Papa Francesco al G7
Tantissima carne al fuoco in questo strano G7 di Puglia, a base di anatre zoppe. Ospite speciale Papa Francesco, quest’oggi, da cui ci si aspettavano dichiarazioni epocali. La partecipazione del Pontefice, infatti, si è tradotta in un condensato di modeste geremiadi, con particolare attenzione soprattutto per l’AI: “affascinante e tremenda“, così Francesco ha definito l’intelligenza artificiale. Compito dell’uomo, dunque, farne buon uso. Il Papa ha, inoltre, perorato l’esigenza che l’uomo non venga trasformato in “cibo per gli algoritmi” ed ha sollecitato modelli di regolamentazione etica per arginare i risvolti dannosi e discriminatori, socialmente ingiusti, dei sistemi di intelligenza artificiale e contrastarne l’utilizzo nella riduzione del pluralismo, nella polarizzazione dell’opinione pubblica o nella costruzione di un pensiero unico. Nulla di epico, insomma.
La dichiarazione congiunta dei G7: l’Ucraina
Ma oggi è anche il giorno di quasi-chiusura del vertice, e come previsto è stata messa fuori la dichiarazione congiunta dei 7 Paesi, che ha toccato tutte le tematiche trattate in questa due giorni.
Si parte dall’Ucraina: i Paesi del G7 condannano “la complicità del regime bielorusso nella guerra della Russia contro l’Ucraina“. Nel documento si esprime quindi “preoccupazione per la repressione continua da parte del regime dei media indipendenti, della società civile, dell’opposizione e dei cittadini che esprimono pacificamente le loro opinioni“. I Sette condannano inoltre il maltrattamento dei prigionieri politici e ne chiedono il rilascio “immediato e incondizionato“. Inoltre, i Paesi manifestano “profonda preoccupazione” per il sostegno assicurato dalla Cina alla Russia. “Invitiamo la Cina a fare pressioni sulla Russia affinché fermi la sua aggressione militare e ritiri immediatamente, completamente e senza condizioni le sue truppe dall’Ucraina“, si legge nelle conclusioni del summit che esorta la Repubblica Popolare a sostenere un pace globale, giusta e duratura basata sull’integrità territoriale e sui principi e gli scopi della Carta delle Nazioni Unite, anche attraverso il suo dialogo diretto con l’Ucraina. La ricostruzione dell’Ucraina, inoltre, rimane una priorità fondamentale: viene ribadito il forte sostegno alla sicurezza energetica di Kiev , anche coordinando l’assistenza internazionale attraverso il Gruppo di coordinamento energetico G7+ Ucraina.
Il conflitto in Medio Oriente
Ma i conflitti al centro della scena sono stati due in queste ore. I paesi del G7 hanno ribadito la più ferma condanna dei brutali attacchi terroristici condotti da Hamas e altri gruppi terroristici contro Israele il 7 ottobre 2023 ed esprimono “piena solidarietà e sostegno a Israele e al suo popolo“, ribadendo “l’incrollabile impegno nei confronti della sua sicurezza“.
Tuttavia, Israele, nell’esercitare il suo diritto a difendersi, è invitata a rispettare pienamente i suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale in tutte le circostanze, incluso il diritto internazionale umanitario. Hamas viene condannata per il suo continuo utilizzo di infrastrutture civili per le sue attività militari e per la sua incapacità di separarsi e distinguersi dai civili a Gaza. Il G7 ha dichiarato di deplorare tutte le perdite di vite civili allo stesso modo, in particolare donne e bambini. Un punto importante è rappresentato dall’intenzione di impegnarsi fermamente per una soluzione a due Stati in Medio Oriente, sottolineando l’importanza di “unificare” Striscia di Gaza e Cisgiordania sotto l’Autorità nazionale palestinese.
