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	<title>Amos Harel Archives - InsideOver</title>
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	<title>Amos Harel Archives - InsideOver</title>
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		<title>Stati Uniti e Israele: cosa accadrà ora?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2021 04:17:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11336933_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11336933_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11336933_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11336933_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11336933_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11336933_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11336933_large-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non fatevi ingannare dalle lusinghe in pubblico: il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non sono affatto amici. Durante la sua lunga ed illustre carriera, Biden ha espresso sì opinioni in favore di Israele, e pare anche difficile che cambi idea solo ora che ha messo piede nello &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/stati-uniti-e-israele-cosa-accadra-ora.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/stati-uniti-e-israele-cosa-accadra-ora.html">Stati Uniti e Israele: cosa accadrà ora?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11336933_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11336933_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11336933_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11336933_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11336933_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11336933_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11336933_large-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Non fatevi ingannare dalle lusinghe in pubblico: il presidente degli Stati Uniti <strong>Joe Biden</strong> e il primo ministro israeliano <strong>Benjamin Netanyahu</strong> non sono affatto amici. Durante la sua lunga ed illustre carriera, Biden ha espresso sì opinioni in favore di Israele, e pare anche difficile che cambi idea solo ora che ha messo piede nello Studio Ovale, alla veneranda età di 78 anni.</p>
<p>Eppure, l’ombra di due personaggi minaccia lo sviluppo delle relazioni tra Biden e il premier israeliano, quest’ultimo nel bel mezzo della quarta tornata elettorale in soli due anni: uno è <strong>Donald Trump</strong>, e l’altro <strong>Barack Obama</strong>.</p>
<p><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11993387_large-scaled.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="aligncenter wp-image-306168 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11993387_large-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11993387_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11993387_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11993387_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11993387_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11993387_large-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11993387_large-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h2>L&#8217;amicizia tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu</h2>
<blockquote><p>Trump, il cui rapido allontanamento dallo scacchiere internazionale rimane ancora scioccante, aveva delle vere e proprie affinità con Netanyahu. Era circondato da consiglieri e parenti ebrei, la maggior parte dei quali profondamente allineati con la destra israeliana. Netanyahu e i suoi più vicini consiglieri, come l’ex ambasciatore israeliano a Washington Ron Dermer e il capo del Mossad Yossi Cohen, trovavano poi molto semplicemente una via di comunicazione e un modo di influenzare le decisioni del presidente USA.</p>
<p>Per la destra israeliana la presidenza Trump è stata un sogno che si realizzava: quattro anni di regali, come fosse sempre Natale.</p></blockquote>
<p>Ritirare gli USA dall’accordo sul nucleare con l’Iran? Fatto. Spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, dopo che i precedenti amministratori avevano sempre fallito nonostante le promesse? Fatto. Riconoscere la sovranità israeliana sulle alture del Golan? Fatto. Permettere all’ex spia israeliana Jonathan Pollard di trasferirsi in Israele? Fatto. Spingere per la pace e la normalizzazione dei rapporti tra Israele e quattro nazioni arabe? Fatto, fatto, fatto.</p>
<p>Allo stesso tempo Netanyahu riconosceva al presidente adulazioni costanti, il modo preferito da Trump per fare affari. Il governo israeliano aveva persino annunciato la costruzione di un nuovo villaggio nella regione del Golan, il Trump Heights. Come prevedibile fu un gesto inutile: il villaggio non venne mai costruito e ciò che ne rimane, come per i villaggi del film sovietico “La corazzata Potemkin”, è un cartellone abbandonato con cui se l’è presa qualche infuriato oppositore del primo ministro.</p>
<p>Netanyahu ha dichiarato inoltre che Israele non aveva mai avuto un così caro amico alla Casa Bianca come Trump. Nonostante ciò, Netanyahu ha fallito in ciò che sarebbe servito di più a Trump, ovvero compiere uno slittamento politico della comunità ebraica americana. La maggior parte degli ebrei americani rimangono infatti conviti democratici, disprezzano apertamente il presidente repubblicano e hanno votato contro di lui lo scorso novembre.</p>
<h2><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11967531_large-2-scaled.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="aligncenter wp-image-306172 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11967531_large-2-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11967531_large-2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11967531_large-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11967531_large-2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11967531_large-2-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11967531_large-2-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/11967531_large-2-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>Le divisioni politiche in Israele</h2>
<p>Trump è stata la figura più divisiva della storia della politica a stelle e strisce, e dopo le ultime elezioni presidenziali Netanyahu è rimasto dalla parte sbagliata di questa divisione. Questo è andato ad aggiungersi alle annose ostilità tra il premier israeliano e i democratici, il cui partito disprezza la figura di Netanyahu già dalla metà degli anni ‘90, quando repentinamente salì al potere subito dopo l’assassinio di Yitzhak Rabin, il quale era considerato dall’allora presidente Bill Clinton un caro amico.</p>
<p>La relazione diventò ancora più tesa quando Netanyahu fu rieletto nel primo 2009, dopo dieci anni di purgatorio politico, subito dopo che Obama era diventato presidente. Durante il primo incontro tra i due, Netanyahu insistette per dare di fronte alle telecamere una breve lezione sulla storia del Medio Oriente al giovane presidente americano; un insulto di cui Obama prese evidentemente nota. Più avanti, il premier israeliano ha eroso intenzionalmente le basi del supporto bipartisan per Israele al Congresso, prendendo sistematicamente la parte dei repubblicani.</p>
<p>Come quasi ci si aspettava, si arrivò alla resa dei conti nel settembre del 2015, quando Netanyahu parlò al Congresso poco dopo la firma del PACG, l’accordo sul nucleare con l’Iran. Sebbene non riuscì tuttavia a persuadere il Congresso ad annullare l’accordo, il premier ricevette grandi applausi e ovazioni dai senatori e deputati repubblicani. Netanyahu vede ancora oggi questo discorso come il suo più grande traguardo storico, il momento in cui ha difeso pubblicamente gli interessi di Israele tenendo testa alla più grande potenza mondiale; momento che gli fu anche sufficiente per non farsi più perdonare o dimenticare dai democratici.</p>
<p><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/4678852_large-scaled.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-306169 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/4678852_large-1024x698.jpg" alt="" width="1024" height="698" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/4678852_large-1024x698.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/4678852_large-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/4678852_large-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/4678852_large-1536x1047.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/4678852_large-2048x1396.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/4678852_large-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h2>Il dilemma americano di Netanyahu</h2>
