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	<title>Sierra Leone Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 03 Aug 2025 14:31:44 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Sierra Leone Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La Sierra Leone e la sua lotta al kush, la droga misteriosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Aug 2025 14:31:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_202405282304029_e23af8a20c334dea3e5ebc196c2124af.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_202405282304029_e23af8a20c334dea3e5ebc196c2124af.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_202405282304029_e23af8a20c334dea3e5ebc196c2124af-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_202405282304029_e23af8a20c334dea3e5ebc196c2124af-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_202405282304029_e23af8a20c334dea3e5ebc196c2124af-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_202405282304029_e23af8a20c334dea3e5ebc196c2124af-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_202405282304029_e23af8a20c334dea3e5ebc196c2124af-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_202405282304029_e23af8a20c334dea3e5ebc196c2124af-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Sierra Leone alle prese con una difficile guerra contro la diffusione del kush, una delle droghe più letali in circolazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sierra-leone-e-la-sua-lotta-al-kush-la-droga-misteriosa.html">La Sierra Leone e la sua lotta al kush, la droga misteriosa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_202405282304029_e23af8a20c334dea3e5ebc196c2124af.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_202405282304029_e23af8a20c334dea3e5ebc196c2124af.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_202405282304029_e23af8a20c334dea3e5ebc196c2124af-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_202405282304029_e23af8a20c334dea3e5ebc196c2124af-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_202405282304029_e23af8a20c334dea3e5ebc196c2124af-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_202405282304029_e23af8a20c334dea3e5ebc196c2124af-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_202405282304029_e23af8a20c334dea3e5ebc196c2124af-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_202405282304029_e23af8a20c334dea3e5ebc196c2124af-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ci sono contesti dove la diffusione delle droghe è paragonabile a una vera e propria <strong>emergenza sanitaria</strong>. E questo perché l&#8217;uso e il consumo di sostanze stupefacenti all&#8217;interno di un territorio, <strong>può essere paragonato alla stregua di un&#8217;epidemia</strong>. Dove però il virus è rappresentato dalla droga, mentre il vettore è incarnato dal disagio sociale e dalle ferite tutte interne a un&#8217;intera popolazione. In <strong>Sierra Leone</strong>, Paese che nel recente passato ha conosciuto anche l&#8217;ebola,<strong> oggi l&#8217;epidemia più letale è quella generata dal kush</strong>. Ossia una sostanza stupefacente che ha in serbo due elementi in grado di rendere poco controllabile la sua diffusione virale: <strong>è poco costosa</strong> e produce <strong>immediata assuefazione.</strong> Un mix letale per migliaia di giovani, sia in Sierra Leone che in tutta l&#8217;Africa occidentale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La prima comparsa del kush </h2>



<p>Tutto è iniziato quando le autorità della Sierra Leone nel 2022 hanno notato un&#8217;impennata nell&#8217;abuso di droghe nelle periferie di <strong>Freetown</strong>, capitale del Paese. Alcuni funzionari hanno intuito che si trattava di sostanze ancora sconosciute ai pochi laboratori presenti in città. Molti giovani hanno lamentato disturbi sia fisici che psichici, con le strutture sanitarie locali andate subito sotto pressione e in difficoltà. Nei mesi successivi, sono stati contati anche diversi morti da overdose. </p>



<p><strong>La Sierra Leone ha così conosciuto il kush</strong>, termine affibbiato alla nuova droga misteriosa. Ma Freetown non disponeva di armi per contrastarne la diffusione e così, nel giro di pochi mesi, morti per overdose e ricoveri sono diventati la norma in molte regioni. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;emergenza sanitaria del 2024</h2>



<p><strong>Julius Maada Bio</strong>, presidente della Sierra Leone, nell&#8217;aprile del 2024 ha tenuto un discorso televisivo per dichiarare l&#8217;emergenza nazionale: &#8220;Siamo di fronte &#8211; ha dichiarato davanti le telecamere &#8211; a una <strong>minaccia esistenziale</strong>&#8220;. È la prima volta che un governo ha dichiarato un&#8217;emergenza per via della diffusione di una sostanza stupefacente. Circostanza che aiuta a capire la complessità della situazione, legata all&#8217;impennata nel numero di morti di overdose tra i più giovani e alla pressione sulle già fragili istituzioni sanitarie. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Addressing the nation yesterday, Sierra Leone’s President Julius Maada Bio declared drug and substance abuse a national emergency in the country- saying that it was an existential threat- “in particular the devastating synthetic drug kush.&quot; <a href="https://t.co/JJaviMqcVi">pic.twitter.com/JJaviMqcVi</a></p>&mdash; Samira Sawlani (@samirasawlani) <a href="https://twitter.com/samirasawlani/status/1776166451142918302?ref_src=twsrc%5Etfw">April 5, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>In Sierra Leone infatti, anche a causa della guerra civile degli anni &#8217;90 che ha distrutto buona parte delle infrastrutture,<strong> nella stessa capitale è difficile trovare ospedali in grado di offrire cure e supporti necessari</strong>. Nelle aree più remote, la situazione è ancora più difficile e intere comunità si sono ritrovate da sole nel contrastare la diffusione del kush. I media locali, hanno anche messo in rete la notizia che, tra le sostanze usate per comporre le dosi, erano presenti ossa umane triturate. Un&#8217;affermazione rivelatasi falsa, ma in parte considerata utile per provare ad allontanare i più giovani da ogni tentazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione oggi</h2>



<p>La guerra non è stata ancora vinta e, al contrario, adesso la diffusione di questa sostanza sta interessando anche i Paesi dell&#8217;area vicina. L&#8217;<strong>Ecowas</strong>, l&#8217;organizzazione che riunisce i governi dell&#8217;Africa occidentale, ha dichiarato nei mesi scorsi la diffusione del kush come <strong>minaccia transnazionale</strong>. Tuttavia, in Sierra Leone alcuni segni di speranza sono arrivati grazie alla analisi dettagliate delle dosi sequestrate tra le vie di Freetown. In particolare,<a href="https://www.africarivista.it/sierra-leone-emergenza-kush-nuovi-test-rivelano-la-natura-del-narcotico/255711/?srsltid=AfmBOoprKKdCvawzX9YJCzkNKPA-6uJHMh5X1HsIsK83kh8v9UyV3MGt"> così come si legge negli studi resi noti dal Global Initiative against Transnational Organised Crime</a>, le dosi di kush contengono <strong>oppioidi sintetici noti come nitazeni</strong>, 25 volte più potenti del fentanyl. </p>



