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	<title>Guerra in Sudan Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Wed, 15 Apr 2026 06:57:13 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Guerra in Sudan Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Tre anni di guerra in Sudan, dove anche la fame è un&#8217;arma</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nellinferno-del-sudan-dove-la-fame-e-usata-come-arma-di-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 23:02:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Sudan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/sudan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sudan" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/sudan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/sudan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/sudan-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/sudan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/sudan-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/sudan-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> 29 milioni di sudanesi a rischio di morte per fame, 14 milioni di persone che hanno abbandonato tutto. La realtà atroce di questa guerra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nellinferno-del-sudan-dove-la-fame-e-usata-come-arma-di-guerra.html">Tre anni di guerra in Sudan, dove anche la fame è un&#8217;arma</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/sudan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sudan" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/sudan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/sudan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/sudan-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/sudan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/sudan-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/sudan-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Esattamente da tre anni, dall&#8217;aprile del 2023, il Sudan è dilaniato da una guerra civile e la fame delle persone viene usata come arma: scorte saccheggiate, campi distrutti e mercati sotto attacco. Intanto la risposta umanitaria appare ferma. Azione contro la Fame offre cure per combattere la malnutrizione e sostiene le donne affinché possano ricevere educazione finanziaria, formazione nella conservazione e preparazione degli alimenti. “Non chiediamo più cosa mangeremo. Chiediamo chi mangerà”. In questa frase, pronunciata da una donna sfollata nel Nord Darfur, Sudan, è racchiuso il dramma di un intero popolo. Lei è una dei <strong>29 milioni di sudanesi </strong>(oltre metà della popolazione) che da tra anni non sanno se riusciranno a rimediare un pasto per sopravvivere.</p>



<p>Dal 15 aprile 2023 il Sudan sta vivendo una guerra civile scoppiata tra le forze armate sudanesi (SAF) e i paramilitari delle forze di supporto rapido (RSF). Le due fazioni sono responsabili, tra le tante violazioni dei diritti umani, di <strong>una crisi alimentare senza precedenti. </strong>La fame viene utilizzata come arma strategica per indebolire l’avversario e controllare la popolazione. Ed&nbsp;è una &#8220;conseguenza diretta del conflitto, che sta distruggendo i mercati, interrompendo i raccolti e bloccando le rotte commerciali”, spiega&nbsp;<strong>Samy Guessabi</strong>, direttore in Sudan di Azione Contro la Fame,&nbsp;organizzazione umanitaria internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Contadini, commercianti e donne rischiano ogni giorno la vita&nbsp;</strong></h2>



<p>Un recente&nbsp;<a href="https://azionecontrolafame.it/news/sudan-report-cosa-serve-per-mangiare/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a>&nbsp;redatto da Azione contro la fame, insieme ad altre quattro organizzazioni umanitarie, documenta come&nbsp;<strong>il tragitto del cibo dalla terra alla tavola</strong>&nbsp;sia diventato un percorso mortale.&nbsp;I&nbsp;<strong>contadini vengono uccisi nei campi, i raccolti bruciati e le scorte&nbsp;</strong>di semi distrutte o saccheggiate.&nbsp;<strong>I&nbsp;commercianti subiscono blocchi stradali e tassazioni illegali&nbsp;</strong>imposte dalle parti in conflitto. Ad ogni posto di blocco, viene sottratto denaro, carburante o cibo.&nbsp;I&nbsp;<strong>mercati&nbsp;vengono bombardati,</strong>&nbsp;bruciati, saccheggiati. Quando riaprono, lo fanno solo per poche ore e i venditori scavano buche nel terreno per ripararsi dai droni. Le persone sfidano il fuoco incrociato solo&nbsp;per produrre, comprare o trasportare cibo,&nbsp;mentre le cucine comunitarie, l’ultimo baluardo contro la morte, stanno chiudendo per mancanza di fondi o dimezzando le razioni.&nbsp;</p>



