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Strage in Darfur dopo un nuovo attacco a un mercato nella cittadina di Tura, condotto dagli aerei dell’esercito regolare sudanese: si temono centinaia di morti nel centro sito vicino alla capitale del Darfur El Fashir, in un ennesimo episodio di violenza che mostra la durezza del conflitto che da due anni insanguina il Paese dell’Africa orientale. E ricorda un analogo caso in cui, a dicembre, sempre in Darfur, oltre 100 persone furono uccise in un caso simile.

Il massacro al mercato

La notizia dell’attacco, che sarebbe avvenuto nella giornata di ieri, è stata data dall’Ong Darfur Victim Support, che su X ha scritto che il mercato preso di mira “considerato il più grande raduno di cittadini durante la settimana per acquistare i loro beni di prima necessità”. L’organizzazione Emergency Lawyers parla anche di bombardamenti d’artiglieria seguiti ai raid aerei e accusa l’esercito sudanese di violenze “indiscriminate” volte deliberatamente a colpire i civili. A oggi, l’attenzione militare sul Darfur settentrionale è rafforzata dall’intensificarsi dei combattimenti nella zona di Al-Malha, dove i ribelli tengono il fronte contro l’esercito regolare e in cui tra domenica e lunedì sono state evacuate ben 15mila famiglie.

La regione del Sudan occidentale diventa nuovamente teatro di scontro a oltre vent’anni dal violentissimo genocidio che provocò centinaia di migliaia di morti e milioni di sfollati nel territorio più occidentale del grande Paese africano.

Il Darfur sanguina

Ai tempi i responsabili dei massacri furono i miliziani Janjaweed vicini all’ora deposto presidente Omar al-Bashir e oggi organizzati sotto il nome di Forze di Supporto Rapido (Rsf) contro il governo legittimo di Khartoum. Oggi il Darfur è occupato proprio dalle truppe guidate dal generale Hemetti, leader ribelle più in vista del Sudan. Come sottolineato su Sky Insider, “le Rsf sono attestate nel Darfur e in parti della regione del Kordofan, mantenendo il controllo di un’area che è vicina ai confini con Ciad, Sudan del Sud e Libia” e che hanno provato a istituzionalizzare come riferita a un Governo alternativo a quello centrale. 

Le Rsf si sono rese colpevoli, come abbiamo fatto notare su queste colonne, di violenze e durissime repressioni, ma quella in Sudan è una guerra inclemente dove anche il regime di Abdel Fattah al-Burhan è tutt’altro che esente da colpe. Tra l’incudine delle Rsf, peraltro attive nella pulizia etnica dei gruppi non arabi nelle aree che occupano, e il martello delle truppe regolari si trova oggi il Darfur, in cui il recente bombardamento ricorda scene che siamo abituati a vedere troppo spesso in teatri come quello di Gaza. Triste cronaca di un tempo di guerra in cui i civili, specie i più indifesi, sono in prima linea in guerre che sembrano senza fine e consumano il presente e il futuro di intere nazioni.

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