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In Svezia nasce un parcheggio “green” realizzato con pale eoliche dismesse

La diffusione dell’energia eolica in Europa viene generalmente letta come uno degli indicatori più evidenti dell’avanzamento della transizione energetica. Ma dietro l’aumento della capacità installata e la riduzione delle emissioni, si sta affermando un problema meno visibile ma strutturalmente rilevante:...
Niels Bohr garage, Lund, Svezia (Loyds Arkitektkontor)

La diffusione dell’energia eolica in Europa viene generalmente letta come uno degli indicatori più evidenti dell’avanzamento della transizione energetica. Ma dietro l’aumento della capacità installata e la riduzione delle emissioni, si sta affermando un problema meno visibile ma strutturalmente rilevante: la gestione del fine vita delle turbine. Le pale eoliche – progettate per operare per anni in condizioni ambientali estreme – sono realizzate con materiali compositi ad alta resistenza, come fibre di vetro e carbonio unite da resine termoindurenti.

Questa combinazione garantisce durabilità e prestazioni, ma rende estremamente complesso il riciclo a fine utilizzo. Per molti anni, l’opzione più conveniente dal punto di vista economico è stata lo smaltimento in discarica, una soluzione che entra però in evidente contraddizione con gli obiettivi ambientali dichiarati. Con l’avvicinarsi della dismissione dei primi grandi parchi eolici europei – installati tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila – il volume di materiali da gestire è destinato a crescere rapidamente. Il tema del fine vita delle infrastrutture rinnovabili si configura così non solo come una questione ambientale, ma come una sfida industriale e regolatoria che incide sulla sostenibilità complessiva del nuovo modello energetico.

Il progetto di Lund: dal riuso dei materiali alla progettazione urbana

In questo contesto, si inserisce il progetto del garage Niels Bohr, realizzato nel distretto di Brunnshög, alla periferia della città svedese di Lund. Si tratta di un parcheggio multipiano sviluppato su cinque livelli, con una capacità complessiva di 365 posti auto, di cui quaranta dotati di colonnine per la ricarica di veicoli elettrici. La particolarità dell’edificio risiede nell’utilizzo di 57 pale eoliche dismesse come elementi architettonici della facciata. Le pale – opportunamente tagliate e adattate – sono state impiegate come pareti non portanti, coprendo ampie superfici dell’involucro esterno.

L’idea nasce dall’architetto Jonas Lloyd, incaricato di progettare una struttura funzionale per una zona urbana in espansione e colpito dalle difficoltà dell’industria eolica nel riciclare i propri componenti a fine vita. Il progetto non punta a creare un’icona architettonica, ma a integrare una soluzione concreta in un’infrastruttura ordinaria, destinata all’uso quotidiano. Oltre alle pale eoliche, l’edificio incorpora pannelli solari sul tetto, un sistema di accumulo energetico e aree verdi sulla facciata, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale complessivo e migliorare l’inserimento urbano della struttura.

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Il ruolo di Vattenfall e i limiti strutturali del riciclo delle pale eoliche

La realizzazione del parcheggio di Lund è stata possibile grazie alla collaborazione con Vattenfall, uno dei principali operatori europei nel settore dell’energia eolica. L’azienda svedese gestisce oltre 1.400 turbine in diversi Paesi e si trova quindi ad affrontare direttamente il problema del fine vita delle pale. Negli ultimi anni, Vattenfall ha adottato una strategia volta a ridurre drasticamente il ricorso alla discarica, introducendo un divieto interno allo smaltimento e fissando l’obiettivo di riutilizzare, ricondizionare o riciclare il 100% delle pale entro il 2030. Questa scelta riflette una combinazione di pressioni normative, aspettative pubbliche e valutazioni economiche di lungo periodo.

Il riciclo tradizionale delle pale presenta infatti diversi ostacoli: la separazione delle fibre dalla resina richiede processi meccanici, chimici o termici costosi e spesso energivori, con un recupero di materiali di qualità inferiore rispetto all’originale. Tecnologie emergenti come la solvolisi o la pirolisi offrono risultati più promettenti, ma non sono ancora diffuse su scala industriale. In questo contesto, il riuso diretto in altri ambiti – come l’edilizia o le infrastrutture urbane – rappresenta una soluzione intermedia capace di assorbire grandi volumi di materiale e di ridurre la pressione sul sistema di smaltimento.

Un test per l’economia circolare

Il caso del parcheggio di Lund offre spunti che vanno oltre la dimensione locale e progettuale: la gestione del fine vita delle infrastrutture rinnovabili è destinata a diventare un elemento centrale nella valutazione della credibilità delle politiche energetiche europee. In uno scenario caratterizzato da una serrata competizione per l’accesso alle materie prime e da una forte dipendenza dalle catene di approvvigionamento globali, la capacità di riutilizzare materiali complessi assume un valore strategico.

L’economia circolare applicata alle rinnovabili si configura non solo come una questione ambientale, ma anche come una componente della resilienza industriale europea: senza soluzioni efficaci per il fine vita, il rischio è quello di trasferire nel tempo le esternalità della transizione, generando così nuovi costi economici. Progetti come quello di Lund non risolvono il problema su scala sistemica, ma indicano una direzione: integrare pianificazione urbana, politiche industriali e obiettivi climatici in un approccio coerente. In questa prospettiva, il riuso delle pale eoliche diventa un indicatore della maturità della transizione energetica, chiamata ora a confrontarsi non solo con la fase di espansione, ma con quella, più complessa, della gestione dell’eredità industriale.

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