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	<title>Ambiente Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
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	<title>Ambiente Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>India e Pakistan, tra la pace e la guerra le acque dell&#8217;Indo</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/india-e-pakistan-tra-la-pace-e-la-guerra-il-corso-delle-acque-dellindo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Larissa Clelia Remenyi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 04:50:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni India-Pakistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1422" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Indo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Indo.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Indo-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Indo-1024x758.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Indo-768x569.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Indo-1536x1138.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Indo-600x444.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nuova Delhi punta il dito contro Islamabad per il presunto supporto ai terroristi e si è ritirata dal Trattato sulle acque dell’Indo.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/india-e-pakistan-tra-la-pace-e-la-guerra-il-corso-delle-acque-dellindo.html">India e Pakistan, tra la pace e la guerra le acque dell&#8217;Indo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1422" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Indo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Indo.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Indo-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Indo-1024x758.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Indo-768x569.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Indo-1536x1138.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Indo-600x444.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre il Pakistan si adoperava con efficacia a mediare tra Iran e Stati Uniti, il suo vicino-nemico rilanciava con insistenza una minaccia evocata nei mesi precedenti, con il ministro dell’acqua indiano che dichiarava: <a href="https://www.dawn.com/news/2006754">«Nei prossimi anni non una sola goccia d’acqua andrà al Pakistan»</a>. Un vero e proprio ultimatum quello di C. R. Patil, che rilanciava lo scontro con Islamabad su un terreno che per oltre sessant’anni era rimasto inviolato nelle varie crisi fra le due potenze armate di testate atomiche: <strong>quello delle risorse idriche, che nel contesto della rivalità tra le due nazioni hanno una valenza esplosiva, nucleare appunto.</strong></p>



<p>Ma torniamo indietro di un anno, precisamente al 22 aprile 2025. Parliamo dell’<a href="https://it.insideover.com/politica/india-pakistan-venti-di-guerra-potenzialmente-termonucleare.html">attentato di Pahalgam</a> — il più letale contro civili indiani dalla strage di Mumbai del 2008 —, attribuito dalle autorità indiane al Fronte di Resistenza (TRF), <strong>un gruppo militante islamico che sostiene l’indipendenza di Jammu e Kashmir,</strong> regioni a maggioranza musulmana (il 70% della popolazione). Le responsabilità dell’attacco, tuttavia, restano avvolte da diverse zone d’ombra. Se per Nuova Delhi il coinvolgimento del TRF, e i suoi presunti legami con il Pakistan, non lasciano spazio a dubbi, il gruppo ha successivamente smentito la rivendicazione iniziale, <a href="https://thecradle.co/articles-id/30377">sostenendo</a> che il proprio canale di comunicazione fosse stato compromesso. Smentita importante perché normalmente rivendicavano le proprie azioni.</p>



<p>L’attentato era arrivato in un contesto di tensioni in aumento. Nel 2019 il governo di <strong>Narendra Modi </strong>aveva revocato l’autonomia alle suddette regioni e intensificato la repressione dei movimenti separatisti locali, molti dei quali hanno le loro basi oltre frontiera, in Pakistan. Nuova Delhi aveva puntato subito il dito contro Islamabad per il presunto supporto ai terroristi — accusa che il Pakistan nega con fermezza — e, come ritorsione, <strong>si era ritirata unilateralmente dal Trattato sulle acque dell’Indo</strong>, decisione che sarà revocata solo se il Pakistan <a href="https://www.mea.gov.in/speeches-statements?dtl/39442">«ripudierà in modo credibile e irrevocabile il suo sostegno al terrorismo transfrontaliero»</a>. Come accennato, tanti i dubbi sullo svolgimento dei fatti. Come osserva la rivista progressista indiana <a href="https://frontline.thehindu.com/columns/pahalgam-attack-nia-chargesheet-kashmir/article70896047.ece">Frontline</a>, a destare perplessità è soprattutto la rapidità con cui l’attentato è stato collegato a Islamabad. Ma la reazione di Modi è stato durissima: <a href="https://timesofindia.indiatimes.com/india/water-and-blood-cannot-flow-together-pm-modi-signals-no-reversal-on-indus-waters-treaty-suspension/articleshow/121116091.cms">«Acqua e sangue non possono scorrere insieme»</a>.</p>



<p>La sospensione dell’accordo segna una svolta storica. Per 65 anni il trattato ha rappresentato un’eccezione diplomatica in un rapporto più che conflittuale, sopravvivendo alle guerre del 1965, del 1971 e del 1999, oltre che alle crisi ricorrenti fra le due potenze nucleari. Uno strappo, quello di Nuova Delhi, che ha <a href="https://www.reuters.com/world/asia-pacific/panic-pakistan-india-vows-cut-off-water-supply-over-kashmir-2025-04-27/">implicazioni</a> potenzialmente catastrofiche. In base all’accordo del 1960, le acque dell’Indo, del Chenab e del Jhelum, che dall’India scorrono verso il Pakistan, sono destinate in larga misura a Islamabad e rappresentano la spina dorsale del suo sistema agricolo: <strong>irrigano oltre 16 milioni di ettari di terreno, l’80% del totale nazionale. </strong>Una dipendenza tale che eventuali riduzioni prolungate dei flussi potrebbero mettere a rischio la sicurezza alimentare di decine di milioni di persone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le minacce di Nuova Dehli</h2>



<p>Da un anno a questa parte, la questione dell’acqua rimane uno dei principali terreni di scontro fra i due Paesi e le loro relazioni sono precipitate a uno dei punti più bassi della loro travagliata storia. Finora, la sospensione dell’accordo non ha prodotto conseguenze immediate sui flussi dei grandi fiumi himalayani. <strong>Ridurre in modo significativo l’acqua destinata al Pakistan richiederebbe infatti anni di lavori infrastrutturali,</strong> dall’ampliamento dei bacini esistenti alla costruzione di nuovi sistemi di stoccaggio e deviazione.</p>



<p>Ma le minacce di Nuova Delhi hanno iniziato a prendere forma. Nel corso dell’ultimo anno il governo Modi ha accelerato una serie di iniziative sui fiumi del sistema dell’Indo: dall’espansione di alcuni impianti idroelettrici già esistenti ai nuovi progetti sul Chenab, fino ai piani per deviare parte delle acque verso il bacino del Beas. <strong>Secondo Islamabad, Nuova Delhi avrebbe già elaborato 17 progetti destinati a modificare l’equilibrio del sistema fluviale </strong>e a dotarsi degli strumenti di una <a href="https://www.dawn.com/news/2008889">«idro-egemonia»</a>. È anche per questo che il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha avvertito che qualsiasi tentativo di alterare il flusso dei corsi d’acqua condivisi potrebbe essere considerato un <a href="https://www.pakistantoday.com.pk/2026/06/12/pakistan-warns-india-any-move-to-block-water-could-amount-to-an-act-of-war">«atto di guerra»</a>. Parole che testimoniano quanto la disputa idrica sia ormai uscita dall’ambito tecnico per entrare a pieno titolo nel lessico della sicurezza nazionale.</p>



<p>A rendere ancora più delicato il quadro è l’assenza di un meccanismo condiviso per risolvere le controversie. Da anni India e Pakistan si scontrano sugli strumenti arbitrali previsti dal trattato. Nuova Delhi non riconosce la competenza della Corte Permanente di Arbitrato dell’Aia, definita dal portavoce del Ministero degli Affari Esteri indiano un organo <a href="https://www.msn.com/en-in/news/other/illegally-constituted-mea-rejects-pakistan-backed-court-of-arbitration-ruling-on-indus-waters-treaty/ar-AA23lOJS?gemSnapshotKey=GM4CF539CC-snapshot-6&amp;uxmode=ruby&amp;cvid=6a31880bdc4a4255b3c77ddc4411b473&amp;ei=18">«costituito illegalmente»</a>. Dopo la sospensione dell’accordo, anche gli ultimi argini istituzionali alla disputa appaiono ormai erosi, se non del tutto sterilizzati.</p>



<p>Sullo sfondo resta però un’altra preoccupazione per Islamabad. Come osserva l’ex rappresentante pakistana alle Nazioni Unite Maleeha Lodhi su <a href="https://www.dawn.com/news/2007952">Dawn</a>, la crisi dell’acqua s’inserisce in un contesto di crescente rivalità strategica. <strong>Quest’anno il governo Modi ha portato il bilancio della difesa a livelli record e accelerato diversi programmi missilistici. </strong>Mosse che, viste dal Pakistan, alimentano la percezione di un progressivo sbilanciamento dei rapporti di forza nell’Asia meridionale. Per il momento, nessuno dei due governi sembra interessato a una vera distensione. Il dialogo resta congelato e la fase del <a href="https://thediplomat.com/2025/06/no-war-no-peace-indias-limited-war-strategy-of-controlled-escalation/">«né guerra né pace»</a> rischia di diventare il nuovo equilibrio fra Nuova Delhi e Islamabad.</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Umidità killer e ondate di calore, l&#8217;Asia meridionale soffre. E ci mancava solo lo Stretto di Hormuz&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/umidita-killer-e-ondate-di-calore-lasia-meridionale-soffre-e-ci-mancava-solo-lo-stretto-di-hormuz.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 09:47:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1341" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171207461_7e4940d664dcdf569e71496faa21493b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171207461_7e4940d664dcdf569e71496faa21493b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171207461_7e4940d664dcdf569e71496faa21493b-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171207461_7e4940d664dcdf569e71496faa21493b-1024x715.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171207461_7e4940d664dcdf569e71496faa21493b-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171207461_7e4940d664dcdf569e71496faa21493b-1536x1073.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171207461_7e4940d664dcdf569e71496faa21493b-600x419.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Asia meridionale è finita nella morsa del caldo estremo: temperature record, migliaia di morti e città sempre più invivibili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/umidita-killer-e-ondate-di-calore-lasia-meridionale-soffre-e-ci-mancava-solo-lo-stretto-di-hormuz.html">Umidità killer e ondate di calore, l&#8217;Asia meridionale soffre. E ci mancava solo lo Stretto di Hormuz&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1341" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171207461_7e4940d664dcdf569e71496faa21493b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171207461_7e4940d664dcdf569e71496faa21493b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171207461_7e4940d664dcdf569e71496faa21493b-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171207461_7e4940d664dcdf569e71496faa21493b-1024x715.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171207461_7e4940d664dcdf569e71496faa21493b-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171207461_7e4940d664dcdf569e71496faa21493b-1536x1073.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171207461_7e4940d664dcdf569e71496faa21493b-600x419.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per gran parte dell&#8217;<strong>Asia meridionale</strong>, dal punto di vista climatico questo è probabilmente il periodo peggiore dell&#8217;anno. Le <strong>temperature </strong><a href="https://it.insideover.com/ambiente/termometri-a-50-condizionatori-in-tilt-lasia-travolta-dal-caldo.html">raggiungono infatti il picco</a> prima che l&#8217;arrivo del monsone provveda a rinfrescare il clima. Da una manciata di anni la situazione è però letteralmente fuori controllo. Lo scorso aprile, un&#8217;<strong>ondata di caldo intenso</strong> <strong>e prolungato</strong> si è abbattuta su <strong>India </strong>e <strong>Pakistan</strong>. Il termometro ha sfondato i 46°C in molte località, con valori superiori di 5-8°C rispetto alla media stagionale. Nuova Delhi sta ancora fronteggiando un&#8217;estate torrida con effetti drammatici. </p>



<p>Secondo le stime della rivista <em>Frontiers in Environmental Health</em>, cinque giorni di caldo particolarmente asfissiante avrebbero provocato quasi <strong>30.000 decessi </strong>in eccesso rispetto alla media. Detto altrimenti, una sola giornata di caldo estremo in India potrebbe costare la vita a circa 3.400 persone. All&#8217;ombra del Taj Mahal, le stime ufficiali dei decessi causati dalle ondate di calore oscillano tra le 500 e le 1.500 unità all&#8217;anno, anche se gli esperti avvertono che si tratta di una cifra ampiamente sottostimata, in parte per via della mancanza di un <strong>sistema di monitoraggio uniforme</strong> e in parte per la mancata considerazione degli <strong>impatti indiretti</strong> (come l&#8217;aggravamento di patologie preesistenti).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171103999_e0cbad2a885f91eaf02c8ffb03385e15-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-520177" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171103999_e0cbad2a885f91eaf02c8ffb03385e15-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171103999_e0cbad2a885f91eaf02c8ffb03385e15-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171103999_e0cbad2a885f91eaf02c8ffb03385e15-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171103999_e0cbad2a885f91eaf02c8ffb03385e15-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171103999_e0cbad2a885f91eaf02c8ffb03385e15-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171103999_e0cbad2a885f91eaf02c8ffb03385e15.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Asia meridionale alle prese con il caldo estremo</h2>



<p>L&#8217;<strong>Organizzazione Meteorologica Mondiale (Omm)</strong> ha fatto sapere che gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi mai registrati. Ha anche avvisato del fatto che simili ondate di calore stanno, non solo diventando più frequenti, ma anche più lunghe e intense a causa dei cambiamenti climatici in corso. </p>



