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Media e Potere

Dopo 9 anni la CIA ammette: l’inchiesta del Russiagate era stata manipolata

Il rapporto della CIA, commissionato da John Ratcliffe, critica l'Intelligence Community Assessment (ICA) del 2017, che accusava Putin di voler favorire Trump, per manipolazioni e debolezze procedurali. John Brennan, ex capo della CIA, selezionò un ristretto gruppo di analisti, escludendo 13 agenzie di intelligence e includendo il dossier Steele nonostante le obiezioni. Il dossier Steele, commissionato da entità legate a Hillary Clinton, conteneva informazioni non verificate, come ammesso dallo stesso Steele nel 2019. La conclusione che Putin "aspirasse" a favorire Trump si basava su un unico rapporto privo di conferme, con l'NSA che esprimeva solo "moderata fiducia" e dubbi sulla preferenza russa per Trump. John Brennan e James Comey sono sotto indagine penale per possibili irregolarità legate al Russiagate, incluse false dichiarazioni al Congresso.
Russiagate

Un recente rapporto interno della Cia data 26 giugno 2025 e recentemente diffuso da Miranda Devine del New York Post, getta nuova luce sulle origini del cosiddetto Russiagate, l’indagine sulla presunta interferenza russa nelle elezioni presidenziali Usa del 2016. La tesi, smentita dalle indagini successive, è che il team di Trump fosse “colluso” con Mosca. Ora anche la CIA ammette che quell’inchiesta era sostanzialmente infondata.

Il documento, commissionato dal direttore della Cia John Ratcliffe, ha analizzato le procedure e le pratiche analitiche dell’Intelligence Community Assessment (Ica) del 30 dicembre 2016, rivelando anomalie procedurali e debolezze che hanno compromesso la credibilità del giudizio chiave secondo cui il leader russo Vladimir Putin “aspirava” ad aiutare Donald Trump a vincere le elezioni.

Un rapporto manipolato

Il fulcro dello scandalo è il rapporto dell’Intelligence Community Assessment del 2017, ordinato dall’allora presidente Barack Obama, che concluse che Vladimir Putin avesse cercato di “minare la fiducia nel processo democratico statunitense, screditare Hillary Clinton e favorire l’elezione di Trump”. Questo documento, che includeva materiale tratto dal controverso dossier Steele, ha dato il via a anni di indagini, culminate nell’inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller. Tuttavia, il nuovo rapporto della Cia rivela che l’Ica fu il prodotto di una deliberata manipolazione.

Secondo il rapporto, l’allora capo della Cia John Brennan selezionò personalmente un ristretto gruppo di analisti dell’intelligence, coinvolgendo solo Cia, Fbi, Nsa e Odni, escludendo 13 delle 17 agenzie di intelligence allora esistenti. Il National Intelligence Council fu messo da parte, e il dossier Steele – già screditato all’epoca – fu forzatamente incluso nonostante le obiezioni di analisti senior e esperti di Russia della Cia.

Un email del 29 dicembre 2016 del vicedirettore per l’analisi della Cia avvertiva Brennan che l’inclusione del dossier avrebbe “minato la credibilità dell’intero rapporto”. Nonostante ciò, Brennan insistette, ignorando anche le proteste di due alti funzionari del centroCia per la Russia, che definirono la conclusione che Putin “aspirasse” ad aiutare Trump come “debolmente supportata” e “non necessaria”.

Christopher Steele è l’ex spia inglese che ha confezionato il controverso dossier sul Russiagate su commissione di Fusion Gps, del Washington Free Beacon, del Comitato nazionale democratico e della campagna di Hillary Clinton, tramite il loro avvocato, Marc Elias dello studio legale Perkins Coie. In una deposizione rilasciata da Steele nel 2019 presso una Corte federale, l’ex spia britannica ammise di aver impiegato “informazioni non verificate” per supportare il suo lavoro in merito alla presunta collusione della campagna elettorale dell’allora candidato Donald Trump con la Russia

Putin voleva aiutare Trump? Una bufala…

Il rapporto evidenzia ulteriori discrepanze. Secondo la Cia, infatti, il giudizio secondo cui Putin “aspirava” a favorire Trump si basava principalmente su un singolo rapporto, privo di sufficienti conferme. Tant’è vero che l’Nsa, guidata da Mike Rogers, espresse solo una “moderata fiducia” nelle conclusioni dell’Ica, citando una base di fonti limitata e la possibilità di un giudizio alternativo. In termini pratici, “moderata fiducia” equivale a un “no” in gergo intelligence, come confermato da una fonte a Ratcliffe.

L’Nsa riteneva che la Russia potesse non preferire Trump, considerato “imprevedibile” e “inaffidabile“, rispetto a una presidenza Clinton vista come “gestibile”. L’Fbi, d’altra parte, sembra aver cambiato posizione sotto pressione. Inizialmente, a ottobre 2016, alti funzionari dell’Fbi dichiararono al New York Times che non c’era un chiaro legame tra Trump e la Russia. Poi cambiò idea su pressione dell’allora direttore James Comey.

Le implicazioni sono serie. Come ha recentemente osservato Simona Mangiante sulle colonne di questo giornale, fonti del Dipartimento di Giustizia hanno rivelato che l’ex direttore della Cia, John Brennan, e l’ex direttore dell’Fbi, James Comey, sono attualmente sotto indagine penale per possibili irregolarità legate all’inchiesta sul Russiagate, compreso il presunto rilascio di dichiarazioni false al Congresso.

Per mesi, il Russiagate ha dominato i riflettori mediatici, etichettando come “filo-russo” o “complottista” chiunque osasse sfidare la narrazione ufficiale. Noi di InsideOver non abbiamo mai dubitato della natura manipolatoria di questa vicenda. Per continuare a raccontarla al meglio, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo sostegno. Unisciti a noi, abbonati ora!

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