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	<title>Difesa Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 23 Aug 2026 05:31:31 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Difesa Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Dalla Corea del Sud all’Oman, gli Usa di Trump se la prendono con&#8230; gli alleati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 05:31:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="944" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-1024x503.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-1536x755.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-600x295.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La vera svolta della presidenza Trump, dunque, potrebbe essere il modo in cui Washington esercita la propria potenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/dalla-corea-del-sud-alloman-gli-usa-di-trump-se-la-prendono-con-gli-alleati.html">Dalla Corea del Sud all’Oman, gli Usa di Trump se la prendono con&#8230; gli alleati</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="944" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-1024x503.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-1536x755.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-600x295.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <strong>21 agosto</strong>, le esercitazioni annuali <em>Ulchi Freedom Shield</em> tra Stati Uniti e Corea del Sud si sono concluse con largo anticipo rispetto alla programmazione originaria. La decisione è arrivata dopo l’ordine impartito da <strong>Donald Trump</strong> di ridurre «sostanzialmente» la partecipazione americana alle manovre, considerate costose e, soprattutto, inutilmente provocatorie nei confronti di <strong>Kim Jong-un</strong>. L&#8217;esercitazione, iniziata il 17 agosto, avrebbe dovuto durare undici giorni, ma è terminata dopo cinque.  </p>



<p>Il punto non è soltanto la durata di una simulazione militare. <a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-189/trump-kim-e-il-ruolo-degli-usa-nell-indo-pacifico.html">Da oltre settant’anni la presenza americana nella penisola rappresenta uno dei pilastri della <strong>deterrenza verso Pyongyang</strong>. Ridimensionare improvvisamente l&#8217;addestramento congiunto significa intervenire proprio sull&#8217;elemento che trasforma l&#8217;alleanza politica in una capacità militare concreta</a>: interoperabilità, comando, coordinamento e prontezza operativa. Trump ha legato esplicitamente la scelta anche al comportamento di Seoul nella crisi iraniana, accusando gli alleati di non sostenere sufficientemente Washington <strong>quando gli Stati Uniti entrano in guerra.</strong> È una logica significativa: la <strong>garanzia di sicurezza</strong> americana appare sempre più condizionata alla disponibilità dell&#8217;alleato a seguire le priorità strategiche della Casa Bianca.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Washington concede, Pyongyang rilancia</strong></h2>



<p>La scommessa di Trump è costruita sul rapporto personale con Kim Jong-un e sulla possibilità di riaprire una trattativa. Ma la risposta nordcoreana mostra quanto sia difficile trasformare una concessione unilaterale in un negoziato. Dopo la riduzione delle esercitazioni, Pyongyang ha infatti continuato a considerare la cooperazione militare americana-sudcoreana una minaccia e ha lanciato circa <strong>dieci missili balistici a corto raggio</strong><a href="https://www.analisidifesa.it/2026/08/trump-demolisce-anche-lalleanza-storica-con-corea-del-sud-e-oman/">. Kim Jong-un ha inoltre respinto l&#8217;idea che il ridimensionamento delle manovre rappresenti una svolta sufficiente per modificare la posizione nordcoreana.</a>  La conseguenza strategica è delicata. Se Washington dimostra che la propria presenza militare può essere ridotta per ottenere un&#8217;apertura diplomatica da Pyongyang, <strong>Seoul potrebbe concludere che la deterrenza americana non è più un parametro stabile</strong>. Non significa automaticamente una rottura dell&#8217;alleanza, ma incentiva la Corea del Sud ad accelerare il rafforzamento delle proprie capacità autonome. È esattamente il genere di dinamica che una politica di pressione sugli alleati può produrre: anziché aumentare la dipendenza, induce gli alleati a cercare alternative.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Hormuz, l’Oman diventa il nuovo problema</strong></h2>



<p>La stessa logica emerge, con conseguenze potenzialmente molto più pesanti, nel <strong>Golfo Persico</strong>. L&#8217;Oman non è un alleato militare degli Stati Uniti paragonabile alla Corea del Sud, ma è da decenni un <strong>partner strategico e diplomatico privilegiato</strong> di Washington e ha svolto un ruolo importante nei contatti indiretti con Teheran. Il 17 agosto Trump ha minacciato di bombardare l&#8217;Oman qualora Muscat avesse ostacolato la strategia americana nei confronti dell&#8217;Iran. La minaccia è arrivata mentre Iran e Oman stavano negoziando una soluzione per consentire la navigazione commerciale attraverso lo <strong>Stretto di Hormuz</strong>, uno dei principali colli di bottiglia energetici mondiali.  </p>



<p>La questione è quindi molto più ampia del rapporto bilaterale Washington-Muscat. Hormuz è un&#8217;infrastruttura geopolitica dalla quale dipendono <strong>petrolio, gas, assicurazioni marittime, trasporti e finanza internazionale</strong>. Ogni aumento del rischio militare si trasferisce sui premi assicurativi, sui noli e sulle quotazioni energetiche, producendo effetti ben oltre il Medio Oriente. L&#8217;Oman, cercando una soluzione negoziale con Teheran, sta perseguendo un interesse nazionale perfettamente razionale: <strong>riaprire una via commerciale sicura</strong>. È precisamente questo che rende la minaccia americana politicamente rilevante.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La contraddizione Usa: meno presenza, più pressione</strong></h2>



<p>Il paradosso è che Washington sembra contemporaneamente <strong>ridurre alcune forme della propria presenza militare</strong> e aumentare la pressione politica sugli interlocutori regionali. Il Pentagono sta infatti valutando l&#8217;ipotesi di una presenza americana più contenuta nel Golfo una volta terminato il conflitto con l&#8217;Iran, anche alla luce dei danni subiti dalle installazioni statunitensi. Secondo il <em>Washington Post</em>, si tratta però ancora di una valutazione preliminare e non di una revisione formale della postura militare americana. </p>



<p> Questa possibile contrazione non equivale necessariamente a un disimpegno strategico. Potrebbe invece indicare una trasformazione del modello: <strong>meno basi permanenti, maggiore capacità di proiezione, più pressione economica e maggiore richiesta agli alleati di sostenere direttamente i costi della sicurezza regionale</strong>. È una distinzione fondamentale. Parlare semplicemente di «ritiro americano» rischia di essere fuorviante. Washington potrebbe ridurre la propria esposizione senza rinunciare al controllo delle principali leve finanziarie, tecnologiche, militari ed energetiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il nuovo vincolo americano</strong></h2>



<p>Corea del Sud e Oman rappresentano dunque due casi differenti, ma illuminano una stessa trasformazione. Nel primo caso Washington interviene sulla <strong>deterrenza militare</strong>; nel secondo esercita pressione su un partner diplomatico che cerca una soluzione autonoma alla crisi di Hormuz.</p>



<p>Non è necessario interpretare queste decisioni come il risultato di un unico disegno prestabilito. È sufficiente osservare gli effetti: <strong>le alleanze diventano più transazionali, gli impegni meno automatici e la sicurezza sempre più legata alla convenienza immediata americana</strong>. Per gli alleati il messaggio è netto. La protezione statunitense resta una risorsa straordinaria, ma non può più essere considerata un dato permanente e incondizionato. Per Seoul significa investire maggiormente nella propria autonomia militare; per le monarchie e i partner del Golfo significa diversificare interlocutori e garanzie; per l&#8217;Europa significa confrontarsi con la stessa domanda. </p>



<p>La vera svolta della presidenza Trump, dunque, potrebbe non essere il semplice <strong>ridimensionamento dell&#8217;America nel mondo</strong>, ma la trasformazione del modo in cui Washington esercita la propria potenza: meno promessa di stabilità permanente, più negoziazione, pressione e condizionalità. E quando persino la deterrenza nella penisola coreana e la mediazione omanita su Hormuz diventano elementi negoziabili, una certezza appare ormai difficile da sostenere: <strong>per gli alleati degli Stati Uniti, nulla può più essere dato completamente per scontato</strong>.</p>



<p><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-189/trump-kim-e-il-ruolo-degli-usa-nell-indo-pacifico.html">https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-189/trump-kim-e-il-ruolo-degli-usa-nell-indo-pacifico.html</a></p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="CAITS3FSmT"><a href="https://www.linkiesta.it/2026/08/la-guerra-in-iran-presenta-il-conto-a-trump-e-lui-lo-gira-agli-alleati/">La guerra in Iran presenta il conto a Trump, e lui lo gira agli alleati</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;La guerra in Iran presenta il conto a Trump, e lui lo gira agli alleati&#8221; &#8212; Linkiesta.it" src="https://www.linkiesta.it/2026/08/la-guerra-in-iran-presenta-il-conto-a-trump-e-lui-lo-gira-agli-alleati/embed/#?secret=L3uv32ZclJ#?secret=CAITS3FSmT" data-secret="CAITS3FSmT" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p><a href="https://www.laverita.info/geopolitica/alleanze-trump-iran-medio-oriente">https://www.laverita.info/geopolitica/alleanze-trump-iran-medio-oriente</a></p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="wtXS8myl4N"><a href="https://www.analisidifesa.it/2026/08/trump-demolisce-anche-lalleanza-storica-con-corea-del-sud-e-oman/">Trump demolisce anche l’alleanza storica con Corea del Sud e Oman</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Trump demolisce anche l’alleanza storica con Corea del Sud e Oman&#8221; &#8212; Analisi Difesa" src="https://www.analisidifesa.it/2026/08/trump-demolisce-anche-lalleanza-storica-con-corea-del-sud-e-oman/embed/#?secret=BfxaMJmjHD#?secret=wtXS8myl4N" data-secret="wtXS8myl4N" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/dalla-corea-del-sud-alloman-gli-usa-di-trump-se-la-prendono-con-gli-alleati.html">Dalla Corea del Sud all’Oman, gli Usa di Trump se la prendono con&#8230; gli alleati</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ucraina, la guerra presenta il conto all’Occidente: armi, debito e industria hanno un limite</title>
		<link>https://it.insideover.com/economy/ucraina-la-guerra-presenta-il-conto-alloccidente-armi-debito-e-industria-hanno-un-limite.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 16:46:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ucraina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-2-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-2-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-2-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-2-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-2-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-2-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quanto potrebbe costare l'aiuto militare e finanziario all'Ucraina nei prossimi cinque o dieci anni? Questa la domanda cruciale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/ucraina-la-guerra-presenta-il-conto-alloccidente-armi-debito-e-industria-hanno-un-limite.html">Ucraina, la guerra presenta il conto all’Occidente: armi, debito e industria hanno un limite</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-2-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-2-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-2-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-2-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-2-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-2-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra in Ucraina sta entrando nella fase in cui la variabile decisiva potrebbe non essere più soltanto <strong>militare</strong>, ma soprattutto <strong>economica</strong>. Kyiv continua a dipendere da trasferimenti finanziari, armi, munizioni e sistemi di difesa prodotti all’estero, mentre gli Stati europei devono sostenere contemporaneamente welfare, debito pubblico, energia e riarmo. Il problema non è dunque soltanto quanto a lungo l’Ucraina possa combattere, ma <strong>quanto a lungo i suoi sponsor possano permettersi di finanziarne lo sforzo bellico</strong> senza sacrificare altri interessi strategici.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La guerra che diventa una questione di bilancio</strong></h2>