<p>Oggi, il problema principale di Netanyahu è che la nuova amministrazione presidenziale statunitense è piena di ex consiglieri e ufficiali di Obama, guidati ora da Biden. Il nuovo emissario americano selezionato per guidare l’imminente ripristino delle negoziazioni con l’Iran, Robert Malley, è un veterano dell’amministrazione Obama che alcuni consiglieri di Netanyahu ritengono essere “troppo delicato con l’Iran”. La paura di Gerusalemme è che i veterani di Obama rimangano fedeli alla linea dell’ex presidente e che spingano per riaffermare ciò che egli considerava il fiore all’occhiello della sua politica estera nella regione.</p>
<p>L’approccio di Netanyahu al problema è stato chiaro sin dall’inizio. Il 20 gennaio, quando Biden ha prestato giuramento a Washington, un’emittente televisiva israeliana ha riportato l’affermazione di una “fonte nei piani alti di Gerusalemme”: “se Biden seguirà il modello Obama, noi non avremo nulla di cui parlare con lui”. Una settimana dopo, il Capo di Stato Maggiore dell’esercito, il Generale Aviv Kochavy, ha tenuto un discorso piuttosto inatteso presso una think tank, l’Istituto per la Sicurezza Nazionale.</p>
<p>Kochavy ha consigliato direttamente agli Stati Uniti di non firmare un accordo “leggermente migliore” con l’Iran, avvisandoli che questo non avrebbe prevenuto la minaccia che Tehran acquisisca l’arma nucleare in futuro e che danneggi gravemente gli interessi strategici di Israele. Ha anche ritenuto necessario rivelare al pubblico di avere ordinato alle Forze di Difesa israeliane di aggiornare i loro piani operativi contro le strutture nucleari iraniane. L’opzione militare, a lungo dimenticata, è quindi apparentemente di nuovo in discussione, sebbene le possibilità che tale scenario si possa materializzare contro le profonde obiezioni americane sono molto basse. Le osservazioni del Capo di Stato Maggiore hanno sollevato un piccolo polverone politico in Israele, considerando sia il momento particolarmente delicato, sia il fatto che gli Stati Uniti elargiscano 3,8 miliardi di dollari all’anno ad Israele per il supporto alla difesa.</p>
<h2>Non si tratta solo dell&#8217;Iran</h2>
<p>Il disaccordo di Netanyahu con la nuova amministrazione non si limita necessariamente alla questione iraniana. L’ “accordo del secolo” di Trump coi palestinesi, fortemente influenzato da Israele, è ormai fuori questione, ma cosa lo sostituirà? È evidente che la Casa Bianca di Biden non veda il conflitto palestinese come una priorità assoluta. Tuttavia si può assumere che la nuova amministrazione, a differenza della precedente, non sieda automaticamente dalla parte di Israele in ogni singolo dibattito.</p>
<p>In futuro Netanyahu si potrebbe aspettare un incremento delle tensioni sull’espansione in Cisgiordania, una questione che Trump ha deliberatamente ignorato negli ultimi quattro anni. Sul fronte siriano-libanese si assume che Israele continui la sua “campagna tra le guerre”, attaccando convogli e basi iraniane e di Hezbollah. La vera domanda rimane se l’amministrazione Biden fornirà totale supporto, o se esprimerà crescenti riserve quando le negoziazioni tra Stati Uniti ed Iran riprenderanno e prenderanno forma.</p>
<p>Israele rimarrà un importante alleato degli Stati Uniti e continuerà ad essere visto da Washington come una grande risorsa strategica nel Medio Oriente. Tuttavia sta diventando piuttosto evidente che Netanyahu stia per affrontare un periodo di maniere forti nella sua relazione con il più importante e strategico degli amici.</p>
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			</item>
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		<title>La battaglia di Israele contro il Covid-19 è tutt&#8217;altro che finita</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-battaglia-di-israele-contro-il-covid-19-e-tuttaltro-che-finita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Nov 2020 09:04:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Coronavirus-medici-in-Israele-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Coronavirus, Israele in emergenza (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Coronavirus-medici-in-Israele-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Coronavirus-medici-in-Israele-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Coronavirus-medici-in-Israele-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Coronavirus-medici-in-Israele-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Coronavirus-medici-in-Israele-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Coronavirus-medici-in-Israele-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Esattamente otto mesi dopo che il “Paziente Zero” israeliano positivo al Covid-19 è arrivato qui con un volo da Roma, la nazione si trova ancora nel pieno di un’altalenante battaglia contro il virus. Israele è stato uno dei primi stati a dare ascolto ai consigli provenienti dall’Italia e a chiudere i confini, nonché ad annunciare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/la-battaglia-di-israele-contro-il-covid-19-e-tuttaltro-che-finita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Coronavirus-medici-in-Israele-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Coronavirus, Israele in emergenza (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Coronavirus-medici-in-Israele-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Coronavirus-medici-in-Israele-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Coronavirus-medici-in-Israele-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Coronavirus-medici-in-Israele-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Coronavirus-medici-in-Israele-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Coronavirus-medici-in-Israele-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Esattamente otto mesi dopo che il “Paziente Zero” israeliano positivo al <strong>Covid-19</strong> è arrivato qui con un volo da Roma, la nazione si trova ancora nel pieno di un’altalenante battaglia contro il virus. <strong>Israele</strong> è stato uno dei primi stati a dare ascolto ai consigli provenienti dall’Italia e a chiudere i confini, nonché ad annunciare poco dopo un <strong>lockdown</strong> generale.</p>
<h2>Israele potrebbe mettere in atto un terzo lockdown prima di dicembre</h2>
<p>Tuttavia, Israele ha anche posto fine all’isolamento prima di molte altre nazioni, osservato un drammatico aumento della morbilità (di fatto conquistandosi per un breve periodo a inizio ottobre il primato mondiale per numero di casi per milione) e successivamente imposto un secondo lockdown. Il primo ministro israeliano <strong>Benjamin Netanyahu</strong> si sta già vantando di avere una nazione “un passo avanti” rispetto all’Occidente in fatto di prendere misure preventive contro la pandemia.</p>
<p>In realtà non sembra che Israele si stia muovendo molto più rapidamente di altri Stati. Tutti gli indizi sembrano indicare che un terzo lockdown sia nei piani prima di dicembre.</p>
<h2>La risposta di Israele al Covid riflette una generale incostanza</h2>
<p>L’atteggiamento di Israele nei confronti del Coronavirus ricorda vagamente il suo modo di agire in molti altri ambiti. Sembrerebbe un comportamento bizzarro, portare il paese da un’atmosfera spensierata ad una reazione sproposita e viceversa, ripetutamente, senza mai assumere un controllo costante del diffondersi della <strong>pandemia</strong>. I vanti di Netanyahu non hanno giustificazione. Considerando i vantaggi preesistenti che Israele aveva nel dover fronteggiare una pandemia &#8211; un solo punto di accesso, che rende sostanzialmente Israele uno “Stato-isola”, e una popolazione relativamente giovane &#8211; avremmo potuto fare molto meglio. Ma è chiaro che il comportamento del governo è fortemente legato alla delicata situazione del premier, che sta affrontando problemi notevoli sia dal punto di vista legale che da quello politico.</p>
<h2>Israele: più di 310mila casi di Covid-19</h2>
<p>Sono stati identificati più di <strong>310mila casi</strong> di Covid-19 in Israele dall’arrivo del primo caso a fine febbraio. Sono morti più di <strong>2400</strong> israeliani. Il Cfr (tasso di letalità) resta abbastanza basso &#8211; 0,075%, mentre la percentuale di test positivi è diminuita significativamente sotto il 3%. È stata osservata una quarantena totale per quattro settimane fino a metà ottobre, ma questa volta l’economia si sta riprendendo molto lentamente: i ristoranti ed i bar restano chiusi, solo gli asili hanno aperto questa settimana, mentre i ragazzi più grandi sono rimasti a casa.</p>
<p>Gli esperti mettono in guardia sulla perdita di anni di formazione ed i genitori trovano difficile tornare al lavoro, poiché la maggior parte dei bambini è a casa. Quasi un milione di israeliani è senza lavoro e le compagnie internazionali stanno considerando l’ipotesi di declassare il livello di credito della nazione. Per ragioni politiche Netanyahu ha insistito affinché quest’anno non fosse approvato il bilancio di Stato. Gli economisti temono già un “decennio perso” per Israele, proprio come quello affrontato dopo la guerra dello Yom Kippur del 1973.</p>
