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	<title>Lina Khan Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 08 Oct 2021 22:20:25 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Lina Khan Archives - InsideOver</title>
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		<title>Facebook e il problema della &#8220;dittatura&#8221; degli algoritmi</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/big-tech-facebook-audizioni-congresso-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Oct 2021 04:12:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Senato americano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Zuckerberg-congresso-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Zuckerberg-congresso-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Zuckerberg-congresso-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Zuckerberg-congresso-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Zuckerberg-congresso-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Zuckerberg-congresso-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Zuckerberg-congresso-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Frances Haugen nelle scorse giornate è stata ascoltata dal Congresso Usa sulle sue rivelazioni compiute dapprima da whistleblower del Wall Street Journal e in seguito in prima persona a 60 Minutes sulle presunte condotte scorrette compiute da Facebook, accusata dall&#8217;ex manager del gruppo di Menlo Park di attuare pratiche capaci di porre il profitto sopra la sicurezza degli utenti. L’appuntamento era stato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/big-tech-facebook-audizioni-congresso-usa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/big-tech-facebook-audizioni-congresso-usa.html">Facebook e il problema della &#8220;dittatura&#8221; degli algoritmi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Zuckerberg-congresso-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Zuckerberg-congresso-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Zuckerberg-congresso-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Zuckerberg-congresso-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Zuckerberg-congresso-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Zuckerberg-congresso-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Zuckerberg-congresso-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Frances Haugen </strong>nelle scorse giornate è stata ascoltata dal Congresso Usa sulle sue rivelazioni compiute dapprima da whistleblower del <em>Wall Street Journal </em>e in seguito in prima persona a <em>60 Minutes </em>sulle presunte condotte <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/limpero-sotto-assedio-tutte-le-grane-di-facebook-e-mark-zuckerberg.html" target="_blank" rel="noopener">scorrette compiute da Facebook,</a> accusata dall&#8217;ex manager del gruppo di <strong>Menlo Park </strong>di attuare pratiche capaci di porre il profitto sopra la sicurezza degli utenti.</p>
<p>L’appuntamento era stato fissato per capire se Facebook – che nel suo gruppo include anche Instagram e Whatsapp – è da ritenersi pericoloso e se questa pericolosità può essere neutralizzata. E per permettere alla Haugen di dare continuità di fronte a un decisore pubblico come il Congresso alle dichiarazioni che ha reso da &#8220;talpa&#8221; e poi scoprendosi come l&#8217;informatrice del quotidiano newyorkese nella sua intervista pubblica.</p>
<p>L&#8217;audizione della Haugen di fronte al comitato del Commercio del Senato ha sicuramente mostrato contenuti tutt&#8217;altro che banali, come la spinta dell&#8217;ex product manager a focalizzarsi <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/le-lezioni-securitarie-del-blackout-di-facebook-e-whatsapp.html" target="_blank" rel="noopener">non tanto sui <strong>contenuti </strong>postati da Facebook quanto, piuttosto, sugli algoritmi</a> che governando la scelta di ciò che è mostrato prioritariamente agli utenti.</p>