<p>Come ha spiegato il quotidiano bengalese <em>The Daily Star</em>, uno dei motivi per cui la situazione quest&#8217;anno è stata così grave è coinciso con la persistenza di <strong>sistemi meteorologici di alta pressione</strong>. Cosa significa? Che quando questi sistemi rimangono stazionari aumentano la probabilità di ondate di calore, limitando la formazione di nuvole e riducendo le possibilità di piogge rinfrescanti. L&#8217;aria calda rimane intrappolata vicino alla superficie e le temperature possono aumentare per molti giorni consecutivi. </p>



<p>Si innesca così un <strong>effetto domino perverso</strong>: con meno pioggia, aumenta la temperatura al livello del suolo, il terreno si secca e cresce anche l&#8217;umidità. Le grandi metropoli si trasformano in vere e proprie <strong>trappole di calore</strong>, visto che il <strong>cemento </strong>e l&#8217;<strong>asfalto </strong>assorbono calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente durante la notte, aumentando i rischi per la salute delle persone che non hanno accesso a sistemi di raffreddamento. </p>



<p>Attenzione però, perché i gradi Celsius sono solo una parte della minaccia. Quella ancora più letale chiama in causa l&#8217;<strong>umidità</strong>, la stessa che caratterizza svariate zone dell&#8217;India e del Pakistan.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171244320_296f85ae48d0cff58e91ffcc8cb6e0fa-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-520180" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171244320_296f85ae48d0cff58e91ffcc8cb6e0fa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171244320_296f85ae48d0cff58e91ffcc8cb6e0fa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171244320_296f85ae48d0cff58e91ffcc8cb6e0fa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171244320_296f85ae48d0cff58e91ffcc8cb6e0fa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171244320_296f85ae48d0cff58e91ffcc8cb6e0fa-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171244320_296f85ae48d0cff58e91ffcc8cb6e0fa.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Lo shock energetico e le trappole di calore</h2>



<p>Una soluzione, almeno parziale, al caldo estremo ci sarebbe: l&#8217;<strong>aria condizionata</strong>. Peccato che questo strumento, una comune fonte di sollievo dalle temperature torride e dall&#8217;umidità soffocante, sia diventato limitato o addirittura inaccessibile. Colpa della <strong>guerra in Iran</strong> e delle conseguente del <a href="https://it.insideover.com/energia/perche-la-guerra-in-iran-e-uno-shock-energetico-per-tutta-lasia.html">conflitto in Medio Oriente</a>. L&#8217;Asia meridionale dipende fortemente dalle importazioni di petrolio e gas dalla regione e i locali Paesi a basso e medio reddito sono vulnerabili agli shock energetici e alle interruzioni delle forniture. </p>



<p>Nel frattempo, tornando in India, epicentro del fenomeno che stiamo raccontando, uno studio del <em>Centre for Science and Environment (Cse)</em> ha rilevato che la capacità di Delhi di raffreddarsi durante la notte è diminuita del 9% nel corso dell&#8217;ultimo decennio. Il motivo? In gran parte a causa della riduzione della <strong>copertura verde</strong> e dell&#8217;<strong>espansione urbana</strong>. Per la cronaca, il centro città si raffredda di 3,8 °C in meno rispetto alle aree miste rurali e urbane. </p>



<p>Un altro importante studio del 2024, condotto dall&#8217;<em>Iit Bhubaneshwar</em>, ha invece constatao che l&#8217;<strong>urbanizzazione</strong> è responsabile del 60% dell&#8217;aumento del riscaldamento nelle metropoli indiane, mentre il <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-cambiamento-climatico-e-lombra-della-crisi-alimentare-globale.html">cambiamento climatico</a>, causato principalmente dai <strong>combustibili fossili</strong>, contribuisce per il restante 40%: un vero e proprio <strong>mix letale</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="671" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171149290_40f1c91faba7fc8772937b4e80b8e9ab-1024x671.jpg" alt="" class="wp-image-520178" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171149290_40f1c91faba7fc8772937b4e80b8e9ab-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171149290_40f1c91faba7fc8772937b4e80b8e9ab-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171149290_40f1c91faba7fc8772937b4e80b8e9ab-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171149290_40f1c91faba7fc8772937b4e80b8e9ab-1536x1007.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171149290_40f1c91faba7fc8772937b4e80b8e9ab-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260611171149290_40f1c91faba7fc8772937b4e80b8e9ab.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/umidita-killer-e-ondate-di-calore-lasia-meridionale-soffre-e-ci-mancava-solo-lo-stretto-di-hormuz.html">Umidità killer e ondate di calore, l&#8217;Asia meridionale soffre. E ci mancava solo lo Stretto di Hormuz&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Chi c&#8217;è dietro la speculazione immobiliare del genero di Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/chi-ce-dietro-la-speculazione-immobiliare-del-genero-di-trump</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 09:08:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608110803957_85f7f67af97675e20f1f7768e8383847.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608110803957_85f7f67af97675e20f1f7768e8383847.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608110803957_85f7f67af97675e20f1f7768e8383847-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608110803957_85f7f67af97675e20f1f7768e8383847-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608110803957_85f7f67af97675e20f1f7768e8383847-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608110803957_85f7f67af97675e20f1f7768e8383847-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608110803957_85f7f67af97675e20f1f7768e8383847-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un resort di lusso da 1,4 miliardi, terreni contesi, società offshore, una fitta trama di catene societarie e nomi che compaiono in inchieste italiane. È quello che si cela dietro i piani di Jared Kushner — il genero di Trump — sulle coste albanesi. E ora migliaia di persone sono scese in piazza con uno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/video/chi-ce-dietro-la-speculazione-immobiliare-del-genero-di-trump">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/chi-ce-dietro-la-speculazione-immobiliare-del-genero-di-trump">Chi c&#8217;è dietro la speculazione immobiliare del genero di Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608110803957_85f7f67af97675e20f1f7768e8383847.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608110803957_85f7f67af97675e20f1f7768e8383847.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608110803957_85f7f67af97675e20f1f7768e8383847-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608110803957_85f7f67af97675e20f1f7768e8383847-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608110803957_85f7f67af97675e20f1f7768e8383847-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608110803957_85f7f67af97675e20f1f7768e8383847-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608110803957_85f7f67af97675e20f1f7768e8383847-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un resort di lusso da 1,4 miliardi, terreni contesi, società offshore, una fitta trama di catene societarie e nomi che compaiono in inchieste italiane. È quello che si cela dietro i piani di Jared Kushner — il genero di Trump — sulle coste albanesi. E ora migliaia di persone sono scese in piazza con uno slogan preciso: «Albania is not for sale».</p>



<p>Kushner vuole costruire due resort di lusso su alcune delle coste più incontaminate d&#8217;Albania: l&#8217;isola di Sazan — che i locali hanno già ribattezzato l&#8217;Isola dei Trump — e la laguna di Zvërnec, un&#8217;area protetta dove vivono fenicotteri e tartarughe marine. L&#8217;affare vale più di 1,4 miliardi di euro. Il governo del premier Edi Rama ha già rilasciato i permessi di costruzione, nonostante le controversie legali sulla proprietà dei terreni.</p>



<p>Ma chi c&#8217;è dietro al mega progetto oltre a Kushner? Il fondo con cui opera, Affinity Partners, è finanziato in larga parte dall&#8217;Arabia Saudita di Mohammed Bin Salman — lo stesso principe che secondo la CIA ha autorizzato l&#8217;omicidio del giornalista Jamal Khashoggi. La società operativa sul terreno è registrata nei Paesi Bassi come trust offshore. Tra i proprietari dei terreni coinvolti compare un uomo d&#8217;affari albanese, Artur Shehu, il cui nome è emerso in un&#8217;inchiesta RAI sulla Sacra Corona Unita e nelle indagini sull&#8217;esplosione sotto casa di Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report. Un ex presidente della Corte d&#8217;Appello di Tirana, Alaudin Malaj, risulta proprietario di alcuni di quei terreni — gli stessi su cui in passato aveva emesso sentenze favorevoli. Questi sono solo alcuni degli elementi di una pericolosa convergenza tra interessi pubblici e privati.</p>



<p>Per capire fino in fondo il paradosso, bisogna sapere cos&#8217;era l&#8217;Albania fino a trent&#8217;anni fa: la dittatura più claustrofobica d&#8217;Europa, la &#8220;Corea del Nord d&#8217;Occidente&#8221;. Il dittatore Hoxha aveva disseminato il Paese di 700mila bunker — ce ne sono ancora 4mila solo sull&#8217;isola di Sazan — per difendersi da capitalisti e imperialisti. Oggi quella stessa isola sta per essere espugnata da quest&#8217;ultimi.</p>



<p>La procura anticorruzione albanese ha aperto un&#8217;indagine. Le piazze non si svuotano. La gente continua a protestare contro un modello di sviluppo rapace e in difesa del patrimonio ambientale e storic. La domanda che dovremmo porci è: a chi appartiene davvero un territorio? A chi lo abita o agli investitori?</p>



<p></p>



<p>Leggi l&#8217;articolo di Marianna Lentini: https://it.insideover.com/politica/albania-gli-aspetti-inconfessabili-della-grande-speculazione-immobiliare-del-genero-di-trump.html</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/chi-ce-dietro-la-speculazione-immobiliare-del-genero-di-trump">Chi c&#8217;è dietro la speculazione immobiliare del genero di Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Perché la Cina della transizione green punta ancora sul carbone ed è disposta pagarne  il prezzo</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/perche-la-cina-della-transizione-green-punta-ancora-sul-carbone-ed-e-disposta-pagarne-il-prezzo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 12:46:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Carbone]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=519471</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104211327_4a880068c027aef32d3054af68d7e3b3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104211327_4a880068c027aef32d3054af68d7e3b3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104211327_4a880068c027aef32d3054af68d7e3b3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104211327_4a880068c027aef32d3054af68d7e3b3-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104211327_4a880068c027aef32d3054af68d7e3b3-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104211327_4a880068c027aef32d3054af68d7e3b3-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104211327_4a880068c027aef32d3054af68d7e3b3-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina continua a dipendere dal carbone: il disastro di Liushenyu riaccende i riflettori sui rischi di un settore ancora strategico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/perche-la-cina-della-transizione-green-punta-ancora-sul-carbone-ed-e-disposta-pagarne-il-prezzo.html">Perché la Cina della transizione green punta ancora sul carbone ed è disposta pagarne  il prezzo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104211327_4a880068c027aef32d3054af68d7e3b3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104211327_4a880068c027aef32d3054af68d7e3b3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104211327_4a880068c027aef32d3054af68d7e3b3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104211327_4a880068c027aef32d3054af68d7e3b3-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104211327_4a880068c027aef32d3054af68d7e3b3-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104211327_4a880068c027aef32d3054af68d7e3b3-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104211327_4a880068c027aef32d3054af68d7e3b3-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo scorso 22 maggio, la <strong>Cina </strong>è stata colpita dal più grave <strong>disastro minerario</strong> degli ultimi quindici anni. Un&#8217;esplosione nella <strong>miniera di carbone di Liushenyu</strong>, nello <strong>Shanxi</strong>, ha causato la morte di 82 persone e il ferimento di oltre 120. Sembra un paradosso per un Paese che ha fatto <a href="https://it.insideover.com/energia/demostenes-floros-vogliamo-diventare-piu-green-chiediamo-consiglio-alla-cina.html">delle energie rinnovabili il nuovo motore del proprio sviluppo</a> e che considera la <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-la-lotta-allinquinamento-luci-ombre-della-strategia-pechino.html">transizione green il grande obiettivo</a> da conseguire nel minor tempo possibile. Eppure, oltre la Muraglia, l&#8217;<strong>industria carbonifera </strong>è ancora un <strong>pilastro economico</strong> di varie province periferiche. </p>



<p>È il caso, appunto, dello Shanxi, <a href="https://it.insideover.com/energia/la-tempesta-perfetta-che-minaccia-la-cina.html">cuore del settore</a>, dove circola ancora un detto che fa ben capire la pericolosità di questo lavoro: &#8220;Scendi in una miniera di carbone solo quando non hai altra via d&#8217;uscita&#8221;. Certo, nell&#8217;ultimo decennio il governo ha varato importanti <strong>riforme in materia di sicurezza</strong> che hanno, almeno in parte, diminuito la pericolosità di lavorare in gallerie sotterranee con il costante rischio di crolli, deflagrazioni e allagamenti. La situazione resta tuttavia ancora delicata. Il carbone continua intanto a essere strategico, e questo nonostante il Dragone abbia raggiunto l&#8217;obiettivo di aggiungere 1.200 Gw di capacità eolica e solare alla rete nazionale entro il 2030 con ben cinque anni di anticipo rispetto alla scadenza prevista.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Deadly Gas Blast at China Coal Mine Kills 82, 9 Still Missing.<br><br>SHANXI, China — A powerful gas explosion ripped through the Liushenyu coal mine in Qinyuan County, Shanxi province, late Friday, killing at least 82 workers in one of China&#39;s deadliest mining disasters in years.<br><br>The… <a href="https://t.co/JcHpHyic66">pic.twitter.com/JcHpHyic66</a></p>&mdash; JAS (@JasADRxquisites) <a href="https://x.com/JasADRxquisites/status/2058072445626495238?ref_src=twsrc%5Etfw">May 23, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La maledizione dell&#8217;industria carbonifera cinese</h2>



