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	<title>John McCain Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 23 Apr 2026 14:00:21 +0000</lastBuildDate>
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	<title>John McCain Archives - InsideOver</title>
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		<title>Fratelli d&#8217;Italia scarica il figlio di Palhavi ma spinge per un gruppo eversivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 14:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/maryam-rajavi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/maryam-rajavi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/maryam-rajavi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/maryam-rajavi-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/maryam-rajavi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/maryam-rajavi-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/maryam-rajavi-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Scaricare Ciro Pahlavi e sostenere i "mujaeddin del popolo", per molto anni qualificati come organizzazione terrorista? Succede anche questo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/fratelli-ditalia-scarica-il-figlio-di-palhavi-ma-spinge-per-un-gruppo-eversivo.html">Fratelli d&#8217;Italia scarica il figlio di Palhavi ma spinge per un gruppo eversivo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/maryam-rajavi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/maryam-rajavi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/maryam-rajavi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/maryam-rajavi-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/maryam-rajavi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/maryam-rajavi-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/maryam-rajavi-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una delle dichiarazioni più bizzarre, almeno all&#8217;apparenza, partorite dal <strong>governo Meloni</strong> in politica estera in questi giorni arriva da un senatore di <strong>Fratelli d&#8217;Italia</strong>. È scatenata dalle vacanze romane <a href="https://it.insideover.com/politica/pahlavi-e-non-solo-i-molti-fronti-dellopposizione-iraniana.html" type="link" id="https://it.insideover.com/politica/pahlavi-e-non-solo-i-molti-fronti-dellopposizione-iraniana.html">del figlio dell&#8217;ultimo Scià</a>, e riapre una discussione su chi debba essere l&#8217;interlocutore dell&#8217;opposizione iraniana, potenzialmente scatenando anche una piccola crisi diplomatica nella maggioranza. Qualche giorno fa è uscito allo scoperto il senatore <strong>Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata</strong>, un tempo vicino ai <strong>Radicali</strong>, poi ministro degli Esteri nel governo <strong>Monti</strong> e oggi plenipotenziario di incarichi e commissioni straordinari, con un <a href="https://x.com/GiulioTerzi/status/2044287805455471024" type="link" id="https://x.com/GiulioTerzi/status/2044287805455471024">post</a> su X (un tempo chiamato Twitter). Lì definisce <strong>Pahlavi Jr.</strong> un &#8220;autocandidato Scià figlio&#8221; e ricorda il sistema repressivo del padre, un monarca che scatenò la polizia torturatrice del <strong>Savak</strong> contro l&#8217;opposizione. Argomenti, inutile rimarcarlo, che in questi mesi sono stati patrimonio della diaspora iraniana democratica e della sinistra antimperialista.</p>



<p>Una botta di realismo e verità storica, in un mese di ridimensionamento del melonismo trumpiano? Non è così semplice. Si dà il caso che in questi mesi <strong>Terzi</strong> e <strong>Fratelli d&#8217;Italia</strong> abbiano dato ampia visibilità a un&#8217;altra esponente dell&#8217;opposizione iraniana: <strong>Maryam Rajavi</strong>, un&#8217;anziana signora rappresentante ed erede dei <strong>Mujahedeen-e Khalq</strong>, &#8220;i mujahiddin del popolo&#8221; (da qui in poi <strong>Mek</strong>), presentandola come <strong>l&#8217;unica voce degna di essere ascoltata</strong> e complimentandosi con la sua «leadership».</p>



<p>Peccato che il <strong>Mek</strong>, <a href="https://x.com/arash_tehran" type="link" id="https://x.com/arash_tehran">scrive</a> uno storico rispettabile come <strong>Arash Azizi</strong> (Yale, <em>The Atlantic</em>), sia un <strong>«culto squilibrato che non rappresenta nessuno se non i propri membri (meno dell&#8217;1% degli iraniani)»</strong>. E se la pretesa di <strong>Pahlavi Jr.</strong> di essere il leader della transizione si è dimostrata priva di fondamento, il <strong>Mek</strong> è decisamente messo peggio. Durante la guerra Iraq-Iran si schierò con l&#8217;Iraq e perse qualunque sostegno in patria. Da allora ha assunto tratti sempre più estremi, antipopolari ed eversivi.</p>



<p>Non è un caso che il <strong>Mek</strong> sia stato designato come <strong>&#8220;organizzazione terrorista&#8221; per oltre un decennio da Stati Uniti e dall&#8217;Unione Europea</strong>. Non è nemmeno un caso che quella designazione sia stata eliminata a partire dal 2009, in occasione delle proteste antiregime degli iraniani di allora, quando l&#8217;élite politica clintoniano-bushista decise di investirci come possibile alternativa agli ayatollah. Figure come <strong>Rudy Giuliani</strong>, <strong>Mike Pompeo</strong> e <strong>John McCain</strong> hanno sostenuto o ricevuto soldi dal <strong>Mek</strong>. Un ex membro del gruppo raccontò come l&#8217;11 settembre 2001, in uno dei campi di rieducazione con tratti maoisti, si festeggiò l&#8217;attacco alle Torri Gemelle tra applausi, musica e dolci.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fazioni che si odiano tra loro</h2>



<p>Quella iraniana è una società straordinariamente variegata, con colori politici d&#8217;ogni tipo: pro regime, monarchici, pro Israele, marxisti, ecc. Ma se c&#8217;è una cosa su cui la stragrande maggioranza concorda è che <strong>il Mek on è un «movimento di resistenza», bensì una setta disprezzata</strong>. Eppure abbiamo visto in questi mesi il <strong>Mek</strong> in Parlamento, senza che nessun grande media approfondisse, mentre riviste glamour presentavano <strong>Rajavi</strong> come figura prestigiosa senza spiegarne le origini.</p>



<p>Dall&#8217;altra parte, anche <strong>Pahlavi</strong> è stato ricevuto alla Camera dei deputati: non era una visita di Stato, ci mancherebbe, ma un incontro organizzato da alcuni parlamentari di <strong>Forza Italia</strong> e <strong>Fratelli d&#8217;Italia</strong> che ha finito per diventare un caso politico. Scaricato da <strong>Donald Trump</strong>, <strong>Pahlavi</strong> trova un <strong>Daniele Capezzone</strong>, ex <strong>Radicali</strong> anche lui, che lo chiama «principe» mentre lo intervista senza la minima contestazione. Il cimitero degli elefanti italiano è generoso: <strong>Maurizio Molinari</strong> su <strong><em>Repubblica</em></strong> e <strong>Cinque minuti</strong> da <strong>Bruno Vespa</strong> gli lasciano usare toni manichei e <a href="https://x.com/Maumol/status/2044669820419854715" type="link" id="https://x.com/Maumol/status/2044669820419854715">squinternati</a>. Il regime degli ayatollah sarebbe &#8220;sull&#8217;orlo del collasso&#8221; e le recenti operazioni militari occidentali sarebbero una sorta di <strong>&#8220;intervento di soccorso umanitario&#8221; per un popolo in ostaggio</strong>, con l&#8217;Iran paragonato alla Germania nazista. Se è difficile per i Paesi occidentali scegliere con chi parlare quando si immagina un futuro dopo il regime iraniano, nella Penisola parlano tutti i peggiori.</p>



<p>Ma forse sarebbe meglio prendere sul serio questa pantomima, perché la bizzarria dell&#8217;uscita di <strong>Terzi di Sant&#8217;Agata</strong> è solo apparente: è chiaro a questo punto che una parte del governo <strong>Meloni</strong>, o almeno di <strong>Fratelli d&#8217;Italia</strong>, abbia interesse a <strong>promuovere il Mek come unica alternativa per l&#8217;opposizione iraniana</strong>, nell&#8217;ignoranza generale. Adottando, per lo scopo, persino formule demolitorie contro quello stesso <strong>Pahlavi</strong> idolatrato nelle manifestazioni italiane del <strong>Terzo Polo</strong> e accolto con riverenza dal nostro mainstream.</p>



<p>Roma non sa a quale leader dell&#8217;opposizione dare visibilità, ma in ogni caso finisce per <strong>&#8220;tifare&#8221; in una competizione interna tra fazioni che spesso si detestano tra loro quanto detestano il regime di Teheran</strong>.</p>



<p></p>



<p></p>



