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	<title>Campo profughi Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 14 Sep 2023 17:19:06 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Campo profughi Archives - InsideOver</title>
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		<title>Paura a Taiwan, pressione sui carcerati palestinesi e Cia sotto accusa: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/senza-categoria/paura-a-taiwan-pressione-sui-carcerati-palestinesi-e-cia-sotto-accusa-cose-successo-oggi-nel-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Sep 2023 17:19:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Campo profughi]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
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		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti dei palestinesi]]></category>
		<category><![CDATA[Otzma Yehudit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1143" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091417503055_981a746e7c26e98a712c18ebeebdd346-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091417503055_981a746e7c26e98a712c18ebeebdd346-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091417503055_981a746e7c26e98a712c18ebeebdd346-scaled-600x357.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091417503055_981a746e7c26e98a712c18ebeebdd346-300x179.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091417503055_981a746e7c26e98a712c18ebeebdd346-1024x610.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091417503055_981a746e7c26e98a712c18ebeebdd346-768x457.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091417503055_981a746e7c26e98a712c18ebeebdd346-1536x915.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091417503055_981a746e7c26e98a712c18ebeebdd346-2048x1219.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Kim Jong Un invita Putin in Corea del Nord dopo il successo del vertice di Sochi. Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Ben-Gvir chiede regole più dure per i carcerati palestinesi e minaccia Benjamin Netanyahu. A Taiwan sono stati rilevati 68 velivoli in una nuova esercitazione militare cinese. La Cia è nei guai dopo essere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/paura-a-taiwan-pressione-sui-carcerati-palestinesi-e-cia-sotto-accusa-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1143" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091417503055_981a746e7c26e98a712c18ebeebdd346-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091417503055_981a746e7c26e98a712c18ebeebdd346-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091417503055_981a746e7c26e98a712c18ebeebdd346-scaled-600x357.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091417503055_981a746e7c26e98a712c18ebeebdd346-300x179.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091417503055_981a746e7c26e98a712c18ebeebdd346-1024x610.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091417503055_981a746e7c26e98a712c18ebeebdd346-768x457.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091417503055_981a746e7c26e98a712c18ebeebdd346-1536x915.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091417503055_981a746e7c26e98a712c18ebeebdd346-2048x1219.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Kim Jong Un invita Putin in Corea del Nord dopo il successo del vertice di Sochi. Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Ben-Gvir chiede regole più dure per i carcerati palestinesi e minaccia Benjamin Netanyahu. A Taiwan sono stati rilevati 68 velivoli in una nuova esercitazione militare cinese. La Cia è nei guai dopo essere stata accusata di aver manomesso i dati dell&#8217;indagine sull&#8217;origine del Covid-19. Hamas e la Jihad islamica palestinese pubblicano una dichiarazione congiunta chiedendo un cessate il fuoco nel campo profughi palestinese di Ain al Hilweh, in Libano. <strong>Ecco i cinque fatti del giorno</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Putin accetta l’invito di Kim Jong Un e la Corea del Sud&nbsp;osserva preoccupata</h2>



<p>L’incontro tra <strong>Putin</strong> e <strong>Kim Jong Un</strong> sembra aver portato a un legame ancora più profondo, così tanto da portare il presidente russo a regalare a Kim &#8220;un guanto di una tuta spaziale che è stato nello spazio diverse volte”. A riferirlo è stato oggi il portavoce del Cremlino, <strong>Dmitry Peskov</strong>, aggiungendo che Putin ha regalato al leader nordcoreano anche un fucile. Tra i due ormai la sintonia è appurata e pure l’impegno a portare avanti l’amicizia stabilita. Infatti Pyongyang ha “cortesemente invitato Putin a<strong> visitare la Rpdc</strong> in un momento opportuno”, attraverso una nota dell&#8217;agenzia di stampa statale Kcna. La risposta positiva di Putin è arrivata oggi attraverso il suo portavoce. Questi nuovi avvenimenti hanno lasciato molte preoccupazioni a tutta la comunità internazionale, ma soprattutto alla Corea del Sud che ha espresso &#8220;profonda preoccupazione e rammarico”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Continuano le esercitazioni militari cinesi attorno a Taiwan e un&#8217;isola giapponese</h2>



<p>Negli ultimi giorni, il ministero della Difesa di <strong>Taiwan</strong> ha notato un aumento delle incursioni marittime e aeree cinesi. Oggi <strong>Pechino</strong> ha condotto una nuova <strong>esercitazione militare</strong> attorno all’isola. Sono stati rilevati <strong>68 velivoli e dieci navigli da guerra</strong>. Ma non solo a Taiwan. Ieri il il ministero della Difesa giapponese ha reso nota la presenza di sei navi da guerra cinesi localizzate a 400 miglia nautiche dall&#8217;isola di <strong>Miyakojima</strong> e qualche caccia ed elicottero decollati dalla provincia orientale cinese, <strong>Shandong</strong>. Non è la prima volta che la Cina porta avanti esercitazioni di questo tipo. Ad aprile infatti aveva condotto esercitazioni che simulavano l’accerchiamento dell’isola a seguito di un incontro tra la presidente taiwanese <strong>Tsai Ing-wen</strong> e il presidente della Camera dei Rappresentanti statunitense <strong>Kevin McCarthy</strong> in California. Questo intensificarsi di esercitazioni sta portando la tensione a livelli mai visti prima.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Cia accusata di aver manomesso i dati sull&#8217;origine della pandemia</h2>



<p>Secondo un funzionario dell&#8217;agenzia investigativa statunitense, la <strong>Cia</strong> (Central Intelligence Agency), avrebbe offerto denaro a funzionari e analisti per insabbiare l&#8217;esito delle indagini in merito all&#8217;origine della pandemia di <strong>Covid-19</strong>. I risultati davano quasi per certo la fuga di un virus da un lavoratorio di <strong>Wuhan</strong>, in Cina. L’informazione sarebbe stata condivisa con il presidente della sottocommissione della Camera che indaga sulla pandemia, <strong>Brad Wensturp,</strong> e il presidente della commissione ristretta dell&#8217;Intelligence alla Camera, <strong>Mike Turner</strong> che considerano l’informazione come “apparentemente credibile”. Sei esperti su sette che indagavano sul caso, hanno cambiato la loro posizione ufficiale dopo aver ricevuto un apposito incentivo economico dall’agenzia, secondo l’informatore. Adesso i due deputati hanno richiesto l’accesso agli atti dell’indagine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Regole più dure per i carcerati palestinesi? Sì, secondo Ben-Gvir</h2>