<p>Siamo di fronte a una contraddizione: la Cina fautrice del green continua a sfruttare le sue vaste riserve di carbone per raggiungere l&#8217;<strong>autosufficienza energetica</strong>. Pechino consuma infatti oltre il 50% della produzione globale e, solo nei mesi di gennaio e febbraio, ha aggiunto 20 Gw di capacità di produzione di energia elettrica da centrali a carbone (quasi la metà della quantità di nuove energie rinnovabili aggiunte nello stesso periodo). </p>



<p>Si capisce, dunque, perché l&#8217;industria mineraria del carbone assuma ancora un ruolo rilevante. Ma perché accadono ancora disastri come quello di Liushenyu? I dati dicono che il <strong>tasso di mortalità</strong> in questo settore sia diminuito di oltre il 90% dal 1990 a oggi. </p>



<p>Nello Shanxi, ha spiegato la <em>Bbc</em>, l&#8217;esplosione potrebbe essere stata causata dall&#8217;innesco di un accumulo di gas metano o di polvere di carbone entrato in contatto con una fonte di accensione. La causa? Forse un errore gestionale, una falla nel sistema di sicurezza del sito o addirittura protocolli violati. </p>



<p>In base alle prime indagini il <strong>Tongzhou Group</strong>, la società che gestisce la miniera di carbone (privata) dove è avvenuto il disastro, avrebbe commesso &#8220;gravi violazioni illegali&#8221;. I media cinesi, per esempio, hanno scritto che nel giorno dell&#8217;esplosione solo metà dei lavoratori era ufficialmente registrata, che molti di loro non erano muniti dei dispositivi di localizzazione obbligatori, e che c&#8217;era una planimetria imprecisa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104240389_7b4c73c2e6bc158d93fd26a39001a18d-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-519473" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104240389_7b4c73c2e6bc158d93fd26a39001a18d-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104240389_7b4c73c2e6bc158d93fd26a39001a18d-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104240389_7b4c73c2e6bc158d93fd26a39001a18d-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104240389_7b4c73c2e6bc158d93fd26a39001a18d-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104240389_7b4c73c2e6bc158d93fd26a39001a18d-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104240389_7b4c73c2e6bc158d93fd26a39001a18d-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260605104240389_7b4c73c2e6bc158d93fd26a39001a18d.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza del carbone</h2>



<p>Facciamo un tuffo nel passato. Quando l&#8217;economia cinese si aprì, negli anni Ottanta, la <strong>produzione di carbone</strong> aumentò in maniera rilevante diventando la pietra angolare delle ambizioni industriali del Dragone. Al centro di quel boom c&#8217;era proprio lo Shanxi, ricco di vasti giacimenti di carbone da coke – una delle qualità più pregiate di questo combustibile – e dotata di una solida base industriale pregressa. <em>Xinhua </em>descriveva la pericolosità della situazione senza mezzi termini parlando addirittura di una crescita del &#8220;pil macchiata di sangue&#8221;. Alla continua ricerca di profitti, i proprietari delle miniere locali erano soliti corrompere i funzionari affinché chiudessero un occhio sulle pratiche di lavoro pericolose. </p>



<p>Alcuni numeri sono emblematici. <strong>Tra il 1980 e il 2010, in Cina sono morte in media 5.853 persone all&#8217;anno a causa di incidenti nelle miniere di carbone.</strong> Un deciso cambio di marcia sarebbe arrivato qualche anno dopo, in concomitanza con l&#8217;inasprimento dei regolamenti da parte delle autorità e con la chiusura di migliaia di piccole miniere private che operavano al di fuori di qualsiasi supervisione normativa.</p>



<p>Diverse <strong>zone d&#8217;ombra</strong> continuano però a esistere. Il carbone, intanto, rappresenta per il governo cinese un&#8217;ancora affidabile in un mercato energetico globale spesso instabile. E lo Shanxi, nel momento in cui scriviamo, rappresenta quasi il 30% della produzione nazionale cinese di questo prodotto.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr"><a href="https://x.com/hashtag/China?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#China</a>:  A gas explosion at a coal mine in Shanxi Province, China, has killed 82 people, according to local authorities. Authorities believe the coal mining company committed serious illegal acts.<br><br>According to China Central Television (CCTV) and other sources, the explosion… <a href="https://t.co/1a8kWZAYnf">pic.twitter.com/1a8kWZAYnf</a></p>&mdash; Wolverine Update (@W0lverineupdate) <a href="https://x.com/W0lverineupdate/status/2058246569305219324?ref_src=twsrc%5Etfw">May 23, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/perche-la-cina-della-transizione-green-punta-ancora-sul-carbone-ed-e-disposta-pagarne-il-prezzo.html">Perché la Cina della transizione green punta ancora sul carbone ed è disposta pagarne  il prezzo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Biotecnologie, high-tech e colture sperimentali: la Cina usa la scienza per garantirsi l&#8217;indipendenza alimentare</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/biotecnologie-high-tech-e-colture-sperimentali-la-cina-usa-la-scienza-per-garantirsi-lindipendenza-alimentare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 04:50:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103835885_da7c0cf13f56094371cdf3d8833a99f7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103835885_da7c0cf13f56094371cdf3d8833a99f7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103835885_da7c0cf13f56094371cdf3d8833a99f7-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103835885_da7c0cf13f56094371cdf3d8833a99f7-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103835885_da7c0cf13f56094371cdf3d8833a99f7-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103835885_da7c0cf13f56094371cdf3d8833a99f7-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103835885_da7c0cf13f56094371cdf3d8833a99f7-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103835885_da7c0cf13f56094371cdf3d8833a99f7-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina punta all'autosufficienza alimentare investendo in colture innovative per ridurre la dipendenza dalle importazioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/biotecnologie-high-tech-e-colture-sperimentali-la-cina-usa-la-scienza-per-garantirsi-lindipendenza-alimentare.html">Biotecnologie, high-tech e colture sperimentali: la Cina usa la scienza per garantirsi l&#8217;indipendenza alimentare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103835885_da7c0cf13f56094371cdf3d8833a99f7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103835885_da7c0cf13f56094371cdf3d8833a99f7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103835885_da7c0cf13f56094371cdf3d8833a99f7-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103835885_da7c0cf13f56094371cdf3d8833a99f7-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103835885_da7c0cf13f56094371cdf3d8833a99f7-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103835885_da7c0cf13f56094371cdf3d8833a99f7-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103835885_da7c0cf13f56094371cdf3d8833a99f7-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103835885_da7c0cf13f56094371cdf3d8833a99f7-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>Cina </strong>sta da tempo rafforzando il <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-grande-gioco-del-cibo-perche-la-cina-vuole-blindare-la-sua-sicurezza-alimentare.html">proprio sistema di approvvigionamento alimentare</a>. Pechino non ha più alcuna intenzione di fare i conti con dazi, guerre e rotte commerciali bloccate, né intende continuare a essere dipendente dalle forniture strategiche provenienti di Paesi terzi. È per questa ragione che il Dragone, nella quasi indifferenza generale, ha deciso di affidarsi a un forte <strong>sviluppo tecnologico</strong> per blindare il più possibile la propria <strong>sovranità alimentare</strong>. Il governo guidato da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-xi-jinping.html">Xi Jinping</a> lo ripete ormai da anni: questo dossier è un fondamento della sicurezza nazionale e come tale deve essere trattato. E così, accanto al &#8220;Piano d&#8217;azione per l&#8217;aumento della capacità produttiva di cereali&#8221;, oltre la Muraglia c&#8217;è ampio spazio per la modernizzazione dell&#8217;<strong>industria sementiera</strong>. </p>



<p>Non è un caso che il Dragone stia investendo fior di quattrini nelle <strong>biotecnologie agricole</strong> e nella costruzione di terreni di alto livello per aumentare le rese sulle limitate aree coltivabili. La Cina, del resto, deve sfamare quasi il <strong>20% della popolazione globale</strong> (circa 1,4 miliardi di abitanti) avendo a disposizione meno del <strong>9% delle terre coltivabili mondiali</strong>. </p>



<p>Lo sviluppo agricolo cinese passa attraverso un mix tra progresso scientifico e modernizzazione hi-tech. Nello specifico, ci sono due importanti innovazioni che hanno consentito al gigante asiatico di incrementare la produzione di cereali. La prima si chiama <strong><em>Juncao</em></strong>: si tratta di una tecnologia ecologica che utilizza piante erbacee appositamente coltivate come substrato per coltivare funghi commestibili e medicinali. La seconda coincide con il <strong>riso ibrido</strong>, e dunque con una tecnica ad alto rendimento che implica l&#8217;incrocio di diverse varietà di riso per ottenere piante più resistenti e con rese molto più elevate.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103824607_c6d7845441812be22f94241d8650a95c-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-519267" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103824607_c6d7845441812be22f94241d8650a95c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103824607_c6d7845441812be22f94241d8650a95c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103824607_c6d7845441812be22f94241d8650a95c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103824607_c6d7845441812be22f94241d8650a95c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103824607_c6d7845441812be22f94241d8650a95c-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103824607_c6d7845441812be22f94241d8650a95c.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Alla ricerca della sovranità alimentare</h2>



<p>È interessante notare quanto sta accadendo nei deserti della provincia cinese dello <strong>Xinjiang</strong>. Qui, a migliaia di chilometri da Pechino, gli scienziati del Dragone coltivano imponenti <strong>ibridi di grano e segale</strong> (in alcuni casi più alti delle persone). </p>



<p>Come ha spiegato il <em>South China Morning Post</em>, questi ibridi si chiamano <strong>triticale</strong>, sono di fatto cereali artificiali che si adattano a condizioni ambientali difficili e, oltre a fornire cibo per l&#8217;uomo, i loro steli e le loro foglie possono essere utilizzati come mangime per il bestiame. Dietro a un simile progetto troviamo la <em>Xinjiang Maishengdao Biotechnology,</em> una delle tante aziende coinvolte nella rivoluzione agroalimentare in corso in Cina.</p>



<p>Il triticale, un ibrido sintetico ottenuto come detto incrociando grano e segale, può produrre fino a <strong>4 tonnellate di foraggio per mu</strong> (circa 667 metri quadrati) all&#8217;anno, consentendo così raccolti particolarmente abbondanti. In generale, l&#8217;ibridazione permette di combinare le caratteristiche migliori di due specie diverse, dando origine a una coltura più adattabile e capace di produrre rese superiori. </p>



<p>Uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista scientifica <em>Field Crops</em>, ha spiegato che grano e triticale possono produrre raccolti simili in condizioni normali. Tuttavia, in situazioni sfavorevoli &#8211; ad esempio con scarsa disponibilità d&#8217;acqua o terreni poveri di azoto &#8211; il triticale può garantire rese più elevate. Non solo: i ricercatori della Cuixi Academy of Biotechnology hanno rilevato che il contenuto di proteine grezze e di nutrienti digeribili totali del triticale è paragonabile a quello del grano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103909176_3a87b50108f5c40feb9758ce23151425-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-519268" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103909176_3a87b50108f5c40feb9758ce23151425-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103909176_3a87b50108f5c40feb9758ce23151425-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103909176_3a87b50108f5c40feb9758ce23151425-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103909176_3a87b50108f5c40feb9758ce23151425-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103909176_3a87b50108f5c40feb9758ce23151425-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603103909176_3a87b50108f5c40feb9758ce23151425.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">A cosa punta la Cina</h2>



<p>Ebbene, negli ultimi anni la Cina ha investito nella trasformazione di aree desertiche dello Xinjiang in poli agricoli destinati alla coltivazione di cereali come grano e riso. Da questo punto di vista, il triticale potrebbe rappresentare uno strumento importante per rendere produttivi terreni marginali e contrastare gli effetti delle condizioni climatiche estreme. </p>



<p>Ma perché Pechino sta investendo tempo e risorse per rendere il proprio sistema alimentare impermeabile agli <strong>shock esterni</strong>? Basta dare un&#8217;occhiata agli ultimi dati. Nel 2021, per esempio, il Dragone importava il 70% del mais da Washington e <a href="https://it.insideover.com/economia/il-ucraina-prende-forma-la-guerra-del-grano.html">il 30% da Kiev</a>: un rischio enorme date le tensioni globali. </p>



