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	<title>Media e Potere Archives - InsideOver</title>
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	<title>Media e Potere Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>L’app per la verifica dell’età: scudo per i minori o cavallo di Troia della sorveglianza di massa?</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/lapp-per-la-verifica-delleta-scudo-per-i-minori-o-cavallo-di-troia-della-sorveglianza-di-massa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 06:32:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418112239150_e555c6f87becfca3dab53654e473990a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="app età Ue" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418112239150_e555c6f87becfca3dab53654e473990a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418112239150_e555c6f87becfca3dab53654e473990a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418112239150_e555c6f87becfca3dab53654e473990a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418112239150_e555c6f87becfca3dab53654e473990a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418112239150_e555c6f87becfca3dab53654e473990a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418112239150_e555c6f87becfca3dab53654e473990a-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’app europea per la verifica dell’età rischia  di trasformarsi da scudo per i giovani in un potenziale strumento di sorveglianza di massa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/lapp-per-la-verifica-delleta-scudo-per-i-minori-o-cavallo-di-troia-della-sorveglianza-di-massa.html">L’app per la verifica dell’età: scudo per i minori o cavallo di Troia della sorveglianza di massa?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418112239150_e555c6f87becfca3dab53654e473990a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="app età Ue" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418112239150_e555c6f87becfca3dab53654e473990a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418112239150_e555c6f87becfca3dab53654e473990a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418112239150_e555c6f87becfca3dab53654e473990a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418112239150_e555c6f87becfca3dab53654e473990a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418112239150_e555c6f87becfca3dab53654e473990a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418112239150_e555c6f87becfca3dab53654e473990a-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;era una volta un&#8217;utopia chiamata anonimato in rete. Un sogno libertario certamente non privo di controindicazioni e lati oscuri ma che ha animato quell&#8217;utopia di libertà. Oggi, quella promessa libertaria di fine millennio rischia di infrangersi contro una nuova frontiera tecnologica: <strong>l&#8217;app europea per la verifica dell&#8217;età,</strong> presentata mercoledì dalla presidente della Commissione <strong>Ursula von der Leyen</strong> come uno scudo per i più giovani. Peccato che lo scudo, secondo i critici, assomigli terribilmente a un nuovo strumento di sorveglianza di massa nelle mani della burocrazia europea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rischio della nuova app</h2>



<p><a href="https://www.berliner-zeitung.de/politik-gesellschaft/geopolitik/eu-app-altersverifizierung-jugendschutz-trojaner-li.10030906" type="link" id="https://www.berliner-zeitung.de/politik-gesellschaft/geopolitik/eu-app-altersverifizierung-jugendschutz-trojaner-li.10030906">Come evidenziato dalla <em>Berliner Zeitung</em></a> in un articolo di Franz Becchi, non è un caso che questa iniziativa arrivi a poche settimana di distanza dal <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/chat-control-durov-a-gamba-tesa-contro-lunione-europea.html" type="link" id="https://it.insideover.com/tecnologia/chat-control-durov-a-gamba-tesa-contro-lunione-europea.html">dibattito su Chat Control </a>&#8211; il sistema di scansione dei messaggi privati che la Commissione aveva tentato di introdurre e che aveva suscitato una levata di scudi in tutto il continente. «L&#8217;app per la verifica dell&#8217;età potrebbe essere il cavallo di Troia per aggirare l&#8217;opposizione a Chat Control» scrive Becchi, riprendendo le parole dell&#8217;esperto <strong>Patrick Breyer</strong>, ex eurodeputato dei Pirati e da sempre voce fuori dal coro sulle politiche digitali.</p>



<p>La narrazione ufficiale è rassicurante: pochi click, un semplice &#8220;over 18&#8221; trasmesso al sito, niente più. Ma come spesso accade quando si parla di identità digitale, il diavolo si annida nei dettagli. «La Commissione vorrebbe farci credere che si tratti di un semplice bollino verde &#8211; spiega Breyer al giornale tedesco &#8211; ma la realtà è che ogni certificato può contenere un identificativo univoco. Basterebbe incrociare questi dati tra diversi portali per ricostruire perfettamente le abitudini di navigazione di un cittadino». </p>



<h2 class="wp-block-heading">La lezione di Reno v. ACLU</h2>



<p>A gettare ulteriore benzina sul fuoco del dibattito è l&#8217;analisi di&nbsp;<strong>Federica Cappelluti</strong>, docente dell&#8217;Università di Torino, che su X (ex Twitter) ha ricostruito puntualmente le ragioni giuridiche per cui un controllo generalizzato dell&#8217;età rappresenta una minaccia per la democrazia.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Controllo dell’età per under 16 = controllo generalizzato, ovvero sorveglianza sistematica.<br>Ritorno sull&#39;argomento perché esistono riferimenti giuridici fondamentali su criteri e proporzionalità ed  esistono alternative.<br>Thread 👇 <a href="https://t.co/9WuOQAzD1q">https://t.co/9WuOQAzD1q</a></p>&mdash; Federica Cappelluti  (@FedericaCappe17) <a href="https://twitter.com/FedericaCappe17/status/2019690524035412209?ref_src=twsrc%5Etfw">February 6, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La studiosa richiama una sentenza storica della Corte Suprema statunitense, <strong>Reno v. ACLU (1997)</strong> che, pur non essendo vincolante per il diritto europeo, offre &#8220;un insegnamento illuminante&#8221;. In quel caso, la Corte bocciò una legge pensata per proteggere i minori dalla pornografia online perché, nelle parole della docente, «attuare la tutela dei minori non può trasformare la comunicazione pubblica per tutti i cittadini in una comunicazione &#8216;a misura di bambini&#8217; – l&#8217;effetto reale, altrimenti, ricade sugli adulti e sulla libera circolazione delle idee».</p>



<p>Il principio, semplice ma rivoluzionario, è che una legge di &#8220;zonizzazione&#8221; (separazione per fasce d&#8217;età) è valida solo se gli adulti possono comunque accedere ai contenuti regolamentati. In caso contrario, ammoniva la Corte, si finisce per «ridurre la popolazione adulta a leggere solo ciò che è adatto ai bambini» &#8211; un monito che oggi, di fronte all&#8217;app europea, suona inquietantemente profetico.</p>



<p>Secondo Cappelluti, il problema di fondo è che un controllo generalizzato dell&#8217;età non è affatto una misura mirata, bensì «sorveglianza sistematica». Il web, ricordava la Corte nel 1997, è caratterizzato da «barriere d&#8217;ingresso molto basse» e da una &#8220;parità relativa tra chi parla e chi ascolta&#8221;. Introdurre un controllo obbligatorio dell&#8217;identità per accedere a qualsiasi servizio <strong>capovolge questa architettura democratica</strong>, &#8220;introducendo barriere per accedere alla comunicazione, abilitando tracciamento, correlazioni e blocchi su larga scala&#8221;. Ne consegue, spiega la docente, un vero e proprio «regime di sorveglianza caratterizzato da controllo e limitazione dell&#8217;accesso a strumenti determinanti per la libertà di espressione, di informazione e di circolazione delle idee». Una diagnosi che si allinea perfettamente con le preoccupazioni espresse da Breyer sulla <em>Berliner Zeitung</em>.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong><br><br></p>



<p><br></p>



<p></p>
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		<title>Trump non è un&#8217;anomalia, è la grammatica degli Usa (e Oliver Stone lo sapeva)</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/trump-non-e-unanomalia-e-la-grammatica-e-oliver-stone-lo-sapeva.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 04:42:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/trump-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/trump-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/trump-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/trump-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/trump-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/trump-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/trump-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La questione iraniana è il riflesso di una potenza che considera il controllo dell’Eurasia come l’ultima garanzia del proprio primato.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/trump-non-e-unanomalia-e-la-grammatica-e-oliver-stone-lo-sapeva.html">Trump non è un&#8217;anomalia, è la grammatica degli Usa (e Oliver Stone lo sapeva)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/trump-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/trump-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/trump-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/trump-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/trump-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/trump-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/trump-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A volte il cinema riesce a raccontare la politica internazionale meglio di molti saggi. Il vecchio film di <strong>Oliver Stone</strong> dedicato a <strong>George W. Bush</strong> torna oggi d’attualità non per nostalgia cinefila, ma perché in quelle battute si ritrova una parte essenziale della grammatica strategica americana: il controllo dell’energia, la centralità dell’Eurasia, la funzione militare delle basi e <strong>l’idea che la cooperazione internazionale sia accettabile solo se guidata da Washington.</strong> La guerra americana contro l’Iran, riaperta sotto Trump, riporta in primo piano proprio questo schema. Non l’improvvisazione di un presidente impulsivo, ma la continuità  profonda di una visione imperiale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vero centro della questione: energia e geografia</h2>



<p>Il nodo non è mai stato soltanto l’Iran in quanto tale, <strong>ma l’Iran come cerniera geografica e strategica. </strong>Chi guarda la carta capisce subito che Teheran non è solo uno Stato ostile agli Stati Uniti o a Israele. È un perno. Sta sul Golfo, domina indirettamente lo stretto di Hormuz, si affaccia su una delle zone più ricche di risorse del pianeta ed è collocato nel cuore della massa eurasiatica. In altre parole, è <strong>il tassello che manca a chi voglia proiettare potenza piena tra Mediterraneo allargato, Asia centrale, Golfo e Oceano Indiano.</strong></p>



<p>La vecchia ossessione americana nasce da qui. Gli Stati Uniti sanno da decenni che il controllo delle risorse non si esercita soltanto possedendo il petrolio, ma presidiando i corridoi attraverso cui il petrolio passa. Hormuz è uno di questi snodi. Chi condiziona quel passaggio non controlla solo il mercato energetico regionale: influisce sui prezzi mondiali, sulle rotte marittime, sulle scelte industriali delle potenze concorrenti e sulla stabilità finanziaria dei grandi importatori asiatici ed europei.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’impero delle basi e la guerra permanente </h2>