<p>Per comprendere il limite occidentale occorre uscire dalla contabilità dei singoli pacchetti di aiuti. La questione è strutturale: sostenere una guerra industriale per anni richiede <strong>produzione militare, capacità fiscale, energia, materie prime, personale e credito</strong>. <a href="https://www.analisidifesa.it/2026/08/il-prezzo-della-frattura-la-guerra-russo-ucraina-e-il-conto-pagato-dalleconomia-europea/">L’Unione europea ha appena predisposto per il 2026-2027 un prestito fino a <strong>90 miliardi di euro</strong> destinato all&#8217;Ucraina: circa 60 miliardi per la difesa e 30 per il sostegno di bilancio</a>. &nbsp;Non è un dettaglio contabile. È la dimostrazione che il finanziamento della guerra è ormai diventato una componente permanente della politica finanziaria europea. Il punto è che <strong>il denaro preso a prestito non equivale a ricchezza disponibile</strong>. Significa trasferire nel futuro una parte del costo presente, utilizzando il bilancio europeo come garanzia. E mentre Bruxelles aumenta l&#8217;impegno verso Kyiv, i governi nazionali devono finanziare pensioni, sanità, infrastrutture, interessi sul debito e contemporaneamente aumentare la spesa militare.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Mancano anche le armi</strong></h2>



<p>La contraddizione emerge ancora più chiaramente sul piano industriale. L&#8217;Occidente può stanziare miliardi, ma non può trasformare immediatamente quei miliardi in <strong>missili, intercettori e munizioni</strong>. Il caso dei Patriot è emblematico. Nell&#8217;attacco russo contro Kyiv del 19-20 agosto, la scarsità di intercettori ha nuovamente rappresentato un problema centrale per la difesa ucraina. Reuters ha riferito che Zelensky ha accusato i ritardi nelle forniture di Patriot di contribuire alle perdite ucraine.  Il <em>Wall Street Journal </em>segnala inoltre che le scorte occidentali sono sotto pressione anche a causa delle necessità generate dai conflitti in Medio Oriente.  Qui emerge il vero limite della strategia occidentale: <strong>la capacità finanziaria e la capacità produttiva non coincidono</strong>. Anche disponendo delle risorse per acquistare nuovi sistemi, occorrono anni per ampliare le linee produttive, assicurarsi componenti e ricostituire le scorte.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il riarmo, una spirale finanziaria</strong></h2>



<p>L&#8217;Europa ha quindi imboccato una strada apparentemente inevitabile: più la guerra si prolunga, più aumenta la necessità di <strong>riarmarsi</strong>; più aumenta il riarmo, maggiori diventano le risorse sottratte ad altri capitoli di spesa oppure finanziate attraverso nuovo debito. La stessa Commissione europea indica per il solo 2026 fino a <strong>45 miliardi di euro</strong> di sostegno all&#8217;Ucraina, dei quali 28,3 miliardi destinati alle capacità industriali della difesa. &nbsp;Questo meccanismo può essere sostenibile per un periodo limitato. Diventa molto più problematico quando viene trasformato in una <strong>politica permanente</strong>. Il paradosso è evidente: l&#8217;Europa aumenta la spesa militare per prepararsi a una guerra potenziale con la Russia mentre deve contemporaneamente finanziare una guerra già in corso. Il risultato è una competizione interna per risorse pubbliche sempre più scarse.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Kyiv sopravvive grazie al finanziamento esterno</strong></h2>



<p>L&#8217;Ucraina, dal canto suo, non può sostenere autonomamente il costo della guerra. Il sostegno internazionale non è quindi un elemento accessorio, ma una <strong>condizione di funzionamento dello Stato</strong>. Anche il programma del Fondo monetario internazionale riflette questa dipendenza: nel luglio 2026 il board dell&#8217;FMI ha autorizzato un ulteriore esborso di circa 690 milioni di dollari nell&#8217;ambito dell&#8217;accordo quadriennale da 8,1 miliardi. &nbsp;La domanda strategica diventa allora inevitabile: <strong>per quanto tempo i finanziatori occidentali saranno disposti a trasformare il sostegno all&#8217;Ucraina in un impegno finanziario pluriennale?</strong> Finché la risposta sarà positiva, Kyiv potrà continuare a combattere. Ma ciò non significa che la strategia stia diventando economicamente più sostenibile. Significa piuttosto che il costo viene progressivamente trasferito dai bilanci ucraini a quelli occidentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La perdita del margine strategico</strong></h2>



<p>È questo il punto che spesso sfugge alla propaganda bellica. Una guerra non viene necessariamente persa quando finiscono i soldati o quando cade una città. Può essere persa quando <strong>le opzioni disponibili diventano progressivamente più costose</strong>. L&#8217;Ucraina deve contemporaneamente difendere il fronte terrestre, proteggere le città, preservare la rete energetica, mantenere le esportazioni, produrre droni e sostenere un esercito sottoposto a enormi esigenze di personale e materiali. Ma anche l&#8217;Occidente deve scegliere. Ogni Patriot inviato a Kyiv è un sistema che non può essere immediatamente destinato alla ricostituzione delle scorte americane o europee. Ogni miliardo destinato alla difesa ucraina è un miliardo che deve essere finanziato attraverso <strong>tassazione, debito, tagli ad altre spese o crescita economica</strong>. E la crescita è proprio la variabile che non può essere data per scontata.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Economicamente insostenibile o militarmente impossibile</strong>?</h2>



<p>Questo non significa che l&#8217;Occidente sia già incapace di finanziare l&#8217;Ucraina. Sarebbe una conclusione eccessiva: l&#8217;UE continua a mobilitare risorse considerevoli e ha costruito strumenti finanziari pluriennali. &nbsp;Significa però che <strong>il costo marginale della guerra aumenta</strong> mentre diminuisce la possibilità di ottenere risultati decisivi attraverso ulteriori trasferimenti. È qui che gli sponsor iniziano inevitabilmente a porsi la domanda più scomoda: non «quanto costa sostenere l&#8217;Ucraina oggi?», ma <strong>quanto costerà sostenerla ancora per altri tre, cinque o dieci anni?</strong> La risposta determina il vero limite della strategia occidentale. Perché se il conflitto non produce una soluzione politica e richiede contemporaneamente sempre più denaro, armi e debito, prima o poi il problema smette di essere esclusivamente ucraino. Diventa <strong>un problema di finanza pubblica occidentale</strong>. E quando una guerra comincia a competere con pensioni, sanità, infrastrutture, energia e sicurezza nazionale per le stesse risorse, la questione non è più soltanto quanto si vuole combattere. È <strong>quanto ci si può ancora permettere di farlo</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-analisi-difesa wp-block-embed-analisi-difesa"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="vwg17VwUdb"><a href="https://www.analisidifesa.it/2026/08/il-prezzo-della-frattura-la-guerra-russo-ucraina-e-il-conto-pagato-dalleconomia-europea/">Il prezzo della frattura: la guerra russo-ucraina e il conto pagato dall’economia europea</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Il prezzo della frattura: la guerra russo-ucraina e il conto pagato dall’economia europea&#8221; &#8212; Analisi Difesa" src="https://www.analisidifesa.it/2026/08/il-prezzo-della-frattura-la-guerra-russo-ucraina-e-il-conto-pagato-dalleconomia-europea/embed/#?secret=CKSKJfHduc#?secret=vwg17VwUdb" data-secret="vwg17VwUdb" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="Quo9kcc5kT"><a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-i-costi-della-guerra-36924">Ucraina: i costi della guerra</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Ucraina: i costi della guerra&#8221; &#8212; ISPI" src="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-i-costi-della-guerra-36924/embed#?secret=SRFpnYmuWU#?secret=Quo9kcc5kT" data-secret="Quo9kcc5kT" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="BfP9QNrPn4"><a href="https://www.notiziegeopolitiche.net/oltre-quattro-anni-di-guerra-il-costo-umano-e-strategico-dellinvasione-russo-putiniana-dellucraina-la-tragedia-oltre-la-tragedia/">Oltre quattro anni di guerra: il costo umano e strategico dell&#8217;invasione russo &#8211; putiniana dell&#8217;Ucraina. La tragedia oltre la tragedia</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Oltre quattro anni di guerra: il costo umano e strategico dell&#8217;invasione russo &#8211; putiniana dell&#8217;Ucraina. La tragedia oltre la tragedia&#8221; &#8212; Notizie Geopolitiche" src="https://www.notiziegeopolitiche.net/oltre-quattro-anni-di-guerra-il-costo-umano-e-strategico-dellinvasione-russo-putiniana-dellucraina-la-tragedia-oltre-la-tragedia/embed/#?secret=jV3pMY9FxU#?secret=BfP9QNrPn4" data-secret="BfP9QNrPn4" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/ucraina-la-guerra-presenta-il-conto-alloccidente-armi-debito-e-industria-hanno-un-limite.html">Ucraina, la guerra presenta il conto all’Occidente: armi, debito e industria hanno un limite</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;Italia e il riarmo: miliardi per la difesa ma il know-how strategico è sotto controllo estero</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/litalia-e-il-riarmo-miliardi-per-la-difesa-ma-il-know-how-strategico-e-sotto-controllo-estero.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 10:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un Paese può acquistare un sistema missilistico ma diventare strategicamente dipendente se non controlla più la tecnologia necessaria.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Italia si prepara a mobilitare nuove risorse per la <strong>difesa</strong>, ma proprio mentre il Paese discute come finanziare il riarmo europeo emerge una contraddizione industriale difficile da ignorare: alcune competenze considerate strategiche continuano a passare sotto controllo straniero. Il caso più recente è quello di <strong>Tekne</strong>, società con base operativa a Ortona attiva nell’ingegneria della difesa, nei veicoli speciali e militari, nella guerra elettronica e nei sistemi anti-drone. Il 5 agosto 2026 il governo italiano ha autorizzato, attraverso il <strong>Golden Power</strong>, l’acquisizione del 70% da parte della statunitense NUBURU, imponendo prescrizioni. Il piano industriale prevede per Tekne circa <strong>565 milioni di euro di ricavi cumulati tra 2026 e 2030</strong> e circa 370 nuovi posti di lavoro. Non si tratta quindi di una normale operazione industriale. La stessa procedura di Golden Power dimostra che lo Stato considera quelle attività collegate a interessi strategici nazionali. La normativa italiana consente infatti al governo di intervenire sulle operazioni riguardanti imprese e asset rilevanti per <strong>difesa e sicurezza nazionale</strong>.</p>



