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	<title>Ambiente Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 12 Oct 2026 14:23:07 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Ambiente Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>CO2, più quote gratuite all’industria europea: da Bruxelles 121 milioni di permessi fino al 2030</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/quote-co2-ue-industria-ets.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 14:23:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[C02]]></category>
		<category><![CDATA[ETS]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/factory-C02emission_pixabay.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Emissioni CO2 (pixabay)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/factory-C02emission_pixabay.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/factory-C02emission_pixabay-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/factory-C02emission_pixabay-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/factory-C02emission_pixabay-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/factory-C02emission_pixabay-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>L’Unione europea prepara 121 milioni di quote gratuite aggiuntive per le industrie più esposte alla concorrenza internazionale. Una boccata d’ossigeno per i settori energivori, mentre Bruxelles cerca di tenere insieme competitività e decarbonizzazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/quote-co2-ue-industria-ets.html">CO2, più quote gratuite all’industria europea: da Bruxelles 121 milioni di permessi fino al 2030</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/factory-C02emission_pixabay.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Emissioni CO2 (pixabay)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/factory-C02emission_pixabay.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/factory-C02emission_pixabay-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/factory-C02emission_pixabay-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/factory-C02emission_pixabay-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/factory-C02emission_pixabay-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p><a href="https://live.euronext.com/en/financial-news/eu-countries-back-plan-give-industries-more-free-co2-permits" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bruxelles mette <strong>più quote gratuite di CO2 </strong>a disposizione dell’industria europea</a> per alleggerire il peso del mercato del carbonio sui settori più esposti alla concorrenza internazionale. <strong>Il Consiglio dell’Unione europea</strong> <strong>ha fissato a 121 milioni i permessi aggiuntivi</strong> che potranno essere assegnati <strong>tra il 2026 e il 2030</strong>, intervenendo su uno dei punti più delicati dell’<strong>Emission Trading System</strong>: contenere i costi per le attività industriali senza indebolire la spinta verso la <strong>decarbonizzazione</strong>.</p>



<p>La dotazione comprende <strong>circa 88 milioni di quote già disponibili </strong>per l’assegnazione gratuita e <strong>altri 33 milioni rimasti inutilizzati</strong>. <a href="https://www.reuters.com/business/environment/eu-countries-back-plan-give-industries-more-free-co2-permits-2026-09-16/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Secondo una stima riportata da Reuters</a>, il provvedimento potrebbe tradursi in un risparmio di circa <strong>8,25 miliardi di euro</strong> per le imprese interessate, mentre la Commissione &#8211; considerando gli 88 milioni di quote aggiuntive &#8211; <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/09/16/ets-council-agrees-targeted-measure-to-protect-energy-intensive-sectors-from-carbon-leakage" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quantifica il beneficio <strong>in circa 6 miliardi.</strong></a></p>



<p>Il sostegno riguarda soprattutto <strong>le industrie maggiormente esposte al</strong> <strong>carbon leakage</strong>, cioè al rischio che una parte della produzione venga spostata fuori dall’Unione per evitare costi ambientali più elevati. Tra i comparti coinvolti ci sono chimica, ceramica, <a href="https://it.insideover.com/economia/glass-economy/glass-economy-decarbonizzazione-industria-vetro.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vetro</a>, carta e altre attività industriali ad alta intensità energetica, per le quali una maggiore disponibilità di quote gratuite <strong>significa dover acquistare meno permessi sul mercato</strong> e contenere una voce di costo sempre più rilevante.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">EU crafts plan to give industries extra free CO2 permits this year, diplomats say <a href="https://t.co/2fPsYqnhus">https://t.co/2fPsYqnhus</a> <a href="https://t.co/2fPsYqnhus">https://t.co/2fPsYqnhus</a></p>&mdash; Reuters (@Reuters) <a href="https://x.com/Reuters/status/2067726584757309938?ref_src=twsrc%5Etfw">June 18, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida tra ambiente e competitività</h2>



<p>Il punto centrale della misura è <strong>il rapporto tra costo del carbonio e competitività industriale</strong>. Il sistema ETS attribuisce un prezzo alle emissioni e dovrebbe spingere le imprese <strong>a investire in tecnologie meno emissive</strong>, ma per alcuni comparti il percorso verso produzioni più pulite si confronta con concorrenti che operano in Paesi dove il prezzo della CO2 o gli obblighi ambientali possono essere differenti.</p>



<p>Da questa disparità deriva il rischio che alcune produzioni vengano trasferite fuori dall’Unione invece di essere progressivamente rese più efficienti. In questa prospettiva, <strong>le quote gratuite rappresentano una delle protezioni previste dall’Ue per limitare la delocalizzazione </strong>e mantenere la produzione all’interno del mercato europeo durante la transizione.</p>



<p>A questo strumento si è aggiunto il <strong>Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM)</strong>, attraverso il quale l’Unione applica un costo della CO2 a determinate importazioni provenienti da Paesi extra-Ue. Il meccanismo, però, <strong>non copre tutti i comparti esposti alla concorrenza internazionale</strong>, lasciando alle quote gratuite un ruolo ancora più determinante per le attività industriali considerate più vulnerabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dove finiranno i 121 milioni di quote</h2>



<p>L’aumento delle quote non consiste in un rimborso diretto dei costi energetici sostenuti dalle fabbriche, ma consente piuttosto di <strong>aumentare la quantità di permessi</strong> che determinate installazioni possono ricevere senza doverli acquistare sul mercato. La modifica riguarda in particolare i <strong>benchmark di calore e combustibili</strong>, parametri utilizzati dal sistema europeo per determinare il livello di assegnazione gratuita agli impianti sulla base di prestazioni di riferimento armonizzate nell’ETS.</p>



<p>Per le imprese interessate, il vantaggio sarà quindi una minore esposizione ai costi legati alle emissioni e alle oscillazioni del prezzo delle quote, anche se l’effetto economico varierà in base alla situazione dei singoli impianti e all’andamento del mercato. Il dato più immediato resta comunque <strong>la dimensione dell’intervento</strong>, che amplia in modo consistente la quantità di permessi disponibili nel periodo 2026-2030.</p>



<p>La decisione del Consiglio non chiude però la procedura: gli Stati membri hanno definito la propria posizione il 16 settembre, ma il provvedimento dovrà ora essere discusso con il <strong>Parlamento Europeo</strong> prima dell’approvazione definitiva, lasciando ancora da stabilire il testo finale e le modalità con cui la nuova dotazione verrà applicata.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro dell’industria europea passa dall’ETS</h2>



<p>La questione s’intreccia inevitabilmente con una revisione più ampia del <strong>mercato europeo delle emissioni</strong>, sulla quale l’Unione sta lavorando con l’obiettivo &#8211; fissato nel calendario interistituzionale &#8211; di arrivare a un accordo nel primo trimestre del <strong>2027</strong>. La misura approvata dal Consiglio rappresenta quindi <strong>un intervento immediato</strong>, mentre la riforma dell’ETS dovrà definire lo scenario nel quale l’industria europea affronterà i prossimi anni della transizione.</p>



<p>Resta aperto il confronto <strong>su come sostenere la base industriale senza </strong><a href="https://it.insideover.com/energia/cosi-la-decarbonizzazione-senza-strategia-puo-segnare-il-destino-energetico-dellue.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>rallentare il percorso di riduzione delle emissioni</strong></a>. È un tema spinoso che la riforma dell’Emission Trading System dovrà affrontare nei prossimi mesi; nel frattempo, le nuove assegnazioni garantiscono alle imprese un margine di respiro nel breve periodo. Per Bruxelles, dunque, la sfida sarà definire regole capaci di accompagnare la trasformazione dell’industria senza compromettere la sua capacità di competere sui mercati internazionali, anche oltre il 2030.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Fonti:</strong></h3>



<p>Euronext, <em>EU countries back plan give industries more free CO2 permits</em>, 2026. Disponibile su: <a href="https://live.euronext.com/en/financial-news/eu-countries-back-plan-give-industries-more-free-co2-permits?utm_source=gemini" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://live.euronext.com/en/financial-news/eu-countries-back-plan-give-industries-more-free-co2-permits</a></p>



<p>Reuters, <em>EU countries back plan to give industries more free CO2 permits</em>, 2026. Disponibile su: <a href="https://www.reuters.com/business/environment/eu-countries-back-plan-give-industries-more-free-co2-permits-2026-09-16/?utm_source=gemini" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.reuters.com/business/environment/eu-countries-back-plan-give-industries-more-free-co2-permits-2026-09-16/</a></p>



<p>Consilium, <em>ETS: Council agrees targeted measure to protect energy-intensive sectors from carbon leakage</em>, 2026. Disponibile su: <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/09/16/ets-council-agrees-targeted-measure-to-protect-energy-intensive-sectors-from-carbon-leakage/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/09/16/ets-council-agrees-targeted-measure-to-protect-energy-intensive-sectors-from-carbon-leakage</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/quote-co2-ue-industria-ets.html">CO2, più quote gratuite all’industria europea: da Bruxelles 121 milioni di permessi fino al 2030</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il vero costo della moda: la sfida di Campagna Abiti Puliti</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/il-vero-costo-della-moda-la-sfida-di-campagna-abiti-puliti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giorgia di gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 09:24:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="776" height="1188" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-23-alle-14.10.22.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-23-alle-14.10.22.jpg 776w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-23-alle-14.10.22-196x300.jpg 196w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-23-alle-14.10.22-669x1024.jpg 669w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-23-alle-14.10.22-768x1176.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-23-alle-14.10.22-600x919.jpg 600w" sizes="(max-width: 776px) 100vw, 776px" /></p>
<p>Il talk di Campagna Abiti Puliti a Bari per raccontare il prezzo della moda low cost, tra sfruttamento dei lavoratori e impatto ambientale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-vero-costo-della-moda-la-sfida-di-campagna-abiti-puliti.html">Il vero costo della moda: la sfida di Campagna Abiti Puliti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>“12 euro per cambiare la moda”: è da questa provocazione che parte il talk a Bari il 25 settembre per la Giornata mondiale del salario dignitoso, organizzato da Campagna Abiti Puliti e Fridays For Future Bari. L’evento vuole richiamare il prezzo simbolico di un capo di abbigliamento <em>fast fashion</em> per porre l’attenzione sul modello consumistico che caratterizza la società attuale, e sulla necessità di passare da un’industria basata sul profitto a una <em>just fashion</em>, una moda più giusta. </p>



<p>Il titolo sintetizza due grandi aspetti dell’industria tessile globale, nonché temi che verranno dibattuti durante il talk dalla moderatrice <strong>Marianna Lentini,</strong> giornalista di InsideOver: lo sfruttamento del lavoro e l’impatto ambientale, direttamente collegato alla crisi climatica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Chi paga davvero il prezzo della moda low cost?</strong></h2>



<p>La maggior parte della produzione tessile avviene in Paesi dove <strong>i bassi costi sono ottenuti a spese della salute, della sicurezza e dei diritti fondamentali dei lavoratori,</strong> spesso costretti a orari di lavoro estenuanti e privati delle tutele lavorative più elementari. Un intervento di Amnesty International nell’aprile di quest’anno ricorda la strage di Rana Plaza avvenuta 13 anni fa in Bangladesh, dove si registrarono 1.100 vittime, principalmente donne, e 2.500 feriti.  Sebbene l’organizzazione per la difesa dei diritti umani ricordi un episodio tanto lontano, il richiamo alla strage mostra la sistematicità di casi simili ed il rischio a cui i lavoratori tessili sono sottoposti tutt’oggi per produrre capi di abbigliamento economicamente accessibili ai più. </p>