<p>Non è un caso, dunque, che il ministero dell&#8217;Agricoltura cinese preveda che entro il prossimo decennio la Cina produca il <strong>91,5% del cibo consumato</strong>. Scendendo nei dettagli, il governo cinese intende raggiungere il 92% di autosufficienza nei cereali e nei fagioli di base entro il 2033 (rispetto all&#8217;84% registrato nel periodo 2021-2023), in linea con l&#8217;obiettivo di Xi di trasformare la Cina in una &#8220;<strong>potenza agricola</strong>&#8221; entro la metà del secolo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="765" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603104124586_4d1b1322cbba7e409adfe09f7300a269-1024x765.jpg" alt="" class="wp-image-519269" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603104124586_4d1b1322cbba7e409adfe09f7300a269-1024x765.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603104124586_4d1b1322cbba7e409adfe09f7300a269-300x224.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603104124586_4d1b1322cbba7e409adfe09f7300a269-768x574.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603104124586_4d1b1322cbba7e409adfe09f7300a269-1536x1147.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603104124586_4d1b1322cbba7e409adfe09f7300a269-600x448.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603104124586_4d1b1322cbba7e409adfe09f7300a269.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Dentro Gaia Blu, l’avamposto italiano che ascolta il mare</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/ambiente/dentro-gaia-blu-lavamposto-italiano-che-ascolta-il-mare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 09:13:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A bordo di una nave oceanografica, il mare non è mai soltanto paesaggio. È superficie, fondale, colonna d’acqua, archivio, frontiera. È ciò che si vede dal ponte e ciò che rimane invisibile: correnti, sedimenti, salinità, ossigeno, temperatura, carbonio, relitti, munizioni, microtracce di eventi accaduti decenni prima. È una massa viva e insieme un deposito di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/ambiente/dentro-gaia-blu-lavamposto-italiano-che-ascolta-il-mare.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/ambiente/dentro-gaia-blu-lavamposto-italiano-che-ascolta-il-mare.html">Dentro Gaia Blu, l’avamposto italiano che ascolta il mare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A bordo di una nave oceanografica, il mare non è mai soltanto paesaggio. È superficie, fondale, colonna d’acqua, archivio, frontiera. È ciò che si vede dal ponte e ciò che rimane invisibile: correnti, sedimenti, salinità, ossigeno, temperatura, carbonio, relitti, munizioni, microtracce di eventi accaduti decenni prima. È una massa viva e insieme un deposito di memoria, capace di registrare ciò che gli uomini fanno sulla terraferma, nei porti, nelle fabbriche, nei campi, in città, ovunque insomma si produca un impiatto ambientale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/10_GaiaBlu__DSF0564-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518264" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/10_GaiaBlu__DSF0564-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/10_GaiaBlu__DSF0564-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/10_GaiaBlu__DSF0564-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/10_GaiaBlu__DSF0564-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/10_GaiaBlu__DSF0564-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/10_GaiaBlu__DSF0564.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La nave da ricerca <strong>Gaia Blu</strong>, piattaforma oceanografica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, serve a questo: portare uomini, donne, strumenti e domande scientifiche là dove il dato nasce davvero, lontano dai laboratori e dalla velocità delle dichiarazioni pubbliche. Gaia Blu è impegnata in studi geologici, oceanografici, biologici e atmosferici nel Mediterraneo, negli oceani e nelle aree polari. Ma una definizione istituzionale non basta a raccontare che cosa accade a bordo. &nbsp;</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Perché Gaia Blu non è soltanto una nave. È un avamposto.</h2>



<p>È una piattaforma scientifica, una base mobile, una piccola città tecnica dove ogni gesto ha una procedura, ogni strumento una fragilità, ogni dato una storia. Sui monitor scorrono parametri, nella control room si controllano sonde, verricelli e telecamere, sul ponte si lavora con caschi, giubbotti, ruoli assegnati e riunioni operative. Prima delle attività nelle zone di lavoro si fa un incontro di sicurezza, si definiscono mansioni e responsabilità, si firma, si decide chi sarà operativo e come. </p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Gaia Blu, l’avamposto italiano che ascolta il mare" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/t_VYlZTq_RY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_t_VYlZTq_RY");</script>
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<p>La scienza, vista da qui, non assomiglia a un’intuizione solitaria. Assomiglia a una coreografia esatta, esposta al vento, alla fatica, alla possibilità che qualcosa non funzioni.  </p>



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<p>La campagna oceanografica nel Sud Adriatico si inserisce in questa logica. Non è un’uscita in mare per “vedere che cosa si trova”, ma un tassello di osservazione di lungo periodo. Il sito osservativo fa parte di EMSO-ERIC, l’infrastruttura europea dedicata all’osservazione multidisciplinare del fondo marino e della colonna d’acqua. A bordo della nave, ricercatori e ricercatrici del CNR e dell’ OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale). Nelle parole raccolte durante la missione, il punto è chiaro: non si tratta di una singola stazione, ma di una Regional Facility, cioè di un sistema che osserva un’area complessa da più punti di vista, con protocolli comuni, dati standardizzati, serie temporali e finalità pubbliche. &nbsp;</p>



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<p>Il Sud Adriatico non è un luogo qualsiasi. È uno dei punti in cui si comprendono processi decisivi per il Mediterraneo: la formazione di acque dense, la circolazione delle masse d’acqua, l’interazione tra atmosfera e mare, il trasporto di calore, sale, ossigeno, carbonio. L’OGS descrive la Regional Facility del Sud Adriatico come un laboratorio interdisciplinare per studiare i cambiamenti di lungo periodo del mare Adriatico in risposta alle forzanti climatiche locali; EMSO indica inoltre il Sud Adriatico come una struttura regionale articolata in più siti osservativi, tra cui l’osservatorio della Fossa Sud Adriatica e un sito di piattaforma-scarpata. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/15_GaiaBlu__DSF0801-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518268" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/15_GaiaBlu__DSF0801-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/15_GaiaBlu__DSF0801-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/15_GaiaBlu__DSF0801-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/15_GaiaBlu__DSF0801-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/15_GaiaBlu__DSF0801-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/15_GaiaBlu__DSF0801.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Questa è la dimensione scientifica. Poi ce n’è un’altra, meno evidente ma forse altrettanto importante: la dimensione politica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/17_GaiaBlu_DSCF0407-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518270" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/17_GaiaBlu_DSCF0407-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/17_GaiaBlu_DSCF0407-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/17_GaiaBlu_DSCF0407-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/17_GaiaBlu_DSCF0407-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/17_GaiaBlu_DSCF0407-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/17_GaiaBlu_DSCF0407.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Misurare il mare significa produrre conoscenza su una delle infrastrutture fondamentali del pianeta. Il mare regola il clima, trasporta energia, assorbe carbonio, sostiene economie, pesca, rotte commerciali, cavi, piattaforme, confini, sicurezza alimentare, equilibrio ambientale. Chi conosce il mare non possiede solo un sapere scientifico: possiede una parte della capacità di comprendere l’evoluzione, immaginare un possibile scenario futuro. Per questo le infrastrutture di osservazione marina non sono soltanto laboratori. Sono strumenti di conoscenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/18_GaiaBlu_DSCF0048_Stefano-Miserocchi-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518271" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/18_GaiaBlu_DSCF0048_Stefano-Miserocchi-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/18_GaiaBlu_DSCF0048_Stefano-Miserocchi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/18_GaiaBlu_DSCF0048_Stefano-Miserocchi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/18_GaiaBlu_DSCF0048_Stefano-Miserocchi-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/18_GaiaBlu_DSCF0048_Stefano-Miserocchi-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/18_GaiaBlu_DSCF0048_Stefano-Miserocchi.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>È un punto che Stefano Miserocchi, primo ricercatore dell’Istituto di Scienze Polari del CNR e capo missione della campagna, chiarisce bene. La campagna EMSO Sud Adriatico 2026 serve alla manutenzione del sito osservativo della Regional Facility Sud Adriatico, parte di un’infrastruttura europea che studia nel tempo il fondo del mare e la colonna d’acqua. Non una singola stazione, dunque, ma un sistema di osservazione distribuito, costruito per seguire processi che nessuna uscita occasionale potrebbe spiegare.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/19_GaiaBlu_DSCF0263_Leonardo-Langone-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518272" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/19_GaiaBlu_DSCF0263_Leonardo-Langone-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/19_GaiaBlu_DSCF0263_Leonardo-Langone-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/19_GaiaBlu_DSCF0263_Leonardo-Langone-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/19_GaiaBlu_DSCF0263_Leonardo-Langone-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/19_GaiaBlu_DSCF0263_Leonardo-Langone-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/19_GaiaBlu_DSCF0263_Leonardo-Langone.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nel racconto di Miserocchi, il Sud Adriatico diventa subito un luogo strategico. Qui la circolazione delle masse d’acqua dell’Adriatico si lega a quella del Mediterraneo; qui entrano acque levantine più calde e salate; qui, in determinate condizioni, si generano acque dense che possono sprofondare e contribuire alla ventilazione delle acque profonde. Servono freddo, vento, bora, basse portate fluviali, soprattutto del Po: una combinazione fragile di atmosfera, fiumi, sale, temperatura e profondità. Quando l’acqua densa si forma e scende verso il fondo, porta con sé ossigeno, nutrienti, energia fisica. Alimenta processi biologici e sedimentari, contribuisce alla vita degli ecosistemi profondi, modella il fondale. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-518273" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/1_GaiaBlu_IMG_1597-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per questo i siti osservativi del Sud Adriatico non sono semplicemente coordinate su una carta. Sono punti in cui si misura il passaggio delle masse d’acqua, l’aumento della corrente, l’abbassamento della temperatura, la quantità di particelle che cadono lungo la colonna d’acqua. Sono luoghi in cui il cambiamento climatico smette di essere una formula generale e diventa una sequenza di misure: temperatura, salinità, corrente, ossigeno, sedimento sospeso. La grande questione globale passa da lì, da strumenti lasciati nel buio, lungo una colonna d’acqua profonda centinaia o migliaia di metri. Il CNR, nelle proprie pagine sulle infrastrutture del Sud Adriatico, descrive questi sistemi osservativi come strumenti pensati proprio per monitorare l’arrivo stagionale dell’acqua densa proveniente dall’Adriatico settentrionale e la sua variabilità interannuale e di lungo periodo sotto l’effetto dei cambiamenti climatici. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/20_GaiaBlu_DSCF0223_Vanessa-Cardin-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518274" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/20_GaiaBlu_DSCF0223_Vanessa-Cardin-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/20_GaiaBlu_DSCF0223_Vanessa-Cardin-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/20_GaiaBlu_DSCF0223_Vanessa-Cardin-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/20_GaiaBlu_DSCF0223_Vanessa-Cardin-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/20_GaiaBlu_DSCF0223_Vanessa-Cardin-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/20_GaiaBlu_DSCF0223_Vanessa-Cardin.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><br></p>



