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	<title>Matteo Carnieletto Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 03 Dec 2023 11:14:53 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Matteo Carnieletto Archives - InsideOver</title>
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		<title>Au revoir, Ivo</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/au-revoir-ivo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2023 11:14:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1704" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Ivo_saglietti_01.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" /></p>
<p>Era la voce il tratto distintivo di Ivo Saglietti, morto ieri a Genova. Era pacata e allo stesso tempo decisa. Era flemmatica, eppure da quelle vibrazioni percepivi che Ivo, straordinario fotografo con il quale abbiamo tanto lavorato, voleva raccontarti qualcosa. Soprattutto storie, ambientate in mondi lontani, nello spazio e nel tempo. E lo faceva saltando &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/au-revoir-ivo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1704" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Ivo_saglietti_01.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>Era la <strong>voce </strong>il tratto distintivo di <strong>Ivo Saglietti</strong>, morto ieri a Genova. Era pacata e allo stesso tempo decisa. Era flemmatica, eppure da quelle vibrazioni percepivi che Ivo, straordinario fotografo con il quale abbiamo tanto lavorato, voleva raccontarti qualcosa. Soprattutto storie, ambientate in mondi lontani, nello spazio e nel tempo. E lo faceva saltando dall&#8217;America latina al Medio Oriente, ma passando sempre dai Balcani. </p>



<p>La voce di Ivo ti entrava nella testa e, quando capitava di leggere un suo testo, lo si faceva, anzi lo si fa ancora oggi, con la sua voce. Con le sue intonazioni. Con le sue pause. Con quell&#8217;accento frutto di mille accenti diversi. Era nato in una città di mare e da quello specchio d&#8217;acqua è sempre rimasto affascinato. Era l&#8217;ignoto ad attrarlo. Il voler scoprire e fotografare storie che spesso non interessavano più a nessuno. Come quella dei comunisti internati a <strong>Goli Otok</strong>, l&#8217;isola calva, dopo la Seconda guerra mondiale. Molti si erano dimenticati di loro. Un&#8217;ingiustizia per Ivo, che era sempre attirato e attratto da un ideale di giustizia.  Amava il suo lavoro, Saglietti. Era una passione che gli ardeva dentro: essere <strong>testimone</strong>. Raccontare ciò che stava avvenendo, anche quando tutti facevano il possibile per non vedere o, peggio ancora, dimenticare. Amava le sue macchine fotografiche, delle quali si prendeva cura in modo maniacale. La sera prima di iniziare un lavoro si metteva ad armeggiare affinché tutto fosse pronto. Affinché, di fronte a una scena, riuscisse a cogliere il momento adatto. Vedeva quello che gli altri non vedevano. E riusciva a trasmetterlo agli altri. Sapeva che eravamo nati nell&#8217;angolo fortunato del mondo. Quando qui capitava qualche disgrazia non poteva far a meno di pensare a chi stava peggio. Arriva il Covid? Un dramma. Eppure esistono anche altre <strong>malattie dimenticate</strong>. E così ripesca dagli archivi le storie di coloro che erano stati colpiti da ebola, malaria, colera e Hiv: &#8220;All’improvviso, la natura, o forse un oscuro senso della giustizia, ci rende uguali agli altri, quelli lontani. Quelli poveri. È allora che scopriamo che anche da noi gli ospedali mancano, che i vaccini non ci sono e che si muore in solitudine, come si è vissuto. Nessuna riflessione. Nessun pensiero sull’idea che ogni uomo è uguale ad un altro uomo&#8221;.</p>



<p>I giovani si schiantano sull&#8217;asfalto. Molti prendono di mira le nuove generazioni, ed ecco che Ivo rispolvera dal cassetto un lavoro che i settimanali mai gli pubblicarono: &#8220;Non lo volle nessuno. Grandi complimenti, certo, ma la pubblicità della Fiat e delle altre case automobilistiche era più importante&#8221;. Non voleva guadagnarci, ma semplicemente parlare di un problema affinché qualcuno provasse, non dico a risolverlo, ma almeno a ragionarci su. Niente. &#8220;Provai ad offrire gratis il mio lavoro al ministero dell’Interno. Potevano usarlo come volevano, ma dopo una prima chiacchierata al telefono svanirono come molte vite sull’asfalto&#8221;.</p>



<p>E poi il suo grande amico, <strong>padre Dall&#8217;Oglio</strong>, rapito in Siria ormai tanti anni fa e mai più ritrovato. Ivo concludeva il racconto di quell&#8217;amicizia citando parole: &#8220;Così allora anche l’anima, se vuol conoscere se stessa, dovrà guardare nell’anima&#8221;. Ora puoi farlo, Ivo. Puoi guardare l&#8217;anima con l&#8217;anima. Come si dice ai marinai: buon vento.</p>
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		<title>La Cina simula l&#8217;attacco a Taiwan. Si muove la nave da guerra Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-cina-simula-lattacco-a-taiwan-si-muove-la-nave-da-guerra-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Apr 2023 07:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Caccia-Mirage-2000-di-Taiwan-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Caccia-Mirage-2000-di-Taiwan-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Caccia-Mirage-2000-di-Taiwan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Caccia-Mirage-2000-di-Taiwan-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Caccia-Mirage-2000-di-Taiwan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Caccia-Mirage-2000-di-Taiwan-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Caccia-Mirage-2000-di-Taiwan-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tre giorni consecutivi di esercitazioni. Tre giorni in cui la tensione tra Cina e Taiwan (e di riflesso quindi anche Stati Uniti) è alta. Altissima. Per Pechino si tratta di un atto di rappresaglia per l&#8217;incontro tra il presidente Tsai Ing-wen e quello della Camera dei rappresentanti Usa Kevin McCarthy. Non appena sono iniziate le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-cina-simula-lattacco-a-taiwan-si-muove-la-nave-da-guerra-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Caccia-Mirage-2000-di-Taiwan-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Caccia-Mirage-2000-di-Taiwan-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Caccia-Mirage-2000-di-Taiwan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Caccia-Mirage-2000-di-Taiwan-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Caccia-Mirage-2000-di-Taiwan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Caccia-Mirage-2000-di-Taiwan-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Caccia-Mirage-2000-di-Taiwan-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tre giorni consecutivi di esercitazioni. Tre giorni in cui la tensione tra <strong>Cina</strong> e <strong>Taiwan</strong> (e di riflesso quindi anche <strong>Stati Uniti</strong>) è alta. Altissima. Per Pechino si tratta di un atto di <strong>rappresaglia </strong>per l&#8217;incontro tra il presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-tsai-ing-wen-il-primo-presidente-donna-di-taiwan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tsai Ing-wen</a> e quello della Camera dei rappresentanti Usa Kevin McCarthy. Non appena sono iniziate le esercitazioni, Washington ha chiesto &#8220;moderazione&#8221; a Pechino, sottolineando che &#8220;i nostri canali di comunicazione con la Repubblica popolare cinese rimangono aperti e abbiamo costantemente sollecitato nessun cambiamento dello status quo&#8221;. &#8220;Siamo fiduciosi di disporre di risorse e capacità sufficienti nella regione per garantire la pace e la stabilità e per rispettare i nostri impegni di sicurezza nazionale&#8221;, ha affermato un portavoce del Dipartimento di Stato, il quale ha aggiunto che gli Stati Uniti stanno &#8220;monitorando da vicino le azioni di Pechino&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="896" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/mappa-cina-taiwan-guam-vietnam-1-896x1024.jpg" alt="" class="wp-image-302458" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/mappa-cina-taiwan-guam-vietnam-1-896x1024.jpg 896w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/mappa-cina-taiwan-guam-vietnam-1-263x300.jpg 263w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/mappa-cina-taiwan-guam-vietnam-1-768x878.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/mappa-cina-taiwan-guam-vietnam-1-1344x1536.jpg 1344w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/mappa-cina-taiwan-guam-vietnam-1.jpg 1750w" sizes="auto, (max-width: 896px) 100vw, 896px" /></figure>