<p>Il secondo punto è militare. Gli Stati Uniti non ragionano solo in termini di alleanze ma di architettura della presenza. Le basi disseminate nel mondo non servono unicamente alla difesa: sono strumenti di pressione, deterrenza, sorveglianza e intervento. In questo quadro, <strong>l’Iran è sempre apparso come una falla strategica. </strong>Washington ha consolidato la sua presenza in Iraq, nelle monarchie del Golfo, nel Levante e nell’Oceano Indiano, ma Teheran continua a rappresentare il vuoto che impedisce la chiusura del cerchio.</p>



<p>È qui che torna l’idea della guerra permanente. Quando una potenza definisce come preventiva la possibilità di colpire dovunque ritenga necessario, <strong>smette di concepire il conflitto come eccezione e lo trasforma in condizione ordinaria.</strong> Non si entra più in guerra per uscirne, ma per restare. È una logica che abbiamo visto in Iraq, in Afghanistan e, sotto forme diverse, in molti altri teatri. Oggi riemerge sull’Iran con una chiarezza brutale: l’obiettivo non è solo contenere una minaccia, ma i<strong>mpedire che si consolidi un polo regionale autonomo capace di intrecciarsi con Russia e Cina.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La partita con Mosca e Pechino</h2>



<p>Dietro la crisi iraniana non c’è soltanto il confronto con la Repubblica islamica. <strong>C’è il grande duello per l’Eurasia. </strong>Gli Stati Uniti sanno che il futuro della potenza mondiale si gioca lì, dove si concentrano energia, risorse minerarie, corridoi terrestri, infrastrutture e mercati emergenti. Un Iran stabile, ostile a Washington ma integrato nei circuiti euroasiatici, rappresenta per gli americani un moltiplicatore di influenza per Mosca e Pechino. Per questo il dossier iraniano non può essere letto soltanto come un capitolo medio-orientale. È parte di una competizione sistemica.</p>



<p><strong>Dal punto di vista geoeconomico, la posta è altissima. </strong>Un conflitto prolungato con l’Iran o un controllo più aggressivo dell’area del Golfo significa mettere sotto tensione le catene energetiche globali, alzare il prezzo del rischio marittimo, colpire la competitività europea e costringere l’Asia ad adattarsi a un ambiente strategico più instabile. In questo senso la guerra non è mai solo militare: è una leva per ridisegnare gerarchie economiche, dipendenze industriali e rapporti di forza tra potenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trump come stile, non come eccezione </h2>



<p>L’errore più comune è pensare che Trump rappresenti una rottura. In realtà Trump è soprattutto uno stile: più rude, più diretto, più esplicito. Ma il fondo della strategia resta lo stesso. Dove i presidenti precedenti usavano il linguaggio dei diritti, della stabilizzazione o della lotta al terrorismo, <strong>Trump rimette sul tavolo il lessico nudo della forza, </strong>dell’interesse e della supremazia. Non inventa la logica imperiale americana: la denuda. Ecco perché quel vecchio immaginario cinematografico torna utile. Ci ricorda che la politica estera americana non si muove soltanto sulle emergenze del momento, ma su costanti storiche: sicurezza energetica, controllo delle vie di transito, superiorità militare, contenimento dei rivali strategici. L’Iran è il punto in cui tutte queste costanti si incontrano.</p>



<p>Il problema è che questa visione, apparentemente razionale dal punto di vista imperiale, <strong>produce effetti destabilizzanti a catena. </strong>Trasforma il Medio Oriente in un campo di battaglia strutturale, accelera l’avvicinamento tra potenze revisioniste, spinge verso una militarizzazione del commercio energetico e moltiplica il rischio di crisi simultanee. Alla lunga, l’impero che vuole controllare tutto finisce per vivere in stato di mobilitazione continua, pagando costi crescenti per preservare una supremazia sempre più contestata.</p>



<p>Per questo la questione iraniana va ben oltre Trump, ben oltre il petrolio e persino ben oltre il Medio Oriente. <strong>È il riflesso di una potenza che teme il declino </strong>e che, proprio per questo, considera il controllo dell’Eurasia come l’ultima garanzia del proprio primato. Il punto è capire se questa corsa al dominio possa ancora produrre ordine o se, al contrario, stia ormai generando soltanto un disordine sempre più difficile da governare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/trump-non-e-unanomalia-e-la-grammatica-e-oliver-stone-lo-sapeva.html">Trump non è un&#8217;anomalia, è la grammatica degli Usa (e Oliver Stone lo sapeva)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Russia, dimmi dove ti informi e ti dirò chi sei: la Tv putiniana contro l&#8217;anarchia dei social</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/russia-dimmi-dove-ti-informi-e-ti-diro-chi-sei-la-tv-putiniana-contro-lanarchia-dei-social.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 11:54:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1292" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-3-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-3-1024x689.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-3-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-3-1536x1034.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-3-600x404.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I social media, i siti Internet di notizie e Telegram stanno erodendo velocemente la presa della televisione di Stato. E il Cremlino...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1292" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-3-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-3-1024x689.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-3-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-3-1536x1034.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-3-600x404.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pochi giorni fa <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/russia-la-grande-sfida-tra-max-e-telegram-sorveglianza-statale-vs-liberta-totale.html">abbiamo dato conto, in queste pagine, </a>dei ripetuti sforzi del Cremlino per creare una Rete russa &#8220;protetta&#8221; da influenze esterne, ovviamente per le &#8220;ragioni di sicurezza&#8221; che vengono sempre addotte in questi casi. E in particolare, abbiamo raccontato degli sforzi per diffondere tra i russi, per tutta una serie di impieghi (dall&#8217;<em>home banking</em> alla messaggistica ai rapporti con le amministrazioni locali e federali) <strong>l&#8217;app statale Max, cercando nel contempo di limitare o bandire Telegram,</strong> l&#8217;app di messaggistica che garantisce agli utenti la riservatezza dei dati e che oggi, dopo la messa fuorilegge di What&#8217;s App, è di gran lunga lo strumento più usato in Russia. Un tentativo non ancora giunto a compimento e già contestato, persino in Parlamento.</p>



<p>Arriva adesso, però, una ricerca del <strong>Levada Center di Mosca</strong>, il centro di ricerca sociologica più accreditato di Russia, da tempo inserito nell&#8217;elenco degli &#8220;agenti stranieri&#8221; (cioè le entità russe che ricevono finanziamenti dall&#8217;estero) dalle autorità, che contribuisce a spiegare perché il Cremlino si preoccupi così tanto di intervenire sui social.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="616" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia_tv-1024x616.png" alt="" class="wp-image-513272" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia_tv-1024x616.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia_tv-300x181.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia_tv-768x462.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia_tv-1536x924.png 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia_tv-600x361.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia_tv.png 1748w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La ricerca del Levada conferma un dato tradizionale per la Russia: il principale strumento di informazione resta di gran lunga la televisione. Però attenzione: se 15 anni fa lo era per il 93-94% dei russi, oggi lo è solo per il 61%. E l&#8217;impatto della Rete è devastante: basta sommare (perché la sovrapposizione degli utenti è inevitabile) il 27% di chi s&#8217;informa sui siti di notizie, il 38% di chi lo fa sui social, il 26% degli utenti di Telegram, il 7% di chi segue YouTube per <strong>superare il dato complessivo di Tv, stampa e radio messi insieme.</strong> Un&#8217;evoluzione non molto gradita nemmeno in Occidente e in altre parti del mondo (Telegram è bloccato o limitato in 31 Paesi) ma che in Russia, dove le autorità hanno l&#8217;ambizione di controllare la formazione dell&#8217;opinione pubblica, risulta assai preoccupante.</p>



