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	<title>Macedonia Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 04 May 2025 16:35:35 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Macedonia Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>ATS Group, dalla Macedonia agli Usa per scalare il mercato delle armi</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/ats-group-dalla-macedonia-agli-usa-per-scalare-il-mercato-delle-armi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 May 2025 16:35:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Armi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="956" height="573" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/ats_group_building.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/ats_group_building.jpg 956w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/ats_group_building-600x360.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/ats_group_building-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/ats_group_building-768x460.jpg 768w" sizes="(max-width: 956px) 100vw, 956px" /></p>
<p> 100 milioni di dollari per costruire una fabbrica di munizioni negli Usa. E poi tanto lavoro ai fianchi dell'amministrazione  Trump...</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/ats-group-dalla-macedonia-agli-usa-per-scalare-il-mercato-delle-armi.html">ATS Group, dalla Macedonia agli Usa per scalare il mercato delle armi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="956" height="573" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/ats_group_building.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/ats_group_building.jpg 956w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/ats_group_building-600x360.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/ats_group_building-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/ats_group_building-768x460.jpg 768w" sizes="(max-width: 956px) 100vw, 956px" /></p>
<p>Nel cuore dei Balcani, la <strong>Macedonia del Nord</strong> sta emergendo come un attore inaspettato nel panorama della produzione di armamenti, con ambizioni che si intrecciano alle dinamiche politiche di Washington. <strong>ATS Group</strong>, azienda macedone specializzata in munizioni di piccolo calibro, sta tessendo una rete di relazioni strategiche negli Stati Uniti, puntando su contratti di lobbying con figure vicine alla nuova amministrazione Trump. L’obiettivo? Ottenere finanziamenti americani per espandere la capacità produttiva e<strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/difesa-usa-hegseth-e-musk-tagliano-poco-le-spese-ma-non-cambiano-la-sostanza.html"> consolidare la propria posizione in un mercato globale</a></strong> sempre più competitivo. Ma dietro questa mossa si nasconde una partita geopolitica che coinvolge interessi economici, alleanze militari e le ambizioni di un piccolo Stato che cerca di ritagliarsi un ruolo nel grande gioco internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">ATS Group: da Skopje al mercato globale</h2>



<p>Fondata nel 1992, ATS Group è uno dei principali produttori di munizioni dei Balcani, con una capacità produttiva che spazia da cartucce per pistole a proiettili per fucili d’assalto. Negli ultimi anni, l’azienda ha puntato sull’espansione internazionale, culminata nell’annuncio del luglio 2024 di <strong>un investimento da 100 milioni di dollari per costruire una fabbrica di munizioni</strong> di piccolo calibro negli Stati Uniti. Questo progetto, localizzato in una non precisata area industriale americana, mira a soddisfare la crescente domanda di munizioni sul mercato statunitense, sia civile che militare, in un contesto di tensioni globali e carenze di approvvigionamento.</p>



<p>Ma il vero colpo strategico di ATS Group è stato l’approccio al panorama politico americano. Conscia delle complessità burocratiche e delle dinamiche di potere a Washington, <strong>l’azienda ha investito pesantemente in contratti di lobbying,</strong> scegliendo società e individui con legami diretti all’entourage di Donald Trump. Secondo fonti vicine al settore, ATS Group ha ingaggiato almeno tre firme di lobbying di alto profilo nel 2024, tra cui una con ex membri dello staff della campagna di Trump e un’altra nota per aver rappresentato interessi di aziende straniere durante la prima amministrazione Trump. Questi contratti, il cui valore complessivo supererebbe i 2 milioni di dollari, mirano a garantire<strong> l’accesso a finanziamenti del Dipartimento della Difesa</strong> statunitense e a sbloccare incentivi per la produzione di munizioni sul suolo americano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La carta Trump: lobbying e connessioni politiche</h2>



<p>La scelta di ATS Group di puntare su lobbisti pro-Trump non è casuale. La seconda amministrazione Trump, insediatasi nel gennaio 2025, ha promesso di rilanciare l’industria manifatturiera americana, con un focus particolare sulla produzione di armamenti per ridurre la dipendenza da fornitori esteri. In questo contesto, ATS Group si presenta come un partner ideale: <strong>un’azienda straniera disposta a investire negli Stati Uniti</strong>, creando posti di lavoro locali e rafforzando la capacità produttiva nazionale. Tuttavia, per accedere ai fondi del Pentagono o ai contratti della Defense Logistics Agency, è necessario navigare il complesso sistema politico americano, dove le relazioni personali e le alleanze politiche contano tanto quanto la qualità del prodotto.</p>



<p>Tra le figure chiave coinvolte, spiccano nomi legati a Rumble, la piattaforma digitale di destra guidata da <strong>Chris Pavlovski,</strong> un imprenditore di origine macedone che ha ospitato eventi con il primo ministro macedone <strong>Hristijan Mickoski </strong>e associati di Trump come Devin Nunes, CEO di Trump Media &amp; Technology Group. Questi incontri, avvenuti a Skopje nel luglio 2024, hanno avuto come focus non solo la cooperazione digitale, ma anche opportunità economiche, tra cui il progetto di ATS Group negli Stati Uniti. Pavlovski, che vanta stretti rapporti con ambienti conservatori americani, potrebbe aver facilitato l’accesso di ATS Group a circoli influenti vicini a Trump.</p>



<p>Inoltre, l’azienda ha sfruttato il “revolving door” di Washington, assumendo ex funzionari del Pentagono e consulenti con esperienza nella negoziazione di contratti militari. Questa strategia si è rivelata efficace in passato per altre aziende straniere che cercavano di penetrare il mercato americano, ma comporta rischi, soprattutto in un contesto in cui la trasparenza sui finanziamenti esteri è sotto scrutinio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geopolitica e interessi balcanici</h2>



<p>L’espansione di ATS Group negli Stati Uniti non è solo una questione economica, ma si inserisce in un quadro geopolitico più ampio. La Macedonia del Nord, membro della NATO dal 2020, ha sempre cercato di rafforzare <strong>il proprio legame con gli Stati Uniti per bilanciare le influenze di Russia e Cina nei Balcani.</strong> Durante la prima amministrazione Trump, Washington ha sostenuto la transizione democratica di Skopje, facilitando il dialogo politico interno e l’ingresso nella NATO. Ora, con Mickoski al Governo, il Paese punta a capitalizzare questa relazione per attrarre investimenti e consolidare la propria rilevanza strategica.</p>



<p>L’investimento di ATS Group negli Stati Uniti risponde anche a una logica regionale. I Balcani occidentali, nonostante i progressi, restano una regione instabile, con tensioni etniche e dispute territoriali, come quella tra Kosovo e Serbia. Una presenza economica negli Stati Uniti potrebbe <strong>garantire alla Macedonia del Nord un canale diretto con Washington</strong>, utile non solo per l’industria delle armi, ma anche per questioni di sicurezza e diplomazia. Inoltre, la produzione di munizioni negli Stati Uniti potrebbe ridurre i rischi legati alle sanzioni o alle restrizioni sulle esportazioni di armamenti, un problema che ha colpito altri produttori balcanici in passato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rischi e ombre</h2>



<p>Nonostante le ambizioni, la strategia di ATS Group non è priva di ostacoli. Il primo è rappresentato dalle tariffe imposte dall’amministrazione Trump, che potrebbero complicare l’importazione di componenti essenziali per la produzione di munizioni, come acciaio e ottone, aumentando i costi operativi. Inoltre, l’intensa attività di lobbying potrebbe attirare l’attenzione di watchdog come OpenSecrets, che monitorano l’influenza straniera sulla politica americana. <strong>Un’indagine su possibili violazioni del Foreign Agents Registration Act (FARA)</strong> potrebbe compromettere i piani dell’azienda.</p>



<p>C’è poi la questione della sostenibilità economica. Il mercato americano delle munizioni è dominato da giganti come Olin Corporation e Vista Outdoor, e l’ingresso di un attore straniero, per quanto ben connesso, potrebbe incontrare resistenze. <strong>La dipendenza da finanziamenti pubblici americani</strong> espone ATS Group al rischio di cambiamenti politici o tagli al bilancio della difesa, specialmente in un’amministrazione nota per la sua imprevedibilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un gioco ad alto rischio</h2>