<p>Le autorità dell&#8217;isola sono allarmate. Il ministero della Difesa ha registrato, solamente nell&#8217;arco di quattro ore, 59 aerei da combattimento, 39 dei quali hanno attraversato la linea mediana dello Stretto di Taiwan, e 11 navi dell&#8217;esercito cinese. Taiwan è accerchiata. O almeno questo è l&#8217;obiettivo delle esercitazioni cinesi, come riporta il Comando del teatro orientale dell&#8217;Esercito popolare di Liberazione. Con una novità. Questa volta, gli aerei di Pechino sono dotati di &#8220;<strong>armi reali</strong>&#8221; e hanno condotto &#8220;<strong>attacchi simulati</strong> vicino a Taiwan&#8221;: &#8220;Molteplici caccia H-6K, che trasportavano munizioni vere, hanno effettuato molteplici ondate di attacchi simulati su obiettivi importanti&#8221;, si legge in una nota in cui si sottolinea che, alle esercitazioni, ha partecipato anche la <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/pechino-schiera-nuova-portaerei.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">portaerei Shandong</a></strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Si muovono le navi americane</h2>



<p>Oggi la Marina americana ha annunciato che il <strong>cacciatorpediniere missilistico Uss Milius</strong> ha condotto una missione sui <strong>diritti e le libertà di navigazione</strong> nel mar Cinese meridionale, vicino alle Isole Spratly, rivendicate da Pechino. Tale operazione, &#8220;è conforme al diritto internazionale&#8221;, ha precisato l&#8217;Us Navy. Di tutt&#8217;altro avviso sono però le autorità cinesi che si sono affrettate a dire: &#8220;Il cacciatorpediniere missilistico Uss Milius si è introdotto illegalmente nelle acque adiacenti al Meiji Reef nelle isole cinesi di Nansha, senza l&#8217;approvazione del governo cinese&#8221;. L&#8217;aeronautica di Pechino, ha dichiarato un portavoce dell&#8217;esercito cinese, &#8220;ha sorvegliato la nave&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;obiettivo delle esercitazioni cinesi</h2>



<p>Le cronache fornite dai media di Pechino parlano di esercitazioni in grande stile. Secondo Cctv, &#8220;la Cina ha simulato attacchi di precisione congiunti contro obiettivi chiave sull&#8217;isola di Taiwan e sulle acque circostanti&#8221;. La tv di Stato fa anche sapere che l&#8217;aeronautica ha schierato decine di aerei per &#8220;volare nello spazio aereo bersaglio&#8221; e che le forze di terra hanno effettuato esercitazioni per &#8220;<strong>attacchi di precisione multi-bersaglio</strong>&#8220;. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1015" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/taiwan-cina-mappa-1024x1015.png" alt="cina taiwan mappa" class="wp-image-317384" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/taiwan-cina-mappa-1024x1015.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/taiwan-cina-mappa-300x297.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/taiwan-cina-mappa-150x150.png 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/taiwan-cina-mappa-768x761.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/taiwan-cina-mappa-1536x1522.png 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/taiwan-cina-mappa-2048x2029.png 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/taiwan-cina-mappa.png 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Solamente nel primo giorno di esercitazioni,  71 aerei e nove navi militari dalla Cina hanno effettuato incursioni nelle aree intorno a Taiwan durante le manovre effettuate dall&#8217;esercito cinese nelle aree vicino all&#8217;isola. Ad essere impiegati da Pechino sarebbero caccia SU-30, J-10 e J-11. Come spiega con toni trionfalistici la tv di Stato cinese, le esercitazioni mirano a misurare la capacità di Pechino di &#8220;prendere il controllo del mare, dello spazio aereo al fine di creare deterrenza e accerchiamento totale&#8221; di Taiwan.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L’incubo che ritorna. Quelle uccisioni che rivelano dove sta rinascendo l’Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/incubo-ritorna-uccisioni-dove-sta-rinascendo-isis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Lo Nostro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 10:07:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Abu Bakr al Baghdadi]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1179" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/idlib-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="idlib" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/idlib-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/idlib-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/idlib-1024x629.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/idlib-768x472.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/idlib-1536x943.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/idlib-2048x1257.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono le tracce di un passato che non passa. Sulle mappe sono semplici chiazze nere affacciate tra il governatorato di Homs e quello di Deir Ez-Zor. Asettiche, come se si trattasse di un videogioco. Nere, come se fossero dei buchi dei quali si sa poco o nulla. Eppure rappresentano l’Isis, quello che, fino a non &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/incubo-ritorna-uccisioni-dove-sta-rinascendo-isis.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/incubo-ritorna-uccisioni-dove-sta-rinascendo-isis.html">L’incubo che ritorna. Quelle uccisioni che rivelano dove sta rinascendo l’Isis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1179" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/idlib-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="idlib" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/idlib-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/idlib-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/idlib-1024x629.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/idlib-768x472.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/idlib-1536x943.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/idlib-2048x1257.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono le tracce di un passato che non passa. Sulle mappe sono semplici chiazze nere affacciate tra il governatorato di Homs e quello di Deir Ez-Zor. Asettiche, come se si trattasse di un videogioco. Nere, come se fossero dei buchi dei quali si sa poco o nulla. Eppure rappresentano l’<strong>Isis</strong>, quello che, fino a non troppi anni fa, era lo Stato islamico che, dopo aver abbattuto i confini nati al termine della Prima guerra mondiale con gli accordi di Sykes-Picot, si estendeva tra <strong>Siria</strong> e Iraq, con filiali in Libia e nell’Africa più profonda. Oltre a lupi solitari pronti ad agire per conto proprio, oppure sotto il comando di Raqqa o di Mosul. Una rivoluzione geopolitica. Un sogno diventato realtà per migliaia di musulmani. Un <strong>incubo per l’Occidente</strong>, più volte colpito nelle sue capitali, soprattutto tra il 2015 e il 2017, in quello che è stato l’apogeo dello Stato islamico. Ora restano solo piccole tracce del Califfato. Attacchi e perdite eccellenti che, però, ci ricordano che i suoi uomini – tra i cinque e i settemila, secondo recenti stime – esistono ancora.</p>



<p>Oggi il Comando centrale Usa, Centcom ha annunciato di aver eliminato <strong>Khaled Aydd Ahmad al-Jabouri</strong>, considerato il “responsabile della pianificazione di attacchi dell&#8217;Isis in Europa”. Per gli americani, si priverà &#8220;temporaneamente&#8221; l&#8217;Isis della &#8220;capacità di organizzare attacchi all&#8217;estero&#8221;. Ciò che colpisce di questo omicidio mirato è che non è stato compiuto là dove, sulle mappe, è presente l’Isis ma nel governatorato di <strong>Idlib</strong>, la roccaforte ribelle nel nord ovest della Siria. <a href="https://amp.abc.net.au/article/102185880" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come nota Abc News</a>, “l&#8217;attacco è stato l&#8217;ultimo di una serie compiuta negli ultimi anni contro militanti legati ad al-Qaeda e alti membri dello Stato islamico nella Siria nord-occidentale. La maggior parte delle persone uccise dagli attacchi statunitensi nella provincia di Idlib, controllata dai ribelli negli ultimi anni, erano membri di <strong>al-Qaeda</strong>, del ramo di Horas al-Din, che in arabo significa ‘Guardiani della religione’. Il gruppo include membri irriducibili di al-Qaeda che si sono staccati da Hayat Tahrir al-Sham, il più forte gruppo di ribelli nella provincia di Idlib”.</p>



