over 150 foreign nationals arrested in two raids in Colombo suburbs<br><br>• 37 Chinese nationals held in Talangama over computer-related crimes<br><br>• Nearly 120 suspects arrested in Rajagiriya over alleged cyber fraud<br><br>• Computers…</p>&mdash; Azzam Ameen (@AzzamAmeen) <a href="https://twitter.com/AzzamAmeen/status/2050869118597779704?ref_src=twsrc%5Etfw">May 3, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Un grave problema</h2>



<p>Il problema è talmente serio che, tra il dicembre 2025 e il marzo 2026, alcuni hacker sono riusciti a infiltrarsi nei sistemi di posta elettronica del dipartimento Risorse Esterne del ministero delle Finanze di Colombo, intercettando cinque tranche di pagamento ufficiali e rubando<strong> 2,5 milioni di dollari</strong> destinati al rimborso del debito australiano.</p>



<p>Il viceministro della Pubblica Sicurezza dello Sri Lanka, <strong>Sunil Watagala</strong>, ha dichiarato al giornale locale <em>Daily Mirror</em> che un&#8217;unità speciale all&#8217;interno del dipartimento per l&#8217;Immigrazione e l&#8217;Emigrazione ha iniziato a effettuare arresti di stranieri che violano le condizioni del visto. In una delle operazioni più recenti, a Rajagiriya, la polizia ha fatto irruzione in un condominio a più piani lungo Meda Welikada Road arrestando 120 cittadini stranieri. </p>



<p>La strada da fare per sradicare la minaccia è tuttavia ancora in salita. Le truffe a lungo termine, come le famigerate &#8220;<strong>macellazione di maiali</strong>&#8221; (le frodi durante le quali i malviventi instaurano una relazione sentimentale con la vittima per raggirarla), e quelle sugli investimenti in criptovalute, che prendono di mira vittime all&#8217;estero, non sono contemplate dalle leggi esistenti. </p>



<p>Come se non bastasse, lo Sri Lanka si è posto l&#8217;obiettivo di raggiungere i <strong>3 milioni di visitatori </strong>nel 2026 e per questo sta applicando un regime semplificato per i visti turistici. Moltiplicando, senza saperlo, il rischio di accogliere, insieme a tanti viaggiatori, anche cyber criminali accaniti.</p>



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		<title>Pacifico senza diritti: 180 civili uccisi dagli Usa con la scusa del narcotraffico. Ma la cocaina di Noboa&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ci-hanno-trattato-come-animali-pescatori-torturati-noboa-colluso-mare-senza-diritti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 12:27:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il presidente ecuadoriano Daniel Noboa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le testimonianze dei pescatori ecuadoriani torturati dalle forze Usa nel Pacifico svelano un sistema di violenza extragiudiziale coperto dal governo Noboa</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ci-hanno-trattato-come-animali-pescatori-torturati-noboa-colluso-mare-senza-diritti.html">Pacifico senza diritti: 180 civili uccisi dagli Usa con la scusa del narcotraffico. Ma la cocaina di Noboa&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>«La missione ha l&#8217;obiettivo di difendere il nostro Paese, eliminare i narco-terroristi dal nostro emisfero e metterci in sicurezza dalle droghe che stanno uccidendo il nostro popolo». Così il segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, aveva presentato lo scorso novembre <strong>l’operazione <em>Southern Spear </em></strong>(Lancia del Sud), interpretata da diversi analisti come un’ibridazione tra “guerra al terrorismo” e “guerra alla droga”, con un <strong>obiettivo strategico di <em>regime change</em>.</strong> Al centro del teatro operativo allora c’era infatti il Venezuela di Nicolás Maduro – poi catturato e condotto negli Stati Uniti in un’operazione che, dal punto di vista del diritto internazionale, si configura come una violazione della sovranità del Paese sudamericano. Nei mesi successivi, tuttavia, – <a href="https://it.insideover.com/criminalita/dai-caraibi-allecuador-gli-usa-allargano-il-raggio-della-guerra-ai-narcos-in-america.html">lo avevamo raccontato in precedenza su InsideOver</a> – <strong>la campagna si è estesa ad altre nazioni affacciate sul Pacifico orientale tra cui l’Ecuador,</strong> Paese in stato di “conflitto armato interno”, come è stato definito in un decreto emanato dallo stesso presidente <strong>Daniel Noboa.</strong> Quest’ultimo – eletto in un contesto di violenza diffusa e crisi dello Stato, e sostenuto da un blocco di governo con un’impronta fortemente oligarchica e liberista – ha costruito la propria immagine sul tema dell’ordine e della sicurezza e ha reso il suo Paese un importante alleato del vicino nordamericano. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La denuncia dei pescatori ecuadoriani</strong></h2>



