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	<title>Difesa Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 22 May 2026 04:34:14 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Difesa Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>E io non ti pago: gli Usa non consegnano i Patriot, la Svizzera non stacca gli assegni e cerca altrove</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 04:29:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1308" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Patriot Ucraina Russia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c-1024x698.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c-768x523.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c-1536x1046.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c-600x409.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Il ritardo nella consegna dei sistemi Patriot ha spinto il Consiglio federale svizzero a sospendere i pagamenti in attesa di chiarimenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/e-io-non-ti-pago-gli-usa-non-consegnano-i-patriot-la-svizzera-non-stacca-gli-assegni-e-cerca-altrove.html">E io non ti pago: gli Usa non consegnano i Patriot, la Svizzera non stacca gli assegni e cerca altrove</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1308" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Patriot Ucraina Russia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c-1024x698.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c-768x523.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c-1536x1046.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c-600x409.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il ritardo nella consegna dei sistemi <strong>Patriot</strong> alla Svizzera sta trasformando il programma <strong>Air2030</strong> da semplice modernizzazione delle forze armate a questione geopolitica europea. La decisione del Consiglio federale di sospendere temporaneamente i pagamenti a <a href="https://www.rsi.ch/info/svizzera/Patriot-in-ritardo-Berna-valuta-altri-sistemi-di-difesa-aerea--3711267.html">Washington, in attesa di chiarimenti su costi e tempistiche, segnala infatti un problema più profondo: la crescente difficoltà dell’industria occidentale nel sostenere la domanda globale di difesa aerea</a>. Berna aveva pianificato di ricevere i sistemi tra il 2027 e il 2028. Oggi, invece, gli Stati Uniti parlano di slittamenti che potrebbero raggiungere i cinque-sette anni, aggravati dalla priorità accordata all’Ucraina e dall’espansione delle tensioni in Medio Oriente. Il risultato è che una nazione tradizionalmente prudente e finanziariamente solida scopre quanto la propria sicurezza possa dipendere da decisioni industriali e strategiche prese altrove. La questione non riguarda soltanto la Svizzera. Il caso evidenzia una trasformazione strutturale: la <strong>difesa antimissile</strong> è diventata una risorsa scarsa, sottoposta a una competizione internazionale che coinvolge guerre convenzionali, deterrenza strategica e protezione delle infrastrutture critiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La saturazione americana e la fragilità delle filiere occidentali</strong></h2>



<p>Negli ultimi anni il sistema Patriot è diventato uno degli asset più richiesti dell’ecosistema militare occidentale. L’invasione russa dell’Ucraina, gli attacchi missilistici nel Mar Rosso e la crescente instabilità mediorientale hanno <strong>moltiplicato la domanda di batterie antimissile, radar e intercettori. </strong>Questo scenario ha prodotto un effetto a catena. Gli Stati Uniti devono contemporaneamente sostenere Kyiv, rassicurare gli alleati NATO, proteggere le basi americane all’estero e mantenere capacità di deterrenza nell’Indo-Pacifico. In una simile situazione, <strong>anche partner affidabili ma non prioritari, come la Svizzera, rischiano di scivolare in fondo alla gerarchia delle consegne. </strong></p>



<p>Il problema è industriale prima ancora che militare. Le catene produttive della difesa occidentale non erano state progettate per sostenere simultaneamente conflitti ad alta intensità e programmi di riarmo continentale. La conseguenza è una crescente vulnerabilità dei contratti <strong><em>Foreign Military Sales </em>(FMS)</strong>, dove tempi, costi e priorità possono cambiare rapidamente in funzione delle emergenze geopolitiche. La Svizzera sta quindi sperimentando quello che molti Paesi europei temono da tempo: la dipendenza da un unico fornitore strategico può trasformarsi in un rischio operativo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ritorno delle alternative europee</strong></h2>



<p>Non sorprende che Berna abbia deciso di aprire <strong>consultazioni con produttori di Germania, Francia, Israele e Corea del Sud.</strong> La richiesta di Armasuisse è significativa: non si cercano soltanto prestazioni tecniche, ma anche tempi di consegna, sostenibilità industriale e quota di produzione europea — possibilmente svizzera. Qui emerge il vero nodo geopolitico del dossier. L’Europa dispone di alternative credibili, ma frammentate. Il sistema <strong>SAMP/T</strong>, sviluppato dal consorzio franco-italiano Eurosam, rappresenta la principale opzione continentale per la difesa aerea a lungo raggio<a href="https://www.tvsvizzera.it/tvs/cf%3A-patriot%3B-usa-presentano-scenari%2C-ritardi-e-aumento-costi/91409037">. L’<strong>IRIS-T SLM</strong> tedesco offre invece capacità molto apprezzate nel segmento medio raggio, soprattutto dopo l’impiego operativo in Ucraina.</a> Tuttavia il confronto non è puramente tecnico. Il Patriot garantisce piena interoperabilità con l’architettura NATO e una lunga esperienza operativa. Le alternative europee riducono invece la dipendenza politica dagli Stati Uniti e potrebbero favorire una maggiore autonomia industriale continentale. La Svizzera si trova così davanti a un dilemma destinato probabilmente a coinvolgere anche altri Paesi europei: privilegiare la continuità strategica atlantica oppure investire in una filiera europea meno dipendente dalle priorità americane.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Difesa aerea e sovranità strategica</strong></h2>



<p>Il dibattito va oltre la scelta di un missile. Una moderna architettura di difesa aerea non consiste soltanto nell’acquisto di batterie antimissile, ma nell’integrazione di radar, sensori, reti dati, comando e controllo, manutenzione e logistica. Per questo motivo <strong>il ritardo dei Patriot colpisce il cuore della pianificazione svizzera. </strong>Se il calendario dovesse slittare verso il prossimo decennio, Berna rischierebbe un vuoto temporaneo nella protezione dello spazio aereo proprio mentre in Europa aumenta la percezione della minaccia derivante da missili balistici, droni e attacchi a lunga gittata. Il Consiglio federale sta quindi valutando una soluzione multilivello: <strong>mantenere formalmente il programma Patriot, ma affiancarlo con un sistema supplementare europeo.</strong> Questa strategia consentirebbe di distribuire il rischio industriale e aumentare la flessibilità operativa. In prospettiva, il caso svizzero potrebbe diventare uno stress test per l’intera Europa. Se sempre più governi percepiranno i ritardi americani come strutturali e non episodici, la domanda verso l’industria europea della difesa potrebbe crescere rapidamente.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La vera partita: capacità produttiva europea</strong></h2>



<p>Il punto decisivo non è stabilire quale sistema sia “migliore” in senso assoluto. La vera questione è se l’Europa possieda la capacità industriale necessaria per sostenere il proprio riarmo senza dipendere integralmente dagli Stati Uniti. Negli ultimi trent’anni il continente ha privilegiato interoperabilità e integrazione atlantica, riducendo però investimenti, stock e capacità produttive autonome. Oggi la guerra in Ucraina e la crisi mediorientale mostrano il costo di quella scelta. La vicenda svizzera anticipa quindi una trasformazione più ampia. La difesa aerea europea sta diventando una competizione non soltanto tecnologica, ma industriale e geopolitica. Chi controllerà produzione, manutenzione e tempi di consegna controllerà anche una parte crescente della sicurezza continentale. Per questo il dossier Air2030 non riguarda più soltanto Berna. Riguarda il futuro equilibrio tra <strong>autonomia strategica europea</strong> e dipendenza dalle capacità industriali americane, in un mondo dove la domanda di sicurezza cresce più rapidamente della capacità occidentale di produrla.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/e-io-non-ti-pago-gli-usa-non-consegnano-i-patriot-la-svizzera-non-stacca-gli-assegni-e-cerca-altrove.html">E io non ti pago: gli Usa non consegnano i Patriot, la Svizzera non stacca gli assegni e cerca altrove</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Addio agli A-4 della Fuerza Aérea Argentina, i temerari della guerra delle Falkland</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/addio-agli-a-4-della-fuerza-aerea-argentina-i-temerari-della-guerra-delle-falkland.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 05:15:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[caccia]]></category>
		<category><![CDATA[Isole Falkland]]></category>
		<category><![CDATA[Marina argentina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1109" height="831" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982.jpeg 1109w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-1024x767.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-768x575.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-600x450.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1109px) 100vw, 1109px" /></p>
<p>La Fuerza Aérea Argentina ha annunciato ieri la “dismissione definitiva” della flotta di A-4, gli aerei d’attacco al suolo che sono passati alla storia per le temerarie missioni a bassa quota condotte durante la Guerra delle Falkland</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/addio-agli-a-4-della-fuerza-aerea-argentina-i-temerari-della-guerra-delle-falkland.html">Addio agli A-4 della Fuerza Aérea Argentina, i temerari della guerra delle Falkland</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1109" height="831" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982.jpeg 1109w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-1024x767.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-768x575.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-600x450.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1109px) 100vw, 1109px" /></p>
<p>L’<strong>Argentina</strong> ritira dal servizio gli ultimi esemplari dei suoi <strong>A-4 Fightinghawk</strong>, le versioni modernizzate dei venerabili A-4 Skyhawk che hanno prestato servizio per oltre sei decenni nella <em>Fuerza Aérea Argentina</em>, gli aerei d’attacco al suolo che sono passati alla storia per le temerarie missioni a bassa quota condotte durante la Guerra delle Falkland nel lontano 1982. Questo ritiro definitivo coincide con l’introduzione dei nuovi cacciabombardieri<strong>F-16 Fighting Falcon</strong> come “<em>nuovo caccia</em>” dell’Aviazione argentina, da anni al centro di un programma di “profondo rinnovamento” delle capacità operative che ora coincide con i “venti di cambiamento” che minacciano stravolgimenti strategici e riscatto per le <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/washington-pronta-a-mollare-londra-le-falkland-e-la-diplomazia-del-rancore.html">Isole Malvinas</a></strong>.<br> <br>La <strong>Fuerza Aérea Argentina</strong> ha annunciato ieri la “<strong>dismissione definitiva</strong>” della flotta di Fightinghawk presso la base aerea di Villa Reynolds, nella provincia di San Luis. La base ospitava l’ultima unità argentina dotata di <strong>A-4AR/OA-4AR Fightinghawk</strong>, la 5ª Brigata Aerea. Secondo quanto riportato dall’Aeronautica argentina, la decisione di ritirare i venerabili A-4 si basa su “priorità di efficienza operativa e sostenibilità economica“, dato che mantenere operativi questi velivoli era diventata una “<em>sfida sempre più ardua negli ultimi anni</em>“. <br><br>Il Fightinghawk, versione specifica per la forza aerea argentina, era strettamente legato a un piano di modernizzazione condotto da Lockheed Martin sugli Skyhawk assegnati alla componente aerea del Corpo dei Marines degli Stati Uniti e consegnati negli <strong>anni </strong>Novanta.   Questi aerei da attacco al suolo, già noti ai piloti argentini, erano equipaggiati con il radar utilizzato nelle prime varianti dell’F-16 ed erano in grado di trasportare <strong>missili aria-aria Sidewinder</strong>. I Fightinghawk, decisamente più performanti dei loro predecessori, erano dotati di un sistema computerizzato di pianificazione delle missioni e di un nuovo computer di navigazione/attacco e, nonostante non fossero progettati come caccia da adibire alla difesa aerea, svolsero anche questo ruolo quando Buenos Aires si trovò costretta a ritirare i suoi ultimi caccia Mirage di fabbricazione francese.   </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="671" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-12.10.01-1024x671.jpg" alt="" class="wp-image-517648" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-12.10.01-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-12.10.01-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-12.10.01-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-12.10.01-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-12.10.01.jpg 1452w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Nuovi caccia per ricostruire una capacità aerea</h2>