<p><strong>Il prezzo del controllo industriale</strong></p>



<p>L&#8217;accordo definitivo delinea una valutazione pre-money di circa <a href="https://ilmanifesto.it/i-miliardi-vanno-al-riarmo-mentre-lindustria-crolla"><strong>52 milioni di euro</strong>, attraverso conversione di finanziamenti soci, aumento di capitale, acquisto di quote dagli azionisti storici ed eventuale earn-out legato ai ricavi. NUBURU aveva già immesso oltre 16 milioni di euro di finanziamenti nella società.</a> Qui occorre però evitare una semplificazione: non è corretto confrontare automaticamente la valutazione di un&#8217;impresa in difficoltà con il valore futuro del suo piano industriale. I 565 milioni indicati sono <strong>ricavi prospettici</strong>, non valore dell&#8217;azienda né profitto. Inoltre l&#8217;investitore assume rischi finanziari e industriali che lo Stato potrebbe non voler assumere. La domanda strategica rimane tuttavia intatta: <strong>chi deve possedere il know-how necessario alla difesa nazionale?</strong></p>



<p><strong>SAFE e la contraddizione italiana</strong></p>



<p>La questione diventa ancora più significativa alla luce di <strong>SAFE</strong>, lo strumento europeo che mette a disposizione fino a 150 miliardi di euro di prestiti a lunga scadenza per rafforzare la base industriale e tecnologica della difesa europea attraverso appalti comuni. Tra i settori ammissibili figurano proprio <strong>droni, sistemi anti-drone, guerra elettronica, intelligenza artificiale e protezione delle infrastrutture critiche</strong>. L&#8217;Italia ha indicato una richiesta fino a <strong>14,9 miliardi</strong>, ma il punto politico è che quella cifra rappresenta un tetto, non necessariamente l&#8217;importo che verrà effettivamente utilizzato. La decisione finale sull&#8217;impiego delle risorse dovrà essere inserita nel percorso politico e finanziario nazionale. Il paradosso è evidente: Bruxelles offre capitale agevolato per rafforzare l&#8217;industria europea della difesa mentre, contemporaneamente, imprese italiane che operano proprio nei segmenti tecnologici prioritari possono essere acquisite da gruppi extraeuropei.</p>



<p><strong>Non basta comprare armi</strong></p>



<p>Il problema è soprattutto concettuale. <strong>Difesa non significa soltanto acquistare sistemi d&#8217;arma</strong>. Significa possedere competenze, brevetti, software, capacità produttive, laboratori, catene di approvvigionamento e personale qualificato. Un Paese può acquistare un sistema missilistico sofisticato, ma diventare strategicamente dipendente se non controlla più la tecnologia necessaria per aggiornarlo, ripararlo o produrne componenti essenziali. È proprio questa la logica alla base delle regole SAFE: per gli acquisti finanziati dallo strumento europeo, il costo dei componenti provenienti da Paesi esterni all&#8217;UE, allo Spazio economico europeo, all&#8217;EFTA e all&#8217;Ucraina non può superare, in linea generale, il <strong>35%</strong>. Per alcune capacità più sensibili sono inoltre previste condizioni più rigorose sulla possibilità di modificare e far evolvere il prodotto senza restrizioni esterne. La direzione europea è quindi abbastanza chiara: <strong>spendere per creare capacità industriale</strong>, non soltanto per aumentare gli ordinativi.</p>



<p><strong>Il precedente Piaggio</strong></p>



<p>Il caso Tekne non è isolato. Nel giugno 2025 il governo autorizzò con Golden Power la cessione di <strong>Piaggio Aerospace</strong> alla turca Baykar. L&#8217;operazione riguardava una società storica dell&#8217;aerospazio italiano, da anni sottoposta ad amministrazione straordinaria. Baykar ha poi completato l&#8217;acquisizione, annunciando l&#8217;intenzione di utilizzare gli stabilimenti italiani anche come hub europeo per la produzione dei propri sistemi senza pilota. La vicenda mostra che il controllo straniero non equivale automaticamente a perdita di capacità nazionale. Se investimenti, occupazione, produzione e competenze rimangono in Italia, l&#8217;operazione può generare vantaggi industriali. Ma è proprio qui che dovrebbe concentrarsi la <strong>politica industriale</strong>: non sul passaporto dell&#8217;azionista in sé, bensì sulla conservazione delle capacità decisive.</p>



<p><strong>Golden Power e Parlamento</strong></p>



<p>C&#8217;è poi una questione istituzionale. Il <strong>Golden Power non è una nazionalizzazione</strong>: è uno strumento regolatorio attraverso il quale l&#8217;esecutivo può autorizzare, condizionare o bloccare determinate operazioni. La disciplina prevede inoltre forme di comunicazione alle commissioni parlamentari competenti. Questo significa che non ogni acquisizione strategica richiede un voto parlamentare preventivo. Ma quando si sommano <strong>riarmo, debito pubblico, tecnologia militare e trasferimento del controllo industriale</strong>, la discussione parlamentare assume un peso politico difficilmente eludibile. Il tema non è dunque impedire agli investitori stranieri di entrare nell&#8217;economia italiana. È stabilire quali condizioni debbano accompagnare l&#8217;ingresso del capitale quando l&#8217;asset ceduto incorpora una capacità essenziale per la sicurezza dello Stato.</p>



<p><strong>La vera sovranità</strong></p>



<p>L&#8217;Italia rischia altrimenti di confondere due piani: <strong>spesa militare e autonomia strategica</strong>. Sono collegati, ma non coincidono. Spendere miliardi per carri armati, missili, droni o sistemi elettronici aumenta le capacità operative delle Forze armate. Ma se una parte crescente della proprietà industriale e del know-how necessario alla loro progettazione e manutenzione dipende da soggetti esteri, la spesa può rafforzare la potenza militare senza aumentare nella stessa misura la <strong>sovranità tecnologica</strong>. La sfida del nuovo ciclo europeo del riarmo è quindi più complessa di quanto suggerisca la sola dimensione finanziaria. SAFE può diventare un&#8217;occasione per consolidare imprese italiane ed europee, favorire aggregazioni, finanziare ricerca e sviluppo e trattenere competenze strategiche. Il caso Tekne dovrebbe essere letto in questa prospettiva. Non come una semplice vendita di un&#8217;azienda, ma come una domanda sulla <strong>strategia industriale dello Stato</strong>. Se l&#8217;Italia prende a prestito miliardi per rafforzare la difesa, la questione decisiva sarà capire dove finiranno quei miliardi: <strong>nelle sole piattaforme che compriamo oppure anche nelle competenze che ci permettono di progettarle, produrle e controllarle?</strong> È in questa differenza che passa il confine tra un Paese che <strong>spende per la difesa</strong> e un Paese che costruisce una propria <strong>capacità strategica</strong>.</p>



<p><a href="https://www.avvenire.it/politica/il-governo-ha-deciso-di-utilizzare-safe-per-il-riarmo-ora-parola-al-parlamento_111417">https://www.avvenire.it/politica/il-governo-ha-deciso-di-utilizzare-safe-per-il-riarmo-ora-parola-al-parlamento_111417</a></p>



<p><a href="https://it.investing.com/news/stock-market-news/in-riarmo-europa-frammentato-settore-spaziale-italiano-affronta-prova-di-crescita-3516784">https://it.investing.com/news/stock-market-news/in-riarmo-europa-frammentato-settore-spaziale-italiano-affronta-prova-di-crescita-3516784</a></p>



<p><a href="https://www.rainews.it/articoli/2026/07/difesa-tajani-abbiamo-deciso-di-chiedere-safe-per-149-miliardi-entro-la-fine-dellanno-b6200268-cfc5-414a-a30b-88e0f3bea9d6.html">https://www.rainews.it/articoli/2026/07/difesa-tajani-abbiamo-deciso-di-chiedere-safe-per-149-miliardi-entro-la-fine-dellanno-b6200268-cfc5-414a-a30b-88e0f3bea9d6.html</a></p>



<p><a href="https://ilmanifesto.it/i-miliardi-vanno-al-riarmo-mentre-lindustria-crolla">https://ilmanifesto.it/i-miliardi-vanno-al-riarmo-mentre-lindustria-crolla</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-e-il-riarmo-miliardi-per-la-difesa-ma-il-know-how-strategico-e-sotto-controllo-estero.html">L&#8217;Italia e il riarmo: miliardi per la difesa ma il know-how strategico è sotto controllo estero</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La US Navy vuole un nuovo Sea Sparrow e cerca partner internazionali per farlo</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-us-navy-vuole-un-nuovo-sea-sparrow-e-cerca-partner-internazionali-per-farlo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 23:47:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa aerea]]></category>
		<category><![CDATA[Marina militare americana (Us Navy)]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=527257</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="687" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ESSM.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ESSM.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ESSM-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ESSM-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ESSM-600x403.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>La U.S. Navy è alla ricerca di partner internazionale per costruire un nuovo missile da difesa aerea Sea Sparrow.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-us-navy-vuole-un-nuovo-sea-sparrow-e-cerca-partner-internazionali-per-farlo.html">La US Navy vuole un nuovo Sea Sparrow e cerca partner internazionali per farlo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="687" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ESSM.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ESSM.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ESSM-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ESSM-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ESSM-600x403.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>La <strong>U.S. Navy</strong> ha avviato un&#8217;iniziativa internazionale in ambito NATO per sviluppare una nuova versione del missile da difesa aerea <strong>Sea Sparrow</strong> in sostituzione dell&#8217;ESSM (<em>Evolved Sea Sparrow Missile</em>) Block 2.</p>



<p>L&#8217;obiettivo è creare una variante del missile utilizzabile dalle 12 nazioni del consorzio NATO <strong>Sea Sparrow Project Office (NSPO)</strong> che ha dato alla luce all&#8217;omonimo vettore in servizio in numerose marine militari sin dal 1976. Secondo <a href="https://www.defensenews.com/air-warfare/2026/08/20/us-navy-leads-multinational-effort-for-next-gen-seasparrow-missile/">quanto riferisce</a> la U.S. Navy, la scadenza per la formazione del consorzio è fissata al 19 ottobre. NSPO sta esplorando tecnologie da integrare in un nuovo sistema missilistico per ora definito <strong><em>Next Significant Variant </em>(NSV)</strong>.</p>



<p>Il nuovo missile deve essere in grado di ingaggiare minacce attuali e future, mantenendo al contempo le dimensioni attuali in modo da poter essere utilizzato dal lanciatore binato a otto celle attualmente in uso sulle unità navali e dal VLS (<em>Vertical Launch System</em>) tipo Mk 41. I fattori trainanti per lo sviluppo includono la necessità di scenari di ingaggio simultaneo, lo sviluppo di tecnologie <strong>utilizzando standard di architettura aperta che tutti i partner del consorzio possano condividere </strong>liberamente, e la necessità di mantenere la capacità operativa con gli attuali sistemi del consorzio nella misura del possibile, limitando al contempo il supporto navale.</p>



<p>La marina statunitense ha anche precisato che il nuovo vettore dovrà essere in grado di ingaggiare ed eliminare minacce dalle caratteristiche diverse, tra cui velocità (da bassa ad alta), altitudine (dal volo radente al mare alla picchiata da alta quota), manovrabilità (da manovre statiche a manovre ad alto numero di g) e tracciamento. Il Sea Sparrow NSV è inoltre progettato per fronteggiare attacchi missilistici di saturazione e per funzionare nonostante le <strong>interferenze elettromagnetiche</strong>. Il missile, viene precisato, “dovrebbe essere in grado di operare in ambienti complessi, contesi, a radiofrequenza (RF), elettro-ottici (EO) e/o infrarossi (IR)”. Il vettore dovrebbe essere anche in grado di discriminare e <strong>distinguere tra bersagli multipli ravvicinati </strong>e fornire misurazioni della traiettoria delle minacce a supporto delle funzioni di guida, navigazione e volo terminale del missile, nonché dovrebbe essere in grado di gestire le contromisure contro le minacce. Molto probabilmente quindi, il “Sea Sparrow” NSV avrà un software con un certo livello di <strong>intelligenza artificiale</strong>.</p>



