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	<title>Jamal Khashoggi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Jamal Khashoggi Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il documentario che racconta la morte di Khashoggi snobbato da Netflix</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-documentario-che-racconta-la-morte-di-khashoggi-snobbato-da-netflix.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2021 16:12:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="931" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10824513-e1577296708522.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="khashoggi ctime" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10824513-e1577296708522.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10824513-e1577296708522-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10824513-e1577296708522-768x372.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10824513-e1577296708522-1024x497.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;omicidio del giornalista Jamal Khashoggi è diventato un film, snobbato da tutte le più importanti piattaforme di streaming (Netflix, Amazon Video, ecc.). Un assassino barbaro e spietato: come ricostruito i media turchi, il dissidente saudita è stato torturato e fatto a pezzi quando era ancora morto. Ad eseguire l’operazione sarebbe stato il medico saudita e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-documentario-che-racconta-la-morte-di-khashoggi-snobbato-da-netflix.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="931" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10824513-e1577296708522.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="khashoggi ctime" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10824513-e1577296708522.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10824513-e1577296708522-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10824513-e1577296708522-768x372.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10824513-e1577296708522-1024x497.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;omicidio del giornalista <strong>Jamal Khashoggi </strong>è diventato un film, snobbato da tutte le più importanti piattaforme di streaming (Netflix, Amazon Video, ecc.). Un assassino barbaro e spietato: come ricostruito i media turchi, il dissidente saudita è stato torturato e fatto a pezzi quando era ancora morto. Ad eseguire l’operazione sarebbe stato il medico saudita e capo della scientifica <a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2018/10/17/Jamal-Khashoggi-prove-Turchia-4-sospetti-legati-a-MBS-Ultime-notizie-torturato-e-decapitato-in-consolato-/844488/">Salah al-Tubaigy</a>, che avrebbe portato con sé una valigetta contente una sega. Sempre secondo un giornale turco giornale turco – <em>Yeni Şafak</em> – uno dei sospettati dell’assassinio avvenuto nel Consolato Generale dell’Arabia Saudita ad Istanbul <a href="https://www.thesun.co.uk/news/7524068/jamal-khashoggi-execution-squad-killed-car-crash-saudi-arabia/">è rimasto ucciso</a> in un misterioso incidente stradale a Riad.</p>
<p>L&#8217;editorialista del <em>Washington Post</em> scomparve nel nulla alle 13 del 2 ottobre 2018, giorno in cui il famoso giornalista di Medina era entrato nel consolato saudita di Istanbul, per ritirare i documenti del suo divorzio. Da quel palazzo, infatti, nessuno l’avrebbe visto uscire. Ufficialmente una strana sparizione, prima che quei dubbi sulla strana scomparsa del dissidente saudita si trasformassero nella convinzione di molyi che Khashoggi, quel giorno, venne ucciso e fatto a pezzi nel consolato del suo Paese per volontà del regno saudita. Già nel 2018, poche settimane dopo la morte di Khashoggi, fonti anonime della Cia citate dal <a href="https://www.washingtonpost.com/world/national-security/cia-concludes-saudi-crown-prince-ordered-jamal-khashoggis-assassination/2018/11/16/98c89fe6-e9b2-11e8-a939-9469f1166f9d_story.html?utm_term=.437c1b9946de" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Washington Post</em></a> e dalla <a href="https://www.reuters.com/article/us-saudi-khashoggi-cia/cia-has-concluded-saudi-crown-prince-ordered-journalists-killing-washington-post-idUSKCN1NL2P4"><em>Reuters </em></a>accusarono il principe saudita Mohammad bin Salman avrebbe personalmente ordinato l’assassinio del giornalista <strong>Jamal Khashoggi</strong> all’interno dell’ambasciata saudita di Istanbul, lo scorso 2 ottobre.</p>
<h2>Il documentario che fa paura</h2>
<p><em>The Dissident</em> di Bryan Fogel è il documentario che prova a ricostruire la morte del giornalista, presentato al Sundance festival lo scorso anno. Nonostante le recensioni entusiastiche e un regista pluripremiato e conosciuto per il documentario del 2017 <em>Icarus</em>, tutti i servizi streaming (Netflix, Amazon, Apple Tv), hanno completamente snobbato la pellicola. Fortunatamente dal 12 febbraio è disponibile sulla piattaforma <em>Miocinema </em>distribuito in Italia<em> da Lucky Red. </em><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://variety.com/2021/film/news/the-dissident-saudi-arabia-netflix-bryan-fogel-icarus-1234886662/">Come riportato da <em>Variety</em></a><em style="font-size: 1rem;">,</em><span style="font-size: 1rem;"> Fogel ritiene che l&#8217;argomento trattato è troppo esplosivo per le aziende come Netflix, Amazon ed Apple, che hanno legami finanziari con l&#8217;Arabia Saudita o stanno cercando di accedere alla popolazione benestante del Regno. Attraverso l&#8217;intervista alla fidanzata di Khashoggi Hatice Cengiz, così come quelle ad amici e colleghi attivisti, Fogel fa un ritratto molto duro dell&#8217;apparente coinvolgimento del principe ereditario Mohammed Bin Salman nel mettere a tacere in maniera brutale lo scrittore. Grazie a registrazioni audio inedite, </span><em style="font-size: 1rem;">The Dissident</em><span style="font-size: 1rem;"> traccia una linea diretta tra l&#8217;assassinio di Khashoggi presso l&#8217;ambasciata saudita in Turchia e la rabbia del governo saudita per le sue critiche esplicite contro gli abusi dei diritti umani e la cattiva gestione del Paese.</span></p>
<p>A vedere il film al Sundance dello scorso anno c&#8217;erano fra il pubblico il Ceo di Netflix Reed Hastings e l&#8217;ex Segretario di stato Hillary Clinton. Ma come racconta il regista a <em>Variety</em>, nessuno voleva investire in un documento così critico nei confronti del ricchissimo regno saudita. &#8220;Abbiamo avuto una standing ovation. La gente si asciugava le lacrime dagli occhi quando Hatice saliva sul palco. Era la stessa scena in tutte le nostre proiezioni. Siamo stati premiati con recensioni incredibili da tutti. In qualsiasi circostanza normale, penseresti che ovviamente questo film verrà acquisito e distribuito. Eppure non solo non era acquisito e distribuito, c&#8217;era un silenzio universale. Non una singola offerta. Né per un dollaro né per 12 milioni di dollari. Niente. Era letteralmente come se nessuno mi conoscesse. Era sorprendente e scioccante&#8221; afferma.</p>
<h2>Usa: desecretiamo rapporto su Khashoggi</h2>
<p>Come riportato da <em>La Stampa</em>, la Casa Bianca invierà al Congresso un rapporto desecretato sulla morte del giornalista saudita dissidente Jamal Khashoggi, ucciso nel consolato di Riad a Istanbul nell&#8217;ottobre del 2018. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, sottolineando la necessità di &#8220;passi in avanti&#8221; da parte dell&#8217;Arabia Saudita sul rispetto dei diritti umani e indicando che il ritiro del sostegno americano all&#8217;offensiva di Riad nello Yemen si inquadra nella strategia della nuova amministrazione americana nei confronti dell&#8217;alleato arabo.</p>
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		<item>
		<title>Khashoggi, il finto mea culpa di Bin Salman: &#8220;Mi prendo la responsabilità&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/khashoggi-il-finto-mea-culpa-di-bin-salman-mi-prendo-la-responsabilita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Pavesi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Sep 2019 15:20:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1225" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_9906298.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_9906298.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_9906298-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_9906298-768x490.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_9906298-1024x653.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si sarebbe assunto la responsabilità di un gesto tanto grave quanto eclatante come la morte di Jamal Khashoggi, uno dei più celebri giornalisti contemporanei, editorialista del Washington Post, ma soprattutto voce prima vicina al potere della famiglia reale saudita, poi divenuta quella di un dissidente, deceduto in circostanze mai chiarite all&#8217;interno del consolato saudita a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/khashoggi-il-finto-mea-culpa-di-bin-salman-mi-prendo-la-responsabilita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/khashoggi-il-finto-mea-culpa-di-bin-salman-mi-prendo-la-responsabilita.html">Khashoggi, il finto mea culpa di Bin Salman: &#8220;Mi prendo la responsabilità&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1225" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_9906298.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_9906298.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_9906298-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_9906298-768x490.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_9906298-1024x653.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Si sarebbe assunto la responsabilità di un gesto tanto grave quanto eclatante come la morte di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/jamal-khashoggi-dissidente-ucciso-istanbul.html" target="_blank" rel="noopener">Jamal Khashoggi</a>, uno dei più celebri giornalisti contemporanei, editorialista del <em>Washington Post</em>, ma soprattutto voce prima vicina al potere della famiglia reale saudita, poi divenuta quella di un dissidente, deceduto in circostanze mai chiarite all&#8217;interno del consolato saudita a Istanbul. E potrebbe averlo fatto per ripulire la propria immagine pubblica, perché ammettere un &#8220;errore&#8221; anziché negarlo avrebbe dato di lui un&#8217;immagine più positiva.</p>
