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	<title>zelensky Archives - InsideOver</title>
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	<title>zelensky Archives - InsideOver</title>
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		<title>Sovietici o azoviani? Le faide nell&#8217;esercito che minacciano la resistenza dell&#8217;Ucraina</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sovietici-o-azoviani-le-faide-nellesercito-che-minacciano-la-resistenza-dellucraina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Apr 2025 10:27:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="394" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/syrsky.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/syrsky.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/syrsky-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/syrsky-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/syrsky-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Sempre più netta, nelle forze armate ucraine, la frattura tra gli ufficiali di scuola sovietica e quelli della nuova ondata nazionalista.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sovietici-o-azoviani-le-faide-nellesercito-che-minacciano-la-resistenza-dellucraina.html">Sovietici o azoviani? Le faide nell&#8217;esercito che minacciano la resistenza dell&#8217;Ucraina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="394" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/syrsky.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/syrsky.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/syrsky-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/syrsky-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/syrsky-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Negli ultimi mesi, mentre a Washington <a href="https://www.instagram.com/insideover/p/DIyaAH0NisK/">si sta decidendo</a> il destino dei territori occupati dalla Russia, i segnali di tensione all’interno delle forze armate ucraine si sono moltiplicati. A colpire gli osservatori non è solo la stanchezza da guerra, il l<a href="https://it.insideover.com/guerra/ucraina-la-crisi-del-reclutamento-il-flop-del-contratto-giovani-e-la-sfiducia-nelle-elite.html">ogoramento umano</a> e materiale dopo oltre due anni di conflitto ad alta intensità contro la Russia, ma anche e soprattutto <strong>una spaccatura sempre più visibile tra due anime dell’esercito</strong>: da un lato, l’élite degli alti ufficiali formatisi nell’epoca sovietica, ancora largamente dominante nei vertici militari; dall’altro, una nuova generazione di ufficiali cresciuti nel fervore nazionalista post-Maidan, spesso legata a movimenti come Azov, in forte ascesa.</p>



<p>Una guerra nella guerra, combattuta non solo sui campi minati del Donbass ma anche nelle sale del Comando Generale, tra rivalità personali, scontri di potere, accuse incrociate e una narrazione pubblica che oscilla tra l’eroismo collettivo e l&#8217;accoltellamento reciproco tra figure che si odiano.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il “generale sovietico” e il caso Syrsky</h3>



<p>A incarnare il volto più controverso dell’establishment militare è il generale <strong>Oleksandr Syrsky</strong>, comandante in capo dell’esercito ucraino. Formatosi nell’Urss, veterano delle strutture post-sovietiche, Syrsky è diventato il bersaglio preferito dei nazionalisti ucraini e persino di alcuni membri della maggioranza presidenziale. L’accusa principale? Immobilismo, opacità nelle nomine, e <strong>una gestione del conflitto ancorata a schemi obsoleti</strong>, spesso letali per i soldati al fronte.</p>



<p>L’11 aprile, la deputata <strong>Mariana Bezuhla</strong>, fedelissima di Zelensky, ha accusato pubblicamente Syrsky di sabotare la creazione di un nuovo sistema di corpo d’armata, ostacolando le riforme organizzative necessarie e relegando in posizioni marginali i comandanti più innovativi. Tra questi, il generale <strong>Mykhailo Drapaty</strong>, comandante del fronte orientale, descritto come uno dei pochi artefici della recente tenuta dell’esercito nell’area di Pokrovsk. Secondo Bezuhla, Syrsky avrebbe sistematicamente bloccato le sue nomine e diffuso voci denigratorie per minarne il prestigio.</p>



<p>Dietro le parole della deputata non si cela solo uno scontro di visione strategica, ma la conferma di una <strong>logica feudale</strong> che permea l’intero apparato militare: clientele, esili interni, vendette personali e promozioni imposte dall’alto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Azov e la nuova generazione militarista</h3>



<p>Contro questa gestione si è andato formando un vero e proprio “partito militare” alternativo, incarnato dal <strong>Battaglione Azov</strong>. Nato come milizia volontaria nel 2014, questo gruppo ultra-nazionalista radicale è stato ufficialmente trasformato, nel marzo dell&#8217;anno scorso, nel “1° Corpo d’armata Azov”, primo esempio di unità di tale livello in Ucraina. Il suo comandante, <strong>Denis Prokopenko</strong>, è divenuto simbolo della nuova leva militare che punta a sostituire i vecchi quadri con una generazione più ideologica, più integrata con gli standard Nato, più “patriottica” &#8211; secondo la loro stessa retorica &#8211; ma anche più intransigente e settaria. Di sicuro, se la &#8220;denazificazione&#8221; dell&#8217;Ucraina è uno degli slogan usati dai russi per giustificare l&#8217;invasione, Kyiv non ha fatto molto per fare pulizia della sua anima &#8220;nera&#8221;.</p>



<p>Del resto, Azov e i suoi alleati rappresentano l’unica componente che sembra ancora capace di attrarre reclute motivate, mentre <strong>il resto dell’esercito fatica con diserzioni, demoralizzazione</strong> e reclutamenti con la forza che fanno il giro dei social. A differenza delle truppe regolari, i reparti legati ad Azov godono di maggiore autonomia logistica, un’efficiente comunicazione interna, e di un’immagine pubblica ben curata. Sono i primi a ricevere volontari, e sono i preferiti dai mobilitati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Uno scontro che minaccia la coesione militare</h3>



<p>Blogger come <strong>Peter Korotaev</strong>, autore della strepitosa e durissima newsletter <em>Events in Ukraine</em>, parla spesso del conflitto tra “sovietici” e “riformatori&#8221;. Non è solo uno scontro tra generazioni, o approcci. È <strong>la spia, dice, di un sistema che fatica a rinnovarsi </strong>mentre combatte la più difficile guerra della sua storia. La creazione delle strutture di corpo &#8211; necessaria per razionalizzare il comando e integrarsi meglio con le dottrine Nato &#8211; è al momento ostacolata da resistenze interne e da logiche gerarchiche anacronistiche.</p>



<p>Nel frattempo, la propaganda ufficiale continua a puntare il dito contro il tradimento occidentale, evocando parallelismi con il Vietnam del Sud. L’articolo di&nbsp;<em>Ukrainska Pravda</em> ha ripreso questa narrativa, suggerendo che l’Ucraina rischia di fare la fine di<strong> Saigon</strong> cinquant&#8217;anni fa, dovesse l’Occidente abbandonare il campo senza garanzie di sicurezza per Kyiv. Ma c&#8217;è una differenza fondamentale: al contrario del Vietnam (o di Kabul, per restare a scenari più prossimi) l’Ucraina possiede un esercito strutturato, numeroso e ideologicamente compatto in alcune sue componenti. Sebbene, e questo va detto, anche profondamente lacerato nella leadership.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il paradosso dei droni e l’autonomia industriale</h3>