<p>E lo diventa ancor più quando il dato generale sulla fruizione dei media viene incrociato con la fruizione per classi di età.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="816" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia_eta-1024x816.png" alt="" class="wp-image-513282" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia_eta-1024x816.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia_eta-300x239.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia_eta-768x612.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia_eta-600x478.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia_eta.png 1536w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Perché la fruizione della Tv tocchi la media nazionale del 61% bisogna scavallare i 40 anni, e per andare oltre la media i 55. Radio (10% la media nazionale) e stampa (6%) devono invece aspettare gli over 55 per conquistare faticosamente la loro già bassa media di utenti. I giovanissimi e i giovani sono altrove. Il 54% dei 18-24 anni e il 52% dei 25-39 anni si informa sui social; lo fanno sui siti di notizie il 28% dei 18-24 anni e il 32% dei 25-39; usa Telegram per informarsi il 34% dei 18-24 e il 36% dei 25-39. Un responso inequivocabile, che ha resistito anche ai blocchi (di Facebook, Instagram, What&#8217;s App) decisi in precedenza. <strong>Tanto che ora l&#8217;offensiva è rivolta alle VPN (<em>Virtual Private Network</em>), i servizi che nascondono l&#8217;indirizzo IP dell&#8217;utente, garantendogli anonimato e privacy, e gli consentono di aggirare eventuali limitazioni geografiche.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="796" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Levada_Putin-1024x796.png" alt="" class="wp-image-513435" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Levada_Putin-1024x796.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Levada_Putin-300x233.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Levada_Putin-768x597.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Levada_Putin-1536x1195.png 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Levada_Putin-600x467.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Levada_Putin.png 1728w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p> Per finire, la tabella qui sopra. Si vede con assoluta evidenza che <strong>la fiducia nell&#8217;informazione televisiva resta relativamente alta presso coloro che sono convinti che la Russia sia sulla strada giusta </strong>(colonna arancione) e che approvano le decisioni di Vladimir Putin (colonna blu) mentre crolla tra coloro che (colonna gialla e colonna azzurra) la pensano al contrario. Il che delinea questo quadro: non sono più i media a determinare l&#8217;adesione politica ma, al contrario, è la posizione politica che determina la scelta del medium di riferimento. Da qui, chiaramente, la preoccupazione del Cremlino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/russia-dimmi-dove-ti-informi-e-ti-diro-chi-sei-la-tv-putiniana-contro-lanarchia-dei-social.html">Russia, dimmi dove ti informi e ti dirò chi sei: la Tv putiniana contro l&#8217;anarchia dei social</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I segreti del giornalismo d&#8217;inchiesta: conversazione con Alessandro Politi</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/i-segreti-del-giornalismo-dinchiesta-conversazione-con-alessandro-politi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 19:28:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Inchiesta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="1235" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26-1-e1775849299867.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26-1-e1775849299867.jpeg 1080w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26-1-e1775849299867.jpeg 262w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26-1-e1775849299867.jpeg 895w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26-1-e1775849299867.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26-1-e1775849299867.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>L&#8217;inchiesta è una delle componenti critiche del giornalismo, una delle sue essenze più profonde assieme al reportage: coniuga attenzione alle fonti, lavoro sul campo, analisi approfondita di tracce e sentieri, capacità di connessione degli elementi critici e l&#8217;applicazione del &#8220;Rasoio di Occam&#8221; per separare ciò che è indispensabile dalle tracce fuorvianti e dalle &#8220;polpette avvelenate&#8221;. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-segreti-del-giornalismo-dinchiesta-conversazione-con-alessandro-politi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-segreti-del-giornalismo-dinchiesta-conversazione-con-alessandro-politi.html">I segreti del giornalismo d&#8217;inchiesta: conversazione con Alessandro Politi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1080" height="1235" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26-1-e1775849299867.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26-1-e1775849299867.jpeg 1080w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26-1-e1775849299867.jpeg 262w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26-1-e1775849299867.jpeg 895w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26-1-e1775849299867.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26-1-e1775849299867.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>L&#8217;inchiesta è una delle componenti critiche del giornalismo, una delle sue essenze più profonde assieme al reportage: coniuga <strong>attenzione alle fonti, lavoro sul campo, analisi approfondita di tracce e sentieri, capacità di connessione degli elementi critici</strong> e l&#8217;applicazione del &#8220;Rasoio di Occam&#8221; per separare ciò che è indispensabile dalle tracce fuorvianti e dalle &#8220;polpette avvelenate&#8221;. <a href="https://it.insideover.com/societa/alessandro-politi-a-rai1-i-grandi-casi-della-nera-come-nessuno-li-ha-mai-raccontati.html" type="post" id="426071"><strong>Alessandro Politi</strong>,</a> giornalista d&#8217;inchiesta già titolare di un corso alla Newsroom Academy di Inside Over, ne parla nel saggio <strong>&#8220;Cento tecniche segrete del giornalista investigativo. Domande, strategie e consigli pratici per arrivare alla verità&#8221;</strong>, di recente uscita ed edito da Oligo. Lo abbiamo raggiunto per discutere dei &#8220;ferri del mestiere&#8221; del giornalista d&#8217;inchiesta.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.amazon.it/tecniche-giornalista-investigativo-strategie-consigli/dp/B0G771YVTS"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="668" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/61GtOIALeGL._AC_UF10001000_QL80_.jpg" alt="" class="wp-image-512848" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/61GtOIALeGL._AC_UF10001000_QL80_.jpg 668w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/61GtOIALeGL._AC_UF10001000_QL80_-200x300.jpg 200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/61GtOIALeGL._AC_UF10001000_QL80_-600x898.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 668px) 100vw, 668px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://www.amazon.it/tecniche-giornalista-investigativo-strategie-consigli/dp/B0G771YVTS">&#8220;Cento tecniche segrete del giornalista investigativo. Domande, strategie e consigli pratici per arrivare alla verità</a>&#8221; &#8211; di Alessandro Politi</figcaption></figure>



<p><strong>L&#8217;inchiesta è metodo, studio, disciplina&#8221;, scrivi nel libro. Quali sono le garanzie per far si che la verità diventi solo un&#8217;opinione?</strong></p>



<p>La verità non è un’opinione. È la frase che scrivo sempre nei miei firmacopie, ed è il punto da cui bisogna partire. Le garanzie esistono: sono i fatti, i documenti, i riscontri, l’onestà intellettuale. Il problema è che oggi queste garanzie vengono spesso abbandonate. Viviamo in un sistema in cui la suggestione ha più forza della prova, in cui pseudo-esperti e complottisti da salotto costruiscono narrazioni fatte di “svolte”, “colpi di scena”, “scoop incredibili” che in realtà sono decontestualizzazioni, manipolazioni, letture parziali. La verità si difende con il metodo, ma soprattutto con un’etica precisa: non usare tragedie, non usare le vittime, non usare frasi estrapolate per far crescere il proprio profilo, per fare share, like, monetizzazione. Quando l’obiettivo diventa quello, non è più informazione. È sfruttamento. Ed è qualcosa che, senza giri di parole, è indegno.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="691" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26-691x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-512849" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26-691x1024.jpeg 691w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26-203x300.jpeg 203w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26-768x1138.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26-1037x1536.jpeg 1037w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26-600x889.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-04-at-15.23.26.jpeg 1080w" sizes="auto, (max-width: 691px) 100vw, 691px" /><figcaption class="wp-element-caption">Alessandro Politi</figcaption></figure>



<p><strong>Quali ritieni siano state le esperienze più formative per la tua carriera di giornalista d&#8217;inchiesta?</strong></p>



<p>Le esperienze più formative sono state prima di tutto personali. Sono cresciuto accanto a mio padre e a mia madre, entrambi giornalisti, con una forte impostazione culturale e professionale. Mio padre, cronista di nera in Sicilia, ha raccontato la mafia per anni, subendo minacce, intimidazioni, attentati, senza mai piegarsi. Da lui ho imparato cosa significa davvero questo mestiere: rigore, coraggio, coerenza. Poi c’è stata la gavetta, dura, alle Iene, con Davide Parenti, Marco Fubini e Giorgio Romiti: un passaggio fondamentale, dove ho imparato sul campo cosa vuol dire costruire un’inchiesta. E infine la Rai, dove ho continuato a crescere, anche lì tra difficoltà e responsabilità. Nessun percorso è lineare. Ma ogni passaggio ti costruisce.</p>



<p><strong>L&#8217;inchiesta si basa, molto, sulla capacità di valutare le prove. L&#8217;IA e le nuove tecnologie pongono questi rischi?</strong></p>



<p>Le tecnologie, e quindi anche l’intelligenza artificiale, non sono il problema in sé. Sono strumenti. Possono essere un valore enorme oppure un rischio enorme. Dipende da chi li usa e con quale finalità. Se alla base ci sono deontologia, studio, metodo, rispetto delle regole e delle persone, allora diventano un alleato potente. Se invece l’obiettivo è costruire una narrazione, vendere suggestioni, spacciare ipotesi per verità, allora diventano pericolosissimi. Il rischio più grande oggi non è la tecnologia, è l’uso distorto della tecnologia da parte di chi non ha alcuna cultura del metodo.</p>



<p><strong>Come evolve il giornalismo d&#8217;inchiesta in relazione ai nuovi media, social e non solo?</strong></p>



<p>Il giornalismo d’inchiesta oggi ha una doppia faccia. Da un lato i nuovi media sono uno strumento straordinario: permettono di raccogliere testimonianze, documenti, segnalazioni, di allargare il campo delle fonti. Dall’altro lato, però, si è creato un ecosistema tossico fatto di personaggi improvvisati, finti giornalisti, pseudo-esperti, investigatori della domenica che si autoproclamano tali senza alcuna competenza. Persone che analizzano video, espressioni, dettagli irrilevanti, costruendo accuse e diffamazioni senza alcun rispetto. Questo è il vero problema. Siamo arrivati a un punto in cui chiunque può fare informazione senza regole, senza responsabilità, con l’unico obiettivo di ottenere visibilità e guadagno. Serve una riflessione seria, anche normativa: chi fa informazione, soprattutto in ambito giudiziario, deve essere sottoposto a regole, responsabilità, limiti chiari. Non è censura, è tutela della verità e delle persone.</p>



<p><strong>Professionalmente, quali sono le inchieste che ritieni più significative per la tua carriera?</strong></p>



<p>Le inchieste più significative sono quelle che ti cambiano lo sguardo. Il caso ThyssenKrupp in Germania è stato uno spartiacque: un lavoro di studio e investigazione anche sotto copertura che mi ha segnato profondamente, sia umanamente che professionalmente. Poi il delitto di Pompeo Panaro e la vicenda del bomb jammer legata a Falcone e Borsellino: due inchieste che mi hanno fatto capire quanto possa essere complesso, e a volte opaco, il rapporto tra giustizia, potere e verità. Sono storie che avrebbero dovuto scuotere il Paese e che invece, per vari motivi, si sono fermate. E questo è qualcosa che ancora oggi faccio fatica ad accettare.</p>



<p><strong>Cosa ti senti di consigliare ai giovani che vogliono seguire le tue orme e diventare giornalisti d&#8217;inchiesta?</strong></p>