<p><strong>Quando il cibo arriva alle famiglie, è già passato attraverso tutto questo.</strong>&nbsp;Ma anche il&nbsp;costo degli alimenti funge da deterrente. A settembre, sette chilogrammi di miglio erano venduti a oltre 200 dollari e un chilo di zucchero a più di 50. Per tale ragione molte persone mangiano una sola volta al giorno e nei casi più estremi, il pasto è costituito da&nbsp;<strong>foglie selvatiche, erba, bucce di arachidi e mangime per animali&nbsp;</strong>(e quest&#8217;ultimo di recente ha iniziato ad avere un costo). Inoltre, le famiglie guidate da donne hanno il triplo delle probabilità di trovarsi in una situazione di insicurezza alimentare rispetto a quelle guidate da uomini.&nbsp;</p>



<p>Il cibo tuttavia non è l&#8217;unico bene ad aver&nbsp;subito aumenti di prezzo. Quelli di fertilizzanti e pesticidi sono più che raddoppiati. Il credito formale è crollato, costringendo i contadini a ricorrere a prestiti informali che li lasciano indebitati anche quando il raccolto fallisce o viene razziato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Nazioni Unite: “Un conflitto di atrocità”</strong></h2>



<p>Delle tre carestie ufficialmente riconosciute nel mondo, due sono state dichiarate proprio qui nel 2025: a&nbsp;<strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/el-fasher-la-mano-degli-emirati-dietro-la-normalizzazione-del-massacro.html" type="post" id="493243">El Fasher</a></strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Kadugli.&nbsp;</strong>Le Nazioni Unite non usano giri di parole e definiscono quella in corso una “guerra di atrocità” contro i civili. Il Sudan sta anche vivendo la più grande crisi di sfollamento del pianeta.&nbsp;<strong>14 milioni di persone</strong>&nbsp;<strong>hanno abbandonato tutto</strong>: dieci milioni sono sfollati interni, altri quattro milioni sono fuggiti in Ciad e Sud Sudan. Per capire la portata del disastro, basta confrontarlo con i dati di Siria, dove gli sfollati sono 7 milioni e dello Yemen, dove il numero scende a 5.&nbsp;</p>



<p>L<strong>’80% dei centri sanitari è fuori uso e il 60% dei sistemi idrici è stato distrutto.</strong> “Non sono solo numeri&#8221;, avverte Guessabi. “Le famiglie sono costrette a spostarsi ripetutamente, interrompendo cure e accesso all’acqua e al cibo, esponendo donne e bambine a un rischio altissimo di violenza di genere”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gli aiuti umanitari sono paralizzati</strong></h2>



<p>Nonostante la gravità della situazione, la risposta internazionale è lenta. Il piano di aiuti da&nbsp;<strong>2,87 miliardi di dollari</strong>&nbsp;è finanziato solo al&nbsp;<strong>16%</strong>. Nel 2025, i fondi destinati alla ricostruzione e alla &#8220;ripresa precoce&#8221; hanno raggiunto solamente l’1%. In questo scenario,&nbsp;<strong>Azione Contro la Fame</strong>&nbsp;riesce comunque a operare in Darfur, Kordofan e nelle regioni del Nilo, assistendo quasi due milioni di persone. Oltre a fornire cure contro la malnutrizione e acqua potabile, l&#8217;organizzazione scommette sulla resilienza delle donne. Eisa è una di loro. Grazie ai programmi di formazione, oggi è tornata al mercato: “Ora vendiamo cipolle, olio, okra e pomodori secchi&#8221;, racconta.&nbsp;</p>



<p>Tuttavia, gli sforzi umanitari non basteranno senza un cambiamento politico. A tre anni dall&#8217;inizio delle ostilità, l&#8217;appello resta quello di cessare i combattimenti, aprire corridoi sicuri e stanziare risorse adeguate per fermare una delle carestie più gravi del secolo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nellinferno-del-sudan-dove-la-fame-e-usata-come-arma-di-guerra.html">Tre anni di guerra in Sudan, dove anche la fame è un&#8217;arma</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Così i droni stanno cambiando le sorti della guerra in Sudan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cosi-i-droni-stanno-cambiando-le-sorti-della-guerra-in-sudan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 06:08:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Sudan]]></category>
		<category><![CDATA[Sudan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217161812228_bcd02cae9827a58ee2ac70651557c205.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217161812228_bcd02cae9827a58ee2ac70651557c205.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217161812228_bcd02cae9827a58ee2ac70651557c205-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217161812228_bcd02cae9827a58ee2ac70651557c205-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217161812228_bcd02cae9827a58ee2ac70651557c205-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217161812228_bcd02cae9827a58ee2ac70651557c205-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217161812228_bcd02cae9827a58ee2ac70651557c205-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra civile in corso in Sudan dall’aprile 2023 ha subito un cambiamento determinante: l’uso dei droni.</p>
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<p>La guerra civile in corso in <strong>Sudan </strong>dall’aprile 2023 tra le <strong>Forze di Supporto Rapido </strong>(RSF) e le<strong> Forze Armate Sudanesi</strong> (SAF) ha subito un cambiamento determinante: l’uso dei <strong>droni</strong>. All’inizio il loro impiego era limitato, ma nel tempo è cresciuto fino a modificare tattiche, strategie e controllo del territorio.</p>



