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	<title>Beatrice Chizzola Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sat, 14 Mar 2026 09:44:40 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Beatrice Chizzola Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Cina: perché abbassare il target di crescita è un segnale positivo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/cina-perche-abbassare-il-target-di-crescita-e-un-segnale-positivo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:44:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Comunista cinese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-1-300x220.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-1-1024x751.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-1-768x563.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-1-1536x1126.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-1-600x440.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Un segnale anche al mondo: la Cina sceglie obiettivi macroeconomici che ormai riflettono la crescita di un’economia sviluppata.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-1-300x220.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-1-1024x751.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-1-768x563.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-1-1536x1126.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-1-600x440.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel discorso di apertura delle Due Sessioni del parlamento cinese, l’evento politico più importante dell’anno tenutosi dal 5 al 12 marzo, il primo ministro <strong>Li Qiang ha annunciato un obiettivo di crescita per il 2026 compreso tra il 4,5% e il 5%</strong>. Un traguardo ambizioso per gli standard europei ma che, per la Cina, rappresenta il più basso dal 1991. Rallentamento economico o lungimiranza strategica?</p>



<p>Il sistema economico cinese si basa su obiettivi strategici di lungo periodo. Il raggiungimento viene scandito da linee guida rilasciate ogni cinque anni, i piani quinquennali, e aggiustamenti annuali. Queste scelte tattiche permettono di adattare la strategia mantenendo saldo l’obiettivo finale: la modernizzazione socialista, spesso definita “modernizzazione con caratteristiche cinesi.”</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Modernizzazione con caratteristiche cinesi</strong></h2>



<p>A differenza della modernizzazione capitalista occidentale, guidata dal mercato, <strong>in Cina la forza trainante è il Partito.</strong> La realizzazione della modernizzazione socialista rappresenta una missione storica sin dai tempi di <strong>Mao Zedong</strong>. In base allo stadio di sviluppo del Paese, anche le strategie si sono adattate e i piani quinquennali hanno rappresentato lo strumento principale per adeguare le politiche economiche alle diverse fasi di crescita e al contesto internazionale.</p>



<p>Un momento di svolta fu segnato dalla leadership di <strong>Deng Xiaoping,</strong> il successore di Mao. Deng lanciò il piano delle “quattro modernizzazioni” abbandonando l’ideologia rivoluzionaria del predecessore in favore di un pragmatismo necessario per risollevare il Paese dopo la stagnazione della Rivoluzione Culturale. Agricoltura, industria, scienza e tecnologia, e difesa divennero le quattro aree di intervento della politica di “riforma e apertura”. Il cambio di rotta annunciato nel 1978 diede il via a un processo di crescita senza precedenti, basato su un equilibrio tra liberalizzazione economica e controllo statale. <a href="https://www.weforum.org/stories/2025/06/how-china-got-rich-40-year-history-of-economic-transformation/">Un modello che ha sostenuto tassi di crescita superiori al 9% per oltre trent’anni.</a></p>



<p>Una volta salito al potere, <strong>Xi Jinping</strong> ha promosso il suo “sogno cinese” che si realizza anche attraverso il completamento della modernizzazione socialista. Xi ha definito i suoi obiettivi in precisi termini temporali. Tra questi vi è <strong>il raggiungimento dello status di Paese “moderatamente sviluppato” entro il 2035, </strong>raddoppiando il PIL <em>pro capite</em> del 2020. Alla luce di questa prospettiva, il target annunciato del primo ministro Li potrebbe apparire come un segnale di rallentamento. In realtà riflette una scelta tattica e calcolata.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il nuovo target</strong></h2>



<p>Gli economisti hanno stimato che per raddoppiare il PIL pro capite del 2020, la Cina deve crescere a un <a href="https://www.cnbc.com/2026/03/06/china-economy-gdp-growth-target-lowest-in-decades-tariffs-deflation-.html">tasso medio annuo del 4,17 %</a>. Dunque, seppur più basso, l’obiettivo rimane perfettamente coerente con la traiettoria strategica di Pechino. La scelta del Partito riflette piuttosto l’attuale stadio di sviluppo dell’economia cinese che non punta più a una crescita a ogni costo, ma a uno <a href="https://global.chinadaily.com.cn/a/202603/08/WS69acb999a310d6866eb3c6ff.html">“sviluppo di alta qualità”</a>.</p>



<p><strong>Per decenni la crescita cinese è stata guidata dalle esportazioni e da massicci investimenti nel settore immobiliare e infrastrutturale.</strong> Tuttavia, fattori esterni, come tensioni geopolitiche e dazi, e debolezze strutturali, tra cui una scarsissima domanda interna, hanno minato la sostenibilità di questo modello. La nuova strategia di Pechino, racchiusa anche nel quindicesimo piano quinquennale annunciato durante le Due Sessioni di marzo, <a href="https://biz.chosun.com/en/en-international/2026/03/12/MDXMPOHZ2BDYPK52YQNINK2MAU/">punta all’autosufficienza tecnologica attraverso uno sviluppo trainato dall’innovazione e sostenuto dal consumo domestico</a>.  </p>



<p><a href="https://www.chinadailyasia.com/hk/article/630356">Pechino ha annunciato che la spesa in ricerca e sviluppo crescerà del 10% nel 2026 con l’obiettivo di trasformare</a> l’economia digitale in un motore trainante del PIL, fino a rappresentare il 12,5%. Un altro aspetto cruciale è l’avanzamento della “AI+”, una strategia lanciata nel 2024 volta a integrare l’Intelligenza Artificiale in tutti i settori economici e sociali. Parallelamente, <strong>lo sforzo è direzionato al rafforzamento del consumo interno, sfida strutturale per il Partito.</strong> La crisi immobiliare del 2021 e l’aumento dei tassi di disoccupazione, specialmente giovanile, continuano a minare la fiducia dei cittadini, che percepiscono la performance economica del Paese come fragile. P<strong>echino ha deciso di aumentare i redditi delle famiglie con pensioni più elevate e sussidi per l’assicurazione sanitaria.</strong></p>



<p>Il Partito sceglie di<a href="https://it.insideover.com/politica/noi-e-loro-carnelos-e-arlacchi-leggono-loccidente-alla-prova-del-resto-del-mondo.html"> scommettere sull’innovazione </a>e sui suoi cittadini, ma questo nuovo modello di sviluppo richiede tempo e maggiore flessibilità. Annunciare un target più basso è dunque un segnale di lungimiranza ragionata e prudenza strategica. Un segnale, forse, anche al mondo: che la Cina si muove verso obiettivi macroeconomici che non riflettono più la crescita di un Paese in via di sviluppo, ma quelli di un’economia sviluppata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/cina-perche-abbassare-il-target-di-crescita-e-un-segnale-positivo.html">Cina: perché abbassare il target di crescita è un segnale positivo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Iran sotto tiro: la Cina non corre al soccorso dell&#8217;alleato perché si era già premunita</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iran-sotto-tiro-la-cina-non-corre-al-soccorso-dellalleato-perche-si-era-gia-premunita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 09:24:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cina-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da tempo la Cina aveva avviato una politica di diversificazione delle alleanze, soprattutto in campo energetico. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cina-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Perché la Cina non sta correndo a soccorrere il proprio alleato iraniano dopo l’attacco statunitense e israeliano del 28 febbraio? <strong>La risposta è semplice: la Cina e l’Iran non sono alleati. </strong>Tra i due Paesi esiste piuttosto una partnership strategica e commerciale, come è naturale che sia tra il principale importatore mondiale di petrolio e uno dei maggiori produttori dell’OPEC. Tuttavia, <strong>nessun trattato di mutua difesa vincola la Cina, </strong>così come nessun profondo allineamento ideologico.</p>



<p>All’indomani degli attacchi sul suolo iraniano, la condanna di Pechino non è tardata ad arrivare. In una serie di chiamate con la controparte russa, francese e omanita, <a href="https://www.fmprc.gov.cn/mfa_eng/xw/fyrbt/202603/t20260303_11867987.html">il ministro degli Esteri Wang Yi</a> ha definito “inaccettabile che gli Stati Uniti e Israele lancino attacchi contro l’Iran in corso di negoziati, ed è altrettanto inaccettabile che colpiscano e uccidano il leader di un Paese sovrano e instighino un cambio di governo.”</p>



<p>Una posizione che non sorprende gli osservatori della politica estera cinese. La Repubblica Popolare Cinese difende da decenni il principio di non interferenza e il rispetto della sovranità territoriale come pilastri dell’ordine internazionale. Questi principi, che diventarono il cardine del movimento dei <strong>Paesi Non Allineati, erano stati formalizzati nei Cinque principi di coesistenza pacifica</strong> proprio dal Premier cinese <strong>Zhou Enlai </strong>insieme alla sua controparte indiana <strong>Jawaharlal Nehru</strong>. La condanna per qualsiasi tentativo di cambio di regime in un altro Paese non è dunque un’eccezione tattica, ma un elemento strutturale della politica estera del dragone.</p>



<p>Il mancato intervento operativo in supporto di Teheran nonostante le dure condanne verbali ha alimentato speculazioni su una possibile debolezza cinese, quando al contrario si tratta di una chiara manifestazione di cosa significhi per Pechino difendere i propri interessi nazionali. Come in America Latina il Venezuela non era l’unico partner commerciale cinese, così l’Iran non è l’unico partner in Medio Oriente. <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=edqo-1a1UUQ">Come spiega Evan Feigenbaum</a>, </strong>Vicepresidente presso il <em>Carnegie Endowment for International Peace,</em> <strong>Pechino persegue “un portfolio diversificato” di relazioni nella regione.</strong> Se da un lato afferma di sostenere Teheran “nella difesa della sovranità e della sicurezza, dell’integrità territoriale e della dignità nazionale, nonché nella salvaguardia dei propri diritti e interessi”, come riportato dalla portavoce del Ministro degli esteri Mao Ning, dall’altro mostra solidarietà ai Paesi del Golfo, gli altri attori chiave regionali con cui la Cina ha costruito solide relazioni diplomatiche e commerciali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Meglio il petrolio saudita</h2>



