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	<title>dittatura Archives - InsideOver</title>
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	<title>dittatura Archives - InsideOver</title>
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		<title>Democrazie contro autocrazie: nel 2022 la sfida Usa-Cina entra nel vivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2022 11:21:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1322" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20220101121710423_3ec679f998775697071be1221862d4c8-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20220101121710423_3ec679f998775697071be1221862d4c8-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20220101121710423_3ec679f998775697071be1221862d4c8-300x207.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20220101121710423_3ec679f998775697071be1221862d4c8-1024x705.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20220101121710423_3ec679f998775697071be1221862d4c8-768x529.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20220101121710423_3ec679f998775697071be1221862d4c8-1536x1058.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20220101121710423_3ec679f998775697071be1221862d4c8-2048x1410.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Democrazie in declino, a corto di idee e incapaci di offrire risposte concrete ai nuovi problemi dei cittadini, contro autocrazie in ascesa, sempre più attraenti e pronti a essere considerati modelli politici alternativi. Abbiamo chiuso il 2021 con il testa a testa, sempre più violento, tra due concetti tra loro contrapposti. Si è fatto un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/democrazie-contro-autocrazie-nel-2022-la-sfida-usa-cina-entra-nel-vivo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1322" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20220101121710423_3ec679f998775697071be1221862d4c8-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20220101121710423_3ec679f998775697071be1221862d4c8-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20220101121710423_3ec679f998775697071be1221862d4c8-300x207.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20220101121710423_3ec679f998775697071be1221862d4c8-1024x705.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20220101121710423_3ec679f998775697071be1221862d4c8-768x529.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20220101121710423_3ec679f998775697071be1221862d4c8-1536x1058.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20220101121710423_3ec679f998775697071be1221862d4c8-2048x1410.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Democrazie</strong> in declino, a corto di idee e incapaci di offrire risposte concrete ai nuovi problemi dei cittadini, contro <strong>autocrazie</strong> in ascesa, sempre più attraenti e pronti a essere considerati modelli politici alternativi. Abbiamo chiuso il 2021 con il testa a testa, sempre più violento, tra due concetti tra loro contrapposti. Si è fatto un gran parlare della crisi che stanno attraversando i governi democratici, alle prese con un clima di sfiducia generale, aggravato dalle non sempre efficaci risposte pandemiche, e con fenomeni populisti dagli esiti imprevedibili. Si è parlato molto anche di ciò che accade dall&#8217;altra parte del campo di battaglia, dove l&#8217;immagine delle autocrazie ha goduto di ottimi momenti di fama, e dove la figura dell&#8217;uomo forte ha attirato la curiosità di un&#8217;ampia fetta dell&#8217;elettorato democratico, convinto che soltanto una leadership del genere fosse in grado di riportare il mondo sulla retta via.</p>
<p>Tutto questo, per comodità, è stato fatto confluire in due sfide parallele. Se il contenitore di base ci racconta di una sfida tra le democrazie e le autocrazie, al suo interno, proprio come in una matrioska, troviamo altri due confronti. Il primo: quello tra l&#8217;<strong>Occidente</strong>, patria delle democrazie liberali, e l&#8217;<strong>Oriente</strong>, la maggior parte del quale è incline a sistemi politici e culturali ben differenti. Il secondo: gli <strong>Stati Uniti</strong>, il Paese democratico più forte del mondo, che per anni ha egemonizzato il pianeta con il suo soft power e la sua economia, contro la <strong>Cina</strong>, potenza in ascesa, in procinto di sostituire Washington come perno centrale degli affari globali. Nel 2022, quando probabilmente inizieremo ad entrare nel mondo post-pandemico, questi tre confronti entreranno nel vivo. E, a quel punto, capiremo chi godrà di una salute migliore.</p>
<h2>Democrazie vs autocrazie</h2>
<p>Il 2022 sarà contrassegnato da alcuni <strong>eventi politici</strong> rilevanti specchio del confronto democrazie-autocrazie. Negli Stati Uniti, a novembre si terranno le <strong><em>mid-term elections</em></strong>, le elezioni di metà mandato che chiameranno gli americani a rinnovare totalmente la Camera e, per un terzo, il Senato. Si tratta di un appuntamento importante anche perché i cittadini potranno esprimersi sull&#8217;operato di<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html"> Joe Biden</a>. Il presidente democratico ha chiuso il 2021 con un tasso di approvazione pari al 42%; un risultato non proprio confortante, visto che solo Donald Trump aveva fatto peggio. Nel caso in cui i Dem dovessero perdere la maggioranza in uno dei due rami, l&#8217;amministrazione Usa rischierebbe la paralisi e Biden dovrebbe rivedere il suo programma. A quel punto, i democratici dovrebbero imbastire una trattativa complessa con i conservatori che, con ogni eventualità, bocceranno i punti salienti dell&#8217;agenda presidenziale.</p>