<p>Tuttavia, il disagio che accompagna i lavoratori nel settore della moda non si ferma al confine asiatico come molti credono: diverse inchieste&nbsp;<a href="https://valori.it/abiti-puliti-prato-manifesto-transizione-giusta-moda/">nei distretti tessili di Prato</a>&nbsp;e di Milano hanno rilevato turni di 12-14 ore al giorno, lavoro in nero, pagamenti a cottimo e salari insufficienti a coprire i bisogni primari, svelando una realtà diffusa su scala globale e che necessita di misure nazionali e internazionali.&nbsp;</p>



<p>Questo modello consumista incentiva la sovrapproduzione di capi economici composti da materiali di scarsa qualità, come plastica e poliestere, rendendoli facilmente usurabili. I vari capi saranno dunque destinati ad una brevissima vita ed il cliente verrà in questo modo spronato ad effettuare un nuovo acquisto in un lasso di tempo relativamente breve. Si tratta di un processo per nulla affine con i principi dell’ecosostenibilità che <strong>genera un impatto non trascurabile sulla questione climatica,</strong> <a href="https://www.eea.europa.eu/en/topics/in-depth/textiles">classificato in Europa</a> come quarta causa di pressione su ambiente, terza per uso di acqua e di suolo e quinta per emissioni di gas serra e uso di materie prime.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché un salario dignitoso è anche una questione climatica</strong></h2>



<p>Il salario dignitoso, o <em>living wage</em>, è uno stipendio calcolato in base al costo effettivo della vita, sufficiente a permettere a chi lavora, e alla sua famiglia, di sostenere le spese di sussistenza quali cibo, casa, salute ed altri costi necessari, diversamente dal salario minimo legale che stabilisce una soglia retributiva.</p>



<p>Viene da sé che chi percepisce stipendi più bassi è anche più vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico, perché privato delle risorse necessarie per contrastare eventi meteorologici estremi che potrebbero incidere sulle condizioni di lavoro, sulla salute o sulle spese quotidiane. Dare una retribuzione adeguata ai lavoratori tessili, quindi, significa <strong>allinearsi ai principi della “giustizia sociale e climatica”</strong> per creare una condizione tale in cui i lavoratori dispongono di maggiori strumenti per affrontare le conseguenze della crisi climatica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La responsabilità non è solo di chi compra</strong></h2>



<p><a href="https://valori.it/manifesto-transizione-giusta-moda/">Il Manifesto per una transizione giusta nella moda</a>&nbsp;e le analisi di Campagna Abiti Puliti evidenziano che la crisi della moda non è legata esclusivamente alle scelte individuali d’acquisto, ma al più generale problema dello sfruttamento delle persone e delle risorse naturali finalizzato al massimo profitto di pochi. Chiedere semplicemente alle industrie di produrre meno non sarebbe una misura risolutiva se allo stesso tempo non venisse accompagnata da politiche volte a proteggere lavoratrici e lavoratori del mondo tessile, nel Sud Globale come in Italia.&nbsp;</p>



<p>Per trascendere la reale, seppur amplificata, responsabilità individuale, <strong>i brand dovrebbero essere ritenuti legalmente ed economicamente responsabili dei danni ambientali e delle violazioni dei diritti umani,</strong> garantendo la piena tracciabilità delle forniture ed assumendo impegni concreti e vincolanti per il versamento di salari dignitosi, cercando di arginare il ricorso a pratiche di socialwashing adoperate per mascherare i costi sociali della produzione.</p>



<p>Ritornare al Chiosco del Giardino Mimmo Bucci a Bari significa ritornare a quella cifra simbolica: 12 euro. Se un capo di abbigliamento costa così poco non è perché d’improvviso la moda è diventata accessibile a tutti, ma perché il suo costo ridotto nasconde violazioni e soprusi intrecciati nelle più ampie dinamiche della filiera produttiva. <strong>Lo Swap Party organizzato a Bari </strong>offre un esempio pratico di consumo consapevole tramite lo scambio effettivo di abiti usati, dimostrando che un altro rapporto con i vestiti è possibile. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-vero-costo-della-moda-la-sfida-di-campagna-abiti-puliti.html">Il vero costo della moda: la sfida di Campagna Abiti Puliti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Dopo la catastrofe: perché il Nepal chiede ora l&#8217;aiuto internazionale che aveva rifiutato</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dopo-la-catastrofe-perche-il-nepal-chiede-ora-laiuto-internazionale-che-aveva-rifiutato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Larissa Clelia Remenyi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 05:11:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Aiuti umanitari]]></category>
		<category><![CDATA[Alluvione Nepal]]></category>
		<category><![CDATA[Nepal]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=530001</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1298" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/nepal.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="nepal" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/nepal.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/nepal-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/nepal-1024x692.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/nepal-768x519.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/nepal-1536x1038.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/nepal-600x406.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando il 26 agosto l’alluvione ha devastato una regione del Nord del Nepal ai piedi del Tibet, il governo di Kathmandu ha inizialmente respinto le offerte di squadre straniere di ricerca e soccorso. «Le offerte di aiuto sono naturali, ma al momento non ne abbiamo bisogno», aveva dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, spiegando &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/dopo-la-catastrofe-perche-il-nepal-chiede-ora-laiuto-internazionale-che-aveva-rifiutato.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dopo-la-catastrofe-perche-il-nepal-chiede-ora-laiuto-internazionale-che-aveva-rifiutato.html">Dopo la catastrofe: perché il Nepal chiede ora l&#8217;aiuto internazionale che aveva rifiutato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1298" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/nepal.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="nepal" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/nepal.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/nepal-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/nepal-1024x692.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/nepal-768x519.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/nepal-1536x1038.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/nepal-600x406.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando il 26 agosto l’alluvione ha devastato una regione del Nord del Nepal ai piedi del Tibet, il governo di Kathmandu ha inizialmente respinto le offerte di squadre straniere di ricerca e soccorso. <a href="https://www.bhaskarenglish.in/originals/news/nepal-foreign-army-aid-refusal-2015-earthquake-rescue-controversy-138872735.html">«Le offerte di aiuto sono naturali, ma al momento non ne abbiamo bisogno»</a>, aveva dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, spiegando che polizia ed esercito erano già impegnati nelle operazioni. Una scelta che ha suscitato forti critiche nel Paese, mentre migliaia di persone risultavano ancora disperse.</p>



<p>Solo giorni dopo, sotto la pressione interna e delle ambasciate straniere, <strong>Kathmandu ha autorizzato l’ingresso di alcune squadre di soccorso provenienti da Cina, India e Australia, oltre a specialisti sudcoreani. </strong>Bhim Gautam, amministratore delegato dell’Associazione dei produttori di energia indipendenti del Nepal, ha raccontato a <a href="https://www.npr.org/2026/08/31/nx-s1-5949971/nepals-hesitance-help-flood">NPR</a> che i leader del settore hanno dovuto «fare pressione sul governo» perché consentisse l’arrivo dei soccorritori. Ma, quando l’autorizzazione è arrivata, ha aggiunto, «era ormai troppo tardi».</p>



<p>A oltre tre settimane dal disastro, il bilancio rimane tragico: durante la stesura di questo articolo le autorità nepalesi contano oltre <a href="https://www.thehindu.com/news/international/nepal-flash-flood-death-toll-missing-persons-count-search-ops/article71478234.ece">1.400 vittime e più di 6.000 dispersi</a>, mentre solo una parte dei corpi recuperati <a href="https://www.reuters.com/business/environment/weeks-after-nepal-flood-thousands-still-missing-most-recovered-bodies-2026-09-16/">è stata identificata</a> e tra i dispersi figurano centinaia di cittadini stranieri.</p>



<p>Secondo l’analista politico <a href="https://www.npr.org/2026/08/31/nx-s1-5949971/nepals-hesitance-help-flood">Chandradev Bhatta</a>, il rifiuto degli aiuti sarebbe stato legato a considerazioni geopolitiche. Dopo il terremoto del 2015, Cina, India e alcuni Paesi occidentali avevano cercato di rafforzare la propria influenza a Kathmandu. «Alla fine la Cina è riuscita a conquistare una posizione geopolitica di rilievo nel Paese», ha spiegato Bhatta. <strong>La presenza straniera resta quindi un tema sensibile per il governo di Balendra Shah</strong>, arrivato al potere dopo le proteste del 2025 che hanno travolto la vecchia classe politica.</p>



<p>L’esitazione iniziale si è però trasformata rapidamente in un problema politico interno. Sui social nepalesi l’account <a href="https://www.instagram.com/gen.znepal/">gen.znepal</a> &#8211; la generazione Z è stata la spina dorsale della ribellione dello scorso anno &#8211; ha fatto un appello al governo perché mettesse da parte l’«ultranazionalismo» e accettasse aiuto «da qualsiasi Paese». Peraltro, secondo Bhatta, <strong>Kathmandu avrebbe sottovalutato la portata della catastrofe</strong>: «Se avessimo chiesto aiuto fin dall’inizio, forse avremmo potuto salvare più vite».</p>



<p>Il direttore dell’Associazione degli ingegneri del Nepal, <a href="https://english.onlinekhabar.com/experts-dispute-pm-tunnel-claim.html">Subash Chandra Baral</a>, ha contestato la giustificazione del premier, che aveva dichiarato che non esistevano al mondo competenze e tecnologie in grado d’intervenire in gallerie completamente invase da fango e detriti, accusando il governo di non essersi preparato e di aver ritardato i soccorsi per poi scaricare la colpa su altri. Nel frattempo, anche altri esponenti della nuova classe dirigente sono stati criticati per la loro esposizione sui social durante l’emergenza, tanto da spingere il leader del Partito Nazionale Indipendente, <a href="https://english.onlinekhabar.com/lamichhane-defends-state-response-says-anger-of-flood-victims-is-a-cry-for-help.html">Rabi Lamichhane</a>, che governa il Paese, a chiedere ai politici di smetterla con gli attacchi e il cyberbullismo contro le vittime del disastro (sic).</p>



<h2 class="wp-block-heading">La polemica con la Cina</h2>



<p><strong>La Cina è stata al centro di un&#8217;altra querelle.</strong> Nelle ore successive all’alluvione, sui social nepalesi si era diffusa la teoria infondata secondo cui Pechino avrebbe saputo del pericolo e non aveva avvertito Kathmandu, mentre il <a href="https://www.downtoearth.org.in/natural-disasters/journalist-group-in-nepal-blames-chinese-construction-activities-on-tibetan-border-for-triggering-rasuwa-flash-flood">Nepal Correspondence</a> ha parlato di un «disastro ecologico intenzionale» legato alle attività cinesi lungo il confine con il Tibet. Accuse circolate anche sui media internazionali, smentite solo successivamente, quando si è appurato che dodici giorni prima dell’alluvione, <a href="https://www.reuters.com/business/environment/before-flood-catastrophe-nepal-asked-china-early-warnings-risks-mounted-2026-08-30/">il Centro meteorologico mondiale cinese</a> aveva inviato ai funzionari nepalesi dati sulle precipitazioni previste e sul lago glaciale che si era formato nella regione, da cui i rischi connessi.</p>



<p>A confermarlo è stato <a href="https://thediplomat.com/2026/09/who-is-to-blame-for-the-massive-death-toll-in-the-nepal-floods/">il direttore</a> della <em>National Disaster Risk Reduction and Management Authority </em>nepalese. «La Cina ha contattato il governo nepalese più volte», ha spiegato. Alcuni analisti hanno evidenziato che manca un sistema di condivisione dei dati tra i due Paesi e questo può spiegare in parte il fatto che il Nepal non abbia recepito l&#8217;allerta, ma è vero solo in parte. L’alluvione non è però riconducibile a un singolo fenomeno meteorologico: secondo il <a href="https://www.worldweatherattribution.org/rapid-warming-in-the-himalaya-exacerbates-geohazard-cascades-beyond-adaptation-limits/">World Weather Attribution</a>, il riscaldamento della regione himalayana ha contribuito a indebolire i versanti delle montagne.</p>