<p>Nel 2018 la compagnia ha infatti cambiato l&#8217;algoritmo per premiare le <strong>&#8220;menaningful social interaction&#8221;, </strong>promuovendo la costituzione di camere d&#8217;eco per ogni profilo in cui nei feed comparivano con maggior frequenza i post di famigliari, amici, persone di vedute simili. Ma questo, come fatto notare dal cofondatore di BuzzFeed Jonah Peretti, ha favorito lo scaricamento di tensioni e rabbia sociale dentro al social di Menlo Park. Analogamente, la Haugen ha denunciato Instagram di promuovere un algoritmo che genera ansia e depressione tra le persone di età adolescenziale, ragazze in testa, creando standard iconografici e modelli estetici problematici e dinamiche competitive.</p>
<p><a href="https://www.ft.com/content/2dbf79af-6dc5-4c98-90f0-af396c13e3ad" target="_blank" rel="noopener">Tutto questo è stato ripetuto dalla Haugen di fronte ai senatori;</a> i legislatori hanno senz&#8217;altro preso nota, ascoltato quella che è sembrata a molti una sceneggiatura da serie Tv, con l&#8217;informatore segreto che passa in pochi giorni dal disvelamento della sua identità ai banchi dell&#8217;audizione politica <a href="https://www.msnbc.com/opinion/facebook-whistleblower-frances-haugen-gave-congress-road-map-n1280873" target="_blank" rel="noopener">e il &#8220;cattivo&#8221; di turno, Mark Zuckerberg,</a> tornare sul banco degli imputati. La problematicità dello strapotere del big tech, lo abbiamo ripetuto più volte, è una sfida sistemica per le nazioni avanzate e le democrazie contemporanee, senz&#8217;altro. Ma a cosa possono portare queste audizioni-fiume?</p>
<p>Negli ultimi quattro anni il Congresso Usa ha avuto per ben sette volte in audizione Zuckerberg e per diverse volte gli altri big della tecnologia, da Jeff Bezos a Sundar Pichai di Google. L&#8217;audizione della Haugen non fa che confermare lo iato che esiste tra una tecnologia che gli <strong>Usa mantengono come &#8220;proprietaria&#8221;, </strong>perché generata con i fondi e il sostegno delle istituzioni del governo federale, e lo sfruttamento a fini privati e commerciali. Ma dalla lunga serie di audizioni, interventi pubblici, appelli e richieste di chiarimento al big tech, a conti fatti, è sempre emerso ben poco in materia di tutela dei consumatori e dei cittadini statunitensi. Gli Usa non si sono dotati di un apparato analogo al <a href="https://it.insideover.com/economia/lautogol-di-whatsapp-e-facebook-sulla-privacy.html" target="_blank" rel="noopener">Gdpr europeo, ad esempio</a>, e questo è verificabile navigando su un qualsiasi sito d&#8217;informazione d&#8217;oltre Atlantico e analizzare le avvertenze che essi segnalano in entrata.</p>
<p><strong>Facebook </strong>in quest&#8217;ottica porta all&#8217;estremo la visibilità del problema del big tech con il dominio degli algoritmi sui trend di interazione e consumo, ma non sembra che le parole della Haugen siano destinate a produrre conseguenze legislative sul breve periodo. E del resto, non si capisce perché un&#8217;audizione dovrebbe produrre più dibattito mediatico e politico delle cinque <strong><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/tra-lina-khan-e-il-big-tech-usa-e-gia-braccio-di-ferro.html" target="_blank" rel="noopener">proposte di legge bipartisan</a> </strong>sul regolamento del big tech &#8220;benedette&#8221; dalla giovane presidente dell&#8217;Antitrust Usa <strong><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/tra-lina-khan-e-il-big-tech-usa-e-gia-braccio-di-ferro.html" target="_blank" rel="noopener">Lina Khan</a> </strong>e languenti al Congresso dall&#8217;estate. O perché ci si debba sorprendere del fatto che siano gli algoritmi il vero oggetto del contendere.</p>
<p>Lo si poteva comprendere benissimo pensando al caso dei <a href="https://it.insideover.com/economia/il-caso-amazon-le-conseguenze-del-dominio-dellalgoritmo-sulluomo.html" target="_blank" rel="noopener">dipendenti di Amazon</a> schiacciati nei magazzini e nelle consegne dal &#8220;Grande Fratello&#8221; che ne contingenta i tempi; <a href="https://it.insideover.com/economia/candido-nel-xxi-secolo-gli-invisibili-vittima-del-dominio-della-tecnologia.html" target="_blank" rel="noopener">all&#8217;annosa problematica dei <strong>rider, </strong>simbolo</a> dei problemi della gig economy al servizio di piattaforme normate da algoritmi di domanda e offerta; ai problemi della <strong>distopia digitale </strong>che, dal welfare alla giustizia, in diversi casi stanno emergendo quando <a href="https://it.insideover.com/economia/la-distopia-digitale-quando-gli-algoritmi-affondano-il-welfare.html" target="_blank" rel="noopener">gli algoritmi sostituiscono il fattore umano nella decisione riguardo a date questioni sociali.