<p>Giusto per fare un esempio, <span class="hilg1">Biden</span>, ha ribadito l&#8217;impegno ad approvare il vasto piano di spesa sociale e per il clima da 2mila miliardi di dollari battezzato dalla sua amministrazione <strong>Build Back Better</strong>, ma ha preso atto che i negoziati al Congresso necessari a trovare un&#8217;intesa sul disegno di legge sono destinati a proseguire con il nuovo anno, date le resistenze ancora significative da parte di esponenti centristi del Partito democratico come il senatore <a href="https://it.insideover.com/politica/joe-manchin-west-virginia-usa.html">Joe Manchin</a>. In una lunga nota diffusa dalla Casa Bianca, <span class="hilg1">Biden</span> si è detto pronto a proseguire il confronto con lo stesso Manchin e lavorare sul testo del disegno di legge &#8220;nei giorni e nelle settimane a venire&#8221;.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte del mondo, in Cina, c&#8217;è molta curiosità per capire come il <strong>Partito Comunista Cinese</strong>, fresco del Congresso, trainerà il Paese fuori dalla pandemia. Il modello democratico americano o quello cinese: quale tra i due sarà in grado di garantire maggiore stabilità, crescita e innovazione? Questa rivalità si estenderà a tutti i Paesi e a tutti i campi possibili, dal commercio alla tech regulation, dalla corsa per la conquista dello spazio alla realizzazione delle campagne vaccinali. Nel frattempo il solito, vecchio confronto tra Cina e Stati Uniti continuerà a riempire le pagine dei giornali per tutto il 2022. Anzi: non è da escludere che possa accadere qualcosa capace di far aumentare la temperatura al punto di non ritorno. Pensiamo alla questione taiwanese oppure alle tensioni crescenti tra le acque del Mar Cinese Meridionale. Insomma, una guerra tra le due superpotenze del pianeta non è da escludere in toto. È pur vero che il presidente cinese<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-xi-jinping.html"> Xi Jinping</a> continua a ripetere che la Cina lavorerà con tutti, mentre Biden non ha alcuna intenzione di abbassare la guardia sul tema della salvaguardia dei diritti umani.</p>
<h2>Occidente vs Oriente</h2>
<p>Nel corso del Novecento – e a differenza dei secoli passati &#8211; l&#8217;Occidente ha dominato incontrastato la scena internazionale, potendo contare su una maggiore potenza economica e militare. Al di là degli effetti provocati dai due conflitti mondiali, infatti, non c&#8217;è mai stata una vera fida tra le grandi democrazie occidentali e un Oriente in crisi d&#8217;identità. Il contesto è cambiato in seguito all&#8217;ascesa della Cina, forza trainante di un continente intero. Con il Giappone ancora scottato dal doppio disastro nucleare di Hiroshima e Nagasaki, a cavallo tra gli anni &#8217;60 e &#8217;90 abbiamo avuto un primo sussulto con l&#8217;avvento delle cosiddette <strong>Tigri asiatiche</strong> (Taiwan, Corea del Sud, Hong Kong e Singapore), seguito dalla ripresa di Tokyo e, soprattutto, dal risveglio di Pechino.</p>
<p>Le riforme di apertura varate da Deng Xiaoping hanno spinto la Cina sul sentiero che, di lì a qualche decennio, avrebbe trasformato un immenso Paese appartenente al Terzo mondo in un colosso economico, tecnologico, politico e militare. Se il XIX secolo è stato il secolo europeo e il XX quello americano, è altamente probabile che il XXI sarà il <strong>secolo asiatico</strong>. Lo dicono i principali indicatori economici, ma lo dice anche il miglior approccio utilizzato dall&#8217;Oriente per arginare la pandemia di <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html">Sars-CoV-2</a>. Mentre i Paesi occidentali sono stati costretti ad attuare molteplici lockdown per arginare i contagi, la disciplina dei cittadini asiatici, unita a un eccellente sistema di tracciamento dei positivi, ha permesso a queste nazioni di convivere con il virus senza particolari problemi. Impossibile far finta di niente: <a href="https://it.insideover.com/scienza/il-successo-del-modello-asiatico-cosi-lestremo-oriente-ha-arginato-il-covid.html">l&#8217;Asia è riuscita a contenere il Covid</a> meglio di Stati Uniti ed Europa. Che si tratti della prima vittoria del <strong>modello asiatico</strong>? Lo capiremo meglio nel 2022, quando il mondo intero potrebbe risvegliarsi dallo stato di emergenza. A quel punto, chi correrà più forte tra l&#8217;Oriente e l&#8217;Occidente?</p>
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		<item>
		<title>La Tunisia è scivolata in una dittatura costituzionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-tunisia-e-scivolata-in-una-dittatura-costituzionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Aug 2021 13:14:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi politica]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1315" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-300x205.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-1024x701.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-768x526.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-1536x1052.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-2048x1402.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente della Tunisia, l’inflessibile Kais Saied, detto “Robocop” per il suo stile rigido da professore di diritto, ha prolungato “fino a nuovo avviso” il golpe morbido messo a segno lo scorso 25 luglio e che sarebbe dovuto durare solo un mese. Con uno stringato comunicato diffuso a pochi minuti dalla scadenza dei trenta giorni, l’amministrazione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-tunisia-e-scivolata-in-una-dittatura-costituzionale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-tunisia-e-scivolata-in-una-dittatura-costituzionale.html">La Tunisia è scivolata in una dittatura costituzionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1315" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-300x205.