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Difesa

La Russia completa il test del missile Sarmat: così cambia la deterrenza globale

Il nuovo missile balistico intercontinentale russo RS-28 Sarmat, testato con successo, ridisegna la deterrenza globale. Ecco come.
Sarmat Russia

Un nome, un programma: chiamato in Occidente “Satan-2”, il nuovo ICBM testato da Mosca ridisegna la deterrenza globale. Il 12 maggio è stato completato con successo il test del sistema missilistico balistico intercontinentale RS-28 Sarmat, secondo quanto riferito dal comandante delle Forze Missilistiche Strategiche russe, Sergey Karakayev, nel corso di un rapporto presentato al comandante supremo delle Forze Armate russe, il presidente Vladimir Putin.

Secondo dichiarazioni rilasciate da Karakayev tramite canali ufficiali, il sistema missilistico strategico RS-28 Sarmat, basato in silos fissi e dotato di un missile balistico intercontinentale, supererebbe i suoi predecessori in termini di capacità operative per gittata, carico utile, rapidità di lancio e sistemi di contromisura, consentendo di “sorpassare con elevata affidabilità gli attuali e futuri sistemi di difesa antimissile”.

L’elevata gittata consente al Sarmat di introdurre nuove direttrici di attacco che i sensori statunitensi e alleati devono essere in grado di monitorare, quindi seguire rotte alternative, ad esempio passando dal Polo Sud o adottando traiettorie non convenzionali/suborbitali. Il presidente russo lo ha definito “il sistema di lancio più potente al mondo, con una potenza paragonabile a quella del sistema missilistico sovietico R-36M2 Voyevoda presente nel nostro arsenale”.

L’ironia della storia è che proprio il R-36M2 Voyevoda (“Conquistatore”) – che evolveva i precedenti R-36M e R-36MUTTH sulla base del SS-18 – ebbe sviluppo in Ucraina. Sotto gli auspici del Ministero della Difesa sovietico, infatti, il progetto fu sviluppato dal Yuzhnoye Design Bureau di Dnepropetrovsk sotto la guida dell’accademico russo Vladimir Fyodorovich Utkin, per entrare infine in servizio nel 1988.

Le connessioni tra Russia e Ucraina nella genesi di questo sistema d’arma, tuttavia, non si esauriscono nella comune eredità industriale sovietica. Anche il nome RS-28 Sarmat richiama una dimensione storica e simbolica più ampia, di matrice eurasiatica: secondo diverse interpretazioni, deriverebbe infatti dai Sarmati, antiche popolazioni nomadi che tra il VI e il IV secolo a.C. abitarono le regioni corrispondenti agli attuali territori di Russia, Ucraina e Kazakstan, rievocando un immaginario storico che trascende i confini contemporanei.

Come cambia la deterrenza globale

Dotato di una struttura propulsiva a tre stadi e alimentato a propellente liquido, il Sarmat è un vettore di 35,3 metri di lunghezza e 3 metri di diametro classificato come ICBM pesante, in grado di trasportare fino a 10 testate nucleari di grandi dimensioni, oppure 16 testate più piccole, oltre a combinazioni che includono contromisure avanzate o veicoli plananti ipersonici.

Fino a oggi, i sistemi considerati con la maggiore gittata erano i cinesi DF-41 e DF-5, insieme ai nordcoreani Hwasong-17 e Hwasong-18, tutti stimati intorno ai 15.000 km, meno della metà del Sarmat. I precedenti missili russi RT-2PM Topol e RS-24 Yars hanno un raggio stimato di circa 11.000 km, mentre il missile statunitense LGM-30G Minuteman III – unico ICBM terrestre attualmente in servizio nella NATO – arriva a circa 13.000 km.

Ma è l’impiego di veicoli plananti ipersonici a raggio intercontinentale a rappresentare una potenziale rivoluzione nelle capacità degli ICBM. Nei Paesi occidentali questa evoluzione ha suscitato forte preoccupazione, soprattutto perché Stati Uniti e alleati risultano in ritardo rispetto a Russia e Cina nello sviluppo di tecnologie simili. Il programma di veicoli ipersonici russi può rappresentare una risposta asimmetrica ai massicci investimenti occidentali nelle difese antimissile strategiche più convenzionali. 

Anche per questo motivo, gli Stati Uniti stanno investendo nel progetto Golden Dome, un sistema che punta a schierare intercettori nello spazio per colpire missili come il Sarmat prima che rilascino i loro veicoli ipersonici. Un piano ambizioso, sul piano economico e tecnologico, che forse sarà vanificato dall’avvento di una nuova generazione di missili avanzati dotati di capacità ipersoniche.

Bluff o segnalazione strategica?

Non è la prima volta che Mosca utilizza test missilistici come strumenti di comunicazione coercitiva. Il Sarmat è infatti parte integrante di un programma – per dirla con l’Atlantic Council – di “armi nucleari esotiche”, ovvero di sistemi d’arma in grado di superare i profili di minaccia più tradizionali. Si tratta del drone subacqueo a propulsione nucleare Poseidon, del missile da crociera a propulsione nucleare Burevestnik, del missile balistico a gittata intermedia Oreshnik, o ancora del missile ipersonico aviolanciato Kh-47M2 Kinzhal, già operativo nel teatro ucraino.

Il primo reggimento missilistico equipaggiato con il sistema RS-28 Sarmat entrerà in servizio operativo presso la Divisione missilistica di Uzhur entro la fine di quest’anno. Ma non tutti gli analisti sono concordi nel considerare il Sarmat come fattore di svolta. Secondo Institute for the Study of War, il test del Sarmat rappresenta soprattutto “nuclear saber-rattling” (retorica nucleare intimidatoria), utilizzata da Mosca come strumento politico per mostrare forza.

Al netto dell’operatività dell’arma, il messaggio del Cremlino è chiaro: ribadire la credibilità della propria capacità di rappresaglia su larga scala, soprattutto nel contesto del conflitto in Ucraina e verso i suoi alleati. Come parte integrante del programma russo di modernizzazione nucleare, il Sarmat svolge una funzione di segnalazione strategica che l’Alleanza Atlantica – o quel che ne rimarrà – non potrà ignorare nella pianificazione delle proprie difese antimissile, nelle reti di allerta precoce e nei protocolli di gestione dell’escalation. 

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