<p>A complicare il quadro, c’è la questione dell’autonomia tecnologica e industriale. Negli ultimi mesi, il governo Zelensky ha puntato su una narrazione autocelebrativa: <strong>l’Ucraina sarebbe diventata una potenza dei droni</strong>, capace di sopperire alla carenza di munizioni e uomini con l’intelligenza artificiale e la produzione interna.</p>



<p>Ma la realtà è più ambigua. I droni sono efficaci nel difendere, meno nell’offendere. Inoltre, sono assemblati in larga parte con componenti cinesi, e l’Ucraina, nel tentativo di guadagnare i favori dell’amministrazione Trump, <strong>ha recentemente imposto sanzioni a tre aziende cinesi </strong>accusate di rifornire la Russia. Per non parlare dell&#8217;accusa, da parte di Zelensky, dopo la <a href="https://it.insideover.com/guerra/quello-che-non-torna-dei-soldati-cinesi-catturati-in-ucraina.html">cattura</a> di qualche soldato parlante cinese in Donbass, di un coinvolgimento sempre più diretto di Pechino nella guerra. Una mossa criticata da molti analisti come incendiaria, data la scarsità di prove tangibili che riguardano quei prigionieri, e che potrebbe alienare ancora di più la Cina.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Frattura o militarizzazione della politica?</h3>



<p>Nel frattempo, le unità di Azov continuano a ottenere qualche avanzamento nel Donbass, ma i successi sono spesso vanificati dalla superiorità numerica e logistica dei russi. L’attuale divisione all&#8217;interno nell’esercito non è allora solo un rischio per l’efficacia della resistenza. <strong>È anche un pericolo per la tenuta dello Stato ucraino</strong>, sempre più delegittimato. Un&#8217;armata fratturata rischia di trascinare con sé l’intera struttura politica, in una spirale di destabilizzazione. Le accuse incrociate tra ufficiali, la politicizzazione dei quadri, e la crescente influenza dei movimenti militaristi come Azov sollevano interrogativi inquietanti sul futuro della democrazia ucraina.</p>



<p>Zelensky, che ha finora puntato sullo scaricare le responsabilità sull’<em>establishmen</em>t militare, potrebbe trovarsi prigioniero delle stesse forze che ha alimentato. Se il fronte interno collassa, anche quello esterno, oggi già fragile, non potrà reggere a lungo</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sovietici-o-azoviani-le-faide-nellesercito-che-minacciano-la-resistenza-dellucraina.html">Sovietici o azoviani? Le faide nell&#8217;esercito che minacciano la resistenza dell&#8217;Ucraina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Budanov, la volpe ucraina che fa infuriare l&#8217;orso russo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/budanov-la-volpe-ucraina-che-fa-infuriare-lorso-russo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 11:19:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>Kyrylo Budanov, capo dell'intelligence militare, è il nuovo uomo forte nella cerchia di Zelensky. Le operazioni segrete contro la Russia e il dominio dei servizi segreti. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/budanov-la-volpe-ucraina-che-fa-infuriare-lorso-russo.html">Budanov, la volpe ucraina che fa infuriare l&#8217;orso russo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Per rispondere alla crescenti difficoltà della guerra, e anche per placare le proprie personali ossessioni, il presidente ucraino <strong>Zelensky</strong> ha man mano <a href="https://it.insideover.com/politica/zelensky-scioglie-il-cerchio-magico-via-anche-lultimo-amico.html">eliminato tutti coloro che erano con lui dalla prima ora</a>. Al suo fianco, dei vecchi amici e colleghi dell&#8217;epoca della televisione grazie a lui diventati alti funzionari e ministri, resta solo <strong>Andrej Jermak</strong>, l&#8217;ex avvocato specializzato in diritto d&#8217;autore e produttore di B movies che dal 2020 è il capo dell&#8217;amministrazione presidenziale, vera eminenza grigia del potere zelenskiano. Le voci da Kiev dicono che è stato proprio Jermak uno dei principali fautori del siluramento del generale <strong>Valerij Zaluzhny</strong>, già comandante in capo delle truppe ucraine, l&#8217;eroe nazionale colpevole di eccesso di popolarità, mandato a fare la muffa come ambasciatore a Londra.</p>



<p>ll continuo movimento ai vertici (solo alla difesa sono cambiati due ministri e una decina di vice-ministri) ha portato alla ribalta uomini nuovi. E il primo tra loro è indubbiamente <strong>Kyrylo Budanov</strong>, 38 anni, dal 5 agosto del 2020 capo dell&#8217;<em>intelligence</em> militare ucraina. Nato a Kiev e laureato presso l&#8217;Accademia militare di Odessa, Budanov, che oggi ha il grado di tenente generale, è da sempre nei ranghi delle forze speciali dei servizi segreti militari e, secondo il <em>New York Times</em>, faceva parte dell&#8217;Unità 2245, un reparto segreto particolarmente addestrato della Cia. Dopo la rivoluzione di Maidan nel 2014 e la secessione delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk, Budanov ha combattuto a lungo nel Donbass ove sarebbe stato ripetutamente ferito. Nel 2016, avrebbe guidato un commando incaricato di  far saltare un aeroporto nella Crimea occupata dai russi. La pattuglia sarebbe stata intercettata e, dopo uno scontro a fuoco, costretta a ritirarsi in territorio ucraino. Budanov, ferito, sarebbe poi stato trasferito per le cure negli Usa al <em>Walter Reed Military Medical Centre, </em>più noto come Ospedale militare navale di Bethesda, nel Maryland, quello dove spesso vengono curati anche gli stessi presidenti Usa.</p>



<p>Come si vede, la vita dell&#8217;agente segreto Budanov è già avvolta nel mistero e nel mito, tanto che gli aedi gli attribuiscono il merito di aver schivato almeno dieci tentativi di ucciderlo. E a renderla ancor più misteriosa sono due episodi più recenti. Nel 2019 la sua auto fu oggetto di un attentato da parte di un kirghizo con passaporto russo che cercò di piazzarvi un ordigno esplosivo. La mina però scoppiò in anticipo e Budanov riuscì a scamparla. E nel novembre scorso sua moglie <strong>Marianna</strong> subì un tentativo di avvelenamento, ovviamente attribuito ai russi, da cui si riprese solo dopo lunghe cure in ospedale.</p>



<p>A portare ancora più in alto Budanov, però, oltre al coraggio personale, è stato lo svolgimento della guerra. Mentre le operazioni militari ucraine al fronte prendevano una china negativa, l&#8217;<em>intelligence</em> guidata da Budanov si distingueva per una lunga serie di operazioni che mettevano in imbarazzo i russi e galvanizzavano gli ucraini. Gli omicidi mirati di Daria Dugina e del blogger militare Vladen Tatarskij. Le bombe contro il Ponte di Crimea. I droni marini contro le navi russe nel Mar Nero. I droni aerei lanciati contro le raffinerie in territorio russo, anche a molte centinaia di chilometri dal confine. Le incursioni dei &#8220;partigiani&#8221; russi contro i piccoli centri vicini al confine con l&#8217;Ucraina. In tutte queste operazioni c&#8217;è, o si vuol vedere, la mano di Budanov.</p>



