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Fin dal 2012, Israele ha condotto un’intensa campagna contro l’influenza dell’Iran sui suoi confini settentrionali con la Siria ed il Libano. Le forze armate israeliane l’hanno definita “campagna tra le guerre”. La guerra civile in Siria ha cambiato le regole del gioco per tutte le parti coinvolte. L’Iran, che ha investito pesantemente nella battaglia per la sopravvivenza del regime di Bashar al Assad, ha utilizzato il caos siriano a suo beneficio, contrabbandando interi convogli di armi sofisticate attraverso il territorio siriano per portarle ai combattenti Hezbollah in Libano. Israele dal canto suo ha tratto vantaggio dalla guerra per creare una ambiguità costruttiva. In base a diversi resoconti inviati dai media, ha effettuato centinaia di attacchi aerei, per lo più senza assumersene la responsabilità, contro i convogli organizzati dagli iraniani.

Alla fine del 2017 le cose hanno cominciato a cambiare. Il regime di Assad ha ripreso il controllo di quasi tutta la Siria, facendo affidamento sul supporto delle forze aeree russe, sui comandanti iraniani e sulle truppe terrestri sciite provenienti dalle file degli Hezbollah e sulle altre milizie sostenute dall’Iran. Israele ha indirizzato la maggior parte dei suoi attacchi contro il “Progetto accuratezza” dell’Iran, ovvero il tentativo di Teheran di elevare il livello di accuratezza dei razzi e dell’arsenale missilistico degli Hezbollah, che da questo punto di vista era carente. Essendo un Paese piccolo, Israele è particolarmente vulnerabile agli attacchi contro le sue infrastrutture strategiche. Nella maggior parte dei casi non possiede siti alternativi, come altri aeroporti o centrali energetiche. La campagna di Israele è stata descritta come un successo. In base alle Idf, oggi gli Hezbollah dispongono solo di poche dozzine di razzi ad alto grado di accuratezza.

Ma l’intelligence israeliana si è resa conto che l’Iran aveva altre mire. Il generale Qassem Soleimani, comandante delle forze “Quds” dei Pasdaran, ha dato inizio ad uno sforzo calcolato per il trinceramento di forze militari iraniane in Siria. In molte aree del Paese distrutto dalla guerra, gli iraniani stavano costruendo basi militari per le loro milizie sciite, impiegando nel frattempo anche razzi a medio raggio, sistemi Uav e antiaerei, molti dei quali intesi apparentemente a sfidare Israele. L’Idf ha anche cominciato ad attaccare siti militari. Nel 2018, per la prima volta, Israele e Iran hanno combattuto direttamente una guerra in Siria. Per lo più Israele ha avuto la meglio. Si stima che siano diverse dozzine gli obiettivi Iraniani colpiti in Siria. Almeno tre tentativi di rappresaglia iraniana, con lancio di razzi dalla Siria verso il territorio Israeliano, hanno fallito. Nella maggior parte dei casi, Israele ha mantenuto la sua politica di indeterminatezza. La maggior parte degli attacchi sono rimasti non dichiarati, riducendo quindi la pubblica sfida all’Iran.

Eppure, la contro-campagna israeliana ha fallito nel dissuadere Soleimaini dal suo obiettivo. A settembre del 2018, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha usato la piattaforma dell’assemblea generale delle Nazioni Unite per rivelare l’esistenza di tre siti sotterranei recentemente costruiti a Beirut. Questi, ha protestato, erano linee di produzione che gli iraniani avevano costruito con gli Hezbollah allo scopo di incrementare l’accuratezza dei razzi in una posizione più vicina ai loro “clienti”, invece di esporre i sistemi agli attacchi aerei israeliani spostandoli su suolo siriano. Pochi giorni dopo il governo libanese ha invitato diplomatici e giornalisti a visitare quei siti, sostenendo che Netanyahu aveva mentito sulla loro vera natura. Qualcuno che ha partecipato alla visita mi ha riferito che l’odore di vernice fresca era piuttosto forte…

Ad ogni modo, gli iraniani proseguono nei loro intenti. Interi convogli hanno continuato a contrabbandare armi. E si sono riscontrati anche segnali di nuovi tentativi di insediare linee di produzione su territorio libanese. Contemporaneamente, le milizie sciite hanno cominciato a impiegare missili a lungo raggio nell’Iraq occidentale, puntati verso Israele. Teheran, secondo Israele, ha creato con successo un “corridoio terrestre” che collega Iran, Iraq, Siria e Libano, sotto il suo efficace controllo operativo.

Israele ha incrementato i suoi sforzi. In un arco di 24 ore, tra il 25 ed il 26 agosto, sono stati registrati tre attacchi israeliani: contro la milizia Sciita al confine tra Siria ed Iraq, contro una cellula Irgc, che tentava attacchi con droni contro Israele dal confine siriano sulle Alture del Golan e a Beirut, dove, a quanto sembra, è stato colpito un componente vitale dell’impianto della linea di produzione dei razzi.

I raid di Israele in Siria e Libano, nell'estate 2019 (Infografica di Alberto Bellotto)
I raid di Israele in Siria e Libano, nell’estate 2019 (Infografica di Alberto Bellotto)

Il 1° settembre gli Hezbollah hanno reagito, lanciando razzi anticarro contro un mezzo blindato israeliano dal confine libanese, mancandolo. Tutto questo, comunque, è ben lontano dalla fine della storia. Netanyahu, invischiato in una seconda elezione in cinque mesi (e forse ne dovrà affrontare una terza, vista la situazione di stallo politico in cui si trova) è anche molto preoccupato delle incombenti accuse per corruzione. Sottoposto ad un’enorme pressione personale, ha abbandonato la sua abituale cautela e qualche volta accenna abbastanza bruscamente alla responsabilità di Israele negli attacchi. Ci sono state anche domande poste sul suo giudizio, in genere considerato estremamente calcolato.

Come ha riportato Haaretz, una settimana prima delle seconde elezioni ha proposto una massiccia campagna contro Hamas nella Striscia di Gaza. I responsabili della sicurezza hanno avuto seri dubbi se il cambio di direzione del primo ministro avesse a che fare con i suoi problemi politici. Alla fine, il procuratore generale israeliano è riuscito a prevenire il piano di Netanyahu insistendo che il primo ministro convocasse il suo consiglio di sicurezza affinché votasse in merito alle sue proposte. Netanyahu ha fatto un passo indietro, ma il suo apparato di sicurezza resta scettico sulle sue intenzioni, visto che la situazione politica diventa sempre più impossibile da gestire. Dopo l’ultimo episodio di violenza sul confine Libanese, Hassan Nasrallah, Segretario generale di Hezbollah, ha insistito che le “equazioni” da lui proclamate in passato contro l’aggressione di Israele sono ormai irrilevanti. In futuro, ha dichiarato, la sua organizzazione utilizzerà mezzi di rappresaglia più duri. Domenica scorsa, un membro anziano dell’Idf, il generale di brigata Dror Shalom, è stato intervistato da Israel Today, un giornale considerato uno degli organi di stampa più vicini a Netanyahu. L’Iran, ha ammonito Shalom, potrebbe decidere di lanciare dei razzi dall’Iraq verso Israele. “Ci stiamo avvicinando alla guerra. Lo scenario è molto più cupo di prima”, ha aggiunto. Cosa accadrà ora?

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