<h2>Netanyahu non menziona il fallimento dell’uscita dal primo lockdown</h2>
<p>Ciò che Netanyahu si dimentica di menzionare è che il secondo lockdown è stato necessario soltanto perché il suo governo ha fallito ad abbandonare il primo, troppo velocemente e senza un piano effettivo. A quel punto, a maggio, il primo ministro ha incitato i cittadini ad “uscire e divertirsi”. Non è stato preso nessun accorgimento, ed il governo ha anzi permesso il ripristino della celebrazione di matrimoni e di altri raduni famigliari con centinaia di partecipanti ciascuno. Una volta giunti a settembre, Israele registrava 10.000 nuovi casi al giorno. Un secondo lockdown era inevitabile. Il Covid-19, in Israele come in qualsiasi altro posto, agisce come una perfetta radiografia che rileva accuratamente le debolezze di ciascuna nazione. In Israele, questo ha a che fare prima di tutto con la mancanza di un piano a lungo termine e di cooperazione con i cittadini. L’unione di una democrazia di stampo occidentale ed una popolazione culturalmente mediterranea non è di buon auspicio quando si cerca di combattere una pandemia.</p>
<p>Questo andamento peggiora poi a causa delle tensioni interne fra le diverse sfere della società israeliana. Ciascun gruppo cerca di ottenere restrizioni più moderate per se stesso, lamentandosi di essere trattato in modo discriminatorio rispetto agli altri.</p>
<h2>Quanto i problemi di Netanyahu incidono sulla pandemia</h2>
<p>Aggiungete tutto questo ai problemi personali di Netanyahu. È attualmente sotto processo per tre accuse di corruzione e la corte distrettuale di Gerusalemme riprenderà le discussioni a dicembre, questa volta aspettandosi che il premier si presenti ad almeno una parte delle sessioni. Netanyahu non nasconde più la sua intenzione di fermare il processo ad ogni costo. Perché questo possa accadere, però, Netanyahu ha bisogno di nuove elezioni, dove spera di ottenere una solida maggioranza di membri Knesset che supportino i suoi tentativi di modificare la legge e vietare che un primo ministro in carica possa essere incriminato.</p>
<p>L’ostacolo? La sintesi fra la pandemia ed il peggioramento dei problemi economici non ha giovato alla sua popolarità. Ma Netanyahu non perde mai la speranza; sta ancora cercando di trovare un modo per sciogliere il governo di unità nazionale e promuovere nuove elezioni.</p>
<p>Affinché questo piano possa avere anche solo una minima chance di successo, Netanyahu ha il disperato bisogno del supporto di due partiti degli ebrei ultra-ortodossi (haredim), che sono stati suoi naturali alleati politici per gran parte dello scorso decennio. Tuttavia, sono proprio i votanti di questi partiti ad essere stati più duramente colpiti dalla pandemia. La popolazione ultra-ortodossa è composta prevalentemente da grandi famiglie, che vivono in condizioni bisognose in appartamenti sovraffollati. Sono anche estremamente sospettosi nei confronti del governo e di altri organi statali. Il numero di casi ed il tasso di fatalità in questo gruppo è tre volte maggiore rispetto alla loro percentuale nella popolazione generale.</p>
<p>Tuttavia i loro capi religiosi, i rabbini, si stanno dimostrando più preoccupati di come l’isolamento abbia influito sui principi del loro gregge. Al fine di mantenere i loro valori conservatori e assai arcaici, non permettono ai fedeli di utilizzare Internet o guardare la televisione per paura che possano essere esposti a contenuti “immorali”. Perciò, la didattica a casa tramite computer è virtualmente impossibile. È per questo motivo che, quando i rabbini hanno insistito che tutte le Yeshivas (scuole bibliche) riaprissero immediatamente una volta che il lockdown fosse stato allentato, Netanyahu si è arreso alle loro pressioni e non ha mandato la polizia a forzarne la chiusura. È troppo dipendente dai partiti haredim per rischiare un confronto.</p>
<h2>Il doppiopesismo che fa infuriare gli israeliani</h2>
<p>Tutto ciò manda ovviamente il resto degli israeliani su tutte le furie. Non solo pagano più tasse degli ultra-ortodossi e sono obbligati a servire nell’esercito (mentre la maggior parte degli haredim è esente dal servizio), ma ora devono anche subire il fatto che i loro bambini siano a casa, mentre gli altri tornano a scuola.</p>
<p>Secondo i frequenti sondaggi di opinione, questa evidente e sfacciata discriminazione insieme ai problemi economici ha diminuito le probabilità di successo di Netanyahu. La maggior parte della popolazione israeliana pensa che il premier abbia fallito nel gestire il virus. E per la prima volta uno sfidante di destra, Naftali Bennet, gli sta con il fiato sul collo nei sondaggi più recenti.</p>
<h2>Continuano i Trionfi Diplomatici di Netanyahu</h2>
<p>Nel bel mezzo di questo caos, Netanyahu è riuscito comunque a stupire con alcune mosse diplomatiche mozzafiato. Dopo l’annuncio a sorpresa degli accordi di normalizzazione con gli Emirati Arabi ed il Bahrain a settembre, la scorsa settimana ha presentato un terzo accordo, questa volta con il Sudan. Girano anche voci di un altro passo avanti, grazie al sostegno americano, probabilmente con l’Arabia Saudita o il Qatar.</p>
<p>Ma è precisamente qui che scatta la tragedia di Netanyahu. Nonostante sia uno statista oltremodo talentuoso, non è più in grado di emozionare il pubblico israeliano. Proprio nel momento in cui la sua vecchia cantilena circa il bypassare il conflitto palestinese e migliorare i rapporti con il mondo arabo è finalmente divenuta realtà, a molti dei votanti non potrebbe interessare di meno. Rivogliono la loro vecchia vita.</p>
<p>Netanyahu, che non è in grado di far accadere una tale miracolo questa volta, dà la colpa al pubblico, chiamandolo ingrato. Il Covid-19 potrebbe proprio essere la sua rovina, ancora prima che la corte pronunci il suo verdetto finale.</p>
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		<title>Covid-19, gli errori di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/covid-19-gli-errori-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2020 06:49:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/GETTY_20200712003040_33374368.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/GETTY_20200712003040_33374368.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/GETTY_20200712003040_33374368-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/GETTY_20200712003040_33374368-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/GETTY_20200712003040_33374368-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Come riportato lo scorso mese, la prima battaglia della guerra israeliana al coronavirus è andata piuttosto bene. Alcune decisioni ponderate e prese rapidamente in seguito alla terribile esperienza italiana hanno permesso ad Israele di chiudere presto i confini e di limitare la diffusione del virus. Il numero dei casi è rimasto relativamente basso (circa 20.000, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/covid-19-gli-errori-di-israele.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/GETTY_20200712003040_33374368.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/GETTY_20200712003040_33374368.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/GETTY_20200712003040_33374368-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/GETTY_20200712003040_33374368-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/GETTY_20200712003040_33374368-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Come riportato lo scorso mese, la prima battaglia della guerra israeliana al coronavirus è andata piuttosto bene. Alcune decisioni ponderate e prese rapidamente in seguito alla terribile esperienza italiana hanno permesso ad Israele di chiudere presto i confini e di limitare la diffusione del virus. Il numero dei casi è rimasto relativamente basso (circa 20.000, ovvero 460 per ogni milione di persone) così come il tasso di mortalità (attorno all’1,5%). Ma poi le cose sono cambiate, e non in meglio.</p>
<h2>C’erano già segnali di pericolo</h2>
<p>Guardandosi ora indietro, i segnali di pericolo erano già tutti ben evidenti. Quando il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu decise di porre fine al lockdown generale nella seconda metà di aprile e di riprendere in fretta le solite attività, gli esperti commentavano che stesse accadendo tutto troppo presto.</p>
<p>Sono state criticate due decisioni in particolare, quelle che, a posteriori, hanno provocato più danni. La prima è quella che ha permesso a tutte le scuole, dagli asili alle superiori, di riprendere le lezioni senza alcuna misura di protezione. Le scuole israeliane vantano il più alto tasso di concentrazione all’interno dell’Oecd, e ben presto si sono trasformate in dei veri e propri focolai.</p>
