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	<title>Joe Biden Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 03 Aug 2025 08:37:09 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Joe Biden Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Sul genocidio a Gaza: lettera aperta alla senatrice Liliana Segre</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sul-genocidio-a-gaza-lettera-aperta-alla-senatrice-liliana-segre.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Aug 2025 08:37:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Liliana Segre" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Qualche riflessione dopo l'intervista della senatrice Segre a la Repubblica sull'uso del termine "genocidio". </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sul-genocidio-a-gaza-lettera-aperta-alla-senatrice-liliana-segre.html">Sul genocidio a Gaza: lettera aperta alla senatrice Liliana Segre</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Liliana Segre" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p><strong>Gentilissima Senatrice Liliana Segre,</strong></p>



<p>abbiamo letto con molta attenzione e ancor più grande partecipazione <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2025/08/02/news/liliana_segre_intervista_genocidio_parole_grossman_gaza-424767359/?ref=RHLF-BG-P3-S1-T1-r046">l&#8217;intervista da Lei rilasciata al quotidiano la Repubblica</a>, arrivata tra l&#8217;altro dopo una serie di prese di posizione di altri intellettuali ebrei e soprattutto dopo <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2025/07/31/news/grossman_intervista_scrittore_israeliano_gaza_guerra-424764877/">la toccante intervista </a>rilasciata poco prima allo stesso quotidiano da uno scrittore (e padre di Uri, soldato caduto nel 2006 in Libano) quale <strong>David Grossman</strong>, che come pochissimi altri ha saputo sondare l&#8217;anima dell&#8217;Israele contemporaneo.</p>



<p>Le risparmiamo, qui, i giusti attestati di stima che Le vengono di solito tributati e che Le saranno ormai venuti anche un po&#8217; a noia. Diciamo solo che, pur essendo evidente che nessuno può realmente calarsi nei sentimenti di una persona con le Sue esperienze alle spalle, crediamo di aver avvertito il grido silenzioso che fa l&#8217;eco alle argomentazioni offerte nell&#8217;intervista.</p>



<p>Eppure, <strong>in quella Sua intervista, c&#8217;è qualcosa che non ci convince</strong>. Intanto, l&#8217;affermazione sul &#8220;pericolo dell’uso strumentale e parossistico dell’anatema “genocidio” che fin dal giorno successivo al 7 ottobre viene fatto qui in occidente&#8221;. Intanto, non ci pare proprio che la questione del &#8220;genocidio&#8221; a Gaza, a parte qualche eccezione strillata dovuta al fanatismo o alla propaganda, sia stata seriamente presa in considerazione &#8220;qui in occidente&#8221; <strong>addirittura &#8220;fin dal primo giorno successivo al 7 ottobre&#8221;</strong>. Al contrario: per molti lunghissimi mesi in Occidente si è parlato quasi solo del &#8220;diritto di Israele a difendersi&#8221;, anche da parte dei Governi che ora, di fronte alle immagini provenienti dalla Striscia, si danno una ripassata alla coscienza con il riconoscimento dello Stato di Palestina, anche se sanno benissimo che ormai di una scelta puramente nominale e simbolica si tratta.</p>



<p>Per molti lunghissimi mesi, dietro la bandiera di quel &#8220;diritto&#8221; (che peraltro nessuno nega, tanto meno noi che abbiamo sempre parlato di Hamas come di un movimento islamista non di liberazione e delle sue stragi come feroci atti di terrorismo), <strong>la stragrande maggioranza delle voci ufficiali occidentali, dall&#8217;ultimo dei giornalisti al più potente dei politici</strong>, ha cercato di minimizzare la strage indiscriminata dei palestinesi della Striscia: prima accusando il ministero della Sanità del governo di Hamas di diffondere notizie false, poi tenendo il computo delle vittime inchiodato per un anno a un numero, 42 mila, che restava fisso mentre la gente moriva ogni giorno, e che era comunque sbugiardato da ricerche <em>super partes</em> come <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-morti-di-gaza-99-medici-usa-raccontano-la-verita-da-oggi-diventa-la-nostra-verita-ecco-perche.html#google_vignette">quella dei 99 medici americani</a> che scrissero anche a <strong>Joe Biden</strong> o <a href="https://it.insideover.com/guerra/amici-di-israele-basta-alibi-a-gaza-e-genocidio-e-lancet-ci-spiega-perche.html">quella della rivista scientifica inglese Lancet</a>. Anche adesso i giornali ripetono la cifra di 62 mila morti, quando tutti sanno benissimo che, nella migliore delle ipotesi, bisognerebbe almeno raddoppiarla. Insomma, tutto questo accanimento nel brandire il termine &#8220;genocidio&#8221;, con le terribili implicazioni che esso porta con sé, non ci è parso di vederlo.</p>



<p>In secondo luogo, Lei dice &#8220;per questo mi sono sempre opposta e continuo ad oppormi a un uso del termine genocidio che non ha nulla di analitico, ma ha molto di vendicativo&#8221;. E aggiunge: &#8220;L’abuso di “genocidio” che dal primo giorno viene fatto qui, il compiacimento, l’isterica insistenza per imporlo a chi non lo condivide – e in primo luogo a tutti gli ebrei – <strong>è un fatto morboso che, appunto, come avverte Grossman scaturisce da “sentimenti antisemiti”</strong>, magari inconsci&#8221;. È sicuramente possibile che ci sia &#8220;compiacimento&#8221;, o un antisemitismo appena velato in alcuni che usano a man salva quel termine. Però anche prendere la parte per il tutto e tramutare l&#8217;accusa di genocidio in un segnale di reale o potenziale antisemitismo rischia di essere profondamente strumentale.</p>



<p>Questo perché il concetto di genocidio, pur in tutta la sua immensa portata, <strong>non è dibattibile.</strong> Non è filosofabile. Come Lei sa, il concetto di genocidio fu definito dal lavoro dell&#8217;avvocato (ebreo polacco) <strong>Raphael Lemkin</strong>, che aveva coniato il termine già nel 1944. Il suo attivismo, e gli studi condotti sulla Shoah ma anche sul genocidio degli armeni, portò le Nazioni Unite a riconoscere <a href="https://it.insideover.com/politica/a-gaza-come-in-ruanda-o-in-cambogia-il-genocidio-non-e-un-discorso-da-bar-o-da-tv.html">il genocidio come un crimine internazionale</a> nel 1946 e ad approvare nel 1948 la &#8220;<a href="https://unipd-centrodirittiumani.it/it/archivi/strumenti-internazionali/convenzione-per-la-prevenzione-e-la-repressione-del-crimine-di-genocidio-1948">Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio</a>&#8220;, più tardi firmata tra gli altri Paesi anche da Israele. </p>



<p>La citiamo perché, a differenza di molti altri trattati, e grazie alla tenacia e alle campagna dell&#8217;avvocato Lemkin, la Convenzione parla chiaro. Perché si possa (e trattandosi di un crimine, si debba) parlare di genocidio si devono verificare le seguenti condizioni:</p>



<p><strong>a)</strong> uccisione di membri del gruppo;</p>



<p><strong>b)</strong> lesioni gravi all&#8217;integrità fisica o mentale di membri del gruppo;</p>



<p><strong>c)</strong> il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;</p>



<p><strong>d)</strong> misure miranti a impedire nascite all&#8217;interno del gruppo;</p>



<p><strong>e)</strong> trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.</p>



<p>È difficile non vedere che, a parte l&#8217;ultimo, tutti gli altri punti caratterizzano l&#8217;azione e delle forze armate di Israele a Gaza e l&#8217;azione politica del Governo che le dirige. E la scarsità di cibo o fame o carestia indotta di cui si parla in queste ultime settimane è solo l&#8217;ultimo anello della catena, non quello che deve decidere se siamo al genocidio o no. Per cui, può anche darsi che le frange antisemite approfittino delle circostanze per farsi ancora più stupide e aggressive, può anche darsi che le responsabilità di Hamas finiscano con l&#8217;essere da qualcuno sottovalutate. Ma il punto non è questo. <strong>Il punto è che, secondo quasi tutti i criteri del diritto internazionale, c&#8217;è un genocidio in corso</strong>. E di questo non si può accusare chi ne parla ma solo chi ne è l&#8217;autore: il governo di <strong>Benjamin Netanyahu</strong>. Che con le sue azioni porta sulla spalle anche parte della responsabilità per l&#8217;eventuale rigurgito di antisemitismo che colpisce o potrebbe colpire l&#8217;occidente. Così come Hamas (e sia Lei sia Grossman lo sottolineate) porta parte della responsabilità per la tragedia che si è abbattuta sul popolo palestinese.</p>



<p>Sappiamo che Lei non sarà d&#8217;accordo con questo nostra affermazione. Infatti nell&#8217;intervista Lei dice: <strong>&#8220;Israele non è né l’erede né il rappresentante degli ebrei europei vittime della Shoah:</strong> non deve usare quello scudo per giustificare qualunque suo eccesso, ma non deve neanche essere usato come pretesto per tornare ad odiare il popolo ebraico e perfino le vittime di 80 anni fa&#8221;. È giusto, anche se molti rappresentanti dell&#8217;ebraismo italiano e internazionale dissentirebbero: non v&#8217;è forse chi dice che tutti gli ebrei sono israeliani, anche se non lo sanno?</p>



<p>Il problema, però, è che il premier che da ordine di uccidere decine di migliaia di donne e bambini, di radere al suolo scuole e ospedali, di sparare sulle tende dei campi profughi o sulle code per il cibo, il politico che progetta una deportazione di massa come alternativa alla decimazione, <strong>è lo stesso che nel 2018 ha fatto approvare una legge che definisce Israele come &#8220;lo Stato-nazione del popolo ebraico&#8221;</strong>, che stabilisce che l&#8217;arabo (lingua madre del 20% della popolazione) non è lingua ufficiale, che gli insediamenti (illegali per il diritto internazionale) sono un &#8220;valore nazionale&#8221;. In conclusione: noi non ebrei abbiamo di certo il problema di bloccare qualunque rigurgito di antisemitismo, qualunque tentativo di &#8220;odiare il popolo ebraico&#8221; mettendogli in conto, abusivamente e strumentalmente, ciò che va a carico solo di Netanyahu e del suo Governo. Ma sotto voce chiederemmo che il &#8220;popolo ebraico&#8221;, e soprattutto i suoi leader intellettuali e morali, dei quali Lei certamente fa parte, fossero chiari nel respingere ogni possibile giustificazione del tentativo di sterminio del popolo gazawi. Anche solo usando la parola &#8220;genocidio&#8221;.</p>



<p><strong><em>Chi già ci conosce sa con quanta passione  InsideOver segua le questioni del Medio Oriente e in particolare modo i drammatici eventi di Gaza e di Israele. Ci mettiamo il cuore e l&#8217;esperienza dei luoghi. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong><br></p>