<p>La stessa mano cui i russi ora attribuiscono il massacro del Crocus City Hall di Mosca, con i suoi 143 morti. Non a caso <strong>Aleksandr Bortnikov, </strong>capo del controspionaggio russo (FSB), ha fatto proprio il nome di Budanov dopo l&#8217;attentato, allargando così il bersaglio che Budanov da tempo porta sulla schiena. Per parte sua, il giovane tenente generale ucraino risponde vivendo in una specie di perenne fuga, per non agevolare il compito dei servizi segreti russi che lo eliminerebbero più che volentieri.</p>



<p>L&#8217;ascesa della sua influenza presso Zelensky è piuttosto evidente e ha trovato conferma nell&#8217;ultimo giro di nomine. Uno dei suoi vice, <strong>Oleh Ivashenko</strong>, è stato scelto per diventare il nuovo capo dei servizi segreti esteri dell&#8217;Ucraina (SZRU), il che fa di Budanov il gran maestro dell&#8217;intera rete dello spionaggio ucraino, essendo l&#8217;SBU diretta dal generale <strong>Vasyl&#8217; Maljuk </strong>(anche lui sulla lista russa dei ricercati) soprattutto impegnata sul fronte interno, tra casi di corruzione e ipotesi di tradimento. Nell&#8217;eterno e micidiale gioco a rimpiattino delle spie, vedremo chi durerà più a lungo: se la volpe ucraina o l&#8217;orso russo.</p>



<p><strong>Fulvio Scaglione </strong></p>



<p>  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/budanov-la-volpe-ucraina-che-fa-infuriare-lorso-russo.html">Budanov, la volpe ucraina che fa infuriare l&#8217;orso russo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Zelensky scioglie il cerchio magico, via anche l&#8217;ultimo amico</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/zelensky-scioglie-il-cerchio-magico-via-anche-lultimo-amico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Mar 2024 18:23:20 +0000</pubDate>
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<p>Licenziando anche Sergej Shefir, suo primo assistente, Zelensky ha eliminato tutti gli uomini che erano con lui dalla prima ora. Effetto della guerra o del dissenso politico?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/zelensky-scioglie-il-cerchio-magico-via-anche-lultimo-amico.html">Zelensky scioglie il cerchio magico, via anche l&#8217;ultimo amico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Molto è a causa della guerra scatenata dalla Russia. E un po&#8217; a causa della particolare situazione istituzionale dell&#8217;Ucraina, in cui non si è votato per rinnovare il Parlamento e non si voterà per scegliere il Presidente, che quindi costringe le lotte di potere a svolgersi dietro le quinte e non nell&#8217;agone pubblico. Comunque sia, il presidente Zelensky continua con le epurazioni. Molti si sono concentrati sul licenziamento del segretario del Consiglio di sicurezza <strong>Oleksy Danilov</strong> (personaggio del tutto secondario nel panorama del vertice ucraino), sostituito con <strong>Aleksandr Litvinenko</strong>, già direttore dei servizi segreti esteri (SZRU). Che a sua volta viene rimpiazzato da <strong>Oleh Ivashenko</strong>, già vice di <strong>Kyrylo Budanov</strong>, il capo dell&#8217;intelligence militare ucraina. Un gran movimento di spie e militari, niente di stupefacente in un Paese che deve difendersi da un&#8217;invasione e in cui vige la legge marziale. Curioso, semmai, che Zelensky sembri ripetere le mosse che fece, più di vent&#8217;anni fa, l&#8217;arcinemico Vladimir Putin che, appena diventato primo ministro e poco dopo presidente, alle prese con il terrorismo ceceno e il secessionismo del Caucaso, si circondò di <em>siloviki</em>, la versione russa degli uomini dei servizi segreti che ora stanno occupando tutti i ruoli più importanti in Ucraina.</p>



<p>Pochi hanno notato che l&#8217;ultima purga (oltre a Danilov, via anche i due vice-capi dell&#8217;amministrazione presidenziale, Andrej Smirnov e Aleksej Dneprov, e cinque alti funzionari della Presidenza) ha falciato <strong>Sergej Shefir</strong>, che fin dalle prime ore dall&#8217;elezione di Zelensky ricopriva la carica di primo assistente del presidente. Shefir, ex sceneggiatore e regista, era molto di più di un assistente: era l&#8217;ombra di Zelensky fin dai tempi della giovinezza a Kryvyi Rih (la città natale di Zelensky), il compagno di scuola, il collega delle prime avventure nel mondo dello spettacolo, l&#8217;uomo che aveva con lui fondato lo studio di produzione cinematografica e televisiva Kvartal 95, il fiduciario che con Ivan Bakanov (<em>vedi sotto</em>) aveva curato i cospicui investimenti off-shore di Zelensky in Belize, Isole Vergini Britanniche e Cipro, nonché il confidente personale e politico che il 22 settembre del 2021 era sfuggito a un attentato. Proprio alla vigilia dell&#8217;approvazione in Parlamento delle due leggi anti-oligarchi, l&#8217;auto di servizio di Shefir era stata colpita da diverse raffiche di mitra: l&#8217;autista era rimasto ferito, lui miracolosamente illeso. In apparenza di un personaggio come Shefir, abituato a lavorare nell&#8217;ombra senza mai cercare la luce dei riflettori, Zelensky non poteva fare a mano. E invece&#8230;</p>



<p>Con l&#8217;uscita di scena di Shefir di tutta la vecchia guardia zelenskiana resta solo <strong>Andrij Jermak</strong>, ex avvocato specializzato in diritto d&#8217;autore e produttore cinematografico, amico di Zelensky dai tempi degli sceneggiati per la Tv ucraina. Tutti gli altri sono stati liquidati. Il primo a cadere, già nel 2021, fu <strong>Dmytro Razumkov</strong>, allora considerato l&#8217;astro nascente della politica ucraina. Razumkov era stato lo stratega politico della campagna presidenziale di Zelensky e poi del trionfo del partito Servo del Popolo alle successive elezioni parlamentari. Divenne rapidamente segretario dello stesso Servo del Popolo, membro del Consiglio di Sicurezza e presidente del Parlamento. Poi la caduta, in circostanze mai ben chiarite. Zelensky, che non ama coloro che possono dargli ombra, il 3 ottobre dichiarò che &#8220;Razumkov non è più parte della nostra squadra&#8221;. Obbediente, il Parlamento votò per la sua rimozione dalla presidenza e in breve Razumkov fu emarginato dalla scena politica.</p>