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<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/fratelli-ditalia-scarica-il-figlio-di-palhavi-ma-spinge-per-un-gruppo-eversivo.html">Fratelli d&#8217;Italia scarica il figlio di Palhavi ma spinge per un gruppo eversivo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>&#8220;È solo una pompa di benzina&#8221;. Quelle parole di McCain sulla Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/e-solo-una-pompa-di-benzina-quelle-parole-di-mccain-sulla-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2022 12:23:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220406141854110_59c529c794178b355ab982f93466c858-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220406141854110_59c529c794178b355ab982f93466c858-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220406141854110_59c529c794178b355ab982f93466c858-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220406141854110_59c529c794178b355ab982f93466c858-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220406141854110_59c529c794178b355ab982f93466c858-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220406141854110_59c529c794178b355ab982f93466c858-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220406141854110_59c529c794178b355ab982f93466c858-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;La Russia di Putin è una pompa di benzina in bancarotta gestita da una mafia&#8221;. Ad affermarlo, sulle colonne del Wall Street Journal, è il dissidente russo e campione di scacchi, Garry Kasparov. Dichiarazioni forti anche se, come ricorda Luciano Capone su Il Foglio, in realtà, la definizione della Russia come di una &#8220;gas station&#8221; &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/e-solo-una-pompa-di-benzina-quelle-parole-di-mccain-sulla-russia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/e-solo-una-pompa-di-benzina-quelle-parole-di-mccain-sulla-russia.html">&#8220;È solo una pompa di benzina&#8221;. Quelle parole di McCain sulla Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220406141854110_59c529c794178b355ab982f93466c858-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220406141854110_59c529c794178b355ab982f93466c858-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220406141854110_59c529c794178b355ab982f93466c858-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220406141854110_59c529c794178b355ab982f93466c858-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220406141854110_59c529c794178b355ab982f93466c858-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220406141854110_59c529c794178b355ab982f93466c858-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220406141854110_59c529c794178b355ab982f93466c858-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>&#8220;La Russia di Putin è una pompa di benzina in bancarotta gestita da una mafia&#8221;. Ad affermarlo, sulle colonne del <em>Wall Street Journal</em>, è il dissidente russo e campione di scacchi, Garry Kasparov. Dichiarazioni forti anche se, come ricorda Luciano Capone su <em>Il Foglio</em>, in realtà, la definizione della Russia come di una &#8220;gas station&#8221; non è nuova. Il primo a evocare questa immagine fu il senatore repubblicano dell&#8217;Arizona <strong>John McCain</strong> nel 2014 quando, a proposito dell&#8217;inizio della crisi in Ucraina, disse al Senato: &#8220;Non ho illusioni o preoccupazioni per il futuro a lungo termine della Russia. La Russia ora è una pompa di benzina mascherata da Paese&#8221;. Già all&#8217;epoca, il senatore neocon, sosteneva l&#8217;adozione di sanzioni più dure nei confronti della Federazione russa e il suo isolamento a livello internazionale.</p>
<h2>Quando McCain chiedeva di sanzionare e isolare la Russia</h2>
<p>In un articolo pubblicato sul <em><a href="https://www.nytimes.com/2014/03/15/opinion/mccain-a-return-to-us-realism.html">New York Times</a>, </em>a seguito del colpo di stato di Euromaidan e della guerra nel Donbass, McCain, criticando l&#8217;ex presidente Barack Obama, affermava che gli Stati Uniti devono &#8220;<span style="font-size: 1rem;">lavorare con i nostri alleati per sostenere l&#8217;Ucraina, rassicurare gli amici nell&#8217;Europa orientale e negli Stati baltici, mostrare a Putin un fronte forte e unito e impedire che la crisi peggiori&#8221;. </span><span style="font-size: 1rem;">Questo, sottolineava, &#8220;non significa un&#8217;azione militare contro la Russia. </span><span style="font-size: 1rem;">Ma dovrebbe significare sanzionare i funzionari russi, isolare la Russia a livello internazionale e aumentare la presenza militare e le esercitazioni della Nato sulla sua frontiera orientale&#8221;. Il senatore, nemico giurato di Donald Trump, spiegava che &#8220;dobbiamo fare tutto il possibile per dimostrare che la marea della storia è con l&#8217;Ucraina, che i valori politici dell&#8217;Occidente, e non quelli di una cleptocrazia imperiale, sono la speranza di tutte le nazioni&#8221;. </span>Come osserva <em>Il Foglio</em>, tuttavia, nel 2015 la Russia entrò in recessione per il crollo del prezzo del petrolio: ora il prezzo del greggio è ai massimi storici e questo assicura a Putin un flusso consistente di valuta forte, tale da far sopportare le sanzioni. Adottare sanzioni più dure avrebbe costretto il presidente russo a rivedere la sua strategia?</p>
<hr />
<ul>
<li><strong><a href="https://bit.ly/3x1RWGe">L&#8217;ombra dei ceceni sul massacro di Bucha</a></strong></li>
<li><strong><a href="https://bit.ly/3KdQmof">La presunta stanza della tortura </a></strong></li>
<li><strong><a href="https://bit.ly/3NOcHuY">Chi sono i soldati russi accusati della strage </a></strong></li>
</ul>
<h2><span style="font-family: 'TT Travels', sans-serif; font-size: 1.8rem;">Chi era John McCain</span></h2>
<p>Non è un segreto che John McCain, morto per un male incurabile nel 2018, un tempo convinto &#8220;realista&#8221;, si sia convertito al neoconservatorismo negli anni&#8217;90 e all&#8217;interventismo militare nel nome della leadership statunitense e dell&#8217;egemonia liberale. O meglio, furono i neocon come <strong>Paul Wolfowitz</strong> ad avvicinarsi a McCain negli anni &#8217;90, quando sostennero l&#8217;intervento americano nei Balcani. Proprio nel 1999, McCain tenne un discorso alla Kansas State University in cui parlò del &#8221; conservatorismo della grandezza nazionale&#8221;, sostenendo: &#8220;Gli Stati Uniti sono la nazione indispensabile perché abbiamo dimostrato di essere la più grande forza di bene nella storia umana&#8221;. Sostenne inoltre che gli Stati Uniti avrebbero dovuto avere &#8220;tutte le intenzioni di continuare a usare il nostro primato negli affari mondiali a beneficio dell&#8217;umanità&#8221;. Era il Destino Manifesto. Da allora, McCain è diventato il più importante sostenitore dell&#8217;interventismo a stelle strisce, dall&#8217;Iraq alla Libia, passando per la Georgia. Nel 2008, infatti, quando Putin attaccò il Paese dove nacque Joseph Stalin, il senatore McCain, allora candidato alle elezioni presidenziali contro Barack Obama, <a href="https://www.theguardian.com/world/2008/aug/11/johnmccain.barackobama">affermò che il ritardo della Nato</a> nell&#8217;accettare la Georgia nell&#8217;alleanza incoraggiò la Russia a perseguire un&#8217;azione militare contro il suo vicino.</p>
<h2>Il sostegno (armato) all&#8217;Ucraina</h2>
<p>I Paesi ex sovietici e l&#8217;Ucraina, in particolare, sono sempre stati un pallino del senatore neocon. Nel gennaio 2017, Lindsey Graham, John McCain e la senatrice Amy Klobuchar, democratica del Minnesota, <a href="https://www.politico.eu/article/us-senators-praise-ukrainian-marines-slam-vladimir-putin-russia-john-mccain-lindsey-graham/">viaggiarono in tutta l&#8217;ex Unione Sovietica</a> nel tentativo di rassicurare gli alleati degli Stati Uniti, in particolare i Paesi baltici e l&#8217;Ucraina, che il Congresso Usa era impegnato a favore della Nato e a proteggere i membri dell&#8217;alleanza transatlantica dalla Federazione Russa. &#8220;Ammiro il fatto che combatterete per la vostra patria&#8221;, disse Graham alla 36a brigata marina ucraina nella città di Shyrokyne, a circa quattro chilometri dalla linea di contatto, secondo <a href="https://youtu.be/5Eds-8P0VfA?t=1m10s" target="_blank" rel="noopener">un video diffuso</a> dalla presidenza ucraina. Presente anche l&#8217;ex presidente, Petro Poroshenko. Emblematiche, in quell&#8217;occasione, le parole di McCain. &#8220;Credo che vincerete. Sono convinto che vincerete e faremo tutto il possibile per fornirvi ciò di cui avete bisogno per vincere. Vi ringrazio, il mondo sta guardando perché non possiamo permettere a Vladimir Putin di avere successo qui perché se ci riesce qui, avrà successo in altri Paesi&#8221;.</p>