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-1024x701.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-768x526.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-1536x1052.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-2048x1402.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il presidente della Tunisia, l’inflessibile <strong>Kais Saied</strong>, detto “Robocop” per il suo stile rigido da professore di diritto, ha prolungato “fino a nuovo avviso” il <a href="https://it.insideover.com/politica/golpe-morbido-in-tunisia-tramonta-lultima-primavera-araba.html">golpe morbido</a> messo a segno lo scorso 25 luglio e che sarebbe dovuto durare solo un mese. Con uno stringato <a href="https://www.facebook.com/Presidence.tn/photos/a.281368748587856/4555046604553361/">comunicato</a> diffuso a pochi minuti dalla scadenza dei trenta giorni, l’amministrazione di Cartagine ha liquidato in poche righe le speranze di chi sperava in una rapida soluzione della crisi politica tunisina: “Il capo dello Stato &#8211; si legge nel testo &#8211; ha emesso un&#8217;ordinanza presidenziale che estende le misure eccezionali adottate ai sensi dell&#8217;Ordinanza presidenziale numero 80 del 2021 relative alla sospensione delle competenze dell&#8217;Assemblea dei rappresentanti del popolo (Arp, il parlamento monocamerale) e alla revoca dell&#8217;immunità parlamentare di tutti i suoi membri, fino a nuovo avviso. Nei prossimi giorni il presidente della Repubblica rivolgerà un discorso al popolo tunisino”.</p>
<p>Tradotto dal linguaggio burocratico tunisino, significa che a un mese esatto dalla sospensione del parlamento e dal licenziamento del primo ministro <strong>Hichem Mechichi</strong>, in Tunisia vige a tutti gli effetti una <strong>dittatura costituzionale</strong> a tempo indeterminato. Saied, infatti, governa per decreti presidenziali con l’appoggio degli apparati militari e, apparentemente, di gran parte della popolazione tunisina stanca di una rivoluzione che doveva cambiare tutto e non ha cambiato granché. Ma il presidente può davvero fare tutto questo? Di fatto si: la Corte costituzionale, l’unico organismo <em>super partes</em> sulla questione, non è mai stata completata e quindi nessuno ha l’autorevolezza per esprimersi al riguardo.</p>
<h2>Un rinascimento fallito</h2>
<p>In questo nuova realtà, il più grande sconfitto è senza dubbio <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-il-movimento-tunisino-ennahda.html">Ennahda</a>, il partito musulmano della “<strong>Rinascita</strong>” tunisina ininterrottamente al potere dal 2011. La formazione politica guidata da <strong>Rachid Ghannouci</strong>, lo “sceicco” che presiede l’Arp e che comanda il partito di maggioranza relativa in parlamento, è considerata la principale responsabile della profonda crisi politica, economica e sanitaria che attraversa il Paese. Dopo aver gridato al <a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/ghannouchi-says-tunisia-parliament-in-session-rejects-coup-/2314568">colpo di Stato</a>, Ghannouci ha fatto retromarcia e si è detto pronto a “<a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/tunisian-democracy-demonized-by-arab-media-parliament-speaker/2331417">fare sacrifici</a>” per il bene della democrazia tunisina.</p>
<p>Ma intanto il movimento musulmano è scosso un vero e proprio terremoto: tutti e 32 i membri del comitato esecutivo <a href="https://english.alarabiya.net/News/north-africa/2021/08/24/Tunisia-Ennahda-party-s-leader-Ghannouchi-dismisses-executive-committee">si sono dimessi</a> (o meglio, sono stati licenziati), aprendo la strada a una scissione o un rinnovamenti dei vertici. I rivali all’interno del partito come <strong>Abdellatif Mekki</strong> accusano l’anziano leader 80enne di aver governato il partito alla stregua di un <a href="https://www.businessnews.com.tn/abdellatif-mekki--raed-ghannoui-est-a-lorigine-de-toutes-les-erreurs-commises-et-on-est-demissionnaires,534,111455,3">dittatore</a>, in contraddizione con lo spirito della realtà collettiva della “Shura” di Ennahda.</p>
<p>In effetti, un avvicendamento ai vertici di Ennahda sarebbe dovuto avvenire da tempo, ma il congresso del partito non si è mai tenuto proprio per l’opposizione della classe dirigente al potere, decisa a mantenere lo status quo. Il rischio ora è che la componente più radicale del partito islamico possa passare alla lotta armata per combattere il “golpe morbido” di Saied, con il rischio di <em>spillover</em>” nei Paesi vicini. È probabilmente questo uno dei motivi delle frequenti visite (ben tre in un mese) a Tunisi del ministro degli Esteri algerino, <a href="https://www.aps.dz/algerie/126455-lamamra-effectue-une-visite-de-travail-en-tunisie">Ratmane Lamamra</a>.</p>
<h2>Allarme economia</h2>
<p>Sarebbe tuttavia ingeneroso addossare tutte le colpe del fallimento della “primavera tunisina” al partito affiliato alla Fratellanza musulmana. Secondo <strong>Soufiane Ben Farhat</strong>, giornalista, scrittore e analista politico tunisino, ci sono troppe anomalie del sistema politico tunisino. “Dalla rivoluzione del 2011 ad oggi abbiamo sempre avuto un presidente eletto a suffragio universale con prerogative più o meno ristrette, anche se eletto con un ampio consenso, e un capo del governo, nominato dal presidente, con ampi poteri: questo ha creato problemi. Il sistema politico tunisino è una <strong>trappola</strong>”, ha detto il giornalista ad <em><a href="https://www.nova.news/la-tunisia-attende-di-conoscere-il-suo-destino-dopo-il-colpo-di-mano-di-saied/">Agenzia Nova</a></em>, avvertendo che il vero rischio ora è l’economia.</p>