<p>In Occidente siamo abituati a vedere le alleanze militari come il frutto di profonde convergenze ideologiche e strategiche che spingono i Paesi membri a un supporto incondizionato in caso di minaccia. <strong>Le relazioni tra Cina e Iran, tuttavia, non possono essere lette con le lenti dell’Alleanza Atlantica, </strong>che nel contesto delle relazioni internazionali è più un’anomalia che una norma. Pechino e Teheran non sono legati né da un accordo di mutua difesa né da un progetto ideologico comune, sebbene la celebre espressione “asse del male” coniata dal presidente statunitense <strong>George W. Bush</strong> abbia contribuito a creare un’idea di convergenza e allineamento che persiste ancora oggi.</p>



<p>Come descrive la corrispondente della BBC a Pechino, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=p9JLU4PqOew">Laura Bicker</a>, la relazione tra Cina e Iran è <strong>puramente transazionale.</strong> La Cina attribuisce valore al partner iraniano per ragioni energetiche, dunque le importazioni di gas e petrolio, e <strong>la comune rivalità strategica con gli Stati Uniti. </strong>Al di là di questi elementi, la Cina ha mostrato di sostenere legami più forti con i vicini regionali dell’Iran, ad esempio l’Arabia Saudita, come spiega William Figuero, specialista delle relazioni sino-iraniane presso l’università di Groningen.</p>



<p><strong>Nel 2025 la Cina ha importato più petrolio da Riyadh che da Teheran</strong> e, se si considera la regione nella sua interezza, <a href="https://www.forbes.com/sites/wesleyhill/2026/03/03/why-china-wont-help-iran/">la Cina dipende per il 50% del grezzo importato dalle nazioni arabe e per il 17% dall’Iran</a>. In questo contesto, un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, <a href="https://www.politico.com/news/2026/03/02/iran-us-strikes-china-oil-supply-charts-00806415">da cui transitano oltre 5 milioni di barili al giorno destinati al mercato cinese</a>, rappresenta inevitabilmente un rischio per la sicurezza energetica di Pechino. Tuttavia, la forza cinese risiede nella sua lungimiranza e nella sua reattività alle crisi internazionali.</p>



<p><strong>Negli anni la Cina ha costruito un sistema di riserve strategiche di petrolio </strong>che, secondo fonti di intelligence, <strong>potrebbe coprire circa 90 giorni di mancate importazioni.</strong> Allo stesso tempo, le pressioni esterne e il rischio di nuove vulnerabilità rappresentano un forte incentivo sia per rafforzare ulteriormente la rete di diversificazione delle fonti energetiche che per accelerare la transizione verso le rinnovabili, già un obiettivo strategico per il Partito. La Cina prevede infatti di raggiungere il proprio picco di emissioni di carbonio entro il 2030 e le previsioni sul quindicesimo piano quinquennale che verrà pubblicato questo mese suggeriscono il delineamento di un nuovo quadro normativo ambientale volto a garantire uno sforzo collettivo e coordinato verso la transizione.</p>



<p>Il mancato intervento cinese non dovrebbe essere la questione focale del dibattito perché <strong>è perfettamente coerente con l’idea di relazioni internazionali sostenuta da Pechino. </strong>Da osservare ora è invece come la Cina ripenserà la sua strategia di autonomia energetica di fronte a questo brusco campanello d’allarme. Dalla crisi finanziaria del 2008 alle tariffe imposte durante la prima presidenza Trump e non solo, Pechino ha mostrato ripetutamente la sua sensibilità agli shock internazionali. Non una sensibilità nel senso di vulnerabilità, ma piuttosto una forte capacità di reagire rapidamente e ricalibrare le proprie politiche per evitare che le stesse fragilità colpiscano nuovamente in futuro.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Perché per capire le ultime purghe cinesi bisogna guardare alla biografia di Xi Jinping</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-per-capire-le-ultime-purghe-cinesi-bisogna-guardare-alla-biografia-di-xi-jinping.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 04:05:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito cinese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1316" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Export-in-volo-investimenti-e-consumi-al-palo.-Il-dilemma-delleconomia-cinese.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Export-in-volo-investimenti-e-consumi-al-palo.-Il-dilemma-delleconomia-cinese.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Export-in-volo-investimenti-e-consumi-al-palo.-Il-dilemma-delleconomia-cinese-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Export-in-volo-investimenti-e-consumi-al-palo.-Il-dilemma-delleconomia-cinese-1024x702.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Export-in-volo-investimenti-e-consumi-al-palo.-Il-dilemma-delleconomia-cinese-768x526.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Export-in-volo-investimenti-e-consumi-al-palo.-Il-dilemma-delleconomia-cinese-1536x1053.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Export-in-volo-investimenti-e-consumi-al-palo.-Il-dilemma-delleconomia-cinese-600x411.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Perché per capire le ultime purghe cinesi bisogna guardare alla biografia di Xi Jinping. Le prospettive di Pechino.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1316" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Export-in-volo-investimenti-e-consumi-al-palo.-Il-dilemma-delleconomia-cinese.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Export-in-volo-investimenti-e-consumi-al-palo.-Il-dilemma-delleconomia-cinese.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Export-in-volo-investimenti-e-consumi-al-palo.-Il-dilemma-delleconomia-cinese-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Export-in-volo-investimenti-e-consumi-al-palo.-Il-dilemma-delleconomia-cinese-1024x702.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Export-in-volo-investimenti-e-consumi-al-palo.-Il-dilemma-delleconomia-cinese-768x526.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Export-in-volo-investimenti-e-consumi-al-palo.-Il-dilemma-delleconomia-cinese-1536x1053.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Export-in-volo-investimenti-e-consumi-al-palo.-Il-dilemma-delleconomia-cinese-600x411.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Generale<strong>&nbsp;Zhang Youxia,</strong> vicesegretario della Commissione Militare Centrale (CMC), e il Generale&nbsp;Liu Zhenli, Capo dello Stato Maggiore Congiunto, sono sotto indagine per “presunte gravi violazioni della disciplina e della legge”, secondo quanto riportato dal PLA Daily, quotidiano ufficiale dell’Esercito Popolare di Liberazione. </p>



<p><a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-ce-dietro-le-ultime-purghe-militari-di-xi-jinping.html">Le possibili motivazioni di questa svolta inattesa sono state spiegate su queste colonne</a> e la notizia non colpisce tanto per l’ennesima epurazione, <strong>una prassi a cui Xi Jinping ci ha abituato dall’avvio della sua campagna anticorruzione,</strong> quanto per il profilo dei personaggi coinvolti: due pesi massimi dell’apparato militare, gli unici con esperienza diretta di combattimento, maturata durante il conflitto sino-vietnamita, e membri della Commissione Militare Centrale (CMC), massimo organo militare del Partito.</p>



<p>Ad oggi, la CMC risulta drasticamente ridimensionata: gli unici membri rimasti sono Xi Jinping e <strong>Zhang Shengmin,</strong> capo della Commissione di Ispezione Disciplinare. Pensare a un sistematico processo di accentramento del potere risulta quasi inevitabile. Nessuna certezza ufficiale emerge sulle cause di questo ridimensionamento. <strong>Il sistema chiuso del Partito non lascia trapelare informazioni </strong>e probabilmente anche all’interno del Partito stesso non vi è chiarezza. Da sottolineare come Lingling Wei sul <em>Washington Post</em> abbia scritto un articolo in cui tra le possibili accuse contro gli ex alti papaveri delle forze armate viene citato un presunto tradimento. Zhang Youxia sembra essere accusato di aver passato informazioni sul programma nucleare cinese<a href="https://www.wsj.com/world/china/chinas-top-general-accused-of-giving-nuclear-secrets-to-u-s-b8f59dae"> agli Stati Uniti e di aver accettato tangenti in cambio di favori politici</a>.</p>



<p>Di fronte a questa proliferazione di supposizioni, non resta che concentrarci su ciò che effettivamente sappiamo e che può contribuire a dare un senso a questa intrigata e oscura vicenda:<strong> la storia personale di Xi Jinping e il suo ambizioso progetto politico.</strong></p>



<p>Xi Jinping entra in contatto con il sistema delle epurazioni politiche quando è ancora un bambino. Il padre, Xi Zhongxun, membro attivo della prima generazione di rivoluzionari del Partito Comunista Cinese sin dai tempi della Lunga Marcia, viene epurato da Mao Zedong quando Xi ha solo nove anni. Durante la Rivoluzione Culturale, l’intera famiglia cade vittima della campagna “Fuoco sul Quartier Generale” lanciata da Mao contro i membri del Partito, accusati di star perdendo la fiamma rivoluzionaria. <strong>Il padre viene detenuto in isolamento per otto anni, mentre il giovane Xi è sottoposto a pubbliche umiliazioni </strong>durante le frequenti sessioni di schernimento di massa e derisione pubblica. Per Xi Jinping non finisce qui. All’età di quindici anni viene coinvolto nella vasta campagna di rieducazione che prevedeva la migrazione forzata di giovani istruiti nelle zone più remote della Cina. Anni di privazioni e duro lavoro manuale.</p>



<p>Eppure, quelle sofferenze non minano mai la fedeltà al Partito, anzi. Padre e figlio raccontano in seguito che quelle esperienze<strong> hanno fatto parte di un processo di “forgiatura”,</strong> che ha rafforzato la loro forza di volontà e disciplina. È dal sacrificio e dall’umiliazione che matura la dedizione ferrea di Xi Jinping al Partito e alla nazione, un impegno destinato a segnare tutta la sua esistenza e carriera.</p>



<p>Una volta al potere, Xi non si limita a proseguire un percorso di crescita economica e modernizzazione militare già intrapreso dai suoi predecessori, ma contribuisce attivamente proponendo una nuova cornice narrativa e una missione esplicita: il raggiungimento del <strong>“Chinese Dream” e della “Rinascita nazionale” entro il 2049, centenario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese.</strong> Un obiettivo presentato come riscatto storico per le umiliazioni e le sofferenze subite dal popolo cinese nel corso della sua storia moderna.</p>