<p>Tra i vertici israeliani è crisi su come gestire i <strong>detenuti palestinesi</strong>.<strong> Itamar Ben-Gvir</strong>, ministro della Sicurezza nazionale, ritiene le regole per i detenuti non abbastanza severe. Il premier <strong>Benjamin Netanyahu</strong> invece si è rifiutato di applicare modifiche al regime carcerario dei palestinesi per non provocare un’escalation di violenze e tumulti nelle prigioni dove è già stato minacciato uno sciopero della fame. Alla luce della decisione di Netanyahu, Ben-Gvir, ha annunciato che il suo partito di estrema destra<strong> Otzma Yehudit</strong> non voterà più con la coalizione di governo fino a quando non verrà esaudito il suo volere. Il ministro, già duro ed estremamente radicale quando si parla dei diritti dei palestinesi, vorrebbe rendere la prigionia ancora più dura per i palestinesi. Chiede, tra le altre cose, di diminuite da una volta al mese a una ogni tre la frequenza delle visite dei familiari dei detenuti.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Hamas e la Jihad islamica palestinese chiedono un cessate il fuoco nel campo profughi in Libano</h2>



<p>Non c’è pace per il campo profughi palestinese di <strong>Ain al Hilweh</strong>, situato alla periferia della città libanese di <strong>Sidone</strong>, ormai teatro continuo di guerriglie tra diverse fazioni. Adesso si sono levate le voci di <strong>Hamas</strong> e della <strong>Jihad islamica palestinese</strong> che hanno chiesto un <strong>cessate il fuoco</strong>. I due hanno pubblicato una dichiarazione congiunta dicendosi “rammaricati che gli scontri &#8220;abbiano provocato decine di morti e feriti, causato la distruzione di case e proprietà e lo sfollamento di molte persone”, e aggiungendo che “questi scontri vanno contro la volontà del popolo palestinese e vanno solo a vantaggio del nemico del palestinese e dei progetti sospetti contro i campi palestinesi per eliminare il problema dei profughi”. La richiesta arriva oggi dopo giorni di combattimenti. Ieri gli sconti hanno fatto sette morti arrivando a un totale di 15 dall’inizio dei combattimenti.&nbsp;</p>
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		<title>Il Covid assedia le tendopoli del pianeta</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/dallafrica-alleuropa-il-covid-assedia-le-tendopoli-del-pianeta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2020 11:18:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Campo profughi]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Rohingya]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="820" height="461" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/rohingya.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/rohingya.jpeg 820w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/rohingya-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/rohingya-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/rohingya-334x188.jpeg 334w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></p>
<p>Era prevedibile ma anche inevitabile; il coronavirus ha raggiunto i campi profughi del mondo. Dall&#8217;Asia alla Grecia, dall&#8217;Africa sub-sahariana al Golfo di Aden, il morbo è penetrato nelle tendopoli e ora le preoccupazioni per una sua diffusione nei campi sfollati sono enormi. Un propagarsi dell&#8217;infezione in contesti di sovraffollamento, di precarietà delle condizioni igenico sanitario &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/dallafrica-alleuropa-il-covid-assedia-le-tendopoli-del-pianeta.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="820" height="461" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/rohingya.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/rohingya.jpeg 820w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/rohingya-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/rohingya-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/rohingya-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 820px) 100vw, 820px" /></p><p>Era prevedibile ma anche inevitabile; il coronavirus ha raggiunto i campi profughi del mondo. Dall&#8217;Asia alla Grecia, dall&#8217;Africa sub-sahariana al Golfo di Aden, il morbo è penetrato nelle tendopoli e ora le preoccupazioni per una sua diffusione nei campi sfollati sono enormi. Un propagarsi dell&#8217;infezione in contesti di sovraffollamento, di precarietà delle condizioni igenico sanitario e tra una popolazione per la maggior parte debilitata fisicamente e malnutrita potrebbe avere delle conseguenze catastrofiche. Già a marzo, con i primi focolai in Europa e le prime ordinanze di confinamento e distanziamento sociale, alcune ONG avevano messo in guardia sul fatto che tutte le misure adottate per prevenire il contagio erano inattuabili all&#8217;interno delle tendopoli. <a href="https://www.rescue.org/covid-19-threatens-refugee-camps">International Rescue Committe</a> aveva realizzato un report dimostrando come i campi per gli sfollati potessero divenire in brevissimo tempo l&#8217;epicentro di nuovi focolai difficili poi da controllare. Partendo dal caso della nave da crociera Diamond Princess, dove il virus si è propagato 4 volte più velocemente rispetto a Wuhan per via del fatto che gli spazi fisici erano ristretti, 24 persone per 1000metri quadri, gli operatori dell&#8217;organizzazione internazionale hanno poi dimostrato come nelle tendopoli gli spazi sono ancora più ridotti e questo potrebbe causare un divampare dei contagi in tempi brevissimi. Nel campo Cox&#8217;s Baar, in Bangladesh, ci sono 40 persone in 1000metri quadri, il che significa che il virus, nel caso ci fosse un focolaio, si propagherebbe otto volte più velocemente rispetto a quanto ha fatto in Cina, ma peggio sarebbe a Moria, in Grecia. Nel più grande campo profughi d&#8217;Europa infatti vivono 204 persone in soli 1000 metri quadrati e le conseguenze di una diffusione dell&#8217;infezione nel campo sarebbero inimmaginabili. Ma se a marzo queste erano solo previsioni ora il problema è invece reale e concreto.</p>
<p>Nelle ultime ore, <a href="https://www.eepa.be/?p=3920">proprio dall&#8217;Etiopia,</a> è arrivata la notizia dei primi casi confermati di Covid-19 all&#8217;interno della più grande tendopoli del Paese. Nel campo Adi-Harush sono risultati positivi una ragazza e due uomini provenienti dall&#8217;Eritrea. Il fatto ha subito provocato l&#8217;allarme a livello nazionale perchè ciò mette a rischio decine di migliaia di rifugiati che vivono in condizioni assolutamente precarie. Il governo etiope ha fatto sapere che sta lavorando per migliorare la situazione sanitaria e dei servizi all&#8217;interno dei 26 campi presenti sul territorio nazionale, <a href="https://www.voanews.com/covid-19-pandemic/ethiopia-races-stave-coronavirus-refugee-camps">Ann Encontre</a> però, rappresentante dell&#8217;UNHCR in Etiopia, ha dichiarato che il contenimento della diffusione di COVID-19, nelle tendopoli, sarà molto difficile.</p>
<p>Un&#8217;emergenza, quella del Covid nei campi degli sfollati, che non riguarda solo l&#8217;Africa, ma anche le tendopoli in Bangladesh che ospitano i Rohingya. A fine maggio infatti nel campo di Cox&#8217;s Baar erano stati riscontrati casi di coronavirus. Da quel momento la psicosi e il terrore si sono impadroniti della tendopoli e ad oggi l&#8217;emergenza non è ancora rientrata. Mohammad Alam e la sua famiglia di otto membri vivono nel campo profughi non lontano dalla città di Cox&#8217;s Bazar e all&#8217;emittente tedesca <a href="https://www.dw.com/en/coronavirus-reaches-rohingya-refugee-camp-in-bangladesh/av-53549433">Deutsche Welle</a> hanno così raccontato la loro esperienza di lockdown nella tendopoli: &#8220;Cerchiamo di uscire il meno possibile dalla nostra abitazione e ci impegniamo anche a mantenere la distanza sociale ma il nostro campo è sovraffollato. È molto difficile mantenere le distanze anche perchè per ogni necessità, dai servizi ai pasti, dobbiamo avere dei contatti&#8221;. Circa<a href="https://it.insideover.com/tag/rohingya"> 800.000 rifugiati Rohingya</a> si trovano ad affrontare una situazione simile nei due campi profughi che sono stati allestiti in Bangladesh nel 2017. I campi sono sovraffollati e mancano di molte servizi di base a partire dall&#8217;acqua potabile e, secondo Felix Heiduk e Antje Missbach dell&#8217;Istituto tedesco per gli affari internazionali e la sicurezza (Stiftung Wissenschaft e Politik &#8211; SWP), le condizioni di vita nei campi si sono deteriorate dopo lo scoppio del COVID-19, dal momento che, da aprile, il governo del Bangladesh ha limitato il numero degli operatori umanitari nei campi per impedire al virus di diffondersi in altre parti della città.</p>