<h2>La dichiarazione di Mohammad bin Salman</h2>
<p>E il sospetto, in queste ore, è proprio questo: perché se è vero, come riporta un articolo di <a href="https://www.aljazeera.com/news/2019/09/khashoggi-murder-happened-watch-mbs-tells-pbs-190926061626576.html" target="_blank" rel="noopener"><em>al Jazeera</em></a>, che <strong>Mohammad bin Salman</strong>, principe ereditario dell&#8217;Arabia Saudita, avrebbe affermato di sentirsi responsabile dell&#8217;uccisione di Khashoggi, perché avvenuta, di fatto, &#8220;sotto il suo controllo&#8221;, è necessario indagare le ragioni di questa ammissione. A diffondere la (presunta) dichiarazione un documentario della <em>Pbs</em>, che sarà trasmesso il 1° ottobre, in occasione dell&#8217;anniversario dell&#8217;assassinio dell&#8217;intellettuale, entrato vivo all&#8217;interno della struttura governativa e mai più rivisto vivo (o morto) da nessuno. Secondo quanto riportato da un&#8217;anteprima del documentario, la frase &#8220;è successo sotto il mio controllo, mi assumo tutte le responsabilità&#8221; sarebbe stata detta a <strong>Martin Smith</strong> (della <em>Pbs</em>).</p>
<h2>Le versioni &#8220;reali&#8221;</h2>
<p>Il principe ereditario, che non solo a Riad in questo momento rappresenta il potere pressoché assoluto della famiglia reale, non ha mai parlato pubblicamente della morte di Khashoggi. O meglio, lo ha fatto ma tra tante versioni e diverse contraddizioni. Eppure la Cia e diversi governi occidentali, in questi mesi, più volte hanno attribuito proprio a lui il brutale assassinio del giornalista (anche se i funzionari sauditi hanno sempre negato ogni coinvolgimento diretto).</p>
<h2>Un&#8217;ombra sul principe ereditario</h2>
<p>La sparizione di Khashoggi prima e la sua morte poi hanno prodotto delle conseguenze sul piano internazionale. E la confusione generata dalla sospetta quanto improvvisa scomparsa dell&#8217;uomo ha iniziato a offuscare l&#8217;immagine del principe ereditario che, fino a quel momento, aveva resistito persino alle critiche sulle posizioni controverse che lo legavano alla guerra nello Yemen, perché ritenuto una figura più progressista e moderna rispetto a chi lo aveva preceduto. Ma dal momento in cui Khashoggi è stato dichiarato morto, Mohammed bin Salman non ha più visitato né Europa né Stati Uniti.</p>
<h2>Smentite, depistaggi e contraddizioni</h2>
<p>Dopo le iniziali <strong>smentite</strong>, il racconto ufficiale della casa reale incolpava dell&#8217;omicidio un gruppo di agenti segreti &#8220;deviati&#8221;, sfuggiti quindi al controllo reale. Il pubblico ministero disse che l&#8217;allora vice capo dell&#8217;intelligence ordinò il rimpatrio di Khashoggi, ma che il negoziatore principale gli ordinò di ucciderlo dopo che fallirono le discussioni sul suo ritorno nel Paese. In base a quanto riportato dalla testata del Qatar, il procuratore avrebbe fatto sapere che un ex consigliere reale che, secondo <em>Reuters</em>, avrebbe dato ordine di esecuzione dell’assassinio via Skype, avrebbe informato la squadra sulle attività del giornalista prima dell’operazione.</p>
<h2>L&#8217;impossibilità di controllare tutto</h2>
<p>E alla domanda su come Mohammed bin Salman potesse non sapere di un omicidio ordinato a sua insaputa, Smith (della <em>Pbs</em>) avrebbe citato direttamente le parole del principe ereditario: “Siamo circa 20 milioni di persone: tre milioni sono impiegati nel governo”. Che suonerebbe quasi come una <strong>giustificazione</strong>, come a dire che non è possibile controllare tutto. Tesi non del tutto credibile agli occhi dell&#8217;opinione pubblica internazionale, che pensa all&#8217;Arabia Saudita come a una delle più strutturate potenze economiche del mondo (grazie soprattutto alle grandi quantità di petrolio esportate e gli interessi economici che ne derivano). Smith, a quel punto, avrebbe domandato al principe se gli assassini avrebbero potuto prendere un jet governativo privato e, di fatto, agire da soli e il principe gli avrebbe risposto: &#8220;Ho funzionari e ministri preposti a seguire queste cose e loro sono i responsabili. E hanno anche l’autorità di farlo&#8221;. Dopo la morte del giornalista, 11 sospettati sauditi sono stati processati in procedimenti ritenuti segreti e solo alcune di quelle udienze hanno seguito un iter organizzato.</p>
<h2>La sparizione</h2>
<p>Khashoggi è stato visto in vita un’ultima volta poco prima di varcare la soglia del consolato saudita, il 2 ottobre 2018. Lì avrebbe dovuto ricevere i documenti di cui aveva bisogno per sposare la compagna, <strong>Harice Cengiz</strong>. Si ritiene che il suo corpo sia stato smembrato, con l&#8217;aiuto del dottor <strong>Salah Muhammed al-Tubaigy</strong>, capo della Forensic Evidence presso il dipartimento di sicurezza generale saudita, incaricato di fare a pezzi il corpo del giornalista.</p>
<h2>&#8220;L&#8217;ammissione? Solo una minima responsabilità&#8221;</h2>
<p>Secondo <strong>Mahjoob Zweiri</strong>, direttore del Gulf Studies Center della Qatar University di Doha, l&#8217;ammissione di Mbs rappresenterebbe soltanto una &#8220;minima responsabilità&#8221;. Per il docente, il principe avrebbe fatto quella dichiarazione supponendo un&#8217;accoglienza positiva da parte dell&#8217;opinione pubblica internazionale. Il messaggio, chiaro, sembrerebbe quello di un leader che sta accettando la responsabilità del suo gesto, ma che &#8220;non dovrebbe essere criminalizzato per questo&#8221;. Secondo il docente, una sorta di &#8220;responsabilità morale piuttosto che una responsabilità penale&#8221;. Le dichiarazioni del principe ereditario arrivano in un momento in cui l’Arabia subisce una serie di battute d’arresto: le strutture petrolifere prese di mere, il raffreddamento delle relazioni con gli Stati Uniti, il conflitto nello <strong>Yemen</strong> dopo che gli Emirati Arabi Uniti hanno ridotto il loro ruolo nella coalizione contro i ribelli Houthi. &#8220;Quando si mettono insieme questi fattori&#8221;, ha spiegato Zweiri, &#8220;essi compongono una sorta di pressione politica e mediatica sul Paese&#8221;. Che ha aggiunto: &#8220;In altre parole, sarebbe molto difficile per Mohammed bin Salman lavarsene le mani e dire &#8216;Non ho niente a che fare con questo'&#8221;.</p>
<h2>Le ultime parole di Khashoggi</h2>
<p>All&#8217;inizio di settembre, un quotidiano turco ha pubblicato le trascrizioni di alcune registrazioni audio degli <strong>ultimi momenti di vita</strong> del giornalista saudita. Le intercettazioni dimostrano come il piano della sua morte fosse premeditato e si sentono, chiaramente, <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/trascritto-lultimo-audio-khashoggi-consolato-non-farlo-mi-1751238.html" target="_blank" rel="noopener">le ultime parole scandite da Khashoggi</a>: &#8220;Ho l&#8217;asma, non farlo. Mi soffocherai&#8221;. Poi più niente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/khashoggi-il-finto-mea-culpa-di-bin-salman-mi-prendo-la-responsabilita.html">Khashoggi, il finto mea culpa di Bin Salman: &#8220;Mi prendo la responsabilità&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il grande errore degli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/il-grande-errore-degli-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 May 2019 09:17:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="862" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito3.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito3-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito3-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito3-1024x690.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Ormai da troppo tempo, nella &#8220;guerra al terrore&#8221;, gli Stati Uniti fanno finta di non vedere il rancore dei loro nemici, respingendolo come infondato o ignorandolo del tutto. La radice del problema è che il governo americano ha ormai l&#8217;abitudine di osservare i suoi nemici solamente attraverso gli occhi di un drone. Poco importa che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-grande-errore-degli-stati-uniti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="862" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito3.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito3-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito3-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito3-1024x690.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p><p>Ormai da troppo tempo, nella &#8220;guerra al terrore&#8221;, gli <strong>Stati Uniti</strong> fanno finta di non vedere il rancore dei loro nemici, respingendolo come infondato o ignorandolo del tutto. La radice del problema è che il governo americano ha ormai l&#8217;abitudine di osservare i suoi nemici solamente attraverso gli occhi di un drone. Poco importa che da chilometri di distanza non si possa capire cosa pensi una persona. Gli Stati Uniti non hanno neanche rivisto la loro tendenza a etichettare i nemici come &#8220;<strong>terroristi</strong>&#8220;, trascurando il fatto che il terrore è un impiego efficace della forza, non una strategia vincente.</p>