<p>Nonostante l&#8217;architettura aperta, l&#8217;<a href="https://www.natoseasparrow.org/">NSPO</a> ricerca un progetto che conferisca al governo degli Stati Uniti i massimi diritti sui dati tecnici, sul software e sulla documentazione del software (incluso il codice sorgente), sugli artefatti di progettazione e sulle specifiche di interfaccia. Viene precisato che questo approccio semplificherà i futuri aggiornamenti, promuoverà l&#8217;interoperabilità tra le piattaforme del consorzio e consentirà di stare al passo con le minacce in continua evoluzione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;esperienza della guerra con l&#8217;Iran</h2>



<p>Il missile ESSM Block 2 è attualmente prodotto da <strong>Raytheon</strong>, che ha raddoppiato la produzione, portandola a oltre 350 esemplari entro il 2025. Nel contesto delle operazioni navali nel Golfo Persico, dove l&#8217;Iran ha lanciato numerosi missili e droni <a href="https://www.ilgiornale.it/news/difesa/gli-stati-uniti-hanno-pochi-missili-e-corrono-ai-ripari/">consumando rapidamente le scorte di intercettori statunitensi e alleati</a>, è probabile che la domanda di armi di difesa aerea a corto raggio rimanga elevata. </p>



<p>Riteniamo che proprio l&#8217;esperienza accumulata nel conflitto contro l&#8217;Iran abbia confermato una scelta fatta dall&#8217;U.S. Navy collaterale ma strettamente collegata allo sviluppo del nuovo Sea Sparrow. Il progetto delle portaerei di classe Ford, dopo la prima unità capoclasse, ha subito diverse modifiche tra cui il ritorno di <a href="https://www.twz.com/sea/future-ford-class-uss-john-f-kennedy-brings-back-key-feature-from-the-nimitz-class">una caratteristica</a> presente su tutte le portaerei di classe Nimitz e sulle altre portaerei dell&#8217;era della Guerra Fredda che le hanno precedute: <strong>illuminatori radar dedicati per la guida dei missili terra-aria</strong>. Gli illuminatori vengono utilizzati per guidare i missili ESSM Block 2 e stante le specifiche del “Sea Sparrow” NSV saranno compatibili anche con questo vettore. La necessità di aggiungere questa caratteristica è strettamente legata alla decisione di integrare un sistema che sostituisca il complesso e problematico radar a doppia banda su tutte le future portaerei di questa classe, successive alla USS “Gerald Ford”, e la nuova <strong>USS “John F. Kennedy”</strong> è la prima di queste navi come mostrano le immagini scattate durante le sue recenti prove in mare.</p>



<p>Attualmente, l&#8217;armamento difensivo delle portaerei di classe Ford comprende due lanciatori da 21 colpi per missili RIM-116 Rolling Airframe Missiles (RAM), tre sistemi d&#8217;arma a corto raggio Mk 15 Phalanx (CIWS) armati con cannoni Vulcan da 20 mm, quattro cannoni da 25 mm su affusti Mk 38 e varie armi leggere. Sono inoltre presenti due lanciatori Mk 29 a otto celle, un modello che risale agli anni &#8217;70 e che era stato originariamente progettato per lanciare i missili “Sea Sparrow”. Il Mk 29 è stato successivamente adattato per il lancio di missili ESSM Block 1, ma in passato si sono riscontrati problemi nell&#8217;integrazione delle versioni Block 2 a causa del maggiore peso di questi ultimi. </p>



<p>Molto probabilmente, l&#8217;esperienza fatta durante l&#8217;operazione Epic Fury, ha confermato all&#8217;U.S. Navy la necessità di avere un nuovo tipo di missile in grado di contrastare minacce multiple in un ambiente saturo di contromisure elettroniche. Sebbene l&#8217;arsenale missilistico iraniano, pur numeroso, non sia altamente tecnologico, i lanci multipli di vettori all&#8217;indirizzo del Carrier Strike Group statunitense presente in zona di operazioni ha dipinto quello che potrebbe essere lo scenario del prossimo conflitto, contro un avversario <em>near peer</em>, come la <strong>Repubblica Popolare Cinese</strong>, la quale è dotata invece di una serie di vettori da crociera e balistici più moderni, alcuni dei quali espressamente pensati per cercare di colpire una portaerei in navigazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-us-navy-vuole-un-nuovo-sea-sparrow-e-cerca-partner-internazionali-per-farlo.html">La US Navy vuole un nuovo Sea Sparrow e cerca partner internazionali per farlo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>IA, droni e armi: tra Cina e Ucraina si accende l’asse Germania-Giappone</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/ia-droni-e-armi-tra-cina-e-ucraina-si-accende-lasse-germania-giappone.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 23:47:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="915" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260821105801640_002053877f8d89776ebf368e8c62d617-e1787302732513.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260821105801640_002053877f8d89776ebf368e8c62d617-e1787302732513.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260821105801640_002053877f8d89776ebf368e8c62d617-e1787302732513-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260821105801640_002053877f8d89776ebf368e8c62d617-e1787302732513-1024x488.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260821105801640_002053877f8d89776ebf368e8c62d617-e1787302732513-768x366.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260821105801640_002053877f8d89776ebf368e8c62d617-e1787302732513-1536x732.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260821105801640_002053877f8d89776ebf368e8c62d617-e1787302732513-600x286.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Helsing e Rakuten uniscono le forze per portare i droni militari tedeschi in Giappone. Ecco che cosa sta succedendo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="915" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260821105801640_002053877f8d89776ebf368e8c62d617-e1787302732513.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260821105801640_002053877f8d89776ebf368e8c62d617-e1787302732513.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260821105801640_002053877f8d89776ebf368e8c62d617-e1787302732513-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260821105801640_002053877f8d89776ebf368e8c62d617-e1787302732513-1024x488.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260821105801640_002053877f8d89776ebf368e8c62d617-e1787302732513-768x366.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260821105801640_002053877f8d89776ebf368e8c62d617-e1787302732513-1536x732.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260821105801640_002053877f8d89776ebf368e8c62d617-e1787302732513-600x286.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per quale motivo un produttore tedesco di droni e una delle più importanti aziende giapponesi di e-commerce e servizi digitali dovrebbero collaborare? Chi vuole una risposta farebbe bene a dare un’occhiata alla freschissima partnership tra <strong>Helsing e Rakuten Group</strong>, appena finalizzata per consentire alla prima di vendere i suoi sistemi senza equipaggio dotati di intelligenza artificiale alle forze di autodifesa giapponesi.</p>



<p>Poiché la startup di Monaco non é ancora entrata nel mercato nipponico, Rakuten fungerà da punto di contatto tra i due Paesi e la assisterà nella presentazione di proposte. I partner condurranno inoltre test sul campo dei droni tedeschi con con l’esercito giapponese. Non solo: <strong>Rakuten aiuterà Helsing a condividere informazioni</strong> sui suoi ultimi prodotti per incrementare il numero di ordini per implementare, un giorno, la cooperazione nella produzione di massa degli Uav. Come ha spiegato Nikkei Asia, il gruppo asiatico intende anche guadagnare entrate sostanziali sostenendo le startup internazionali e aiutandole a consegnare prodotti in Giappone, seguendo un modello di business sempre più comune.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La partnership sui droni tra Giappone e Germania</h2>



<p>Rakuten utilizzerà tutta l&#8217;esperienza acquisita negli anni nelle numerose passate collaborazioni con startup e attraverso la conduzione di affari con agenzie governative. Attingerà anche alle intuizioni della propria attività di droni, che il gruppo gestisce dal 2015 circa. <strong>Il</strong> <strong>colosso</strong> <strong>nipponico ha tra l’altro intensificato la collaborazione con l’Ucraina nel settore della difesa</strong>, sostenendo, insieme alle agenzie governative di Kiev, l’ingresso in Giappone di startup ucraine specializzate nelle tecnologie militari. Tra queste figurano aziende impegnate nello sviluppo di <strong>sistemi di controllo del volo per droni</strong>, in un ulteriore segnale di come la guerra in Ucraina stia accelerando la cooperazione internazionale nel comparto della difesa e delle tecnologie autonome.</p>



<p>Helsing é invece una delle principali startup europee della difesa, specializzata nello sviluppo di droni autonomi dotati di intelligenza artificiale e capaci di condurre attacchi temibili. L’azienda produce già sistemi per l’Ucraina e punta a fornire i propri droni anche alle forze armate tedesche. <strong>Helsing è inoltre uno dei maggiori “unicorni” europei</strong>, ovvero startup private valutate oltre un miliardo di dollari: lo scorso luglio ha raccolto 1,8 miliardi di dollari da vari investitori tra cui Goldman Sachs, raggiungendo una valutazione di circa 18 miliardi. La collaborazione con Rakuten rappresenta anche un tassello della crescente cooperazione nel settore della difesa tra Germania e Giappone. Il cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz </strong>dovrebbe compiere a fine ottobre la sua prima visita ufficiale in Giappone, dove è atteso un incontro con la premier Sanae Takaichi. Sul tavolo dovrebbero esserci la sicurezza nell’area indo-pacifica, le tecnologie militari e lo sviluppo dei droni, temi che mostrano come Berlino e Tokyo stiano cercando di rafforzare i propri legami strategici di fronte alle nuove sfide geopolitiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Berlino chiama, Tokyo risponde</h2>



<p>Nel momento in cui scriviamo le <strong>forze di autodifesa di terra giapponesi stanno testando il drone d&#8217;attacco HX-2 di Helsing</strong>, mentre Tokyo sta cercando di pari passo di modernizzare il suo apparato militare e contrastare una Cina sempre più assertiva. I test sul campo, <a href="https://www.reuters.com/business/retail-consumer/german-drone-maker-helsing-enlists-rakuten-broker-japan-military-deal-2026-08-17/" type="link" id="https://www.reuters.com/business/retail-consumer/german-drone-maker-helsing-enlists-rakuten-broker-japan-military-deal-2026-08-17/">ha scritto <em>Reuters</em></a>, andranno avanti fino alla fine di settembre. &#8220;Incoraggiare una maggiore partecipazione per le startup nell&#8217;industria della difesa giapponese rappresenta un&#8217;importante opportunità per rafforzare le capacità di difesa del paese. </p>