<p>La pressione di McCain e Graham sull&#8217;amministrazione americana qualche risultato l&#8217;ha però dato. Come riporta un&#8217;inchiesta di <a href="https://theintercept.com/2022/03/10/ukraine-russia-nato-weapons/?utm_medium=email&amp;utm_source=The%20Intercept%20Newsletter"><em>The Intercept, </em></a>durante i suoi due mandati, l’amministrazione Obama si è dimostrata restia a fornire a Kiev armi letali, con il timore che tale mossa avrebbe provocato il presidente russo, Vladimir Putin. Anche dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014, il presidente Barack Obama ha mantenuto questa posizione, sebbene la sua amministrazione abbia fornito all’Ucraina una serie di altri servizi militari e di intelligence non letali, compreso l’addestramento. Quella posizione è cambiata sotto il presidente Donald Trump, quando Washington<strong> ha iniziato a destinare a Kiev</strong> un flusso relativamente modesto di spedizioni di armi. Supporto che è costantemente aumentato fino all’entrata in carica di Joe Biden, che ha subito avviato un deciso aumento della spesa militare destinata a Kiev. Chissà cosa penserebbe il defunto senatore John McCain. Molto probabilmente consiglierebbe all&#8217;amministrazione Biden di mostrare il pugno duro con la Russia, con conseguenze difficilmente prevedibili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/e-solo-una-pompa-di-benzina-quelle-parole-di-mccain-sulla-russia.html">&#8220;È solo una pompa di benzina&#8221;. Quelle parole di McCain sulla Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quando McCain mise in guardia i Repubblicani da Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/quando-mccain-mise-in-guardia-i-repubblicani-da-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jan 2021 19:11:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Repubblicano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="626" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/John-McCain-La-Presse-e1610219436203.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="John McCain La Presse" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/John-McCain-La-Presse-e1610219436203.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/John-McCain-La-Presse-e1610219436203-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/John-McCain-La-Presse-e1610219436203-1024x458.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/John-McCain-La-Presse-e1610219436203-768x343.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Nelle ultime ore concitate della storia americana emerge costantemente dal dimenticatoio politico, nel quale lo si era frettolosamente derubricato, la figura del senatore John McCain scomparso due anni fa per un tumore cerebrale. Conservatore, Repubblicano ma nemico giurato di Trump. Il veterano gentiluomo Un repubblicano vecchio stile, che impersonava l’ideale del politico-soldato: cresciuto nella profonda &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/quando-mccain-mise-in-guardia-i-repubblicani-da-trump.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="626" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/John-McCain-La-Presse-e1610219436203.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="John McCain La Presse" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/John-McCain-La-Presse-e1610219436203.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/John-McCain-La-Presse-e1610219436203-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/John-McCain-La-Presse-e1610219436203-1024x458.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/John-McCain-La-Presse-e1610219436203-768x343.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Nelle ultime <a href="https://it.insideover.com/politica/lassalto-al-campidoglio-e-stato-un-tentativo-di-colpo-di-stato.html">ore concitate della storia americana</a> emerge costantemente dal dimenticatoio politico, nel quale lo si era frettolosamente derubricato, la figura del senatore <strong>John McCain</strong> scomparso due anni fa per un tumore cerebrale. Conservatore, Repubblicano ma nemico giurato di Trump.</p>
<h2>Il veterano gentiluomo</h2>
<p><strong>Un repubblicano vecchio stile</strong>, che impersonava l’ideale del politico-soldato: cresciuto nella profonda Virginia, McCain sembrò incarnare tutti gli stereotipi della retorica e del <em>way of life</em> repubblicano: un jacksoniano, direbbero gli americani, che al volgere del primo decennio del nuovo millennio si trovò a gestire la complessa eredità di otto anni di George W. Bush. Ma la figura del veterano del Vietnam non bastò per vincere e l’inesorabile legge del pendolo consegnò la storia ai Democratici.</p>
<p>Ai tempi della corsa alle presidenziali del 2008, la figura di McCain venne travolta dal fenomeno Obama, complice anche una candidata alla vicepresidenza, Sarah Palin, le cui trovate spesso destarono imbarazzo presso il quartier generale della campagna elettorale. Veterano e galantuomo lo avevano definito in molti, soprattutto in quella campagna elettorale storica nella quale si era distinto per il garbo istituzionale con il quale aveva riconosciuto la vittoria dell’avversario, spendendo per lui parole lusinghiere, tanto da richiederne la presenza al suo funerale, quando sarebbe accaduto l’inevitabile, assieme a George Bush.</p>
<h2>Le prime acredini con Trump</h2>
<p>C’era una persona che, tuttavia, McCain aveva espressamente richiesto non si presentasse al suo funerale: Donald Trump, che risultò essere il convitato di pietra alla cerimonia funebre dal cordoglio mai così <em>bipartisan</em>. La sua idiosincrasia per il presidente era nota a tutti, ma negli ultimi anni di vita del senatore dell’Arizona era divenuta vera e costante acredine politica nonostante le punzecchiature fra i due fossero ancora più retrodatate: era appena il 2000 quando in <a href="https://www.cbsnews.com/news/trump-for-president/">un’intervista alla CBS</a> il <em>tycoon</em> mise in dubbio la figura da veterano del senatore McCain, “colpevole” di essere stato catturato dal nemico.</p>
<p>Dal 2015 McCain e Trump non se le sarebbero più mandate a dire: una delle prime occasioni riguardò le posizioni di Trump sull’<strong>immigrazione</strong> che McCain bollò come provocazioni “buone ad eccitare solo l’animo dei cretini”. “Burattino” gli rispose il futuro presidente degli Stati Uniti. Nello stesso anno, Trump avrebbe provocato più volte il senatore scomparso dandogli dell’incompetente e martellandolo sulle vicende del Vietnam. Come in un <em>dissing</em> fra rapper, McCain tirò fuori il suo asso dalla manica: Trump riuscì ad evitare la naja (ma soprattutto il Vietnam) grazie ad un medico compiacente.</p>
<h2>La rottura nel 2016</h2>
<p>Fino al 2016 i botta e risposta dei due vecchi leoni non sembrano far presagire una svolta politica epocale: la <strong>candidatura di Trump</strong>, invece, ha finito per segnare per sempre la storia dei Repubblicani. Nell’aprile del 2016, infatti, McCain minaccia di disertare la Convention Nazionale Repubblicana che rischia di trasformarsi in caotica e divisiva: proprio lui, che non ha mai perso un appuntamento come quello da più di trent’anni. La tensione nel GOP è alle stelle e McCain decide di impegnarsi a fondo nella sua rielezione da senatore che non è affatto scontata: ciò che più teme è che le bordate di Trump possano danneggiare anche la sua di campagna elettorale e fargli perdere l’elettorato ispanico, oltre che danneggiare l’intera immagine del Partito.</p>
<p>Che McCain inizi a diventare una mina vagante ed un ispiratore per i Repubblicani dissidenti è palese: Trump lo teme e più volte, man mano che la <em>convention</em> si avvicina, cerca di indorare la pillola con commenti lusinghieri sui social sull’eterno nemico. Tuttavia, poco prima delle elezioni, nell’ottobre dello stesso anno, <strong>la frattura fra i due diventa definitiva</strong>, e con essa anche quella interna all’elefantino. L’occasione è offerta da una <a href="https://www.washingtonpost.com/politics/trump-recorded-having-extremely-lewd-conversation-about-women-in-2005/2016/10/07/3b9ce776-8cb4-11e6-bf8a-3d26847eeed4_story.html?postshare=2491475870527101&amp;tid=ss_tw">vecchia registrazione</a> del 2005 a base di commenti volgari e sessisti: da quel momento McCain dichiara che sarà &#8220;impossibile continuare a offrire un sostegno incondizionato alla sua candidatura&#8221;.</p>
<h2>Dopo l’elezione di Trump</h2>
<p>Trasformatasi in scontro politico, l’acredine personale tra i due si abbatte come un uragano nel <strong>GOP sempre più in crisi</strong>. È evidente che Trump-l’istrione provocherà numerosi mal di pancia al partito con McCain capofila del “io l’avevo detto”. È il luglio 2017 quando, assieme ad altri senatori repubblicani, il senatore dell’Arizona <strong>interviene per bloccare l’abrogazione dell’Obamacare</strong>, oggetto delle picconate di Trump: la richiesta di McCain è di comprendere meglio il provvedimento sostitutivo, ancora fortemente lacunoso, ma soprattutto quella di lavorare in modo <em>bipartisan</em>. Trump non ci sta e sposta tutto, nuovamente, sul piano degli attacchi personali soffiando sulle nevrosi del <em>Tea Party</em>.</p>
<p>Tenterà di smarcarsi dalle istanze conservatrici e prenderà le distanze da Trump anche in un’altra vicenda, quella della <strong>nomina alla CIA di Gina Haspel</strong>. In quell’occasione, nel maggio 2018, McCain si batterà contro quella nomina controversa a causa del coinvolgimento della Haspel nel programma di interrogatori sotto tortura dell&#8217;amministrazione George W. Bush.</p>
<p>Il 25 agosto 2018 McCain muore e perfino il suo funerale diventa ragione di <em>querelle</em> tra la sua vedova e la famiglia presidenziale, compresi Ivanka Trump e Jared Kushner. La sua morte appare, paradossalmente, come il canto del cigno del conservatorismo da <em>gentlemen agreement</em>. La morte di un anticonformista che ha costretto i conservatori a fare i conti con la propria retorica, i propri valori e la propria piattaforma e che, in tempi non sospetti, cercò di avvertire l’establishment del partito dei rischi del metodo trumpista.</p>
