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	<title>Economia e Finanza Archives - InsideOver</title>
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	<title>Economia e Finanza Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Energia e difesa, Italia sovrana a metà: quanto possiamo spendere e per cosa si decide a Bruxelles</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 12:33:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1799" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-600x562.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-300x281.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-1024x959.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-768x720.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-1536x1439.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il "vincolo esterno" è cambiato. Non riguarda soltanto quanto possiamo spendere, ma sempre più spesso per cosa possiamo spendere.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/energia-e-difesa-italia-sovrana-a-meta-quanto-possiamo-spendere-e-per-cosa-si-decide-a-bruxelles.html">Energia e difesa, Italia sovrana a metà: quanto possiamo spendere e per cosa si decide a Bruxelles</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1799" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-600x562.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-300x281.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-1024x959.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-768x720.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-1536x1439.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p></p>



<p>Il <strong>5 agosto 2026</strong> il Parlamento italiano ha approvato la risoluzione di maggioranza sulla richiesta di flessibilità europea per finanziare <strong>energia e difesa</strong>: <a href="https://parlamento19.openpolis.it/votazioni?main_vote_type=is_key_vote&amp;ordering=-date&amp;page=1&amp;page_size=12#scrollNext">181 voti favorevoli alla Camera, 126 contrari e 12 astensioni; al Senato 98 sì, 60 no e 2 astensioni.</a> Non era ancora un’autorizzazione di spesa, ma il passaggio politico necessario per chiedere l’attivazione degli spazi previsti dalle regole europee. Il paradosso è evidente: su due funzioni essenziali dello Stato — <strong>sicurezza energetica e difesa nazionale</strong> — il Parlamento deve muoversi dentro un perimetro europeo prima di poter decidere pienamente sul bilancio nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Trentasei miliardi dentro un recinto</strong></h2>



<p>La posta in gioco indicata dal governo è di circa <strong>36 miliardi in tre anni</strong>, con 14,4 miliardi destinati all’energia e 21,7 alla difesa. <a href="https://www.liberacr.it/news/ultime-notizie/103329/sovranita-alimentare-chi-decide-davvero-tra-roma-e-bruxelles.html">Ma non significa che Roma abbia ottenuto 36 miliardi aggiuntivi: si tratta di margini di flessibilità sul percorso della spesa, subordinati alle condizioni del quadro europeo</a>. Ed è qui che la politica deve smettere di usare la parola “sovranità” come slogan. L’Italia conserva la propria capacità di bilancio, ma la esercita dentro <strong>regole comuni che ha sottoscritto</strong> e che prevedono procedure di sorveglianza, valutazione e coordinamento. La Commissione ha confermato che la procedura per disavanzo eccessivo italiana è sospesa dopo la valutazione delle azioni efficaci, ma l’Italia continua formalmente a figurare tra i Paesi interessati dalla procedura.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il decimale che racconta la dipendenza</strong></h2>



<p>Il dato decisivo è il deficit: <strong>3,1% del Pil nel 2025</strong>, dopo il 3,4% del 2024. La Commissione prevede per il 2026 e il 2027 un disavanzo al 2,9%. Un Paese con un debito pubblico enorme non può naturalmente comportarsi come se il vincolo finanziario non esistesse. La vera questione è però politica: quando l’Europa chiede maggiore capacità militare e resilienza energetica, dovrebbe anche riconoscere che questi investimenti hanno una natura strategica diversa dalla spesa corrente. Il rischio è costruire una <strong>Europa della sicurezza</strong> che pretende più difesa dagli Stati mentre continua a giudicarne gli investimenti quasi esclusivamente attraverso la grammatica del consolidamento fiscale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La flessibilità non è sovranità</strong></h2>



<p>La clausola di salvaguardia è stata concepita proprio per consentire agli Stati di aumentare determinate spese in circostanze eccezionali, in particolare quelle per la difesa. Nel 2026 il perimetro è stato esteso anche a misure energetiche orientate a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati. È una scelta razionale, ma rivela un problema: <strong>non tutto ciò che l’Italia considera strategico diventa automaticamente finanziabile</strong> attraverso la flessibilità europea. Il tipo di investimento, la sua finalità e la sua coerenza con gli obiettivi comuni determinano l’ammissibilità. La sovranità, dunque, non scompare. Ma viene <strong>condizionata dalla cornice europea</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Prima perdi una fonte, poi finanzi la sostituzione</strong></h2>



<p>La questione energetica rende il problema ancora più evidente. L’Italia ha dovuto modificare radicalmente il proprio sistema di approvvigionamento dopo la rottura dei rapporti energetici con Mosca. Il gas russo è stato sostituito da forniture provenienti da altri Paesi e dal <strong>GNL</strong>, aumentando il valore strategico delle infrastrutture di rigassificazione e delle rotte marittime. Ora Bruxelles incentiva investimenti destinati a ridurre ulteriormente la dipendenza dai combustibili fossili importati. È una strategia coerente con la transizione energetica europea. Ma il risultato politico è che <strong>una parte delle opzioni nazionali viene prima resa meno praticabile dalle scelte comuni e poi sottoposta a ulteriori criteri comuni quando si tratta di finanziarla</strong>. La dipendenza energetica, insomma, non è necessariamente scomparsa: può semplicemente cambiare geografia.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>SAFE: il debito europeo della difesa</strong></h2>



<p>Lo stesso schema emerge con <strong>SAFE</strong>, lo strumento europeo da 150 miliardi di euro in prestiti per gli acquisti congiunti nel settore della difesa. La Commissione indica per l’Italia una richiesta di 14,9 miliardi. Il vantaggio è evidente: ottenere risorse per accelerare il riarmo e sostenere l’industria europea. Ma SAFE non è un regalo. Sono <strong>prestiti</strong>, quindi debito, destinati soprattutto ad acquisti coerenti con le priorità industriali e strategiche europee. Il punto non è dunque essere “pro” o “contro” l’Europa. È stabilire se l’Italia sappia usare questi strumenti senza trasformarsi in un semplice acquirente dentro una catena finanziaria e industriale progettata altrove.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il vero problema è il vincolo esterno</strong></h2>



<p>Per decenni il <strong>vincolo esterno</strong> è stato il modo italiano di disciplinare la finanza pubblica: attribuire all’Europa il compito di imporre decisioni che la politica nazionale non riusciva o non voleva assumersi. Oggi quel vincolo è cambiato. Non riguarda soltanto <strong>quanto</strong> possiamo spendere, ma sempre più spesso <strong>per cosa</strong> possiamo spendere. È qui che la discussione sulla sovranità diventa seria. L’Italia non deve scegliere tra autarchia e subordinazione. Deve invece battersi per un’Europa nella quale <strong>la difesa, l’energia e gli investimenti strategici siano considerati beni comuni</strong>, senza cancellare la disciplina dei conti. Il problema non è avere regole europee. È avere regole europee che chiedono agli Stati di diventare più forti mentre, simultaneamente, ne comprimono gli strumenti finanziari per farlo. La vera sovranità italiana, allora, non consiste nel fingere che Bruxelles non esista. Consiste nell&#8217;avere abbastanza peso politico, credibilità finanziaria e capacità industriale da <strong>sedersi al tavolo europeo non per chiedere eccezioni, ma per contribuire a scrivere le regole</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/energia-e-difesa-italia-sovrana-a-meta-quanto-possiamo-spendere-e-per-cosa-si-decide-a-bruxelles.html">Energia e difesa, Italia sovrana a metà: quanto possiamo spendere e per cosa si decide a Bruxelles</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quando clima e guerra riscrivono la geografia delle commodities</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/quando-clima-e-guerra-riscrivono-la-geografia-delle-commodities.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Besana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 08:20:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Materie prime]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="commercio" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando una rete dipende da pochi porti o da una rotta esposta a conflitti, ogni interruzione può diventare una crisi di produzione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/quando-clima-e-guerra-riscrivono-la-geografia-delle-commodities.html">Quando clima e guerra riscrivono la geografia delle commodities</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="commercio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per capire <strong>quanto il cambiamento climatico stia trasformando l’economia reale </strong>non serve guardare soltanto ai grafici sulle temperature. È sufficiente osservare il prezzo di una pesca, la quantità di latte prodotta da una stalla o la resa di un campo di grano duro. Ma quando caldo estremo e siccità colpiscono contemporaneamente, il problema non riguarda più soltanto gli agricoltori e si trasmette lungo tutta la filiera, dai produttori all’industria alimentare, fino ai prezzi pagati dai consumatori.</p>



<p>È questa la dinamica descritta in un articolo de <em>Il Sole 24 Ore</em> (&#8220;<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/ortaggi-frutta-e-olio-d-oliva-caldo-e-siccita-mettono-ginocchio-l-agricoltura-AJfQ2pd?refresh_ce=1#google_vignette">Ortaggi, frutta e olio d&#8217;oliva: caldo e siccità colpiscono molte produzioni agricole</a>&#8220;) scritto da Giorgio Dell’Orefice qualche giorno fa, in cui si racconta di un’agricoltura italiana stretta in una vera e propria “tenaglia”: da una parte i raccolti diminuiscono per effetto delle condizioni climatiche avverse; dall’altra aumentano i costi di produzione, rendendo più fragile la redditività delle imprese agricole. Il fenomeno può essere letto, in termini macroeconomici, come uno shock dal lato dell’offerta. In altre parole, <strong>eventi esterni, in questo caso siccità, ondate di calore, maltempo e incendi, riducono la quantità di beni agricoli disponibili. </strong>Se la domanda di alimenti resta relativamente stabile, una minore offerta tende a esercitare pressioni sui prezzi. Tuttavia, il meccanismo non produce automaticamente maggiori guadagni per gli agricoltori: spesso il prezzo riconosciuto al produttore rimane basso, mentre crescono i costi di energia, carburanti, fertilizzanti, acqua, mangimi e trasporti.</p>



<p>Uno dei casi più significativi riguarda il grano duro, materia prima essenziale per la produzione della pasta, uno dei prodotti simbolo del <em>Made in Italy.</em> Secondo i dati riportati nell’articolo, <strong>la campagna di raccolta ha registrato una diminuzione del 6% rispetto allo scorso anno</strong>; una perdita che può avere conseguenze anche per l’industria molitoria e pastaria, che deve approvvigionarsi di una materia prima meno disponibile e potenzialmente più costosa. La riduzione dei raccolti si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà per i cereali e per altre produzioni agricole. Il problema è particolarmente rilevante perché la siccità non colpisce soltanto la quantità del raccolto, ma può incidere anche sulla qualità del prodotto. Un raccolto più scarso o qualitativamente meno omogeneo può obbligare le imprese a ricorrere maggiormente a forniture esterne, aumentando la dipendenza dai mercati internazionali e dall’andamento dei prezzi globali. Secondo le stime di Coldiretti riportate dal quotidiano, negli ultimi quattro anni gli eventi estremi hanno addirittura provocato agli agricoltori italiani danni superiori a 5 miliardi di euro all’anno (!). Nel calcolo rientrano le conseguenze di fenomeni come siccità, maltempo e incendi. Si tratta di una cifra che dà la misura economica del problema e che dimostra come non siamo di fronte a perdite episodiche e circoscritte, ma a un costo ricorrente che grava sulla capacità di investimento delle imprese agricole.</p>