<p>Le startup spesso affrontano barriere strutturali significative, tra cui sistemi di approvvigionamento complessi, difficoltà di comunicazione con le agenzie governative e cicli di approvvigionamento impegnativi&#8221;, ha dichiarato Hideaki Mukai, capo dello staff del Ceo di Rakuten. &#8220;Rakuten spera di aiutare a colmare queste lacune sfruttando la nostra esperienza e le nostre capacità per collegare startup e tecnologie all&#8217;avanguardia con le esigenze delle agenzie governative, guidando ulteriormente l&#8217;innovazione e lo sviluppo nell&#8217;industria della difesa giapponese&#8221;, ha quindi aggiunto lo stesso Mukai. Sempre più aziende della difesa stanno cercando partner giapponesi per entrare nel potenzialmente redditizio mercato locale. </p>



<p>Due sono le regioni: l’allenamento delle regole di esportazioni di armi da parte del governo di Takaichi Sanae e la necessità del Giappone di modernizzare, rafforzare, sviluppare il proprio esercito per meglio prepararlo ad affrontare le crescenti tensioni regionali.</p>
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		<title>Navi USA costruite all&#8217;estero? Dai cantieri e da parte del Congresso arriva un secco &#8220;no&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/navi-usa-costruite-allestero-dai-cantieri-e-da-parte-del-congresso-arriva-un-secco-no.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 05:07:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Fincantieri]]></category>
		<category><![CDATA[Marina militare americana (Us Navy)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1179" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-1024x629.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-768x472.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-1536x943.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-2048x1257.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Congresso e cantieri navali si oppongono alla decisione di Trump di delocalizzare la costruzione di navi da guerra per la U.S. Navy.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1179" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-1024x629.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-768x472.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-1536x943.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-2048x1257.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il piano del presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump </strong>di allargare la costruzione di navi da guerra per la <strong>U.S. Navy</strong> ai cantieri navali stranieri sta incontrando resistenza da parte dei costruttori navali statunitensi e di alcune ali del Congresso. Lo scorso giugno <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-cantieristica-nazionale-e-un-disastro-la-marina-usa-compra-navi-da-giappone-e-corea-del-sud.html">era emersa la notizia</a> riguardante la possibilità che gli Stati Uniti si affidassero ai <strong>cantieri navali di Paesi alleati</strong> – di alto livello tecnologico – per costruire alcune classi di unità navali destinate alla marina statunitense. Il Pentagono aveva incaricato la U.S. Navy di <strong>valutare i cantieri navali e i progetti giapponesi e coreani </strong>per l’impiego nella flotta statunitense, con documenti di bilancio che specificavano che i fondi sarebbero stati “suddivisi in due distinti studi e progetti di acquisizione, mirati al futuro parco navale di incrociatori/cacciatorpediniere e fregate”. Era anche emerso che il Pentagono stava valutando sia progetti navali stranieri sia la possibilità di costruire componenti in cantieri navali alleati, nell’ambito del suo sforzo per espandere la capacità di cantieristica della U.S. Navy.</p>



<p>A questa indagine delle forze armate USA ha fatto seguito un memorandum sulla sicurezza nazionale di Trump datato 13 agosto, che ha <strong>creato un percorso per i costruttori navali stranieri</strong> finalizzato a costruire le prime due unità di alcuni programmi della marina USA nei loro cantieri nazionali, prima di trasferire la produzione successiva negli Stati Uniti. L&#8217;amministrazione definisce questo approccio “<strong>Modello Finlandia</strong>”, ispirandosi al programma <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/rompighiaccio-per-dominare-lartico-gli-usa-si-accordano-con-canada-e-finlandia.html">Arctic Security Cutter della Guardia Costiera</a> statunitense. Per qualificarsi, i costruttori navali stranieri devono costruire o acquisire una partecipazione di controllo in un cantiere navale statunitense, <strong>assumere e formare lavoratori americani,</strong> trasferire la tecnologia e stabilire una catena di approvvigionamento negli Stati Uniti. Il modello, secondo quanto emerso, potrebbe essere applicato a <strong>tre tipologie di navi</strong>: una nuova unità di superficie da combattimento in grado di svolgere missioni antisommergibile, di guerra di superficie e di scorta ai convogli; navi da supporto logistico per il rifornimento in mare (Consolidated Cargo Replenishment at Sea) e navi ro-ro (roll-on/roll-off).</p>



<p>In definitiva, la direttiva di Trump consente ai costruttori stranieri qualificati di costruire navi per la U.S. Navy all&#8217;estero, a condizione che le aziende effettuino investimenti sostanziali nella cantieristica navale statunitense. La sudcoreana <strong>Hanwha </strong>e l&#8217;italiana <strong>Fincantieri </strong>sono emerse come potenziali beneficiarie: Hanwha ha acquisito il cantiere navale di Filadelfia nel 2024 e si è impegnata a investire 5 miliardi di dollari per l&#8217;ampliamento della struttura, <strong>mentre Fincantieri ha investito oltre 800 milioni di dollari nei suoi cantieri navali statunitensi nell&#8217;ultimo decennio. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>La decisione, che appare poco ortodossa e decisamente storica per un Paese che dal secondo dopoguerra a oggi ha fatto del dominio del mare la sua strategia principale, è stata determinata dall&#8217;annoso – e arcinoto – problema della cantieristica statunitense, a corto di personale, di infrastrutture e pertanto oberata di lavoro al punto da aver dilatato i tempi di consegna delle nuove unità. <strong>Si tratta di una vera e propria emergenza,</strong> a cui il piano presidenziale per la cantieristica nazionale non è ancora riuscito a ovviare. Pertanto <strong>la decisione di esternare la produzione di navi da guerra è sembrata la scelta più logica </strong>per recuperare l&#8217;efficacia e la capacità di deterrenza della marina statunitense, afflitta anche da problemi di arruolamento – ora meno sentiti – e di morale per via proprio della scarsa possibilità di effettuare le normali rotazioni di uomini e mezzi.</p>



<p>Questa mossa, come detto, non è affatto piaciuta ad alcune anime del Congresso ma soprattutto ai <strong>produttori navali statunitensi</strong>, che <a href="https://gcaptain.com/trumps-plan-for-foreign-built-navy-ships-runs-into-resistance/">avvertono </a>che ogni nave costruita all&#8217;estero rappresenta un lavoro che potrebbe invece sostenere i cantieri americani. “Sebbene gli investimenti stranieri nei cantieri e negli impianti navali statunitensi siano lodati per il raggiungimento degli obiettivi dell&#8217;amministrazione di rivitalizzare la base industriale cantieristica, l&#8217;ordine al Dipartimento della Marina di costruire all&#8217;estero non fa altro che minare il Piano d&#8217;azione marittima federale e gli investimenti generazionali nella cantieristica navale commerciale e governativa”, ha dichiarato in un comunicato <strong>Matthew Paxton</strong>, presidente dello <em>Shipbuilders Council of America</em>. “Ogni scafo costruito all&#8217;estero rappresenta domanda, posti di lavoro e capacità industriale sottratti ai cantieri navali americani che questa amministrazione si era impegnata a ricostruire&#8221;, ha aggiunto Paxton. “Esortiamo il Dipartimento a cambiare rotta e a reindirizzare questi fondi verso cantieri navali statunitensi qualificati”.</p>



<p>Alcune <strong>anime democratiche del Congresso</strong> hanno anche aggiunto, opponendosi al piano di Trump, che la delocalizzazione della produzione navale potrebbe minare la sicurezza nazionale, in quanto lavoratori stranieri verrebbero istruiti per costruire tecnologie prettamente statunitensi. Il deputato <strong>Jared Golden,</strong> democratico del Maine il cui distretto comprende il cantiere navale <em>General Dynamics Bath Iron Works</em>, ha criticato duramente la direttiva di Trump, definendola incoerente con il messaggio “America First” dell&#8217;amministrazione. “Non so come dovremmo prendere sul serio le dichiarazioni altisonanti di questa amministrazione, che si sforzano di mantenere l&#8217;America al primo posto quando sembra determinata a delocalizzare i posti di lavoro nel settore della costruzione navale americana e, ora, a vendere i cantieri navali americani a società straniere”, ha affermato Golden, facendo anche riferimento a una disposizione che è riuscito ad aggiungere al <em>National Defense Authorization Act (</em>NDAA) per l&#8217;anno fiscale 2027, approvato dalla Camera, che vieta l&#8217;utilizzo dei fondi di bilancio per la stipula di contratti per la costruzione di navi da guerra in cantieri stranieri.</p>



<p>Questo contrasto sembra ora destinato a sfociare in un più ampio scontro tra la Casa Bianca, il Congresso e l&#8217;industria cantieristica statunitense su dove dovrebbe effettivamente essere costruita la prossima generazione di navi della U.S. Navy.</p>
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		<title>Lo &#8220;scramble&#8221; e l&#8217;abbattimeno: Eurofighter italiano abbatte un drone nei cieli della Lettonia</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/lo-scramble-e-labbattimeno-eurofighter-italiano-abbatte-un-drone-nei-cieli-della-lettonia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 17:49:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1664" height="1110" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/Eurofighter_Typhoon_Aeronautica_Militare_2009_04.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/Eurofighter_Typhoon_Aeronautica_Militare_2009_04.jpg 1664w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/Eurofighter_Typhoon_Aeronautica_Militare_2009_04-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/Eurofighter_Typhoon_Aeronautica_Militare_2009_04-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/Eurofighter_Typhoon_Aeronautica_Militare_2009_04-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1664px) 100vw, 1664px" /></p>
<p>Un caccia Eurofighter italiano della missione NATO Baltic Air Policing ha abbattuto un drone non identificato (probabilmente ucraino deviato) </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1664" height="1110" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/Eurofighter_Typhoon_Aeronautica_Militare_2009_04.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/Eurofighter_Typhoon_Aeronautica_Militare_2009_04.jpg 1664w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/Eurofighter_Typhoon_Aeronautica_Militare_2009_04-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/Eurofighter_Typhoon_Aeronautica_Militare_2009_04-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/Eurofighter_Typhoon_Aeronautica_Militare_2009_04-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1664px) 100vw, 1664px" /></p>
<p>Questa notte un <strong>caccia Eurofighter</strong> della nostra <strong>Aeronautica Militare</strong> assegnato alla missione NATO di Baltic Air Policing ha abbattuto un &#8220;drone non identificato&#8221; che ha violato lo spazio aereo della Lettonia. Il caccia italiano, decollato in <em>scramble</em> dalla base aerea di Šiauliai dopo l’attivazione del <strong>Quick Reaction Alert</strong> da parte del <strong>Combined Air Operations Centre</strong> (CAOC) della NATO, era accompagnato da un gregario e, una volta intercettata la minaccia e ottenuto il permesso di aprire il fuoco, ha abbattuto il drone, di cui non sono ancora stati identificati il modello e l&#8217;origine. Si ritiene abbia impiegato un missile aria-aria, probabilmente un missile a guida radar AIM-120 AMRAAM. Stando sempre a quanto si apprende, hanno preso parte all&#8217;intercettazione anche una coppia di F-16 Viper della Turkish Air Force decollati dalla base aerea di Ämari, in Estonia.</p>