<p>Dopo la<a href="https://it.insideover.com/guerra/la-caduta-di-el-fasher-e-le-nuove-stragi-di-civili-in-sudan.html"> caduta di El Fasher</a>, il centro delle ostilità si è progressivamente concentrato nel <strong>Kordofan Meridionale</strong>, dove le RSF hanno conquistato la città di Bara e intensificato gli attacchi contro El Obeid. Secondo quanto riportato dal <strong><a href="https://sudanwarmonitor.com/p/kamikaze-drones-kordofan-sudan">Sudan War Monitor</a></strong>, una delle fonti più autorevoli sulle evoluzioni della guerra, <strong>negli ultimi mesi i droni hanno colpito depositi di carburante, mercati e convogli</strong> in diverse parti del Paese, con attacchi che hanno provocato vittime civili e gravi danni alle infrastrutture. In particolare, nel febbraio 2026 un raid su un mercato nello stato del Kordofan Settentrionale ha causato almeno 28 morti e decine di feriti, mentre negli attacchi di maggio 2025 a Port Sudan, più giorni di bombardamenti aerei hanno danneggiato aeroporti, depositi di carburante e altre strutture strategiche.</p>



<p>L’efficacia di questi attacchi sembra aver messo sotto pressione le capacità logistiche delle RSF nel Kordofan Meridionale, contribuendo a un rallentamento delle loro offensive via terra. <strong>Le SAF controllano più della metà del Paese</strong>, gran parte del confine con l’Egitto, Port Sudan e la capitale Khartoum. Quest’ultima ha subito oltre <strong>440 attacchi con droni</strong> documentati dall’inizio della guerra. Port Sudan, considerata fino ad allora relativamente sicura per la sua distanza dalle basi RSF, è stata colpita a maggio 2025 in uno dei primi raid a lungo raggio contro la città. Le RSF controllano invece gran parte del Sudan occidentale e centrale, inclusa buona parte del Darfur e parti del Kordofan.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’uso dei droni e il riassestamento degli equilibri</h2>



<p>I droni sono ormai ampiamente utilizzati nei <strong>conflitti armati</strong>, ma in Sudan il loro impiego non è stato immediato. La loro introduzione è partita dalle SAF e ha inciso sull’andamento della guerra, provocando un riassestamento degli equilibri tra le forze in campo. La strategia dell’esercito mira a colpire le scorte di <strong>carburante </strong>e le <strong>infrastrutture</strong>, rendendo più difficili anche le attività commerciali, con l’obiettivo di indebolire le RSF e spingere la popolazione civile ad abbandonare le aree sotto controllo paramilitare.</p>



<p>L’esercito sudanese, che a differenza delle RSF dispone di un’aeronautica militare, deteneva inizialmente il controllo dei cieli grazie ai jet da combattimento. A maggio 2025 le RSF hanno però colpito Port Sudan con un attacco con droni che ha danneggiato l’aeroporto e la principale centrale elettrica della città, causando traumi tra i civili. Le capacità aeree delle RSF sono aumentate dopo la perdita, all’inizio del 2025, di territori nel centro e nell’Est del Paese.</p>



<p>Tecnologie simili sono oggi in possesso di entrambe le parti. I droni sono relativamente facili da reperire, nascondere e <strong>assemblare</strong>, il che rende più semplice aggirare l’embargo sulle armi e le sanzioni. L’<strong>embargo</strong> sulle armi imposto dalle Nazioni Unite si applica principalmente alla regione del Darfur e, secondo diversi osservatori, ha avuto un impatto limitato nel contenere l’afflusso di armamenti nel resto del Paese. Questo ha contribuito alla continua disponibilità di sistemi d’arma, inclusi i droni, nelle mani delle parti in conflitto.</p>



