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	<title>Claudia Maria Iannello Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sat, 11 Jul 2026 09:09:09 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Claudia Maria Iannello Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Batterie elettriche, la sfida europea: la grafite riciclata come asset di indipendenza economica</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/grafite-riciclata-batterie-ev-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 09:09:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[batterie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1337" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/battery-anode-material-scaled-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Grafite (freepik)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/battery-anode-material-scaled-1.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/battery-anode-material-scaled-1-300x209.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/battery-anode-material-scaled-1-1024x713.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/battery-anode-material-scaled-1-768x535.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/battery-anode-material-scaled-1-1536x1070.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/battery-anode-material-scaled-1-600x418.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La transizione verso l’auto elettrica apre una nuova sfida strategica per l’Europa: ridurre la dipendenza dai fornitori esteri di materie prime critiche. L’accordo tra Vianode e Cylib punta sul riciclo della grafite per costruire una filiera industriale più autonoma e circolare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/grafite-riciclata-batterie-ev-europa.html">Batterie elettriche, la sfida europea: la grafite riciclata come asset di indipendenza economica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1337" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/battery-anode-material-scaled-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Grafite (freepik)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/battery-anode-material-scaled-1.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/battery-anode-material-scaled-1-300x209.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/battery-anode-material-scaled-1-1024x713.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/battery-anode-material-scaled-1-768x535.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/battery-anode-material-scaled-1-1536x1070.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/battery-anode-material-scaled-1-600x418.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La corsa globale verso l’elettrificazione dei trasporti ha svelato una delle più grandi vulnerabilità strutturali dell&#8217;Unione Europea, spostando rapidamente il baricentro dello scontro dalle catene di montaggio automobilistiche alla <strong>sicurezza degli approvvigionamenti delle materie prime critiche</strong>. Mentre i governi continentali si concentrano sulla costruzione di mega-fabbriche di celle, la vera partita si gioca a monte, laddove la disponibilità di minerali strategici determina la sopravvivenza stessa dell&#8217;industria.</p>



<p>È in questo preciso punto di rottura che trova spazio <a href="https://www.cylib.de/post/cylib-and-vianode-are-joining-forces-to-close-the-loop-on-battery-graphite" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;accordo strategico tra la norvegese <strong>Vianode</strong> e la tedesca <strong>Cylib</strong></a>, due realtà che hanno formalizzato <strong>un memorandum d&#8217;intesa</strong> per avviare una fase decisiva di test e validazione industriale, con l&#8217;obiettivo esplicito di sottrarre la <strong>grafite</strong> alla morsa delle importazioni extra-europee. Una mossa che non rappresenta ancora un contratto commerciale vincolante, ma delinea una chiara direttrice tattica in cui <strong>il riciclo</strong> smette di essere esclusivamente una pratica di gestione dei rifiuti per trasformarsi in un asset di sovranità economica.</p>



<p>La collaborazione si muove su un doppio binario operativo, in cui Cylib mette a disposizione la propria tecnologia proprietaria per estrarre la grafite <strong>direttamente dalle batterie esauste</strong>, mentre Vianode prende in consegna il materiale rigenerato per verificarne la purezza e valutarne l&#8217;integrazione nei propri anodi ad alte prestazioni, cercando così di colmare quel vuoto di filiera che rischia di paralizzare <a href="https://it.insideover.com/economia/glass-economy/glass-economy-decarbonizzazione-industria-vetro.html"><strong>i piani di decarbonizzazione europei</strong></a> di fronte ai colli di bottiglia dei mercati internazionali.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Vianode and cylib to integrate recycled graphite into European battery anodes <a href="https://t.co/vqNNFFjEuL">https://t.co/vqNNFFjEuL</a><br>&#8211;<a href="https://x.com/hashtag/electricvehicle?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#electricvehicle</a> <a href="https://x.com/hashtag/batteries?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#batteries</a> <a href="https://t.co/SnjFjGbDYZ">pic.twitter.com/SnjFjGbDYZ</a></p>&mdash; CHARGED EVs Magazine (@ChargedEVs) <a href="https://x.com/ChargedEVs/status/2064104479813996627?ref_src=twsrc%5Etfw">June 8, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La formula idrometallurgica per l&#8217;autonomia</h2>



<p>Il ruolo della grafite all’interno delle <strong>celle agli ioni di litio</strong> è tanto silenzioso quanto insostituibile, poiché costituisce <strong>l’elemento fondamentale dell’anodo</strong> e governa il flusso degli ioni durante i cicli di carica e scarica, un passaggio tecnico da cui dipendono l&#8217;autonomia e l&#8217;efficienza dei veicoli elettrici di nuova generazione. La vera criticità, però, risiede nella geografia di questa catena del valore, che vede <strong>la Cina</strong> esercitare un monopolio quasi assoluto non solo sull&#8217;estrazione mineraria, ma soprattutto sulle delicate fasi di raffinazione chimica e trasformazione industriale ad alta purezza.</p>



<p>Per scardinare questa concentrazione strategica, <a href="https://www.cylib.de/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il progetto industriale tra l&#8217;asse tedesco e quello norvegese</a> punta sull&#8217;implementazione del <strong>processo OLiC</strong> sviluppato da Cylib, un sistema idrometallurgico a base acquosa che permette un <strong>recupero selettivo superiore al 90%</strong> di tutti i materiali critici presenti nelle celle esauste &#8211; tra cui <strong>litio, nichel, cobalto, manganese e la stessa grafite</strong> &#8211; che viene isolata senza alterarne le proprietà elettrochimiche essenziali.</p>



<p>Questo flusso continuo di materia rigenerata viene poi trasferito negli impianti di Vianode &#8211; azienda già specializzata nella produzione di grafite sintetica a basso impatto &#8211; che ha il compito di testarne <strong>la perfetta compatibilità </strong>con i severi standard qualitativi richiesti dalle case automobilistiche globali, trasformando un materiale di scarto in una risorsa industriale nobile e integrata direttamente nella progettazione dell&#8217;anodo fin dal principio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il paradosso verde e la necessità di un&#8217;infrastruttura circolare </h2>



<p>Questo tentativo di chiudere il ciclo dei materiali si scontra con il paradosso strutturale di un’Europa che, nel legittimo tentativo di accelerare la transizione energetica per azzerare le proprie emissioni fossili, si ritrova ad aumentare pericolosamente la propria esposizione strategica verso <strong>fornitori esterni</strong>. Una vulnerabilità che trasforma la sostenibilità ambientale in una leva di pressione economica nelle mani di attori terzi.</p>



<p>La risposta tecnologica a questo cortocircuito non può che poggiare su parametri di efficienza ecologica e industriale altrettanto stringenti. Il processo OLiC di Cylib dichiara <strong>infatti una riduzione delle emissioni nocive fino all’80%</strong> rispetto ai metodi estrattivi tradizionali in miniera, mentre Vianode rivendica <strong><a href="https://it.insideover.com/energia/tutte-le-tecnologie-che-portano-alla-decarbonizzazione.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un’impronta carbonica</a> inferiore del 90%</strong> per i suoi materiali anodici rispetto agli standard oggi utilizzati su scala globale. Un doppio vantaggio che unisce la riduzione dell&#8217;impatto climatico alla sicurezza degli approvvigionamenti.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova geografia delle risorse</h2>



<p>L&#8217;obiettivo temporale delle due aziende è stringente e prevede il completamento dei cicli di validazione entro i prossimi mesi, per poi strutturare <strong>una fornitura commerciale stabile</strong> che possa alimentare il mercato continentale, dimostrando che il riciclo avanzato non è una componente accessoria o un&#8217;operazione di conformità ecologica, ma rappresenta una vera e propria infrastruttura industriale pesante, capace di immunizzare il vecchio continente dagli shock di fornitura globali e dalle restrizioni all&#8217;esportazione imposte dai competitor asiatici.</p>



<p>In quest’ottica, le batterie a fine vita stanno rapidamente cessando di essere un mero problema ambientale di smaltimento per configurarsi come il nuovo bacino minerario urbano dell&#8217;Occidente, <strong>una riserva strategica di</strong> <strong>valore</strong> che i Paesi industriali tendono sempre più a voler mantenere all’interno dei propri confini.</p>



<p>In questa nuova geografia delle risorse, <strong>il controllo dei flussi circolari </strong>di materia si profila come uno dei pilastri fondamentali della sicurezza economica del futuro, una dinamica in cui la capacità di un sistema industriale di rigenerare costantemente i propri componenti critici non risponde più soltanto a un dovere ecologico, ma diventa una condizione indispensabile <strong>per mantenere l&#8217;autonomia produttiva </strong>e la propria sovranità strategica.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tesla scommette sulle batterie europee: 5 miliardi per una maxi-rete di accumulo tra Italia e UK</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/bozza-automaticatesla-batterie-europa-accordo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 04:35:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[batterie]]></category>
		<category><![CDATA[Tesla]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/megapack.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tesla megapack (Fonte: Shop4Tesla)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/megapack.webp 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/megapack-300x169.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/megapack-1024x576.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/megapack-768x432.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/megapack-334x188.webp 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/megapack-600x338.webp 600w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Tesla e NatPower investono 5 miliardi di dollari nello storage energetico in Europa, con una prima fase da 25 GWh tra Italia e Regno Unito e l’obiettivo di superare i 100 GWh complessivi. Il progetto punta a rafforzare la capacità di accumulo della rete elettrica europea per gestire la produzione intermittente delle rinnovabili e i picchi di domanda</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/megapack.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tesla megapack (Fonte: Shop4Tesla)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/megapack.webp 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/megapack-300x169.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/megapack-1024x576.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/megapack-768x432.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/megapack-334x188.webp 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/megapack-600x338.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Con un traguardo finale fissato <strong>oltre la soglia dei 100 GWh di capacità installata</strong>, <a href="https://www.reuters.com/sustainability/cop/natpower-tesla-reach-deal-first-phase-5-billion-battery-storage-plan-2026-06-23/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;intesa appena siglata tra <strong>Tesla </strong>e <strong>NatPower</strong></a> si impone da subito come una delle più vaste operazioni europee nel settore dell&#8217;accumulo energetico. L&#8217;alleanza &#8211; che debutterà con <strong>un primo blocco da 25 GWh diviso tra Italia e Regno Unito</strong> &#8211; nasce per rispondere all&#8217;urgenza più pressante della rete elettrica continentale: creare enormi &#8220;serbatoi&#8221; in grado di stoccare l&#8217;elettricità verde e cederla al sistema solo nei momenti di picco della domanda.</p>



<p>L&#8217;investimento stimato per il primo ciclo di realizzazione oscilla <strong>tra i 4 e i 5 miliardi di dollari</strong> e punta alla costruzione di <strong>cinque grandi impianti equipaggiati con i sistemi Megapack</strong> sviluppati da Tesla. Accanto all&#8217;hardware entrerà in funzione anche la piattaforma software della società americana dedicata alla gestione e al trading dell&#8217;energia, capace di decidere automaticamente quando immagazzinare elettricità e quando restituirla alla rete sulla base delle condizioni del mercato e della domanda.</p>