<p>I test erano stati chiesti dal governo della Sierra Leone: conoscere il nemico, in ogni guerra, è il primo passo per prendere le contromisure. In effetti, le analisi hanno dato due chiare indicazioni. La prima, riguarda la possibilità di usare alcune sostanze come il <strong>naloxone</strong> per contrastare gli effetti del kush e far diminuire le morti per overdose. La seconda, è inerente al fatto che, contrariamente a quanto creduto all&#8217;inizio dell&#8217;emergenza,<strong> le sostanze chimiche usate per produrre le dosi arrivano dall&#8217;estero</strong>. In particolare, da Cina, Regno Unito e Paesi Bassi. Freetown potrebbe quindi setacciare i carichi che quotidianamente arrivano nei propri porti dai Paesi in questione, al fine di bloccare il processo di produzione della droga. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">UK resident, 21-year-old Charlotte May Lee, was arrested in Sri Lanka&#39;s Bandaranaike Airport (Columbo) carrying suitcases full of &quot;kush,&quot; a new drug from West Africa, which killed a dozen people in Sierra Leone in one week.<br><br>Kush is a mixture of cannabis, fentanyl, tramadol,… <a href="https://t.co/OJhEEsxY7c">pic.twitter.com/OJhEEsxY7c</a></p>&mdash; 𝗖𝗢𝗠𝗠𝗔𝗡𝗗𝗘𝗟𝗘𝗩𝗘𝗡® (@commandeleven) <a href="https://twitter.com/commandeleven/status/1928888654585385271?ref_src=twsrc%5Etfw">May 31, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Il kush come emblema del malessere sociale</h2>



<p>Da quando è stata dichiarata l&#8217;emergenza nazionale, le autorità si sono mosse soprattutto in <strong>chiave repressiva</strong>. Sono state attuate molte operazioni di polizia, alcune delle quali hanno smantellato centrali di spaccio, gang organizzate e reti di spacciatori. Ma questo non è ovviamente bastato, anche perché una volta catturati i principali criminali, il mercato è stato preso in mano da singoli spacciatori. Pesci piccoli cioè, ancora più difficili da controllare.  </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇸🇱 VIDEO: Chained in a traditional healing hut or getting treatment at Sierra Leone’s first government-run rehab centre, addicts of the synthetic cannabis-based opioid kush seek to escape its hold. <a href="https://t.co/i9iHmT8Hwt">pic.twitter.com/i9iHmT8Hwt</a></p>&mdash; AFP News Agency (@AFP) <a href="https://twitter.com/AFP/status/1928803650308043125?ref_src=twsrc%5Etfw">May 31, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p><strong>Ma il vero problema ha natura soprattutto sociale</strong>. Molti giovani qui non hanno prospettive, appaiono disillusi da una realtà che non permette loro non solo di lavorare ma anche di pensare a un futuro diverso. <strong>La droga è il porto più sicuro</strong>, anche il meno costoso e il più facile da avere. La vera sfida della Sierra Leone è costruire, con il passare del tempo, <strong>una rete sanitaria capace sia di curare chi è vittima della droga</strong> e sia di <strong>prevenire l&#8217;ulteriore diffusione del letale &#8220;virus&#8221; del kush</strong>. In tal senso, la prevenzione e le campagne di educazione potrebbero salvare molte vite e alleviare il peso sul sistema sanitario. </p>



<p> </p>



<p> </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sierra-leone-e-la-sua-lotta-al-kush-la-droga-misteriosa.html">La Sierra Leone e la sua lotta al kush, la droga misteriosa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Africa occidentale, l&#8217;ultimo obiettivo della Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lafrica-occidentale-lultimo-obiettivo-della-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 May 2021 07:52:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Nigeria-fiamme-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nigeria, fiamme (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Nigeria-fiamme-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Nigeria-fiamme-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Nigeria-fiamme-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Nigeria-fiamme-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Nigeria-fiamme-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Nigeria-fiamme-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Africa è tornata a rivestire un ruolo centrale nell&#8217;agenda estera del Cremlino, come ai tempi dell&#8217;Unione Sovietica e della guerra fredda, ma con la differenza che, rispetto al passato, la competizione è molto più partecipata e frenetica. La Françafrique traballa ma non crolla, l&#8217;Africa portoghese è un ricordo sbiadito e nuove realtà si trovano al &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lafrica-occidentale-lultimo-obiettivo-della-russia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lafrica-occidentale-lultimo-obiettivo-della-russia.html">L&#8217;Africa occidentale, l&#8217;ultimo obiettivo della Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Nigeria-fiamme-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nigeria, fiamme (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Nigeria-fiamme-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Nigeria-fiamme-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Nigeria-fiamme-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Nigeria-fiamme-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Nigeria-fiamme-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Nigeria-fiamme-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><a href="https://it.insideover.com/politica/il-grande-ritorno-della-russia-in-africa.html">L&#8217;Africa è tornata a rivestire un ruolo centrale nell&#8217;agenda estera del Cremlino</a>, come ai tempi dell&#8217;<strong>Unione Sovietica</strong> e della guerra fredda, ma con la differenza che, rispetto al passato, la competizione è molto più partecipata e frenetica. La Françafrique traballa ma non crolla, l&#8217;Africa portoghese è un ricordo sbiadito e nuove realtà si trovano al di là dell&#8217;orizzonte, quali la <a href="https://it.insideover.com/politica/il-piano-silenzioso-di-huawei-cosi-la-cina-si-prende-lafrica.html">Cina</a> e la <a href="https://it.insideover.com/politica/il-ritorno-degli-ottomani-in-africa.html">Turchia</a>, sullo sfondo della presenza statunitense, del persistere delle guerre civili a macchia d&#8217;olio e del funereo allargamento del jihadismo in quasi ogni angolo del continente.</p>
<p>La <strong>Russia</strong>, in questo contesto altamente conflittuale e competitivo, sta capitalizzando il considerevole legato sovietico – l&#8217;indimenticabile contributo alla causa della decolonizzazione – e facendo leva su una combinazione efficace di <em>instrumenta regni</em> quali la cultura, l&#8217;istruzione e il nucleare per uso civile. Ed è in Africa occidentale, la porta sull&#8217;Atlantico, che Mosca sta ottenendo dei risultati particolarmente rilevanti.</p>
<h2>La Russia e la Nigeria</h2>