<p>Africa, Asia e anche l&#8217;Europa rischia un&#8217; escalation di Covid nelle tendopoli. In Grecia infatti, ad aprile, si sono registrati diversi casi di coronavirus tra i rifugiati: sia ad Atene che a Moria, la tendopoli allestita a Lesbo. Ma se al momento, grazie anche a una regressione del virus, l&#8217;infezione è stata contenuta e il campo profughi messo in lockdown, quel che si teme è una seconda ondata in inverno. Se ci dovessero essere nuovi casi all&#8217;interno del campo durante la stagione invernale, con le temperature estremamente rigide, le conseguenze sarebbero talmente drammatiche che ora è fin impossibile anche solo immaginarle.</p>
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		<title>REPORTAGE &#124; Migranti al confine con l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/migranti-al-confine-con-leuropa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 08:30:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Campo profughi]]></category>
		<category><![CDATA[Rifugiati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11195550-4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11195550-4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11195550-4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11195550-4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11195550-4-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Migliaia di migranti, la maggior parte dei quali provenienti da Siria, Afghanistan e Iraq, si sono precipitati al confine turco nella speranza di raggiungere l&#8217;Europa, dopo che il governo turco ha annunciato il 28 febbraio che non avrebbe più impedito ai migranti di entrare in Europa. Tuttavia, sono bloccati tra il sogno di andare in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/video/migranti-al-confine-con-leuropa">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/migranti-al-confine-con-leuropa">REPORTAGE | Migranti al confine con l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11195550-4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11195550-4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11195550-4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11195550-4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11195550-4-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Migliaia di migranti, la maggior parte dei quali provenienti da Siria, Afghanistan e Iraq, si sono precipitati al confine turco nella speranza di raggiungere l&#8217;Europa, dopo che il governo turco ha annunciato il 28 febbraio che non avrebbe più impedito ai migranti di entrare in Europa. Tuttavia, sono bloccati tra il sogno di andare in Europa e quello di essere attaccati dai soldati greci al confine greco-turco, dove i soldati greci hanno sparato gas lacrimogeni, proiettili veri e cannoni ad acqua per impedirgli di passare. Questa è la storia dei rifugiati che vogliono raggiungere l&#8217;Europa per seguire i loro sogni. Leggi l&#8217;intero <strong><a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/migranti-al-confine-con-leuropa.html">reportage qui</a></strong></p>
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		<title>Migranti subsahariani: la nuova rotta si chiama America</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-subsahariani-la-nuova-rotta-si-chiama-america.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Mecarozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Oct 2019 06:56:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Campo profughi]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Rotta balcanica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-haitiani-al-confine-tra-Stati-Uniti-e-Messico.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Migranti haitiani al confine tra Stati Uniti e Messico (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-haitiani-al-confine-tra-Stati-Uniti-e-Messico.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-haitiani-al-confine-tra-Stati-Uniti-e-Messico-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-haitiani-al-confine-tra-Stati-Uniti-e-Messico-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-haitiani-al-confine-tra-Stati-Uniti-e-Messico-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una nuova via per fuggire. Così, migliaia di migranti dall’Africa sub-sahariana guardano oltreoceano e, a differenza dei loro antenati incatenati e portati nelle Americhe per essere venduti come schiavi, decidono di rischiare la vita per averne una migliore. Durante l&#8217;estate il United States Citizenship and Immigration Services, attraverso il responsabile Ken Cuccinelli, ha notificato un&#8217;ascesa &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-subsahariani-la-nuova-rotta-si-chiama-america.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-haitiani-al-confine-tra-Stati-Uniti-e-Messico.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Migranti haitiani al confine tra Stati Uniti e Messico (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-haitiani-al-confine-tra-Stati-Uniti-e-Messico.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-haitiani-al-confine-tra-Stati-Uniti-e-Messico-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-haitiani-al-confine-tra-Stati-Uniti-e-Messico-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-haitiani-al-confine-tra-Stati-Uniti-e-Messico-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Una nuova via per fuggire. Così, migliaia di migranti dall’Africa sub-sahariana guardano oltreoceano e, a differenza dei loro antenati incatenati e portati nelle Americhe per essere venduti come schiavi, decidono di rischiare la vita per averne una migliore. Durante l&#8217;estate il <a href="https://www.uscis.gov/">United States Citizenship and Immigration Services</a>, attraverso il responsabile Ken Cuccinelli, ha notificato un&#8217;ascesa preoccupante del fenomeno, dipingendolo come un vero &#8220;assalto all&#8217;America&#8221;.</p>
<p>Sarebbero infatti giunti negli Stati Uniti almeno 500 migranti, provenienti per lo più dalla Repubblica democratica del Congo, dalla Costa d’Avorio, dall’Angola e dalla Somalia. Non è un caso la <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-rio-grande.html?fbclid=IwAR1XVivGUBg0zRtjNBqItTLnwug4ba_incK_67wjl1LHYeM03yLzGjd4pWQ" target="_blank" rel="noopener">foto del corpo di Emmanuel Cheo Ngu</a>Ti sc &#8211; il 31enne camerunese, morto abbracciato al figlio lo scorso ottobre a largo di Tonalá, nel Sud-Est dello Stato di Chiapas -, la quale racconta nel peggiori dei modi della nuova rotta, che dal Messico o dal Guatemala, preda dei trafficanti che pretendono 400 dollari a persona, mira dritta alle coste statunitensi.</p>
<p>Nonostante per la maggior parte si tratta di migranti di origine centroamericana, il flusso di persone provenienti dal continente africano è in aumento esponenziale. Con la rotta balcanica bloccata e i Paesi europei che bisticciano sulla redistribuzione dei nuovi arrivi, i migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana, ripercorrendo lo stesso itinerario della droga via mare o tramite il viaggio in aereo, partono dal Brasile con l&#8217;unico obiettivo di arrivare negli Usa. Se può sembrare un percorso meno impervio delle traversate nel Mediterraneo, quello dell&#8217;America Centrale, per i migranti si intende, è un cammino tra pericolose foreste pluviali, affrontando <strong>Narcos </strong>e componenti della <strong>Mara Salvatrucha</strong>, stupri, rapine ed estorsioni.</p>