<p>Il resto è già storia.</p>
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		<title>La rivelazione dell’ex spia: “Russiagate basato su falsità”</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-rivelazione-dellex-spia-russiagate-basato-su-falsita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Mar 2019 09:01:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Russiagate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181130193825_27891780.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181130193825_27891780.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181130193825_27891780-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181130193825_27891780-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181130193825_27891780-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Christopher Steele è l’ex spia inglese che ha confezionato il controverso dossier sul Russiagate su commissione di Fusion Gps, del Washington Free Beacon, del Comitato nazionale democratico e della campagna di Hillary Clinton. In una deposizione rilasciata da Steele la scorsa settimana presso una Corte federale, l’ex spia britannica ha ammesso di aver impiegato “informazioni non verificate” per supportare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-rivelazione-dellex-spia-russiagate-basato-su-falsita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181130193825_27891780.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181130193825_27891780.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181130193825_27891780-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181130193825_27891780-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181130193825_27891780-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Christopher Steele è l’ex spia inglese che ha confezionato il controverso dossier sul Russiagate su commissione di Fusion Gps, del Washington Free Beacon, del Comitato nazionale democratico e della campagna di Hillary Clinton. In una deposizione rilasciata da Steele la scorsa settimana presso una Corte federale, l’ex spia britannica ha ammesso di aver impiegato “informazioni non verificate” per supportare il suo lavoro in merito alla presunta collusione della campagna elettorale dell’allora candidato Donald Trump con la Russia. A darne notizia è la Cnn, non certo un organo d’informazione vicino all’attuale Presidente degli Stati Uniti.</p>
<p>Non è la prima volta che Steele rilascia dichiarazioni di questo tipo in merito al famoso dossier. Nell’aprile 2017, l’ex spia inglese dichiarò che tale dossier “non avrebbe mai dovuto essere reso pubblico” e men che meno pubblicato per intero come fece Buzzfeed il 10 gennaio 2017. In quell’occasione Christopher Steele disse “di essere stato tradito dai suoi clienti” e di aver consegnato il dossier al senatore repubblicano John McCain, deceduto lo scorso anno.</p>
<h2>Trump attacca il (defunto) McCain: “Mai piaciuto”</h2>
<p>Alla faccia del politicamente corretto, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato John McCain sostenendo che il senatore dell’Arizona, morto il 25 agosto 2018 dopo una lunga battaglia contro il cancro, lo abbia “messo in pericolo” consegnando il dossier Steele sul Russiagate all’allora direttore del bureau James Comey, alla fine del 2016. Durante un discorso pronunciato in Ohio, Trump ha attaccato McCain, colpevole a suo dire di non averlo contattato una volta ricevuto il dossier finanziato dalla campagna di Hillary Clinton. Lo riporta il giornale conservatore Daily Caller.</p>
<p>“Sarò onesto, non mi è mai piaciuto molto” ha osservato Trump riferendosi a John McCain. “Ma ci sono alcune ragioni precise. McCain ha ricevuto il falso dossier, pagato da ‘Crooked’ Hillary Clinton. McCain lo sapeva. E cosa ha fatto? Non mi ha chiamato. Lo ha consegnato all’Fbi sperando di mettermi nei guai”. “Non è una cosa bella da fare”, ha proseguito il tycoon criticando il defunto senatore anche per aver votato contro l’abrogazione dell’Obamacare.</p>
<h2>John McCain e il “complotto”</h2>
<p>McCain e il suo collaboratore, David Kramer, sono stati informati per la prima volta del rapporto di Steele il 18 novembre 2016. In quel periodo, su iniziativa del senatore dell’Arizone, Kramer si reca a Londra per incontrare l’ex spia britannica. Kramer, ex funzionario del Dipartimento di Stato, ottiene una copia del dossier Steele e la fornisce al senatore McCain. Quest’ultimo si reca al quartier generale dell’Fbi: è il 9 dicembre 2016. Il senatore sostiene di non aver idea se le gravissime accuse contro Trump contenute nel dossier siano verificate, ma dice all’Fbi che, a suo parere, sarebbe opportuno indagare.</p>
<p>Tuttavia, attraverso altri canali, l’Fbi aveva già ottenuto il dossier Steele nei giorni precedenti. “Penso che fosse preferibile che un repubblicano anziano fosse il destinatario del dossier piuttosto che un democratico. Altrimenti la cosa sarebbe stata liquidata velocemente come un attacco politico” ha dichiarato Kramer in una successiva deposizione inerente la causa giudiziaria che coinvolge Buzzfeed, citata in giudizio per aver pubblicato il dossier sul Russiagate.</p>
<p>Nel dossier Steele si sostiene che il governo russo fosse in possesso di una videocassetta risalente al 2013 nella quale apparirebbe il Presidente Donald Trump in compagnia di una prostituta a Mosca. Secondo l’ex spia inglese, il Cremlino avrebbe usato il filmato per ricattare Trump. Una ricostruzione mai confermata dai fatti e sulla quale lo stesso Christopher Steele esprime fortissimi dubbi sulla sua veridicità.</p>
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		<title>Trump e il partito repubblicano  spingono per la riforma fiscale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-partito-repubblicano-spingono-la-riforma-fiscale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2017 15:02:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="985" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171127222705_25103667.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171127222705_25103667.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171127222705_25103667-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171127222705_25103667-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171127222705_25103667-1024x672.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La presidenza di Donald Trump è stata contraddistinta, sino ad ora, da uno scarso numero di successi legislativi di rilievo da parte del Presidente, che ora potrebbe però riscattarsi conducendo in porto l&#8217;ampia riforma fiscale che rappresentava un caposaldo della sua campagna elettorale. La Camera dei Rappresentanti ha approvato, con 227 voti favorevoli e 205 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-partito-repubblicano-spingono-la-riforma-fiscale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-partito-repubblicano-spingono-la-riforma-fiscale.html">Trump e il partito repubblicano  spingono per la riforma fiscale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="985" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171127222705_25103667.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171127222705_25103667.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171127222705_25103667-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171127222705_25103667-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171127222705_25103667-1024x672.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La presidenza di <strong>Donald Trump</strong> è stata contraddistinta, sino ad ora, da uno scarso numero di successi legislativi di rilievo da parte del Presidente, che ora potrebbe però riscattarsi conducendo in porto l&#8217;ampia riforma fiscale che rappresentava un caposaldo della sua campagna elettorale.</p>
<p>La Camera dei Rappresentanti ha approvato, con 227 voti favorevoli e 205 contrari, la sua versione del <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.scribd.com/document/363306066/Tax-Cuts-and-Jobs-Act" target="_blank">Tax Cuts and Jobs Act</a></em>, fortemente sostenuta dalla maggioranza dei deputati repubblicani ed avversata con decisione dal Partito Democratico. Ora la palla passa al Senato, che ha già concesso in sede di commissione il semaforo verde alla manovra fiscale e si prepara ad avviare la discussione vera e propria. Il Senato ha sempre rappresentato il terreno più insidioso per Trump, dato che il Partito Repubblicano gode di una risicata maggioranza di 52 contro 48 e più volte, come testimoniato dalla battaglia sulla sanità, ha contribuito a cassare i disegni della Casa Bianca.</p>