</a> Accusare di queste pratiche il solo Zuckerberg sarebbe riduttivo. E del resto ogni decisione sul big tech, dalla sacrosanta battaglia per la privacy alla possibilità di uno scorporo dei suoi colossi, non potrà aver seguito reale senza una decisione sistemica sui veri <strong>determinanti di fondo </strong>della potenza dei campioni del digitale: l&#8217;assenza di veri argini etici e &#8220;umanistici&#8221; agli algoritmi, sulla cui pervasività si fondano i successi economici e d&#8217;immagine delle aziende del settore.</p>
<p>Come ha fatto<a href="https://www.internazionale.it/opinione/evgeny-morozov/2021/06/02/privacy-alphabet" target="_blank" rel="noopener"> notare su <em>Internazionale </em>il sociologo <strong>Evgeny Morozov, </strong>il</a> problema di fondo sulle aziende del big tech è  &#8220;la presa monopolistica che esercitano sulla nostra immaginazione che costituisce il problema più grande per la democrazia. Ed è solo redistribuendo questa immaginazione, invece di ricorrere a un soluzionismo di facciata, che possiamo sperare di contenerli&#8221;. Una via che nemmeno le dichiarazioni della stessa Haugen, che presuppongono una soluzione in grado di essere realizzata all&#8217;interno di colossi come Facebook, o le conclusioni di diverse audizioni politiche sembrano essere in grado di indicare affinché si possa concretizzare.</p>
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		<title>Tra Lina Khan e il big tech Usa è già braccio di ferro</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/tra-lina-khan-e-il-big-tech-usa-e-gia-braccio-di-ferro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jul 2021 15:15:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Lina-Khan-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Lina-Khan-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Lina-Khan-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Lina-Khan-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Lina-Khan-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Lina-Khan-la-presse-1536x1025.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Lina-Khan-la-presse-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lina Khan si è appena insediata alla guida della Federal Trade Commission (Ftc) ma la sua nomina ad opera del presidente Joe Biden ha già prodotto effetti interessanti. L&#8217;avanzata delle proposte favorevoli a una regolamentazione del potere di mercato del big tech, culminate nel deposito di cinque progetti di legge bipartisan al Congresso, e la chiamata dell&#8217;agguerrita 32enne &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/tra-lina-khan-e-il-big-tech-usa-e-gia-braccio-di-ferro.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/tra-lina-khan-e-il-big-tech-usa-e-gia-braccio-di-ferro.html">Tra Lina Khan e il big tech Usa è già braccio di ferro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Lina-Khan-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Lina-Khan-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Lina-Khan-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Lina-Khan-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Lina-Khan-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Lina-Khan-la-presse-1536x1025.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Lina-Khan-la-presse-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/che-cosa-teme-il-big-tech-dallantitrust-usa.html" target="_blank" rel="noopener">Lina Khan</a> </strong>si è appena insediata alla guida della Federal Trade Commission (Ftc) ma la sua nomina ad opera del presidente <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener">Joe Biden</a> </strong>ha già prodotto effetti interessanti. L&#8217;avanzata delle proposte favorevoli a una regolamentazione del potere di mercato del big tech, culminate nel deposito di <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/la-nuova-iniziativa-bipartisan-negli-usa-contro-il-big-tech.html" target="_blank" rel="noopener">cinque