<p>Il drone non identificato è entrato nello spazio aereo lettone nelle prime ore di questa notte e, secondo i media, potrebbe essersi trattato di un&nbsp;<strong><em>Unmanned Aerial Vehicle</em>&nbsp;ucraino</strong> che ha deviato dalla rotta originaria durante un attacco contro la Federazione Russa. I caccia italiani che hanno portato a termine la missione fanno parte della <strong>Task Force Air &#8220;Baltic Thunder III&#8221;</strong>, posta sotto il controllo del Centro di Comando e Controllo Aereo Combinato dell&#8217;Alleanza Atlantica basato a Uedem, in Germania. Per i piloti della nostra Aeronautica si tratta del secondo decollo in &#8220;scramble&#8221; dal loro dispiegamento, avvenuto il 31 luglio.</p>



<p>La ministra degli Esteri lettone, Baiba Braže, ha ringraziato l&#8217;Italia dichiarando: &#8220;<em>Siamo grati ai nostri alleati italiani per il loro impegno nella missione di difesa aerea della NATO nel Baltico e per il mantenimento dell&#8217;integrità dello spazio aereo NATO. Ieri sera, un drone straniero è stato abbattuto dai nostri alleati italiani sopra la Lettonia orientale</em>&#8220;. Il ministero della Difesa lettone ha dichiarato che si trattava di <em>&#8220;un velivolo a pilotaggio remoto straniero entrato in Lettonia a causa della <strong>guerra elettronica russa</strong></em>&#8220;, senza tuttavia specificarne l&#8217;origine, circostanza che rende plausibile l&#8217;ipotesi di un sistema d&#8217;arma ucraino portato fuori rotta dalla difesa russa. La NATO ha reso noto che, dopo l&#8217;intercettazione e l&#8217;identificazione del velivolo, il drone è stato abbattuto sopra un&#8217;area disabitata della Lettonia orientale, al confine con l&#8217;oblast russa di Pskov.</p>



<p>Quello di questa notte non è il primo episodio nei cieli della Lettonia dall&#8217;inizio della guerra in Ucraina. L&#8217;abbattimento di questa notte si inserisce nel crescente numero di violazioni dello spazio aereo NATO lungo il fianco orientale, che ha già coinvolto un caccia F-35 olandese, che ha abbattuto un <strong>drone esca russo del tipo Gerbera </strong>nei cieli della Polonia, un caccia Rafale francese che ha abbattuto un drone deviato dalla propria rotta nei pressi del confine lettone, e degli F-16 rumeni che si sono trovati ad abbattere tre droni Shahed penetrati nel loro spazio aereo nazionale. L&#8217;ultimo abbattimento risale all’11 agosto, quando due droni esca Gerbera sono stati distrutti nei pressi del giacimento offshore Neptun Deep, nel Mar Nero.</p>



<p>La Lettonia è uno dei <strong>tre Paesi baltici</strong> – insieme a Estonia e Lituania – che non dispongono di propri caccia da combattimento e per questo si avvalgono della sorveglianza e difesa del proprio spazio aereo da parte di altri Paesi della NATO. Riga ha registrato negli ultimi anni diversi episodi legati a droni ucraini fuori rotta. Per tale ragione, il nuovo <strong>governo lettone ha siglato con Kiev</strong> un accordo per rafforzare la cooperazione nella difesa contro i droni ed evitare incidenti che potrebbero avere tragiche conseguenze.<a href="https://1.html-load.com/blog/keq/0bk/9a3/f0n/it.euronews.com/wfq/mntvx99j6gsgogongcmc5m7g5vg5gcu2ocamc5m7g5ia9gonmc7g06ngycgnn5gygg2hgegczg9zgqnjgggagijkjlbmgjfg7g6algi5vs4l05giglga52gl2rxgexjqefrgurgtgigbgfgfrg6mpzprgj2guegmgergg1giguz2gfg6g4gtgjgmgigtkjgi4gaspzgtgegjprg7gvg4ygigmgi1gigvguwgigjg8gug6ugaqhg2gjrgig8prbgr5mlewg4g72gbprgrug3gmhqcb80jpnmgw2ipzkgbbgegc19gpnvm3aopx7gulgh7pcbgwjgugbgcghgagvgj1gtg1g3sgcncgegi9gbprbgug7o4gtg23gvfg1gcglg4gbg9vguggzc216gaueugw6rgtx7gta8gj0gfgq8jgeog8mzsgpergwgrqyfgjgrpxgeg1g2pxg49u2g4bgupnsxgcpzg244gwyxryg2g8guglnx67gr3pxgbgqprgh8g97gwcxgigajgwlgh97gvlgcglg3ge5gung2gl7c6wnmg7kgcvhigjgepz413fmgcgtglkpnglfga4hga3wpfprg8g9gpg8f75pxyglg97igwrmgbg3vuag9e4pxggzgqgcr7g4g1gvz1gtweg4jogb8og1g4yh5gfipcgl7g3l6g2png3gmg7gvgbgepnkg2gmkcjgf6gfwbvgtg944ug7gphpfgqmlepxhngggp3zegqgmjgpwg80prpxcgih3iqamngvyggg8g6mgbvgtkg4ig4g2fgfgpk0g4px7ogrggug10gbkg33qg1upfw5pzgivgekgh1gj8vs7gcpcgfugvg8gfpxghegegjyg9gjrjvprsgfygpgagfagi8gtg76izglngeg4prgu4g80gbspxpfgvgmvkrggxog7prgrpnlg8fhgphgwg4og7y4e6yg2gclpcs4pzygwgfgggrur5g1gvgfgpgmcpcg3ligcg6g1g3cgv90lg4g8n3gm350g75gvb9gc5gj1gj36g4iengfnrhgmg8qhqgjg4gh3px29e7715mssx9g9gqggoxgrqgunrgbgi55g6gqz0g82gigqgt0g6hg6glgbgfhgqgwg8giguge8o0g6px4gugegigagiprvgr52gjgf6pfgpgigugtpx0gugtprgmg3g9giguglgiggvgu50giguyg6b9gtnugu0bgv6gtg6ugu0ng4gl0vgpfgv0sgi1vgpgwghgao1giapclgu2ugu01o6gtg6ugugqg7u6gtg6uguyg7gegl0vgp7ghvo1gibhygu2ugug40pc6gtg6ugugq0a6gtg6ugu0g4g46gtg6uguzgqx6gtg6ugu0o46gtg6ugughkl6gtg6uguzugl1gibgqi4gagg1gibbig7gagg1gibyh4gagglgimgihgivgurvvlgggmgfxvgugigtgig95gcgig1gmgm1ug6givgmgggiugiv0gagmgfgigiygggixgmgggicg6g7vgi05gpvgugugmqb8gugec5g4k1nju0ggpcgilgiguvgiugf7gi6gfkgi6guwgi6guvgihguuvhgggbgigl1gfgtg3glpn6vg2giagmg2gah5bgq1nju0ggpcgispcpzpfgjprgmgppng4pzguyq1gfg9gvgm1q1i1ngevcvgvpfkpfg1lgggu3gjkgtag85gig7gqgqgqgqgqgqgqgqgqgqgqgwgu6gig7g9fpzag3glgegigb7upcgmygcgfg3sg2g7mgingmg1gbhu2gggig2gigipfgmgmggvprgbgugivgugagigrwgpxgmmgmgigmugig1vgggtgm4ehg7grg9pcgigrugqqgqgqgqgqgqgqgqgqgqgqgipzvgugisupzggxgceprgb3hgcpcgm9gvegt8g2egt8gvgfmsgvfpr8g2fgvsgvghvg1ggghgipfgia7pfgfgvgpguz0gl3si8hgrb2a0vgj0grgtgtzg2gfgtfwxprggggvgfygrvglgigrhglwgrsgiprgigbug6geg1gafgvgfga8gveprwgepfgigl2xmgggegigl1glgumg3gigigigigigjgiigwgagigbgge7sgvfgisg2fgmlgve7prgiogmprggg9gmggkgl7prg85gmgugig2giprgiogmpzgig1bggglgtgmgmgigtgnvmc5gcgygagigmngmgtuoggxgvgmrgm1j1ngevcvgvpfkpfg1lgggu3gjkgtag8gagigaprgigbgigugavg6lggbgfgqguhgagni2kgy3gnm5gcgygggigtgbevgagigagtu1vgcagragveg30g1gfgbgepc1ige9ghpngtgqpfglkg9r2g3fys9pxzpngvgugpmcpzng4g7g7rgjag38j420xgigelj2g9vg86gthg6g4gj1rgj0pcwgegegu1zoq4gr1gfxvg3ypn8g8fg9iopxg8g1sjgeglgtgbwg7vb5ggzmgggcpz5gag6gtaggwxgqagig13pfipr9gtg196gqpxgug3vpzpni7g7grpcpxpngloqk0r376giwpxkgb4g4aagemmf3g6glgtg8cprpnnglgigagn65vgygigegf0ygqrc8gajg4zlg92wg7gbfzipxkbgggug40g8azgbvgnm9wjagyzgnmc5ai9gymng4j2og4lyg70yg7rg7380g7g7838gniogyghgnngc24cgyx99j6gsgogohhhg5k2c954u54g5mukgoq5945iag48rg4u2qa49g44a9u24g4jcn9g43rrslzslrg4mkg5x9kcgx8grvngcgq6u24magx8gfzgxl0vngcgqmnkjn5vi5gcgx8gfl3gwyg73ylg7ghygnn6g4as94ngygxg7gugxllmuib5vgmigcasgxllgx8girgxg7gf"></a></p>
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		<item>
		<title>La &#8220;triade&#8221; di Kim: come funziona la nuova strategia nucleare della Corea del Nord</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-triade-di-kim-come-funziona-la-nuova-strategia-nucleare-della-corea-del-nord.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 05:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Armi nucleari]]></category>
		<category><![CDATA[Missili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102431129_9c6b36f77d0206ed8c51071b631aaae4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102431129_9c6b36f77d0206ed8c51071b631aaae4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102431129_9c6b36f77d0206ed8c51071b631aaae4-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102431129_9c6b36f77d0206ed8c51071b631aaae4-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102431129_9c6b36f77d0206ed8c51071b631aaae4-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102431129_9c6b36f77d0206ed8c51071b631aaae4-1536x1018.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102431129_9c6b36f77d0206ed8c51071b631aaae4-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Corea del Nord sta consolidando e modernizzando il proprio arsenale nucleare, puntando a una triade molto particolare.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102431129_9c6b36f77d0206ed8c51071b631aaae4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102431129_9c6b36f77d0206ed8c51071b631aaae4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102431129_9c6b36f77d0206ed8c51071b631aaae4-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102431129_9c6b36f77d0206ed8c51071b631aaae4-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102431129_9c6b36f77d0206ed8c51071b631aaae4-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102431129_9c6b36f77d0206ed8c51071b631aaae4-1536x1018.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102431129_9c6b36f77d0206ed8c51071b631aaae4-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nessun governo occidentale intende riconoscere alla <strong>Corea del Nord</strong> lo status di <strong>potenza nucleare</strong>. <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-kim-jong-un.html">Kim Jong Un</a> procede tuttavia spedito verso una direzione ben precisa: quella della modernizzazione militare nazionale a 360 gradi. Le ultime modifiche apportate alla costituzione nordcoreana <a href="https://it.insideover.com/schede/difesa/la-dottrina-nucleare-della-corea-del-nord-spiegata.html">hanno codificato</a> l&#8217;autoproclamata condizione di &#8220;Stato responsabile dotato di armi nucleari&#8221; all&#8217;interno della legge suprema del Paese. Cosa significa? Semplice: integrando lo sviluppo delle forze nucleari nel quadro costituzionale, e regolamentando i protocolli di comando e controllo, Pyongyang ha lasciato intendere un impegno assoluto e a lungo termine per il mantenimento e <strong>il miglioramento delle proprie capacità nucleari</strong>, chiudendo di fatto la porta a ogni possibile, futura richiesta di <strong>denuclearizzazione</strong>. </p>