<p>Queste tecnologie permettono di colpire infrastrutture strategiche e, allo stesso tempo, espongono la <strong>popolazione civile</strong> a gravi conseguenze, con esplosioni e raid che possono verificarsi anche in aree densamente abitate. L’uso dei droni, così, non è solo un vantaggio tattico, ma trasforma il conflitto in uno scenario imprevedibile e letale, dove la pressione continua sulle strutture nemiche si combina con il rischio costante per i civili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Capacità tecniche e alleanze</h2>



<p>L’uso dei droni è particolarmente efficace nei <strong>territori pianeggianti </strong>e il Sudan, con le sue vaste distese, si presta a questo tipo di operazioni. È infatti più semplice svolgere attività di sorveglianza, come osserva un’analisi del <strong><a href="https://www.criticalthreats.org/analysis/drones-over-sudan-foreign-powers-in-sudans-civil-war">Critical Threats Project</a></strong>. Dall’inizio della guerra, esercito e RSF hanno impiegato droni con capacità molto diverse: da modelli a corto raggio a sistemi con una gittata teorica fino a 4.000 chilometri. In un Paese che si estende per circa 1.250 chilometri da nord a sud e 1.390 da est a ovest, questo significa che, almeno in teoria, qualsiasi area può essere raggiunta.</p>



<p>Le SAF ricevono armi da <strong>Iran </strong>e <strong>Turchia </strong>e dispongono di droni dalla fine del 2023. Le RSF si affidano invece al sostegno degli <strong>Emirati Arabi Uniti,</strong> con tecnologie di origine <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/sharjah-la-porta-del-mercato-ombra-delle-armi-cinesi-per-lafrica.html">cinese </a></strong>e <strong>serba</strong>. Tra questi vi sono i cosiddetti <strong>droni “kamikaze”</strong>, in quanto sferrano attacchi suicidi, utilizzati contro obiettivi strategici e simbolici, anche lontano dalle linee del fronte. Alcuni modelli VTOL di fabbricazione serba sarebbero in grado di trasportare le cosiddette bombe “mute”, ordigni che esplodono senza preavviso acustico, rendendo impossibile mettersi al riparo.</p>



<p>Alcuni fornitori stranieri di droni, tra cui Iran e <strong>Russia</strong>, sembrerebbero aver collegato le consegne a interessi strategici nella regione, con l’Iran interessato a una base navale nel Mar Rosso e la Russia che, nel 2024, avrebbe spostato il proprio sostegno dalle RSF alle SAF in cambio della possibilità di ripristinare un accordo del 2017 per una presenza navale sul Mar Rosso.</p>



<p>Le RSF trasformano inoltre droni civili in armi improvvisate per colpire e intimidire infrastrutture e obiettivi simbolici. L’obiettivo non è tanto la precisione o una vittoria militare decisiva, quanto mantenere una pressione costante e rendere il conflitto imprevedibile e logorante. <strong>Testimonianze </strong>video verificate mostrano droni RSF colpire il deposito di carburante di Sidon ad Atbara, nello stato del Nilo, secondo Sudan War Updates.</p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="ar" dir="rtl">🚨 عاجل | مليشيا الدعم السريع تستهدف مدينة عطبرة بولاية نهر النيل عبر طائرات مُسيّرة.<a href="https://twitter.com/hashtag/Sudan_War_Updates?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Sudan_War_Updates</a> <a href="https://t.co/sn69Yul0uC">pic.twitter.com/sn69Yul0uC</a></p>&mdash; Sudan War Updates (@sudan_war) <a href="https://twitter.com/sudan_war/status/1909902879889973484?ref_src=twsrc%5Etfw">April 9, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Impatto sui civili e crisi umanitaria</h2>



<p>L’area più colpita dall’inizio della guerra resta la capitale <strong>Khartoum</strong>, con almeno 440 raid documentati. Nel dicembre 2025 un attacco a Kalogi, nel Kordofan Meridionale, ha colpito un asilo e un ospedale, causando almeno 114 morti secondo fonti locali e Al Jazeera.</p>



