(Damasco) Il numero crescente di matrimoni precoci registrato negli ultimi sette anni fra i rifugiati siriani più vulnerabili ha lanciato un allarme tra le organizzazioni umanitarie e per i diritti civili attive in tutto il mondo. I campi profughi in Libano, Giordania e Turchia sono terreni fertili per migliaia di matrimoni tra bambini, con conseguenze drammatiche a livello sociale e psicologico. Mentre le ragioni alla base di questo grave fenomeno sono molteplici, ad aggravare ulteriormente questo problema è il numero sempre maggiore di divorzi delle spose bambine e l’emergenza del traffico dei bambini, gestito da bande operanti all’interno e all’esterno dei campi profughi.

Sebbene i matrimoni precoci esistessero anche prima dello scoppio della guerra in Siria, avvenuto 8 anni fa, ed erano concentrati per lo più nelle aree rurali isolate, principalmente tra comunità religiose conservative, il numero è aumentato esponenzialmente dall’inizio della guerra. Questo fenomeno ha interessato, soprattutto, le famiglie più colpite fuggite dai loro paesi a causa dei conflitti e le aree controllate da gruppi fanatici islamici: i membri e i leader si vantavano infatti di sposare bambine di 11 anni o persino più giovani, come è stato documentato in zone dell’Iraq e della Siria controllate dall’Isis, dai terroristi di Al Nusra o da gruppi islamici integralisti simili.

Da un sondaggio condotto dall’Unfpa, dall’Università Americana di Beirut e da Sawa for Development and Aid sui rifugiati siriani in Libano, emergono alcuni dati preoccupanti relativi ai matrimoni precoci. L’indagine, effettuata nel 2016, ha riguardato circa 2400 profughi tra donne e ragazze del distretto di Beqa Ovest, e ha evidenziato che più di un terzo delle persone intervistate nella fascia di età compresa tra i 20 e i 24 anni si sono sposate prima di aver compiuto 18 anni.

Tra le ragazze attualmente in età tra i 15 e 17 anni, circa il 24 percento sono sposate. Sebbene le stime siano soggette a variazioni, alcune di queste segnalano che il tasso di matrimoni precoci registrato oggi tra i profughi siriani è quattro volte superiore a quello pre-crisi. Questo dato mostra come spostamenti, instabilità e povertà siano possibili cause dei matrimoni tra bambini.
“Sono convinta che nessuna ragazza dovrebbe sposarsi prima di aver compiuto 18 anni. Ma la realtà è ben diversa,” ha affermato la profuga siriana Iman, una delle rilevatrici del sondaggio. Vedova e unica fonte di sostentamento per la famiglia, ha poi spiegato le tante difficoltà che incontra a mantenere i tre figli e il padre anziano. “Per questo motivo, mio cugino, che ha un cuore d’oro, ha deciso di aiutarci fidanzandosi con mia figlia e supportandoci economicamente,” ha aggiunto. Sua figlia aveva 15 anni.

In modo analogo alla tendenza dilagante di sfruttare il lavoro minorile e la prostituzione durante gli anni di guerre e sfollamenti, i profughi siriani si sposano per sopravvivere, spesso contro la loro volontà. Molti genitori preferiscono far sposare le figlie, mentre quasi il 70% dei bambini profughi siriani lavorano.

Sandy Zakhem è la responsabile di progetto di Tassmim wa Irada (Volontà e Determinazione), un gruppo di avvocati del luogo che forniscono assistenza legale a spose bambine, bambini apolidi e bambini che hanno subito violenze. Essa sostiene che talvolta le famiglie rifugiate fanno sposare le figlie all’età di appena 12 anni per assicurarsi i soldi, ad esempio per pagare l’affitto e il cibo, e per trovare un lavoro al padre.

Il conflitto siriano, scatenatosi nel 2011, ha creato 5,6 milioni di profughi nel Medio Oriente: secondo i dati dell’Unhcr, in Libano sarebbero oltre 950mila i profughi registrati. In Libano, il 29% delle ragazze siriane in età compresa tra i 15 e i 19 anni sono sposate, un numero in aumento secondo i dati del reportage. “I risultati ci ricordano che la situazione dei bambini sta diventando sempre più delicata”, ha affermato Tanya Chapuisat, rappresentante dell’Unicef. “Le famiglie rifugiate ricorrono a comportamenti che pongono i figli di fronte a rischi sempre più pericolosi”, ha dichiarato nel reportage.

Non meno allarmante è la situazione nei campi profughi in Turchia e Giordania. Un piccolo negozio nel campo profughi di Zaatari in Giordania mostra in vetrina abiti da sposa a misura di bambino. In questo campo le bambine siriane rifugiate non ancora tredicenni vengono date in sposa dai genitori. Anche in questa zona, i matrimoni precoci stanno aumentando a un ritmo impressionante tra le comunità di profughi siriani. I genitori vogliono il meglio per le figlie, ma spesso il risultato si rivela il peggio.

Negli ultimi anni sono stati pubblicati numerosi reportage che documentano o addirittura riprendono bambine di appena 13 anni o più giovani nei campi profughi siriani che vengono “vendute” in matrimoni-schiavitù a uomini di 60 o persino 70 anni, in particolare agli arabi dell’Arabia Saudita o di altri paesi del Golfo, dove sposarsi con bambine minorenni rappresenta una perversione comune.

Sebbene i matrimoni precoci costituiscano ormai un fenomeno su scala mondiale, soprattutto nei Paesi del terzo mondo e tra le comunità povere e senza istruzione, il netto aumento del numero di bambine minorenni obbligate a sposarsi nei campi profughi, per ragioni che vanno oltre la loro volontà e il loro controllo, rimane un problema drammatico con un enorme impatto a livello umano.

In mancanza di campagne serie e urgenti volte ad aumentare la consapevolezza tra le comunità di riferimento e senza un cambiamento delle condizioni che hanno portato a questa realtà scandalosa dal punto di vista umano, la situazione è destinata ad aggravarsi ulteriormente per le migliaia di bambine siriane e per quelle che vivranno in futuro il dramma di essere obbligate a un matrimonio che distruggerà per sempre la loro vita.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.