<p>Solamente nel mese di febbraio, un <strong>drone</strong> aveva eliminato altri due membri di spicco dei ‘Guardiani della religione. Un doppio significato. Il primo: nella provincia di Idlib sono diversi gli elementi giudicati pericolosi dagli Stati Uniti, tanto che vengono eliminati con determinazione e costanza. Il secondo: è lì che i gruppi terroristi, Al Qaeda e Isis in primis, si stanno rifugiando e <strong>riorganizzando</strong>. Con buona pace di una certa narrazione che vedrebbe nella provincia di Idlib il centro dell’opposizione democratica che si oppone a <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bashar-al-assad.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bashar al Assad</a>. Non è così. E basta vedere dove sono stati ammazzati i più importanti leader dell’Isis, a cominciare dal primo califfo: <strong>Abu Bakr al Baghdadi</strong>. Era il 27 ottobre del 2019 quando il leader dello Stato islamico venne ammazzato, in un’operazione militare Usa (anche se alcune fonti dicono che si sia fatto saltare in aria), nel villaggio di Barisha, mille anime in tutto, a soli cinque chilometri dal confine turco. Al suo posto viene nominato Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi. Tre anni alla guida dell’organizzazione terroristica e poi anche lui viene eliminato, sempre nella provincia di Idlib, in un’operazione delle forze speciali americane il 3 febbraio del 2022. Sorte diversa per Abu al Hasan al Hashimi al Qurashi, morto nel dicembre dello stesso anno mentre, probabilmente, durante una battaglia contro l’<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-esercito-siriano-libero.html/amp" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Esercito siriano libero</a>. Ora la guida dell’organizzazione terroristica è affidata a Abu al-Hussein al-Husseini al-Qurashi, di cui sappiamo poco o nulla.</p>



<p>Pensare che l’Isis sia sconfitto è un’illusione. Cambierà nome. Cambierà obiettivi. Ma forse, più che cercare i suoi seguaci (e soprattutto i suoi leader) nei deserti nell’est della Siria, sarebbe meglio guardare a Idlib. Il <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-russia-pronta-eliminare-santuario-al-qaeda-siria.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nuovo santuario</a> del jihad internazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/incubo-ritorna-uccisioni-dove-sta-rinascendo-isis.html">L’incubo che ritorna. Quelle uccisioni che rivelano dove sta rinascendo l’Isis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Massima pressione sulla Russia. Cosa c&#8217;è dietro le accuse di crimini di guerra a Putin</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/massima-pressione-sulla-russia-cosa-ce-dietro-le-accuse-di-crimini-di-guerra-a-putin.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 18:08:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1325" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230103125559714_4678c44f82ceaac19e5c1650228239d2-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230103125559714_4678c44f82ceaac19e5c1650228239d2-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230103125559714_4678c44f82ceaac19e5c1650228239d2-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230103125559714_4678c44f82ceaac19e5c1650228239d2-1024x706.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230103125559714_4678c44f82ceaac19e5c1650228239d2-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230103125559714_4678c44f82ceaac19e5c1650228239d2-1536x1060.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230103125559714_4678c44f82ceaac19e5c1650228239d2-2048x1413.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Vladimir Putin è stato accusato di crimini di guerra dal tribunale internazionale dell&#8217;Aja. La motivazione? Aver deportato migliaia di bambini ucraini in Russia. Fornire delle cifre precise di questo fenomeno è però impossibile. I numeri, infatti, come spesso accade in questo conflitto, sono assolutamente vaghi: si va da circa 16mila minori coinvolti fino agli oltre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/massima-pressione-sulla-russia-cosa-ce-dietro-le-accuse-di-crimini-di-guerra-a-putin.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1325" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230103125559714_4678c44f82ceaac19e5c1650228239d2-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230103125559714_4678c44f82ceaac19e5c1650228239d2-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230103125559714_4678c44f82ceaac19e5c1650228239d2-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230103125559714_4678c44f82ceaac19e5c1650228239d2-1024x706.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230103125559714_4678c44f82ceaac19e5c1650228239d2-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230103125559714_4678c44f82ceaac19e5c1650228239d2-1536x1060.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230103125559714_4678c44f82ceaac19e5c1650228239d2-2048x1413.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Vladimir Putin </strong>è stato accusato di <strong>crimini di guerra</strong> dal tribunale internazionale dell&#8217;Aja. La motivazione? Aver deportato migliaia di bambini ucraini in Russia. Fornire delle cifre precise di questo fenomeno è però impossibile. I numeri, infatti, come spesso accade in questo conflitto, sono assolutamente vaghi: si va da circa 16mila minori coinvolti fino agli oltre 200mila suggeriti, con chiaro intento propagandistico, <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2022/06/02/zelensky-deportati-in-russia-oltre-200.000-bambini-ucraini_fd13f222-50df-472a-9fb9-6fb1ac0bb9c9.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">da <strong>Volodomyr Zelensky</strong></a>. Eppure avere dei numeri precisi di questo fenomeno ci aiuterebbe a capire meglio quali siano le intenzioni dei russi e, soprattutto, se dietro a queste azioni ci sia un vero progetto di russificazione dei giovani ucraini oppure no. Anche perché bisogna tenere conto che i due popoli, quello ucraino e quello russo, hanno profondi legami e spesso si trovano parenti sia in un Paese sia nell&#8217;altro. Quel che è certo è che casi di deportazione forzata <a href="https://www.amnesty.ch/it/news/2022/ucraina-il-trasferimento-illegale-di-civili-da-parte-della-russia-e-un-crimine-di-guerra" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sono stati segnalati da Amnesty International</a> e rappresentano un fatto incontestabile. La domanda da porsi ora è però la seguente: perché il mandato di arresto nei confronti di Putin è arrivato solo ora?</p>



<p>Una risposta può arrivare dalle cronache delle ultime ore, in cui si è registrato un innalzamento palpabile della pressione contro la Russia. Ieri, <a href="https://www.politico.com/news/2023/03/15/dod-ukraine-war-supplies-00087291" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Politico</em> pubblicava un interessante articolo</a> in cui si spiegava che gli Stati Uniti stanno preparando e addestrando i militari ucraini &#8220;in vista di una <strong>grande offensiva</strong> contro la Russia prevista per la tarda primavera&#8221;. Questo per un semplice motivo, come ha spiegato il segretario della Difesa Lloyd Austin, &#8220;l&#8217;Ucraina non ha tempo da perdere&#8221;, in quanto armi e munizioni cominciano a scarseggiare a Kiev. E queste mancanze vanno a pesare, <a href="https://www.washingtonpost.com/world/2023/03/13/ukraine-casualties-pessimism-ammunition-shortage/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come riportato dal <em>Washington Post</em></a>, sull&#8217;umore delle truppe ucraine, che è ai minimi storici.</p>



<p>Ma non solo. Scrive il giornale americano: &#8220;L&#8217;incapacità dell&#8217;Ucraina di eseguire una controffensiva tanto pubblicizzata alimenterebbe nuove critiche secondo cui gli Stati Uniti e gli alleati europei hanno aspettato troppo a lungo, fino a quando la forza ucraina non si era ormai deteriorata, prima di rendere più efficaci i programmi di addestramento delle truppe ucraine e fornire veicoli corazzati da combattimento, inclusi i carri armati Bradley e Leopard&#8221;. L&#8217;ormai imminente perdita di Bakhmut sta scoraggiando gli ucraini. Si dice che Kiev stia addestrando e salvaguardando nuove reclute in vista di una prossima offensiva. Ma lo scoramento, anche tra gli ufficiali e i politici ucraini, è palese, come riporta il <em>Washington Post</em>: &#8220;Un alto funzionario del governo, che ha parlato a condizione di anonimato per essere sincero, ha definito il numero di carri armati promesso dall&#8217;Occidente un fatto &#8216;simbolico&#8217;.&nbsp;Altri hanno espresso in privato il pessimismo sui rifornimenti&#8221;.</p>