<p>Miserocchi insiste su un altro punto fondamentale: i dati devono essere di alta qualità, omogenei, accessibili, utili alla ricerca, all’università, ai decisori pubblici, alla gestione della cosiddetta blue economy, ai cittadini e ai settori privati interessati. L’osservazione del mare non serve solo a pubblicare articoli scientifici. Serve a costruire le basi su cui potranno essere prese decisioni su clima, pesca, infrastrutture, rischi, coste, ecosistemi, adattamento. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/21_GaiaBlu_DSCF0138-Carlotta-dentico-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518275" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/21_GaiaBlu_DSCF0138-Carlotta-dentico-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/21_GaiaBlu_DSCF0138-Carlotta-dentico-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/21_GaiaBlu_DSCF0138-Carlotta-dentico-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/21_GaiaBlu_DSCF0138-Carlotta-dentico-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/21_GaiaBlu_DSCF0138-Carlotta-dentico-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/21_GaiaBlu_DSCF0138-Carlotta-dentico.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Tutto questo comunque,&nbsp; comincia da operazioni molto concrete.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/22_GaiaBlu_DSCF0094-Serena-Lagorio-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518276" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/22_GaiaBlu_DSCF0094-Serena-Lagorio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/22_GaiaBlu_DSCF0094-Serena-Lagorio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/22_GaiaBlu_DSCF0094-Serena-Lagorio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/22_GaiaBlu_DSCF0094-Serena-Lagorio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/22_GaiaBlu_DSCF0094-Serena-Lagorio-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/22_GaiaBlu_DSCF0094-Serena-Lagorio.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Paolo Mansutti, tecnico dell’OGS, lavora dal 2000 con strumentazione, posa e recupero di strumenti, mooring e boe superficiali. Quando spiega il proprio lavoro, non parte da grandi parole. Parte dagli oggetti. Gli strumenti misurano temperatura, salinità, ossigeno, pH, correnti. Alcuni vengono usati per una misura diretta. Altri restano in mare mesi o anni, ancorati al fondo. I mooring sono catene di strumenti lasciate in una posizione precisa: una specie di semina tecnologica nel mare. Si preparano, si affidano alla profondità, si torna dopo sei mesi, un anno, a vedere che cosa hanno registrato. Se va bene. Perché a volte gli strumenti non ci sono più, portati via, danneggiati, perduti, intercettati dai pescherecci o da altre navi o dal mare stesso. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/23_GaiaBlu_DSCF0574_Alessio-Nogarotto-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518277" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/23_GaiaBlu_DSCF0574_Alessio-Nogarotto-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/23_GaiaBlu_DSCF0574_Alessio-Nogarotto-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/23_GaiaBlu_DSCF0574_Alessio-Nogarotto-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/23_GaiaBlu_DSCF0574_Alessio-Nogarotto-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/23_GaiaBlu_DSCF0574_Alessio-Nogarotto-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/23_GaiaBlu_DSCF0574_Alessio-Nogarotto.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Mansutti racconta la scienza come lavoro di mani, manutenzione, pazienza. Il suo compito è preparare gli strumenti, metterli in condizione di acquisire dati, recuperarli, scaricare il contenuto e consegnarlo ai ricercatori. È un passaggio essenziale e spesso invisibile. Senza il dato non c’è modello, non c’è pubblicazione, non c’è scenario climatico, non c’è racconto del mare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/24_GaiaBlu__DSF0847-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518278" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/24_GaiaBlu__DSF0847-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/24_GaiaBlu__DSF0847-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/24_GaiaBlu__DSF0847-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/24_GaiaBlu__DSF0847-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/24_GaiaBlu__DSF0847-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/24_GaiaBlu__DSF0847.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La scienza del mare funziona così: un’idea diventa strumento, lo strumento diventa operazione, l’operazione diventa dato. Prima dell’interpretazione, c’è qualcuno che ha progettato, costruito, verificato, tarato, protetto dalla corrosione e dall’urto, messo alla prova del sale, della pressione, del buio, del tempo. Qualcuno che ha tradotto una domanda scientifica in un oggetto capace di resistere là dove l’uomo non può restare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/25_GaiaBlu__DSF0856-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518279" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/25_GaiaBlu__DSF0856-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/25_GaiaBlu__DSF0856-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/25_GaiaBlu__DSF0856-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/25_GaiaBlu__DSF0856-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/25_GaiaBlu__DSF0856-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/25_GaiaBlu__DSF0856.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Vanessa Cardin, ricercatrice dell’OGS e oceanografa fisica, dice di aver voluto fare l’oceanografa da sempre. A quindici anni viveva in Ecuador e osservava una spiaggia che cambiava conformazione: rocce e sabbia si alternavano nel corso delle Stagioni, rendendo quel luogo diverso. La domanda era la più semplice: perché? Da lì nasce la curiosità per il trasporto dei sedimenti, per i processi fisici, per la matematica del mare. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/26_GaiaBlu__DSF0863-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518280" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/26_GaiaBlu__DSF0863-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/26_GaiaBlu__DSF0863-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/26_GaiaBlu__DSF0863-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/26_GaiaBlu__DSF0863-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/26_GaiaBlu__DSF0863-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/26_GaiaBlu__DSF0863.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nel suo racconto, il mare è potenza naturale e oggetto di studio. È attrazione e rispetto. Vanessa ha quarant’anni di campagne oceanografiche alle spalle. Ricorda la prima nel Pacifico, le onde lunghe diverse da quelle del Mediterraneo, il disagio iniziale. Ma soprattutto ricorda l’Antartide: la partenza dall’Ecuador, la navigazione, il passaggio del Canale di Drake con onde oltre i dieci metri, e poi l’apparizione degli iceberg. Con i rullini fotografici di allora, racconta, finirono per scattare decine di immagini allo stesso iceberg, come se davanti a quella massa bianca il gesto stesso di fotografare non bastasse, come se, attraverso lo sguardo prima e la macchina fotografica poi, si volesse catturare un po’ di quella magnificienza. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/27_GaiaBlu_DSCF0291-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518281" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/27_GaiaBlu_DSCF0291-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/27_GaiaBlu_DSCF0291-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/27_GaiaBlu_DSCF0291-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/27_GaiaBlu_DSCF0291-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/27_GaiaBlu_DSCF0291-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/27_GaiaBlu_DSCF0291.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>In questi racconti personali, profondamente umani, c’è l’anima profonda della ricerca. C’è il modo in cui una vita entra in una professione e vicerversa. Il mare non è mai soltanto un campo di ricerca. È anche un luogo biografico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/28_GaiaBlu__DSF0939-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518282" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/28_GaiaBlu__DSF0939-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/28_GaiaBlu__DSF0939-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/28_GaiaBlu__DSF0939-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/28_GaiaBlu__DSF0939-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/28_GaiaBlu__DSF0939-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/28_GaiaBlu__DSF0939.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per Serena Lagorio, assegnista di ricerca all’OGS, biologa marina, oceanografa e con un dottorato in glaciologia, il mare è in qualche modo una missione. Da bambina faceva snorkeling con il padre in Sicilia e diceva di voler studiare il mare: una strada segnata, un’idea fissa. Un’amica le spiegò che esisteva il mestiere del biologo marino. Lei, racconta, ha capito che strada voleva intraprendere e non ha mai cambiato idea. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/29_GaiaBlu_DSCF0450-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518283" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/29_GaiaBlu_DSCF0450-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/29_GaiaBlu_DSCF0450-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/29_GaiaBlu_DSCF0450-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/29_GaiaBlu_DSCF0450-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/29_GaiaBlu_DSCF0450-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/29_GaiaBlu_DSCF0450.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il suo rapporto con il mare è intimo, quasi cosmologico. Lo definisce completezza, connessione, mutamento continuo. Racconta che nei momenti più complessi della sua vita, sente il bisogno di andare al mare. Non come fuga, ma come riconnessione. Il mare le restituisce sempre una misura più ampia: è accaduto ciò di cui avevi paura, fa male, ma sei ancora qui, e ciò che ti circonda è ancora qui. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/2_DSF0785-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518284" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/2_DSF0785-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/2_DSF0785-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/2_DSF0785-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/2_DSF0785-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/2_DSF0785-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/2_DSF0785.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>È un passaggio delicato, ma importante. Perché dentro la vitas di chi fa ricerca marina c’è anche questo: non solo la passione per un tema, ma una forma di orientamento esistenziale. Chi lavora con il mare impara che ogni cosa muta, ma non tutto scompare nello stesso modo. Le correnti cambiano, gli organismi migrano, i ghiacci si sciolgono, i sedimenti si accumulano, ma il mare conserva tracce. Il mare in qualche modo, “registra”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/3_GaiaBlu_DSCF0647-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518285" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/3_GaiaBlu_DSCF0647-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/3_GaiaBlu_DSCF0647-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/3_GaiaBlu_DSCF0647-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/3_GaiaBlu_DSCF0647-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/3_GaiaBlu_DSCF0647-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/3_GaiaBlu_DSCF0647.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>È qui che il racconto di Leonardo Langone, ricercatore dell’Istituto di Scienze Polari del CNR, diventa decisivo. Langone studia la velocità dei processi in ambiente acquatico: sedimentazione, accumulo, flussi, trappole di sedimentazione, radionuclidi, interfaccia acqua-sedimento. In termini più semplici: studia come il tempo si deposita nel mare. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/4_GaiaBlu_DSCF0538-Rocco-de.-marco-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518286" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/4_GaiaBlu_DSCF0538-Rocco-de.-marco-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/4_GaiaBlu_DSCF0538-Rocco-de.-marco-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/4_GaiaBlu_DSCF0538-Rocco-de.-marco-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/4_GaiaBlu_DSCF0538-Rocco-de.-marco-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/4_GaiaBlu_DSCF0538-Rocco-de.-marco-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/4_GaiaBlu_DSCF0538-Rocco-de.-marco.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>I sedimenti, spiega, contengono informazioni. Possono raccontare la storia dell’accumulo di inquinanti, l’aumento dell’impatto antropico dall’inizio della rivoluzione industriale, gli effetti di incidenti, sversamenti, guerre, attività minerarie, disastri.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/5_GaiaBlu_DSCF0049-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518287" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/5_GaiaBlu_DSCF0049-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/5_GaiaBlu_DSCF0049-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/5_GaiaBlu_DSCF0049-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/5_GaiaBlu_DSCF0049-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/5_GaiaBlu_DSCF0049-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/5_GaiaBlu_DSCF0049.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Ma per leggere quella storia non basta misurare una concentrazione. Bisogna sapere a che velocità il sedimento si è accumulato. Bisogna costruire una cronologia. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/6_GaiaBlu_DSCF0725-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518288" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/6_GaiaBlu_DSCF0725-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/6_GaiaBlu_DSCF0725-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/6_GaiaBlu_DSCF0725-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/6_GaiaBlu_DSCF0725-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/6_GaiaBlu_DSCF0725-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/6_GaiaBlu_DSCF0725.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il mare diventa così un archivio. Non un archivio metaforico, ma fisico. Chernobyl, per esempio, ha lasciato radionuclidi che possono diventare marcatori temporali. Il cesio 137, con il suo tempo di dimezzamento lungo, può restare leggibile nei sedimenti per decenni. Una catastrofe, dal punto di vista umano e ambientale, diventa anche un segnale cronologico. Non qualcosa di positivo, naturalmente, ma un livello, una traccia, un punto nella scala del tempo. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/7_GaiaBlu__DSF0596-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518289" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/7_GaiaBlu__DSF0596-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/7_GaiaBlu__DSF0596-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/7_GaiaBlu__DSF0596-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/7_GaiaBlu__DSF0596-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/7_GaiaBlu__DSF0596-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/7_GaiaBlu__DSF0596.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Langone racconta anche un altro lato dell’Adriatico: quello delle munizioni scaricate in mare, dei bidoni, dei relitti, delle sostanze pericolose, delle aree interdette. Nel dopoguerra e in altri momenti storici il mare è stato usato come luogo di rimozione, come se ciò che veniva gettato lontano dalla vista smettesse di esistere.&nbsp;</p>



<p></p>



<p>Non è possibile bonificare ogni fondale, ma il mare non cancella. Sposta, conserva, rilascia, ridistribuisce. I pescatori possono intercettare ordigni o materiali pericolosi, riportarli in superficie, ributtarli altrove, allargando inconsapevolmente le aree contaminate.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/8_GaiaBlu__DSF0770-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518290" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/8_GaiaBlu__DSF0770-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/8_GaiaBlu__DSF0770-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/8_GaiaBlu__DSF0770-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/8_GaiaBlu__DSF0770-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/8_GaiaBlu__DSF0770-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/8_GaiaBlu__DSF0770.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Sulle carte nautiche ufficiali, i punti in cui sono presenti rifiuti bellici come mine, ordigni inesplosi o relitti affondati nonchè aree di “scarico” di materiale bellico del passato vengono rigorosamente segnalati. Alcune aree, quelle più pericolose, sono circoscritte e definite come zone di mare vietate all’ancoraggio, alla pesca e all’immersione ma non tutto è conosciuto e mappato e soprattutto, dati i conflitti attualmente in atto, sappiamo che il problema si estenderà.</p>



<p>Il mare dunque, è anche il luogo in cui finiscono le guerre. Non solo con le flotte, le rotte, i confini, le esercitazioni militari. Ma con i detriti, i metalli, le macerie, i residui chimici, le sostanze che dai fiumi arrivano al largo. Quando le città vengono bombardate, ciò che resta non resta soltanto sulla terra. Prima o poi entra nei bacini idrografici, scende verso il mare, si deposita, entra in circolazione. Langone è prudente quando parla di scenari contemporanei: non indulge in affermazioni facili. Ma proprio questa prudenza è importante. La scienza non serve a trasformare ogni tragedia in slogan. Serve a capire dove andranno le tracce materiali della storia. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/9_GaiaBlu__DSF0748-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518292" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/9_GaiaBlu__DSF0748-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/9_GaiaBlu__DSF0748-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/9_GaiaBlu__DSF0748-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/9_GaiaBlu__DSF0748-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/9_GaiaBlu__DSF0748-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/9_GaiaBlu__DSF0748.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La stessa prudenza ritorna quando Langone parla della comunicazione scientifica. Dice di aver vissuto il passaggio da un’epoca in cui la scienza arrivava raramente sui media a una in cui ricercatori e istituzioni sentono sempre più il bisogno di comunicare. Ma mette in guardia dalla spettacolarizzazione. Una campagna oceanografica non produce necessariamente “la scoperta” nel momento stesso in cui rientra in porto. Spesso i campioni devono essere analizzati in laboratorio, sezionati, confrontati, interpretati. Il dato ha bisogno di tempo. L’intuizione del ricercatore esperto può guidare un campionamento migliore, ma il lavoro vero si chiude dopo, a casa, nei laboratori, nell’elaborazione paziente. &nbsp;</p>



<p>È un messaggio controcorrente in un’epoca che chiede risposte rapide a fenomeni complessi. Lo ribadisce più volte anche Francesco Paladini de Mendoza, tecnologo oceanografo per l’Istituto di Scienze Polari del CNR.&nbsp;</p>



<p>É lui a sostenere con forza che in un mondo che va sempre più veloce, la scienza ha bisogno di tempo e non lascia spazio all’improvvisazione. Il cambiamento climatico, la trasformazione degli oceani, l’inquinamento, la perdita di biodiversità, il rapporto tra mare e atmosfera non sono temi da semplificare fino a renderli consumabili. La semplificazione può essere necessaria per comunicare; la riduzione, invece, diventa pericolosa. Soprattutto quando dai dati dipendono decisioni pubbliche.</p>



<p>Alessio Nogarotto, ricercatore e collaboratore tecnico al CNR, arriva a questa campagna da un’altra traiettoria. Ha studiato geologia, paleoclima, clima del passato. Il geologo, dice, è abituato a guardare indietro: centinaia, migliaia di anni, archivi naturali, carote, sedimenti. Negli ultimi anni, lavorando con colleghi più esperti, si è avvicinato al monitoraggio del clima presente attraverso i siti osservativi. È alla sua terza campagna sul sito del Sud Adriatico e racconta di essere ancora in una fase di apprendimento. &nbsp;</p>



<p>La sua figura è interessante perché tiene insieme due tempi: il passato ricostruito e il presente misurato. La crisi climatica obbliga anche a questo: collegare ciò che sappiamo delle trasformazioni antiche con ciò che stiamo osservando adesso. Non basta sapere che il clima è sempre cambiato. Bisogna capire come, quanto, con quali velocità, sotto quali pressioni, con quali anomalie rispetto ai ritmi precedenti.</p>