<p>Nella giornata di martedì 27 novembre <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/us-news/2017/nov/28/republican-tax-bill-senate-trump-capitol-hill" target="_blank">Trump si è recato a Capitol Hill </a>per perorare l&#8217;unità del partito sul tema della riforma fiscale, che ha da sempre rappresentato un vero e proprio pallino delle amministrazioni repubblicane. Il contesto storico, per il <em>Grand Old Party, </em>è al tempo stesso favorevole e paradossale: controlla le due Camere e la Presidenza come non accadeva da prima della Grande Depressione ma, al tempo stesso, è lacerato e diviso al suo interno come mai nella sua storia recente dalle dispute tra Trump e l&#8217;establishment. La riforma fiscale rappresenta un obiettivo comune che, per una volta, mette Trump e gli alti papaveri del partito dalla stessa parte della barricata, rinsaldando il fronte interno.</p>
<p>La riforma fiscale più ampia dai tempi di Reagan</p>
<p>La posta in palio è sicuramente ambita: la riforma fiscale proposta dall&#8217;amministrazione Trump nel mese di aprile e da allora in discussione rappresenterebbe il più ampio cambiamento normativo in materia dai tempi del <i>T</i><em>ax Reform Act </em>di Ronald Reagan del 1986.</p>
<p>In precedenza <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/luci-ombre-della-riforma-fiscale-trump/" target="_blank">avevamo analizzato le luci e le ombre della riforma fiscale </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/luci-ombre-della-riforma-fiscale-trump/" target="_blank">made in Trump</a>, </em>che prevede un drastico abbattimento sino al 15% della soglia di imposta delle società e la riqualificazione degli scaglioni di imposizione sui redditi personali e delle famiglie. </p>
<p></p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.investopedia.com/news/trumps-tax-reform-what-can-be-done/#impact" target="_blank"><em>Investopedia </em></a><a href="https://www.investopedia.com/news/trumps-tax-reform-what-can-be-done/#impact" target="_blank">ha recentemente analizzato nel dettaglio la riforma </a>nella sua versione approvata dai rappresentanti e sottolineato che da un lato essa potrebbe effettivamente stimolare l&#8217;attività economica negli Stati Uniti, garantendo un surplus di crescita del 3,7% del PIL nel prossimo decennio, e dall&#8217;altro aggravare la già precaria situazione della distribuzione della ricchezza tra i cittadini americani, già estremamente sperequata, in quanto buona parte dei tagli sarebbero indirizzati ai proprietari di quote azionarie e ai possessori di redditi annui superiori ai 500.000 dollari.</p>
<p>Anche McCain con Trump per la riforma fiscale</p>
<p>Nel <em>Grand Old Party, </em>intanto, proseguono le grandi manovre orchestrate da Trump per condurre all&#8217;approvazione la riforma, per la quale i repubblicani possono al massimo permettersi due defezioni in Senato, che aprirebbero la strada all&#8217;intervento risolutore del vicepresidente Mike Pence in qualità di Presidente, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-corsa-al-senato-roy-moore-giudice-dellamerica-profonda/" target="_blank">con l&#8217;incognita rappresentata dall&#8217;elezione suppletiva per il seggio in Alabama del prossimo 12 dicembre</a>.</p>
<p></p>
<p>Un grande passo in avanti è stato incentivato dall&#8217;<em>endorsement </em>concesso alla riforma fiscale da John McCain, Senatore dell&#8217;Arizona e <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/trump-mccain-russiagate/" target="_blank">storico critico del Presidente</a>, che il 30 novembre ha esplicitato il suo appoggio alla manovra. McCain, risultato decisivo col suo voto per impedire l&#8217;affossamento dell&#8217;Affordable Care Act, <a href="https://www.washingtonpost.com/business/economy/2017/11/30/c2118302-d5e7-11e7-a986-d0a9770d9a3e_story.html?hpid=hp_hp-top-table-main_taxreform-1142am%3Ahomepage%2Fstory&amp;utm_term=.a5b5dece8042" target="_blank">supporta ora la riforma proposta da Trump</a>; il leader della maggioranza repubblicana al Senato Mitch McConnell  si è dichiarato &#8220;ottimista&#8221; circa le possibilità di condurre la riforma all&#8217;approvazione nelle prossime settimane.</p>
<p>Sulla riforma fiscale l&#8217;amministrazione e il Partito Repubblicano si giocano una partita importante: una dimostrazione di unità potrebbe infatti aprire a nuovi spiragli di cooperazione che potrebbero spingere l&#8217;incerto asse tra Trump e la sua formazione a capitalizzare un vantaggio notevole in sede legislativa prima che le elezioni di metà mandato del 2018 intervengano per cambiare, potenzialmente, le carte in tavola.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-partito-repubblicano-spingono-la-riforma-fiscale.html">Trump e il partito repubblicano  spingono per la riforma fiscale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Guerra tra Trump e repubblicani Usa  L&#8217;establishment colpisce the Donald</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Nov 2017 14:28:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Repubblicano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1046" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402-1024x714.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Tra il Partito repubblicano e Donald Trump, il matrimonio è sempre stato di pura convenienza. E lo dice lo stesso curriculum politico di The Donald. Amico dei democratici, prima ancora dei repubblicani, il Tycoon, quando era un uomo d’affari, non ha mai fatto sfoggio di alcuna appartenenza politica, essendo ben consapevole che, per il bene &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/guerra-trump-partito-repubblicano-cosi-lestablishment-colpito-the-donald.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1046" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402-1024x714.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Tra il Partito repubblicano e Donald Trump, il matrimonio è sempre stato di pura convenienza. E lo dice lo stesso curriculum politico di The Donald. Amico dei democratici, prima ancora dei repubblicani, il Tycoon, quando era un uomo d’affari, non ha mai fatto sfoggio di alcuna appartenenza politica, essendo ben consapevole che, per il bene dei suoi affari, non poteva tagliare  i ponti con uno dei due grandi movimenti che compongono la classe dirigente americana. E la classe dirigente, il famoso “establishment” non ha mai apprezzato l’arrivo di un parvenu come Donald Trump all’interno dei suoi ranghi. Tantomeno per candidarsi alle elezioni. Ed era chiaro sin da subito che non avrebbe avuto vita facile tantomeno come presidente degli Stati Uniti.</p>
<p></p>
<p>Analizzando il partito repubblicano, è evidente che Trump sconta un’ostilità di fondo di molti dei suoi membri. E non è solo una questione di ala “neo-con” contro il “populista” Donald, ma è tutta una struttura gerarchica e di potentati economici a remare contro il nuovo presidente sin dall’inizio della campagna elettorale. E lui non si è mai distaccato da questa narrazione di tutti contro uno, avendo compreso che anche grazie a questo assedio mediatico e politico avrebbe fatto breccia nel cuore dell’America profonda stanca e disincantata da logiche di partito e da beghe interne che hanno falcidiato l’intero sistema dei partiti. Se prima il Grand Old Party temeva l’avanzata di un uomo come Trump, così fuori le righe per essere considerato un degno rappresentante del Partito, dopo è subentrata anche la vendetta personale. In campagna elettorale, il nuovo presidente Usa non si è mai fatto amare ed ha attaccato indistintamente a destra e a sinistra, creando un vuoto intorno a lui che è stato colmato, il più delle volte, da personaggi di poco conto rispetto ai grandi vecchi del partito. E questo pesa, nell’attuale conformazione del governo e dei consiglieri di The Donald, che si ritrova a lottare contro il suo stesso partito prima ancora che contro i democratici. Quando vinse, tutti i contendenti si impegnarono formalmente a sostenerlo, così come la larga maggioranza del congresso repubblicano riunita a Cleveland nel luglio del 2016.</p>
<p></p>
<p>Ma è quella minoranza che si è rifiutata di sostenerlo che pesa come un macigno nei rapporti fra Trump e il partito e tutto l’establishment che la rappresenta. Il clan Bush, composto dai due presidenti Usa e Jeb, si è sempre rifiutato di sostenere Trump prima da candidato alle primarie e poi da candidato presidente. In particolare, fa discutere la scelta di George W. Bush che, privo di critiche per il suo successore, Barack Obama, nonostante la grande differenza di vedute, non ha mai smesso di attaccare la nuova amministrazione Trump. Ma non è stato solo il clan Bush a negare l’appoggio formale a The Donald. Anche altri membri eminenti del Partito hanno deciso, interrompendo la tradizione di unità (almeno formale) d’intenti, di negare la fiducia al nuovo corso: l&#8217;ex Ceo della Hewlett-Packard, Calry Fiorina, il senatore della Carolina del Sud, Lindsey Graham, il potenti senatori dell&#8217;Arizona John McCain e Jeff Flake, Susan Collins del Maine e Lisa Murkowski dell&#8217;Alaska. In questo senso, sono importanti le parole dello Speaker della Camera dei Rappresentanti, Paul Ryan, che annunciando il suo sostegno a Trump, affermò: &#8220;Non è un segreto che abbiamo le nostre divergenze. Non fingerò il contrario. E quando ne sentirò la necessità continuerò a dire la mia. Ma la realtà è che sulle questioni che costituiscono la nostra agenda, abbiamo più punti in comune che disaccordi&#8221;. E così è stato: l’amore non è mai sbocciato ed è sembrato sempre, e continua a esserlo, un matrimonio di pura convenienza.</p>