<p>Nella visione di Xi, la costruzione di un “Paese socialista moderno, prospero, forte, democratico, culturalmente avanzato e armonioso,” è un sogno collettivo che richiede uno sforzo comune. Come egli stesso ha affermato “<a href="https://www.neac.gov.cn/seac/c103372/202201/1156514.shtml">la storia ci insegna che il futuro e il destino di ognuno sono strettamente legati a quelli del loro paese e nazione</a>; una persona può fare bene solo quando il suo paese e la sua nazione fanno bene.” Dunque, l’allineamento di ogni singolo membro del Partito non è una condizione negoziabile, è un fattore imprescindibile.</p>



<p>Il raggiungimento del “Chinese Dream” passa attraverso crescita economica, progresso tecnologico, leadership globale e modernizzazione militare.</p>



<p>Un esercito efficiente e tecnologicamente avanzato è una componente centrale e <a href="https://warontherocks.com/2019/02/the-chinese-military-speaks-to-itself-revealing-doubts/">Xi non ha mai nascosto la sua profonda preoccupazione sulle reali capacità operative</a> dell’EPL e sulle competenze dei comandati, sia sul piano del coordinamento che dell’implementazione delle direttive dei superiori. Zhang e Liu, secondo le accuse, avrebbero “seriamente calpestato e minato il sistema di responsabilità”. Forse avevano mostrato <strong>segni di perplessità sugli obbiettivi strategici di Xi</strong>, oppure dato modo di dubitare della loro lealtà al Partito? Cadere nelle speculazioni quando si parla di Cina è facile, meglio tornare ai fatti.</p>



<p>Ciò che appare chiaro è che<strong> disciplina e sacrificio</strong> sono stati elementi costanti che hanno plasmato profondamente la personalità di Xi Jinping. Il suo progetto per la nazione non è una semplice strategia politica, ma il risultato di un’intera esistenza dedicata al Partito, o meglio due vite: <strong>la sua e quella di suo padre.</strong> L’umiliazione storica di cui parla riferendosi al popolo cinese, Xi l’ha vissuta sulla sua pelle. Da lì nasce la determinazione a perseguire un riscatto nazionale che è inevitabilmente anche personale; una determinazione che sembra trascendere qualsiasi legame personale, anche le amicizie più solide.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-per-capire-le-ultime-purghe-cinesi-bisogna-guardare-alla-biografia-di-xi-jinping.html">Perché per capire le ultime purghe cinesi bisogna guardare alla biografia di Xi Jinping</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cina: Il centro per anziani di Wuhan e il nuovo patto sociale</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/cina-il-centro-per-anziani-di-wuhan-e-il-nuovo-patto-sociale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 05:48:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Wuhan]]></category>
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<p>Stimolare il consumo interno  è l'obiettivo economico del 2026. Da qui l'enfasi del Piano Quinquennale su "investire nel capitale umano". </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/cina-il-centro-per-anziani-di-wuhan-e-il-nuovo-patto-sociale.html">Cina: Il centro per anziani di Wuhan e il nuovo patto sociale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Consulenza psicologica, assistenza medico-infermieristica dedicata, sale audiovisive, studi di calligrafia e pittura e sessioni di allenamento riabilitativo. Quelli appena elencati non sono i servizi offerti da una nuova clinica privata all’avanguardia con tariffe mensili da migliaia di euro, ma il nuovo <a href="https://www.bjreview.com/China/202601/t20260105_800427452.html">centro di cura per anziani economicamente svantaggiati</a> inaugurato a Wuhan, nella provincia di Hubei in Cina. Questa nuova infrastruttura è parte di un investimento più ampio del governo di Wuhan che nel 2025 ha<strong> stanziato miliardi di yuan (1,2 miliardi di dollari) per progetti di welfare pubblico. </strong></p>



<p>Lo sforzo dell’amministrazione della grande metropoli cinese non rappresenta un caso isolato: si tratta di un esempio tangibile delle nuove politiche fiscali promosse dal Partito, non più volte alla semplice fornitura di beni di prima necessità, ma orientate al miglioramento sostanziale della qualità della vita dei cittadini.</p>



<p>In Europa, e più in generale in Occidente, l’attuale stato di competizione sistemica con la Cina e la conseguente retorica impediscono di cogliere le evoluzioni sociali di un Paese che non è più né quello delle collettivizzazioni forzate dell’era Mao né quello delle riforme economiche e sociali di <strong>Deng Xiaoping</strong>. Il contesto internazionale e domestico è cambiato e così sta mutando il patto sociale tra Stato, o meglio Partito, e cittadini.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il contesto internazionale e i risvolti domestici</strong></h2>



<p>L’intensificarsi della <a href="https://it.insideover.com/economia/1-200-miliardi-di-dollari-di-surplus-dietro-il-boom-della-cina-anche-la-debolezza-dello-yuan.html">guerra commerciale con gli Stati Uniti </a>sta spingendo Pechino a trovare nuovi mercati. La strategia perseguita è quella del <em>de-risking</em>, quindi <strong>limitare la dipendenza dal mercato statunitense</strong>, ampliando le prospettive commerciali verso i Paesi del Sud-Est asiatico ed europei. Tuttavia, molte economie dei Paesi della regione perseguono a loro volta un modello di sviluppo orientato all’export e esprimono grande preoccupazione per la sovracapacità cinese, una minaccia che tentano di contenere attraverso misure protezionistiche come nuovi pacchetti di dazi sulle <a href="https://www.spglobal.com/ratings/en/regulatory/article/chinas-export-surge-to-emerging-asia-to-meet-rising-resistance-s101665177">importazioni di acciaio</a>. </p>



<p>Scambi commerciali più consistenti con il mercato europeo, invece, sono ostacolati dalla designazione della Cina come “rivale sistemico”. Dunque, anche se una strategia di diversificazione potrebbe mitigare le pressioni tariffarie, non può sostituire il mercato statunitense che nel 2024 era valutato a <a href="https://tradingeconomics.com/china/exports/united-states">524 miliardi di dollari</a>. S<strong>timolare il consumo interno è diventato necessario</strong>, al punto da essere stato identificato da Xi Jinping come la prima priorità economica per il 2026. Una sfida strutturale per la Cina ostacolata da una radicata cultura del risparmio, dalla grave crisi occupazionale che colpisce in particolare i giovani e dal declino demografico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cambia il patto sociale cinese</h2>



<p>Per anni il taciuto patto sociale prevedeva che l’obbedienza della popolazione fosse condizionata alla capacità del governo centrale di generare crescita. Le nuove condizioni interne e l’incertezza economica stanno alimentando <strong>un’insoddisfazione generale, motivo di grande allarme per il Partito.</strong> Garantire il benessere dei cittadini diventa dunque una necessità pratica. Le raccomandazioni del 15° Piano Quinquennale per lo sviluppo economico e sociale, adottate nell’ottobre 2025, pongono grande enfasi sul bisogno di “<a href="https://www.fmprc.gov.cn/eng/zy/jj/dstzgzz/dszs/202511/t20251103_11745957.html">investire nel capitale umano</a>”, orientando le risorse statali verso settori come sanità, assistenza all’infanzia, istruzione e cura degli anziani. <a href="https://asiasociety.org/policy-institute/chinas-next-move-economic-priorities-and-policy-shifts-2026">Lo scopo è duplice</a>: rafforzare il supporto popolare e la fiducia nelle istituzioni con l’effetto moltiplicatore di sbloccare il consumo interno.</p>



<p>È in questo contesto che il nuovo centro per anziani di Wuhan assume un significato emblematico: <strong>non una semplice infrastruttura pubblica ma la manifestazione di un nuovo patto sociale. </strong>Il simbolo dell’evoluzione di un sistema cinese che non è un’impalcatura statica, ma un organismo dalle capacità introspettive, abile a riadattarsi per garantire la stabilità interna e la sua preservazione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/cina-il-centro-per-anziani-di-wuhan-e-il-nuovo-patto-sociale.html">Cina: Il centro per anziani di Wuhan e il nuovo patto sociale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il militarismo giapponese e il vittimismo cinese: le opposte narrative che scaldano l&#8217;Estremo Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/il-militarismo-giapponese-e-il-vittimismo-cinese-le-opposte-narrative-che-scaldano-lestremo-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Nov 2025 09:42:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Cinese Meridionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Sanae-Takaichi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sanae Takaichi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Sanae-Takaichi.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Sanae-Takaichi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Sanae-Takaichi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Sanae-Takaichi-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La crisi diplomatica tra Pechino e Tokyo intorno a Taiwan è anche un guerra di narrative sulle rispettive storie nazionali.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-militarismo-giapponese-e-il-vittimismo-cinese-le-opposte-narrative-che-scaldano-lestremo-oriente.html">Il militarismo giapponese e il vittimismo cinese: le opposte narrative che scaldano l&#8217;Estremo Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Sanae-Takaichi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sanae Takaichi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Sanae-Takaichi.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Sanae-Takaichi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Sanae-Takaichi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Sanae-Takaichi-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>“Se la Cina dovesse dispiegare navi da guerra e usare la forza, credo che questa potrebbe essere considerata una situazione che minaccia la sopravvivenza del Giappone”. Con queste parole, rispondendo a una domanda su un possibile blocco cinese di Taiwan, la<strong><a href="https://it.insideover.com/politica/profilo-takaichi-sanae-la-donna-che-punta-a-guidare-il-giappone.html"> Prima ministra giapponese Sanae Takaichi</a></strong> ha innescato una delle più gravi crisi diplomatiche tra Cina e Giappone degli ultimi anni: oltre <strong>400.000 posti su voli da turismo cancellati, sospensione dell’importazione dei prodotti ittici giapponesi,</strong> rinvio nella distribuzione di film e contenuti culturali, e pattugliamenti intensificati attorno alle isole contese Diaoyu/Senkaku.</p>