<p>Secondo quanto <a href="https://www.twz.com/air/argentina-retires-its-a-4-fightinghawks">riportato</a> da The War Zone, la Fuerza Aérea Argentina ha investito diversi anni a “<em>ricostruire la propria capacità di caccia</em>”, ma è stata “<em>ripetutamente ostacolata dagli sforzi britannici per bloccare potenziali acquisti di caccia</em>”. Dopo aver acquistato altri aerei dalla Francia, ricordiamo i Super Etendard dismessi dalla portaerei Charles De Gaulle che non poterono essere impiegati per <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/milei-manda-i-suoi-caccia-kiev-largentina-non-pu-volarci-2333523.html">colpa dell’embargo</a>, gli analisti ipotizzano che l’Argentina potesse spingersi a concludere accordi con la Cina o la Russia. Ragione per cui gli <strong>Stati Uniti</strong> – che guardano con <strong>interesse alle Isole Falkland</strong> o Isole Malvine come hub nell’Atlantico Meridionale nel piano di contenimento dell&#8217;<a href="http://Gli Stati Uniti vogliono mantenere le linee di comunicazione del Mar Atlantico meridionale (Canale di Beagle, Stretto di Magellano, passaggio di Drake), libere da presenze ostili.">espansione cinese</a> – hanno finito con l’approvare il trasferimento di due squadriglie di F-16 dalla Danimarca all’Argentina, aerei che il Dipartimento di Stato americano definì come “v<em>elivoli multiruolo a basso costo e ad alte prestazioni</em>“. <strong>Le due squadriglie comprendono sedici monoposto F-16AM e otto biposto F-16BM</strong>, e sono state seguite da diverse cellule di vecchi Viper da impiegare come fonti di pezzi di ricambio. L’assenza di ricambi infatti aveva pesato sulla partita di Etendard francesi che si rivelarono un problema, invece che una soluzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal primo impiego negli anni Sessanta alla guerra delle Falkland</h2>



<p>Il ritiro del Fightinghawk segna anche la fine della lunga storia degli A-4 che hanno servito, a partire dal 1966, la Fuerza Aérea Argentina e l’<strong>Aviación Naval</strong> dell’Argentina. Prima della guerra delle Falkland che li rese celebri nella <strong>battaglia di San Carlos</strong>, lo scontro aeronavale sostenuto contro la forza di spedizione britannica, l’Argentina acquistò quattro lotti di 26 A-4 che erano appartenuti all’U.S. Navy, diventando il primo “<em>cliente estero</em>” dello Skyhawk. L’ultimo venne imbarcato a bordo della <strong>portaerei Veinticinco de Mayo</strong>, una nave di classe Colossus trasferita dal Regno Unito dopo aver prestato servizio con la Royal Navy britannica e la Royal Netherlands Navy.   </p>



<p>Quando nella primavera del 1982 la crisi delle isole Falkland portò gli argentini a sferrare un attacco a sorpresa contro il territorio d’oltremare britannico, erano circa 40 gli A-4 in servizio nelle forze aeree argentine. E servirono a condurre missioni d’attacco a bassissima quota dopo aver ricevuto rifornimento dalle aerocisterne KC-130 Hercules che li accompagnavano nel viaggio dalle coste dell’Argentina. Nel corso di oltre 200 sortite di combattimento, gli A-4 argentini affondarono <strong>quattro navi da guerra della Royal Navy</strong>, e ne danneggiarono altrettante.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Gli A-4 Skyhawk sono stati la &quot;spina dorsale&quot; dell&#39;aviazione argentina durante la Guerra delle <a href="https://twitter.com/hashtag/Falkland?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Falkland</a> del 1982. A bordo di questi rodati caccia i piloti argentini effettuarono coraggiose missioni di attacco al suolo a bassissima quota, affondando diverse unità della <a href="https://twitter.com/hashtag/RoyalNavy?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#RoyalNavy</a> <a href="https://t.co/AUeBie81Tm">pic.twitter.com/AUeBie81Tm</a></p>&mdash; Davide B. (@DBinTweet) <a href="https://twitter.com/DBinTweet/status/2056687316354167142?ref_src=twsrc%5Etfw">May 19, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La leggendaria missione degli A-4 </h2>



<p>Tra gli attacchi più temerari che vennero condotti a bordo degli A-4 Skyhawk durante la guerra delle Falkland, il più celebre è senza dubbio quello del <strong>25 maggio 1982</strong>, quando una formazione di sei aerei d&#8217;attacco al suolo di questo tipo, appartenenti al Grupo 5 de Caza e incaricata di colpire le due navi da guerra inglesi, il cacciatorpediniere <strong>HMS Coventry</strong> e la fregata <strong>HMS Broadsword</strong>, localizzate a Nord-Ovest delle Isole Falkland, o Malvinas che dir si voglia, condusse uno di quei temerari voli a bassissima quota per sganciare le proprie bombe, volando a pochi metri dalla superficie del mare per evitare il rilevamento radar e sfidando i sistemi missilistici Sea Wolf, il <strong>fuoco incrociato dei cannoni </strong>da 20 mm Oerlikon e degli antiaerei Bofors, oltre a tutte le mitragliatrici leggere che erano puntate su di loro. Come è noto, i quattro caccia, divisi in due coppie, riuscirono a sganciare le loro bombe perché il radar che avrebbe dovuto guidare i missili contro di loro non riuscì a tracciarli per un problema tecnico: non fu in grado di &#8220;<em>scegliere</em>&#8221; quale dei due Skyhawk tracciare.</p>



<p>La prima coppia sganciò le bombe ma mancò il bersaglio, mentre la seconda riuscì a colpire la Broadsword con <strong>una bomba Mk.17</strong> nonostante l&#8217;intenso fuoco antiaereo. La bomba però non esplose. L&#8217;ultima coppia di A-4, armati con tre bombe più leggere, colpì e danneggiò gravemente la <strong>HMS Coventry</strong>, che affondò in soli venti minuti. L&#8217;attacco portò alla morte di 19 marinai e al ferimento di altri 30, mentre tutti e sei gli A-4 tornarono alla base.</p>



<p>Durante la guerra delle Falkland <strong>gli argentini persero 19 A-4 Skyhawk e 17 piloti</strong>. Otto di questi vennero abbattuti dai missili aria-aria dei <strong>caccia Sea Harrier</strong> della Royal Navy britannica, soprannominati la &#8220;<em>Muerte negra</em>&#8220;. Il <strong>coraggio dei piloti della Fuerza Aérea Argentina</strong> e della <strong>Aviación Naval</strong> viene celebrato ancora oggi, ricordando che ognuno di loro sapeva di andare a combattere contro un avversario tecnologicamente più avanzato, senza armamento missilistico aria-aria, senza radar, senza un moderno sistema di navigazione, trasportando munizioni non guidate e senza apparecchiature di allarme radar che potessero avvertirli dei missili in arrivo.</p>



<p>Dopo la dismissione degli A-4 argentini,<strong> rimangono in servizio i pochi Skyhawk</strong> che fanno ancora parte dell&#8217;<strong>Aeronautica Militare Brasiliana</strong>, ma si ritiene che il loro periodo di servizio terminerà a breve, relegando gli A-4 alle squadriglie di <a href="https://it.insideover.com/guerra/cattivi-addestrano-top-gun-americani.html">contractor militari privati</a> che hanno sempre apprezzato questo aereo per la sua agilità, rendendolo una piattaforma eccellente nelle vesti di &#8220;avversario&#8221; nell&#8217;addestramento al combattimento e lasciando allo Skyhawk un posto d&#8217;eccezione tra i famosi &#8220;<strong>Aggressor</strong>&#8221; che servono a preparare i piloti da combattimento delle migliori aeronautiche militari del mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/addio-agli-a-4-della-fuerza-aerea-argentina-i-temerari-della-guerra-delle-falkland.html">Addio agli A-4 della Fuerza Aérea Argentina, i temerari della guerra delle Falkland</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Combattere a 6 mila metri di profondità: così la Russia si prepara alla guerra sui fondali marini</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/combattere-a-6-mila-metri-di-profondita-cosi-la-russia-si-prepara-alla-guerra-sui-fondali-marini.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 05:14:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[gru]]></category>
		<category><![CDATA[Marina russa]]></category>
		<category><![CDATA[sabotaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Sottomarino Belgorod]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="456" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Image-3-Belgorod-Nuclear-Powered-Submarine.jpg-e1718015752569.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Image-3-Belgorod-Nuclear-Powered-Submarine.jpg-e1718015752569.webp 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Image-3-Belgorod-Nuclear-Powered-Submarine.jpg-e1718015752569.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Image-3-Belgorod-Nuclear-Powered-Submarine.jpg-e1718015752569-300x171.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Image-3-Belgorod-Nuclear-Powered-Submarine.jpg-e1718015752569-768x438.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>La Russia nonostante la guerra in Ucraina destina sempre maggiori risorse per la guerra nel dominio sottomarino, in particolare sui fondali</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="456" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Image-3-Belgorod-Nuclear-Powered-Submarine.jpg-e1718015752569.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Image-3-Belgorod-Nuclear-Powered-Submarine.jpg-e1718015752569.webp 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Image-3-Belgorod-Nuclear-Powered-Submarine.jpg-e1718015752569.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Image-3-Belgorod-Nuclear-Powered-Submarine.jpg-e1718015752569-300x171.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Image-3-Belgorod-Nuclear-Powered-Submarine.jpg-e1718015752569-768x438.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Le infrastrutture sottomarine, o che hanno un&#8217;importante componente sottomarina, come cavi di comunicazione, elettrodotti, linee di trasporto di idrocarburi e piattaforme di esplorazione/estrazione <strong>sono diventate cruciali nell&#8217;architettura di sopravvivenza di un Paese avanzato</strong>, al punto che, a fronte delle nuove minacce <em>underwater </em>rese possibili anche (ma non solo) dai recenti ritrovati tecnologici, sono state definite “critiche”.</p>