<p>La scommessa di ATS Group è chiara: sfruttare le connessioni politiche e il clima favorevole della nuova amministrazione Trump per <strong>trasformare un’azienda balcanica in un player globale.</strong> Ma il successo dipenderà dalla capacità di navigare un terreno minato, fatto di competizione feroce, rischi geopolitici e scrutinio pubblico. La Macedonia del Nord, attraverso ATS Group, sta giocando una partita ambiziosa, che potrebbe ridefinire il suo ruolo non solo nei Balcani, ma anche nell’arena internazionale. Tuttavia, in un mondo dove gli interessi economici si intrecciano con le rivalità politiche, ogni passo avanti porta con sé il rischio di un passo falso.</p>
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		<title>Macedonia del Nord, nei guai la pm voluta da Mogherini e Juncker</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/macedonia-del-nord-nei-guai-la-pm-voluta-da-mogherini-e-juncker.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Aug 2019 06:51:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176-1024x535.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È nei guai il super procuratore indicato da Federica Mogherini e Jean-Claude Juncker nella Macedonia del Nord per far fronte alla corruzione dilagante nel Paese. La Procura macedone ha chiesto 30 giorni di detenzione per il Procuratore speciale Katica Janeva, fermata ieri mattina sulla base di sospetti di abuso d&#8217;ufficio in relazione al caso &#8220;Racket&#8221;. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/macedonia-del-nord-nei-guai-la-pm-voluta-da-mogherini-e-juncker.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176-1024x535.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>È nei guai il super procuratore indicato da <strong>Federica Mogherini</strong> e Jean-Claude Juncker nella Macedonia del Nord per far fronte alla corruzione dilagante nel Paese. La Procura macedone ha chiesto 30 giorni di detenzione per il Procuratore speciale <strong>Katica Janeva</strong>, fermata ieri mattina sulla base di sospetti di abuso d&#8217;ufficio in relazione al caso &#8220;Racket&#8221;.</p>
<p>Parlando in conferenza stampa, il procuratore generale macedone <strong>Ljubomir Joveski</strong> ha detto che ci sono basi, alla luce delle prove raccolte, per chiedere l&#8217;arresto della Janeva. Secondo Joveski, le prove dimostrerebbero che il Procuratore speciale avrebbe ottenuto vantaggi personali quantificabili in 290 mila dinari macedoni (4.700 euro) per usare la sua influenza a beneficio di uno dei sospettati nel caso Racket. Secondo la Procura, Janeva ha abusato dei suoi poteri firmando l&#8217;ordine per la liberazione del sospettato e per la restituzione del suo passaporto.</p>
<p>Dopo essere stata arrestata ieri mattina, il Procuratore speciale Janeva è stata condotta nella sede dell&#8217;istituzione da lei guidata dove, secondo il capo della Procura contro la criminalità organizzata e la corruzione <strong>Vilma Ruskoska</strong>, le dovrebbe essere stato confiscato il computer di lavoro. Il Procuratore speciale macedone per la vicenda intercettazioni telefoniche era stata ascoltata l&#8217;altro ieri dalla Procura e aveva auspicato che la sua testimonianza potesse aiutare il lavoro della Procura per fare chiarezza sul caso &#8220;Racket&#8221;.</p>
<h2>Il Presidente macedone: &#8220;Fare chiarezza sul caso Racket&#8221;</h2>
<p>Il presidente della Macedonia del Nord <strong>Stevo Pendarovski</strong> ha invitato nei giorni scorsi i leader politici e i procuratori del Paese a interrompere le vacanze, sostenendo che è necessario fare chiarezza sulle indagini in corso nel caso giudiziario &#8220;Racket&#8221;. Secondo Pendarovski, invece di procedere con le loro indagini su un caso così delicato, &#8220;le autorità sono andate in vacanza come se fosse una questione di routine; ma non è così&#8221;. &#8220;Non ci sarà Stato di diritto se non risolviamo le questioni legate ai criminali del precedente governo, così come di quello attuale&#8221;, ha dichiarato Pendarovski.</p>
<p>Il caso di estorsione si incentra sull&#8217;accusa secondo cui l&#8217;imprenditore <strong>Orce Kamcev</strong>, agli arresti domiciliari in quanto indagato dalla stessa Procura speciale intercettazioni nel caso &#8220;Impero&#8221;, avrebbe pagato con una grossa somma di denaro Bojan Jovanovski, personaggio cui si fa riferimento con il nome in codice Boki 13, per sfruttare i suoi legami con il procuratore Janeva e ottenere in cambio l&#8217;assoluzione o uno sconto di pena. In alcuni video diffusi la Janeva viene chiamata al telefono da Jovanoski, che si trova di fronte a <strong>Kamcev</strong>, per rassicurare quest&#8217;ultimo sul fatto che il Procuratore speciale ha &#8220;tutto sotto controllo&#8221;.</p>
<p>Janeva, intervenuta sul tema, ha negato ogni legame con questo caso di estorsione. Ma la Procura macedone ha aperto un indagine sul caso mentre l&#8217;Organizzazione rivoluzionaria interna-Partito democratico per l&#8217;unità nazionale macedone (Vmro-Dpmne), principale schieramento dell&#8217;opposizione, chiede le dimissioni di Zaev e l&#8217;organizzazione di elezioni anticipate.</p>
<h2>&#8220;Janeva ha abuso della sua posizione&#8221;</h2>
<p>Come riferisce <a href="https://www.rferl.org/a/north-macedonia-prosecutor-detained-in-extortion-case/30122056.html"><em>Radio Free Europe</em></a>, durante la conferenza stampa a Skopje, <strong>Joveski</strong> ha affermato che Janeva è sospettata di aver &#8220;usato la sua posizione ufficiale e la sua autorità [per] ottenere benefici sostanziali per sé stessa e per gli altri&#8221;. L&#8217;ufficio del Procuratore speciale per la criminalità organizzata <a href="https://www.reuters.com/article/us-north-macedonia-corruption/north-macedonias-special-crime-prosecutor-arrested-in-alleged-extortion-scandal-idUSKCN1VB1T0">è stato fondato</a> nell&#8217;ambito di un accordo mediato dall&#8217;Ue nel 2015 che ha posto fine a una crisi politica in parte alimentata dalla rabbia per il crimine organizzato e la corruzione ai livelli più alti dello stato macedone. Il procuratore generale Ljubomir Joveski ha affermato che le prove suggeriscono che Janeva abbia commesso &#8220;un atto criminale&#8221; abusando della sua posizione di potere.</p>
<p>&#8220;L&#8217;accusa ha deciso di ampliare le indagini contro il pubblico ministero (Janeva), che è stato arrestata e per la quale chiederemo al tribunale incaricato di approvare la detenzione&#8221;, ha spiegato Joveski in conferenza stampa. Nel febbraio 2015 si è innescata una profonda crisi politica nata dallo scandalo intercettazioni denunciato da<strong> Zoran Zaev</strong>, attuale primo ministro e al tempo leader dell&#8217;opposizione socialista. Zaev dichiarò di essere in possesso di alcuni nastri audio che dimostravano il coinvolgimento del governo e dello stesso ex premier Gruevski nelle attività di spionaggio illegale ai danni di circa 200.000 cittadini macedoni &#8211; tra cui politici, giornalisti e membri di organizzazioni non governative. Ne è seguito un lungo braccio di ferro durato mesi. Ora, però, lo scandalo coinvolge proprio coloro che avrebbero dovuto &#8220;fare pulizia&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>Che cos&#8217;è l&#8217;Accordo di Prespa tra Grecia e Macedonia</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/accordo-di-prespa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2019 14:16:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo di Prespa]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1244" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214-768x497.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214-1024x663.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La controversia diplomatica sul nome della Repubblica di Macedonia è un conflitto trentennale che si è trascinato dal 1991 al 2018, anno dell’accordo di Prespa stipulato tra la Repubblica di Macedonia e la Grecia. Il contenzioso scaturiva dal fatto che sia la Repubblica di Macedonia, stato della ex Jugoslavia da quest’anno ribattezzato Repubblica della Macedonia del Nord, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/accordo-di-prespa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/accordo-di-prespa.html">Che cos&#8217;è l&#8217;Accordo di Prespa tra Grecia e Macedonia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1244" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214-768x497.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214-1024x663.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La controversia diplomatica sul nome della <strong>Repubblica di Macedonia</strong> è un conflitto trentennale che si è trascinato dal 1991 al 2018, anno dell’<strong>accordo di Prespa</strong> stipulato tra la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_di_Macedonia">Repubblica di Macedonia</a> e la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Grecia">Grecia</a>.</p>
<p>Il contenzioso scaturiva dal fatto che sia la Repubblica di Macedonia, stato della ex Jugoslavia da quest’anno ribattezzato <strong>Repubblica della Macedonia del Nord</strong>, che la Grecia rivendicavano sia l’uso del nome “Macedonia” che l’eredità culturale della Macedonia classica e del suo leggendario condottiero Alessandro Magno. La disputa investiva, inoltre, il presunto indebito appropriamento da parte della repubblica della ex Jugoslavia della Stella di Vergina – simbolo della dinastia di Filippo II il Macedone, padre di Alessandro – sulla propria bandiera.</p>
<p>I greci rivendicano la continuità storica con la Macedonia classica in maniera esclusiva, in virtù del fatto che il famoso stratega nacque a Pella, città situata nell&#8217;attuale regione della Macedonia in Grecia, considerata dagli ellenici l’unica Macedonia possibile, con capitale Salonicco.</p>