<p>Misure punitive multisettoriali accompagnate da richieste esplicite di ritrattazione delle dichiarazioni, considerate una violazione del principio di <strong>“Una Sola Cina,</strong>” e da minacce dirette come quella del console generale cinese a Osaka, che in un post su X aveva affermato: ”<a href="https://www.youtube.com/watch?v=EJR6szHd_Zc&amp;list=TLGGrg6NLrIBbuUyMjExMjAyNQ">Non ci sarebbe altra scelta che tagliare quella testa sporca senza un minimo di esitazione</a>.”</p>



<p>La risposta di Takaichi ha interrotto decenni di&nbsp;quella che viene definita politica di <a href="https://www.abc.net.au/news/2025-11-15/japan-pm-takaichi-sparks-diplomatic-spat-with-china-over-taiwan/106012856">ambiguità strategica sulla questione taiwanese</a>, che consiste nell’adesione formale al principio di “Una Sola Cina” e nella contemporanea opposizione a qualsiasi cambiamento dello <em>status quo</em> con la forza. <strong>Definendo un’eventuale azione cinese come “minaccia esistenziale”</strong>, la Premier ha aperto alla possibilità concreta di un coinvolgimento diretto delle&nbsp;Forze di Autodifesa giapponesi&nbsp;in uno scenario di crisi, innescando così una reazione risoluta su cui però si fonda la stabilità della leadership del Partito Cinese.</p>



<p>Per la Repubblica Popolare Cinese, Taiwan non è soltanto una questione territoriale, è intrinsecamente una questione identitaria. Dopo la fondazione della RPC, i membri del Kuomintang sconfitti nella guerra civile si rifugiarono sull’isola di Formosa. Da allora, la riunificazione è rimasta uno degli obiettivi centrali del Partito, diventando con <strong>Xi Jinping</strong> un tassello fondamentale della tanto aspirata <em>rejuvenation </em>(rinascita nazionale). Tuttavia, <strong>la crisi con il Giappone va oltre Taiwan: </strong>le dichiarazioni si inseriscono in una frattura più profonda che riguarda memorie storiche divergenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dopo Mao una nuova narrativa</h2>



<p>Dopo la morte di Mao Zedong, il trauma della Rivoluzione Culturale e le conseguenze disastrose delle riforme economiche fallimentari imposero alla leadership del partito la necessità di trovare un nuovo terreno di legittimità. Occorreva una nuova narrativa che unisse la nazione sotto la sua guida. Oltre al miracolo economico, il patriottismo divenne un pilastro essenziale. La Seconda guerra mondiale,<strong> conosciuta in Cina come la “guerra di resistenza contro l’aggressione giapponese</strong>”, riemerse al centro dell’educazione patriottica, promuovendo il Partito come l’unico baluardo capace di salvare la Cina da umiliazioni straniere. Le atrocità commesse dal Giappone imperiale, <strong>dal massacro di Nanjing alla schiavitù sessuale delle <em>comfort women</em></strong>, divennero elementi fondamentali di coesione nazionale e di legittimazione politica.</p>



<p>Crescita economica e patriottismo sono così diventati un <em>continuum</em>. “<a href="https://www.abc.net.au/news/2021-07-01/xi-warns-against-foreign-bullying-as-china-marks-party-centenary/100260260">Solo il socialismo può salvare la Cina. E solo il socialismo può sviluppare la Cina</a>,” ha affermato Xi in occasione del centenario della fondazione del PCC. In questo contesto, qualsiasi mossa giapponese percepita come militarista diventa per il Partito un’opportunità, e un dovere, di <strong>riaffermarsi come difensore della nazione. </strong>Ecco che la risposta di Pechino alle affermazioni di Takaichi assume una logica più comprensibile.</p>



<p>Anche <strong>le parole della Premier si collocano all’interno di una continuità narrativa: </strong>quella del conservatorismo giapponese. Sin dal secondo dopoguerra, questa corrente ideologica, poi diventata anche politica, ha cercato di minimizzare la natura aggressiva dell’imperialismo giapponese, ridimensionandolo come parte di un più ampio clima globale di violenza. L’ultima generazione di questa corrente è incarnata dal Primo ministro <strong>Shinzo Abe, in carica dal 2012 al 2020.</strong> Abe, pur reiterando le scuse per il passato militarista, ha però sostenuto la necessità di superare il regime del dopoguerra per restituire alla nazione un ruolo pienamente riconosciuto sulla scena regionale e globale. <strong>Ciò implicava anche un ruolo più attivo delle Forze di Autodifesa</strong>, viste non come strumenti di aggressione, ma come elemento fondamentale per una qualsiasi nazione sovrana. In questo quadro, Takaichi incarna perfettamente l’ala conservatrice che desidera un riconoscimento pieno del Giappone come attore autorevole e legittimo nell’Indo-Pacifico.</p>



<p>La crisi diplomatica tra Cina e Giappone su Taiwan è dunque più di un incidente geopolitico contingente. È l’ennesima manifestazione di&nbsp;memorie storiche divergenti&nbsp;che continuano a plasmare la politica interna e estera di entrambi i Paesi.<strong> Da una parte, la narrativa cinese di&nbsp;auto-vittimizzazione</strong>&nbsp;e resistenza all’imperialismo straniero impone a Pechino il mantenimento di una postura salda e reattiva di fronte a ogni tentativo di normalizzazione militare giapponese. Dall’altra, la<strong> narrativa conservatrice giapponese,</strong> espressione del desiderio di essere una&nbsp;nazione non più vincolata alle limitazioni del dopoguerra, spinge la leadership a ridefinire l’immagine del paese, anche attraverso dichiarazioni come quelle di Takaichi.</p>



<p>Due memorie, due forme di legittimità interna, due proiezioni esterne che si scontrano su Taiwan e che andranno a determinare il futuro della stabilità regionale dell’Asia Orientale. Questo perché venire a patti con la propria storia non è mai un semplice esercizio storiografico, è un atto politico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-militarismo-giapponese-e-il-vittimismo-cinese-le-opposte-narrative-che-scaldano-lestremo-oriente.html">Il militarismo giapponese e il vittimismo cinese: le opposte narrative che scaldano l&#8217;Estremo Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Bangladesh, un anno dopo spunta la lunga mano di Usaid sulle proteste</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/bangladesh-un-anno-dopo-spunta-la-lunga-mano-di-usaid-sulle-proteste.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Sep 2025 06:12:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Asia Meridionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718110502329_9faf7e3750fa0c98bca9e5372edd354f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718110502329_9faf7e3750fa0c98bca9e5372edd354f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718110502329_9faf7e3750fa0c98bca9e5372edd354f-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718110502329_9faf7e3750fa0c98bca9e5372edd354f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718110502329_9faf7e3750fa0c98bca9e5372edd354f-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718110502329_9faf7e3750fa0c98bca9e5372edd354f-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718110502329_9faf7e3750fa0c98bca9e5372edd354f-1536x1026.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A distanza di un anno, emergono sempre più indizi di interferenze statunitensi nelle rivolte antigovernative in Bangladesh che hanno portato alle dimissioni del primo ministro Sheikh Hasina e all’instaurazione del governo ad interim guidato dal premio Nobel per la pace Muhammad Yunus. Le recenti proteste in Nepal, culminate con le dimissioni del primo ministro K.P. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/bangladesh-un-anno-dopo-spunta-la-lunga-mano-di-usaid-sulle-proteste.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/bangladesh-un-anno-dopo-spunta-la-lunga-mano-di-usaid-sulle-proteste.html">Bangladesh, un anno dopo spunta la lunga mano di Usaid sulle proteste</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718110502329_9faf7e3750fa0c98bca9e5372edd354f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718110502329_9faf7e3750fa0c98bca9e5372edd354f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718110502329_9faf7e3750fa0c98bca9e5372edd354f-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718110502329_9faf7e3750fa0c98bca9e5372edd354f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718110502329_9faf7e3750fa0c98bca9e5372edd354f-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718110502329_9faf7e3750fa0c98bca9e5372edd354f-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718110502329_9faf7e3750fa0c98bca9e5372edd354f-1536x1026.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A distanza di un anno, emergono sempre più indizi di <strong>interferenze statunitensi nelle rivolte antigovernative</strong> in <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/bangladesh-protesta-studenti.html">Bangladesh </a>che hanno portato alle dimissioni del primo ministro <strong>Sheikh Hasina</strong> e all’instaurazione del governo ad interim guidato dal premio Nobel per la pace <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-muhammad-yunus-il-banchiere-dei-poveri-e-premio-nobel-diventato-primo-ministro-del-bangladesh.html">Muhammad Yunus.</a> Le recenti proteste in Nepal, culminate con le dimissioni del primo ministro K.P. Sharma Oli, hanno spinto molti osservatori a confrontare le vicende dei due Paesi data la vicinanza geografica, il protagonismo giovanile e il risultato politico. Eppure, i due casi sembrano differire per quanto riguarda le forze che hanno alimentato le proteste.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Forze straniere dietro le proteste in Bangladesh</h2>



<p>L’agenzia USAID, recentemente al centro dell’attenzione mediatica dopo la decisione di Donald Trump di smantellarla, viene indicata come finanziatrice del cambio di regime. Mike Benz, <a href="https://www.aa.com.tr/en/americas/usaid-alleged-to-have-fueled-regime-change-in-bangladesh/3477789">un ex funzionario del Dipartimento di Stato americano</a>, ha affermato in un’intervista a Tucker Carlson che le proteste furono incoraggiate da Washington dopo il rifiuto di Hasina di concedere l’Isola di Saint Martin per una base militare statunitense. La piccola lingua di terra, <a href="https://tribune.com.pk/story/2495151/bangladeshs-saint-martins-island-a-potential-flashpoint">situata in prossimità di importanti rotte marittime nel Golfo del Bengala</a>, riveste un’importanza strategica nelle dinamiche geopolitiche regionali. Data la crescente presenza della Cina in Bangladesh con vari progetti infrastrutturali appartenenti alla <em>Belt and Road Initiative</em>, il controllo dell’isola da parte statunitense sarebbe servito a controbilanciare l’influenza cinese e proiettare un potere militare nel Golfo. <a href="https://defencesecurityasia.com/en/u-s-accused-orchestrating-ouster-of-bangladeshi-pm-over-refusal-to-surrender-a-strategic-island/">Dopo le dimissioni, Hasina aveva affermato</a>: “Sarei potuta rimanere al potere se avessi ceduto la sovranità dell&#8217;isola di Saint Martin e permesso agli Stati Uniti di dominare il Golfo del Bengala. Vi prego, non lasciatevi manipolare dai radicali. Se fossi rimasta nel Paese, altre vite avrebbero potuto essere perse. Ho lasciato il Paese. Voi siete la mia forza; voi non mi volevate, quindi me ne sono andata.”</p>