<p>Questa visione miope ha portato l&#8217;America a sottovalutare sia i nemici che il campo di battaglia. Sicuramente fu così in <strong>Vietnam</strong>. E adesso, forse in maniera più grave, gli americani ignorano completamente il fenomeno della sottrazione di territori ai sunniti, caratterizzato da una forte perdita di potere ai danni di un gruppo che, in precedenza, era ai vertici della società. Allo stesso modo, non hanno compreso che <strong>Al Qaeda</strong> e lo <strong>Stato islamico</strong> sono fondamentalmente sintomi della frustrazione causata dalla perdita di territori e di potere, come dimostra il fatto che entrambi i gruppi abbiano cercato di riportare indietro l’orologio a un’epoca in cui l’islam puro e ortodosso, cioè l’islam sunnita, governava i fedeli e legittimava la conquista di un grande impero. È anche il motivo per cui sia Al Qaeda che i gruppi dello Stato islamico considerano gli stranieri come minacce esistenziali, eretici dotati del potere di corrompere e distruggere. Questi due gruppi, che combattono con una violenza apparentemente casuale, potrebbero non andare a genio alla maggior parte dei sunniti. Tuttavia, per gli oppressi, la violenza estrema e crudele rappresenta l’unica forma di difesa. Bisogna tenere a mente che non è importante se questo rancore sia legittimo o meno, quello che conta è capire cosa pensa e come agisce chi ha perso la sua terra.</p>
<blockquote><p>Che piaccia o no, questi fatti giocano a favore dei fanatici sunniti</p></blockquote>
<p>Negli ultimi trent&#8217;anni i sunniti hanno dovuto cedere all&#8217;<strong>Iran</strong>, loro nemico giurato, Beirut, Baghdad e Damasco, tre capitali tradizionalmente sunnite. Se si aggiunge il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte di <strong>Donald Trump</strong>, le roccaforti che i sunniti hanno perso diventano quattro. Certo, Gerusalemme non è stata ceduta all&#8217;Iran, ma è un altro doloroso promemoria della perdita di territori subita dai sunniti.</p>
<p>Il senso di perdita è tanto più grave poiché arriva sulla scia della grave e improvvisa crisi spirituale avvenuta con la rivoluzione islamica del 1979 in Iran. La pretesa dell&#8217;ayatollah <strong>Ruhollah Khomeini</strong> sull&#8217;eredità del Profeta ha fatto tremare i sunniti, lasciandoli con una premonizione vaga e informe che una sorta di nuova egemonia persiana, spinta da una profonda fede, fosse sul punto di chiamare a raccolta le proprie forze per schiacciarli. L&#8217;evento fu ancora più sconvolgente perché i sunniti ortodossi vedevano Khomeini e gli sciiti come apostati e usurpatori.</p>
<p>Fu l&#8217;incubo sciita iraniano che spinse i militanti sauditi a prendere possesso della moschea della Mecca nel novembre 1979, nel tentativo di spodestare la decadente e corrotta famiglia reale saudita e salvare l&#8217;islam. Ovviamente fallirono, ma si può sostenere che ogni successiva insurrezione armata sunnita, incluso l&#8217;11 settembre, sia stata una ripetizione del tentativo di riprendere il controllo dell&#8217;islam. Nel profondo, l&#8217;intenzione di <strong>Osama bin Laden</strong> era di rovesciare la famiglia reale saudita e sostituirla con governanti capaci di riportare l&#8217;islam sunnita sul suo legittimo trono; anche lui ha fallito, ma ciò non ha significato la sconfitta della militanza sunnita.</p>
<figure id="attachment_201635" aria-describedby="caption-attachment-201635" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201635 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito3-1024x690.jpg" alt="" width="1024" height="690" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito3-1024x690.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito3-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito3-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Francesco-Cito3.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-201635" class="wp-caption-text">Francesco Cito, Arabia Saudita, Dhahran, 1990</figcaption></figure>
<p>Ora, con la machtpolitik iraniana in Iraq, Siria, Libano e Yemen, i timori sunniti circa un&#8217;egemonia persiana sembrano molto meno vaghi e informi. Per la &#8220;guerra al terrore&#8221;, questo significa che il violento jihadismo sunnita non sta per scomparire. I reduci dello Stato islamico continueranno a combattere in Siria e in Iraq, così come i miliziani in Afghanistan e nell&#8217;Africa subsahariana. Anche se lo Stato islamico venisse completamente distrutto come organizzazione, esso riemergerà sotto una nuova veste. Nuove reclute che combatteranno sotto nuove bandiere continueranno la jihad per arrestare il declino sunnita. E loro, come i predecessori, faranno affidamento sul fatto che la rabbia e la fede, non le armi, vincono le guerre. Per quanto riguarda gli Stati sunniti, essi non supereranno presto le loro paure e l’umiliazione avvenuta per mano dell&#8217;Iran, cosa che li porterà a sbagliare e a reagire in modo sproporzionato. È il motivo per cui il principe ereditario saudita <strong>Mohammad bin Salman</strong> Al Saud si è preso il rischio, apparentemente avventato, di entrare nel pantano yemenita e di ordinare l&#8217;uccisione del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi. Non si tratta di giustificare Mohammad bin Salman ma, considerando che il movimento di guerriglia legato all&#8217;Iran sul suo confine meridionale non è stato sconfitto e che l&#8217;Iran sta esercitando un&#8217;effettiva sovranità su Iraq, Siria e Libano (la cosiddetta &#8220;<strong>Mezzaluna sciita</strong>&#8220;) il principe saudita ha tutte le ragioni per avere paura ed essere paranoico. A tutto questo, bisogna aggiungere che lo Yemen rappresenta una testa di ponte per impossessarsi della Mecca, una perdita che metterebbe la parola fine alla legittimità dei Saud e all&#8217;ultima ambizione del predominio sunnita.</p>
<p>Se nella &#8220;guerra al terrore&#8221; gli Stati Uniti continueranno a non prendere seriamente in considerazione i propri nemici e le paure degli alleati, le possibilità di porre fine al caos in Medio Oriente diminuiranno vertiginosamente. Lo Stato islamico sarà anche sul punto di scomparire, ma non sarà sconfitto, se non altro per il fatto che le persone guidate dalla paura vogliono essere governate dalla fede.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-grande-errore-degli-stati-uniti.html">Il grande errore degli Stati Uniti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ecco come le lobby straniere influenzano la politica estera Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ecco-come-le-lobby-straniere-influenzano-la-politica-estera-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2019 10:29:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9440432-1620x1080-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9440432-1620x1080-1.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9440432-1620x1080-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9440432-1620x1080-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9440432-1620x1080-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>Per un lungo periodo, dopo la fine della Guerra Fredda, gli Usa sono stati l’unica superpotenza presente nel globo. Il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, ha permesso a Washington, attraverso la globalizzazione e l’ordine internazionale liberale, di plasmare il mondo a sua immagine e somiglianza. Con il risveglio dell’orso russo e, soprattutto, con l’emergere della Cina, l’unipolarismo che ha &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-come-le-lobby-straniere-influenzano-la-politica-estera-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9440432-1620x1080-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9440432-1620x1080-1.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9440432-1620x1080-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9440432-1620x1080-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9440432-1620x1080-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p><p>Per un lungo periodo, dopo la fine della Guerra Fredda, gli Usa sono stati l’unica superpotenza presente nel globo. Il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, ha permesso a Washington, attraverso la globalizzazione e l’ordine internazionale liberale, di plasmare il mondo a sua immagine e somiglianza. Con il risveglio dell’orso russo e, soprattutto, con l’emergere della Cina, l’unipolarismo che ha contraddistinto la politica internazionale è ormai un ricordo e si va verso un ordine di tipo multipolare, nel quale Washington e Pechino rischiano di entrare in collisione.</p>