<ol class="wp-block-list"></ol>



<p>Ai giovani dico una cosa molto semplice: studiate. Studiate davvero. Questo è il mestiere più bello del mondo, ma non è quello che vedete oggi sui social. Non è pubblicare atti illegalmente, non è diffamare, non è costruire teorie complottiste per fare visualizzazioni. È un lavoro che richiede preparazione, diritto, procedura penale, conoscenza delle regole e delle carte deontologiche. Richiede anche una scelta: decidere se volete essere credibili o visibili. Perché oggi spesso le due cose non coincidono. Affidatevi a chi fa questo mestiere con serietà, imparate a distinguere chi informa da chi sfrutta. E soprattutto ricordatevi perché lo fate: non per voi stessi, ma per gli altri. Per fare, nel vostro piccolo, la differenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-segreti-del-giornalismo-dinchiesta-conversazione-con-alessandro-politi.html">I segreti del giornalismo d&#8217;inchiesta: conversazione con Alessandro Politi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Russia, la grande sfida tra Max e Telegram: sorveglianza statale vs libertà totale</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/russia-la-grande-sfida-tra-max-e-telegram-sorveglianza-statale-vs-liberta-totale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=512346</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1164" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-2-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-2-1024x621.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-2-768x466.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-2-1536x931.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-2-600x364.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le autorità russe hanno lanciato Max, una app di messaggistica e non solo che vuole prendere il posto di Telegram. Ma i russi... </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/russia-la-grande-sfida-tra-max-e-telegram-sorveglianza-statale-vs-liberta-totale.html">Russia, la grande sfida tra Max e Telegram: sorveglianza statale vs libertà totale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1164" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-2-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-2-1024x621.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-2-768x466.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-2-1536x931.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/russia-2-600x364.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una delle battaglie più silenziose ma anche più decisive per il futuro della Russia si sta combattendo non sul fronte ucraino ma su quello interno e potrebbe essere plasticamente rappresentata dal <strong>braccio di ferro tra Max e Telegram.</strong> Ovvero, tra la app voluta dal Cremlino e la app che, insieme con WhatsApp, raccoglie le più vaste preferenze dei russi in fatto di messaging.</p>



<p>Come in ogni saga che si rispetti, qui bisogna fare il classico passo indietro, con un riassunto anche sommario delle puntate precedenti. Da molti anni il Cremlino lavora a un progetto di stampo &#8220;cinese&#8221;, ovvero a <strong>una muraglia informatica che lasci filtrare in Russia solo le comunicazioni gradite o innocue</strong> e che, in caso estremo, possa permettere lo sgancio della Russia dalla Rete globale. Un &#8220;Internet sovrano&#8221; che è stato <strong>avviato nel maggio del 2019 con la legge federale N 90-FZ</strong>, che detta soprattutto due disposizioni: gli operatori di telecomunicazioni (obbligati a iscriversi a un registro statale) sono tenuti a installare apparecchiature statali nei punti di scambio del traffico per analizzare e filtrare il traffico, sia quello interno al Paese sia quello che attraversa il confine russo; e il Roskomnadzor (l&#8217;Agenzia federale per il controllo delle comunicazioni) è incaricato di controllare la gestione della Rete russa e bloccare l&#8217;accesso ai siti vietati in Russia.</p>



<p>L&#8217;iter della legge N 90-FZ coincide (siano nel 2018) con <strong>il primo tentativo delle autorità russe di bloccare Telegram, il social inventato nel 2013 dai fratelli Pavel (il volto noto) e Nikolaj (il genio di famiglia) Durov. </strong>In pochissimo tempo Telegram aveva conquistato gli utenti (100 mila utenti/giorno nel 2013, 15 milioni nel 2014, e nel 2021 diventerà l&#8217;app più scaricata nel mondo) e preoccupato il Cremlino per la totale riservatezza garantita a chi lo usa per messaggiare. La Legge Yarovaja, approvata nell&#8217;aprile 2018, chiedeva a Telegram di conservare le chiavi di crittografia di tutti gli utenti e di passarle all&#8217;FSB, il servizio segreto interno. Durov rispose che le chiavi non erano a sua disposizione perché conservate negli apparecchi degli utenti. Le autorità cominciarono a rallentare il traffico Telegram, poi provarono. bloccarlo (scontrandosi con colossi come Amazon e Google) e, per far breve una storia lunga, <strong>i Durov presero e si trasferirono negli Emirati Arabi Uniti,</strong> dove risiedono tuttora. Impotente, il Cremlino decise di &#8220;perdonarli&#8221; nel 2020, accantonando la questione.</p>



<p>E con questo siamo arrivati ai giorni nostri. Nel 2022 <em>V Kontatke</em>, il Facebook russo ch&#8217;era stato creato da Pavel Durov nel 2006, rilascia un&#8217;app di messaggistica chiamata Max che incontra scarso successo. Ma nel 2024 gli stessi sviluppatori si applicano a una nuova versione di Max dotata di sistemi di pagamento collegati ai colossi Alpha Bank e VTB Bank. È la svolta. Qualcuno, in alto, coglie la potenzialità della app e dopo una riunione cui partecipa anche <strong>Vladimir Putin</strong> arriva l&#8217;annuncio: <strong>Max deve diventare l&#8217;app di messaggistica ufficiale nazionale russa,</strong> sul tipo della giapponese Line, della sudcoreana Kakao Talk, della vietnamita Zalo o della cinese WeChat. Subito dopo Gosuslugi, l&#8217;agenzia russa per l&#8217;accesso ai servizi federali e municipali, viene integrata in Max, la cui installazione diventa obbligatoria per tutti i <em>device </em>in vendita dl 1° settembre del 2025.</p>



<p>Tutto questo è avvenuto dopo che <em>V Kontakte</em> è passato sotto il controllo di grandi aziende vicine al Cremlino (in particolare Gazprom e Sogaz) e si è dato come direttore generale <strong>Vladimir Kirienko</strong>, figlio del potente Sergej Kirienko, già premier ai tempi di Boris Eltsin e da anni uomo di fiducia di Putin (anche nel ruolo di capo della delegazione russa ai negoziati con Usa e Ucraina). E <strong>Max, al contrario di Telegram, trasmette tutti i dati degli utenti, il loro traffico, le conversazioni e le fotografie ai servizi di sicurezza. </strong>E questa è la ragione per cui stenta a sostituire Telegram presso i 120 milioni di utenti russi. Qualche settimana fa Vladimir Kirienko ha annunciato che Max aveva raggiunto la soglia di 107 milioni di utenti. Vero o no che sia, la realtà è che i russi installano Max per mettersi al coperto con le autorità, ma poi lo usano il meno possibile, o solo per le inevitabili relazioni con le amministrazioni locali o federali, continuando a preferire Telegram, anche a costo di dotarsi di VPN per potervi accedere in tranquillità.</p>



<p>E così, motivando il tutto con le solite &#8220;ragioni di sicurezza&#8221;, il Cremlino, che ha già vietato Facebook, Instagram, YouTube e X, ora se la prende con le VPN (un tentativo di bloccarle del tutto, qualche tempo fa, ha provocato enormi problemi alle banche) e con Telegram, che si vorrebbe messo al bando. La ragione è sempre la stessa, quella del 2018: <strong>mentre Max è, di fatto, una succursale tascabile dei servizi di sicurezza, Telegram è una piattaforma da questo punto di vista incorruttibile,</strong> nel bene e nel male aperta a tutti e chiusa alle infiltrazioni. È la filosofia di Durov e per questa ragione (cioè per il rifiuto di &#8220;consegnare&#8221; gli utenti) la Francia lo ha arrestato e altri 31 Paesi lo hanno bloccato in modo temporaneo o permanente. E non si tratta solo di dittature o autocrazie. La Norvegia, per esempio, considera l&#8217;app come una possibile&nbsp;<strong>minaccia alla sicurezza </strong><b>nazionale</b>&nbsp;e nel marzo 2023 lo ha vietato a ministri, segretari di Stato e consiglieri politici sui dispositivi di lavoro. In Cina, Telegram è bloccato dal 2015. In Ucraina è stato sempre molto usato, anche dal presidente Zelensky, fino a quando si è scoperto che anche i russi lo impiegavano per i loro scopi, e allora sono partite le mozioni parlamentari per metterlo al bando, chiedendo che rimuovesse una serie di canali incriminati e aprisse un ufficio a Kiev. In India Telegram è sotto inchiesta, sempre per la stessa ragione: sul canale sono liberi e protetti non solo gli utenti normali ma anche i malfattori. <strong>In Iran, invece, Telegram è bloccato dal 2018</strong>, dopo essere stato usato in modo massivo durante una delle ricorrenti ondate di proteste anti-regime.</p>



<p>E proprio a proposito di Iran e Russia, <strong>Pavel Durov</strong>, al quale sicurezza e ironia non fanno difetto, nei giorni scorsi ha scritto (su Telegram, ovviamente) quanto segue: &#8220;L&#8217;Iran ha bandito Telegram anni fa, con un risultato simile a quello della Russia. Il governo sperava in un&#8217;adozione di massa delle sue app di messaggistica di sorveglianza, ma ha invece ottenuto un&#8217;adozione di massa delle VPN. <strong>Ora ai 50 milioni di membri della Resistenza Digitale in Iran se ne sono aggiunti altri 50 milioni in Russia</strong>&#8220;. La Resistenza Digitale&#8230; Chissà che un giorno non ci tocchi arruolarci. <br><br><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>
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		<title>L&#8217;influencer che detta la linea a Trump: Laura Loomer chiede la revoca della green card a Trita Parsi</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/linfluencer-che-detta-la-linea-a-trump-laura-loomer-chiede-la-revoca-della-green-card-a-trita-parsi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1104" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Laura_Loomer_53460281685-e1775480358403.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Laura Loomer - Credits by Gage Skidmore" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Laura_Loomer_53460281685-e1775480358403.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Laura_Loomer_53460281685-e1775480358403.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Laura_Loomer_53460281685-e1775480358403.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Laura_Loomer_53460281685-e1775480358403.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Laura_Loomer_53460281685-e1775480358403.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Laura_Loomer_53460281685-e1775480358403.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Laura Loomer, influencer ultra-sionista vicina a Trump, spinge per la deportazione di Trita Parsi e per epurazioni interne nel mondo Maga.</p>
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<p><strong>Laura Loomer</strong> è una nota influencer della destra radicale americana pro-Israele diventata una delle figure più vicine a <strong>Donald Trump</strong> nel suo secondo mandato presidenziale. <a href="https://www.ft.com/content/31ed94d6-2455-4606-a85d-a715a071ea86?syn-25a6b1a6=1" type="link" id="https://www.ft.com/content/31ed94d6-2455-4606-a85d-a715a071ea86?syn-25a6b1a6=1">Come ha raccontato il<em> Financial Times</em></a>, ore dopo che il presidente Usa ha lanciato l’attacco contro l’Iran, ha chiamato proprio lei, la giovane 32enne sostenitrice convinta della guerra alla Repubblica Islamica e delle ragioni di <strong>Benjamin Netanyahu</strong>. «Gli ho detto che ha fatto un ottimo lavoro e che in tutto il mondo la gente lo sta acclamando», ha raccontato Loomer al <em>Financial Times</em>. «Ci sta rendendo orgogliosi di essere americani».</p>