<p>Gli effetti del clima diventano evidenti anche nel comparto ortofrutticolo. L’articolo segnala, ad esempio, che i prezzi pagati agli agricoltori per le pesche sono diminuiti del 18% nonostante le difficoltà produttive causate dal caldo. Se, infatti, l’offerta si concentra in un breve periodo o se il prodotto non può essere immagazzinato a lungo, gli agricoltori possono essere costretti a vendere rapidamente, anche a condizioni poco favorevoli. Il caldo estremo produce effetti anche sulla zootecnia. Le alte temperature sottopongono gli animali a stress termico in una condizione nella quale l’organismo fatica a mantenere il proprio equilibrio fisiologico. Ecco che quindi anche la produzione di latte potrebbe diminuire fino al 10% con una riduzione dei ricavi per gli allevatori aggravata da un aumento per le spese necessarie per garantire acqua, ventilazione, raffrescamento e alimentazione adeguata degli animali. Il cambiamento climatico agisce in sostanza come un moltiplicatore di vulnerabilità nel settore agricolo alimentare e non rappresenta più soltanto una questione ambientale, bensì un problema di reddito, competitività e sicurezza economica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oltre al clima, anche la politica</h2>



<p>Alla pressione del cambiamento climatico, però, si aggiunge oggi un secondo fattore di instabilità, ovvero <strong>la crescente vulnerabilità geopolitica delle catene alimentari. </strong>Il caso dell’Ucraina mostra con particolare chiarezza questo meccanismo. Circa il 90% delle esportazioni agricole ucraine, per un valore nell’intorno dei 30 miliardi, passa dai porti del Mar Nero, in particolare Odessa, Chornomorsk e Pivdenny. Quando queste infrastrutture diventano impraticabili a causa degli attacchi russi, la crisi non riguarda soltanto la logistica: ma inizia a coinvolgere la liquidità delle imprese agricole, la capacità di pagare gli affitti, la programmazione dei raccolti e soprattutto la disponibilità di cereali sui mercati internazionali. </p>



<p><a href="https://www.rsi.ch/info/mondo/Il-grano-che-non-riesce-a-lasciare-l%E2%80%99Ucraina--3926403.html">Secondo Dmitro Barinov, presidente dell’associazione dei porti ucraini, dall’incirca il 20 luglio di quest’anno nessuna nave entrava nei porti ucraini</a>. Formalmente gli scali restavano aperti, ma la minaccia di missili e droni rendeva troppo rischioso l’attracco per compagnie di navigazione e comandanti. Un Paese può quindi disporre di grano nei propri silos, ma se non riesce a trasferirlo via mare non può venderlo sui mercati esteri. Il raccolto rimane fisicamente disponibile, ma diventa economicamente “intrappolato”: occupa spazio, perde valore commerciale e impedisce all’agricoltore di incassare i ricavi necessari per finanziare il ciclo produttivo successivo. Le rotte alternative, inoltre, non sarebbero al momento sufficienti a compensare il blocco dei porti del Mar Nero. I porti sul Danubio hanno una capacità solo parziale rispetto ai grandi terminal marittimi e, nello stesso periodo, la siccità nell’Europa centrale ha fatto diminuire il livello del fiume al punto da provocare la chiusura al traffico di uno dei due principali canali di accesso per le imbarcazioni da trasporto.</p>



<p><br>Le conseguenze, ancora una volta, ricadono direttamente sugli agricoltori. <a href="https://www.rsi.ch/info/mondo/Il-grano-che-non-riesce-a-lasciare-l%E2%80%99Ucraina--3926403.html">RSI racconta ad esempio del caso di Volodymyr Zhitnik, titolare dell’azienda agricola Shevchenko,</a> che gestisce complessivamente 1.800 ettari, in parte di proprietà e in parte presi in affitto da circa 350 proprietari. Con i porti bloccati, l’impresa non riusciva a liberare i depositi dal grano già raccolto e rischiava di non avere spazio sufficiente per il raccolto successivo, compreso quello dei girasoli. L’unica alternativa ai terminal bloccati era rivolgersi a intermediari definiti come “mercato nero”, disposti a pagare meno della metà dei circa 200 franchi svizzeri per tonnellata indicati dal listino ufficiale.</p>



<p><br>La vulnerabilità delle catene globali non riguarda soltanto il grano, il mais o l’olio d’oliva. Gli stessi choke point, cioè i punti critici da cui dipende il passaggio di grandi quantità di merci, possono bloccare anche materie prime industriali fondamentali come il minerale di ferro. Lo dimostra il caso analizzato da <em>The New Voice of Ukraine</em> nell’articolo “<a href="https://english.nv.ua/business/port-deadlock-chokes-ukrainian-steelmakers-as-iron-ore-exports-collapse-50629730.html">Port deadlock chokes Ukrainian steelmakers as iron ore exports collapse</a>”. La chiusura dei porti ad Odessa, provocata dall’intensificarsi degli attacchi russi, ha interrotto non solo le esportazioni agricole, ma anche quelle di minerale di ferro e di prodotti siderurgici. Anche il settore metallurgico ucraino dipende in modo significativo dal trasporto marittimo. Secondo i dati riportati nell’articolo, il mare rappresenta circa i due terzi dei volumi esportati dall’Ucraina in termini di peso e circa la metà del valore complessivo delle esportazioni. Per il minerale di ferro, il trasporto marittimo ha rappresentato circa il 60% delle spedizioni nell’ultimo anno, mentre il blocco dei porti mette a rischio circa 1 milione di tonnellate di esportazioni al mese.</p>



<p>La lezione è valida tanto per il cibo quanto per l’industria: una catena di approvvigionamento non è resiliente soltanto perché dispone di fornitori alternativi. Deve avere anche infrastrutture sufficienti, corridoi diversificati, capacità di stoccaggio e margini economici abbastanza ampi da assorbire gli shock. Quando invece la rete dipende da pochi porti, da un singolo fiume o da una rotta marittima esposta a conflitti, <strong>ogni interruzione può trasformarsi rapidamente in una crisi di produzione,</strong> di reddito e di finanza pubblica. Il cambiamento climatico e la geopolitica finiscono così per rafforzarsi a vicenda: entrambi rendono più fragili le infrastrutture e le disponibilità fisiche e spesse volte impediscono di utilizzare le rotte alternative. La conseguenza finale non è quindi soltanto un aumento della volatilità dei prezzi alimentari o delle materie prime industriali, ma una crescente incertezza sulla capacità stessa dell’economia globale di produrre, trasportare e scambiare beni essenziali.</p>
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		<title>Il Giappone e la bomba silenziosa sotto i mercati globali</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-giappone-e-la-bomba-silenziosa-sotto-i-mercati-globali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Besana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 04:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Yen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-300x220.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-1024x751.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-768x563.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-1536x1126.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-600x440.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'intervento Usa sullo yen può essere letto come un tentativo di guadagnare tempo durante una transizione estremamente complessa.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-giappone-e-la-bomba-silenziosa-sotto-i-mercati-globali.html">Il Giappone e la bomba silenziosa sotto i mercati globali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-300x220.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-1024x751.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-768x563.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-1536x1126.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-600x440.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per capire perché oggi molti investitori guardano al Giappone con crescente preoccupazione bisogna partire da una delle dinamiche più importanti e meno comprese della finanza globale: il <em>carry trade </em>sullo yen. Per oltre vent&#8217;anni, infatti, il Giappone ha rappresentato un&#8217;anomalia nel panorama economico mondiale perché mentre Stati Uniti ed Europa attraversavano cicli di crescita, inflazione e rialzi dei tassi, <strong>Tokyo conviveva con deflazione cronica, crescita debole e tassi d&#8217;interesse vicini allo zero. </strong>Questa situazione ha reso lo yen una fonte quasi inesauribile di capitale a bassissimo costo per investitori di tutto il mondo.</p>



<p>Il meccanismo era apparentemente semplice. <strong>Fondi, banche e investitori prendevano in prestito yen pagando interessi minimi e utilizzavano quel denaro per acquistare attività finanziarie più redditizie altrove:</strong> Treasury americani, obbligazioni corporate, azioni statunitensi, mercati emergenti, <em>private equity </em>e immobili. La differenza tra il rendimento ottenuto sugli investimenti e il costo del finanziamento rappresentava il profitto del carry trade. Per anni questa strategia ha funzionato così bene da diventare uno degli ingranaggi fondamentali della liquidità mondiale, oltre ad essere stata anche una delle principali fonti di leva finanziaria globale; una parte significativa della domanda di asset finanziari nel mondo è stata, non a caso, alimentata proprio da denaro preso in prestito in Giappone. Per questa ragione esisteva <a href="https://x.com/KobeissiLetter/status/2084805628816409056">una relazione molto stretta tra il cambio USD/JPY e il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato americani e quelli giapponesi</a>. Più i Treasury americani offrivano rendimenti superiori rispetto ai bond giapponesi, maggiore era l&#8217;incentivo per gli investitori a vendere yen, acquistare dollari e investire negli Stati Uniti. Il risultato era un dollaro più forte e uno yen più debole. Il grafico seguente mostra questa relazione:</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="569" height="298" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/GIAPPONE-1.jpg" alt="" class="wp-image-525561" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/GIAPPONE-1.jpg 569w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/GIAPPONE-1-300x157.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 569px) 100vw, 569px" /></figure>



<p>La linea blu rappresenta il differenziale tra il rendimento del Treasury americano a dieci anni e quello del titolo di Stato giapponese a dieci anni. La linea verde rappresenta invece il cambio USD/JPY. Quando aumenta il vantaggio dei rendimenti americani rispetto a quelli giapponesi, il dollaro si rafforza contro lo yen e quando il differenziale si riduce, il cambio tende a seguirlo. A partire da aprile 2025, indicato con la linea tratteggiata e associato al cosiddetto &#8220;<a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/stati-uniti-liberation-day-quale-liberazione-234842">Liberation Day</a>&#8221; (cioè il giorno dell’avvio della politica tariffaria della seconda amministrazione Trump), e all&#8217;inizio di una nuova fase di tensioni commerciali globali, la correlazione si rompe. Da quel momento il differenziale di rendimento continua a scendere in modo significativo, passando da circa il 3,5% a livelli inferiori al 2%, ma il cambio USD/JPY non segue più la stessa traiettoria. Anzi, il dollaro rimane sorprendentemente forte e lo yen non si apprezza nella misura che i modelli tradizionali avrebbero suggerito, sintomo che il mercato sembrerebbe aver iniziato a interrogarsi sulla sostenibilità dell&#8217;intero sistema che ha sorretto il carry trade per decenni.</p>



<p><a href="https://www.cnbc.com/2026/07/14/japan-bond-jgb-yields-.html">La Bank of Japan ha infatti avviato negli ultimi anni un lento processo di normalizzazione della politica monetaria dopo un periodo straordinariamente lungo di tassi ultra-bassi</a>. Per decenni, gli investitori globali hanno praticamente ignorato i titoli di Stato giapponesi poiché i rendimenti erano schiacciati vicino allo zero dalla politica ultra-espansiva della Bank of Japan, che attraverso quantitative easing e controllo della curva dei rendimenti (Yield Curve Control) aveva trasformato il mercato dei JGB (Japanese Government Bonds) in uno dei meno remunerativi del mondo. Dopo aver abbandonato il controllo della curva dei rendimenti nel 2024 e dopo una serie di rialzi dei tassi, il mercato obbligazionario giapponese ha ricominciato a muoversi liberamente. I rendimenti dei JGB sono saliti a livelli che non si vedevano dagli anni Novanta e il decennale giapponese è arrivato vicino al 3%, mentre le scadenze più lunghe hanno raggiunto massimi pluridecennali. Per la prima volta dopo una generazione, gli investitori giapponesi hanno potuto ottenere rendimenti interessanti senza esportare necessariamente il loro capitale all&#8217;estero. Ma <a href="https://www.reuters.com/world/asia-pacific/japan-slips-third-largest-creditor-behind-china-despite-record-net-external-2026-05-25/">il Giappone rimane uno dei più grandi creditori del pianeta</a>: se una quota anche limitata dei flussi che tradizionalmente finivano nei Treasury americani o in altri asset globali dovesse essere reindirizzata verso il mercato domestico, gli effetti potrebbero essere significativi per tutto il sistema finanziario internazionale.</p>