<p>&#8220;Quando abbiamo 4mila persone in custodia, la consideriamo un&#8217;alta concentrazione&#8221;, ha dichiarato l&#8217;ex commissario della dogana e della pattuglia di frontiera <a href="https://time.com/5602749/african-migrants-us-border/">John Sanders.</a> <span style="font-family: PT Serif, Georgia, Times, serif;"><span style="font-size: medium;">“</span></span>Se ci sono 6mila persone in custodia, è considerata una crisi. In questo momento, abbiamo quasi 19mila persone in custodia. Quindi siamo in una situazione di grandissima difficoltà&#8221;. Il riferimento è diretto a quei 19mila migranti tra africani e haitiani che adesso galleggiano (legalmente) al confine con gli Stati Uniti, poiché non possono essere rimpatriati e il governo messicano ha proibito procedure di uscita.</p>
<p>Fino a poco tempo fa, i migranti africani passavano senza troppi problemi attraverso il Messico e poi davanti ai funzionari dell&#8217;immigrazione, privi di interesse a fermarli. <a href="https://www.theguardian.com/us-news/2019/sep/30/weve-been-taken-hostage-african-migrants-stranded-in-mexico-after-trumps-crackdown">La minaccia di Trump</a>, però, ha cambiato le carte in tavola: ipotizzando dazi commerciali sugli scambi a maggio 2019<strong>,</strong> il tycoon ha portato il governo messicano a “prendere in ostaggio” i migranti, che dopo 4mila miglia si trovano davanti un muro di gomma, difficilmente valicabile.</p>
<p>Il rischio che si corre è quello di un collasso totale delle strutture: il nord del Messico è già preda di carestie e criminalità organizzata, padrona del territorio e degli stessi campi profughi. I migranti tentano la fuga in ogni modo possibile, senza trovare mai successo, in quanto lingua e colore della pelle sono caratteri a loro svantaggio. Il numero di migranti africani è cresciuto a un tasso di quasi il <a href="https://data.census.gov/cedsci/table?q=birth&amp;table=B05006&amp;tid=ACSDT1Y2018.B05006&amp;lastDisplayedRow=30">50% dal 2010 al 2018</a>: in particolare il numero dei nati in Camerun, raddoppiato a 80mila nel 2018 rispetto al 2010. La crisi anglofona in Camerun, tuttavia, non è la sola ragione di questo fenomeno: oltre alle numerose faide interne al continente africano, l&#8217;Istituto di statistica dell&#8217;Unesco ha registrato un aumento esponenziale di studenti africani che perseguono lauree post-secondarie, cresciuto del 24%, passando da circa 343mila a 427mila, giunti quindi negli Stati Uniti per promuovere la loro istruzione. E dare vita così al cosiddetto <i>american dream.</i></p>
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		<title>Si può davvero riuscire a gestire la crisi migratoria in Grecia?</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/si-puo-davvero-riuscire-a-gestire-la-crisi-migratoria-in-grecia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2019 09:24:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Campo profughi]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Rivolta-dei-migranti-nel-campo-profughi-di-Moria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Rivolta nei migranti nel campo profughi di Moria (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Rivolta-dei-migranti-nel-campo-profughi-di-Moria.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Rivolta-dei-migranti-nel-campo-profughi-di-Moria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Rivolta-dei-migranti-nel-campo-profughi-di-Moria-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Rivolta-dei-migranti-nel-campo-profughi-di-Moria-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Atene, 23 settembre 2019. In uno dei quartieri più centrali di Atene si sta svolgendo l&#8217;ennesima operazione di polizia. All&#8217;incirca 100 migranti sono stati trasferiti da quella che, per decenni, è stata una delle scuole storiche della capitale greca; e questo è solo un caso fra le molte operazioni simili che, in Grecia, vanno avanti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/si-puo-davvero-riuscire-a-gestire-la-crisi-migratoria-in-grecia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Rivolta-dei-migranti-nel-campo-profughi-di-Moria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Rivolta nei migranti nel campo profughi di Moria (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Rivolta-dei-migranti-nel-campo-profughi-di-Moria.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Rivolta-dei-migranti-nel-campo-profughi-di-Moria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Rivolta-dei-migranti-nel-campo-profughi-di-Moria-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Rivolta-dei-migranti-nel-campo-profughi-di-Moria-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Atene, 23 settembre 2019. In uno dei quartieri più centrali di Atene si sta svolgendo l&#8217;ennesima operazione di polizia. All&#8217;incirca 100 migranti sono stati trasferiti da quella che, per decenni, è stata una delle scuole storiche della capitale greca; e questo è solo un caso fra le molte operazioni simili che, in Grecia, vanno avanti da metà estate. Il governo greco, fresco d&#8217;elezione, sta tentando di ristabilire l&#8217;immagine di un&#8217;amministrazione capace di affrontare le criticità e di gestire in maniera adeguata la crisi di rifugiati senza precedenti sviluppatasi negli ultimi anni. Ma quanto è effettivamente realizzabile ed efficace il piano del governo? E la Grecia è davvero pronta – oppure, è disposta – ad attuare misure drastiche per far fronte a una situazione le cui conseguenze si ripercuotono non solo sul paese stesso, ma sulla totalità dell&#8217;Unione Europea?</p>
<h2>Le radici del fenomeno e la questione sicurezza</h2>
<p>Per la Grecia, la crisi dei rifugiati non rappresenta una sfida nuova. Per via di alcune mancanze nelle odierne infrastrutture, finora nessun governo greco è riuscito a gestire il fenomeno in maniera efficace, né ad implementare misure durevoli. Ad ogni modo, la situazione è drammaticamente peggiorata fra il 2015 e il 2019, durante il mandato di governo del partito di sinistra Syriza. Quest&#8217;ultimo, nell&#8217;affrontare il problema, aveva sfruttato l&#8217;applicazione di una strategia lassista malamente interpretata, coerentemente con i proclami fatti nelle fasi precedenti alle elezioni, che riducendo notevolmente le procedure di controllo in corrispondenza dei principali punti d&#8217;ingresso nel paese, ha facilitato lo sviluppo di un massiccio flusso migratorio attraverso i confini marittimi della Grecia. Pertanto, una percentuale significativa dei nuovi arrivi non è mai passata attraverso i dovuti controlli, al che è conseguito l&#8217;insorgere di timori in materia di sicurezza.</p>
<p>Di recente, mi è capitato di leggere un&#8217;<a href="https://read.dukeupress.edu/mediterranean-quarterly/article-abstract/29/4/77/137631/Why-Greeks-Perceive-Refugee-Flows-as-a-Security?redirectedFrom=fulltext">analisi</a> risalente al dicembre 2018 sulle ragioni per cui la popolazione greca è preoccupata da ciò che la crisi migratoria può significare per la sicurezza. Sebbene mi sia trovato d&#8217;accordo con l&#8217;approccio qualitativo adottato dall&#8217;autore, ritengo che alcune delle conclusioni risentano dell&#8217;omissione di parametri importanti. A partire dallo scenario che suppone un attacco terroristico in territorio greco, bisognerebbe tenere presente che il paese in questione funge da porta d&#8217;ingresso in Europa. Un ipotetico episodio di terrorismo in Grecia, perpetrato da sostenitori di ideologie radicali, costituirebbe un errore strategico da parte dei loro patrocinatori, che si ritroverebbero ad affrontare una struttura di sicurezza intranazionale rafforzata, a complicare l&#8217;accesso al paese europeo che costituisce lo sbocco verso le più grandi e importanti metropoli del continente, obiettivi ben più significativi per la rete terroristica. A riprova di ciò, bisogna ricordare che i terroristi coinvolti in alcuni degli attacchi di più alto profilo e dagli esiti più letali, ossia quelli di<a href="https://www.bbc.co.uk/news/world-europe-34832512"> Parigi</a> e di <a href="https://www.wsj.com/articles/brussels-terrorist-khalid-el-bakraoui-traveled-to-greece-from-italy-1459184175">Bruxelles</a>, erano entrati in Europa dalla Grecia o avevano visitato il paese almeno una volta.</p>
