Il Military Times ieri ha confermato che il senatore repubblicano John McCain ha passato diversi giorni della settimana passata nel nord della Siria così da poter parlare con i soldati americani presenti sul territorio. Per motivi di sicurezza non sono stati divulgati i giorni esatti della permanenza sul suolo siriano dell’ex veterano della guerra in Vietnam.Ciò che invece è stato confermato anche dal suo ufficio stampa è il motivo di tale trasferta. Secondo i comunicati rilasciati dal suo ufficio, infatti, il senatore dell’Arizona ha deciso di andare nella Siria settentrionale per “accertarsi degli sviluppi sul terreno in Siria e Iraq” e per informare i soldati “del cambio di strategia da adottare” per sconfiggere le milizie dello Stato islamico. Nelle parole di McCain, ora ci si aspetta che “la nuova amministrazione e i leader militari” ottimizzino i risultati in Siria attraverso un “nuovo approccio”. A suggerire cosa questo nuovo approccio comporti potrebbero essere i report di Reuters dei giorni scorsi, secondo i quali gli aiuti nei confronti delle milizie islamiste dell’Esercito di Liberazione Siriano anti-Assad, concentrate nel nord-ovest della Siria, sono fermi da ormai un mese. A confermarlo a Reuters sono fonti interne ai gruppi ribelli e ufficiali della Cia di cui per ovvie ragioni è stata celata l’identità.La visita di un senatore americano in Siria, soprattutto in un contesto caotico e violento come quello delle operazioni che si stanno portando avanti per liberare Mosul e Raqqa dai miliziani di Al-Baghdadi, è da considerare molto particolare per almeno due motivi. Il primo, è che McCain – che presiede anche il Comitato del senato per le forze armate in Senato – non ha perso occasione per esprimere il suo disappunto nei confronti delle politiche del nuovo presidente.Considerando anche il discorso che ha pronunciato venerdì scorso in occasione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, dove senza mezzi termini ha criticato aspramente le ultime dichiarazioni di Trump riguardo la natura obsoleta della Nato e la volontà di un avvicinamento alla Russia, risulta quantomeno particolare che a dare direttive all’esercito sia una figura in netto contrasto con il presidente degli Stati Uniti. Il secondo motivo si ricollega invece a ciò che colpì anche il giornalista de Il Sole 24 Ore Alberto Negri agli albori del conflitto siriano cominciato ormai sei anni fa: “Nel 2011, quando l’Iraq era già stato devastato da migliaia di morti, inizia la guerra in Siria. La rivolta, una legittima rivolta popolare contro un regime duro, anche brutale, quasi subito diventa qualcos’altro, una sorta di guerra per procura del maggior alleato – Assad – dell’Iran. A sparare il colpo di pistola, l’Ambasciatore americano a Damasco Ford, che il 6 luglio 2011 va a passeggiare in mezzo ai ribelli (anti Assad) di Hama. Mai si era visto un ambasciatore americano fare un gesto simile in un Paese ostile e soprattutto del Medio Oriente: i ribelli erano diventati la sua vera scorta. Il giorno dopo arriva in città anche l’ambasciatore francese. Era evidente che si era riprodotto quello schema che avevamo visto in Afghanistan, all’interno del famoso leading from behind (guidiamo da dietro) di cui l’allora Segretario di Stato Hillary Clinton era teorica e pratica”.È impossibile non notare infatti questa particolarità: un membro del Congresso che, senza timore alcuno, si reca in Siria – un paese che tra l’altro non intrattiene nessun tipo di relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, ma che anzi sulla carta è alleato di Russia e Iran – con una tranquillità che non avrebbe neanche se passeggiasse nel centro di Parigi.Quella di questi giorni non è la prima visita del senatore McCain, che già nel 2013 si recò in Siria per parlare con i ribelli dell’esercito di liberazione siriano (Fsa) in vista della conferenza di pace di Ginevra. A preoccupare è l’apparente malleabilità di Donald Trump, le cui decisioni sono spesso contrastate, neanche troppo velatamente, da Pentagono e Congresso, che senza dubbio influiscono in modo non indifferente sulla sua capacità di decision-making. Basti pensare alle recenti dimissioni dell’ormai ex-Consigliere per la sicurezza della Casa Bianca Michael Flynn, rimpiazzato dal tenente McMaster tra i plausi dell’establishment. “Una scelta meravigliosa”, secondo McCain, quella di affidare l’incarico a McMaster.

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