<p>Poi è toccato a <strong>Ivan Bakanov</strong>, economista, con Shefir protagonista del ZelenskyGate degli investimenti off-shore (<em>vedi sopra</em>). Amico d&#8217;infanzia di Zelensky e direttore amministrativo dello studio Kvartal 95, Bakanov aveva lavorato nella squadra che portò Zelensky alla presidenza nel 2019 e nello stesso anno fu compensato con il posto di direttore dell&#8217;SBU, il controspionaggio ucraino. Da lì venne rimosso nel luglio 2022, colpevole secondo Zelensky di aver permesso eccessive infiltrazioni di spie russe nel suo servizio. Anche quella fu una vicenda dai contorni fumosi: vennero aperte oltre 700 imputazioni per tradimento, e altre centinaia seguirono nei mesi successivi. Il che rendeva piuttosto inspiegabile l&#8217;esistenza di un simile network di spie in un Paese che stava resistendo con efficacia, e mentre tutti deridevano la Russia per aver lanciato un&#8217;invasione in apparenza mal preparata e mal gestita.</p>



<p>Di lì a pochissimo sorte analoga toccò a <strong>Iryna Venediktova</strong>, prima donna nella storia dell&#8217;Ucraina a ricoprire la carica di procuratore generale. Consigliera legale di Zelensky dal 2018, fu cacciata dalla Procura nel luglio del 2022, con le stesse motivazioni (troppi traditori) e le stesse modalità (decreto di Zelensky subito controfirmato dal Parlamento) usate per Bakanov. Infine <strong>Oleksii Reznikov</strong>, entrato fin da subito nel primo Governo zelenskiano, con la carica di ministro per la Reintegrazione dei territori temporaneamente occupati e vice primo-ministro. Da lì, lui avvocato, diventa ministro della Difesa nel novembre del 2021, già prima dell&#8217;invasione russa, fino a sembrare inseparabile da Zelensky. Invece no: nel settembre del 2023, dopo mesi di scandali relativi alla corruzione nel suo ministero, viene costretto a lasciare. Zelensky, in precedenza, aveva cercato di salvarlo facendo dimettere i vice. Questa volta lo abbandona, e costringe alle dimissioni anche i suoi sei vice-ministri.</p>



<p>Sono le dure esigenze della guerra, i problemi che una situazione tanto drammatica non può generare. Ma c&#8217;è proprio solo questo? Non è, forse, anche il modo con cui il politico Zelensky, forte dei poteri offertigli dalla legge marziale, regola dissensi, contestazioni, rivalità? Un giorno lo sapremo. Speriamo presto, perché vorrà dire che questa guerra atroce in un modo o nell&#8217;altro sarà terminata.</p>
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		<title>Gli attacchi a Francesco sull&#8217;Ucraina come quelli a Wojtyla sull&#8217;Iraq. Ma nel 2003 aveva ragione il Papa&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/gli-attacchi-a-francesco-sullucraina-come-quelli-a-wojtyla-sulliraq-ma-nel-2003-aveva-ragione-il-papa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2024 16:38:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[bush]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[invasione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Le critiche a Papa Francesco oggi su Ucraina e Gaza sono le stesse rivolte a suo tempo a San Giovanni Paolo II sull'Iraq. Ma allora aveva ragione il Papa. E oggi?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/gli-attacchi-a-francesco-sullucraina-come-quelli-a-wojtyla-sulliraq-ma-nel-2003-aveva-ragione-il-papa.html">Gli attacchi a Francesco sull&#8217;Ucraina come quelli a Wojtyla sull&#8217;Iraq. Ma nel 2003 aveva ragione il Papa&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>&#8220;C’è ancora tempo per negoziare; c&#8217;è ancora spazio per la pace; non è mai troppo tardi per comprendersi e per continuare a trattare&#8221;. Oppure: &#8220;Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non è possibile la pace ad ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto è grande questa responsabilità&#8221;. Papa Francesco? Stiamo parlando di Russia e Ucraina? No. <strong>San Giovanni Paolo II </strong>alla vigilia dell&#8217;invasione anglo-americana dell&#8217;Iraq che tra pochi giorni compirà 21 anni. </p>



<p>Proprio come ha fatto Papa Francesco con il <strong>cardinale <a href="https://it.insideover.com/religioni/dalla-ricerca-della-pace-alla-visione-sociale-dieci-anni-di-francesco-parla-il-cardinal-zuppi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Matteo Zuppi</a></strong>, inviato a Kiev e Mosca, anche San Giovanni Paolo II mandò un proprio rappresentante, il <strong>cardinale Pio Laghi</strong>, al potente di turno, in quel caso il presidente Usa George Bush, con una lettera di suo pugno. Narrano le cronache dell&#8217;incontro che Bush prese la lettera del Papa e la posò su un tavolino senza nemmeno aprirla. Poi cominciò un piccolo comizio pro-guerra (Laghi lo definì, con un pizzico di perfidia, &#8220;<strong>un sermone</strong>&#8220;) condito di frasi come &#8220;Dio lo vuole!&#8221;. A un certo punto, esperto, il cardinale interruppe il Presidente e gli disse che, da parte del Papa, voleva considerasse tre argomenti: primo, il conflitto avrebbe causato molte vittime da entrambe le parti; secondo, avrebbe condotto a una guerra civile; terzo, gli Stati Uniti sarebbero stati in grado di entrare in guerra ma avrebbero avuto molta difficoltà a uscirne. Com&#8217;è come non è, andò proprio così. </p>



<p>Tutte le volte che un Papa fa il Papa, tutte le volte che un religioso mette il naso fuori dalla sagrestia, c&#8217;è qualcuno che si arrabbia e gli ricorda che, perbacco, lui sì che la sa lunga. Anche adesso, con le dichiarazioni di Papa Francesco a proposito di guerra in Ucraina e guerra a Gaza, si è sollevato il coro delle prefiche del bellicismo. Che non capiscono due cose. </p>



<p>Una riguarda il Papa. Avrà pure sbagliato a usare la <strong><a href="https://it.insideover.com/religioni/il-negoziato-non-e-mai-una-resa-il-monito-per-la-pace-di-papa-francesco.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">metafora della bandiera bianca,</a></strong> ora che gli ucraini sono in difficoltà (e comunque fa un po&#8217; specie l&#8217;improvvisa mania filologica su media che a proposito di questa guerra hanno scritto le più immonde stupidaggini). Ma il senso del suo discorso era chiarissimo ed è il discorso di sempre della Chiesa cattolica: la guerra no; in nessun caso; mai. La guerra è il peggiore dei mali, il male senza ritorno. Quindi è il primo pericolo da evitare o il primo evento da controllare. Se qualcuno crede che Francesco abbia improvvisato, <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1965/documents/hf_p-vi_spe_19651004_united-nations.html">vada a rileggersi l&#8217;intervento di Paolo VI all&#8217;Onu nel 1965</a> (primo Papa alle Nazioni Unite), scandito dal grido-preghiera &#8220;<strong>Mai più la guerra!&#8221;</strong>. Lo stesso grido-preghiera ripreso e ripetuto da papa Woytjla alla vigilia dell&#8217;invasione dell&#8217;Iraq nel 2003 (chi scrive era a Baghdad e può assicurare che fece un certo effetto sentirlo in televisione), lo stesso Papa che aveva detto no alla prima Guerra del Golfo (1991) e poi alla guerra contro la Jugoslavia (1999). Proprio come ha fatto Francesco negli ultimi anni con qualunque conflitto in qualunque parte del mondo.</p>