<p>L&#8217;obiettivo non è semplicemente installare batterie, ma <strong>costruire un&#8217;infrastruttura capace di accompagnare l&#8217;espansione delle fonti rinnovabili</strong>, oggi sempre più diffuse ma ancora condizionate dall&#8217;intermittenza della produzione. Se il progetto verrà sviluppato secondo i tempi previsti, potrebbe diventare uno dei principali programmi europei dedicati allo storage elettrico, <strong>con ricavi potenziali superiori ai 15 miliardi</strong> di dollari nell&#8217;arco dei prossimi vent&#8217;anni.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">NatPower, Tesla reach deal on first phase of US$5 billion battery storage plan <a href="https://t.co/CasuwdcXrX">https://t.co/CasuwdcXrX</a></p>&mdash; BNN Bloomberg (@BNNBloomberg) <a href="https://x.com/BNNBloomberg/status/2069480842397647109?ref_src=twsrc%5Etfw">June 23, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché Italia e Regno Unito sono diventati mercati strategici</strong></h2>



<p><strong>La scelta di partire proprio da Italia e Regno Unito non è casuale</strong>: entrambi i Paesi stanno accelerando gli investimenti nelle energie rinnovabili e, allo stesso tempo, devono affrontare il problema di una rete elettrica chiamata a gestire quantità sempre maggiori di energia prodotta in modo discontinuo. L&#8217;eolico e il fotovoltaico rappresentano ormai una quota consistente della generazione elettrica, ma non producono necessariamente quando famiglie, imprese e industrie hanno bisogno di consumare elettricità.</p>



<p>Da qui nasce la necessità di <strong>sistemi di accumulo sempre più grandi</strong>, capaci di assorbire i surplus di produzione e restituirli nelle ore di maggiore richiesta, riducendo gli sprechi energetici e limitando il ricorso agli impianti alimentati da combustibili fossili. Secondo <strong>Fabrizio Zago</strong> &#8211; amministratore delegato di NatPower &#8211; il settore dispone già delle tecnologie e delle risorse finanziarie necessarie, ma continua a incontrare difficoltà nella realizzazione concreta delle infrastrutture con i tempi richiesti dalla transizione energetica. <strong>L&#8217;accordo con </strong><a href="https://it.insideover.com/auto/i-killer-cinesi-di-tesla-che-preoccupano-musk.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Tesla</strong></a><strong> punta proprio a colmare questo divario</strong>, creando un modello integrato in cui capitale, tecnologia ed esecuzione procedano insieme e possano essere replicati anche in altri mercati europei.</p>



<p>In questo scenario, le batterie non svolgono più soltanto una funzione di riserva ma diventano <strong>strumenti attivi nella gestione della rete</strong>, contribuendo alla stabilità del sistema elettrico e offrendo agli operatori la possibilità di acquistare energia quando il prezzo è basso per poi reimmetterla sul mercato nei momenti di maggiore valore economico.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lo storage è ormai uno dei business più forti di Tesla</strong></h2>



<p>L&#8217;accordo conferma anche <strong>la trasformazione del ruolo di Tesla nel settore energetico</strong>. Se l&#8217;attenzione pubblica continua a concentrarsi soprattutto sulle automobili elettriche, è la divisione dedicata ai sistemi di accumulo a registrare la crescita più sostenuta: nel corso del 2025 <strong>l&#8217;azienda ha installato 46,7 GWh di capacità di storage</strong>, circa il 48% in più rispetto all&#8217;anno precedente. Secondo le stime degli analisti, anche il primo trimestre del 2026 avrebbe fatto segnare un nuovo record, con circa <strong>14,4 GWh </strong>distribuiti in pochi mesi.</p>



<p>Il progetto con NatPower amplia ulteriormente questa strategia: attraverso la propria <strong>piattaforma software per la gestione intelligente delle batterie</strong>, Tesla punta a trasformare gli impianti di accumulo in asset economici capaci di operare direttamente sui mercati elettrici. L&#8217;iniziativa europea arriva inoltre dopo altri importanti sviluppi internazionali nel settore dello storage e rafforza una tendenza ormai evidente: le grandi aziende energetiche non considerano più l&#8217;accumulo come un&#8217;infrastruttura complementare, ma come uno degli elementi fondamentali per rendere sostenibile l&#8217;espansione delle <a href="https://it.insideover.com/energia/quei-componenti-invisibili-che-rendono-possibile-la-transizione-energetica.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">energie rinnovabili</a> e <strong>garantire maggiore flessibilità ai sistemi elettrici nazionali</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le batterie, infrastruttura strategica per la sicurezza energetica europea</strong></h2>



<p><a href="https://electrek.co/2026/06/23/tesla-natpower-megapack-25-gwh-europe/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L&#8217;intesa tra Tesla e NatPower</a> racconta un cambiamento più profondo rispetto alla semplice costruzione di nuovi impianti: senza sistemi di accumulo su larga scala, una parte consistente dell&#8217;elettricità generata da sole e vento rischia di non poter essere utilizzata nel momento in cui viene prodotta.</p>



<p>Per questo motivo molti governi stanno accelerando gli <strong>investimenti nello</strong> <strong>storage</strong>, considerandolo una componente essenziale della sicurezza energetica insieme alle reti di trasmissione e agli impianti di generazione. L&#8217;Europa punta infatti a ridurre progressivamente la dipendenza dalle fonti fossili <strong>senza compromettere l&#8217;affidabilità del sistema elettrico</strong>, un equilibrio che richiede infrastrutture sempre più flessibili.</p>



<p>Se il programma annunciato raggiungerà davvero l&#8217;obiettivo finale di oltre 100 GWh, rappresenterà <strong>uno dei più grandi interventi europei nel settore dell&#8217;accumulo energetico</strong>. Più che una semplice espansione industriale, potrebbe diventare uno dei modelli attraverso cui le reti elettriche del continente cercheranno di adattarsi a un mix energetico sempre più dominato dalle fonti rinnovabili, <strong>trasformando le batterie in una delle infrastrutture strategiche</strong> della transizione energetica.</p>
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		<title>Niente litio, solo CO₂: Google lancia in Irlanda il nuovo impianto di accumulo energia pulita</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/batteria-co2-google-energia-rinnovabile-irlanda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 14:54:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Energia rinnovabile]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=522057</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1073" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Google-ED-Ireland-Project-Press-release-EnergyDome.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Google-Energy Dome batteria a CO2 (fonte: Energy Dome)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Google-ED-Ireland-Project-Press-release-EnergyDome.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Google-ED-Ireland-Project-Press-release-EnergyDome-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Google-ED-Ireland-Project-Press-release-EnergyDome-1024x572.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Google-ED-Ireland-Project-Press-release-EnergyDome-768x429.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Google-ED-Ireland-Project-Press-release-EnergyDome-1536x858.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Google-ED-Ireland-Project-Press-release-EnergyDome-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Google-ED-Ireland-Project-Press-release-EnergyDome-600x335.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Google ed Energy Dome realizzeranno in Irlanda un impianto di accumulo a lunga durata basato sulla tecnologia della batteria a CO₂, pensato per immagazzinare energia rinnovabile senza l’uso di litio o altri materiali critici</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/batteria-co2-google-energia-rinnovabile-irlanda.html">Niente litio, solo CO₂: Google lancia in Irlanda il nuovo impianto di accumulo energia pulita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1073" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Google-ED-Ireland-Project-Press-release-EnergyDome.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Google-Energy Dome batteria a CO2 (fonte: Energy Dome)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Google-ED-Ireland-Project-Press-release-EnergyDome.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Google-ED-Ireland-Project-Press-release-EnergyDome-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Google-ED-Ireland-Project-Press-release-EnergyDome-1024x572.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Google-ED-Ireland-Project-Press-release-EnergyDome-768x429.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Google-ED-Ireland-Project-Press-release-EnergyDome-1536x858.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Google-ED-Ireland-Project-Press-release-EnergyDome-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Google-ED-Ireland-Project-Press-release-EnergyDome-600x335.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La sfida delle rinnovabili non riguarda più soltanto la capacità di produrre energia pulita, ma anche <strong>la possibilità di conservarla </strong>quando la generazione supera la domanda. È questo il punto su cui si concentra il nuovo progetto nato <a href="https://blog.google/intl/en-ie/company-news/google-and-energy-dome-launch-energy-storage-project/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dall’accordo tra <strong>Google</strong> ed <strong>Energy Dome</strong></a>, che porterà alla realizzazione in <strong>Irlanda</strong> di un impianto di accumulo a lunga durata basato sulla tecnologia <strong>della batteria a CO₂. </strong>La struttura sorgerà nella contea di <strong>Offaly</strong>, vicino alla località di <strong>Rhode</strong>, su un’area che ospitava una ex centrale elettrica alimentata a torba, e avrà una capacità di 2<strong>3 megawatt con uno stoccaggio complessivo di 200 MWh</strong>. L’entrata in funzione è prevista per il <strong>2028</strong> e il progetto <strong>rappresenta il primo accordo commerciale diretto</strong> tra le due aziende per portare questa tecnologia su scala industriale.</p>



<p>L’obiettivo è affrontare uno dei problemi più complessi delle reti elettriche moderne: la produzione rinnovabile <strong>non sempre coincide con il momento in cui serve energia</strong>. Gli impianti eolici e solari possono generare grandi quantità di elettricità nelle ore di maggiore disponibilità, ma senza sistemi di accumulo parte di questa produzione <strong>rischia di non essere utilizzata</strong>, creando congestioni sulla rete.</p>



<p>Il sistema sviluppato da Energy Dome punta proprio a colmare questa distanza: l’elettricità in eccesso viene immagazzinata e <strong>restituita alla rete nei momenti di maggiore richiesta</strong>, aumentando la flessibilità del sistema elettrico e riducendo la necessità di ricorrere a impianti tradizionali di supporto. Inoltre, <strong>la scelta dell’Irlanda non è casuale</strong>: il Paese sta aumentando rapidamente la quota di energia rinnovabile &#8211; soprattutto grazie all’eolico &#8211; ma <strong>deve gestire una rete sottoposta a nuove pressioni</strong> tra cui una maggiore produzione variabile, crescita dei consumi e domanda crescente legata anche ai data center.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Google and Energy Dome unveil a 200 MWh CO2 Battery project designed to strengthen Ireland&#39;s grid.<a href="https://t.co/naHA9JnWgh">https://t.co/naHA9JnWgh</a><a href="https://x.com/hashtag/CO2Battery?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#CO2Battery</a> <a href="https://x.com/hashtag/LongDurationStorage?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#LongDurationStorage</a> <a href="https://x.com/hashtag/IrelandEnergy?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#IrelandEnergy</a> <a href="https://t.co/gpHhjAcEmX">pic.twitter.com/gpHhjAcEmX</a></p>&mdash; Interesting Engineering (@IntEngineering) <a href="https://x.com/IntEngineering/status/2070167695144710656?ref_src=twsrc%5Etfw">June 25, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">&nbsp;Come funziona la batteria a CO₂ e perché guarda oltre il litio</h2>