<p>Detto altrimenti, il nucleare non si tocca: semmai si rinforza. E <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-corea-del-nord-accelera-il-programma-nucleare-quasi-pronto-un-nuovo-centro-per-arricchire-luranio.html">infatti il programma di Kim</a> è passato dall&#8217;essere un <strong>meccanismo difensivo</strong>, una specie di garanzia di sicurezza per la sopravvivenza dello Stato, all&#8217;assumere potenziali <strong>connotati offensivi</strong> utili sia per la coercizione a livello regionale che per la conduzione di eventuali conflitti. </p>



<p>Nel momento in cui scriviamo, la Corea del Nord sarebbe in possesso di circa <strong>60-100 armi nucleari</strong> e continuerebbe ad espandere la produzione di <strong>uranio </strong>altamente arricchito e <strong>plutonio </strong>sufficienti per circa <strong>7-18 unità aggiuntive all&#8217;anno</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102454883_651edd06e9f57f7e577e0523575c48c1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-524471" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102454883_651edd06e9f57f7e577e0523575c48c1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102454883_651edd06e9f57f7e577e0523575c48c1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102454883_651edd06e9f57f7e577e0523575c48c1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102454883_651edd06e9f57f7e577e0523575c48c1-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102454883_651edd06e9f57f7e577e0523575c48c1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102454883_651edd06e9f57f7e577e0523575c48c1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;upgrade nucleare della Corea del Nord</h2>



<p>Lo avrete senz&#8217;altro notato. La Corea del Nord ha trascorso gli ultimi anni a diversificare i suoi sistemi di lancio attraverso lo sviluppo di <strong>missili balistici a corto raggio e a cortissimo raggio</strong>, oltre a <strong>missili da crociera avanzati</strong> ottimizzati per il dispiegamento tattico sul campo di battaglia. </p>



<p>Pyongyang ha poi normalizzato <strong>esercitazioni simulate di attacchi nucleari</strong> altamente realistiche dirette contro importanti obiettivi militari, basi aeree, porti e nodi di comando in tutta la Corea del Sud. </p>



<p>Il <strong>National Intelligence Council</strong>, e cioè un organo statunitense che funge da ponte di comunicazione tra le agenzie di spionaggio e il governo Usa, ha parlato di una <strong>Strategia nordcoreana a quattro pilastri</strong>. Cosa significa? Che le forze nucleari strategiche a lungo raggio e i missili balistici intercontinentali sono idealmente puntati contro gli Stati Uniti (con l&#8217;obiettivo di scatenare un effetto decoupling tra Washington e Seoul), mentre i sistemi tattici vengono sfruttati da Kim per rafforzare la coercizione a livello teatrale e durante una crisi regionale. </p>



<p>Il quarto pilastro chiama in causa la continua produzione di materiale fissile e la diversificazione di vettori di lancio. È qui che entrano in gioco anche i sottomarini e le piattaforme navali avanzate (in attesa della modernizzazione delle obsolete forze aeree).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102507782_830021b43d919fe85bdaac3f8fb5e170-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-524472" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102507782_830021b43d919fe85bdaac3f8fb5e170-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102507782_830021b43d919fe85bdaac3f8fb5e170-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102507782_830021b43d919fe85bdaac3f8fb5e170-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102507782_830021b43d919fe85bdaac3f8fb5e170-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102507782_830021b43d919fe85bdaac3f8fb5e170-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727102507782_830021b43d919fe85bdaac3f8fb5e170.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La triade nucleare di Kim</h2>



<p>La Corea del Nord è probabilmente l&#8217;ultimo Stato ad aver realizzato, o meglio abbozzato, la propria <strong>triade nucleare</strong>. Come ha ricordato il think tank <em>38 North</em>, Pyongyang ha iniziato a potenziare i suoi sistemi di lancio nucleari terrestri con missili da crociera nucleari imbarcati su navi a partire dal 2023. Ha quindi sviluppato sottomarini lanciamissili balistici e ha assegnato missioni nucleari alla propria Aeronautica militare nel 2025. </p>



<p>Difficilmente Kim riuscirà in ogni caso a &#8220;pareggiare&#8221; le punte del tridente; al contrario, è molto più probabile che scelga di puntare su <strong>lanciatori mobili su strada</strong> (resistenti una volta dispersi sul campo) e <strong>sottomarini</strong>. C&#8217;è infatti uno squilibrio abbastanza evidente. Prendiamo le forze aeree: solo nel 2025 il leader nordcoreano ha annunciato che l&#8217;Aeronautica militare &#8220;avrebbe ricevuto nuove risorse militari strategiche e &#8220;avrebbe svolto un ruolo nell&#8217;esercizio della deterrenza nucleare&#8221;. </p>



<p>La forza missilistica mobile su strada della Corea del Nord è invece da tempo in grado di infliggere danni ingenti a Corea del Sud e del Giappone, e sembra ben avviata a poterlo fare anche al territorio continentale degli Stati Uniti (a condizione che la forza sia in grado di essere schierata sul campo prima del conflitto). I <strong>sistemi navali</strong> nordcoreani presentano infine significativi problemi di sopravvivenza (soprattutto le navi di superficie armate con missili da crociera a lungo raggio), ma potrebbero essere in grado di creare problemi almeno a livello regionale. La triade di Kim, nonostante sia ancora in fase di definizione, è  ancora un grande <em><strong>work in progress</strong></em>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="678" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260504161726195_5645d4bdad5415f0e7122ab83bdccfc3-1024x678.jpg" alt="" class="wp-image-515917" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260504161726195_5645d4bdad5415f0e7122ab83bdccfc3-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260504161726195_5645d4bdad5415f0e7122ab83bdccfc3-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260504161726195_5645d4bdad5415f0e7122ab83bdccfc3-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260504161726195_5645d4bdad5415f0e7122ab83bdccfc3-1536x1017.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260504161726195_5645d4bdad5415f0e7122ab83bdccfc3-600x397.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260504161726195_5645d4bdad5415f0e7122ab83bdccfc3.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-triade-di-kim-come-funziona-la-nuova-strategia-nucleare-della-corea-del-nord.html">La &#8220;triade&#8221; di Kim: come funziona la nuova strategia nucleare della Corea del Nord</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Energia e difesa, Italia sovrana a metà: quanto possiamo spendere e per cosa si decide a Bruxelles</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/energia-e-difesa-italia-sovrana-a-meta-quanto-possiamo-spendere-e-per-cosa-si-decide-a-bruxelles.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 12:33:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1799" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-600x562.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-300x281.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-1024x959.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-768x720.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-1536x1439.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il "vincolo esterno" è cambiato. Non riguarda soltanto quanto possiamo spendere, ma sempre più spesso per cosa possiamo spendere.  </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1799" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-600x562.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-300x281.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-1024x959.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-768x720.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307110523845_3135307189792413914cee5e291a6f62-1536x1439.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p></p>



<p>Il <strong>5 agosto 2026</strong> il Parlamento italiano ha approvato la risoluzione di maggioranza sulla richiesta di flessibilità europea per finanziare <strong>energia e difesa</strong>: <a href="https://parlamento19.openpolis.it/votazioni?main_vote_type=is_key_vote&amp;ordering=-date&amp;page=1&amp;page_size=12#scrollNext">181 voti favorevoli alla Camera, 126 contrari e 12 astensioni; al Senato 98 sì, 60 no e 2 astensioni.</a> Non era ancora un’autorizzazione di spesa, ma il passaggio politico necessario per chiedere l’attivazione degli spazi previsti dalle regole europee. Il paradosso è evidente: su due funzioni essenziali dello Stato — <strong>sicurezza energetica e difesa nazionale</strong> — il Parlamento deve muoversi dentro un perimetro europeo prima di poter decidere pienamente sul bilancio nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Trentasei miliardi dentro un recinto</strong></h2>



<p>La posta in gioco indicata dal governo è di circa <strong>36 miliardi in tre anni</strong>, con 14,4 miliardi destinati all’energia e 21,7 alla difesa. <a href="https://www.liberacr.it/news/ultime-notizie/103329/sovranita-alimentare-chi-decide-davvero-tra-roma-e-bruxelles.html">Ma non significa che Roma abbia ottenuto 36 miliardi aggiuntivi: si tratta di margini di flessibilità sul percorso della spesa, subordinati alle condizioni del quadro europeo</a>. Ed è qui che la politica deve smettere di usare la parola “sovranità” come slogan. L’Italia conserva la propria capacità di bilancio, ma la esercita dentro <strong>regole comuni che ha sottoscritto</strong> e che prevedono procedure di sorveglianza, valutazione e coordinamento. La Commissione ha confermato che la procedura per disavanzo eccessivo italiana è sospesa dopo la valutazione delle azioni efficaci, ma l’Italia continua formalmente a figurare tra i Paesi interessati dalla procedura.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il decimale che racconta la dipendenza</strong></h2>



<p>Il dato decisivo è il deficit: <strong>3,1% del Pil nel 2025</strong>, dopo il 3,4% del 2024. La Commissione prevede per il 2026 e il 2027 un disavanzo al 2,9%. Un Paese con un debito pubblico enorme non può naturalmente comportarsi come se il vincolo finanziario non esistesse. La vera questione è però politica: quando l’Europa chiede maggiore capacità militare e resilienza energetica, dovrebbe anche riconoscere che questi investimenti hanno una natura strategica diversa dalla spesa corrente. Il rischio è costruire una <strong>Europa della sicurezza</strong> che pretende più difesa dagli Stati mentre continua a giudicarne gli investimenti quasi esclusivamente attraverso la grammatica del consolidamento fiscale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La flessibilità non è sovranità</strong></h2>



<p>La clausola di salvaguardia è stata concepita proprio per consentire agli Stati di aumentare determinate spese in circostanze eccezionali, in particolare quelle per la difesa. Nel 2026 il perimetro è stato esteso anche a misure energetiche orientate a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati. È una scelta razionale, ma rivela un problema: <strong>non tutto ciò che l’Italia considera strategico diventa automaticamente finanziabile</strong> attraverso la flessibilità europea. Il tipo di investimento, la sua finalità e la sua coerenza con gli obiettivi comuni determinano l’ammissibilità. La sovranità, dunque, non scompare. Ma viene <strong>condizionata dalla cornice europea</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Prima perdi una fonte, poi finanzi la sostituzione</strong></h2>