<p>La seconda cosa che non viene capita è che, come aveva ragione Wojtyla a pronosticare (e peraltro non era l&#8217;unico: l&#8217;allora <strong>presidente egiziano Mubarak</strong>, per esempio, disse &#8220;Se invadete l&#8217;Iraq al posto di un <strong>Osama Bin Laden</strong> ne avrete cento&#8221;), potrebbe aver ragione <strong><a href="https://it.insideover.com/religioni/la-terza-guerra-mondiale-a-pezzi-si-puo-fermare-la-lezione-di-papa-francesco.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Papa Francesco</a></strong> a invitare al negoziato, i russi (gli aggressori, come ha poi ricordato anche il cardinale Parolin, segretario di Stato vaticano) ma anche gli ucraini (gli aggrediti). Perché la guerra va come va, in questa fase a favore dei russi. Perché gli Usa e l&#8217;Europa hanno il fiato corto nel sostegno militare all&#8217;Ucraina. Perché l&#8217;Ucraina, che aveva 52 milioni di abitanti nel 1991 (l&#8217;anno dell&#8217;indipendenza) ora ne ha 28, e forse solo la legge marziale in vigore impedisce un&#8217;ulteriore fuga dal Paese. Perché l&#8217;Ucraina, che anche prima della guerra era con la Moldavia il Paese più povero d&#8217;Europa, oggi è un Paese annichilito nel tessuto sociale e nell&#8217;economia, un Paese che sopravvive solo grazie agli aiuti internazionali. In altre parole: per dare una lezione alla Russia potremmo anche perdere l&#8217;Ucraina e il suo popolo. Ragionare se ne valga la pena o no, non è disfattismo. Nella peggiore delle ipotesi è buon senso. Nella migliore è politica.</p>



<p>Il vero problema, a questo punto, è che gli unici poco interessati a trattare sembrano i russi. Lo ha spiegato molto bene<strong> Vladimir Putin</strong>: &#8220;Vogliamo, lo ripeto, risolvere tutte le controversie, e anche questa disputa, questo conflitto, con mezzi pacifici. Siamo pronti per farlo. Lo vogliamo. Ma questo dovrebbe essere un confronto serio che garantisca la sicurezza della Russia. Quel che ci interessa è la sicurezza della Russia. Noi partiamo da qui. Non vorrei dirlo, ma non mi fido di nessuno. A noi servono garanzie. E le garanzie devono essere precise, devono essere quelle che fanno al caso nostro e nelle quali crediamo. È di questo che stiamo parlando. Ora è probabilmente prematuro parlare pubblicamente di cosa potrebbe trattarsi. Ma certamente non accetteremo promesse vuote&#8221;.</p>



<p>Di fatto la Russia ora detta le condizioni. E personalmente credo, come ha detto il direttore della Cia <strong>William Burns</strong> durante un&#8217;audizione al Senato Usa, che sia indifferente all&#8217;inizio o meno di un negoziato. Credo però che la Russia non abbia mai pensato di prendersi tutta l&#8217;Ucraina ma solo quella parte che le interessa: ovvero, la fascia costiera Nord-Sud che andrebbe a costituire la cosiddetta <strong>Novorossija</strong>. All&#8217;ottenimento del risultato manca soprattutto la conquista di Odessa che, sa cadesse, priverebbe l&#8217;Ucraina di qualunque sbocco al mare. Ed è dunque possibile prevedere che da quelle parti, cioè al Sud, la situazione sia destinata a peggiorare.</p>



<p>Ma comunque sia, i casi sono due. O continuiamo a raccontarci, come giustamente fa il presidente ucraino Zelensky, che la Russia sarà sconfitta e umiliata e tutti i territori finora occupati con la forza dai russi, Crimea compresa, saranno <strong>restituiti all&#8217;Ucraina </strong>(e mi piacerebbe sapere chi, oggi, sarebbe disposto a scommetterci mille euro), e agiamo di conseguenza. Oppure ammettiamo che questa guerra sarebbe stato meglio soffocarla fin dall&#8217;inizio. Con quel &#8220;negoziato&#8221; che, due anni fa, era considerato una bestemmia e che adesso, sotto sotto, piacerebbe a (quasi) tutti.<a href="https://twitter.com/LuigiDeBiase"></a></p>



<p></p>



<p> </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/gli-attacchi-a-francesco-sullucraina-come-quelli-a-wojtyla-sulliraq-ma-nel-2003-aveva-ragione-il-papa.html">Gli attacchi a Francesco sull&#8217;Ucraina come quelli a Wojtyla sull&#8217;Iraq. Ma nel 2003 aveva ragione il Papa&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Da Navalny al missile su Zelensky, per l&#8217;Ucraina più splatter che politica</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/da-navalny-al-missile-su-zelensky-per-lucraina-piu-splatter-che-politica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2024 14:02:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crimea]]></category>
		<category><![CDATA[missile]]></category>
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		<category><![CDATA[Volodymyr Zelensky]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1075" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Guerra-in-Ucraina-delegazione-Osce-La-Presse-e1573890823484.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ucraina, guerra" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Guerra-in-Ucraina-delegazione-Osce-La-Presse-e1573890823484.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Guerra-in-Ucraina-delegazione-Osce-La-Presse-e1573890823484-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Guerra-in-Ucraina-delegazione-Osce-La-Presse-e1573890823484-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Guerra-in-Ucraina-delegazione-Osce-La-Presse-e1573890823484-1024x573.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Guerra-in-Ucraina-delegazione-Osce-La-Presse-e1573890823484-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tentativo di uccidere Zelensky. Boom! I russi sparano contro la Nato. Ri-boom! non si può certo dire che tirare un missile su Odessa proprio mentre si svolge un incontro tra il presidente ucraino Zelensky e il premier greco Mitsotakis sia un bel gesto. Ma è chiaro ed evidente a chiunque tenga ancora qualche contatto con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/da-navalny-al-missile-su-zelensky-per-lucraina-piu-splatter-che-politica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/da-navalny-al-missile-su-zelensky-per-lucraina-piu-splatter-che-politica.html">Da Navalny al missile su Zelensky, per l&#8217;Ucraina più splatter che politica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1075" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Guerra-in-Ucraina-delegazione-Osce-La-Presse-e1573890823484.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ucraina, guerra" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Guerra-in-Ucraina-delegazione-Osce-La-Presse-e1573890823484.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Guerra-in-Ucraina-delegazione-Osce-La-Presse-e1573890823484-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Guerra-in-Ucraina-delegazione-Osce-La-Presse-e1573890823484-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Guerra-in-Ucraina-delegazione-Osce-La-Presse-e1573890823484-1024x573.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Guerra-in-Ucraina-delegazione-Osce-La-Presse-e1573890823484-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tentativo di uccidere Zelensky. Boom! I russi sparano contro la Nato. Ri-boom! non si può certo dire che tirare un missile su Odessa proprio mentre si svolge un incontro tra <strong>il presidente ucraino Zelensky e il premier greco Mitsotakis</strong> sia un bel gesto. Ma è chiaro ed evidente a chiunque tenga ancora qualche contatto con la realtà che l&#8217;ordigno lanciato dai russi non aveva certo l&#8217;intenzione di colpire il corteo presidenziale. Intanto non ne sarebbe stato lanciato solo uno. E in secondo luogo, con ucraini e russi che si colpiscono a vicenda, anche da decine di chilometri, obiettivi precisi come edifici, piste di aeroporto e persino mezzi in movimento, <a href="https://www.corriere.it/esteri/24_marzo_07/zelensky-odessa-missile-917b8f98-dc3f-11ee-9cc9-ae75d527b8c3.shtml">chi può credere che i russi volessero uccidere Zelensky e abbiamo sbagliato mira?</a> È piuttosto chiaro, invece, che si è trattato di un messaggio intimidatorio, il cui senso è riassumibile in poche parole: <strong>sappiamo dove sei e quello che fai e possiamo farti fuori quando vogliamo.</strong> La versione violenta della diffusione dei discorsi sui missili Taurus e il Ponte di Crimea tra il <strong>ministro tedesco della Difesa Pistorius</strong> e i suoi generali: occhio, sappiamo quel che tramate.</p>