<p>La tecnologia di Energy Dome utilizza <strong>un principio diverso rispetto alle batterie agli ioni di litio</strong> oggi più diffuse: non si basa sull’impiego di materiali critici come litio, nichel o cobalto, ma sfrutta <strong>un ciclo termodinamico chiuso</strong> in cui l’anidride carbonica viene compressa e successivamente espansa per produrre elettricità. Durante la fase di ricarica, l’energia disponibile dalla rete alimenta dei compressori che <strong>trasformano la CO₂ in forma liquida</strong>, immagazzinando anche il calore prodotto durante il processo. Quando invece la rete ha bisogno di energia, il sistema rilascia il gas che, espandendosi, aziona una turbina collegata a un generatore elettrico.</p>



<p><a href="https://it.insideover.com/economia/economia-circolare/convertire-le-emissioni-industriali-in-carburante-la-nuova-tecnologia-che-ripensa-il-ciclo-della-co%E2%82%82.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>La CO₂</strong></a><strong> non viene consumata ma continua a circolare all’interno dell’impiant</strong>o, creando un sistema progettato per funzionare per lunghi periodi. Secondo Energy Dome, questa configurazione <strong>permette di fornire energia programmabile per diverse ore</strong>, una caratteristica che la rende diversa dalle batterie tradizionali, spesso ottimizzate per cicli più brevi.</p>



<p>Il vantaggio strategico è legato soprattutto <strong>alla durata dello stoccaggio</strong>: le batterie al litio sono fondamentali per molte applicazioni, ma hanno limiti economici e industriali quando si parla di accumulare grandi quantità di energia per molte ore. La batteria a CO₂ punta invece a inserirsi in quella fascia intermedia tra le batterie elettrochimiche e sistemi più tradizionali come l’idroelettrico a pompaggio. Per l’Europa, questo tipo di tecnologia assume un significato ulteriore perché <strong>riduce la dipendenza da filiere industriali esterne </strong>legate ai minerali necessari alle batterie convenzionali. La possibilità di utilizzare componenti industriali già disponibili &#8211; come acciaio, serbatoi e sistemi di compressione &#8211; è uno degli elementi su cui punta Energy Dome per favorire una diffusione più ampia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Google e la corsa allo storage: il ruolo dei data center e dell’energia continua</h2>



<p>Google punta a raggiungere <strong>un approvvigionamento energetico completamente privo di emissioni su base oraria entro il</strong> <strong>2030</strong>, un obiettivo più complesso rispetto al semplice bilanciamento annuale dei consumi. Il problema è soprattutto la variabilità delle <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-sardegna-e-lassedio-delle-rinnovabili-la-lotta-tra-progresso-e-identita.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fonti rinnovabili</a>: un impianto solare produce energia durante il giorno, mentre il picco dei consumi può arrivare nelle ore successive. L’eolico, invece, dipende dalle condizioni meteorologiche e può generare grandi quantità di elettricità in momenti in cui la domanda è più bassa. Per questa ragione, <strong>lo stoccaggio a lunga durata sta diventando una componente centrale delle nuove reti elettriche</strong>.</p>



<p>Il progetto irlandese arriva dopo <strong>un’altra iniziativa simile annunciata negli Stati Uniti</strong>, in Arizona, sempre da 200 MWh. La combinazione dei due interventi indica un tentativo di portare la tecnologia fuori dalla fase dimostrativa e inserirla in contesti energetici reali. In Irlanda l’impianto sarà inoltre integrato con un contratto di capacità decennale assegnato da <strong>EirGrid</strong>, il gestore della rete elettrica nazionale.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dalle vecchie centrali alle nuove reti: la trasformazione dell’infrastruttura energetica</strong></h2>



<p><a href="https://carboncredits.com/google-backs-co%e2%82%82-battery-breakthrough-of-energy-dome-in-a-first-bilateral-energy-storage-project-in-ireland/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Uno degli aspetti più interessanti del progetto</a> riguarda anche <strong>il luogo scelto per la costruzione</strong>. L’impianto nascerà infatti su un sito industriale già utilizzato per la produzione energetica, trasformando un’ex centrale a torba in una struttura dedicata allo stoccaggio di energia pulita. Questo tipo di riconversione rappresenta una tendenza sempre più presente nei programmi di transizione energetica: <strong>utilizzare infrastrutture esistenti</strong>, collegamenti alla rete e aree industriali già disponibili per costruire nuovi sistemi energetici.</p>



<p>Se questa tecnologia riuscirà a mantenere le promesse industriali, le batterie a CO₂ potrebbero ritagliarsi uno spazio sempre più consistente nella nuova infrastruttura energetica globale, affiancando le soluzioni esistenti e contribuendo alla gestione di sistemi elettrici sempre più complessi.</p>
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		<title>Svezia, rivoluzione nucleare: dopo 40 anni, sceglie Rolls-Royce per installare tre reattori</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/svezia-rivoluzione-nucleare-dopo-40-anni-sceglie-rolls-royce-per-installare-tre-reattori.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 14:15:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Rolls-Royce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1240" height="1240" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/smrnuclearrector_rolls-royce.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mini-reattori Rolls-Royce (fonte: Rolls-Royce)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/smrnuclearrector_rolls-royce.jpg 1240w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/smrnuclearrector_rolls-royce-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/smrnuclearrector_rolls-royce-1024x1024.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/smrnuclearrector_rolls-royce-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/smrnuclearrector_rolls-royce-768x768.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/smrnuclearrector_rolls-royce-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/smrnuclearrector_rolls-royce-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 1240px) 100vw, 1240px" /></p>
<p>Videberg Kraft seleziona i mini-reattori Rolls-Royce SMR per il progetto da 1,5 GW, il primo nuovo impianto nucleare in Svezia dopo 40 anni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/svezia-rivoluzione-nucleare-dopo-40-anni-sceglie-rolls-royce-per-installare-tre-reattori.html">Svezia, rivoluzione nucleare: dopo 40 anni, sceglie Rolls-Royce per installare tre reattori</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1240" height="1240" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/smrnuclearrector_rolls-royce.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mini-reattori Rolls-Royce (fonte: Rolls-Royce)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/smrnuclearrector_rolls-royce.jpg 1240w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/smrnuclearrector_rolls-royce-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/smrnuclearrector_rolls-royce-1024x1024.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/smrnuclearrector_rolls-royce-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/smrnuclearrector_rolls-royce-768x768.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/smrnuclearrector_rolls-royce-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/smrnuclearrector_rolls-royce-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 1240px) 100vw, 1240px" /></p>
<p>La decisione della svedese <strong>Videberg Kraft </strong>di affidarsi a <strong>Rolls-Royce SMR</strong> per <a href="https://www.reuters.com/business/swedens-vattenfall-picks-rolls-royce-smr-nuclear-power-project-2026-06-15/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il progetto di installazione di <strong>tre reattori modulari</strong> di piccola taglia</a> rappresenta una vera e propria svolta strutturale per l&#8217;intera penisola scandinava. L&#8217;annuncio &#8211; formalizzato dall&#8217;utility di Stato <strong>Vattenfall AB</strong> insieme a <strong>Industrikraft i Sverige AB</strong>, che detengono congiuntamente la proprietà della società veicolo – rappresenta l&#8217;avvio del primo nuovo progetto per la generazione di energia atomica nel Paese da più di quattro decenni. L&#8217;infrastruttura &#8211; denominata ufficialmente <strong>Progetto Videberg</strong> &#8211; sorgerà sulla costa occidentale, nella penisola di <strong>Värö</strong>, in diretta prossimità del già esistente <strong>impianto nucleare di Ringhals</strong>, che costituisce attualmente uno dei pilastri fondamentali dell&#8217;approvvigionamento elettrico nazionale.</p>



<p>L&#8217;obiettivo industriale dell&#8217;operazione è chiaro: <strong>immettere circa 1,5 gigawatt (GW) di capacità energetica complessiva nella rete svedese</strong>, offrendo una risposta concreta al fabbisogno delle industrie pesanti e delle famiglie nelle regioni meridionali. Secondo la tabella di marcia condivisa dai partner, il primo dei tre reattori da 470 megawatt dovrebbe entrare in funzione indicativamente nel 2030, avviando un ciclo operativo standardizzato e garantito per almeno sessant&#8217;anni. Con questa mossa, <strong>la Svezia entra tra i primi Paesi europei ad aver selezionato la tecnologia del gruppo di Derby</strong>, dopo il percorso avviato nel <strong>Regno Unito</strong> nell’ambito del programma sostenuto da <em>Great British Energy &#8211; Nuclear </em>e l’accordo raggiunto nella <strong>Repubblica Ceca</strong> con il gruppo energetico statale ČEZ.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Swedish utility Vattenfall has selected Rolls-Royce SMR to supply small modular reactors for a new nuclear power project. The three reactors, at 470 MW each, would produce approximately 12 terawatt hours of electricity per year. This would equate around 6% of Sweden&#39;s annual… <a href="https://t.co/aZoasolIOV">pic.twitter.com/aZoasolIOV</a></p>&mdash; Uranium Digital (@uraniumdigital_) <a href="https://x.com/uraniumdigital_/status/2067963211849056406?ref_src=twsrc%5Etfw">June 19, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">La gara industriale e i motivi del successo di Rolls-Royce</h2>



<p>Questo traguardo commerciale è il risultato finale di un rigoroso processo di selezione tecnica durato tre anni. Durante questo periodo, il consiglio di amministrazione di Videberg Kraft ha vagliato ed esaminato <strong>oltre 70 diverse opzioni tecnologiche disponibili</strong> sul mercato globale, restringendo progressivamente il campo fino a un duello finale molto serrato. La competizione ha visto contrapposti <strong>il reattore ad acqua pressurizzata (PWR)</strong> proposto da <a href="https://it.insideover.com/energia/mini-reattori-nucleari-il-giappone-firma-un-accordo-con-rolls-royce.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rolls-Royce SMR</a> e <strong>il modello a ebollizione BWRX-300</strong> sviluppato dal consorzio nippo-americano <strong>GE Vernova Hitachi</strong>. Come spiegato da <strong>Anna Borg</strong> &#8211; amministratore delegato di Vattenfall e membro del board della società di progetto &#8211; la scelta è caduta sul costruttore britannico per ragioni di stabilità tecnologica e per un&#8217;impostazione contrattuale commercialmente molto solida.</p>