progetti di legge bipartisan</a> al Congresso, e la chiamata dell&#8217;agguerrita 32enne docente alla Columbia University alla guida dell&#8217;antitrust Usa ha creato un combinato disposto interessante. In sostanza la politica statunitense, che sino ad ora aveva incardinato il big tech nelle coordinate strategiche e &#8220;geopolitiche&#8221; ottimali per renderlo funzionale ai suoi progetti su scala globale, aumenta la pressione anche laddove prima alle multinazionali della Silicon Valley era lasciato campo libero, ovvero sul fronte economico-finanziario.</p>
<p>Un primo, duplice effetto la nomina di Khan l&#8217;ha generato. Da un lato, si è rotto il fronte compatto del big tech, che nell&#8217;adattamento alla nuova, prevista ondata regolatoria è andato in ordine sparso. Pensiamo solo all&#8217;atteggiamento tenuto dai quattro player principali. <strong>Amazon </strong>ha caricato a testa bassa la giovane accademica, che proprio con ricerche critiche del metodo di oligopolio (o di vero e proprio monopolio integrato) costruito dal colosso di Seattle ha costruito, da giovane studentessa di legge, la sua fama. Arrivando a proporre a Biden di ritirare la nomina della Khan, ritenuta paziale e non <em>super partes. </em>“Lasciatemi prima dire che non ho alcun conflitto finanziario o relazione personale che sia la base per l’elusione ai sensi della legge federale sull’etica&#8221; è stata la risposta, diretta, della Khan.</p>
<p>Più sotto traccia, invece, la mossa di <strong>Mark Zuckerberg, </strong>che non ha portato il suo impero social costituito da Facebook, Instagram e WhatsApp a prendere una posizione chiara. Pago del fatto che una corte federale statunitense abbia respinto per mancanza di prove l’azione antitrust avviata dalla Federal Trade Commission  e da 46 Stati americani su 50 contro il suo gruppo, Facebook cerca di consolidarsi in attesa degli eventi.</p>
<p>A mostrare le maggiori inquietudini sono state invece <strong>Google e Microsoft</strong>. I colossi del tech Usa sono ben più indiziabili rispetto al gruppo di Zuckerberg di azioni potenzialmente lesive dei regolamenti antitrust: Windows e Android, i loro sistemi operativi, alimentano il 75% dei servizi digitali legati a dispositivi mobili nel mondo e tra i due gruppi da tempo era in vigore un vero e proprio <strong>patto di non aggressione </strong>funzionale a creare una governance comune degli applicativi e una competizione &#8220;temprata&#8221; che chiudesse le porte a ogni potenziale nuovo entrante, fatta salva la consolidata nicchia in mano ad Apple e iOS. Ebbene, nota <em>Formiche, </em>è interessante la notizia recentemente riportata dal <em>Financial Times</em> secondo cui Mountain View e il gruppo fondato da Bill Gates &#8220;non rinnoveranno il curioso patto di non belligeranza che avevano stipulato nel 2015 per chiudere una travagliatissima battaglia legale ed evitare di continuare a denunciarsi a vicenda. Il patto prevedeva che le due compagnie risolvessero internamente le eventuali diatribe ai più alti livelli&#8221;, senza coinvolgere i tribunali. Paradossalmente, tornare a mostrarsi reciprocamente la <strong>faccia feroce </strong>delle cause giudiziarie può evitare di incorrere nella futura scure dell&#8217;Antitrust.</p>
<p>Ancor prima di aver avviato le sue prime indagini, l&#8217;Antitrust a guida Khan sta già diventando un attore politico rilevante nel contesto a stelle e strisce. La notizia più importante è che, dopo la pandemia, la crisi economica e la fase di transizione apertasi, anche negli Stati Uniti molti dogmi riguardo l&#8217;inviolabilità dei colossi del digitale, &#8220;vincitori&#8221; della <strong>fase di crisi, stanno iniziando a franare</strong>. Anche il <strong>Partito Repubblicano, </strong>dall&#8217;opposizione al governo Biden, sta preparando mosse che vanno nella direzione della nuova stretta contro lo strapotere del Big Tech: Brendan Carr, commissario della Commissione federale per le comunicazioni (Fcc), propone una tassa fissa sulle aziende del digitale volto a finanziare un programma nazionale per potenziare l&#8217;accesso a Internet in modo tale che questi costi non ricadano esclusivamente su una parte delle bollette pagate ogni mese dai cittadini statunitensi. Il mondo è in movimento e il big tech si trova nella difficile situazione di avere poche armi di <strong>lobbying </strong>a sua disposizione: il terreno sembra propizio per aprire la discussione sui progetti di legge bipartisan che possono cambiare definitivamente i rapporti tra la politica Usa e i poteri della tecnologia.</p>
