Emmanuel Macron e Giorgia Meloni non se le sono mandate a dire in queste ore. A metterli l’un contro l’altro armati, non la crisi dei migranti o le elezioni europee, bensì l’aborto. Un tema che forse avrebbe meritato altro trattamento e maggiori delicatezze, a proposito del quale tutti pensano bene di dover dire qualcosa, facendone uso strumentale sulla pelle delle donne.
Ma da dove è nata la polemica? Esiste un precedente, il vertice di Hiroshima dello scorso anno: in quell’occasione i Sette si erano pubblicamente impegnati per «un accesso universale, adeguato e sostenibile ai servizi sanitari per le donne, compresi i diritti alla riproduzione». Una dichiarazione molto patinata per dire che il diritto all’aborto va difeso, soprattutto lì dove è a rischio. Ma veniamo al G7 di Puglia: alla vigilia del summit hanno cominciato a circolare le voci su una presunta aratura della dichiarazione finale, che avrebbe totalmente spazzato via ogni riferimento specifico all’aborto, lasciando l’ispirazione alla generica indicazione di Hiroshima. Era cominciate così le speculazioni bipartisan, chi per attaccare Meloni senza prove fattuali (la dichiarazione finale non la conosce nessuno se non gli sherpa al lavoro) chi per gridare al tema “divisivo”, e quindi “poco opportuno” in un consesso pettinato come il G7, che dovrebbe occuparsi di un non ben specificato “altro”.
La questione, che ha tenuto banco fino all’arrivo di Macron in Puglia, ha fatto sì che volassero gli stracci. Meloni grida alla “panna montata”, ovvero alla polemica pretestuosa, creata ad arte per colpire i buoni risultati raggiunti sull’Ucraina. Macron serba rancore per il resto della giornata e una volta al Castello Svevo di Brindisi per la cena di gala, tira fuori l’asso nella manica: ricordare al mondo che la sua Republique ha inserito il diritto all’aborto nella Costituzione. Quello che avviene dopo, davanti alle telecamere di mezzo mondo è una versione elegante di quello che a Napoli chiamano “strascino“. “Non abbiamo le stesse sensibilità con l’Italia“, commenta Macron, ingellato per l’occasione.
Per la premier è davvero troppo. Fermata dai giornalisti prima che raggiunga il Castello per la cena offerta dal Presidente Sergio Mattarella, bolla la polemica come “totalmente pretestuosa” accusando Macron di fare campagna elettorale utilizzando “un forum prezioso come il G7“, sì proprio lui uscito a pezzi dalle elezioni europee. I due, prima di cena, si salutano a malapena con sorrisi tirati e coltelli fra i denti.
Risse fra potenti a parte, ciò che è interessante notare è che un tema come l’aborto sia entrato di prepotenza in un tavolo di negoziazione che si è occupato sempre d’altro. L’aborto è un tema divisivo? Vero. A Biden, ad esempio, farebbe molto comodo qualcuno che gli togliesse questa gigantesca castagna dal fuoco, lui che quella parola ha perfino paura di pronunciarla. Ma in quanto diritto delle donne, l’aborto è diventato una componente fondamentale del paniere di diritti umani in discussione in questi consessi. Il fatto che ci sia entrato, di prepotenza, denota che i diritti umani non rappresentano più il sesso degli angeli, ma sono definitivamente parte dei tavoli negoziali internazionali, assieme a una manciata di valori non negoziabili. La tutela delle donne è fra questi, soprattutto lì dove ancora si continua a morire dissanguate su sudici tavoli da cucina per mano di macellai senza scrupoli.