<p>La <strong>Nigeria</strong> riveste un&#8217;importanza prioritaria nell&#8217;agenda per l&#8217;Africa della Russia, per una mescolanza di fattori relativi a demografia, economia e risorse naturali, e ha accolto con piacere il suo ritorno nel continente. Lagos, invero, non ha dimenticato che la vittoria <span style="font-size: 1rem;">nella<strong> guerra del Biafra</strong> contro i secessionisti supportati e armati da Parigi, all&#8217;acme della guerra fredda, fu possibile grazie al tempestivo e perentorio intervento di Mosca (e, a latere, di Londra). </span></p>
<p>Oggi, a distanza di oltre quarant&#8217;anni da quel triennio di sangue, Mosca sta raccogliendo ciò che ha seminato e Lagos sta cercando di sdebitarsi come e dove possibile, profittando dell&#8217;ottimo rapporto qualità-prezzo di innumerevoli beni, accessi e servizi di provenienza russa. Fra i traguardi più rilevanti che le due potenze hanno tagliato di recente, negli ultimi due anni, figurano <a href="https://www.reuters.com/article/us-russia-africa-niger-helicopters-idUSKBN1X220T">la vendita di dodici elicotteri militari Mi-35 alle forze armate nigeriane</a>, <a href="https://it.insideover.com/politica/verso-un-partenariato-russo-nigeriano.html">le trattative in materia di collaborazione tecnico-militare e nell&#8217;antiterrorismo</a>, <a href="http://www.thetidenewsonline.com/2020/01/13/russia-to-partner-nigeria-on-gas-power-development/">un memorandum d&#8217;intesa tra Lukoil e Nigerian National Petroleum Corporation</a> per la cooperazione nel settore del gas naturale, il coinvolgimento della Rosatom<span style="font-size: 1rem;"> </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://guardian.ng/news/russia-acquaints-nigerian-youths-with-nuclear-research-institutions/">nella formazione</a><span style="font-size: 1rem;"> dei tecnici e degli ingegneri nucleari nigeriani, e <a href="https://economicconfidential.com/2020/01/russia-afreximbank-1-46bn-ajaokuta-completion/">un riguardevole prestito</a> da un miliardo e 460 milioni di dollari erogato dall&#8217;</span><span style="font-size: 1rem;">Afreximbank e dal Russian Export Centre per rivitalizzare le attività del gigante dell&#8217;acciaieria Ajakouta.</span></p>
<h2>Guinea, Ghana e gli altri</h2>
<p>I risultati conseguiti tra <strong>Guinea</strong> e <strong>Ghana</strong> sono la dimostrazione che la Russia sta diluendo con sagacia gli sforzi in questo paragrafo di Africa. In Guinea, ad esempio, il Cremlino vanta una presenza radicata e capillare nell&#8217;estrazione e nella lavorazione della bauxite, essendo il proprietario informale – attraverso la <strong>Rusal</strong>, prima produttrice mondiale di alluminio –<a href="https://www.alcircle.com/news/russia-concentrates-on-guinea-bauxite-sector-to-rekindle-its-economic-and-diplomatic-ties-with-the-country-47759"> dei giacimenti più vasti e ricchi della nazione</a>, come quello di Friguia, ai quali accede e dai quali estrae grazie a degli accordi privilegiati siglati con la Kindia Bauxite Company e la Dian-Dian Bauxite Company.</p>
<p>Ma è nel Ghana che la Russia ha ottenuto le vittorie più rilevanti, di gran lunga superiori a quelle registrate tra Nigeria e Guinea. Qui, invero, i successi del Cremlino sono spalmati lungo l&#8217;intero arco degli anni Dieci del Duemila e la collaborazione è estesa in una grande varietà di aree e settori: dall&#8217;istruzione al petrolio – <a href="http://www.afrol.com/articles/29222">la Lukoil ha investito cento milioni di dollari</a> nello sviluppo dell&#8217;industria petrolifera ghanese e <a href="https://www.reuters.com/article/russia-ghana-oil-idUKLDE69616H20101007">ha all&#8217;attivo alcune associazioni temporanee</a> per scopi esplorativi ed estrattivi –, passando per il gas – <a href="http://www.xinhuanet.com/english/2018-06/01/c_137221302.htm">la Rosneft rifornisce il mercato ghanese di gas naturale liquefatto dal 2018</a> e <a href="https://www.rigzone.com/news/oil_gas/a/151771/russias_gazprom_signs_lng_supply_deal_with_ghana/">la Gazprom dal 2017</a>– e la sicurezza sanitaria – il 15 maggio 2021 le autorità ghanesi<a href="https://www.aa.com.tr/en/africa/ghana-to-receive-over-1m-doses-of-sputnik-v-vaccine/2227628"> hanno richiesto una commessa</a> di un milione e 300mila dosi di <a href="https://it.insideover.com/scienza/sputnik-v-si-o-no-ecco-tutto-quello-che-ce-da-sapere.html">Sputnik V</a>.</p>
<p>Meno marcati e fruttuosi sono stati i tentativi di attecchimento in <strong>Senegal</strong> e <strong>Costa d&#8217;Avorio</strong>, mentre le relazioni tra la Russia e la piccola ma pivotale <strong>Sierra Leone</strong> stanno migliorando progressivamente. Il primo ministro di quest&#8217;ultima, <strong>David Francis</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-grande-ritorno-della-russia-in-africa.html">il 17 maggio 2021 è volato a Mosca</a> per una bilaterale con<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-sergej-lavrov.html"> Sergej Lavrov</a>, il capo della diplomazia del Cremlino, negli ambiti del miglioramento concordato dei rapporti bilaterali e dei festeggiamenti del <span style="font-size: 1rem;">sessantesimo anniversario dello stabilimento delle relazioni diplomatiche.</span></p>
<p>Il vertice Lavrov-Francis <a href="https://moderndiplomacy.eu/2021/05/20/new-prospect-on-russia-sierra-leone-relations/">aveva funto da occasione</a> per fare il punto sullo stato di salute delle relazioni bilaterali, per siglare un accordo riguardante il personale diplomatico e per discutere del futuro. Fra gli argomenti più meritevoli di nota che le parti avevano toccato, risultavano e risaltavano la possibile apertura dell&#8217;ambasciata russa a Freetown, la continuazione dei lavori del Gruppo congiunto dell&#8217;energia, nato durante il <a href="https://it.insideover.com/politica/la-russia-punta-lafrica-e-sfida-il-duopolio-di-francia-e-cina.html">vertice Russia-Africa</a>, e la conduzione di progetti congiunti, di natura <em>win win</em>, nei settori minerario, petrolifero e infrastrutturale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lafrica-occidentale-lultimo-obiettivo-della-russia.html">L&#8217;Africa occidentale, l&#8217;ultimo obiettivo della Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I diavoli della Sierra Leone</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/diavoli-sierra-leone.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2018 11:55:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Oro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1438" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/5-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/5-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/5-1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/5-1-768x575.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/5-1-1024x767.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nell&#8217;estremo est della Sierra Leone, durante la stagione delle piogge, la strada che porta alla Liberia è un pantano nella foresta nel quale affondano veicoli di ogni genere stracarichi di merce. A piedi nudi nel fango i passeggeri spingono le vetture incagliate nel tentativo di rimetterle in cammino prima dell&#8217;arrivo dell&#8217;ennesima pioggia. &#8220;Ogni volta è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/diavoli-sierra-leone.