<p>Per l’<strong>Africa</strong>, l’impiego sistematico dei droni rappresenta una novità significativa. In passato i conflitti nel continente erano prevalentemente terrestri, con un uso limitato dell’aviazione a causa dei costi elevati. Oggi i droni costituiscono un’alternativa relativamente economica ma altamente letale, offrendo un vantaggio tattico rilevante. Come evidenziato dall’<a href="https://www.economist.com/middle-east-and-africa/2025/06/19/africas-scary-new-age-of-high-tech-warfare">Economist</a>, questa evoluzione potrebbe rendere più facile sia avviare sia terminare più facilmente le guerre nel continente.</p>



<p>La guerra civile in Sudan ha intanto prodotto la <strong>peggiore<a href="https://it.insideover.com/guerra/le-conseguenze-della-guerra-civile-nel-sud-sudan.html"> crisi umanitaria </a>al mondo </strong>degli ultimi anni: oltre 30 milioni di persone necessitano di assistenza e tra i 12 e i 14 milioni risultano <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-rifugiato-su-otto-sudanese-conseguenze-guerra-civile.html">sfollate </a>secondo le stime delle Nazioni Unite. Violenza sessuale, assedi ai civili e uccisioni di massa sono stati documentati per tutta la durata del conflitto, mentre la comunità internazionale continua a intervenire in modo limitato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-i-droni-stanno-cambiando-le-sorti-della-guerra-in-sudan.html">Così i droni stanno cambiando le sorti della guerra in Sudan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Corte Internazionale di Giustizia non giudica gli Emirati per il genocidio in Sudan. Ecco perché</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-corte-internazionale-di-giustizia-non-giudica-gli-emirati-per-il-genocidio-in-sudan-ecco-perche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jonathan Piccinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2025 12:05:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Sudan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="sudan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La Corte avrebbe dovuto giudicare gli Emirati Arabi Uniti per complicità in genocidio nel Sudan. Ma ha deciso di non farlo, ecco perché. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-corte-internazionale-di-giustizia-non-giudica-gli-emirati-per-il-genocidio-in-sudan-ecco-perche.html">La Corte Internazionale di Giustizia non giudica gli Emirati per il genocidio in Sudan. Ecco perché</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="sudan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Come riporta il <a href="https://www.nytimes.com/2025/01/07/world/africa/sudan-genocide-numbers.html"><strong>New York Times</strong></a>, dal 2023  in Sudan è in corso una guerra civile che secondo alcune stime ha causato la morte di 150.000 persone e costretto oltre 11 milioni di civili ad abbandonare le proprie case. Secondo il Governo degli Stati Uniti ciò che si sta consumando nei territori dello Stato africano è un genocidio compiuto dalle RSF o Rapid Support Forces, nella guerra fratricida tra le RSF e le SAF, le Sudanese Armed Forces. Secondo le Nazioni Unite, in Sudan si sta perpetrando <a href="https://news.un.org/en/story/2025/02/1160161#:~:text=Korsi%20refugee%20camp.-,Sudan,%20'the%20most%20devastating%20humanitarian%20and,displacement%20crisis%20in%20the%20world'&amp;text=Sudan's%20ruinous%20civil%20war%20is,crisis%20in%20the%20world%20today."><strong>la più grave crisi umanitaria globale</strong></a>.</p>



<p>Il Sudan, ai sensi della Convenzione sul Genocidio del 1948, ha chiamato in giudizio dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia gli Emirati Arabi Uniti per “<a href="https://www.bbc.com/news/articles/c3w1nzpg5dgo"><strong>complicità</strong></a>” nel genocidio. Questo perché secondo l’accusa, accertata da una serie di report e analisi, gli Emirati Arabi Uniti hanno aiutato da un punto di vista logistico &#8211; militare &#8211; economico le forze delle RSF in contrasto con il Governo centrale sudanese. <a href="https://it.insideover.com/politica/icc-e-icj-storia-ruoli-e-poteri-delle-due-massime-corti-del-diritto-internazionale.html"><strong>L’ICJ</strong></a>, nella giornata del 5 maggio del 2025, <a href="https://www.icj-cij.org/sites/default/files/case-related/197/197-20250505-ord-01-00-en.pdf"><strong>ha dichiarato di non avere giurisdizione sul caso</strong></a> e di conseguenza di non poter verificare nelle sedi legali la complicità da parte di Abu Dhabi verso Khartum.</p>