<p></p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Via le truppe Usa dall&#8217;Europa dell&#8217;Est? Più un grande bluff che un grande gioco</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/via-le-truppe-usa-dalleuropa-dellest-piu-un-grande-bluff-che-un-grande-gioco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2025 05:45:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1253" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-600x392.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-1024x668.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-768x501.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-1536x1002.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Davvero gli USA lasceranno l'Europa Orientale? Davvero la NATO arretrerà ai confini della Guerra Fredda? Il grande bluff di Trump spiegato.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1253" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-600x392.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-1024x668.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-768x501.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-1536x1002.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il neo presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong> sta lavorando attivamente per cercare di porre termine al conflitto in Ucraina. Come sappiamo, una delegazione statunitense e una russa si sono incontrare a Riad lo scorso 18 febbraio: grande assente proprio l&#8217;Ucraina (oltre all&#8217;UE). </p>



<h2 class="wp-block-heading">La Nato e i confini della Guerra Fredda</h2>



<p>Sebbene non si sappia esattamente che condizioni siano state discusse, in quanto le prime dichiarazioni ufficiali appaiono volutamente vaghe, si <a href="https://www.msn.com/en-ca/news/world/us-troops-to-withdraw-from-all-nato-countries-in-europe-officials-first-response/ar-AA1zojFq">vocifera </a>che gli Stati Uniti potrebbero decidere di <strong>chiudere la basi Nato</strong> nei Paesi dell&#8217;Europa Orientale. Il tabloid tedesco <em>Bild</em> ha riferito mercoledì, citando un funzionario di un Paese est-europeo, che la Casa Bianca potrebbe prendere in considerazione il ritiro di tutte le truppe dai Paesi europei che hanno aderito alla NATO dopo il 1990. Ciò includerebbe Albania, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Montenegro, Macedonia del Nord, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Svezia. Praticamente andando incontro al diktat putiniano di dicembre 2021, quando aveva richiesto all&#8217;allora presidente Joe Biden di far arretrare la Nato ai confini della Guerra Fredda (Germania esclusa). Il medesimo rapporto ha aggiunto che ci sarebbero preparativi per il possibile ritiro dal Kosovo, il che farebbe ricadere sulle spalle italiane la gestione di quel teatro di crisi.</p>



<p>Il <em>Financial Times</em> è stato meno fantasioso (o prono alla propaganda) e ha riferito che si ritiene che il presidente Trump potrebbe accettare di rimuovere le forze statunitensi dai Paesi Baltici, lasciando intendere, però, che resterebbero i soldati delle altre nazioni dell&#8217;Alleanza Atlantica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Il <strong>Fronte Est</strong> della Nato sta crollando? Difficile. Washington ha la sua più grande presenza sul fianco orientale dell&#8217;Europa in Polonia dove ha circa 10mila soldati, e sebbene <a href="https://www.stripes.com/theaters/europe/2025-01-24/trump-europe-troop-cuts-16590074.html">si parli</a> di una riduzione della presenza totale delle forze Usa in Europa, lo stesso presidente polacco <strong>Andrzej Duda</strong> <a href="https://www.msn.com/en-us/news/world/poland-s-president-says-us-assures-him-it-won-t-reduce-troops-in-that-part-of-europe/ar-AA1zivhD">ha dichiarato</a> martedì di aver ricevuto rassicurazioni dagli Stati Uniti sul fatto che Washington non ridurrà la presenza delle sue truppe in Polonia e altrove lungo il fianco orientale dell&#8217;Alleanza.</p>



<p>In effetti l’amministrazione Trump <strong>non ha annunciato</strong> piani per ritirare le forze statunitensi dalla regione, e le <a href="https://apnews.com/article/romania-nato-europe-russia-ukraine-us-f192b88b03f56d81fed0770fca445ba9">parole </a>del segretario alla Difesa <strong>Pete Hegseth</strong> secondo cui “gli alleati europei devono guidare dal fronte” ha lasciato i partner della Nato a contemplare una potenziale nuova realtà in cui gli Stati Uniti non sono più il potente sostegno per la sicurezza del continente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Nato si esercita senza gli Usa</h2>



<p>Forse anche per questo l&#8217;Alleanza sta testando in questi giorni la sua capacità di dispiegarsi rapidamente nell&#8217;Europa Orientale, <strong>senza l&#8217;assistenza diretta degli Stati Uniti</strong>. La serie di esercitazioni note come “<a href="https://www.military.com/daily-news/2025/02/13/nato-tests-new-deployment-model-without-us-ahead-of-ukraine-war-anniversary.html">Steadfast Dart 2025</a>”, della durata di sei settimane che si stanno effettuando in Bulgaria, Romania e Grecia, coinvolgono circa 10mila soldati di nove nazioni e rappresentano la più grande operazione NATO pianificata quest&#8217;anno. Nove nazioni alleate, senza gli USA. Un bel test sulla via della costruzione di una maggiore autosufficienza militare europea (l&#8217;UE prenda nota). </p>



<p>A febbraio, la disposizione delle otto brigate multinazionali dell&#8217;Alleanza presenti sul fronte orientale era <a href="https://www.nato.int/cps/en/natohq/topics_136388.htm">così indicata</a> dal sito ufficiale della Nato: Bulgaria, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia. Gli Stati Uniti sono presenti in questo dispiegamento, con le proprie truppe, in Bulgaria e Ungheria. Come si vede, le forze statunitensi, se escludiamo la presenza diretta, in modo autonomo, partecipano solo a una parte di questo dispositivo di sicurezza avanzato dell&#8217;Alleanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">USA proiettati nell&#8217;Indo-Pacifico</h2>



<p>Il punto fondamentale è proprio questo: Washington, ventilando il ritiro di parte delle proprie forze dal teatro europeo, intende <strong>lasciare sulle spalle degli alleati</strong> la maggior parte dell&#8217;onere della difesa del Fronte Est. Non è niente di strano: la politica statunitense ha sempre cercato questa soluzione e l&#8217;aumento della percentuale di Pil destinata alla Difesa per i Paesi membri dell&#8217;Alleanza, stabilita al vertice del Galles del 2014, va proprio in tal senso.</p>



<p>Questo non significa, come qualcuno potrebbe pensare erroneamente, un nuovo isolazionismo statunitense, bensì <strong>un balzo in avanti</strong> nel cambiamento strategico di Washington che ormai da anni punta verso il lontano teatro dell&#8217;<strong>Indo-Pacifico</strong>. </p>



<p>Ecco perché parliamo di bluff. Aggiungiamo che l&#8217;ulteriore alzamento dell&#8217;asticella delle spese destinate alla Difesa (si parla del 5%), intende proprio fare in modo che l&#8217;Europa (o meglio gli alleati europei della Nato) si armi maggiormente per contenere la Russia e <strong>liberare risorse statunitensi</strong> da impiegare per contenere la <strong>Repubblica Popolare Cinese (RPC)</strong> nel Pacifico Occidentale. Se l&#8217;<em>appeasement </em>con Mosca (se davvero sarà come si prospetta) è finalizzato alla ricerca del distacco tra Russia e RPC in una riedizione ribaltata della strategia Nixon-Kissinger (staccare la Cina dall&#8217;Urss per combattere meglio quest&#8217;ultima), sicuramente possiamo affermare che la conseguenza di questa politica, che vede l&#8217;Ucraina come una sorta di agnello sacrificale, <strong>non vedrà la fine della presenza statunitense in Europa</strong>, ma una maggiore assunzione di responsabilità degli altri Paesi della Nato.</p>



<p>A riprova di quanto andiamo affermando, proprio mercoledì scorso Pete Hegseth <a href="https://www.ilgiornale.it/news/difesa/perch-usa-stanno-tagliando-spese-difesa-2440894.html">ha chiesto</a> ad alcuni settori delle forze armate USA di effettuare dei tagli come parte di una potenziale riduzione della spesa dell&#8217;8% in ciascuno dei prossimi cinque anni. Non si tratta però di tagli lineari, bensì di una vera a propria razionalizzazione della spesa, infatti era presente una lunga lista di esenzioni, tra cui per l&#8217;intero <strong>U.S. Indo-Pacific Command</strong>, a riprova dell&#8217;importanza di quel settore per gli Stati Uniti. Al contrario, i comandi militari che supervisionano le operazioni in Europa, Medio Oriente e Africa non erano esenti da tagli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/via-le-truppe-usa-dalleuropa-dellest-piu-un-grande-bluff-che-un-grande-gioco.html">Via le truppe Usa dall&#8217;Europa dell&#8217;Est? Più un grande bluff che un grande gioco</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>La California in fiamme: perché Trump se la prende con un pesciolino</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-california-in-fiamme-perche-trump-se-la-prende-con-un-pesciolino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jan 2025 13:28:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[California]]></category>
		<category><![CDATA[incendio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="450" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-1403932326-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-1403932326-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-1403932326-612x612-1-600x441.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-1403932326-612x612-1-300x221.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Ventiquattro vittime accertate, decine di dispersi, oltre 10mila strutture rase al suolo dalle fiamme: mentre la California non smette di bruciare, a divampare ora è l&#8217;incendio della politica, con la leadership della California attaccata su più fronti dall&#8217;amministrazione Trump ancora non insediatasi. Mentre in questi giorni le squadre dei vigili del fuoco combattevano gli incendi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-california-in-fiamme-perche-trump-se-la-prende-con-un-pesciolino.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-california-in-fiamme-perche-trump-se-la-prende-con-un-pesciolino.html">La California in fiamme: perché Trump se la prende con un pesciolino</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="450" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-1403932326-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-1403932326-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-1403932326-612x612-1-600x441.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-1403932326-612x612-1-300x221.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Ventiquattro vittime accertate, decine di dispersi, oltre 10mila strutture rase al suolo dalle fiamme: mentre la <strong>California</strong> non smette di bruciare, a divampare ora è l&#8217;incendio della politica, con la leadership della California attaccata su più fronti dall&#8217;amministrazione Trump ancora non insediatasi.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://a57.foxnews.com/static.foxnews.com/foxnews.com/content/uploads/2025/01/720/405/los-angeles-wildfires-update_042.jpg?ve=1&amp;tl=1" alt=""/></figure>
</div>


<p>Mentre in questi giorni le squadre dei vigili del fuoco combattevano gli incendi che si diffondevano rapidamente nell&#8217;area di<strong> Los Angeles</strong>, le operazioni di soccorso sono state ripetutamente ostacolate dalla bassa pressione dell&#8217;acqua e dagli idranti che si sono prosciugati. Questi problemi hanno messo in luce quelle che gli esperti definiscono vulnerabilità nei sistemi di approvvigionamento idrico della città, non costruiti per incendi di questa portata. La risposta, immediata e più banale, è quella per cui il sistema è progettato per reggere un incendio domestico: ma se più squadre pompano acqua per ore, contemporaneamente, il sistema va in crisi, non essendo progettato per affrontar un&#8217;intera comunità in fiamme. A questo si è aggiunto che gli aerei che solitamente sono impiegati nello spegnimento degli incendi boschivi sono rimasti a terra per via dei <strong>venti fortissimi</strong> nell&#8217;area. </p>