<p>Anche la Macedonia del Nord, tuttavia, si sente coerede della Macedonia dell’età classica, territorio che originariamente corrispondeva ad una vasta area della penisola balcanica, compresa tra gli attuali stati di Macedonia del Nord, Grecia, Bulgaria ed Albania. La Macedonia del Nord ha intitolato autostrade e stadi ad Alessandro Magno soprattutto all’epoca di Nikola Gruevski, primo ministro nazionalista in carica dal 2006 al 2016, proprio per ribadire la sua ideale continuità con il passato. In quel periodo il centro di Skopje, la capitale, è stato oggetto di un restyling che l’ha visto adornarsi di archi di trionfo e di statue colossali dedicate al condottiero macedone cui era stato dedicato anche l’aeroporto della città. Solo dopo l’accordo di Prespa, nell’ottica di un miglioramento dei rapporti con la Grecia, l’aeroscalo è stato ribattezzato “Aeroporto internazionale di Skopje”.</p>
<p>Sebbene a molti osservatori estranei al mondo balcanico la disputa possa apparire come una semplice divergenza di vedute in ambito di denominazione linguistica, sarebbe un errore sottovalutarne l’importanza perché il contenzioso investe il concetto stesso di identità e di appartenenza culturale agli occhi del popolo greco, ostile all’idea di condividere con i vicini slavi una eredità che considera espressione esclusiva della civiltà della Grecia classica.</p>
<p>Le riserve di Atene nei confronti della condivisione del nome con lo stato confinante si dovevano anche al fatto che essa temeva che la Repubblica di Macedonia indulgesse segretamente in <strong>tentazioni irredentiste</strong>, che potessero un giorno tradursi in ambizioni territoriali ai danni della provincia greca di Macedonia.</p>
<p>L’annosa controversia tra i due paesi è stata risolta solo con l’accordo di Prespa del 2018, fortemente voluto sia dal leader greco <strong>Tsipras</strong>, che dal suo collega macedone Zoran Zaev.</p>
<p>L’accordo ha consentito la distensione dei rapporti diplomatici tra i due stati confinanti e fatto anche cadere il veto che la Grecia opponeva all’ingresso del vicino paese slavo nella <strong>Nato</strong> e nell’<strong>Ue</strong>, ma è stato fortemente avversato dall’opinione pubblica greca.</p>
<p>Proteste contro quella che è stata vissuta come la questione della “<strong>identità rubata</strong>” si sono registrate ovunque nel paese ellenico ed hanno raggiunto il culmine a gennaio di quest’anno ad Atene, quando 100.000 manifestanti (400.000 secondo gli organizzatori) si sono raccolti in un’adunata oceanica sulla strada che dall’Acropoli porta a piazza Syntagma, invocando un referendum popolare sull’accordo di Prespa. La protesta, organizzata da quello che era all’epoca il principale partito di opposizione, Nuova Democrazia, e da frange politiche ultranazionalistiche, si è conclusa con scontri con la polizia e con diversi feriti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/accordo-di-prespa.html">Che cos&#8217;è l&#8217;Accordo di Prespa tra Grecia e Macedonia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La nuova Ostpolitik di papa Francesco</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/parte-la-nuova-ostpolitik-di-papa-francesco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jun 2019 06:46:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Sede]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1512" height="1150" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9817237.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9817237.jpg 1512w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9817237-300x228.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9817237-768x584.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9817237-1024x779.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1512px) 100vw, 1512px" /></p>
<p>Sono, nel contesto europeo, le nazioni periferiche per eccellenza e, al contempo, tra quelle che più hanno subito i contraccolpi della fine dei regimi comunisti a partire dagli anni Novanta. Romania e Bulgaria, al tempo stesso, rappresentano Stati di millenaria tradizione cristiana e non è un caso che papa Francesco abbia voluto visitarle per rinnovare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/parte-la-nuova-ostpolitik-di-papa-francesco.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1512" height="1150" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9817237.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9817237.jpg 1512w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9817237-300x228.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9817237-768x584.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9817237-1024x779.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1512px) 100vw, 1512px" /></p><p>Sono, nel contesto europeo, le nazioni periferiche per eccellenza e, al contempo, tra quelle che più hanno subito i contraccolpi della fine dei regimi comunisti a partire dagli anni Novanta. Romania e Bulgaria, al tempo stesso, rappresentano Stati di millenaria tradizione cristiana e non è un caso che papa Francesco abbia voluto visitarle per rinnovare la sua strategia politica, diplomatica ed ecumenica rivolta all&#8217;Est Europa.</p>
<p>Una <em><strong>Ostpolitik </strong></em>al cui interno si fondono il desiderio del Vaticano di acquisire influenza politica nella regione, la volontà di un dialogo religioso ed interconfessionale con le Chiese ortodosse dell&#8217;Est, con l&#8217;obiettivo dichiarato di una piena distensione col Patriarcato di Mosca e la necessità di fornire copertura alle comunità cattoliche orientali, minoranze attive e dinamiche che nella Santa Sede hanno un punto di riferimento imprescindibile.</p>
<p>Ai due Paesi <a href="https://www.avvenire.it/papa/pagine/papa-francesco-a-skopje" target="_blank" rel="noopener">si è aggiunta la Macedonia del Nord</a>, nazione nativa di una figura rispettata della Chiesa Cattolica come Madre Teresa di Calcutta e in via di normalizzazione dopo gli accordi raggiunti con la Grecia che hanno condotto al cambio di nome del Paese. &#8220;Santa Sede e Macedonia del Nord festeggiano invece quest’anno i 25 anni di relazioni diplomatiche. Stabilite il 21 dicembre 1994, tre anni dopo la proclamazione dell’indipendenza, le relazioni sono sempre state buone e la Santa Sede ha sempre supportato le aspirazioni europee di Skopje&#8221;, <a href="https://www.acistampa.com/story/diplomazia-pontificia-nel-segno-di-cirillo-e-metodio-11309" target="_blank" rel="noopener">sottolinea <em>Aci Stampa</em></a>. &#8220;La <a href="https://www.acistampa.com/story/papa-francesco-nei-balcani-i-rapporti-con-gli-ortodossi-di-bulgaria-e-macedonia-11269">Santa Sede ha anche relazioni molto buone con la Chiesa Ortodossa Macedone</a>, e ha aiutato in molti modi il funzionamento della Chiesa, considerata però scismatica dalla comunione ortodossa&#8221;.</p>
<p>Il Vaticano è presente in Europa Orientale e si fa sentire come un punto di riferimento imprescindibile. La <em>Ostpolitik </em>di Francesco e del Segretario di Stato Pietro Parolin ricalca le mosse compiute tra anni Settanta e Ottanta dal cardinale <strong>Agostino Casaroli</strong>. Ed è fondata, principalmente, sulla necessità di non portare a un declino del dialogo con le Chiese ortodosse in una fase in cui queste sono animate dallo scisma politico della Chiesa ucraina, che ha proclamato l&#8217;autocefalia ed è stata riconosciuta dal patriarcato ecumenico di Costantinopoli.</p>
<p>A questa ortodossia, <a href="https://formiche.net/2019/06/romania-papa-cristianesimo-vaticano-est/" target="_blank" rel="noopener">fa notare </a><em>Formiche, </em>&#8220;il Vaticano ha deciso di offrire una nuova Ostpolitik, basata su un approccio di vicinanza a tutti&#8221;. Forse il prodotto di questa vicinanza &#8220;si vede bene oggi, dopo che il vescovo di Roma e capo della Chiesa cattolica ha visitato la Macedonia, dove la Chiesa ortodossa locale non viene riconosciuta da quella serba, la Bulgaria, dove è stato lasciato da solo e in silenzio nella cattedrale di Sofia per la paura dell’altro che domina gli integralisti, e la Romania, dove la memoria di quella visita solitaria e silenziosa ha reso fortissima ed evidente la scelta di segno opposto del patriarca romeno, che lo ha accolto in cattedrale rivolgendogli un discorso molto importante&#8221;, circostanza resa possibile anche della maggiore rilevanza della comunità cattolica del Paese. &#8220;Averle visitate tutte e tre, senza alcuna interferenza nelle dispute interne ma dimostrando rispetto per tutti, è forse la sintesi migliore dell’Ostpolitik vaticana, equivicina si potrebbe dire&#8221;.</p>
<p>E Papa Francesco ha interpretato al meglio lo spazio di manovra offertogli. Elevando agli onori degli altari sette vescovi vittime del regime comunista in occasione della visita in Romania ha compreso le profonde tribolazioni causate dalla storia nel Paese orientale. Lanciando una stoccata all&#8217;ideologia del consumo e all&#8217;individualismo ha dimostrato di comprendere le problematiche che la transizione ha causato nei Paesi dell&#8217;Est: &#8220;Abbiamo bisogno di aiutarci a non cedere alle seduzioni di una cultura dell’odio, di una cultura individualista che, forse non più ideologica come ai tempi della persecuzione ateista, è tuttavia più suadente e non meno materialista&#8221;. Infine, lanciando più volte il richiamo all&#8217;esempio dei Santi Cirillo e Metodio ha invitato a una riconciliazione profonda tra le diverse anime della cristianità. La strategia del Vaticano è, dunque, a tutto tondo e fa notare come anche la Santa Sede voglia essere presente in una regione orientale in cui tutte le principali potenze (Europa, Usa, Cina) hanno notevoli interessi e in cui, fondamentalmente, il passato non è mai tale e la storia è sempre in movimento.</p>