<p>A bordo di Gaia Blu, però, non ci sono solo oceanografi, geologi, biologi, tecnici di strumenti. C’è anche chi si occupa della protezione digitale della nave. Luca Ianniello e Rocco de Marco, informatici e collaboratori tecnici del CNR, lavorano sulle reti e sulla cybersecurity. Sono saliti a bordo per installare e configurare un sistema di protezione delle connessioni esterne verso l’infrastruttura dati della nave: in sostanza, un firewall. Oltre a questo, si occupano di monitorare i dati che i sofisticati sistemi di bordo trasmettono mentre i ricercatori e i tecnici operano sugli strumenti da recuperare in mare: dai computer di bordo, controllano la profondità a cui viene calato uno strumento, cosa incontra lungo la colonna d’acqua, a quali coordinate. Tutto questo viene seguito passo passo nella “control room”.</p>



<p>È un dettaglio che apre un altro fronte. Una nave da ricerca contemporanea è anche una macchina informatica. Produce dati, li trasmette, li conserva, dialoga con sistemi esterni, può essere esposta ad accessi non autorizzati. La protezione non riguarda soltanto la privacy o l’efficienza. In casi estremi, spiega Ianniello, riguarda anche la possibilità che qualcuno interferisca con la strumentazione di bordo o con le infrastrutture della nave. &nbsp;</p>



<p>La geopolitica del mare, allora, non passa solo dalle portaerei o dai gasdotti. Passa anche dai dati scientifici, dalle reti, dagli strumenti di bordo, dalle infrastrutture distribuite, dai portali open access, dalla capacità di controllare e proteggere ciò che si misura. In un mondo in cui il clima diventa terreno di conflitto economico e politico, la conoscenza dell’oceano è una risorsa strategica.</p>



<p>Anche Ianniello racconta il CNR da un punto di vista molto concreto. Dice che nel pubblico gli stipendi sono più bassi del privato, ma che al CNR ha trovato un ambiente in cui la passione e la multidisciplinarità contano. Gli piace dire che al CNR “ne sanno una più del Google”: ricercatori e ricercatrici capaci di rispondere su questioni impensabili, competenze altissime in campi diversissimi. Ma racconta anche il lato duro del precariato: contratti brevi, interruzioni, ansia, continuità di lavoro non sempre riconosciuta. &nbsp;</p>



<p>Dentro questa campagna c’è dunque anche una storia della ricerca pubblica italiana: eccellenza scientifica, dedizione, fragilità contrattuali, infrastrutture costose, competenze tecniche preziose, collaborazioni tra enti. CNR e OGS lavorano insieme in un sistema più ampio, europeo, in cui l’osservazione del mare deve essere stabile, comparabile, aperta. Ma per ottenere questi risultati, occorre anche garantire stabilità ai lavoratori che quel risultato lo rendono possibile.</p>



<p>Forse è questa la lezione più concreta di Gaia Blu. Il mare, da solo, non parla. O meglio: parla in una lingua che deve essere tradotta. Servono sensori, navi, laboratori, modelli, tecnici, ricercatori, informatici, marinai, protocolli, fondi, tempo. Servono persone disposte a vivere per giorni o settimane in uno spazio ristretto, a lavorare quando il meteo lo consente, a rinunciare alla retorica dell’immediatezza, capaci di adattarsi a ogni imprevisto.</p>



<p>Alla fine, ciò che si raccoglie non è solo una quantità di dati. È una forma di attenzione.</p>



<p>Attenzione al “pelo dell’acqua”, dove un fotometro può misurare la temperatura della pellicola superficiale, decisiva per comprendere gli scambi di calore tra mare e atmosfera. Attenzione alla colonna d’acqua, dove salinità, ossigeno e correnti raccontano trasformazioni lente. Attenzione al fondo, dove i sedimenti conservano la storia di ciò che è accaduto sopra. Attenzione alle persone, perché dietro ogni strumento c’è qualcuno che lo ha immaginato, progettato, difeso dall’ambiente, affidato al mare e poi interrogato al suo ritorno. &nbsp;</p>



<p>In un tempo che consuma rapidamente anche le emergenze, il mare obbliga a un’altra scala. Non quella della notizia, ma quella della serie storica. Non quella dell’impressione, ma quella della misura. Non quella della frase definitiva, ma quella dell’osservazione ripetuta.</p>



<p>Gaia Blu naviga dentro questa contraddizione: deve produrre dati per un mondo che cambia in fretta, ma può farlo solo con la lentezza disciplinata della scienza. È una nave, certo. Ma è anche un presidio: contro l’ignoranza, contro la perdita di memoria ambientale, contro l’illusione che ciò che resta lontano dalla vista smetta di riguardarci.</p>



<p>Il mare conserva, il mare comunica. La domanda è se saremo ancora capaci di ascoltarlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/ambiente/dentro-gaia-blu-lavamposto-italiano-che-ascolta-il-mare.html">Dentro Gaia Blu, l’avamposto italiano che ascolta il mare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>UE: bocciata la tassa sugli extra-profitti energetici. Pesa l&#8217;ombra della lobby petrolifera</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/ue-bocciata-la-tassa-agli-extra-profitti-delle-compagnie-energetiche-il-ruolo-della-lobby-petrolifera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Rocca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 17:34:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/environmental-pollution-industry-exterior.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/environmental-pollution-industry-exterior.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/environmental-pollution-industry-exterior-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/environmental-pollution-industry-exterior-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/environmental-pollution-industry-exterior-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/environmental-pollution-industry-exterior-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/environmental-pollution-industry-exterior-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 3 aprile 2026,&#160; in un gesto di rara coordinazione, i ministri dell’Economia di Italia, Germania, Spagna, Austria e Portogallo hanno avanzato alla Commissione Europea una richiesta formale: tassare i profitti straordinari delle compagnie energetiche per evitare che il peso della crisi &#160;– causata dal conflitto USA-Iran –&#160;gravi interamente su famiglie e bilanci pubblici. La &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/ue-bocciata-la-tassa-agli-extra-profitti-delle-compagnie-energetiche-il-ruolo-della-lobby-petrolifera.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/ue-bocciata-la-tassa-agli-extra-profitti-delle-compagnie-energetiche-il-ruolo-della-lobby-petrolifera.html">UE: bocciata la tassa sugli extra-profitti energetici. Pesa l&#8217;ombra della lobby petrolifera</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/environmental-pollution-industry-exterior.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/environmental-pollution-industry-exterior.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/environmental-pollution-industry-exterior-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/environmental-pollution-industry-exterior-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/environmental-pollution-industry-exterior-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/environmental-pollution-industry-exterior-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/environmental-pollution-industry-exterior-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 3 aprile 2026,&nbsp; in un gesto di rara coordinazione, i ministri dell’Economia di <strong>Italia, Germania, Spagna, Austria e Portogallo</strong> hanno avanzato alla Commissione Europea una richiesta formale: <strong>tassare i profitti straordinari delle compagnie energetiche </strong>per evitare che il peso della crisi <strong>&nbsp;</strong>– causata dal conflitto USA-Iran –&nbsp;gravi interamente su famiglie e bilanci pubblici.</p>



<p>La risposta, arrivata il 22 aprile tramite il pacchetto <strong>“AccelerateEU”</strong>, è stata chiara. La Commissione ha escluso la tassa, preferendo la strada della &#8220;flessibilità&#8221;. La resistenza alla richiesta dei ministri è motivata dall’assenza di un consenso unanime all’interno del Consiglio UE. I Paesi che si sono mostrati reticenti, lo sono per motivazioni apparentemente molto diverse: da un lato i Paesi Bassi e i Nordici si sono detti “timorosi che la tassa freni gli investimenti verdi”, dall’altro l’Ungheria, che ha sposato una linea di deregulation generale, ha dichiarato di voler sospendere anche le norme relative all’emissioni di metano. Nel mezzo, Repubblica Ceca e Slovenia, gelose della propria autonomia fiscale.</p>



<p>Nel concreto la decisione di Bruxelles <strong>blocca un flusso di entrate che sarebbe necessario all&#8217;Unione per far fronte alla crisi energetica ed economica,</strong> che intende affrontare con il pacchetto <strong><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/22/le-proposte-ue-contro-il-caro-energia-voucher-e-tagli-alle-accise-solo-per-i-vulnerabili-no-alla-tassa-sugli-extra-profitti-manca-lunanimita/8362954/" id="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/22/le-proposte-ue-contro-il-caro-energia-voucher-e-tagli-alle-accise-solo-per-i-vulnerabili-no-alla-tassa-sugli-extra-profitti-manca-lunanimita/8362954/">AccelerateEU</a></strong>. Le<strong>misure previste</strong>, tra cui: voucher energetici, leasing sociale per pannelli fotovoltaici e trasporti pubblici economici — coerenti con un’agenda incentrata sull’equità sociale e la transizione ecologica —<strong>rimangono prive della necessaria copertura finanziaria</strong> che una tassa sugli extra-profitti avrebbe garantito.</p>



<p>La decisone è paradossale se si considera che, tra il  2022 e il 2026, <strong>il trend della crescita dei profitti del settore energetico ha segnato un record storico, </strong>con il 2026 che ha segnato il picco: nel primo trimestre, i margini sono volati del <strong>60% sopra la media, </strong>con l’aggravante che i risultati registrati non sono motivati dall&#8217;efficienza, ma da <strong>distorsioni sistemiche. </strong></p>



<p>Il meccanismo del <strong>&#8220;marginal price”</strong>, per esempio, ha permesso (e permette) a chi produce energia da rinnovabili o nucleare (a costi bassi) di venderla a prezzi altissimi, dettati dal gas o, ancora, le <strong>operazioni speculative</strong> condotte dalle divisioni di&nbsp;<strong>trading</strong>&nbsp;interne ai colossi energetici (come Shell ed Eni) che, sfruttando una netta&nbsp;<strong>asimmetria informativa</strong>, incassano miliardi scommettendo quotidianamente sulle oscillazioni dei prezzi dell&#8217;energia.</p>



<p>A tale orizzonte speculativo si aggiunge un <strong>meccanismo di distribuzione </strong>che vede una parte enorme di questi <strong>extra-profitti rimanere nel circuito finanziario o nel settore fossile</strong>. Invece di un massiccio reinvestimento nella rete, le aziende ricomprano le proprie azioni con il meccanismo di <strong>buyback</strong>, per farne salire il valore in borsa, e distribuiscono dividendi “record” agli azionisti, per mantenerli fedeli durante la transizione energetica.</p>



<p>La conseguenza, come riporta l’IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia), è che <strong>meno del 50% di questi guadagni viene reinvestito in energia pulita</strong>.&nbsp;</p>



<p>Il blocco della misura a danno dei colossi energetici non è casuale; lo strapotere che esercitano, attraverso l’attività di lobbying, riesce ad indirizzare legislazione ed iniziative europee.</p>



<p>Secondo i rapporti pubblicati in aprile 2026 dal <a href="https://www.corporateeurope.org/en">Corporate Europe Observatory </a>(la principale ONG che monitora l’attività di lobbying), <strong>le lobby del gas</strong> hanno speso, per l’appunto, oltre <strong>250 milioni di euro</strong> in un anno, <strong>per influenzare AccelerateEU.</strong></p>



<p>Il lavoro di <a href="https://www.investigate-europe.eu">Investigate Europe&nbsp; </a>– consorzio di giornalisti che pubblica regolarmente inchieste sui sussidi occulti ai combustibili fossili (che in UE superano ancora i <strong>50 miliardi di euro</strong> l’anno) – rivela, invece, i meccanismi con cui i <strong>governi nazionali proteggono i propri campioni energetici durante le votazioni in Consiglio UE</strong>.</p>



<p>Non è un caso se, tra i <strong>Paesi che risultano maggiormente influenzati dalle lobby del petrolio</strong>, compaiano (insieme a Germania ed Italia)  proprio l’<strong>Ungheria</strong> e la <strong>Repubblica Ceca</strong> (due tra i Paesi che hanno bloccato la proposta in Consiglio). Il primo è, infatti, noto per le strette relazioni tra il governo e i fornitori, storicamente russi, ora diversificati; il secondo, la cui economia è mossa da un settore dell’industria pesante,  vede nelle regolamentazioni ambientali un rischio immediato per la competitività economica in tempi di crisi.</p>



<p>In questo scenario, da un<a href="https://www.affarieuropei.gov.it/it/comunicazione/europarole/paper-non-paper/"> <em>non-paper</em></a> è trapelata l&#8217;informazione che la Commissione Europea sta valutando con discrezione di sospendere le sanzioni sulle <strong>emissioni di metano</strong>: senza limiti di tempo, senza una definizione chiara di cosa costituisca una crisi e senza un tetto massimo alla durata delle esenzioni. Tutto ciò non è avvenuto nel vuoto. È il risultato della pressione diretta dell&#8217;amministrazione Trump, concretizzatasi nell’editoriale pubblicato il <strong>12 maggio 2026</strong> sul <strong>Financial Times, </strong>firmato dell’Ambasciatore statunitense presso l&#8217;UE, <strong>John Rakolta Jr., </strong>il quale sostiene che norme sul metano &#8220;potrebbero innescare una crisi energetica&#8221;. L&#8217;industria ha fatto eco a queste tesi.  Il riccatto della lobby del petrolio è sottile: <a href="https://www.ft.com/content/bf577c80-e3d0-463e-87ee-cc029add0b79?syn-25a6b1a6=1">&#8220;Se ci multate per le emissioni, le navi di GNL andranno in Asia e l&#8217;Europa resterà al freddo&#8221;</a>.</p>