<p>Il modello PWR adotta infatti <strong>lo stesso principio ingegneristico già ampiamente utilizzato</strong> oggi nel sito di Ringhals, offrendo una familiarità operativa che riduce sensibilmente i rischi legati alla manutenzione e alla gestione quotidiana. Inoltre, la dirigente di Vattenfall <strong>Desirée Comstedt</strong> e il membro del consiglio di amministrazione di Videberg Kraft e Industrikraft <strong>Tom Erixon </strong>hanno rimarcato i vantaggi del concetto industrializzato di Rolls-Royce: gran parte delle componenti verrà fabbricata <strong>all&#8217;interno di stabilimenti dedicati</strong> per poi essere trasportata sul sito per l&#8217;assemblaggio finale. Questo approccio – secondo quanto sostenuto – riduce l’incertezza legata ai cantieri tradizionali e mitiga il rischio di ritardi strutturali, poggiando su una rete di fornitori e subappaltatori prevalentemente situata in Europa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La spinta politica di Stoccolma e il mercato dei sussidi statali</h2>



<p>L&#8217;accelerazione impressa al Progetto Videberg non è un caso isolato, ma riflette un radicale cambio di rotta della politica energetica svedese: la svolta si ha <strong>nel 2022</strong> con l&#8217;insediamento del governo di centro-destra, che ha rimosso alcuni dei precedenti vincoli normativi e rilanciato il ruolo dell&#8217;atomo nel mix energetico nazionale. Successivamente, Stoccolma ha pubblicato <strong>una roadmap nazionale molto ambiziosa</strong>, la quale prevede la costruzione di nuovi reattori nei prossimi decenni, così da coprire l&#8217;impennata dei consumi legata alla transizione elettrica.</p>



<p>A dare una scossa agli investimenti industriali è stata <strong>anche l&#8217;introduzione di strumenti pubblici di sostegno</strong>, tra cui garanzie e meccanismi finanziari destinati a favorire lo sviluppo del nuovo nucleare. Videberg Kraft si è mossa d&#8217;anticipo rispetto ai concorrenti, presentando la prima richiesta formale di aiuti pubblici. Tuttavia, l&#8217;intero comparto scandinavo mostra segni di forte vivacità: lo sviluppatore svedese <strong>Blykalla</strong> ha recentemente richiesto finanziamenti governativi per un piano da sei reattori nel sito di Norrsundet, mentre <strong>Studsvik</strong> ha presentato piani dettagliati per l&#8217;installazione di <strong>ulteriori 1.400 megawatt di capacità nucleare nel sud del Paese</strong>, delineando una vera e propria corsa nazionale all&#8217;atomo di nuova generazione.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova mappa dell&#8217;energia e la sovranità industriale europea</h2>



<p><a href="https://www.rolls-royce.com/media/press-releases/2026/15-06-2026-rr-smr-selected-to-deliver-swedens-first-new-nuclear-power-for-over-40-years.aspx" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il successo svedese</a> permette a Rolls-Royce di rafforzare la propria posizione <strong>tra i principali sviluppatori occidentali <a href="https://it.insideover.com/energia/cambio-di-passo-in-occidente-sul-nucleare-dai-primi-smr-in-canada-al-combustibile-che-raddoppia-lenergia-negli-usa.html">di tecnologia </a><a href="https://it.insideover.com/energia/cambio-di-passo-in-occidente-sul-nucleare-dai-primi-smr-in-canada-al-combustibile-che-raddoppia-lenergia-negli-usa.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">S</a><a href="https://it.insideover.com/energia/cambio-di-passo-in-occidente-sul-nucleare-dai-primi-smr-in-canada-al-combustibile-che-raddoppia-lenergia-negli-usa.html">MR</a></strong>, una trasformazione strategica rivendicata con forza dall&#8217;amministratore delegato del gruppo <strong>Tufan Erginbilgic</strong>. Più in generale, la vicenda fa emergere un profondo mutamento nell&#8217;approccio delle nazioni occidentali verso la transizione ecologica. Di fronte alla marcata volatilità dei mercati delle materie prime, la sicurezza degli approvvigionamenti ha progressivamente assunto un ruolo centrale, imponendo una visione decisamente più pragmatica.</p>



<p>I piccoli reattori modulari si stanno ormai rivelando una delle opzioni maggiormente considerate dagli Stati intenzionati a proteggere la competitività delle proprie filiere manifatturiere senza dover affrontare i costi finanziari e i lunghi tempi di realizzazione delle centrali nucleari tradizionali. In questo scenario, la Svezia rappresenta uno degli esempi più evidenti <strong>della nuova fase del nucleare europeo</strong>, in cui gli SMR vengono valutati come strumenti determinanti per rafforzare la sicurezza energetica e sostenere la competitività industriale.</p>
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		<title>Verso l’Euro digitale: arriva il primo via libera dal Parlamento europeo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/verso-leuro-digitale-arriva-il-primo-via-libera-dal-parlamento-europeo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 04:37:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Euro digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1168" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-cortocircuito-della-Commissione-sulla-garanzia-della-Bce-per-gli-asset-russi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-cortocircuito-della-Commissione-sulla-garanzia-della-Bce-per-gli-asset-russi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-cortocircuito-della-Commissione-sulla-garanzia-della-Bce-per-gli-asset-russi-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-cortocircuito-della-Commissione-sulla-garanzia-della-Bce-per-gli-asset-russi-1024x623.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-cortocircuito-della-Commissione-sulla-garanzia-della-Bce-per-gli-asset-russi-768x467.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-cortocircuito-della-Commissione-sulla-garanzia-della-Bce-per-gli-asset-russi-1536x934.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-cortocircuito-della-Commissione-sulla-garanzia-della-Bce-per-gli-asset-russi-600x365.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Parlamento europeo accelera sull’euro digitale: Bruxelles punta a costruire una nuova infrastruttura dei pagamenti per ridurre la dipendenza dai circuiti internazionali. Il progetto apre il confronto su privacy, banche e sovranità finanziaria.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1168" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-cortocircuito-della-Commissione-sulla-garanzia-della-Bce-per-gli-asset-russi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-cortocircuito-della-Commissione-sulla-garanzia-della-Bce-per-gli-asset-russi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-cortocircuito-della-Commissione-sulla-garanzia-della-Bce-per-gli-asset-russi-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-cortocircuito-della-Commissione-sulla-garanzia-della-Bce-per-gli-asset-russi-1024x623.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-cortocircuito-della-Commissione-sulla-garanzia-della-Bce-per-gli-asset-russi-768x467.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-cortocircuito-della-Commissione-sulla-garanzia-della-Bce-per-gli-asset-russi-1536x934.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-cortocircuito-della-Commissione-sulla-garanzia-della-Bce-per-gli-asset-russi-600x365.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La partita sull’euro digitale entra in una fase decisiva: <strong>la Commissione per i Problemi economici e monetari (ECON) </strong>del Parlamento europeo <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20260622IPR45912/digital-euro-meps-want-to-ensure-sovereignty-privacy-and-financial-stability" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha approvato la propria posizione sul regolamento</a> che dovrebbe introdurre una nuova forma elettronica della moneta unica emessa dalla <strong>Banca centrale europea</strong>, un passaggio che apre la strada ai negoziati con il Consiglio dell’Unione europea e la Commissione per definire il testo finale. Il progetto, sebbene sia ancora lontano dall’entrata in vigore definitiva, nasce con un obiettivo preciso: creare un sistema di pagamento pubblico europeo <strong>capace di affiancare il contante e gli strumenti privati già esistenti</strong>, offrendo ai cittadini una possibilità alternativa per effettuare transazioni digitali <strong>senza dipendere esclusivamente dalle infrastrutture di pagamento internazionali</strong>.</p>



<p>La proposta approvata dall’Eurocamera prevede che l’Euro digitale possa essere utilizzato sia online che offline. Nel primo caso i pagamenti funzionerebbero attraverso <strong>un sistema basato su account</strong>, mentre nella modalità offline il trasferimento di denaro avverrebbe <strong>direttamente tramite dispositivi locali</strong>, con un meccanismo simile all’utilizzo del denaro contante. Una differenza importante riguarda proprio <strong>la gestione del rischio</strong>: in caso di perdita del dispositivo contenente fondi offline, il denaro potrebbe non essere recuperabile.</p>



<p>Il tema riflette inevitabilmente l’intricato tema della <strong>sovranità finanziaria europea</strong>: secondo i dati della Banca centrale, i circuiti statunitensi <strong>Visa</strong> e <strong>Mastercard</strong> rappresentano una quota rilevante dei pagamenti con carta nell’area euro, soprattutto nelle transazioni oltre confine. Per questo l’Euro digitale viene considerato dalle istituzioni <strong>uno strumento per rafforzare l’autonomia del sistema dei pagamenti</strong>, senza però eliminare il ruolo delle banche private e delle soluzioni già presenti sul mercato.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">🇪🇺 Euro digitale<a href="https://x.com/EP_Economics?ref_src=twsrc%5Etfw">@EP_Economics</a> propone un euro digitale che rafforzi l’autonomia europea nei pagamenti, tuteli la privacy dei cittadini e preservi la stabilità finanziaria. <br><br>Info: <a href="https://t.co/audGQlClzB">https://t.co/audGQlClzB</a></p>&mdash; Parlamento europeo (@Europarl_IT) <a href="https://x.com/Europarl_IT/status/2069739303584838012?ref_src=twsrc%5Etfw">June 24, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Privacy, limiti di utilizzo e il tema della fiducia </h2>



<p>Uno degli aspetti più delicati del progetto riguarda <strong>la gestione dei dati personali</strong>: il Parlamento europeo ha indicato la privacy come uno dei principi centrali dell’infrastruttura, prevedendo un modello definito <strong><em>“privacy by design” </em></strong>e <strong><em>“privacy by default”</em></strong>, cioè con tutele integrate fin dalla progettazione del sistema. Tra gli strumenti tecnici citati ci sono anche le cosiddette “<strong>prove a conoscenza zero”</strong>, tecnologie crittografiche che consentono di verificare alcune informazioni senza rendere disponibili tutti i dati dell’utente.</p>



<p>Secondo la posizione adottata dalla commissione ECON, <strong>la BCE non avrebbe accesso diretto ai dati identificativi delle persone che utilizzano </strong><a href="https://it.insideover.com/economia/cosa-puo-cambiare-con-leuro-digitale.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>l’Euro digitale</strong></a>, mentre le informazioni sarebbero trattate solo nella misura necessaria al funzionamento del servizio. La distribuzione della nuova moneta digitale non sarebbe dunque affidata direttamente alla banca centrale. Il modello previsto coinvolgerebbe banche, istituti di moneta elettronica, uffici postali e fornitori di servizi di pagamento regolamentati, che potrebbero offrire il servizio ai cittadini in tutta l’Unione europea.</p>