<p>Per tornare alla geopolitica, a spiegare <strong>la diffidenza del Nepal verso Pechino</strong> dimostrata tragicamente nell&#8217;occasione, un articolo del sito web di giornalismo investigativo <a href="https://thegrayzone.com/2026/09/09/landslide-leaks-nepals-leaders-cia/">The Grayzone</a>. Documenti trapelati pubblicati in calce all&#8217;articolo segnalano il ruolo del <em>Consortium for Elections and Political Process Strengthening </em>(CEPPS) &#8211; affiliato alla CIA e finanziato dal governo statunitense &#8211; nella formazione di giovani leader nepalesi poi arrivati ai vertici della politica dopo le proteste del 2025 (tra questi lo stesso primo ministro).</p>



<p>A spiegare l&#8217;interesse della Cia per il piccolo Paese tibetano <a href="https://thegrayzone.com/wp-content/uploads/2026/09/CEPPS-Nepal-Niti-Sambad-Workplan-FY20-USAID-Comments-2.pdf">il rapporto annuale del CEPPS del 2019,</a> in cui si spiegava che il lavoro di questo organismo in Nepal era in linea con la strategia di Washington volta ad accerchiare Pechino con governi malleabili che potrebbero favorire l&#8217;installazione di basi militari statunitensi sul territorio dei loro Paesi.</p>



<p>Ora il premier Shah si prepara a portare l&#8217;emergenza alluvione davanti alle Nazioni Unite, dove <a href="https://www.bbc.com/news/articles/cmlyrzve5pwzo">il 24 settembre</a> chiederà sostegno per la ricostruzione, stimata dal governo in <a href="https://english.news.cn/asiapacific/20260910/2f65ce289239444399ac49a9aacf37b1/c.html">4,8 miliardi di dollari</a>. Il Nepal chiede dunque alla comunità internazionale di finanziare la ricostruzione dopo aver esitato davanti agli aiuti durante i soccorsi. La sfida per il nuovo Nepal sarà capire se può permettersi di rifiutare gli aiuti senza trasformare la propria sovranità in una nuova vulnerabilità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dopo-la-catastrofe-perche-il-nepal-chiede-ora-laiuto-internazionale-che-aveva-rifiutato.html">Dopo la catastrofe: perché il Nepal chiede ora l&#8217;aiuto internazionale che aveva rifiutato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il prezzo del cibo cresce in tutto il mondo: le sfide della politica e le tensioni sui mercati</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/il-prezzo-del-cibo-cresce-in-tutto-il-mondo-le-sfide-della-politica-e-le-tensioni-sui-mercati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 14:50:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Fao]]></category>
		<category><![CDATA[Mercati alimentari]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=529647</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260915135300294_0c25fb82e6e6c56b4954c7ac42e4f9aa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260915135300294_0c25fb82e6e6c56b4954c7ac42e4f9aa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260915135300294_0c25fb82e6e6c56b4954c7ac42e4f9aa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260915135300294_0c25fb82e6e6c56b4954c7ac42e4f9aa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260915135300294_0c25fb82e6e6c56b4954c7ac42e4f9aa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260915135300294_0c25fb82e6e6c56b4954c7ac42e4f9aa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260915135300294_0c25fb82e6e6c56b4954c7ac42e4f9aa-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> I mercati alimentari sono su un terreno scivoloso come mai dal 2022, e se anche se ad oggi gli shock di allora non sono stati raggiunti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-prezzo-del-cibo-cresce-in-tutto-il-mondo-le-sfide-della-politica-e-le-tensioni-sui-mercati.html">Il prezzo del cibo cresce in tutto il mondo: le sfide della politica e le tensioni sui mercati</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260915135300294_0c25fb82e6e6c56b4954c7ac42e4f9aa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260915135300294_0c25fb82e6e6c56b4954c7ac42e4f9aa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260915135300294_0c25fb82e6e6c56b4954c7ac42e4f9aa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260915135300294_0c25fb82e6e6c56b4954c7ac42e4f9aa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260915135300294_0c25fb82e6e6c56b4954c7ac42e4f9aa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260915135300294_0c25fb82e6e6c56b4954c7ac42e4f9aa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260915135300294_0c25fb82e6e6c56b4954c7ac42e4f9aa-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I dati emersi nelle ultime settimane spingono analisti e osservatori a guardare con attenzione ai <strong>prezzi dei beni alimentari</strong> nei mercati internazionali, con diversi indici che mostrano un aumento di diversi indicatori. Innanzitutto, la <em>Food and Agricultural Organization </em>(Fao) delle Nazioni Unite ha segnalato che il suo indice dei prezzi alimentari è salito ad agosto dell&#8217;1,9% su base mensile, toccando 133,3 punti, un livello mai così alto da novembre 2022 quando si era nel pieno del riflusso del boom dei prezzi emerso con lo scoppio della guerra in Ucraina e i timori di una crisi alimentare globale. Dallo zucchero ai cereali, dalla carne ai derivati del latte, l&#8217;aumento è generalizzato in tutte le fasce del paniere monitorato dalla Fao.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come cambiano gli scenari del prezzo dei beni alimentari</h2>



<p>Cambiamenti di mercato, scenari dettati da cambiamenti geopolitici complessi come la compressione dell&#8217;offerta cerealicola proveniente dal Mar Nero per l&#8217;acuirsi degli scontri tra Russia e Ucraina, <strong>problematiche alla produzione causate da stagionalità avverse</strong> e l&#8217;<strong>impatto crescente dei cambiamenti climatici</strong> contribuiscono, <a href="https://www.fao.org/newsroom/detail/supply-concerns-drive-fao-food-price-index-higher/en">secondo lo scenario dell&#8217;analisi Fao</a> che monitora una situazione in continua evoluzione, ai rincari dei vari generi.</p>



<p>La situazione ad oggi non è ancora sopra il livello di guardia e, se anche in un altro report la Fao che segnala sul fronte della produzione dei cereali si prevede <a href="https://www.fao.org/worldfoodsituation/csdb/en/">un calo della produzione mondiale del 2% per il 2026 a 2.980 milioni di tonnellate</a>, il raccolto sarà il secondo più ricco di sempre e i dati sulle riserve a disposizione &#8220;indicano comunque una situazione di approvvigionamento globale relativamente confortevole da una prospettiva storica&#8221;. Ciononostante, il fatto che il dato sia al massimo da quasi quattro anni mostra che una <strong>ciclicità da attenzionare, anche alla luce delle prospettive climatiche</strong> e dello sdoganamento degli effetti di un <a href="https://www.rainews.it/articoli/2026/09/el-nio-oceani-bollenti-e-ghiacci-ai-minimi-storici-agosto-2026-il-mese-piu-rovente-di-sempre-lallerta-climatica-16fe1277-3c06-42bf-8334-9b3a6552dcf3.html">ciclo notevolmente rilevante</a> di <strong>El Niño</strong> e delle continue crisi geopolitiche globali.</p>



<p><a href="https://tradingeconomics.com/world/food-price-index">I dati, riportati da Trading Economics,</a> della serie storica del <strong>valori dell&#8217;indice Fao dei generi alimentari</strong> mostrano che il picco raggiunto nel 2022, quando l&#8217;indice superò i 160 punti, è ancora lontano. Ma parimenti non si può ignorare che i mercati rischino di scontare, in prospettiva il prezzo dell&#8217;incertezza. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="442" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/INDICE-FAO-1024x442.jpg" alt="" class="wp-image-529651" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/INDICE-FAO-1024x442.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/INDICE-FAO-300x129.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/INDICE-FAO-768x331.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/INDICE-FAO-600x259.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/INDICE-FAO.jpg 1206w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le sfide del mercato alimentare</h2>



<p>In particolare, Bloomberg segnala che il suo indice <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-04/global-food-prices-jump-to-highest-since-2022-as-risks-increase">Bloomberg Agriculture Spot ha conosciuto un aumento del 13%</a> ad agosto, e in un&#8217;analisi dedicata al mercato americano<a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-11/from-campbell-s-to-conagra-food-industry-warns-of-price-hikes"> ha segnalato che l&#8217;intera filiera di produzione ne risentirà citando le preoccupazioni degli operatori del settore.</a> Un fattore di attenuazione temporanea delle problematiche è stata una riduzione <a href="https://tradingeconomics.com/commodity/urea">dell&#8217;allarme per la disponibilità e il prezzo dell&#8217;urea, elemento fondamentale per i fertilizzanti</a>, nettamente rientrato dopo il boom del prezzo legato allo <strong>scoppio della guerra in Medio Oriente e al blocco delle forniture tramite Stretto di Hormuz</strong>. Il rischio di prospettiva resta quello di una prolungata e logorante crisi capace di sommare elementi climatici, geopolitici e commerciali in una crescente incertezza. </p>



<p>In quest&#8217;ottica, da monitorare sarebbero tanto gli impatti sui <strong>prezzi del cibo quanto quelli dell&#8217;accessibilità e disponibilità</strong> per le persone più in difficoltà, specie nei Paesi in via di sviluppo. In tal senso, il World Food Program (Wfp) dell&#8217;Onu nota che il ciclo di El Nino rischia di portare circa <a href="https://news.un.org/en/story/2026/08/1168079">50 milioni di persone in condizioni di crescente insicurezza alimentare</a> e ha lanciato un duro allarme sul rischio che una fase prolungata di parallela minaccia alle rotte commerciali (Mar Nero, Hormuz e, ora, anche Mar Rosso/Bab-el-Mandeb insegnano) e di alti prezzi dell&#8217;energia può comportare. </p>



<p>Sul piano <a href="https://www.wfp.org/stories/what-do-disruptions-major-trade-routes-mean-food-security">energetico, nota il Wfp,</a> &#8220;il carburante alimenta i sistemi di irrigazione, la produzione di fertilizzanti, la raccolta, la trasformazione e il trasporto degli alimenti. Quando i costi dell&#8217;energia aumentano, spess<strong>o aumentano anche i costi di produzione e trasporto del cibo</strong>&#8220;. La minaccia della disruption commerciale, l&#8217;allungamento dei tempi di viaggio delle navi cariche di cibo, le questioni energetiche creano ulteriori pressioni inflattive che <a href="https://www.conference-board.org/research/policy-backgrounders/el-nino-reshapes-global-agricultural-markets">andranno tenute in considerazione nei prossimi mesi</a> e che rischiano, se non controllate, di giocare un ruolo nell&#8217;insicurezza alimentare complessiva, specie nelle aree meno sviluppate del pianeta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scenari complessi</h2>