<p>Il settore a cui verrebbero applicate le nuove deroghe, secondo una strategia che la Direttrice Generale per l&#8217;Energia della Commissione Europea Ditte Juul Jørgensen considera “pragmatica”: è <strong>responsabile per quasi il 30% dell’aumento della temperatura globale</strong>, secondo&nbsp;l’Agenzia Internazionale dell’Energia.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/ue-bocciata-la-tassa-agli-extra-profitti-delle-compagnie-energetiche-il-ruolo-della-lobby-petrolifera.html">UE: bocciata la tassa sugli extra-profitti energetici. Pesa l&#8217;ombra della lobby petrolifera</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Mozambico: Coral North, il progetto Eni in Mozambico che preoccupa l&#8217;ONU e le Ong</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/mozambico-coral-north-il-progetto-eni-in-mozambico-che-preoccupa-lonu-e-le-ong.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 23:02:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260413201731824_f6c8f1fbef4400e5aed32673cdaebf72.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260413201731824_f6c8f1fbef4400e5aed32673cdaebf72.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260413201731824_f6c8f1fbef4400e5aed32673cdaebf72-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260413201731824_f6c8f1fbef4400e5aed32673cdaebf72-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260413201731824_f6c8f1fbef4400e5aed32673cdaebf72-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260413201731824_f6c8f1fbef4400e5aed32673cdaebf72-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260413201731824_f6c8f1fbef4400e5aed32673cdaebf72-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il nuovo impianto FLNG di Eni a Cabo Delgado è al centro delle critiche degli esperti ONU per violazioni dei diritti umani e impatto climatico. Eni sottolinea l’allineamento agli standard ambientali e sociali.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260413201731824_f6c8f1fbef4400e5aed32673cdaebf72.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260413201731824_f6c8f1fbef4400e5aed32673cdaebf72.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260413201731824_f6c8f1fbef4400e5aed32673cdaebf72-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260413201731824_f6c8f1fbef4400e5aed32673cdaebf72-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260413201731824_f6c8f1fbef4400e5aed32673cdaebf72-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260413201731824_f6c8f1fbef4400e5aed32673cdaebf72-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260413201731824_f6c8f1fbef4400e5aed32673cdaebf72-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>«Un impianto galleggiante di liquefazione del gas naturale all&#8217;avanguardia». È così che Eni definisce il suo <strong>progetto Coral North FLNG </strong>— acronimo che sta per <em>Floating Liquefied Natural Gas</em>, cioè “gas naturale liquefatto galleggiante” —,  avviato in acque profonde al largo di Cabo Delgado, a Nord del Mozambico, dove la multinazionale è presente dal 2006. Lo scorso ottobre il colosso italiano dell’energia e i suoi partner hanno raggiunto la Decisione Finale d&#8217;Investimento alla presenza del Presidente del Mozambico Daniel Francisco Chapo e dell&#8217;Amministratore Delegato di Eni Claudio Descalzi. Ma Coral North resta un progetto controverso e di recente ha incassato anche il <strong>parere critico delle Nazioni Unite</strong>, come denuncia l’organizzazione BankTrack.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;ONU avverte: Coral North rischia di violare diritti umani</strong></h2>



<p>Coral North è il secondo progetto di Eni in Mozambico e il secondo impianto FLNG su larga scala realizzato in acque ultra-profonde a livello mondiale, dopo Coral South, quest’ultimo operativo dal 2022. Con <strong>una capacità di liquefazione di 3,6 milioni di tonnellate all&#8217;anno</strong>, il nuovo impianto porterà la produzione complessiva di GNL del Mozambico a superare i 7 milioni di tonnellate all&#8217;anno, rendendo il Paese il terzo produttore in Africa.&nbsp;</p>



<p>«Con Coral North contribuiremo a soddisfare la crescente domanda mondiale di GNL, raddoppiando sia il contributo del Mozambico alla sicurezza energetica globale, sia i benefici per il Paese e i suoi cittadini in termini di crescita economica e industriale», ha sottolineato Descalzi. Parole che, tuttavia, sembrano essere contraddette da <a href="https://www.ohchr.org/en/press-releases/2026/03/mozambique-un-experts-concerned-african-development-bank-funding-floating">una serie di aspetti critici rilevati da un gruppo di esperti delle Nazioni Unite</a> i quali, commentando il prestito da 150 milioni di dollari concesso dalla Banca africana di sviluppo per lo sviluppo di Coral North, hanno dichiarato che «il progetto rischia di aggravare le violazioni dei diritti umani, contribuire al cambiamento climatico e distogliere scarsi fondi pubblici da investimenti urgentemente necessari nelle energie rinnovabili», peraltro <strong>inasprendo le tensioni esistenti e le dispute in materia di diritti umani</strong> innescate dal settore del gas nella provincia di Cabo Delgado, un’area teatro da ormai otto anni di <strong>un conflitto tra l’esercito di Maputo e gruppi di insorti </strong>– che finora ha causato<strong> oltre 4.000 morti e lo sfollamento di circa un milione di persone</strong> –&nbsp; e interessata da altri progetti estrattivi.</p>



<p><strong>Una lettura che Eni respinge.</strong> Interpellata da InsideOver sulle osservazioni degli esperti ONU, la società ha dichiarato che il progetto Coral North FLNG è sviluppato «nel pieno allineamento ai più rigorosi standard internazionali in materia di tutela ambientale e di rispetto dei diritti umani» e che opera in Mozambico «nel rispetto integrale della normativa vigente, collaborando attivamente con le autorità nazionali e con tutti gli stakeholder di riferimento». Eni ha inoltre ribadito il ruolo del gas naturale nella propria strategia di transizione energetica e negli obiettivi di decarbonizzazione, precisando di non rilasciare commenti su dichiarazioni provenienti da soggetti terzi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>TotalEnergies a processo: da Cabo Delgado alle aule di giustizia francesi</strong></h2>



<p>Ad essere sotto osservazione da parte degli analisti dell’ONU sono anche altre iniziative di questo tipo nel Nord del Paese – Mozambique LNG di TotalEnergies e Rovuma LNG guidato da ExxonMobil e dalla stessa Eni – per le quali<strong> le procedure di consultazione pubblica sono state ritenute inadeguate, </strong>tanto da compromettere la partecipazione locale alle decisioni chiave relative allo sviluppo dei progetti. Nella dichiarazione degli specialisti si sottolineano, dunque, «la perdita di mezzi di sussistenza e sconvolgimenti socio-economici a lungo termine per le comunità che dipendono fortemente dalla pesca, dall&#8217;agricoltura e dalle risorse naturali». Ma gli impatti negativi non si limitano solo a tali aspetti. Esistono infatti criticità profonde – legate a gravi violazioni dei diritti umani e a una preoccupante spirale di violenza – particolarmente manifeste nel caso di TotalEnergies. La major francese è infatti coinvolta in due procedimenti penali in Francia riguardanti vicende accadute proprio in Mozambico: <a href="https://www.lemonde.fr/en/le-monde-africa/article/2025/03/15/french-prosecutors-launch-manslaughter-probe-against-totalenergies-over-mozambique-attack_6739177_124.html">il primo per omicidio colposo e omissione di soccorso a persone in pericolo</a>, <a href="https://www.ecchr.eu/en/press-release/totalenergies-faces-criminal-complaint-for-complicity-in-war-crimes-torture-and-enforced-disappearance-in-mozambique/">il secondo per complicità in crimini di guerra, tortura e sparizione forzata</a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Soldi pubblici italiani per Coral North: l&#8217;appello delle Ong alle banche</strong></h2>



<p>Coral North – che potrebbe avere un impatto significativo, finendo per aumentare le emissioni di gas serra, elemento denunciato dall’organizzazione italiana ReCommon già a marzo del 2025 <a href="https://www.recommon.org/fiamme-nascoste-flaring-eni-in-mozambico/">con l’inchiesta “Fiamme nascoste”</a> – si sviluppa dunque <strong>in un contesto già fortemente segnato da eventi tragici e nodi critici sul piano ambientale,</strong> in uno dei paesi più vulnerabili alle catastrofi climatiche. Aspetti che, tuttavia, sembrano non destare preoccupazione negli attori finanziari coinvolti nel sostegno al progetto. BankTrack e i partner della coalizione <strong>“Say No to Gas! In Mozambique”</strong> chiedono invece alle banche di <strong>non finanziare l&#8217;espansione del gas nel Nord del Mozambico e di sospendere le linee di credito per nuovi progetti sui combustibili fossili.</strong> Un appello rivolto anche a istituzioni italiane come SACE – gruppo assicurativo controllato dal Ministero dell&#8217;economia e delle finanze – e Cassa Depositi Prestiti che hanno deciso di confermare il loro sostegno finanziario a Mozambique LNG. UBI Banca, ora controllata da Intesa Sanpaolo, ha finanziato Coral South FLNG. Tutti questi istituti finanziari si contendono il sostegno di Coral North FLNG e Rovuma LNG con capitali pubblici e privati. «Chiediamo loro di ascoltare il monito degli esperti delle Nazioni Unite e non sostenere finanziariamente questi progetti. Progetti che, guardando al contesto domestico, <strong>aggraverebbero la dipendenza italiana dai combustibili fossili,</strong> una scelta miope se guardiamo alle ripercussioni energetiche ed economiche derivanti dalla chiusura dello Stretto di Hormuz in questi giorni» ha ribadito Simone Ogno, campaigner finanza e clima di ReCommon.</p>



<p>Intanto – come ha sottolineato il professor Alessandro Volpi – dall’inizio dell’anno, il titolo Eni ha guadagnato in borsa il 46,4%, vale a dire <strong>un aumento di quasi due miliardi di euro del valore delle partecipazioni dei due primi azionisti privati del colosso</strong>, ovvero i grandi gestori patrimoniali statunitensi BlackRock e Vanguard. A trarre beneficio dalle attività di Eni saranno senz&#8217;altro questi ultimi.</p>



<p></p>
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		<title>Nel nucleo della Terra potrebbe nascondersi un immenso serbatoio di idrogeno</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/nucleo-terra-serbatoio-idrogeno-studio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 12:41:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Idrogeno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/18980718_6033857.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Illustrazione della Terra (freepik)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/18980718_6033857.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/18980718_6033857-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/18980718_6033857-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/18980718_6033857-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/18980718_6033857-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/18980718_6033857-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il nucleo terrestre potrebbe contenere più idrogeno di tutti gli oceani messi insieme. Un nuovo studio suggerisce che sia stato inglobato già nelle prime fasi di formazione del pianeta. Una scoperta che potrebbe cambiare la comprensione dell’origine dell’acqua sulla Terra.</p>
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<p><strong>Il più grande serbatoio di idrogeno della Terra</strong> potrebbe trovarsi dove finora è stato più difficile cercarlo: <strong>nel suo nucleo</strong>. Uno studio pubblicato su <em><a href="https://www.nature.com/articles/s41467-026-68821-6Certificati%20Università" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nature Communications</a></em> suggerisce che il cuore metallico del pianeta contenga una quantità di idrogeno compresa <strong>tra 9 e 45 volte quella presente in tutti gli oceani</strong>. Se confermata, la scoperta ridefinirebbe il ruolo dell’interno terrestre nel ciclo globale degli elementi volatili.</p>



<p>Da anni la comunità scientifica discute sull’origine dell’idrogeno e dell’acqua terrestre. Una delle ipotesi più diffuse attribuisce l’arrivo di questi elementi agli impatti di comete e asteroidi avvenuti dopo la formazione del nucleo; un’altra teoria sostiene invece <strong>che la Terra primordiale</strong> <strong>fosse già ricca di idrogeno</strong> e che una gran parte di esso sia stata inglobata nelle sue profondità durante le prime fasi di accrescimento planetario.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The majority of hydrogen in Earth’s core is likely to have been incorporated during the planet’s formation, rather than through comet impacts. Findings suggest that the core may be the largest reservoir of hydrogen on Earth: <a href="https://t.co/tYwOzbTanE">https://t.co/tYwOzbTanE</a></p>&mdash; Springer Nature (@SpringerNature) <a href="https://twitter.com/SpringerNature/status/2021672339419664450?ref_src=twsrc%5Etfw">February 11, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un nuovo metodo per misurare l’idrogeno nel ferro</h2>



<p>Il tema centrale del dibattito è sempre stato uno: <strong>quanto idrogeno è effettivamente intrappolato nel nucleo?</strong> Misurarlo direttamente è pressoché impossibile. Le condizioni estreme – pressioni superiori a un milione di volte quella atmosferica e temperature di migliaia di gradi – rendono inaccessibile qualsiasi osservazione diretta. Anche le stime indirette &#8211; basate su modelli sismici o su esperimenti di laboratorio tradizionali &#8211; hanno dei margini di incertezza limitanti. In passato, molte valutazioni si sono basate <strong>sulla diffrazione a raggi X</strong>, una tecnica che analizza come i materiali disperdono i raggi per dedurne la struttura cristallina.</p>