<p>La questione energetica rende il problema ancora più evidente. L’Italia ha dovuto modificare radicalmente il proprio sistema di approvvigionamento dopo la rottura dei rapporti energetici con Mosca. Il gas russo è stato sostituito da forniture provenienti da altri Paesi e dal <strong>GNL</strong>, aumentando il valore strategico delle infrastrutture di rigassificazione e delle rotte marittime. Ora Bruxelles incentiva investimenti destinati a ridurre ulteriormente la dipendenza dai combustibili fossili importati. È una strategia coerente con la transizione energetica europea. Ma il risultato politico è che <strong>una parte delle opzioni nazionali viene prima resa meno praticabile dalle scelte comuni e poi sottoposta a ulteriori criteri comuni quando si tratta di finanziarla</strong>. La dipendenza energetica, insomma, non è necessariamente scomparsa: può semplicemente cambiare geografia.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>SAFE: il debito europeo della difesa</strong></h2>



<p>Lo stesso schema emerge con <strong>SAFE</strong>, lo strumento europeo da 150 miliardi di euro in prestiti per gli acquisti congiunti nel settore della difesa. La Commissione indica per l’Italia una richiesta di 14,9 miliardi. Il vantaggio è evidente: ottenere risorse per accelerare il riarmo e sostenere l’industria europea. Ma SAFE non è un regalo. Sono <strong>prestiti</strong>, quindi debito, destinati soprattutto ad acquisti coerenti con le priorità industriali e strategiche europee. Il punto non è dunque essere “pro” o “contro” l’Europa. È stabilire se l’Italia sappia usare questi strumenti senza trasformarsi in un semplice acquirente dentro una catena finanziaria e industriale progettata altrove.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il vero problema è il vincolo esterno</strong></h2>



<p>Per decenni il <strong>vincolo esterno</strong> è stato il modo italiano di disciplinare la finanza pubblica: attribuire all’Europa il compito di imporre decisioni che la politica nazionale non riusciva o non voleva assumersi. Oggi quel vincolo è cambiato. Non riguarda soltanto <strong>quanto</strong> possiamo spendere, ma sempre più spesso <strong>per cosa</strong> possiamo spendere. È qui che la discussione sulla sovranità diventa seria. L’Italia non deve scegliere tra autarchia e subordinazione. Deve invece battersi per un’Europa nella quale <strong>la difesa, l’energia e gli investimenti strategici siano considerati beni comuni</strong>, senza cancellare la disciplina dei conti. Il problema non è avere regole europee. È avere regole europee che chiedono agli Stati di diventare più forti mentre, simultaneamente, ne comprimono gli strumenti finanziari per farlo. La vera sovranità italiana, allora, non consiste nel fingere che Bruxelles non esista. Consiste nell&#8217;avere abbastanza peso politico, credibilità finanziaria e capacità industriale da <strong>sedersi al tavolo europeo non per chiedere eccezioni, ma per contribuire a scrivere le regole</strong>.</p>
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		<title>Turchia, Pakistan, Arabia Saudita: nasce la Nato islamica</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/turchia-pakistan-arabia-saudita-nasce-la-nato-islamica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 16:52:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-600x393.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il vertice trilaterale Turchia-Arabia saudita-Pakistan tenuto oggi a Riad, nel quale sarà formalizzata la mutua alleanza difensiva dei tre Paesi, è qualcosa di simile a quella Nato islamica da tempo vagheggiata dagli strateghi neocon e israeliani. E, però, mentre questi la immaginavano come un’alleanza pronta ad aggredire l’Iran per conto di essi, al momento appare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/turchia-pakistan-arabia-saudita-nasce-la-nato-islamica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/turchia-pakistan-arabia-saudita-nasce-la-nato-islamica.html">Turchia, Pakistan, Arabia Saudita: nasce la Nato islamica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-600x393.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il vertice trilaterale Turchia-Arabia saudita-Pakistan tenuto oggi a Riad, nel quale sarà formalizzata la mutua alleanza difensiva dei tre Paesi, è qualcosa di simile a quella Nato islamica da tempo vagheggiata dagli strateghi neocon e israeliani. E, però, mentre questi la immaginavano come un’alleanza pronta ad aggredire l’Iran per conto di essi, al momento appare qualcosa di diverso.</p>



<p>Infatti, non nasce all’ombra protettiva dell’Impero, ma dalla constatazione, successiva alla guerra contro l’Iran, che tale protezione ormai è solo virtuale. Lo si è visto quando, nel corso del conflitto, gli States si sono premurati di difendere (per quanto possibile…) le proprie forze e Israele, lasciando campo libero altrove ai missili iraniani.</p>



<p>Né si fonda su un impeto guerriero, che avrebbe dovuto scatenarsi contro Teheran, ma dalla paura, soprattutto quella originata dall’espansionismo israeliano, che l’asserito protettore d’oltreoceano non sembra poter o voler contenere anche quando tocca i suoi alleati mediorientali.</p>



<p>Non per nulla il primo vagito della neonata alleanza risale allo scorso 17 settembre, quando Pakistan e Arabia Saudita firmarono un&nbsp;<a href="https://www.jpost.com/middle-east/article-867839" rel="noreferrer noopener" target="_blank">patto di mutua difesa</a>&nbsp;in reazione all’attacco effettuato da Israele alcuni giorni prima contro il Qatar, nel tentativo di uccidere la delegazione di Hamas impegnata nelle trattative di pace su Gaza.</p>



<p>A convincere Riad a ricorrere alla protezione pakistana la connivenza delle forze americane all’attacco. Anche se successivamente Trump, probabilmente tenuto all’oscuro dell’attacco, ha imposto a Netanyahu di&nbsp;<a href="https://www.politico.com/news/2025/09/29/trump-prompts-netanyahu-to-apologize-to-qatar-for-bombing-its-capital-00584738" rel="noreferrer noopener" target="_blank">scusarsi con Doha</a>, per Riad, come per altri, era un evidente campanello d’allarme: l’America non sarebbe stata in grado di frenare Tel Aviv nel caso avesse messo nel mirino un suo alleato regionale. E con i chiari di luna di allora, ad oggi immutati, è subito corsa ai ripari.</p>



<p>Il patto di allora è stato approfondito in questi giorni, come dimostra la nutrita delegazione pakistana sbarcata in Arabia saudita giovedì, di cui è indicativa anche la durata: tre giorni. Ad affiancare il primo ministro Shehbaz Sharif, il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate pakistane, il Maresciallo Syed Asim Munir, alcuni ministri e altri funzionari statali.</p>



<p>E ora ad aderire all’alleanza è anche la Turchia, con il presidente Recep Erdogan sbarcato oggi per formalizzare l’accordo. Così il patto vede la convergenza del secondo esercito della Nato per numero di effettivi, la Turchia, dell’unico Paese islamico a possedere l’atomica, il Pakistan, e delle immense ricchezze di Riad. Da cui un certo potere di deterrenza.</p>



<p>E giunge in un momento critico per la regione e, in particolare, per l’Arabia saudita. Le turbolenza regionali sono note, con Israele che imperversa un po’ dappertutto, con l’America che non ha ancora deciso di chiudere il conflitto con l’Iran e con quest’ultimo che minaccia di colpire i Paesi considerati allineati con l’Impero se sarà attaccato su larga scala.</p>



<p>Oltre a vigilare su una possibile escalation regionale, l’Arabia saudita deve vedersela con le milizie houti dello Yemen, le quali hanno deciso di ribellarsi all’embargo loro imposto da Riad, iniziato nel lontano 2015 (quando i sauditi hanno dato avvio alla guerra contro di essi), con un contro-embargo che ha chiuso il Mar rosso alle petroliere saudite.</p>



<p>La recrudescenza del conflitto yemenita potrebbe essere il primo banco di prova della neonata alleanza. Ma a porre criticità a tale opzione sono stati gli houti che, in concomitanza con la firma del patto, hanno messo a segno un potente attacco contro le forze governative yemenite, alleate di Riad, che ha causato circa sessanta vittime.</p>



<p>Le truppe colpite dai vettori houti erano impegnate nei preparativi di una campagna di terra contro di essi e l’attacco segnala che i ribelli sono pronti ad affrontare la minaccia. Resta da capire se Riad comprenderà di dover scendere a patti con i miliziani, cioè revocare lo sciocco embargo che sta<a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/yemen-remains-worst-humanitarian-crisis-un-office/2106553" rel="noreferrer noopener" target="_blank">&nbsp;mietendo una moltitudine di vite</a>, o continuerà su questa strada distruttiva, trascinando con sé i nuovi alleati.</p>



<p>A rendere problematica la seconda opzione il fatto che neanche gli Stati Uniti sono riusciti a sopraffare gli houti quando ci&nbsp;<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/March%E2%80%93May_2025_United_States_attacks_in_Yemen" rel="noreferrer noopener" target="_blank">hanno provato nel 2025</a>&nbsp;– vero che non hanno condotto attacchi via terra, ma resta il dato – e che gli houti, se messi alle strette, metterebbero nel mirino le vicine raffinerie saudite.</p>



<p>Oltre a tale querelle, che resta aperta, c’è da capire se la neonata alleanza possa intrupparsi nella jihad di Israele e dell’America contro Teheran, sempre che gli Usa non si defilino come potrebbe accadere con i negoziati in corso.</p>



<p>A constrastare tale ipotesi il fatto che il Pakistan si stia spendendo per la pace con l’Iran e che la Turchia non ha alcun interesse a farlo, anzi la dura presa di posizione di Ankara contro un attacco di terra dei curdi fu decisiva nel far fallire i piani di aggressione israelo-americani del 28 febbraio.</p>



<p>Quanto ai sauditi, se hanno protestato non poco con Teheran per gli attacchi subiti, hanno anche sollecitato Trump a dare agio ai negoziati. Resta, però, incerto cosa accadrebbe se riprendesse la guerra e Teheran ricominciasse i suoi attacchi contro il suo territorio.</p>



<p>Per la Turchia, invece, il nemico dichiarato ormai è Israele, con cui da tempo ha avviato una vera e propria guerra verbale e un conflitto non solo verbale, pur se sottotraccia, per il controllo della Siria, che interessa non poco il vicino Libano (anche in questo caso la Turchia è stata decisiva a far fallire i piani israeliani e americani di usare Damasco contro Hezbollah).</p>



<p>Insomma, ad oggi, anche se resta l’incertezza riguardo le capacità d’influenza su di esso di Tel Aviv e Washington, il patto turco-saudita-pakistano sembra principalmente destinato a fungere da deterrenza contro l’espansionismo israeliano.</p>



<p>Ipotesi che sembra confermata dalla conclusione di un articolo di&nbsp;<a href="https://thecradle.co/articles/saudi-arabia-pakistan-turkiye-sign-trilateral-defense-pact" rel="noreferrer noopener" target="_blank">The Cradle</a>&nbsp;dedicato al patto tripartito: “I funzionari israeliani hanno accolto con allarme questa novità, descrivendo Turchia, Pakistan, Qatar e Siria come ‘l’asse del male del fondamentalismo sunnita’, definendola molto più preoccupante dell’Iran”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/turchia-pakistan-arabia-saudita-nasce-la-nato-islamica.html">Turchia, Pakistan, Arabia Saudita: nasce la Nato islamica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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