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		<title>Il voto in Macedonia del Nord porta Skopje nella Nato</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-voto-in-macedonia-del-nord-porta-skopje-nella-nato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2019 14:47:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9653632-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9653632-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9653632-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9653632-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9653632-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>È vero che nel piccolo paese balcanico il ruolo del presidente è poco più che cerimoniale, eppure le elezioni tenute la scorsa domenica appaiono molto sentite ed i risultati emersi discretamente significativi. In primis, perché per la prima volta il paese va al volto con il nome nuovo: Macedonia del Nord. Un elemento di non poco conto, visto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-voto-in-macedonia-del-nord-porta-skopje-nella-nato.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9653632-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9653632-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9653632-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9653632-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9653632-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p><p>È vero che nel piccolo paese balcanico il ruolo del presidente è poco più che cerimoniale, eppure le elezioni tenute la scorsa domenica appaiono molto sentite ed i risultati emersi discretamente significativi. In primis, perché per la prima volta il paese va al volto con il nome nuovo: Macedonia del Nord. Un elemento di non poco conto, visto che la nuova denominazione è figlia dell’accordo di Prespa con il quale non solo si mette fine alla disputa con la Grecia (che per anni non accetta che una repubblica confinante prenda il nome di una sua regione storica), ma si pongono anche le basi per l’ingresso di Skopje nella Nato e nell’Ue.</p>
<p>Ma in secondo luogo, il confronto nel ballottaggio presidenziale non è soltanto tra due candidati ma tra due distinte visioni della Macedonia del Nord: da una parte il centro – sinistra che preme per portare definitivamente il paese nell’orbita occidentale, dall’altra invece i nazionalisti che al contrario rifiutano l’accordo di Prespa e vorrebbero Skopje fuori dalla Nato. A spuntarla è il candidato del centro – sinistra, vicino all’attuale premier Zoran Zaev, Stevo Pendarovski.</p>
<h2>I risultati definitivi delle presidenziali</h2>
<p>Già nella tarda serata di domenica emergono i dati definitivi di queste delicate elezioni presidenziali. A spuntarla, come detto, è il candidato del centro – sinistra Pendarovski. Il futuro presidente vince con il 51.7% dei consensi ed è dunque lui a prendere la carica di nuovo capo dello Stato per i prossimi cinque anni. Rappresentante del partito social – democratico, Pendarovski centra l’obiettivo al suo secondo tentativo, visto che nel 2014 viene battuto dall’uscente Ivanov. Ad essere battuta è Gordana Siljanovska-Davkova, prima candidata donna nella storia del paese e rappresentante dei nazionalisti del Vmro – Dpmne, il partito a cui appartengono sia Ivanov che l’ex premier e uomo forte della Macedonia, Nikola Gruevski. Gordana Siljanovska-Davkova si ferma al 44% dei voti, un distacco di sette punti emerso già dopo le prime fasi dello scrutinio.</p>
<p>I due candidati partono praticamente alla pari, visto che al primo turno ottengono entrambi il 42% dei consensi, con un leggero vantaggio per Pendarovski. A risultare decisivi potrebbero essere i voti della minoranza albanese, i cui partiti rappresentativi in parlamento anche se non appoggiano l’attuale esecutivo socialdemocratico risultano comunque decisivi in fase di ratifica dell’accordo di Prespa. La campagna elettorale verte soprattutto proprio sul trattato firmato con la Grecia. La nazionalista Gordana Siljanovska-Davkova anche negli ultimi comizi promette un ricorso al tribunale internazionale de L’Aja contro la ratifica, avvenuta senza rispettare l’esito referendario dello scorso mese di settembre. Pendarovski invece sostiene l’accordo, così come il processo di integrazione alle istituzioni atlantiche e comunitarie. Con la sua vittoria, adesso i socialdemocratici controllano tutti i posti chiave della politica macedone: presidenza della Repubblica e governo.</p>
<h2>Un paese spaccato a metà</h2>
<p>Il primo dato che emerge dalle elezioni presidenziali, riguarda l’affluenza. Soltanto il 46% degli elettori si reca alle urne, il quorum del 40% per rendere valide le consultazioni viene dunque superato ma di poco. Questo denota una certa disaffezione ed un importante scoramento da parte della popolazione verso la classe politica. Del resto le condizioni economiche e sociali non appaiono delle più rosee: disoccupazione giovanile e tasso di emigrazione verso l’estero hanno percentuali a due cifre, la  “nuova” Macedonia del Nord eredita vecchi ed atavici problemi dell’ex repubblica jugoslava. Ma a far allontanare gli elettori dai seggi elettorali, è anche la sensazione di doversi affidare ad una classe politica che non tiene conto dei verdetti popolari.</p>
<p>Il cammino verso Nato ed Europa, sancito dall’accordo di Prespa, non viene visto di buon occhio dall’intera popolazione. L’apposito referendum dello scorso mese di settembre è un flop: solo il 36% degli elettori va alle urne, il quorum del 50% è ben lontano dall’essere raggiunto. Eppure il governo procede ugualmente alla ratifica dell’accordo, nonostante anche le proteste che a gennaio scoppiano fuori dal parlamento mentre per una manciata di voti i deputati approvano le nuove disposizioni che prevedono, tra le altre cose, anche il nuovo nome da dare alla Repubblica.</p>
<p>E tra chi va a votare la spaccatura è davvero netta: poco più della metà, come detto, vota per il candidato che promette di andare avanti con Ue e Nato, poco meno della metà invece dà fiducia ai nazionalisti. Un quadro quindi di profonda indecisione, che potrebbe tradursi nei prossimi mesi in ulteriore tensione non solo politica ma anche sociale. Intanto però, con governo e presidenza in mano allo stesso partito, Skopje blinda per il momento il suo percorso di avvicinamento a Bruxelles.</p>
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		<title>La Nato continua ad espandersi Ma per l&#8217;Europa ora è un problema</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/russia-nato-europa-problema.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Feb 2019 20:04:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2240" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180427094557_26264337-e1531895529940.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180427094557_26264337-e1531895529940.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180427094557_26264337-e1531895529940-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180427094557_26264337-e1531895529940-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180427094557_26264337-e1531895529940-1024x573.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180427094557_26264337-e1531895529940-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>La Nato continua la sua espansione nei Balcani. Il 6 febbraio, inizierà l&#8217;iter per l&#8217;ingresso della Macedonia del Nord dopo l&#8217;accordo sul nome con la Grecia. E per l&#8217;Alleanza atlantica si tratta di un nuovo tassello da inserire nel suo mosaico. Una scelta che è perfettamente in linea con quanto avvenuto in questi decenni successivi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-nato-europa-problema.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2240" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180427094557_26264337-e1531895529940.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180427094557_26264337-e1531895529940.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180427094557_26264337-e1531895529940-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180427094557_26264337-e1531895529940-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180427094557_26264337-e1531895529940-1024x573.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180427094557_26264337-e1531895529940-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>La <strong>Nato</strong> continua la sua espansione nei <strong>Balcani</strong>. Il 6 febbraio, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/macedonia-nato-febbraio/">inizierà l&#8217;iter</a> per l&#8217;ingresso della <strong>Macedonia del Nord</strong> dopo l&#8217;accordo sul nome con la Grecia. E per l&#8217;Alleanza atlantica si tratta di un nuovo tassello da inserire nel suo mosaico.</p>
<p>Una scelta che è perfettamente in linea con quanto avvenuto in questi decenni successivi alla caduta dell&#8217;Unione sovietica. Da sempre il comando atlantico ha la volontà politica, e prima ancora strategica, di inglobare i Paesi che facevano parte dell&#8217;orbita di Mosca per costruire un &#8216;Europa orientale legata a doppio filo alla volontà di Bruxelles (sponda Nato) e Washington. E la fine del veto greco su <strong>Fyrom</strong> ha di fatto dato il via libera all&#8217;ingresso di Skopje nell&#8217;Alleanza.</p>
