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La Shandong, seconda portaerei di Pechino, è entrata ufficialmente in servizio nella sempre più imponente Marina militare cinese.

Con i suoi 36 caccia J-15, gli “Squali volanti”,  il vettore aeronavale interamente sviluppato e costruito in Cina e ora pronto ad entrare in azione del Mar Cinese accanto alla più vecchia Liaoning. Varata dal presidente cinese, Xi Jinping, a Sanya, sull’isola-provincia di Hainan, la nuova unità navale porta il nome della storica provincia costiera un tempo controllata e fortificata dal Reich tedesco del Kaiser Guglielmo. Ed è il primo passo concreto della proiezioni di potenza che Pechino intende portare nella regione nell’intera regione del Pacifico. A differenza della vecchia Liaoning, progettata con il supporto dell’Unione sovietica, la nuova portaerei, prima nota come Type 001A, è destinata a solcare i mari più “caldi” della regione, dove passano le principali rotte commerciali del Pacifico e dove, in virtù del diritto di libera navigazione, tutte le maggiori potenze navali del mondo hanno convogliato, o intendono convogliare, appena pronti il loro nuovi vettori aeronavali.

Iniziata nel 2013 e varata a tutti gli effetti nel 2018, la Shandong può trasportare fino a 50 velivoli, tra mezzi ad ala fissa e ala rotante. Il suo ponte, lungo 315 metri, è stato sviluppato per accoglie il sistema di decollo e ricovero di apparecchi Stobar – Short Take Off But Arrested Recovery – ed è dotata, nel suo culmine, di uno Sky-Jump come i due nuovi vettori analoghi varati dalla Gran Bretagna, e come lo era la Liaoning; che sul piano del design e delle specifiche strutturali deve senza dubbio essere stata una base importante da cui partire per Dalian Shipbuilding Industry Company: il cantiere cinese cui è stata affidata la commessa. Notata nello Stretto di Taiwan – altro tratto di mare molto caldo – la portaerei Made in China aveva destato allerta tra le forze militari di Taipei, e aveva incuriosito la Marina degli Stati Uniti, che è giornalmente impegnata in un confronto di botta e risposta tra esercitazioni e piccole provocazioni con la Marina di Pechino e la sua forza aerea che è stata invita a presidio degli avamposti militari stabiliti sulle isole artificiali come le Spratly.

Secondo quanto reso noto, attualmente l’obiettivo di Pechino è quello di: “Completare l’opera di modernizzazione delle proprie Forze Armate entro il 2035”, e l’entrata in servizio della nuova porterei viene vista come un passo importante per aumentare la propria potenza sul piano navale. Essa di fatti va considerata soltanto come la prima portaerei di costruzione cinese che la Pla Navy – People’s Liberation Army Navy – intende mettere in linea nel prossimo ventennio. Secondo numero analisti, e sporadiche dichiarazione del governo cinese, alla Shandong si affiancheranno “altre portaerei”, anche a propulsione nucleare in futuro, per consentire a Pechino di avere più opzioni tattiche e strategiche nelle aree d’influenza. La Repubblica popolare cinese punta ad essere la seconda potenza al mondo per numero di portaerei, avendo messo in cantiere altre due unità analoghe alla Shandong che potrebbero essere varate e testate prima del 2030. Attualmente la prima potenza del mondo per numero di portaerei è l’America, con 11 vettori. Seguita dal Regno Unito che ne possiede 2 di ultima generazione, della Francia che ne possiede 1, e dall’Italia, che sebbene con una stazza ridotta possiede due unità portaeromobili con una terza in arrivo. Russia e India sono dotate entrambe di vettori aeronavali ma relativamente “obsoleti”.

L’intenzione di Pechino, come riportato in precedenza, non può essere che chiaro un segno delle sue mire espansionistiche nei mari orientali e forse, in futuro, nelle nuove zone d’influenza che desidera ottenere nel mondo.