<p></p>
<p>La maggioranza repubblicana è sempre stata una spina nel fianco nella politica di Trump in questi mesi. Dalla Russia, alla Nato, all’Obamacare, alla politica sui migranti, Trump ha avuto sempre contro buona parte del Grand Old Party. E questo ha inciso profondamente sia la sua politica interna che la sua politica estera. Con la Russia, il pacchetto di sanzioni approvato dal Congresso con una maggioranza schiacciante di 92 contro 2 ha avuto l’effetto non soltanto di colpire nel profondo ogni tentativo di Trump di riavvicinamento con Mosca, ma anche quella di modificare radicalmente l’agenda politica del Paese nelle relazioni bilaterali con Mosca senza che la presidenza potesse fare granché. Il Senato ha poi approvato un emendamento per confermare l&#8217;impegno rispetto all&#8217;articolo 5 del Trattato Nato, che considera un attacco a un alleato come un attacco a tutta l’Alleanza. E questo pesa molto nella politica di un presidente che era partito con l’idea di rottamare la Nato in quanto obsoleta e costosa. Ma se questi attacchi repubblicani sono stati importanti, è sull’Obamacare che si è giunti alla vera grande prova di forza dell’opposizione interna, facendo fallire una riforma che per Trump continua ad essere di vitale importanza. L’ira del presidente non si è ancora placata e il fatto di circondarsi di uomini esterni al Partito dimostra la sua necessità di trovare appoggi al di fuori del Grand Old Party. L’unica speranza per ora è la riforma delle tasse e, in generale, la ventata liberista che spira dall’ingresso di Trump alla Casa Bianca. I repubblicani sono consapevoli che un abbassamento delle tasse e una deregulation generale saranno molto utili alle loro grandi aziende e ai loro sostenitori più forti.</p>
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		<title>Così Soros finanzia John McCain</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/soros-finanzia-la-fondazione-di-john-mccain.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jun 2017 16:04:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="850" height="533" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1474400464-soros1-e1562069562517.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>Se nel recente passato a&#160;Washington era la Clinton Foundation a godere delle maggiori donazioni da parte dei governi stranieri e delle più importanti società del mondo finanziario e industriale &#8211; George Soros compreso &#8211; la sconfitta elettorale di Hillary Clinton ha drasticamente cambiato le carte in tavola: a beneficiare maggiormente di questo riposizionamento è il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/soros-finanzia-la-fondazione-di-john-mccain.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="850" height="533" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1474400464-soros1-e1562069562517.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p><p>Se nel recente passato a&nbsp;Washington era la <strong>Clinton Foundation</strong> a godere delle maggiori donazioni da parte dei governi stranieri e delle più importanti società del mondo finanziario e industriale &#8211;<strong> George Soros</strong> compreso &#8211; la sconfitta elettorale di Hillary Clinton ha drasticamente cambiato le carte in tavola: a beneficiare maggiormente di questo riposizionamento è il senatore repubblicano<strong> John McCain</strong> e il suo <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.mccaininstitute.org/">McCain Institute</a>. È infatti il Presidente della Commissione dei Servizi Armati del Senato Usa, rivale e concorrente del presidente Donald Trump, il nuovo beniamino di Soros e degli altri donatori <em>liberal</em>, un tempo devoti alla famiglia Clinton. A darne notizia è un&#8217;inchiesta del <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://dailycaller.com/2017/06/19/exclusive-soros-clinton-linked-teneo-among-donors-to-mccain-institute/">Daily Caller</a></em>.</p>
<p>L&#8217;inaspettata sconfitta alle ultime elezioni presidenziali e i vari scandali legati alle e-mail hanno affossato i conti della Clinton Foundation: poche settimane dopo l&#8217;esito delle elezioni, infatti, le donazioni da parte dei governi stranieri <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.trueactivist.com/donations-to-the-clinton-foundation-plummet-as-familys-political-clout-evaporates/">sono calate dell&#8217;87%</a> mentre quelle dal settore industriale e dalle società private sono diminuite del 37%. Una notizia devastante per i Clinton, segno inequivocabile del declino della loro influenza politica.</p>
<p>Soros e Rothschild puntano sul senatore McCain</p>
<p>Ufficialmente il, «McCain Institute for International Leadership» è un think tank con sede a <strong>Washington</strong>, che agisce in collaborazione con l&#8217;Arizone State University. La sua mission è «promuovere la leadership basata sulla sicurezza, l&#8217;opportunità economica, la libertà e i diritti umani negli Stati Uniti e in tutto il mondo». L&#8217;istituto è stato fondato nel 2012 e intitolato al senatore dell&#8217;Arizona <strong>John McCain</strong>, già candidato per il partito repubblicano alle elezioni del 2008. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.mccaininstitute.org/donors/">La lista dei maggiori donatori, tuttavia, è incredibilmente simile a quella della Clinton Foundation</a>: a investire sul think tank del senatore troviamo il magnate e presidente della Open Society Foundations <strong>George Soros</strong>, Sir Evelyn e sua moglie Lynn Forester de <strong>Rothschild</strong> e la società di consulenza <strong>Teneo</strong>. Quest&#8217;ultima è stata fondata da Doug Band, socio di lunga data della famiglia Clinton ed ex consigliere del presidente Bill Clinton.</p>
<p>1 milione di dollari dall&#8217;Arabia Saudita</p>
<p>Non solo enti privati e presunti «filantropi» alla corte di McCain. Oltre a loro, anche i governi che prima sostenevano con importanti donazioni la Clinton Foundation ora puntano tutto sul senatore dell&#8217;Arizona e sulla sua fondazione. Tra questi c&#8217;è, per esempio, l&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong>: <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://theintercept.com/2016/08/25/why-did-the-saudi-regime-and-other-gulf-tyrannies-donate-millions-to-the-clinton-foundation/">dopo aver finanziato per il 20% la campagna elettorale di Hillary Clinton</a>, Riyad ha elargito una donazione da 1 milione di dollari in favore del <strong>McCain Institute</strong> che lo stesso senatore si è rifiutato di commentare. I governi stranieri non sono autorizzati a finanziare direttamente i politici americani ma possono usare l&#8217;escamotage delle fondazioni e degli enti no-profit per far arrivare a destinazione i fondi e sperare di influenzare la politica americana.</p>
<p>&#8220;Un conflitto d&#8217;interesse reale&#8221;</p>
<p>Negli Stati Uniti, tuttavia, non tutti apprezzano questo modus operandi adottato da alcuni esponenti politici come Hillary Clinton e John McCain. Secondo Craig Holman di<strong> Public Citizen</strong>, ente no-profit che si occupa dei diritti dei consumatori e monitora le attività di lobbying, intervistato dal<a href="http://dailycaller.com/2017/06/19/exclusive-soros-clinton-linked-teneo-among-donors-to-mccain-institute/"><em> Daily Caller</em></a>, «si tratta di un conflitto d&#8217;interesse reale. Quello del McCain Institute è un modello simile a quello della Clinton Foundation, in cui i governi e interessi stranieri donano un sacco di soldi nella speranza di acquisire influenza politica». Con queste donazioni il peso politico e l&#8217;influenza esercitata da <strong>John McCain</strong>&nbsp;sono&nbsp;in crescita. Per Trump, con il quale il senatore non ha mai avuto un buon rapporto, si tratta di una pessima notizia.&nbsp;</p>
