La conferenza Onu per il clima COP30 inizierà lunedì a Belem, in Brasile, in un clima di minor enfasi rispetto alle tradizionali prospettive che hanno accompagnato le edizioni precedenti. Pesano molti fattori su questa tendenza.
Le sfide della COP30 in Brasile
In primo luogo, il Paese ospite, il Brasile, è ambivalente sulla forza con cui spingere la conferenza che si tiene nel cuore dell’Amazzonia: il presidente Luis Inacio Lula da Silva fa dell’ambientalismo una sua battaglia ma è accusato di incoerenza per aver promosso l’estrattivismo energetico e non aver fermato la deforestazione del “polmone verde” del pianeta.
In secondo luogo, alle discussioni preliminari sono arrivati molti meno leader del solito e il fatto che in particolare mancheranno i leader di Usa, Cina, India, Giappone, Donald Trump, Xi Jinping, Narendra Modi e Sanae Takaichi, priva il COP30 della presenza dei leader di quattro delle prime cinque economie della Terra.
Infine, una grande spada di Damocle pende sul COP30: la fase di competizione senza limiti in cui il mondo è entrato prevede in molti versanti un potenziale assalto all’ambiente e ai beni pubblici globali che non ha ancora avuto modo di essere pienamente quantificato ma ha indubbiamente l’aria di qualcosa che avrà conseguenze.
Alcuni esempi? La corsa all’intelligenza artificiale e alla costruzione di data center si prevede destinata ad essere un’enorme fonte di inquinamento e latrice di un impatto ambientale colossale sulle risorse idriche, geomorfologiche e energetiche del pianeta. La rivalità Usa-Cina sta producendo un rilancio della partita mineraria per l’estrazione di terre rare e asset critici dagli effetti ambientalmente dirompenti. La nuova corsa all’Africa interseca quest’ultimo fenomeno. Tutto è in evoluzione.
Uno stress test per la lotta al cambiamento climatico
Dieci anni dopo il Summit di Parigi e il COP20 che indicarono una rotta alla comunità internazionale, il COP30 rischia di mostrare al mondo lo stallo nella riflessione politica sul tema del contrasto e la mitigazione dei cambiamenti climatici. Il Council on Foreign Relations ha definito il summit uno “stress test” sull’agenda per la lotta al cambiamento climatico. Mostrando di ritenerlo, peraltro, difficilmente superabile:
Sebbene i paesi abbiano compiuto progressi dalla firma dell’Accordo di Parigi nel 2015 e il riscaldamento globale previsto per questo secolo sia diminuito, secondo le Nazioni Unite , l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 °C – e preferibilmente a 1,5 °C in meno rispetto all’era preindustriale – sta diventando irraggiungibile. Nel 2024, l’aumento della temperatura media annua globale ha superato per la prima volta gli 1,5 °C, mentre le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica sono aumentate a un livello record dall’inizio delle misurazioni.
Come altri grandi eventi ufficiali, quali l’Assemblea Generale dell’Onu, o informali, come il Forum di Davos, nel 2025 le parole d’ordine della Cop saranno connesse alla sfida di ricucire un mondo piagato dal multilateralismo in frantumi.
Il mondo che brucia
In continuità col predecessore Francesco, Papa Leone XIV ha mandato un messaggio forte invitando la COP30 ad essere “un segno di speranza in un mondo che brucia“, e sul piano della lotta al cambiamento climatico il messaggio del pianeta in fiamme è valido in ogni senso.
Una cartina tornasole di un possibile successo sarà la capacità di dirottare risorse pubbliche nella mole prevista alla COP29 di Baku (300 miliardi di dollari entro il 2035) per le emergenze in corso: “I finanziamenti per il clima saranno la priorità per molti paesi, poiché catastrofi sempre più gravi, come l’uragano Melissa in Giamaica e il tifone Kalmaegi nelle Filippine, dimostrano ancora una volta l’enorme costo umano e finanziario del cambiamento climatico”, spiega The Conversation.
Lo scenario di un mondo frammentato e competitivo, in cui le stesse linee di faglia delle rivalità sono a geometria variabile e in continuo mutamento, condiziona ogni possibilità di risposta collettiva a problemi globali. Questo appare evidente in una COP30 che dovrà innanzitutto mostrare cosa resta della volontà internazionale di costruire un sistema ambientale sostenibile e vitale sul lungo periodo. Dimostrare che questa volontà esiste, combattuta ma solida, sarebbe un risultato indubbiamente non da scartare. E un punto di partenza per il futuro.
Con InsideOver scegli un’informazione leale e basata su fatti e concretezza, che legge la realtà in maniera profonda provando a cogliere tutta la sua complessità. Se vuoi sostenere il nostro metodo di lavoro, abbonati e contribuisci al percorso di questa avventura di coraggiosi sognatori.