<p>Fin qui tutto chiaro. Ma la domanda sorge spontanea: perché in una delle aree con più grave siccità al mondo e <strong>atavici problemi di approvvigionamento idrico</strong>, soggetta a ripetuti incendi boschivi, l&#8217;acqua non viene stoccata in maniera più efficiente? Fra l&#8217;altro, ciò che sta accadendo nel <em>golden State</em> è strettamente connesso al cambiamento climatico antropogenico: gli incendi sono scoppiati in seguito a un netto passaggio da un clima umido a uno estremamente secco, un attacco di &#8220;colpo di frusta&#8221; climatico lo chiamano gli scienziati, che aumenta i rischi di incendi boschivi. Si tratta di brusche oscillazioni sempre più frequenti e intense. La risposta è semplice: costa  troppo e non è detto si possa costituire bacini così capaci da affrontare emergenze come quelle di queste ore.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.watereducation.org/sites/main/files/imagecache/medium/main-images/smelt-3.jpg?1637047272" alt="" style="width:449px;height:auto"/></figure>
</div>


<p><strong>Ma cosa c&#8217;entra un piccolo pesce in tutta questa drammatica faccenda? </strong></p>



<p>In un post di mercoledì scorso su <em>Truth Social</em>, Trump ha accusato il governatore della California <strong>Gavin Newsom</strong>, di aver privato la regione di Los Angeles dell&#8217;acqua perché voleva proteggere &#8220;<em>un pesce sostanzialmente inutile chiamato smelt</em>&#8220;. Trump punta il dito contro Newsom per non aver approvato una dichiarazione di ripristino dell&#8217;acqua, che non esiste secondo l&#8217;ufficio di Newsom. Lasciando intendere che le protezioni per lo <em>smelt</em> del delta, una piccola specie che si trova solo nel <strong>delta del fiume Sacramento-San Joaquin</strong>, un&#8217;ampia zona umida nella California settentrionale, hanno lasciato a secco gli idranti in alcune parti di Los Angeles. Non è la prima volta che Trump se la prende con questo grazioso pesciolino. Da quasi un decennio, infatti, sostiene di poter risolvere gli incredibilmente complessi problemi idrici americani annullando con un colpo di spugna le normative concepite per aiutare la sopravvivenza di questa specie. In questa battaglia è stato sostenuto perfino <a href="https://it.insideover.com/donne/donne-usa-a-un-passo-dal-potere-kamala-harris-e-le-altre.html">da <strong>Sarah Palin</strong></a>-che con la sua consueta delicatezza- esordì esclamando: &#8220;<em>Da dove vengo io, un pesce di 3 pollici, lo chiamiamo esca</em>&#8220;.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/82/Wpdms_usgs_photo_sacramento_delta_2.jpg" alt="" style="width:466px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Le politiche che proteggono lo <em>smelt</em> e altre specie, come il salmone, a volte influenzano la quantità di acqua che può essere pompata in un momento particolare dal <strong>Sacramento-San Joaquin Delta</strong>, che è il cuore del sistema di distribuzione idrica della California, ma questo non è un fattore rilevante per la situazione degli incendi boschivi o la capacità di Los Angeles di gestirli. Il Delta smelt è spesso alla base della politica idrica in California e, in particolare, delle discussioni sulla spedizione di acqua dalla California settentrionale alle parti meridionali della Central Valley per l&#8217;irrigazione delle colture e, più a sud, all&#8217;area di Los Angeles per una miriade di usi. Gli smelt del Delta si trovano esclusivamente nel delta del Sacramento-San Joaquin e in nessun altro posto al mondo. Ciò significa che, per definizione, sono rari. Ciò è importante a causa dell&#8217;<strong>Endangered Species Act</strong>: questa norma non richiede dimensioni o bellezza, semplicemente riconosce il diritto di tali specie a esistere. Lo smelt del Delta non è quasi estinto a causa della pesca eccessiva, bensì a causa del crollo dell&#8217;ecosistema in cui vive, terra che è stata arginata, prosciugata, coltivata e cementificata.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://prod-boatus-cd2.azurewebsites.net/-/media/images/boatus/twitter-cards_600x314/2022/april/aerial-view-of-sacramento-san-joaquin-river-delta.ashx" alt=""/></figure>
</div>


<p>Quando lo smelt del delta è stato inserito nell&#8217;elenco delle specie minacciate, la causa principale del declino della sua popolazione è stata identificata nel <strong>ridotto flusso di acqua dolce nell&#8217;estuario</strong>. Per questo motivo, è stato elaborato un piano di recupero che imponeva un maggiore flusso, il che significava meno acqua per l&#8217;agricoltura. Il dramma è nato lì: ma con gli agricoltori, non con i pompieri. Nel 1994, le agenzie statali e federali che gestivano congiuntamente il delta hanno stipulato un accordo chiamato <strong>Delta-Bay Accord</strong> volto a mettere in pratica differenti pratiche tra cui aumentare il deflusso nel delta di 250.000 acri-piedi. Sebbene molti credano che l&#8217;aumento del flusso di acqua dolce attraverso il delta sia uno spreco di acqua per proteggere questo minuscolo pesce, la ragione principale del deflusso di acqua dolce è quello di <strong>ridurre la salinità</strong> nel delta in generale: un&#8217;operazione utile anche per gli agricoltori, poiché impedisce che l&#8217;acqua salata venga pompata nei terreni agricoli. Questo però non è bastato, nè agli agricoltori, nè ai negazionisti climatici tantomeno ai legislatori duri e puri che non hanno saputo calmierare ambiente con ragionevolezza: così, mentre la California brucia qualcuno è pronto a soffiare sulle fiamme della guerra culturale. Fino al prossimo disastro.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-california-in-fiamme-perche-trump-se-la-prende-con-un-pesciolino.html">La California in fiamme: perché Trump se la prende con un pesciolino</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Starmer cede le Isole Chagos a Mauritius. Irritazione Usa: è un regalo alla Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/starmer-cede-le-isole-chagos-a-mauritius-irritazione-usa-e-un-regalo-alla-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2024 08:29:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Missioni militari]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Usa-Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="985" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-600x308.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-1024x525.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-1536x788.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-2048x1051.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sull'atollo di Diego Garcia c'è una grande base Usa che può "coprire" dall'Asia meridionale al Medio Oriente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/starmer-cede-le-isole-chagos-a-mauritius-irritazione-usa-e-un-regalo-alla-cina.html">Starmer cede le Isole Chagos a Mauritius. Irritazione Usa: è un regalo alla Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="985" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-600x308.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-1024x525.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-1536x788.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-2048x1051.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le <strong>Mauritius</strong>, arcipelago situato nel bel mezzo dell’Oceano indiano, negli ultimi giorni hanno fatto parlare di sé non per la massa di turisti occidentali pronti a partire per un posto al sole&nbsp;con l’arrivo dell’autunno, ma per altre ragioni, e c’entra <strong>l’odierna guerra fredda tra Usa e Cina</strong>.&nbsp;</p>



<p>Il 3 ottobre, il premier britannico<strong> Keir Starmer</strong> e il suo omologo mauriziano <strong>Pravind Jugnauth</strong>&nbsp; hanno annunciato un accordo, da entrambi definito storico, che consisterebbe nel riconoscimento della sovranità della Repubblica delle Mauritius sulle <strong>isole Chagos</strong> appartenenti dal 1965 al Territorio Britannico dell’Oceano Indiano e dunque soggette alla giurisdizione della Corona. Il Governo mauriziano per ben sei decenni ha reclamato l’annessione delle Chagos, ma la questione è sempre stata una matassa aggrovigliata a causa dello zampino dello zio Sam.</p>



<p>Sull’atollo di <strong>Diego Garcia</strong>, il più esteso delle Chagos, ha sede una base aeronavale americana che gode di una posizione strategica per un pronto intervento in caso di escalation militare in tutta la regione che va dal Medio Oriente all’Asia meridionale. L’impegno preso da Starmer e Jugnauth prevede che la succitata base rimanga a disposizione di Washington per i prossimi 99 anni. Non a caso il presidente statunitense <strong>Joe Biden</strong> ha benedetto l’intesa: “È una chiara dimostrazione che attraverso la diplomazia e la partnership, i Paesi possono superare sfide storiche di lunga data per raggiungere risultati pacifici e reciprocamente vantaggiosi”.</p>



<p>Sebbene dalla Casa Bianca sia trapelato ottimismo, gli americani avrebbero ripetutamente mostrato insofferenza e chiesto ai britannici di desistere dalla cessione delle Chagos alle Mauritius a causa delle sempre più fitte relazioni intrattenute tra l&#8217;arcipelago dell’Oceano Indiano e la Cina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’atollo Diego Garcia</h2>



<p>Nel 1965, l’arcipelago delle Chagos fu scorporato dalla nascente Repubblica di Mauritius che ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1968. Nel 1966, il Governo di Sua Maestà concesse l’autorizzazione agli alleati d’oltreoceano per <strong>l’installazione di una base militare</strong> che fosse un porto di riferimento nell’Oceano Indiano per parte della loro flotta marittima e una pista di lancio dei loro cacciabombardieri in una zona dove gli Usa, ai tempi della Guerra fredda, non avevano alleati. Dopo la caduta del Muro di Berlino, il sito militare ha continuato a essere operativo specialmente in occasione degli interventi in Afghanistan e Iraq.</p>



<p>Per la realizzazione della base, circa <strong>2 mila nativi delle isole Chagos</strong> sono stati costretti a traslocare alla Mauritius o alle vicine Seychelles, dando così luogo a un lungo braccio di ferro legale tra gli abitanti sfrattati e Londra e che nel 2019 è culminato nell’emissione di un parere consultivo della <strong>Corte internazionale di giustizia dell’Aja</strong> &#8211; organo dell’Onu deputato alla risoluzione delle dispute tra Stati &#8211; con cui si è condannata la decisione di separare le Chagos dalle Mauritius perché “non era basata sulla libera e genuina espressione della volontà delle persone interessate”.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;irritazione degli Usa &nbsp; &nbsp;</h2>



<p>Sotto la crescente pressione internazionale (ad agosto l’<strong>Unione Postale universale</strong> dell’Onu ha vietato la vendita di francobolli britannici nelle Chagos), a Downing Street si sono trovati con le spalle al muro e non hanno potuto fare altro che prendere l’impegno di stipulare un trattato mediante cui si riconoscesse la sovranità mauriziana sugli atolli delle Chagos, come ribadito dal ministro degli Esteri britannico <strong>David Lammy</strong>.</p>



<p>Secondo un articolo pubblicato da <em><a href="https://www.pressreader.com/new-zealand/the-press/20241005/281887303733640?srsltid=AfmBOoq5z6Mr0lEJOvuht7nanPSsXXfeNwG80Xo0FhhuwBXzXgWbtprr">The Times</a></em>, il sostegno degli americani all’accordo sarebbe solo di facciata, perché nel corso dell’estate alti funzionari della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato hanno tentato di fare ostruzionismo attraverso canali privati, affinché gli inglesi non non cedessero alle pressioni. Secondo le indiscrezioni messe in evidenza da<em> The Times</em>, il timore degli Usa consiste nell’ascendente esercitato dal Pechino sulle autorità di Port Louis &#8211; capitale delle Mauritius &#8211; dopo la sottoscrizione dell’<strong>accordo bilaterale di libero scambio</strong> nel 2019, che impegna il Dragone a effettuare investimenti che al momento riguardano quasi 50 iniziative nel Paese africano. </p>