<p>In questo scenario volto a riaffermare l’influenza di Washington in America Latina con la connivenza dei governi locali, si sono <strong>moltiplicati gli attacchi da parte degli Stati Uniti a imbarcazioni sospettate di trasportare droga</strong> e contro le quali si sono consumati episodi segnati da <strong>un uso eccessivo della forza</strong> che adombrerebbero vere e proprie <strong>violazioni dei diritti umani</strong>. Lo scorso 22 aprile, il media investigativo <em>Drop Site News</em> ha riportato le testimonianze di 36 pescatori sopravvissuti a due attacchi nel Pacifico, i quali hanno raccontato di essere stati <strong>rapiti, torturati e trasferiti via mare fino a El Salvador</strong> – il cui presidente Nayib Bukele dimostra forte sostegno alle politiche migratorie di Donald Trump –,  prima di essere ricondotti nel loro Paese. </p>



<p>Il primo attacco ricostruito da <em>Drop Site News </em>è avvenuto a marzo contro l’imbarcazione La Negra Francisca Duarte II, colpita da un drone e poi esplosa. I pescatori a bordo del natante sono stati <strong>catturati dalle forze a bordo di una motovedetta blu con bandiera statunitense.</strong> A tutti sono stati <strong>negati cibo e assistenza medica, nonostante le gravi ferite. </strong>La ministra degli Esteri dell&#8217;Ecuador, <strong>Gabriela Sommerfeld</strong>, ha messo in dubbio l&#8217;innocenza dei pescatori e ha difeso l&#8217;esecuzione extragiudiziale per mano degli Stati Uniti. </p>



<p>«Ci hanno trattato come animali» è invece la denuncia arrivata da altri 20 pescatori, vittime dell’attacco consumatosi appena pochi giorni dopo contro l’imbarcazione chiamata Don Maca. Anche in questo caso, un drone si è schiantato contro la barca, provocando un&#8217;esplosione a soli 15 centimetri dal serbatoio del carburante. Gli uomini a bordo del Don Maca hanno riferito di essere stati <strong>tenuti in ostaggio e bendati per otto giorni.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gli affari oscuri del presidente Noboa</strong></h2>



<p>Su nessuna delle imbarcazioni attaccate con la presunta scusa della lotta al narcotraffico sono state rinvenute droghe. Lo stesso non si può dire, invece, di alcune navi appartenenti alla compagnia del presidente ecuadoriano, la Noboa Trading. Nel 2025, <a href="https://revistaraya.com/familia-daniel-noboa-presidente-de-ecuador-trafico-de-cocaina-europa.html">il media colombiano Revista Raya</a> ha rivelato che le autorità ecuadoriane avevano sequestrato <strong>cocaina, destinata alla Croazia, per un valore di 26 milioni di euro</strong>, in container appartenenti alla società di navigazione di Noboa. Lo scorso marzo <a href="https://www.elmundo.es/cronica/2026/03/21/69b9a8c6e85ecefe738b4594.html">il quotidiano spagnolo El Mundo ha raccolto le dichiarazioni di William Joffre Alcívar Bautista</a> – leader del cartello ecuadoriano Los Tiguerones –, il quale ha affermato che Noboa aveva stretto <strong>un accordo con il gruppo criminale per ottenere voti in cambio dell&#8217;immunità.</strong> II traffico di droga è peraltro aumentato vertiginosamente durante la presidenza del multimilionario e attualmente rappresenta <strong>il 70% della distribuzione mondiale di cocaina, </strong>prodotta in Colombia e Perù e spedita appunto attraverso l’Ecuador.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il mare come zona d’ombra</strong></h2>



<p>Da settembre 2025, secondo stime basate su comunicati militari e monitoraggi indipendenti, sarebbero <strong>più di 180 i civili uccisi nelle presunte operazioni di lotta al narcotraffico</strong> che assumono piuttosto i contorni di <strong>esecuzioni extragiudiziali.</strong> Con le dovute differenze, non si può fare a meno di pensare come, dal Pacifico al Mediterraneo – dove pochi giorni fa in acque internazionali al largo di Creta, l’esercito israeliano ha bloccato nuovamente le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla – <strong>il mare vada configurandosi sempre più come una “zona d’ombra” </strong>in cui si stanno normalizzando vere e proprie pratiche violente in aperta violazione del diritto internazionale, utilizzando una narrativa fondata sulla presunta sicurezza, volta in realtà a <strong>subordinare i diritti di civili, che siano pescatori o attivisti, alle dinamiche di dominio di Stati Uniti e Israele.</strong></p>
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