<p>“Abbiamo bisogno di un uomo come <strong>Mario Draghi</strong>, di una personalità con un forte background economico che abbia il consenso sia della destra che della sinistra”, ha aggiunto ancora Ben Farhat. Non è un caso che la stampa tunisina ventili l’ipotesi della nomina a primo ministro del governatore della Banca centrale della Tunisia, <strong>Marouane al Abbassi, </strong>o dell’economista <strong>Hakim Ben Hammouda</strong>, già ministro delle Finanze dal 2014 al 2015. Per <strong>Amine Ben Gamra</strong>, revisore dei conti e membro dell&#8217;Ordine dei contabili della Tunisia, l’attuale status quo in Tunisia rischia di compromettere le trattative con il Fondo monetario internazionale (Fmi) per un nuovo prestito di 4 miliardi di dollari, ma anche di bruciare i <strong>700 milioni di dollari</strong> a disposizione del Paese attraverso la recente emissione di nuovi Diritti speciali di prelievo (Dsp) disposta dall&#8217;istituto di Bretton Woods.</p>
<p>L’esperto suggerisce di formare un nuovo governo per compiere i passi necessari con i partner internazionali, e di farlo quanto prima. “Bisogna fare presto, perché i primi ad arrivare sono solitamente primi a essere serviti. E i ritardatari avranno solo gli occhi per piangere”, ha concluso Ben Gamra in un editoriale sul sito web “<a href="http://kapitalis.com/tunisie/2021/08/24/le-statu-quo-actuel-en-tunisie-ne-plaide-pas-en-sa-faveur-aupres-du-fmi/">Kapitalis</a>”.</p>
<h2>Un partito del presidente?</h2>
<p>Secondo Ben Farhat, attorno al presidente &#8220;ci sono molti movimenti che dicono di stare dalla sua parte tra i cosiddetti ‘movimenti rivoluzionari’. Ma lui è un uomo di centrodestra. I tunisini, come gli italiani, sono di destra quando guardano al proprio aspetto economico, ma al livello delle idee sono piuttosto a sinistra, vogliono cioè essere liberi. Saied deve ora dimostrare da che parte vuole stare”.</p>
<p>L&#8217;ultimo sondaggio di Emrhod Consulting, commissionato dai media Business News e Attessia e <a href="https://lapresse.tn/104654/sondage-emrhod-87-des-tunisiens-soutiennent-kaies-saied-et-approuvent-ses-decisions/">pubblicato</a> mercoledì 28 luglio 2021, garantiva alle decisioni di Saied un approvazione dell&#8217;87 per cento. È curioso che anche l&#8217;ex presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-ben-ali.html">Zine El-Abidine Ben Ali</a> godeva di un sostegno simile dopo il colpo di stato del novembre 1987. Il tempo dirà se Saied è un brillante statista o un aspirante dittatore. Sta di fatto che se domani si votasse, Saied non avrebbe un partito che lo rappresenterebbe e probabilmente stravincerebbe <strong>Abir Moussi</strong>, la leader del Partito dei costituzionalisti liberi (Pdl) che si rifà apertamente al passato regime. I sondaggi dicono in sostanza quello che non si può dire nei salotti buoni della diplomazia internazionale: la <strong>rivoluzione dei gelsomini</strong> e più in generale l’Islam politico hanno fallito e la popolazione tunisina vuole regime presidenziale forte e autoritario.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-tunisia-e-scivolata-in-una-dittatura-costituzionale.html">La Tunisia è scivolata in una dittatura costituzionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Chi era Hissène Habré, il Pinochet d&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/storia/chi-era-hissene-habre-il-pinochet-dafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Aug 2021 10:58:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[crimini contro l'umanità]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1920" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Hisse%CC%80ne-Habre%CC%81-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Hisse%CC%80ne-Habre%CC%81-la-presse-scaled.jpeg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Hisse%CC%80ne-Habre%CC%81-la-presse-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Hisse%CC%80ne-Habre%CC%81-la-presse-1024x768.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Hisse%CC%80ne-Habre%CC%81-la-presse-768x576.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Hisse%CC%80ne-Habre%CC%81-la-presse-1536x1152.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Hisse%CC%80ne-Habre%CC%81-la-presse-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Si è spento ieri in Senegal, all&#8217;età di 79 anni, a causa di un&#8217;infezione legata al Coronavirus, Hissène Habré, l&#8217;ex dittatore del Ciad che ha governato il Paese dal 1982 al 1990. Habré è stato uno dei più sanguinari e spietati dittatori africani, tanto da essere stato ribattezzato il &#8221;Pinochet d&#8217;Africa&#8221; e il &#8221;Charles Taylor &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/chi-era-hissene-habre-il-pinochet-dafrica.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1920" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Hisse%CC%80ne-Habre%CC%81-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Hisse%CC%80ne-Habre%CC%81-la-presse-scaled.jpeg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Hisse%CC%80ne-Habre%CC%81-la-presse-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Hisse%CC%80ne-Habre%CC%81-la-presse-1024x768.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Hisse%CC%80ne-Habre%CC%81-la-presse-768x576.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Hisse%CC%80ne-Habre%CC%81-la-presse-1536x1152.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Hisse%CC%80ne-Habre%CC%81-la-presse-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><p>Si è spento ieri in <strong>Senegal</strong>, all&#8217;età di 79 anni, a causa di un&#8217;infezione legata al Coronavirus, <strong>Hissène Habré</strong>, l&#8217;ex dittatore del Ciad che ha governato il Paese dal 1982 al 1990. Habré è stato uno dei più sanguinari e spietati dittatori africani, tanto da essere stato ribattezzato il &#8221;Pinochet d&#8217;Africa&#8221; e il &#8221;Charles Taylor francofono&#8221;. L&#8217;ex autocrate è morto a Dakar dove era stato condannato al carcere a vita nel 2016 dopo un processo storico.</p>