<p>Non c&#8217;è più dunque tempo da perdere. L&#8217;opinione pubblica ha bisogno di essere ricompattata, anche in vista di nuove armi e nuovi investimenti per aiutare Kiev. Ed è per questo che la pressione contro la Russia sta aumentando. Sia militarmente sia diplomaticamente. </p>
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		<title>Karabakh, il nuovo fronte che preoccupa lo Zar</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/politica/karabakh-il-nuovo-fronte-che-preoccupa-lo-zar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2023 12:38:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1800" height="1350" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-15-at-09.46.48.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-15-at-09.46.48.jpeg 1800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-15-at-09.46.48-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-15-at-09.46.48-1024x768.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-15-at-09.46.48-768x576.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-15-at-09.46.48-1536x1152.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></p>
<p>Lachin(Azerbaigian) “Basta inquinare, salviamo la natura, salviamo noi stessi”. Gli ecologisti azerbagiani, circa duecento persone in tutto che si danno il cambio ogni otto ore, scandiscono a voce alta i loro slogan. Da oltre trenta giorni stanno manifestando nella strada di Lachin e l’Armenia li accusa di bloccarla per motivi politici. Qui tutti rispediscono le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/karabakh-il-nuovo-fronte-che-preoccupa-lo-zar.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/karabakh-il-nuovo-fronte-che-preoccupa-lo-zar.html">Karabakh, il nuovo fronte che preoccupa lo Zar</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1800" height="1350" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-15-at-09.46.48.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-15-at-09.46.48.jpeg 1800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-15-at-09.46.48-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-15-at-09.46.48-1024x768.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-15-at-09.46.48-768x576.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-15-at-09.46.48-1536x1152.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></p><div
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                        Lachin(Azerbaigian) “Basta inquinare, salviamo la natura, salviamo noi stessi”. Gli ecologisti azerbagiani, circa duecento persone in tutto che si danno il cambio ogni otto ore, scandiscono a voce alta i loro slogan. Da oltre trenta giorni stanno manifestando nella strada&#8230;
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<p><strong>Lachin(Azerbaigian)</strong> “Basta inquinare, salviamo la natura, salviamo noi stessi”. Gli ecologisti azerbagiani, circa duecento persone in tutto che si danno il cambio ogni otto ore, scandiscono a voce alta i loro slogan. Da oltre trenta giorni stanno manifestando nella strada di <strong>Lachin</strong> e l’Armenia li accusa di bloccarla per motivi politici. Qui tutti rispediscono le accuse al mittente e preferiscono focalizzarsi principalmente sull’ambiente: “Per decenni, gli occupanti armeni hanno depredato queste terre, inquinando l’ambiente. Lo stanno continuando a fare e adesso è arrivato il momento di dire basta”, racconta un manifestante. Ma non solo.</p>



<p>Alla base delle manifestazioni, ripetono fonti azerbaigiane fin dall’inizio, una molteplicità di fattori: la strada pare sia stata utilizzata illegalmente, già all’indomani della firma della <strong>Dichiarazione tripartita del 2020</strong>, per il traffico illegale di armi, di mine (principale problema ancora oggi per la normalizzazione dell’area), minerali &#8211; oro e rame &#8211; sottratti dalle miniere azerbaigiane. E ancora si parla anche di movimenti illegali di cittadini stranieri, principalmente dall’Iran, lungo questo percorso.&nbsp;Un altro manifestante però confida che in questa vicenda l’ambiente è certamente importante ma che c’è pure dell’altro: “Non ce ne andremo da qui finché non lo faranno anche i russi e gli armeni e noi avremo finalmente il controllo delle nostre terre”.&nbsp;</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-15-at-09.46.51-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-380544" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-15-at-09.46.51-768x1024.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-15-at-09.46.51-225x300.jpeg 225w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-15-at-09.46.51-1152x1536.jpeg 1152w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-15-at-09.46.51.jpeg 1440w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>I manifestanti azerbaigiani a Lachin (foto di Matteo Carnieletto)</figcaption></figure>
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<p>Attorno ai manifestanti, soprattutto giovanissimi e universitari, dietro a una recinzione, sono schierati gli uomini delle forze speciali azerbaigiane. Arma automatica a tracolla e pugnale d’ordinanza alla cintura, gli abitanti del posto li vedono come degli eroi. Sono stati loro, raccontano i cittadini di Shusha, ad aver liberato la città durante l’ultima guerra, la seconda tra Armenia e Azerbaigian, combattuta nel 2020. “Per anni”, raccontano, “i nostri soldati si sono addestrati in modo tale da poter muoversi sulle montagne nel modo migliore e portando con sé il migliore, e allo stesso tempo più leggero, equipaggiamento militare”. Fonti ufficiali azerbaigiane, che preferiscono rimanere anonime, raccontano che la conquista della città da parte delle forze speciali azerbaigiane è diventata un caso di studio sia per gli <strong>Stati Uniti</strong> sia per Singapore e che recentemente è stato siglato un accordo tra il nostro ministero della Difesa e quello azerbagiano.</p>



<p>Sullo sfondo delle manifestazioni, sono presenti blindati e <strong>soldati russi</strong> che &#8211; come è ormai divenuta usanza dopo l’inizio della guerra con l’Ucraina il 24 febbraio del 2021 &#8211; si riconoscono, oltre che dalla bandiera, anche dalla <strong>vistosa “Z” bianca</strong> su sfondo nero sul braccio. I giornalisti non li possono raggiungere. Non sembrano essere molto interessati a ciò che accade attorno a loro: c’è chi chiacchiera, chi legge un libro e infine chi è immerso totalmente nel telefonino, probabilmente su qualche social network. I soldati di Mosca “circondano” i manifestanti di Lachin e garantiscono, almeno sulla carta, la sicurezza dell’area. Ogni quaranta minuti circa si vedono i mezzi russi attraversare la strada e i ragazzi (ma tra di loro c’è pure qualche babushka) che compongono la manifestazione ecologista si spostano, lasciandoli passare. Non si parla dunque di un blocco, ne’ di catastrofe umanitaria, i mezzi russi passano, così come ambulanze, aiuti umanitari e mezzi della Croce rossa internazionale.</p>



<p>L’Armenia, che fino a poco tempo fa aveva un solido rapporto con la Russia di <strong>Vladimir Putin</strong>, recentemente ha iniziato ad accusare Mosca di non riuscire più a garantire la pace in Karabakh. Difficile dire se sia davvero così. Quello che è certo è che Putin si trova ora impelagato nel lungo conflitto ucraino e stretto nella morsa delle sanzioni occidentali. “Sotto l’unione sovietica, in Azerbaigian c’erano tre basi militari russe”, ci racconta una fonte governativa, “ora ci sono solo i soldati nel Karabakh”. Quello che si percepisce è che quello che è stato il cortile di casa dell’Unione sovietica si sta riorganizzando, cercando di avere un rapporto più equilibrato con Mosca che da un lato sostiene militarmente l’Armenia e dall’altro fa affari con l’Azerbaigian. Gli armeni temono che una nuova guerra, peggiore di quella del 2020, possa piombare sulle loro teste. </p>