<p>Nonostante la fine dell’unipolarismo, gli Stati Uniti rimangono la superpotenza militare da battere con degli strumenti di dominio formidabili. Dal punto di vista della sicurezza, gli Usa hanno potente Dipartimento di sicurezza, agenzie di intelligence capaci di intercettare i pericoli in tutto il mondo; hanno speso trilioni di dollari per un sofisticato arsenale nucleare capace di dissuadere qualsiasi Paese nemico dall’attaccare direttamente la madrepatria degli Stati Uniti.</p>
<p>Hanno però un punto debole, come spiega il professor Stephen M. Walt , docente all’Università di Harvard nella sua analisi pubblicata sull’autorevole Foreign Policy: sono particolarmente vulnerabili all’influenza di lobby e governi stranieri. E non stiamo parlando di hacker russi o dell’inchiesta flop del Russiagate.</p>
<h2>“Gli Stati Uniti vulnerabili alle influenze dei governi stranieri”</h2>
<p>È ironico, sottolinea Stephen M.Walt, che nonostante tutti gli sforzi e le risorse che gli Stati Uniti investono nella difesa contro le intrusioni straniere, che siano “il sistema politico più permeabile della storia moderna” aperto “all’interferenza straniera in una varietà di modi legittimi e illegittimi”. Niente bot o hacker russi, sottolinea l’esperto e autore del celebre saggio The Hell of Good Intentions: America’s Foreign Policy Elite and the Decline of U.S. Primacy (Just World Books, 2018):  “Sto parlando di governi stranieri o di altri interessi che usano una varietà di strategie per modellare le percezioni degli americani e persuadere il governo degli Stati Uniti a fare delle cose che potrebbero non essere nell’interesse generale degli stessi Usa”.</p>
<p>Walt non si riferisce, naturalmente ai canali della diplomazia ufficiale: ma a delle potentissime lobby straniere che “comprano” deputati e senatori a suon di milioni di dollari. E fa degli esempi concreti: “Randy Scheunemann, cittadino della Beltway, era sia un lobbista pagato dal governo della Georgia che un assistente di politica estera del defunto senatore repubblicano John McCaindurante la sua campagna presidenziale del 2008″,  il che potrebbe aiutare a spiegare perché “quest’ultimo era un convinto difensore della Georgia durante la sua guerra del 2008 con la Russia”.</p>
<h2>Le lobby straniere negli Stati Uniti</h2>
<p>Le lobby straniere si comprano le simpatie di democratici e repubblicani in maniera assolutamente bipartisan. Basti pensare all’ex governatore del Vermont e il presidente del comitato nazionale democratico Howard Dean e a repubblicani come l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani o l’attuale Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton: tutti schierati con i “Mojahedin del Popolo Iraniano” (Mek), gruppo di esiliati iraniani già nell’elenco delle organizzazioni terroristiche del Dipartimento di Stato dal 1997 al 2012.</p>
<p>“Il Mek – sottolinea Walt –  è disprezzato in Iran per la sua passata collaborazione con Saddam Hussein, ma ciò non ha impedito all’organizzazione di reclutare una vasta schiera di americani di spicco” molti dei quali hanno ricevuto dei lauti compensi per il loro sostegno”.</p>
<p>E non finisce qui. Perché negli Usa i governi stranieri, corporazioni e movimenti di opposizione possono anche assumere aziende di pubbliche relazioni e lobbisti professionisti per ripulire la loro immagine pubblica, fare pressione sui politici e cercare di convincere gli americani influenti a considerarli come partner preziosi. È il caso della potentissima lobby dell’Arabia Saudita.</p>
<h2>La potente lobby saudita</h2>
<p>La morte del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi ha portato alla luce la quantità di dollari che l’Arabia Saudita ha investito a Washington negli ultimi anni. Come riporta il Time, i sauditi hanno versato denaro nelle lobby per decenni, ma le risorse investite dal regno sono drasticamente sotto l’amministrazione Trump.</p>
<p>Secondo i dati compilati dal Center for International Policy, il governo saudita ha speso 10 milioni di dollari per attività di lobby nel 2016. Nel 2017 questo numero era quasi triplicato, aumentando fino a quasi 27 milioni di dollari. “I sauditi hanno avuto una relazione piuttosto tesa con Obama”, ha spiegato Freeman, presidente del Center for International Policy, sottolineando che i sauditi non erano felici dell’accordo sul nucleare con l’Iran. “Ma con Trump penso che abbiano visto l’opportunità di un ripristino piuttosto importante nelle relazioni Usa-Arabia Saudita”.</p>
<p>Per OpenSecrets, nel solo 2017 le lobby straniere – circa 412 – hanno investito a Washington 882.234.012 dollari. Il governo che spende di più in attività di lobbying è la Corea del Sud (82,831,439 dollari), seguita da Giappone (65,173,014 dollari) e Israele (63,546,052 dollari). A seguire Irlanda, Emirati Arabi, Isole Marshall, Arabia Saudita, Cina, Canada e Bahamas.</p>
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		<title>La famiglia Kashoggi in silenzio. E i Saud regalano ville ai figli</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-famiglia-kashoggi-in-silenzio-e-i-saud-regalano-ville-ai-figli.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2019 14:46:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="927" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181202225543_27905943.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181202225543_27905943.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181202225543_27905943-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181202225543_27905943-768x475.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181202225543_27905943-1024x633.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Sul caso Kashoggi, come detto anche nei giorni scorsi, da qualche mese a questa parte in tanti sia a Washington che a Riad provano a stendere un velo. Se ne parla poco, l’inchiesta condotta sia in Turchia, visto che il barbaro omicidio del giornalista avviene il 2 ottobre nel consolato saudita di Istanbul, sia in Arabia Saudita &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/la-famiglia-kashoggi-in-silenzio-e-i-saud-regalano-ville-ai-figli.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="927" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181202225543_27905943.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181202225543_27905943.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181202225543_27905943-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181202225543_27905943-768x475.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181202225543_27905943-1024x633.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Sul caso Kashoggi, come detto anche nei giorni scorsi, da qualche mese a questa parte in tanti sia a Washington che a Riad provano a stendere un velo. Se ne parla poco, l’inchiesta condotta sia in Turchia, visto che il barbaro omicidio del giornalista avviene il 2 ottobre nel consolato saudita di Istanbul, sia in Arabia Saudita non ha lo stesso clamore destato nei giorni immediatamente successivi al fatto. Ciò che più impressiona è il silenzio dei suoi familiari, a partire dai figli. E su questo, come fa notare il Washington Post, potrebbe influire il lauto compenso assegnato loro dal governo di Riad.</p>
<h2>Le ville donate ai figli di Kashoggi</h2>
<p>I Saud, con in testa il sovrano Re Salman, in questi giorni si starebbero adoperando per assegnare lussuose ville a Gedda ai figli di Kashoggi. Lo rivela, come detto, quello stesso Washington Post dalle cui colonne il giornalista ucciso lancia inchieste contro il principe ereditario Mohammad Bin Salman. In particolare, Salah, Abdullah, Noha e Razan, i due figli e le due figlie di Kashoggi, ricevono una lussuosa villa a testa in quella Gedda che rappresenta una delle città più importanti del regno. Il valore di ciascuna di queste ville è di quattro milioni di dollari. A questo, occorre aggiungere che sia i figli che le figlie del giornalista ucciso ad Istanbul ogni mese riceverebbero, sempre secondo il Wp, un assegno da diecimila Dollari al mese.</p>
<p>Lauti indennizzi quindi, con i quali i Saud anche all’estero provano a rifarsi un’immagine dopo il clamore mediatico suscitato dall’assassinio di una voce fuori dal coro rispetto all’ascesa di Mohammad Bin Salman. Soldi e regali che arrivano mentre intanto il processo saudita procede a fari spenti: il 3 gennaio scorso per 5 degli 11 accusati di aver pianificato e realizzato l’omicidio, viene chiesta la pena di morte. Ma in tanti, anche all’interno della famiglia reale, sono convinti che in realtà le indagini mirino unicamente a mascherare le responsabilità del principe ereditario incriminando soltanto coloro che, in quel tragico 2 ottobre, eseguono materialmente degli ordini partiti dall’alto.</p>