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1438" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/5-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/5-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/5-1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/5-1-768x575.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/5-1-1024x767.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nell&#8217;estremo est della <strong>Sierra Leone</strong>, durante la stagione delle piogge, la strada che porta alla <strong>Liberia</strong> è un pantano nella foresta nel quale affondano veicoli di ogni genere stracarichi di merce. A piedi nudi nel fango i passeggeri spingono le vetture incagliate nel tentativo di rimetterle in cammino prima dell&#8217;arrivo dell&#8217;ennesima pioggia. &#8220;Ogni volta è la stessa storia, non possiamo perdere tempo. <strong>Il nostro diavolo ci attende</strong>&#8220;. A parlare è Mohammed Conteh, 48 anni, cercatore di <strong>diamanti</strong> di vecchia data, a capo di un gruppo di minatori. Il diavolo di cui parla è quello al quale lui e i suoi compagni di lavoro rivolgeranno un rituale propiziatorio. Partiti all&#8217;alba dal villaggio di Zimmi, dopo aver comprato il necessario per il rituale, è il fiume Mano la destinazione.</p>
<p><figure id="attachment_50392" aria-describedby="caption-attachment-50392" style="width: 1293px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-50392 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/05/1.jpg" alt="1" width="1293" height="965" /><figcaption id="caption-attachment-50392" class="wp-caption-text">La strada principale che collega Sierra Leone e Liberia è impraticabile durante la stagione piovosa. Gli scambi commerciali sono ostacolati dalla difficoltà di garantire l’arrivo delle merci nei tempi richiesti.</figcaption></figure></p>
<p>Quello tra Sierra Leone e diamanti è un binomio antico, costato un atroce guerra civile per il controllo delle miniere dal 1991 al 2002, dietro al quale si cela un mondo fatto di sciamanesimo, sacrifici e rituali magici. Oggi non scorre più sangue dietro il business dei diamanti , che rappresenta circa il 10% delle esportazioni totali annue del paese, ed il facile ottenimento delle licenze estrattive ha fatto moltiplicare il numero di miniere artigianali , alimentando la prospettiva di guadagni facili. Abbandonata la strada principale, Conteh imbocca una deviazione nella boscaglia, così fitta a tal punto da costringere a lasciare la macchina e proseguire a piedi.</p>
<p>&#8220;Al tempo della guerra questa zona era un fronte. Eri costretto a lavorare per i ribelli&#8221;, racconta senza nostalgia Mohammed Kanu, il più anziano del gruppo, sulla sessantina, mentre si fa largo tra la vegetazione. Lui, durante il conflitto, nella provincia di Kono, una delle aree diamantifere più importanti del Paese, ha dovuto sottostare per alcuni mesi alla volontà dei ribelli del Ruf (il <strong>Fronte Rivoluzionario Unito</strong>), per sua fortuna senza conseguenze. Il sentiero prosegue fino al diradarsi degli alberi dove sorge il villaggio di Dukor, l&#8217;ultimo prima del fiume, una dimensione senza tempo dove un centinaio di persone, per la maggior parte bambini, vive nel mezzo della foresta tropicale. È qui che il capo-villaggio Kemolai ha istruito Conteh e i suoi minatori, di etnia Temne, sui <strong>rituali</strong> da rispettare per la ricerca delle pietre preziose secondo la tradizione di Dukor, i cui abitanti sono invece di etnia Mende. I</p>
<p>l rispetto delle credenze del luogo è infatti la condizione necessaria per ottenere il permesso della famiglia reale di sfruttare il fiume Mano, prima ancora di una licenza governativa. &#8220;Veniamo da gruppi etnici molti diversi ma oggi non importa. La nostra presenza è utile al villaggio perchè diamo lavoro ai giovani&#8221; prosegue Conteh. L&#8217;attività mineraria rimane infatti il principale bacino occupazionale di queste aree rurali e nonostante la straordinaria vocazione agricola del paese le coltivazioni sono ferme ai livelli di sussistenza. &#8220;Qua intorno sono tutti minatori. Molti hanno lavorato nei campi per anni e sono rimasti poveri. Adesso cercano le pietre pensando di poter cambiare vita. Per questo è importante onorare i diavoli. Loro decidono la tua fortuna&#8221;.</p>
<p><figure id="attachment_50393" aria-describedby="caption-attachment-50393" style="width: 1286px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-50393 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/05/2.jpg" alt="2" width="1286" height="965" /><figcaption id="caption-attachment-50393" class="wp-caption-text">Junior (20), Abu (18) and Ibrahim (29) vengono da Dukor ed ogni volta attraversano la foresta per raggiungere il fiume Mano. Per loro la ricerca dei diamanti è una possibilità di sostentamento in un luogo privo di altre opportunità. Ogni giornata di lavoro viene pagata 20.000 lions ( circa 2 euro), mentre una piccola percentuale della vendita dei diamanti viene donata ai capi del villaggio e dunque ridistribuita ai suoi abitanti.</figcaption></figure></p>
<p>Salàmatu</p>
<p>Dopo una mezz&#8217;ora di cammino nella foresta, immersi nel chiasso della fauna locale, appare il fiume Mano, confine naturale con la Liberia. Il fiume, in questo caso, è il luogo dove risiedono i diavoli, i &#8220;debuls&#8221; nella lingua locale krio, entità dalle sembianze talvolta umane, visibili solo a coloro che posseggono una visione speciale, come il capo-villaggio Kemolai. I demoni della Sierra Leone sono lontani dalla figura maligna della cultura cristiana: sono spiriti millenari ai quali rivolgere le proprie offerte e preghiere per ottenere fortuna durante la ricerca dei diamanti o almeno protezione per i minatori durante il lavoro non privo di rischi.</p>
<p>Quelli del fiume Mano sono diamanti alluvionali, sedimentati nel terreno sottostante il corso d&#8217;acqua. È compito dei &#8220;tuffatori&#8221; immergersi per aspirare il pietrisco fuori dal letto del fiume con un apposita pompa. Dovendo operare ad una certa profondità, con un tubo per respirare legato alla vita e tenuto in bocca, il pericolo di annegare è concreto.</p>
<p>Abu è un tuffatore, ha 21 anni e vive a Dukor: &#8220;Una volta mentre ero sott&#8217;acqua il tubo si è incagliato, ero bloccato e non riuscivo più a respirare. Stavo per morire ma Salàmatu mi ha salvato&#8221;. Salàmatu è il diavolo del fiume Mano. &#8220;Quest&#8217;angolo di fiume dove lavoriamo è dove le donne dei villaggi si recavano per lavare i panni, per questo Sàlàmatu è una donna. È giovane, ha la pelle chiara e i capelli lunghi&#8221;, spiega Conteh, precisando che lui non l&#8217;ha mai vista ma è stato Kemolai a parlarne. E prosegue : &#8220;Ci sono vari diavoli nel fiume. Andando verso nord se ne trova uno dalla pelle nera, uomo, ma non lo conosco. Però so che molti sono uomini bianchi&#8221;.</p>
