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La recente e temporanea sospensione del sostegno informativo e d’intelligence statunitense all’Ucraina, promossa nel quadro di una trattativa serrata per spingere Kiev a negoziare la fine della guerra con la Russia, ha segnalato una chiara vulnerabilità strategica europea: l’assenza di capacità concrete di Signal Intelligence (Sigint) e di intelligence delle telecomunicazioni in grado di colmare il vuoto eventualmente lasciato da un disimpegno americano.

Il vuoto europeo sui satelliti-spia

Questo pone in attenzione soprattutto il ruolo delle costellazioni di satelliti spia che garantiscono l’intelligence geospaziale (Geoint), il controllo delle telecomunicazioni avversarie e il flusso strategico di informazioni, in un contesto che va ben oltre i limiti che l’Europa ha nel supplire, per esempio, alla supremazia di Starlink nelle comunicazioni Internet satellitari.

In quest’ottica, sta emergendo la possibilità di dedicare alla ricerca di una capacità sovrana di informazione satellitare una parte dei fondi del piano ReArm Europe, come ha dichiarato il commissario alla Difesa e allo Spazio Andrius Kubilius, ex premier lituano, al Financial Times commentando lo stop americano: “Stiamo cercando di creare un sistema specifico come servizio governativo di osservazione della Terra. Avrebbe alta tecnologia e alta disponibilità di dati”, ha detto Kubilius sottolineando che tale piano dovrebbe sovrapporsi a quello promosso per mettere in orbita la rete Iris2 volta a garantire tecnologie di comunicazione satellitari a orbita bassa (Low Earth Orbit, Leo).

Le capacità satellitari e d’intelligence dell’Europa

I Paesi europei (dell’Ue e non solo) garantiscono solo in forma frammentaria le comunicazioni satellitari e le informazioni strategiche che attraverso di esse procedono. The Conversation ricorda che non mancano punte di eccellenza: “Il Regno Unito, la Francia e la Germania hanno una forza nella comunicazione sul campo di battaglia e nell’intelligence elettronica”, ad esempio. Inoltre, Londra “gestisce l’aereo di intelligence RC-135 Rivet Joint costruito negli Stati Uniti per intercettare le comunicazioni militari russe e le uscite radar dallo spazio aereo internazionale. La Francia gestisce il suo programma di intercettazione CERES basato su satellite , mentre anche la Germania intercetta regolarmente le comunicazioni russe”.

Inoltre, “l’agenzia di intelligence militare ucraina (HUR) condivide già una piattaforma dedicata per analizzare le immagini satellitari francesi. Germania e Italia hanno sistemi di imaging radar basati su satelliti molto capaci e forniscono dati da questi all’Ucraina”. L’Italia, come abbiamo ricostruito nel 2023 su queste colonne, potrebbe fare affidamento sul combinato disposto tra strutture del sistema informativo per la sicurezza della Repubblica e apparati come il Centro Intelligence Interforze (Cii) delle forze armate che opera nel suo quartier generale situato a Nord di Roma.

Chiaramente solo gli Usa hanno tutte le capacità strategiche messe a sistema e, anche dove non hanno leadership assolute come sull’imaging satellitare, grazie al contributo del partenariato pubblico-privato sopperiscono con la quantità di informazioni. Da qui nasce l’allarme europeo e la volontà di usare parte dei 150 miliardi di euro che saranno sbloccati come prestiti agli Stati dalle risorse comuni per sopperire a un gap e a una carenza di sistema che riduce la proiezione militare e strategica del Vecchio Continente.

Un programma satellitare complesso

Non a caso Kubilius al Ft ha detto di sperare che il Regno Unito, a sua volta preoccupato che gli Usa possano non garantire più come in passato la loro partecipazione al patto d’intelligence Five Eyes con Nuova Zelanda, Australia e Canada, si unisca al programma, così come la Norvegia, non chiudendo nemmeno al possibile futuro ingresso in partita della Turchia.

Come ha scritto su queste colonne Paolo Mauri, la via per una Difesa comune passa per l’acquisizione di capacità complesse comuni e tra queste l’intelligence satellitare è indubbiamente un punto strategico tutt’altro che secondario. Passo dopo passo iniziano a delinearsi le priorità del nuovo progetto europeo: all’Ue capire in che misura tali programmi sono concretizzabili al servizio della sicurezza collettiva del blocco di fronte alla prospettiva del disimpegno americano.

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