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		<title>Che cosa teme il big tech dall&#8217;antitrust Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/che-cosa-teme-il-big-tech-dallantitrust-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jun 2021 16:11:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/12814331_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/12814331_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/12814331_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/12814331_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/12814331_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/12814331_large-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/12814331_large-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel 2017 sulle pagine dello Yale Law Journal apparve un ampio e dettagliato articolo di una giovane studentessa destinato a far discutere notevolmente sul tema della regolamentazione dei grandi potentati tecnologici statunitensi. Amazon&#8217;s Antitrust Paradox, l&#8217;articolo firmato dalla 28enne Lina Khan, aprì un ampio dibattito sulle modalità con cui le autorità federali avrebbero potuto regolamentare attivamente il potere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/che-cosa-teme-il-big-tech-dallantitrust-usa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/che-cosa-teme-il-big-tech-dallantitrust-usa.html">Che cosa teme il big tech dall&#8217;antitrust Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/12814331_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/12814331_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/12814331_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/12814331_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/12814331_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/12814331_large-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/12814331_large-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nel 2017 sulle pagine dello <strong>Yale Law Journal </strong>apparve un ampio e dettagliato articolo di una giovane studentessa destinato a far discutere notevolmente sul tema della regolamentazione dei grandi <strong>potentati tecnologici </strong>statunitensi. <a href="https://www.yalelawjournal.org/pdf/e.710.Khan.805_zuvfyyeh.pdf" target="_blank" rel="noopener"><i>Amazon&#8217;s Antitrust Paradox</i></a>, l&#8217;articolo firmato dalla 28enne <strong>Lina Khan, </strong>aprì un ampio dibattito sulle modalità con cui le autorità federali avrebbero potuto regolamentare attivamente il potere di mercato delle multinazionali tecnologiche e i loro rapporti con l&#8217;economia nazionale. La Khan, in questo articolo, sottolineava come il metodo tradizionale di minimizzazione dei costi per i consumatori non potesse funzionare di fronte a colossi <a href="https://it.insideover.com/economia/il-caso-amazon-le-conseguenze-del-dominio-dellalgoritmo-sulluomo.html" target="_blank" rel="noopener">come Amazon,</a> capaci di controllare la componente materiale e digitale di un dato servizio (in questo caso la logistica e il trasporto di beni), e che per frenare tendenze al compattamento dei mercati nelle mani di pochi colossi fosse necessario riscoprire le antiche pratiche dell&#8217;<strong>antitrust </strong>tradizionale.</p>