<p>Tale comunione d’intenti ha indotto gli americani a ipotizzare che il governo cinese possa installare delle basi di spionaggio nelle isole circostanti Diego Garcia per carpire <strong>informazioni militari riservate</strong> grazie al benestare di Port Louis, come segnalato dalla senatore della Florida <strong>Marco Rubio</strong>: “L’accordo è preoccupante in quanto fornirebbe alla Cina comunista l&#8217;opportunità di ottenere preziose informazioni sulla nostra base di supporto navale a Mauritius”. Secondo una fonte che si aggira nei palazzi di Whitehall &#8211; via lungo la quale si stagliano tutti i palazzi del potere londinese &#8211; ha dichiarato: “[Gli americani, ndr]&nbsp; hanno fatto capire che questo accordo era meglio che non si facesse dato che complica molte le cose per loro. Comprendono che la questione conti molto per noi”. </p>



<p>Al momento, gli impegni assunti da Londra e Port Louis devono essere tradotti in un trattato da ratificare dai rispettivi Parlamenti e chissà se con un’<strong>eventuale </strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-strana-coppia-liz-cheney-kamala-harris-neocon-e-dem-alleati-contro-trump.html"><strong>presidenza Trump</strong>,</a> da sempre ostile alle mire espansionistiche di Pechino, l’accordo non subirà dei contraccolpi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/starmer-cede-le-isole-chagos-a-mauritius-irritazione-usa-e-un-regalo-alla-cina.html">Starmer cede le Isole Chagos a Mauritius. Irritazione Usa: è un regalo alla Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Tutti in piedi per l&#8217;artemisia delle dune, la lucertola che può decidere le sorti degli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tutti-in-piedi-per-lartemisia-delle-dune-la-lucertola-che-puo-decidere-le-sorti-degli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Sep 2024 13:02:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Usa 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=437907</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="972" height="447" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-26-122926.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-26-122926.jpg 972w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-26-122926-600x276.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-26-122926-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-26-122926-768x353.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 972px) 100vw, 972px" /></p>
<p>Come un piccolo rettile può scatenare una battaglia legale tra Texas e governo federale, repubblicani e dem, alla vigilia delle elezioni Usa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/tutti-in-piedi-per-lartemisia-delle-dune-la-lucertola-che-puo-decidere-le-sorti-degli-usa.html">Tutti in piedi per l&#8217;artemisia delle dune, la lucertola che può decidere le sorti degli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="972" height="447" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-26-122926.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-26-122926.jpg 972w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-26-122926-600x276.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-26-122926-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-26-122926-768x353.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 972px) 100vw, 972px" /></p>
<p>Può una<strong> lucertola</strong> scatenare una faida tra Washington e il <strong>Texas</strong>? Evidentemente sì, se questa vicenda promette di incendiare le sempiterne tese relazioni tra lo Stato della stella solitaria e l&#8217;amministrazione Biden.</p>



<p>Il grazioso animaletto in questione è la <strong>lucertola artemisia delle dune</strong>, che nel Texas vive e prospera. Questo piccolo rettile che scava nella sabbia è originaria di una parte del <strong>bacino del Permiano</strong>, ricco di petrolio e gas , del Texas occidentale e del Nuovo Messico. Il<em> Fish and Wildlife Service</em> degli Stati Uniti ha ritenuto la lucertola in pericolo di estinzione a causa di fattori quali la perdita dell&#8217;habitat, il &#8220;<em>degrado dovuto allo sviluppo delle industrie estrattive di petrolio e gas e di sabbia di fratturazione</em>&#8221; e &#8221; <em>i cambiamenti climatici e le condizioni climatiche</em>&#8220;. Tutte questioni <em>green</em> di cui l&#8217;amministrazione Biden si è fatta portavoce e bandiera. La lucertola delle dune avrebbe perso più del 95% del suo habitat a causa dello sfruttamento petrolifero e del gas e dell&#8217;estrazione di sabbia per il <em><strong>fracking</strong></em>, secondo il Center for Biological Diversity.</p>


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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://energiaoltre.it/wp-content/uploads/2022/04/Bacino-Permiano.png" alt="" style="width:430px;height:auto"/></figure>
</div>


<p><strong>Che fare, dunque?</strong></p>



<p>Al fine di proteggere questo esemplare, l&#8217;<em>US Fish and Wildlife Service</em> ha inserito la lucertola artemisia delle dune tra le <strong>specie in via di estinzione</strong>, esclusivamente sulla base dei migliori dati scientifici e commerciali disponibili. Non solo, ma l&#8217;inserimento nell&#8217;elenco soddisfa i criteri per la definizione di &#8220;specie in via di estinzione&#8221; dell&#8217;<strong><em>Endangered Species Act</em></strong>, supportata dalle attuali condizioni dell&#8217;habitat e dal rischio che tali condizioni rappresentano per la lucertola delle dune. Fin qui, tutto bene.</p>



<p>Almeno fino a quando il procuratore generale del Texas, il repubblicano <strong>Ken Paxton, </strong>non ha deciso di intentare causa contro l&#8217;amministrazione Biden per aver classificato la lucertola artemisia come creatura degna di protezione. Sul banco degli &#8220;imputati&#8221;, il Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti e il suo Segretario Debra Haaland, e il Servizio per la pesca e la fauna selvatica degli Stati Uniti e il suo direttore Martha Williams. &#8220;<em>L&#8217;illegale abuso della legge ambientale da parte dell&#8217;amministrazione Biden-Harris è un tentativo indiretto di indebolire le industrie petrolifere e del gas del Texas che aiutano a tenere accese le luci per l&#8217;America</em>&#8220;, ha affermato Paxton. &#8220;<em>Avevo avvisato che avremmo fatto causa per questa mossa illegale, e ora li vedremo in tribunale</em>&#8220;. Paxton sostiene che la designazione si basa su <strong>assunti imprecisi e arbitrari</strong>, senza prendere in considerazione gli sforzi volontari di conservazione in atto a livello locale e statale.</p>



<p>Ma ricordiamolo, siamo in Texas, e dunque il timore è un altro. Secondo Paxton, l&#8217;azione del Governo federale comprometterebbe lo <strong>sviluppo economico </strong>del bacino, sottoponendo le industrie del Texas e i proprietari terrieri ​​a un<strong> vuoto legislativo </strong>e a una incertezza normativa tali da non avere chiaro cosa poter fare con le proprie terre. La lucertola scava le sue tane nelle dune di sabbia dell&#8217;<strong>ecosistema di Mescalero-Monahans</strong>, 30 miglia a ovest di Odessa, lo stesso territorio del Texas occidentale che ospita i più grandi giacimenti di petrolio e gas dello Stato. Da almeno quarant&#8217;anni, i biologi hanno messo in guardia gli enti regolatori federali sulla minaccia che l&#8217;esplorazione e lo sviluppo di petrolio e gas rappresentano per il rettile, mentre i rappresentanti dell&#8217;Industria si sono opposti alla designazione, affermando che avrebbe spaventato le aziende interessate a trivellare nel bacino più redditizio della nazione.</p>


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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.texasoilproperties.com/wp-content/uploads/2013/08/districts_colorsm.jpg" alt="" style="width:367px;height:auto"/></figure>
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<p>La lucertola lunga 2,5 pollici vive solo nel 4% circa del bacino tra Texas e New Mexico, ed è stata trovata nelle contee di Andrews, Crane, Gaines, Ward e Winkler. Secondo u<a href="https://www.govinfo.gov/content/pkg/FR-2023-07-03/pdf/2023-13859.pdf">n&#8217;analisi del 2023 del <em>Fish and Wildlife Service</em></a>, sarebbe già &#8220;funzionalmente estinta&#8221; nel 47% del suo areale. La designazione ora comporta un preciso meccanismo: l&#8217;elenco richiede alle compagnie petrolifere e del gas di evitare di operare nelle aree abitate dalla lucertola, ma il <em>Fish and Wildlife Service </em>deve ancora stabilire dove si trovino queste aree, perché sta ancora raccogliendo informazioni. Le compagnie petrolifere e del gas potrebbero incorrere in multe fino a 50.000 dollari e al carcere, a seconda della violazione, se operano in quelle aree.</p>



<p>A questo braccio di ferro ideologico, si aggiunge il complesso meccanismo federale. Dopo la notizia, il commissario delle ferrovie del Texas Wayne Christian ha affermato: &#8220;<em>Non ha nulla a che fare con il &#8216;salvare le lucertole&#8217;; si tratta di chiudere la produzione di petrolio e gas degli Stati Uniti per ottenere punti politici, il che non farà altro che aumentare l&#8217;inflazione e mettere a repentaglio miliardi di vite in tutto il mondo</em>&#8220;. Il commissario Wayne, che incarna lo spirito del jacksoniano maschio del Dixie, ha preso a cuore la battaglie in nome del petrolio texano, invocando il <strong><em>Texas Energy Independence Act</em></strong>, che  proibisce alle agenzie statali di facilitare qualsiasi sforzo che possa minare la produzione di petrolio e gas del Texas.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.texasstandard.org/wp-content/uploads/2015/02/8095500791_88bb8a80f4_z.jpg" alt="" style="width:445px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Nel resto degli Stati Uniti continentali, le centrali elettriche si collegano a una rete più ampia. C’è una rete che serve la metà orientale del Paese e un’altra che alimenta la metà occidentale. L’energia prodotta in uno Stato può essere utilizzata in un altro e le società elettriche possono acquistare energia da un altro Stato. Ma non in Texas. Qui l’elettricità viene generata e utilizzata solo all’interno dei confini statali. Era il 2022 quando venne depositato il &#8220;<strong>disegno di legge 33</strong>&#8221; per bloccare l&#8217;implementazione di qualsiasi nuova regolamentazione federale sulla produzione di petrolio o gas naturale in Texas. L&#8217;obiettivo del cosiddetto &#8220;<strong><a href="https://legiscan.com/TX/bill/HB33/2023">HB 33</a></strong>&#8221; è garantire che nessuna risorsa dei contribuenti dello Stato del Texas venga utilizzata per implementare nuove normative federali sulla produzione di petrolio e gas in Texas. Come? Vietando alle agenzie e ai funzionari dello Stato del Texas di stipulare contratti con qualsiasi agenzia o funzionario federale o di fornirgli assistenza per quanto riguarda l&#8217;applicazione di una legge, un ordine, una norma o un regolamento federale che disciplini le operazioni nel settore petrolifero e del gas, se il regolamento non è già una legge vigente. Lucertole comprese.</p>