<p>Per favorire l’adozione, <strong>i servizi essenziali dovrebbero essere gratuiti</strong>: apertura del conto, gestione dei fondi e disponibilità almeno di uno strumento di pagamento. I fornitori potrebbero applicare costi per servizi aggiuntivi, mentre sarebbero previsti limiti sulle commissioni applicate ai commercianti e ai soggetti che partecipano alle transazioni. Resta però centrale <strong>il tema della fiducia pubblica</strong>: proprio per questo il Parlamento ha previsto <strong>campagne di informazione coordinate </strong>e una fase di introduzione graduale &#8211; con almeno 24 mesi di preparazione dopo l’autorizzazione definitiva &#8211; così da permettere a banche, imprese e cittadini di adeguarsi al nuovo sistema.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il controllo sulla stabilità finanziaria e il confronto globale sulle valute digitali</h2>



<p>Un altro elemento fondamentale riguarda <strong>il rapporto tra euro digitale e stabilità del sistema bancario</strong>: la proposta prevede <strong>un limite massimo </strong>alla quantità di euro digitali che ogni individuo potrà detenere, con l’obiettivo di evitare spostamenti eccessivi di liquidità dai conti bancari tradizionali verso la moneta digitale della BCE. Il tetto non è stato ancora definito nei dettagli e dovrebbe essere stabilito dalla Commissione sulla base delle indicazioni della Banca centrale europea, con revisioni periodiche. Le imprese, invece, non potrebbero detenere euro digitali in modo stabile, ma solo utilizzarli per ricevere pagamenti e trasferirli entro un periodo limitato.</p>



<p><a href="https://it.insideover.com/economia/perche-leuro-digitale-non-va-confuso-con-le-criptovalute.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La nuova moneta europea</a> si inserisce in una competizione internazionale sempre più accesa sulle valute digitali pubbliche: <strong>la Cina</strong> ha già introdotto lo <strong>yuan digitale</strong>, mentre altri Paesi stanno lavorando a soluzioni simili. Negli <strong>Stati Uniti</strong> l’approccio seguito è differente: il governo ha rallentato sul progetto di una valuta digitale della Federal Reserve, puntando maggiormente sulle <strong>stablecoin</strong> private denominate in dollari. L’Ue, con l’euro digitale, punta invece a mantenere un ruolo pubblico all’interno dell’evoluzione tecnologica della moneta. In questa direzione, il progetto non riguarda solo la tecnologia dei pagamenti, ma anche <strong>il modo in cui il denaro della banca centrale potrà essere utilizzato</strong> in un’economia sempre più digitale.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Verso il voto finale: il percorso dell’euro digitale non è ancora concluso</h2>



<p>L’ok della commissione ECON apre quindi una nuova fase, ma il percorso verso l’introduzione della moneta digitale europea non è ancora terminato: dopo il voto della plenaria del Parlamento europeo, seguirà <strong>il</strong> <strong>confronto tra istituzioni europee e Stati membri </strong>per definire il testo definitivo del regolamento. Nel frattempo, la BCE e le banche centrali nazionali &#8211; tra cui la <strong>Banca d’Italia</strong> &#8211; proseguono il lavoro tecnico sull’infrastruttura e sui test necessari a valutarne il funzionamento. Se l’iter legislativo procederà secondo le tempistiche previste, l’euro digitale potrebbe entrare nella fase operativa entro la fine del decennio, aprendo di fatto un nuovo capitolo nella trasformazione del sistema dei pagamenti europeo.</p>
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		<title>Finlandia, è pronto il primo deposito nucleare permanente: scorie sepolte nella roccia per 100 mila anni</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/finlandia-e-pronto-il-primo-deposito-nucleare-permanente-scorie-sepolte-nella-roccia-per-100-mila-anni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 09:24:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1096" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2882.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Deposito scorie nucleari (freepik)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2882.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2882-300x171.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2882-1024x585.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2882-768x438.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2882-1536x877.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2882-600x343.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Finlandia è pronta ad avviare Onkalo, il primo deposito geologico permanente al mondo per le scorie nucleari ad alta attività. Realizzato a 430 metri di profondità, il sito punta a isolare il combustibile esaurito per decine di migliaia di anni: una soluzione che potrebbe diventare un modello internazionale per la gestione dei rifiuti nucleari.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1096" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2882.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Deposito scorie nucleari (freepik)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2882.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2882-300x171.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2882-1024x585.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2882-768x438.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2882-1536x877.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2882-600x343.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A <strong>Eurajoki</strong>, nel Sud-Ovest della Finlandia, <a href="https://www.france24.com/en/live-news/20260601-in-finland-radioactive-spent-nuclear-fuel-soon-to-be-buried-underground" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>il progetto Onkalo</strong></a> è arrivato alla soglia che separa la fase sperimentale dall’avvio operativo vero e proprio. <strong>L’Autorità finlandese per la sicurezza nucleare (STUK) </strong>è attesa a breve con la valutazione finale che potrebbe autorizzare il primo deposito geologico profondo al mondo destinato allo <strong>smaltimento definitivo del combustibile nucleare esaurito</strong>. Non si tratta di un passaggio esclusivamente normativo, in quanto da questa decisione dipende l’ingresso in funzione di un’infrastruttura pensata per gestire il materiale più problematico dell’intero ciclo nucleare, quello che resta attivo su scale temporali incompatibili con qualsiasi ciclo industriale o politico.</p>



<p>Il sito è stato realizzato accanto alla centrale di <strong>Olkiluoto</strong> e si sviluppa fino a circa <strong>430 metri di profondità</strong> all’interno di una formazione rocciosa antichissima, stimata in quasi due miliardi di anni. La scelta del contesto geologico è il punto di partenza dell’intero progetto: <strong>una massa rocciosa stabile, poco permeabile</strong>, considerata adatta a garantire isolamento fisico nel lunghissimo periodo. La costruzione è affidata alla società <strong>Posiva</strong> e ha richiesto oltre vent’anni di lavori, con un investimento complessivo vicino <strong>al miliardo di euro.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Finland To Open World’s First Permanent Nuclear Waste Site｜TaiwanPlus News" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/lS__6NP6LaQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_lS__6NP6LaQ");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Una logica ingegneristica costruita sul tempo lungo</h2>



<p><a href="https://www.sciencealert.com/the-worlds-first-nuclear-waste-tomb-is-nearly-ready-to-open" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il funzionamento del deposito</a> segue una sequenza operativa rigidamente controllata: il combustibile esaurito, dopo il raffreddamento iniziale nelle piscine delle centrali, viene trasferito in <strong>un impianto di incapsulamento</strong> dove è inserito in contenitori di rame progettati per resistere alla corrosione. Da lì inizia la fase sotterranea: i contenitori vengono calati nei tunnel del deposito e collocati in cavità perforate nella roccia, quindi circondati da bentonite, <strong>un’argilla</strong> che ha la funzione di sigillare lo spazio e rallentare qualsiasi possibile movimento dell’acqua.</p>



<p>Una volta completata la deposizione, le gallerie vengono chiuse con tappi in cemento armato e il sistema viene progressivamente disattivato. <strong>Il principio è quello delle barriere multiple</strong>: una combinazione di contenimento ingegnerizzato e isolamento geologico che dovrebbe lavorare in parallelo per <strong>ridurre al minimo la possibilità di <a href="https://it.insideover.com/economia/economia-circolare/cosi-la-finlandia-trasforma-i-rifiuti-delle-centrali-nucleari-in-energia-pulita.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dispersione radioattiva</a></strong><a href="https://it.insideover.com/economia/economia-circolare/cosi-la-finlandia-trasforma-i-rifiuti-delle-centrali-nucleari-in-energia-pulita.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">.</a></p>



<p>Il punto critico non è tanto la singola tecnologia quanto la somma delle sue componenti nel tempo: <strong>il progetto si muove su una scala di 100.000 anni</strong>, un orizzonte che esce completamente dalla logica delle infrastrutture moderne e che rende il deposito un caso raro anche nella pianificazione energetica globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il tema della sicurezza su scale temporali estreme</h2>



<p><strong>La valutazione di STUK</strong> si concentra su un insieme di scenari che vanno ben oltre le condizioni operative attuali. Le analisi includono la corrosione dei contenitori in rame, possibili movimenti geologici, variazioni del livello delle acque sotterranee e gli effetti di cicli glaciali futuri. Si tratta di simulazioni che devono tenere insieme variabili fisiche note e incertezze inevitabili legate a tempi così estesi.</p>



<p>Nel quadro tecnico elaborato negli anni, <strong>il comportamento della bentonite e la stabilità della roccia </strong>sono considerati elementi essenziali per mantenere l’integrità del sistema e anche in presenza di fenomeni esterni, la combinazione tra barriera naturale e barriere artificiali dovrebbe limitare la migrazione delle particelle radioattive. Le valutazioni finlandesi hanno finora ritenuto il progetto <strong>compatibile con gli standard nazionali di sicurezza</strong>, pur riconoscendo che la questione del rischio su scale plurimillenarie resta per definizione non riducibile a zero.</p>



<p>Posiva ha già completato gran parte dei test operativi, utilizzando anche combustibile simulato per verificare l’intero ciclo di movimentazione e deposito. L’obiettivo operativo indicato è <strong>l’avvio tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027</strong>, subordinato all’ok definitivo dell’autorità di controllo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Un modello osservato a livello internazionale</h2>



<p>Il caso finlandese ha una portata che va oltre la dimensione nazionale: la gestione delle scorie nucleari è <strong>uno dei nodi irrisolti dei programmi atomici civili</strong> e tutti i principali Paesi dotati di reattori stanno lavorando da anni a soluzioni di deposito geologico profondo senza però arrivare a una piena operatività. <strong>Francia, Svezia, Canada e Stati Uniti</strong> hanno sviluppato programmi avanzati, ma nessuno ha ancora attivato un impianto commerciale di questo tipo.</p>



<p><a href="https://it.insideover.com/economia/economia-circolare/cosi-la-finlandia-trasforma-i-rifiuti-delle-centrali-nucleari-in-energia-pulita.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">In Finlandia</a> il progetto ha trovato una stabilità politica relativamente rara in questo settore, anche grazie a un sistema regolatorio centralizzato e a un rapporto consolidato tra istituzioni e autorità di sicurezza. Altrove, la localizzazione dei depositi ha spesso generato conflitti politici e opposizioni territoriali, rallentando o bloccando i progetti.</p>



