Che le bombe alla fine sarebbero arrivate era nell’aria, almeno da quando ieri, 27 febbraio, è iniziato il fuggi fuggi di corpi diplomatici e personale di moltissime ambasciate da Teheran. Alla fine, gli americani hanno mandato avanti Israele, che questa mattina ha colpito la capitale iraniana. Obiettivo, ora sembra chiaro, i vertici del Nizam, Khamenei in primis.
Mentre la Repubblica Islamica incassa questo nuovo bombardamento- il secondo in un anno, questa volta presumibilmente destinato ad essere più esteso di quello di giugno- arrivano le prime reazioni internazionali.
La condanna russa e il sostegno ucraino
Dal Cremlino è arrivata la prima dura condanna all’intervento congiunto di Usa e Israele, nelle parole del vicepresidente del Consiglio di Sicurezza Russo, Dmitry Medvedev, che su X ha scritto: “il pacificatore ha mostrato ancora una volta la sua vera faccia”, aggiungendo che “tutte le negoziazioni con l’Iran sono un’operazione di copertura” e che “nessuno voleva davvero negoziare”. L’accusa mossa a Washington, oltre le condanne più formali, sarebbe quindi di aver usato la diplomazia come facciata prima di un’azione già decisa.
Il Ministero degli Esteri russo ha parlato di “atto di aggressione armata non provocato contro uno Stato sovrano membro dell’ONU”, denunciando una grave violazione del diritto internazionale e avvertendo del pericolo di conseguenze “imprevedibili” non solo per l’Iran ma per tutta la regione. Il ministro degli esteri Lavrov, in mattinata, avrebbe ribadito la posizione in una telefonata all’omonimo iraniano Araghchi, offrendo la disponibilità della Russia a “cercare soluzioni pacifiche”.
Prevedibile l’opposta reazione ucraina, che in una nota del Ministero degli Esteri su X si è soffermata soprattutto sul “legittimo desiderio degli iraniani di vivere in sicurezza e libertà” e sulla “cooperazione tra i regimi di Mosca e Tehran, che costituisce una violazione del diritto internazionale”.
L’Europa, e Sanchez
” Il regime iraniano ha ucciso migliaia di persone. I suoi programmi missilistici balistici e nucleari, insieme al sostegno ai gruppi terroristici, rappresentano una seria minaccia per la sicurezza globale”. Così Kaja Kallas, alta rappresentate UE, ha riassunto su X una posizione sostanzialmente condivisa da molti paesi europei. Kallas ha menzionato anche un coordinamento europeo con i paesi arabi per esplorare le vie diplomatiche percorribili.
Sostanzialmente allineati anche gli altri leader europei, che perlopiù invitano alla de-escalation, ma senza grandi slanci di coraggio. Se per la Francia di Macron “L’escalation è pericolosa per tutti”, e la Germania sarebbe invece stata messa al corrente degli attacchi in anticipo, a usare toni diversi è stato invece il Presidente spagnolo Pedro Sanchez, le cui parole sono state decisamente più nette: “Rifiutiamo l’azione militare unilaterale di Stati Uniti e Israele– ha detto il leader socialista- che contribuisce a un ordine internazionale più incerto e ostile. Allo stesso modo rifiutiamo le azioni del regime iraniano e della Guardia rivoluzionaria. Esigiamo la de-escalation immediata e il pieno rispetto del diritto internazionale”
Per L’Italia, una nota di Palazzo Chigi di questa mattina ha fatto sapere che “il presidente del Consiglio si terrà in contatto con i principali alleati della regione per sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un allentamento delle tensioni”.
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