<p>Come finirà? Certamente, prima, alle urne. Con buona pace della povera lucertolona&#8230;</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/tutti-in-piedi-per-lartemisia-delle-dune-la-lucertola-che-puo-decidere-le-sorti-degli-usa.html">Tutti in piedi per l&#8217;artemisia delle dune, la lucertola che può decidere le sorti degli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Votare Trump o sparargli, è l&#8217;America che non crede più in se stessa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/votare-trump-o-sparargli-e-lamerica-che-non-crede-piu-in-se-stessa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2024 12:09:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1302" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916140221402_25fcdab40e5d09a624923af3b0e441dc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916140221402_25fcdab40e5d09a624923af3b0e441dc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916140221402_25fcdab40e5d09a624923af3b0e441dc-600x407.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916140221402_25fcdab40e5d09a624923af3b0e441dc-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916140221402_25fcdab40e5d09a624923af3b0e441dc-1024x694.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916140221402_25fcdab40e5d09a624923af3b0e441dc-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916140221402_25fcdab40e5d09a624923af3b0e441dc-1536x1042.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Usa vivono una crisi di sfiducia nel sistema senza precedenti. E il mutamento strutturale della popolazione acuisce i problemi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/votare-trump-o-sparargli-e-lamerica-che-non-crede-piu-in-se-stessa.html">Votare Trump o sparargli, è l&#8217;America che non crede più in se stessa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Meno di <strong>Robert Kennedy</strong>, assassinato nel 1968. Meno di <strong>George Wallace</strong>, gravemente ferito nel 1972. Ma con due tentati omicidi nel corso della stessa campagna elettorale, una specie di record. Ancora una volta <strong>Donald Trump</strong> fa storia a se e, in tal modo, fa anche un po&#8217; di Storia. Saranno i poliziotti, i giornalisti e gli storici a dirci se il giovane <strong>Thomas Matthew Crooks</strong>, l&#8217;attentatore del luglio scorso, e il meno giovane <strong>Ryan Routh</strong> arrestato ieri avevano qualche loro motivazione o se invece, come parrebbe dalle prime impressioni, erano solo due dei tanti fuori di testa che si aggirano armati per gli Stati Uniti e che, al posto di sparare in una scuola o a un concerto, hanno pensato di andare ad ammazzare un politico. A noi preme di più provare a rispondere a una domanda che ribalza come una pallina da flipper: che succede negli Stati Uniti? Come può essere così mediocre (pensiamo ai due candidati e al penoso andamento dei dibattiti Trump-Biden e Trump-Harris) e violenta la scelta del Presidente della superpotenza americana, che si presenta poi al resto del mondo come il deposito unico e inviolabile dei valori, della verità e della ricetta della felicità? Pretendendo di proporre e di imporre a tutti un unico modello?</p>



<p>Tra le infinite risposte utili e meno utili che si possono tentare, a noi pare che una sia questa: i primi a non credere più nell&#8217;eccezionalismo americano sono proprio gli americani. Come si spiegherebbe, altrimenti, lo slogan della fortuna politica di Trump, <strong>MAGA</strong>? Make America Great Again? Rifacciamo grande l&#8217;America&#8230;</p>



<p>Sensazioni. Appoggiate però a qualche dato. Il <a href="https://www.pewresearch.org">Pew Research </a><font color="#2271b1"><span style="caret-color: rgb(34, 113, 177);"><u>Center</u></span></font> di Washington, ottimo istituto <em>bipartisan</em> per lo studio dell&#8217;opinione pubblica, è stato fondato esattamente vent&#8217;anni fa, nel 2004. Lo stesso anno, sia detto di passaggio, in cui uno sconosciuto <strong>Mark Zuckerberg</strong> lanciava dalla sua stanza dell&#8217;Università una &#8220;cosa&#8221; chiamata The Facebook. Per celebrare i vent&#8217;anni, il Pew ha messo a confronto le opinioni e i sentimenti degli americani del 2004 con quelli degli americani del 2024. E il risultato è appunto quello che dicevamo: non ci credono più.</p>



<p>Qualche dato. <strong>Nel 2004 il 36% confidava nel fatto che il Governo prendesse le decisioni giuste; nel 2024 solo il 22%. Ed era il 77% nel 1964.</strong> Il Congresso? Nel 2004 era stimato dal 53%, adesso dal 26%. La Corte Suprema? Il suo rating è il più basso degli ultimi quarant&#8217;anni. I partiti? Ha raggiunto il record storico del <strong>28% la quota di coloro che esprimono disistima</strong> sia per il Partito democratico sia per il Partito repubblicano. E gli anni della pandemia hanno dato una brutta botta anche alla fiducia nella scienza e negli scienziati, soprattutto tra gli elettori repubblicani.</p>



<p>Intorno a queste rilevazioni sulle principali istituzioni del Paese si possono fare altre considerazioni, che hanno poi riflessi precisi anche sulla attuale campagna elettorale. Per esempio: c&#8217;entra, e nel caso quanto, l&#8217;evoluzione della composizione etnica della popolazione americana? Tra il 2004 e oggi il numero degli americani è cresciuto del 14%, con le minoranze però assai più inclini a moltiplicarsi di quanto lo sia la popolazione bianca. <strong>Così gli americani bianchi, che nel 2004 erano il 68% della popolazione totale, sono oggi &#8220;solo&#8221; il 59%.</strong> L&#8217;attuale Congresso è il più etnicamente diversificato della storia degli Usa, nonché quello con il maggior numero di donne. Dovrebbe essere un buon segno, no? Ma la sfiducia, anche nel Congresso multietnico di questo Paese sempre più multietnico, è quella che dicevamo. E l&#8217;immigrazione, come sappiamo, non è vista come un arricchimento collettivo ma come un grave problema. Tanto dai dem, costruttori del muro di confine in Messico, quanto dai repubblicani che invocano misure draconiane e deportazioni.</p>



<p>E allo stesso modo potremmo chiederci se c&#8217;entra, in un Paese che ha sempre creduto di avere Dio dalla propria parte <strong>(non c&#8217;è scritto &#8220;In God we Trust&#8221; anche sui dollari?)</strong>, la crescita esponenziale di coloro che si definiscono atei o agnostici. Oggi sono il 28%, molti meno dei protestanti (41%) ma ben più dei cattolici (20%).</p>



<p>Sono domande, spunti di riflessione. Il fatto che resta è la sfiducia profonda nel sistema. <strong>È questo il problema. Trump è solo l&#8217;epifenomeno. </strong>È la sfiducia che quattro anni fa portò a credere che l&#8217;elezione di Biden fosse stata truccata e a muovere l&#8217;assalto al Campidoglio. Trump fu &#8220;solo&#8221; colui che otto anni fa ne aveva approfittato e che cerca ora di approfittarne ancora. A tutto questo, e alla conquista <em>manu </em><i>militari</i> trumpiana della politica repubblicana, i democratici hanno risposto con il complottismo. Quando Trump vinse contro <strong>Hillary Clinton</strong>, quella volpe di Obama inventò gli hacker russi come causa della sconfitta. Adesso i democratici ci riprovano con la &#8220;minaccia alla democrazia&#8221;. È un modo come un altro per sfuggire alla domanda vera: perché tanta sfiducia? Che cosa abbiamo fatto, o non abbiamo fatto, per arrivare a questo punto?</p>



<p>Siamo espliciti: secondo noi, dopo il 6 gennaio di quattro anni fa e i fatti del Campidoglio, Trump non dovrebbe poter cercare la rielezione. Ma sono le leggi americane a permetterglielo, le leggi del modello universale che il mondo dovrebbe adottare. <strong>Cercare di farlo fuori dalla corsa per 300 mila dollari dati di nascosto a una &#8220;signora&#8221; che forse lo ricattava è fin troppo palesemente un mezzuccio.</strong> Ed è piuttosto chiaro che se continui a dipingere un rivale politico (qualunque sia il giudizio che su Trump vogliamo dare) come una minaccia all&#8217;esistenza stessa del sistema, in un Paese dove ci sono molte più armi che persone, in cui le sparatorie (si definiscono tali se ci sono almeno 4 morti) sono un evento quotidiano (la media è proprio quella: una al giorno dal 2013 a oggi), in cui ci sono 30 mila morti l&#8217;anno per colpi di arma da fuoco e in cui il 29% di coloro che hanno ricoperto la carica di Presidente ha subito un attentato o è stato ammazzato, prima o poi qualcosa succede.</p>



<p>Per cui, ciò che davvero tormenta gli Usa non è il mattocchio che salta fuori con un fucile in mano. È l&#8217;ombra nera della sfiducia e della perdita di senso, accoppiata con l&#8217;incapacità di rispondere, quella che davvero spara. Su Trump, in questo caso, in patria. Su tanti altri fuori.</p>



<p>Fulvio Scaglione</p>



<p> </p>



<p> </p>



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		<title>Sostegno all&#8217;Ucraina, allo Stato di Palestina e ai diritti Lgbtqia+. Chiude così il G7 senza squilli</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sostegno-allucraina-allo-stato-di-palestina-e-ai-diritti-lgbtqia-chiude-cosi-il-g7-senza-squilli.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2024 19:11:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[G7]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240614211319216_9c875e1f3571850776676487e8203573.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240614211319216_9c875e1f3571850776676487e8203573.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240614211319216_9c875e1f3571850776676487e8203573-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240614211319216_9c875e1f3571850776676487e8203573-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240614211319216_9c875e1f3571850776676487e8203573-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240614211319216_9c875e1f3571850776676487e8203573-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240614211319216_9c875e1f3571850776676487e8203573-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pieno sostegno all'Ucraina, timidi interventi su Gaza, sostegno allo Stato di Palestina e ai diritti Lgbtqia+. E il G7 chiude.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sostegno-allucraina-allo-stato-di-palestina-e-ai-diritti-lgbtqia-chiude-cosi-il-g7-senza-squilli.html">Sostegno all&#8217;Ucraina, allo Stato di Palestina e ai diritti Lgbtqia+. Chiude così il G7 senza squilli</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240614211319216_9c875e1f3571850776676487e8203573.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240614211319216_9c875e1f3571850776676487e8203573.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240614211319216_9c875e1f3571850776676487e8203573-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240614211319216_9c875e1f3571850776676487e8203573-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240614211319216_9c875e1f3571850776676487e8203573-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240614211319216_9c875e1f3571850776676487e8203573-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240614211319216_9c875e1f3571850776676487e8203573-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<h2 class="wp-block-heading">Papa Francesco al G7</h2>



<p>Tantissima carne al fuoco in questo strano <strong>G7 di Puglia</strong>, a base di anatre zoppe. Ospite speciale <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/un-papa-per-la-prima-volta-al-g7-era-proprio-il-caso.html">Papa Francesco</a></strong>, quest&#8217;oggi, da cui ci si aspettavano dichiarazioni epocali. La partecipazione del Pontefice, infatti, si è tradotta in un condensato di modeste geremiadi, con particolare attenzione soprattutto per l&#8217;<strong>AI</strong>: &#8220;<strong><em>affascinante e tremenda</em></strong>&#8220;, così Francesco ha definito l&#8217;intelligenza artificiale. Compito dell&#8217;uomo, dunque, farne buon uso. Il Papa ha, inoltre, perorato l&#8217;esigenza che l&#8217;uomo non venga trasformato in &#8220;<em>cibo per gli algoritmi</em>&#8221; ed ha sollecitato modelli di regolamentazione etica per arginare i risvolti dannosi e discriminatori, socialmente ingiusti, dei sistemi di intelligenza artificiale e contrastarne l&#8217;utilizzo nella riduzione del pluralismo, nella polarizzazione dell&#8217;opinione pubblica o nella costruzione di un pensiero unico. Nulla di epico, insomma.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Pope Francis’ arrival at the <a href="https://twitter.com/hashtag/G7?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#G7</a> Summit in Borgo Egnazia. <a href="https://twitter.com/hashtag/G7Italy?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#G7Italy</a> <a href="https://t.co/cENaJxqcaV">pic.twitter.com/cENaJxqcaV</a></p>&mdash; G7 Italy (@G7) <a href="https://twitter.com/G7/status/1801568350432121110?ref_src=twsrc%5Etfw">June 14, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La dichiarazione congiunta dei G7: l&#8217;Ucraina</h2>