<p>Su <em>InsideOver </em>abbiamo trattato questo aspetto <a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-perche-il-primo-colpo-di-una-guerra-sara-inferto-ai-cavi-sottomarini.html">in tempi non sospetti</a>, ovvero prima che il sabotaggio delle linee Nord Stream avesse acceso i riflettori sulla fragilità intrinseca di queste infrastrutture ad attacchi mirati, e prima ancora che fosse cominciata una vera e propria campagna “ibrida” di <strong>attacchi ai cavi sottomarini</strong> che, in Europa, si è <a href="https://it.insideover.com/difesa/germania-finlandia-lituania-e-la-guerra-dei-cavi-sottomarini.html">focalizzata nel Mar Baltico</a>, ma che altrove ha visto episodi degni di nota in Estremo Oriente e nel Mar Rosso. L&#8217;importanza, oggi, dei cavi sottomarini è stata già sviscerata ma vale la pena ricordarla: <strong>più del 90% delle comunicazioni dati globali passa attraverso di essi,</strong> e il mercato della loro posa – affidata principalmente a società private – è in continua crescita per sopperire alla “fame” di velocità di connessione e diffusione di accesso alla rete.</p>



<p>In prospettiva, il mare offrirà altre <strong>opportunità di sviluppo</strong> che si tramuteranno istantaneamente in ulteriori problematiche di sicurezza. Due esempi valgano su tutti: lo sfruttamento delle risorse minerarie presenti sui e nei fondali oceanici (idrati di metano, noduli metalliferi), e l&#8217;avvio su larga scala di acquacolture per il sostentamento umano. </p>



<p>Non è quindi lontano dalla realtà ritenere che si debba decisamente avviare la definizione in ambito militare di un <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/difesa/giunto-momento-definire-lunderwater-warfare-2260658.html">dominio <em>underwater </em></a></strong>che racchiuda la <em>seabed warfare</em> in un ambito separato rispetto al dominio marittimo generale, stante le differenze fisiche che si incontrano a grandi profondità e lo sviluppo esponenziale di nuovi assetti per la lotta sottomarina, che grazie ad automazione spinta, nuovi materiali, e tecnologie quantistiche <strong>pone in essere una minaccia di un livello mai osservato prima nella storia dei conflitti,</strong> proprio per la dipendenza di una società moderna dalle infrastrutture sottomarine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il dominio sottomarino è fondamentale per la Russia </h2>



<p>In questo contesto, e date le operazioni “ibride” sui cavi sottomarini già osservate in anni recenti, è di fondamentale importanza comprendere lo sviluppo delle capacità della <strong>Russia </strong>che potrebbero essere impiegate in tali operazioni, poiché la direzione di questo sviluppo, tra le altre cose, indica le reali intenzioni russe e gli scenari specifici che si stanno preparando. </p>



<p>Va osservato innanzitutto un dato interessante: nonostante il conflitto in Ucraina stia drenando risorse militari russe, in modo sempre più incisivo, <strong>Mosca non ha cessato di investire nel settore <em>underwater </em></strong>destinato a compiere attacchi ibridi in tempo di pace, che in tempo di guerra aperta diventerebbero tra le prime azioni militari. In particolare, sebbene il taglio di cablaggi nel Baltico non sia stato attribuito con certezza alla Russia – ma ci sono tutti gli indizi del caso – è interessante notare che questi abbiano avuto il loro picco tra il 2023 e il 2024 ovvero quando lo stallo dissanguante del conflitto ucraino si è stabilizzato. Significa quindi che Mosca ritiene il dominio <em>underwater </em>e la <em>seabed warfare</em> un <strong>livello chiave</strong> della sua postura militare, che, proprio per questo, non può che essere rivolta al contrasto alla NATO.</p>



<p>Un elemento importante delle capacità di guerra sottomarina della Russia è la Direzione Principale per la Ricerca sugli Abissi del Ministero della Difesa, nota come <strong>GUGI </strong>o come unità militare 40056. Si tratta di una delle unità più segrete dell&#8217;apparato militare russo i cui compiti principali includono la <em>seabed warfare</em> e le operazioni in acque profonde, tra cui l&#8217;installazione di apparecchiature per l&#8217;intercettazione delle telecomunicazioni sottomarine, il danneggiamento e la distruzione di infrastrutture subacquee, la mappatura dei fondali marini e il dispiegamento dei sistemi di sorveglianza e navigazione sottomarina. </p>



<h2 class="wp-block-heading">GUGI e GRU per ampliare la portata delle azioni</h2>



<p>Sappiamo che il GUGI è in grado di condurre <strong>operazioni a profondità fino a 6mila metri,</strong> utilizzando sistemi sottomarini a propulsione nucleare di tipo Losharik, altri come il Paltus e veicoli sottomarini autonomi di tipo Rus e Konsul, nonché utilizza sottomarini di grandi dimensioni come il <a href="https://it.insideover.com/difesa/perche-il-sottomarino-russo-belgorod-ha-preso-il-mare.html">Belgorod</a> come “nave madre” per altri veicoli autonomi – anche di grandi dimensioni – e per l&#8217;utilizzo del drone/siluro a propulsione e carica nucleare <strong>Poseidon</strong>, una delle armi di rappresaglia della Russia. È interessante notare che, pur essendo impegnata in una guerra difficile ed estenuante contro l&#8217;Ucraina, la Russia non smette di spendere le sue risorse per la creazione di costose infrastrutture che non hanno alcuna rilevanza per la vittoria in quella guerra, ma che sono <strong>estremamente necessarie in caso di una prolungata guerra convenzionale con l&#8217;Occidente</strong>, e per il miglioramento dei suoi assetti come il sottomarino <a href="https://www.rid.it/shownews/8069/nuovi-dettagli-sul-sottomarino-ldquo-speciale-rdquo-russo-khabarovsk">Khabarovsk</a>, anch&#8217;esso in grado di lanciare i Poseidon e di operare con ROV e altri sottomarini più piccoli, destinato a operare nella Flotta del Pacifico. Tra le unità impiegate figurano anche navi oceanografiche speciali, come la <strong>Yantar</strong> osservata più volte nei mari dei Paesi della NATO, che fungono da vettori per veicoli sottomarini di tipo Rus e Konsul sospettati di poter essere utilizzati per spionaggio e/o sabotaggio.</p>



<p><a href="https://www.rusi.org/explore-our-research/publications/commentary/seabed-war-russias-secretive-defence-units-and-undersea-sabotage-architecture">A partire dal 2023</a>, il GUGI ha avviato una stretta collaborazione con un&#8217;altra unità estremamente segreta dell&#8217;intelligence russa: il GRU (o GU) ovvero il servizio militare di intelligence e di operazioni segrete come sabotaggi, uccisioni mirate e destabilizzazione. Il risultato di questa cooperazione è stata la creazione, in Crimea, del 235esimo Centro di Addestramento Specializzato, unità militare 71712, <strong>specializzato in sabotaggio marittimo mediante veicoli senza pilota</strong>, anche a grandi profondità. L&#8217;appoggiarsi del GUGI al GRU ha un significato ben preciso: aumentare le capacità di sabotaggio/spionaggio sottomarine non solo con strumenti tecnici, ma anche affidandosi a risorse <strong>HUMINT (<em>Human Intelligence</em>)</strong>, nella fattispecie il reclutamento di agenti non russi in Paesi considerati ostili. L&#8217;ambiente sottomarino a grandi profondità è però, come detto, un ambiente altamente tecnologico, pertanto ci troveremo davanti ad un ampliamento dell&#8217;attività HUMINT di alto livello.</p>



