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Democrazie in declino, a corto di idee e incapaci di offrire risposte concrete ai nuovi problemi dei cittadini, contro autocrazie in ascesa, sempre più attraenti e pronti a essere considerati modelli politici alternativi. Abbiamo chiuso il 2021 con il testa a testa, sempre più violento, tra due concetti tra loro contrapposti. Si è fatto un gran parlare della crisi che stanno attraversando i governi democratici, alle prese con un clima di sfiducia generale, aggravato dalle non sempre efficaci risposte pandemiche, e con fenomeni populisti dagli esiti imprevedibili. Si è parlato molto anche di ciò che accade dall’altra parte del campo di battaglia, dove l’immagine delle autocrazie ha goduto di ottimi momenti di fama, e dove la figura dell’uomo forte ha attirato la curiosità di un’ampia fetta dell’elettorato democratico, convinto che soltanto una leadership del genere fosse in grado di riportare il mondo sulla retta via.

Tutto questo, per comodità, è stato fatto confluire in due sfide parallele. Se il contenitore di base ci racconta di una sfida tra le democrazie e le autocrazie, al suo interno, proprio come in una matrioska, troviamo altri due confronti. Il primo: quello tra l’Occidente, patria delle democrazie liberali, e l’Oriente, la maggior parte del quale è incline a sistemi politici e culturali ben differenti. Il secondo: gli Stati Uniti, il Paese democratico più forte del mondo, che per anni ha egemonizzato il pianeta con il suo soft power e la sua economia, contro la Cina, potenza in ascesa, in procinto di sostituire Washington come perno centrale degli affari globali. Nel 2022, quando probabilmente inizieremo ad entrare nel mondo post-pandemico, questi tre confronti entreranno nel vivo. E, a quel punto, capiremo chi godrà di una salute migliore.

Democrazie vs autocrazie

Il 2022 sarà contrassegnato da alcuni eventi politici rilevanti specchio del confronto democrazie-autocrazie. Negli Stati Uniti, a novembre si terranno le mid-term elections, le elezioni di metà mandato che chiameranno gli americani a rinnovare totalmente la Camera e, per un terzo, il Senato. Si tratta di un appuntamento importante anche perché i cittadini potranno esprimersi sull’operato di Joe Biden. Il presidente democratico ha chiuso il 2021 con un tasso di approvazione pari al 42%; un risultato non proprio confortante, visto che solo Donald Trump aveva fatto peggio. Nel caso in cui i Dem dovessero perdere la maggioranza in uno dei due rami, l’amministrazione Usa rischierebbe la paralisi e Biden dovrebbe rivedere il suo programma. A quel punto, i democratici dovrebbero imbastire una trattativa complessa con i conservatori che, con ogni eventualità, bocceranno i punti salienti dell’agenda presidenziale.

Giusto per fare un esempio, Biden, ha ribadito l’impegno ad approvare il vasto piano di spesa sociale e per il clima da 2mila miliardi di dollari battezzato dalla sua amministrazione Build Back Better, ma ha preso atto che i negoziati al Congresso necessari a trovare un’intesa sul disegno di legge sono destinati a proseguire con il nuovo anno, date le resistenze ancora significative da parte di esponenti centristi del Partito democratico come il senatore Joe Manchin. In una lunga nota diffusa dalla Casa Bianca, Biden si è detto pronto a proseguire il confronto con lo stesso Manchin e lavorare sul testo del disegno di legge “nei giorni e nelle settimane a venire”.

Dall’altra parte del mondo, in Cina, c’è molta curiosità per capire come il Partito Comunista Cinese, fresco del Congresso, trainerà il Paese fuori dalla pandemia. Il modello democratico americano o quello cinese: quale tra i due sarà in grado di garantire maggiore stabilità, crescita e innovazione? Questa rivalità si estenderà a tutti i Paesi e a tutti i campi possibili, dal commercio alla tech regulation, dalla corsa per la conquista dello spazio alla realizzazione delle campagne vaccinali. Nel frattempo il solito, vecchio confronto tra Cina e Stati Uniti continuerà a riempire le pagine dei giornali per tutto il 2022. Anzi: non è da escludere che possa accadere qualcosa capace di far aumentare la temperatura al punto di non ritorno. Pensiamo alla questione taiwanese oppure alle tensioni crescenti tra le acque del Mar Cinese Meridionale. Insomma, una guerra tra le due superpotenze del pianeta non è da escludere in toto. È pur vero che il presidente cinese Xi Jinping continua a ripetere che la Cina lavorerà con tutti, mentre Biden non ha alcuna intenzione di abbassare la guardia sul tema della salvaguardia dei diritti umani.

Occidente vs Oriente

Nel corso del Novecento – e a differenza dei secoli passati – l’Occidente ha dominato incontrastato la scena internazionale, potendo contare su una maggiore potenza economica e militare. Al di là degli effetti provocati dai due conflitti mondiali, infatti, non c’è mai stata una vera fida tra le grandi democrazie occidentali e un Oriente in crisi d’identità. Il contesto è cambiato in seguito all’ascesa della Cina, forza trainante di un continente intero. Con il Giappone ancora scottato dal doppio disastro nucleare di Hiroshima e Nagasaki, a cavallo tra gli anni ’60 e ’90 abbiamo avuto un primo sussulto con l’avvento delle cosiddette Tigri asiatiche (Taiwan, Corea del Sud, Hong Kong e Singapore), seguito dalla ripresa di Tokyo e, soprattutto, dal risveglio di Pechino.

Le riforme di apertura varate da Deng Xiaoping hanno spinto la Cina sul sentiero che, di lì a qualche decennio, avrebbe trasformato un immenso Paese appartenente al Terzo mondo in un colosso economico, tecnologico, politico e militare. Se il XIX secolo è stato il secolo europeo e il XX quello americano, è altamente probabile che il XXI sarà il secolo asiatico. Lo dicono i principali indicatori economici, ma lo dice anche il miglior approccio utilizzato dall’Oriente per arginare la pandemia di Sars-CoV-2. Mentre i Paesi occidentali sono stati costretti ad attuare molteplici lockdown per arginare i contagi, la disciplina dei cittadini asiatici, unita a un eccellente sistema di tracciamento dei positivi, ha permesso a queste nazioni di convivere con il virus senza particolari problemi. Impossibile far finta di niente: l’Asia è riuscita a contenere il Covid meglio di Stati Uniti ed Europa. Che si tratti della prima vittoria del modello asiatico? Lo capiremo meglio nel 2022, quando il mondo intero potrebbe risvegliarsi dallo stato di emergenza. A quel punto, chi correrà più forte tra l’Oriente e l’Occidente?

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