<p>Per la prima volta nella storia infatti un tribunale creato dall&#8217;Unione Africana aveva emesso una sentenza di condanna nei confronti un ex leader di un Paese africano colpevole di violazioni dei diritti umani. Una commissione d&#8217;inchiesta costituita in Ciad dopo la caduta del suo regime, nel 1990, aveva infatti appurato che Habré e il suo governo erano responsabili di oltre 40&#8217;000 omicidi politici, 200&#8217;000 casi di tortura, oltre a stupri e riduzione in schiavitù degli oppositori.</p>
<p>Il suo nome tutt&#8217;oggi, in Ciad, rievoca fantasmi e orrori e riporta alla memoria gli anni di un regime paranoico e assolutistico, una miscellanea di brutalità in chiave cilena, sparizioni in veste argentina e occultismo in stile haitiano. E sebbene il suo governo sia caduto trent&#8217;anni fa e cinque anni fa l&#8217;ex dittatore sia stato condannato al carcere a vita, le ferite e le tragedie provocate dal suo regime tutt&#8217;oggi permangono e niente e nessuno potrà mai risarcire le vittime degli orrori di quello che è stato uno dei governi più efferati e repressivi della storia contemporanea africana.</p>
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		<title>&#8220;Così i narco militari hanno trasformato il Venezuela in una prigione&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cosi-i-narco-militari-hanno-trasformato-il-venezuela-in-una-prigione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Aug 2021 09:47:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[Narcotraffico]]></category>
		<category><![CDATA[tortura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1306" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252-300x204.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252-1024x696.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252-768x522.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252-1536x1044.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252-2048x1393.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lorent Saleh, classe 1988, un ragazzo non lo è stato mai. L’anima, il fisico, il volto segnati dalla peggiore delle sventure: quella di voler essere un uomo libero in un Paese come il Venezuela che libero non è.  Dal 2007 Saleh combatte per il rispetto dei diritti umani: è questa la colpa che deve “espiare” &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-i-narco-militari-hanno-trasformato-il-venezuela-in-una-prigione.html">[...]</a></p>
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<p>Nel 2017, per la sua battaglia per un Venezuela democratico, Saleh viene insignito del <strong>premio Sacharov</strong> per la libertà di pensiero in rappresentanza dell’opposizione democratica della sua terra. Da allora, è iniziato il suo rapporto speciale con l’Europa; come testimonia la sua presenza, il 16 luglio scorso, alla prima <a href="https://www.europarl.europa.eu/committees/en/high-level-conference-on-the-global-stat/product-details/20210628CHE09121"><strong>Global State of Human Rights Conference</strong></a> svoltasi in sincrono tra Venezia e Brussel. Ed è proprio in questi giorni che raccogliamo la sua testimonianza.</p>
<p><strong>Lorent, Com&#8217;era il Venezuela in cui sei cresciuto?</strong></p>
<p>Il Venezuela in cui sono nato è stato il Venezuela della metamorfosi, è stato il Venezuela che si è fermato per diventare un&#8217;intera prigione. Sono cresciuto in un luogo che ha smesso di essere libero e democratico per diventare una dittatura militare, distorta dall&#8217;avidità e dal populismo. La dittatura militare è arrivata in Venezuela dalla mano di <strong>Hugo Chavez</strong> nel 1998, quando avevo 10 anni; questa cospirazione, tuttavia, risale al 1992, quando Chavez tentò un colpo di Stato insieme a un gruppo di soldati uccidendo un centinaio di innocenti. Non posso avere più ricordi di un Venezuela libero, che, per la mia generazione e per quelle che sono venute dopo, sono solo storie di genitori e nonni, quasi miti.</p>
<p><strong>La generazione dei tuoi genitori ha conosciuto la libertà. Com&#8217;è stato possibile per il Venezuela diventare un paese affamato?</strong></p>
<p>Sì, sono nati e hanno vissuto la democrazia, per questo sentiamo e ricordiamo in modo diverso. Voglio confessarti una cosa: una delle questioni più delicate nel trattare con i miei genitori è proprio la percezione e i sentimenti con il Venezuela. I nostri genitori hanno, nei loro pensieri e nei loro cuori, una fotografia diversa dalla nostra, perché il Paese che conoscevano e in cui sono cresciuti era libero e democratico, dove persone da tutto il mondo venivano a vivere in pace e a coltivare i loro sogni, il Venezuela della ricchezza e del baseball, dei concorsi di bellezza e della civiltà; il Venezuela che ha promosso la democrazia nella regione quando le dittature militari governavano l&#8217;America Latina.</p>