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                                    Matteo Carnieletto
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		<title>Agdam, la città fantasma: così torna alla vita</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/agdam-la-citta-fantasma-cosi-torna-alla-vita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2022 14:44:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Karabakh]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.46.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.46.jpeg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.46-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.46-1024x768.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.46-768x576.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.46-1536x1152.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.46.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.46.jpeg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.46-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.46-1024x768.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.46-768x576.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.46-1536x1152.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><p>(Ganja). Il bambino vestito con maglietta e pantaloni mimetici che fa da sentinella alle case distrutte di Ganja ci ricorda che qui la guerra, e quindi la morte, è una compagna fedele fin dai primi giorni di vita. All’interno di quello che è oggi un memoriale nel cuore della città ci sono tre case completamente distrutte. Sono state colpite da missili Tochka-U, Smerch e Scud lanciati dal’<strong>Armenia</strong> nei primi giorni di ottobre, durante la guerra del 2020. Decine le vittime di quegli attacchi. Tra di loro anche donne e bambini. I loro volti sono stati stampati e affissi su un enorme cartello davanti alle loro loro case. Come se dovessero vegliarle per sempre. Oggi, chiunque entri in questo parco-memoriale incontra quegli occhi che non ci sono più, simbolo della crudeltà di una guerra che può colpire chiunque, ovunque e in qualsiasi momento.</p>
<p><figure id="attachment_368017" aria-describedby="caption-attachment-368017" style="width: 1200px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-368017 size-full" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.46-1-1.jpeg" alt="" width="1200" height="1600" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.46-1-1.jpeg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.46-1-1-225x300.jpeg 225w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.46-1-1-768x1024.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.46-1-1-1152x1536.jpeg 1152w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><figcaption id="caption-attachment-368017" class="wp-caption-text">Foto di Matteo Carnieletto</figcaption></figure></p>
<p>Le ferite del conflitto si incontrano ad ogni angolo della strada. I volti dei soldati caduti &#8211; alcuni dei quali giovanissimi, nati nel 2001 &#8211; formano una sorta di Via Crucis del conflitto. Ad Agdam &#8211; l’<strong>Hiroshima del Caucaso</strong>, come la chiamano da queste parti &#8211; la guerra ha cancellato tutto. La città è stata il teatro di una pesantissima battaglia nel luglio del 1993 in cui ebbero la meglio gli armeni. Subito dopo la fine delle ostilità, le forze di Erevan diedero fuoco alle case o le fecero saltare in aria per scoraggiare chiunque a tornare. Gli abitanti di origine azera furono deportati affinché della loro presenza non rimanesse più alcuna traccia. Dopo la guerra del 2020, la città è tornata, dopo quasi trent’anni, sotto il controllo azerbagiano.</p>
<p>Quando entriamo ad <strong>Agdam</strong> veniamo accolti da un luogo spettrale. Le nuvole sono basse. Cupe. Ogni tanto fa capolino, senza crederci troppo, un sole cocente. Poi di nuovo le nuvole. Delle abitazioni rimane poco o nulla.</p>
<p><figure id="attachment_368018" aria-describedby="caption-attachment-368018" style="width: 1600px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-368018 size-full" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.47-1.jpeg" alt="" width="1600" height="1200" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.47-1.jpeg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.47-1-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.47-1-1024x768.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.47-1-768x576.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-14-at-13.35.47-1-1536x1152.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /><figcaption id="caption-attachment-368018" class="wp-caption-text">Foto di Matteo Carnieletto</figcaption></figure></p>
<p>Gli artificieri sono al lavoro per rendere sicura l’area: “Fino ad ora abbiamo trovato oltre <strong>7mila mine</strong>”, ci raccontano. Percorriamo un sentiero strettissimo, l’unico, ad eccezione delle strade per arrivare alla città, su cui è permesso camminare. Non si può andare altrove senza rischiare di saltare per aria. “Fermati” &#8211; urla Namiq, un artificiere &#8211; mentre avanziamo troppo. Le operazioni di bonifica sono lunghe e gli ordigni inesplosi molti. La presenza di animali pericolosi &#8211; come insetti, serpenti e ragni &#8211; rende tutto più difficile.</p>
<p>Poco distante il cimitero dei caduti della guerra contro l’Armenia. Molto di loro sono ragazzi di poco più di vent’anni. Durante l’occupazione i loro cadaveri sono stati disseppelliti e, spesso, fatti sparire. Dopo la liberazione di questi territori da parte dell’Azerbaigian, nel 2020, i loro familiari sono tornati alla ricerca di corpi che, molto spesso, non c’erano più. Hanno però messo una foto, una bandiera e dei fiori con i colori nazionali per ricordarli. Ma sono ancora molte le buche che indicano che, una volta, lì era sepolto un uomo.</p>
<p>Poco alla volta, ad Agdam, stanno spuntando le prime nuove costruzioni e si stanno restaurando i luoghi culturali e religiosi più importanti. Come la moschea, i cui minareti sono stati a lungo utilizzati dagli armeni come torri di avvistamento, e che per decenni è stata adibita a stalla. Fu costruita tra il 1868 e il 1870 e ora un grande cartello della <strong>fondazione Aliyev</strong> ricorda chi la sta ristrutturando. Nonostante i tentavi di far tornare la vita ad Agdam, però, la normalità è ancora lontana.</p>
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		<title>Nuovi scontri Armenia-Azerbaigian: ecco cosa succede lungo il fronte</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nuovi-scontri-nel-nagorno-karabakh-ecco-cosa-succede-lungo-il-fronte.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Sep 2022 12:37:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Nagorno Karabakh]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1250" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA26778786-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA26778786-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA26778786-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA26778786-1024x667.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA26778786-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA26778786-1536x1000.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA26778786-2048x1334.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Fizuli) Il posto di blocco che apre la strada verso il Karabakh è un via vai di mezzi militari e civili. Si alternano camion, moderni suv delle compagnie che si stanno occupando delle infrastrutture della regione (Azersu e Azerenerji) e vecchie auto sovietiche. Quando arriviamo a Fizuli sembra tutto normale anche se, poche ore prima, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/nuovi-scontri-nel-nagorno-karabakh-ecco-cosa-succede-lungo-il-fronte.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1250" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA26778786-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA26778786-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA26778786-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA26778786-1024x667.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA26778786-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA26778786-1536x1000.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA26778786-2048x1334.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>(Fizuli) Il posto di blocco che apre la strada verso il <strong>Karabakh</strong> è un via vai di mezzi militari e civili. Si alternano camion, moderni suv delle compagnie che si stanno occupando delle infrastrutture della regione (Azersu e Azerenerji) e vecchie auto sovietiche. Quando arriviamo a Fizuli sembra tutto normale anche se, poche ore prima, la guerra tra <strong>Azerbaigian</strong> e <strong>Armenia</strong> è tornata ad infiammarsi. Quello che è accaduto tra i due eserciti che si fronteggiano da decenni non è ancora chiaro. Baku sostiene di esser stata attaccata da Erevan. E viceversa. Come spesso accade da queste parti, è impossibile sapere chi ha premuto il grilletto per primo.</p>