<p>L&#8217;approccio russo è quindi sempre fortemente orientato al <strong>contrasto della NATO</strong> e al tentativo di uscire dallo strangolamento geografico imposto dal GIUK (Greenland, Iceland, United Kingdom) Gap con ogni mezzo, aumentando le capacità underwater per cercare di degradare le capacità dell&#8217;Alleanza in modo rapido durante le prime fasi di un conflitto aperto. Pertanto, anche in un&#8217;ottica globale in quanto il dominio <em>underwater </em>è teatro di scontro in altre aree di crisi che vedono la presenza di interessi europei e occidentali in senso lato, sarebbe opportuno velocizzare non solo lo sviluppo di <a href="https://www.ilgiornale.it/news/difesa/consegnata-nave-tritone-marina-militare-si-rafforzano-2651847.html">contromisure difensive</a>, ma anche offensive per esprimere anche in questo ambito un efficace <strong>deterrenza</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/combattere-a-6-mila-metri-di-profondita-cosi-la-russia-si-prepara-alla-guerra-sui-fondali-marini.html">Combattere a 6 mila metri di profondità: così la Russia si prepara alla guerra sui fondali marini</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Siria: Tartus, il convoglio SPARTA e la nuova scommessa russa nel Mediterraneo</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/siria-tartus-il-convoglio-sparta-e-la-nuova-scommessa-russa-nel-mediterraneo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 10:26:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Siria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Siria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Siria.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Siria-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Siria-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Siria-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Siria-1536x1020.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Siria-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'arrivo del convoglio russo Sparta nel porto siriano di Tartus è il segnale della strategia di Mosca per il Mediterraneo orientale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/siria-tartus-il-convoglio-sparta-e-la-nuova-scommessa-russa-nel-mediterraneo.html">Siria: Tartus, il convoglio SPARTA e la nuova scommessa russa nel Mediterraneo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Siria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Siria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Siria.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Siria-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Siria-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Siria-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Siria-1536x1020.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Siria-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’arrivo della nave Ro-Ro russa <strong>SPARTA</strong> nel porto siriano di Tartus il 9 maggio 2026 non rappresenta soltanto un episodio logistico. È, piuttosto, il segnale di una strategia più ampia con cui Mosca tenta di preservare la propria presenza nel <strong>Mediterraneo orientale</strong> dopo il collasso del sistema Assad. In gioco non vi è semplicemente una base navale, ma la possibilità per la Russia di mantenere una continuità operativa tra il Mar Nero, il Levante e il continente africano. Il dato più rilevante non è infatti il carico – rimasto non confermato ufficialmente – bensì la struttura del convoglio attribuito a Mosca: la presenza della moderna fregata <strong>Admiral Flota Kasatonov</strong>, della tanker <strong>General Skobelev</strong> e dell’unità di supporto <strong>Akademik Pashin</strong> suggerisce una missione pianificata con attenzione politica e militare. Dopo la caduta di <strong>Bashar al-Assad</strong> nel dicembre 2024, la Siria non è più una piattaforma automaticamente disponibile per il Cremlino. Ogni attracco russo a Tartus oggi deve essere letto come il risultato di una negoziazione continua con le nuove autorità di Damasco.</p>



<h3 class="wp-block-heading">SPARTA e la logistica militare russa</h3>



<p>La nave <strong>SPARTA</strong>, identificata con IMO 9268710, è collegata alla rete logistica di <strong>Oboronlogistika/SK-Yug</strong>, già oggetto di sanzioni occidentali e considerata parte integrante del sistema di trasporto del Ministero della Difesa russo. Nel corso degli anni, queste unità sono state associate al cosiddetto <em>Syrian Express</em>, il ponte marittimo utilizzato da Mosca per sostenere le operazioni in Siria. Il convoglio osservato nel Mediterraneo centrale nei primi giorni di maggio, secondo fonti OSINT e monitoraggi satellitari, mostrava anomalie AIS e comportamenti compatibili con una navigazione sensibile. La discrepanza nei segnali trasmessi dalla tanker <strong>General Skobelev</strong>, ufficialmente localizzata nel Baltico ma rilevata a Sud di Malta, <strong>rafforza l’ipotesi di un transito volutamente schermato dalla sorveglianza occidentale.</strong> Questo elemento non prova il contenuto del cargo, ma suggerisce che Mosca consideri ancora la direttrice Tartus-Hmeimim una linea strategica da proteggere.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La fregata Kasatonov e il messaggio politico di Mosca</h3>



<p>Il coinvolgimento della fregata <strong>Admiral Flota Kasatonov</strong>, unità della classe <a href="https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/siria-lue-rinnova-le-sanzioni-anti-assad-ma-accorcia-la-lista-nera_1L5JUSEVkZxJBUukrIwWwP">Project 22350, costituisce il dato più significativo dell’intera operazione. Non si tratta di una semplice nave di scorta: è una piattaforma avanzata di difesa aerea, guerra antisommergibile e strike navale. </a>La sua presenza accanto a SPARTA comunica tre messaggi precisi. Primo: <strong>la Russia considera il convoglio abbastanza importante da assegnargli una protezione di alto livello.</strong> Secondo: Mosca vuole dimostrare di mantenere capacità di proiezione nel Mediterraneo nonostante la pressione occidentale e la guerra in Ucraina. Terzo: il Cremlino intende scoraggiare eventuali pressioni diplomatiche o attività di interdizione indiretta lungo le rotte verso la Siria. In altre parole, la scorta militare trasforma un normale movimento logistico in un atto geopolitico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Siria, energia e sopravvivenza reciproca</h3>



<p>Il dossier siriano oggi non ruota soltanto attorno alle basi militari. Il nodo centrale è diventato energetico. <strong>Nel 2026 la Russia è tornata a essere uno dei principali fornitori di petrolio della Siria,</strong> in un contesto di gravissima vulnerabilità economica di Damasco. Per il nuovo governo siriano, Mosca rappresenta contemporaneamente un partner problematico e una risorsa indispensabile. La Siria ha bisogno di carburante, assistenza tecnica, protezione diplomatica e investimenti minimi per evitare il collasso definitivo delle proprie infrastrutture. Per la Russia, invece, Tartus e Hmeimim restano fondamentali per impedire una ritirata strategica dal Mediterraneo e dall’Africa. <strong>Senza la Siria, l’intera rete russa verso Libia, Sahel e Corno d’Africa diventerebbe logisticamente più fragile e molto più costosa.</strong> È qui che la relazione russo-siriana assume la forma di un compromesso pragmatico: non più alleanza ideologica, ma scambio di sopravvivenza geopolitica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il confine iracheno e la nuova architettura regionale</h3>



<p>La costruzione del muro iracheno lungo oltre 600 chilometri al confine siriano si inserisce nella stessa dinamica regionale. <a href="https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-05/iraq-blinda-confine-siria-intervista.html">Baghdad teme che la fragilità della Siria post-Assad possa riattivare reti jihadiste, traffici illegali e infiltrazioni armate. Ma il tema sicurezza si intreccia ormai con quello dei <strong>corridoi energetici</strong>.</a> La crisi dello Stretto di Hormuz e l’instabilità tra Iran e Stati Uniti stanno spingendo Iraq, Turchia e attori occidentali a valutare rotte terrestri alternative per petrolio e commercio. In questo scenario, la Siria non è più soltanto un teatro di guerra: rischia di trasformarsi in un crocevia logistico tra Mediterraneo, Golfo e Asia occidentale. Mosca lo ha compreso perfettamente. <strong>Mantenere accesso a Tartus significa conservare una leva sulla futura architettura commerciale ed energetica della regione.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Una presenza negoziata, non restaurata</h3>



<p>L’errore più grande sarebbe interpretare il caso SPARTA come il ritorno della Siria completamente nell’orbita russa. Non è così. La nuova leadership di Damasco sta cercando di bilanciare aperture verso Occidente, relazioni con Ankara e necessità di cooperazione con Mosca. <strong>Per questo Tartus oggi non è una base garantita, ma una concessione negoziabile. </strong>La Russia sembra aver compreso che non può più imporre la propria presenza come durante l’era Assad. Sta invece sperimentando un modello più flessibile: accessi selettivi, rotazioni limitate, presenza navale calibrata e utilizzo della leva energetica. Il convoglio SPARTA-Kasatonov appare quindi come un test politico prima ancora che logistico. La domanda decisiva non è se Mosca sia tornata stabilmente in Siria. La vera questione è un’altra: fino a che punto Damasco sarà disposta a tollerare – e monetizzare – la continuità strategica russa nel Mediterraneo orientale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/siria-tartus-il-convoglio-sparta-e-la-nuova-scommessa-russa-nel-mediterraneo.html">Siria: Tartus, il convoglio SPARTA e la nuova scommessa russa nel Mediterraneo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Taiwan, contro la Cina il modello Israele: tecnologie, scudi antiaerei e mobilitazione civile</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/israele-taiwan-sintonie-a-distanza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Larissa Clelia Remenyi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 04:44:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[taiwan]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=517559</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Taiwan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per Taiwan, sotto la pressione della Cina, Il paragone con Israele diventa sempre più esplicito. E le visite dell'Aipac...</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/israele-taiwan-sintonie-a-distanza.html">Taiwan, contro la Cina il modello Israele: tecnologie, scudi antiaerei e mobilitazione civile</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Taiwan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Boaz Toporovsky</strong> è tornato a Taiwan il 5 maggio con una delegazione interpartitica della Knesset, di cui faceva parte anche l’ex presidente del Parlamento <strong>Mickey Levy.</strong> Già criticato da Pechino per una precedente visita all’isola a settembre, il deputato ha attirato di nuovo le ire dell’Ambasciata cinese in Israele: i parlamentari<a href="https://il.china-embassy.gov.cn/eng/sgxw/202605/t20260506_11905659.htm"> «non possono oltrepassare le linee rosse sulla questione di Taiwan senza pagarne le conseguenze»</a>, ha ribadito un portavoce, indicando che la visita <a href="https://il.china-embassy.gov.cn/eng/sgxw/202605/t20260506_11905659.htm">«ha minato seriamente le fondamenta politiche delle relazioni sino-israeliane»</a>. Infrangere “linee” sembra ormai una prassi per Tel Aviv, più sorprendente è che tale trasgressione abbia interessato la dialettica Pechino-Taipei, anche se è alquanto evidente che il nuovo slancio di Tel Aviv verso Taiwan discende dai rapporti Cina-Iran, che in questo momento irritano più che mai la leadership israeliana.</p>



<p>A seguito della visita di maggio della delegazione, il presidente taiwanese Lai Ching-te ha definito il Paese un <a href="https://english.president.gov.tw/News/7129">«modello di resilienza nazionale»</a>, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto militare. Difatti, mentre Pechino ha aumentato le esercitazioni nello Stretto come ferma risposta alla visita del 2022 di Nancy Pelosi all’isola contesa, <strong>il dibattito di Taipei sulla sicurezza si è focalizzato sulla costruzione di una strategia di difesa più ampia. </strong>Il paragone con Israele è diventato esplicito già a ottobre scorso, quando Lai Ching-te <a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/taiwan-to-build-t-dome-defense-system-will-aim-to-be-like-israels-iron-dome/">ha annunciato</a> la creazione di un nuovo scudo aereo chiamato T-Dome, ispirato all’Iron Dome israeliano. Tre settimane dopo, durante la visita dell’AIPAC a Taiwan, Lai ha evocato la metafora di <a href="https://www.timesofisrael.com/taiwan-president-citing-david-and-goliath-tells-aipac-israel-is-a-model-for-defense/">«Davide contro Golia»</a> a proposito del rafforzamento della capacità di autodifesa dell’isola. Un incontro “eccezionale” — <strong>il primo della lobby ebraica USA a Taipei </strong>—, a cui è seguito <a href="https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/us-state-dept-approves-possible-sale-taiwan-fighter-jet-spare-repair-parts-2025-11-14/">lo sblocco</a> di un pacchetto di 330 milioni di dollari in armi a Taiwan, il primo da parte dell’amministrazione Trump. </p>