<p>Questa tensione impatta in un contesto i dati delle agenzie Onu <a href="https://www.unicef.ch/it/attualita/notizie/2026-07-21/rapporto-onu-la-fame-globale-diminuisce-il-terzo-anno-consecutivo-ma">indicavano per il 2025 </a>un calo per il secondo anno consecutivo, al 7,8% della popolazione mondiale (645 milioni di persone), di coloro che soffrono la fame e anche un calo di coloro che soffrono una qualche forma di insicurezza moderata. <strong>Andrà capito se questo risultato sarà consolidato o invertito col consuntivo del 2026</strong>, in una fase in cui <strong>la questione alimentare sarà decisiva</strong> in vari contesti: nelle economie avanzate, per capire il peso del trascinamento della perdurante crisi dei prezzi dell&#8217;energia ad altri settori e per analizzare quanto un&#8217;inflazione viscosa e fastidiosa per molti cittadini impatterà come fattore economico e, potenzialmente, politico; nel contesto diplomatico, per capire se esiste la possibilità di coordinamenti diplomatici tra nazioni per evitare che i rischi percepiti si concretizzano (<a href="https://ecfr.eu/article/against-war-drought-and-hunger-a-global-coalition-to-prevent-a-food-crisis/">una ricerca dell&#8217;European Council on Foreign Relations presenta un&#8217;interessante analisi a riguardo</a>); nei teatri di crisi e di guerre perduranti (Sudan) o riaccese (Yemen) già colpiti in passato da gravi e cronici problemi alimentari, <a href="https://www.arabnews.com/middle-east/sudan-and-yemen-starve-as-shipping-turmoil-chokes-food-and-fertilizer-supplies-says-wfp-chief-3001715">andrà capito l&#8217;impatto di eventuali shock climatici o geopolitici futuri sulle disponibilità, così come altri teatri critici</a> saranno da osservare da vicino specie sul fronte dell&#8217;accessibilità economica delle materie prime e del cibo. <strong>I mercati alimentari sono su un terreno scivoloso come mai lo era stato dal 2022</strong>, e se anche se ad oggi gli shock di allora non sono stati raggiunti, la mole di sfide è tale da suggerire un&#8217;attenzione costante ai loro sviluppi da parte di decisori e operatori economici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.fao.org/newsroom/detail/supply-concerns-drive-fao-food-price-index-higher/en">https://www.fao.org/newsroom/detail/supply-concerns-drive-fao-food-price-index-higher/en</a></li>



<li><a href="https://www.fao.org/worldfoodsituation/csdb/en/">https://www.fao.org/worldfoodsituation/csdb/en/</a></li>



<li><a href="https://www.rainews.it/articoli/2026/09/el-nio-oceani-bollenti-e-ghiacci-ai-minimi-storici-agosto-2026-il-mese-piu-rovente-di-sempre-lallerta-climatica-16fe1277-3c06-42bf-8334-9b3a6552dcf3.html">https://www.rainews.it/articoli/2026/09/el-nio-oceani-bollenti-e-ghiacci-ai-minimi-storici-agosto-2026-il-mese-piu-rovente-di-sempre-lallerta-climatica-16fe1277-3c06-42bf-8334-9b3a6552dcf3.html</a></li>



<li><a href="https://tradingeconomics.com/world/food-price-index">https://tradingeconomics.com/world/food-price-index</a></li>



<li><a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-04/global-food-prices-jump-to-highest-since-2022-as-risks-increase">https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-04/global-food-prices-jump-to-highest-since-2022-as-risks-increase</a></li>



<li><a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-11/from-campbell-s-to-conagra-food-industry-warns-of-price-hikes">https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-11/from-campbell-s-to-conagra-food-industry-warns-of-price-hikes</a></li>



<li><a href="https://tradingeconomics.com/commodity/urea">https://tradingeconomics.com/commodity/urea</a></li>



<li><a href="https://news.un.org/en/story/2026/08/1168079">https://news.un.org/en/story/2026/08/1168079</a></li>



<li><a href="https://www.wfp.org/stories/what-do-disruptions-major-trade-routes-mean-food-security">https://www.wfp.org/stories/what-do-disruptions-major-trade-routes-mean-food-security</a></li>



<li><a href="https://www.conference-board.org/research/policy-backgrounders/el-nino-reshapes-global-agricultural-markets">https://www.conference-board.org/research/policy-backgrounders/el-nino-reshapes-global-agricultural-markets</a></li>



<li><a href="https://www.unicef.ch/it/attualita/notizie/2026-07-21/rapporto-onu-la-fame-globale-diminuisce-il-terzo-anno-consecutivo-ma">https://www.unicef.ch/it/attualita/notizie/2026-07-21/rapporto-onu-la-fame-globale-diminuisce-il-terzo-anno-consecutivo-ma</a></li>



<li><a href="https://ecfr.eu/article/against-war-drought-and-hunger-a-global-coalition-to-prevent-a-food-crisis/">https://ecfr.eu/article/against-war-drought-and-hunger-a-global-coalition-to-prevent-a-food-crisis/</a></li>



<li><a href="https://www.arabnews.com/middle-east/sudan-and-yemen-starve-as-shipping-turmoil-chokes-food-and-fertilizer-supplies-says-wfp-chief-3001715">https://www.arabnews.com/middle-east/sudan-and-yemen-starve-as-shipping-turmoil-chokes-food-and-fertilizer-supplies-says-wfp-chief-3001715</a></li>
</ul>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Israele, cinque impianti di dissalazione fuori uso: le microalghe mandano in crisi la rete idrica</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/israele-dissalazione-microalghe-impianti-rete-idrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 04:59:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi idrica]]></category>
		<category><![CDATA[dissalazione]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[microalghe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="727" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="impianto di desalinizzazione (Shutterstock)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock-1024x496.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock-768x372.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock-600x291.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Un'ondata di microalghe dal Delta del Nilo ha paralizzato i giganti della dissalazione israeliana. Tra impianti fermi, produzione ridotta e riserve idriche sotto pressione, si svela la fragilità di un Paese che affida l'80% dell'acqua potabile al mare</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/israele-dissalazione-microalghe-impianti-rete-idrica.html">Israele, cinque impianti di dissalazione fuori uso: le microalghe mandano in crisi la rete idrica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="727" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="impianto di desalinizzazione (Shutterstock)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock-1024x496.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock-768x372.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock-600x291.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p><strong>Israele</strong> ha trasformato il <strong>Mediterraneo</strong> nella propria riserva d’acqua, ma ora è proprio il mare a mettere sotto pressione uno dei sistemi idrici più avanzati al mondo. Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, <a href="https://smartwatermagazine.com/news/smart-water-magazine/five-of-israels-six-mediterranean-desalination-plants-offline-as-seawater-turbidity-halts-filtration-developing" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cinque dei sei principali impianti di dissalazione sono stati fermati o costretti a ridurre la produzione a causa di <strong>un’imponente</strong> <strong>fioritura di microalghe</strong></a> che ha fatto aumentare in modo anomalo <strong>la torbidità dell’acqua marina</strong>. Non è stato un collasso della rete, ma un campanello d’allarme per un Paese che ha affidato alla tecnologia una parte consistente della propria sicurezza idrica: quando la materia prima diventa inutilizzabile, anche l’infrastruttura più efficiente deve fermarsi.</p>



<p>Il fenomeno &#8211; secondo le autorità &#8211; sarebbe collegato a <strong>masse d’acqua provenienti dall’area del delta del Nilo e trasportate verso Nord dalle correnti</strong>, raggiungendo dimensioni eccezionali per la costa israeliana. Il problema riguarda il funzionamento stesso degli impianti, basato <strong>sull’osmosi inversa</strong>: l’acqua viene spinta ad alta pressione attraverso membrane estremamente selettive, precedute da sistemi di pretrattamento. Quando la concentrazione di alghe e materiale sospeso cresce oltre determinati livelli, <strong>le membrane possono intasarsi e danneggiarsi</strong>, rendendo necessario ridurre o interrompere la produzione.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">A miles-long microalgae bloom in the Mediterranean Sea has been blamed for temporarily knocking offline many of Israel&#39;s major desalination plants this week, threatening its main source of drinking water. <a href="https://t.co/Zj3ESx12X4">https://t.co/Zj3ESx12X4</a> <a href="https://t.co/EpqAbRhuq2">pic.twitter.com/EpqAbRhuq2</a></p>&mdash; CNN (@CNN) <a href="https://x.com/CNN/status/2095859570610503842?ref_src=twsrc%5Etfw">September 4, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Una dipendenza diventata vulnerabilità</h2>



<p>La portata dell’episodio emerge <strong>dal peso assunto dalla dissalazione nel sistema idrico israeliano</strong>: i sei grandi impianti mediterranei possono produrre complessivamente circa <strong>800 milioni di metri cubi d’acqua all’anno </strong>e arrivano a coprire una quota compresa indicativamente <a href="https://edition.cnn.com/2026/09/04/climate/microalgae-bloom-israel-water-deasalination-shutdown" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tra il 65 e l’80% dell’acqua potabile</a>. La capacità è distribuita tra impianti di dimensioni diverse: <strong>Sorek B</strong> può produrre circa 200 milioni di metri cubi l’anno, <strong>Sorek A</strong> circa 150, <strong>Hadera</strong> circa 145, <strong>Ashkelon</strong> 120, <strong>Ashdod</strong> 100 e <strong>Palmachim</strong> circa 90.</p>



<p>Una rete che ha permesso a Israele di <strong>ridurre la dipendenza dalle precipitazioni e dalle risorse naturali</strong>, ma che ha anche concentrato una parte rilevante della sicurezza idrica lungo la stessa fascia costiera. La conseguenza è una nuova forma di vulnerabilità: non è più soltanto la scarsità d’acqua a rappresentare un problema, ma anche <strong>la qualità dell’acqua marina dalla quale quella stessa risorsa viene prodotta. </strong>Il sistema ha potuto assorbire temporaneamente lo shock aumentando il ricorso all’acqua del lago di Tiberiade e alle falde sotterranee; una soluzione che, però, non può essere protratta a lungo, anche perché <a href="https://www.calcalistech.com/ctechnews/article/bydltpb00gx" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>il livello del Kinneret si trova già al di sotto della linea rossa inferiore</strong></a>.<strong> </strong>La dissalazione ha quindi ridotto il rischio legato alla <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-siccita-killer-silenzioso-anche-della-sanita.html">siccità</a>, senza eliminarlo, ma sostituendolo in parte con nuove forme di esposizione legate al mare e alla continuità operativa di infrastrutture altamente specializzate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nuovo fronte della sicurezza idrica</h2>



<p>A questa vulnerabilità ambientale si sovrappone quella strategica: <strong>gli impianti di dissalazione sono infrastrutture critiche</strong> e la loro concentrazione lungo la costa li rende esposti &#8211; almeno in linea teorica &#8211; non soltanto agli eventi naturali, ma anche a sabotaggi, attacchi fisici e minacce informatiche. Un rischio che, nel caso delle recenti interruzioni, non sembrerebbe trovare riscontro: <strong>le autorità israeliane hanno difatti escluso l’ipotesi di un attacco cibernetico</strong>, attribuendo il blocco alle condizioni dell’acqua. A rendere il quadro più complesso interviene anche <strong>l’evoluzione delle condizioni marine</strong>: temperature superficiali elevate, variazioni delle correnti e maggiore disponibilità di nutrienti possono inevitabilmente alterare gli equilibri che favoriscono la proliferazione degli organismi.</p>



<p>Nel frattempo, Israele sta cercando di aumentare ulteriormente la propria capacità di risposta. <a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/finance-ministry-take-a-step-toward-building-advanced-desalination-facility-expected-to-be-one-of-the-worlds-largest/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il 26 agosto il ministero delle Finanze ha avviato la procedura di prequalifica per un nuovo grande impianto di dissalazione nell’area industriale di <strong>Emek Hefer</strong></a>, destinato a <strong>produrre circa 400 milioni di metri cubi d’acqua all’anno</strong> attraverso l’osmosi inversa e concepito come un progetto di partenariato pubblico-privato della durata di 25 anni. Una struttura di queste dimensioni consentirebbe di ampliare sensibilmente la capacità nazionale, ma aumenterebbe anche il peso strategico della dissalazione nel sistema complessivo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Il limite del modello israeliano</h2>



