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La Sierra Leone ha venduto uno dei più grandi diamanti non tagliati del mondo per 6,5 milioni di dollari a un’asta di New York. La gemma delle dimensioni di un uovo – di 709 carati e conosciuta come “Diamante della pace” – è stata acquistata dal gioielliere di lusso britannico Laurence Graff.

La pietra è il terzo più grande diamante nella storia del paese e il quattordicesimo più grande mai scoperto in tutto il mondo, secondo il Rapaport Group, l’organizzazione di gioielli che ha contribuito a portare la pietra all’asta.

Il cento per cento del valore della vendita all’asta di questo diamante, andrà al governo e alla popolazione della Sierra Leone. Mai prima d’ora era successo. La gemma è stata portata alla luce a marzo nella regione del Kono orientale della Sierra Leone da un pastore cristiano che l’ha consegnata al governo per gestirne la vendita.

È stato il secondo tentativo del governo di vendere il diamante dopo aver respinto l’offerta più alta di 7,8 milioni di dollari in un’asta iniziale nella capitale Freetown a maggio. Prima dell’asta il diamante è stato mostrato a circa 70 potenziali acquirenti e ha ricevuto sette offerte.

In passato, diamanti grezzi di dimensioni simili sono stati venduti quasi 10 volte tanto, ha dichiarato Tobias Kormind, amministratore delegato di 77Diamonds.com, un gioielliere online di diamanti. Il diamante “Constellation” di 813 carati, ad esempio, ha recuperato 63 milioni di dollari l’anno scorso.

Più della metà del ricavato andrà ai finanziamenti governativi, tra cui “un’infrastruttura salva-vita agli scavatori e alle loro comunità che attualmente non hanno acqua potabile, elettricità, strutture mediche, scuole e strade”, ha detto Rapaport Group.

Ma i diamanti della Sierra Leone hanno una storia non sempre felice. Le Nazioni Unite hanno revocato il divieto alle esportazioni di diamanti dalla Sierra Leone nel 2003, sebbene il settore da 113 milioni di dollari sia afflitto dalla piaga del contrabbando.

I diamanti hanno alimentato una guerra civile decennale in Sierra Leone, che si è conclusa nel 2002. I ribelli hanno costretto i civili a estrarre le pietre e hanno acquistato armi con i proventi. Le gemme erano state denominate “diamanti del sangue”.

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