<p>Ma per Taipei è anche esemplare come Tel Aviv sia riuscita a integrare tecnologia, sicurezza nazionale, mobilitazione civile e rapidità di risposta alle emergenze. La direzione appare chiara: Taiwan non punta a competere frontalmente con la superpotenza cinese, ma a costruire una deterrenza sufficientemente sofisticata da scoraggiare un’ipotetica “aggressione”. Tre giorni dopo la visita israeliana di maggio a Taipei, <strong>il Parlamento taiwanese <a href="https://www.reuters.com/world/asia-pacific/taiwan-parliament-approves-extra-defence-spending-less-than-government-wanted-2026-05-08/">ha approvato</a> una norma che prevede l’acquisto di armamenti statunitensi per circa 25 miliardi di dollari. </strong>La presidenza aveva chiesto uno stanziamento molto più ampio, ma l’opposizione controllata dal Kuomitang (KMT) ha frenato, fedele all’idea che la sicurezza dell’isola passi per un rapporto non conflittuale con Pechino. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cybersecurity e tecnologie dual use</h2>



<p>Ma se le divisioni interne di Taiwan rappresentano per la Cina uno spazio di influenza crescente — soprattutto attraverso il dialogo con il KMT e l’ampliamento della propria penetrazione nel tessuto sociale dell’isola — a irritare maggiormente Pechino è il consolidamento internazionale di Taipei. <strong>Ogni visita ufficiale</strong> viene interpretata come un indebolimento del principio dell’“Unica Cina”, punto fondamentale della politica estera di Pechino. La preoccupazione aumenta soprattutto quando questi rapporti coinvolgono Paesi percepiti come vicini al sistema strategico occidentale. Emblematica, in tal senso, è stata <a href="https://www.timesofisrael.com/eyeing-defense-cooperation-taiwans-deputy-fm-made-secret-trip-to-israel/">la visita</a> del viceministro degli Esteri taiwanese François Wu, che a dicembre scorso si è recato a Tel Aviv per un incontro a porte chiuse i cui dettagli non sono mai stati resi pubblici.</p>



<p>Taiwan e Israele stanno di fatto rafforzando la cooperazione: dalla cybersecurity all’intelligenza artificiale fino alla proprietà intellettuale e alle tecnologie dual use. Per Taipei — <strong>che produce oltre il 50% dei semiconduttori avanzati mondiali </strong>—questo legame assume un valore strategico crescente. In gioco non c’è soltanto la sicurezza dell’isola, ma anche la capacità di restare indispensabile in un momento di particolare tensione internazionale. Con lo scontro tra Israele-Usa e Iran sullo sfondo — e il meeting fra i ministri degli Esteri iraniano e cinese del 5 maggio — nel suo incontro con Trump, Xi ha tenuto a ribadire che <a href="https://english.news.cn/20260511/dd37fb7c8ac944a698bead2be7a380c6/c.html">«la questione di Taiwan è la più importante nelle relazioni sino-americane»</a>. Prima di partire per Pechino, il presidente USA aveva inoltre <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-05-11/senators-push-trump-on-taiwan-arms-package-ahead-of-xi-summit?embedded-checkout=true">dichiarato</a> che avrebbe discusso con Xi Jinping in persona della vendita di armi a Taipei, rendendo la questione taiwanese un tema potenzialmente negoziabile in base all’andamento dei rapporti Washington-Pechino.</p>



<p>Da parte sua, Israele, pur rafforzando i legami con l’isola, <strong>cerca di evitare rotture con la Repubblica Popolare.</strong> Infatti, non riconosce la sovranità di Taiwan e mantiene rapporti economici rilevanti con la Cina, di cui rimane uno dei tre principali partner commerciali. In questa ambiguità strategica, la convergenza sempre più evidente fra Taipei e Tel Aviv va letta oltre la mera cooperazione bilaterale. In un sistema internazionale sempre più frammentato, le attuali leadership di Taiwan e Israele sembrano riconoscersi nello stesso destino: la sopravvivenza dietro la trincea della guerra preventiva.</p>
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		<title>Gli USA fermano il dispiegamento di 4.000 soldati in Polonia. Ma ritirarli da Italia o Germania è più complicato</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/gli-usa-fermano-il-dispiegamento-di-4-000-soldati-in-polonia-ma-ritirarli-da-italia-o-germania-e-piu-complicato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 03:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Us Army]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti hanno fermato il dispiegamento di 4mila uomini in Polonia dopo che la maggior parte dell'equipaggiamento era già stata trasferita</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con una decisione a sorpresa, gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno sospeso il dispiegamento i<strong>n Polonia </strong>di 4mila soldati della Seconda Brigata corazzata, della Prima Divisione di Cavalleria. La notizia è stata diffusa mercoledì da fonti del Pentagono, provocando sorpresa in quanto la maggior parte dell&#8217;equipaggiamento della Brigata corazzata, che avrebbe dovuto dispiegarsi in Polonia e in altri Paesi del fianco orientale della NATO, era già stata spedita in Europa. Non è chiaro se la decisione di bloccare l&#8217;invio delle truppe significhi che l&#8217;intero dispiegamento verrà annullato o potenzialmente rinviato in un secondo momento, né è chiara la motivazione per questa scelta. Il comandante della marina USA <strong>Javan Rasnake</strong>, portavoce del Pentagono, ha affermato che il Dipartimento della Guerra “non ha nulla da annunciare al riguardo al momento”. </p>



<p>Il sospetto, però, è che il Pentagono stia mettendo in pratica la volontà della Casa Bianca di ridurre la presenza militare statunitense in Europa in quanto questa mossa segue l&#8217;annuncio di voler <strong>ritirare</strong> <strong>5mila soldati dalla Germania</strong>. Anche per quanto riguarda questa prima decisione sono stati rilasciati pochi dettagli: il Pentagono ha affermato che sarà completato entro sei-dodici mesi. Si è diffusa la voce che il Secondo Reggimento di Cavalleria dell&#8217;esercito USA a Vilseck potrebbe essere tra le unità interessate. Alcuni media, citando funzionari della Difesa anonimi, hanno affermato che le unità coinvolte sarebbero una Brigata e un&#8217;unità di artiglieria a lungo raggio, il cui dispiegamento in Germania è previsto entro la fine dell&#8217;anno. Se confermato, ciò avrebbe delle implicazioni per il Secondo Reggimento di Cavalleria, l&#8217;unica unità di dimensioni pari a una Brigata presente in Germania come riferisce <em><a href="https://www.stripes.com/branches/army/2026-05-13/tank-brigade-deployment-to-poland-on-hold-21662087.html">Stars and Stripes</a></em>. Tuttavia, <strong>potrebbero esserci approcci alternativi a seconda di come il Pentagono intenda raggiungere la soglia dei 5mila soldati </strong>come ad esempio quello di ridurre le missioni di rotazione in Europa.</p>



<p>Dopo l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina nel 2022, il numero delle forze statunitensi in Europa è progressivamente aumentato: <strong>oggi, il contingente militare USA ammonta a circa 85mila uomini,</strong> di cui circa 15/20mila impiegati in incarichi temporanei, con rotazioni di truppe tra gli Stati Uniti e il territorio europeo. A ottobre, il Pentagono ha iniziato a ridurre alcune rotazioni, ponendo fine alla missione di rotazione della Seconda Brigata della 101esima Divisione Aviotrasportata in Romania e in altre zone del fianco orientale della NATO.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dove sono le truppe Usa in Europa</h2>



<p>La maggior parte delle truppe statunitensi in Europa è dislocata in <strong>Germania</strong>, <strong>con poco più di 34mila unità,</strong> a seguire l&#8217;<strong>Italia</strong> con circa 12mila, il Regno Unito con 10mila, la Spagna con 3.800, la Turchia con 1.600, il Belgio con 1.100 e Olanda, Grecia, Portogallo, Romania e Danimarca con meno di 500. <strong>In Polonia, attualmente, ci sono 370 militari statunitensi. </strong>Se il dispiegamento previsto della Brigata corazzata venisse definitivamente interrotto, insieme al successivo stop delle rotazioni, il numero di truppe USA in Europa tornerebbe approssimativamente ai livelli precedenti all&#8217;escalation del conflitto tra Russia e Ucraina.</p>



<p>In Polonia, nel 2023, <a href="https://home.army.mil/poland/about/history">è stata inaugurata</a> la <strong>prima guarnigione stabile dell&#8217;esercito statunitense</strong> dopo le pressioni di Varsavia su Washington per avere una presenza permanente di soldati USA sul proprio territorio. La guarnigione è suddivisa tra 11 installazioni, presenti in tre comunità militari a Poznan, Powidz e Świętoszow. In Polonia è presente anche un&#8217;importante base della difesa missilistica della NATO: a Redzikowo si trova infatti il sistema statunitense <strong>AEGIS Ashore</strong> per l&#8217;intercettazione di missili balistici a raggio medio/intermedio, diventato operativo a l<a href="https://www.nato.int/en/news-and-events/articles/news/2024/07/10/nato-missile-defence-base-in-poland-now-mission-ready">uglio del 2024</a>. </p>