<h2>Semplice carità o soldi dati in cambio del silenzio?</h2>
<p>Andando a leggere le cronache degli ultimi mesi, le voci che si levano contro il brutale omicidio Kashoggi sono o di attivisti sauditi all’estero, oppure di organizzazioni ed associazioni internazionali che da anni denunciano la deriva sempre più assolutistica dell’Arabia Saudita da quando Mohammad Bin Salman diventa l’uomo forte del paese. Tra queste voci però, non ci sono quelle dei figli. Si potrebbe pensare ad una paura per eventuali ritorsioni nei loro confronti da parte dei Saud, ma in realtà tre dei quattro figli vivono stabilmente negli Usa e soltanto il primogenito abita in Arabia Saudita. Ecco perché in tanti oramai iniziano a chiedersi il motivo di così tanto silenzio.</p>
<p>C’è davvero il lauto corrispettivo erogato verso la famiglia Kashoggi dietro questo silenzio? I figli avrebbero realmente rinunciato alla verità per la morte del padre in cambio di una villa a testa? Il Washington Post, nel reportage in cui si occupa di questa vicenda, intervista un ex funzionario saudita. Ed è proprio lui a descrivere quelle che sono le usanze di Riad quando occorre pagare degli indennizzi: “I pagamenti fin qui effettuati – spiega l’ex funzionario – Sono in linea con la pratica del Regno di fornire un sostegno finanziario alle vittime di violenze criminali o calamità naturali”. Nulla di nuovo dunque. Kashoggi è morto per una grave violenza a lui perpetuata e di conseguenza, anche se voce critica verso il regno, i suoi familiari hanno diritto ad importanti indennizzi. Almeno questa è la ricostruzione della vicenda spiegata dall’ex funzionario: “Tale sostegno è parte del nostro costume e della nostra cultura – continua la persona contattata dal Wp– Non è collegato a nient’altro”.</p>
<p>Intanto però il silenzio continua ugualmente ad apparire strano. Se il governo saudita offre indennizzi ai familiari della vittima, allora vuol dire che implicitamente riconosce una qualche responsabilità. Oppure ancora, che il governo e Mohammad Bin Salman in persona hanno il terrore dell’emergere di qualche scomoda verità. Perché dunque dagli stessi figli non arriva la richiesta, partendo da questo presupposto, di avviare indagini più dettagliate? Se anche a Washington membri dell’amministrazione di  Donald Trump disconoscono la versione ufficiale dell’alleato saudita, a maggior ragione perché la famiglia (che in gran parte abita fuori dal regno) non alza la voce in questa direzione? Dubbi su dubbi, che non trovano (e forse non troveranno mai) risposte. Ma che, al tempo stesso, mettono in risalto in ogni caso un silenzio, quale quello della famiglia Kashoggi, che ad oggi fa ancora più rumore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-famiglia-kashoggi-in-silenzio-e-i-saud-regalano-ville-ai-figli.html">La famiglia Kashoggi in silenzio. E i Saud regalano ville ai figli</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Altro che Trump: dietro al porno ricatto a Bezos ci sono i sauditi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/altro-che-trump-dietro-al-porno-ricatto-a-bezos-ci-sono-i-sauditi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 10:46:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181008162026_27478923.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181008162026_27478923.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181008162026_27478923-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181008162026_27478923-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181008162026_27478923-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>C’è davvero la mano del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump dietro il divorzio di Jeff Bezos dalla moglie Mackenzie Tuttle, dopo 26 anni di matrimonio e 4 figli? No, non si tratta della vendetta del tycoon contro un suo acerrimo rivale. Il capo della sicurezza dell’amministratore delegato di Amazon ha spiegato che, in realtà, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/altro-che-trump-dietro-al-porno-ricatto-a-bezos-ci-sono-i-sauditi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181008162026_27478923.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181008162026_27478923.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181008162026_27478923-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181008162026_27478923-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181008162026_27478923-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>C’è davvero la mano del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump dietro il divorzio di Jeff Bezos dalla moglie Mackenzie Tuttle, dopo 26 anni di matrimonio e 4 figli? No, non si tratta della vendetta del tycoon contro un suo acerrimo rivale. Il capo della sicurezza dell’amministratore delegato di Amazon ha spiegato che, in realtà, dietro al complotto contro il proprietario del Washington Post c’è il governo saudita, che ha avuto accesso e ottenuto informazioni dal telefono privato di Bezos.</p>
<p>Gavin De Becker esperto di sicurezza di lunga data e da più di vent’anni al servizio di Bezos, ha accusato senza mezzi termini l’Arabia Saudita di aver rubato dal cellulare dell’uomo più ricco del mondo gli scatti “hot” che lo stesso Bezos si scambiava con la sua amante, la conduttrice tv Lauren Sanchez. Riad voleva che il Ceo di Amazon mettesse un freno alla campagna del suo giornale nei confronti del regno dopo la morte dell’editorialista Jamal Kashoggi, assassinato il 2 ottobre 2018 nel consolato saudita di Istanbul, in Turchia.</p>
<h2>Il ricatto saudita contro Jeff Bezos</h2>
<p>“I nostri investigatori ed esperti hanno concluso con grande sicurezza che i sauditi avevano accesso al telefono di Bezos e hanno ottenuto informazioni private”, ha scritto De Becker in un articolo pubblicato sul Daily Beast. “Ad oggi, non è chiaro se e in che che misura il National Enquirer e il gruppo editoriale American Media Inc. ne fossero consapevoli o a conoscenza”.</p>
<p>I dettagli piccanti della relazione fra il Ceo di Amazon e l’amante sono stati rivelati, per la prima volta, lo scorso gennaio proprio dal National Enquirer. Come riporta Dagospia, il fondatore di Amazon avrebbe inviato immagini dei suoi genitali e foto a torso nudo alla sua amante già mesi prima che i due venissero avvistati insieme per la prima volta, a ottobre, e prima che si separassero dai loro compagni. In un messaggio dell’aprile 2018, pubblicato dal tabloid, Bezos scriveva: “Ti amo. Te lo mostrerò con il mio corpo, con le mie labbra e con i miei occhi, molto presto, alive girl“.</p>
<p>Chi ha inviato quel materiale riservato al giornale americano? Non Trump o la Casa Bianca, come aveva fatto intendere lo stesso Jeff Bezos a febbraio quando ha rivelato di essere stato oggetto di “ricatto” e di un “tentativo di estorsione” da parte del National Enquirer, il tabloid scandalistico controllato dalla American Media Inc (Ami) di proprietà di David Pecker, alleato e amico di vecchia data del tycoon. Dietro quel ricatto c’è, come ha appurato l’indagine condotta da De Becker, il regno dell’Arabia Saudita.</p>
<h2>Il piano di Riad per mettere a tacere le voci critiche</h2>
<p>Come racconta lo stesso Gavin De Becker, esiste una stretta collaborazione fra David Pecker, presidente della American Media Inc (Ami) e il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman. Secondo De Becker, bin Salman e Pecker si sarebbero incontrati più volte, anche alla Casa Bianca – con il Presidente Donald Trump e Jared Kushner e l’intermediario Kacy Grine. Pecker ha viaggiato anche in Arabia Saudita, proprio per incontrare il principe ereditario.</p>
<p>“In concomitanza con il tour negli Stati Uniti del marzo 2018 di Mohammad bin Salman – scrive De Becker nella sua lunga ricostruzione sul Daily Beast – l’Ami di Pecker ha pubblicato una rivista di 100 pagine, senza pubblicità, chiamata The New Kingdom“, al fine di celebrare la figura “riformatrice” del principe.</p>
<p>La rivista, creata per l’occasione, presentava il principe saudita come “il leader arabo più influente” e una “speranza per la pace” per tutto il mondo. A Pecker e al principe (soprattutto) non doveva far piacere tutta quella grancassa mediatica, guidata proprio dal Washington Post, sull’omicidio di Jamal Kashoggi, che rischiava di minare mesi e mesi di propaganda favorevole al regno e alle “riforme” del principe bin Salman: da lì il ricatto ai danni dei Bezos e la diffusione di quelle foto “hot”.</p>
