Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI

Chi era Hissène Habré, il Pinochet d’Africa

Si è spento ieri in Senegal, all’età di 79 anni, a causa di un’infezione legata al Coronavirus, Hissène Habré, l’ex dittatore del Ciad che ha governato il Paese dal 1982 al 1990. Habré è stato uno dei più sanguinari e spietati dittatori africani, tanto da essere stato ribattezzato il ”Pinochet d’Africa” e il ”Charles Taylor francofono”. L’ex autocrate è morto a Dakar dove era stato condannato al carcere a vita nel 2016 dopo un processo storico.

Per la prima volta nella storia infatti un tribunale creato dall’Unione Africana aveva emesso una sentenza di condanna nei confronti un ex leader di un Paese africano colpevole di violazioni dei diritti umani. Una commissione d’inchiesta costituita in Ciad dopo la caduta del suo regime, nel 1990, aveva infatti appurato che Habré e il suo governo erano responsabili di oltre 40’000 omicidi politici, 200’000 casi di tortura, oltre a stupri e riduzione in schiavitù degli oppositori.

Il suo nome tutt’oggi, in Ciad, rievoca fantasmi e orrori e riporta alla memoria gli anni di un regime paranoico e assolutistico, una miscellanea di brutalità in chiave cilena, sparizioni in veste argentina e occultismo in stile haitiano. E sebbene il suo governo sia caduto trent’anni fa e cinque anni fa l’ex dittatore sia stato condannato al carcere a vita, le ferite e le tragedie provocate dal suo regime tutt’oggi permangono e niente e nessuno potrà mai risarcire le vittime degli orrori di quello che è stato uno dei governi più efferati e repressivi della storia contemporanea africana.

Hissène Habré nasce nel 1942 nell’estremo nord est del Ciad da una famiglia di pastori di etnia Toubou. I genitori lo mandano a studiare in una scuola missionaria e sin dall’infanzia si mette in mostra per intelligenza e curiosità. Terminati gli studi Habré entra a far parte dell’esercito francese e all’età di ventun’anni, nel 1963, ottiene una borsa di studio che gli consente di andare a studiare a Parigi.

Una volta nella capitale francese il giovane ufficiale si dedica allo studio della giurisprudenza e frequenta anche la facoltà di scienze politiche ed è durante il suo soggiorno nella Villé Lumiere che, complici le frequentazioni con ambienti della sinistra radicale, inizia a sviluppare un profondo nazionalismo di stampo terzo mondista.

Habré è affascinato dalle letture di Fanon, Ho Chi Minh e Che Guevara, si interessa ai movimenti e alle guerriglie che infiammano i Paesi dove è in atto la decolonizzazione e, con ogni probabilità, è in questa fase di studi e dibattiti che inizia a progettare l’idea di dar vita a un movimento rivoluzionario anche nel suo Paese, il Ciad.

Habré rientra a N’djamena nel 1971 e viene nominato, dall’allora presidente ciadiano François Tombalbaye, prefetto della provincia di Moussoro. Soltanto otto mesi dopo dal suo rientro in patria Habré però va a Tripoli dove incontra due capi ribelli, Abba Siddick e Goukouni Oueddeye, ed entra a far parte del FROLINAT.

La sua militanza nel gruppo ribelle è di breve durata, intollerante alla leadership di Siddick, Habre, nel 1972, dà vita insieme a Goukouni al CCFAN (Conseil de Commandement des Forces Armées du Nord) e dalle regioni settentrionali incomincia a condurre la propria guerra di guerriglia contro l’ex amico e presidente Tombalbaye. Durante gli anni della guerra civile il nome di Habré inizia ad aver eco a livello internazionale perchè il capo ribelle rapisce in Tibesti l’etnologa francese Françoise Claustre e la tiene in ostaggio per tre anni. E inoltre è responsabile dell’esecuzione del comandante francese Galopin che l’Eliseo invia per negoziare la liberazione dell’ostaggio.

Nel 1975 un colpo di Stato rovescia il governo di Tombalbaye e il potere in Ciad viene preso dal generale Felix Malloum che dà vita a un governo militare. Intanto Habré, che milita sempre nei gruppi ribelli, rompe con il suo storico compagno d’armi Goukouni, essendo contrario alla scelta di quest’ultimo di cedere alla Libia la zona frontaliera conosciuta come fascia di Aouzou. Il rivoluzionari fugge in Sudan con i suoi fedelissimi e da Khartoum stringe un’alleanza con il nuovo leader del Ciad, il generale Malloum.