<p>Ma questa linea di <strong>espansione verso Est</strong>, con un ritorno della conflittualità fra Occidente e Oriente, rischia di avere conseguenze particolarmente importanti sul presente e sul futuro dell&#8217;Europa. Ed è per questo che molti si interrogano sul peso che la Nato debba avere all&#8217;interno del Vecchio Continente in un momento in cui i rapporti fra Stati Uniti e Russia sono tornati di nuovo decisamente ostili, con <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-fine-del-trattato-inf-lue-tornera-campo-battaglia/">la sospensione reciproca del Trattato Inf</a> a essere il simbolo recente di questa sfida fra potenze.</p>
<p></p>
<p>L&#8217;Europa si trova in mezzo a questa guerra fredda giocata su <strong>sanzioni</strong> e espansionismo. E dal momento che la maggior parte dei Paesi membri della Nato mantengono solidi rapporti con la Russia, l&#8217;Alleanza atlantica, con la sua politica decisamente ostile nei confronti di Mosca, rischia di rappresentare un ostacolo alla stessa Europa. Sia come Unione europea sia come singoli Stati membri.</p>
<p>L&#8217;<strong>Italia</strong>, in questo senso, è emblematica. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://tg24.sky.it/mondo/2018/06/06/nato-avvisa-conte-russia-sanzioni.html">Le sanzioni che hanno colpito la Federazione russa</a> dopo l&#8217;annessione della Crimea hanno rappresentato una scure molto pesante sulle aziende italiane che vivevano di esportazioni in territorio russo. Una ferita ancora aperta per molte imprese italiane del settore agricolo ma anche manifatturiero che il governo italiano ha deciso di ricucire anche grazie ai buoni <strong>rapporti</strong> che intercorrono fra Palazzo Chigi e il Cremlino. Ma che deve comunque fare i conti con l&#8217;appartenenza di Roma nell&#8217;Alleanza atlantica e i rapporti fin qui solidissimi fra il governo giallo-verde e gli Stati Uniti di Donald Trump.</p>
<p>Le sanzioni non sono chiaramente il nodo principale. Gli effetti delle politiche sanzionatorie nei confronti della Russia sono solo la parte più rilevante di un problema profondo che rischia di non essere compreso in maniera chiara da parte dell&#8217;opinione pubblica europea. Che è rappresentato non tanto dalle sanzioni quanto dallo stesso peso che ha la Nato nelle scelte politiche ed economiche dei governi europei.</p>
<p></p>
<p>Come spiegato da Sergio Romano su <em>Il Corriere della Sera</em>, la caduta dell&#8217;Unione sovietica poteva essere effettivamente una grande opportunità sia per la Russia che per l&#8217;Europa. E l&#8217;avvicinamento di Mosca all&#8217;Occidente poteva avvenire proprio grazie al continuo interscambio fra la potenza russa e i Paesi dell&#8217;Europa occidentale. Un interscambio che avrebbe creato un ceto economico di piccoli imprenditori diverso dalla Russia fortemente centralizzata dell&#8217;era post-sovietica. Ma, come afferma Romano, ciò non è avvenuto &#8220;perché gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno deciso di allargare la Nato a tutti i Paesi che avevano fatto parte del blocco sovietico; mentre la Russia, come nelle sue tradizioni, reagiva accentuando il controllo politico sulla propria società&#8221;.</p>
<p>Del resto, la capacità di intessere relazioni sempre più strette fra Occidente e Russia è un elemento che la Nato tende a evitare per definizione. L&#8217;Alleanza atlantica nasce con l&#8217;esigenza di creare un <strong>fronte anti-sovietico</strong>. Finito il blocco sovietico, la sua strategia è stata da sempre quella di espandersi a Est per togliere i Paesi dell&#8217;Europa orientale dall&#8217;orbita di Mosca. Ed è del tutto evidente che per farlo ha, come condizione necessaria, quella di evitare ogni possibile rapporto strategico fra i membri dell&#8217;Alleanza e la Federazione russa.</p>
<p>Il primo elemento quindi è dato dal fatto che la Nato, per forza di cose, continua a rappresentare il maggiore ostacolo fra il Vecchio Continente e la Russia. E anche per la possibilità che Mosca entri nel novero delle grandi potenze europee. Finché ci sarà il comando atlantico, il Cremlino dovrà essere considerato un avversario o, nella migliore delle ipotesi, un soggetto esterno.</p>
<p></p>
<p>A questo problema legato alla Russia, se ne aggiunge poi un altro di profilo puramente strategico. Che è l&#8217;impossibilità per la stessa Europa di costruire un sistema di <strong>Difesa</strong> alternativo alla presenza militare degli Stati Uniti. Attualmente, per molti Stati dell&#8217;Ue va bene così. Per il semplice motivi oche l&#8217;Unione europea, per come è strutturata, è un&#8217;alleanza fantasma costruita sull&#8217;asse franco-tedesco. E la Difesa europea è stata di fatto abbandonata, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/trattato-francia-germania-aquisgrana/">dopo il Trattato di Aquisgrana</a>, in favore in un progetto fra Berlino e Parigi in cui i due Stati tendono ad avere il controllo della politica strategica continentale.</p>
<p>Le premesse per costruire una vera difesa europea e non franco-tedesca sono state quindi nel tempo accantonate proprio dagli alfieri dell&#8217;europeismo: <strong>Angela Merkel</strong> ed <strong>Emmanuel Macron</strong>. Ed è anche per questo che l&#8217;Italia ha optato per <a href="http://www.occhidellaguerra.it/italia-mediterraneo-trump/">spostare il suo baricentro di interessi fra Mediterraneo e Atlantico</a> per sfidare Francia e Germania. Ma al netto delle situazioni contingenti e di chi governa a Berlino, a Parigi o a Roma, quello che conta è che la Nato è, a tutti gli effetti, un&#8217;alleanza che impedisce la costruzione di ulteriori sinergie militari fra Paesi europei che non siano autonomi sotto il profilo strategico (come la stessa Francia).</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-nato-europa-problema.html">La Nato continua ad espandersi Ma per l&#8217;Europa ora è un problema</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Macedonia aderirà alla Nato  L&#8217;incubo di Putin diventa realtà</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/macedonia-nato-febbraio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Feb 2019 07:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180427095055_26264394.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180427095055_26264394.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180427095055_26264394-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180427095055_26264394-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180427095055_26264394-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;idea circolava da quando si è cominciato a parlare di un accordo fra Grecia e Macedonia. E adesso, i timori della Russia di Vladimir Putin stanno per diventare realtà: il 6 febbraio la Nato firmerà il protocollo d&#8217;adesione per la Repubblica della Macedonia del Nord. A dare l&#8217;annuncio ufficiale è lo stesso Segretario generale dell&#8217;Alleanza atlantica &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/macedonia-nato-febbraio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180427095055_26264394.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180427095055_26264394.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180427095055_26264394-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180427095055_26264394-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180427095055_26264394-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;idea circolava da quando si è cominciato a parlare di un accordo fra <strong>Grecia</strong> e <strong>Macedonia</strong>. E adesso, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/putin-grecia-macedonia/">i timori della Russia di Vladimir Putin</a> stanno per diventare realtà: il 6 febbraio la Nato firmerà il protocollo d&#8217;adesione per la Repubblica della Macedonia del Nord.</p>
<p>A dare l&#8217;annuncio ufficiale è lo stesso Segretario generale dell&#8217;Alleanza atlantica <strong>Jens Stoltenberg</strong>, che su Twitter scrive: &#8220;Il 6 febbraio scriveremo la storia: firmeremo il protocollo d&#8217;accesso con la futura Repubblica della Macedonia del Nord&#8221;.</p>
<p dir="ltr" lang="en">On 6 February we will write history: <a href="https://twitter.com/hashtag/NATO?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#NATO</a> Allies will sign the accession protocol with the future Republic of North Macedonia together with FM <a href="https://twitter.com/Dimitrov_Nikola?ref_src=twsrc%5Etfw">@Dimitrov_Nikola</a>. <a href="https://t.co/vyJVHJm9D5">pic.twitter.com/vyJVHJm9D5</a></p>
<p>— Jens Stoltenberg (@jensstoltenberg) <a href="https://twitter.com/jensstoltenberg/status/1091622386754093056?ref_src=twsrc%5Etfw">2 febbraio 2019</a></p>
<p>Una notizia che cambia radicalmente il quadro dei rapporti di forza nella penisola balcanica. Perché, se è vero che i timori di Mosca erano sempre stati quelli di un ulteriore allargamento a Est da parte della Nato, è anche vero che la velocità della notizia rispetto all&#8217;accordo fra Atene e Skopje sorprende e getta molte ombre sul futuro dei Balcani.</p>
<p>La questione del nome della Macedonia, con il veto della Grecia a qualsiasi tentativo di far entrare il Paese balcanico nella Nato e in Ue, aveva da sempre rappresentato il modo formale per ostacolare l&#8217;inserimento della Macedonia nell&#8217;Alleanza. Ora, con la firma dell&#8217;accordo e <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/parlamento-greco-dice-s-allaccordo-cambio-nome-macedonia-1634389.html">la ratifica da parte del parlamento greco</a>, tutto sembra cambiato. E mentre l&#8217;Occidente guadagna un nuovo tassella nella regione sudorientale europea, la Russia vede la perdita di uno Stato non alleato ma nemmeno completamente avverso.</p>
<p></p>