<p>Allo stesso modo, sebbene siano state destinate ingenti somme alle procedure di insediamento dei rifugiati tramite le autorità competenti sia dell&#8217;<strong>Unione europea</strong> che delle Nazioni Unite, ma anche attraverso altre importanti organizzazione internazionali fra cui diverse Ong, è dal 2015 che in Grecia perdura una situazione paradossale. In diverse aree all&#8217;interno dei centri urbani del paese, e soprattutto ad Atene, i migranti alloggiano da tempo in strutture del tutto inadeguate, che sono spesso proprietà private occupate senza l&#8217;autorizzazione dei legittimi proprietari. In questi casi l&#8217;assenza di controllo e di attività di monitoraggio ha generato timori non solo in merito alla sicurezza, ma anche riguardo alle condizioni di salute, considerando che i requisiti essenziali di igiene e prevenzione sono, in simili circostanze, del tutto inesistenti; per farsi un&#8217;idea più precisa della situazione, è sufficiente rivelare che nel caso dei raid effettuati recentemente dalla polizia, centinaia di persone sono state sorprese a vivere in spazi di pochi metri quadrati.</p>
<h2>Dati e cifre</h2>
<p>Per poter comprendere la portata della crisi e delle difficoltà che ciascun governo greco ha dovuto affrontare individualmente, esaminiamo il grafico sottostante:</p>
<p><figure id="attachment_232674" aria-describedby="caption-attachment-232674" style="width: 606px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-232674" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/richiedenti-asilo-grecia.png" alt="Infografica di Alberto Bellotto" width="606" height="481" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/richiedenti-asilo-grecia.png 606w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/richiedenti-asilo-grecia-300x238.png 300w" sizes="auto, (max-width: 606px) 100vw, 606px" /><figcaption id="caption-attachment-232674" class="wp-caption-text">Infografica di Alberto Bellotto</figcaption></figure></p>
<p>È stata registrata un&#8217;impennata nel numero di richiedenti asilo a partire dal 2015, e il dato si ricollega all&#8217;enorme flusso di migranti e rifugiati osservabile da quell&#8217;anno in poi. Si resta tuttavia perplessi di fronte al fatto che le cifre, durante i primi anni del conflitto siriano, risultano inferiori. Vanno tenuti in considerazione alcuni fattori decisivi, quali<a href="https://www.washingtonpost.com/news/worldviews/wp/2015/08/21/how-macedonia-became-the-latest-front-in-europes-migrant-crisis/"> l&#8217;azione all&#8217;epoca intrapresa dal governo della Repubblica della Macedonia del Nord per allentare le misure e le procedure di controllo</a> dei migranti al loro ingresso nel Paese; o la <a href="https://www.independent.co.uk/news/world/europe/germany-opens-its-gates-berlin-says-all-syrian-asylum-seekers-are-welcome-to-remain-as-britain-is-10470062.html">sterzata nella linea di condotta della Cancelliera tedesca Angela Merkel</a>, che contestualmente allo sforzo per far fronte al problema della crisi migratoria suggerì che Berlino, nei confronti dei rifugiati siriani, avrebbe adottato una politica ben più aperta e amichevole. Tuttavia, l&#8217;elemento significativo sorprendentemente trascurato da molti fra coloro che hanno analizzato il fenomeno è il ruolo del governo greco eletto nel 2015. Come si è detto, il partito di sinistra vincente spingeva da tempo, in fase pre elettorale, per una politica d&#8217;accoglienza a frontiere aperte, circostanza che ha indotto migliaia di persone – molte delle quali non avrebbero mai potuto ottenere il riconoscimento dello status di rifugiati – che in quel momento erano intrappolate in territorio turco o altrove a spostarsi verso la Grecia, in considerazione della sua funzione di punto d&#8217;accesso ai paesi dell&#8217;Europa centrale e settentrionale.</p>
<p>Ancora, in seguito ai contraccolpi politici subiti da numerosi governi europei in conseguenza dell&#8217;intensificarsi della crisi migratoria, i problemi per la Grecia si sono aggravati. Di fronte alle migliaia di persone che progettavano di fare il loro ingresso nei paesi più ricchi dell&#8217;UE e che invece si sono ritrovate a dove rimanere in Grecia, le infrastrutture esistenti si sono rivelate del tutto inadeguate. Ad esempio, Lesbo, isola greca che conta all&#8217;incirca 86,000 abitanti, situata nell&#8217;Egeo orientale in un punto piuttosto vicino al confine turco, è divenuta uno dei punti d&#8217;accesso più “affollati”. All&#8217;interno dell&#8217;isola si trova un enorme campo profughi dove risiedono tutti i migranti fino all&#8217;avvenuta elaborazione della loro domanda d&#8217;asilo; ma il flusso sproporzionatamente numeroso ha prodotto, alla fine, una situazione ingestibile e pericolosa per tutte le parti coinvolte, considerando che al momento più di 12,000 persone vivono in una struttura progettata per contenerne 3mila. Secondo gli ultimi aggiornamenti del <a href="https://data2.unhcr.org/en/documents/download/71476">rapporto</a> dell&#8217;Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, la capienza massima delle strutture messe in piedi per accogliere migranti e rifugiati sulle isole e sul territorio nazionale greco, nel contesto del programma di alloggio Estia, sta per raggiungere il tetto del 100%; e il progetto è in grado di accomodare solo una piccola parte di quanti si trovano attualmente nel Paese e stanno tentando di sistemarsi.</p>
<h2>Un approccio concreto al problema o l&#8217;ennesima tribuna politica?</h2>
<p>Il ministro greco per la Protezione dei cittadini, <a href="https://www.theguardian.com/world/2019/sep/02/greece-sets-out-emergency-plans-to-tackle-surge-of-migrant-arrivals">Michalis Chrysochoidis, ha recentemente dichiarato</a> che delle 80mila persone che si trovano oggi nel Paese, più di metà dovrebbe fare ritorno in Turchia, dal momento che non possiedono i requisiti necessari a qualificarsi come richiedenti asilo; ciononostante, finora soltanto poco più del 2% è stato rimandato indietro. Proseguendo sulla stessa linea, il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha parlato la settimana scorsa davanti all&#8217;assemblea generale delle Nazioni Unite, <a href="https://www.thenationalherald.com/262234/greek-pm-mitsotakis-addresses-the-un-general-assembly-live-video/">sollecitando a prendere coscienza</a> del fatto che la Grecia non può più far fronte a questa situazione, data l&#8217;evidente l&#8217;inadeguatezza della capacità nazionale rispetto alla reale portata della crisi.</p>