<p>Nella mia cella, rinchiuso senza poter misurare il tempo, mi sono chiesto tante volte “Cosa è successo nel mio Paese, come è passato dall&#8217;essere un luogo di libertà e progresso a diventare una prigione di fame e violenza? Quindi, una delle mie risposte l&#8217;ho trovata nel libro <em>Il piccolo principe</em> di Antoine de Saint-Exupéry: &#8220;l&#8217;essenziale diventa invisibile agli occhi&#8221;. Ebbene, i nostri genitori sono nati in libertà, con la possibilità di esprimere le proprie idee senza paura, con accesso all&#8217;informazione, all&#8217;istruzione, alla salute e al cibo e credo che non si rendessero conto di quanto fossero essenziali queste cose, perché le davano per scontate. Quando trascuriamo qualcosa, difficilmente ne comprendiamo il valore; ciò che non è valorizzato, non è curato, ciò che non è curato è perduto&#8230; Poi, recuperare qualcosa che ti è stato tolto, qualcosa di essenziale come la libertà, costa molto. La democrazia e la libertà sono più di uno status, non sono qualcosa di statico, né una conquista. La libertà e la democrazia sono modi di vivere, qualcosa che si muove e si sposta nel tempo, qualcosa di così essenziale che si rischia di trascurare.</p>
<p><strong>Che tipo di paese è il Venezuela oggi?</strong></p>
<p>Il Venezuela è un ex Paese, è un territorio controllato da organizzazioni criminali (alcune nascoste dietro striscioni ideologici per ottenere sostegno internazionale, ma che in definitiva sono organizzazioni criminali senza scrupoli). Il Venezuela è un territorio in cui la popolazione civile è soggetta a violenze e terrorismo da parte dei istituzioni statali sequestrate dai narcotrafficanti militari.</p>
<p><strong>Quando hai perso la tua libertà e dove?</strong></p>
<p>Se intendi la mia detenzione fisica, allora è stato il 4 settembre 2014, quando sono stato rapito nella città di Bogotà da agenti dell&#8217;<em>intelligence</em> e dalla Polizia Nazionale della Colombia. Mi hanno portato in un hangar all&#8217;aeroporto, mi hanno messo su un aereo e mi hanno portato al confine con il Venezuela, dove mi hanno consegnato al Servizio di intelligence nazionale bolivariano, cioè la polizia politica della dittatura venezuelana.</p>
<p><strong>Ci sono diversi modi per torturare un uomo. Violenza fisica, mancanza di sonno&#8230; ma cosa fa più male del dolore fisico?</strong></p>
<p>La tortura psicologica, l&#8217;ansia, l&#8217;incertezza, il panico, possono ferire più di un colpo. Beh, rimangono lì dentro, strappando tutto dentro il pensiero. La tortura bianca, quella che non è fisica ma può causare sofferenze estreme, è qualcosa che è stata usata nel corso della storia e continua ad essere usata, con crescente violenza ed efficacia. Sfortunatamente, i protocolli e i meccanismi di protezione contro la tortura sono rivolti principalmente alla tortura fisica, lasciando un enorme spazio vuoto a regimi e criminali per torturare senza essere puniti. La tortura psicologica è lì, in molti spazi della nostra vita, sia all&#8217;interno di una cella che all&#8217;interno della propria casa o spazio di lavoro.</p>
<p><strong>Cosa pensavi in ​​prigione? Qual è il pensiero che ti ha tenuto in vita?</strong></p>
<p>Quando sei in isolamento, una cosa che può ritorcersi contro di te è pensare. Esausto, stanco di esistere, una vittima di tortura in una cella vuole smettere di pensare, spegnere la mente e smettere di esserci, poter riposare, smettere di soffrire. Ho pensato tante cose, mi sono trovato lì e dentro di me ho affrontato Dio. La famiglia è il filo che ti sostiene per non lasciarti andare, la famiglia è ciò che ti spinge a continuare a combattere in mezzo all&#8217;inferno. Un attivista rapito in un carcere spera che tutto abbia un senso, che esistere abbia un ragione, che la causa in cui credi sia viva, battendo in altri cuori fuori dalla tua cella.</p>
<p><strong>Secondo il regime, qual è stata la tua colpa?</strong></p>
<p>Complotto per ribellione, ma non lo hanno mai provato, in più di 4 anni mai emesso un giudizio. Tutto è stato una farsa mediatica. L&#8217;obiettivo era mettere a tacere le denunce che abbiamo fatto e spaventare altri difensori dei diritti umani.</p>
<p><strong>A un certo punto cerchi sicurezza in Colombia, ma qui il tuo destino si è incrociato con lui processo di pace con le FARC. Cosa è successo?</strong></p>
<p>Il governo dell&#8217;ex presidente della <strong>Colombia</strong>, <strong>Juan Manuel Santos</strong>, stava negoziando un accordo con la narcoguerriglia colombiana <strong>FARC</strong>; avevo denunciato le operazioni della guerriglia colombiana in territorio venezuelano, dove rapivano e addestravano minori, il tutto sotto la protezione e gli auspici del regime venezuelano. Ho denunciato l&#8217;occultamento di vittime delle FARC, dentro e fuori il territorio colombiano, questo ovviamente non andava bene all&#8217;allora presidente della Colombia. <strong>Nicolás Maduro</strong> è stato invece uno dei firmatari dell&#8217;accordo con le FARC, in qualità di garante. Ricordo che si sono svolte trattative all&#8217;Avana tra Juan Manuel Santos, Nicolás Maduro e Castro (a Cuba), è stato conveniente per loro neutralizzare il nostro lavoro, avevano tutti un interesse comune.</p>
<p>Questo 22 luglio, il Consiglio di Stato della Colombia ha accolto la nostra richiesta contro il governo della Colombia, per il quale le stesse Nazioni Unite e la Commissione interamericana per i diritti umani hanno definito la mia una detenzione arbitraria e illegale la responsabilità dello Stato colombiano.</p>
<p><strong>Il regime, e anche la stampa estera, ti accusano di essere un neonazista. Come hanno costruito questa accusa?</strong></p>