<p>L&#8217;attuale presidenza statunitense ha più volte minacciato il ritiro delle sue truppe in Europa, già durante il primo mandato, come forma di pressione politica verso la Germania. Ma nonostante l&#8217;esigenza di redistribuire le forze in altri scacchieri più importanti per gli interessi USA – come quello del Pacifico Occidentale – un ritiro completo non è assolutamente pensabile a breve/medio termine. <strong>Germania e Italia sono due Paesi fondamentali per la proiezione di forza militare statunitense</strong> non solo in Europa orientale, ma nel macroteatro dell&#8217;Africa settentrionale, Medio Oriente e perfino sino all&#8217;Asia Centrale. In Germania, ad esempio, Ramstein è una base militare e aerea fondamentale per la logistica USA, ed è sede di infrastrutture indispensabili per le capacità dell&#8217;esercito statunitense: <strong>il più importante ospedale militare al di fuori degli Stati Uniti, ad esempio, si trova qui. </strong>Allo stesso modo l&#8217;Italia, per la sua stessa posizione geografica, offre le medesime capacità. Nel nostro Paese, oltre a esserci il comando della Sesta Flotta, sono presenti installazioni fondamentali per le forze statunitensi come una stazione del MUOS (Mobile User Objective System), ovvero un sistema di comunicazioni satellitari militari per la U.S. Navy che fa parte di una catena globale presente anche in Australia, le Hawaii e in Virginia (USA).</p>



<p>La ridistribuzione delle forze USA, se davvero risulterà effettiva, ridurrà la deterrenza convenzionale in Europa che dovrà essere compensata in qualche modo dai Paesi europei.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/gli-usa-fermano-il-dispiegamento-di-4-000-soldati-in-polonia-ma-ritirarli-da-italia-o-germania-e-piu-complicato.html">Gli USA fermano il dispiegamento di 4.000 soldati in Polonia. Ma ritirarli da Italia o Germania è più complicato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Lettonia, il governo antirusso cade perché colpito dai droni. Ucraini, però</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lettonia-il-governo-antirusso-cade-perche-colpito-dai-droni-ucraini-pero.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 00:50:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515072855567_0792815365105af9263ad9c04d4ceebd.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515072855567_0792815365105af9263ad9c04d4ceebd.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515072855567_0792815365105af9263ad9c04d4ceebd-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515072855567_0792815365105af9263ad9c04d4ceebd-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515072855567_0792815365105af9263ad9c04d4ceebd-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515072855567_0792815365105af9263ad9c04d4ceebd-1536x1021.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515072855567_0792815365105af9263ad9c04d4ceebd-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Lo spazio aereo lettone si è dimostrato vulnerabile alle incursioni esterne, e questo ha portato addirittura alla caduta del governo.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515072855567_0792815365105af9263ad9c04d4ceebd.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515072855567_0792815365105af9263ad9c04d4ceebd.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515072855567_0792815365105af9263ad9c04d4ceebd-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515072855567_0792815365105af9263ad9c04d4ceebd-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515072855567_0792815365105af9263ad9c04d4ceebd-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515072855567_0792815365105af9263ad9c04d4ceebd-1536x1021.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515072855567_0792815365105af9263ad9c04d4ceebd-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo spazio aereo lettone si è dimostrato vulnerabile alle incursioni esterne, e questa fragilità è stata tanto discussa da portare addirittura alla caduta del governo. <strong>Evika Silina,</strong> capa del governo dal 2023 e esponente del partito di centro-destra Unità, si è dimessa dopo che il Partito Progressista, partner di coalizione, ha ritirato l&#8217;appoggio nei suoi confronti per il siluramento di un suo esponente, <strong>Andris Spruds,</strong> dalla carica di Ministro della Difesa avvenuto la scorsa settimana.<strong> Silina e Spruds e</strong>rano giunti ai ferri corti per l&#8217;incapacità dell&#8217;antiaerea di Riga di intercettare diversi droni che hanno violato lo spazio aereo lettone. Per un Paese sul chi vive per un possibile, <a href="https://it.insideover.com/politica/europa-e-russia-lattuale-stallo-e-la-via-duscita.html" type="post" id="307309">futuro scontro con la Russia</a> questo fatto ha destato profonde preoccupazioni. Ma, ironia della sorte, quei droni erano ucraini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché in Lettonia la sicurezza conta</h2>



<p>La Lettonia, nonostante le piccole dimensioni della sua economia, è stata una delle nazioni europee più generose nel sostegno a Kiev dall&#8217;invasione russa avvenuta nel 2022. Ha speso lo 0,6% del Pil, per un totale di 1,08 miliardi di euro in quattro anni e ha messo nero su bianco l&#8217;impegno di non scendere mai sotto lo 0,25% del Pil annuo in aiuti a Kiev. Si capirà, dunque, l&#8217;imbarazzo di Riga e Kiev quando il 7 maggio scorso tre droni hanno colpito l territorio lettone, uno dei quali si è schiantato a Rezekne, vicino a un deposito di idrocarburi che non conteneva prodotti petroliferi al suo interno.</p>



<p><strong>La polemica nel Paese circa l&#8217;inadeguatezza della risposta ha prodotto la crisi di governo,</strong> e l&#8217;imbarazzo è aumentato quando Kiev ha ammesso che era plausibile ritenere i droni dei vettori diretti contro la Russia e deviati dal disturbo elettromagnetico sul territorio del Paese baltico. L&#8217;<em>early warning </em>e l&#8217;allerta alla popolazione non si sono manifestati e questo in un Paese che sta andando incontro a una profonda re-militarizzazione, è un perno del fianco Est della Nato e ha addirittura reintrodotto la leva obbligatoria, ha suscitato forte scalpore. <a href="https://data.worldbank.org/indicator/MS.MIL.XPND.GD.ZS?locations=LV">In dieci anni la spesa militare lettone in rapporto al Pil è più che triplicata: dall&#8217;1,5%</a> del 2015 si arriverà al valore del 4,73% nel 2026, pari a 2,16 miliardi di euro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il riarmo lettone</h2>



<p>Tutto pronto per raggiungere il target del 5% fissato lo scorso anno al vertice Nato dell&#8217;Aia con otto anni d&#8217;anticipo, nel 2027, in un contesto in cui la Lettonia è anche una delle maggiori beneficiarie dei programmi della <strong>Security Action for Europe (Safe), il progetto dell&#8217;Unione Europea</strong> di sostegno al riarmo dei Ventisette. E la difesa dei cieli è prioritaria in questo programma. Ricorda <em>Defense News</em> che per la &#8220;Lettonia, che ha garantito 3,5 miliardi di euro in prestiti SAFE, gli acquisti di sistemi aerei senza pilota (UAV), sistemi anti-droni e sistemi missilistici sono elementi chiave nella lista della spesa nazionale, con priorità determinate in gran parte dalle lezioni tratte dalla guerra in Ucraina&#8221;.</p>



<p>Lo shock del 7 maggio nasce da questo preciso orientamento strategico. E mostra quanto in Est Europa i problemi securitari e militari siano ormai entrati nel <strong>dibattito politico cogente, tanto da condizionare la tenuta di intere coalizioni</strong>. Un Paese &#8220;falco&#8221; nel sostegno all&#8217;Ucraina, in tal senso, vede i suoi limiti testati dall&#8217;arrembanza di Kiev per mantenere alta la pressione sulla Russia. E il non detto di tale fatto è che alla prova della realtà ciò mostra quanto ogni rilancio del riarmo di questi Paesi rischi di ritrovarsi sostanzialmente ininfluente senza il sostegno Nato, di fronte alla prospettiva di uno scontro con la Russia che, fortunatamente, sembra esistere più sulla carta che nella realtà. Questo, probabilmente, i due contendenti Silina e Spruds non lo ammetteranno però mai.</p>



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<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lettonia-il-governo-antirusso-cade-perche-colpito-dai-droni-ucraini-pero.html">Lettonia, il governo antirusso cade perché colpito dai droni. Ucraini, però</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Pentagono vuole rinnovare la sua flotta di AWACS (ed ecco perché c&#8217;entra anche la guerra in Iran)</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/il-pentagono-vuole-rinnovare-la-sua-flotta-di-awacs-ed-ecco-perche-centra-anche-la-guerra-in-iran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 00:49:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Awacs]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[United States Air Force (Usaf)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1123" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Nato_awacs.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Nato_awacs.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Nato_awacs-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Nato_awacs-768x575.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Nato_awacs-1024x767.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il Pentagono deve rinnovare la sua flotta di aerei E-3 Sentry AWACS. Le perdite subite nella guerra con l'Iran sottolineano questa necessità </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-pentagono-vuole-rinnovare-la-sua-flotta-di-awacs-ed-ecco-perche-centra-anche-la-guerra-in-iran.html">Il Pentagono vuole rinnovare la sua flotta di AWACS (ed ecco perché c&#8217;entra anche la guerra in Iran)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1123" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Nato_awacs.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Nato_awacs.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Nato_awacs-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Nato_awacs-768x575.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Nato_awacs-1024x767.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il <strong>Pentagono</strong> vuole rinnovare la sua flotta di aerei <strong>E-3 Sentry AWACS</strong>, sigla che sta per <em>Airborne Warning and Control System</em>, un sistema radar aviotrasportato avanzato, installato solitamente su aerei di grandi dimensioni, progettato per la sorveglianza aerea, il comando, il controllo e le comunicazioni a lungo raggio, il riconoscimento di minacce nemiche e il coordinamento delle forze amiche. E, da quanto si apprende, saranno gli<strong>E-7 Wedgetail</strong> a raccogliere il testimone.</p>



<p>L’E-3 Sentry è considerato una piattaforma AWACS ormai <a href="https://www.twz.com/air/pentagons-mindset-on-e-7-radar-aircraft-it-tried-to-axe-has-completely-changed-hegseth">limitata e obsoleta</a> e, data la rilevanza di questo tipo di asset, che ha avuto un ruolo di primo piano nelle operazioni militari condotte contro l’Iran, il programma di rinnovamento è stato definito &#8220;<em>più che mai necessario</em>&#8220;, specie dopo che uno di questi preziosi velivoli è andato perduto durante l’attacco sferrato dagli iraniani sulla <a href="https://it.insideover.com/difesa/awacs-nel-mirino-perche-il-colpo-a-prince-sultan-ridefinisce-le-strategie-della-guerra-nel-golfo.html">base aerea Prince Sultan</a>, in Arabia Saudita, a marzo. Sembra infatti che l’<strong>operazione Epic Fury</strong> e la perdita e il danneggiamento di alcuni velivoli AWACS abbiano “<em>aggravato le già notevoli difficoltà della flotta</em>”, che secondo alcuni analisti è letteralmente &#8220;<em>ridotta all’osso</em>&#8221; e fa affidamento su piattaforme E-3 decisamente datate.</p>