<p>La seconda decisione criticata è stata quella di permettere fino a 250 partecipanti ai matrimoni; come se questo non bastasse, molte famiglie (adottando un comportamento tipicamente israeliano) hanno invitato alle cerimonie il triplo del numero di persone consentite. In alcuni casi le location sono state suddivise in più aree e settori, ma non sempre è stato assicurato il rispetto di queste restrizioni. Il risultato? Contagi tra diverse generazioni di famiglie allargate che, rientrando poi nelle rispettive cittadine, hanno creato ulteriori nuovi focolai in tutto il paese.</p>
<h2>Aumento dei casi a metà luglio</h2>
<p>Verso fine luglio il numero dei nuovi contagi giornalieri arrivò ad aggirarsi tra i 1.500 e 1.800; un nuovo record per Israele, che raggiunge quasi quello degli Stati Uniti, là dove la pandemia è completamente fuori controllo. La mancata preparazione di Israele per la fase successiva della battaglia al virus ha provocato una seconda ondata di COVID-19, mentre altri paesi si stanno ancora riprendendo dalla prima.</p>
<p>In precedenza Israele pianificava di coordinare le proprie azioni seguendo il modello dell’Austria (un paese con una popolazione simile e che era già stato colpito dal virus circa 10 giorni prima) in modo da avere abbastanza tempo a disposizione per imparare dall’esperienza austriaca e comportarsi di conseguenza. Tuttavia questo piano non si è mai realizzato: Israele ha avuto fretta di far ripartire l’economia, mentre l’Austria, avendo avuto maggiore cautela, deve ancora affrontare una seconda ondata degna di nota.</p>
<h2>È possibile un secondo lockdown in Israele</h2>
<p>Israele non si è mai nemmeno preoccupato di creare un’organizzazione epidemiologica sufficiente a gestire la situazione, che avrebbe aiutato ad effettuare controlli, tracciare ed isolare i nuovi casi e prevenire così un aumento dei contagi. Diversi paesi, dalla Corea del Sud alla Germania, hanno adottato tali sistemi. Tutti i team di consulenti israeliani concordavano sul fatto che questa soluzione dovesse essere una condizione essenziale per poter allentare le restrizioni, tuttavia non è mai stata implementata a dovere. Non era forse questo il “paese delle start-up”, pronto a qualsiasi sfida scientifica o tecnologica? Come si è arrivati a questo punto, e perché il paese sta ora considerando l’ipotesi di un secondo lockdown per abbassare drasticamente questa nuova impennata?</p>
<p>Purtroppo il motivo principale ha a che fare con lo stesso Netanyahu. Poiché verso la fine di aprile sembrava che il virus stesse scomparendo, da quel momento pare che il primo ministro non se ne sia più interessato. Aveva d’altronde molta altra carne al fuoco: persuadere i propri avversari politici del partito Blu e Bianco ad entrare a far parte di un’alleanza nazionale di emergenza; combattere ed affievolire il sistema giudiziario in vista del suo processo con tre capi di accusa per corruzione; ed infine cercare di convincere anche Knesset ad approvare finanziamenti per alcune delle sue spese folli. Netanyahu era così sicuro di avere sconfitto il virus da continuare a vantarsi di ricevere telefonate dai capi di stato di tutto il mondo per ricevere consigli da esperto. Ma da allora il suo siparietto è diventato una battuta ricorrente per il pubblico israeliano: si dice che i leader telefonino sì, ma solo per assicurarsi di non ripetere gli stessi errori di Israele, tanto sciocchi quanto costosi.</p>
<h2>Gli errori di Netanyahu avranno un prezzo</h2>
<p>Per questi errori ci sarà un prezzo da pagare. Netanyahu deve affrontare una situazione a cui Ariel Sharon, uno dei suoi predecessori, avrebbe dato il nome di corales (in spagnolo indica l’unica via che il toro può percorrere per entrare nell’arena del matador). Da un lato deve fermare la diffusione del virus, poiché il sistema ospedaliero israeliano potrebbe collassare sotto queste crescenti pressioni, come è accaduto in Lombardia e a New York nel mese di marzo. Dall’altro, le centinaia di migliaia di israeliani che sono rimasti senza impiego o hanno chiuso la propria piccola attività a causa del virus pretendono che il governo li aiuti, ma fino ad ora l’assistenza finanziaria da parte dello stato si è dimostrata abbastanza ridotta.</p>
<p>Alcune manifestazioni notturne hanno avuto luogo recentemente a Gerusalemme intorno alla residenza del primo ministro. Molti dei partecipanti sono giovani che votano Likud. Le vicende hanno visibilmente infastidito la famiglia Netanyahu, e la preoccupazione del presidente è piuttosto evidente: per la prima volta infatti non può solamente annunciare delle nuove elezioni poiché potrebbe perderle, in quanto il pubblico sembra avere perso la fiducia nei confronti del politico che i quotidiani locali hanno apostrofato “il mago”.</p>
<p>E dietro le quinte, come al solito, si aggira l’Iran: una serie di misteriose esplosioni ha colpito il paese a partire da fine giugno. Tra queste, gli iraniano attribuiscono ad Israele la responsabilità per quella più significativa, un’esplosione all’interno dell’impianto nucleare di Natanz, in seguito alla quale pare che il programma nucleare iraniano sia stato ritardato di anno o due. L’Iran prenderà sicuramente in considerazione l’idea della ritorsione; se dovesse anche metterla in pratica, Israele e gli Stati Uniti passerebbero al contrattacco. Quest’estate il Medio Oriente si trova sull’orlo di una potenziale escalation militare, nonostante sia il coronavirus a dover richiedere l’attenzione dei vari leader.</p>
<p><em>Traduzione a cura di Stefano Carrera</em></p>
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		<title>Israele e il Covid-19</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/israele-e-il-covid-19.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2020 10:11:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="798" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Israel-protests-Getty-e1591366592863.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Netanyahu Corruption Trial Begins In Jerusalem" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Israel-protests-Getty-e1591366592863.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Israel-protests-Getty-e1591366592863-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Israel-protests-Getty-e1591366592863-768x409.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Israel-protests-Getty-e1591366592863-1024x545.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Israele è uscito pressoché indenne dalla sua lotta al Covid-19. Mentre la maggior parte dei paesi occidentali ha sofferto enormi perdite di vite umane e danni economici, Israele non ha dovuto attraversare la stessa traversia. Il governo ha forse però cantato vittoria troppo presto, poiché l’attuale crisi israeliana prevede sfide altrettanto serie: giudiziarie, politiche e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-e-il-covid-19.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="798" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Israel-protests-Getty-e1591366592863.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Netanyahu Corruption Trial Begins In Jerusalem" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Israel-protests-Getty-e1591366592863.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Israel-protests-Getty-e1591366592863-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Israel-protests-Getty-e1591366592863-768x409.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Israel-protests-Getty-e1591366592863-1024x545.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Israele è uscito pressoché indenne dalla sua lotta al Covid-19. Mentre la maggior parte dei paesi occidentali ha sofferto enormi perdite di vite umane e danni economici, Israele non ha dovuto attraversare la stessa traversia. Il governo ha forse però cantato vittoria troppo presto, poiché l’attuale crisi israeliana prevede sfide altrettanto serie: giudiziarie, politiche e presto anche strategiche.</p>
<h2>La battaglia di Israele contro il Covid-19</h2>
<p>Il coronavirus ha colpito i paesi europei, quali l’Italia e la Spagna, diverse settimane prima di arrivare in Israele, il che ha permesso al governo israeliano di agire per tempo in maniera efficace. Ci sono state poi altre circostanze favorevoli: la popolazione israeliana è relativamente giovane (con un’età media di 30 anni, rispetto a quella italiana di 47) e dunque meno incline a gravi patologie; inoltre, l’unico “ponte” con il mondo esterno è l’aeroporto di Tel Aviv Ben Gurion, che fu chiuso quasi del tutto già a metà marzo, e agli israeliani di ritorno dall&#8217;estero fu indicato di mettersi autonomamente in quarantena per un periodo di due settimane.</p>