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		<title>Il deep state all&#8217;attacco</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/deep-state-allattacco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 May 2017 08:36:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170530004007_23292736.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170530004007_23292736.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170530004007_23292736-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170530004007_23292736-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170530004007_23292736-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Durante il suo viaggio in Australia intrapreso per partecipare a una tavola rotonda sul tema della sicurezza internazionale, il senatore a capo della Commissione per i servizi armati John McCain – in un’intervista rilasciata all’emittente televisiva ABC – ha dichiarato che il presidente russo Vladimir Putin è la minaccia più grande per la sicurezza globale; &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/deep-state-allattacco.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/deep-state-allattacco.html">Il deep state all&#8217;attacco</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170530004007_23292736.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170530004007_23292736.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170530004007_23292736-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170530004007_23292736-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170530004007_23292736-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Durante il suo viaggio in Australia intrapreso per partecipare a una tavola rotonda sul tema della sicurezza internazionale, il senatore a capo della Commissione per i servizi armati John McCain – <a href="http://www.abc.net.au/news/2017-05-29/putin-a-bigger-threat-than-islamic-state-mccain-says/8570158" target="_blank">in un’intervista rilasciata all’emittente televisiva ABC </a> – ha dichiarato che il presidente russo Vladimir Putin è la minaccia più grande per la sicurezza globale; <strong>una “minaccia ancor più grande di quella rappresentata dall’Isis.”</strong>Secondo McCain, Daesh è capace di cose orribili (“terrible things”) e ha senza dubbio causato una pericolosa frattura nel mondo musulmano; nonostante ciò, però, per il veterano del Vietnam “il pericolo più grande per la democrazia e per il mondo occidentale è rappresentato dalla Russia” e il suo presunto coinvolgimento nelle elezioni americane dovrebbe esserne una conferma sufficiente. Per convincere i telespettatori il senatore repubblicano ha affermato che l’ombra di Putin abbia fatto sentire la sua presenza anche durante le <strong>elezioni francesi</strong>; continuando sulla scia della retorica anti-russa ha condannato il ruolo di Mosca in quello che ha definito lo “smembramento di uno stato sovrano quale dovrebbe essere considerato un paese come l’Ucraina.” Sempre durante l’intervista alla ABC si è lamentato per la mancata risposta statunitense da parte della nuova amministrazione per contrastare la minaccia russa. Di seguito l’invito (che non sembra poter essere declinato) alla nuova amministrazione della Casa Bianca: bisogna aumentare il carico di sanzioni da imporre alla Russia di Vladimir Putin.<strong>Uno dei passaggi più controversi</strong> dell’intervista avviene subito dopo la richiesta di ulteriori sanzioni economiche a danno del Cremlino. McCain infatti dice di essere molto più fiducioso dopo il ridimensionamento del Consiglio di Sicurezza nazionale. Interrogato dalla giornalista su quanto effettivamente il presidente sia influenzato dal suo team di consiglieri, McCain risponde: “Se mi chiede se Trump ascolti i membri del Consiglio sempre e comunque, rispondo di no. Se mi chiede se questo mi preoccupa (o infastidisce: “If this does bother me), rispondo di sì.” Il senatore non si è ovviamente potuto esimere dal commentare il recente Russiagate e dall’esprimere un giudizio su una delle figure più colpite dall’indagine in corso, ovvero quella del genero del presidente, il Senior Adviser Charles Kushner. Secondo McCain non ci sono dubbi riguardo la colpevolezza del marito di Ivanka, il cui scandalo esploso a seguito delle accuse a lui mosse di aver tentato di creare una linea di comunicazione segreta con la Russia, “avrà degli strascichi che ci porteremo dietro per molto, molto tempo.”Le ultime battute rilasciate durante la sua permanenza a Canberra le ha dedicate alla questione nord-coreana. Per il senatore a capo della Commissione per i servizi armati “non è accettabile subire la minaccia dei missili balistici intercontinentali di Pyongyang”, e se Kim Jong-un continuerà le sue provocazioni, “è molto probabile che si scateni una crisi simile a quella di Cuba” degli anni ’60. <strong>Donald Trump sembra ormai essere sotto attacco da quello che viene indicato come il deep state americano e pare che stia inesorabilmente perdendo il controllo della sua presidenza</strong>. Da quando è stato eletto è scoppiato uno scandalo dopo l’altro sia sulla sua figura sia su quelle dei membri più influenti della sua amministrazione. Abbiamo assistito a un ridimensionamento della squadra del presidente degli Stati Uniti che non sembra avere precedenti nella storia americana. Trump sta cercando di dimenarsi in una tempesta politico-giudiziaria così forte che l’eventualità di un possibile impeachment sta diventando sempre più concreta, soprattutto nelle ultime settimane. Ma gli attacchi nei suoi confronti non vengono solo all’interno dei confini statunitensi. Marcello Foa lo spiega bene nel suo articolo di oggi <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/05/28/anche-leuropa-nel-piano-per-far-cadere-trump-ecco-perche-la-merkel-e-cosi-audace/" target="_blank">sul suo blog su ilGiornale.it</a> , dove senza mezzi termini presenta le ragioni che hanno spinto la Merkel a dire che “l’Europa non si può più fidare degli Stati Uniti.” <strong>Un assist della Cancelliera al deep state americano</strong>.</p>
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		<title>&#8220;Putin è più pericoloso dell&#8217;Isis&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/mccain-putin-piu-pericoloso-dellisis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 May 2017 16:01:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2672" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Putin.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Putin.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Putin-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Putin-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Putin-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>Non avete letto male, il senatore americano John McCain ha detto proprio la frase riportata nel titolo: Putin «è la minaccia più grande, più ancora dell&#8217;Isis». E lo ha detto lunedì sera a un media australiano, lAustralian Broadcasting Corporation.Certo, l&#8217;Isis può fare «cose terribili», riconosce il senatore, ma i russi possono distruggere le «fondamenta stesse della democrazia», influenzando le elezioni americane e francesi.Il senatore &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/mccain-putin-piu-pericoloso-dellisis.html">[...]</a></p>
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E lo ha detto lunedì sera a un media australiano, l<a href="http://www.liberation.fr/planete/2017/05/30/poutine-est-une-menace-plus-grande-que-le-groupe-ei-selon-mccain_1573206" target="_blank">Australian Broadcasting Corporation</a>.Certo, l&#8217;Isis può fare «cose terribili», riconosce il senatore, ma i russi possono distruggere le «fondamenta stesse della democrazia», influenzando le elezioni americane e francesi.Il senatore ammette di non avere prove che i russi siano riusciti nel loro intento, ma è certo che ci hanno provato e ci riproveranno. «Dunque io considero Putin [&#8230;] i russi come la più grande sfida che dobbiamo affrontare».Parole che suonano offensive, quelle di McCain. Offensive nei confronti delle tante <strong>vittime del</strong> <strong>Terrore</strong>, non solo quelle di Manchester, ma anche quelle di Parigi, di Nizza&#8230; come risultano offensive nei confronti di quei bambini assassinati oggi da un&#8217;autobomba davanti a una gelateria di Baghdad, vittime di un attentato rivendicato dall&#8217;Isis.Non solo offensive, anche inquietanti, in particolare per quanto riguarda il teatro di guerra siriano e quello iracheno, dove il Califfato del Terrore ha posto radici.In Siria i talgiagole dell&#8217;Isis hanno trovato il contrasto dei russi e di Damasco. In Iraq ad affrontare i tagliagole vestiti di nero sono le milizie sciite legate a Teheran, che di Mosca è alleata regionale, oltre che la fantomatica coalizione internazionale guidata dagli Usa (alla quale hanno aderito anche le Petromonarchie del Golfo, legate a doppio filo alle milizie jihadiste che hanno straziato i due Paesi).Su ambedue i fronti in questi anni gli Stati Uniti hanno condotto una politica più che ambigua. In Siria hanno contrastato a tutto campo Assad e i suoi alleati russi, affermando di sostenere i cosiddetti ribelli moderati.Ribelli che poi tanto moderati non sono e che conservano inquietanti legami con le altre milizie jihadiste, in particolare al Nusra (al Qaeda in Siria) e l&#8217;Isis, impegnate anche loro in una parallela lotta all&#8217;ultimo sangue contro Assad e suoi alleati russi.Il nemico comune ha creato alleanze di fatto nel teatro di guerra siriano tra le forze del Terrore e quelle sostenute con armi, finanziamenti e informazioni, dal Dipartimento di Stato americano (e dall&#8217;Arabia Saudita, ma questa è un&#8217;altra storia).Un&#8217;ambiguità che ha conosciuto a volte anche quella che appare un&#8217;applicazione alla lettera della dottrina esposta da McCain