<p>Il protocollo sarà formato da tutti i membri della Nato. Poi, in un secondo momento, dovrà essere ratificato dai governi che compongono l&#8217;Alleanza. Difficile che possano esserci sorprese, dal momento che la Grecia, il Paese che si è sempre posto contro l&#8217;ingresso di Skopje nei <strong>Balcani</strong>, dovrebbe essere addirittura il primo a ratificare il protocollo d&#8217;accesso. E questo rende abbastanza chiaro il futuro dell&#8217;iter della Macedonia (che cambierà definitivamente nome) nel blocco guidato dagli Stati Uniti.</p>
<p>La strategia Nato sembra quindi perfettamente coerente. E del resto non è un caso che tutti i principali membri della Nato, in primis gli Stati Uniti, hanno puntato forte sull&#8217;accordo fra <strong>Alexis Tspras</strong> e <strong>Zoran Zaev</strong>. Anche l&#8217;Italia, che ha sempre mantenuto un profilo molto più distensivo nei confronti della Russia, ha dichiarato il suo sostegno netto nei confronti dell&#8217;accordo e del successivo ingresso macedone nel blocco di Bruxelles. E la Germania di <strong>Angela Merkel</strong> <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/grecia-macedonia-angela-merkel/">ha più volte ribadito la volontà di giungere a un&#8217;intesa</a> che consegnasse definitivamente i Balcani all&#8217;orbita occidentale. Quantomeno per tutelare i forti interessi tedeschi in Grecia e nell&#8217;area balcanica.</p>
<p>E adesso, anche se non sembra una questione immediata, la Macedonia del Nord potrebbe scegliere anche di intraprendere un&#8217;altra strada (che a questo punto appare quasi scontata): l&#8217;avvio del procedimento per aderire all&#8217;Unione europea. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.rferl.org/a/nato-to-sign-accession-pact-with-macedonia-paving-way-for-membership/29747587.html">Zaev l&#8217;ha confermato</a> di recente a Vienna: &#8220;Ci auguriamo che entro giugno avremo presentato forti argomenti al Consiglio europeo per ottenere una data per l&#8217;apertura dei negoziati di adesione&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Un&#8217;accelerazione che preoccupa quella parte della Grecia che si è sempre opposta a un accordo sul nome da dare alla Macedonia del Nord. Ma che provoca soprattutto ancora tensioni fra Russia e Occidente in un momento in cui la sospensione del Trattato Inf <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-fine-del-trattato-inf-lue-tornera-campo-battaglia/">getta l&#8217;Europa in un periodo di estrema tensione</a> che si pensava di aver definitivamente rimosso dalla fine della Guerra Fredda. Ma i Balcani, specialmente dopo <a href="http://www.occhidellaguerra.it/putin-nato-serbia-belgrado/">il viaggio di Putin in Serbia</a> e l&#8217;ingresso annunciato della Macedonia nella Nato, rischiano di essere un nuovo durissimo terreno di scontro.</p>
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		<title>La regia di Angela Merkel  dietro l&#8217;accordo Grecia-Macedonia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/grecia-macedonia-angela-merkel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jan 2019 09:25:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190110175941_28148503.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190110175941_28148503.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190110175941_28148503-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190110175941_28148503-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190110175941_28148503-1024x699.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Angela Merkel è stata nelle scorse settimane ad Atene con un obiettivo chiaro: far sì che la Grecia ratificasse una volta per tutte l&#8217;accordo sul cambio di nome della Macedonia. Un obiettivo che appare distante dall&#8217;agenda politica tedesca, ma che invece è del tutto integrato nella logica di Berlino per il Balcani. Merkel è stata &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/grecia-macedonia-angela-merkel.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190110175941_28148503.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190110175941_28148503.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190110175941_28148503-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190110175941_28148503-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190110175941_28148503-1024x699.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Angela Merkel</strong> è stata nelle scorse settimane ad Atene con un obiettivo chiaro: far sì che la <strong>Grecia</strong> ratificasse una volta per tutte <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-nuova-macedonia-del-nord-nasce-nel-solco-delle-polemiche/">l&#8217;accordo</a> sul cambio di nome della <strong>Macedonia</strong>. Un obiettivo che appare distante dall&#8217;agenda politica tedesca, ma che invece è del tutto integrato nella logica di Berlino per il Balcani.</p>
<p>Merkel è stata da sempre uno dei leader più attivi nel far trovare un accordo ad Atene e Skopje che ponesse fine alla diatriba sul nome della Repubblica balcanica. E l&#8217;ha confermato anche nelle scorse settimane <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/merkel-grecia-atene-tsipras/">durante la sua visita di Stato ad Atene</a>. Lì dove cinque anni prima aveva scatenato le<strong> violente proteste</strong> del popolo, che vedeva nella Cancelliera tedesca il simbolo dell&#8217;austerity imposta dai falchi della Troika.</p>
<p></p>
<p>La leader tedesca ha sempre avuto un piano molto chiaro per l&#8217;accordo fra i due Stati, Tanto è vero che a settembre scorso la stessa <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ansa.it/europa/notizie/qui_europa/2018/09/10/merkel-in-macedonia-votate-si-ad-accordo-con-grecia-_06074f2d-f5f9-4edd-b9f9-9333202c55e4.html">Merkel si è recata in visita in Macedonia</a> esortando il governo di <strong>Zoran Zaev</strong> a porre fine alla discussione con <strong>Alexis Tsipras</strong> e firmare un accordo risolutivo della ventennale controversia internazionale sul nome da dare al proprio Paese. E la pressione di Berlino si è fatta sentire da sempre, sin da quando nel 2016 è stato fatto cadere il governo conservatore per promuovere la lista socialista favorevole all&#8217;accordo. Un governo che ha avuto anche un fondamentale sostegno da parte della Open Society di <strong>George Soros</strong>.</p>
<p>Dalla Macedonia, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.laverita.info/la-merkel-fa-ingoiare-la-macedonia-ad-atene-2627098579.html">la pressione si è spostata sulla Grecia</a>. E in questo caso, le armi della Germania si sono dimostrate da subito efficienti. Le banche tedesche, insieme alle aziende che hanno acquisito parte del settore industriale ellenico, rappresentano per la Merkel un potere contrattuale enorme nei confronti del già fragile governo Tsipras. E non a caso la stessa Cancelliera ha voluto ribadire la sua vicinanza al popolo greco e la volontà di riaprire i cordoni della borsa. Quasi a voler dare una magrissima consolazione a un popolo ridotto sul lastrico dai propri errori e a cui si è aggiunto il saccheggio da parte europea (tedesco in primis).</p>
<p></p>
<p>Ma mentre ricordava il sacrifico del popolo greco nel momento peggiore della crisi finanziaria, Angela Merkel ne chiedeva un altro, storico così come culturale: accettare che la cosiddetta <strong>Fyrom</strong> potesse chiamarsi Macedonia del Nord. Un sacrifico che una larga parte del popolo greco non ha accolto con favore, tanto da essere sceso più volte in strada per lanciare il suo grido di rabbia nei confronti di quella che a molti appare come un resa della propria identità nazionale. Idea ribadita anche dal leader dell&#8217;opposizione <strong>Kyriakos Mitsotakis</strong>, che si prepara a vincere le prossime elezioni.</p>
<p>Ma perché la Germania dovrebbe essere così impegnata in un accordo che non sembra particolarmente interessante per il futuro di Berlino? La realtà è che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.thetimes.co.uk/article/merkel-backs-name-change-for-macedonia-on-athens-trip-0qxrtg3m8">la Cancelliera tedesca ha un piano</a> molto chiaro, far sì che i <strong>Balcani</strong> entrino nell&#8217;area europea evitando che restino delle isole non parte del sistema comunitario.</p>
<p></p>
<p>La Macedonia (così come l&#8217;Albania) all&#8217;interno dell&#8217;<strong>Unione europea</strong> e del blocco occidentale permetterebbero alla Germania di avere una sorta di blocco continentale che arriva fino al Mediterraneo orientale e che giungerebbe direttamente in territorio tedesco. Per l&#8217;industria tedesca, significherebbe capacità operativa e di investimento dal proprio territorio fino alla Turchia. Un modo che servirebbe anche a tutelarsi nei confronti dell&#8217;avanzata cinese nell&#8217;area.</p>
<p>Difficile dire che Skopje possa entrare nel giro di pochi anni all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea. Lo stesso Mitsotakis, leader di Nuova Democrazia, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://greece.greekreporter.com/2019/01/25/mitsotakis-says-greece-should-veto-skopjes-accession-to-eu/">ha confermato</a> in questi giorni che l&#8217;<strong>accordo di Prespa</strong> non indica che si prospetti un futuro nell&#8217;Ue per la Macedonia del Nord. Ma è altrettanto vero che Mitsotakis fa parte del Partito popolare in cui la Cdu di Merkel ha un peso enorme. Ed è anche vero che di recente il leader di Nuova Democrazia <a href="http://www.occhidellaguerra.it/angela-merkel-grecia-germania/">è stato inviato dai bavaresi della Csu</a> per un incontro molto importante sotto il profilo delle relazioni fra Grecia e Germania. La stessa Merkel ha ottimi rapporti con il vertice dell&#8217;opposizione ellenica. E questo potrebbe essere un elemento fondamentale. </p>