<p>In quello stesso momento il paese entrò in una fase di lockdown pressoché totale della durata di cinque settimane. Il risultato? Solo 288 morti e poco più di 17.000 casi di contagio registrati al 2 giugno; non troppi, per un paese di oltre 9 milioni di abitanti. Il primo ministro <strong>Benjamin Netanyahu</strong> si è anche vantato del fatto che diversi leader mondiali lo hanno spesso chiamato per ricevere consigli su come debellare il virus.</p>
<p>D’altro canto, Netanyahu ha però avuto meno fortuna nella successiva elaborazione di una strategia per ritornare in sicurezza alla vita quotidiana. Pare infatti che Israele abbia ripreso l’attività economica un po’ troppo presto e stia ora per affrontare un nuovo picco in termini di contagi. Eppure, Netanyahu ha dimostrato recentemente poco interesse al riguardo: è più preoccupato per il suo processo per corruzione, che è iniziato alla fine dello scorso maggio dopo due mesi di ritardo. Questo ritardo, annunciato dal precedente Ministro della Giustizia in seguito all’emergenza sanitaria, ha concesso a Netanyahu il tempo e lo spazio per effettuare manovre politiche. Il virus è stato infatti un miracolo politico per il primo ministro, il quale, con il pretesto di un “governo per l’emergenza coronavirus”, è riuscito a convincere due dei suoi nemici giurati ad entrare a fare parte di una coalizione nazionale che lui stesso presiederà almeno per i prossimi diciotto mesi.</p>
<h2>Il caos politico di Israele è finalmente risolto?</h2>
<p>Dopo tre elezioni consecutive in meno di un anno, e senza un risultato decisivo, Netanyahu è riuscito a scindere in due il più grande partito dell’opposizione, il partito centrista Blu e Bianco. Due ex capi di stato maggiore dell’esercito, <strong>Benny Gantz</strong> e Gabi Ashkenazy, hanno deciso di unirsi a Netanyahu rinnegando le precedenti promesse di non sedersi al tavolo con un “politico corrotto e a processo”. I loro ex partner politici hanno scelto di rimanere nell’opposizione, mentre molti sostenitori del partito, ferocemente anti-Netanyahu, si sono sentiti traditi. Gantz è diventato un “Primo Ministro Alternato” (un nuovo titolo) e prenderà il posto di Netanyahu entro la fine del 2021.</p>
<p>Stando ai sondaggi, tuttavia, la maggior parte degli israeliani (tra cui i sostenitori di Netanyahu) non credono che il primo ministro manterrà i propri impegni. Nel frattempo, Netanyahu ed il suo partito stanno lavorando sodo per indebolire il sistema giudiziario, sfruttando l’epidemia Covid-19 per erodere alcuni principi base della democrazia israeliana. Secondi alcuni dei suoi critici, Netanyahu avrebbe strappato una pagina dal libro di un suo caro amico, l’autocrate ungherese <strong>Viktor Orban</strong>. Il primo giorno del processo del primo ministro, ovvero la scorsa settimana, gli israeliani erano increduli dinnanzi al proprio leader che indiceva una conferenza stampa in tribunale e attaccava direttamente il Ministro della Giustizia per averlo incriminato.</p>
<h2>Aumenta la pressione economica</h2>
<p>A questo trambusto politico si aggiungono avversità e preoccupazioni economiche. Oltre un milione di israeliani (più del 20% della forza lavoro) è ora disoccupato. Il PIL del paese si è ridotto del 7% nel primo quarto dell’anno. Molti settori, in particolare il turismo e i trasporti aerei, che dipendono dai contatti con l’estero rimarranno in gran parte inattivi per almeno un anno. E ciononostante Netanyahu e Gantz hanno creato il governo israeliano più grande di sempre, includendo nuovi ministeri che metterebbero in imbarazzo persino il Ministry of the Silly Walks di Monty Python.</p>
<p>Nelle retrovie si aggirano ancora altri guai. Per prima cosa, Netanyahu ha annunciato di volere annettere gli insediamenti israeliani in Cisgiordania in collaborazione con l’amministrazione Trump. Ciò aiuterà probabilmente il primo ministro israeliano a consolidare il supporto della destra a proprio favore durante il proprio processo. Allo stesso modo aiuterà il presidente Donald Trump con i propri devoti sostenitori cristiani, tra cui milioni di ardenti evangelici che supporteranno Israele nel bene e nel male alle elezioni di questo novembre.</p>
<p>Ma questa annessione potrebbe avere serie ripercussioni sulle relazioni di Israele con le autorità palestinesi, la Giordania e gli stati del Golfo Persico. Molto probabilmente porterebbe violenza all’interno della Cisgiordania e metterebbe a repentaglio il trattato di pace di vecchia data fra Israele e Giordania; l’apparato di sicurezza israeliano ha già avvertito Netanyahu al riguardo, senza però ottenere finora alcun risultato. Nel frattempo Israele ed Iran si sono recentemente scambiati dei colpi a livello cibernetico. Verso la fine di aprile pare che l’Iran abbia cercato di attaccare l’infrastruttura idrica israeliana, ma il tentativo sarebbe stato sventato. All&#8217;inizio di maggio l’Iran ha poi subito un enorme attacco cibernetico, che ha paralizzato per qualche giorno tutte le attività nel porto di Bandar Abbas, uno snodo economico fondamentale nel sud del paese. Tuttavia la questione potrebbe non essere ancora chiusa. Con o senza il coronavirus, il Medio Oriente è comunque prossimo ad affrontare un’estate particolarmente intensa.</p>
<p><em>Tradizione a cura di Stefano Carrera</em></p>
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		<title>Il piano di Israele dietro l&#8217;omicidio di Abu Al Ata</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/vero-piano-israele-abu-ata.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Nov 2019 13:49:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Jihad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="731" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Netanyahu-e-IDF-Kochavi-Getty-e1573833862323.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele raid a Gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Netanyahu-e-IDF-Kochavi-Getty-e1573833862323.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Netanyahu-e-IDF-Kochavi-Getty-e1573833862323-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Netanyahu-e-IDF-Kochavi-Getty-e1573833862323-768x374.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Netanyahu-e-IDF-Kochavi-Getty-e1573833862323-1024x499.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Baha Abu el-Atta, il comandante della Jihad islamica palestinese in Israele assassinato a Gaza martedì scorso, sapeva di essere un uomo segnato. I media israeliani, infatti, gli avevano notificato il suo stato. Alcuni mesi fa, i giornalisti Israeliani cominciarono a descriverlo come un piantagrane, l’uomo dietro molti attacchi missilistici dalla Striscia di Gaza, uno dei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/vero-piano-israele-abu-ata.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="731" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Netanyahu-e-IDF-Kochavi-Getty-e1573833862323.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele raid a Gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Netanyahu-e-IDF-Kochavi-Getty-e1573833862323.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Netanyahu-e-IDF-Kochavi-Getty-e1573833862323-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Netanyahu-e-IDF-Kochavi-Getty-e1573833862323-768x374.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Netanyahu-e-IDF-Kochavi-Getty-e1573833862323-1024x499.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Baha Abu el-Atta</strong>, il comandante della <a href="http://v">Jihad islamica palestinese</a> in Israele assassinato a Gaza martedì scorso, sapeva di essere un uomo segnato. I media israeliani, infatti, gli avevano notificato il suo stato. Alcuni mesi fa, i giornalisti Israeliani cominciarono a descriverlo come un piantagrane, l’uomo dietro molti attacchi missilistici dalla Striscia di Gaza, uno dei principali ostacoli sulla strada di un cessate il fuoco duraturo tra Israele ed il regime di Hamas a Gaza.</p>
<p>I messaggi sono diventati sempre più minacciosi nelle ultime due settimane: Se Atta non si fosse fermato, sarebbe stato fermato, per il bene. È morto nel suo nascondiglio, un appartamento a Gaza, insieme a sua moglie, ucciso da un missile aria-terra, sparato da mani esperte attraverso la finestra alle 4 del mattino senza uccidere civili innocenti negli appartamenti vicini. Funzionari Israeliani hanno dichiarato che Atta era stato seguito per settimane, e che è stato ucciso solo quando come scudo umano intorno a lui c’era solo sua moglie.</p>
<p>L’assassinio di Atta è servito ad uno scopo specifico. Un ministro del governo israeliano, <strong>Gilad Erdan</strong>, lo ha rivelato. Forse inavvertitamente. L’eliminazione di Atta, ha detto Erdan ad una radio pubblica israeliana in un’intervista lo scorso mercoledì, consentirà ad Israele di negoziare finalmente, indirettamente, con Hamas. In base all’intelligence Israeliana, <strong>Yihia Sinwar</strong>, leader di Hamas a Gaza, è pronto a trattare. La sua organizzazione cesserà gli attacchi su Israele, in cambio dell’accordo di Israele ed Egitto ad allentare l’assedio sulla Striscia e consentendo l’arrivo di fondi per diversi progetti di infrastrutture critiche.<br />