<p>Brutale. Crudele. La realtà orribile della guerra scatenata dai russi il 24 febbraio 2022. Inutile dilungarsi su questo. La domanda vera infatti è un&#8217;altra: perché i media occidentali sentono l&#8217;esigenza di drammatizzare una vicenda (questa guerra) che già più drammatica di così non potrebbe essere? Non bastano le centinaia di migliaia di morti, la devastazione dell&#8217;Ucraina, il rischio di una degenerazione nucleare del conflitto, la lacerazione dell&#8217;Europa, il cambiamento traumatico degli equilibri mondiali? E perché questa drammatizzazione del dramma (scusate il gioco di parole) avviene proprio nel caso di Russia e Ucraina, mentre <strong>ogni giorno assistiamo all&#8217;operazione opposta nel caso di Israele e di Gaza</strong>, dove invece la parola d&#8217;ordine è sopire, diminuire, calmare?</p>



<p>L&#8217;operazione &#8220;missile su Zelensky&#8221; è la replica in sedicesimo di quella che è stata realizzata con la morte di <strong>Aleksey Navalny</strong>. A scanso di equivoci, l&#8217;abbiamo detto e scritto in ogni modo: <a href="https://it.insideover.com/politica/da-democratura-ad-autocrazia-la-stretta-sul-dissenso-in-russia-fino-al-caso-navalny.html">la responsabilità politica della morte del dissidente</a> ricade per intero e senza dubbi su <strong>Vladimir Putin</strong>. Ma perché questo non bastava? Perché inventare un assassinio che di fatto (a parte la morte per procura di un uomo condannato a 19 anni di carcere per accuse di frode e relegato oltre il Circolo polare artico) è stato smentito dai fatti? Riepiloghiamo: si è parlato di Novichok, l&#8217;agente nervino già tirato in ballo per <a href="https://www.corriere.it/esteri/20_agosto_24/navalny-berlino-avvelenamento-abbastanza-probabile-1cd9c50c-e5f7-11ea-943c-b2c77e7530c9.shtml">l&#8217;avvelenamento subito dallo stesso Navalny in Russia nel 2020</a> (anche se poi  nel referto dei medici tedeschi che lo curarono non si fece alcun cenno a questo specifico agente); poi è comparsa la storia del pugno al cuore, definito &#8220;tecnica segreta del KGB&#8221;; si è parlato di colpi di pistola; si è passati allo strangolamento; e infine si è ricominciato con il Novichok.</p>



<p>Nessuna di queste ipotesi ha senso logico. Il corpo di Navalny è stato restituito alla famiglia nove giorni dopo la morte. Per smaltire gli effetti, visibili e non, del Novichok (o di qualunque altro agente nervino) occorre più tempo di così. E nessuno dei familiari, una volta riottenuto il corpo, ha denunciato violenze nemmeno lontanamente simili a quelle ipotizzate dai nostri media. Fermo restando, lo ripetiamo per chi non avesse capito, che della morte di Navalny è responsabile Putin attraverso il sistema giudiziario e carcerario russo.</p>



<p>Va bene che quasi sempre chi scrive di certe vicende non sa nulla delle vicende stesse, ed è quindi portato a ripetere ciò che dicono le fonti &#8220;bene informate&#8221;. In questo caso, gli amici e i collaboratori di Navalny, che hanno le loro emozioni e, in qualche caso, anche un&#8217;agenda da implementare. E d&#8217;accordo, le cattive notizie, meglio se un pò splatter, vendono meglio. Ma il caso del missile su Zelensky dimostra che il procedimento si mette in moto anche in casi in cui si sa quasi tutto. La sensazione è che il sistema mediatico reagisca in questo modo, istintivamente, a una realtà amara ma di giorno in giorno più evidente:<strong> la crescente disattenzione dell&#8217;opinione pubblica verso la causa ucraina. </strong>La guerra è già durata due anni, e pochi all&#8217;inizio l&#8217;avrebbero ipotizzato. Le cose non vanno bene per l&#8217;Ucraina, fatto che incrina la favola &#8220;Davide contro Golia&#8221; che ci è stata a lungo raccontata. Le sanzioni contro la Russia funzionano solo in parte e certi sacrifici (per esempio i costi dell&#8217;energia) sono più difficili da digerire. Le difficoltà politiche (dagli Usa all&#8217;Europa, dove in tutti i Paesi in cui si è votato i Governi pro-Ucraina hanno avuto difficoltà o sono comunque caduti) sono evidenti, tanto che nel 2023 <a href="https://t.me/letteradamosca/19474">gli aiuti militari dell&#8217;Occidente a Kiev sono calati del 40%</a>. Non ultimo, il fatto che i fronti di guerra si moltiplicano, invece di ridursi, e la fiducia nella capacità occidentale di controlla e indirizzare gli eventi ovviamente non è al massimo, nemmeno in Occidente.</p>



