Un piano orchestrato dall’amministrazione Trump e da Benjamin Netanyahu per destabilizzare i governi progressisti in America Latina — in particolare quelli della Colombia e del Messico — , con il coinvolgimento di leader come l’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández e il presidente argentino Javier Milei: è quello che viene definito Hondurasgate, un insieme di audio leak — resi pubblici da Canal Red — che rivela l’esistenza di una struttura di ingerenza per orientare la politica nella regione sudamericana, con l’Honduras usato come piattaforma.
Honduras, il piano della restaurazione
Secondo i messaggi audio messaggi di WhatsApp, Signal e Telegram — ottenuti in esclusiva da Canal RED e Hondurasgate, e contenenti conversazioni svoltesi tra gennaio e aprile 2026 — Juan Orlando Hernández, presidente dell’Honduras tra il 2014 e il 2022, in seguito condannato a 45 anni di carcere per traffico di droga da un tribunale statunitense e successivamente graziato da Donald Trump, starebbe tramando per tornare al potere nel Paese, grazie al supporto decisivo di Stati Uniti e Israele che in cambio otterrebbero facilitazioni per la costruzione di una nuova base militare e di centri di confinamento per presunti terroristi, su modello di quelli voluti dal presidente Nayib Bukele in El Salvador; una legge su misura per le loro esigenze al fine di incentivare gli investimenti nell’intelligenza artificiale, con contratti che verrebbero assegnati direttamente a società private americane come la General Electric; e, infine, l’espansione delle cosiddette Zone economiche speciali, veri e propri dispositivi di espropriazione territoriale e sovranità limitata a beneficio di capitali stranieri, che l’amministrazione di Xiomara Castro, prima presidente donna dell’Honduras — in carica dal 2021 al 2025 —, aveva iniziato a smantellare. La più discussa tra queste realtà è Próspera — che sorge sull’isola di Roatán — una vera e propria città privata, porto franco libero dalle maglie dello Stato, in cui sono investitori del calibro di Peter Thiel a dettare interamente le regole.
La rete che ha liberato Hernández
Il denaro per l’indulto di Hernández, trapela dagli audio, «veniva da un gruppo di rabbini e persone che sostenevano Israele». Determinanti nella liberazione dell’ex capo di Stato sarebbero stati ilprimo ministro Benjamin Netanyahu e Roger Stone, consigliere di lunga data di Trump, che ha svolto un’intensa attività di lobbying. Un contributo decisivo sarebbe arrivato anche dall’attuale presidente honduregno, Nasry Asfura. Quest’ultimo, eletto lo scorso dicembre in una tornata elettorale segnata da irregolarità e dall’ingerenza degli Stati Uniti, prima del suo insediamentosi è prontamente recato a Mar-a-Lago per incontrare Trump e in Israele, dove ha avuto colloqui con Netanyahu, con il presidente Isaac Herzog e con il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar. Asfura costituirebbe una figura di transizione utile a spianare la strada al potere per il principale referente politico di Trump e Netanyahu nella regione, ovvero Hernández. Il ritorno alla presidenza di quest’ultimo — secondo Valeria Duarte Galleguillos, tra le prime giornaliste a occuparsi dell’intrigo — non rappresenterebbe soltanto «una restaurazione personale del potere, ma anche la trasformazione del territorio honduregno in un’enclave geopolitica chiave per gli interessi statunitensi nei confronti della Cina e delle altre potenze in America Latina».
“Guerra legale” contro la democrazia honduregna
Gli audio descrivono dettagliatamente l’attuazione di diversi meccanismi di “guerra legale” interna al paese centroamericano per eliminare gli avversari scomodi. Risulta come, per esempio, Juan Orlando Hernández abbia impartito ordini diretti a Tomás Zambrano, presidente del Congresso Nazionale, perché accelerasse il procedimento di impeachment contro le figure politiche che avevano denunciato irregolarità elettorali. «Ti ho mandato persone da Israele, ti hanno mandato dei soldi. Quindi guarda chi ti sta davvero consigliando nel modo giusto», sono le parole rivolte da Hernández a Zambrano, che viene esortato a ricorrere a “qualsiasi tipo di violenza”. Le “epurazioni” hanno raggiunto anche il Fiscal General Johel Zelaya (l’equivalente del nostro Procuratore generale della Repubblica) e la Presidente della Corte Suprema, Rebeca Raquel Obando, figure percepite come non allineate e potenzialmente ostili agli interessi di Asfura, specie sul terreno della giustizia e della gestione delle elezioni 2025. Gli audio rivelano anche il piano di arruolare le chiese evangeliche honduregne come leva di pressione contro l’ex presidente Xiomara Castro e il suo partito LIBRE.
La fabbrica della disinformazione per abbattere la sinistra latinoamericana
Dalle registrazioni emerge anche la volontà di creare una «cellula di informazione» per «attaccare ed estirpare il cancro della sinistra dai governi dell’Honduras e dell’America Latina». Hernández propone la creazione di un’Unità Digitale con il patrocinio degli Stati Uniti per la diffusione di notizie false che preparino la popolazione a possibili interventi esterni sia in Colombia che in Messico. Milei avrebbe contribuito all’operazione con circa 350 mila dollari, utilizzati per finanziare una squadra destinata a creare fake news. A questi si sommerebbero altri 150 mila dollari provenienti dal dal Ministero dei Lavori Pubblici dell’Honduras. In tutto mezzo milione «per attaccare i governi progressisti in Messico e Colombia», ha raccontato Duarte al quotidiano argentino Página|12. «Uno dei loro obiettivi è rovesciare o distruggere la sinistra e i governi della regione che presentano queste caratteristiche, per cui parlano di costruire una cellula informativa negli Stati Uniti con il supporto e il coordinamento dell’ufficio del presidente Donald Trump e, tra le altre cose, parlano di dove prenderanno i finanziamenti».
Finora, la diffusione degli audio non ha avuto alcuna conseguenza legale o penale in nessun paese della regione, né in ambito internazionale. Canal Red, il media che ha pubblicato gli audio ottenuti dal team di Hondurasgate, ha svolto analisi di veridicità, verificando l’identità delle fonti che sarebbero «dirette e di altissima qualità». Congiuntamente alla raccolta audio è stata pubblicata anche anche l’analisi forense delle registrazioni, che dimostra che non sono state falsificate o manipolate. Eppure «quello che dovrebbe essere uno scandalo mediatico viene accolto da un silenzio assordante», ha chiosato l’analista Leonardo Toledo Garibaldi dalle pagine dello stesso Canal Red.
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