<p>La risalita dei rendimenti è stata però alimentata non solo dalla normalizzazione monetaria, ma anche dalle crescenti preoccupazioni degli investitori per i piani di spesa del governo e per la sostenibilità fiscale di un paese che già possiede il più elevato rapporto debito/PIL del mondo sviluppato. Negli ultimi giorni il governo della premier Takaichi ha inoltre approvato un <a href="https://finance.yahoo.com/economy/policy/articles/japans-ruling-party-backs-takaichis-023820246.html?guccounter=1&amp;guce_referrer=aHR0cHM6Ly93d3cuYmluZy5jb20v&amp;guce_referrer_sig=AQAAAG3Hs5muDWbthha4NDDeVAa3mNJqXPqLDUGPL-rbeC_HhG-hQdyo3x67bBsx8-u7ab5MeZLLeX6j-9gQetm4EJFdjM9ngDCjSbCXZsqfHgNndewuById6-k0QUL-vSDAl7K-_624AUnoJ82SfEfRkp4vjLQa8AhSu3epLqmA8Ifj">controverso piano per ridurre l&#8217;imposta sui prodotti alimentari dall&#8217;8% all&#8217;1% per due anni,</a> una misura che potrebbe creare un buco di bilancio vicino ai 5.000 miliardi di yen (circa 32 miliardi di dollari). Il risultato è però che il Giappone si trova in una situazione estremamente delicata. Da un lato la Bank of Japan deve continuare a normalizzare la politica monetaria <a href="https://tradingeconomics.com/japan/inflation-cpi">per rispondere al ritorno dell&#8217;inflazione e alle pressioni sui prezzi</a>. Dall&#8217;altro, ogni aumento dei rendimenti incrementa il costo di finanziamento di uno Stato fortemente indebitato e rischia di generare tensioni sul mercato obbligazionario domestico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;intervento Usa per salvare&#8230; lo yen o il dollaro?</h2>



<p>Se la rottura della correlazione tra differenziale dei tassi e cambio USD/JPY rappresenta il primo segnale di un cambiamento strutturale, <a href="https://www.ilpost.it/2026/08/03/stati-uniti-giappone-yen/">lo storico intervento congiunto di Stati Uniti e Giappone per sostenere lo yen mostra quanto le autorità siano consapevoli dei rischi che stanno emergendo</a>. A inizio agosto Washington e Tokyo sono intervenute direttamente sul mercato valutario per arrestare il crollo dello yen, sceso ai livelli più bassi degli ultimi quarant&#8217;anni contro il dollaro. Si tratta del primo intervento coordinato dal 2011, un evento straordinario che sottolinea quanto la debolezza della valuta giapponese sia ormai considerata un problema sistemico e non più soltanto una questione domestica. Un ulteriore indebolimento dello yen rischierebbe infatti di spingere Tokyo a difendere la valuta attraverso la vendita di una parte delle sue enormi riserve in Treasury americani. Per gli Stati Uniti questo scenario sarebbe potenzialmente destabilizzante, poiché il Giappone è uno dei principali detentori esteri di debito pubblico americano e una massiccia liquidazione di Treasury potrebbe alimentare un ulteriore rialzo dei rendimenti statunitensi proprio in una fase già delicata per la sostenibilità fiscale americana. </p>



<p>In questo senso, <a href="https://www.gospaconsulting.it/panorama-go-spa/tokyo-5-agosto-2024-the-big-crash-due-anni-dopo-che-lezione-trarne/">l&#8217;intervento sullo yen può essere letto come un tentativo di guadagnare tempo durante una transizione estremamente complessa</a>. A differenza delle tradizionali operazioni sul mercato valutario, però, Washington non ha venduto dollari per acquistare yen. Secondo quanto riportato dal <em>Financial Times </em>e da Reuters, la Federal Reserve Bank di New York, operando per conto del Tesoro americano, avrebbe invece <a href="https://www.wealthprofessional.ca/investments/global-investing/us-sells-euros-to-buy-yen-in-rare-joint-move-with-japan/393187">venduto euro e acquistato yen, in un&#8217;operazione definita da diversi analisti come &#8220;altamente insolita&#8221;</a> e forse addirittura senza precedenti. Washington non vuole quindi semplicemente aiutare il Giappone a difendere lo yen: vuole soprattutto evitare che il Giappone debba vendere Treasury americani per farlo.</p>



<p>Per questo il <a href="https://it.insideover.com/economia/usa-scott-bessent-al-tesoro-usa-da-soros-a-trump-parabola-di-un-finanziere-dassalto.html#google_vignette">Segretario al Tesoro Scott Bessent</a> sta spingendo <a href="https://www.msn.com/en-us/money/markets/us-treasurys-bessent-reasonable-for-fed-to-consider-upsizing-fima/ar-AA29nlFt?ocid=BingNewsSerp">la Federal Reserve ad ampliare il FIMA Repo Facility</a>, uno strumento che permette alle banche centrali estere di ottenere dollari mettendo in garanzia i Treasury detenuti presso la Fed di New York, senza doverli liquidare sul mercato. Sostanzialmente, invece di vendere centinaia di miliardi di dollari di titoli di Stato americani per raccogliere liquidità e comprare yen, il Giappone potrebbe temporaneamente &#8220;impegnare&#8221; quei titoli presso la Fed e ottenere direttamente i dollari necessari per intervenire sul mercato valutario. Se quindi il Giappone dovesse smettere gradualmente di essere il grande fornitore di liquidità che è stato finora, gli effetti non si fermerebbero a Tokyo, ma si farebbero sentire in tutto il sistema finanziario globale.</p>
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		<title>Uefa contro Fifa, il calcio va alla guerra dei mondi. E l&#8217;Europa per una volta è unita</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/uefa-contro-fifa-il-calcio-va-alla-guerra-dei-mondi-e-leuropa-per-una-volta-e-unita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 08:32:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Fifa]]></category>
		<category><![CDATA[Uefa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un modello di sovranità europea: almeno nel calcio, che sportivamente divide tifosi e popolazioni, l&#8217;Europa è unita e oppone un barrage all&#8217;ipotesi che possa concretizzarsi la discussa proposta attribuita alla Fifa di Gianni Infantino e che porterebbe all&#8217;apertura delle attività legate al Mondiale di calcio a investitori privati, come si è discusso nei giorni scorsi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/uefa-contro-fifa-il-calcio-va-alla-guerra-dei-mondi-e-leuropa-per-una-volta-e-unita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un modello di <strong>sovranità europea</strong>: almeno nel calcio, che sportivamente divide tifosi e popolazioni, l&#8217;Europa è unita e oppone un <em>barrage</em> all&#8217;ipotesi che possa concretizzarsi la discussa proposta attribuita alla Fifa di <strong>Gianni Infantino</strong> e che porterebbe all&#8217;apertura  <a href="https://it.insideover.com/economia/lo-scoop-del-ft-infantino-vuole-aprire-la-fifa-ai-privati-e-in-pista-ce-il-fratello-di-kushner.html" type="post" id="524694">delle attività legate al Mondiale di calcio a investitori privati, come si è discusso nei giorni scorsi sulla scorta di un&#8217;esclusiva del Financial Times</a>. Le 55 federazioni della Uefa, l&#8217;organo che governa il calcio europeo, si sono opposte alla proposta che prevedrebbe l&#8217;ingresso di una cordata <strong>guidata dal finanziere Joshua Kushner,</strong> fratello di Jared, genero del presidente Usa Donald Trump che è il patrono politico per eccellenza di Infantino, <a href="https://www.theguardian.com/football/2026/jul/30/fifa-sales-pitch-revealed-more-tournaments-debt-womens-game-omitted">in un veicolo da 20 miliardi di dollari per commercializzare le attività della Fifa. </a></p>



<p>Da Nyon è giunta perentoria la minaccia: <a href="https://www.theguardian.com/football/2026/jul/30/uefa-agrees-to-boycott-fifa-competitions-if-world-cup-sell-off-plans-proceed">la Uefa <strong>boicotterà le competizioni Fifa</strong> se</a> il piano-Infantino procederà. Un colpo durissimo per il leader del calcio globale, che di recente ha rivendicato come un successo il boom di ricavi del Mondiale Usa-Canada-Messico conclusosi il 19 luglio scorso, anche nella prospettiva di un <strong>progetto di rielezione che a marzo lo vedrà in cerca di un quarto mandato.</strong> E, del resto, Infantino deve registrare anche l&#8217;uscita delle 41 federazioni della Concacaf del Centro e Nord America, ivi comprese quelle dei tre Paesi ospitanti l&#8217;ultima rassegna iridata, che <a href="https://www.forbes.com/sites/zacharyfolk/2026/07/30/fifa-crisis-live-updates-kushner-backed-deal-in-peril-as-concacaf-rejects-plan/?streamIndex=0">si sono dette preoccupate del progetto.</a> </p>



<h2 class="wp-block-heading">Ceferin contro Infantino</h2>



<p><strong>Aleksander Ceferin</strong>, il presidente sloveno della Uefa, è da tempo ai ferri corti con Infantino. La Uefa ha di recente distanziato le sue posizioni da quelle dell&#8217;organo di Zurigo sul caso di <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/trump-chiede-la-fifa-obbedisce-il-caso-balogun-fa-discutere-al-mondiale.html" type="post" id="522333">Folarin Balogun</a></strong>, il calciatore statunitense la cui squalifica prima dell&#8217;ottavo perso col Belgio al recente Mondiale fu di fatto sospesa dalla Fifa in una decisione senza precedenti, definita da Nyon come il passaggio di una rischiosa <a href="https://www.theguardian.com/football/2026/jul/06/belgium-appeal-fifa-lifting-folarin-balogun-red-card-ban-last-16-us-world-cup">&#8220;linea rossa&#8221;</a>, lasciando intendere di ritenerla una concessione unilaterale alle aspettative di Trump. <a href="https://sports.yahoo.com/articles/why-uefa-president-aleksander-ceferin-233000377.html">Ceferin ha peraltro saltato anche la <strong>finale vinta dalla Spagna contro l&#8217;Argentina,</strong></a> e ora con questo smarcamento il solco si amplia. Del resto, alla Uefa non è la prima volta che progetti del genere vengono affrontati: nel 2021, la Uefa affrontò con risolutezza il tentativo di diversi club di creare una <strong>Superlega autonoma</strong>, al fine di innalzare i profitti e le entrate del sistema-calcio continentale.</p>