<h2 class="wp-block-heading">La resa dei conti nel mondo Maga</h2>



<p>La controversa influencer, estremamente influente presso l&#8217;amministrazione Trump, è tornata a far parlare di sé con un post su X in cui chiede esplicitamente la deportazione di <strong>Trita Parsi</strong>, uno dei più autorevoli analisti americani di politica mediorientale. Il messaggio pubblicato su X e indirizzato al segretario di Stato Marco Rubio, non lascia spazio a mezze misure: «Trita Parsi è anche titolare di Green Card. Ha cittadinanza iraniana e svedese. È un portavoce del regime iraniano e ha usato NIAC e il Quincy Institute per diffondere propaganda filoiraniana. Dovrebbe essere deportato subito. È una vera minaccia per la sicurezza nazionale Usa».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Secretary Rubio <a href="https://twitter.com/SecRubio?ref_src=twsrc%5Etfw">@SecRubio</a>,<br><br>Just so you know, Trita Parsi <a href="https://twitter.com/tparsi?ref_src=twsrc%5Etfw">@tparsi</a> is also a Green Card holder. <br><br>He holds citizenship in Iran and Sweden. <br><br>Trita Parsi is a mouthpiece for the Iranian Regime and has used NIAC <a href="https://twitter.com/NIACouncil?ref_src=twsrc%5Etfw">@NIACouncil</a> and the Quincy Institute <a href="https://twitter.com/QuincyInst?ref_src=twsrc%5Etfw">@QuincyInst</a> to push out… <a href="https://t.co/TgQWPjg73S">https://t.co/TgQWPjg73S</a></p>&mdash; Laura Loomer (@LauraLoomer) <a href="https://twitter.com/LauraLoomer/status/2040456808444158439?ref_src=twsrc%5Etfw">April 4, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>L&#8217;invito a Rubio arriva dopo che quest&#8217;ultimo <a href="https://it.insideover.com/politica/rubio-fa-espellere-dagli-usa-la-nipote-di-qasem-soleimani-revocata-la-green-card.html" type="link" id="https://it.insideover.com/politica/rubio-fa-espellere-dagli-usa-la-nipote-di-qasem-soleimani-revocata-la-green-card.html">ha annunciato di aver revocato la Green Card</a> a <strong>Hamideh Soleimani Afshar</strong>, nipote del defunto generale iraniano <strong>Qasem Soleimani</strong>, e sua figlia <strong>Sarinasadat Hosseiny</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nemica di Tucker Carlson</h2>



<p>Loomer, <a href="https://www.nytimes.com/2025/07/08/us/politics/laura-loomer-trump.html" type="link" id="https://www.nytimes.com/2025/07/08/us/politics/laura-loomer-trump.html">che vanta legami strettissimi con Israele</a> e Benjamin Netanyahu, incarna una linea ultra-sionista all’interno del mondo Maga. Ma l’influencer, nemica giurata di <strong>Tucker Carlson</strong>, ora non si limita ai &#8220;nemici esterni&#8221;: ha aperto un nuovo fronte anche contro figure interne al movimento conservatore. Dopo Parsi, Loomer ha preso di mira anche <strong>Joe Kent</strong>, ex candidato al Congresso ed <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/joe-kent-a-carlson-israele-ci-ha-trascinato-in-guerra-charlie-kirk-assassinato-per-essersi-opposto.html" type="link" id="https://it.insideover.com/media-e-potere/joe-kent-a-carlson-israele-ci-ha-trascinato-in-guerra-charlie-kirk-assassinato-per-essersi-opposto.html">ex capo del National Counterterrorism Center</a>, agenzia dell’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale (Odni)&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-conferma-di-tulsi-gabbard-spaventa-lestablishment.html">guidato da Tulsi Gabbard&nbsp;</a>che unisce specialisti interforze di vari apparati federali (Cia, Fbi, Dipartimento di Stato, Homeland Security) per coordinare gli sforzi antiterrorismo del Paese.<strong>&nbsp;</strong></p>



<p>Il motivo? La moglie di Kent, <strong>Heather Kaiser</strong>, ha lavorato in passato con il giornalista <strong>Max Blumenthal</strong> di <em>The Grayzone</em>. Loomer ha scritto su X: «La moglie di Joe Kent lavora per Max Blumenthal. Joe Kent, amico di Tulsi Gabbard che lo ha raccomandato all’amministrazione, avrebbe dovuto proteggerci da questi animali. Invece lui e sua moglie frequentano figure del <em>Woke Reich</em> come Blumenthal, che definiscono l’amministrazione Trump un “regime” e paragonano l’arresto della nipote di Soleimani a un rapimento».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Joe Kent’s wife Heather works for Max Blumenthal. <a href="https://twitter.com/joekent16jan19?ref_src=twsrc%5Etfw">@joekent16jan19</a> <a href="https://twitter.com/HeatherKaiserWA?ref_src=twsrc%5Etfw">@HeatherKaiserWA</a><br><br>Do you get it yet? <a href="https://twitter.com/TulsiGabbard?ref_src=twsrc%5Etfw">@TulsiGabbard</a>’s good friend Joe Kent, who she referred to the admin, was supposed to be protecting us from these animals. Instead, he and his wife pal around with Woke Reich… <a href="https://t.co/pB6kqfl0oV">https://t.co/pB6kqfl0oV</a></p>&mdash; Laura Loomer (@LauraLoomer) <a href="https://twitter.com/LauraLoomer/status/2040627191784857864?ref_src=twsrc%5Etfw">April 5, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Gli appelli di Loomer non vanno sottovalutati. Le campagne dell&#8217;influencer sui social media e i suoi incontri diretti con il presidente Usa hanno portato nel recente passato a diversi licenziamenti, revoche di nomine e pressioni su membri dell’amministrazione repubblicana. <a href="https://www.theguardian.com/us-news/2025/apr/03/laura-loomer-trump-meeting" type="link" id="https://www.theguardian.com/us-news/2025/apr/03/laura-loomer-trump-meeting">Nei mesi scorsi, come riportato dal <em>Guardian</em></a>, dopo un incontro nell’Oval Office in cui Loomer ha consegnato a Donald Trump un dossier su alcuni funzionari definiti «sleali» e non in linea con l&#8217;amministrazione Usa, il presidente <strong>ha licenziato almeno sei membri del National Security Council (Nsc)</strong>. Quattro di loro sono stati rimossi nella stessa notte, mentre altri due sono stati estromessi nel corso del weekend successivo.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Arbitrarily arresting the niece and grand niece of the late Soleimani — apparently on the orders of Laura Loomer — actively puts innocent Americans around the world at risk. These two women were here legally and in no way involved with combat or otherwise legitimate targets for… <a href="https://t.co/EMBhcR3d6e">https://t.co/EMBhcR3d6e</a></p>&mdash; Ryan Grim (@ryangrim) <a href="https://twitter.com/ryangrim/status/2040507150729146636?ref_src=twsrc%5Etfw">April 4, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Si ha l’impressione che, nel mondo Maga e oltre, sia in corso uno scontro durissimo, che supera di gran lunga la semplice contrapposizione dialettica. È una resa dei conti senza precedenti, che rischia di condurre gli Stati Uniti su un terreno molto distante dalla democrazia così come la descrisse <strong>Alexis de Tocqueville</strong>.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>
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		<title>Antisemitismo: l&#8217;Ordine dei Giornalisti abbandona l’Ihra e adotta la &#8220;Jerusalem Declaration&#8221;. Vince la libertà di espressione</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/antisemitismo-lordine-dei-giornalisti-abbandona-lihra-e-adotta-la-jerusalem-declaration-vince-la-liberta-di-espressione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 12:17:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040114153672_742658079896219cbb73e75957522674.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040114153672_742658079896219cbb73e75957522674.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040114153672_742658079896219cbb73e75957522674-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040114153672_742658079896219cbb73e75957522674-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040114153672_742658079896219cbb73e75957522674-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040114153672_742658079896219cbb73e75957522674-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040114153672_742658079896219cbb73e75957522674-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre il Senato ha da poco blindato il ddl n. 1004 sul contrasto all’antisemitismo &#8211; testo che adotta formalmente la definizione operativa dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra) come pilastro &#8211; l’Ordine dei giornalisti ha deciso di prendere una strada opposta e coraggiosa. Con una mozione presentata dal giornalista Matteo Pucciarelli insieme ad Angela Caponnetto, Fulvia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/antisemitismo-lordine-dei-giornalisti-abbandona-lihra-e-adotta-la-jerusalem-declaration-vince-la-liberta-di-espressione.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/antisemitismo-lordine-dei-giornalisti-abbandona-lihra-e-adotta-la-jerusalem-declaration-vince-la-liberta-di-espressione.html">Antisemitismo: l&#8217;Ordine dei Giornalisti abbandona l’Ihra e adotta la &#8220;Jerusalem Declaration&#8221;. Vince la libertà di espressione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040114153672_742658079896219cbb73e75957522674.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040114153672_742658079896219cbb73e75957522674.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040114153672_742658079896219cbb73e75957522674-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040114153672_742658079896219cbb73e75957522674-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040114153672_742658079896219cbb73e75957522674-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040114153672_742658079896219cbb73e75957522674-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040114153672_742658079896219cbb73e75957522674-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre il Senato ha da poco blindato il ddl n. 1004 sul contrasto all’antisemitismo &#8211; testo che adotta formalmente la definizione operativa dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra) come pilastro &#8211; l’Ordine dei giornalisti ha deciso di prendere una strada opposta e coraggiosa. Con una mozione presentata dal giornalista <strong>Matteo Pucciarelli</strong> insieme ad <strong>Angela Caponnetto</strong>, <strong>Fulvia Caprara</strong> e <strong>Danilo De Biasio</strong>, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (Cnog) ha abbandonato la controversa definizione dell&#8217;<strong>International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra)</strong> e ha scelto di avvalersi prioritariamente della <em><a href="https://jerusalemdeclaration.org/" type="link" id="https://jerusalemdeclaration.org/">Jerusalem Declaration on Antisemitism</a></em>, documento sottoscritto da circa duecento studiosi internazionali specializzati in storia dell’antisemitismo, Shoah e Medio Oriente. </p>