<p>Il riferimento alla carnagione bianca dei &#8220;debuls&#8221; è da interpretarsi risalendo alle origini dei rapporti sociali ed economici che il mondo occidentale intrattiene da oltre un centennio con la Sierra Leone. Secondo Lorenzo D&#8217;Angelo, antropologo dell&#8217;Università Milano-Bicocca, &#8220;la figura del debul drammatizza la relazione a distanza con gli stranieri, storicamente associati alla predazione delle risorse locali e delle vite umane. Questa regione è stata infatti al centro della tratta atlantica (tratta degli schiavi). In questa ottica non è forse un caso che questi spiriti abbiano le parvenze somatiche di tanti occidentali, che sono spesso gli utilizzatori finali dei diamanti. Per i minatori, queste pietre sono solo futile merce di scambio convertibile in denaro. A questo proposito è credenza diffusa che i diavoli sono i proprietari dei diamanti. Se gratificati dalle offerte dei minatori possono lasciare che questi trovino le gemme preziose. Dunque queste figure fantasmagoriche aprono orizzonti di riflessione sulla società capitalista, della quale rappresentano, in parte, i paradossi&#8221;.</p>
<p><figure id="attachment_50394" aria-describedby="caption-attachment-50394" style="width: 1286px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-50394 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/05/3.jpg" alt="3" width="1286" height="958" /><figcaption id="caption-attachment-50394" class="wp-caption-text">I “tuffatori” pronti ad immergersi. Lavorano a turni di 30-40 minuti: operare sott’acqua è infatti faticoso e rimanere immersi a lungo può divenire un pericolo.</figcaption></figure></p>
<p>Biscotti e tamarindo</p>
<p>Tutti i minatori sono ora giunti al fiume. Conteh richiama all&#8217;attenzione i più giovani, intenti a scherzare tra di loro nell&#8217;attesa. Sarà lui a dirigere il rituale. Il setaccio, il principale strumento di lavoro, è un simbolo importante nella pratica propiziatoria: rappresenta il materializzarsi (o meno) delle speranze che i minatori ripongono nella ricerca. È su di esso che, dopo avervi lavato il pietrisco raccolto dal fiume, si troveranno per grazia dei diavoli le ambite gemme.</p>
<p></p>
<p>Conteh prende il setaccio e lo posa sulle ginocchia di Idrisa, uno dei tuffatori seduto su un legno; attorno a quest’ultimo si radunano tutti gli altri. È ancora il capo del gruppo che prende dei biscotti e li mette dentro il setaccio; poi estrae dalla sua borsa alcune buste di plastica contenenti una bevanda rossastra e le poggia per terra in riva al fiume. La bevanda è succo di tamarindo, noto come &#8220;tombe juice&#8221;, venduto qua e là per le strade della Sierra Leone; oggi rappresenta il sangue dei minatori. Nel gruppo cala il silenzio: gli unici suoni sono quelli della natura rumorosa. I minatori rivolgono le braccia verso l&#8217;alto, coi gomiti piegati e le mani distese; alcuni chiudono gli occhi. Conteh inizia a pregare in arabo recitando alcuni passi del corano; alla fine di ogni versetto il gruppo ripete in coro la takbira , la frase &#8220;Allah è grande&#8221; .</p>
<p><figure id="attachment_50395" aria-describedby="caption-attachment-50395" style="width: 1289px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-50395 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/05/5.jpg" alt="5" width="1289" height="965" /><figcaption id="caption-attachment-50395" class="wp-caption-text">I minatori riuniti in preghiera attorno al setaccio si rivolgono a Salàmatu. Mohammed Conteh (sulla destra) dirige il rituale.</figcaption></figure></p>
<p>Nessuno dei minatori parla davvero l&#8217;arabo, conoscono solo poche frasi sufficienti a svolgere le preghiere quotidiane. Allah è dunque il destinatario ultimo delle preghiere, rivoltegli tramite lo spirito di Salàmatu, che a sua volte riceve comandi da lui.</p>
<p>La preghiera termina dopo pochi minuti. Conteh prende il setaccio e lascia cadere i biscotti nel fiume, poi apre le buste di tombe juice e versa in acqua anche il &#8220;sangue&#8221;. Salàmatu, che riceve in dono i biscotti dal setaccio, darà in cambio al setaccio la sua benedizione, mentre in cambio del sangue-tamarindo i minatori riceveranno le forze necessarie per affrontare la giornata di lavoro. Queste pratiche animiste possono sembrare in contraddizione con l’<strong>islam</strong> ma in realtà come sottolinea l’antropologo D’Angelo: &#8220;Il Corano menziona una specifica categoria di spiriti detti &#8216;djinn&#8217;, esseri invisibili creati da Allah che possono interagire col mondo reale manifestandosi con le parvenze degli esseri umani, e che i minatori possono chiamare genericamente debuls&#8221;. Conteh precisa che questo rituale è di entità ridotta e non dispendioso. Sono altri i momenti in cui si fanno offerte più significative.</p>
<p>&#8220;Ad inizio stagione sacrifichiamo una pecora in riva al fiume. I piedi, la testa ed il sangue li gettiamo in acqua. Facciamo un buco nel terreno e vi versiamo ancora il sangue dell’animale, per essere sicuri che sia attraverso l’acqua che la terra Salàmatu riceva la nostra offerta. In questa occasione gli abitanti di Dukor si uniscono a noi per danzare e pregare. Tutto questo costa molti soldi&#8221;. I tuffatori sono già in acqua, le pompe idrovore in funzione, il setaccio pronto.</p>
<p><figure id="attachment_50396" aria-describedby="caption-attachment-50396" style="width: 1267px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-50396 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/05/6.jpg" alt="6" width="1267" height="964" /><figcaption id="caption-attachment-50396" class="wp-caption-text">Fooday (39) spala nel setaccio il pietrisco aspirato dai tuffatori. Abu (18) nonostante la giovane età ha già imparato a distinguere le gemme , di vario colore e sfumature, dalle altre pietre senza valore. La ricerca dei diamanti non richiede esperienza o strumenti sofisticati. Pale, setacci e poco altro bastano per adoperarsi in una miniera artigianale. Poichè non è possibile conoscere quali sono le zone dove trovare con più facilità le gemme la presenza dei diavoli riveste un ruolo importante nella scelta dei luoghi di lavoro.</figcaption></figure></p>
<p></p>
<p>Sebbene l’attività dei minatori si svolga in contesti remoti, dove l’educazione è povera e le credenze prevalgono sulla conoscenza, molti di loro sanno che i rituali sono solo superstizioni da rispettare come imperativo. Rimane comunque difficile stabilire in che misura queste pratiche siano per i cercatori semplice folklore o intima convinzione di relazionarsi col mondo innaturale dei diavoli. &#8220;Sai, io non credo a questi spiriti, ma devo seguire la tradizione&#8221;, dice Conteh mentre supervisiona i lavori. Poi aggiunge: &#8220;La prossima volta devo comprare qualcosa di meglio dei biscotti. Non stiamo avendo molta fortuna&#8221;.</p>