<p>Poiché il nucleo terrestre è composto prevalentemente da <strong>ferro</strong>, gli scienziati hanno studiato come l’aggiunta di idrogeno ne modifichi la struttura atomica. Tuttavia, questo approccio presuppone che altri elementi presenti nel nucleo &#8211; come silicio e ossigeno &#8211; non alterino in modo sostanziale il reticolo cristallino del ferro, un’ipotesi che potrebbe non essere valida in condizioni estreme. <a href="https://www.livescience.com/planet-earth/geology/the-largest-reservoir-of-hydrogen-on-earth-may-be-hiding-in-its-core" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il nuovo studio</a> ha adottato un metodo differente: <strong>la tomografia a sonda atomica</strong>. Questa tecnica consente di mappare in tre dimensioni la distribuzione degli elementi su scala nanometrica, offrendo <strong>una risoluzione molto più elevata</strong> rispetto alle metodologie precedenti.</p>



<p>I ricercatori hanno simulato in laboratorio le condizioni della Terra primordiale utilizzando <strong>una cella a incudine di diamante</strong>, uno strumento capace di generare pressioni enormi comprimendo un campione tra due punte di diamante. Per riprodurre l’ambiente del nucleo in formazione, il team ha inserito un piccolo campione di ferro in una capsula contenente materiali ricchi di <strong>silicio, ossigeno e idrogeno</strong>, quindi lo ha riscaldato con laser fino a temperature di circa <strong>4.800 °C</strong>. In queste condizioni, gli elementi hanno iniziato <strong>a dissolversi nel ferro fuso</strong>, simulando il processo che potrebbe essere avvenuto circa 4,5 miliardi di anni fa.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Earth&#39;s core contains nine to 45 times more hydrogen than the planet&#39;s oceans do, according to a new study that could settle a debate about when and how hydrogen was delivered to Earth. <a href="https://t.co/fo6zcyAokp">https://t.co/fo6zcyAokp</a></p>&mdash; Live Science (@LiveScience) <a href="https://twitter.com/LiveScience/status/2021253164750766570?ref_src=twsrc%5Etfw">February 10, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Quanto idrogeno contiene davvero il nucleo</h2>



<p>Le analisi hanno mostrato che idrogeno, silicio e ossigeno entrano simultaneamente nella struttura del ferro in condizioni estreme, formando configurazioni atomiche finora non osservate. Sulla base del rapporto tra i due elementi misurato negli esperimenti e delle stime precedenti sul contenuto <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-triangolo-del-silicio-che-controlla-lintelligenza-nostra-e-delle-macchine.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">di silicio</a> del nucleo, i ricercatori hanno calcolato che <strong>l’idrogeno rappresenterebbe tra lo 0,07% e lo 0,36% della massa del nucleo terrestre.</strong></p>



<p>Può sembrare una percentuale minima, ma considerata l’enorme massa del nucleo equivale a una quantità colossale. Se quell’idrogeno si combinasse con l’ossigeno per formare acqua, corrisponderebbe, per l’appunto, a un volume <strong>tra 9 e 45 volte</strong> quello di tutti gli oceani attuali.</p>



<p>Il dato più sorprendente riguarda però il momento <strong>dell’incorporazione</strong>: se la maggior parte dell’idrogeno fosse arrivata dopo la formazione completa del nucleo &#8211; ad esempio tramite impatti cometari &#8211; si troverebbe prevalentemente negli strati più esterni del pianeta. La presenza di un vasto inventario nel nucleo suggerisce invece fosse già disponibile <strong>durante le prime fasi dell’accrescimento terrestre</strong> e sia stato inglobato mentre il ferro fuso sprofondava verso il centro.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Le implicazioni per l’origine dell’acqua e la dinamica terrestre</h2>



<p>Le implicazioni non si limitano alla storia primordiale della Terra: la presenza di <a href="https://it.insideover.com/ambiente/lidrogeno-naturale-e-la-corsa-globale-al-nuovo-oro.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">idrogeno</a> nel nucleo <strong>potrebbe influenzare proprietà fondamentali</strong> come la densità, la dinamica interna e persino il comportamento del campo magnetico generato dal movimento del ferro liquido. Nel lungo periodo, una parte <strong>potrebbe anche migrare verso</strong> <strong>il mantello</strong>, contribuendo ai cicli geochimici profondi.</p>



<p>Ad ogni modo, lo studio non elimina del tutto le incertezze: le condizioni simulate in laboratorio &#8211; per quanto estreme &#8211; restano una semplificazione rispetto alla complessità del pianeta reale. Gli autori sottolineano che saranno necessari ulteriori esperimenti e modelli per affinare le stime e comprendere meglio il ruolo dell’idrogeno nelle profondità terrestri.</p>



<p>Resta però un punto fermo: l’acqua che vediamo in superficie potrebbe rappresentare <strong>solo una frazione di un inventario molto più vasto</strong> nascosto nelle regioni più interne del pianeta. Se il nucleo è davvero il principale serbatoio di idrogeno della Terra, la nostra comprensione dell’origine dell’acqua e dell’evoluzione geologica del pianeta dovrà quindi essere rivista alla luce di questa nuova prospettiva.</p>
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		<title>Il Mediterraneo orientale svela un rifugio climatico che resiste al riscaldamento globale</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/il-mediterraneo-orientale-svela-un-rifugio-climatico-che-resiste-al-riscaldamento-globale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 18:48:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Riscaldamento globale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1800" height="1020" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un&#039;oasi climatica nel Mediterraneo orientale (Stazione Zoologica Anton Dohrn)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn.jpg 1800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-1024x580.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-768x435.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-1536x870.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-600x340.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></p>
<p>Nel Mediterraneo orientale, lungo le coste di Cipro, un sistema di upwelling mantiene le acque più fredde rispetto al resto del bacino.<br />
L’area conserva una biodiversità marina più ricca, contrastando gli effetti del riscaldamento globale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-mediterraneo-orientale-svela-un-rifugio-climatico-che-resiste-al-riscaldamento-globale.html">Il Mediterraneo orientale svela un rifugio climatico che resiste al riscaldamento globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p><strong>Il Mediterraneo orientale</strong> è oggi uno dei bacini marini che si stanno riscaldando più rapidamente al mondo: negli ultimi dieci anni, l’aumento delle temperature superficiali ha innescato <strong>una trasformazione profonda degli ecosistemi</strong>, favorendo la diffusione di specie termofile e aliene e mettendo sotto pressione la biodiversità autoctona adattata a condizioni temperate. In questo contesto, <a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s10531-025-03228-1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la scoperta</a> documentata da un ampio studio pubblicato su <em>Biodiversity and Conservation</em> rappresenta un’eccezione di grande importanza scientifica: lungo circa 150 chilometri della costa sudoccidentale di <strong>Cipro </strong>opera un sistema di <em>upwelling </em>che mantiene le acque estive <strong>fino a 2–3 °C più fredde</strong> rispetto al resto del bacino di Levante.</p>



<p>Non si tratta di una semplice variazione locale, ma di <strong>una vera anomalia termica persistente</strong> in una delle regioni più colpite dal collasso climatico della biodiversità mediterranea. Lo studio &#8211; coordinato dalla <strong>Stazione Zoologica Anton Dohrn</strong> insieme a numerosi istituti europei e ciprioti &#8211; parte da un dato ormai consolidato: il Mediterraneo orientale ospita <strong>il più grave declino documentato delle specie native</strong>, con tassi di perdita che non hanno equivalenti nel resto del bacino. L’individuazione di un’area che, controcorrente, conserva condizioni ambientali più stabili apre dunque una finestra concreta <strong>su come e dove la biodiversità possa ancora resistere</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cipro come rifugio climatico: dati sul campo e biodiversità residua</h2>



<p>A differenza di molti lavori basati su modelli previsionali, la ricerca ha testato l’ipotesi di <strong>“rifugio climatico”</strong> direttamente sul campo. I ricercatori hanno campionato <strong>comunità di molluschi</strong> a diverse profondità &#8211; tra i 5 e i 30 metri &#8211; confrontando siti interni ed esterni all’area di <em>upwelling </em>e distinguendo tra habitat differenti: praterie di <em>Posidonia oceanica</em> e substrati rocciosi. Per ricostruire la biodiversità storica, sono stati analizzati anche gli <strong>accumuli di conchiglie presenti sul fondale</strong>, che forniscono una traccia affidabile delle comunità del passato.</p>



<p>I risultati mostrano un quadro inedito: la ricchezza di specie autoctone all’interno della zona di risalita è risultata <strong>di gran lunga superiore rispetto alle aree più calde circostanti</strong>, indipendentemente dal tipo di habitat. Nei prati di <em>Posidonia</em>, in particolare, la perdita di biodiversità è stata notevolmente inferiore rispetto ai siti esterni all’upwelling. I substrati rocciosi superficiali (5–15 metri) mostrano invece <strong>una riduzione marcata delle specie in entrambe le aree</strong>, un effetto associato alla perdita di copertura macroalgale dovuta al riscaldamento.</p>



<p>Tuttavia, alle profondità maggiori (20–30 metri), anche nei siti più caldi la presenza di macroalghe persiste e la perdita di biodiversità risulta più contenuta. Questo dato suggerisce che i rifugi climatici non vadano cercati solo in superficie, <strong>ma anche nella fascia fotica inferiore</strong>, spesso trascurata nelle strategie di conservazione.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">New research shows that coastal upwelling can create local refuges from climate change, even in the fast-warming Eastern Mediterranean. <br><br>The study combines biodiversity observations with <a href="https://twitter.com/hashtag/CopernicusMarine?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#CopernicusMarine</a> sea temperature data to identify areas of higher climate resilience.<br><br>Read… <a href="https://t.co/f0Jmcq9015">pic.twitter.com/f0Jmcq9015</a></p>&mdash; Copernicus Marine (@CMEMS_EU) <a href="https://twitter.com/CMEMS_EU/status/2013291417624260668?ref_src=twsrc%5Etfw">January 19, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni per la conservazione nel Mediterraneo che cambia</h2>



<p>Il sistema di <em>upwelling</em> di Cipro emerge come <strong>un caso unico all’interno dell’intero Mediterraneo orientale</strong>, un’area che comprende coste turche, levantine ed egiziane e che sta sperimentando una tropicalizzazione accelerata. Qui, specie aliene introdotte <a href="https://it.insideover.com/politica/iraq-si-scrive-al-faw-si-legge-rotta-alternativa-al-canale-di-suez.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">attraverso il Canale di Suez</a> o il traffico navale trovano condizioni sempre più favorevoli, mentre molte specie endemiche mediterranee mostrano una capacità di adattamento limitata alle temperature estreme. L’area di risalita rappresenta quindi non solo un’anomalia termica, ma <strong>una vera e propria riserva funzionale di biodiversità nativa.</strong></p>



<p>Secondo gli autori dello studio, si tratta probabilmente <strong>dell’unico rifugio climatico in situ rimasto nel bacino di Levante</strong>, con un valore che va ben oltre la scala locale. La sua protezione potrebbe consentire la sopravvivenza di popolazioni sorgente in grado &#8211; almeno teoricamente &#8211; di <strong>ricolonizzare aree degradate</strong> qualora le condizioni climatiche lo permettessero. Inoltre, il lavoro mette in discussione approcci di conservazione basati esclusivamente su proiezioni future, sottolineando l’importanza di identificare e tutelare rifugi già operativi nel presente. In un Mediterraneo sempre più caldo, queste aree non rappresentano una soluzione definitiva, ma <strong>uno spazio di resistenza ecologica</strong> che può rallentare la perdita irreversibile di capitale biologico.</p>



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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Rifugi climatici e pianificazione ambientale: un indicatore dei limiti di adattamento</h2>



<p>I rifugi climatici non sono solo strumenti di conservazione, ma <strong>indicatori dei limiti di adattamento degli ecosistemi marini</strong>. Il fatto che una differenza termica di pochi gradi possa tradursi in una variazione così marcata della biodiversità evidenzia quanto il Mediterraneo orientale sia ormai vicino a soglie critiche. L’upwelling agisce come un meccanismo tampone, ma la sua efficacia dipende <strong>da processi oceanografici</strong> che potrebbero a loro volta essere alterati dal cambiamento climatico globale. In questo senso, la zona di Cipro non va letta come una “salvezza” definitiva, bensì come un laboratorio naturale che permette di osservare, in tempo reale, la risposta degli ecosistemi a condizioni climatiche marginalmente più favorevoli.</p>



<p>Integrare queste aree nelle strategie di pianificazione marina significa riconoscere che la resilienza non è distribuita in modo uniforme e che <strong>la conservazione dovrà sempre più confrontarsi con scelte selettive</strong>, basate su dati empirici. In un <a href="https://it.insideover.com/politica/mediterraneo-macron-costruisce-lasse-francia-grecia-cipro-litalia-non-sfida-la-turchia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mediterraneo</a> che continua a scaldarsi, le oasi climatiche rappresentano non tanto un’alternativa al cambiamento, quanto piuttosto una misura temporanea per gestirne le conseguenze, offrendo tempo prezioso per comprendere fino a che punto gli ecosistemi marini possano ancora adattarsi prima di superare punti di non ritorno.</p>
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