riguardo le priorità da affrontare: è il caso del bombardamento avvenuto nel <a href="http://piccolenote.ilgiornale.it/29815/siria-stati-uniti-bombe-parallele" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://piccolenote.ilgiornale.it/29815/siria-stati-uniti-bombe-parallele&amp;source=gmail&amp;ust=1496246205486000&amp;usg=AFQjCNFEFeHSTTtI40npVgR5pj8DCzlweA">settembre scorso a Deir Ezzor</a>, quando l&#8217;aviazione americana ha ucciso circa sessanta militari siriani favorendo la parallela offensiva dell&#8217;Isis contro la città assediata.Un errore impossibile dell&#8217;aviazione americana, che si somma ad altri errori altrettanto improbabili.Errori avvenuti anche sul fronte iracheno, dove gli Usa avrebbero dovuto sostenere dall&#8217;alto, con l&#8217;aviazione, la riconquista delle zone occupate dall&#8217;Isis da parte delle milizie sciite legate a Teheran e dai curdi iracheni.A tale scopo Washington aveva messo su una coalizione internazionale talmente ampia che sembrava destinata a spazzar via il Califfato in poche settimane.La realtà è stata tutt&#8217;altra, e la geometrica potenza di fuoco della coalizione è evaporata alla prova dei fatti, costringendo le milizie sciite e quelle curde a duri contrasti sul terreno.Tante ambiguità americane, appunto, in questi conflitti. Che hanno permesso al Califfato di resistere alle offensive congiunte di siriani, russi, hezbollah, milizie sciite, esercito iracheno, curdi (siriani e iracheni). Ombre che forse le parole di McCain aiutano a interpretare.Certo, McCain non è l&#8217;America. Ma egli in questi anni si è fatto portavoce delle istanze dei <strong>neocon</strong>, che di influenza ne hanno in America, (eccome), sia negli apparati di intelligence che in quello militare (e altrove).E che, con la loro influenza, hanno appunto determinato questa ambiguità di fondo delle politiche dispiegate dalla passata amministrazione. Politiche volte a parole a contrastare il Terrore, nei fatti un po&#8217; meno.Sono gli stessi ambiti che oggi brandiscono ferocemente il <strong>russiagate</strong> nella speranza di abbattere o almeno piegare ai propri desiderata la nuova amministrazione americana targata <strong>Donald Trump</strong>, che con il suo programma <strong>isolazionista</strong> rischia di mandare all&#8217;aria i loro progetti sul Medio Oriente (e altrove).È una battaglia feroce quella che scuote le fondamenta dell&#8217;Impero. E dalla quale dipende il futuro del mondo, come anche il destino della lotta al Terrore. Se vinceranno i neocon, come è evidente dalle parole di McCain, il contrasto all&#8217;Isis verrà dopo quello alla Russia.Il che vuol dire non solo un surplus di destabilizzazione globale, destinata ad aumentare se non si attutiscono le tensioni sull&#8217;asse Washington-Mosca, ma anche lasciare all&#8217;Isis licenza di uccidere. In Medio Oriente come altrove,È bene ricordarlo quando si pensa alle stragi del recente passato, da quella di Manchester a quella che oggi ha preso la vita di quei poveri bambini accalcati davanti a un gelataio di Baghdad (e della cui sorte importerà poco ai media europei).Ha ragione McCain quando dice che l&#8217;Isis fa «cose orribili»: proprio per questo certe ambiguità, del passato come del presente, sono più che inaccettabili.</p>
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		<title>McCain torna ancora in Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/21887-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Feb 2017 16:08:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="647" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/GETTY_20170217231753_22222410.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/GETTY_20170217231753_22222410.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/GETTY_20170217231753_22222410-300x129.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/GETTY_20170217231753_22222410-768x331.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/GETTY_20170217231753_22222410-1024x442.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il Military Times ieri ha confermato che il senatore repubblicano John McCain ha passato diversi giorni della settimana passata nel nord della Siria così da poter parlare con i soldati americani presenti sul territorio. Per motivi di sicurezza non sono stati divulgati i giorni esatti della permanenza sul suolo siriano dell’ex veterano della guerra in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/21887-2.html">[...]</a></p>
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Per motivi di sicurezza non sono stati divulgati i giorni esatti della permanenza sul suolo siriano dell’ex veterano della guerra in Vietnam.Ciò che invece è stato confermato anche dal suo ufficio stampa è il motivo di tale trasferta. Secondo i comunicati rilasciati dal suo ufficio, infatti, il senatore dell’Arizona ha deciso di andare nella Siria settentrionale per “accertarsi degli sviluppi sul terreno in Siria e Iraq” e per informare i soldati “del<strong> cambio di strategia da adottare</strong>” per sconfiggere le milizie dello <strong>Stato islamico</strong>. Nelle parole di McCain, ora ci si aspetta che “la nuova amministrazione e i leader militari” ottimizzino i risultati in Siria attraverso un “nuovo approccio”. A suggerire cosa questo nuovo approccio comporti potrebbero essere i report di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.reuters.com/article/us-mideast-crisis-syria-rebels-idUSKBN1601BD" target="_blank"><em>Reuters</em> </a>dei giorni scorsi, secondo i quali gli aiuti nei confronti delle milizie islamiste dell’Esercito di Liberazione Siriano anti-Assad, concentrate nel nord-ovest della Siria, sono fermi da ormai un mese. A confermarlo a <em>Reuters</em> sono fonti interne ai gruppi ribelli e ufficiali della Cia di cui per ovvie ragioni è stata celata l’identità.La visita di un senatore americano in Siria, soprattutto in un contesto caotico e violento come quello delle operazioni che si stanno portando avanti per liberare <strong>Mosul</strong> e <strong>Raqqa</strong> dai miliziani di Al-Baghdadi, è da considerare molto particolare per almeno due motivi. Il primo, è che McCain &#8211; che presiede anche il Comitato del senato per le forze armate in Senato &#8211; non ha perso occasione per esprimere il suo disappunto nei confronti delle politiche del nuovo presidente.Considerando anche il discorso che ha pronunciato venerdì scorso in occasione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, dove senza mezzi termini ha criticato aspramente le ultime dichiarazioni di Trump riguardo la natura obsoleta della Nato e la volontà di un avvicinamento alla Russia, risulta quantomeno particolare che a dare direttive all’esercito sia una figura in netto contrasto con il presidente degli Stati Uniti. Il secondo motivo si ricollega invece a ciò che colpì anche il giornalista de <em>Il Sole 24 Ore</em> Alberto Negri agli albori del conflitto siriano cominciato ormai sei anni fa: “Nel 2011, quando l’Iraq era già stato devastato da migliaia di morti, inizia la guerra in Siria. La rivolta, una legittima rivolta popolare contro un regime duro, anche brutale, quasi subito diventa qualcos’altro, una sorta di <strong>guerra per procura</strong> del maggior alleato &#8211; Assad &#8211; dell’Iran. A sparare il colpo di pistola, l’Ambasciatore americano a Damasco Ford, che il 6 luglio 2011 va a passeggiare in mezzo ai ribelli (anti Assad) di Hama. Mai si era visto un ambasciatore americano fare un gesto simile in un Paese ostile e soprattutto del Medio Oriente: i ribelli erano diventati la sua vera scorta. Il giorno dopo arriva in città anche l&#8217;ambasciatore francese. Era evidente che si era riprodotto quello schema che avevamo visto in Afghanistan, all’interno del famoso leading from behind (guidiamo da dietro) di cui l’allora Segretario di Stato Hillary Clinton era teorica e pratica”.È impossibile non notare infatti questa particolarità: un membro del Congresso che, senza timore alcuno, si reca in Siria &#8211; un paese che tra l’altro non intrattiene nessun tipo di relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, ma che anzi sulla carta è alleato di Russia e Iran – con una tranquillità che non avrebbe neanche se passeggiasse nel centro di Parigi.Quella di questi giorni non è la prima visita del senatore McCain, che già nel 2013 si recò in Siria per parlare con i ribelli dell’esercito di liberazione siriano (Fsa) in vista della conferenza di pace di Ginevra. A preoccupare è l’apparente malleabilità di Donald Trump, le cui decisioni sono spesso contrastate, neanche troppo velatamente, da Pentagono e Congresso, che senza dubbio influiscono in modo non indifferente sulla sua capacità di decision-making. Basti pensare alle recenti dimissioni dell’ormai ex-Consigliere per la sicurezza della Casa Bianca <strong>Michael Flynn</strong>, rimpiazzato dal tenente McMaster tra i plausi dell’establishment. “Una scelta meravigliosa”, secondo McCain, quella di affidare l’incarico a McMaster.</p>
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