<p>Nel corso dei giorni, la situazione si è progressivamente stabilizzata senza arrivare, finora, a un’interruzione generalizzata dell’acqua nelle abitazioni. Dopo una fase iniziale di forte pressione, alcuni impianti hanno ripreso a funzionare &#8211; seppure a capacità ridotta &#8211; <a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/2-desalination-stations-still-shut-down-more-than-a-week-after-algae-forced-closures/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mentre Ashkelon e Ashdod risultavano ancora completamente fermi, Palmachim, Sorek A e Sorek B operavano parzialmente</a>. Il sistema è così riuscito a mantenere il rifornimento domestico, pur dovendo attivare <strong>misure di emergenza</strong> e sottoponendo la rete a una forte sollecitazione.</p>



<p>Ma la crisi ha messo a nudo <strong>il punto debole del modello israeliano</strong>: anche il mare, trasformato negli ultimi anni nella principale riserva contro la scarsità d’acqua, può smettere improvvisamente di essere una fonte affidabile. Una perturbazione nelle acque costiere è bastata a mettere sotto pressione un sistema che ha costruito gran parte della propria sicurezza sulla dissalazione. Il problema, quindi, non è più soltanto quanta acqua Israele riuscirà ancora a ricavare dal <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-mediterraneo-ha-la-febbre-clima-salute-e-nuova-diplomazia-della-sopravvivenza.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mediterraneo</a>, ma quanto a lungo potrà contare su una risorsa che resta esposta a variabili ambientali, biologiche e politiche incontrollabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Fonti:</strong></h2>



<p>Smart Water Magazine, <em>Five of Israel&#8217;s six Mediterranean desalination plants offline as seawater turbidity halts filtration</em>, 2026. Disponibile su: <a href="https://smartwatermagazine.com/news/smart-water-magazine/five-of-israels-six-mediterranean-desalination-plants-offline-as-seawater-turbidity-halts-filtration-developing" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://smartwatermagazine.com/news/smart-water-magazine/five-of-israels-six-mediterranean-desalination-plants-offline-as-seawater-turbidity-halts-filtration-developing</a></p>



<p>CNN, <em>Microalgae bloom forces shutdown of Israeli desalination plants</em>, 2026. Disponibile su: <a href="https://edition.cnn.com/2026/09/04/climate/microalgae-bloom-israel-water-deasalination-shutdown" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://edition.cnn.com/2026/09/04/climate/microalgae-bloom-israel-water-deasalination-shutdown</a></p>



<p>Calcalist Tech, <em>Calcalistech report on Israel desalination and microalgae crisis</em>, 2026. Disponibile su: <a href="https://www.calcalistech.com/ctechnews/article/bydltpb00gx" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.calcalistech.com/ctechnews/article/bydltpb00gx</a></p>



<p>Times of Israel, <em>2 desalination stations still shut down more than a week after algae forced closures</em>, 2026. Disponibile su: <a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/2-desalination-stations-still-shut-down-more-than-a-week-after-algae-forced-closures" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/2-desalination-stations-still-shut-down-more-than-a-week-after-algae-forced-closures</a></p>



<p>Times of Israel, <em>Finance ministry take a step toward building advanced desalination facility expected to be one of the world&#8217;s largest</em>, 2026. Disponibile su: <a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/finance-ministry-take-a-step-toward-building-advanced-desalination-facility-expected-to-be-one-of-the-worlds-largest" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/finance-ministry-take-a-step-toward-building-advanced-desalination-facility-expected-to-be-one-of-the-worlds-largest</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/israele-dissalazione-microalghe-impianti-rete-idrica.html">Israele, cinque impianti di dissalazione fuori uso: le microalghe mandano in crisi la rete idrica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Rifiuti tossici dall’Italia sepolti in Croazia</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/rifiuti-tossici-dallitalia-sepolti-in-croazia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Sfregola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 15:01:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1438" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-02-at-16.31.25-3.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-02-at-16.31.25-3.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-02-at-16.31.25-3-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-02-at-16.31.25-3-1024x767.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-02-at-16.31.25-3-768x575.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-02-at-16.31.25-3-1536x1150.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-02-at-16.31.25-3-600x449.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Croazia è in corso una delle più grandi inchieste ambientali degli ultimi anni: 45mila tonnellate di rifiuti pericolosi (plastica, scarti elettronici, materiale edile) interrate illegalmente a Gospić, nella regione della Lika. Al centro dell'indagine anche 12.338 tonnellate arrivate dall'Italia attraverso 576 spedizioni.</p>
<p>Le analisi geologiche commissionate dall'USKOK hanno rivelato contaminazione da metalli pesanti (rame e piombo oltre 100 volte i limiti), sostanze PFAS e un indice di ecotossicità 10 volte superiore alla soglia. I residenti protestano da mesi, mentre lo scandalo si allarga fino a coinvolgere il governo di Andrej Plenković, con l'opposizione che chiede una mozione di sfiducia.</p>
<p>In questo video ricostruiamo la rete criminale dietro lo smaltimento illegale, il ruolo delle aziende italiane coinvolte e le conseguenze politiche in Croazia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/rifiuti-tossici-dallitalia-sepolti-in-croazia">Rifiuti tossici dall’Italia sepolti in Croazia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1438" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-02-at-16.31.25-3.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-02-at-16.31.25-3.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-02-at-16.31.25-3-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-02-at-16.31.25-3-1024x767.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-02-at-16.31.25-3-768x575.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-02-at-16.31.25-3-1536x1150.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-02-at-16.31.25-3-600x449.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/rifiuti-tossici-dallitalia-sepolti-in-croazia">Rifiuti tossici dall’Italia sepolti in Croazia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Dighe, centrali, autostrade e ferrovie: il boom delle infrastrutture che ha stravolto l&#8217;Himalaya</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/dighe-centrali-autostrade-e-ferrovie-il-boom-delle-infrastrutture-che-ha-stravolto-lhimalaya.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Aug 2026 05:38:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Diga]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=527846</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260828145443486_19077c51ab073dca0ba9c6633d833abe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260828145443486_19077c51ab073dca0ba9c6633d833abe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260828145443486_19077c51ab073dca0ba9c6633d833abe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260828145443486_19077c51ab073dca0ba9c6633d833abe-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260828145443486_19077c51ab073dca0ba9c6633d833abe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260828145443486_19077c51ab073dca0ba9c6633d833abe-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260828145443486_19077c51ab073dca0ba9c6633d833abe-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le terribili inondazioni che hanno travolto decine di villaggi lungo il confine tra Nepal e Tibet, causando quasi 600 morti, più di 1.500 dispersi e danni incalcolabili, sarebbero state causate dal cedimento di un ghiacciaio ad alta quota sulle cime dell&#8217;Himalaya. Il crollo, avvenuto a un&#8217;altitudine di 5.200 metri, ha trascinato per 1.200 metri rocce &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/dighe-centrali-autostrade-e-ferrovie-il-boom-delle-infrastrutture-che-ha-stravolto-lhimalaya.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/dighe-centrali-autostrade-e-ferrovie-il-boom-delle-infrastrutture-che-ha-stravolto-lhimalaya.html">Dighe, centrali, autostrade e ferrovie: il boom delle infrastrutture che ha stravolto l&#8217;Himalaya</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260828145443486_19077c51ab073dca0ba9c6633d833abe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260828145443486_19077c51ab073dca0ba9c6633d833abe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260828145443486_19077c51ab073dca0ba9c6633d833abe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260828145443486_19077c51ab073dca0ba9c6633d833abe-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260828145443486_19077c51ab073dca0ba9c6633d833abe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260828145443486_19077c51ab073dca0ba9c6633d833abe-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260828145443486_19077c51ab073dca0ba9c6633d833abe-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le terribili <strong>inondazioni</strong> che hanno travolto decine di villaggi lungo il confine tra <strong>Nepal </strong>e <strong>Tibet</strong>, causando quasi 600 morti, più di 1.500 dispersi e danni incalcolabili, sarebbero state causate dal cedimento di un <strong>ghiacciaio </strong>ad alta quota sulle cime dell&#8217;<strong>Himalaya</strong>.</p>



<p>Il crollo, avvenuto a un&#8217;altitudine di 5.200 metri, ha trascinato per 1.200 metri rocce e sedimenti sul fondovalle innescando una valanga che ha colpito il fiume Lhende, in Tibet, a una ventina di chilometri a Nord-Est del valico di frontiera sino-nepalese. I detriti hanno bloccato il corso d&#8217;acqua prima che una diga naturale cedesse provocando una potente piena a valle.</p>



<p>Questo disastro si è verificato nel bel mezzo del rapido <strong>riscaldamento </strong>dell&#8217;intera regione himalayana. I ghiacciai della catena montuosa dell&#8217;Hindu Kush-Himalaya, tra Afghanistan, Bangladesh, Bhutan, Cina, India, Myanmar, Nepal e Pakistan, si sono sciolti il 65% più velocemente tra il 2011 e il 2020 rispetto al decennio precedente, mentre quelli nepalesi hanno perso quasi un terzo del loro volume nell&#8217;ultimo trentennio. </p>



<p>Il ritiro dei ghiacciai è un fattore da tenere d&#8217;occhio, visto che in determinate condizioni i versanti montuosi perdono stabilità e aumentano le probabilità di inondazioni improvvise. Sarebbe tuttavia un errore non approfondire cosa sta succedendo nell&#8217;impervia Himalaya, là dove le <strong>attività umane</strong> <a href="https://it.insideover.com/politica/il-grande-gioco-himalayano-tra-cina-india-e-stati-uniti-che-scuote-lasia.html">modificano il territorio e plasmano interi paesaggi</a>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">A horrific scene of severe flooding at the Rasuwagadhi border point on the Nepal-Tibet border.<br>The strong currents wreaked havoc across the area, leaving 400 pilgrims and 105 Indian tourists also missing in the Nepal floods.<a href="https://x.com/hashtag/NepalFloods?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#NepalFloods</a> <a href="https://x.com/hashtag/Nepal?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Nepal</a> <a href="https://x.com/hashtag/Rasuwa?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Rasuwa</a> <a href="https://x.com/hashtag/FlashFlood?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#FlashFlood</a>  <a href="https://x.com/hashtag/Floods?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Floods</a> <a href="https://t.co/dwAX12Gj7l">pic.twitter.com/dwAX12Gj7l</a></p>&mdash; Ravi Pandey🇮🇳 (@ravipandey2643) <a href="https://x.com/ravipandey2643/status/2092559194453098786?ref_src=twsrc%5Etfw">August 26, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Così India e Cina trasformano l&#8217;Himalaya</h2>



<p>Da anni <strong>India </strong>e <strong>Cina </strong>sono impegnate a costruire <strong>infrastrutture strategiche</strong> nella regione himalayana. Nel 2025, per esempio, Delhi ha lanciato un&#8217;iniziativa idroelettrica per realizzare oltre <strong>200 dighe</strong> nell&#8217;<strong>Arunachal Pradesh</strong>, territorio che Pechino rivendica come Tibet meridionale. Il costo? 77 miliardi di dollari. </p>



<p>Il Dragone ha risposto sfoggiando il maxi progetto che interessa il bacino inferiore dello <strong>Yarlung Tsangpo</strong>, ma soprattutto la mega diga che sorgerà nella <strong>Grande Ansa </strong>del <strong>Brahmaputra</strong>, nel Tibet sudorientale. Il sito diventerà, almeno nei progetti cinesi, il più grande impianto idroelettrico del pianeta con una potenza di 67-80 GW, il triplo della famigerata Diga delle Tre Gole, e un costo superiore a 160 miliardi.</p>