<p><strong>L&#8217;organizzazione tenne il punto e non se ne fece nulla,</strong> anche se nella riforma della Champions League poi andata in essere si può leggere un tentativo di rispondere alle istanze di molti club di richiedere margini crescenti e possibilità di espansione economica, favorendo ad esempio gli incontri tra club di primo piano già nelle fasi iniziali della competizione. Ieri come oggi, però, si nota una divergenza di visione tra le diverse filosofie di governo dello <strong>sport più popolare al mondo, con la Fifa che sembra ragionare guardando ai grandi modelli delle leghe americane</strong> creatrici di profitti e margini notevoli, dalla Nba alla Nfl, e la Uefa che rimane legata a una <strong>logica tradizionale fondata sulla relazione tra le federazioni nazionali</strong> che, del resto, competono tra loro per l&#8217;attrattività dei talenti, per le quote di mercato dei diritti televisivi, per le prospettive di crescita. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Calcio, l&#8217;Europa al centro del mondo</h2>



<p>Del resto, anche economicamente, l&#8217;Europa è il più importante motore per il calcio internazionale. Bastano alcune cifre. <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/15-miliardi-di-motivi-per-volersi-bene-la-fifa-ricoperta-doro-e-lasse-trump-infantino.html" type="post" id="523856">La Fifa ha rivendicato che il ciclo mondiale 2023-2026</a> ha generato 15 miliardi di dollari di ricavi,</strong> pari a poco più di 13 miliardi di euro. Un valore chiaramente condizionato dall&#8217;unicità della rassegna iridata, ma che anche contando l&#8217;attenzione globale del torneo, espanso a 48 squadre su iniziativa di Infantino, è ridotto rispetto al flusso di risorse che ogni anno generano le leghe europee. Una recente analisi di Deloitte, commentata da Reuters, calcola in <a href="https://www.reuters.com/sports/soccer/european-football-revenue-breaks-40-billion-growth-is-slowing-says-deloitte-2026-07-07/#:~:text=PREMIER%20LEAGUE%20GENERATES%20HIGHEST%20REVENUE,billion%20mark%20for%202025%2D26.">40,2 miliardi di euro il giro d&#8217;affari </a>generato nel calcio europeo nella stagione 2024-2025, 9 dei quali solo dalla Premier League inglese, lega-regina. </p>



<p><strong>L&#8217;Europa resta il perno del sistema-calcio come palcoscenico competitivo,</strong> come centro di <strong>sviluppo delle carriere dei migliori campioni</strong>, come base di tifosi stabile e come giro d&#8217;affari, e lo stop al piano unilaterale della Fifa è anche il frutto della certezza delle federazioni di poter trovare ascolto alle loro preoccupazioni. <strong>Cinque degli ultimi sei mondiali sono andati a selezioni europee</strong> e così tutte le edizioni della Coppa del Mondo per Club dal 2007 a oggi, eccezion fatta per il 2012. Le partite, anche in Nord America, si sono giocate a orari pensati, in larga misura, per l&#8217;accessibilità al pubblico europeo, con anche la finale trasmessa in prima serata nel fuso orario del cuore del Vecchio Continente. Non c&#8217;è calcio senza Europa. La Uefa lo ribadisce. C&#8217;è ancora qualcosa in cui il Vecchio Continente è al centro del mondo, e il mondo del pallone è uno di questi sistemi. Resta poco altro in cui proiettare egemonia da parte di questa vecchia Europa. Ma sicuramente l&#8217;<strong>azione corale della Uefa è un&#8217;utile lezione anche per altri, ben più decisivi mondi: se l&#8217;Europa si muove unita,</strong> ha la possibilità di <strong>far sentire la propria voce</strong>. Dovremmo iniziare a ricordarcelo più spesso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/uefa-contro-fifa-il-calcio-va-alla-guerra-dei-mondi-e-leuropa-per-una-volta-e-unita.html">Uefa contro Fifa, il calcio va alla guerra dei mondi. E l&#8217;Europa per una volta è unita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Germania: Merz studia i punti deboli della Cina e si prepara alla guerra economica contro Pechino</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/germania-merz-studia-i-punti-deboli-della-cina-e-si-prepara-alla-guerra-economica-contro-pechino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 05:02:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Germania sta mappando le dipendenze tecnologiche cinesi per rafforzare la propria posizione in un eventuale scontro commerciale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/germania-merz-studia-i-punti-deboli-della-cina-e-si-prepara-alla-guerra-economica-contro-pechino.html">Germania: Merz studia i punti deboli della Cina e si prepara alla guerra economica contro Pechino</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da ormai qualche mese i rapporti tra <strong>Unione europea</strong> e <strong>Cina </strong><a href="https://it.insideover.com/economia/ue-e-cina-la-guerra-commerciale-e-alle-porte-ecco-perche.html">sono tesissimi</a>. Colpa dell&#8217;economia, o meglio, di uno <strong>squilibrio commerciale</strong> in favore di Pechino che aumenta di <strong>1 miliardo di dollari al giorno</strong>. Nei primi mesi del 2026 la situazione è ulteriormente peggiorata. Il gigante asiatico ha infatti accumulato un attivo di <strong>113 miliardi</strong> nei confronti dei 27 membri dell&#8217;Ue, un incremento di ben 22 miliardi su base annua. </p>



<p>È per questa ragione che <strong>Francia </strong>e <strong>Germania</strong>, <a href="https://it.insideover.com/economia/merz-chiama-macron-risponde-perche-francia-e-germania-spingono-lue-contro-la-cina.html">i Paesi più agguerriti del Vecchio Continente</a>, hanno deciso di elaborare una road map comune per proteggere l&#8217;industria europea dalla crescente ondata di prodotti <em>low cost</em> Made in China. Il cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz</strong>, alle prese con una grave crisi economica interna, ha in particolare messo nel mirino la politica industriale cinese, accusando sempre più spesso <strong>Xi Jinping</strong> di svalutare lo yuan e di consentire alle sue aziende di effettuare pratiche commerciali sleali attraverso sussidi statali.</p>



<p>Berlino ha definito <a href="https://it.insideover.com/economia/il-pugno-duro-di-merz-contro-le-richieste-delle-aziende-cosi-la-germania-si-spacca-sulla-cina.html">un pacchetto di 34 punti</a> per rilanciare l&#8217;economia nazionale, tra una solida protezione contro la concorrenza sleale, provvedimenti antidumping e misure antisovvenzioni a livello europeo. La Cina è ovviamente il bersaglio diretto non esplicitato da Merz.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="684" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283-1024x684.jpg" alt="" class="wp-image-517188" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La Cina nel mirino di Merz</h2>



<p>A quanto pare i <strong>funzionari tedeschi</strong> starebbero lavorando dietro le quinte per individuare le <strong>vulnerabilità economiche cinesi</strong> che potrebbero essere sfruttate nel caso in cui l&#8217;Unione Europea si ritrovasse <a href="https://it.insideover.com/economia/ue-e-cina-la-guerra-commerciale-e-alle-porte-ecco-perche.html">coinvolta in una guerra commerciale contro Pechino</a>. L&#8217;indiscrezione è stata lanciata da <em>Bloomberg</em>, secondo il quale il governo Merz starebbe informalmente <strong>mappando i punti deboli </strong>del Dragone, analizzando i <strong>flussi commerciali</strong>, le <strong>catene di approvvigionamento</strong> e i <strong>dati a livello aziendale</strong>.</p>



<p>L&#8217;<strong>obiettivo</strong> di Berlino è chiaro: individuare i settori in cui la Cina continua a dipendere dalla tecnologia, dai componenti specializzati e dal know-how industriale tedeschi &#8211; e, più in generale, europei &#8211; nonché quelli in cui Pechino potrebbe risultare vulnerabile a pressioni in un eventuale confronto economico. </p>



<p>In base alle conclusioni preliminari della ricerca, tra le aziende tedesche considerate possibili punti vulnerabili della catena di approvvigionamento cinese figurerebbero <strong>Trumpf SE</strong> e <strong>Carl Zeiss AG</strong>, fornitori chiave delle tecnologie impiegate da Asml Holding NV nella produzione di macchinari per <strong>semiconduttori avanzati</strong>. Nella lista potrebbero rientrare anche società del settore dei semiconduttori come <strong>Siltronic AG</strong>, <strong>Aixtron SE</strong> e <strong>Suss MicroTec SE</strong>, le cui tecnologie altamente specializzate occupano posizioni critiche lungo l&#8217;intera filiera. </p>



<p>Questa è dunque la <strong>linea dura</strong> di Merz. Il cancelliere tedesco ha recentemente irrigidito la propria posizione nei confronti di Pechino giungendo a una conclusione netta: la Germania rischia di trovarsi schiacciata dalla rivalità strategica tra Stati Uniti e Cina se non saprà rafforzare la propria resilienza e la propria capacità di influenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="727" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-1024x727.jpg" alt="" class="wp-image-514340" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-1024x727.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-768x545.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-1536x1090.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-600x426.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La strategia della Germania</h2>



<p>Le vulnerabilità cinesi individuate da Berlino si concentrano soprattutto su prodotti altamente specializzati, beni intermedi e servizi che le aziende del Dragone non sono ancora in grado di replicare. Uno dei comparti centrali dell&#8217;analisi governativa tedesca è quello dei <strong>semiconduttori</strong>. Troviamo poi quello dei <strong>dispositivi medici avanzati</strong> coperti da brevetto, ambito nel quale la Cina mantiene una forte dipendenza. </p>



<p>Al di fuori dell&#8217;hi-tech spiccano altri settori considerati significativi &#8211; perché impiegano milioni di lavoratori cinesi &#8211; che includono l&#8217;<strong>acciaio</strong>, la <strong>chimica</strong>, la <strong>plastica</strong>, il <strong>tessile</strong>, i <strong>giocattoli </strong>e gli <strong>elettrodomestici</strong>. Un&#8217;interruzione in questi comparti potrebbe diventare rapidamente un problema politico per Pechino con effetti sull&#8217;occupazione, sulle economie locali e sulla stabilità sociale. </p>



<p>In ogni caso, una delle leve più efficaci a disposizione della Germania non riguarderebbe tanto (o solo) il <strong>blocco delle esportazioni</strong> di macchinari e componenti di nicchie ad alta tecnologia, ma anche la <strong>sospensione della manutenzione</strong> e dell&#8217;<strong>assistenza tecnica</strong> delle apparecchiature già operative oltre la Muraglia. </p>