<p>Ma oggi è anche il giorno di <strong>quasi-chiusura del vertice</strong>, e come previsto è stata messa fuori la <strong><a href="https://www.g7italy.it/wp-content/uploads/Apulia-G7-Leaders-Communique.pdf">dichiarazione congiunta dei 7 Paesi</a></strong>, che ha toccato tutte le tematiche trattate in questa due giorni.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Fourth session of the <a href="https://twitter.com/hashtag/G7Italy?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#G7Italy</a> Summit devoted to Migration <a href="https://t.co/9aggRNiAx5">pic.twitter.com/9aggRNiAx5</a></p>&mdash; G7 Italy (@G7) <a href="https://twitter.com/G7/status/1801531151988752615?ref_src=twsrc%5Etfw">June 14, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p><a href="https://it.insideover.com/donne/rissa-tra-meloni-e-macron-sullaborto-al-g7-volano-gli-stracci.html">Si parte dall&#8217;<strong>Ucraina</strong></a>: i Paesi del G7 condannano &#8220;<em>la complicità del regime bielorusso nella guerra della Russia contro l&#8217;Ucraina</em>&#8220;. Nel documento si esprime quindi &#8220;<em>preoccupazione per la repressione continua da parte del regime dei media indipendenti, della società civile, dell&#8217;opposizione e dei cittadini che esprimono pacificamente le loro opinioni</em>&#8220;. I Sette condannano inoltre il maltrattamento dei prigionieri politici e ne chiedono il rilascio &#8220;<em>immediato e incondizionato</em>&#8220;. Inoltre, i Paesi manifestano &#8220;<em>profonda preoccupazione</em>&#8221; per il <strong>sostegno assicurato dalla Cina alla Russia</strong>. &#8220;<em>Invitiamo la Cina a fare pressioni sulla Russia affinché fermi la sua aggressione militare e ritiri immediatamente, completamente e senza condizioni le sue truppe dall&#8217;Ucraina</em>&#8220;, si legge nelle conclusioni del summit che esorta la Repubblica Popolare a sostenere un pace globale, giusta e duratura basata sull&#8217;integrità territoriale e sui principi e gli scopi della Carta delle Nazioni Unite, anche attraverso il suo dialogo diretto con l&#8217;Ucraina. La <strong>ricostruzione dell&#8217;Ucraina</strong>, inoltre, rimane una priorità fondamentale: viene ribadito il forte sostegno alla sicurezza energetica di Kiev , anche coordinando l&#8217;assistenza internazionale attraverso il Gruppo di coordinamento energetico G7+ Ucraina. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il conflitto in Medio Oriente</h2>



<p>Ma i conflitti al centro della scena sono stati due in queste ore. I paesi del G7 hanno ribadito la più ferma condanna dei brutali attacchi terroristici condotti da <strong>Hamas</strong> e altri gruppi terroristici contro Israele il 7 ottobre 2023 ed esprimono &#8220;<em>piena solidarietà e sostegno a Israele e al suo popolo</em>&#8220;, ribadendo &#8220;<em>l&#8217;incrollabile impegno nei confronti della sua sicurezza</em>&#8220;. </p>



<p>Tuttavia, <strong>Israele</strong>, nell&#8217;esercitare il suo diritto a difendersi, è invitata a rispettare pienamente i suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale in tutte le circostanze, incluso il diritto internazionale umanitario. Hamas viene condannata per il suo continuo utilizzo di infrastrutture civili per le sue attività militari e per la sua incapacità di separarsi e distinguersi dai civili a Gaza. Il G7 ha dichiarato di deplorare tutte le perdite di vite civili allo stesso modo, in particolare donne e bambini. Un punto importante è rappresentato dall&#8217;intenzione di impegnarsi fermamente per una <strong>soluzione a due Stati in Medio Oriente</strong>, sottolineando l&#8217;importanza di <strong>&#8220;unificare&#8221; Striscia di Gaza e Cisgiordania </strong>sotto l&#8217;Autorità nazionale palestinese.</p>



<p>Fra tutte le proposte avanzate sembra essere questa la vera novità: l&#8217;idea di ricompattare il problema palestinese <strong>unificando Gaza e Cisgiordania</strong>. Una proposta azzardata quanto difficilmente percorribile, almeno per tre ordini di motivi: queste due entità hanno finito per essere molto diverse da loro e pretendere di riassemblarle come per magia può solo produrre effetti deleteri; la <em>ratio </em>della proposta è certo quella di togliere i riflettori su Hamas come unica voce palestinese: ingenuo pensare che Hamas deponga facilmente le armi accettando la leadership dell&#8217;Anp. Terza ragione: l&#8217;Anp, appunto. Un&#8217;entità ridotta al lumicino se non al ridicolo, guidata da un leader stanco e senza carisma. E per giunta negazionista dell&#8217;Olocausto&#8230;</p>



<h2 class="wp-block-heading">La questione migratoria </h2>



<p>La <strong>questione migratoria </strong>occupa un ruolo di primo piano nelle intenzioni future dei leader. Esiste, infatti, la necessità di affrontare la migrazione come fenomeno globale, affrontando le sfide che presenta e cogliendo le opportunità che porta con sé a livello globale, attraverso un approccio integrato in linea con il diritto internazionale. Vengono, dunque, riconosciuta la necessità dello sviluppo di soluzioni sostenibili e inclusive per gestire efficacemente la migrazione a beneficio di tutti, compresi i Paesi a basso e medio reddito che si trovano ad affrontare significative pressioni migratorie, richiede azioni collettive condotte in uno spirito di impegno e responsabilità comune. Da qui l&#8217;idea di lanciare una coalizione del G7 per <strong>prevenire e contrastare il traffico di migranti</strong>. Attraverso questa iniziativa, verrà promossa una maggiore cooperazione sulle capacità investigative, coinvolgendo le autorità competenti nei paesi di origine, transito e destinazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Aborto e Lgbtqia+</h2>



<p>Venendo alle moral <em>issues</em>, che hanno avvelenato le acque del summit sin dalla vigilia, come previsto la parola <strong><a href="https://it.insideover.com/donne/rissa-tra-meloni-e-macron-sullaborto-al-g7-volano-gli-stracci.html">aborto</a></strong> non figura, ma vengono confermati gli impegni assunti al <strong>summit di Hiroshima</strong> di un anno fa che riguardano anche l&#8217;interruzione volontaria di gravidanza. &#8220;<em>Ribadiamo i nostri impegni assunti nel Comunicato dei leader di Hiroshima per l&#8217;accesso universale a servizi sanitari adeguati, convenienti e di qualità per le donne, compresi la salute sessuale e riproduttiva e i diritti per tutti</em>&#8220;. Quanto ai <strong>diritti Lgbtqia+</strong>, i leader hanno espresso la loro &#8220;<em>forte preoccupazione</em>&#8221; per la riduzione dei diritti delle donne, delle ragazze e delle persone Lgbtqia+ in tutto il mondo, impegnandosi a <strong>promuovere e proteggere i loro diritti</strong> in tutte le sfere della società e a integrare costantemente l&#8217;uguaglianza di genere in tutti gli ambiti politici.</p>



<p><strong>Su questo tema vi è parziale sorpresa</strong>. Se fin da subito sull&#8217;aborto era chiaro che non ci sarebbero stare speranze, sui diritti Lgbtqia+ si temeva o un&#8217;esclusione totale, o l&#8217;utilizzo di eufemismi. Eppure, in questo G7 così cattolicheggiante, c&#8217;è stato spazio per mettere nero su bianco questo aspetto senza giri di parole, nonostante il tema non sia sdoganato in tutti i 7, tantomeno fra i leader esterni chiamati alla corte di Giorgia Meloni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un G7 post-globale?</h2>



<p>Nelle 36 pagine della dichiarazione finale, curata fino all&#8217;ultima virgola da una poderosa squadra di <em>sherp</em>a, hanno trovato spazio tante altre priorità ed emergenze come i ribelli <strong>Houthi</strong> e, più in generale, la minaccia iraniana; il tema dei lavoratori, del nucleare e del gas, della rivoluzione digitale inclusiva, dell&#8217;ambiente. Una sorta di <strong>G7 post-globale</strong> che ridisegna spazi ed equilibri a quarant&#8217;anni dalla fine della Guerra Fredda. Un mondo anarchico, che non ripropone la divisione in blocchi: il famigerato sud globale, infatti, non è una realtà omogenea che si contrappone all&#8217;Ovest, ma composto da Paesi che non hanno intenzione di scegliere tra l&#8217;Occidente e la Cina.</p>



<p>A tirare le somme di tutto ciò ci sarà lei, la premier Meloni fra poche ore. Un altro giro di incontri bilaterali e poi sarà la volta delle considerazioni in solitaria. Tra un anno, in Canada, sarà forse un altro mondo ancora.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sostegno-allucraina-allo-stato-di-palestina-e-ai-diritti-lgbtqia-chiude-cosi-il-g7-senza-squilli.html">Sostegno all&#8217;Ucraina, allo Stato di Palestina e ai diritti Lgbtqia+. Chiude così il G7 senza squilli</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Tutti i dossier sul tavolo dei leader: di cosa parlerà il G7 di Fasano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tutti-i-dossier-sul-tavolo-dei-leader-di-cosa-parlera-il-g7-di-fasano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 07:19:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[G7]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1124" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240613091756222_309df9b6eee05622f4e98d301d19a298.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240613091756222_309df9b6eee05622f4e98d301d19a298.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240613091756222_309df9b6eee05622f4e98d301d19a298-600x351.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240613091756222_309df9b6eee05622f4e98d301d19a298-300x176.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240613091756222_309df9b6eee05622f4e98d301d19a298-1024x599.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240613091756222_309df9b6eee05622f4e98d301d19a298-768x450.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240613091756222_309df9b6eee05622f4e98d301d19a298-1536x899.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo ritardi, false partenze, disastri di vario genere -e gli insulti della Cnn&#8211; questo G7 di Puglia ha preso il via. I sette grandi della Terra sono tutti in quel di Fasano (Brindisi), presso il resort Borgo Egnazia, per un summit che scotta. Un agenda complessa che più complessa non si può. In primis il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/tutti-i-dossier-sul-tavolo-dei-leader-di-cosa-parlera-il-g7-di-fasano.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/tutti-i-dossier-sul-tavolo-dei-leader-di-cosa-parlera-il-g7-di-fasano.html">Tutti i dossier sul tavolo dei leader: di cosa parlerà il G7 di Fasano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1124" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240613091756222_309df9b6eee05622f4e98d301d19a298.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240613091756222_309df9b6eee05622f4e98d301d19a298.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240613091756222_309df9b6eee05622f4e98d301d19a298-600x351.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240613091756222_309df9b6eee05622f4e98d301d19a298-300x176.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240613091756222_309df9b6eee05622f4e98d301d19a298-1024x599.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240613091756222_309df9b6eee05622f4e98d301d19a298-768x450.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240613091756222_309df9b6eee05622f4e98d301d19a298-1536x899.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo ritardi, false partenze, disastri di vario genere -e gli insulti della <em>Cnn</em>&#8211; questo <strong>G7 di Puglia</strong> ha preso il via. I sette grandi della Terra sono tutti in quel di Fasano  (Brindisi), presso il resort Borgo Egnazia, per un summit che scotta.</p>