Ci sono, tuttavia, altri problemi che devono ancora essere risolti, incluso il destino di due cittadini israeliani ed i corpi di due soldati che sono trattenuti da Hamas a Gaza.</p>
<p>PIJ è il partner junior a <strong>Gaza</strong>. L’organizzazione più piccola non prende parte al governo della Striscia, ma nel momento delle tensioni militari con Israele, in genere coordina le sue azioni con Hamas. Atta è stato descritto come un delinquente locale, che ha conquistato una certa notorietà per la sua volontà di combattere Israele, a volte anche incautamente. Quando Israele ha deciso di ucciderlo, c’è il dubbio che Sinwar abbia versato una lacrima per il suo vecchio compagno d’armi. Amas ha speso il consueto omaggio verbale al martire caduto, ma ha esplicitamente evitato qualsiasi attrito con Israele. In 48 ore, fino al cessate il fuoco ottenuto giovedì mattina, 34 palestinesi sono morti in attacchi aerei Israeliani sulla Striscia. Gaza ha risposto lanciando più di 400 razzi sul sud ed il centro di Israele.</p>
<p>Alcuni residenti delle città del Sud sono rimasti feriti. Eppure, Hamas non ha sparato un solo razzo. Questo è estremamente significativo, dato che il comportamento di Hamas suggerisce un cambiamento nella strategia dell’organizzazione. È disposto a rischiare il suo status di guida ideologica come fornitore della resistenza armata <strong>Muquaama</strong> a Israele, per cominciare finalmente a migliorare le misere condizioni di vita di Gaza.</p>
<p>Anche Israele ha cambiato la sua politica. Durante gli ultimi anni, ogni volta che Pij o altri piccoli gruppi indipendenti sparavano razzi, Israele rispondeva, ma non contro di loro. Colpiva le postazioni militari di Hamas, reclamando che l’organizzazione aveva la responsabilità primaria nel mantenere la calma a Gaza, essendone di fatto il governo. Ma non questa volta. Tutti gli obiettivi colpiti questa settimana erano postazioni e depositi di armi di Pij. L’Idf in verità ha puntualizzato che non c’erano questioni con Hamas e che ci si aspettava che le maggiori organizzazioni palestinesi rispettassero il cessate il fuoco. Per giovedì mattina, anche i partner minori ne avevano avuto abbastanza. Dopo aver perso circa 25 uomini in attacchi di Israele, e sotto la pressione aggressiva dell’intelligence egiziana, è stata ripristinata la calma lungo il confine di Gaza. PIJ sarà lasciato adesso a leccarsi le ferite, trovare un successore di Atta (descritto <em>post mortem</em> dagli Israeliani come il comandante dell’ala militare dell’organizzazione nella Striscia) e cercare di capire come l’Idf sia riuscito a scovare ed uccidere il comandante caduto.</p>
<p>Hamas avrà ben altri problemi da affrontare – prevalentemente, mettendo tutto insieme – ma dovrà anche controllare con attenzione la reazione pubblica a Gaza. Ci sono alcune cose che sono più dannose ad un movimento politico Palestinese dell’essere chiamato collaboratore di Israele. Questa, dopo tutto, era la principale accusa proprio di Hamas contro l’Autorità Palestinese nella West Bank. Dalla parte di Israele, ci sono ramificazioni politiche. Il primo ministro Israeliano, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-benjamin-netanyahu.html">Benjamin Netanyahu</a>, si trova nel mezzo di una drammatica lotta di potere, cercando di mantenere il controllo del suo ruolo, malgrado tre diverse denunce per corruzione che gli sono state presentate dal Procuratore generale del suo Paese.</p>
<p>Come al solito, il Primo Ministro è bel lungi dal declino. Mentre il principale rivale di Netanyahu, il partito centrista Blu e Bianco era molto impegnato a trovare una soluzione dopo un’altra elezione dall’esito incerto (una coalizione di minoranza sostenuta dall&#8217;esterno da un partito arabo-Israeliano di sinistra), il primo ministro gli ha in pratica tirato il tappeto da sotto i piedi.  Ha presentato il partito Arabo- Israeliano come partner illegittimo, per le sue riserve sulle operazioni militari a Gaza. Ora, ancora più pressione sarà posta sul presidente dei Blu e Bianchi, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-binyamin-gantz.html">Benny Gantz</a>, per partecipare ad un governo di unità nazionale, guidato da Netanyahu ed alle condizioni del Primo Ministro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/vero-piano-israele-abu-ata.html">Il piano di Israele dietro l&#8217;omicidio di Abu Al Ata</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Le difficoltà di Netanyahu e l&#8217;opzione guerra di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/netanyahu-israele-iran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2019 07:23:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah (Partito di Dio)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="696" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Benjamin-Netanyahu-passa-in-rassegna-le-forze-armate-israeliane-e1570001025191.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Benjamin Netanyahu passa in rassegna le forze armate israeliane (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Benjamin-Netanyahu-passa-in-rassegna-le-forze-armate-israeliane-e1570001025191.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Benjamin-Netanyahu-passa-in-rassegna-le-forze-armate-israeliane-e1570001025191-300x109.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Benjamin-Netanyahu-passa-in-rassegna-le-forze-armate-israeliane-e1570001025191-768x278.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Benjamin-Netanyahu-passa-in-rassegna-le-forze-armate-israeliane-e1570001025191-1024x371.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fin dal 2012, Israele ha condotto un&#8217;intensa campagna contro l&#8217;influenza dell&#8217;Iran sui suoi confini settentrionali con la Siria ed il Libano. Le forze armate israeliane l&#8217;hanno definita &#8220;campagna tra le guerre&#8221;. La guerra civile in Siria ha cambiato le regole del gioco per tutte le parti coinvolte. L&#8217;Iran, che ha investito pesantemente nella battaglia per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/netanyahu-israele-iran.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="696" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Benjamin-Netanyahu-passa-in-rassegna-le-forze-armate-israeliane-e1570001025191.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Benjamin Netanyahu passa in rassegna le forze armate israeliane (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Benjamin-Netanyahu-passa-in-rassegna-le-forze-armate-israeliane-e1570001025191.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Benjamin-Netanyahu-passa-in-rassegna-le-forze-armate-israeliane-e1570001025191-300x109.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Benjamin-Netanyahu-passa-in-rassegna-le-forze-armate-israeliane-e1570001025191-768x278.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Benjamin-Netanyahu-passa-in-rassegna-le-forze-armate-israeliane-e1570001025191-1024x371.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Fin dal 2012, Israele ha condotto un&#8217;intensa campagna contro l&#8217;influenza dell&#8217;Iran sui suoi confini settentrionali con la Siria ed il Libano. Le forze armate israeliane l&#8217;hanno definita &#8220;campagna tra le guerre&#8221;. La <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/le-tappe-salienti-della-guerra-siria.html" target="_blank" rel="noopener">guerra civile in Siria</a> ha cambiato le regole del gioco per tutte le parti coinvolte. L&#8217;Iran, che ha investito pesantemente nella battaglia per la sopravvivenza del regime di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bashar-al-assad.html" target="_blank" rel="noopener">Bashar al Assad</a>, ha utilizzato il caos siriano a suo beneficio, contrabbandando interi convogli di armi sofisticate attraverso il territorio siriano per portarle ai combattenti <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/il-partito-di-dio-storia-e-futuro-di-hezbollah.html" target="_blank" rel="noopener">Hezbollah</a> in Libano. Israele dal canto suo ha tratto vantaggio dalla guerra per creare una ambiguità costruttiva. In base a diversi resoconti inviati dai media, ha effettuato centinaia di attacchi aerei, per lo più senza assumersene la responsabilità, contro i convogli organizzati dagli iraniani.</p>