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		<title>Venduto &#8220;il diamante della pace&#8221;:  il ricavato andrà alla popolazione</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/venduto-il-diamante-della-pace-della-sierra-leone-il-ricavato-andra-alla-popolazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Dec 2017 11:31:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1244" height="816" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Sierra_Leone_rice_farmer.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Sierra_Leone_rice_farmer.jpg 1244w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Sierra_Leone_rice_farmer-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Sierra_Leone_rice_farmer-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Sierra_Leone_rice_farmer-1024x672.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1244px) 100vw, 1244px" /></p>
<p>La Sierra Leone ha venduto uno dei più grandi diamanti non tagliati del mondo per 6,5 milioni di dollari a un&#8217;asta di New York. La gemma delle dimensioni di un uovo &#8211; di 709 carati e conosciuta come &#8220;Diamante della pace&#8221; &#8211; è stata acquistata dal gioielliere di lusso britannico Laurence Graff. La pietra è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/venduto-il-diamante-della-pace-della-sierra-leone-il-ricavato-andra-alla-popolazione.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1244" height="816" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Sierra_Leone_rice_farmer.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Sierra_Leone_rice_farmer.jpg 1244w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Sierra_Leone_rice_farmer-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Sierra_Leone_rice_farmer-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Sierra_Leone_rice_farmer-1024x672.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1244px) 100vw, 1244px" /></p><p>La <strong>Sierra Leone</strong> ha venduto uno dei più grandi diamanti non tagliati del mondo per 6,5 milioni di dollari a un&#8217;asta di New York. La gemma delle dimensioni di un uovo &#8211; di 709 carati e conosciuta come &#8220;Diamante della pace&#8221; &#8211; è stata acquistata dal gioielliere di lusso britannico Laurence Graff.</p>
<p>La pietra è il terzo più grande diamante nella storia del paese e il quattordicesimo più grande mai scoperto in tutto il mondo, secondo il Rapaport Group, l&#8217;organizzazione di gioielli che ha contribuito a portare la pietra all&#8217;asta.</p>
<p></p>
<p>Il cento per cento del valore della vendita all’asta di questo diamante, andrà al governo e alla popolazione della Sierra Leone. Mai prima d&#8217;ora era successo. La gemma è stata portata alla luce a marzo nella regione del Kono orientale della Sierra Leone da un pastore cristiano che l&#8217;ha consegnata al governo per gestirne la vendita.</p>
<p>È stato il secondo tentativo del governo di vendere il diamante dopo aver respinto l&#8217;offerta più alta di 7,8 milioni di dollari in un&#8217;asta iniziale nella capitale Freetown a maggio. Prima dell&#8217;asta il diamante è stato mostrato a circa 70 potenziali acquirenti e ha ricevuto sette offerte.</p>
<p></p>
<p>In passato, diamanti grezzi di dimensioni simili sono stati venduti quasi 10 volte tanto, ha dichiarato Tobias Kormind, amministratore delegato di 77Diamonds.com, un gioielliere online di diamanti. Il diamante &#8220;Constellation&#8221; di 813 carati, ad esempio, ha recuperato 63 milioni di dollari l&#8217;anno scorso.</p>
<p>Più della metà del ricavato andrà ai finanziamenti governativi, tra cui &#8220;un&#8217;infrastruttura salva-vita agli scavatori e alle loro comunità che attualmente non hanno acqua potabile, elettricità, strutture mediche, scuole e strade&#8221;, ha detto Rapaport Group.</p>
<p></p>
<p>Ma i diamanti della Sierra Leone hanno una storia non sempre felice. Le Nazioni Unite hanno revocato il divieto alle esportazioni di diamanti dalla Sierra Leone nel 2003, sebbene il settore da 113 milioni di dollari sia afflitto dalla piaga del contrabbando.</p>
<p>I diamanti hanno alimentato una guerra civile decennale in Sierra Leone, che si è conclusa nel 2002. I ribelli hanno costretto i civili a estrarre le pietre e hanno acquistato armi con i proventi. Le gemme erano state denominate &#8220;diamanti del sangue”.</p>
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		<title>La metropoli che impara a fermarsi</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-metropoli-impara-fermarsi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2017 08:55:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="648" height="488" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/Freetown-Street.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/Freetown-Street.jpg 648w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/Freetown-Street-300x226.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 648px) 100vw, 648px" /></p>
<p>Felicità è un semaforo acceso. Anche giallo. Perfino rosso. A Freetown, capitale della Sierra Leone, da qualche tempo è come se fosse un interminabile Natale tropicale, con quelle tre luci colorate che si accendono e cambiano colore come insensate luminarie agli angoli di alcune strade. E quindi i cittadini si fanno fotografare lì, con l&#8217;aria &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/la-metropoli-impara-fermarsi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="648" height="488" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/Freetown-Street.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/Freetown-Street.jpg 648w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/Freetown-Street-300x226.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 648px) 100vw, 648px" /></p><p>Felicità è un semaforo acceso. Anche giallo. Perfino rosso. A Freetown, capitale della Sierra Leone, da qualche tempo è come se fosse un interminabile Natale tropicale, con quelle tre luci colorate che si accendono e cambiano colore come insensate luminarie agli angoli di alcune strade. E quindi i cittadini si fanno fotografare lì, con l&#8217;aria beota che hanno sempre quelli che vengono fotografati vicino a qualcosa di nuovo e di strano.</p>
<p>«È stato come un sogno quando mi sono svegliata una mattina e ho trovato per strada una serie di luci con tre colori &#8211; ha raccontato ancora turbata al Concord Times, uno dei principali quotidiani locali, Mabinty Turay, una donna d&#8217;affari -. Ho chiesto a tutti che luce fosse quella ma per tutti noi era la prima volta che la vedevamo. Un mio amico è accorso da un&#8217;altra parte della città apposta per vedere quell&#8217;affare e ha ipotizzato che fosse stato messo là dal governo per abbellire la strada».Scene di ordinario sbigottimento stradale a Freetown dove, come in tutta la Sierra Leone, i semafori non sapevano nemmeno cosa fossero. Decenni fa, nel corso degli anni Ottanta e poi dei Novanta, quei pochi che c&#8217;erano erano stati distrutti o rubati nel succedersi di colpi di stato, guerre civili, disordini che avevano insanguinato il Paese.</p>