<p>Onkalo si inserisce quindi in un punto di intersezione tra ingegneria, politica energetica e gestione del rischio intergenerazionale. Non è solo un’infrastruttura per il combustibile esaurito finlandese, ma <strong>un modello osservato da governi e industrie</strong> per verificare se sia possibile trasformare un problema rimasto aperto fin dall’inizio dell’era nucleare in una soluzione strutturale, affidata non alla gestione continua ma alla stabilizzazione nel lungo periodo.</p>
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		<title>Addio elettricità, per produrre idrogeno verde ora bastano acqua e sole</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/addio-elettricita-per-produrre-idrogeno-verde-ora-bastano-acqua-e-sole.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 04:57:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[idrogeno verde]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/greenhydrogen.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Idrogeno verde (adobe stock)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/greenhydrogen.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/greenhydrogen-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/greenhydrogen-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/greenhydrogen-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/greenhydrogen-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/greenhydrogen-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/greenhydrogen-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Produrre idrogeno verde senza passare dalla rete elettrica potrebbe sembrare un obiettivo lontano, ma una startup nata dal Karlsruhe Institute of Technology sta cercando di trasformarlo in realtà. Grazie a un fotoreattore che sfrutta direttamente sole e acqua, il progetto punta a ridurre costi e complessità di una delle tecnologie considerate più strategiche per la transizione energetica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/addio-elettricita-per-produrre-idrogeno-verde-ora-bastano-acqua-e-sole.html">Addio elettricità, per produrre idrogeno verde ora bastano acqua e sole</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/greenhydrogen.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Idrogeno verde (adobe stock)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/greenhydrogen.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/greenhydrogen-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/greenhydrogen-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/greenhydrogen-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/greenhydrogen-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/greenhydrogen-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/greenhydrogen-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel pieno della corsa alla decarbonizzazione, <strong>l’idrogeno verde</strong> continua a occupare una posizione centrale nel dibattito energetico internazionale, soprattutto perché viene considerato uno dei pochi combustibili potenzialmente in grado di accompagnare la transizione di settori difficili da elettrificare come industria pesante, logistica e trasporti ad alta intensità energetica. Il nodo, però, resta legato alla <strong>produzione</strong>: ottenere idrogeno realmente sostenibile richiede oggi infrastrutture complesse, grandi quantità di elettricità e costi che limitano ancora una diffusione ampia del settore. È dentro questa cornice che <strong>Photreon</strong> &#8211; startup nata come spin-off del <strong>Karlsruhe Institute of Technology</strong> &#8211; ha presentato durante la fiera industriale di Hannover <a href="https://en.clickpetroleoegas.com.br/new-panels-promise-to-produce-hydrogen-using-only-water-and-sunlight-without-electricity-without-a-power-grid-and-without-electrolyzers-in-a-flpc96/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un sistema che prova a cambiare l’impostazione tradizionale della filiera.</a></p>



<p>L’azienda ha mostrato un prototipo di <strong>pannello fotoreattore</strong> capace di produrre idrogeno utilizzando <strong>esclusivamente acqua e luce solare</strong>, eliminando il passaggio intermedio rappresentato dalla produzione elettrica e dagli elettrolizzatori. Il principio sfruttato è quello della <strong>fotocatalisi</strong>, cioè la conversione diretta dell’energia solare in energia chimica. Si tratta di un approccio che tenta di <strong>alleggerire la complessità tecnica dell’idrogeno verde</strong> e che, almeno sul piano teorico, potrebbe ridurre parte delle dipendenze infrastrutturali che oggi rallentano questo comparto.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">New panels produce hydrogen fuel using only water, sunlight and no electricity<br>This grid-independent system eliminates the need for traditional electrolyzers in green hydrogen production.<a href="https://t.co/GW5GnhYuhE">https://t.co/GW5GnhYuhE</a></p>&mdash; Meredith Stanton (@CloudsCreek) <a href="https://x.com/CloudsCreek/status/2050764786837880972?ref_src=twsrc%5Etfw">May 3, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come funziona il pannello che produce combustibile dal sole</strong></h2>



<p>Il cuore della tecnologia sviluppata da Photreon è <strong>un fotoreattore</strong> progettato per integrare nello stesso sistema sia la raccolta della radiazione solare che la reazione chimica necessaria alla produzione del combustibile. Il modulo presentato in Germania ha dimensioni relativamente contenute &#8211; circa un metro quadrato &#8211; ma l’obiettivo del progetto non è tanto quello di mostrare elevate quantità immediate di idrogeno prodotto quanto <strong>dimostrare la sostenibilità industriale del principio tecnologico.</strong></p>



<p>A differenza dei pannelli fotovoltaici tradizionali che convertono la luce in elettricità, questi dispositivi <strong>puntano direttamente alla generazione di carburante</strong>. All’interno del reattore, infatti, materiali sensibili alla luce assorbono energia solare e attivano gli elettroni necessari alla scissione delle molecole d’acqua. Da questo processo vengono liberati <strong>ossigeno e </strong><a href="https://it.insideover.com/ambiente/lidrogeno-naturale-e-la-corsa-globale-al-nuovo-oro.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>idrogeno</strong></a>, che può poi essere raccolto e destinato a utilizzi industriali. Uno degli aspetti più delicati <strong>riguarda la configurazione interna del sistema</strong>, tanto che il Karlsruhe Institute of Technology ha registrato un brevetto specifico sulla geometria del reattore.</p>



<p>L’intera struttura è stata progettata per mantenere in equilibrio <strong>tre fattori essenziali</strong>: ingresso della luce, efficienza della reazione chimica e rimozione del gas prodotto. Se uno solo di questi elementi perde rendimento, il sistema rischia di diventare economicamente poco competitivo. Per questa ragione, il progetto lavora soprattutto sull’integrazione <strong>tra chimica dei materiali e progettazione industriale</strong>, cercando di rendere più lineare un processo che normalmente richiede impianti molto più articolati e ad alta intensità energetica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Produzione locale e nuovi scenari industriali</h2>



<p>Uno degli elementi più interessanti del modello proposto da Photreon riguarda la possibilità di <strong>decentralizzare la produzione di idrogeno verde</strong>. Oggi questo combustibile viene generalmente associato a grandi impianti collegati a reti energetiche stabili e a investimenti difficili da sostenere per realtà industriali di dimensioni medie. <a href="https://www.sciencedaily.com/releases/2026/05/260517211437.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La tecnologia sviluppata dalla startup tedesca</a> prova invece a spostare il baricentro verso <strong>una produzione più distribuita e localizzata</strong>: i pannelli vengono realizzati utilizzando materiali relativamente comuni e processi standardizzati, caratteristica che potrebbe facilitare un’eventuale industrializzazione del sistema.</p>



<p>Allo stesso tempo <strong>la struttura modulare consente installazioni molto diverse tra loro</strong>, dai tetti di impianti produttivi fino a grandi campi solari destinati <a href="https://it.insideover.com/economia-circolare/una-nuova-tecnica-sul-nichel-potrebbe-rendere-lidrogeno-verde-piu-economico-e-affidabile.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">alla produzione di idrogeno</a> in aree caratterizzate da elevata esposizione solare. Secondo il team coinvolto nel progetto, il sistema potrebbe risultare particolarmente utile per comparti come chimica specializzata, metallurgia e industria alimentare, cioè settori che nei prossimi anni saranno chiamati a ridurre le emissioni e diversificare le proprie fonti energetiche.</p>



<p>La possibilità di produrre combustibile direttamente vicino al luogo di utilizzo ridurrebbe inoltre costi logistici, trasporto e dipendenza dalle reti centralizzate. In territori isolati o ancora privi di infrastrutture dedicate all’idrogeno, un approccio di questo tipo <strong>potrebbe rendere economicamente accessibili</strong> scenari che fino a pochi anni fa apparivano difficili da sostenere.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Tra promesse tecnologiche e sfida della scalabilità</h2>



<p>Come accade per molte tecnologie emergenti nel settore energetico, anche il sistema sviluppato da Photreon si trova ancora in una fase iniziale e dovrà dimostrare la propria efficacia ben oltre i laboratori e le presentazioni fieristiche. La vera sfida non riguarda soltanto la produzione di idrogeno, ma la capacità di mantenerla <strong>competitiva, stabile e scalabile nel tempo</strong>. Ridurre i passaggi intermedi e la dipendenza dalla rete elettrica rappresenta certamente un vantaggio teorico, ma resta da capire quanto il sistema riuscirà a garantire prestazioni elevate in condizioni operative differenti e su larga scala.</p>



<p>Contestualmente, il progetto riflette <strong>la trasformazione che sta attraversando il settore energetico globale</strong>, cioè l’idea che produzione di energia e combustibili possano diventare progressivamente più distribuite, vicine ai luoghi di consumo e meno concentrate in grandi infrastrutture centralizzate. In quest&#8217;ottica, il pannello sviluppato dalla startup tedesca non rappresenta soltanto un nuovo dispositivo tecnologico, ma anche <strong>un tentativo di ridefinire il modo stesso in cui viene immaginata la filiera dell’idrogeno verde</strong>, sempre più strategica nella competizione energetica globale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/addio-elettricita-per-produrre-idrogeno-verde-ora-bastano-acqua-e-sole.html">Addio elettricità, per produrre idrogeno verde ora bastano acqua e sole</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Perché l&#8217;industria del vetro è un settore a 360 gradi</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/glass-economy/perche-lindustria-del-vetro-e-un-settore-a-360-gradi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 14:28:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Glass Economy]]></category>
		<category><![CDATA[vetro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1730" height="1088" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/glass-industry-shutterstock1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Industria del vetro (shutterstock)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/glass-industry-shutterstock1.jpg 1730w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/glass-industry-shutterstock1-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/glass-industry-shutterstock1-1024x644.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/glass-industry-shutterstock1-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/glass-industry-shutterstock1-1536x966.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/glass-industry-shutterstock1-600x377.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1730px) 100vw, 1730px" /></p>
<p>L’industria del vetro non è un settore isolato, ma una filiera complessa che collega materie prime, produzione e mercati finali. Un sistema interconnesso che sostiene diversi comparti industriali e contribuisce alla creazione di valore lungo tutta la catena produttiva.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/glass-economy/perche-lindustria-del-vetro-e-un-settore-a-360-gradi.html">Perché l&#8217;industria del vetro è un settore a 360 gradi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1730" height="1088" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/glass-industry-shutterstock1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Industria del vetro (shutterstock)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/glass-industry-shutterstock1.jpg 1730w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/glass-industry-shutterstock1-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/glass-industry-shutterstock1-1024x644.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/glass-industry-shutterstock1-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/glass-industry-shutterstock1-1536x966.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/glass-industry-shutterstock1-600x377.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1730px) 100vw, 1730px" /></p>
<p><strong>L’industria del vetro</strong> in Europa non può essere letta solo come un semplice settore manifatturiero ad alta intensità energetica: la sua struttura reale, contrariamente, è quella <strong>di un sistema industriale complesso</strong>, dove produzione, approvvigionamento e utilizzo finale sono strettamente interconnessi lungo una catena del valore estesa. <a href="https://feve.org/glass-industry/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Secondo la Federazione Europea dell&#8217;Industria del Vetro (FEVE)</a>, il comparto conta oltre <strong>160 stabilimenti produttivi distribuiti in più Paesi</strong> e rappresenta un’infrastruttura industriale strategica per l’economia europea, con circa 125.000 occupati diretti e una forte integrazione con settori sia valle che a monte della produzione.</p>