<p>I soliti funzionari tedeschi, nascondendosi dietro l&#8217;anonimato, continuano intanto a ripetere ai media che questo studio approfondito sui punti deboli cinesi non dovrebbe essere interpretato come l&#8217;elaborazione di una politica ostile nei confronti di Pechino. Al contrario, l&#8217;ex locomotiva d&#8217;Europa si starebbe semplicemente preparando a eventuali <strong>scenari di crisi</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/germania-merz-studia-i-punti-deboli-della-cina-e-si-prepara-alla-guerra-economica-contro-pechino.html">Germania: Merz studia i punti deboli della Cina e si prepara alla guerra economica contro Pechino</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli inglesi ridono dell&#8217;Italia. La demografia e l&#8217;economia ridono di loro</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/gli-inglesi-ridono-dellitalia-la-demografia-e-leconomia-ridono-di-loro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 09:54:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=524734</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/istockphoto-836661344-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/istockphoto-836661344-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/istockphoto-836661344-612x612-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/istockphoto-836661344-612x612-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Londra guarda Roma come un monito sul declino demografico. Ma il rischio è che stia leggendo il proprio futuro nello specchio italiano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/gli-inglesi-ridono-dellitalia-la-demografia-e-leconomia-ridono-di-loro.html">Gli inglesi ridono dell&#8217;Italia. La demografia e l&#8217;economia ridono di loro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/istockphoto-836661344-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/istockphoto-836661344-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/istockphoto-836661344-612x612-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/istockphoto-836661344-612x612-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Il 27 luglio scorso, nientepopodimeno che il <em>Telegraph</em> ha titolato così: <em>L&#8217;Italia sta esaurendo gli italiani. Una catastrofe demografica simile attende la Gran Bretagna.</em> &#8220;Buongiorno Principessa!&#8221;, ci sarebbe da urlare a Mr Sean Thomas, autore del pezzo. Per gli inglesi è quasi uno sport nazionale. Quando c&#8217;è da spiegare cosa non funziona in Europa, l&#8217;Italia è sempre un ottimo punto di partenza. Il <em><a href="https://www.telegraph.co.uk/news/2026/07/27/italy-is-running-out-of-italians/">Telegraph</a></em> lo ha rifatto con un articolo dedicato al <strong>crollo demografico italiano</strong>, dipingendo il Paese come il laboratorio del declino occidentale: pochi bambini, troppi anziani, salari stagnanti, industria in ritirata.</p>



<p>Fin qui, nulla da eccepire. I numeri sono quelli dell&#8217;Istat e nessuno li mette in discussione. Il problema è un altro. Il <em>Telegraph</em> sembra <strong>raccontare l&#8217;Italia come se fosse un caso patologico</strong>, una deviazione della storia economica europea. Una lettura rassicurante per il lettore britannico, ma decisamente meno convincente se si osservano i dati del Regno Unito. Perché il bello degli editoriali moralisti è che spesso invecchiano molto più rapidamente delle statistiche.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Prima lezione: la demografia non conosce la Brexit</h3>



<p>L&#8217;articolo parte da una constatazione corretta: in Italia nascono sempre meno bambini. Peccato che il Regno Unito stia vivendo la stessa dinamica. Secondo l&#8217;<em>Office for National Statistics</em>, <strong>il tasso di fecondità britannico è sceso al minimo storico</strong>. Anche Oltremanica le donne fanno sempre meno figli, l&#8217;età del primo parto continua a salire e la popolazione invecchia rapidamente.</p>



<p><strong>Nel 2025 in Italia sono nati appena 355 mila bambini, mentre i decessi sono stati 652 mila.</strong> Il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna, uno dei valori più bassi d&#8217;Europa, e la popolazione italiana continua a ridursi nonostante il contributo dell&#8217;immigrazione, che nel 2025 ha garantito un saldo migratorio positivo di circa 296 mila persone. L&#8217;Istat fotografa un Paese dove il problema non è più una semplice diminuzione delle nascite, ma una trasformazione strutturale della società: meno giovani, più anziani, meno lavoratori disponibili.</p>



<p>Ma qui arriva il primo cortocircuito del racconto britannico. Perché <strong>la demografia non si ferma alla dogana di Dover.</strong> Anche il Regno Unito sta vivendo un forte calo delle nascite. In Inghilterra e Galles il tasso di fertilità è sceso a circa 1,4 figli per donna, il livello più basso dall&#8217;inizio delle serie storiche moderne. Anche Londra deve fare i conti con una generazione più anziana, giovani che rimandano la scelta di avere figli per il costo delle case e della vita e una forza lavoro destinata a restringersi. La differenza è che Londra ha potuto mascherare il problema grazie all&#8217;<strong>immigrazione</strong>. Ed è qui che emerge la prima contraddizione. Per anni una parte consistente della politica britannica ha indicato proprio l&#8217;immigrazione come il principale problema nazionale. Poi è arrivata la <strong>Brexit</strong>, che avrebbe dovuto ridurre gli ingressi e restituire controllo alle frontiere.</p>



<p>Il risultato? <strong>Il Regno Unito oggi registra una delle più alte immigrazioni nette della sua storia recente </strong>perché senza lavoratori stranieri ospedali, assistenza agli anziani, agricoltura, edilizia e ristorazione semplicemente non riescono a funzionare. Insomma: il Paese che per anni ha promesso di fare a meno degli immigrati oggi scopre che senza immigrati rischia di fare la fine dell&#8217;Italia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Seconda lezione: i salari italiani stagnano. Quelli britannici non stanno festeggiando</h3>



<p>Il <em>Telegraph</em> ricorda che i salari reali italiani sono inferiori rispetto agli anni Novanta. Vero. Ma dimentica un piccolo dettaglio. Dal 2008 il Regno Unito registra <strong>una delle peggiori crescite dei salari reali</strong> tra le economie avanzate dell&#8217;OCSE. La cosiddetta &#8220;<em><strong>lost decade</strong></em>&#8221; britannica è stata analizzata dalla <em>Bank of England</em>, dall&#8217;<em>Institute for Fiscal Studies e dalla Resolution Foundation</em> come la più lunga fase di stagnazione salariale dell&#8217;era moderna. In altre parole, mentre Londra punta il dito contro Roma, milioni di famiglie britanniche affrontano una crisi del costo della vita che ha eroso potere d&#8217;acquisto, consumi e risparmio.</p>



<p>Il <em>Telegraph </em>colpisce un nervo scoperto quando parla dei <strong>salari italiani</strong>. È vero: <em>l&#8217;Italia è il grande malato europeo della crescita salariale. </em>Secondo l&#8217;OCSE, all&#8217;inizio del 2025 i salari reali italiani erano ancora il 7,5% inferiori rispetto ai livelli precedenti alla fiammata inflazionistica del 2021, il peggior risultato tra le grandi economie dell&#8217;organizzazione. È un problema enorme: meno potere d&#8217;acquisto significa meno consumi, meno investimenti familiari e anche meno incentivi a costruire una famiglia.</p>



<p>Ma anche qui il quadro raccontato dal giornale britannico è curiosamente selettivo. Il Regno Unito non è esattamente il paradiso salariale che il confronto lascia immaginare. Dopo la <strong>crisi finanziaria del 2008</strong>, il Paese ha vissuto quella che molti economisti hanno definito una lunga fase di stagnazione dei redditi reali. L&#8217;inflazione energetica e alimentare degli ultimi anni ha colpito duramente le famiglie britanniche e la crescita dei salari reali è tornata positiva solo marginalmente. Secondo l&#8217;Office for National Statistics, nel 2026 la crescita reale delle retribuzioni regolari era appena dello 0,2-0,3% annuo.</p>



<p>L&#8217;Italia è immobile. Il Regno Unito non corre certo a velocità da Formula 1.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Parlare di industria italiana dal salotto della deindustrializzazione britannica</h3>



<p>Il passaggio più curioso è quello dedicato all&#8217;<strong>industria</strong>. L&#8217;articolo osserva che la produzione automobilistica italiana è tornata ai livelli degli anni Cinquanta e che il <strong>Made in Italy</strong> ha perso terreno a favore della <strong>Cina</strong>. È un problema reale. Ma davvero questo arriva dalla patria che negli ultimi quarant&#8217;anni ha assistito alla chiusura di miniere, acciaierie, cantieri navali e di buona parte della manifattura pesante? La stessa Gran Bretagna che oggi discute quotidianamente di <strong>reindustrializzazione</strong>, sicurezza delle filiere e dipendenza strategica dalla Cina? L&#8217;Italia ha perso quote industriali. Il Regno Unito, in molti comparti, ha perso direttamente le industrie. Sono due problemi diversi.</p>



<p>Il Paese che ha dato i natali a marchi come Fiat, Alfa Romeo e Lancia oggi produce una frazione delle vetture che uscivano dalle fabbriche negli anni del boom economico. È un dato innegabile: la produzione automobilistica italiana è crollata rispetto ai livelli storici e negli ultimi anni la crisi del gruppo Stellantis ha riportato al centro del dibattito politico il futuro degli stabilimenti nazionali. <strong>Nel 2024 la produzione italiana di autoveicoli è scesa sotto le 600 mila unità, un livello che non si vedeva dagli anni Cinquanta.</strong> Un dato drammatico se confrontato con gli oltre 1,7 milioni di veicoli prodotti nel 1999 e con i quasi 2 milioni raggiunti nei periodi di massimo splendore della Fiat.</p>



<p>La Gran Bretagna è stata la prima potenza industriale del mondo. La rivoluzione industriale è nata nelle sue fabbriche, nelle miniere di carbone del Galles e dell&#8217;Inghilterra settentrionale, nei cantieri navali di Glasgow, nelle acciaierie di Sheffield. Poi è arrivato il lungo processo di trasformazione. <strong>Negli anni Settanta il settore manifatturiero rappresentava circa un quarto dell&#8217;economia britannica e occupava milioni di lavoratori. Oggi pesa poco più del 10%</strong> del valore aggiunto nazionale e impiega una quota molto più ridotta della forza lavoro.</p>



<p>Tra il 1970 e il 2020 il Regno Unito ha perso milioni di posti di lavoro industriali. La chiusura delle miniere voluta durante il governo di <strong>Margaret Thatcher </strong>negli anni Ottanta è diventata il simbolo di una trasformazione economica che ha privilegiato finanza e servizi rispetto alla produzione. Il caso dell&#8217;automobile è particolarmente emblematico. La Gran Bretagna, che un tempo aveva una delle industrie automobilistiche più importanti d&#8217;Europa, oggi non possiede più grandi marchi automobilistici nazionali indipendenti: Jaguar Land Rover appartiene al gruppo indiano Tata, MG è controllata dalla cinese SAIC, mentre altri marchi storici britannici sono scomparsi o sono stati assorbiti da gruppi stranieri.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La morale? Benvenuti nel club.</strong></h3>



<p>Il vero limite dell&#8217;articolo del <em>Telegraph</em> non è nei dati. È nel tono. Trasforma un problema comune a quasi tutte le economie avanzate in una specie di difetto antropologico italiano. Come se gli italiani avessero inventato l&#8217;invecchiamento. Come se la <strong>globalizzazione</strong> avesse colpito solo il distretto della Brianza.</p>



<p>Come se Londra fosse ancora la capitale di un&#8217;economia immune dai problemi che attraversano tutto l&#8217;Occidente. La realtà è molto meno consolatoria. <strong>L&#8217;Italia è arrivata prima</strong>. Ha sperimentato prima il crollo della natalità, la stagnazione della produttività, l&#8217;invecchiamento della popolazione e la pressione sul welfare. Il Regno Unito sta percorrendo una strada diversa, ma nella stessa direzione.</p>