<p>Quattro anni dopo, nella giornata del 16 giugno scorso, la Khan è stata investita dal presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Joe Biden </strong></a>della guida della Federal Trade Commission, l&#8217;autorità antitrust Usa di cui era stata scelta come uno dei cinque membri il <a href="https://www.theverge.com/2021/3/22/22321092/lina-khan-ftc-tech-antitrust-law-regulation-amazon" target="_blank" rel="noopener">22 marzo 2021,</a> a poche ore dalla conferma da parte del Senato <a href="https://www.theverge.com/2021/6/15/22527709/lina-khan-ftc-commissioner-competition-facebook-amazon-google-apple" target="_blank" rel="noopener">della sua nomina.</a> La carriera della Khan è stata fulminante e degna di nota: divenuta dopo la laurea professoressa associata di Legge alla Columbia Law School, si trova a soli 32 anni a dirigere una strategica autorità federale su diretta indicazione del presidente. E la sua nomina mostra appieno quali possano essere i <strong>timori </strong>del big tech per la nuova fase che si va aprendo negli Usa.</p>
<p>Le aziende del big tech temono in primo luogo che ad esse si possa applicare la tradizionale legge dell&#8217;antitrust: scorporare i colossi del mercato quando la loro posizione inizia a farsi predominante e ad ostacolare sia la libera concorrenza tra imprese sia i diritti dei cittadini a veder rispettate le loro prerogative, la loro privacy, la propria autonomia di consumo. In sostanza, che venga ribaltato il canone tipico negli Usa <a href="https://it.insideover.com/politica/reagan-biden-stato-economia-usa.html" target="_blank" rel="noopener">dall&#8217;<strong>era Reagan </strong>in avanti</a>, che ha portato la Ftc più volte a deliberare sulle fusioni solo partendo da giudizi legati all&#8217;efficienza di costo. Khan,<a href="https://www.lavoce.info/archives/87941/cambio-di-rotta-nella-politica-della-concorrenza-usa/" target="_blank" rel="noopener"> nota <em>La Voce</em></a><em>, </em>sostiene che &#8220;proteggere i consumatori richiede di guardare non solo ai prezzi, ma anche alla qualità e alla varietà dei prodotti offerti e all’innovazione&#8221;. Paradigmatico è proprio il caso di Amazon, al centro dell&#8217;analisi che ha fatto decollare la sua carriera. Il colosso di Seattle &#8220;è al contempo una piattaforma di marketing, una rete logistica e di consegne, un fornitore di servizi a pagamento, una piattaforma per aste, un editore, un produttore di film e serie televisive, e così via. I rivali di Amazon sono spesso, nello stesso tempo, suoi clienti. Amazon guadagna anche quando compete e può sempre favorire i suoi prodotti rispetto a quelli dei concorrenti&#8221;, e questo è un cortocircuito per le regole del mercato.</p>
<p>In secondo luogo, Amazon, Apple, Google, Facebook e gli altri potentati temono che il <strong>governo Usa </strong>possa costringerli a scelte a cui non possono in alcun modo derogare, essendo il legame con gli apparati federali delle aziende della Silicon Valley e del resto del big tech fondamentale per i loro successi commerciali e la loro proiezione globale. Un maggior controllo sulla gestione dei dati, ad esempio, rafforzerebbe il potere di condizionamento degli apparati federali, che hanno arruolato le aziende tecnologiche puntando sulla fedeltà di bandiera e i lauti contratti stipulati con esse.</p>
<p>Infine, il Big Tech è spaventato dalla possibilità che uno smantellamento delle <strong>economie di scala </strong>create nel quadro dell&#8217;integrazione dei servizi e delle reti tecnologiche e fisiche costruite per la loro erogazione crei, a cascata, una diminuzione del valore delle sue entrate, delle ricadute fiscali e di conseguenza dei rendimenti azionari e degli utili. Questo è forse il più interessante punto di caduta della questione della regolamentazione del big tech, fattispecie che va via via prendendo piede nel dibattito oltre Atlantico: a essere sotto indagine è in sostanza un metodo di fare business proprio del big tech che si è consolidato negli anni sulla scia di un clima economico-finanziario, politico e sociale favorevole. Ma che sul lungo periodo si è mostrato estremamente carico di <strong>esternalità negative </strong>non catturabili dagli indubbi risultati in termini di valore aggiunto, Pil e creazione di benessere (invero spesso concentrato in poche mani) che le aziende tecnologiche hanno conquistato. Un tema su cui la politica americana discute con forza. E su cui è pronta ad agire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/che-cosa-teme-il-big-tech-dallantitrust-usa.html">Che cosa teme il big tech dall&#8217;antitrust Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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