<h2 class="wp-block-heading">Forze interne ed esterne</h2>



<p>Chiaramente, nel Paese asiatico non mancavano elementi di profondo scontento che hanno acceso la miccia della rivolta. In Bangladesh esisteva (ed esiste) una quota giovanile insoddisfatta e desiderosa di cambiamento, stretta in un contesto corrotto di capitalismo clientelare e di crescente deriva autocratica da parte della leadership al potere. La repressione e l’abuso di potere sono stati tratti distintivi dei quindici anni di governo Hasina. </p>



<p>Tuttavia, questo non esclude la “spinta” di un’amministrazione americana che aveva fiutato aria di insoddisfazione in un momento favorevole ai propri interessi strategici. Benz sostiene che i membri dell’International Republican Institute, sostenuti dal Dipartimento di Stato e dall’USAID, hanno cercato di mobilitare “gruppi LGBT, due gruppi etnici minoritari del Bangladesh e giovani studenti che avevano protestato all’inizio dell’anno a causa di questioni politiche locali.” In un discorso pronunciato al CPAC 2025 Trump ha confermato che <a href="https://www.youtube.com/watch?v=WveX9FDiubY&amp;t=27s">29 milioni di dollari sono stati destinati</a> al rafforzamento del panorama politico bangladese. Sebbene le parole del presidente statunitense fossero inserite in un più ampio tentativo di screditare gli interventi di USAID per giustificarne la chiusura, rappresentano comunque un ulteriore indizio a favore della versione di Hasina.&nbsp;</p>



<p>Un’altra coincidenza sospetta riguarda le dichiarazioni del capo dei diritti umani dell’ONU, <a href="https://www.eurasiareview.com/09032025-un-role-in-bangladesh-regime-change-owned-up-by-top-official-oped/">Volker Turk, il quale ha ammesso di aver</a> “avvertito l’esercito del Bangladesh che sarebbe stato escluso dalle missioni di peacekeeping dell’ONU se si fosse coinvolto in violenze durante le proteste studentesche di luglio-agosto 2024”. Atteggiamento che può essere interpretato come un più o meno tacito appoggio alle proteste antigovernative. Inoltre, è importante evidenziare che la missione di <em>fact-finding</em> dell’ONU si è limitata a coprire solo il periodo di proteste dal primo luglio al quindici agosto, senza considerare le violazioni dei diritti umani che continuano a persistere nel governo di Yunus: <a href="https://www.hrw.org/news/2025/07/30/bangladesh-year-since-hasina-fled-rights-challenges-abound">detenzione arbitraria, violenze di massa contro le minoranze, violenza politica, e estremismo religioso che mina i diritti delle donne</a>. Le esperienze dell’Iraq, dell’Afghanistan e della Libia ci insegnano che il Bangladesh non sarebbe il primo caso in cui l’ONU, consapevolmente o meno, è servita da facciata legale o si è allineata a Washington in interventi di cambio di regime.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Bangladesh ora&nbsp;</h2>



<p>Riconoscere possibili interferenze esterne non significa sminuire la legittimità delle richieste della società civile bangladese. Anzi, indagare il ruolo di Washington è importante sia per chiarire i fini politici delle mobilitazioni che per restituire dignità alle rivendicazioni di giovani che hanno rischiato o perso la vita per un Paese libero. Un riconoscimento necessario dato lo stato precario in cui versa ancora la nazione: lo storico partito dell’Awami League è stato bandito, gli islamisti invocano una Costituzione basata sulla Sharia e <a href="https://thediplomat.com/2025/08/one-year-after-sheikh-hasinas-fall-how-is-bangladesh-holding-up/">il governo ad interim di Yunus</a> non ha ancora soddisfatto le sue promesse democratiche, specialmente quella di elezioni libere.&nbsp;</p>



<p>Il risultato è un’instabilità che accomuna il Bangladesh ad altri paesi che sono stati “incoraggiati” prematuramente dall’esterno nei loro cambi di regime. Un’autonoma maturazione della società civile e un coordinamento interno tra i suoi membri sono ingredienti fondamentali per una stabilità duratura. Un collante esterno illude di essere efficace, ma non garantisce una tenuta nel tempo perché non sana le fratture profonde.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/bangladesh-un-anno-dopo-spunta-la-lunga-mano-di-usaid-sulle-proteste.html">Bangladesh, un anno dopo spunta la lunga mano di Usaid sulle proteste</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Dalla parata di Pechino: i messaggi di Xi che l&#8217;Occidente non ha voluto capire</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dalla-parata-di-pechino-i-messaggi-di-xi-che-loccidente-non-ha-voluto-capire.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2025 23:57:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il problema è l’incapacità dell'Occidente di ascoltare una parte del mondo che viene spesso interpretata attraverso luoghi comuni</p>
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<p>Il 3 settembre, piazza <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-con-la-maxi-parata-a-tienanmen-la-cina-di-xi-ha-inaugurato-una-nuova-era.html">Tiananmen a Pechino è stata teatro di quella che è diventata <strong><em>La</em> parata militare</strong></a> per antonomasia della storia cinese, in occasione dell’80esimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale e della vittoria sul Giappone. Una sfilata con migliaia di soldati, l’esibizione di un ricco arsenale di missili, velivoli, droni, robot, e una schiera di leader globali guidati da <strong>Xi Jinping, con Vladimir Putin e Kim Jong-un</strong> rispettivamente alla destra e alla sinistra del padrone di casa. La più grande e osservata parata nella storia della Repubblica Popolare Cinese, indubbiamente un grande esercizio di comunicazione politica per <strong>rafforzare l’orgoglio nazionale</strong> e per mostrare potenza agli alleati e non. Tuttavia, questo evento andrebbe analizzato anche da altre prospettive.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un vecchio messaggio</h2>



<p>Innanzitutto, è importante evidenziare che una parata militare, nonostante la sua ritualità di forza e disciplina, non è un’invasione e le parole di Xi sono lontane da una dichiarazione di guerra: “La guerra è come uno specchio. Guardandola, <strong>possiamo apprezzare meglio il valore della pace</strong>. Oggi la pace e lo sviluppo sono diventati la tendenza dominante, ma il mondo è tutt’altro che tranquillo. La guerra è la spada di Damocle che ancora pende sull’umanità. Dobbiamo trarre insegnamento dalla storia e dedicarci alla pace.” La parata è stata un messaggio, tra l’altro nemmeno nuovo.</p>



<p>Il presidente della Repubblica Popolare Cinese ha parlato di “rejuvenation” della nazione cinese, missione centrale sin dal XIV Congresso del Partito nel 1987. Come ha affermato Xi nel 2022, “national rejuvenation” <a href="https://chinaopensourceobservatory.org/glossary/great-rejuvenation-of-the-chinese-nation">è un “piano strategico” per raggiungere la grandezza duratura della nazione.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">Quello che l&#8217;Occidente non ha capito</h2>



<p>Sul versante cinese, dunque, nulla di nuovo. Quella che negli ultimi anni è cambiata è la posizione occidentale. </p>



<p>La Cina ragiona politicamente applicando piani a lungo termine e la possibilità di analizzarli fornisce un grandissimo vantaggio in termini di comprensione della Repubblica Popolare per chi la osserva. Il problema è l’incapacità, in questo caso del sempre più disunito “Occidente”, di porsi in una condizione di obiettiva osservazione, ascolto e comprensione di un’altra parte del mondo che viene spesso interpretata attraverso luoghi comuni. </p>



<p>Espressioni come quella del cosiddetto “asse delle autocrazie,” termine usato per descrivere <strong>la minaccia cinese e una parallela, granitica alleanza con altre dittature </strong>pronte a colpire l’Occidente (Russia, Corea del Nord, Iran: tutte nazioni i cui leader erano a Pechino), distolgono l’attenzione dal punto nodale: a favorire l’ascesa della Cina e della sua diplomazia sono stati i fallimenti dell’ordine a guida occidentale e della conseguente instabilità e insicurezza generalizzata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché questa responsabilità ricade sull’Occidente?</h2>



<p>Gli Stati Uniti e la NATO si sono proposti e imposti come garanti dell’ordine mondiale. Ma a questo ruolo non hanno saputo adempiere. Basti osservare come l’Occidente stia scivolando di nuovo nel paradosso della sicurezza con la sua corsa al riarmo, condotta nonostante lo scetticismo delle opinioni pubbliche e i vincoli di bilancio. Quello odierno è un contesto globale da ricucire, ma per farlo occorre cambiare approccio: entrare in dialogo, <strong>non in assetto da guerra con chi vive realtà storiche, culturali, sociali e politiche diverse</strong>.</p>



<p>Intervallate a parti del discorso impiegate per uso interno e propagandistico, alcune chiavi di lettura sono state fornite dallo stesso presidente Xi Jinping il 3 settembre. Parlando alla parata di Pechino, il <a href="https://www.youtube.com/watch?v=aZQFVIifv28">presidente cinese ha affermato che</a> “solo quando tutti i Paesi si trattano da pari, vivono in armonia e si offrono sostegno reciproco, è possibile salvaguardare la sicurezza comune e eliminare le cause profonde della guerra.”</p>