<p><strong>L&#8217;Italia è un paese complicato, ma non è il malato d&#8217;Europa</strong>. È semplicemente il paziente entrato in ambulatorio qualche anno prima degli altri. Il <em>Telegraph</em> ha scambiato la sala d&#8217;attesa per una platea. Peccato che il numero successivo, con ogni probabilità, sia proprio quello del Regno Unito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/gli-inglesi-ridono-dellitalia-la-demografia-e-leconomia-ridono-di-loro.html">Gli inglesi ridono dell&#8217;Italia. La demografia e l&#8217;economia ridono di loro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Lo scoop del FT: Infantino vuole aprire la Fifa ai privati, e in pista c&#8217;è il fratello di Kushner</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/lo-scoop-del-ft-infantino-vuole-aprire-la-fifa-ai-privati-e-in-pista-ce-il-fratello-di-kushner.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 15:37:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Fifa]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali di calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="944" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251019084323378_3573b826652dd894c116e1ce1f6b8e34-e1760856236945.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251019084323378_3573b826652dd894c116e1ce1f6b8e34-e1760856236945.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251019084323378_3573b826652dd894c116e1ce1f6b8e34-e1760856236945-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251019084323378_3573b826652dd894c116e1ce1f6b8e34-e1760856236945-1024x503.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251019084323378_3573b826652dd894c116e1ce1f6b8e34-e1760856236945-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251019084323378_3573b826652dd894c116e1ce1f6b8e34-e1760856236945-1536x755.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251019084323378_3573b826652dd894c116e1ce1f6b8e34-e1760856236945-600x295.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Aprire la Fifa a capitali esterni e privati? Gianni Infantino, dopo il Mondiale in Usa, Canada e Messico, ci starebbe pensando.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/lo-scoop-del-ft-infantino-vuole-aprire-la-fifa-ai-privati-e-in-pista-ce-il-fratello-di-kushner.html">Lo scoop del FT: Infantino vuole aprire la Fifa ai privati, e in pista c&#8217;è il fratello di Kushner</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="944" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251019084323378_3573b826652dd894c116e1ce1f6b8e34-e1760856236945.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251019084323378_3573b826652dd894c116e1ce1f6b8e34-e1760856236945.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251019084323378_3573b826652dd894c116e1ce1f6b8e34-e1760856236945-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251019084323378_3573b826652dd894c116e1ce1f6b8e34-e1760856236945-1024x503.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251019084323378_3573b826652dd894c116e1ce1f6b8e34-e1760856236945-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251019084323378_3573b826652dd894c116e1ce1f6b8e34-e1760856236945-1536x755.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251019084323378_3573b826652dd894c116e1ce1f6b8e34-e1760856236945-600x295.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Aprire la <strong>Fifa a capitali esterni e privati? Gianni Infantino,</strong> dopo il Mondiale in Usa, Canada e Messico, ci starebbe pensando e avrebbe in mente un veicolo finanziario appositamente creato e orientato alla gestione delle attività economiche della Fifa, capace di mettere sul mercato una <strong>quota di minoranza</strong> per portare investitori a sostegno dell&#8217;organismo di governo del calcio globale. <a href="https://www.ft.com/content/819cc297-4e1e-493b-91b3-e6b12519214b?syn-25a6b1a6=1"><strong>Lo riporta il Financial Times,</strong></a> sottolineando che a guidare l&#8217;operazione dei &#8220;capitani coraggiosi&#8221; pronti a unirsi alla Fifa in un&#8217;alleanza finanziaria ci sarebbe <strong>Joshua Kushner, 41 anni, fondatore e leader del fondo Thrive Capital</strong> e fratello del più noto Jared, alla guida di Affinity Partners e, soprattutto, genero del presidente Usa <strong>Donald Trump,</strong> di cui è stato anche un inviato <em>de facto </em>in diversi affari legati al Medio Oriente, con particolare focus su Gaza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La rete dei Kushner e l&#8217;apertura della Fifa</h2>



<p>Thrive è un venture capital che opera nel settore tech e nell&#8217;innovazione di frontiera e può vantare investitori nel gotha del <a href="https://fortune.com/longform/josh-kushner-net-worth-thrive-capital-investments-openai-100-billion-valuation/">capitalismo americano</a>. Kushner ha fondato Thrive mentre il fratello maggiore Jared ha creato Affinity nel 2021, rendendola protagonista di diversi affari importanti della finanza americana come la <a href="https://it.insideover.com/economia/electronic-arts-la-regia-del-genero-di-trump-in-un-affare-da-55-miliardi-tra-ia-soldi-sauditi-e-grandi-investitori.html">campagna per scalare Electronic Arts</a>. <strong>Formalmente, parliamo della possibile operazione di un finanziere di indubbia abilità</strong> nei confronti di un&#8217;apertura di capitale di un ente di rango globale come la Fifa, ma se quanto scrive il <em>Financial Times </em>fosse confermato non sarebbero pochi i sospetti di una circolarità relazionale e di un tempismo che desterebbe quantomeno polemica. Infantino ha appena finito di celebrare un Mondiale che ha <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/15-miliardi-di-motivi-per-volersi-bene-la-fifa-ricoperta-doro-e-lasse-trump-infantino.html" type="post" id="523856">ricoperto d&#8217;oro la Fifa</a></strong> e in cui il rapporto con Trump è emerso in tutta la sua ampiezza, ed ecco che esce la notizia della possibile apertura di mercato a un soggetto non lontano dalla famiglia Trump, per interposta relazione del fratello.</p>



<p><a href="https://www.ft.com/content/819cc297-4e1e-493b-91b3-e6b12519214b?syn-25a6b1a6=1">Il Ft parla di un piano da 20 miliardi di dollari</a> per il veicolo che conterrebbe le attività economiche della Fifa, aggiungendo che sul mercato potrebbero esserne piazzati circa il 20%: a conti fatti, parliamo di <strong>4 miliardi di dollari di capitali che entrerebbero direttamente nelle tasche della federazione</strong> e potrebbero alimentare capacità d&#8217;investimento e espansione, consolidando strutturalmente le possibilità di Infantino di gestirne lo sviluppo. Sarebbe inoltre una conferma della volontà del segretario generale di rafforzare la sua agenda puntando a un quarto mandato nel voto previsto per il marzo del prossimo anno per il quale, <a href="https://www.theguardian.com/football/2026/jul/17/gianni-infantino-fifa-reelection-more-than-200-countries-endorse-despite-balogun-scandal">secondo fonti mediatiche, potrebbe contare già su un supporto solido</a>.</p>



<p>La mossa sarebbe senza precedenti nel calcio globale e nelle maggiori federazioni transnazionali sportive, anche se l&#8217;ingresso di capitali privati nello sport non è una novità: solo poche settimane fa, per fare un esempio, la Lega Calcio Serie A ha avviato un progetto per mettere sul mercato <a href="https://www.milanofinanza.it/news/serie-a-il-4-settembre-le-offerte-sui-diritti-internazionali-l-affare-puo-valere-4-5-miliardi-ecco-chi-202607092025524520">quote di minoranza di una società ad hoc creata per la gestione dei diritti di trasmissione all&#8217;estero del campionato.</a>  E in Spagna, la Liga ha compiuto in precedenza <a href="https://www.forbes.com/sites/aslipelit/2025/03/05/laliga-fuels-growth-with-cvc-investment-while-taking-on-piracy/">un&#8217;operazione simile col fondo Cvc.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo sport in vendita?</h2>



<p>Si tratta però di operazioni commerciali ben perimetrate, volte a promuovere l&#8217;attrattività del campionato e ben focalizzate su un processo di mercato. Di scala più grande <strong>quanto sta venendo pensato dalla Fifa, le cui conseguenze vanno valutate ovviamente anche tenendo conto della potenza di fuoco</strong> che l&#8217;organo di governo del calcio globale ha e all&#8217;ampiezza dei suoi interessi commerciali, strategici e politici. Se fosse confermato lo scoop del Ft e se si confermasse anche la presenza del fratello del genero e alleato politico di Trump, leader globale più vicino al segretario svizzero della Fifa, a questo si aggiungerebbe quantomeno un dilemma sul rischio di un <strong>conflitto di interessi e sull&#8217;opportunità che una federazione dimostratasi, come abbiamo scritto, una gallina dalle uova d&#8217;oro</strong>, ceda parte della gestione delle sue attività a fondi privati quando, formalmente, la sua struttura sarebbe quella di una no-profit. E non sappiamo se in un mondo già scosso da incertezze siamo pronti alla notizia di veder messo in vendita anche un pezzo, per quanto non maggioritario, di ciò che rappresenta il calcio mondiale. Fatto che sarebbe emblematico della sovrapposizione tra interessi politici e pressioni finanziarie che ormai tocca ogni fenomeno sociale e collettivo di rango globale.</p>



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		<title>Cmxt vola in Borsa: la sfida coi big di Corea del Sud e Usa per il mercato delle memorie IA</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/cmxt-vola-in-borsa-la-sfida-coi-big-di-corea-del-sud-e-usa-per-il-mercato-delle-memorie-ia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 12:28:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cxmt]]></category>
		<category><![CDATA[Samsung]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="624" height="333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/cxmt-624x333-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/cxmt-624x333-1.jpg 624w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/cxmt-624x333-1-600x320.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/cxmt-624x333-1-300x160.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 624px) 100vw, 624px" /></p>
<p>Il volo di Cxmt, il campione cinese delle memorie che sfida i colossi di Usa e Corea del Sud. Gli scenari strategici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/cmxt-vola-in-borsa-la-sfida-coi-big-di-corea-del-sud-e-usa-per-il-mercato-delle-memorie-ia.html">Cmxt vola in Borsa: la sfida coi big di Corea del Sud e Usa per il mercato delle memorie IA</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="624" height="333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/cxmt-624x333-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/cxmt-624x333-1.jpg 624w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/cxmt-624x333-1-600x320.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/cxmt-624x333-1-300x160.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 624px) 100vw, 624px" /></p>
<p>La <strong>Cina</strong> sta alzando l&#8217;asticella della sua presenza nel mercato dell&#8217;intelligenza artificiale e <a href="https://www.ft.com/content/8e82e939-908b-42bf-a314-0bb02a3f1b07?syn-25a6b1a6=1">il volo di <strong>Cxmt </strong></a><strong>nel giorno del debutto in Borsa,</strong> avvenuto lunedì 27 luglio, lo conferma. L&#8217;azienda è volata del 466% e il <em>Financial Times</em> ricorda che per qualche momento è stata, nel giorno del debutto, la più capitalizzata del mercato cinese, davanti perfino a Tencent. Il suo valore ha sfiorato i <strong>500 miliardi di dollari</strong>, circa <strong>metà Piazza Affari</strong> in una sola azienda esordiente, <a href="https://companiesmarketcap.com/">rendendola la <strong>venticinquesima azienda al mondo</strong> davanti a storici player come Cisco, Intel, Mastercard</a>. Il motivo è legato all&#8217;entrata in campo dinamica del gruppo nel settore strategico delle manovre DRam, decisive per la potenza di calcolo dell&#8217;intelligenza artificiale, e il Ft associa Cxmt al ruolo di possibile sfidante cinese a Samsung, Sk Hynix e Micron, colossi sudcoreani i primi due e americani l&#8217;ultimo che nel settore oggi alimentano la corsa dei generatori di potenza di calcolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La domanda di memorie resta alta</h2>



<p>Nei mesi scorsi<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/chip-il-rally-mondiale-con-lasia-al-centro-per-samsung-e-sk-hynix-utili-da-record.html" type="post" id="516395">abbiamo scritto con attenzione come soprattutto i campioni sudcoreani </a>stessero costruendo le loro fortune sulla <strong>domanda di mercato per le memorie DRam</strong> che sono, in un certo senso, le &#8220;turbine&#8221; che permettono al motore dell&#8217;intelligenza artificiale di funzionare costantemente, tenendo i flussi dati alimentati a ritmo costante e evitando che si perdano informazioni. Le memorie DRam sono <strong>decisive, irrinunciabili ma prodotte da una ridotta quantità di aziende nella qualità e nella scala desiderate</strong> dai grandi provider di potenza di calcolo e modelli computazionali.</p>