<p>La mozione, approvata a maggioranza, non è un gesto simbolico. <strong>È una presa di posizione netta a tutela della categoria e della libertà di espressione</strong>. Il documento ufficiale del Cnog è chiarissimo: «Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha a cuore la lotta all’antisemitismo come quella contro ogni altra forma di razzismo e di discriminazione». Ma aggiunge subito dopo che il codice deontologico, in vigore dal 1° giugno 2025, all’articolo 9 obbliga il giornalista a rispettare il diritto della persona a non discriminare nessuno per razza, religione, opinioni politiche, sesso e condizioni personali, al contempo tutelando la libertà di espressione e di critica, «diritto insopprimibile dei giornalisti» sancito dalla Costituzione, nel rispetto della «verità sostanziale dei fatti e della buona fede».</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;approvazione della mozione</h2>



<p>Il punto centrale è la scelta della definizione: l’Ihra, con i suoi undici esempi illustrativi, ne contiene sette che non riguardano solo gli ebrei in quanto tali ma anche lo Stato di Israele. Una commistione che «rischia di criminalizzare posizioni e sensibilità altrimenti legittime» e rappresenta «una commissione pericolosa per gli ebrei stessi». Molti critici &#8211; tra cui accademici, organizzazioni per i diritti umani come <a href="https://www.amnesty.it/no-alladozione-della-definizione-di-antisemitismo-dellihra/" type="link" id="https://www.amnesty.it/no-alladozione-della-definizione-di-antisemitismo-dellihra/">Amnesty International</a> e <a href="https://www.hrw.org/news/2023/04/04/human-rights-and-other-civil-society-groups-urge-united-nations-respect-human" type="link" id="https://www.hrw.org/news/2023/04/04/human-rights-and-other-civil-society-groups-urge-united-nations-respect-human">Human Rights Watch</a>, <a href="https://www.newyorker.com/news/persons-of-interest/the-problem-with-defining-antisemitism" type="link" id="https://www.newyorker.com/news/persons-of-interest/the-problem-with-defining-antisemitism">e lo stesso Ken Stern</a>, principale redattore della definizione originale &#8211;  Sostengono che gli esempi legati a Israele siano vaghi e possano essere strumentalizzati per <strong>etichettare come antisemita qualsiasi critica legittima alle politiche israeliane</strong>, all’occupazione, ai coloni o al sionismo. Insomma, un escamotage per delegittimare ogni possibile osservazione nei confronti della politica israeliana. </p>



<p> <em>Jerusalem Declaration</em>, invece, pone una correlazione esplicita tra lotta all’antisemitismo, contrasto a ogni forma di odio, difesa della libertà di parola e protezione dei diritti umani di tutti, senza eccezioni. Non confonde il pregiudizio antisemita con la critica legittima alle politiche di un governo. <strong>Matteo Pucciarelli</strong>, uno dei firmatari, ha sintetizzato su X il senso politico della mozione: «Garantire la libertà di espressione dei colleghi contro ogni criminalizzazione del dissenso è un dovere fondamentale della categoria. Così come anche combattere ogni forma di antisemitismo e razzismo, ma senza che questo diventi uno strumento per comprimere il dibattito pubblico».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Garantire la libertà di espressione dei colleghi contro ogni criminalizzazione del dissenso è un dovere fondamentale della categoria. Così come anche combattere ogni forma di antisemitismo e razzismo, ma senza che questo diventi uno strumento per comprimere il dibattito pubblico</p>&mdash; Matteo Pucciarelli (@il_pucciarelli) <a href="https://twitter.com/il_pucciarelli/status/2039001981491060987?ref_src=twsrc%5Etfw">March 31, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il timing non è casuale. Il ddl approvato dal Senato a inizio marzo (con 105 sì, 24 no e 21 astenuti) recepisce l’Ihra per definire e contrastare l’antisemitismo, <strong>creando un quadro normativo che molti giuristi e costituzionalisti considerano rischioso proprio per la vaghezza degli esempi</strong>. Critiche sono arrivate da <a href="https://www.amnesty.it/i-ddl-antisemitismo-sono-in-contrasto-con-costituzione-e-cedu/" type="link" id="https://www.amnesty.it/i-ddl-antisemitismo-sono-in-contrasto-con-costituzione-e-cedu/">Amnesty International</a>, da studiosi come Stefano Levi della Torre e Simon Levis Sullam, e da una parte dell’opposizione: il timore è che si apra la strada a un «reato d’opinione» mascherato, dove denunciare i coloni, contestare l’occupazione o paragonare certe politiche israeliane a forme storiche di discriminazione possa essere etichettato come antisemitismo. Con conseguenze amministrative, ma anche penali e professionali per chi scrive o informa. In questo scenario, la decisione del CNOG diventa uno scudo professionale concreto.</p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/antisemitismo-lordine-dei-giornalisti-abbandona-lihra-e-adotta-la-jerusalem-declaration-vince-la-liberta-di-espressione.html">Antisemitismo: l&#8217;Ordine dei Giornalisti abbandona l’Ihra e adotta la &#8220;Jerusalem Declaration&#8221;. Vince la libertà di espressione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Germania, &#8220;Processo a porte chiuse per non danneggiare i rapporti con Israele&#8221;: bufera su Ebbing</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/processo-a-porte-chiuse-per-non-nuocere-sui-rapporti-tra-germania-e-israele-polemica-sul-processo-ebbing.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 06:53:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1133" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401085215141_4b2b8ff891ee34101b3bd3a3e74d17bc-e1775026389226.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Hartmut Ebbing" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401085215141_4b2b8ff891ee34101b3bd3a3e74d17bc-e1775026389226.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401085215141_4b2b8ff891ee34101b3bd3a3e74d17bc-e1775026389226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401085215141_4b2b8ff891ee34101b3bd3a3e74d17bc-e1775026389226.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401085215141_4b2b8ff891ee34101b3bd3a3e74d17bc-e1775026389226.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401085215141_4b2b8ff891ee34101b3bd3a3e74d17bc-e1775026389226.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401085215141_4b2b8ff891ee34101b3bd3a3e74d17bc-e1775026389226.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il tribunale ha accolto la richiesta di Ebbing di svolgere parti del processo a porte chiuse temendo danni all’immagine della Deutsch-Israelische Gesellschaft</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/processo-a-porte-chiuse-per-non-nuocere-sui-rapporti-tra-germania-e-israele-polemica-sul-processo-ebbing.html">Germania, &#8220;Processo a porte chiuse per non danneggiare i rapporti con Israele&#8221;: bufera su Ebbing</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1133" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401085215141_4b2b8ff891ee34101b3bd3a3e74d17bc-e1775026389226.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Hartmut Ebbing" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401085215141_4b2b8ff891ee34101b3bd3a3e74d17bc-e1775026389226.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401085215141_4b2b8ff891ee34101b3bd3a3e74d17bc-e1775026389226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401085215141_4b2b8ff891ee34101b3bd3a3e74d17bc-e1775026389226.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401085215141_4b2b8ff891ee34101b3bd3a3e74d17bc-e1775026389226.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401085215141_4b2b8ff891ee34101b3bd3a3e74d17bc-e1775026389226.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401085215141_4b2b8ff891ee34101b3bd3a3e74d17bc-e1775026389226.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il caso di <strong>Hartmut Ebbing</strong>, ex deputato della Fdp (Partito Liberal-democratico) al Bundestag e <strong>storico sostenitore di Israele</strong>, continua a dividere l’opinione pubblica tedesca. Ebbing, che ha ricoperto a lungo il ruolo di tesoriere della <strong><em>Deutsch-Israelische Gesellschaft</em> (Dig)</strong>&#8211; la principale organizzazione pro-israeliana e pro-sionista in Germania &#8211; è stato condannato per reati gravissimi legati ad abusi sessuali su minori. Al centro delle critiche c’è la decisione del tribunale di svolgere <strong>parti del procedimento a porte chiuse</strong>, accogliendo la richiesta dell’imputato che temeva danni alla sua attività pro-Israele.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo scandalo dell&#8217;udienza a porte chiuse per non danneggiare i rapporti con Tel Aviv</h2>



<p>Secondo quanto riportato dai media tedeschi, <a href="https://www.berliner-zeitung.de/news/kindesmissbrauch-gericht-schliesst-oeffentlichkeit-im-fall-des-ex-fdp-politikers-hartmut-ebbing-aus-li.10027900">tra cui la <em>Berliner Zeitung</em></a>, Ebbing aveva argomentato che un’udienza pubblica <strong>avrebbe potuto nuocere al suo incarico all’interno della Dig</strong> e al lavoro dell’associazione per i rapporti tra Germania e Israele. Il tribunale ha accolto questa motivazione, <strong>escludendo il pubblico dal processo</strong> e scatenando accuse di trattamento preferenziale per un ex politico di alto profilo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">i fatti contestati</h2>



