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Criminalità

Così il fentanyl cambia l’alleanza tra narcos e ’Ndrangheta e minaccia anche l’Europa

I narcos garantivano accesso a produzione e rotte della cocaina, i clan calabresi offrivano infrastrutture logistiche. Ma con il fentanyl...

Per oltre vent’anni, la relazione tra i cartelli messicani e la ’Ndrangheta si è fondata su un equilibrio relativamente stabile: i gruppi criminali latinoamericani garantivano accesso diretto alla produzione e alle rotte della cocaina, mentre i clan calabresi offrivano infrastrutture logistiche, riciclaggio e distribuzione nel mercato europeo. Oggi questo modello rischia però di entrare in una fase di trasformazione strutturale a causa dell’ascesa del fentanyl, l’oppioide sintetico che ha già devastato il mercato statunitense. Secondo il National Drug Threat Assessment della DEA, i sequestri di fentanyl negli Stati Uniti sono cresciuti in modo esponenziale negli ultimi anni, accompagnati da decine di migliaia di decessi annuali. La sostanza presenta caratteristiche che modificano radicalmente l’economia criminale: volumi minimi, profitti elevatissimi e facilità di trasporto. A differenza della cocaina, il fentanyl non necessita di grandi carichi marittimi o di filiere agricole tradizionali. Bastano pochi chilogrammi per alimentare interi mercati urbani. È questo il punto che sta alterando i rapporti di forza nel narcotraffico internazionale.

Il CJNG e il modello criminale autosufficiente

Il Cartel Jalisco Nueva Generación (CJNG) e il Cartello di Sinaloa hanno progressivamente riconvertito parte della propria capacità industriale verso gli oppioidi sintetici. Non si tratta soltanto di un cambio di prodotto, ma di una trasformazione del modello organizzativo. I cartelli messicani stanno cercando di internalizzare l’intera filiera produttiva, riducendo la dipendenza dai precursori chimici importati dalla Cina e reclutando chimici, tecnici e studenti universitari per sviluppare capacità autonome di sintesi. Questa verticalizzazione riduce la necessità di partner esterni. Ed è qui che emerge la frizione con la ’Ndrangheta. L’organizzazione calabrese ha costruito la propria potenza sul controllo delle rotte della cocaina verso l’Europa, sfruttando porti strategici come Gioia Tauro, Anversa e Rotterdam. Nel caso del fentanyl, però, il vantaggio logistico tradizionale rischia di diminuire. Quantità ridottissime possono attraversare le frontiere tramite spedizioni postali, dark web e micro-canali distributivi difficili da intercettare. In altre parole, il fentanyl comprime la catena del valore criminale e riduce il peso degli intermediari storici.

L’Europa entra nella mappa degli oppioidi sintetici

Finora il fentanyl è rimasto soprattutto una crisi nordamericana. Tuttavia, diversi indicatori mostrano che l’Europa sta entrando in una fase di vulnerabilità crescente. L’EUDA, l’Agenzia europea sulle droghe, segnala un aumento della disponibilità di oppioidi sintetici ad alta potenza, soprattutto nei Paesi baltici e nell’Europa settentrionale. A spingere il fenomeno contribuisce anche il crollo della produzione di oppio in Afghanistan dopo il divieto imposto dai Talebani nel 2022. La riduzione dell’eroina disponibile sta infatti aprendo spazio a sostanze sintetiche più economiche, potenti e facilmente trasportabili. Anche l’Italia ha iniziato a percepire il rischio. Il sottosegretario Alfredo Mantovano ha parlato apertamente di un interesse della ’Ndrangheta verso il mercato degli oppioidi sintetici. Non si tratterebbe ancora di una conversione strutturale, ma di una fase esplorativa finalizzata a testare convenienza economica e sostenibilità operativa. Il segnale più concreto resta l’Operazione Painkiller, che ha portato al sequestro di oltre 100.000 dosi di fentanyl e all’emersione di connessioni transatlantiche già attive tra Italia e Stati Uniti.

La nuova infrastruttura europea delle droghe sintetiche

Il vero elemento di svolta è però industriale. L’operazione Fabryka, coordinata da Europol nel 2026, ha smantellato 24 laboratori clandestini tra Polonia, Belgio, Germania e Paesi Bassi. Il dato più rilevante non riguarda soltanto i sequestri, ma la struttura produttiva emersa: approvvigionamento globale di precursori chimici, produzione decentrata e distribuzione paneuropea. Questo schema ricorda da vicino il modello già utilizzato dai cartelli messicani. Il punto critico è che l’Europa dispone ormai di una base logistica e chimica compatibile con una futura espansione del fentanyl su larga scala. Non è necessario importare il prodotto finito: basta trasferire know-how, precursori e reti di distribuzione. Ed è qui che la ’Ndrangheta potrebbe diventare decisiva. Pur non possedendo ancora una specializzazione nel settore degli oppioidi sintetici, i clan calabresi mantengono una capacità unica di infiltrazione portuale, riciclaggio e coordinamento logistico continentale.

La faglia strategica nell’alleanza criminale

La questione centrale non è se l’alleanza tra cartelli messicani e ’Ndrangheta sopravviverà, ma come cambierà. Finora il rapporto è stato fondato sulla complementarità: i cartelli controllavano produzione e corridoi americani, la mafia calabrese dominava distribuzione e riciclaggio europeo. Il fentanyl introduce però un potenziale disallineamento strategico. Se il mercato europeo degli oppioidi sintetici dovesse espandersi rapidamente, i cartelli messicani potrebbero tentare di entrare direttamente nel continente, riducendo la dipendenza dalla mediazione mafiosa italiana. Un precedente esiste già: le relazioni operative con la Mocro Maffia olandese, che ha mostrato ai cartelli latinoamericani come costruire canali diretti nel Nord Europa. Per la ’Ndrangheta, invece, il fentanyl rappresenta un dilemma. Restare ancorata alla cocaina significa preservare il proprio vantaggio competitivo. Entrare nel mercato degli oppioidi sintetici, al contrario, richiederebbe investimenti in competenze chimiche, nuovi laboratori clandestini e una riconfigurazione delle reti logistiche.

L’Europa impreparata davanti alla nuova minaccia

Sul piano istituzionale, la risposta europea appare ancora frammentata. Il Piano nazionale italiano contro il fentanyl, avviato nel 2024, e il nuovo regolamento europeo sui precursori chimici rappresentano passi importanti, ma restano prevalentemente reattivi. Il problema reale è la velocità di adattamento delle organizzazioni criminali transnazionali. Mentre gli Stati continuano a ragionare entro confini giuridici e amministrativi nazionali, i sodalizi criminali operano come reti globali flessibili. Il fentanyl amplifica questa asimmetria perché riduce i costi logistici, accelera la distribuzione e rende più difficile l’intercettazione. La vera minaccia non è soltanto sanitaria. È geopolitica. Perché il fentanyl sta trasformando il narcotraffico in una filiera industriale globale capace di collegare Cina, Messico, Europa e dark web dentro un unico ecosistema criminale integrato. E in questo nuovo scenario, la partita tra cartelli messicani e ’Ndrangheta potrebbe ridefinire gli equilibri della sicurezza europea nei prossimi anni.

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