<p>Ergo, chi ne controlla la filiera ha prodotto risultati eccellenti negli ultimi anni, e i tre campioni di Usa e Corea del Sud guidano la corsa. Cxmt, emergendo, appare strategica perché dà alla Cina voce in capitolo in questo dossier e il suo debutto in Borsa, che nessuno si aspettava così fragoroso, era stato anticipato <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/tra-tecnologia-e-sicurezza-nazionale-la-sfida-cinese-di-apple.html" type="post" id="521975">dai tentativi di <strong>Apple negli Usa di capire se contro il gruppo </strong></a><strong>fossero in arrivo </strong><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/cxmt-il-nuovo-campione-dei-chip-per-la-sfida-cinese-sullia.html" type="post" id="456121"><strong>potenziali restrizioni commerciali</strong>, a dimostrazione del valore dell&#8217;azienda nelle catene del valore dell&#8217;IA</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quanto impatta il fattore Cxmt</h2>



<p>Non a caso, <a href="https://www.reuters.com/world/china/samsung-sk-hynix-slide-amid-nvidia-financing-worries-china-competition-2026-07-28/">Reuters registra come correlati al boom del nuovo competitor </a>i tonfi in borsa in Asia sul Kospi di Seul di Samsung e Sk Hynix nel day-after del debutto di Cxmt: le due aziende hanno bruciato in una sola seduta rispettivamente il 13,4% e il 14,7% del loro capitale. Va detto che entrambe le aziende avevano conosciuto un decollo borsistico notevole nell&#8217;ultimo anno e anche al netto di questo tonfo Samsung in un anno vale il 212% in più,<a href="https://companiesmarketcap.com/sk-hynix/marketcap/">Sk Hynix il 466%</a>. Ora, un&#8217;azienda che è già la quarta produttrice al mondo si inserisce come sfidante di peso, seppure vada detto che, in fin dei conti, le dinamiche di mercato con cui Cxmt si confronta sono simili a quelle delle leader del settore.</p>



<p><a href="https://404kresearch.substack.com/p/cxmt-deep-dive-the-550000-wafermonth">Il portale Substack &#8220;404K Semi-AI&#8221;</a> ha analizzato i bilanci di Cxmt, sottolineando i dati di crescita netti: &#8220;Dal 2025 al 2026, i ricavi crescono del 370%, mentre i costi aumentano solo del 30% circa, causando un balzo del margine lordo dal 41,0% all&#8217;83,7%. La sola espansione della capacità produttiva non può spiegare questo cambiamento; il vero fattore determinante è il prezzo delle memorie DRam&#8221;, che sono stati un fattore notevole per molti clienti e operatori di mercato e hanno spinto i bilanci sia del gruppo sia dei suoi competitor.<strong><a href="https://intelligence.supplyframe.com/industry-experts-dram-shortage-2030/"> Sostanzialmente, le produttrici di DRam</a></strong><a href="https://intelligence.supplyframe.com/industry-experts-dram-shortage-2030/"> </a><strong>si avvantaggiano del fatto che la domanda è ben superiore all&#8217;offerta</strong> e le memorie in questione sono troppo importanti per preoccuparsi del prezzo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mercato e sicurezza</h2>



<p>Non si può ignorare, dunque, la carenza di offerta e il fatto che sul lungo periodo non è detto che l&#8217;entrata in scena di un attore dirompente come Cxmt con ambizioni crescenti possa necessariamente perturbare il mercato. E andrà capito se di fronte al nuovo protagonismo di questo gruppo <strong>soprattutto gli Stati Uniti reagiranno ampliando lo scrutinio sulle sue mosse</strong> e il suo accesso al mercato americano che non è formalmente interdetto sebbene l&#8217;azienda sia nella lista delle compagnie sospettate di collaborare con le forze armate cinesi emessa dal Pentagono nell&#8217;ormai celebre Sezione 1260H e dal Congresso<a href="https://www.kucoin.com/news/flash/apple-seeks-permission-to-use-chips-from-blacklisted-chinese-firm-cxmt"> si stiano alzando voci critiche sull&#8217;accesso dei produttori di memorie cinesi al mercato a stelle e strisce.</a> </p>



<p>Il <a href="https://www.koreajoongangdaily.com/business/what-cxmts-blockbuster-debut-means-for-koreas-memory-titans/12793398">Korea JoongAng Daily non è catastrofista e riporta i</a>l commento dell&#8217;amministratore delegato di Citigroup Global Markets Korea Securities, <strong>Peter Lee</strong>, secondo cui &#8220;la crescente concorrenza nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale migliori ed efficienti si tradurrà naturalmente in una maggiore domanda e, di conseguenza, in una maggiore richiesta di chip&#8221; e, dunque, l&#8217;alta marea potrebbe alzare tutte le barche. <strong>In tal senso emergono dei dettagli strutturali nel mercato IA: ad oggi i profitti maggiori e le opportunità di crescita</strong> più promettenti sono stati accumulati dal ruolo trainante di coloro che hanno contribuito a sviluppare industrialmente l&#8217;infrastruttura e la componente hardware, appoggio fondamentale per la corsa degli investimenti massivi in conto capitale delle compagnie. Forse in prospettiva tali profitti saranno sostenibili se anche la domanda di investimenti sarà soddisfatta, e dunque si inizieranno a generare flussi di cassa positivi con l&#8217;IA. Una maggiore disponibilità di memoria potrebbe abilitarlo? Non è da escludere. E Cxmt oggi formalmente non è bandita nemmeno dal mercato Usa. Il bivio tra mercato e sicurezza potrebbe riproporsi molto presto in tal senso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/cmxt-vola-in-borsa-la-sfida-coi-big-di-corea-del-sud-e-usa-per-il-mercato-delle-memorie-ia.html">Cmxt vola in Borsa: la sfida coi big di Corea del Sud e Usa per il mercato delle memorie IA</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Bahrain, il punto debole del sistema di sicurezza Usa nel Golfo Persico</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/bahrain-il-punto-debole-del-sistema-di-sicurezza-usa-nel-golfo-persico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 04:52:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="867" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-600x271.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-300x135.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-1024x462.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-768x347.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-1536x694.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-800x360.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per il Bahrein, oggi, continuare ad affidare la propria sicurezza alla protezione Usa significa rimanere bersaglio della strategia iraniana. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/bahrain-il-punto-debole-del-sistema-di-sicurezza-usa-nel-golfo-persico.html">Bahrain, il punto debole del sistema di sicurezza Usa nel Golfo Persico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="867" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-600x271.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-300x135.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-1024x462.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-768x347.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-1536x694.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-800x360.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per decenni il <strong>Bahrein</strong> è stato considerato una retrovia sicura dell&#8217;architettura strategica americana nel Golfo Persico. Oggi quello scenario appare profondamente mutato. La guerra che coinvolge <strong>Iran, Stati Uniti e Israele</strong> ha trasformato il piccolo regno insulare in uno dei punti più delicati dello scontro regionale, dove la competizione militare si intreccia con divisioni confessionali, interessi energetici e stabilità finanziaria. <a href="https://agenparl.eu/2026/07/18/medioriente-escalation-in-bahrain-lirgc-colpisce-un-deposito-di-navi-senza-equipaggio-degli-usa/">La presenza della <strong>Fifth Fleet</strong> della Marina statunitense, tradizionale garanzia di sicurezza per la monarchia dei <strong>Khalifa</strong>, rischia infatti di trasformarsi nel principale fattore di esposizione militare del Paese.</a> Le basi americane, da elemento di deterrenza, diventano obiettivi strategici in caso di escalation.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una storia mai realmente conclusa</strong></h2>



<p>Le tensioni tra <strong>Teheran</strong> e <strong>Manama</strong> non nascono con il conflitto attuale. Per oltre due secoli l&#8217;Iran ha rivendicato una speciale relazione storica con l&#8217;arcipelago, arrivando nel Novecento a considerarlo formalmente parte del proprio territorio. L&#8217;indipendenza del Bahrein, riconosciuta dopo il processo promosso dalle Nazioni Unite nel 1970, chiuse formalmente la controversia territoriale ma non eliminò le diffidenze reciproche. La <strong>Rivoluzione islamica del 1979</strong> riaprì una nuova fase, questa volta non fondata sulle rivendicazioni territoriali bensì sulla competizione ideologica tra la Repubblica islamica sciita e una monarchia sunnita strettamente legata agli Stati Uniti e all&#8217;Arabia Saudita. Da allora il Bahrain rappresenta uno dei principali teatri della cosiddetta <strong>guerra grigia</strong> combattuta tra Teheran e le monarchie del Golfo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La frattura confessionale come vulnerabilità strategica</strong></h2>



<p>L&#8217;elemento che distingue il Bahrein dagli altri Stati del <strong>Consiglio di Cooperazione del Golfo</strong> è la sua composizione demografica. La maggioranza della popolazione musulmana appartiene infatti all&#8217;<strong>Islam sciita</strong>, mentre il potere politico, militare e amministrativo resta saldamente nelle mani della famiglia reale sunnita. Questa asimmetria costituisce da decenni <strong>uno dei principali fattori di vulnerabilità dello Stato.</strong> Dopo le proteste del 2011, represse anche grazie all&#8217;intervento militare saudita, il rapporto tra governo e opposizione sciita è progressivamente peggiorato. Secondo organizzazioni internazionali per i diritti umani, negli ultimi anni sono aumentati arresti, revoche della cittadinanza e procedimenti giudiziari nei confronti di esponenti dell&#8217;opposizione sciita, alimentando un clima di forte polarizzazione interna.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Quinta Flotta: da garanzia a bersaglio</strong></h2>



<p>Il Bahrein ospita il quartier generale della <strong>Quinta Flotta americana</strong>, uno degli assetti navali più importanti degli Stati Uniti nel Medio Oriente. Questa presenza garantisce da decenni la protezione delle rotte energetiche, il controllo delle acque del Golfo e il contenimento della proiezione navale iraniana. Ma la guerra ha modificato radicalmente il significato strategico della base. Negli ultimi mesi <strong>Teheran ha più volte indicato le installazioni militari americane presenti nei Paesi del Golfo come obiettivi legittimi</strong> in caso di attacchi contro il territorio iraniano. In tale contesto, le recenti dichiarazioni diffuse dal <strong>Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC)</strong> sull&#8217;operazione denominata <strong>&#8220;Nasr-2&#8221;</strong>, nella quale viene rivendicato un attacco contro infrastrutture militari statunitensi in Bahrein, rappresentano soprattutto un messaggio politico e strategico. Al momento, molte delle rivendicazioni diffuse dalle parti coinvolte richiedono verifiche indipendenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La crisi del modello economico</strong></h2>



<p>Il Bahrein possiede riserve petrolifere significativamente inferiori rispetto ai vicini del Golfo. Negli ultimi decenni ha quindi costruito la propria prosperità sviluppando <strong>servizi finanziari</strong>, investimenti esteri e attività bancarie, diventando uno dei principali hub finanziari della regione. Questo modello si fonda su due pilastri: <strong>sicurezza</strong> e <strong>stabilità</strong>. Se i mercati iniziassero a percepire il Bahrein come un teatro di guerra permanente, il danno economico potrebbe essere ben più grave degli effetti diretti degli attacchi militari. Per un&#8217;economia che vive di fiducia internazionale, la perdita della reputazione rappresenta un rischio sistemico.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Hormuz cambia le regole del gioco</strong></h2>