<p>Restano così solamente le due versioni dei contendenti, come sempre discordanti. “Alcune posizioni, rifugi e roccaforti delle forze armate azere nelle regiorni di Dashkasan, Kalbajar e Lachin sono state sottoposte a un intenso fuoco da parte delle unità dell’esercito armeno con armi di vario calibro, compresi mortai. Di conseguenza, si sono registrate perdite tra il personale e danni alle infrastrutture militari”, fanno sapere gli uffici stampa di Baku. Erevan sostiene invece che gli azerbagiani avrebbero condotto dei bombardamenti in tre diverse direzioni, utilizzando veicoli senza pilota, probabilmente i potenti droni turchi <strong>Barakhtiar</strong>.</p>
<p>Per alcune ore si è temuto che gli scontri potessero degenerare e che una nuova guerra, come quella del 2020, potesse iniziare. Poi in mattinata, alle 8 ora italiana, è arrivato l&#8217;annuncio di un accordo di <span class="hilg1">cessate</span> il fuoco tra Erevan e Baku. Un&#8217;intesa raggiunta grazie a una mediazione della Russia, fa sapere il ministero degli Esteri di Mosca. &#8220;Ci aspettiamo che il <span class="hilg1">cessate</span> il fuoco venga attuato in modo integrale&#8221;, fa sapere una nota del dicastero russo.</p>
<p>Fizuli, l’ingresso del Karabakh, ci accoglie con i suoi campi aridi. Un tempo erano vigne rigogliose, ma adesso entrarci è impossibile. Restano solo i pali che un tempo reggevano i frutti, come tante sentinelle ancora in piedi. Qui non cresce più nulla: l’area infatti è stata disseminata di mine. “È il primo problema che stiamo affrontando &#8211; spiegano le autorità azerbagiane &#8211; ma non è un compito facile perché ci sono chilometri e chilometri quadrati di campo di mine”.</p>
<p>Poco distante c’è quello che resta di un cimitero. Le lapidi sono state completamente distrutte. Un tempo c’erano marmi neri e bianchi. Ora nulla. Solo la desolazione. “Gli armeni lo hanno fatto per tre ragioni: rubare i marmi per usarli come scalini, per avere sempre il nostro popolo sotto i loro piedi; per rubare i denti d’oro dei morti, un vezzo durante l’epoca sovietica e per il semplice gusto di farlo”. Ai morti dei decenni passati si aggiungono così quelli delle ultime ore. Sperando che, almeno loro, possano riposare in pace.</p>
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		<title>&#8220;La pista occidentale dietro la morte della figlia di Dugin&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/intervista-lazzeri-dugin.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Aug 2022 06:29:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1086" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220822082607601_539c2bbe485409c16ff515b189117fd6-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220822082607601_539c2bbe485409c16ff515b189117fd6-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220822082607601_539c2bbe485409c16ff515b189117fd6-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220822082607601_539c2bbe485409c16ff515b189117fd6-1024x579.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220822082607601_539c2bbe485409c16ff515b189117fd6-768x434.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220822082607601_539c2bbe485409c16ff515b189117fd6-1536x869.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220822082607601_539c2bbe485409c16ff515b189117fd6-2048x1158.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220822082607601_539c2bbe485409c16ff515b189117fd6-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Una tragedia immane. Un vile attentato&#8221;. Commenta così Daniele Lazzeri &#8211; presidente del think tank “Il Nodo di Gordio”, un centro studi internazionale di geopolitica, economia e politica estera &#8211; l&#8217;attacco che ha portato alla morte Darya Dugina. &#8220;L’assassinio della figlia del filosofo russo Aleksandr Dugin, mi ha molto colpito. E non solo per aver avuto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/intervista-lazzeri-dugin.html">[...]</a></p>
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<p><strong>Ma chi è esattamente Dugin?</strong></p>
<p>Sulla sua controversa figura e sul ruolo che ricopre, non solo in Russia ma anche in molti Stati europei, si può discutere a lungo. A partire dalla definizione che spesso gli viene affibbiata quale “Rasputin di Putin”, anche se lo stesso Dugin smentisce di essere un influente suggeritore del Cremlino. La folta e lunga barba, unita ad una profonda conoscenza delle dottrine mistiche non sono sufficienti per trasformare un filosofo &#8211; con un pensiero a tratti bizzarro &#8211; in un sulfureo consigliere dello Zar Vladimir.</p>
<p><strong>Quindi la sua vicinanza a Putin è solo un bluff?</strong></p>
<p>È vero che le sue teorie per la rinascita del pensiero eurasista hanno influenzato numerosi circuiti culturali e politici con una fascinazione proveniente da ambienti tra loro molto diversi. Dal mondo della destra tradizionalista europea, ai circoli legati alle esperienze nazional-comuniste fino ai nazionalisti russi. Ma il professor Dugin è tutt’altro che un nazionalista russo nostalgico della grandeur di quell’Unione Sovietica che lo aveva additato come un pericoloso dissidente.</p>
<p><strong>Ma allora qual è il Dugin-pensiero?</strong></p>
<p>Il suo ragionamento vola ben oltre, rilanciando l’idea di un grande spazio eurasiatico composto da più popoli, lingue e tradizioni religiose. “Una Civiltà – scrive Dugin – non ha confini delimitati come uno Stato, perché è un’entità vivente”. Una visione neo-imperiale che nulla ha a che spartire con la logica imperialista di stampo anglo-americano. Né con la deriva del liberalismo che, per Dugin, rappresenta il “male assoluto” e contro la quale invoca da decenni un’autentica crociata da parte dei popoli che desiderano ritornare davvero alla libertà in un’ottica multipolare. Un Eurasia – quella prefigurata da Dugin – che è la congiunzione tra il bosco e la steppa. E cioè tra il mondo della Siberia russa e il bosco che appartiene al centro Europa, alla Germania. L’Italia è una macchia mediterranea. Da qui si capisce che l’Italia in questo c’entra ben poco. Questo in estrema sintesi è il pensiero di Alexsandr Dugin espresso in decine di volumi e centinaia di conferenze ed interviste, alcune delle quali realizzate personalmente con “Il Nodo di Gordio”. Anche se la sua figura è stata prepotentemente riscoperta dai media mainstream per le sue posizioni intransigenti sulla Crimea e sul Donbass.</p>
<p><strong>Lei conosce personalmente Dugin. Cosa si ricorda dei vostri incontri?</strong></p>
<p>Lo ricordo molto contrariato a luglio del 2014 durante il nostro workshop annuale perché – a suo dire – il presidente Putin non era stato sufficientemente decisionista nei confronti dei ripetuti attacchi dell’Ucraina nelle aree indipendentiste di Donetsk e Lugansk, prevedendo già allora che proprio il traccheggiare del Cremlino avrebbe determinato un conflitto russo-ucraino di ben più vasta portata e su larga scala del quale avrebbero approfittato Washington e le potenze occidentali a tutto danno dell’Europa. Un’Europa che, appiattita su un timoroso filo-atlantismo e attraverso il meccanismo delle sanzioni, alla lunga avrebbe finito per subire un effetto boomerang per l’economia e le relazioni internazionali di Bruxelles. Ed in effetti, a distanza di otto anni, così è stato. Profezie da Rasputin…</p>