<p>D&#8217;altronde in Sierra Leone ancora nei primi anni Duemila spadroneggiava il Ruf, il fronte rivoluzionario unito che aveva cercato di abbattere il potere consolidato in nome di un generico populismo per instaurare il quale non aveva esitato a ingaggiare soldati bambini, come raccontato dal documentario Blood Diamond, del 2006.Dopo la guerra civile i semafori spariti non erano mai stati sostituiti, perché c&#8217;era sempre qualche cosa di più urgente per cui spendere i pochi soldi disponibili. Una decina di anni fa perfino l&#8217;Onu, per voce del suo rappresentante a Freetown, aveva caldeggiato il ritorno degli indicatori luminosi come simbolo di progresso e sicurezza nel piccolo Paese atlantico. Un progetto c&#8217;era pure e prevedeva l&#8217;installazione di semafori alimentati dal sole, merce che là non manca di certo, che sarebbero costati 80mila dollari. Ma spesso i sogni più ambiziosi sono i primi a fallire.E così fino a qualche mese fa il traffico a Freetown si autoregolava. Più o meno. Con tanti incidenti, meno comunque di quanto ci si aspetterebbe nell&#8217;anarchia stradale, ma solo grazie a quel sesto senso che è optional indispensabile nelle aree del mondo in cui guidare non è una competenza necessaria ma una prova muscolare. Del resto il traffico in quella città di poco più di un milione di abitanti, un sesto dell&#8217;intero Paese, è un incubo allucinato e pieno di colori. Van, auto scassate e gonfie di antiche glorie occidentali, mototaxi sfrecciano quasi senza regole dribblando buche e pedoni, occupando ogni spazio anche dove non c&#8217;è, all&#8217;insegna della legge della giungla, ché chi arretra è destinato a soccombere.</p>
<p>A cercare di dare una logica a qualcosa di informe fino a qualche mese fa c&#8217;erano solo i vigili, a volte abulici, altre volte aggressivi, con un bastone in mano a minacciare chiunque non rispetti le regole.Già, i vigili. Non sono amati in nessuno cantuccio del mondo. Ma da quelle parti sono secondo la vulgata particolarmente corrotti e violenti. Non c&#8217;è quasi nessuno tra i sierraleonesi che non abbia avuto nella vita almeno una disavventura con qualche graduato della polizia municipale che ricatta chi cade nelle sue grinfie con il pretesto di infrazioni stradali spesso inventate di sana pianta, e minaccia di portarlo alla centrale solo allo scopo di vedersi allungare una mancia nella spiegazzata valuta locale. Un malvezzo ammesso indirettamente perfino da un portavoce del presidente Ernest Bai Koroma: «La polizia stradale è percepita come molto corrotta e se coi semafori limitiamo il contatto umano nei servizi stradali, ci saranno meno problemi».Così immaginate il sollievo dei sierraleonesi ansiosi di liberarsi delle angherie dei vigili. I primi impianti sono stati acquistati da un&#8217;azienda specializzata croata, la Elektromodul Promet di Osjiek, e installati nel trafficato Congo Cross e a Brooksfield, nell&#8217;area Ovest della capitale, quella piena di ambasciate e aziende straniere. Per molte settimane i semafori hanno funzionato soltanto in via sperimentale, e per lo più lampeggiavano di giallo.</p>
<p>Ma già questa era una meraviglia per i cittadini di Freetown. Poi è incominciato l&#8217;esercizio vero e proprio e tutti, automobilisti, motociclisti e pedoni e prima di tutto gli ineffabili agenti della Slp (Sierra Leone Police), sono stati rieducati. Può sembrare assurdo a noi, ma nessuno a Freetown sapeva che con il rosso bisogna fermarsi, con il verde si può procedere e che il giallo vuol dire che sta per arrivare il rosso e quindi occorre fermarsi o togliersi di mezzo in fretta. Il governo ha distribuito dépliant per spiegare la faccenda, i bambini che attraversano le strade per andare a scuola hanno capito prima di tutti il meccanismo e si sono disposti in nugoli chiassosi ad attendere il verde in riva alle strisce pedonali.Insomma, il semaforo sta diventando un simbolo di progresso (per quanto da modernariato) per un Paese che, dopo decenni di tormenti, riscopre la pace e la voglia di crescere (l&#8217;economia fa registrare mediamente un +5 per cento all&#8217;anno dalla fine della guerra). La strada verso la gloria della Sierra Leone è lunga. Ma finalmente anche là sanno quando fermarsi e quando andare avanti.</p>
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		<title>Tra i bambini soldato</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/tra-i-bambini-soldato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2015 15:26:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="580" height="388" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/sites.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/sites.jpg 580w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/sites-300x201.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px" /></p>
<p>&#8220;Imparare a conoscere, imparare a fare, imparare a vivere insieme, imparare ad essere (Jacques Delors)&#8221;. Quando si è in Africa, specie se per motivi umanitari, bisogna mettere in discussione il modo di relazionarsi con gli altri. La riflessione diventa necessaria per non correre il rischio di porre invisibili barriere, di mal interpretare, di valutare in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/tra-i-bambini-soldato.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="580" height="388" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/sites.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/sites.jpg 580w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/sites-300x201.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px" /></p><p>&#8220;Imparare a conoscere, imparare a fare, imparare a vivere insieme, imparare ad essere (Jacques Delors)&#8221;. Quando si è in <strong>Africa</strong>, specie se per motivi umanitari, bisogna mettere in discussione il modo di relazionarsi con gli altri. La riflessione diventa necessaria per non correre il rischio di porre invisibili barriere, di mal interpretare, di valutare in modo non corretto l&#8217;aiuto di cui hanno bisogno.</p>
<p>La <strong>Sierra Leone</strong> è il paese in cui, da oltre dieci anni, lavoro come volontario in virtù della mia esperienza di primario di Psicologia nella Asl 1 Imperiese. Studio il trauma di ex bambini-soldato, bambini di strada, detenuti nei carceri minorili e ora anche dei sopravvissuti al virus Ebola. Dal marzo 1991 al gennaio 2002 la Sierra Leone ha subito diversi colpi di Stato e un&#8217;atroce sanguinosa guerra civile, con oltre 50.000 morti e più di due milioni di profughi. In molti si sono macchiati di crimini di guerra e contro l&#8217;umanità, specie tra i ribelli del Ruf, Revolutionary United Front, responsabili di avere costretto migliaia di bambini sotto i 15 anni ad arruolarsi come soldati, il 30% dei quali femmine. Venivano portati via di forza da casa, brutalizzati, obbligati come rito di iniziazione a uccidere anche i loro parenti, ad amputare braccia e gambe anche a bimbi più piccoli di loro, a squartare il ventre di donne incinte e scommettere sul sesso del feto; tutto ciò li rendeva sempre più persi, in balia di un demone che brutalizzava la loro anima-bambina, con il risultato che tutto questo uccideva in loro il senso di appartenenza alle proprie radici. Diventavano zombie senza nessuna identità. Il loro nome veniva cambiato per fare cadere nell&#8217;oblio anche il loro passato. Senza più possibilità di ritorno. Le femmine, in guerra, subivano una sorte ancor più terribile. Molte diventavano schiave sessuali dei ribelli e tante morivano nella giungla di parto o di malattie, altre erano costrette a infiltrarsi come spie tra le forze regolari; in tante sono diventate prostitute e non è stato facile convincerle a scegliere una vita diversa. A causa di tutto ciò la loro memoria emotiva veniva in qualche modo anestetizzata, diventavano brutali «macchine da guerra» senza più freni, sotto gli effetti di un micidiale mix di droghe.</p>