<p>Sebbene il <strong>segretario Pete Hegseth</strong> avesse sostenuto la cancellazione del piano che avrebbe previsto l’acquisizione dei Wedgetail, considerati &#8220;<em>troppo vulnerabili per essere efficaci nei conflitti futuri</em>&#8221; e di secondaria importanza rispetto alle altre risorse ISR che potevano essere acquisite e schierate, qualcosa o qualcuno deve aver fatto notare al Dipartimento della Guerra statunitense che gli E-7 prodotti dalla Boeing sono i candidati perfetti per mandare in pensione i vecchi Sentry e diventare gli &#8220;<em>occhi del cielo</em>&#8221; nelle future operazioni aeree dell’US Air Force.</p>



<p>Progettato per la Royal Australian Air Force nel quadro del <strong>Project Wedgetail</strong>, questo velivolo AWACS sviluppato sulla <strong>cellula del Boeing 737</strong> è probabilmente la migliore piattaforma di sensori aviotrasportati per l’osservazione dall’alto attualmente disponibile al mondo, particolarmente preziosa per individuare <strong>droni kamikaze</strong> a lungo raggio e missili da crociera. È inoltre adattabile ad altre esigenze operative, tra cui la gestione del campo di battaglia e la funzione di nodo di rete, grazie alla sua ampia suite di comunicazione e condivisione dati. Il sito specializzato <em>The War Zone</em> ha ricordato come un E-7 della <strong>Royal Australian Air Force</strong> sia stato inviato proprio in <strong>Medio Oriente</strong> per &#8220;<em>aiutare gli Stati arabi del Golfo a difendersi dagli attacchi iraniani</em>&#8220;, certificando la fiducia che viene attribuita alla piattaforma, nonostante i risultati della difesa siano stati messi a dura prova dai missili e dai droni lanciati dagli iraniani.</p>



<p>La domanda di piattaforme AWACS nella flotta statunitense, che può contare su altre piattaforme, compresi gli E-2 imbarcati sulle onnipresenti portaerei dell&#8217;Us Navy, è aumentata proprio durante il <strong>recente conflitto con l’Iran</strong>, quando i missili di Teheran hanno centrato e distrutto uno di questi preziosi aerei per il comando e controllo mentre era a terra. L’Aeronautica militare ha dichiarato di stare valutando la possibilità di sostituire diversi aerei persi finora nei combattimenti con Teheran, ma non è ancora chiaro se ciò includerà il recupero di un Sentry precedentemente ritirato dal servizio.</p>



<p>Secondo gli analisti, si tratterebbe comunque di un processo lungo, costoso e complesso, anche perché <strong>non esistono alternative immediat</strong>e per rimpiazzare un E-3, i cui ultimi esemplari furono consegnati all’inizio degli anni Novanta. Ed è proprio questa crescente difficoltà nel mantenere operativa una flotta ormai logorata dal tempo e dall’intensificarsi degli impegni operativi a rendere il passaggio agli E-7 Wedgetail non più una semplice opzione, ma una necessità strategica sempre più urgente per l’USAF. Nel frattempo, la flotta di E-3, già ridotta drasticamente negli ultimi anni, continua a faticare a <strong>soddisfare i requisiti operativi</strong>.<br><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-pentagono-vuole-rinnovare-la-sua-flotta-di-awacs-ed-ecco-perche-centra-anche-la-guerra-in-iran.html">Il Pentagono vuole rinnovare la sua flotta di AWACS (ed ecco perché c&#8217;entra anche la guerra in Iran)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;impianto di Rezekne, i droni fuori rotta e il rischio nel Baltico: quando la guerra ucraina sfiora la NATO</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/limpianto-di-rezekne-i-droni-fuori-rotta-e-il-rischio-nel-baltico-quando-la-guerra-ucraina-sfiora-la-nato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 15:07:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Technology]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Basta un errore per trasformare un’operazione contro Mosca in un incidente internazionale. Le ansie di Lettonia, Finlandia, Estonia, Lituania </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/droni-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il danno materiale è stato limitato. Il significato geopolitico, invece, è enorme. La caduta di due droni sospetti in territorio lettone il <a href="https://www.lindipendente.online/2026/05/07/lettonia-due-droni-non-identificati-danneggiano-deposito/">7 maggio 2026, con un impatto presso un sito di stoccaggio petrolifero a <strong>Rezekne</strong>, ha aperto una questione che a Bruxelles e nei comandi NATO viene ormai considerata strutturale: la guerra dei droni tra Russia e Ucraina rischia di uscire dal teatro originario e di contaminare direttamente lo spazio politico-militare dell’Alleanza Atlantica</a>. Il punto centrale non è stabilire se Kyiv abbia deliberatamente colpito territorio NATO. Al momento non esiste alcuna evidenza credibile in questo senso. Il vero nodo è operativo: quando una campagna di <em>strike</em> a lungo raggio contro infrastrutture energetiche russe si sviluppa in uno spazio geografico densissimo come il Baltico, basta un errore di navigazione, un’interferenza elettronica o una perdita di segnale GPS per trasformare un’operazione contro Mosca in un incidente internazionale. Ed è esattamente questo il problema che oggi preoccupa Lettonia, Finlandia, Estonia e Lituania.</p>



<p><strong>La falsa pista del treno Riga-Daugavpils</strong></p>



<p>A complicare il quadro è intervenuta quasi immediatamente la guerra informativa. Sui social e in alcuni circuiti OSINT non verificati ha iniziato a circolare la notizia secondo cui un drone ucraino avrebbe colpito un treno passeggeri sulla linea <strong>Riga-Daugavpils</strong>, provocando un incendio. La ricostruzione disponibile, però, smentisce questa versione. Il video viralizzato online mostrava infatti un incendio ferroviario avvenuto il 5 maggio sulla tratta Nīcgale-Vabole, con circa 60 evacuati e nessun ferito, attribuito preliminarmente a un problema tecnico al motore del convoglio. Questa distinzione è cruciale. <a href="https://www.notizie.it/crisi-politica-in-lettonia-dopo-i-droni-che-hanno-colpito-un-deposito-a-rezekne/">Perché mostra la dinamica tipica delle crisi ibride contemporanee: un fatto reale — i droni caduti in Lettonia — viene immediatamente circondato da elementi falsi o manipolati che ne amplificano l’impatto psicologico e politico</a>. Il rischio non è soltanto la disinformazione in sé. È la velocità con cui una narrativa tossica può trasformare un incidente tecnico-operativo in una presunta escalation militare deliberata.</p>



<p><strong>Il Baltico come nuova zona grigia della guerra</strong></p>



<p>Il teatro baltico presenta caratteristiche uniche. Il Golfo di Finlandia, Primorsk, San Pietroburgo, l’Estonia orientale e la Lettonia costituiscono <strong>uno spazio estremamente ristretto in cui infrastrutture strategiche russe e territori NATO convivono a poche decine di chilometri di distanza. </strong>Negli ultimi mesi Kyiv ha aumentato gli attacchi contro asset energetici russi nel Nord-Ovest del Paese: depositi petroliferi, terminali portuali, infrastrutture logistiche e componenti della cosiddetta <strong><em>shadow fle</em>et</strong> utilizzata da Mosca per aggirare le restrizioni commerciali occidentali. Dal punto di vista militare, la logica ucraina è comprensibile. Colpire il sistema energetico russo significa aumentare i costi logistici del Cremlino, ridurre la resilienza industriale e costringere Mosca a disperdere sistemi di difesa aerea. <strong>Ma più queste rotte si avvicinano al Baltico, maggiore diventa il rischio di <em>spillover </em>verso Paesi NATO.</strong></p>



<p><strong>Il dilemma operativo della NATO</strong></p>



<p>Il caso Rezekne evidenzia un problema che l’Alleanza non ha ancora risolto completamente: come gestire droni di lungo raggio relativamente economici, piccoli, difficili da tracciare e vulnerabili a interferenze elettroniche. Intercettare un UAV vicino al confine russo non è una decisione puramente tecnica. È una scelta politica. <strong>Un abbattimento può essere interpretato da Mosca come coinvolgimento diretto NATO</strong>; un mancato intervento può invece esporre infrastrutture civili o energetiche di Paesi alleati. La Finlandia ha già affrontato questo dilemma. Helsinki, pur restando uno dei partner europei più solidi dell’Ucraina, ha espresso crescente irritazione per gli sconfinamenti di droni legati ad attacchi contro infrastrutture russe nell’area di Primorsk. La questione è delicatissima: sostenere Kyiv senza normalizzare violazioni dello spazio aereo alleato.</p>



<p><strong>Guerra elettronica e ambiguità strategica</strong></p>



<p>Un elemento centrale riguarda la dimensione <strong>EW</strong>, la guerra elettronica. Nel Baltico operano intensi sistemi di jamming e spoofing GPS, sia russi sia occidentali. In un ambiente elettromagnetico degradato, droni progettati per lunghe percorrenze possono perdere orientamento, modificare traiettoria o entrare in modalità di emergenza. Questo apre uno scenario ambiguo. Mosca potrebbe non aver causato direttamente l’incidente lettone, ma potrebbe comunque sfruttarlo politicamente. Oppure, in uno scenario ancora più complesso, <strong>sistemi di disturbo russi potrebbero contribuire indirettamente alla deviazione dei vettori ucraini verso territori NATO.</strong> Nessuna di queste ipotesi è dimostrata. Ma tutte risultano coerenti con la logica della guerra ibrida contemporanea, dove la linea tra incidente, interferenza tecnica e sfruttamento politico è sempre più sottile.</p>