Fra tutte le proposte avanzate sembra essere questa la vera novità: l’idea di ricompattare il problema palestinese unificando Gaza e Cisgiordania. Una proposta azzardata quanto difficilmente percorribile, almeno per tre ordini di motivi: queste due entità hanno finito per essere molto diverse da loro e pretendere di riassemblarle come per magia può solo produrre effetti deleteri; la ratio della proposta è certo quella di togliere i riflettori su Hamas come unica voce palestinese: ingenuo pensare che Hamas deponga facilmente le armi accettando la leadership dell’Anp. Terza ragione: l’Anp, appunto. Un’entità ridotta al lumicino se non al ridicolo, guidata da un leader stanco e senza carisma. E per giunta negazionista dell’Olocausto…
La questione migratoria
La questione migratoria occupa un ruolo di primo piano nelle intenzioni future dei leader. Esiste, infatti, la necessità di affrontare la migrazione come fenomeno globale, affrontando le sfide che presenta e cogliendo le opportunità che porta con sé a livello globale, attraverso un approccio integrato in linea con il diritto internazionale. Vengono, dunque, riconosciuta la necessità dello sviluppo di soluzioni sostenibili e inclusive per gestire efficacemente la migrazione a beneficio di tutti, compresi i Paesi a basso e medio reddito che si trovano ad affrontare significative pressioni migratorie, richiede azioni collettive condotte in uno spirito di impegno e responsabilità comune. Da qui l’idea di lanciare una coalizione del G7 per prevenire e contrastare il traffico di migranti. Attraverso questa iniziativa, verrà promossa una maggiore cooperazione sulle capacità investigative, coinvolgendo le autorità competenti nei paesi di origine, transito e destinazione.
Aborto e Lgbtqia+
Venendo alle moral issues, che hanno avvelenato le acque del summit sin dalla vigilia, come previsto la parola aborto non figura, ma vengono confermati gli impegni assunti al summit di Hiroshima di un anno fa che riguardano anche l’interruzione volontaria di gravidanza. “Ribadiamo i nostri impegni assunti nel Comunicato dei leader di Hiroshima per l’accesso universale a servizi sanitari adeguati, convenienti e di qualità per le donne, compresi la salute sessuale e riproduttiva e i diritti per tutti“. Quanto ai diritti Lgbtqia+, i leader hanno espresso la loro “forte preoccupazione” per la riduzione dei diritti delle donne, delle ragazze e delle persone Lgbtqia+ in tutto il mondo, impegnandosi a promuovere e proteggere i loro diritti in tutte le sfere della società e a integrare costantemente l’uguaglianza di genere in tutti gli ambiti politici.
Su questo tema vi è parziale sorpresa. Se fin da subito sull’aborto era chiaro che non ci sarebbero stare speranze, sui diritti Lgbtqia+ si temeva o un’esclusione totale, o l’utilizzo di eufemismi. Eppure, in questo G7 così cattolicheggiante, c’è stato spazio per mettere nero su bianco questo aspetto senza giri di parole, nonostante il tema non sia sdoganato in tutti i 7, tantomeno fra i leader esterni chiamati alla corte di Giorgia Meloni.
Un G7 post-globale?
Nelle 36 pagine della dichiarazione finale, curata fino all’ultima virgola da una poderosa squadra di sherpa, hanno trovato spazio tante altre priorità ed emergenze come i ribelli Houthi e, più in generale, la minaccia iraniana; il tema dei lavoratori, del nucleare e del gas, della rivoluzione digitale inclusiva, dell’ambiente. Una sorta di G7 post-globale che ridisegna spazi ed equilibri a quarant’anni dalla fine della Guerra Fredda. Un mondo anarchico, che non ripropone la divisione in blocchi: il famigerato sud globale, infatti, non è una realtà omogenea che si contrappone all’Ovest, ma composto da Paesi che non hanno intenzione di scegliere tra l’Occidente e la Cina.
A tirare le somme di tutto ciò ci sarà lei, la premier Meloni fra poche ore. Un altro giro di incontri bilaterali e poi sarà la volta delle considerazioni in solitaria. Tra un anno, in Canada, sarà forse un altro mondo ancora.
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