<p>Questo aspetto, legato alla loro ferocia, è diventato uno dei problemi maggiori in fase di recupero psicologico. Ho presto compreso, avendo assistito tanti di loro dopo la guerra civile, che non potevano più tornare nei loro villaggi, nessuno li avrebbe accettati e perdonati. Cominciai a notare che la vera esperienza dolorosa era, per loro, legata alla perdita dell&#8217;identità personale e sociale, delle radici e della famiglia; l&#8217;insieme dei loro disturbi mentali, la mancanza di stabilità emotiva costituivano disfunzioni che trovavano le loro fondamenta in quello che ho chiamato «trauma primario». Proprio su questo, con i miei colleghi, abbiamo iniziato a lavorare, lasciando in secondo piano quello che avevano fatto in guerra. Abbiamo costruito percorsi terapeutici su misura; non vi erano molte esperienze in questo campo, la letteratura scientifica non aveva ancora affrontato questo problema da un punto di vista psicologico. Abbiamo lavorato sull&#8217;aspetto profondo delle loro menti, studiando l&#8217;antropologia locale, la cultura, le religioni, i legami sociali. Il lavoro con gli ex bambini soldato invece è stato incentrato sul ripercorrere la storia dei loro legami più antichi, sui ricordi, sulle immagini di una madre o di un padre che a poco a poco prendevano forma. Dovevano affrontare un dialogo intimo con loro stessi, un linguaggio spirituale e rituale di cui avevano bisogno. Così, per molti di loro, è iniziato un lungo percorso di riabilitazione. Quando i giornalisti venivano a intervistarli, capimmo che il riferire, a volte in modo esagerato, ciò che avevano fatto, significava per loro affermare che erano stati «qualcuno», che la loro storia era importante e da raccontare. Quando si riunivano, nel nostro Centro a Lakka, passavano ore a ricordare gli avvenimenti; rimanevo sconvolto dal loro modo cinico di evocare scene di guerra e atrocità. Ma poco a poco capii che quella era solo una maschera, un modo per non affrontare i gravi dolori che avevano dentro. Spesso di notte li sentivo gridare nel sonno, urla atroci, quando al mattino gli chiedevo cosa avessero sognato dicevano sempre la stessa cosa: «Arrivavo nel villaggio, la gente mi riconosceva, dovevo scappare, mi volevano uccidere».</p>
<p>Negli anni questi bambini sono cresciuti, ora si usano chiamare «ex bambini soldato», oggi sono adulti. Con l&#8217;esperienza, e in quel contesto in Sierra Leone, ho imparato che l&#8217;idea di bambino andava cambiata. Ragazzi di 15-16 anni avevano già figli e un atteggiamento che li rendeva simili a gente navigata ma la maggior parte, invece, erano individui incompleti poiché non avevano avuto la possibilità di vivere un&#8217;infanzia normale, non si era compiuto in loro un percorso di crescita psicologica e affettiva, degno di questo nome. Tanti si portavano dentro, nel fisico e nella mente, tutte le loro mutilazioni, le difficoltà, segnati per sempre da un passato drammatico con cui dovevano fare i conti ogni giorno. Ho discusso, con molti colleghi a livello internazionale, se per questi ex bambini soldato, avesse ancora senso parlare di «disturbo post traumatico da stress», una patologia molto seria da un punto di vista mentale che spesso colpisce i reduci di guerra e interferisce sotto molti aspetti nella vita emotiva e relazionale delle persone. Ho imparato a conoscere sul campo tutto questo, ho capito che potevo aiutarli solo comprendendo bene alcuni aspetti chiave del loro funzionamento mentale. In Sierra Leone, dirigo il Ravera Children Rehabilitation Centre, organizzazione non governativa che ho fondato a Lakka e che viene economicamente sostenuta da Fhm Italia Onlus, l&#8217;altra associazione che ho creato in Italia e di cui sono presidente. Da cinque anni gestiamo anche l&#8217;assistenza psicologica e sanitaria nei carceri minorili di Freetown, insegniamo un lavoro ai detenuti e li avviamo al reinserimento sociale attraverso l&#8217;affido a famiglie locali. Abbiamo aperto ambulatori per dare assistenza medica e farmaci gratuiti nelle baraccopoli più povere come Goderich, Kongotown e Kroobay. Lì i nostri assistenti sociali riescono ad individuare molti casi di minorenni con gravi problematiche che poi vengono presi in carico da noi. Ci tengo a dire che tutti i nostri operatori sono sierraleonesi, in questo modo noi, volontari italiani, formiamo personale che sarà il futuro del Paese. La Sierra Leone, con un sistema sanitario carente, poche risorse umane e infrastrutture, a fatica stava riemergendo dopo il lungo periodo di conflitti e instabilità, quando nel luglio 2014 è stata messa in grave difficoltà dal virus Ebola. È stato dichiarato lo stato di emergenza e tristemente i dati aggiornati al mese scorso dall&#8217;Organizzazione mondiale della sanità, registra oltre 13.911 casi tra confermati, probabili e sospetti e 3.955 morti.</p>
<p>Purtroppo l&#8217;Oms conferma che solo nella settimana del 14 settembre scorso, sono stati registrati cinque nuovi casi in Sierra Leone. Dunque Ebola non è sconfitto. Alcune zone sono a rischio. Durante il periodo più «caldo» del virus abbiamo lavorato a un progetto di prevenzione della malattia. La felice intuizione è stata utilizzare informazioni sanitarie alla portata dei bambini, proprio loro infatti sono stati capaci di far comprendere agli adulti i giusti messaggi su come evitare il contatto con il virus. Pochi mesi fa, abbiamo messo a punto e organizzato un percorso di sostegno &#8211; sia materiale sia psicologico &#8211; per 120 sopravvissuti; abbiamo creato gruppi per canti, balli, discussioni e anche incontri individuali. Il gran finale di quei giorni insieme è stata un&#8217;emozionante pièce teatrale, come attori-protagonisti: i sopravvissuti a Ebola. Hanno portato in scena tutti i loro drammi e il vissuto durante la malattia. Particolare attenzione è stata rivolta ai piccoli e al loro percorso di recupero, i ricordi e le emozioni durante Ebola loro li hanno raccontati disegnando. Rimane dentro di me ciò che tempo fa mi ha detto un&#8217;antropologa locale: Ebola è il virus dell&#8217;amore e dell&#8217;affetto, infatti viene trasmesso attraverso i rapporti sessuali, l&#8217;allattamento materno, quando il malato perde le forze e viene abbracciato da chi si prende cura di lui, o quando si dà sepoltura ai propri cari senza le dovute precauzioni. Tutti modi apparentemente amorosi, ma che attraverso il contatto diretto con fluidi corporei di un individuo infetto, diffondono e propagano il virus.<strong>Roberto Ravera</strong>*Primario di psicologia della Asl 1 Imperiese, presidente di Fhm Italia Onlus e di Ravera ChildrenRehabilitation Centre</p>
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