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Il Generale Zhang Youxia, vicesegretario della Commissione Militare Centrale (CMC), e il Generale Liu Zhenli, Capo dello Stato Maggiore Congiunto, sono sotto indagine per “presunte gravi violazioni della disciplina e della legge”, secondo quanto riportato dal PLA Daily, quotidiano ufficiale dell’Esercito Popolare di Liberazione.

Le possibili motivazioni di questa svolta inattesa sono state spiegate su queste colonne e la notizia non colpisce tanto per l’ennesima epurazione, una prassi a cui Xi Jinping ci ha abituato dall’avvio della sua campagna anticorruzione, quanto per il profilo dei personaggi coinvolti: due pesi massimi dell’apparato militare, gli unici con esperienza diretta di combattimento, maturata durante il conflitto sino-vietnamita, e membri della Commissione Militare Centrale (CMC), massimo organo militare del Partito.

Ad oggi, la CMC risulta drasticamente ridimensionata: gli unici membri rimasti sono Xi Jinping e Zhang Shengmin, capo della Commissione di Ispezione Disciplinare. Pensare a un sistematico processo di accentramento del potere risulta quasi inevitabile. Nessuna certezza ufficiale emerge sulle cause di questo ridimensionamento. Il sistema chiuso del Partito non lascia trapelare informazioni e probabilmente anche all’interno del Partito stesso non vi è chiarezza. Da sottolineare come Lingling Wei sul Washington Post abbia scritto un articolo in cui tra le possibili accuse contro gli ex alti papaveri delle forze armate viene citato un presunto tradimento. Zhang Youxia sembra essere accusato di aver passato informazioni sul programma nucleare cinese agli Stati Uniti e di aver accettato tangenti in cambio di favori politici.

Di fronte a questa proliferazione di supposizioni, non resta che concentrarci su ciò che effettivamente sappiamo e che può contribuire a dare un senso a questa intrigata e oscura vicenda: la storia personale di Xi Jinping e il suo ambizioso progetto politico.

Xi Jinping entra in contatto con il sistema delle epurazioni politiche quando è ancora un bambino. Il padre, Xi Zhongxun, membro attivo della prima generazione di rivoluzionari del Partito Comunista Cinese sin dai tempi della Lunga Marcia, viene epurato da Mao Zedong quando Xi ha solo nove anni. Durante la Rivoluzione Culturale, l’intera famiglia cade vittima della campagna “Fuoco sul Quartier Generale” lanciata da Mao contro i membri del Partito, accusati di star perdendo la fiamma rivoluzionaria. Il padre viene detenuto in isolamento per otto anni, mentre il giovane Xi è sottoposto a pubbliche umiliazioni durante le frequenti sessioni di schernimento di massa e derisione pubblica. Per Xi Jinping non finisce qui. All’età di quindici anni viene coinvolto nella vasta campagna di rieducazione che prevedeva la migrazione forzata di giovani istruiti nelle zone più remote della Cina. Anni di privazioni e duro lavoro manuale.

Eppure, quelle sofferenze non minano mai la fedeltà al Partito, anzi. Padre e figlio raccontano in seguito che quelle esperienze hanno fatto parte di un processo di “forgiatura”, che ha rafforzato la loro forza di volontà e disciplina. È dal sacrificio e dall’umiliazione che matura la dedizione ferrea di Xi Jinping al Partito e alla nazione, un impegno destinato a segnare tutta la sua esistenza e carriera.

Una volta al potere, Xi non si limita a proseguire un percorso di crescita economica e modernizzazione militare già intrapreso dai suoi predecessori, ma contribuisce attivamente proponendo una nuova cornice narrativa e una missione esplicita: il raggiungimento del “Chinese Dream” e della “Rinascita nazionale” entro il 2049, centenario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Un obiettivo presentato come riscatto storico per le umiliazioni e le sofferenze subite dal popolo cinese nel corso della sua storia moderna.

Nella visione di Xi, la costruzione di un “Paese socialista moderno, prospero, forte, democratico, culturalmente avanzato e armonioso,” è un sogno collettivo che richiede uno sforzo comune. Come egli stesso ha affermato “la storia ci insegna che il futuro e il destino di ognuno sono strettamente legati a quelli del loro paese e nazione; una persona può fare bene solo quando il suo paese e la sua nazione fanno bene.” Dunque, l’allineamento di ogni singolo membro del Partito non è una condizione negoziabile, è un fattore imprescindibile.

Il raggiungimento del “Chinese Dream” passa attraverso crescita economica, progresso tecnologico, leadership globale e modernizzazione militare.

Un esercito efficiente e tecnologicamente avanzato è una componente centrale e Xi non ha mai nascosto la sua profonda preoccupazione sulle reali capacità operative dell’EPL e sulle competenze dei comandati, sia sul piano del coordinamento che dell’implementazione delle direttive dei superiori. Zhang e Liu, secondo le accuse, avrebbero “seriamente calpestato e minato il sistema di responsabilità”. Forse avevano mostrato segni di perplessità sugli obbiettivi strategici di Xi, oppure dato modo di dubitare della loro lealtà al Partito? Cadere nelle speculazioni quando si parla di Cina è facile, meglio tornare ai fatti.

Ciò che appare chiaro è che disciplina e sacrificio sono stati elementi costanti che hanno plasmato profondamente la personalità di Xi Jinping. Il suo progetto per la nazione non è una semplice strategia politica, ma il risultato di un’intera esistenza dedicata al Partito, o meglio due vite: la sua e quella di suo padre. L’umiliazione storica di cui parla riferendosi al popolo cinese, Xi l’ha vissuta sulla sua pelle. Da lì nasce la determinazione a perseguire un riscatto nazionale che è inevitabilmente anche personale; una determinazione che sembra trascendere qualsiasi legame personale, anche le amicizie più solide.

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