<p>Alla fine del 2017 le cose hanno cominciato a cambiare. Il regime di Assad ha ripreso il controllo di quasi tutta la Siria, facendo affidamento sul supporto delle forze aeree russe, sui comandanti iraniani e sulle truppe terrestri sciite provenienti dalle file degli Hezbollah e sulle altre milizie sostenute dall&#8217;Iran. Israele ha indirizzato la maggior parte dei suoi attacchi contro il &#8220;Progetto accuratezza&#8221; dell’Iran, ovvero il tentativo di Teheran di elevare il livello di accuratezza dei razzi e dell’arsenale missilistico degli Hezbollah, che da questo punto di vista era carente. Essendo un Paese piccolo, Israele è particolarmente vulnerabile agli attacchi contro le sue infrastrutture strategiche. Nella maggior parte dei casi non possiede siti alternativi, come altri aeroporti o centrali energetiche. La campagna di Israele è stata descritta come un successo. In base alle Idf, oggi gli Hezbollah dispongono solo di poche dozzine di razzi ad alto grado di accuratezza.</p>
<p>Ma l&#8217;intelligence israeliana si è resa conto che l’Iran aveva altre mire. Il generale <strong>Qassem Soleimani</strong>, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/soleimani-generale-iran.html" target="_blank" rel="noopener">comandante delle forze &#8220;Quds&#8221; dei Pasdaran</a>, ha dato inizio ad uno sforzo calcolato per il trinceramento di forze militari iraniane in Siria. In molte aree del Paese distrutto dalla guerra, gli iraniani stavano costruendo basi militari per le loro milizie sciite, impiegando nel frattempo anche razzi a medio raggio, sistemi Uav e antiaerei, molti dei quali intesi apparentemente a sfidare Israele. L&#8217;Idf ha anche cominciato ad attaccare siti militari. Nel 2018, per la prima volta, Israele e Iran hanno combattuto direttamente una guerra in Siria. Per lo più Israele ha avuto la meglio. Si stima che siano diverse dozzine gli obiettivi Iraniani colpiti in Siria. Almeno tre tentativi di rappresaglia iraniana, con lancio di razzi dalla Siria verso il territorio Israeliano, hanno fallito. Nella maggior parte dei casi, Israele ha mantenuto la sua politica di indeterminatezza. La maggior parte degli attacchi sono rimasti non dichiarati, riducendo quindi la pubblica sfida all’Iran.</p>
<p>Eppure, la contro-campagna israeliana ha fallito nel dissuadere Soleimaini dal suo obiettivo. A settembre del 2018, il primo ministro israeliano <strong>Benjamin Netanyahu</strong> ha usato la piattaforma dell’assemblea generale delle Nazioni Unite per rivelare l’esistenza di tre siti sotterranei recentemente costruiti a Beirut. Questi, ha protestato, erano linee di produzione che gli iraniani avevano costruito con gli Hezbollah allo scopo di incrementare l’accuratezza dei razzi in una posizione più vicina ai loro &#8220;clienti&#8221;, invece di esporre i sistemi agli attacchi aerei israeliani spostandoli su suolo siriano. Pochi giorni dopo il governo libanese ha invitato diplomatici e giornalisti a visitare quei siti, sostenendo che Netanyahu aveva mentito sulla loro vera natura. Qualcuno che ha partecipato alla visita mi ha riferito che l’odore di vernice fresca era piuttosto forte&#8230;</p>
<p>Ad ogni modo, gli iraniani proseguono nei loro intenti. Interi convogli hanno continuato a contrabbandare armi. E si sono riscontrati anche segnali di nuovi tentativi di insediare linee di produzione su territorio libanese. Contemporaneamente, le milizie sciite hanno cominciato a impiegare missili a lungo raggio nell&#8217;Iraq occidentale, puntati verso Israele. Teheran, secondo Israele, ha creato con successo un &#8220;corridoio terrestre&#8221; che collega <strong>Iran</strong>, <strong>Iraq</strong>, <strong>Siria</strong> e <strong>Libano</strong>, sotto il suo efficace controllo operativo.</p>
<p>Israele ha incrementato i suoi sforzi. In un arco di 24 ore, tra il 25 ed il 26 agosto, sono stati registrati tre attacchi israeliani: contro la milizia Sciita al confine tra Siria ed Iraq, contro una cellula Irgc, che tentava attacchi con droni contro Israele dal confine siriano sulle Alture del Golan e a Beirut, dove, a quanto sembra, è stato colpito un componente vitale dell’impianto della linea di produzione dei razzi.</p>
<figure id="attachment_228905" aria-describedby="caption-attachment-228905" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-228905 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/mappa-raid-israele-libano-siria-settembre-1024x874.png" alt="I raid di Israele in Siria e Libano, nell'estate 2019 (Infografica di Alberto Bellotto)" width="1024" height="874" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/mappa-raid-israele-libano-siria-settembre-1024x874.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/mappa-raid-israele-libano-siria-settembre-300x256.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/mappa-raid-israele-libano-siria-settembre-768x655.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/mappa-raid-israele-libano-siria-settembre.png 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-228905" class="wp-caption-text">I raid di Israele in Siria e Libano, nell&#8217;estate 2019 (Infografica di Alberto Bellotto)</figcaption></figure>
<p>Il 1° settembre gli Hezbollah hanno reagito, lanciando razzi anticarro contro un mezzo blindato israeliano dal confine libanese, mancandolo. Tutto questo, comunque, è ben lontano dalla fine della storia. Netanyahu, invischiato in una seconda elezione in cinque mesi (e forse ne dovrà affrontare una terza, vista la situazione di stallo politico in cui si trova) è anche molto preoccupato delle incombenti accuse per corruzione. Sottoposto ad un’enorme pressione personale, ha abbandonato la sua abituale cautela e qualche volta accenna abbastanza bruscamente alla responsabilità di Israele negli attacchi. Ci sono state anche domande poste sul suo giudizio, in genere considerato estremamente calcolato.</p>
<p>Come ha riportato <em>Haaretz</em>, una settimana prima delle seconde elezioni ha proposto una massiccia campagna contro <strong>Hamas</strong> nella Striscia di Gaza. I responsabili della sicurezza hanno avuto seri dubbi se il cambio di direzione del primo ministro avesse a che fare con i suoi problemi politici. Alla fine, il procuratore generale israeliano è riuscito a prevenire il piano di Netanyahu insistendo che il primo ministro convocasse il suo consiglio di sicurezza affinché votasse in merito alle sue proposte. Netanyahu ha fatto un passo indietro, ma il suo apparato di sicurezza resta scettico sulle sue intenzioni, visto che la situazione politica diventa sempre più impossibile da gestire. Dopo l’ultimo episodio di violenza sul confine Libanese, <strong>Hassan Nasrallah</strong>, Segretario generale di Hezbollah, ha insistito che le &#8220;equazioni&#8221; da lui proclamate in passato contro l’aggressione di Israele sono ormai irrilevanti. In futuro, ha dichiarato, la sua organizzazione utilizzerà mezzi di rappresaglia più duri. Domenica scorsa, un membro anziano dell’Idf, il generale di brigata Dror Shalom, <a href="https://www.israelhayom.com/2019/09/26/iran-could-fire-cruise-missiles-at-israel-from-iraq/" target="_blank" rel="noopener">è stato intervistato da <em>Israel Today</em></a>, un giornale considerato uno degli organi di stampa più vicini a Netanyahu. L&#8217;Iran, ha ammonito Shalom, potrebbe decidere di lanciare dei razzi dall&#8217;Iraq verso Israele. &#8220;Ci stiamo avvicinando alla guerra. Lo scenario è molto più cupo di prima&#8221;, ha aggiunto. Cosa accadrà ora?</p>
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		<title>Tutte le sfide di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/tutte-le-sfide-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2019 05:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[hezbollah]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1288" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3-1024x687.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israele, come ha dichiarato una volta l&#8217;ex primo ministro Ehud Barak, si considera una villa nella giungla. Questa affermazione, ben lontana dai canoni del politicamente corretto, costò a Barak diverse critiche nell&#8217;opinione pubblica, nonostante si sia rivelata piuttosto efficace, come hanno insegnato gli eventi degli ultimi due decenni. Tra il 2000 e il 2005, durante &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/tutte-le-sfide-di-israele.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/tutte-le-sfide-di-israele.html">Tutte le sfide di Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1288" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Cito2-3-1024x687.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Israele</strong>, come ha dichiarato una volta l&#8217;ex primo ministro <strong>Ehud Barak</strong>, si considera una villa nella giungla. Questa affermazione, ben lontana dai canoni del politicamente corretto, costò a Barak diverse critiche nell&#8217;opinione pubblica, nonostante si sia rivelata piuttosto efficace, come hanno insegnato gli eventi degli ultimi due decenni.</p>
