La stretta contemporaneità e le tragedie del nostro tempo hanno riportato in auge parole che pensavamo essere del secolo scorso o di un tempo in cui “la storia era finita”: genocidio, invasione, pulizia etnica, giustizia internazionale… In particolare due organi giurisprudenziali sono costantemente menzionati da parte degli analisti e dei giornalisti, ovvero la ICC (International Criminal Court o Corte Penale Internazionale) e la ICJ (International Court of Justice o Corte di giustizia Internazionale).
Il protagonismo di queste due Corti è dovuto a ciò che accade ad Est di Roma: la guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina, il 7 ottobre 2023 e il genocidio Palestinese da parte di Israele hanno causato una serie di conseguenze da un punto di vista giuridico di rilevanza epocale che sono tramutate nel processo in corso: Sudafrica contro Israele dinanzi la ICJ ed i mandati di cattura internazionale proposti dalla ICC nei confronti di Putin e Lvova-Belova per i crimini di guerra commessi nei confronti di Kiev e nei confronti di Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant per i crimini di guerra e contro l’umanità avvenuti nei territori della Striscia di Gaza e Mohammed Deif rispetto al 7 ottobre 2023.
Comprenderne le differenze, la storia dietro le due corti e le loro finalità è utile per ragionare sullo stato del diritto internazionale, sul perché è necessaria la loro giurisdizione e sui compiti che hanno ad oggi la ICC e la ICJ.
Excursus storico
La ICC e la ICJ hanno due storie completamente diverse e si fondano su statuti e organismi distanti. La ICJ nasce come organo giudiziario dell’ONU ed entra in vigore con il rispettivo statuto nel luglio del 1948. La sua composizione è formata, riprendendo lo statuto, da 15 giudici di Stati diversi facenti parte dell’ONU e sono eletti dall’Assemblea generale e dal Consiglio di Sicurezza. Le figure scelte sono giuristi dalle alte capacità tecniche senza riguardo alla loro nazionalità, fra le persone che godono della massima considerazione morale e che soddisfano alle condizioni richieste per l’esercizio nei loro paesi rispettivi delle più alte funzioni giudiziarie, o che sono dei giureconsulti di notoria competenza in materia di diritto internazionale.
La ICJ è quindi un organo giurisprudenziale con più di 70 anni di storia ed è la massima espressione del diritto internazionale in senso lato, in quanto è la Corte di riferimento dell’ONU, la più importante organizzazione di diritto internazionale. Prima della fine della seconda guerra mondiale vi sono state altre Corti che hanno anticipato le funzioni della ICJ, come la Corte permanente di Giustizia.
Invece la ICC nasce in particolare dopo due esperienze negli anni Novanta. A seguito dei genocidi e delle pulizie etniche nell’ex Jugoslavia e in Ruanda, facendo appello all’articolo 41 dello Statuto dell’ONU il Consiglio di Sicurezza ha approvato ed attuato dei Tribunali Internazionali ad hoc per questi due conflitti. Queste Corti avevano il ruolo di giudicare soggetti individuali, e non stati, per i crimini di guerra, contro l’umanità e genocidio che hanno infiammato la zona dei Balcani e l’Africa orientale alla fine del XX secolo.
La buona riuscita di questi due organismi ha portato a quello che è oggi lo Statuto di Roma, trattato che nasce nel 1999 ed è entrato in vigore nel 2002. Questo Statuto non fa riferimento all’ONU creando una Corte, la ICC, che collabora sì con le Nazioni Unite ma la cui giurisdizione è differente per finalità e territorialità di applicazione.
Compiti e ruoli delle due Corti
La storia delle due corti espone quindi differenze sostanziali anche nei compiti e nei ruoli che hanno questi due organismi.
La ICJ, riprendendo lo Statuto, ha il ruolo di giudice rispetto: alle controversie tra Stati; all’interpretazione dei trattati di diritto internazionale; alla necessità un di parere su un quesito di diritto internazionale richiesto da un organo dell’ONU; all’esistenza di qualunque fatto il quale, se fosse provato, costituirebbe violazione di un impegno internazionale; alla natura o la portata della riparazione dovuta per la violazione di un impegno internazionale.