<p>Ebbing è stato colto in <strong>possesso di</strong> <strong>video di abusi sessuali su minori</strong>. Già nel 2025 il tribunale di <strong>Tiergarten</strong> (Berlino) lo aveva condannato per possesso e distribuzione di materiale pedopornografico a 10 mesi di reclusione con sospensione condizionale. Quella sentenza è diventata definitiva nel marzo 2025.Nel marzo 2026 il Landgericht di Braunschweig lo ha condannato per il più grave capo d’accusa: l’abuso sessuale del figlio piccolo della sua compagna, un bambino di sette anni all’epoca dei fatti (2021). </p>



<p><strong>La pena inflitta è stata di due anni e dieci mesi di reclusione effettiva</strong>, senza sospensione condizionale della pena. La condanna precedente è stata inclusa nel computo complessivo. Ebbing ha sempre respinto le accuse di abuso sul minore, mentre la co-imputata – una insegnante di 51 anni – ha ammesso alcuni atti e lo ha coinvolto nelle sue dichiarazioni. L’uomo si è dimesso dalla carica di tesoriere della Dig solo dopo che le nuove accuse di Braunschweig sono diventate di dominio pubblico, motivando inizialmente le dimissioni con «ragioni personali e di salute».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le polemiche sulla trasparenza</h2>



<p>La decisione di tenere il processo (o parti di esso) non pubblico ha acceso un duro dibattito. La <em>Berliner Zeitung</em>, <a href="https://www.zeit.de/2026/14/hartmut-ebbing-kindesmissbrauch-lehrerin-abgeordneter-urteil/komplettansicht">citando un’inchiesta della <em>Zeit</em></a>, riporta che giuristi e politici dell’opposizione <strong>si interrogano se l’attività di lobby di Ebbing abbia influenzato la conduzione del procedimento</strong>. <em>WikiLeaks</em> ha denunciato su X che un tribunale tedesco avrebbe evitato un’udienza pubblica principale per tutelare l’immagine della DIG.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">German Court Shields Israeli-Linked Politician from Public Trial in Child Abuse Case<br><br>A German court chose to avoid a full public hearing in former Bundestag politician Hartmut Ebbing&#39;s child sex abuse case, citing concerns that exposure could harm his role as treasurer within… <a href="https://t.co/k5HWKvD3EN">pic.twitter.com/k5HWKvD3EN</a></p>&mdash; WikiLeaks (@wikileaks) <a href="https://twitter.com/wikileaks/status/2038597953166717305?ref_src=twsrc%5Etfw">March 30, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>In Germania l’esclusione del pubblico è prevista dal codice di procedura penale nei processi per reati sessuali, spesso per tutelare le vittime minori. Tuttavia, molti osservatori ritengono che in questo caso la motivazione legata alla <strong>«protezione del lavoro pro-Israele» abbia introdotto un elemento di privilegio ingiustificato</strong>, rischiando di minare la fiducia dei cittadini nello Stato di diritto. La Dig si è distanziata nettamente dalle azioni contestate a Ebbing, definendole «assurde e disumane» e contrarie ai valori che l’associazione rappresenta. Ma il dibattito sull&#8217;attività di lobbying dell&#8217;associazione, anche in un Paese marcatamente pro-Israele come la Germania, rimane. </p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/processo-a-porte-chiuse-per-non-nuocere-sui-rapporti-tra-germania-e-israele-polemica-sul-processo-ebbing.html">Germania, &#8220;Processo a porte chiuse per non danneggiare i rapporti con Israele&#8221;: bufera su Ebbing</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>“Se questo esce, sono morta”: Miriam Adelson e le rivelazioni esplosive dei Bibi Files di Tucker Carlson</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/se-questo-esce-sono-morta-miriam-adelson-e-le-rivelazioni-esplosive-dei-bibi-files-di-tucker-carlson.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 13:55:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1898" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328115617164_2204b66665e7657ad55098bc6b4c6a76-e1774695460103.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Netanyahu Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328115617164_2204b66665e7657ad55098bc6b4c6a76-e1774695460103.jpg 1898w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328115617164_2204b66665e7657ad55098bc6b4c6a76-e1774695460103.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328115617164_2204b66665e7657ad55098bc6b4c6a76-e1774695460103.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328115617164_2204b66665e7657ad55098bc6b4c6a76-e1774695460103.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328115617164_2204b66665e7657ad55098bc6b4c6a76-e1774695460103.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328115617164_2204b66665e7657ad55098bc6b4c6a76-e1774695460103.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1898px) 100vw, 1898px" /></p>
<p>I Bibi Files: il documentario vietato che Tucker Carlson ha reso virale (e che Netanyahu voleva nascondere).</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/se-questo-esce-sono-morta-miriam-adelson-e-le-rivelazioni-esplosive-dei-bibi-files-di-tucker-carlson.html">“Se questo esce, sono morta”: Miriam Adelson e le rivelazioni esplosive dei Bibi Files di Tucker Carlson</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1898" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328115617164_2204b66665e7657ad55098bc6b4c6a76-e1774695460103.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Netanyahu Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328115617164_2204b66665e7657ad55098bc6b4c6a76-e1774695460103.jpg 1898w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328115617164_2204b66665e7657ad55098bc6b4c6a76-e1774695460103.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328115617164_2204b66665e7657ad55098bc6b4c6a76-e1774695460103.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328115617164_2204b66665e7657ad55098bc6b4c6a76-e1774695460103.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328115617164_2204b66665e7657ad55098bc6b4c6a76-e1774695460103.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328115617164_2204b66665e7657ad55098bc6b4c6a76-e1774695460103.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1898px) 100vw, 1898px" /></p>
<p>Nelle ultime ore, il documentario <em><strong>The Bibi Files</strong></em> di <strong>Tucker Carlson</strong> è diventato virale sui social media, generando un dibattito acceso sul vero volto del potere di <strong>Benjamin Netanyahu.</strong> Si tratta di una versione aggiornata e resa accessibile al grande pubblico del film prodotto nel 2024 da <strong>Alex Gibney</strong> e diretto da <strong>Alexis Bloom</strong>. Il sito web dell&#8217;ex volto di <em>Fox News</em>, <a href="http://tuckercarlson.com"><em><strong>Tucker Carlson Network</strong></em> (Tcn)</a>, lo ha reso disponibile in streaming e alcuni spezzoni significativi del documentario si sono rapidamente diffusi su X. <strong>Il film è vietato in Israele</strong>, dove Netanyahu ha tentato di bloccarlo in tribunale invocando motivi di privacy sulle prove di un processo ancora in corso. Carlson lo presenta proprio come quel materiale che «il pubblico non doveva vedere».</p>



<p> Il documentario si basa su oltre <strong>1.000 ore di filmati inediti degli interrogatori</strong> della polizia israeliana a Netanyahu, alla moglie Sara, al figlio Yair e ad altri coinvolti nei casi di corruzione noti come <strong>Casi 1000, 2000, 3000 e 4000</strong>. Include testimonianze di insider, ex collaboratori e importanti benefattori. Tucker Carlson ha accompagnato il lancio con un messaggio diretto e senza giri di parole:<br>«Mentre gli Stati Uniti vengono trascinati in un’altra guerra straniera, vale la pena conoscere l’uomo che ci ha costretto a entrarci». Un affondo durissimo, mentre <a href="https://www.bbc.com/news/articles/c3w384px52no">l&#8217;opinione pubblica americana si dichiara apertamente contraria alla guerra di Usa e Israele contro l&#8217;Iran</a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le accuse che emergono dal documentario</h2>



<p>Il film non si limita a ripercorrere le inchieste giudiziarie che vedono coinvolto Netanyahu. Carlson le contestualizza, raccontando come Netanyahu stia utilizzando i conflitti in corso (Gaza, Libano, Iran) per <strong>rimanere al potere ed evitare un processo</strong> che potrebbe concludersi con una condanna a diversi anni di carcere. Secondo i <em>Bibi Files</em>, Netanyahu avrebbe <strong>facilitato o quantomeno tollerato l’ingresso di ingenti somme di denaro dal Qatar a Hamas</strong> — fino a 35 milioni di dollari al mese, spesso trasportati in valigie di contanti. L’obiettivo? Mantenere Gaza divisa dal resto dei palestinesi e <strong>impedire un fronte unito contro Israele</strong>. Negli interrogatori compaiono frasi attribuite allo stesso premier come “li imbroglio, li induco in errore, mento e poi li colpisco”. Carlson sottolinea che per anni il pubblico è stato ingannato sul reale rapporto tra Bibi e Hamas. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Every Israeli should see this<br><br>Netanyahu admits funding Hamas to weaken Palestinian unity and prevent the creation of a peaceful, independent Palestinian state <a href="https://t.co/e7TV8lrxSy">pic.twitter.com/e7TV8lrxSy</a></p>&mdash; HatsOff (@HatsOffff) <a href="https://twitter.com/HatsOffff/status/2037751941145719101?ref_src=twsrc%5Etfw">March 28, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il video di Miriam Adelson fa il giro del Web</h2>



<p>Se gli interrogatori di Netanyahu hanno attirato attenzione, due clip che coinvolgono <strong>Miriam</strong> e <strong>Sheldon Adelson</strong> sono diventate il vero fenomeno virale.Miriam e Sheldon Adelson erano (e Miriam resta) una delle coppie di miliardari più influenti nel sostegno alle cause repubblicane. Sheldon, fondatore di <em><strong>Las Vegas Sands</strong></em>, è scomparso nel 2021. Miriam, ancora attiva, ha un patrimonio stimato intorno ai <strong>34,6 miliardi di dollari</strong>.</p>