<p>Questa intensa attività stravolge i <strong>fragili equilibri</strong> dell&#8217;Himalaya e rischia di favorire <strong>disastri naturali</strong>. Rischi del genere passano tuttavia in secondo piano di fronte ai guadagni immaginati dai governi: <strong>energia idroelettrica</strong> a buon mercato per alimentare data center e infrastrutture digitali, il cui raffreddamento richiede grandi quantità di <strong>acqua</strong>. </p>



<p>In ogni caso, ed è bene sottolinearlo ancora, l&#8217;implementazione di simili progetti idroelettrici e la rapida urbanizzazione nell&#8217;Himalaya stanno degradando il paesaggio ambientale ed ecologico in aree ecologicamente sensibili e sismicamente attive.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Terrifying footage shows a flash flood sweeping through the Nepal–Tibet border, trapping people on rooftops and balconies. At least 469 have been killed, with hundreds still missing. <a href="https://t.co/xRgRWmwut7">pic.twitter.com/xRgRWmwut7</a></p>&mdash; Weather Monitor (@WeatherMonitors) <a href="https://x.com/WeatherMonitors/status/2093202626930524474?ref_src=twsrc%5Etfw">August 28, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Attività pericolose</h2>



<p>Le recenti inondazioni hanno ufficialmente sancito una nuova normalità per l&#8217;intera regione himalayana. Gli scienziati, del resto, hanno più volte lanciato l&#8217;allarme sul crescente rischio di <strong>inondazioni improvvise</strong> ma nessuno ha prestato attenzione. </p>



<p>La costruzione di centrali idroelettriche, insieme alle relative ferrovie, autostrade percorribili in qualsiasi condizione atmosferica e gallerie <a href="https://it.insideover.com/reportage/ambiente/cosi-i-cambiamenti-climatici-mettono-in-crisi-lhimalaya.html">attraverso la catena himalayana</a>, sta rivoluzionando una delle aree più sensibili del pianeta in un gigantesco <strong>cantiere aperto</strong>. Il problema non riguarda soltanto l&#8217;impatto ambientale, ma anche la sicurezza di infrastrutture realizzate in una zona attraversata da faglie e soggetto a terremoti, frane e improvvise inondazioni. </p>



<p>A confermarlo è uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista cinese <em>Sedimentary Geology and Tethyan Geology</em>: un gruppo di geologi ha individuato la faglia attiva di Paizhen proprio nell&#8217;area interessata dal mega-progetto idroelettrico cinese sul Brahmaputra. Secondo i ricercatori la faglia ha fratturato e indebolito le formazioni rocciose, aumentando i rischi di instabilità dei versanti, soprattutto in caso di terremoti o dopo il riempimento del bacino. Quanto accaduto in Nepal è dunque un triste ma valido memorandum di cosa potrebbe nuovamente accadere.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">What Actually Triggered the Nepal–Tibet Border Flash Flood?<br><br>A massive ice and rock avalanche from a glacier triggered a chain reaction near the Nepal–China border. The avalanche and debris blocked the river, forming a temporary barrier lake. When the blockage gave way, a… <a href="https://t.co/raaCcjQClO">pic.twitter.com/raaCcjQClO</a></p>&mdash; Deadly Kalesh (@Deadlykalesh) <a href="https://x.com/Deadlykalesh/status/2092880355196063951?ref_src=twsrc%5Etfw">August 27, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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		<title>Amatrice, dieci anni dal sisma: quando la politica fallisce, la rigenerazione parte dal basso</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/a-dieci-anni-dal-terremoto-iniziative-dal-basso-si-sviluppano-attraverso-processi-partecipati-mentre-la-politica-ha-fallito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Rocca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 09:34:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[#abitare #amatrice #10anniterremoto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/01_Collegentilesco_credits-Maria-Vittoria-Moretti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/01_Collegentilesco_credits-Maria-Vittoria-Moretti.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/01_Collegentilesco_credits-Maria-Vittoria-Moretti-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/01_Collegentilesco_credits-Maria-Vittoria-Moretti-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/01_Collegentilesco_credits-Maria-Vittoria-Moretti-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/01_Collegentilesco_credits-Maria-Vittoria-Moretti-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/01_Collegentilesco_credits-Maria-Vittoria-Moretti-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dal 2 all'11 luglio 2026, l'evento internazionale SESAM x Terremmosse riunisce oltre duecento tra studenti e architetti per lavorare sulla rigenerazione urbana e comunitaria.  Focus sulla gestione della ricostruzione post-sisma con Davide Olori, sociologo dell'Università di Bologna e membro del collettivo Emidio di Treviri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/a-dieci-anni-dal-terremoto-iniziative-dal-basso-si-sviluppano-attraverso-processi-partecipati-mentre-la-politica-ha-fallito.html">Amatrice, dieci anni dal sisma: quando la politica fallisce, la rigenerazione parte dal basso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Arrivando in macchina ad Amatrice la prima cosa che salta all’occhio è la Torre Civica, monumento del XIII secolo, divenuto simbolo della resistenza del borgo. L&#8217;orologio della torre è fermo alle 3:36, orario in cui il 24 agosto 2016 è stata registrata la prima forte scossa di quella che l&#8217;INGV ha definito: sequenza sismica Amatrice-Norcia-Visso del 2016-2017.</p>



<p>Laddove sorgeva il paese medioevale, a dieci anni dal terremoto, ci si trova d’innanzi ad un cantiere a cielo aperto.</p>



<p>La ricostruzione nei territori sinistrati si estende ben oltre i confini del borgo (solo Comune di Amatrice copre un territorio circa 174 km²) e  presenta diverse problematicità.</p>



<p>Uno dei principali paradossi risiede nel fatto che, a fronte di una fetta considerevole di residenti che continuano a vivere nelle cosiddette SAE (Soluzioni Abitative Iniziali di Emergenza), molte “<strong>seconde case</strong>” di famiglie dotate di capitali relazionali, simbolici, fisici ed economici sono già terminate.</p>



<p>&#8220;<strong>La radice del problema</strong>” spiega Davide Olori, docente di sociologia dei disastri e politiche territoriali all’Università di Bologna e membro del collettivo Emidio di Treviri (collettivo d’inchiesta nato in seno al Centro Studi <em>Ecologie del post terremoto</em>), “<strong>è stato aver lasciato alla spontaneità individuale e</strong> <strong>alla bontà del mercato la capacità di livellare le disuguaglianze, cosa che invece dovrebbe spettare al soggetto pubblico e al soggetto</strong> <strong>pianificatore</strong>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/00_Amatrice-_-credits-Pierfrancesco-Lisi--1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-527506" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/00_Amatrice-_-credits-Pierfrancesco-Lisi--1-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/00_Amatrice-_-credits-Pierfrancesco-Lisi--1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/00_Amatrice-_-credits-Pierfrancesco-Lisi--1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/00_Amatrice-_-credits-Pierfrancesco-Lisi--1-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/00_Amatrice-_-credits-Pierfrancesco-Lisi--1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/00_Amatrice-_-credits-Pierfrancesco-Lisi--1-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/00_Amatrice-_-credits-Pierfrancesco-Lisi--1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>I fondi per la ricostruzione fisica e il rilancio economico delle aree sinistrate – provenienti da una combinazione di risorse pubbliche europee, statali e regionali, affiancate da donazioni private – sono stati appaltati al <strong>Programma Straordinario di Ricostruzione</strong> (PSR). Redatto e promosso dal <strong>Comune di Amatrice</strong>, in stretta collaborazione con l&#8217;USR Lazio (<strong>Ufficio Speciale per la Ricostruzione della Regione Lazio</strong>) – di concerto al controllo del <strong>Commissario Straordinario di Governo per la Ricostruzione Sisma 2016</strong> – il <strong>PSR </strong>nasce come <strong>strumento urbanistico </strong>per <strong>pianificare la rinascita dei centri storici devastati dal sisma,</strong> con un compito chiaro: <strong>dettare la linea pubblica, stabilire un’agenda prioritaria e</strong> <strong>superare le spinte individuali per garantire un processo equo</strong>.</p>



<p>Nella realtà dei fatti, la totale <strong>assenza di un percorso partecipato con i cittadini e la scarsa capacità dell’amministrazione locale nell’imporre un</strong> <strong>calendario ai lavori</strong> hanno spalancato le porte a una gestione caotica e affaristica.</p>



<p>La dinamica che si è configurata è stata la seguente: una manciata di imprese edili e studi tecnici ha monopolizzato migliaia di cantieri, accumulando posizioni di rendita, senza alcun interesse a velocizzare gli interventi, il che ha portato all’innalzamento dei costi del Prezzario Unico del Cratere (l’insieme dei listini ufficiali dei costi per i lavori di edilizia e ingegneria da applicare nei Comuni rientranti nel cosiddetto &#8220;cratere sismico”). A ciò, si è aggiunta la facoltà esclusiva per i <strong>proprietari più facoltosi</strong> <strong>di coprire le spese necessarie al completamento o ammodernamento degli immobili</strong> &#8211; nonostante lo Stato garantisse una copertura finanziaria pari al 100% dei contributi per la ricostruzione degli immobili (“com’erano, dov’erano”). Per cui, chi ha potuto pagare di tasca propria questi extra-costi, ha sbloccato immediatamente i cantieri delle proprie abitazioni. Al contrario, <strong>i residenti storici</strong> <strong>meno abbienti</strong> – impossibilitati a sostenere le pretese economiche dei costruttori – <strong>sono rimasti incastrati in un&#8217;attesa indefinita nelle strutture</strong> <strong>provvisorie</strong>, invecchiando e impoverendosi all&#8217;interno di un processo di ricostruzione infinito.</p>



<p>Questa la dinamica che ha creato una <strong>profonda sperequazione sociale a favore dei proprietari delle seconde case e dei ceti più abbienti.</strong></p>



<p><strong>L&#8217;assenza di un vero processo partecipato da parte della comunità ha impedito</strong>, inoltre, di attuare <strong>soluzioni urbanistiche trasformative</strong> come la “deperimetrazione”, con cui “attraverso un confronto guidato da esperti e facilitatori, si sarebbe potuto ridisegnare il tessuto urbano ex novo, allargando le strade, creando piazzette d&#8217;emergenza e adeguando il vecchio patrimonio abitativo alle norme sismiche ed energetiche” sottolinea Olori. Si è preferito invece tutelare lo <em>status quo</em> di chi, non essendo residente, non si interessava di tali interventi.</p>



<p>“Lo stato di fatto del territorio è una ricostruzione a macchia di leopardo, la condizione è molto arretrata, le opere pubbliche sono ancora più indietro di quelle private, e dunque molto del costruito non è abitato, <strong>scoraggiando sicuramente le capacità di agency delle persone</strong>. Il territorio è un<strong> territorio</strong> <strong>puntellato di abbandono ricostruito, abbandono non ricostruito e vuoti. </strong>È vero che era scritto dentro una parabola discendente, nel senso che già prima del terremoto era piegato da <strong>dinamiche di spopolamento, impoverimento e invecchiamento</strong>, ma è vero pure che <strong>questa ignizione di fondi pubblici sarebbe potuta</strong>, forse, <strong>essere l&#8217;occasione per invertire la rotta dell&#8217;Appennino centrale </strong>&#8211; da cui costruire un vero e proprio laboratorio per riabitare diversamente una zona rurale del paese – visto che il problema dell&#8217;abitare delle zone rurali si pone a tutte le latitudini del nostro Paese. Quello di <strong>Amatrice è il più grosso cantiere d&#8217;Europa ad opera delle casse dello Stato</strong>, dunque sì, diciamo il più grosso rammarico è che <strong>si sarebbe potuto</strong> <strong>pensare a un&#8217;inversione di tendenza</strong>, ma non c&#8217;è stata, anzi talvolta si riscontrano caratteristiche aggravate”, continua.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/07_Cornillo-Nuovo_Lori-Demata-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-527507" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/07_Cornillo-Nuovo_Lori-Demata-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/07_Cornillo-Nuovo_Lori-Demata-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/07_Cornillo-Nuovo_Lori-Demata-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/07_Cornillo-Nuovo_Lori-Demata-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/07_Cornillo-Nuovo_Lori-Demata.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>In questo scenario desolante, di iniziative ammirevoli ce ne sono state, come quella promossa da <strong>Terremosse x SESAM,</strong> collettivo inscritto in EASA ITALIA – European Architecture Students Assembly.</p>