<p>Tuttavia, in questo momento storico, in cui più che mai è imperativo sedersi a un tavolo e trovare un terreno comune di convivenza, la tendenza predominante resta quella di un linguaggio e un atteggiamento da confronto, alimentati dai media e dagli stessi leader politici. L’Alto rappresentante <a href="https://www.youtube.com/watch?v=EEps-IuCyoY">per la politica estera UE, Kaja Kallas, ha mosso critiche</a> pesanti alla parata militare, ribadendo che “<strong>l’alleanza delle autocrazie non è solo anti-occidentale</strong> ma è anche una sfida diretta lanciata dalla Cina al sistema internazionale basato sulle norme”, prima di arrivare a mettere in dubbio il contributo russo e cinese alla sconfitta dell’Asse nella Seconda guerra mondiale. Dichiarazioni che il portavoce cinese ha definito “piene di pregiudizi ideologici, prive di fatti storici fondamentali e che fomentano palesemente la rivalità e il confronto”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida della convivenza</h2>



<p>Parole come quelle di Kallas mostrano quanto spesso sia distorta e limitata la lettura dei fatti che riguardano il resto del mondo nei Paesi occidentali. La Cina ha senza dubbio utilizzato questa occasione per consolidare un’immagine di forza, ma questo non significa che l’intento fosse preannunciare una minaccia militare imminente. L’arsenale esibito, per quanto impressionante, non è mai stato testato in combattimento. L’Esercito Popolare di Liberazione non partecipa a una guerra da decenni. Per questo la dimensione numerica non coincide necessariamente con una reale capacità operativa.</p>



<p>Xi ha affermato che la Cina vuole stare dalla parte giusta della storia e, per quanto si voglia credere o no alla sincerità delle sue parole, è importante che ogni singola nazione si interroghi sulla propria posizione: <strong>in un mondo che si muove verso il multilateralismo, quale atteggiamento intraprendere? </strong>Accettare l’emergere di nuovi poli e convivere, o entrare in rivalità aprendo la porta al confronto? La presenza di oltre 30 rappresentanti del Sud globale, riuniti prima a Tianjin per il venticinquesimo Summit della Shanghai Cooperation Organization e poi a Pechino per la parata della vittoria, mostra una chiara spinta propulsiva verso un dialogo tra pari per coordinare la sicurezza internazionale e affrontare le sfide del nostro tempo. È dunque dovere di ogni Paese prendere atto che non può esserci nessuno a dettare unilateralmente la sorte di un mondo variegato ma unito dalle stesse responsabilità: un pianeta da preservare, una pace da difendere, una coesistenza da ricercare e costruire.</p>
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		<title>Filippine-Cina-Usa, le acque del Pacifico si surriscaldano</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/filippine-cina-usa-le-acque-del-pacifico-si-surriscaldano-marcos.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Aug 2025 05:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Cinese Meridionale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=482039</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Filippine.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Filippine" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Filippine.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Filippine-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Filippine-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Filippine-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Cina e Filippine ai ferri corti su Mar cinese meridionale e Taiwan. E su tutto l'ombra lunga degli StatiUniti. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Filippine.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Filippine" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Filippine.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Filippine-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Filippine-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Filippine-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>“Se ci fosse un confronto diretto su <strong>Taiwan tra Cina e Stati Uniti</strong>, non c’è modo in cui le Filippine possano rimanerne fuori.” Con queste parole, il Presidente filippino <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-ferdinand-marcos-jr-il-presidente-delle-filippine.html">Ferdinand Marcos Jr.</a></strong> ha risposto alla domanda della giornalista di Firstpost se sarebbe disposto a permettere agli Stati Uniti di usare risorse e basi nelle Filippine per difendere Taiwan. La dichiarazione ha innescato uno scontro verbale con  Pechino, degenerato all’inizio di questa settimana quando una nave da guerra della Marina dell&#8217;Esercito popolare di liberazione ha accidentalmente speronato un&#8217;imbarcazione della Guardia Costiera cinese durante l’inseguimento di una nave della Guardia Costiera filippina di pattuglia nella zona dello Scarborough Shoal, un territorio conteso tra i due Paesi nel Mar Cinese Meridionale.</p>



<p>Cina e Filippine vivono due profondi punti di frattura che mettono a dura prova i loro rapporti diplomatici e la convivenza regionale: le dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale e la posizione di Manila nell’eventualità di un&#8217;invasione cinese di Taiwan. Alla base del primo punto di rottura c’è la rivendicazione territoriale della Cina sulla maggior parte del <strong>Mar Cinese Meridionale</strong>, compreso lo Scarborough Shoal.  Pechino rivendica la sua sovranità basandosi sulla “linea dei nove trattini”, dichiarata nel 2016 una violazione del diritto internazionale dal Tribunale Permanente di Arbitrato dell´Aja (<a href="https://it.insideover.com/schede/storia/che-cose-la-nine-dash-line-la-linea-della-tensione-nel-mar-cinese-meridionale.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Che cos&#8217;è la Nine Dash Line e perché è importante</a>). </p>



<p>Nonostante la Cina abbia ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, non ha mai riconosciuto la sentenza del Tribunale e ha continuato a costruire infrastrutture marittime e a utilizzare tattiche coercitive per difendere la sua integrità territoriale, come l’inseguimento e l’intimidazione delle navi filippine con cannoni d’acqua, blocchi navali e manovre pericolose. Negli ultimi anni, <strong>gli incidenti tra navi cinesi e filippine nel Mar Cinese Meridionale</strong> si sono intensificati notevolmente e quello avvenuto pochi giorni fa desta particolare preoccupazione dal momento che i funzionari filippini sostengono che ci sia stato un tentativo deliberato di speronamento con il tangibile rischio di vittime filippine.</p>



<p>Questo episodio si lega a quello che è il secondo punto di frizione tra i due Paesi: <strong>Taiwan</strong>. L’incidente navale si è verificato una settimana dopo le dichiarazioni del Presidente Marcos durante la sua visita a New Delhi. Dichiarazioni che non arrivano da sole, ma sono accompagnate da aperture significative da parte di Manila all’alleato statunitense. Negli ultimi mesi<strong> le Filippine hanno garantito agli Stati Uniti un accesso più ampio alle loro strutture militari</strong> settentrionali e il dispiegamento di sistemi missilistici avanzati nella zona come il Typhon. Inoltre, sono state condotte esercitazioni militari congiunte con forze statunitensi vicino alle coste di Taiwan, iniziative inserite all’interno della strategia di deterrenza statunitense verso la Repubblica Popolare Cinese nel Pacifico (<a href="https://it.insideover.com/difesa/gli-usa-corrono-a-trincerarsi-nellindo-pacifico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">e da tempo gli USA corrono a trincerarsi nell&#8217;Indo-Pacifico</a>).</p>



<p>Il Presidente Marcos ha giustificato l’eventuale coinvolgimento filippino sul fronte Taiwan menzionando la prossimità geografica e la necessità di salvaguardare la popolazione filippina residente sull’isola di Formosa, motivazioni che Pechino considera <strong>“scuse non valide per interferire negli affari interni di un altro Paese</strong>&#8220;. Le dichiarazioni del portavoce del Ministro degli Esteri sono state risolute: le Filippine sono esortate ad aderire al principio di “una sola Cina” e ad astenersi dal “giocare con il fuoco su questioni che riguardano gli interessi fondamentali della Cina.” </p>



<p>Analisti ed esperti ritengono altamente probabile che Pechino invada Taiwan entro la fine del decennio e questo incidente segnala come la postura cinese sia già in un assetto di guerra. Il comportamento del cacciatorpediniere cinese, che ha continuato a inseguire il vascello filippino per un’ora invece che fermarsi e soccorrere la nave compagna,<strong> è anomalo in tempi di pace</strong> e alimenta la percezione che “la Cina si consideri già in stato di guerra senza averlo annunciato pubblicamente,” come affermato da Tony Hu, già direttore del Dipartimento di Difesa statunitense per Cina, Mongolia e Taiwan. Il conflitto aperto è una possibilità reale. Come ha sostenuto il Contrammiraglio della Guardia Costiera Jay Terella: “Finora la Cina è stata molto innovativa e scaltra ad assicurarsi che le sue azioni rimanessero ancora nella zona grigia e non innescassero il Mutual Defense Treaty tra le Filippine e gli Stati Uniti, ma nel momento in cui un pescatore o un soldato o un marinaio filippino viene ucciso, quella è la linea rossa.”</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="South China Sea: Escalating tensions between China and the Philippines | 101 East Documentary" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/GGMTjsB5SVs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_GGMTjsB5SVs");</script>
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<p>Manila e Washington sono orientata alla deterrenza, Pechino alla difesa dell’assolutezza e non negoziabilità della sua sovranità nazionale. Chi non la rispetta è considerato un nemico. Questa asimmetria implica che tattiche aggressive come il rafforzamento della capacità militare nella zona non porteranno a una soluzione, <strong>ma anzi verranno percepite come una provocazione.</strong> Ancora una volta, la mancanza di un dialogo strutturato e bilanciato unita alla scarsa propensione ad adottare una postura di ascolto e mediazione quando le posizioni dell’altro non coincidono con le proprie, sta trasformando tensioni in un conflitto aperto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/filippine-cina-usa-le-acque-del-pacifico-si-surriscaldano-marcos.html">Filippine-Cina-Usa, le acque del Pacifico si surriscaldano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;offensiva diplomatica dell&#8217;India per sfidare la leadership cinese nel Sud Globale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/loffensiva-diplomatica-dellindia-per-sfidare-la-leadership-cinese-nel-sud-globale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 12:01:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brics]]></category>
		<category><![CDATA[Sud Globale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1446" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184753326_13e17ec120bf8500ddfbafbd56d8faba.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184753326_13e17ec120bf8500ddfbafbd56d8faba.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184753326_13e17ec120bf8500ddfbafbd56d8faba-600x452.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184753326_13e17ec120bf8500ddfbafbd56d8faba-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184753326_13e17ec120bf8500ddfbafbd56d8faba-1024x771.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184753326_13e17ec120bf8500ddfbafbd56d8faba-768x578.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184753326_13e17ec120bf8500ddfbafbd56d8faba-1536x1157.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A inizio luglio, in occasione della sua uscita dal Paese per il summit dei Brics, è andato in scena il viaggio ufficiale di Narendra Modi, Primo ministro Indiano, alla volta del Sud Globale. Ghana, Trinidad e Tobago, Argentina, Brasile e Namibia in nove giorni. Una maratona istituzionale in occasione del diciassettesimo Summit dei BRICS a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/loffensiva-diplomatica-dellindia-per-sfidare-la-leadership-cinese-nel-sud-globale.html">[...]</a></p>
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<p>A inizio luglio, in occasione della sua uscita dal Paese per il summit dei Brics, è andato in scena il viaggio ufficiale di Narendra Modi, Primo ministro Indiano, alla volta del Sud Globale. Ghana, Trinidad e Tobago, Argentina, Brasile e Namibia in nove giorni. Una maratona istituzionale in occasione del diciassettesimo Summit dei BRICS a Rio de Janeiro (quarta tappa del viaggio) per consolidare partnership bilaterali su questioni chiave come difesa o sicurezza energetica, rafforzare fiducia reciproca e non solo…</p>