<p>Il flusso senza precedenti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati che attraversa la Grecia dal 2015 ha causato un problema la cui gestione sembra impossibile. Mentre scrivo queste parole, tetre immagini del già citato <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/nellisola-prigione-lesbo-bimbi-tentano-suicidio.html" target="_blank" rel="noopener">campo profughi nella località di Moria</a> dominano i media greci e quelli internazionali. Sono stati appiccati contemporaneamente due incendi, nella struttura interna del campo e in una piccola area boschiva poco lontana, e le autorità locali stanno ancora investigando le cause della catastrofe. Le forze di polizia e i pompieri che si sono precipitati sulla scena sono a malapena riusciti ad operare all&#8217;interno della struttura poiché, per diverse ore, le autorità ufficiali hanno perso il controllo della situazione e del campo stesso, al cui interno centinaia di migranti hanno scatenato una rivolta. Il drammatico esito di questa svolta violenta è stato la morte di una donna e il ferimento di altre 17 persone.</p>
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Nell&#039;isola prigione di Lesbo dove i bimbi vogliono morire" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/yQzcMpTjbtg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>A quanto pare, fino ad oggi il governo non si è dimostrato capace di gestire efficacemente una realtà tanto complessa, sebbene le fonti governative stiano lottando per trasmettere un&#8217;immagine alternativa al pubblico greco. I fatti di domenica a Moria dimostrano che la situazione può, improvvisamente e inaspettatamente, sfuggire a qualsiasi controllo. In aggiunta, bisogna considerare il ruolo della Turchia; la crisi migratoria ha pesato notevolmente sulle spalle di Ankara nel corso degli ultimi anni. Allo stesso tempo, la Turchia ha la possibilità di sfruttare la crisi in qualunque momento, per fare leva sull&#8217;Ue all&#8217;interno delle controversie politiche. Nel caso in cui il governo turco decida di utilizzare la crisi dei rifugiati come mezzo per esercitare pressione sull&#8217;Europa, con frequenza e su larga scala, allora nemmeno gli scenari più pessimisti sarebbero in grado di prevedere quanto accadrà.</p>
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		<title>Prigionieri nei Balcani</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/prigionieri-nei-balcani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jul 2019 08:19:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Campo profughi]]></category>
		<category><![CDATA[Rotta balcanica]]></category>
		<category><![CDATA[Trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1696" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/PIC_0705.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>Sui muri di Bihac i segni della guerra dei Balcani e del sanguinoso assedio della città sono ancora ben visibili. Moschee in costruzione sorgono a singhiozzo lungo i crinali che solcano questo territorio incantato sulle rive del fiume Una. I ricordi della guerra sembrano lontani, ma per le strade della città una nuova generazione di rifugiati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/prigionieri-nei-balcani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1696" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/PIC_0705.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p><p>Sui muri di Bihac i segni della guerra dei <strong>Balcani </strong>e del sanguinoso assedio della città sono ancora ben visibili. Moschee in costruzione sorgono a singhiozzo lungo i crinali che solcano questo territorio incantato sulle rive del fiume Una.</p>
<p>I ricordi della guerra sembrano lontani, ma per le strade della città una nuova generazione di <strong>rifugiati</strong> è in cammino. Siriani, pachistani, iracheni, afghani e algerini percorrono incessantemente le strade di Bihac, ultimo avamposto prima di entrare nel tratto più duro e difficile della viaggio lungo la <strong>rotta balcanica</strong>.</p>
<p>I boschi e le montagne oltre il confine sono vere e proprie zone di guerra, pattugliate di giorno e di notte. Droni, elicotteri e sistemi elettronici monitorano incessantemente il territorio. Soltanto in pochi riescono nell&#8217;impresa: le famiglie con i bambini piccoli di solito vengono prese per prime. Una volta che i migranti arrivano in <strong>Bosnia</strong>, e se hanno ancora del denaro in tasca, non hanno altra scelta se non quella di affidarsi alla malavita e pagare i <strong>trafficanti di uomini</strong>. Solo così potranno evitare la prigione bosniaca.</p>
<p>Perché Bihac, più che una via di transito, è una sorta di imbuto, una gabbia dalla quale spesso non si riesce più ad uscire. Migliaia di persone sono incastrate in questo gioco perverso e ogni notte ritentano di nuovo, buttandosi fra le braccia della foresta balcanica, dove tutto è rarefatto, ambiguo e pericoloso.</p>
<p>Nella foresta tutto è lecito perché non ci sono testimoni. E così anche i tuoi diritti d’un tratto sono spariti nella fitta oscurità dei Balcani. Come un animale braccato i migranti viaggiano di notte, sperando di non essere individuati da una telecamera termica, e dormono di giorno nascosti dietro a un cespuglio.</p>
<p>Dodici giorni di cammino separano Bihac da <strong>Trieste</strong>. “Ringrazio Allah di essere ancora vivo”, racconta Fadi, un siriano che è riuscito ad attraversare i Balcani a piedi. “Quando abbiamo visto Trieste all’orizzonte, siamo esplosi in un urlo di gioia, finalmente l’incubo era finito”.</p>
<p><div id="gallery_216487" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_216487 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0929.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0929.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_08119.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_08119.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0815-1.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0815-1.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0808.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0808.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0807.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0807.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0678.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0678.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0703.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0703.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0826.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0826.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0822.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0822.jpg","subHtml":""}];</script></p>
<p>A Trieste arrivano a migliaia in questi mesi estivi, stremati dal viaggio e con i segni del passaggio lungo la rotta impressi indelebilmente nel loro corpo.</p>
<p>Fadi è di Afrin ed è scappato dalla guerra assieme a tre fratelli che ho conosciuto in uno dei tanti viaggi lungo i Balcani. La prima volta ci siamo visti al <strong>campo di Borici</strong>, uno dei tre campi formali a Bihac, gestiti dalle organizzazioni umanitarie internazionali. Borici è  probabilmente il migliore dei campi. Con loro quel giorno conosco Hussein, che mostra subito il suo passaporto di rifugiato palestinese.</p>
<p>“I’m two time refugee”, mi dice. Hussein infatti è nato in un campo profughi palestinese in Siria che è stato bombardato più volte nel corso della guerra. Quando ha deciso di partire dalla Siria, non immaginava nemmeno lontanamente che sarebbe stato inghiottito da questo lembo di terra ai confini con l’Unione europea.</p>
<p>Al Borici Hussein torna ogni volta che viene preso e rimandato indietro dalla polizia croata. I migranti vengono respinti in Bosnia di solito dopo l’alba, in modo rocambolesco. Scalzi, senza i cellulari rotti, senza più soldi, malmenati e stremati.</p>
<p>Spesso nei furgoni della polizia salgono gruppi di donne con bambini piccoli e ragazze incinte. L’arabo in queste situazioni è un prezioso collante in quanto è la lingua più parlata.</p>
<p>Seguendo il corso dell’Una, attraverso le montagne della Bosnia centrale, si arriva all’Hotel Sedra, incuneato fra il fiume e il verde delle montagne. Lì si parla arabo, ma anche il farsi, l&#8217;indi e l&#8217;urdu.</p>