<p>Pare quindi che la reazione sia quella di <strong>alzare il tiro, di dipingere realtà sempre più inquietanti se non orrende, nel tentativo di tenere alta la mobilitazione.</strong> È una vecchia variante del Governo della paura (e di nuovo: di paura in giro ce n&#8217;è già in abbondanza) o, se vogliamo, della tecnica delle nonne: se non mangi questa minestra arriva l&#8217;uomo nero. Ma come diceva <strong>Abramo Lincoln</strong>: &#8220;Potete ingannare tutti per qualche tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo&#8221;. La gente non è stupida e dopo un po&#8217; si accorge che qualcosa non funziona. Le tirature in calo dei giornali sono lì a dimostrarlo.    </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/da-navalny-al-missile-su-zelensky-per-lucraina-piu-splatter-che-politica.html">Da Navalny al missile su Zelensky, per l&#8217;Ucraina più splatter che politica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Pistole e mitra, la memoria lunga dei servizi russi e ucraini</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/pistole-e-mitra-la-memoria-lunga-dei-servizi-russi-e-ucraini.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2024 11:24:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Vympelgruppa_FSB_Beslan.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Vympelgruppa_FSB_Beslan.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Vympelgruppa_FSB_Beslan-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Vympelgruppa_FSB_Beslan-768x576.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Anatoly Sharyj, il blogger che dava fastidio a Zelensky. Maksim Kuzminov, il disertore che regalò un elicottero russo agli ucraini. Sono fuggiti in Spagna ma i vecchi conti sono stati regolati ugualmente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/pistole-e-mitra-la-memoria-lunga-dei-servizi-russi-e-ucraini.html">Pistole e mitra, la memoria lunga dei servizi russi e ucraini</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Vympelgruppa_FSB_Beslan.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Vympelgruppa_FSB_Beslan.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Vympelgruppa_FSB_Beslan-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Vympelgruppa_FSB_Beslan-768x576.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><strong>Anatoly Sharyj</strong>, chi era costui? Chi ha seguito le vicende ucraine ricorderà questa meteora. Giornalista investigativo e blogger, 46 anni, nel 2012 aveva ricevuto &#8220;asilo politico&#8221; da parte delle autorità Ue perché con le sue inchieste aveva attirato le attenzioni poco simpatiche da parte dei poliziotti e dei magistrati ucraini.<a href="https://it.insideover.com/dossier/maidan-dieci-anni-dopo" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Poi arriva l&#8217;Euromaidan del 2014</a>, e Sharyj inaspettatamente comincia a criticare sia quella che gli ucraini chiameranno &#8220;Rivoluzione della dignità&#8221; sia gli assetti di potere che ne derivano. Scoppia la crisi del Donbass e lui, per riconoscendo che la Russia aveva le mani in pasta, invitava il suo Governo (a quell&#8217;epoca era presidente Pietro Poroshenko) a considerare quel conflitto come una guerra civile ucraina e a cercare una pacificazione con i separatisti. Sulla Crimea, riannessa alla Russia nel 2014, altro scandalo: Sharyj invita a lasciarla al Cremlino in nome di un accordo più vasto.</p>



<p>Adesso sembra incredibile ma nel 2019, alle elezioni politiche successive alla trionfale ascesa di <strong>Volodymyr Zelensky</strong> alla presidenza, quelle in cui Servo del popolo (il partito zelenskiano) ottiene la maggioranza assoluta, Sharyj si presenta con il Partito di Sharyj e porta comunque a casa un quasi 3% dei voti. E l&#8217;anno dopo, alle elezioni amministrative, riesce a far eleggere diversi consiglieri comunali e regionali. E poi&#8230; fine. Nel febbraio del 2021 viene accusato di &#8220;tradimento&#8221; e &#8220;incitamento all&#8217;odio razziale&#8221; e se ne scappa in Spagna. Nel febbraio del 2022 definisce l&#8217;invasione russa &#8220;un&#8217;aggressione contro il popolo ucraino&#8221;. Poco dopo il suo partito viene messo al bando con altri undici. Nel maggio dello stesso anno è arrestato in Spagna, a Tarragona dove vive, su mandato di cattura internazionale richiesto dalle autorità ucraine. Il giudice spagnolo lo libera il giorno dopo e poi sentenzia che non ci sono le basi per accogliere la richiesta ucraina di estradizione. Ieri l&#8217;ultimo colpo di scena: Sharyj sfugge miracolosamente a un attentato, dopo che la sua auto viene investita da una serie di raffiche di mitra.</p>



<p>Restiamo in Spagna ma spostiamoci a Villajoyosa, nei pressi di Alicante. È qui che un paio di settimane fa viene trovato il cadavere di un giovane russo: gli hanno sparato molti colpi di pistola e poi l&#8217;hanno anche calpestato con l&#8217;automobile. Professionisti, dice la polizia spagnolo, gente che ha seguito la vittima a lungo prima di colpire e che ha saputo evitare tutte le telecamere. Salta fuori che il morto è <strong>Maksim Kuzminov</strong>, 33 anni, già pilota di un elicottero militare Mi-8 da combattimento. Nell&#8217;agosto del 2023 Kuzminov era decollato dalla sua base ma, invece di compiere la missione assegnata, era volato verso l&#8217;Ucraina dove aveva consegnato il velivolo all&#8217;intelligence militare di Kiev, con cui si era in precedenza accordato. Lui aveva ricevuto 500 mila dollari e un&#8217;identità falsa per nascondersi in Spagna. I suoi due compagni di equipaggio erano stati meno fortunati: uccisi entrambi dagli ucraini. Non spreca parole Kyrylo Budanov, capo dei servizi segreti militari ucraini e regista dell&#8217;operazione: &#8220;Peccato, era meglio prenderli vivi&#8221;. Lapidario Sergey Naryshkin, capo dei servizi segreti esteri russi, sospettato di aver ordinato l&#8217;esecuzione di Kuzminov: &#8220;Era un&nbsp;traditore e criminale, diventato un cadavere morale già al momento in cui pianificava il suo sporco delitto&#8221;.</p>



<p>Forse i due episodi non sono collegabili. Danno tanto l&#8217;impressione, però, di essere, uno per parte, dei regolamenti di vecchi conti. E di certo. E se c&#8217;è una cosa di cui possiamo esser sicuri è che, in certe cose, sia gli ucraini sia i russi hanno la memoria lunga. Molto lunga.</p>



<p> </p>



<p> </p>
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		<title>Chi non parla di Orlov e chi non parla di Assange. Però niente prediche, per favore</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/chi-non-parla-di-orlov-e-chi-non-parla-di-assange-pero-niente-prediche-per-favore.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Feb 2024 18:45:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Nel giro di pochi giorni, il più diffuso quotidiano italiano ha pubblicato due editoriali di firme prestigiose, Federico Rampini e Antonio Polito, di argomento analogo. In Italia non si manifesta per Navalny, diceva Rampini. In Italia non si protesta per Oleg Orlov, solo due anni fa premio Nobel con l&#8217;organizzazione Memorial e ora condannato a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-non-parla-di-orlov-e-chi-non-parla-di-assange-pero-niente-prediche-per-favore.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-non-parla-di-orlov-e-chi-non-parla-di-assange-pero-niente-prediche-per-favore.html">Chi non parla di Orlov e chi non parla di Assange. Però niente prediche, per favore</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Nel giro di pochi giorni, il più diffuso quotidiano italiano ha pubblicato due editoriali di firme prestigiose, <strong>Federico Rampini</strong> e <strong>Antonio Polito</strong>, di argomento analogo. In Italia non si manifesta per Navalny, diceva Rampini. In Italia non si protesta per <strong>Oleg Orlov</strong>, solo due anni fa premio Nobel con l&#8217;organizzazione Memorial e <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/il-dissidente-russo-orlov-perche-ho-definito-fascista-regime-putin-AF3HHorC">ora condannato a due anni e mezzo di carcere </a>solo per aver criticato il regime russo e la guerra in Ucraina. Come dar loro torto? Però&#8230;</p>