<p>Obiettivo cruciale di queste visite, facilitato dall’assenza del capo di stato cinese Xi Jinping a Rio, era presentare l’India come valida alternativa a Beijing in quanto leader dei paesi emergenti. Ma Nuova Delhi può veramente aspirare a questo ruolo?</p>



<p>Trovare una risposta alla domanda se l’India abbia realmente le capacità per prendere il ruolo della Cina come rappresentante del Sud Globale è complesso e le risposte sommarie non sono una via percorribile. Tuttavia, quello a cui si può rispondere ora è: che cosa può offrire l’India che la Cina non ha? <strong>Buone relazioni con l’Occidente</strong>. Oltre a essere l’unico paese fondatore dei BRICS allo stesso tempo invitato regolare del G7, il governo di Nuova Delhi ha costruito stabili partnership bilaterali con Francia, Germania, Paesi Bassi, e negli ultimi anni ha notevolmente rafforzato la collaborazione militare con la Grecia offrendo al paese ellenico un supporto chiave in termini di capacità di difesa. Lo sforzo diplomatico di Nuova Delhi non si limita al piano nazionale, ma si estende anche a quello regionale: la firma dell’accordo di libero scambio con l’Unione Europea è prevista entro la fine dell’anno, come affermato dallo stesso Modi nella sua visita ufficiale a Cipro <a href="https://www.reuters.com/world/india/india-expects-eu-trade-deal-by-year-end-cyprus-pledges-support-2025-06-16/">avvenuta lo scorso giugno</a>. Al di fuori dei confini dell’Unione<a href="https://thediplomat.com/2025/05/india-uk-free-trade-agreement-sign-of-a-new-dawn/">, il 6 maggio 2025 il Regno Unito ha concluso quello che il Primo ministro britannico</a> Keir Starmer ha definito “il più grande e significativo accordo commerciale bilaterale firmato dal momento della Brexit”</p>



<p>Mentre se si sposta lo sguardo sull’altra sponda dell’oceano, durante la visita di Modi a Washington all’indomani dell’insediamento del Presidente Donald Trump, i due Paesi hanno riaffermato la solidità della loro “Comprehensive Global Strategic Partnership.” In quell’occasione, i due capi di stato hanno anche lanciato una nuova iniziativa chiamata “U.S.-India COMPACT,” che mira a favorire le opportunità di cooperazione militare, sviluppo del commercio e innovazione tecnologica. I primi risultati sono attesi già nel corso dell’anno “a dimostrazione della fiducia reciproca e dell’impegno verso una partnership vantaggiosa per entrambe le parti,” come riportato sul <a href="https://www.whitehouse.gov/briefings-statements/2025/02/united-states-india-joint-leaders-statement/">sito ufficiale della Casa Bianca</a>.</p>



<p>La vicinanza con i paesi occidentali così come la sua politica di attivo multi-allineamento permette a Nuova Delhi di ottenere quello che Swasti Rao, professoressa associata all’Jindal School di International Studies e consulente geopolitico per il Ministero della Difesa indiano, definisce “un grande<strong> vantaggio reputazionale.” </strong>Contrariamente alla Cina che sullo scacchiere globale mantiene una postura più competitiva in risposta al confronto diretto con gli Stati Uniti, l’India non è coinvolta in alcuna Guerra Fredda 2.0, anzi.</p>



<p>Se con la sua “Belt and Road Initiative” Beijing si presenta come il principale finanziatore di infrastrutture nel Sud Globale portando molti paesi beneficiari a ritrovarsi in una condizione di indebitamento e <a href="https://www.indiatoday.in/world/story/modis-five-nation-tour-breaking-chinas-debt-trap-grip-glbg-2753359-2025-07-09">dunque dipendenza finanziaria</a> Nuova Delhi invoca il multilateralismo e punta a essere la <strong>voce dei paesi emergenti</strong>. La posizione di ponte tra Occidente e il non-Occidente trova grande favore soprattutto tra quelle nazioni che percepiscono la politica cinese come neo-coloniale e volta a rafforzare dinamiche di blocchi contrapposti che ricordano momenti bui del secolo scorso. Questi Stati non intendono essere nuovamente strumentalizzati in una dinamica di potere tra superpotenze globali. Ciò che chiedono è il riconoscimento della propria sovranità e essere trattati come interlocutori con pari dignità ( </p>



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<p></p>



<p>Nell’approcciarsi a queste nazioni l’India fa strategicamente leva su un comune passato di soggiogazione coloniale per presentarsi come la “prima inter pares”: da un lato una compagna per partnerships bilaterali di co-sviluppo e dall’altro la portavoce del gruppo dei paesi emergenti a livello internazionale. Il viaggio conclusosi il 9 luglio è un esempio calzante. Il Ghana sta investendo con decisione nel rafforzamento del proprio sistema sanitario e pianifica di realizzare un polo farmaceutico all’avanguardia <a href="https://www.modernghana.com/news/1398096/ghana-preparing-to-transition-out-of-gavi-support.html">nella capitale Accra</a>. Partendo dalle priorità del Paese, Modi ha offerto aiuto in materia di sicurezza alimentare e <a href="https://it.insideover.com/scienza/lindia-blocca-lexport-di-vaccini-cosa-puo-succedere-adesso.html">accesso ai vaccini</a>. Un intervento che non risponde solo alle esigenze del partner africano, ma che rafforza la reputazione dell’India come “farmacia del Sud Globale”. </p>



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<p>Le altre visite hanno visto lo stesso approccio: partire dai bisogni e dalle potenzialità di entrambi i paesi per costruire forme di cooperazione reciproca, in cui le debolezze di uno vengono compensate dai punti di forza dell’altro.</p>



<p>Sul piano internazionale, Modi ha sfruttato l’assenza del rivale Xi Jinping al Summit dei BRICS per rafforzare la visione indiana delle relazioni internazionali, supportata anche da altri membri come il Brasile: una politica di non-allineamento che rigetta la linea dura contro l’Occidente ma che punta invece a riformare la governance globale e le regole della cooperazione multilaterale. È diventato il Modi show invece che il Xi show”, come ha affermato Jayant Menon, ex Lead Economist presso la Banca Asiatica di Sviluppo, in un’intervista a “Inside Story” di Al Jazeera.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="What difference has BRICS made on the world stage? | Inside Story" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/NACyDUG2uTE?start=295&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_NACyDUG2uTE");</script>
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<p>L’India e la Cina si contendono la leadership del Sud Globale e entrambe portano qualcosa sul tavolo: la prima gode di un importantissimo vantaggio reputazionale, la seconda ha una capacità economica senza precedenti. Entrambe stanno giocando una partita a lungo termine, ma Nuova Delhi la gioca a colpi di partnership e progetti di cosviluppo. I paesi emergenti hanno la volontà di crescere ma senza rimanere intrappolati in una dinamica da paese vassallo e l’India rispetta la sovranità dei suoi partner.&nbsp; Questo perché tutta la sua politica estera è volta a qualcosa di molto più ambizioso di diventare la nuova potenza egemone: l’India ambisce a un nuovo ordine mondiale, un mondo multipolare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/loffensiva-diplomatica-dellindia-per-sfidare-la-leadership-cinese-nel-sud-globale.html">L&#8217;offensiva diplomatica dell&#8217;India per sfidare la leadership cinese nel Sud Globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Bad Bunny, la popstar attivista che racconta Porto Rico e il colonialismo</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/bad-bunny-la-popstar-attivista-che-racconta-porto-rico-e-il-colonialismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Feb 2025 18:13:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250222154648862_c744b66d0962e61d3b28203bce9bba34.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250222154648862_c744b66d0962e61d3b28203bce9bba34.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250222154648862_c744b66d0962e61d3b28203bce9bba34-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250222154648862_c744b66d0962e61d3b28203bce9bba34-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250222154648862_c744b66d0962e61d3b28203bce9bba34-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250222154648862_c744b66d0962e61d3b28203bce9bba34-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250222154648862_c744b66d0962e61d3b28203bce9bba34-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Confronto musicale e politico: Il ritornello di “Lo que le pasó a Hawaii” da “Debí tirar más fotos” di Bad Bunny, album più ascoltato su Spotify, è un grido contro chi vuole strappare ai portoricani il loro territorio e identità.<br />
Bad Bunny, icona e attivista: Benito Antonio Martinez Ocasio, superstar latina con tre Grammy, usa la sua musica, un mix di reggaeton e trap, per denunciare le ingiustizie subite da Porto Rico, come già fatto con “Una Velita” post-uragano Maria.<br />
Un progetto educativo: Con “Debí tirar más fotos”, Bad Bunny collabora con lo storico Jorell Meléndez-Badillo per trasformare l’album in una lezione sulla storia portoricana, dai tempi pre-colombiani al presente, con visualizers che educano su bandiera, indipendenza e cultura.<br />
Storia coloniale di Porto Rico: Colonia spagnola per secoli e poi territorio USA dal 1898, Porto Rico è un commonwealth in bilico tra assimilazione americana e lotta per l’indipendenza, con il 43% della popolazione in povertà e una cultura minacciata.<br />
Messaggio universale: L’album trascende Porto Rico, diventando un simbolo di resistenza per chi vive diaspora o espropriazione, da Gaza agli “outcasts” globali, riflettendo un malessere collettivo in un’epoca di sfollamenti forzati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/bad-bunny-la-popstar-attivista-che-racconta-porto-rico-e-il-colonialismo.html">Bad Bunny, la popstar attivista che racconta Porto Rico e il colonialismo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250222154648862_c744b66d0962e61d3b28203bce9bba34.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250222154648862_c744b66d0962e61d3b28203bce9bba34.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250222154648862_c744b66d0962e61d3b28203bce9bba34-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250222154648862_c744b66d0962e61d3b28203bce9bba34-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250222154648862_c744b66d0962e61d3b28203bce9bba34-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250222154648862_c744b66d0962e61d3b28203bce9bba34-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250222154648862_c744b66d0962e61d3b28203bce9bba34-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><em>“Vogliono togliermi il fiume e anche la spiaggia<br>Vogliono il mio quartiere e che la nonna se ne vada<br>No, non mollare la bandiera e non ti scordare il lelolai<br>Che non voglio che facciano con te quello che è successo alle Hawaii”</em></p>