<p>Al Sedra centinaia di famiglie con i bambini al seguito hanno trovato una sistemazione temporanea, ma non hanno nessun contatto con il mondo esterno e nessuna speranza per il futuro. Ad oggi infatti non esistono corridoi umanitari per portare fuori dalla Bosnia queste famiglie e garantire loro protezione, né un progetto efficace di reinsediamento per riunire i minori ai loro parenti sparsi un po&#8217; in tutta Europa.</p>
<p><div id="gallery_216514" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_216514 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0751.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0751.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0725.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0725.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0721.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0721.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0705.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0705.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/7.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/7.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0647-2.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0647-2.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0650.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0650.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0655.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0655.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0657.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0657.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0665.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0665.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0683.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0683.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0702.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/PIC_0702.jpg","subHtml":""}];</script></p>
<p>Se il Sedra è il campo dell’abbandono e dell’isolamento, il Bira invece è il campo dell’attesa e dell’isteria. Al Bira, dove ci sono 30 bagni per 2500 persone, ci entri sano e spesso ci esci malato. Lì la frenesia è palpabile. A tutte le ore del giorno c’è un movimento continuo di gente. Da una parte si formano gruppi di persone che si organizzano freneticamente per partire, mentre altri ragazzi visibilmente provati dal fallito “game” cercano disperatamente di farsi riammettere nel campo.</p>
<p>Ogni volta che si va al Bira si ritrovano le stesse persone a cui si era già detto addio. E ogni volta è come un pugno nello stomaco. Muhammad l’ho conosciuto a dicembre del 2018 davanti al Bira. Quella notte faticavi a stare in piedi perché per terra c’era un’unica lastra di ghiaccio sulla quale l’enorme capannone del Bira si rifletteva.</p>
<p>Muhammad mi indica il suo amico. Lui ha entrambe le braccia fasciate e cammina a stento. “Noi abbiamo appreso dai libri e dalle storie che le nazioni europee hanno un’alta considerazione della morale, ma quando siamo arrivati qui siamo stati imprigionati, picchiati, aggrediti dai cani della polizia  mascherata, come il mio amico qui. Siamo bloccati qui da mesi e non riusciamo a vedere un futuro per noi e per le nostre famiglie.”</p>
<p>Molti di quel gruppo, compreso Muhammad, sono ancora lì, imprigionati in un territorio che sta diventando sempre più ostile anche per le pressioni politiche che si stanno esercitando in questi mesi.</p>
<p>Ogni volta che torni dalla Bosnia rimani sempre con una strana inquietudine, che non riesci a lasciare al di là del confine e te la porti sempre dentro con te. Ma con essa ti porti anche una speranza. <span style="font-size: 1rem;">Nel frattempo Hussein ha lasciato il Borici ed è ripartito per la rotta, non lo sento da giorni. Non c’è campo nella foresta. Di nuovo tutto ricomincia da capo. The game is not over.</span></p>
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		<title>Bihac: in trappola nel campo profughi</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/bihac-in-trappola-nel-campo-profughi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2019 09:10:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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<p>Bihac, in bosnia, più che una via di transito, è una sorta di imbuto, una gabbia dalla quale spesso non si riesce più ad uscire. Migliaia di migranti sono incastrate in questo gioco perverso e ogni notte ritentano di nuovo, buttandosi fra le braccia della foresta balcanica, dove tutto è rarefatto, ambiguo, pericoloso. Dodici giorni di cammino separano Bihac da Trieste e durante il cammino è facile vedere i propri compagni braccati dai cani, stesi a terra sotto i colpi dei manganelli, mentre il sibilo dei proiettili fende l’aria.</p>
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		<title>Prigioniero nei balcani</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/prigioniero-nei-balcani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2019 09:08:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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<p>Bihac, in bosnia, più che una via di transito, è una sorta di imbuto, una gabbia dalla quale spesso non si riesce più ad uscire. Migliaia di migranti sono incastrate in questo gioco perverso e ogni notte ritentano di nuovo, buttandosi fra le braccia della foresta balcanica, dove tutto è rarefatto, ambiguo, pericoloso. Dodici giorni di cammino separano Bihac da Trieste e durante il cammino è facile vedere i propri compagni braccati dai cani, stesi a terra sotto i colpi dei manganelli, mentre il sibilo dei proiettili fende l’aria.</p>
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		<title>Il dramma dei matrimoni tra minori nei campi profughi siriani</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-dramma-dei-matrimoni-tra-minori-nei-campi-profughi-siriani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2019 10:08:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Campo profughi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2400" height="1619" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8538148.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8538148.jpg 2400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8538148-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8538148-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8538148-1024x691.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /></p>
<p>(Damasco) Il numero crescente di matrimoni precoci registrato negli ultimi sette anni fra i rifugiati siriani più vulnerabili ha lanciato un allarme tra le organizzazioni umanitarie e per i diritti civili attive in tutto il mondo. I campi profughi in Libano, Giordania e Turchia sono terreni fertili per migliaia di matrimoni tra bambini, con conseguenze drammatiche a livello &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/il-dramma-dei-matrimoni-tra-minori-nei-campi-profughi-siriani.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-dramma-dei-matrimoni-tra-minori-nei-campi-profughi-siriani.html">Il dramma dei matrimoni tra minori nei campi profughi siriani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2400" height="1619" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8538148.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8538148.jpg 2400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8538148-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8538148-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8538148-1024x691.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /></p><p>(Damasco) Il numero crescente di matrimoni precoci registrato negli ultimi sette anni fra i rifugiati siriani più vulnerabili ha lanciato un allarme tra le organizzazioni umanitarie e per i diritti civili attive in tutto il mondo. I campi profughi in Libano, Giordania e Turchia sono terreni fertili per migliaia di matrimoni tra bambini, con <strong>conseguenze drammatiche</strong> a livello sociale e psicologico. Mentre le ragioni alla base di questo grave fenomeno sono molteplici, ad aggravare ulteriormente questo problema è il numero sempre maggiore di divorzi delle spose bambine e l’emergenza del traffico dei bambini, gestito da bande operanti all&#8217;interno e all&#8217;esterno dei campi profughi.</p>