<p>Tra il 2000 e il 2005, durante la <strong>Seconda intifada palestinese</strong>, Israele ha affrontato una delle più devastanti campagne di attentati suicidi nella sua storia. Un anno dopo, quando è scoppiata la seconda guerra del Libano contro <strong>Hezbollah</strong>, migliaia di razzi sono piovuti contro i centri abitati israeliani. E gli ultimi otto anni di caos nel mondo arabo hanno portato all&#8217;ascesa di gruppi jihadisti sunniti come <strong>Isis</strong> e <strong>Al Qaeda</strong> vicino ai confini israeliani, destabilizzando l&#8217;intero Medio Oriente. In tempi recenti, Israele ha affrontato tutte queste costanti sfide pur mantenendo l&#8217;occupazione dei territori palestinesi in Cisgiordania. Per questo ha dovuto fare i conti con una crescente condanna da parte della comunità internazionale.</p>
<p>La sua posizione geografica fa sì che Israele si trovi sempre all&#8217;avanguardia perché deve misurarsi con nuove minacce terroristiche e di guerriglia che spesso si presentano solo più tardi alle porte dell&#8217;Occidente. Questa condizione ha costretto Israele a sperimentare rapidamente nuove strategie e soluzioni operative. Al culmine della Seconda intifada, le <strong>Forze di difesa israeliane</strong> (Idf) e i servizi segreti (noti con il loro acronimo ebraico Shabak) hanno sviluppato un nuovo metodo per identificare e contrastare gli attacchi suicidi. In seguito, di fronte a una crescente minaccia di attacchi missilistici dal Libano e dalla<strong> Striscia di Gaza</strong>, Israele ha sviluppato e realizzato un sistema di &#8220;difesa antimissile multistrato&#8221; che, nelle ultime offensive, ha ottenuto una percentuale di successo vicina al 90%. Più recentemente, nel 2015, in risposta a un&#8217;ondata di attacchi da parte dei cosiddetti &#8220;lupi solitari&#8221;, per lo più perpetrati da giovani palestinesi con armi da taglio, le autorità israeliane hanno iniziato a monitorare attentamente i social media palestinesi e a condurre arresti preventivi di sospetti sulla base dei contenuti di incitamento alla violenza che avevano pubblicato.</p>
<figure id="attachment_201849" aria-describedby="caption-attachment-201849" style="width: 674px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201849 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti1-1-674x1024.jpg" alt="" width="674" height="1024" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti1-1-674x1024.jpg 674w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti1-1-198x300.jpg 198w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti1-1-768x1166.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti1-1-1686x2560.jpg 1686w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti1-1.jpg 1264w" sizes="auto, (max-width: 674px) 100vw, 674px" /><figcaption id="caption-attachment-201849" class="wp-caption-text">Ivo Saglietti, Libano, Beirut, Quartiere di Hezbollah, 2008</figcaption></figure>
<p>Queste strategie, alcune delle quali piuttosto aggressive, non hanno messo la parola fine ai problemi di Israele. Alcune delle soluzioni che gli israeliani hanno sviluppato sono state solo parziali. L&#8217;instabilità generale nella regione continua. Il Medio Oriente si è trasformato in un&#8217;enorme area d&#8217;incertezza e questo ha un impatto inevitabile sia sulle sfide quotidiane di Israele sia sulla sua capacità di pianificazione. L&#8217;arena più esplosiva è quella palestinese, con crescenti possibilità nei prossimi mesi di un massiccio scontro militare tra Israele e Hamas a Gaza, a causa del deterioramento delle infrastrutture nella Striscia e delle sue condizioni quasi invivibili.</p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Ma la preoccupazione maggiore per il governo israeliano riguarda la situazione al confine settentrionale. La guerra civile siriana si è di fatto conclusa con una vittoria del regime di <strong>Bashar al Assad</strong> e dei suoi sostenitori, ovvero l&#8217;asse radicale sciita guidato dall&#8217;Iran. Per Israele queste sono pessime notizie. Le cose sono peggiorate quando migliaia di combattenti di Hezbollah, che avevano partecipato alla guerra, sono tornati in Libano e hanno iniziato a trarre insegnamento dall&#8217;esperienza militare acquisita per perfezionare le loro strategie contro Israele.</span></p>
<blockquote><p>Hezbollah non sta cercando una guerra con Israele</p></blockquote>
<p>Le agenzie d&#8217;intelligence israeliane ritengono che il segretario generale di Hezbollah <strong>Hassan Nasrallah</strong> non stia attivamente cercando una guerra con Israele, perché è perfettamente consapevole del prezzo che il Libano si troverebbe a pagare per una simile decisione. Al tempo stesso, però, Hezbollah ha sviluppato capacità militari che gli consentirebbero di infliggere danni più ingenti sul fronte interno israeliano. Considerando che tutte le ultime campagne militari a Gaza e in Libano sono iniziate a causa di errori di valutazione e non sono state frutto di decisioni calcolate, il pericolo di una guerra non pianificata continua però a incombere. La presenza militare russa in Siria, iniziata nel 2015 per salvare il regime di Assad dalla sconfitta, complica ulteriormente la situazione strategica nel Nord e limita lo spazio di manovra israeliano.</p>
<p>Questo gennaio, il primo ministro <strong>Benjamin Netanyahu</strong> ha presentato ai vertice delle Forze armate la sua visione per le Forze di difesa israeliane &#8220;Idf 2030&#8221;, un piano a lungo termine per potenziare le capacità dell&#8217;esercito. Netanyahu ha menzionato cinque aree di massima priorità sulle quali la Difesa dovrebbe investire: migliori capacità di attacco, guerra informatica, sistemi d&#8217;intercettazione missilistica, potenziamento della difesa antimissile per siti militari e centri abitati e completamento delle barriere che si stanno costruendo lungo i confini israeliani. Ciò che è mancato nella lista del primo ministro è stato un qualsiasi accenno alle truppe di terra. Molti dei generali ai vertici dell&#8217;esercito hanno più volte denunciato che l&#8217;esercito israeliano deve urgentemente aggiornare la sua capacità di inviare truppe di terra per manovre militari estese all&#8217;interno del territorio nemico, se si dovesse rivelare necessario in caso di guerra. Il mese scorso, un comandante di brigata è stato persino filmato mentre contestava allo Stato Maggiore dell&#8217;Esercito che i suoi uomini e i suoi mezzi non erano stati utilizzati a sufficienza durante le ultime campagne militari israeliane. &#8220;Abbiamo molto da offrire, ma non ci state utilizzando &#8211; ha denunciato ai suoi superiori &#8211; è una morte clinica&#8221;.</p>
<p>La propensione di Netanyahu a contare su strategie di attacco da distanza di sicurezza (aviazione, missili e artiglieria) si basa sulla presa di coscienza di un importante cambiamento all&#8217;interno della società israeliana, che oggi è meno disposta ad accettare grandi perdite umane rispetto al passato. In tutte le ultime campagne a Gaza e in Libano, l&#8217;opinione pubblica ha espresso forte preoccupazione per l&#8217;alto numero di vittime che si potrebbe verificare se le forze di terra venissero effettivamente schierate in territorio nemico. E qui sta il paradosso: sebbene l&#8217;aviazione israeliana sia considerata una delle migliori al mondo, finora ha fallito nel garantire una vittoria nelle recenti campagne militari. Se, per ipotesi, i nemici di Israele &#8211; Hezbollah in Libano o Hamas a Gaza &#8211; lanciassero migliaia di razzi sui centri abitati israeliani, la soluzione più logica sarebbe quella di inviare forze di terra per garantirsi il controllo di porzioni significative di territorio nemico. Ma come sarà possibile se le forze di terra non sono adeguatamente equipaggiate e addestrate per affrontare questa sfida?</p>
<p>Questo dilemma dovrà essere risolto presto. All&#8217;inizio di marzo, il nuovo capo di Stato Maggiore dell&#8217;Idf, il tenente generale Aviv Kochavy, ha convocato i suoi alti ufficiali per una tre giorni intitolata &#8220;Come vincere&#8221;. A differenza di Netanyahu, Kochavy ritiene che sia necessario investire massicciamente sulle truppe di terra se si vuole potenziarne rapidamente le capacità e adattarle alle necessità militari attuali. Dovranno essere prese delle decisioni, ma ciò avverrà con ogni probabilità a giugno, dopo la formazione del nuovo governo e dopo che il procuratore generale avrà deciso sull&#8217;incriminazione, per vari scandali legati alla corruzione, del primo ministro. Qualunque sia l&#8217;urgenza militare, i calcoli politici vengono prima di tutto il resto.</p>
<p><em>Foto in apertura di Francesco Cito, Palestina, Hebron 1994</em></p>
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