<p>Di me si legge di tutto: che sono comunista, socialista, globalista, ecc. Ogni cosa. Dipende a quali interessi obbediscono. Quando si decide di difendere i diritti umani, si decide di confrontarsi con i poteri costituiti, i poteri di qualsiasi discorso ideologico o travestimento, per cui ti attaccheranno da diversi fronti e diranno qualsiasi cosa, non importa. Ho tenuto conferenze sui diritti umani in spazi di ogni tipo, a un pubblico di diverse tendenze; dagli ex neonazisti ai gruppi radicali antifascisti, filopalestinesi e sionisti, comunisti e liberali. La polarizzazione è la grande sfida per un difensore dei diritti umani, la polarizzazione è il terreno fertile per l&#8217;abuso di potere e la mancanza di rispetto per l&#8217;altro, la polarizzazione giustifica tutto, ecco perché è così utile per i populisti. Quelli che difendono la dittatura a Cuba e in Venezuela mi accusano di essere l&#8217;estrema destra e i seguaci di Trump, invece, mi chiamano comunista.</p>
<p><strong>Quali sono i fallimenti della comunità internazionale nei confronti del Venezuela?</strong></p>
<p>Gli stessi nel resto del Pianeta. L&#8217;accordo che tutti hanno firmato il 10 Dicembre 1948, mi riferisco alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, non è accettato da tutti. In esso, siamo tutti impegnati a promuovere e difendere i diritti umani in tutto il mondo, oltre i confini nazionali. Le democrazie del mondo non possono sorridere alle dittature, come fanno attualmente, in cambio di risorse o affari succosi. I Paesi democratici continuano a consentire ai responsabili di gravi crimini contro l&#8217;umanità di entrare e uscire dai loro paesi, come l&#8217;Unione europea, e fanno affari e godono dei benefici della democrazia, mentre nei loro Paesi d&#8217;origine la società è oppressa. Ci sono meccanismi, accordi, più trattati per rispondere in casi come il Venezuela, vanno solo rispettati. La comunità internazionale può e deve agire sotto la responsabilità di proteggere una popolazione civile e salvaguardarne la vita in caso di minaccia, per la quale vengono utilizzate azioni economiche, politiche e militari. Ma prima le democrazie devono smettere di riciclare il denaro delle dittature e dei loro partner. Basterebbe questo.</p>
<p><strong>Cosa ha significato per te il Premio Sacharov? In che modo ha aiutato la tua battaglia per il Venezuela?</strong></p>
<p>Il Sacharov non è stato un premio, ma un abbraccio forte e caloroso in quel freddo isolamento della mia cella. E’ arrivato nel momento in cui stavo per arrendermi, stanco e sfinito da anni di lotte dal carcere, per dirmi che non eravamo soli, che dall&#8217;altra parte del pianeta loro sanno e capiscono cosa sta succedendo. È stata un&#8217;iniezione di energia. Il Sacharov è stata una piattaforma per la difesa e la promozione dei diritti umani in tutto il mondo, dando istituzionalismo e sostegno al lavoro di molti difensori dei diritti umani. A differenza di altri riconoscimenti o decorazioni internazionali, il Sacharov è vivo e lavora ogni giorno da Bruxelles nel mondo.</p>
<p><strong>Come si può salvare il Venezuela e chi/cosa può salvarlo?</strong></p>
<p>Con l&#8217;educazione, aiutando i più piccoli a pensare, sentire e conoscere il significato e il potere della democrazia, contribuendo a invertire il danno antropologico causato da una dittatura prolungata. La comunità internazionale ha un grande compito, come ho spiegato, ed è quello di smettere di servire le dittature, ma noi abbiamo il lavoro più grande con i più giovani.</p>
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		<item>
		<title>Presenza indesiderata: perché in Eritrea la Chiesa è in pericolo</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/presenza-indesiderata-perche-in-eritrea-la-chiesa-e-in-pericolo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Meneghetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2019 18:04:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[persecuzioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=221463</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="946" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_8273827-e1564769051958.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_8273827-e1564769051958.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_8273827-e1564769051958-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_8273827-e1564769051958-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_8273827-e1564769051958-1024x504.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tempi duri per chi si professa cristiano in Eritrea. La prima metà del 2019 ha visto un&#8217;improvvisa stretta del governo sulla Chiesa, colpendo sia la comunità ortodossa che quella cattolica in nome di un processo di &#8220;nazionalizzazione&#8221; che, in molti temono, potrebbe non essere altro che una violenta reazione del presidente Isaias Afewerki alla richiesta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/presenza-indesiderata-perche-in-eritrea-la-chiesa-e-in-pericolo.html">[...]</a></p>
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<h2>Una voce fuori dal coro</h2>
<p>Secondo le più recenti stime, in Eritrea è cristiana circa la metà della popolazione (il restante 48% è invece musulmano). I credenti sono a loro volta ripartiti in quattro confessioni: ortodossa, cattolica romana, cattolica eritrea ed evangelica. Quest&#8217;ultima è l&#8217;unica religione di stampo protestante a essere ufficialmente riconosciuta dalle autorità, che sin dal 2002 hanno dichiarato fuorilegge ogni altra corrente. La Chiesa ortodossa, la confessione cristiana più diffusa, è stata la religione praticata dalla maggior parte degli eritrei sin dal IV secolo, e mantiene ancor oggi stretti legami con la sua controparte etiope e con il Patriarcato copto di Alessandria. La sua importanza nel tessuto sociale del Paese è da sempre molto forte, e si è fatta sentire in particolare dopo il 1993, anno in cui l&#8217;Eritrea ha ottenuto <strong>l&#8217;indipendenza</strong> dall&#8217;Etiopia. Per questo motivo, molti eritrei