Skip to content

Biochar, l’antico metodo agricolo che ricicla i rifiuti organici e cattura il carbonio

Ritorna l'uso del biochar per rigenerare il suolo e trattenere il carbonio. Un’innovazione sostenibile per l’agricoltura del futuro.
Biochar (Wikipedia)

Il biochar è un materiale organico di origine vegetale ottenuto dalla combustione controllata di residui agricoli ad alte temperature e con poco ossigeno: questo processo permette di intrappolare il carbonio e produrre una sostanza leggera, cava e porosa, capace di trattenere acqua, fertilizzanti e nutrienti nel suolo, migliorandone la qualità e la fertilità. Nella sua fattoria di Luebbering, nel Missouri, Nick Cuchetti – agricoltore e segretario del consiglio di amministrazione della Missouri Organic Association – lo produce e utilizza per arricchire i letti di terra destinati alle verdure che vende al mercato agricolo locale.

Questa tecnica rappresenta difatti una delle pratiche più promettenti per un’agricoltura sostenibile e un contributo concreto alla lotta contro il cambiamento climatico. Per Cuchetti, il fascino del biochar va ben oltre la produttività agricola: interrarlo significa anche contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico, perché parte del carbonio resta intrappolata nel suolo per lunghissimo tempo.

Negli Stati Uniti, l’agricoltura rappresenta la quinta fonte principale di emissioni di gas serra, e l’interesse verso pratiche “intelligenti per il clima” è in rapido aumento. Il biochar, in particolare, permette di chiudere il cerchio dei rifiuti agricoli, trasformando ciò che un tempo era scarto in una risorsa per il terreno. Secondo gli esperti, questa tecnica non solo riduce la necessità di fertilizzanti chimici e migliora la struttura del suolo, ma aiuta anche le colture a resistere meglio alla siccità, contribuendo a una gestione più efficiente delle risorse idriche.

Una pratica antica che parla all’agricoltura moderna

La ricercatrice Isabel Lima – chimica del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti e membro della United States Biochar Initiative – studia il biochar da oltre vent’anni. Racconta che la sua curiosità nacque dal desiderio di ridurre le enormi quantità di scarti prodotti dall’agricoltura moderna. Il biochar – spiega – offre una soluzione doppia: valorizza i rifiuti organici e restituisce al suolo una sostanza che ne migliora la fertilità.

Lima sottolinea che la pratica non è affatto nuova: già le popolazioni indigene delle Americhe utilizzavano metodi simili per arricchire i terreni. In Amazzonia, ad esempio, i ricercatori hanno scoperto strati di terra nera — la cosiddetta “terra preta” — formati secoli fa grazie a residui agricoli carbonizzati. Questi terreni, che ci si sarebbe aspettato fossero poveri di nutrienti, si sono rivelati invece sorprendentemente fertili grazie proprio a quella forma primitiva di biochar.

Gli studi moderni confermano quanto questa antica intuizione fosse efficace: il biochar migliora la struttura fisica del terreno, aumenta la presenza di microbi utili e favorisce la ritenzione di acqua e nutrienti. La sua superficie estremamente porosa lo rende un “rifugio” per gli organismi che vivono nel suolo, creando un ecosistema più equilibrato e resiliente. Lima spiega che le variabili da studiare sono ancora molte — in particolare come il tipo di biomassa e il metodo di produzione influiscano sulle caratteristiche finali — ma l’interesse scientifico è in forte crescita.

Suoli più sostenibili ma con costi da affrontare

In Iowa, l’agricoltore Scott Booher ha potuto verificare i vantaggi del biochar nella propria azienda, la Four Winds Farm, che gestisce insieme alla moglie: quando iniziarono a coltivare nel 2020, i test del suolo rivelarono una forte carenza di nutrienti, e i due dovettero investire in grandi quantità di fosforo, potassio e azoto. Dopo aver applicato il biochar, però, non è stato più necessario aggiungere fertilizzanti. Booher osserva che il risparmio non è immediato, ma che a lungo termine il biochar rappresenta un investimento duraturo, capace di rendere il terreno più stabile e produttivo, riducendo al tempo stesso l’impatto ambientale.

Nonostante i risultati positivi, il costo rimane uno dei principali ostacoli alla diffusione della pratica. Myles Gray – direttore del programma della United States Biochar Initiative – spiega che il settore è ancora piccolo ma in rapida espansione, spinto soprattutto dal valore del biochar come strumento di sequestro del carbonio. Le nuove misure federali introdotte attraverso l’Inflation Reduction Act offrono incentivi agli agricoltori che adottano pratiche climaticamente sostenibili, compreso l’uso del biochar. Anche il Natural Resources Conservation Service dell’USDA sta fornendo finanziamenti per sostenere queste innovazioni, segno che la transizione verso un’agricoltura più rigenerativa è ormai un obiettivo concreto.

Il biochar tra agricoltura e responsabilità ambientale

Cuchetti, che ad oggi è anche agronomo della conservazione per Carbon Smart Ag, si considera un ambasciatore del biochar: dopo aver venduto per anni prodotti agricoli tradizionali, ora promuove questa sostanza come strumento di rigenerazione dei suoli e come soluzione climatica a lungo termine. Nella sua fattoria produce verdure e carne bovina da erba, che vende nei mercati locali di St. Louis, dove ama raccontare ai clienti l’impatto delle sue pratiche sostenibili. Per lui, educare i consumatori è parte integrante del lavoro: solo conoscendo come vengono coltivati gli alimenti – dice – si può davvero scegliere in modo consapevole.

L’agricoltore sottolinea che, a differenza di altre pratiche rigenerative come la semina su suolo non lavorato o la rotazione delle colture, il biochar rappresenta una forma di conservazione del carbonio quasi permanente. Una volta sepolto, il materiale potrebbe restare nel terreno anche per centinaia di anni, motivo per cui non sarebbe economicamente realistico rimuoverlo: anche per questa ragione, il biochar viene considerato come una “firma” duratura dell’impegno ambientale. Gli scienziati non conoscono ancora con precisione la durata della sua efficacia, ma è ormai chiaro che il carbonio può restare intrappolato per periodi estremamente lunghi, al punto da poter essere un giorno studiato come traccia materiale di una svolta agricola e climatica avviata nel XXI secolo.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.