Tutto è pronto. I soldati sono stati schierati, così come le ultime armi pesanti. Pure la Russia ha inviato la sua flotta davanti alla Siria. La battaglia di Idlib è dunque prossima. È ormai questione di giorni. La Turchia sta cercando di riciclare i jihadisti presenti nella provincia, ma fino ad ora senza successo. Hayat Tahrir al Sham, collegata ad Al Nusra, non vuole cedere di un millimetro e promette guerra fino all’ultimo uomo. 

La battaglia di Idlib non è importante solamente da un punto di vista militare e politico. Lo è anche da quello della sicurezza. Il governo di Bashar al Assad ha sempre sostenuto che lì si trovasse il cuore della resistenza jihadista nel Paese. Un’opinione non condivisa dall’Occidente, che spesso ha parlato, indorando non poco la pillola, di ribelli. Talvolta perfino di ribelli moderati. Ma ora a cambiare la narrativa è intervenuto perfino, come riporta La Stampa,  l’ inviato speciale per la lotta all’ Isis, Brett McGurk , il quale è stato molto chiaro: “Idlib è il più grande santuario di Al Qaeda dopo l’Afghanistan”. Il che significa che Idlib rappresenta una minaccia non solo per la Siria, ma per tutto il mondo.

La Russia tratta con i ribelli di Idlib

Il problema, però, sono i civili. Nell’intera provincia ce ne sarebbero almeno tre milioni. Il rischio è che l’avvio dei bombardamenti possa provocare una vera e propria ecatombe. E questo non lo vuole nessuno. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, si è detto “profondamente preoccupato per i crescenti rischi di una catastrofe umanitaria, in caso di un’operazione militare su vasta scala”.

La Russia vuole limitare al minimo i cosiddetti “effetti collaterali”. Per questo motivo, le forze armate di Mosca starebbero trattando  – secondo quanto fa sapere lo stesso ministro della Difesa russo Sergey Shoygu – con alcuni leader dei gruppi armati per giungere a un accordo. Un po’ come è successo nella Ghouta orientale o a Daraa. Difficile però arrivare a una soluzione.  La scorsa settimana, Abu Mohammed al-Jawlani, comandante di Hayat Tahrir al Sham, ha fatto sapere che in quest’area non avverranno accordi tra i ribelli e Damasco. Insomma, sarà guerra. Una fonte anonima di Al Jazeera, vicina agli ambienti salafiti, non crede alle parole del leader jihadista: “Vuole andar d’accordo con la Turchia, ma chiede un prezzo più alto”. Insomma, sarebbe tutta una questione di soldi. 

È la fine di Al Qaeda in Siria

Mentre le truppe governative si preparano alla battaglia, c’è chi si chiede che fine farà Al Nusra. Soccomberà totalmente? Oppure cercherà rifugio da qualche parte? Scrive Al Jazeera: “Il governo turco non permetterà ai membri di Hayat Tarhir al Sham di stabilirsi in Turchia perché non vuole esser accusato di ospitare i terroristi, complicando così i rapporti con l’Occidente”.

Un’ipotesi è quindi che i terroristi vengano spostati a Jarabulus, una zona sotto l’influenza turca in Siria. Come testimoniano le parole di McGurk, i jihadisti asserragliati a Idlib non sono un problema solamente per Bashar al Assad, ma anche per tutto il mondo. Proprio oggi, l’inviato delle Nazioni unite Staffan de Mistura ha detto: “Nessuno dubita del fatto che Al Nusra e Al Qaeda siano terroristi e che i terroristi identificati dall’Onu vadano sconfitti”. L’inviato ha poi chiesto al governo “un corridoio temporaneo per la popolazione, affinché poi possa tornare nelle proprie case, una volta che tutto ciò sarò finito”.