<p><strong>Motivazione della ICJ</strong></p>



<p>Nei casi in cui l’ICJ non si è potuta esprimere, le cause principali dell&#8217;impossibilità a pronunciarsi sono state varie: dalla non accettazione dello Statuto della Corte come organo di diritto internazionale fino alle mancanze procedurale o di consuetudine affinché la Corte si potesse pronunciare su quel determinato caso. Nel caso del Sudan l’ICJ era stata chiamata come organo di diritto rispetto alla disputa Sudan contro UAE per ciò che c’è scritto nella Convenzione sul Genocidio. Nella convenzione redatta nel 1948 e entrata in vigore nel 1951, <strong>ai sensi dell’articolo 2 si definisce come genocidio:</strong></p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Uccisione di membri di un gruppo etnico &#8211; religioso &#8211; razziale &#8211; nazionale;</li>



<li>Gravi danni fisici o mentali a membri del gruppo;</li>



<li>Imporre condizioni di vita al fine di distruggere fisicamente in toto o in parte l’esistenza del gruppo;</li>



<li>Imporre misure per prevenire le nascite;</li>



<li>Trasferimento forzato di bambini.</li>
</ol>



<p>Il Sudan aveva portato a giudizio l’UAE per i punti 1-2-3-4, in particolare per la “complicità” con questi atti compiuti su suolo Sudanese non direttamente da parte degli Emirati Arabi Uniti ma attraverso un organismo &#8211; ente &#8211; milizia militare che è stata aiutata da Abu Dhabi, ovvero le RSF, condannabile quindi ai sensi dell’articolo 3 della convenzione che, oltre a giudicare l’attuazione diretta del crimine di genocidio, punisce anche <strong>l’intenzione</strong>, la <strong>complicità</strong>, <strong>l’incitamento</strong> e la <strong>cospirazione</strong> del massimo crimine del diritto internazionale.<br><br>Secondo l’articolo 9 della Convenzione,<em> le controversie tra le Parti Contraenti relative all&#8217;interpretazione, all&#8217;applicazione o all&#8217;adempimento della presente Convenzione, comprese quelle relative alla responsabilità di uno Stato per genocidio o per uno qualsiasi degli altri atti elencati nell&#8217;articolo III, saranno sottoposte alla Corte Internazionale di Giustizia su richiesta di una qualsiasi delle parti alla controversia.</em></p>



<p>Come riporta la ICJ al paragrafo 21 e 22 della dichiarazione rispetto all’applicazione della Convenzione sul Genocidio nel caso Sudan c UAE :&nbsp;</p>



<p><em>Sia il Sudan che gli Emirati Arabi Uniti sono parti della Convenzione sul Genocidio: il Sudan vi ha aderito il 13 ottobre 2003 e gli Emirati Arabi Uniti l&#8217;11 novembre 2005. Gli Emirati Arabi Uniti, al momento dell&#8217;adesione alla Convenzione, hanno formulato una riserva all&#8217;Articolo IX, che recita quanto segue:</em></p>



<p><em>&#8220;Il Governo dello Stato degli Emirati Arabi Uniti, avendo esaminato la suddetta Convenzione e approvato il suo contenuto, dichiara formalmente la propria adesione alla Convenzione e formula una riserva in merito all&#8217;Articolo 9 della stessa, riguardante la sottoposizione alla Corte Internazionale di Giustizia, su richiesta di una qualsiasi delle parti in causa, di controversie sorte tra le Parti Contraenti in merito all&#8217;interpretazione, all&#8217;applicazione o all&#8217;adempimento della presente Convenzione.”</em></p>



<p><em>22. Nessuno Stato ha sollevato obiezioni alla riserva degli Emirati Arabi Uniti, incluso il Sudan.</em></p>