<p>La crescente militarizzazione dello <strong>Stretto di Hormuz</strong> modifica profondamente gli equilibri regionali. Per l&#8217;Iran, la capacità di minacciare il traffico energetico costituisce uno strumento di pressione strategica. Per il Bahrain, invece, significa vedere compromessa la libertà di movimento commerciale da cui dipende larga parte della propria economia. La sicurezza marittima non è più soltanto una questione navale, ma diventa un problema di sopravvivenza economica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;ombra degli Accordi di Abramo</strong></h2>



<p>La normalizzazione diplomatica con <strong>Israele</strong>, formalizzata attraverso gli <strong>Accordi di Abramo</strong>, ha ulteriormente rafforzato l&#8217;allineamento del Bahrain con il blocco occidentale. Per Teheran, questa scelta ha trasformato Manama in un tassello della rete strategica israelo-americana nel Golfo. Ciò aumenta inevitabilmente il valore militare e simbolico del Bahrain all&#8217;interno della competizione regionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il dilemma della monarchia</strong></h2>



<p>La monarchia bahreinita si trova oggi davanti a una scelta difficile. Continuare ad affidare la propria sicurezza esclusivamente alla protezione americana significa accettare di rimanere uno dei principali bersagli della strategia iraniana. Tentare invece una maggiore neutralità richiederebbe una profonda revisione degli equilibri regionali costruiti negli ultimi cinquant&#8217;anni e <strong>una ridefinizione dei rapporti con Washington, Riyadh e Tel Aviv</strong>. Parallelamente, il governo dovrà affrontare una questione ancora più delicata: ricostruire un nuovo <strong>patto sociale</strong> con una popolazione sempre più divisa sul piano confessionale. Il vero rischio, infatti, non è soltanto quello di un conflitto militare, ma quello di una progressiva erosione della legittimità interna dello Stato. Ed è proprio questa la strategia che molti analisti attribuiscono all&#8217;Iran: non necessariamente conquistare il Bahrain, ma <strong>renderlo il punto più fragile dell&#8217;architettura di sicurezza costruita dagli Stati Uniti nel Golfo Persico. </strong>Se questo obiettivo dovesse realizzarsi, le conseguenze andrebbero ben oltre i confini dell&#8217;arcipelago, investendo l&#8217;intero equilibrio geopolitico del Medio Oriente.</p>
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		<title>Commercio, industria, yuan e finanza: perché la Cina torna a puntare sulla Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/commercio-industria-yuan-e-finanza-perche-la-cina-torna-a-puntare-sulla-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 05:14:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[porti]]></category>
		<category><![CDATA[Yuan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062217164391_88edb0bbc3c6f71fdaf84de13d62b493.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062217164391_88edb0bbc3c6f71fdaf84de13d62b493.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062217164391_88edb0bbc3c6f71fdaf84de13d62b493-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062217164391_88edb0bbc3c6f71fdaf84de13d62b493-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062217164391_88edb0bbc3c6f71fdaf84de13d62b493-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062217164391_88edb0bbc3c6f71fdaf84de13d62b493-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062217164391_88edb0bbc3c6f71fdaf84de13d62b493-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con due nuovi accordi, la Cina rafforza la sua presenza in Libia puntando su infrastrutture, finanza e yuan.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/commercio-industria-yuan-e-finanza-perche-la-cina-torna-a-puntare-sulla-libia.html">Commercio, industria, yuan e finanza: perché la Cina torna a puntare sulla Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062217164391_88edb0bbc3c6f71fdaf84de13d62b493.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062217164391_88edb0bbc3c6f71fdaf84de13d62b493.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062217164391_88edb0bbc3c6f71fdaf84de13d62b493-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062217164391_88edb0bbc3c6f71fdaf84de13d62b493-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062217164391_88edb0bbc3c6f71fdaf84de13d62b493-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062217164391_88edb0bbc3c6f71fdaf84de13d62b493-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062217164391_88edb0bbc3c6f71fdaf84de13d62b493-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Prima la fumata bianca tra l&#8217;<strong>Agenzia Nazionale per lo Sviluppo (Nda)</strong> del governo Haftar e <strong>13 aziende cinesi</strong> per la creazione della <strong>Zona Industriale di Magroun</strong>. Poi l&#8217;accordo, ancora più rilevante, tra la <strong>Banca Centrale Libica </strong>e la <strong>Banca Popolare Cinese</strong> per collegare le banche commerciali libiche al sistema di pagamento e regolamento cinese. </p>



<p>Questo doppio <em>deal</em> consente a Pechino di rafforzare la propria presenza in un Paese strategico, <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-produzione-di-petrolio-record-ma-la-stabilita-e-un-traguardo-ancora-lontano.html#google_vignette">ancora carico di tensioni e di fatto diviso</a> in due tra il <strong>Governo di Unità Nazionale</strong> di Tripoli, riconosciuto dall&#8217;Onu e appoggiato dalla Turchia, e quello del generale <strong>Khalifa Haftar</strong>, tra Tobruk e Cirenaica. </p>



<p>La <strong>strategia cinese</strong>, in ogni caso, è molto <strong>pragmatica </strong>visto che cerca di mantenere rapporti con ogni parte in causa. Con le ultime intese, il Dragone ha infatti cercato di coinvolgere entrambe le realtà. Già, perché l&#8217;accordo commerciale è stato firmato con la Nda, che dipende dalle autorità della Libia orientale, ma alla cerimonia era presente anche <strong>Naji Mohammed Issa</strong>, governatore della Banca Centrale di Libia, proprio per dare al progetto una <strong>legittimazione nazionale</strong> e rassicurare gli investitori sulla gestione finanziaria.</p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr"><a href="https://x.com/hashtag/BREAKING?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#BREAKING</a> <br>Libyan Army Deputy Commander Lieutenant General Saddam Haftar attends the launch of the “Al-Maqrun Industrial Zone” with 13 Chinese firms signing agreements to develop a 1,000-hectare industrial hub in Libya<a href="https://t.co/PzK4AXb3CT">https://t.co/PzK4AXb3CT</a> <a href="https://t.co/yfObXqC2bL">pic.twitter.com/yfObXqC2bL</a></p>&mdash; Libya Review (@LibyaReview) <a href="https://x.com/LibyaReview/status/2079614183822258488?ref_src=twsrc%5Etfw">July 21, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">I nuovi accordi della Cina in Libia</h2>



<p>Partiamo dall&#8217;accordo commerciale. Nella Zona industriale di Magroun, estesa su 1.000 ettari e situata a un&#8217;ora e mezza a Sud di <strong>Bengasi</strong>, sulla strada costiera, dovrebbe sorgere un <strong>centro regionale per l&#8217;industria</strong>, gli <strong>investimenti </strong>e la produzione. Quest&#8217;area si trova inoltre vicino al nuovo aeroporto di Tika, in fase di costruzione a Bengasi, e vicino alla Zona franca di Elmreisa (Efz). Detto altrimenti, la posizione del polo di Magroun, unita alla sua vicinanza ai porti e agli aeroporti africani, nelle intenzioni cinesi dovrebbe conferire all&#8217;intero progetto rilevanti vantaggi strategici e di investimento in primis per il <strong>commercio di transito</strong>. </p>



<p>&#8220;Oggi, dalla città di Bengasi, annunciamo l&#8217;avvio di una nuova fase di cooperazione industriale e partenariato di investimento tra Cina e Libia. La Libia sta compiendo ogni sforzo per la ricostruzione, lo sviluppo delle industrie locali e la riduzione della dipendenza dai prodotti stranieri&#8221;, ha rivelato un anonimo rappresentante delle 13 aziende cinesi coinvolte nel piano a <em>Libya Herald</em>. Ancora nebbia fitta sull&#8217;identità delle entità asiatiche coinvolte. </p>



<p>Il secondo deal riguarda invece il fronte finanziario. La Banca Centrale Libica ha infatti annunciato che il suo governatore ha raggiunto un accordo con il suo omologo cinese per integrare le <strong>banche commerciali libiche</strong> nell&#8217;infrastruttura di pagamento transfrontaliera cinese, una mossa emblematica per dare inizio a una più profonda <strong>partnership finanziaria</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623145636613_ffff78cb61b34e63ac8e62eaaa7f5c28-1024x707.jpg" alt="" class="wp-image-521244" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623145636613_ffff78cb61b34e63ac8e62eaaa7f5c28-1024x707.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623145636613_ffff78cb61b34e63ac8e62eaaa7f5c28-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623145636613_ffff78cb61b34e63ac8e62eaaa7f5c28-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623145636613_ffff78cb61b34e63ac8e62eaaa7f5c28-1536x1061.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623145636613_ffff78cb61b34e63ac8e62eaaa7f5c28-600x414.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623145636613_ffff78cb61b34e63ac8e62eaaa7f5c28.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La strategia di Pechino</h2>



<p>Il fulcro dell&#8217;accordo, si legge nel comunicato ufficiale diffuso dalla Banca Centrale di Libia, è la prevista adesione della Libia al <strong>Sistema di Pagamento Interbancario Transfrontaliero</strong>, noto come Cips, una rete di regolamento denominata in <strong>yuan </strong>lanciata dalla Banca Popolare Cinese nel 2015. A cosa serve questa rete? Funge da infrastruttura che consente alle banche di inviare e ricevere pagamenti direttamente denominati in yuan, riducendo la dipendenza dal dollaro statunitense ed eliminando la necessità di elaborare le transazioni tramite banche intermediarie. </p>



<p>Per completare il quadro è utile ricordare che a maggio, a Bengasi, nella Libia orientale, è stato inaugurato un <strong>collegamento marittimo</strong> diretto con la Cina, con l’arrivo della nave cargo Guo Yun Hai, prima unità lungo il nuovo corridoio commerciale operato dal gruppo cinese <strong>Cosco Shipping</strong>. Alla cerimonia erano presenti il direttore generale del Fondo per lo sviluppo e la ricostruzione della Libia, Belgassem Haftar, il nuovo ambasciatore cinese accreditato in Libia, Ma Xiwei Liang, e il sindaco di Bengasi. Haftar, figura chiave nella gestione dei programmi infrastrutturali nelle aree sotto controllo dell’Est del Paese (e figlio di Khalifa Haftar) ha definito l&#8217;iniziativa una tappa strategica per il rilancio della città come hub commerciale e logistico.</p>



<p>La Cina, dal canto suo, sta evidentemente cercando di collegare, attivare, rianimare più hub e punti di transito <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/medio-oriente-e-nord-africa-il-laboratorio-hi-tech-della-cina.html">possibili in Nord Africa</a> così da limitare i danni &#8211; anche e soprattutto in vista del futuro &#8211; derivanti da tensioni e blocchi <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-signori-di-hormuz-lo-scontro-iran-usa-e-il-nuovo-medioevo-del-medio-oriente.html">tra gli Stretti di Hormuz e di Bab el Mandeb</a>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="700" height="465" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/haftar.jpg" alt="Libia" class="wp-image-469623" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/haftar.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/haftar-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/haftar-300x199.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption class="wp-element-caption">Khalifa Haftar.</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/commercio-industria-yuan-e-finanza-perche-la-cina-torna-a-puntare-sulla-libia.html">Commercio, industria, yuan e finanza: perché la Cina torna a puntare sulla Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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