El Fasher è stata teatro nelle scorse settimane di una delle peggiori tragedie della guerra civile sudanese, con la conquista della città da parte delle forze del generale Mohammad Hemetti Dagalo che si sono abbandonate a massacri contro le comunità non arabe.
Il reportage da El Fahser della giornalista di Sky News Arabia
Le Forze di Supporto Rapido espressione del Governo di Pace e Unità che si oppone all’esecutivo centrale sudanese sono state accusate di aver ucciso almeno 2.500 persone tra i prigionieri di guerra e gli appartenenti alle etnie Zaghawa, Fur, Berti e Masalit in una replica su scala locale del genocidio del Darfur, perpetrato proprio da quelle milizie Janjaweed che sono le antesignane dell’attuale Rsf.
Il suprematismo arabo e la sete di sangue delle Rsf hanno alimentato un massacro descritto dalla giornalista sudanese Nesrine Malik come paragonabile alle fasi iniziali del genocidio in Ruanda nel 1994. Su queste colonne Raffaele Riccardo Buccolo ha ben descritto con l’uso di fonti aperte l’entità dei massacri e i tentativi delle Rsf di affibbiare le responsabilità a una “mela marcia”, l’ormai famigerato Abu Lulu.
Eppure, verso il massacro sta già partendo una contro-narrazione. Ha fatto molto scalpore la recente visita della giornalista sudanese di Sky News Arabia, Tasabih Mubarak, al campo profughi di El Fasher, che è stata presentata come l’occasione di un’apparente normalità.
“Dovrebbero ricevere aiuto per riprendersi, non vedere la loro tragedia sfruttata per alimentare le fiamme della guerra”, ha scritto la giornalista sul suo X, presentando i profughi come i simboli di una “la città stremata dalla battaglia più lunga della guerra sudanese. Ecco i volti che meritano la pace. Ecco il Sudan, che è solo come la pace. Ed ecco la terra afflitta da un’organizzazione distruttiva e antipatriottica che continua a mentire e a perseguire vergognose falsità, confondendo i confini tra giusto e sbagliato e oscurando la verità, calpestando i cuori e le anime di questi bambini e donne, lasciando le loro ferite irrisolte e facendo loro pagare il prezzo di una guerra imposta loro, una guerra che non hanno scelto”.
L’ombra dello sceicco Mansour
Così sembra di assistere alla fine di una battaglia di liberazione da parte di una forza liberatrice condotta riconquistando una città governata da pericolosi terroristi e tagliagole. In realtà si tratta dell’esito più concreto di una controffensiva con cui le Rsf stanno provando a prendere le misure alle Forze Armate Sudanesi (Saf) aprendo la strada a una spaccatura verticale del Paese e a una secessione di fatto dell’Ovest e del Darfur sotto l’egida delle milizie arabe di Hemetti col sostegno, decisivo, degli Emirati Arabi Uniti. Paese che sta combattendo una guerra per procura con la Turchia, principale patrona del governo centrale di Khartoum, e che ha messo le mani sulle Rsf per rafforzare la propria proiezione geopolitica oltre il Mar Rosso.
Abu Dhabi sostiene le Rsf. Tasabih Mubarak parla della El Fasher post-liberazione non come del campo di morte battuto dai miliziani Rsf ma come di una città che aspettava la fine di un incubo. La giornalista porta la firma pesante di Sky News Arabia, che però è una joint venture. Da un lato c’è la Sky Group di Comcast, dall’altro la Abu Dhabi Media Investment Corporation (Admic), guidata da Mansour bin Zayed Al Nahyan, vicepremier e fratello del presidente Mohammad al Nayan, celebre in Europa come presidente del Manchester City.
L’inchiesta del Maltese Herald
Il ruolo di Mansour dietro il calvario del Sudan è noto e Valerio Moggia lo ha ben ricostruito su queste colonne. The Maltese Herald ha scritto senza giri di parole che l’obiettivo della testata è far pensare che ad El Fasher la vita sia tornata alla normalità e che “Sky News Arabia, che produce propaganda pro-RSF da quando la guerra in Sudan è ripresa nel dicembre 2022, funge principalmente da portavoce del governo degli Emirati Arabi Uniti, in competizione con il suo principale rivale qatariota nella regione, Al-Jazeera (in arabo)”.
Di più, la testata maltese indaga sulla stessa Tasabih Mubarak, dichiarando che è “sposata con Ibrahim Al-Mirghani (Ibrahim Ahmed Mohamed Osman Al-Mirghani), un politico sudanese del governo di RSF. È stato anche Ministro delle Telecomunicazioni sotto il dittatore Omar Al-Bashir”. Insomma, un grande cortocircuito tra potere, media e informazione in un’offensiva comunicativa che mira a presentare la causa delle Rsf sotto un volto più presentabile.
Del resto, la stessa casa madre Sky News non ha mancato di dare notizia della possibilità che i morti di El Fasher potrebbero essere molti di più, forse decine di migliaia, citando le ricerche dello Yale Humanitarian Labs e mostrandosi ben più obiettiva della reporter della filiale locale basata negli Emirati Arabi Uniti, la cui visione, se fossero confermati tutti questi elementi, apparirebbe quantomeno parziale. E rilancerebbe l’idea di un conflitto in Sudan viziato da pesanti coni d’ombra in una battaglia geopolitica che sta devastando il grande Paese africano.
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