Rispetto al caso Sudafrica contro Israele, perché il Sudafrica ha potuto adire nei confronti della ICJ per un caso che da un punto di vista politico – territoriale sembra non di sua competenza? Ai sensi della Convenzione sul Genocidio del 1951 e ad una serie di pronuncia della stessa ICJ nel corso della sua storia, il genocidio è un crimine internazionale dalla portata di ius cogens e che crea obblighi erga omnes. Con la definizione di ius cogens per il diritto internazionale si va ad intendere quelli che sono i baluardi del diritto internazionale contemporaneo e il cui rispetto va tutelato con qualsiasi mezzo possibile. Nella categoria di ius cogens rientra il divieto di aggressione; di genocidio; di crimini contro l’umanità; di discriminazione razziale e apartheid; di schiavitù; di tortura; il rispetto delle norme fondamentali di diritto internazionale umanitario e il diritto all’autodeterminazione dei popoli. Questi principi di ius cogens sono tutelati attraverso convenzioni, trattati o consuetudini internazionali che per definizione sono inderogabili e che obbligano la comunità internazionale ad adoperarsi per il rispetto di essi. A causa della condotta militare israeliana sulla Striscia di Gaza, il Sudafrica ha adito nei confronti della ICJ per confermare se da un punto di vista giuridico vi siano le condizioni e la possibilità o la certezza di poter condannare Tel Aviv per genocidio ai sensi della Convenzione del 1951.
La competenza della ICC, secondo l’articolo 5 dello Statuto di Roma, è limitata ai crimini più gravi, motivo di allarme per l’intera comunità internazionale. La Corte ha competenza, in forza del presente Statuto, per i crimini seguenti: crimine di genocidio; crimini contro l’umanità; crimini di guerra; crimine di aggressione.
Giurisdizioni delle Corti
Le due Corti hanno una capacità giurisdizionale diversa, non solo nello spazio ma anche nei confronti di chi possono “aprire” procedure giudiziarie.
La ICJ giudica gli Stati e le loro condotte se in conformità o meno con il diritto internazionale dopo l’essere stati aditi dagli Stati stessi. Possono adire alla ICJ, ai sensi dell’articolo 93 dello Statuto dell’ONU, gli stati membri dell’ONU e gli stati che aderiscono allo Statuto della Corte, non membri dell’ONU, sotto approvazione dell’Assemblea Generale su raccomandazione del Consiglio di Sicurezza.
La giurisdizione della ICC è diversa e particolare. In primis la ICC giudica singoli individui e non gli Stati rispetto ai crimini che quel soggetto ha compiuto. La Corte Penale Internazionale ha una competenza che può essere esercitata se: l’accusato sia cittadino di uno Stato che ha ratificato lo Statuto di Roma o che ne ha accettato la competenza; se il crimine commesso è avvenuto su un territorio di uno Stato che ha ratificato lo Statuto di Roma o che ne ha accettato la competenza. Rispetto al crimine di aggressione, la Corte non può esercitare la sua competenza rispetto a cittadini di Stati non parte dello Statuto, a meno che l’aggressione non sia accertata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Attualmente i firmatari dello Statuto sono più di 125 Stati, e tra i grandi assenti troviamo gli USA, Israele, Russia, Cina ed India.
Perché allora Putin e Netanyahu sono divenuti soggetti dei mandati di arresto della Corte Penale Internazionale? Perché i crimini commessi nei confronti di Kiev e di Gaza sono avvenuti su un territorio nazionale su cui la ICC ha giurisdizione, poiché l’Ucraina e la Palestina hanno ratificato la giurisdizione della Corte Penale Internazionale.
Alla base del potere della ICC c’è quello che viene definito come principio di complementarietà. Il principio di complementarietà consiste nella cooperazione tra la giurisdizione della ICC e quelle nazionali degli Stati che fanno parte dello Statuto di Roma. Nel momento in cui gli Stati risultino inadempienti con l’attuazione di mandati di cattura esposti dalla ICC o similari, come avvenuto recentemente tra Ungheria e ICC, la Corte Penale Internazionale può aprire una procedura nei confronti della mancanza di attuazione dell’obbligo.