<p>Se qualcuno se lo stesse chiedendo, non si tratta di una filastrocca partigiana. Questo è il ritornello di “<em>Lo que le pasó a Hawaii</em>” (“Quello che è successo alle Hawaii”), uno dei brani del nuovo iconico album di Bad Bunny uscito il 5 gennaio e ora il più ascoltato al mondo su <em>Spotify</em>.</p>



<p><strong>Bad Bunny</strong>, all’anagrafe <strong>Benito Antonio Martinez Ocasio</strong>, è una superstar latina tra le più conosciute e amate. Le sue canzoni riconoscibili per uno stile che fonde reggaeton, trap e melodie sudamericane sono un must per ogni serata latina in cui i giovani si lasciano trasportare dal flow dei suoi brani. L’artista portoricano vanta decine di premi, inclusi tre Grammy Awards, e collaborazioni con cantanti dal calibro di Jennifer Lopez, Dua Lipa e Cardi B. Si può dire che Bad Bunny incarni lo stereotipo di colui che ce l’ha fatta, di colui che è riuscito a trasformare un sogno in realtà e a fare successo. Tuttavia, i brani da miliardi di visualizzazioni e i riconoscimenti musicali sono solo una parte del suo personaggio, che da popstar ha assunto i connotati di attivista politico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è Bad Bunny</h2>



<p>Benito nasce il 10 marzo 1994 a <strong>Vega Baja</strong>, una città sulla costa settentrionale di <strong>Porto Rico</strong>, in una famiglia di umili origini. Il più grande di due sorelle, papà autista, mamma insegnante di inglese. La sua origine portoricana è fondamentale per spiegare il successo e il suo impegno da attivista. Bad Bunny non crea solo musica, lui elabora messaggi di denuncia contro le ingiustizie che colpiscono la sua gente. Uno dei primi esempi è stata la canzone <em>Una Velita</em>, lanciata per dare voce alle condizioni di vita precarie dei portoricani vittime dell’uragano Maria nel 2018 e la corruzione del governo.</p>



<p>&#8220;<em>Ricordate che siamo tutti di qui, al popolo spetta salvare il popolo Non mandatemi nulla dal governo, che quei bastardi lo nasconderanno Vanno per le strade solo per farsi foto, per me possono andarsene tutti al diavolo Sono stati cinquemila quelli che hanno lasciato morire e questo non lo dimenticheremo mai La palma a cui vogliono impiccare il paese, un giorno la abbatterem</em>o&#8221;. </p>



<p>L’attivismo è da anni un tratto distintivo della musica di <strong>Bad Bunny</strong>, tuttavia, si potrebbe affermare che con l’ultimo album c’è stata un’impennata. &#8220;Debí tirar más fotos&#8221; (&#8220;Avrei dovuto scattare più foto&#8221;) fa parte di un progetto che <strong>non si limita alla sensibilizzazione ma mira all’educazione</strong>. “Ha compreso la piattaforma di cui dispone e ha voluto utilizzarla non solo per le storie sconosciute, ma anche per la storia generale del Porto Rico, dall’epoca pre-colombiana al giorno d’oggi.” Sono le <strong>parole di Jorell Meléndez-Badillo, professore di storia specializzato in Puerto Rico</strong>, Caraibi e America Latina, contattato da Bad Bunny come supporto accademico nel suo progetto storico-musicale. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_2025022215474721_7e1a8f75c1fba1c4ce97c4dae437cf31-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-457682" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_2025022215474721_7e1a8f75c1fba1c4ce97c4dae437cf31-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_2025022215474721_7e1a8f75c1fba1c4ce97c4dae437cf31-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_2025022215474721_7e1a8f75c1fba1c4ce97c4dae437cf31-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_2025022215474721_7e1a8f75c1fba1c4ce97c4dae437cf31-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_2025022215474721_7e1a8f75c1fba1c4ce97c4dae437cf31-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_2025022215474721_7e1a8f75c1fba1c4ce97c4dae437cf31.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Lo <strong>studioso “anti-coloniale”</strong>, come si definisce lui stesso, ha curato i visualizers dell’album. Queste slides informative che accompagnano ogni brano condividono frammenti di storia portoricana, dalle origini della bandiera, al suffragio femminile, dal movimento dell’indipendenza alle amate rane “coquí”, simbolo culturale di appartenenza al paese. “Benito (Bad Bunny) era interessato a dare voce alla storia del <strong>Porto Rico</strong>, perchè le persone non la imparano a scuola”. Come si fa a combattere per la propria indipendenza se non si sanno le ragioni della propria condizione e delle ingiustizie che si subiscono quotidianamente?</p>



<h2 class="wp-block-heading">La storia di Porto Rico</h2>



<p>Il <strong>Porto Rico ha una lunga ed intensa storia coloniale</strong>. Dapprima colonia spagnola per quattro secoli e poi territorio americano in seguito alla vittoria degli Stati Uniti nella guerra ispano-americana del 1898. Ancora oggi il Porto Rico non ha conquistato un’indipendenza. Si tratta di un commonwealth autonomo associato agli Stati Uniti, il cui capo di stato è il Presidente degli Stati Uniti d’America, mentre il capo del governo è un Governatore eletto. La locazione politica di questo territorio tuttavia è ancora in bilico. L’opinione pubblica è scissa tra i sostenitori del New Progressive Party e del suo progetto di fare del Porto Rico il 51° stato americano e chi reclama a gran voce l’indipendenza del paese rifiutando “che facciano con Porto Rico quello che è stato fatto alle Hawaii.”</p>



<p>Anche se non è ancora ufficialmente parte degli Stati Uniti d’America, il <strong>processo di assimilazione e progressivo annichilimento culturale</strong> delle tradizioni portoricane è già in corso da tempo. “Puoi sentire la violenza coloniale ogni giorno”, afferma <strong>Maléndez-Badillo</strong> in un’intervista per il podcast “The Take” di <em>Al Jazeera</em>. Lo studioso “anti-coloniale” racconta che circa un milione di portoricani hanno subito un massiccio blackout pochi giorni dopo che la società privata statunitense e canadese Luma Energy ha formalmente assunto la gestione della rete elettrica dell’isola. Le conseguenze dell’assenza di elettricità sono prevedibili: mancanza di beni di prima necessità e persino acqua potabile. </p>



<p>Ma le &#8220;violenze coloniali&#8221; non riguardano solo l’esistenza fisica delle persone, spiega l’accademico: colpiscono anche l’anima culturale e intellettuale della comunità portoricana con più di 400 scuole chiuse negli ultimi dieci anni e il piano di chiusura di più di 60 corsi universitari nelle facoltà umanistiche. Ci sono persone che non parlano nemmeno più lo spagnolo. È in atto un processo di americanizzazione che sta togliendo il Porto Rico ai portoricani per offrirlo a stranieri benestanti che con il loro capitale alzano il prezzo degli immobili a danno della popolazione locale, il 43% della quale <a href="https://centropr.hunter.cuny.edu/reports/pervasive-poverty-in-puerto-rico/">vive sotto il tasso di povertà</a>. </p>



<p>Ma come può un album che racconta la storia di un <strong>territorio di appena 3 milioni di abitanti</strong> scalare tutte le classifiche inondando i social di trend che coinvolgono persone di tutte le età e di tutto il mondo? L’album <em>Debí tirar más</em> foto non parla solo ai portoricani, ma trascende confini ed etnie. È un appello universale a tutti coloro che stanno vivendo la diaspora o sono &#8220;outcasts in their own native land, the dispossessed&#8221;, come scriveva <strong>Oodgeroo Noonuccal</strong>, poeta riconosciuta come eroina della lotta per la giustizia degli aborigeni in Australia. È così che il nuovo album è diventato la colonna sonora dell’archivio visivo di Gaza, sottofondo per i video che mostrano immagini della Striscia prima dei bombardamenti israeliani.</p>



<p>Le genti si spostano, le culture si incontrano, ma quello che garantisce l’integrità e la sostenibilità di questi flussi è la consapevolezza di avere una patria, un luogo da cui si è partiti e dove si può tornare, una casa. Con <strong>117 milioni di sfollati a causa di conflitti, violenze, ingiustizie</strong> si può affermare che <a href="https://www.iom.int/news/world-migration-report-2024-reveals-latest-global-trends-and-challenges-human-mobility">questo processo è stato minato</a>. Le persone partono ma senza alcuna certezza sul ritorno. Il successo mondiale di &#8220;Debí tirar más foto&#8221; non è solo un indicatore del talento del suo autore ma anche il segnale di un malessere collettivo nella nostra epoca di grandi espropriazioni e diaspore forzate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/bad-bunny-la-popstar-attivista-che-racconta-porto-rico-e-il-colonialismo.html">Bad Bunny, la popstar attivista che racconta Porto Rico e il colonialismo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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