È nei guai il super procuratore indicato da Federica Mogherini e Jean-Claude Juncker nella Macedonia del Nord per far fronte alla corruzione dilagante nel Paese. La Procura macedone ha chiesto 30 giorni di detenzione per il Procuratore speciale Katica Janeva, fermata ieri mattina sulla base di sospetti di abuso d’ufficio in relazione al caso “Racket”.

Parlando in conferenza stampa, il procuratore generale macedone Ljubomir Joveski ha detto che ci sono basi, alla luce delle prove raccolte, per chiedere l’arresto della Janeva. Secondo Joveski, le prove dimostrerebbero che il Procuratore speciale avrebbe ottenuto vantaggi personali quantificabili in 290 mila dinari macedoni (4.700 euro) per usare la sua influenza a beneficio di uno dei sospettati nel caso Racket. Secondo la Procura, Janeva ha abusato dei suoi poteri firmando l’ordine per la liberazione del sospettato e per la restituzione del suo passaporto.

Dopo essere stata arrestata ieri mattina, il Procuratore speciale Janeva è stata condotta nella sede dell’istituzione da lei guidata dove, secondo il capo della Procura contro la criminalità organizzata e la corruzione Vilma Ruskoska, le dovrebbe essere stato confiscato il computer di lavoro. Il Procuratore speciale macedone per la vicenda intercettazioni telefoniche era stata ascoltata l’altro ieri dalla Procura e aveva auspicato che la sua testimonianza potesse aiutare il lavoro della Procura per fare chiarezza sul caso “Racket”.

Il Presidente macedone: “Fare chiarezza sul caso Racket”

Il presidente della Macedonia del Nord Stevo Pendarovski ha invitato nei giorni scorsi i leader politici e i procuratori del Paese a interrompere le vacanze, sostenendo che è necessario fare chiarezza sulle indagini in corso nel caso giudiziario “Racket”. Secondo Pendarovski, invece di procedere con le loro indagini su un caso così delicato, “le autorità sono andate in vacanza come se fosse una questione di routine; ma non è così”. “Non ci sarà Stato di diritto se non risolviamo le questioni legate ai criminali del precedente governo, così come di quello attuale”, ha dichiarato Pendarovski.

Il caso di estorsione si incentra sull’accusa secondo cui l’imprenditore Orce Kamcev, agli arresti domiciliari in quanto indagato dalla stessa Procura speciale intercettazioni nel caso “Impero”, avrebbe pagato con una grossa somma di denaro Bojan Jovanovski, personaggio cui si fa riferimento con il nome in codice Boki 13, per sfruttare i suoi legami con il procuratore Janeva e ottenere in cambio l’assoluzione o uno sconto di pena. In alcuni video diffusi la Janeva viene chiamata al telefono da Jovanoski, che si trova di fronte a Kamcev, per rassicurare quest’ultimo sul fatto che il Procuratore speciale ha “tutto sotto controllo”.

Janeva, intervenuta sul tema, ha negato ogni legame con questo caso di estorsione. Ma la Procura macedone ha aperto un indagine sul caso mentre l’Organizzazione rivoluzionaria interna-Partito democratico per l’unità nazionale macedone (Vmro-Dpmne), principale schieramento dell’opposizione, chiede le dimissioni di Zaev e l’organizzazione di elezioni anticipate.

“Janeva ha abuso della sua posizione”

Come riferisce Radio Free Europe, durante la conferenza stampa a Skopje, Joveski ha affermato che Janeva è sospettata di aver “usato la sua posizione ufficiale e la sua autorità [per] ottenere benefici sostanziali per sé stessa e per gli altri”. L’ufficio del Procuratore speciale per la criminalità organizzata è stato fondato nell’ambito di un accordo mediato dall’Ue nel 2015 che ha posto fine a una crisi politica in parte alimentata dalla rabbia per il crimine organizzato e la corruzione ai livelli più alti dello stato macedone. Il procuratore generale Ljubomir Joveski ha affermato che le prove suggeriscono che Janeva abbia commesso “un atto criminale” abusando della sua posizione di potere.

“L’accusa ha deciso di ampliare le indagini contro il pubblico ministero (Janeva), che è stato arrestata e per la quale chiederemo al tribunale incaricato di approvare la detenzione”, ha spiegato Joveski in conferenza stampa. Nel febbraio 2015 si è innescata una profonda crisi politica nata dallo scandalo intercettazioni denunciato da Zoran Zaev, attuale primo ministro e al tempo leader dell’opposizione socialista. Zaev dichiarò di essere in possesso di alcuni nastri audio che dimostravano il coinvolgimento del governo e dello stesso ex premier Gruevski nelle attività di spionaggio illegale ai danni di circa 200.000 cittadini macedoni – tra cui politici, giornalisti e membri di organizzazioni non governative. Ne è seguito un lungo braccio di ferro durato mesi. Ora, però, lo scandalo coinvolge proprio coloro che avrebbero dovuto “fare pulizia”.