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		<title>Macedonia del Nord, anche la Grecia ratifica l&#8217;accordo di Prespa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/anche-la-grecia-ratifica-l-accordo-di-prespa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Jan 2019 11:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20180930211217_27410444.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20180930211217_27410444.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20180930211217_27410444-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20180930211217_27410444-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20180930211217_27410444-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;accordo di Prespa è adesso realtà: con la ratifica da parte del parlamento greco, successiva a quella del parlamento macedone, le firme apposte nei mesi scorsi dai leader dei due paesi sono esecutive. Questo vuol dire, in primo luogo, la nascita di un nuovo Stato a sud dei Balcani: la Macedonia del Nord.  L&#8217;approvazione del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/anche-la-grecia-ratifica-l-accordo-di-prespa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/anche-la-grecia-ratifica-l-accordo-di-prespa.html">Macedonia del Nord, anche la Grecia ratifica l&#8217;accordo di Prespa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20180930211217_27410444.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20180930211217_27410444.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20180930211217_27410444-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20180930211217_27410444-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20180930211217_27410444-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/nasce-la-macedonia-del-nord/">L&#8217;accordo di Prespa </a>è adesso realtà:<a href="https://www.agenzianova.com/primopiano/473/grecia-il-parlamento-ratifica-l-accordo-di-prespa-tsipras-celebra-la-nuova-amicizia-con-la-macedonia-del-nord"> con la ratifica da parte del parlamento greco</a>, successiva a quella del parlamento macedone, le firme apposte nei mesi scorsi dai leader dei due paesi sono esecutive. Questo vuol dire, in primo luogo, la nascita di un nuovo Stato a sud dei Balcani: <strong>la Macedonia del Nord. </strong></p>
<p>L&#8217;approvazione del parlamento di Atene</p>
<p>In Grecia, così come in quella che adesso occorre chiamare Macedonia del Nord, la questione viene molto sentita soprattutto nei giorni che segnano la vigilia del voto parlamentare. Secondo i più recenti sondaggi, circa il 70% dei cittadini greci non è d&#8217;accordo con l&#8217;accordo di Prespa. Ed anche in parlamento emergono spaccature. Nelle settimane antecedenti all&#8217;approdo in aula dell&#8217;accordo, la maggioranza di governo si spacca: <strong>da un lato Syriza</strong>, con in testa il premier Tsipras, ovviamente premono per l&#8217;approvazione. Ma gli alleati di <strong>Anel</strong>, ossia i Greci indipendenti, escono dall&#8217;esecutivo e dalla maggioranza in quanto non d&#8217;accordo con il trattato siglato con Skopje. Dopo l&#8217;approvazione in Macedonia dell&#8217;accordo, i principali leader di Anel danno le dimissioni ed annunciano voto contrario. Tsipras a quel punto preferisce andare alla &#8220;conta&#8221;, chiedendo la fiducia del parlamento. Nonostante le defezioni di Anel, alcuni parlamentari vanno in soccorso di Syriza ed il premier ellenico continua nella sua azione di governo e porta quindi in aula il trattato. </p>
<p></p>
<p>Dopo alcuni giorni di dibattito, venerdì si ha l&#8217;approvazione finale.<strong> Il testo passa con 153 voti favorevoli</strong>, a fronte di 146 contrari. La maggioranza si ha per tre soli voti, raccattati di fatto da alcuni fuoriusciti di Anel e di altri partiti dall&#8217;opposizione che salvano ancora una volta Tsipras e permettono la ratifica del trattato. Secondo il primo ministro ellenico, questa è una personale vittoria in quanto pone fine ad una disputa di oltre 25 anni. Ma a giudicare dall&#8217;esigua maggioranza parlamentare e dalle proteste fuori dal parlamento, potrebbe essere anche uno degli ultimi atti del suo governo. A novembre si vota e Syriza viene data dietro rispetto al centro &#8211; destra guidato da Nuova Democrazia. </p>
<p>Cosa prevede l&#8217;accordo di Prespa</p>
<p>La disputa tra Atene e Skopje riguarda il nome della repubblica macedone. Secondo la Grecia, gli slavi che nel 1991 si staccano da Belgrado e si rendono indipendenti dalla Jugoslavia, sfruttano un nome che invece appartiene soltanto alla cultura ellenica. La Macedonia infatti è la denominazione con cui l&#8217;intero mondo conosce l&#8217;impero di Alessandro Magno, così come è una regione storica della penisola ellenica e, attualmente, è anche il nome della regione con capoluogo Salonicco. Dunque la Grecia non riconosce l&#8217;appellativo di Macedonia alla repubblica con Skopje quale capitale. Non solo: Atene impedisce l&#8217;ingresso di questo Stato alla Nato ed all&#8217;Ue, all&#8217;Onu invece si usa come compromesso l&#8217;acronimo inglese <strong>Fyrom</strong> (Former Yugoslav Repubblic Of Macedonia). Per di più negli ultimi anni a Skopje si attua una politica che mira ad appropriarsi, secondo i greci, di simboli ellenici: vengono dedicate vie ad Alessandro Magno, anche l&#8217;aeroporto della capitale è intitolato al condottiero. </p>
<p></p>
<p>L&#8217;accordo di Prespa, frutto delle negoziazioni tra Tsipras e l&#8217;omologo macedone Zaev, prevede il superamento di queste dispute. Come detto, Skopje adesso è capitale di uno Stato che si fa chiamare Macedonia del nord, per distinguersi da quella greca del sud. In cambio, Atene dà il via libera per le trattative dell&#8217;ingresso di Skopje nella Nato e nell&#8217;Ue. Ma in entrambi i paesi montano le critiche: i macedoni (del nord) vedono nell&#8217;azione di Zaev un compromesso troppo oneroso, i greci non digeriscono il riconoscimento di Atene di un&#8217;altra entità che si richiama alla Macedonia. A Skopje poi, per avere la maggioranza il premier è costretto a gravosi compromessi anche con gli albanesi, minoranza all&#8217;interno dello Stato balcanico. I partiti che rappresentano questa etnia infatti, pretendono (ed ottengono) l&#8217;eliminazione del riferimento all&#8217;entità macedone nel preambolo della Costituzione. Nasce quindi la Macedonia del Nord che però, nella sua stessa carta fondamentale, non si riconosce quale Stato macedone e considera l&#8217;etnia albanese quale altra entità costitutiva del paese. Un paradosso, che fa esplodere le proteste a Skopje e che potrebbe essere anche anticipazione di nuove tensioni nell&#8217;area. </p>
<p>Entrambe le popolazioni contrarie al trattato </p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-nuova-macedonia-del-nord-nasce-nel-solco-delle-polemiche/">Si protesta a Skopje</a>, così come ad Atene. Nella neonata Macedonia del Nord, come detto nei giorni scorsi, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-macedonia-rigetta-il-referendum-niente-accordo-con-la-grecia/">un referendum viene anche respinto</a> in merito. Infatti solo circa il 30% dei macedoni va alle urne, rigettando di fatto non solo la nuova denominazione ma anche l&#8217;ingresso in Ue e nella Nato. Pur tuttavia,<strong> si va ugualmente avanti</strong>: il parlamento, con un solo voto di scarto, ratifica l&#8217;accordo ed il governo spinge per le trattative con Bruxelles. E se per la Macedonia (del nord) nessuno si crea lo scrupolo di gridare al tradimento della democrazia, anche per la Grecia non si può certo dire che l&#8217;accordo venga digerito dall&#8217;opinione pubblica. Al di là dei sondaggi sopra riportati, ad Atene sono giorni di proteste e scontri con la Polizia quelli della vigilia del voto parlamentare. Alla fine, con maggioranze raccattate per il rotto della cuffia, da entrambi i lati si approva l&#8217;accordo. Ed ora non resta altro che considerarlo ufficialmente in vigore. </p>
<p></p>
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		<title>La &#8220;nuova&#8221; Macedonia del Nord nasce nel solco dei lacrimogeni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2019 15:54:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114223447_28179051.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114223447_28179051.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114223447_28179051-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114223447_28179051-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114223447_28179051-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Uno dei motivi per i quali in Europa in tanti, a livello politico, appoggiano le proteste sorte in piazza Maidan a Kiev nel 2014 riguarda la decisione, presa dall&#8217;allora presidente ucraino Yanukovich, di aderire all&#8217;unione euroasiatica con la Russia e con altre repubbliche ex sovietiche. Da Bruxelles, così come da Berlino, da Parigi e da &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nuova-macedonia-del-nord-nasce-nel-solco-delle-polemiche.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114223447_28179051.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114223447_28179051.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114223447_28179051-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114223447_28179051-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114223447_28179051-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Uno dei motivi per i quali in Europa in tanti, a livello politico, appoggiano le proteste sorte in piazza Maidan a Kiev nel 2014 riguarda la decisione, presa dall&#8217;allora presidente ucraino Yanukovich, di aderire all&#8217;unione euroasiatica con la Russia e con altre repubbliche ex sovietiche. Da Bruxelles, così come da Berlino, da Parigi e da altre capitali europee, si dà esplicito sostegno ai manifestanti ucraini partendo dal concetto secondo cui la popolazione ha il diritto di scegliere democraticamente i trattati a cui aderire. In parole povere, l&#8217;Europa appoggia la protesta di Maidan e condanna l&#8217;allora esecutivo ucraino in quanto nessun referendum viene istituito prima di dare il via libera all&#8217;adesione di Kiev al nuovo spazio di libero scambio con la Russia. A distanza di cinque anni, è possibile vedere tanto l&#8217;ipocrisia quanto la debolezza delle posizioni politiche europee seguendo quanto oggi accade in Macedonia. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-macedonia-rigetta-il-referendum-niente-accordo-con-la-grecia/">Qui un referendum c&#8217;è stato</a>, si è tenuto nello scorso mese di settembre, e gli esiti sono in contrasto con le aspettative di buona parte del vecchio continente. Ragion per cui, in barba ad ogni principio democratico tanto decantato, di quei risultati si può tranquillamente non tenere conto. </p>