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<p>Un agenda complessa che più complessa non si può. In primis il <strong>conflitto in Ucraina</strong> e in <strong>Medio Oriente</strong>, la &#8220;minaccia economica&#8221; cinese ma anche, <strong>Africa</strong> e migrazioni, <strong><a href="https://it.insideover.com/religioni/il-g7-del-papa-meloni-invita-francesco-a-parlare-di-intelligenza-artificiale.html">intelligenza artificiale</a></strong>. <strong>Giorgia Meloni</strong>, reduce dal risultato delle elezioni europee, si ritrova davanti dei leader sull&#8217;orlo di una crisi di nervi: la tornata elettorale europea ha penalizzato <strong>Olaf Scholz</strong> e <strong>Emmanuel Macron</strong>, &#8220;costretto&#8221; a sciogliere le camere e indire nuove elezioni.<strong> Joe Biden</strong> &#8211; che ripartirà già venerdì sera &#8211; giunge in Italia in piena campagna elettorale, aggravata nelle ultime ore dal <strong>processo a carico del figlio Hunter </strong>che rischia 25 anni di carcere. Non se la passa bene nemmeno il premier britannico <strong>Rishi Sunak</strong>, in attesa che il suo destino si compia il 4 luglio.</p>


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<p>La prima giornata sarà dedicata all&#8217;<strong>Ucraina</strong>, alla presenza di <strong>Volodymyr Zelensky</strong>, che con il presidente americano firmerà un <strong>accordo bilaterale sulla sicurezza </strong>e terrà una conferenza stampa congiunta. L&#8217;intesa, è stato precisato, non impegnerà le truppe statunitensi direttamente ma sarà un &#8220;ponte&#8221; attraverso il quale gli Usa dimostreranno la volontà di voler proseguire al fianco di Kiev fino a quando sarà invitata ad aderire alla Nato. Ma una questione su tutte tiene i commentatori col fiato sospeso: mentre prosegue il lavorìo frenetico degli <em>sherpa</em>, sembra avvicinarsi l&#8217;accordo sull&#8217;utilizzo dei profitti derivanti dagli <strong>asset russi congelati</strong>: almeno secondo quanto dichiarato da Washington e Parigi. In un briefing con i giornalisti, il portavoce del consiglio di Sicurezza nazionale della Casa Bianca, <strong>John Kirby</strong>, ha assicurato che al vertice &#8220;<em>ci sarà qualche annuncio</em>&#8221; sulla possibilità di usare quel denaro per continuare ad armare l&#8217;Ucraina e anche per la ricostruzione. &#8220;<em>Penso che ci sarà l&#8217;unanimità&#8221;, ha dichiarato convinto Kirby</em>. </p>



<p>Ma come si suol dire, il diavolo è nei dettagli: restano da definire gli aspetti tecnici su come garantire il <strong>prestito da 50 miliardi di dollari</strong> che gli Stati Uniti emetterebbero e per il quale dovrebbero usati i profitti dei beni congelati presso la <strong>società belga Euroclear</strong>. Il prestito è essenzialmente americano e può essere completato con soldi europei e o con contributi nazionali. Ma se per una ragione o per un&#8217;altra i beni russi verranno sbloccati o se gli interessi prodotti dai fondi russi non produrranno quanto necessario per finanziare il prestito, allora si dovrà mettere mano alle tasche, ripartendo gli oneri. </p>



<p>Ma non c&#8217;è solo l&#8217;Ucraina. Una volta su il sipario, la <strong>guerra a Gaza</strong> costituirà l&#8217;altro dossier caldo del summit. A tal proposito, secondo una bozza dell&#8217;accordo finale fatta circolare da <em>Bloomberg</em>, il G7 potrebbe chiedere ad <strong>Hamas</strong> di accettare l&#8217;accordo per il <strong>cessate-il-fuoco a Gaza</strong> tracciato da Biden, e allo stesso tempo sollecitare anche Israele a ridurre l&#8217;offensiva militare su larga scala a <strong>Rafah</strong>.</p>



<p>Quanto alla<strong> Cina</strong>, secondo la prima bozza circolata, i 7 Grandi chiederanno a Pechino di smettere di sostenere la Russia nella sua guerra contro Kiev. L&#8217;accusa è quella di fornire a Mosca tecnologie e componenti, presenti nelle armi o necessari per costruirle coadiuvando la Federazione russa ad aggirare le sanzioni. Questa prima giornata si chiuderà a <strong>Brindisi</strong> dove i leader si trasferiranno in elicottero per recarsi al Castello Svevo dove avrà luogo la cena offerta dal presidente della Repubblica, <strong>Sergio Mattarella</strong>. </p>



<p>Ancora prima che si alzasse il sipario, è scoppiata dietro le quinte la polemica sulla questione <strong>aborto</strong>. Mentre gli <em>sherpa</em> lavorano alle dichiarazioni finali, si inseguono le indiscrezioni circa l&#8217;eliminazione, nella bozza, di un passaggio volto a rimarcare l&#8217;importanza di garantire &#8220;<em>un accesso effettivo e sicuro all&#8217;aborto</em>&#8220;, che era stato precedentemente inserito nel <strong>vertice di Hiroshima</strong>. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://euractiv.it/wp-content/uploads/sites/11/2023/05/11484428-800x450-1.jpg" alt=""/></figure>



<p>Alcuni Stati, tra i quali la Francia, avrebbero chiesto di stressare il concetto, rendendolo più incisivo. Una richiesta che avrebbe generato caos e polemiche, tanto da spingere la presidenza del&nbsp;G7&nbsp;a guida italiana a precisare che &#8220;<em>nessuno Stato ha chiesto di eliminare il riferimento alle questioni relative all&#8217;aborto dalla bozza delle conclusioni del vertice&nbsp;G7, così come riportato da alcuni organi di stampa in una fase in cui le dinamiche negoziali sono ancora in corso. Tutto quello che entrerà nel documento conclusivo &#8211; si puntualizza &#8211; sarà un punto di caduta finale frutto di un negoziato fra i membri&nbsp;G7</em>&#8220;. La questione, dunque, sembra tutt&#8217;altro che chiusa.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/tutti-i-dossier-sul-tavolo-dei-leader-di-cosa-parlera-il-g7-di-fasano.html">Tutti i dossier sul tavolo dei leader: di cosa parlerà il G7 di Fasano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Biden ha un piano per la pace, Hamas e Israele (finalmente) ne discutono</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/biden-ha-un-piano-per-la-pace-hamas-e-israele-finalmente-ne-discutono.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2024 10:37:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="801" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-8.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-8-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-8-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-8-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>La road map del presidente Biden si articola in tre fasi. Per il momento sembra convincere sia Hamas che Israele. Durerà?</p>
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<p>Il discorso del presidente<strong> Joe Biden</strong>, nel pomeriggio di ieri, apre nuovi decisivi spiragli in <strong>Medio Oriente</strong>. <strong>Hamas</strong> è stata invitata dal presidente degli Stati Uniti ad accettare una nuova proposta di accordo, una <em>road map </em> in tre fasi, messa sul tavolo da Israele, perché &#8220;<em>è ora che questa guerra finisca</em>&#8220;. La nuova proposta si discosta dalle proposte precedenti perché il cessate-il-fuoco continuerebbe mentre le parti attraversano tutte e tre le fasi. Biden ha dichiarato che il primo ministro israeliano, <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, sostiene anch&#8217;egli l&#8217;accordo. Anche Hamas considera &#8220;positivamente&#8221; i contenuti del discorso di Biden, ha affermato il movimento islamista palestinese in una dichiarazione.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="President Biden Delivers Remarks on the Middle East" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/l-U3w0qou-s?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_l-U3w0qou-s");</script>
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<p>La proposta, ha spiegato lo stesso presidente, prevede <strong>una prima fase di sei settimane </strong>in cui le Idf israeliane dovrebbero ritirarsi da tutte le aree abitate nella <strong>Striscia di Gaza</strong>, auspicandone l&#8217;inizio &#8220;dopodomani&#8221;. &#8220;<em>Un momento decisivo, non possiamo perderlo</em> &#8211; ha detto Biden, ricostruendo l&#8217;intenso iter diplomatico, portato avanti dalla squadra americana, nelle conversazioni con i leader di Israele, Qatar, Egitto e altri Paesi del Medio Oriente. Israele, dunque, avrebbe offerto una nuova proposta globale per un <strong>cessate-il-fuoco</strong> <strong>duraturo</strong> e il <strong>rilascio di tutti gli ostaggi</strong>.</p>



<p>Nella prima fase, sarebbe <strong>rilasciato un certo numero di ostaggi</strong>, tra cui donne, anziani e feriti gravi, in cambio del rilascio di alcune centinaia di prigionieri palestinesi. In questa fase verrebbero rilasciati anche alcuni cittadini americani e, come ha sottolineato il presidente Usa, dovranno essere restituiti alle famiglie anche <strong>i resti e i corpi degli ostaggi uccisi o morti durante la prigionia</strong>. Dall&#8217;altro lato, <strong>i civili palestinesi farebbero ritorno nelle loro case </strong>(sempre che esistano ancora) in tutte le aree di Gaza, incluso il Nord. Verrebbe poi potenziata l&#8217;<strong>assistenza umanitaria</strong>: con il cessate-il-fuoco, ribadisce Biden, le centinaia di camion che ogni giorno hanno trasportato aiuti avrebbero potuto meglio distribuirli, costruire rifugi temporanei e unità abitative, fin dalle prime battute del conflitto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://pbs.twimg.com/media/GO7qQl_XoAIOMlC?format=png&amp;name=small" alt="" style="width:438px;height:auto"/></figure>



<p>In queste settimane Hamas e Israele <strong>proseguiranno con l&#8217;attività diplomatica</strong>, che dovrebbe segnare la fine delle ostilità. Saranno molti i dettagli da definire in questo secondo tempo: Israele chiede precise assicurazioni sulla propria sicurezza e a tutela dei propri interessi. Ribadisce Biden, qualora i negoziati dovessero proseguire oltre le sei settimane della fase uno (il che sarà molto probabile), il cessate-il-fuoco continuerà a oltranza fino a quando i negoziati non saranno conclusi, con Stati Uniti, Egitto e Qatar che si faranno garanti della loro corretta prosecuzione.</p>