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		<title>Gli interpreti dimenticati: &#8220;Così i talebani continuano a minacciarci&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/gli-interpreti-dimenticati-cosi-i-talebani-continuano-a-minacciarci.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jul 2022 09:32:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220714113146177_eab3de5fa64d57cad3a59f5c90eabcc0-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220714113146177_eab3de5fa64d57cad3a59f5c90eabcc0-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220714113146177_eab3de5fa64d57cad3a59f5c90eabcc0-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220714113146177_eab3de5fa64d57cad3a59f5c90eabcc0-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220714113146177_eab3de5fa64d57cad3a59f5c90eabcc0-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220714113146177_eab3de5fa64d57cad3a59f5c90eabcc0-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220714113146177_eab3de5fa64d57cad3a59f5c90eabcc0-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 26 agosto dell&#8217;anno scorso, l&#8217;ultimo aereo occidentale è partito dall&#8217;aeroporto di Kabul. Immagini drammatiche, che molti hanno paragonato all&#8217;addio americano al Vietnam. Suggestioni, per il momento, anche se con basi solide. Sarà la storia, che ha dei tempi tutti suoi, a dire se davvero l&#8217;Afghanistan è stata l&#8217;ultima disfatta di Washington. A terra, però, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gli-interpreti-dimenticati-cosi-i-talebani-continuano-a-minacciarci.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220714113146177_eab3de5fa64d57cad3a59f5c90eabcc0-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220714113146177_eab3de5fa64d57cad3a59f5c90eabcc0-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220714113146177_eab3de5fa64d57cad3a59f5c90eabcc0-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220714113146177_eab3de5fa64d57cad3a59f5c90eabcc0-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220714113146177_eab3de5fa64d57cad3a59f5c90eabcc0-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220714113146177_eab3de5fa64d57cad3a59f5c90eabcc0-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220714113146177_eab3de5fa64d57cad3a59f5c90eabcc0-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il 26 agosto dell&#8217;anno scorso, l&#8217;ultimo aereo occidentale è partito dall&#8217;aeroporto di Kabul. Immagini drammatiche, che molti hanno paragonato all&#8217;addio americano al Vietnam. Suggestioni, per il momento, anche se con basi solide. Sarà la storia, che ha dei tempi tutti suoi, a dire se davvero l&#8217;Afghanistan è stata l&#8217;ultima disfatta di Washington.</p>
<p>A terra, però, sono rimasti in tanti, nonostante gli sforzi occidentali di salvare più persone possibile. Chi, dopo aver collaborato per anni con le nostre forze armate, si trova ancora in Afghanistan è costretto a nascondersi dai talebani. Ahmad, per esempio, racconta: &#8220;Continuano a molestarmi. Lo fanno con regolarità. Per me sarà molto difficile rimanere in uno stesso nascondiglio per più di una notte al mese&#8221;. I gruppi WhatsApp dei &#8220;left behind&#8221;, coloro che sono stati abbandonati, sono sempre più vuoti. Inizialmente, si chiedevano spesso novità. Si chiedeva se qualcuno era stato chiamato o meno dall&#8217;Italia. Poi la speranza ha ceduto il passo allo scoramento. &#8220;Nessuna novità&#8221; è la risposta più frequente a chi chiede aggiornamenti. Tutto è rimasto come prima. C&#8217;è chi, per sentirsi più sicuro, è scappato in Iran ma non ha più soldi per vivere.</p>
<blockquote><p>I talebani dicono di essere cambiati ma è davvero così? Aiutaci a scoprirlo<br />
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<p>Come Sayed: &#8220;Nessuno mi fa sapere niente. Perché l&#8217;Italia ha smesso di aiutarci?&#8221;. Per far capire che aria tiri ora in Afghanistan, invia un video in cui si vedono i talebani picchiare chi ha &#8220;osato&#8221; mangiare durante il Ramadan. Come può tornare indietro? &#8220;Ho studiato la vostra lingua di giorno e di notte. Ho lavorato gomito a gomito con i vostri soldati. Ma ora penso che è stato tutto inutile perché, ora che sono io ad avere bisogno, non mi danno una mano. Sto provando a sentire anche altre ambasciate. Non nutro più alcuna speranza nei confronti dell&#8217;Italia&#8221;. Un altro collaboratore che si trova in Iran scrive: &#8220;Le condizioni di lavoro sono pessime, così come il costo della vita. Chiedo al governo italiano che faccia qualcosa per il mio visto e per quello della mia famiglia in modo da poter sfuggire a questa situazione e dare un futuro degno di questo nome a mio figlio. Grazie alle mie competenze potrei collaborare con le istituzioni italiane&#8221;.</p>
<p>Le tempistiche sono lunghissime. &#8220;Sono arrivato in Iran ad aprile e ho inviato tutti i miei documenti al ministero della Difesa e a quello degli Esteri. Nei primi giorni di giugno, una dipendente della Difesa mi ha contatto per dirmi che ha inviato la mia lista all&#8217;ambasciata e al dipartimento consolare italiano a Teheran. È passato più di un mese ma né l&#8217;ambasciata né il consolato mi hanno contattato per un colloquio per il visto&#8221;.</p>
<p>Tutti appelli caduti nel vuoto, nonostante gli sforzi del Covi, il Comando operativo di vertice interforze, di tenere i contatti con i rimasti. La burocrazia italiana è lunga. E il tempo poco. Così come la speranza di chi, dopo aver servito al fianco del nostro esercito, si sente abbandonato. E, forse, ha pure ragione.</p>
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		<title>Parla il generale Bertolini: &#8220;Ecco cosa ha sbagliato l&#8217;Occidente in Afghanistan&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-intervista-bertolini.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2022 16:11:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181030596_837cabccae10e2fef567441f3bbaa0be-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181030596_837cabccae10e2fef567441f3bbaa0be-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181030596_837cabccae10e2fef567441f3bbaa0be-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181030596_837cabccae10e2fef567441f3bbaa0be-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181030596_837cabccae10e2fef567441f3bbaa0be-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181030596_837cabccae10e2fef567441f3bbaa0be-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181030596_837cabccae10e2fef567441f3bbaa0be-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181030596_837cabccae10e2fef567441f3bbaa0be-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È passato quasi un anno dal ritorno dei talebani a Kabul. Per fare un bilancio dell&#8217;ultimo periodo e per analizzare quella che è stata la guerra al terrore in Afghanistan, abbiamo intervistato il generale Marco Bertolini, già comandante dell’operazione Nibbio (l’intervento italiano a Enduring Freedom) e primo italiano a ricoprire la carica di capo di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-intervista-bertolini.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-intervista-bertolini.html">Parla il generale Bertolini: &#8220;Ecco cosa ha sbagliato l&#8217;Occidente in Afghanistan&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p><strong>Generale, i talebani sono tornati a Kabul. Cosa è andato storto?</strong></p>
<p>Il ritiro è stato deciso da quegli stessi americani, che avevano voluto l&#8217;intervento con la guerra al terrore di Bush all’inizio del secolo e che hanno poi deciso di andarsene perché, evidentemente, non c&#8217;era più nessuno scopo per rimanere. Chi ha più fortemente voluto il ritiro è stato Donald Trump sulla base del suo programma di ritiro delle forze Usa “dal mondo”, anche se è stato portato a compimento, malamente, da Joe Biden. Il programma della coalizione a guida americana, con il supporto sostanziale della Nato e di una quarantina di Paesi, era quello di impiantare nel Paese una specie di governo democratico che potesse tutelare i loro interessi. Questo non è successo. O meglio: quello che si è costituito era un governo debole che non riusciva a cavarsela da solo contro un gruppo forte come quello dei talebani, evidentemente più radicato nel paese di quanto non si pensasse. Cosa non è andato bene in Afghanistan? E’ fallito il tentativo velleitario di esportare il nostro &#8220;brand&#8221;, la democrazia, senza tenere in debito conto le tradizioni e la cultura locale, trafilata attraverso millenni di storia. Un errore tipico, ripetuto anche in altri contesti nei quali l’Occidente si è imposto, armi in mano, di esportare il proprio impianto valoriale. Non si tratta, insomma di un fallimento militare, ma di un fallimento politico e culturale nello stesso tempo.</p>