<p>Il parlamento di Skopje ratifica l&#8217;accordo di Prespa </p>
<p>Da Bruxelles, come da Berlino, giungono parole di elogio e di sostegno al governo macedone dopo <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.askanews.it/esteri/2019/01/11/macedonia-parlamento-vota-a-favore-della-modifica-del-nome-pn_20190111_00244/">l&#8217;approvazione da parte del parlamento dell&#8217;accordo firmato con la Grecia nel giugno del 2018</a>. Una votazione quasi drammatica, che vede le opposizioni fuori dall&#8217;aula e l&#8217;esito positivo soltanto per un singolo voto. Servono 80 voti, il governo riesce a racimolarne 81. Una differenza minima, ma che dona ugualmente il via alle modifiche costituzionali volute a seguito della firma dei patti con Atene che stabiliscono, in primo luogo, la nuova denominazione del paese: <strong>Macedonia del Nord</strong>. Un compromesso, quello trovato con il governo di Tsipras, capace per la prima volta di fare andare d&#8217;accordo le due popolazioni che condividono alcuni dei confini più caldi dell&#8217;area balcanica. Infatti, tanto in Macedonia (o Macedonia del Nord, che dir si voglia) quanto in Grecia gran parte delle due rispettive opinioni pubbliche appaiono scontente. Ciascuno ovviamente con la propria differente motivazione: i macedoni non vogliono rinunciare al proprio nome attuale, i greci non vogliono saperne di vedere un altro Stato con l&#8217;appellativo di Macedonia, sia essa identificata come &#8220;del nord&#8221; o come ex repubblica jugoslava. </p>
<p></p>
<p><strong>Il nodo della discordia è proprio questo</strong>: secondo i greci, gli slavi che nel 1991 costituiscono un proprio Stato nel sud dell&#8217;ex Jugoslavia, si appropriano indebitamente del nome non solo di una delle più antiche regioni greche, la Macedonia per l&#8217;appunto, ma anche della sua storia. Con Macedonia viene indicato infatti il grande impero di Alessandro Magno, uno dei punti più alti della storia ellenica. Ed il fatto che nel nuovo Stato iniziano ad erigersi statue in favore del condottiero ellenico, non va giù ai greci. Motivo per il quale da sempre Atene blocca ogni trattativa circa l&#8217;adesione di Skopje all&#8217;Ue od alla Nato. Anzi, nelle manifestazioni internazionali ed all&#8217;Onu il paese slavo è conosciuto come <strong>Fyrom</strong> (Former Yugoslav Repubblic of Macedonia).<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/nasce-la-macedonia-del-nord/"> L&#8217;accordo di Prespa mira proprio a sbloccare questa situazione</a>: in cambio della rinuncia, da parte di Skopje, alla semplice dicitura &#8220;Macedonia&#8221; e della sua pretesa ad essere unica depositaria dell&#8217;eredità storica di Alessandro Magno, la Grecia ritira ogni veto per l&#8217;adesione del paese balcanico ad Ue e Nato. </p>
<p>Ad Atene già più volte, da giugno ad oggi, le piazze si riempiono di manifestanti contro questo accordo. Nell&#8217;ex repubblica jugoslava, come previsto dall&#8217;accordo di Prespa, si indice invece un referendum. <strong>La popolazione in massa diserta le urne</strong>, un segno inequivocabile dell&#8217;insoddisfazione per l&#8217;accordo con la Grecia. Solo il 36% degli elettori va a votare, tutto il resto rigetta completamente il testo firmato a Prespa. I macedoni non solo rifiutano il nuovo nome, ma anche la possibilità di entrare nell&#8217;Ue e nella Nato, come chiesto dal quesito referendario. <strong>Eppure l&#8217;iter per la ratifica dell&#8217;accordo va avanti lo stesso</strong>. Il referendum non risulta vincolante, ma i macedoni rimangono stupiti dal fatto che il parlamento nel giro di pochi mesi porta ugualmente il testo rifiutato in aula. Il resto è storia degli ultimi giorni: l&#8217;accordo con la Grecia viene approvato, la ratifica sembra una vera e propria forzatura e non solo per l&#8217;esigua maggioranza. Per garantirsi almeno questo voto di vantaggio, il premier Zaev attua delicati compromessi con gli altri partiti e, in particolare, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/5c3acbaf9fb387.05015870/2256184/2019-01-10/fyrom-fonti-stampa-piccolo-partito-della-minoranza-albanese-mette-a-rischio-esito-voto-su-nuovo-nome-3/linked">con quelli che rappresentano la minoranza albanese. </a></p>
<p>Questi ultimi, soprattutto con la spinta del partito <strong>Besa</strong>, riescono nell&#8217;intento di modificare il preambolo della costituzione che adesso non comprende più la parola &#8220;macedoni&#8221;. Nei Balcani simili iniziative non sono certo solo simboliche: da adesso, la &#8220;nuova&#8221; Macedonia del Nord è uno Stato in cui la componente albanese viene considerata come costitutiva della nazione al pari di quella macedone. A lungo termine, guardando alla storia recente della regione, tutto questo potrebbe far sorgere nuove tensioni. </p>
<p>Gli interessi in gioco</p>
<p>Forzature dunque, compromessi e voti parlamentari del tutto diversi da quelli espressi tramite referendum da una popolazione che, in questi giorni, torna a protestare a Skopje contro l&#8217;accordo. Per l&#8217;Europa però, questa volta va bene così. Non ci sono violazioni di regole democratiche, anzi si appoggiano le iniziative del governo e ci si augura che ben presto le manifestazioni nel paese balcanico vengano ridimensionate. Il presidente della commissione <strong>Juncker</strong> parla di &#8220;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/0/2258279/2019-01-11/romania-ue-da-bucarest-prende-il-via-delicato-semestre-europeo-tra-i-richiami-di-juncker-alla-coesione-interna-4">risultato storico e significativo</a>&#8220;, <strong>Angela Merkel</strong> <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/angela-merkel-grecia-germania/">si trova proprio ad Atene</a> mentre a Skopje il parlamento raggiunge a fatica la soglia dei due terzi per far passare l&#8217;accordo. Ed anche la cancelliera, dalla capitale greca, esprime soddisfazione. Dal canto suo, il segretario della Nato <strong>Jens Stoltenberg</strong> parla di primo passo verso l&#8217;adesione di Skopje all&#8217;interno dell&#8217;alleanza atlantica. Tutti contenti dunque in Europa. Ma anche oltreoceano di certo non sembra emergere la propensione a stoppare il processo di ratifica od a parlare contro un voto parlamentare che rigetta gli esiti di quello popolare. Al contrario, <strong>la prospettiva di vedere la Macedonia dentro la Nato è un elemento importante per gli Usa</strong>: adesso il cerchio balcanico, con Skopje, si può chiudere quasi del tutto. Assicurarsi un altro paese all&#8217;interno dell&#8217;alleanza, in una regione strategica come quella dei Balcani, per Washington segna un&#8217;importante vittoria. </p>
<p>Intanto ad Atene si consuma lo strappo interno alla maggioranza che sostiene il governo guidato da Tsipras. Il premier greco già dallo scorso mese di giugno presenta l&#8217;accordo di Prespa come una sua vittoria, ponendola ai suoi elettori come la più importante iniziativa di politica estera della Grecia degli ultimi anni.<strong> Ma in realtà a livello politico sta accadendo l&#8217;esatto contrario</strong>: non solo la maggior parte della popolazione ellenica non sembra accettare l&#8217;accordo, ma il suo stesso governo rischia di cadere. Nelle ultime ore <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2019-01-13/grecia-si-dimette-ministro-difesa-tsipras-chiedera-fiducia-131517.shtml?uuid=AERmHGEH">sono da registrare le dimissioni</a> di <strong>Panos Kammenos</strong>: si tratta non solo del ministro della difesa, ma anche del leader di <strong>Anel</strong>, l&#8217;alleanza dei greci indipendenti che dal 2015 costituisce la stampella dell&#8217;esecutivo di Tsipras. E questo non solo mette in crisi il governo, ma segna anche la possibilità di una bocciatura dell&#8217;accordo di Prespa da parte del parlamento di Atene. E senza ratifica greca, la forzatura attuata dal governo di Skopje potrebbe risultare vana. </p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nuova-macedonia-del-nord-nasce-nel-solco-delle-polemiche.html">La &#8220;nuova&#8221; Macedonia del Nord nasce nel solco dei lacrimogeni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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