<p><strong>Il rischio politico supera il danno materiale</strong></p>



<p>I quattro serbatoi vuoti danneggiati a Rezekne non cambiano l’equilibrio militare regionale. Ma il valore geopolitico dell’episodio è molto più alto del danno fisico. Perché ogni sconfinamento produce almeno tre effetti strategici. Primo: costringe la NATO a rafforzare architetture anti-drone in un quadrante già ipersensibile. Secondo: aumenta i costi civili e assicurativi per infrastrutture energetiche e logistiche baltiche. Terzo: <strong>crea potenziali frizioni tra alleati e Ucraina,</strong> soprattutto se gli episodi dovessero ripetersi. Ed è proprio qui che emerge il vero dilemma occidentale. L’Alleanza vuole che Kyiv continui a colpire infrastrutture strategiche russe. Ma non può permettersi che questa campagna generi incidenti ripetuti dentro il proprio spazio politico-militare.</p>



<p><strong>Il confine invisibile della guerra a distanza</strong></p>



<p>La guerra dei droni sta modificando il concetto stesso di confine. Un UAV lanciato contro un terminale russo può attraversare in pochi minuti aree NATO, essere disturbato elettronicamente, perdere segnale e trasformarsi da arma offensiva a problema diplomatico. Il caso Rezekne dimostra che il vero centro della questione non è il drone caduto in Lettonia. <strong>È il confine politico della guerra a distanza.</strong> Se gli episodi resteranno occasionali, la NATO assorbirà il problema con nuove capacità counter-UAS, coordinamento tecnico e comunicazione prudente. Ma se gli sconfinamenti dovessero diventare ricorrenti, l’Alleanza sarà costretta a ridefinire regole operative, posture difensive e rapporti di coordinamento con Kyiv. A quel punto, la guerra dei droni smetterebbe di essere soltanto un conflitto tra Russia e Ucraina. E diventerebbe un test diretto della tenuta strategica dell’intera architettura euro-atlantica.</p>
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		<title>La Russia completa il test del missile Sarmat: così cambia la deterrenza globale</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-russia-completa-il-test-del-missile-sarmat-cosi-cambia-la-deterrenza-globale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 04:39:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="930" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514163018349_345c302482c233be1fea4be13dc3b393-e1778769064810.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sarmat Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514163018349_345c302482c233be1fea4be13dc3b393-e1778769064810.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514163018349_345c302482c233be1fea4be13dc3b393-e1778769064810-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514163018349_345c302482c233be1fea4be13dc3b393-e1778769064810-1024x496.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514163018349_345c302482c233be1fea4be13dc3b393-e1778769064810-768x372.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514163018349_345c302482c233be1fea4be13dc3b393-e1778769064810-1536x744.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514163018349_345c302482c233be1fea4be13dc3b393-e1778769064810-600x291.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il nuovo missile balistico intercontinentale russo RS-28 Sarmat, testato con successo, ridisegna la deterrenza globale. Ecco come.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-russia-completa-il-test-del-missile-sarmat-cosi-cambia-la-deterrenza-globale.html">La Russia completa il test del missile Sarmat: così cambia la deterrenza globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Un nome, un programma: chiamato in Occidente “Satan-2”, il <strong>nuovo ICBM testato da Mosca</strong> ridisegna la <strong>deterrenza globale</strong>. Il 12 maggio è stato completato con successo il test del sistema missilistico balistico intercontinentale <strong>RS-28 Sarmat</strong>, secondo quanto riferito dal comandante delle Forze Missilistiche Strategiche russe, <strong>Sergey Karakayev</strong>, nel corso di un rapporto presentato al comandante supremo delle Forze Armate russe, il presidente <strong>Vladimir Putin.</strong></p>



<p>Secondo dichiarazioni rilasciate da <a href="https://tass.com/defense/2129943">Karakayev</a> tramite canali ufficiali, il sistema missilistico strategico RS-28 Sarmat, basato in silos fissi e dotato di un missile balistico intercontinentale, supererebbe i suoi predecessori in termini di capacità operative per gittata, carico utile, rapidità di lancio e sistemi di contromisura, consentendo di “sorpassare con elevata affidabilità gli attuali e futuri sistemi di difesa antimissile”.</p>



<p>L’elevata gittata consente al Sarmat di introdurre <strong>nuove direttrici di attacco che i sensori statunitensi e alleati devono essere in grado di monitorare,</strong> quindi seguire rotte alternative, ad esempio passando dal Polo Sud o adottando traiettorie non convenzionali/suborbitali. Il presidente russo lo ha definito “il sistema di lancio più potente al mondo, con una potenza paragonabile a quella del sistema missilistico sovietico R-36M2 Voyevoda presente nel nostro arsenale”.</p>



<p>L’ironia della storia è che proprio il R-36M2 Voyevoda (“Conquistatore”) – che evolveva i precedenti R-36M e R-36MUTTH sulla base del <a href="https://missilethreat.csis.org/missile/ss-18/">SS-18</a> – ebbe sviluppo in Ucraina. Sotto gli auspici del Ministero della Difesa sovietico, infatti, il progetto fu sviluppato dal <a href="https://en.missilery.info/missile/15a18m">Yuzhnoye Design Bureau</a> di Dnepropetrovsk sotto la guida dell’accademico russo Vladimir Fyodorovich Utkin, per entrare infine in servizio nel 1988.</p>



<p>Le connessioni tra Russia e Ucraina nella genesi di questo sistema d’arma, tuttavia, non si esauriscono nella comune eredità industriale sovietica. Anche il nome RS-28 <a href="https://nationalinterest.org/blog/buzz/meet-sarmat-russias-massive-icbm-can-hit-nearly-any-place-earth-142722">Sarmat</a> richiama una dimensione storica e simbolica più ampia, di matrice eurasiatica: secondo diverse interpretazioni, <strong>deriverebbe infatti dai Sarmati, antiche popolazioni nomadi</strong> che tra il VI e il IV secolo a.C. abitarono le regioni corrispondenti agli attuali territori di Russia, Ucraina e Kazakstan, rievocando un immaginario storico che trascende i confini contemporanei.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come cambia la deterrenza globale</strong></h2>



<p>Dotato di una struttura propulsiva a tre stadi e alimentato a propellente liquido, il Sarmat è un vettore di 35,3 metri di lunghezza e 3 metri di diametro classificato come <a href="https://missilethreat.csis.org/missile/rs-28-sarmat/">ICBM pesante</a>, <strong>in grado di trasportare fino a 10 testate nucleari di grandi dimensioni,</strong> oppure 16 testate più piccole, oltre a combinazioni che includono contromisure avanzate o veicoli plananti ipersonici.</p>



<p>Fino a oggi, i sistemi considerati con la maggiore gittata erano i cinesi DF-41 e DF-5, insieme ai nordcoreani Hwasong-17 e Hwasong-18, tutti stimati intorno ai 15.000 km, meno della metà del Sarmat. I precedenti missili russi RT-2PM Topol e RS-24 Yars hanno un raggio stimato di circa 11.000 km, mentre il missile statunitense LGM-30G Minuteman III – <a href="https://militarywatchmagazine.com/article/russia-world-longest-missile-range-sarmat-double">unico ICBM terrestre attualmente in servizio nella NATO</a> – arriva a circa 13.000 km.</p>



<p>Ma è l’impiego di veicoli plananti ipersonici a raggio intercontinentale a rappresentare una potenziale rivoluzione nelle capacità degli ICBM. <strong>Nei Paesi occidentali questa evoluzione ha suscitato forte preoccupazione</strong>, soprattutto perché Stati Uniti e alleati risultano in ritardo rispetto a Russia e Cina nello sviluppo di tecnologie simili. Il programma di veicoli ipersonici russi può rappresentare una risposta asimmetrica ai massicci investimenti occidentali nelle difese antimissile strategiche più convenzionali. </p>



<p>Anche per questo motivo, gli Stati Uniti stanno investendo nel progetto <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-golden-dome-di-trump-un-super-scudo-tra-costi-stellari-e-minacce-asimmetriche.html">Golden Dome</a>, un sistema che punta a schierare intercettori nello spazio per colpire missili come il Sarmat prima che rilascino i loro veicoli ipersonici. Un piano ambizioso, sul piano economico e tecnologico, che forse sarà vanificato dall’avvento di una nuova generazione di missili avanzati dotati di capacità ipersoniche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Bluff o segnalazione strategica?</strong></h2>



<p>Non è la prima volta che Mosca utilizza test missilistici come strumenti di comunicazione coercitiva. Il Sarmat è infatti parte integrante di un programma – per dirla con <a href="https://www.atlanticcouncil.org/in-depth-research-reports/issue-brief/russias-exotic-nuclear-weapons-and-implications-for-the-united-states-and-nato/">l’Atlantic Council</a> – di <strong>“armi nucleari esotiche”</strong>, ovvero di sistemi d’arma in grado di superare i profili di minaccia più tradizionali. Si tratta del drone subacqueo a propulsione nucleare Poseidon, del missile da crociera a propulsione nucleare Burevestnik, del missile balistico a gittata intermedia Oreshnik, o ancora del missile ipersonico aviolanciato Kh-47M2 Kinzhal, già operativo nel teatro ucraino.</p>



<p>Il primo reggimento missilistico equipaggiato con il sistema RS-28 Sarmat entrerà in servizio operativo presso la Divisione missilistica di Uzhur entro la fine di quest’anno. Ma non tutti gli analisti sono concordi nel considerare il Sarmat come fattore di svolta. Secondo <a href="https://www.kyivpost.com/post/75993">Institute for the Study of War</a>, il test del Sarmat rappresenta soprattutto “nuclear saber-rattling” (retorica nucleare intimidatoria), utilizzata da Mosca come strumento politico per mostrare forza.</p>



<p>Al netto dell’operatività dell’arma, <strong>il messaggio del Cremlino è chiaro: ribadire la credibilità della propria capacità di rappresaglia su larga scala, soprattutto nel contesto del conflitto in Ucraina e verso i suoi alleati</strong>. Come parte integrante del programma russo di modernizzazione nucleare, il Sarmat svolge una funzione di segnalazione strategica che l’Alleanza Atlantica – o quel che ne rimarrà – non potrà ignorare nella pianificazione delle proprie difese antimissile, nelle reti di allerta precoce e nei protocolli di gestione dell’escalation.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-russia-completa-il-test-del-missile-sarmat-cosi-cambia-la-deterrenza-globale.html">La Russia completa il test del missile Sarmat: così cambia la deterrenza globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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