Gli anni della presidenza di Malloum sono caratterizzati da forte instabilità. Nuovi gruppi armati prendono vita in tutto il Paese, Habré diviene primo ministro del governo di Malloum, ricostituisce il suo esercito privato e, una volta certo di poter contare su una milizia a lui fedele, rompe l’alleanza con Malloum, si allea all’ex amico Goukouni e con questi, dopo aver cacciato il leader militare, dà vita a un governo di transizione.

Non trascorrono però neanche 12 mesi che Habré rompe di nuovo con il suo ex compagno d’armi Goukouni per le posizioni filo libiche di questo e per evitare di essere arrestato e giustiziato ripara nuovamente in Sudan. Dal vicino Sudan Habré però non rimane passivo ma si prepara al grande momento: riorganizza l’esercito, stringe contatti con uomini dell’intelligence francese e nel 1981, sicuro di poter contare sull’appoggio di Parigi e di un esercito ben armato, sferra il suo attacco. I suoi uomini penetrano in Ciad, costringono Goukouni e le sue truppe alla ritirata nel nord, ed Hebré, nel 1982, prende il potere, diviene Presidente della Repubblica e instaura il suo regime di terrore.

Dal giugno 1982, quando Habré prende potere, al dicembre 1990, il Ciad vive sotto un regime paranoico e brutale. Habré in politica interna dà vita a uno stato repressivo che si regge sulla delazione e lo spionaggio, in politica estera invece conduce una doppia guerra: contro la Libia e contro i ribelli di Goukouni che si sono arroccati nelle regioni settentrionali del Ciad.

La vittoria contro le forze libiche a Faya nell’87 dà gloria e credibilità a livello internazionale al dittatore e gli consente di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica e degli osservatori internazionali dagli abusi e dalle violazioni dei diritti umani che conduce in Ciad. Hissène Habré ha dato vita a uno strumento di repressione brutale e inclemente il DDS (Direzione della documentazione e della sicurezza), la polizia politica segreta, dotata anche di un suo bracciato armato la Bsir (Special Rapid Intervention Brigade), e attraverso questo apparato repressivo Habré elimina ogni forma di opposizione, uccide tutti coloro che durante la guerra si sono rivelati suoi avversari, e soffoca ogni forma di ribellione facendo sparire negli scantinati delle prigioni di stato decine di migliaia di dissidenti o supposti tale.

Il mondo poco alla volta inizia a conoscere l’orrore che si sta consumando in Ciad ma dall’esterno nessuno attacca il ”caudillo” africano. Habré vanta alleanze e protezioni importanti: l’America di Reagan, l’Egitto di Mubarak, l’Iraq di Saddam, lo Zaire di Mobutu e la Francia di Mitterrand sostengono il Pinochet d’Africa dal momento che lo considerano un baluardo contro l’espansionismo di Gheddafi nel Sahel.

Nel 1989 Habrè organizza un referendum per far approvare una nuova Costituzione che legittima il suo potere assoluto. È in questa fase che entra però in contrasto con il suo fedelissimo, il consigliere della Difesa e della Sicurezza Idriss Deby Itno. Habré accusa il delfino di ordire un Colpo di Stato ma Idriss Deby riesce a fuggire in Sudan prima di essere arrestato. Dal Paese vicino, un anno dopo, Idriss Deby Itno dà inizio a una nuova ribellione.

L’esecutivo di Habré si sfalda, gli alleati internazionali girano le spalle all’amico di un tempo ormai troppo sporco di sangue per poter ancora essere sostenuto e così, mentre le truppe di Deby avanzano verso la capitale del Ciad, per il dittatore non c’è altra opzione che la fuga e l’esilio. Habré scappa in Camerun e poi in Senegal, non prima però di aver svuotato le casse dello stato e aver lasciato il suo Paese in una situazione catastrofica sotto ogni punto di vista. A Dakar trascorre i primi anni in un esilio dorato ma l’Unione Africana vuole dare un segnale forte agli autocrati del continente e così nel 2006 ha inizio il processo a suo carico che si concluderà dieci anni dopo con la condanna all’ergastolo per crimini contro l’umanità.