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		<title>L’Arabia Saudita cerca di avvicinarsi alla Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/larabia-saudita-cerca-di-avvicinarsi-alla-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Mar 2019 08:35:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20180307174654_25900925.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20180307174654_25900925.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20180307174654_25900925-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20180307174654_25900925-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20180307174654_25900925-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il mese scorso, il principe ereditario dell&#8217;Arabia Saudita, Mohammad bin Salman, ha visitato per alcune settimane i Paesi asiatici, stringendo accordi economici con Pakistan, India e Cina. Ha assicurato investimenti per un valore di 20 miliardi al Pakistan e fissato un altro investimento pari a 100 miliardi in India. Fin qui nulla di sorprendente: la notizia davvero interessante, invece, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/larabia-saudita-cerca-di-avvicinarsi-alla-cina.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/larabia-saudita-cerca-di-avvicinarsi-alla-cina.html">L’Arabia Saudita cerca di avvicinarsi alla Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20180307174654_25900925.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20180307174654_25900925.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20180307174654_25900925-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20180307174654_25900925-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20180307174654_25900925-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il mese scorso, il principe ereditario dell&#8217;Arabia Saudita, <strong>Mohammad bin Salman</strong>, ha visitato per alcune settimane i Paesi asiatici, <span style="text-decoration: underline; color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.cnbc.com/2019/03/05/saudi-arabia-crown-prince-to-invest-billions-in-china-india-pakistan.html" target="_blank" rel="noopener">stringendo accordi economici</a></span> con Pakistan, India e <strong>Cina</strong>. Ha assicurato investimenti per un valore di 20 miliardi al Pakistan e fissato un altro investimento pari a 100 miliardi in India. Fin qui nulla di sorprendente: la notizia davvero interessante, invece, è l’accordo di 28 miliardi con la Cina.</p>
<p>In particolare, Mohammad bin Salman si è impegnato a integrare il piano Saudi Vision 2030 con il progetto della <strong>Nuova Via della Seta</strong> lanciato dal presidente cinese <strong>Xi Jinping</strong>. In una fase in cui entrambi i Paesi stanno attuando programmi economici radicali, l’incontro e la collaborazione giungono in un momento critico. I due Paesi hanno già <a href="https://www.reuters.com/article/us-asia-saudi-china/saudi-arabia-strikes-10-billion-china-deal-talks-de-radicalisation-with-xi-idUSKCN1QB15H" target="_blank" rel="noopener"><span style="text-decoration: underline; color: #3366ff;">forti rapporti economici e crescenti legami militari</span></a>.</p>
<p>&#8220;Guardando indietro centinaia, persino migliaia di anni, i rapporti tra i Paesi sono sempre stati positivi. In un arco temporale così lungo di scambi con la Cina, non abbiamo mai riscontrato alcun tipo di problema”, ha affermato il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman.</p>
<p>La Cina rappresenta il principale partner commerciale del Regno e lo scorso anno è stato siglato un accordo con Huawei per costruire la rete 5G, in un momento in cui la maggior parte degli alleati occidentali dell’Arabia Saudita aveva deciso di <a href="http://www.occhidellaguerra.it/huaweis-international-future-grows-darker-by-the-day/" target="_blank" rel="noopener"><span style="text-decoration: underline; color: #3366ff;">boicottare Huawei</span></a>.</p>
<p>Due anni fa, l’Arabia Saudita ha preso la decisione piuttosto inusuale di far costruire nel Paese un’<a href="https://economictimes.indiatimes.com/news/defence/saudi-arabia-permits-china-to-set-up-1st-drone-factory-in-middle-east/articleshow/57841121.cms" target="_blank" rel="noopener"><span style="text-decoration: underline; color: #3366ff;">industria di droni armati</span></a> da un’azienda cinese. L’accordo si è concretizzato a seguito della visita di Re Salman in Cina, che ha assicurato incentivi per un valore di 65 miliardi in settori quali energia, cultura, formazione e tecnologie. Per la Cina, l’industria è la prima nel suo genere nella regione e costituisce uno dei numerosi interventi di espansione per affermare ulteriormente la sua potenza. I droni cinesi hanno un flusso costante di acquirenti da quando gli USA <a href="https://www.forbes.com/sites/dominicdudley/2018/12/17/china-fueling-drones-arms-race-middle-east/#517f97ab4bb4" target="_blank" rel="noopener"><span style="text-decoration: underline; color: #3366ff;">hanno voltato le spalle a Paesi</span></a> come la Giordania. Quando non è possibile ordinare droni americani, la Cina è la prima alternativa, addirittura più economica.</p>
<p>Il governo americano ha comunicato che avrebbe mitigato le politiche e le restrizioni sulle esportazioni di droni, ma il mercato cinese <a href="https://www.cnbc.com/2019/02/21/pentagon-is-scrambling-as-china-sells-the-hell-out-of-armed-drones-to-americas-allies.html" target="_blank" rel="noopener"><span style="text-decoration: underline; color: #3366ff;">continua a crescere</span></a>.</p>
<p>“I cinesi rappresentano senza dubbio una minaccia”, ha affermato Gerard Robottom, direttore dell’International Market Area alla AeroVironment, azienda produttrice di droni con sede in California.</p>
<p>I Paesi del Medio Oriente stanno investendo cifre record in <strong>contratti militari</strong> e di difesa e, dal momento che i rapporti con la Cina si rilevano spesso la soluzione più semplice, le aziende di Washington e degli Stati Uniti aspettano con impazienza politiche più favorevoli. Anche se sono disponibili droni statunitensi, molto spesso non sono armati ma solo progettati per attività di sorveglianza.</p>
<p>La strategia di accaparrarsi i clienti che acquistano armi dagli Stati Uniti è solo uno dei punti del programma cinese di <a href="http://www.occhidellaguerra.it/china-makes-foray-into-middle-east-with-first-military-base/" target="_blank" rel="noopener"><span style="text-decoration: underline; color: #3366ff;">controllo su un numero sempre maggiore di aree geografiche</span></a> per incrementare la propria influenza internazionale. L’obiettivo primario del governo di Jinping è minare l’influenza dei poteri mondiali tradizionali, ovvero Stati Uniti e Russia: per Pechino l’Arabia Saudita rappresenta semplicemente l’ultimo fronte di espansione.</p>
<p>Dalla prospettiva dell’Arabia Saudita, rafforzare i legami con la Cina costituisce una garanzia nel caso in cui quelli con gli Stati Uniti dovessero indebolirsi. A seguito dell’omicidio del giornalista del <em>Washington Post</em>, <strong>Jamal Khashoggi</strong>, il Congresso degli Stati Uniti ha adottato una posizione più tiepida nei confronti del partner arabo di vecchia data, arrivando a introdurre la War Powers Resolution per frenare il coinvolgimento americano nella guerra civile dello Yemen. Comprensibilmente, Mohammad bin Salman è alla ricerca di possibili nuove alleanze.</p>
<p>Per Riad occorre considerare anche il punto di vista economico. Il mondo sta abbandonando i combustibili fossili e il prezzo del greggio continua a crollare. Dal momento che le entrate del Regno dipendono da una sola fonte, occorre diversificare i partner commerciali. <strong>Aramco</strong>, compagnia nazionale saudita, ha concordato l’acquisto di una partecipazione del 9% in Zhejiang Petrochemical e ha concluso un accordo con Norinco, industria statale della difesa cinese, per costruire un complesso di raffinazione a Panjin.</p>
<p>A seguito della visita del principe ereditario, la collaborazione tra le due nazioni incentiverà senza dubbio la crescita del commercio saudita che, solo lo scorso anno, ha registrato un incremento del 32%. Sulla base dei crescenti rapporti tra i due Paesi, è naturale iniziare a preparare la generazione di giovani sauditi a un possibile nuovo futuro, che vedrà come principali alleati i Paesi dell’Est, e non quelli dell’Ovest. A questo fine, le scuole e le università saudite introdurranno la lingua cinese nei piani di studio.</p>
<p>“L’introduzione del cinese nel percorso formativo rappresenta un importante passo avanti per ampliare l’orizzonte degli studenti”, ha affermato il governo dell’Arabia Saudita.</p>
<p>Ciascun Paese trarrà benefici economici con l’aumentare del flusso di beni fra loro. La Cina ha l’ulteriore vantaggio di un maggiore accesso al Medio Oriente, mentre l’Arabia Saudita promuove i rapporti con un potenziale Paese alleato. La Cina continua a creare una solida base nella regione mentre gli Stati Uniti sono impegnati a ridimensionarne il coinvolgimento. I recenti accordi economici firmati tra Riad e Pechino dovrebbero dare un segnale agli Stati Uniti, facendo loro capire che non sono l’unica superpotenza a competere per la dominanza della zona. Dovranno quindi modificare le politiche ed essere più flessibili se desiderano ostacolare l’espansione cinese.</p>
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		<title>Il commando che uccise Kashoggi è stato addestrato negli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-commando-che-uccise-kashoggi-e-stato-addestrato-negli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Mar 2019 07:51:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1623" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8620428-1623x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8620428-1623x1080.jpg 1623w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8620428-1623x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8620428-1623x1080-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8620428-1623x1080-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1623px) 100vw, 1623px" /></p>