<p>Questa configurazione evidenzia un punto centrale: <strong>il vetro non esiste come prodotto isolato</strong>, ma come nodo di una rete economica articolata ed eterogenea che collega estrazione, industria pesante, trasformazione e consumo finale. <strong>La sua funzione industriale si estende quindi ben oltre la fabbrica</strong>, assumendo il ruolo di piattaforma materiale per altri comparti produttivi.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="From Glass Sheets to Advanced Products: A journey through our value chain" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/2Gc1qz4V9Ts?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_2Gc1qz4V9Ts");</script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La filiera di approvvigionamento: materie prime e infrastruttura industriale</h2>



<p>Il sistema del vetro si fonda su <strong>una filiera upstream altamente strutturata</strong>, composta principalmente da <strong>sabbia silicea, soda e calcare</strong>, materiali estratti e lavorati attraverso catene di fornitura specializzate. Questa fase iniziale è determinante non solo per la qualità del prodotto finale, ma anche per la stabilità dell’intero sistema produttivo. <strong>La logica di approvvigionamento</strong> è fortemente industrializzata e dipende da una rete di fornitori che operano soprattutto in prossimità geografica degli impianti produttivi, riducendo così la complessità logistica e garantendo continuità.</p>



<p>In questo senso, il vetro si distingue da altri materiali industriali per <strong>una maggiore integrazione tra estrazione e trasformazione</strong>, con una catena del valore relativamente compatta ma altamente specializzata. A monte della produzione si colloca quindi una vera e propria infrastruttura industriale invisibile: <a href="https://it.insideover.com/economia/il-ritorno-delle-miniere-litalia-scava-alla-ricerca-di-asset-strategici.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">miniere</a>, fornitori chimici, energia e trasporto costituiscono <strong>un sistema interdipendente</strong> che ne alimenta costantemente la produzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La produzione come snodo centrale tra industria e settori applicativi</h2>



<p><strong>La fase produttiva</strong> rappresenta il cuore del sistema, ma non ne esaurisce la funzione: <a href="https://it.insideover.com/economia-circolare/rifiuti-nucleari-trasformati-in-vetro-finanziamenti-record-per-il-sito-di-hanford.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il vetro</a> viene trasformato in contenitori, lastre e componenti attraverso processi industriali continui che richiedono elevata specializzazione tecnologica e organizzativa. Tuttavia, ciò che rende il settore strategico è la sua capacità di interfacciarsi con una pluralità di industrie a valle.</p>



<p>Questa sua particolare <strong>versatilità industriale</strong> lo rende <strong>un materiale “trasversale”</strong> per definizione: non appartiene a un singolo comparto, ma si adatta a logiche produttive differenti, dal packaging alimentare alle applicazioni tecniche ad alta precisione. È proprio questa flessibilità che ne rafforza la funzione sistemica.</p>



<p><strong>Il vetro alimenta infatti filiere completamente diverse tra loro</strong>: food &amp; beverage, cosmetica, farmaceutica, edilizia e automotive. <a href="https://single-market-economy.ec.europa.eu/index_en?prefLang=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Secondo la Commissione Europea</a>, questo comparto è strettamente interconnesso con settori chiave dell’economia industriale &#8211; come costruzioni e trasporti &#8211; che dipendono direttamente dai suoi prodotti per packaging e applicazioni tecniche. Questa interdipendenza rende il vetro un materiale infrastrutturale: non è solo un output industriale, ma <strong>un input strategico per altre catene del valore</strong>. In altre parole, il settore non produce soltanto beni, ma abilita sistemi produttivi esterni.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Gli sbocchi del sistema: mercati finali e valore economico trasversale</h2>



<p>La parte finale della filiera non coincide con la chiusura del ciclo produttivo, ma con l’ingresso del vetro in <strong>una molteplicità di mercati finali altamente diversificati</strong>: i prodotti sono utilizzati per contenere e valorizzare beni ad alto valore aggiunto &#8211; in particolare nei settori alimentare e delle bevande &#8211; dove l’Europa rappresenta uno dei principali poli globali di esportazione. Questa centralità nei mercati finali non è solo quantitativa ma anche <strong>qualitativa</strong>: il materiale incide sulla percezione del prodotto, sulla sua conservazione e sulla sua posizionamento commerciale, diventando parte integrante della catena del valore del bene confezionato.</p>



<p>Secondo FEVE, il valore economico generato dalla filiera estesa dei prodotti confezionati in vetro <strong>supera i 100 miliardi di euro</strong>, con un impatto diretto sull’export europeo e sulla competitività delle industrie collegate. Questo dato evidenzia un punto fondamentale: quello del vetro non è un settore chiuso su sé stesso, ma <strong>un vero e proprio moltiplicatore economico</strong> che incide su industrie ben più ampie.</p>



<p>Gli sbocchi del sistema non sono quindi solo commerciali, <strong>ma strutturali</strong>: contribuisce alla costruzione del valore di altri prodotti, influenzandone percezione, conservazione e posizionamento sul mercato. È questo effetto “a catena” che rende l’industria del vetro <strong>un sistema economico a 360 gradi</strong>, dove ogni fase genera impatti che si estendono ben oltre il settore di origine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/glass-economy/perche-lindustria-del-vetro-e-un-settore-a-360-gradi.html">Perché l&#8217;industria del vetro è un settore a 360 gradi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Glass Economy e crisi energetica: la sfida alla decarbonizzazione tra costi e innovazione</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/glass-economy/glass-economy-decarbonizzazione-industria-vetro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 03:23:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Glass Economy]]></category>
		<category><![CDATA[vetro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1047" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/C02emission.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Emissoni C02 freepik" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/C02emission.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/C02emission-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/C02emission-1024x558.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/C02emission-768x419.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/C02emission-1536x838.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/C02emission-600x327.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La produzione del vetro si trova oggi di fronte a una sfida sempre più pressante: ridurre l’impatto ambientale senza compromettere processi ad alta intensità energetica.<br />
Tra costi, tecnologie e vincoli industriali, il cambiamento passa da soluzioni integrate più che da un’unica risposta. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/glass-economy/glass-economy-decarbonizzazione-industria-vetro.html">Glass Economy e crisi energetica: la sfida alla decarbonizzazione tra costi e innovazione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1047" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/C02emission.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Emissoni C02 freepik" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/C02emission.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/C02emission-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/C02emission-1024x558.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/C02emission-768x419.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/C02emission-1536x838.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/C02emission-600x327.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>La transizione energetica dell’industria del vetro</strong> è oggi al centro di una tensione strutturale: da un lato la necessità di ridurre drasticamente le emissioni, dall’altro la natura intrinsecamente energivora del processo produttivo. La fusione del vetro richiede temperature comprese <strong>tra 1400 e 1650 °C</strong>, rendendo il settore fortemente dipendente dai combustibili fossili e quindi esposto sia alla volatilità dei prezzi energetici che alle politiche climatiche sempre più stringenti. <a href="https://www.mckinsey.com/industries/metals-and-mining/our-insights/seeing-clearly-decarbonizing-the-flat-glass-industry-with-circularity" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come evidenziato nell’analisi di McKinsey</a>, a livello globale la produzione supera i <strong>150 milioni di tonnellate annue</strong>, con un’impronta emissiva stimata attorno a 150 Mt di CO₂, un dato che restituisce con chiarezza la portata della sfida.</p>



<p>Eppure, proprio questa pressione sta accelerando un ripensamento profondo del modello industriale: <strong>la decarbonizzazione</strong> non è più un’opzione reputazionale, ma una necessità operativa che coinvolge l’intera catena produttiva. Le aziende del settore sono chiamate a intervenire non solo sulle emissioni dirette, ma anche su quelle indirette legate ai materiali e all’energia utilizzata. In questo contesto, <strong>la crisi energetica</strong> si trasforma in vero e proprio catalizzatore: spinge il settore a innovare, a diversificare le fonti e a ridefinire le proprie strategie tecnologiche, aprendo uno spazio concreto per soluzioni che fino a pochi anni fa erano considerate marginali o non scalabili.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="GAE event - A roadmap for the decarbonisation of the glass industry" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/4WWB5fMGvdY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_4WWB5fMGvdY");</script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le leve tecnologiche: un mosaico di soluzioni più che una singola risposta</h2>



<p>Uno degli elementi più rilevanti emersi dagli studi recenti è l’assenza di una soluzione unica capace di guidare da sola la decarbonizzazione del vetro. Al contrario, il percorso si configura come <strong>un mosaico di tecnologie complementari</strong>, ciascuna con un diverso grado di maturità e impatto. Tra le opzioni più promettenti – documentate nell’analisi <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S009813542500331X" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><em>Decarbonization of the glass industry: a techno-economic assessment</em></strong></a>&#8211; figurano l’elettrificazione dei forni, l’utilizzo di idrogeno e biogas, la cattura e lo stoccaggio della CO₂ (CCS), il recupero del calore e l’aumento dell’efficienza energetica.</p>



<p>Le ricerche tecno-economiche mostrano come <strong>le soluzioni ibride</strong> &#8211; che combinano, ad esempio, elettrificazione parziale e combustione tradizionale &#8211; rappresentino oggi un punto di equilibrio tra riduzione delle emissioni e sostenibilità economica. Alcuni modelli indicano riduzioni <strong>fino al 33% delle emissioni </strong>con configurazioni ibride, mentre tecnologie più avanzate come forni completamente elettrici o alimentati a idrogeno possono arrivare rispettivamente <strong>al 41% e al 50%</strong>. Parallelamente, il CCS può spingersi fino a <strong>riduzioni del 70%</strong>, seppur con costi e complessità ancora elevati.</p>



<p>Questa pluralità di soluzioni evidenzia un aspetto fondamentale: la transizione non sarà lineare né uniforme. Ogni impianto, ogni segmento produttivo e ogni contesto geografico richiederà combinazioni tecnologiche diverse. La vera innovazione, quindi, non risiede nella singola tecnologia, ma <strong>nella capacità di integrarle in modo flessibile</strong>, adattandole alle condizioni industriali ed economiche specifiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso italiano: strategie integrate e sostenibilità economica</h2>



<p>Le evidenze emerse a livello europeo trovano una declinazione concreta nel contesto italiano, dove <a href="https://www.media.enea.it/comunicati-e-news/archivio-anni/anno-2026/energia-enea-assovetro-come-decarbonizzare-industrie-energivore-come-quella-del-vetro.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">uno studio congiunto <strong>ENEA-Assovetro</strong></a> ha individuato <strong>sette leve tecnologiche</strong> per guidare la transizione del settore: combustibili verdi, elettrificazione, efficienza energetica, uso di vetro riciclato, materie prime decarbonizzate, energie rinnovabili e tecnologie di cattura della CO₂. Anche in questo caso, il punto centrale è <strong>la combinazione delle soluzioni</strong>. </p>