<p>Una decina di giorni fa, la stampa italiana si è data da fare per sfottere la ventiduenne <strong>Irene Cecchini</strong>, la ragazza italiana che studia a Mosca e che in Russia sembra un po&#8217; Alice nel paese delle meraviglie. Poiché gli attenti sono pochi e meno ancora quelli che capiscono la lingua, quasi nessuno ha notato ciò che Irene ha detto, in un russo perfetto, a <strong>Vladimir Putin</strong> dal vivo: e cioè, che bisognerebbe<a href="https://youtu.be/CzT-RX8ZVuM?si=kuv4Puo-wo7eyis3"> introdurre in russo la parola &#8220;impatriazija&#8221;</a> (una cosa tipo &#8220;impatriamento&#8221;, &#8220;adozione di una patria&#8221;), ovvero il desiderio di inserirsi in una società (quella russa, ovvio) dove i valori tradizionali sono rispettati e praticati. Se lo avessero fatto, nell&#8217;Italia del fluido e del queer, chissà che si sarebbe detto. Negli stessi giorni, però, un&#8217;altra grande firma è andata in Tv a dire con tranquillità che se gli israeliani ammazzano 30 mila palestinesi è comunque colpa di Hamas. Ragionamento al cui confronto la legge del taglione è una straordinaria conquista civile.</p>



<p>Ora, Rampini e Polito ragionano molto meglio di così, ovvio. Però ugualmente non convincono. Verrebbe da chiedere loro: quanti articoli (non diciamo manifestazioni di piazza) avete scritto sui <a href="https://www.btselem.org/statistics/minors_in_custody">146 minori palestinesi che a fine novembre erano detenuti senza processo né condanna</a> (detenzione amministrativa, si chiama) nelle carceri di Israele, come testimonia <strong>l&#8217;organizzazione israeliana B&#8217;tselem</strong>? Che avete scritto, all&#8217;epoca, dell&#8217;invasione anglo-americana dell&#8217;Iraq? Se eravate anche voi tra quelli che sostenevano la legittimità dell&#8217;intervento a causa del pericolo delle (inesistenti, come sappiamo) armi di distruzione di massa di <strong>Saddam Hussein</strong>, avete poi fato mea culpa? E se non lo eravate, non vi parrebbe corretto chiedere che anche <strong>George Bush</strong> e <strong>Tony Blair, </strong>che mentirono al mondo intero per giustificare la loro aggressione,<strong> </strong>diventino oggetto di un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale? Perché invadere l&#8217;Ucraina dicendo che è un regime nazista e un covo di armi Nato che minacciano la Russia somiglia molto a dire che l&#8217;Iraq è un covo di armi chimiche e minaccia l&#8217;Occidente. O no? </p>



<p>Un altro esempio. Nelle Primavere arabe del 2011 gli sciiti, grande maggioranza della popolazione del piccolo Bahrein, hanno provato a scrollare il regime oppressivo della minoranza sunnita. Subito l&#8217;Arabia Saudita ha mandato i carri armati per soffocare i moti, con la benedizione del premio Nobel per la Pace <strong>Barack Obama</strong>. Roba da scandalizzarsi, no? Perché la libertà è la libertà, dovrebbe essere un diritto di ognuno, a qualunque latitudine e longitudine. Mica solo a Hong Kong, giusto? Avete scritto di <em>Mirotvorez</em>, il sito gestito dai servizi segreti ucraini, che mette all&#8217;indice come &#8220;nemici dell&#8217;Ucraina, terroristi, criminali&#8221;, chiunque osi criticare le azioni del Governo e stampiglia &#8220;eliminato&#8221; sull&#8217;immagine di coloro che vengono uccisi o muoiono? Sulla lista c&#8217;era anche <strong>Henry Kissinger</strong> (aveva detto che bisogna fare la pace, pensa un pò), c&#8217;è tuttora <strong>Edward Luttwak</strong> e ci sono diversi giornalisti italiani. Che potranno pure sostenere tesi sgradite a Kiev, ma meriterebbero (sempre per via della libertà di parola) un po&#8217; di solidarietà. Avete obiettato quando Zelensky ha detto che l&#8217;Ucraina, nel respingere l&#8217;aggressione russa, ha perso 31 mila soldati, una cifra così insostenibile che gli americani si vergognano a ripeterla? E di <strong>Julian Assange</strong> che si dice? Paragonarlo a Navalny non è corretto, ma resta il fatto che sta per prendersi due o tre ergastoli per aver denunciato cose vere: le torture americane nel carcere iracheno di Abu Ghreib, le porcherie di <strong>Hillary Clinton </strong>e amenità varie. Certo, nel farlo ha violato segreti di Stato Usa con <strong>Chelsea Manning</strong>, cosa che alla Casa Bianca non può piacere. Ma a noi tutti dovrebbe piacere eccome, visto che era tutto vero. È la verità che rende liberi, non la ragion di Stato. E invece no, si capisce che vederlo finir male dà soddisfazione. Magari non a voi personalmente, ma certo ai giornali che a lungo l&#8217;hanno dipinto (<a href="https://www.nytimes.com/2016/09/01/world/europe/wikileaks-julian-assange-russia.html">copiando come al solito dal New York Times</a>) come una spia di Putin. </p>



<p>Sono domande un pò provocatorie, certo. Ma servono per introdurre la domanda vera. Questa: se l&#8217;opinione pubblica è così polarizzata, se manifesta &#8220;per gli amici&#8221; e se ne frega &#8220;dei non amici&#8221;, voi intellettuali, scrittori, giornalisti, ospiti fissi delle trasmissioni Tv, non vi sentite un pò responsabili? Non credete di aver seguito più o meno lo stesso metodo dalle tribune importanti che vi siete guadagnati negli anni? Per esempio usando con insistenza il termine &#8220;errore&#8221; quando si tratta del nostro mondo (errore l&#8217;Iraq, la Libia, la Siria, Gaza&#8230;) e quello &#8220;crimine&#8221; (o analoghi) quando si tratta dei mondi altrui? Insomma: io sono un realista, credo nella politica e accetto mio malgrado il fatto terribile che in suo nome si possono commettere ingiustizie anche terribili, cercando un bene collettivo superiore. Ma se la mettiamo sul piano dei valori (libertà, parola, vita, religione, uguaglianza e così via) allora ogni distinguo cade. Se non valgono per tutti non valgono per nessuno. Come dice Polito per Orlov, ma forse non per altri. </p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-non-parla-di-orlov-e-chi-non-parla-di-assange-pero-niente-prediche-per-favore.html">Chi non parla di Orlov e chi non parla di Assange. Però niente prediche, per favore</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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