<p><strong>Perché l&#8217;Occidente non ne ha tenuto conto?</strong></p>
<p>Noi occidentali abbiamo sempre guardato con un sostanziale sospetto, se non con un fastidiosissimo razzismo, ciò che si trova in Oriente. Le sue culture sono considerate di secondo o terzo livello. Questa stupida ed immotivata presunzione è stata alla base di tutto. In Afghanistan abbiamo operato in tutti i campi, sia in quello militare sia nel supporto umanitario. Abbiamo operato per aiutare le autorità locali e per addestrare l&#8217;esercito e la polizia. Ci siamo impegnati per favorire le loro elezioni, ma tutto questo evidentemente non bastava. I risultati potevano parere apprezzabili nelle città, soprattutto a Kabul, a Herat, ma nelle campagne e nei piccoli villaggi dove la società tradizionale è più radicata era più difficile. Il nostro sistema di vita magari si manifestava nella periferia di Kabul con bidonville fatte con i teli di plastica dell&#8217;Unhcr all&#8217;interno delle quali c&#8217;erano famiglie con il televisore al plasma. Ma questo modello deteriore non attaccava nelle campagne. Di fronte ad uno sforzo così difficile gli americani hanno deciso di venir via.</p>
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<p><strong>Hanno sbagliato ad andarsene?</strong></p>
<p>Secondo me c&#8217;è stato un differente approccio da parte, soprattutto, delle due ultime amministrazioni al potere a Washington. Trump voleva questo ritiro per rispettare quello che era il suo programma quando si è presentato come presidente: aveva affermato di voler ridurre la presenza americana all&#8217;estero e di rifiutare il ruolo di “gendarme del mondo” per gli Usa. Proprio per questo, aveva anche ordinato il ritiro dalla Siria, ma dopo una sola settimana i soldati hanno dovuti far ritorno perché, evidentemente, quello che alcuni definiscono il Deep State americano non lo accettava. Biden, invece, aveva altre motivazioni che potrebbero forse giustificare la fretta con la quale ha proceduto all’abbandono del paese. C&#8217;era forse la volontà di cambiare la gravitazione dello sforzo militare, dall&#8217;Asia centromeridionale all’estremo Oriente dove campeggia il problema di Taiwan o come l’Europa dove, guarda caso, è esploso il problema ucraino.</p>
<p><strong>Alcuni analisti sono stati colpiti, tra le altre cose, dalla velocità con cui i talebani hanno ripreso il Paese e la confusione con cui le forze occidentali hanno lasciato l&#8217;aeroporto di Kabul&#8230;</strong></p>
<p>La velocità è dovuta a quel che dicevo prima: nel Paese profondo il nuovo non si era ancorato abbastanza e alla notizia del ritiro della Nato c’è stato il crollo morale. Chi era molto preoccupato da questo ritorno sono stati soprattutto gli abitanti delle grandi città che si sono presentati in massa in aeroporto di Kabul per andare via. Gli italiani si sono comportati in maniera molto progressiva e seguendo una pianificazione studiata da anni, ma resta il fatto che in tutto il paese l’abbandono è stato molto repentino e altrettanto repentinamente c’è stato il ritorno dei talebani. È la prova che 20 anni non bastano per cambiare alla radice un Paese e portarlo da una condizione come quella in cui si trovava l&#8217;Afghanistan ad essere più o meno come noi. In Afghanistan sono state fatte molte elezioni ma sempre con la presunzione che avessero lo stesso significato che hanno da noi. In Afghanistan, invece, non si vota in base ai propri convincimenti politici ma sulla base della propria appartenenza etnica. Questa è una realtà che non abbiamo ancora capito a causa del condizionamento ideologico sulla superiorità dei nostri sistemi; né in Afghanistan, né nei Balcani, né in Medio Oriente. In larga parte del mondo, infatti, le divisioni non sono sulla base di idee astratte e di diritti più o meno fantasiosi come molti per i quali si agitano le nostre opinioni pubbliche, ma sull&#8217;appartenenza etnica. Pensare di imporre la nostra logica in un Paese come l&#8217;Afghanistan, che ha queste convinzioni da millenni, è una cosa velleitaria che evidenzia anche un approccio razzista veramente insopportabile.</p>
<p><strong>Generale, è vero che noi italiani nell&#8217;abbandonare l&#8217;Afghanistan abbiamo seguito una scaletta. Però abbiamo lasciato lì tanti afghani che avevano lavorato con noi&#8230;</strong></p>
<p>Quanti siano coloro che sono stati abbandonati non lo so. Io credo che si sia fatto il possibile per portar via quanti più possibile e certamente in questo l’Italia ha dimostrato molta più generosità degli altri. Ma in vent&#8217;anni abbiamo avuto contatti con decine di migliaia di persone e non potevamo portare via tutti quanti. E poi c’è da considerare il grado di collaborazione che hanno avuto con noi. Un conto è un interprete, un conto è un muratore o un addetto alle pulizie, quindi personaggi meno “coinvolti” con le nostre operazioni, anche se credo che siano stati portati via anche alcuni di loro. Poi ci sono da considerare le esigenza di carattere tattico-organizzativo per un’impresa del genere. Lei ha visto che l&#8217;evacuazione è avvenuta solo a Kabul, ma l&#8217;Afghanistan è un Paese enorme; da Kabul a Herat ci sono 800 chilometri in linea d&#8217;aria, che per strada si trasformano in migliaia di chilometri su una strada molto pericolosa (la Ring Road). Chi abitava attorno a Kabul aveva una possibilità maggiore, quindi, di essere portato via rispetto agli altri. Detto questo, credo che, a meno di casi eccezionali, la massa di coloro che erano più coinvolti con noi sia stata fatta venire in Italia.<br />
In ogni caso, la fine dell’operazione è stato un crollo improvviso anche per noi. Io che sono stato lì e ho visto quanto gli Usa ci hanno investito non mi aspettavo una fine così veloce, un ritiro del genere. È stato un evento inimmaginabile per la sua portata, epocale&#8230;</p>
<p><strong>Ci sono tanti analisti che sostengono che la Russia abbia deciso di attaccare l&#8217;Ucraina perché ha visto nel fuggi fuggi americano dall&#8217;Afghanistan l&#8217;immagine di un Paese in declino&#8230;</strong></p>
<p>È possibile, ma io non penso che sia andata così. In Ucraina c&#8217;erano delle situazioni che da anni stavano esacerbando sempre di più la sindrome di accerchiamento della Russia. Con il ritorno dei democratici al posto di Trump si è riavviato un processo che con Obama era iniziato e che credo la Clinton avrebbe portato a termine se non fosse stata battuta da Trump nel 2016. I democratici hanno sostituito il pragmatismo trumpiano con una impostazione ideologica che ha fatto quasi dimenticare l’idea del nemico epocale che ci era stata indotta, quella del radicalismo islamico, sostituito improvvisamente con quella del russo ortodosso che ora va per la maggiore. Senza tenere conto che si tratterebbe di una assurda contrapposizione inter europea che fa a cazzotti con la storia e con la logica. Impressionante!</p>
<p><strong>Ultima domanda: 53 soldati italiani caduti in Afghanistan. Ne valeva la pena?</strong></p>
<p>Non vale mai la pena di sacrificare la vita di giovani soldati. D’altronde, valeva la pena che morissero 13 soldati in Somalia o più di 30 in Iraq? Chiaramente ogni sconfitta, e indubbiamente l’Afghanistan rappresenta una sconfitta per l’occidente, innesca domande del genere. Ma le guerre si vincono e si perdono. Piuttosto, quello che ci dovremmo chiedere e se sempre ci imbarchiamo in imprese in linea coi nostri interessi. In quel caso, vent’anni fa, ritengo che fosse importante per l’Italia partecipare, e l’abbiamo fatto con efficienza e con onore. E la nostra opinione pubblica era unanime nel considerarci “tutti newyorchesi”, come si disse allora con una certa faciloneria. L&#8217;Italia ha dimostrato di essere, dal punto di vista militare, qualcosa di importante e se avesse avuto una politica estera all’altezza di quello che i nostri militari dimostravano ogni giorno in quella terra, l’Afghanistan &#8211; nonostante la sconfitta politica &#8211; sarebbe stato una occasione di crescita per tutto il paese. Per concludere, non so se ne sia valsa la pena. So però che anche grazie al sacrificio di quei 53 soldati l&#8217;Italia ha dimostrato di avere grandi potenzialità, esercitando la responsabilità di un quarto del territorio di quel lontano paese.</p>
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