<p>Una riserva a un trattato di diritto internazionale, secondo la Convenzione di Vienna sui trattati del 1969, è il metodo con cui uno Stato attua un trattato modificandone gli effetti nel suo ordinamento. La ICJ, in un parere del 1951, proprio sulla possibilità di porre riserve all&#8217;Articolo 9 della Convenzione sul Genocidio, ha ammesso come sia possibile porre qualsiasi tipo di riserve sui trattati, a patto che la riserva non sia in contrasto con una disposizione interna al trattato che vieti la possibilità di predisporre riserve, o che la riserva vada in contrasto con l’oggetto &#8211; scopo del trattato. Poiché l’UAE ha posto una riserva alla Convenzione sul Genocidio, e questa riserva non è stata ostacolata da parte del Sudan nel momento della statura in quella che sarebbe stata un’obiezione <strong>qualificata</strong>, la riserva è entrata in vigore l’11 novembre 2005. </p>



<p>Proprio nel paragrafo 33 della decisione, l’ICJ esprime come <em>non</em> <em>può indicare le misure provvisorie richieste al fine di tutelare i diritti invocati nel ricorso presentato dal Sudan. </em>E di conseguenza <em>la Corte è impedita, in base al suo Statuto, da prendere posizione sul merito delle rivendicazioni presentate dal Sudan.</em></p>
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		<title>Sudan, l&#8217;esercito riconquista Khartum ma la guerra non si ferma</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sudan-lesercito-riconquista-khartum-ma-la-guerra-non-si-ferma.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Mar 2025 11:47:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Battaglia di Khartum]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Sudan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1180" height="787" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Destroyed_vehicles_in_southern_Khartoum.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Destroyed_vehicles_in_southern_Khartoum.jpg 1180w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Destroyed_vehicles_in_southern_Khartoum-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Destroyed_vehicles_in_southern_Khartoum-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Destroyed_vehicles_in_southern_Khartoum-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Destroyed_vehicles_in_southern_Khartoum-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1180px) 100vw, 1180px" /></p>
<p>Sudan, l'esercito riconquista Khartum ma la guerra non si ferma e continua a minacciare gli scenari regionali africani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sudan-lesercito-riconquista-khartum-ma-la-guerra-non-si-ferma.html">Sudan, l&#8217;esercito riconquista Khartum ma la guerra non si ferma</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1180" height="787" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Destroyed_vehicles_in_southern_Khartoum.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Destroyed_vehicles_in_southern_Khartoum.jpg 1180w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Destroyed_vehicles_in_southern_Khartoum-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Destroyed_vehicles_in_southern_Khartoum-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Destroyed_vehicles_in_southern_Khartoum-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Destroyed_vehicles_in_southern_Khartoum-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1180px) 100vw, 1180px" /></p>
<p>Svolta importante nella <strong>guerra civile in Sudan</strong>, dove l&#8217;esercito regolare del governo di Abdel Fattah al-Buran ha riconquistato definitivamente, dopo due anni di combattimenti, la capitale <strong>Khartum</strong> alle Forze di Supporto Rapido (Rsf) guidate da Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemetti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dopo due anni finiscono gli scontri a Khartum</h2>



<p>La città sul Nilo era al centro di violenti combattimenti dal momento dell&#8217;insorgenza degli ex paramilitari fedeli al deposto presidente Omar al-Bashir contro il Governo militare, che ha avviato due anni fa un brutale conflitto in cui <strong>almeno 150mila persone hanno perso la vita</strong>.</p>



<p>La battaglia di Khartum, in questi due anni, è stata una delle più violente mai combattute nel post-Seconda guerra mondiale. Attacchi casa per casa, avanzate, bombardamenti aerei sulla capitale, interventi di milizie esterne come i mercenari della <strong>Wagner a sostegno delle Rsf</strong> fino al luglio scorso, efferatezze da una parte e dall&#8217;altra hanno marcato un confronto in cui le forze armate sudanesi (Saf) hanno <strong>ottenuto guadagni significativi a partire da dicembre</strong>. </p>



<p>La caduta di Omdurman, centro-satellite di Khartum e seconda città sudanese per popolazione, sita sulla sponda Ovest del Nilo, a gennaio e di Bahri a febbraio ha segnato definitivamente i destini della battaglia a favore delle Saf.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Khartum, una battaglia violentissima</h2>