<p>Non se ne parla quasi più a dispetto di giorni in cui, specialmente dopo la scomparsa, il caso appare sulle prime pagine negli Usa come in Europa. Il riferimento è all’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, che il 2 ottobre scorso entra negli edifici del consolato saudita di Istanbul e, da allora, non si hanno più notizie. Solo qualche &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-commando-che-uccise-kashoggi-e-stato-addestrato-negli-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1623" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8620428-1623x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8620428-1623x1080.jpg 1623w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8620428-1623x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8620428-1623x1080-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8620428-1623x1080-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1623px) 100vw, 1623px" /></p><p>Non se ne parla quasi più a dispetto di giorni in cui, specialmente dopo la scomparsa, il caso appare sulle prime pagine negli Usa come in Europa. Il riferimento è all’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, che il 2 ottobre scorso entra negli edifici del consolato saudita di Istanbul e, da allora, non si hanno più notizie. Solo qualche settimana dopo, nell’imbarazzo generale, Riad ammette che il cronista che vive in esilio negli Usa e che spesso critica il principe ereditario Mohammad Bin Salman è assassinato dentro la sede diplomatica. Adesso a tirare nuovamente fuori il caso è il Washington Post, quotidiano per cui scriveva Kashoggi.</p>
<h2>Gli Usa preoccupati da Mohammad Bin Salman</h2>
<p>L’imbarazzo generale di ottobre viene dato soprattutto dal fatto che Stati Uniti ed Arabia Saudita sono storiche alleate. Per di  più, da quando Trump è il nuovo inquilino della Casa Bianca i rapporti con Riad appaiono più stretti. Anzi, tra il genero del presidente, Jared Kushner, ed il principe ereditario nasce un’amicizia personale. Proprio da Washington arriva il sostegno incondizionato verso Mohammad Bin Salman, che da tre anni a questa parte appare sempre più come l’uomo forte del regno saudita. È lui ad essere al timone del paese, l’anziano padre Re Salman sembra sempre più una figura di mera rappresentanza. Mbs, come viene chiamato con l’acronimo, da parte sua si presenta come “riformatore” e la stessa stampa americana si presta nel disegnare su misura un abito da “moderato” al principe saudita. Non tutta la stampa, in realtà: dalle colonne del Washington Post, per l’appunto, Jamal Kashoggi critica aspramente Mbs.</p>
<p>E questo avrebbe segnato di fatto la sua brutale condanna a morte. Se dalla Casa Bianca lo stesso Trump si affretta a dire che le indagini sull’omicidio sono in corso e che, da parte sua, vi è la convinzione che chi ha agito ad ottobre lo ha fatto senza interessare Mbs, nella realtà però la situazione è ben diversa. Questo perchè,come sottolinea David Ignatius in un articolo sul Washington Post, ci si rende conto che la scelta di appoggiare il principe saudita nella sua scalata e nella sua visione del medio oriente appare sempre più una mossa azzardata. Quasi un errore di gioventù del genero di Trump e di inesperienza dello staff del presidente americano. Mbs, a parte l’incriminazione per 11 sospetti, nel frattempo non allenata la repressione interna al suo paese, che colpisce oppositori accusati di corruzione e la minoranza sciita nel Qatif.</p>
<p>In poche parole, da quel 2 ottobre non è cambiato nulla. Nonostante Mbs sia stato messo con le spalle al muro dopo la scoperta del brutale omicidio del giornalista, il principe sta dimostrando una sua caratteristica che già in tempi non sospetti alcuni funzionari del dipartimento di Stato gli accreditano. Ossia, quella secondo cui Mbs impara solo dai suoi successi ma mai dai suoi errori. Come scrive Ignatius, a Washington si è quasi ossessionati dallo spettro secondo cui il rampollo dei Saud è un nuovo Saddam, un “riformatore autoritario” che non conosce vincoli di alleanze e che procede di testa sua. In poche parole, nei palazzi del potere americano avanza sempre più l’impressione di aver contribuito a creare un personaggio difficile da gestire. Per di più che le relazioni tra i due paesi sono reciprocamente vitali: per gli Usa per vendere armi ed importare petrolio, per l’Arabia Saudita per la sua difesa.</p>
<h2>Il commando di 007 sauditi addestrato negli Usa</h2>
<p>Ma c’è un altro elemento che inquieta e non poco negli Stati Uniti. Lo sottolinea ancora una volta Ignatius nel suo lungo articolo con il quale ritorna sul caso Kashoggi. Ci sono infatti prove evidenti che il commando che ad Istanbul uccide il giornalista abbia ricevuto sostegno e supporto, oltre che addestramento, dagli Stati Uniti. A Washington, sottolinea Ignatius, ci si interroga sempre più su come vengano impiegate le capacità delle forze di intelligence addestrate dagli Usa. Nell’articolo del Washington Post, in particolare, si ricostruisce l’identità del commando omicida che il 2 ottobre scorso opera ad Istanbul. A partire da quel Maher Mutreb che da anni attua una decisa scalata ai vertici degli 007 sauditi. E lo fa avvalendosi di rapporti privilegiati con componenti dei servizi americani. Una delle tante dimostrazioni viene dal fatto che è proprio lui ad accompagnare Mbs nei suoi viaggi negli Usa nel 2017 e nel 2018.</p>
<p>Sarebbe proprio Mutreb colui che viene posto a capo del commando incaricato di eliminare Kashoggi. Peraltro Mutreb viene descritto come uno degli amici più fidati del giornalista, forse proprio per questo la vittima entra senza problemi al consolato saudita, ignara della sorte che da lì a breve lo colpisce. Una storia intricata, che riconduce spesso dalle parti di Washington. E di questo, nella capitale americana, qualcuno potrebbe chiederne sempre più conto ai consiglieri diplomatici e di intelligence di Donald Trump.</p>
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		<title>Quella guerra fredda tra Bezos e The Donald</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/quella-guerra-fredda-bezos-the-donald.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Feb 2019 11:48:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9043969.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9043969.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9043969-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9043969-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9043969-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si sta consumando una vera e propria battaglia tra Jeff Bezos e il presidente americano Donald Trump. Con un lungo post pubblicato sulla piattaforma Medium , Bezos, Ceo di Amazon e uomo più ricco del mondo, ha infatti reso pubbliche alcune vicende che lo hanno visto coinvolto di recente. Il presunto ricatto subito da Bezos &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/quella-guerra-fredda-bezos-the-donald.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9043969.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9043969.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9043969-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9043969-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9043969-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Si sta consumando una vera e propria battaglia tra <strong>Jeff Bezos</strong> e il presidente americano <strong>Donald Trump</strong>. Con un lungo post pubblicato sulla piattaforma <a href="https://medium.com/@jeffreypbezos/no-thank-you-mr-pecker-146e3922310f">Medium </a>, Bezos, Ceo di Amazon e uomo più ricco del mondo, ha infatti reso pubbliche alcune vicende che lo hanno visto coinvolto di recente.</p>
<p>Il presunto ricatto subito da Bezos</p>
<p>“No grazie, Mr. Pecker”. Inizia così il lungo sfogo di Bezos che si rivolge a David Pecker, editore del tabloid americano <em>National Enquirer</em>. In pratica il numero uno di Amazon sostiene di essere stato ricattato dall’editore Pecker, che avrebbe minacciato la pubblicazione di foto e messaggi compromettenti di Bezos. Si trattava nello specifico di istantanee che immortalavano il Ceo di Amazon nel flagrante di una relazione extraconiugale, proprio durante la conclusione del divorzio con la ex moglie.</p>

<p>Il motivo del ricatto? “Ho dato mandato a degli investigatori di scoprire come quei messaggi fossero stati ottenuti, e per quale ragione”, scrive Bezos “ho chiesto di guidare la mia indagine a Gavin de Becker, che conosco da vent’anni, ha grandi competenze nel settore ed è una delle persone più intelligenti e capaci che conosca. Gli ho detto di dare massima priorità a questa indagine e di usare tutte le risorse e il denaro necessario a scoprire la verità”. Bezos prosegue il ragionamento sostenendo che l’obiettivo di Pecker era quello di far interrompere l’inchiesta del Washington Post che avrebbe smascherato un intreccio tra il <em>National Enquirer</em> e l’Arabia Saudita, proprio durante l’omicidio dell’attivisa <strong>Jamal Khashoggi</strong>.</p>