<p>Poi, avrà inizio la<strong> fase due</strong>, con il <strong>rilascio di tutti gli ostaggi</strong> (in vita) rimanenti, compresi i soldati israeliani detenuti da Hamas. Qualora tutti questi punti vengano rispettati, così come le scadenze previste dalla <em>road map</em>, il cessate-il-fuoco si trasformerebbe in una <strong>cessazione permanente delle ostilità</strong>. La fase due, dunque, lascerebbe spazio alla fase tre, che avvierebbe la ricostruzione a Gaza, dalla durata imprecisata, considerando il livello di distruzione in cui versa la Striscia. Nel frattempo, i resti mortali e i corpi degli ostaggi deceduti ancora non restituiti, dovranno fare ritorno alle loro famiglie. </p>



<p>&#8220;<em>Israele può fare questa proposta senza ulteriori rischi per la propria sicurezza</em>&#8220;, chiosa Biden, perché &#8220;<em>hanno devastato le forze di Hamas negli ultimi otto mesi</em>&#8220;. A questo punto Hamas non sarebbe più in grado di compiere un altro 7 ottobre. &#8220;<em>So che in Israele ci sarà chi non condividerà questo piano e chiederanno che la guerra continui indefinitamente. Alcuni fanno anche parte della coalizione di governo</em>&#8220;. Queste componenti, continua Biden, hanno chiarito di voler occupare Gaza, continuare a combattere per anni: &#8220;<em><strong>Gli ostaggi non sono una priorità per loro</strong></em>&#8220;. La tocca piano Biden, chiedendo un passo indietro e di non perdere questo momento propizio al negoziato. I toni usati segnano un passaggio epocale nelle relazioni Stati Uniti-Israele dai tempi dell&#8217;amministrazione Kennedy.</p>



<p>Il discorso di quattordici minuti dal presidente Usa ha lasciato spazio anche per l&#8217;<strong>autoincensamento</strong>: Biden ha gentilmente ricordato di essere stato l&#8217;unico presidente Usa a recarsi in loco in tempo di guerra e lo stesso che non ha esitato a impiegare le forze americane per difendere Israele dall&#8217;attacco dell&#8217;Iran, esortando la controparte a non inseguire un concetto non ben identificato di vittoria, che prosciugherebbe risorse economiche, militari, umane aggravando l&#8217;isolamento di Israele nel mondo. L&#8217;obiettivo, dunque, è quello di far transitare Israele in una <strong>nuova visione della propria sicurezza </strong>che meglio integri Tel Aviv nella regione, normalizzando i rapporti con i sauditi e il mondo arabo. Esattamente quello che stava accadendo nella fase pre-7 ottobre. </p>



<p>Biden usa parole forti per dipingere il <strong>futuro dei Palestinesi</strong>: <strong>autodeterminazione</strong>, dignità, sicurezza e libertà, qualora la road map venga rispettata. Di queste quattro, la prima è quella che potrebbe essere la più gravida di conseguenze politiche e militari. Se si assicura l&#8217;autodeterminazione, questa deve realmente arrivare. Nel discorso di Biden, <em>incumbent</em> della corsa presidenziale di novembre, è difficile distingue il <em>limes</em> tra la diplomazia e il cerchiobottismo. Non c&#8217;è un passaggio del discorso nel quale ciò che da a una parte non sia poi restituito all&#8217;altra. <em>Le parole sono importanti</em>, diceva qualcuno, e un presidente Usa sorprendentemente energico, ha tutto l&#8217;interesse a intestarsi la svolta in Medio Oriente. Ma Biden non è Carter (per fortuna, forse) e di fronte non ha la levatura di Sadat e Begin. Le prossime ore, saranno decisive. Sullo sfondo, quasi quarantamila morti.</p>
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		<title>Usa e Cina si confrontano in Medio Oriente ma hanno un problema che si chiama Mohammed Bin Salman</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-e-cina-si-confrontano-in-medio-oriente-ma-hanno-un-problema-che-si-chiama-mohammed-bin-salman.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2024 10:38:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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<p>Le priorità di Usa e Cina in Medio Oriente sono contrastanti. I piani di Washington e Pechino per la regione e l'incognita Arabia Saudita.</p>
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<p>Le priorità di <strong>Stati Uniti</strong> e <strong>Cina </strong>in <strong>Medio Oriente</strong> sono contrastanti. Se è vero che le due potenze globali vorrebbero rendere la regione un’oasi di pace e stabilità, o almeno un ambiente proficuo per le rispettive agende politiche ed economiche, è altrettanto vero che le modalità proposte da entrambe le parti per conseguire questo scopo differiscono e non poco. </p>



<p>Da un lato abbiamo Washington, che ha fin qui cercato di rafforzare i suoi legami con <strong>Israele </strong>e le <strong>monarchie del Golfo</strong>, in modo tale da avviare un progressivo disgelo tra Tel Aviv e Riyad. Dall’altro c’è invece Pechino, che scommette tutto sulla mediazione tra <strong>Iran </strong>e <strong>Arabia Saudita</strong>, e punta sul rinnovato rapporto tra <strong>Xi Jinping</strong> e <strong>Mohammed bin Salman</strong>.</p>



<p>Quando, lo scorso aprile, la tensione tra Tel Aviv e Teheran aveva raggiunto il limite, i funzionari cinesi avevano del resto subito preso in mano i loro telefoni per contattare i loro omologhi sauditi e iraniani. Il motivo di tanto interesse? Verificare se le scintille israelo-iraniane fossero in qualche modo riuscite a scalfire uno dei principali successi diplomatici del Dragone: il riavvicinamento tra Iran e Arabia Saudita. È tuttavia difficile per Pechino disegnare un <strong>quadro regionale</strong>, o anche solo immaginare le prospettive per il Medio Oriente a medio termine, con due incognite sul tavolo: un conflitto – quello nella Striscia di Gaza – ancora in corso e l’eventualità che quella guerra possa allargarsi fino ad includere attivamente altri Paesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il deus ex machina del Medio Oriente</h2>



<p>La <strong>diplomazia cinese</strong> lascia intendere che esistano almeno due progetti in corso: il <strong>riavvicinamento </strong>tra Arabia Saudita e Iran, sostenuto da Pechino, e la <strong>normalizzazione </strong>delle relazioni tra sauditi e Israele perseguito dagli Stati Uniti. </p>



<p>Per quanto riguarda la Cina, il Dragone si affida al partenariato stretto con Teheran che, a lungo termine &#8211; e date le vaste risorse energetiche iraniane &#8211; potrebbe rivelarsi una scommessa vincente. Di pari passo il governo cinese ha messo in secondo piano le mire strategiche su Emirati Arabi e Qatar, entrati invece nell’orbita americana, così come Israele (al netto delle frizioni su Gaza).</p>



<p>I riflettori sono dunque puntati sull’Arabia Saudita, possibile <em><strong>deus ex machina</strong></em> del Medio Oriente nonché unico vero giocatore altalenante. Riyad cederà alle lusinghe di Xi oppure accetterà di sedersi al tavolo degli Usa (con i quali mantiene stretti legami di Difesa). </p>



<p>Ci sono almeno <strong>due indizi</strong> da non sottovalutare: 1) come accade con l’Iran, la Cina è di gran lunga il più grande mercato di esportazione dei sauditi; 2) quando Israele ha colpito l&#8217;ambasciata iraniana a Damasco, l’Arabia Saudita ha condannato pubblicamente l’attacco. Dopo la risposta iraniana, il Regno si è limitato ad esprimere preoccupazione per l&#8217;escalation chiedendo moderazione. In entrambi i casi, la posizione di MBS coincide con quella di Xi. Ed è molto lontana da quella americana che sostiene Israele.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La base di Al Udeid in Qatar</strong></h2>



<p>Se Pechino guarda con estremo interesse all&#8217;Arabia Saudita, gli Usa oltre che su Riyad puntano molto anche su Doha. Il perché è presto detto: il <strong>Qatar </strong>si trova al centro del <strong>Golfo Persico</strong>, le sue acque sono condivise con l&#8217;Iran e dunque il posizionamento geografico del piccolo emirato appare intrinsecamente strategico.</p>



<p>Non è certo un caso se nell&#8217;area meridionale della penisola qatariota sia da anni situata la <strong>base di Al Udeid</strong>. Si tratta di uno degli avamposti militari più importanti degli Stati Uniti, recentemente raggiunto da lavori legati a progetti di un ulteriore allargamento della struttura. Qui, tra le altre cose, ha sede il <strong>Centcom</strong>, ossia il comando centrale Usa nel medio oriente: non c&#8217;è scelta che non passi dagli uffici della grande base stanziata a sud di Doha.</p>



<p>Una circostanza destinata a legare a tempo indeterminato il Qatar con gli Stati Uniti. La (petro)monarchia retta dalla <strong>famiglia Al Thani</strong> è una pedina fondamentale per Washington nel Medio Oriente. Lo dimostrano gli scambi commerciali aumentati specialmente dopo il 2021, anno della fine dell&#8217;embargo imposto dai Saud contro Doha nell&#8217;ambito dello scontro politico tutto interno alla penisola arabica.</p>



<p>In quell&#8217;anno inoltre è arrivato alla Casa Bianca l&#8217;attuale presidente <strong>Joe Biden</strong>, il quale ha iniziato una politica differente rispetto al predecessore <strong>Donald Trump</strong>. Quest&#8217;ultimo, nei suoi quattro anni di amministrazione, ha puntato molto soprattutto sull&#8217;Arabia Saudita nell&#8217;ottica di un riavvicinamento tra gli attori del Golfo e Israele.</p>



<p>Biden ha lavorato per rendere Doha sempre più importante e per fare dell&#8217;emirato un mediatore fondamentale per gli equilibri della regione. La dimostrazione più pratica arriva dai recenti e drammatici fatti relativi alla guerra tra <strong>Hamas </strong>e Israele. Il Qatar ha iniziato già dall&#8217;inizio della crisi, avviata con gli attacchi terroristici del 7 ottobre 2023, a mediare tra le parti e a svolgere così un ruolo importante anche per le attività diplomatiche Usa nella regione.</p>



<p>In generale, è possibile osservare come negli ultimi anni, nonostante i Saud abbiano conservato il ruolo di principale alleati di Washington in medio oriente, la Casa Bianca si sia avvicinata sempre di più al Qatar e abbia iniziato a vedere negli Al Thani una pedina molto utile nell&#8217;ottica del braccio di ferro regionale con Pechino.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo politico degli Emirati</strong></h2>



<p>L&#8217;altra pedina per gli Usa è senza dubbio rappresentata da Abu Dhabi, perno già durante l&#8217;amministrazione Trump della strategia volta a riavvicinare i Paesi del Golfo con Israele. Nell&#8217;ottica di un duello con la Cina, gli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong> appaiono più vicini a Washington rispetto a Pechino. I rapporti tra le parti continuano del resto a essere molto solidi, non solo in ambito politico bensì anche sotto il profilo economico.</p>



<p>Tuttavia, proprio il caso emiratino è emblematico dell&#8217;attuale situazione regionale: non esistono cioè blocchi perfettamente contrapposti. Abu Dhabi ha sì solidi legami con la Casa Bianca, ma sta sviluppando da anni importanti rapporti con la stessa Cina. Anche in ambiti piuttosto delicati come, tra tutti, quelli militari. In Libia ad esempio, i droni girati dagli Emirati al generale <strong>Khalifa Haftar</strong> hanno marchio e bandiera cinese.&nbsp;</p>
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