<p>Lo studio delinea due traiettorie principali: la prima, basata sui cosiddetti <strong>“green fuel”</strong>, attribuisce un ruolo centrale a <strong>idrogeno e biometano</strong>, capaci di ridurre le emissioni fino al 45%, ma ancora limitati da costi elevati e disponibilità ridotta. La seconda, fondata sul <strong>CCS</strong>, raggiunge livelli di abbattimento più elevati &#8211; fino al 69% &#8211; ma presenta criticità legate alle infrastrutture, ai costi di separazione della CO₂ e agli ostacoli normativi.</p>



<p>Dal punto di vista economico, entrambe le strategie risultano impegnative: si stimano circa <strong>15 miliardi di euro al 2050</strong> per lo scenario green fuel e <strong>11,2 miliardi</strong> per quello CCS. Tuttavia, questi numeri non rappresentano solo un costo, ma anche un indicatore della scala degli investimenti necessari per trasformare il settore. In Italia &#8211; dove l’industria del vetro emette circa 3,7 milioni di tonnellate di <a href="https://it.insideover.com/economia-circolare/convertire-le-emissioni-industriali-in-carburante-la-nuova-tecnologia-che-ripensa-il-ciclo-della-co%e2%82%82.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CO₂</a> all’anno &#8211; la transizione appare tecnicamente possibile, ma richiede <strong>una pianificazione di lungo periodo</strong> e un coordinamento stretto tra industria, ricerca e istituzioni.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Una transizione possibile: tra vincoli reali e nuove opportunità</h2>



<p>Nonostante le criticità tecnologiche ed economiche, il percorso verso la decarbonizzazione del <a href="https://it.insideover.com/economia-circolare/rifiuti-nucleari-trasformati-in-vetro-finanziamenti-record-per-il-sito-di-hanford.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vetro</a> non è privo di prospettive concrete. Anzi, l’insieme delle evidenze disponibili <strong>suggerisce come la trasformazione sia già in atto</strong>, anche se ancora incompleta. Le emissioni del settore sono diminuite notevolmente negli ultimi decenni grazie a miglioramenti incrementali, e le nuove tecnologie stanno ampliando il ventaglio delle opzioni disponibili.</p>



<p>Le principali barriere &#8211; maturità tecnologica, competitività dei costi e rigidità degli impianti &#8211; sono ancora presenti, ma non insormontabili. La lunga durata dei forni, ad esempio, che oggi rappresenta un vincolo, può diventare <strong>un’opportunità per pianificare la transizione in modo strategico</strong>, allineando gli investimenti ai cicli di rinnovo industriale. Allo stesso modo, la progressiva riduzione dei costi delle energie rinnovabili e lo sviluppo di infrastrutture dedicate potrebbero rendere più accessibili soluzioni oggi considerate marginali.</p>



<p>In questo scenario, la decarbonizzazione non appare come una rottura improvvisa, ma come <strong>un processo cumulativo</strong>, fatto di innovazioni graduali e scelte strategiche. È proprio questa natura progressiva a lasciare spazio a un cauto ottimismo: il settore dispone già delle conoscenze e delle tecnologie necessarie per avviare la trasformazione. La vera sfida, più che tecnica, sarà di natura sistemica: coordinare investimenti, politiche e innovazione per rendere sostenibile, nel lungo periodo, un’industria che resta essenziale per l’economia globale.</p>



<p><a id="_msocom_1"></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/glass-economy/glass-economy-decarbonizzazione-industria-vetro.html">Glass Economy e crisi energetica: la sfida alla decarbonizzazione tra costi e innovazione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Vetro e sostenibilità: tecnologie, riciclo e circolarità nella Glass Economy</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/glass-economy/vetro-sostenibilita-riciclo-glass-economy.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 01:23:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Glass Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[Riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[vetro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2000" height="1068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/2000_AdobeStock_212042977.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Riciclo del vetro (freepik)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/2000_AdobeStock_212042977.jpg 2000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/2000_AdobeStock_212042977-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/2000_AdobeStock_212042977-1024x547.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/2000_AdobeStock_212042977-768x410.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/2000_AdobeStock_212042977-1536x820.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/2000_AdobeStock_212042977-600x320.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p>
<p>Il vetro si conferma uno dei materiali più efficaci nel percorso verso la sostenibilità, grazie alla capacità di essere riutilizzato e reinserito nel ciclo produttivo. In Europa esiste già un sistema organizzato che ne valorizza il recupero, con benefici concreti su consumi ed emissioni.</p>
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<p>Nel dibattito sulla sostenibilità industriale <strong>il vetro</strong> tende ancora a essere percepito come un materiale “neutro”, quasi passivo<a href="https://feve.org/about-glass/sustainable-material/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">. Le evidenze riportate dalla FEVE (Federazione Europea dell&#8217;Industria del Vetro)</a> ribaltano tale lettura: questo materiale costituisce una risorsa permanente, infinitamente riciclabile, riutilizzabile e ricaricabile, e proprio per questo si colloca al centro della cosiddetta <strong>Glass Economy</strong>. Non si tratta soltanto di un imballaggio, ma di un sistema industriale che integra produzione, consumo e rigenerazione.</p>



<p>La sua influenza economica non è marginale: l’industria europea del vetro conta <strong>oltre 160 stabilimenti in oltre 20 Paesi e genera circa 125.000 posti di lavoro</strong>, contribuendo ogni anno con oltre <strong>1 miliardo di euro </strong>alle finanze pubbliche. È una filiera radicata nei territori, con un forte legame tra produzione locale e sviluppo regionale. In quest’ottica, il vetro non è solo un prodotto industriale, ma un moltiplicatore economico distribuito.</p>



<p>Sul piano dell’uso, il materiale si posiziona come soluzione trasversale per alimenti, bevande, cosmetici e farmaceutica. <strong>La sua natura riutilizzabile</strong> consente di ridurre gli sprechi e sostituire materiali monouso meno efficienti, <strong>rafforzando la logica della circolarità come sistema</strong> e non come semplice strategia ambientale.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Glass recycling. Circular economy" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/jjUNs2A0ET4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_jjUNs2A0ET4");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Il riciclo come architettura industriale: il modello “Close the Glass Loop”</h2>



<p>Il funzionamento della Glass Economy si regge su <strong>un’infrastruttura di raccolta e reimmissione</strong> del materiale nel ciclo produttivo. Un esempio emblematico è il programma europeo <a href="https://feve.org/glass-industry/projects/close-glass-loop/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>“Close the Glass Loop”</strong></a>, che punta a rafforzare quantità e qualità del vetro raccolto per il riciclo lungo tutta la filiera. Il modello è chiaramente sistemico: produttori, trasformatori, industrie alimentari e beverage, sistemi di responsabilità estesa del produttore e municipalità lavorano in rete per garantire che il vetro post-consumo rientri nel circuito industriale.</p>



<p>L’obiettivo è spingere il tasso medio di raccolta <strong>verso il 90% entro il 2030</strong>, migliorando non solo la quantità ma anche la qualità del materiale recuperato; oggi, secondo i dati del settore, <strong>circa 8 bottiglie su 10 in Europa vengono già raccolte per il riciclo</strong>. Questa cifra &#8211; apparentemente tecnica &#8211; definisce in realtà un modello industriale maturo: il vetro non “diventa rifiuto”, ma <strong>materia prima secondaria</strong>. Il passaggio da bottiglia a bottiglia è il cuore del sistema, e rappresenta uno dei pochi esempi concreti di economia circolare già operativa su larga scala.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Flat glass manufacturing in a climate-neutral Europe" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/cwafzVPE2kc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_cwafzVPE2kc");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Materia, energia e risorse: l’efficienza del ciclo del vetro</h2>



<p>La sostenibilità del vetro non si limita alla sua riciclabilità teorica, ma si misura <strong>nella riduzione concreta dell’uso di risorse</strong>. FEVE evidenzia come sia prodotto a partire da materie prime naturali come sabbia, soda e calcare, integrate <strong>con vetro riciclato (cullet)</strong>. Proprio l’utilizzo di quest’ultimo riduce la necessità di estrazione di nuove risorse, con un risparmio stimato di <strong>oltre 12 milioni di tonnellate di materie prime ogni anno</strong>.</p>



<p>Sul piano energetico, il vantaggio è altrettanto rilevante: il riciclo del vetro consente di ridurre il fabbisogno energetico del processo produttivo, poiché il materiale riciclato <strong>fonde a temperature inferiori</strong> rispetto alle materie prime vergini. In termini concreti, il risparmio può arrivare a energia sufficiente per alimentare un computer per circa 25 minuti per ogni bottiglia riciclata.</p>



<p>Anche l’impatto climatico viene notevolmente ridotto: ogni tonnellata <a href="https://it.insideover.com/economia-circolare/rifiuti-nucleari-trasformati-in-vetro-finanziamenti-record-per-il-sito-di-hanford.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">di vetro riciclato</a> può evitare fino <strong>a 670 kg di CO₂</strong> nell’Unione Europea. Inoltre, si tratta di un materiale che <strong>può essere riutilizzato fino a 50 volte prima di essere rifuso</strong>, prolungando il ciclo di vita del prodotto e riducendo la pressione sulla produzione primaria. È un sistema in cui l’efficienza non deriva solo dall’innovazione, ma dalla struttura stessa del materiale.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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<h2 class="wp-block-heading">Tecnologie e innovazione: verso una filiera sempre più controllata</h2>



<p>La dimensione tecnologica della Glass Economy non riguarda solo il riciclo in sé, ma l’evoluzione dei sistemi che lo rendono <strong>più efficiente, controllabile e scalabile</strong>. <a href="https://www.everglassproject.eu/how-glass-can-fill-europes-circular-economy-and-climate-goals/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il progetto EVERGLASS</a>, ad esempio, rappresenta una delle direzioni di sviluppo più promettenti: l’obiettivo è sperimentare tecnologie avanzate &#8211; incluse soluzioni basate su laser &#8211; per <strong>rendere il riciclo del vetro meno energivoro e più flessibile</strong>. Accanto a queste innovazioni, la trasformazione del settore passa anche attraverso il miglioramento della qualità del cullet e dei sistemi di raccolta differenziata, elementi fondamentali per garantire un ciclo “bottle-to-bottle” realmente efficiente.</p>



<p>La logica non è soltanto aumentare il riciclo, ma <strong>ridurre le perdite di qualità lungo la filiera</strong>, condizione necessaria per mantenere il materiale all’interno del circuito produttivo. In questa prospettiva, la Glass Economy si configura come <strong>un sistema industriale evolutivo</strong>: non un equilibrio statico, ma <strong>una rete in continua ottimizzazione</strong> tra produzione, consumo e reintroduzione della materia. La circolarità del vetro &#8211; già oggi avanzata rispetto ad altri materiali &#8211; si muove così verso una fase in cui tecnologia e infrastrutture logistiche diventano determinanti quanto la materia stessa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/glass-economy/vetro-sostenibilita-riciclo-glass-economy.html">Vetro e sostenibilità: tecnologie, riciclo e circolarità nella Glass Economy</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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