<p>In uno dei video più discussi, Sheldon Adelson dichiara apertamente: «Penso che il Paese di Israele starebbe meglio se lei [Sara] non mettesse il naso nella politica di lui [Bibi]. È molto intransigente — devo essere onesto con voi il più possibile. Non credo che continuerò l’amicizia con loro». Le parole sono chiaramente riferite a <strong>Sara Netanyahu</strong>. Emergono inoltre dettagli su regali di lusso (sigari cubani costosi, gioielli), favori mediatici e una relazione di scambio tra sostegno finanziario e influenza politica. In un altro passaggio, <strong>Miriam Adelson appare preoccupata: «Se questo esce, sono morta».</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🚨🇺🇸🇮🇱 &quot;If this comes out I&#39;m dead.&quot;<br><br>That&#39;s Miriam Adelson, Israeli-American billionaire, one of the most significant political donors in modern American history, describing her relationship with Benjamin Netanyahu during official Israeli investigation footage.<br><br>Tucker Carlson… <a href="https://t.co/Zv4zBK7nTW">https://t.co/Zv4zBK7nTW</a> <a href="https://t.co/ESTZSrSEim">pic.twitter.com/ESTZSrSEim</a></p>&mdash; Mario Nawfal (@MarioNawfal) <a href="https://twitter.com/MarioNawfal/status/2037625471320646120?ref_src=twsrc%5Etfw">March 27, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p><strong>Miriam Adelson</strong> non è un personaggio qualunque, negli Usa. <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/balcanizzare-liran-il-giornale-di-miriam-adelson-svela-il-piano-di-trump-e-netanyahu-in-iran.html">È la più influente e ricca donatrice filo-israeliana</a> che ha sostenuto con ingenti somme entrambe le campagne presidenziali di <strong>Donald Trump</strong>, proprietaria del giornale <a href="https://www.israelhayom.com/2026/03/03/us-iran-regime-change-opposition-irgc/"> <em>Israel Hayom</em></a> <a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-chi-e-miriam-adelson-la-miliardaria-che-sostiene-la-repressione-nei-campus.html">nonché &#8220;mente&#8221; dietro la repressione dei pro-dal nelle università americane</a>. Come ha dichiarato una volta Trump durante un evento pubblico, Miriam Adelson «non si sa se si sente più israeliana o americana&#8230;».</p>



<p>Per Benjamin Netanyahu e per tutta la lobby pro-Israele negli Stati Uniti la pubblicazione dei <em><strong>Bibi Files</strong></em> rappresenta una <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/dallacquisto-di-tiktok-agli-influencer-a-libro-paga-israele-e-la-guerra-della-propaganda-negli-usa.html">sconfitta significativa nella guerra dell’informazione</a> che lo stesso premier israeliano aveva avviato con determinazione fin dai primi giorni del conflitto. Quel famoso &#8220;ottavo fronte&#8221; che riguarda il sostegno dell&#8217;opinione pubblica americana alla politica estera di Tel Aviv, sempre più impopolare da Gaza in poi.</p>



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		<title>Soldi Usa per l’energia pulita? Ma l’Ucraina voleva dirottarli alla campagna di Joe Biden tramite l&#8217;Usaid</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/soldi-usa-per-lenergia-pulita-ma-lucraina-voleva-dirottarli-alla-campagna-di-joe-biden-tramite-lusaid.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 13:26:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1907" height="1046" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260327115540805_57e5d42e3d4dd3e6f89ed0de4f00466e-e1774609079324.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Joe Biden Ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260327115540805_57e5d42e3d4dd3e6f89ed0de4f00466e-e1774609079324.jpg 1907w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260327115540805_57e5d42e3d4dd3e6f89ed0de4f00466e-e1774609079324.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260327115540805_57e5d42e3d4dd3e6f89ed0de4f00466e-e1774609079324.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260327115540805_57e5d42e3d4dd3e6f89ed0de4f00466e-e1774609079324.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260327115540805_57e5d42e3d4dd3e6f89ed0de4f00466e-e1774609079324.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260327115540805_57e5d42e3d4dd3e6f89ed0de4f00466e-e1774609079324.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1907px) 100vw, 1907px" /></p>
<p>Kiev tentò di finanziare la campagna di Joe Biden tramite l'Usaid: la prova nei file declassificati da Tulsi Gabbard</p>
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<p>Mentre la guerra tra Russia e Ucraina prosegue incessantemente, in particolare nell&#8217;Oblast di Donetsk, nei pressi di <em>Pokrovsk,</em> oltre che Kostyantynivka e Druzhkivka, ma anche in direzione di Lyman/Sloviansk, merge un nuovo capitolo sui legami tra Kiev e la famiglia dell&#8217;ex presidente Usa <strong>Joe Biden</strong>. <a href="https://justthenews.com/government/security/nsa-intercepted-ukraine-government-messages-discussing-effort-route-money-2024">L’inchiesta esclusiva del sito conservatore <em>Just the News</em></a>, firmata dal giornalista investigativo <strong>John Solomon</strong> (da anni sulle tracce degli intrecci Biden-Ucraina), rivela l’esistenza di intercettazioni americane del 2022 in cui alti funzionari ucraini avrebbero <strong>pianificato di dirottare centinaia di milioni di dollari</strong> <strong>di aiuti Usa</strong> – ufficialmente destinati a progetti di energia pulita – verso le casse della campagna di rielezione di Joe Biden e del <em>Democratic National Committee</em>. <a href="https://it.insideover.com/dossier/born-in-the-usaid">Il denaro sarebbe dovuto transitare tramite l&#8217;Usaid</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Così Kiev voleva finanziare la campagna di Biden</h2>



<p>La pesantissima accusa emerge da una serie di documenti declassificati dalla <strong>direttrice dell&#8217;intelligence Tulsi Gabbard</strong> e risalenti al 2022. Il meccanismo descritto nelle intercettazioni del 2022 era particolarmente raffinato. L’idea era quella di creare un progetto infrastrutturale ucraino legato all’energia pulita – apparentemente legittimo e meritevole di finanziamento – per ottenere dall’Usaid centinaia di milioni di dollari dei contribuenti americani. </p>



<p>Una volta approvati e erogati i fondi, circa il 90% di essi sarebbe stato dirottato, attraverso subappaltatori americani e contratti volutamente opachi, verso le casse del <em>Democratic National Committee </em>e della campagna di rielezione di Joe Biden. Solo dopo il trasferimento del denaro il progetto sarebbe stato dichiarato “non necessario” o “inattuabile”, <strong>rendendo di fatto impossibile recuperare i fondi o ricostruire con precisione il loro percorso</strong>. In questo modo, gli aiuti destinati alla ricostruzione dell’Ucraina sarebbero serviti da semplice copertura per finanziare una campagna elettorale americana, sfruttando la complessità dei flussi finanziari e la difficoltà di verifica dei contratti.</p>



<p>Il rapporto declassificato è esplicito: «Il Governo ucraino e personale non specificato del Governo Usa, <strong>attraverso l’Usaid a Kiev</strong>, avrebbero sviluppato un piano che avrebbe fornito centinaia di milioni di dollari dei contribuenti americani per finanziare un progetto infrastrutturale in Ucraina da usare come copertura per inviare circa il <strong>90% dei fondi allocati al Dnc  per finanziare la campagna di rielezione di Joe Biden</strong>».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fantasma dello scandalo Burisma-Hunter Biden </h2>



<p>La notizia arriva in un momento di grande delicatezza per <strong>Volodymyr Zelenskyy</strong>. Il presidente ucraino sta negoziando direttamente con gli emissari di Trump per un piano di pace, ma il suo entourage è stato scosso, da mesi, da un’ondata di inchieste anticorruzione interne. A fine novembre 2025 <strong>Andriy Yermak</strong>, potentissimo capo dell’Ufficio del Presidente e fedelissimo di Zelenskyy, si è dimesso dopo perquisizioni della Nabu e della Sapo nella sua abitazione. Le due procure anticorruzione stavano indagando su un’organizzazione criminale di alto livello nel settore energetico (Operazione Midas).</p>



<p>Zelenskyy ha parlato di «reset» dell’Ufficio presidenziale e di necessità di «forza interna» per non offrire appigli esterni. Fonti vicine al presidente ucraino hanno fatto sapere che Kiev sarebbe disposta a collaborare con il nuovo Dipartimento di Giustizia di Trump anche sulle vecchie vicende legate a Mykola Zlochevsky e alla <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-dicono-le-email-su-hunter-biden-e-burisma.html">società energetica Burisma, dove Hunter Biden sedette nel consiglio di amministrazione dal 2014 incassando milioni di dollari</a>.</p>



<p>È il filone che Trump aveva portato alla luce già nella telefonata del luglio 2019 con Zelenskyy, quella che scatenò il primo impeachment (poi archiviato). I repubblicani sostenevano che Joe Biden, da vicepresidente, <strong>avesse fatto pressioni per far rimuovere il procuratore Viktor Shokin proprio per proteggere il figlio</strong>. I democratici hanno sempre parlato di <em>fake news </em>e di campagna diffamatoria.</p>



<p>I senatori Grassley e Johnson, nel loro rapporto del 2020, avevano ricostruito la tempistica sospetta: <strong>Hunter Biden</strong> e <a href="https://it.insideover.com/politica/biden-grazia-il-figlio-hunter-ma-lo-scandalo-rimane.html">Devon Archer entrano nel board di Burisma proprio mentre Joe Biden</a> è il volto pubblico della politica americana in Ucraina. Un documento FBI (FD-1023) del 2020 – poi al centro di un caso giudiziario – parlava di 5 milioni di dollari a testa versati a Hunter e Joe Biden. </p>



<p>La fonte, Alexander Smirnov, è stata condannata per aver fabbricato prove, ma il nuovo DOJ di Trump ha annunciato di voler rivedere l’intero impianto accusatorio. <strong>Joe Biden ha graziato il figlio Hunter a dicembre 2024</strong>, estendendo la clemenza a tutti i possibili reati federali commessi tra il 1° gennaio 2014 e il 1° dicembre 2024: un arco temporale che copre esattamente il periodo Burisma. Pura coincidenza? <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/dopo-9-anni-la-cia-ammette-linchiesta-del-russiagate-era-stata-manipolata.html">Altro che Russiagate</a>&#8230;</p>



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