ritengono la Chiesa l&#8217;unico bastione possibile a un governo che, nel corso degli anni, ha impresso una direzione sempre più autoritaria alle proprie politiche: un coraggioso esempio è rappresentato dal <strong>patriarca Antonios</strong>, che nel 2006 è stato messo agli arresti domiciliari per aver rifiutato di scomunicare un movimento critico al regime, nato nell&#8217;ambiente delle scuole domenicali. Dopo 13 anni di confino forzato, lo scorso 19 luglio Antonios <a href="https://www.bbc.com/news/world-africa-49043953">è stato ufficialmente espulso</a> dalla Chiesa ortodossa con una lettera firmata da alcuni tra i vescovi più in vista nel Paese. L&#8217;accusa è quella di eresia, ma la vera ragione potrebbe trovarsi in un video girato lo scorso aprile, nel quale l&#8217;anziano religioso si rivolge in modo estremamente critico al laico Yoftahe Dimetros, colui che molti ritengono l&#8217;uomo di Afewerki all&#8217;interno della Chiesa ortodossa: quest&#8217;ultima è peraltro priva di patriarca sin dal 2015, anno della morte di Abune Dioskoros, e si teme che tale vuoto di potere sia una scelta deliberata di Asmara a vantaggio dello stesso Dimetros.</p>
<h2>&#8220;Ci penserà lo Stato&#8221;</h2>
<p>L&#8217;esplusione di Antonios arriva contemporaneamente a un&#8217;altra triste notizia per la Chiesa eritrea: agli inizi di luglio, il governo ha infatti disposto la confisca di 22 centri sanitari e di primo soccorso di proprietà di organizzazioni e congregazioni cattoliche: luoghi che per parte della popolazione (circa il 6% degli eritrei) costituivano l&#8217;unica possibilità di accesso a cure mediche essenziali, e che si sommano ad altri 8 ospedali che il regime ha espropriato tra il 2017 e il 2018. Fonti da Asmara assicurano che nessuno di essi cesserà le proprie funzioni, e che si è trattato semplicemente di un cambio di gestione, ma la gran parte di essi è stata sigillata e chiusa al pubblico direttamente da rappresentanti delle forze armate -che hanno preteso la consegna delle chiavi ricorrendo anche <strong>all&#8217;uso della forza</strong>&#8211; insieme alle residenze dei religiosi che li gestivano (costretti a trasferirsi altrove). Si teme anche per le 50 scuole e per i 100 asili cattolici sparsi per il Paese, il cui destino resterà incerto sino all&#8217;inizio dell&#8217;anno scolastico, previsto per settembre. Lo scenario più fosco potrebbe essere quello di una chiusura di massa, seguita dal trasferimento degli scolari nelle scuole pubbliche già esistenti. Tecnicamente, l&#8217;eventualità di un esproprio di Stato è prevista da una legge del 1995, che afferma che Asmara ha il controllo di tutte le opere sociali e di fruizione pubblica, ma la sua effettiva messa in pratica era sempre stata posticipata. Sino ad oggi.</p>
<h2>Una spirale di arresti e vendette</h2>
<p>L&#8217;ipotesi che questa morsa sulla Chiesa sia una rappresaglia atta a danneggiare quelli che oramai Afewerki considera dei veri e propri oppositori è confermata dalle irruzioni e dagli arresti che sacerdoti e fedeli cristiani stanno subendo in queste settimane. A maggio, 30 pentecostali sono stati arrestati in diverse comunità nella città di Godeif; lo stesso destino è capitato a 141 cristiani (di cui 118 tra donne e bambini) a Mai Temenai, un distretto della capitale. Gran parte di essi è stata detenuta senza accuse formali, e soltanto una cinquantina di fedeli è stata ad oggi rilasciata. Nel frattempo l&#8217;arcivescovo di Asmara, <strong>Abune Menghesteab Tesfamariam</strong>, ha indetto diciassette giorni di digiuno e preghiera in segno di protesta per i recenti espropri ai danni della comunità cattolica, <a href="https://www.vaticannews.va/en/church/news/2019-06/eritrea-prayer-fasting-closure-catholic-hospitals.html">come riporta</a> l&#8217;agenzia di stampa vaticana <em>Vatican News</em>.</p>
<p>L&#8217;appello di Tesfamariam giunge dopo che lo scorso 29 aprile i quattro vescovi del Paese avevano siglato una lettera pastorale che esortava il governo a intraprendere riforme e cambiamenti, sfruttando la nuova era sociale e politica apertasi dopo la firma del trattato di pace con l&#8217;Etiopia del luglio 2019, allo scopo di &#8220;fermare l&#8217;emigrazione dei nostri giovani e rispettare i diritti di ognuno&#8221;. Una situazione simile a quanto successo nel caso del patriarca Antonios, che dopo aver espresso il suo dissenso è stato improvvisamente rimosso da ogni carica, e tutt&#8217;altro che una semplice coincidenza. Per questi motivi, la responsabile dell&#8217;Onu per il monitoraggio della situazione umanitaria in Eritrea, la cilena Daniela Kravetz, <a href="http://www.rfi.fr/afrique/20190703-erythree-onu-situation-droits-homme-est-toujours-alarmante">ha parlato apertamente</a> di &#8220;persecuzione contro i cristiani&#8221;.</p>
<p>Non è chiaro come intenda procedere la comunità internazionale: non sono mancati gli appelli a fare un passo indietro da parte del Vaticano e dei principali osservatori per i diritti umani, ma si tratta di voci isolate: sembra chiaro come Afewerki non abbia nessuna intenzione di cambiare idea. Il quadro resta dunque estremamente fosco, e non si possono escludere nuovi arresti o tentativi di porre il clero, anche quello cattolico, sotto controllo attraverso la nomina di personaggi graditi al regime, di fatto nazionalizzando completamente la sfera religiosa del Paese. <em>Mala tempora currunt.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/presenza-indesiderata-perche-in-eritrea-la-chiesa-e-in-pericolo.html">Presenza indesiderata: perché in Eritrea la Chiesa è in pericolo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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