Ventiquattro vittime accertate, decine di dispersi, oltre 10mila strutture rase al suolo dalle fiamme: mentre la California non smette di bruciare, a divampare ora è l’incendio della politica, con la leadership della California attaccata su più fronti dall’amministrazione Trump ancora non insediatasi.

Mentre in questi giorni le squadre dei vigili del fuoco combattevano gli incendi che si diffondevano rapidamente nell’area di Los Angeles, le operazioni di soccorso sono state ripetutamente ostacolate dalla bassa pressione dell’acqua e dagli idranti che si sono prosciugati. Questi problemi hanno messo in luce quelle che gli esperti definiscono vulnerabilità nei sistemi di approvvigionamento idrico della città, non costruiti per incendi di questa portata. La risposta, immediata e più banale, è quella per cui il sistema è progettato per reggere un incendio domestico: ma se più squadre pompano acqua per ore, contemporaneamente, il sistema va in crisi, non essendo progettato per affrontar un’intera comunità in fiamme. A questo si è aggiunto che gli aerei che solitamente sono impiegati nello spegnimento degli incendi boschivi sono rimasti a terra per via dei venti fortissimi nell’area.
Fin qui tutto chiaro. Ma la domanda sorge spontanea: perché in una delle aree con più grave siccità al mondo e atavici problemi di approvvigionamento idrico, soggetta a ripetuti incendi boschivi, l’acqua non viene stoccata in maniera più efficiente? Fra l’altro, ciò che sta accadendo nel golden State è strettamente connesso al cambiamento climatico antropogenico: gli incendi sono scoppiati in seguito a un netto passaggio da un clima umido a uno estremamente secco, un attacco di “colpo di frusta” climatico lo chiamano gli scienziati, che aumenta i rischi di incendi boschivi. Si tratta di brusche oscillazioni sempre più frequenti e intense. La risposta è semplice: costa troppo e non è detto si possa costituire bacini così capaci da affrontare emergenze come quelle di queste ore.

Ma cosa c’entra un piccolo pesce in tutta questa drammatica faccenda?
In un post di mercoledì scorso su Truth Social, Trump ha accusato il governatore della California Gavin Newsom, di aver privato la regione di Los Angeles dell’acqua perché voleva proteggere “un pesce sostanzialmente inutile chiamato smelt“. Trump punta il dito contro Newsom per non aver approvato una dichiarazione di ripristino dell’acqua, che non esiste secondo l’ufficio di Newsom. Lasciando intendere che le protezioni per lo smelt del delta, una piccola specie che si trova solo nel delta del fiume Sacramento-San Joaquin, un’ampia zona umida nella California settentrionale, hanno lasciato a secco gli idranti in alcune parti di Los Angeles. Non è la prima volta che Trump se la prende con questo grazioso pesciolino. Da quasi un decennio, infatti, sostiene di poter risolvere gli incredibilmente complessi problemi idrici americani annullando con un colpo di spugna le normative concepite per aiutare la sopravvivenza di questa specie. In questa battaglia è stato sostenuto perfino da Sarah Palin-che con la sua consueta delicatezza- esordì esclamando: “Da dove vengo io, un pesce di 3 pollici, lo chiamiamo esca“.

Le politiche che proteggono lo smelt e altre specie, come il salmone, a volte influenzano la quantità di acqua che può essere pompata in un momento particolare dal Sacramento-San Joaquin Delta, che è il cuore del sistema di distribuzione idrica della California, ma questo non è un fattore rilevante per la situazione degli incendi boschivi o la capacità di Los Angeles di gestirli. Il Delta smelt è spesso alla base della politica idrica in California e, in particolare, delle discussioni sulla spedizione di acqua dalla California settentrionale alle parti meridionali della Central Valley per l’irrigazione delle colture e, più a sud, all’area di Los Angeles per una miriade di usi. Gli smelt del Delta si trovano esclusivamente nel delta del Sacramento-San Joaquin e in nessun altro posto al mondo. Ciò significa che, per definizione, sono rari. Ciò è importante a causa dell’Endangered Species Act: questa norma non richiede dimensioni o bellezza, semplicemente riconosce il diritto di tali specie a esistere. Lo smelt del Delta non è quasi estinto a causa della pesca eccessiva, bensì a causa del crollo dell’ecosistema in cui vive, terra che è stata arginata, prosciugata, coltivata e cementificata.
Quando lo smelt del delta è stato inserito nell’elenco delle specie minacciate, la causa principale del declino della sua popolazione è stata identificata nel ridotto flusso di acqua dolce nell’estuario. Per questo motivo, è stato elaborato un piano di recupero che imponeva un maggiore flusso, il che significava meno acqua per l’agricoltura. Il dramma è nato lì: ma con gli agricoltori, non con i pompieri. Nel 1994, le agenzie statali e federali che gestivano congiuntamente il delta hanno stipulato un accordo chiamato Delta-Bay Accord volto a mettere in pratica differenti pratiche tra cui aumentare il deflusso nel delta di 250.000 acri-piedi. Sebbene molti credano che l’aumento del flusso di acqua dolce attraverso il delta sia uno spreco di acqua per proteggere questo minuscolo pesce, la ragione principale del deflusso di acqua dolce è quello di ridurre la salinità nel delta in generale: un’operazione utile anche per gli agricoltori, poiché impedisce che l’acqua salata venga pompata nei terreni agricoli. Questo però non è bastato, nè agli agricoltori, nè ai negazionisti climatici tantomeno ai legislatori duri e puri che non hanno saputo calmierare ambiente con ragionevolezza: così, mentre la California brucia qualcuno è pronto a soffiare sulle fiamme della guerra culturale. Fino al prossimo disastro.
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