<p>Da parte loro, la società editrice del <em>National Enquirer</em> ha risposto a Bezos di essere intenzionata ad aprire un’inchiesta interna per verificare il corretto operato della sua redazione. Alla luce di questa vicenda che rimane, tuttora, irrisolta, occorre fare una riflessione.</p>
<p>Gli interessi politici dietro l&#8217;azione di Bezos</p>
<p>La diatriba in atto tra Bezos e Pecker si colloca all’interno di una più ampia battaglia tra lo stesso Ceo di Amazon e Donald Trump. David Pecker è infatti amico di lunga data del tycoon e secondo alcuni osservatori potrebbe aver svolto il ruolo di semplice pedina all’interno di questa vicenda. Ipotesi plausibile che tuttavia deve essere accompagnata con una lettura distaccata del ruolo di Jeff Bezos in questa vicenda. Nel post di denuncia pubblicato, Bezos, tirando ovviamente acqua al suo mulino, si è infatti cucito su misura il ruolo della vittima sacrificale di un editoria corrotta e politicizzata. Questa stessa accusa potrebbe però essere mossa, senza sconfinare nel complottismo, contro lo stesso Bezos.</p>
<p>Il Ceo di Amazon è infatti anche editore principale del <em>Washington Post</em>, uno dei principali quotidiani americani con posizioni tendenzialmente allineate al partito democratico. Il ruolo di Bezos in questa vicenda non è dunque per nulla neutrale, ma ha come obiettivo, nemmeno troppo velato, la delegittimazione di Donald Trump. Un presidente che, con la sua nuova strategia di politica economica, sta mettendo non pochi bastoni tra le ruote all’azienda di e-commerce. La chiusura delle frontiere, con conseguente riduzione della possibilità di avere manodopera a basso costo, non ha trovato d’accordo il leader di Amazon.</p>
<p>D’altra parte Trump ha più volte sottolineato la colpa dell’e-commerce rispetto alla progressiva chiusura di negozi di vendita al dettaglio. E in particolare ciò che contesta Trump è l’utilizzo discutibile della stampa (vedi <em>Washington Post</em>) nel veicolare una visione del mondo in linea con la mission di un’azienda privata come Amazon. Insomma si sta consumando una vera e propria battaglia politica, tra due visioni del mondo completamente agli antipodi. Ed entrambe le parti si sentono legittimate ad usare mezzi più o meno leciti.</p>

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		<title>Quel rimpasto di governo che rivoluziona l&#8217;Arabia Saudita</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/rimpasto-governo-arabia-saudita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Dec 2018 08:19:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="927" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181202225543_27905943.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181202225543_27905943.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181202225543_27905943-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181202225543_27905943-768x475.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181202225543_27905943-1024x633.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le gravi ripercussioni politiche a seguito del barbaro assassinio del giornalista Jamal Khashoggi nel consolato di Istanbul, in Turchia, hanno indotto Re Salman, monarca dell’Arabia Saudita, a ordinare un rimpasto di governo e a nominare un nuovo ministro degli Esteri: si tratta di Ibrahim al-Assaf, che sostituisce Adel al-Jubeir, retrocesso a sottosegretario. Come riporta Middle East &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/rimpasto-governo-arabia-saudita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="927" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181202225543_27905943.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181202225543_27905943.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181202225543_27905943-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181202225543_27905943-768x475.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181202225543_27905943-1024x633.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Le gravi ripercussioni politiche a seguito del barbaro <strong>assassinio</strong> del giornalista <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/jamal-khashoggi-dissidente-ucciso-istanbul/">Jamal Khashoggi</a> nel consolato di Istanbul, in Turchia, hanno indotto Re Salman, monarca dell’<strong>Arabia Saudita</strong>, a ordinare un rimpasto di governo e a nominare un nuovo ministro degli Esteri: si tratta di <strong>Ibrahim al-Assaf</strong>, che sostituisce Adel al-Jubeir, retrocesso a sottosegretario.</p>
<p>Come riporta <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.middleeasteye.net/news/saudi-king-appoints-new-foreign-minister-major-government-reshuffle-1470187654">Middle East Eye</a></em>, Assaf, ex ministro delle finanze e membro del consiglio di amministrazione del colosso petrolifero nazionale Aramco, è stato tra le numerose persone detenute nel quadro della &#8220;repressione della corruzione&#8221; attuata dal principe ereditario <strong>Mohammed bin Salman</strong> nel novembre 2017.</p>
<p>Il neo ministro degli Esteri saudita fu detenuto per un breve periodo all&#8217;interno dell’hotel Ritz-Carlotn di Riyad, insieme ad altri importanti uomini d&#8217;affari. Le indagini contro di lui, tuttavia, non hanno portato a nulla e non sono state trovate prove a suo carico. Altri hanno raggiunto un&#8217;intesa &#8211; spesso di tipo economico &#8211; con il regno per essere liberati.</p>
<p>Caos Khashoggi, il Re Salman ordina il rimpasto</p>
<p>Come riporta l’<em>Agi,</em> chiuso il caso, <strong>al-Assaf</strong> era stato nominato ministro di Stato, cioè membro del Consiglio dei ministri sauditi, che è guidato dal re. E a gennaio di quest&#8217;anno aveva guidato la delegazione saudita al Forum di Davos, sulle Alpi svizzere. Al-Jubeir è stato uno dei principali esponenti del regno negli anni passati e ha avuto un ruolo di primo piano tanto nella guerra in Yemen che nel caso Khashoggi.</p>
<p>Nonostante qualche tentativo di minimizzare l’accaduto, secondo fonti vicine al regno citate da <em>Middle East Eye</em>, la retrocessione di <strong>Jubeir</strong> viene considerata come una vera e propria umiliazione per uomo fino ad oggi così potente. Secondo le stesse fonti, il rimpasto è stato voluto in prima persona dal principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman. L’ex ministro Jubeir, infatti, sarebbe colpevole di non aver adeguatamente protetto il principe dallo scandalo dell’omicidio di Jamal Khashoggi e di aver gestito male la situazione sotto il profilo diplomatico.</p>

<p>Nell&#8217;ambito del rimpasto, scrive l’<em>Agi</em>, <strong>Turki al-Shabbana</strong> è stato nominato ministro della Comunicazione, Hamad Al-Sheikh ministro dell&#8217;Educazione, il principe Abdullah bin Bandar ministro della Guardia nazionale e sostituito da Faisal bin Nawaf come governatore della regione di Jouf. Tra le altre nomine, Abdulaziz bin Turki al-Faisal sarà presidente dell&#8217;Autorità per lo Sport mentre il predecessore Turki Al-Sheikh sarà a capo dell&#8217;Autorità per l’intrattenimento. Particolarmente interessante è la nomina Turki al-Shabbana, che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://english.alarabiya.net/en/media/television-and-radio/2018/12/27/Turki-Shabbaneh-Minister-of-Media-after-a-busy-career-in-audiovisual-field.html">i media sauditi dipingono</a> come un vero e proprio genio dei media. </p>
<p>I cambiamenti dentro e fuori il Regno: licenziato l&#8217;ambasciatore a Londra</p>
<p>Ma il rimpasto saudita non si ferma al solo governo. Re Salman, infatti, ha ordinato anche il licenziamento dell’ambasciatore saudita nel Regno Unito, il principe <strong>Mohammed bin Nawaf</strong>. Sempre secondo <em>Middle East Eye</em>, si tratterebbe di una punizione contro il ministero degli Esteri voluta dal principe ereditario bin Salman. L’ambasciatore avrebbe commesso il grave errore di essersi avvicinato troppo al principe Ahmad bin Abdulaziz, il fratello del Re tornato in Arabia Saudita dalla sua residenza a Londra nel pieno dello scandalo <strong>Khashoggi</strong>.</p>

<p>il 76enne principe <strong>Ahmed bin Abdulaziz</strong>, fratello minore di Re Salman e zio del principe ereditario, è la figura su cui punterebbero alcuni membri della famiglia reale e delle alte sfere di governo per impedire che bin Salman possa salire al trono alla morte dell’attuale monarca. Secondo fonti anonime saudite <a href="https://www.reuters.com/article/us-saudi-khashoggi-royals-exclusive/exclusive-after-khashoggi-murder-some-saudi-royals-turn-against-kings-favorite-son-idUSKCN1NO2KP">citate dalla <em>Reuters</em> </a>nel mese di novembre, decine di principi e di cugini del principe appartenenti alla famiglia reale vorrebbero un cambiamento nella linea di successione. Il rimpasto odierno sembra una chiara risposta a quelle voci e agli oppositori interni del principe ereditario. Sarà sufficiente? </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/rimpasto-governo-arabia-saudita.html">Quel rimpasto di governo che rivoluziona l&#8217;Arabia Saudita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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