<p>Sebbene i matrimoni precoci esistessero anche prima dello scoppio della guerra in Siria, avvenuto 8 anni fa, ed erano concentrati per lo più nelle aree rurali isolate, principalmente tra comunità religiose conservative, il numero è aumentato esponenzialmente dall&#8217;inizio della guerra. Questo fenomeno ha interessato, soprattutto, le <strong>famiglie</strong> più colpite fuggite dai loro paesi a causa dei conflitti e le aree controllate da gruppi fanatici islamici: i membri e i leader si vantavano infatti di sposare bambine di 11 anni o persino più giovani, come è stato documentato in zone dell’Iraq e della Siria controllate dall&#8217;Isis, dai <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/il-ruolo-di-al-nusra-nel-conflitto-in-siria/">terroristi di Al Nusra</a></span></span> o da gruppi islamici integralisti simili.</p>
<p>Da un sondaggio condotto dall&#8217;Unfpa, dall&#8217;Università Americana di Beirut e da Sawa for Development and Aid sui rifugiati siriani in Libano, emergono alcuni dati preoccupanti relativi ai matrimoni precoci. L’indagine, effettuata nel 2016, ha riguardato circa 2400 profughi tra donne e ragazze del distretto di Beqa Ovest, e ha evidenziato che più di un terzo delle persone intervistate nella fascia di età compresa tra i 20 e i 24 anni si sono sposate prima di aver compiuto 18 anni.</p>
<p>Tra le ragazze attualmente in età tra i 15 e 17 anni, circa il 24 percento sono sposate. Sebbene le stime siano soggette a variazioni, alcune di queste segnalano che il tasso di matrimoni precoci registrato oggi tra i profughi siriani è quattro volte superiore a quello pre-crisi. Questo dato mostra come spostamenti, instabilità e povertà siano possibili cause dei matrimoni tra bambini.<br />
“Sono convinta che nessuna ragazza dovrebbe sposarsi prima di aver compiuto 18 anni. Ma la realtà è ben diversa,” ha affermato la profuga siriana <strong>Iman</strong>, una delle rilevatrici del sondaggio. Vedova e unica fonte di sostentamento per la famiglia, ha poi spiegato le tante difficoltà che incontra a mantenere i tre figli e il padre anziano. “Per questo motivo, mio cugino, che ha un cuore d’oro, ha deciso di aiutarci fidanzandosi con mia figlia e supportandoci economicamente,” ha aggiunto. Sua figlia aveva 15 anni.</p>
<p>In modo analogo alla tendenza dilagante di sfruttare il <strong>lavoro minorile</strong> e la<strong> prostituzione</strong> durante gli anni di guerre e sfollamenti, i profughi siriani si sposano per sopravvivere, spesso contro la loro volontà. Molti genitori preferiscono far sposare le figlie, mentre quasi il 70% dei bambini profughi siriani lavorano.</p>
<p>Sandy Zakhem è la responsabile di progetto di Tassmim wa Irada (Volontà e Determinazione), un gruppo di avvocati del luogo che forniscono assistenza legale a spose bambine, bambini apolidi e bambini che hanno subito violenze. Essa sostiene che talvolta le famiglie rifugiate fanno sposare le figlie all&#8217;età di appena 12 anni per assicurarsi i soldi, ad esempio per pagare l’affitto e il cibo, e per trovare un lavoro al padre.</p>
<p>Il conflitto siriano, scatenatosi nel 2011, ha creato 5,6 milioni di profughi nel Medio Oriente: secondo i dati dell&#8217;Unhcr, in Libano sarebbero oltre 950mila i profughi registrati. In Libano, il 29% delle ragazze siriane in età compresa tra i 15 e i 19 anni sono sposate, un numero in aumento secondo i dati del reportage. &#8220;I risultati ci ricordano che la situazione dei bambini sta diventando sempre più delicata&#8221;, ha affermato <strong>Tanya Chapuisat</strong>, rappresentante dell&#8217;Unicef. &#8220;Le famiglie rifugiate ricorrono a comportamenti che pongono i figli di fronte a rischi sempre più pericolosi&#8221;, ha dichiarato nel reportage.</p>
<p>Non meno allarmante è la situazione nei campi profughi in Turchia e Giordania. Un piccolo negozio nel campo profughi di <strong>Zaatari</strong> in Giordania mostra in vetrina abiti da sposa a misura di bambino. In questo campo le bambine siriane rifugiate non ancora tredicenni vengono date in sposa dai genitori. Anche in questa zona, i matrimoni precoci stanno aumentando a un ritmo impressionante tra le comunità di profughi siriani. I genitori vogliono il meglio per le figlie, ma spesso il risultato si rivela il peggio.</p>
<p>Negli ultimi anni sono stati pubblicati numerosi reportage che documentano o addirittura riprendono <strong>bambine</strong> di appena 13 anni o più giovani nei campi profughi siriani che vengono &#8220;vendute&#8221; in matrimoni-schiavitù a uomini di 60 o persino 70 anni, in particolare agli arabi dell’Arabia Saudita o di altri paesi del Golfo, dove sposarsi con bambine minorenni rappresenta una perversione comune.</p>
<p>Sebbene i matrimoni precoci costituiscano ormai un <strong>fenomeno su scala mondiale</strong>, soprattutto nei Paesi del terzo mondo e tra le comunità povere e senza istruzione, il netto aumento del numero di bambine minorenni obbligate a sposarsi nei campi profughi, per ragioni che vanno oltre la loro volontà e il loro controllo, rimane un problema drammatico con un enorme impatto a livello umano.</p>
<p>In mancanza di campagne serie e urgenti volte ad aumentare la consapevolezza tra le comunità di riferimento e senza un cambiamento delle condizioni che hanno portato a questa realtà scandalosa dal punto di vista umano, la situazione è destinata ad aggravarsi ulteriormente per le migliaia di bambine siriane e per quelle che vivranno in futuro il dramma di essere obbligate a un matrimonio che distruggerà per sempre la loro vita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-dramma-dei-matrimoni-tra-minori-nei-campi-profughi-siriani.html">Il dramma dei matrimoni tra minori nei campi profughi siriani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il dramma dei siriani nei campi in Libano</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/il-dramma-dei-siriani-nei-campi-in-libano</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 13:38:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Campo profughi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-13.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-13.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-13-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Prima che tra gli alberi iniziassero a sorgere le strutture tirate su con legno e coperte da teloni di plastica, c’era un giardino rigoglioso. La vicinanza con campi coltivati, soprattutto a frutta, tabacco o ulivi, lo ha reso strategico. Non per l’agricoltura però. Ma per ospitare chi in quei campi ha trovato un lavoro illegale, sfruttato e pagato così poco da non potersi permettere alcuno spostamento dalla zona. E così, chi ha potuto ha concesso ai profughi in fuga dalla guerra in Siria la possibilità di rimanere sulla propria terra. Ovviamente pagando. Aanut, Joun, Koblias. Sono centinaia i piccoli campi in Libano che le autorità definiscono “Informal tent settlement”, numerosi soprattutto nella valle della Bekaa e Monte Libano. Accampamenti sono sorti in case abbandonate, vicino a piccole fabbriche e nei dintorni dei villaggi. Dovunque è stato possibile. Reportage di Marco Negri e Luigi Spera</p>
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