<p>Nato da due anni di ricerca sul campo, la popolazione è stata ascoltata dai giovani architetti dell&#8217;associazione ed i bisogni, espressi da diverse parti della società civile, si sono tradotti in dieci cantieri di autocostruzione, affiancati da talk, musica, performance e camminate.</p>



<p>Grazie al network di EASA, architetti e artisti da tutta Europa hanno risposto all’open call aperta da Terremosse X SESAM, al fine di realizzare progetti in diversi siti. <strong>Dal 2 al 12 luglio, i progetti che hanno vinto sono stati</strong> <strong>realizzati, sotto il tutoraggio di chi li ha proposti, </strong>grazie al lavoro di giovani architetti che hanno assurto al ruolo di operai, <strong>negli spazi che la comunità</strong> <strong>di Amatrice sentiva dimenticati dalla politica e dalle aziende edili.</strong></p>



<p>Il PSR prevede la ricostruzione del centro storico e la realizzazione di grandi opere pubbliche, tra cui il nuovo Ospedale Grifoni, oltre ad abitazioni e spazi di aggregazione commerciale; mentre i <strong>luoghi d&#8217;aggregazione senza scopo di lucro, come piazze o spazi in cui si svolgono manifestazioni</strong> <strong>culturali, rimangono secondari nel piano ed è su questi che l’associazione si è focalizzata.</strong></p>



<p>L&#8217;approccio all&#8217;urbanistica neoliberista non funziona attraverso processi partecipati, non ascolta la voce della comunità che molto spesso è fioca e le cui istanze sono frammentate e sfocate. <strong>Chi vive in luoghi terremotati, spesso, non riesce neanche ad immaginare soluzioni che rispondono a bisogni</strong> <strong>inevitabilmente silenziati da un trauma simile.</strong></p>



<p>Ciò che è stato realizzato, attraverso fondi raccolti tramite bandi e fundraising, è la <strong>ricostruzione di spazi in cui le persone potranno tornare ad</strong> <strong>incontrarsi, per immaginare un futuro.</strong></p>



<p>Tali iniziative e la narrazione da esse veicolate rimangono marginali rispetto alle speculazioni che sovente, nella storia italiana, avvengono nei luoghi terremotati, ma meritano di essere attenzionate.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-24-11-53-45-2-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-527516" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-24-11-53-45-2-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-24-11-53-45-2-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-24-11-53-45-2-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-24-11-53-45-2-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-24-11-53-45-2-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-24-11-53-45-2.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/a-dieci-anni-dal-terremoto-iniziative-dal-basso-si-sviluppano-attraverso-processi-partecipati-mentre-la-politica-ha-fallito.html">Amatrice, dieci anni dal sisma: quando la politica fallisce, la rigenerazione parte dal basso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>La rivolta delle comunità: data center, la nuova battaglia politica dell’America profonda</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/la-rivolta-delle-comunita-data-center-la-nuova-battaglia-politica-dellamerica-profonda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 22:19:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Data center]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni midterm]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=526478</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>La rivolta americana contro l’AI: Data center, bollette e territorio: nasce un nuovo fronte populista contro la Silicon Valley.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-rivolta-delle-comunita-data-center-la-nuova-battaglia-politica-dellamerica-profonda.html">La rivolta delle comunità: data center, la nuova battaglia politica dell’America profonda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Per anni i <strong>data center</strong> sono stati l&#8217;infrastruttura invisibile dell&#8217;economia digitale americana: enormi edifici pieni di server, lontani dall&#8217;immaginario politico quanto i cavi sottomarini o le centrali elettriche. Poi è arrivata l&#8217;intelligenza artificiale. E improvvisamente quei capannoni industriali sono diventati il luogo fisico nel quale si concentra una delle più grandi trasformazioni economiche e tecnologiche del nostro tempo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.maps.com/app/uploads/2025/12/article-data-centers-full-map-nr-2048x1325.webp" alt=""/></figure>



<p>Il problema è che, per costruire l&#8217;America dell&#8217;AI, servono terra, energia, acqua e nuove infrastrutture. E quando la corsa alla potenza di calcolo arriva nei quartieri, nelle contee rurali e nelle periferie, la promessa astratta dell&#8217;innovazione si trasforma in una domanda molto concreta: <strong>chi paga il prezzo della rivoluzione tecnologica?</strong> È qui che nasce uno dei fenomeni politici più interessanti del 2026 americano: <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-cannabis-allia-perche-gli-usa-vogliono-trasformare-le-serre-di-marijuana-in-data-center.html">il populismo anti-data center</a></strong>. Un movimento ancora frammentato, ma capace di mettere nello stesso spazio politico ambientalisti progressisti, conservatori anti-establishment, comunità rurali, attivisti anti-AI e cittadini semplicemente preoccupati per le proprie bollette.</p>



<p>Il primo elemento da capire è che la protesta non nasce necessariamente da un rifiuto ideologico dell&#8217;intelligenza artificiale. In molti casi nasce da qualcosa di molto più semplice: la percezione che un&#8217;azienda privata stia arrivando in una comunità e chiedendo <strong>accesso a risorse</strong> che fino a quel momento appartenevano alla collettività. L&#8217;espansione dell&#8217;AI ha moltiplicato la domanda di infrastrutture informatiche. I grandi modelli richiedono enormi capacità di calcolo e, di conseguenza, grandi quantità di energia. I data center hanno inoltre bisogno di sistemi di raffreddamento, collegamenti alla rete elettrica, terreni e infrastrutture di supporto. Il risultato è una <strong>nuova geografia dell&#8217;AI americana</strong>. Non più soltanto Silicon Valley, Seattle o i grandi hub tecnologici, ma Georgia, Texas, Virginia, Michigan, Utah, Florida e decine di altre aree nelle quali <strong>l&#8217;arrivo di un gigantesco complesso industriale può modificare il rapporto tra una comunità e il proprio territorio.</strong></p>



<p>In <strong>Georgia</strong>, per esempio, gli attivisti locali hanno iniziato a studiare l&#8217;impatto dei progetti sulla rete elettrica, sulle falde acquifere e sull&#8217;utilizzo del territorio. In alcuni casi la protesta è partita da gruppi ambientalisti; successivamente sono arrivati conservatori, cittadini indipendenti e organizzazioni nazionali. È un passaggio politicamente significativo. Perché il vecchio conflitto industriale americano aveva una struttura relativamente semplice: ambientalisti contro industria, sindacati contro imprese, comunità contro grandi aziende. <strong>Il conflitto sui data center è invece molto più fluido</strong>. In <strong>Utah</strong>, ad esempio, la contestazione di un grande progetto di data center è esplosa in uno Stato particolarmente sensibile alla questione delle risorse idriche. La pressione degli abitanti ha contribuito a ridimensionare il progetto, trasformando una questione apparentemente tecnica in un caso politico nazionale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRKfIeMm4Yo_3sCjPTkdZIAXVa_m_mSkP4L9Df0U-j2oAkuLVwN1jGxQuE&amp;s=10" alt=""/></figure>
</div>


<p>Un cittadino conservatore può contestare un data center perché teme che aumenterà la bolletta elettrica. Un ambientalista può farlo perché teme il consumo di acqua. Un proprietario terriero perché non vuole una gigantesca struttura vicino casa. Un populista di destra perché vede nell&#8217;AI l&#8217;ennesimo progetto imposto dalle élite tecnologiche. Un progressista perché considera i data center il simbolo della concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di poche corporation.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Motivazioni diverse, conclusione politica uguale</h2>



<p>Secondo un&#8217;analisi di <em><a href="https://www.carbon-direct.com/press/carbon-direct-releases-new-analysis-of-community-opposition-to-ai-data-center-development">Carbon Direct</a></em>, tra gennaio 2024 e maggio 2026 almeno 46 progetti di data center legati all&#8217;AI sono stati pubblicamente ritardati, ritirati o cancellati dopo opposizioni locali, per un valore annunciato complessivo di circa 170 miliardi di dollari distribuiti in 20 Stati. <strong>Nel primo trimestre del 2026 ben 75 progetti, per circa 130 miliardi di dollari, hanno incontrato opposizione.</strong> E le banche hanno iniziato a considerare il consenso locale, le autorizzazioni e il rischio di cancellazione come elementi rilevanti nella valutazione finanziaria dei progetti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La parola alle comunità</h2>



<p>Uno degli esempi più evidenti è <strong>Amy Kremer</strong>, attivista conservatrice legata al movimento <strong>Tea Party</strong> e già tra le figure coinvolte nell&#8217;organizzazione del raduno di Washington del 6 gennaio 2021. Nel 2026 Kremer è diventata presidente di <strong>Humans First</strong>, organizzazione impegnata contro l&#8217;espansione incontrollata dei data center e dell&#8217;AI. <strong>La sua posizione è interessante proprio perché non coincide con quella di molti oppositori progressisti. </strong>Kremer non chiede necessariamente un divieto nazionale dei data center. La sua impostazione è quella del controllo locale: le comunità devono avere il diritto di decidere se vogliono o meno ospitare queste strutture.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.insider.com/6a41709e360acd489560ca82?width=700" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Amy Kremer</figcaption></figure>
</div>


<p>È una posizione profondamente populista perché sposta il centro del problema dalla domanda &#8220;l&#8217;AI è buona o cattiva?&#8221; alla domanda &#8220;chi decide?&#8221;. Ed è esattamente questo il punto nel quale destra e sinistra possono incontrarsi. Da una parte ci sono esponenti progressisti come <strong>Bernie Sanders</strong> e <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, che hanno sostenuto l&#8217;idea di una <strong>moratoria federale sui nuovi data center</strong>. Dall&#8217;altra ci sono esponenti della destra populista che accusano la Silicon Valley di voler utilizzare il peso economico e politico delle proprie corporation per imporre le proprie priorità alle comunità locali.</p>



<p>Non significa che esista una nuova alleanza strutturata tra destra e sinistra. Significa qualcosa di più interessante: <strong>esiste un terreno comune di sfiducia verso Big Tech</strong>. E questo terreno rischia di diventare elettoralmente rilevante.</p>



<p>Le proteste nazionali del 18 luglio hanno rappresentato un salto di scala. Secondo <em>Reuters</em>, gli oppositori dei data center hanno organizzato <strong>142 manifestazioni in 42 Stati,</strong> trasformando per la prima volta la protesta contro l&#8217;espansione delle infrastrutture AI in una mobilitazione nazionale coordinata. Perché il populismo ha bisogno di un racconto semplice, di un avversario riconoscibile e di una comunità che si percepisca esclusa dai processi decisionali.</p>



<p>Per comprendere quanto sia cambiata la politica americana bisogna guardare anche all&#8217;evoluzione della destra. Per anni il <strong>Partito Repubblicano</strong> ha avuto un <strong>rapporto ambivalente con Big Tech</strong>. La destra populista ha spesso accusato Google, Meta, Apple e altre grandi società tecnologiche di censura, progressismo culturale e abuso del potere monopolistico. Ma contemporaneamente l&#8217;industria tecnologica rappresentava uno dei motori dell&#8217;economia americana e dell&#8217;innovazione nazionale. L&#8217;AI sta rendendo questa contraddizione molto più difficile da gestire.</p>