<p>La riconquista del palazzo presidenziale e l&#8217;annuncio della fine della battaglia nella giornata del <strong>26 marzo</strong> hanno posto fine a un confronto che sarà ricordato al pari di altri grandi scontri del nuovo millennio: dalle battaglie nella guerra civile siriana (come <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/a-bengasi-come-ad-aleppo.html">Aleppo, dal 2012 al 2016</a>)</strong> a quelle della coalizione schierata contro lo Stato islamico tra Siria e Iraq (Mosul e Raqqa, 2016-2017), passando per gli assedi <a href="https://it.insideover.com/guerra/kiev-kharkiv-mariupol-il-martirio-delle-citta-ucraine.html">della <strong>guerra russo-ucraina (Mariupol, Avdiivka, Bakhmut</strong>) </a>più volte le guerre contemporanee hanno presentato situazioni di combattimento urbano in cui intere città sono diventate teatro di operazioni di logoramento estremamente sanguinose.</p>



<p>Khartoum, probabilmente, è stata la più sanguinosa di tutte queste battaglie: a <strong>novembre 2024<a href="https://www.lshtm.ac.uk/newsevents/news/2024/invisible-and-severe-death-toll-sudan-conflict-revealed"> la stima era di 61mila morti, di cui 26mila militari e 35mila civili</a></strong>, e ad oggi ipotizzare un computo di morti superiore alle <strong>70mila unità non appare irrealistico</strong>. Parliamo di metà dei morti della guerra civile sudanese, la meno nota tra le grandi guerre del mondo contemporaneo, un conflitto la cui importanza strategica è paragonabile a quella degli scontri in <strong>Palestina e Ucraina</strong>. </p>



<p>Il conflitto rischia di lasciare strascichi duraturi in un <strong>Paese strategico, crocevia per le rotte acquatiche del Nilo,</strong> per il controllo dell&#8217;Africa orientale e per il <strong>suo affaccio sul Mar Rosso</strong>. Al contempo, l&#8217;eredità delle violenze delle Rsf nelle aree occupate e della pulizia etnica delle minoranze non arabe ha messo in movimento l&#8217;intero scacchiere regionale. &#8220;Le forze che ora affrontano la RSF includono ex ribelli del Darfur, islamisti (alcuni con legami con il regime detronizzato di Bashir), milizie tribali e,&nbsp;<a href="https://www.agenzianova.com/en/news/sudan-le-autorita-del-tigre-respingono-le-accuse-di-sostegno-allesercito/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">a quanto si dice</a>&nbsp;, combattenti tigrini dalla vicina Etiopia&#8221;, <a href="https://www.crisisgroup.org/africa/horn-africa/sudan/battle-khartoum-marks-crossroads-sudans-civil-war">nota <em>Crisis Watch</em>. </a></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caos regionale</h2>



<p>Caduta Khartum, proseguiva l&#8217;analisi, &#8220;Burhan potrebbe rivendicare la vittoria anche se i combattimenti continuano a imperversare altrove, specialmente nel<strong> <a href="https://it.insideover.com/guerra/sudan-le-bombe-dellesercito-sul-mercato-fanno-stragi-di-civili.html">Darfur</a> e nel Kordofan,</strong> che i precedenti governi sudanesi hanno lasciato languire nel tumulto per decenni&#8221;.&nbsp;A febbraio le Rsf hanno blindato <strong>il controllo sui territori occidentali del Paese plasmando un governo alternativo</strong> per dare un&#8217;amministrazione civile all&#8217;area sotto il loro controllo. </p>



<p>Si prefigura una spaccatura del Sudan? Si prepara un&#8217;espansione del conflitto a deflagrazione regionale sulla scorta della frammentazione etnica e del ritorno in campo di attori come i tigrni, invisi all&#8217;Etiopia? Si può pensare a un ampliamento dell&#8217;arco di crisi africana che dal Sudan e dal vicino Sahel passa al Corno d&#8217;Africa (Somalia) e arriva al Congo? <strong>La comunità internazionale deve occuparsi dell&#8217;Africa</strong> per evitare un tracollo della situazione securitaria in un continente conteso e diviso, sul perenne orlo del baratro. E di questo caos, ora più che mai, è il Sudan l&#8217;architrave. Non è solo la fine della battaglia di Khartum che può porre fine a una guerra in cui le parti in campo sono schierate su posizioni irriducibili. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sudan-lesercito-riconquista-khartum-ma-la-guerra-non-si-ferma.html">Sudan, l&#8217;esercito riconquista Khartum ma la guerra non si ferma</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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