<p>In questo senso è significativo il percorso di figure come <strong>Joe Allen</strong>, commentatore anti-tecnologico diventato vicino all&#8217;area di <strong>Steve Bannon</strong>. La sua critica all&#8217;AI si inserisce in una corrente di pensiero nella quale la tecnologia viene letta come uno strumento attraverso cui un&#8217;élite economica può aumentare il proprio controllo sulla società. <em>WIRED</em> ha raccontato questo ambiente politico descrivendo il movimento contro i data center come uno dei più insoliti punti d&#8217;incontro tra populismo di destra e ambientalismo progressista.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.wired.com/photos/6a6a26026e7818d8fecc99a1/master/w_1920,c_limit/20260719-MattEich-0260-toned.jpg" alt="" style="width:654px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption">Joe Allen</figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Quando il problema tocca le bollette</h2>



<p>Se c&#8217;è un elemento capace di trasformare l&#8217;AI da questione tecnologica a questione elettorale, è probabilmente l&#8217;<strong>energia</strong>. Gli americani possono avere opinioni molto diverse su ChatGPT, robot umanoidi o automazione del lavoro. Ma se una nuova infrastruttura viene percepita come responsabile dell&#8217;aumento delle bollette, il discorso cambia immediatamente. La costruzione di grandi data center richiede nuova capacità elettrica e nuove infrastrutture. Questo significa investimenti nella rete, nuove connessioni, generazione aggiuntiva e, in alcuni casi, discussioni sulla ripartizione dei costi tra aziende e consumatori. Il rischio politico è evidente: se gli investimenti necessari per sostenere il boom dell&#8217;AI vengono trasferiti, direttamente o indirettamente, sulle famiglie, il beneficio dell&#8217;innovazione rischia di essere percepito come privato mentre il costo diventa pubblico. <a href="https://arxiv.org/abs/2608.09882">Un&#8217;analisi pubblicata recentemente</a> evidenzia proprio come gli impatti economici e ambientali dei data center dipendano non soltanto dalla tecnologia utilizzata all&#8217;interno delle strutture, ma dal sistema energetico, idrico e territoriale nel quale vengono inseriti.</p>



<p>La questione diventa ancora più delicata per l&#8217;amministrazione Trump. Il progetto politico dell&#8217;<strong>America First</strong> può entrare in collisione con la corsa all&#8217;AI se quest&#8217;ultima viene percepita come un processo che privilegia le corporation globali rispetto alle comunità americane. La Casa Bianca considera la leadership tecnologica americana una componente fondamentale della competizione con la Cina. Ma la mobilitazione anti-data center introduce una domanda difficile: <strong>leadership per chi?</strong></p>



<p>Uno degli aspetti più importanti della nuova protesta è che non nasce principalmente a Washington. Nasce nei consigli comunali, nelle assemblee di contea, nelle commissioni urbanistiche, nelle riunioni pubbliche e nelle campagne per i referendum locali. È esattamente ciò che accadde con il Tea Party, con l&#8217;ambientalismo locale, con le battaglie contro l&#8217;immigrazione e con molte delle mobilitazioni che hanno trasformato questioni territoriali in identità politiche nazionali. L&#8217;AI sta diventando rapidamente <strong>una questione elettorale nazionale</strong>. Il <em>New Yorker</em> ha recentemente osservato che l&#8217;espansione dei data center è ormai entrata nel dibattito politico in vista delle <strong>elezioni di midterm</strong>, con una maggioranza significativa degli americani contraria alla presenza di queste infrastrutture nelle proprie comunità.</p>



<p>Milioni di americani stanno iniziando a chiedersi se la rivoluzione tecnologica venga costruita <strong>con loro o sopra di loro</strong>. Ed è questa domanda, molto più del destino di un singolo data center, a poter rimodellare la politica americana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-rivolta-delle-comunita-data-center-la-nuova-battaglia-politica-dellamerica-profonda.html">La rivolta delle comunità: data center, la nuova battaglia politica dell’America profonda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Energia e difesa, Italia sovrana a metà: quanto possiamo spendere e per cosa si decide a Bruxelles</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/energia-e-difesa-italia-sovrana-a-meta-quanto-possiamo-spendere-e-per-cosa-si-decide-a-bruxelles.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 12:33:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1799" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-600x562.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-300x281.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-1024x959.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-768x720.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-1536x1439.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il "vincolo esterno" è cambiato. Non riguarda soltanto quanto possiamo spendere, ma sempre più spesso per cosa possiamo spendere.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/energia-e-difesa-italia-sovrana-a-meta-quanto-possiamo-spendere-e-per-cosa-si-decide-a-bruxelles.html">Energia e difesa, Italia sovrana a metà: quanto possiamo spendere e per cosa si decide a Bruxelles</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1799" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-600x562.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-300x281.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-1024x959.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-768x720.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-1536x1439.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p></p>



<p>Il <strong>5 agosto 2026</strong> il Parlamento italiano ha approvato la risoluzione di maggioranza sulla richiesta di flessibilità europea per finanziare <strong>energia e difesa</strong>: <a href="https://parlamento19.openpolis.it/votazioni?main_vote_type=is_key_vote&amp;ordering=-date&amp;page=1&amp;page_size=12#scrollNext">181 voti favorevoli alla Camera, 126 contrari e 12 astensioni; al Senato 98 sì, 60 no e 2 astensioni.</a> Non era ancora un’autorizzazione di spesa, ma il passaggio politico necessario per chiedere l’attivazione degli spazi previsti dalle regole europee. Il paradosso è evidente: su due funzioni essenziali dello Stato — <strong>sicurezza energetica e difesa nazionale</strong> — il Parlamento deve muoversi dentro un perimetro europeo prima di poter decidere pienamente sul bilancio nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Trentasei miliardi dentro un recinto</strong></h2>



<p>La posta in gioco indicata dal governo è di circa <strong>36 miliardi in tre anni</strong>, con 14,4 miliardi destinati all’energia e 21,7 alla difesa. <a href="https://www.liberacr.it/news/ultime-notizie/103329/sovranita-alimentare-chi-decide-davvero-tra-roma-e-bruxelles.html">Ma non significa che Roma abbia ottenuto 36 miliardi aggiuntivi: si tratta di margini di flessibilità sul percorso della spesa, subordinati alle condizioni del quadro europeo</a>. Ed è qui che la politica deve smettere di usare la parola “sovranità” come slogan. L’Italia conserva la propria capacità di bilancio, ma la esercita dentro <strong>regole comuni che ha sottoscritto</strong> e che prevedono procedure di sorveglianza, valutazione e coordinamento. La Commissione ha confermato che la procedura per disavanzo eccessivo italiana è sospesa dopo la valutazione delle azioni efficaci, ma l’Italia continua formalmente a figurare tra i Paesi interessati dalla procedura.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il decimale che racconta la dipendenza</strong></h2>



<p>Il dato decisivo è il deficit: <strong>3,1% del Pil nel 2025</strong>, dopo il 3,4% del 2024. La Commissione prevede per il 2026 e il 2027 un disavanzo al 2,9%. Un Paese con un debito pubblico enorme non può naturalmente comportarsi come se il vincolo finanziario non esistesse. La vera questione è però politica: quando l’Europa chiede maggiore capacità militare e resilienza energetica, dovrebbe anche riconoscere che questi investimenti hanno una natura strategica diversa dalla spesa corrente. Il rischio è costruire una <strong>Europa della sicurezza</strong> che pretende più difesa dagli Stati mentre continua a giudicarne gli investimenti quasi esclusivamente attraverso la grammatica del consolidamento fiscale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La flessibilità non è sovranità</strong></h2>



<p>La clausola di salvaguardia è stata concepita proprio per consentire agli Stati di aumentare determinate spese in circostanze eccezionali, in particolare quelle per la difesa. Nel 2026 il perimetro è stato esteso anche a misure energetiche orientate a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati. È una scelta razionale, ma rivela un problema: <strong>non tutto ciò che l’Italia considera strategico diventa automaticamente finanziabile</strong> attraverso la flessibilità europea. Il tipo di investimento, la sua finalità e la sua coerenza con gli obiettivi comuni determinano l’ammissibilità. La sovranità, dunque, non scompare. Ma viene <strong>condizionata dalla cornice europea</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Prima perdi una fonte, poi finanzi la sostituzione</strong></h2>



<p>La questione energetica rende il problema ancora più evidente. L’Italia ha dovuto modificare radicalmente il proprio sistema di approvvigionamento dopo la rottura dei rapporti energetici con Mosca. Il gas russo è stato sostituito da forniture provenienti da altri Paesi e dal <strong>GNL</strong>, aumentando il valore strategico delle infrastrutture di rigassificazione e delle rotte marittime. Ora Bruxelles incentiva investimenti destinati a ridurre ulteriormente la dipendenza dai combustibili fossili importati. È una strategia coerente con la transizione energetica europea. Ma il risultato politico è che <strong>una parte delle opzioni nazionali viene prima resa meno praticabile dalle scelte comuni e poi sottoposta a ulteriori criteri comuni quando si tratta di finanziarla</strong>. La dipendenza energetica, insomma, non è necessariamente scomparsa: può semplicemente cambiare geografia.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>SAFE: il debito europeo della difesa</strong></h2>



<p>Lo stesso schema emerge con <strong>SAFE</strong>, lo strumento europeo da 150 miliardi di euro in prestiti per gli acquisti congiunti nel settore della difesa. La Commissione indica per l’Italia una richiesta di 14,9 miliardi. Il vantaggio è evidente: ottenere risorse per accelerare il riarmo e sostenere l’industria europea. Ma SAFE non è un regalo. Sono <strong>prestiti</strong>, quindi debito, destinati soprattutto ad acquisti coerenti con le priorità industriali e strategiche europee. Il punto non è dunque essere “pro” o “contro” l’Europa. È stabilire se l’Italia sappia usare questi strumenti senza trasformarsi in un semplice acquirente dentro una catena finanziaria e industriale progettata altrove.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il vero problema è il vincolo esterno</strong></h2>



<p>Per decenni il <strong>vincolo esterno</strong> è stato il modo italiano di disciplinare la finanza pubblica: attribuire all’Europa il compito di imporre decisioni che la politica nazionale non riusciva o non voleva assumersi. Oggi quel vincolo è cambiato. Non riguarda soltanto <strong>quanto</strong> possiamo spendere, ma sempre più spesso <strong>per cosa</strong> possiamo spendere. È qui che la discussione sulla sovranità diventa seria. L’Italia non deve scegliere tra autarchia e subordinazione. Deve invece battersi per un’Europa nella quale <strong>la difesa, l’energia e gli investimenti strategici siano considerati beni comuni</strong>, senza cancellare la disciplina dei conti. Il problema non è avere regole europee. È avere regole europee che chiedono agli Stati di diventare più forti mentre, simultaneamente, ne comprimono gli strumenti finanziari per farlo. La vera sovranità italiana, allora, non consiste nel fingere che Bruxelles non esista. Consiste nell&#8217;avere abbastanza peso politico, credibilità finanziaria e capacità industriale da <strong>sedersi al tavolo europeo non per chiedere eccezioni, ma per contribuire a scrivere le regole</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/energia-e-difesa-italia-sovrana-a-meta-quanto-possiamo-spendere-e-per-cosa-si-decide-a-bruxelles.html">Energia e difesa, Italia sovrana a metà: quanto possiamo spendere e per cosa si decide a Bruxelles</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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