Nei primi mesi del 2021, i rapporti della Russia con gli Stati Uniti e l’Europa sono uniformemente pessimi. Il presidente Usa, Joe Biden, promette di essere ancora più duro con la Russia rispetto al suo predecessore Donald Trump. Josep Borrell, dopo essere stato a Mosca in veste di capo della politica estera Ue per la prima volta in quattro anni, ha affermato che Europa e Russia si stanno allontanando e che questa cosa avrà delle conseguenze.

Putin e Lavrov vogliono dire la loro

Per quanto riguarda la Russia, il presidente Vladimir Putin ed il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, sebbene si dicano aperti al dialogo su tematiche di comune interesse, hanno accusato l’Occidente di interferire con la politica interna russa per aver apertamente sostenuto il leader dell’opposizione Alexei Navalny. Piuttosto che rifiutare cortesemente le lezioni occidentali sui diritti umani come in passato, Mosca ha accusato gli accusatori di violazioni dei diritti nei loro paesi. Sono persino arrivati al punto di espellere tre diplomatici europei che avevano marciato a fianco dei manifestanti durante le proteste pro-Navalny.

Fino a poco tempo fa si poteva ancora distinguere lo scontro fra America e Russia ed il mutuo distacco fra Russia ed Europa. Ora questa distinzione si sta offuscando.

La fine dell’amicizia tra Russia e Germania

Il 2020 è stato l’anno in cui è crollato il pilastro portante dell’interazione fra Ue e Russia, cioè la relazione speciale fra Berlino e Mosca.

Tale rapporto era scaturito dal ruolo fondamentale giocato da Mosca nella riunificazione tedesca nel 1989-1990. Aspirava a diventare una partnership, ma non ci è mai arrivata. Ha iniziato a sfaldarsi dalla parte tedesca intorno al 2011, quando Putin ha preso la decisione di tornare al Cremlino, infrangendo così le aspettative tedesche di una futura Russia liberale e democratica.

Per quanto riguarda la Russia, l’apice della sua connessione con la Germania è coinciso con il cancellierato di Gerhard Schroeder, quando le idee di un matrimonio economico fra Russia e Germania e la comparsa di una grande Europa dall’Atlantico al Pacifico erano alle stelle.

Rivedere le relazioni tra Russia  ed Europa

La visita di Borrell aveva lo scopo di ottenere un’impressione diretta in vista dei preparativi della revisione delle modifiche dell’Unione europea alle sue politiche con la Russia. La precedente politica basata sui cinque principi formulati da Federica Mogherini, in carica prima di Borell come Alto rappresentante Ue per gli affari esteri, non aveva avuto particolare successo. Si può certamente immaginare che il nuovo approccio sarà formulato usando toni più severi e che sarà più vicino alla politica russa dell’amministrazione Biden a Washington. Se avrà più fortuna della dottrina Mogherini lo dirà il tempo, ma non c’è da aspettarselo.

C’è chiaramente bisogno di ripensare la relazione. Quale dovrebbe essere il suo scopo ultimo? Per l’Europa dalla fine della Guerra fredda è sempre stata l’idea di una “Russia europea”, per esempio, una Russia che accettasse norme e principi ideati dall’Ue anche per la sua politica interna, economia ed affari sociali, e che cooperasse con l’UE per la politica estera. In altre parole, non un membro della Ue e nemmeno un candidato, ma piuttosto un associato, un seguace. Citando le memorabili parole di Romano Prodi, “che avesse tutto in comune tranne le istituzioni”.

Che tipo di relazioni vuole la Russia con l’Europa?

Per contro, la preferenza russa è da tempo quella di un’“Europa più grande” – per esempio, uno spazio economico comune tra Lisbona e Vladivostok, costruito su un accordo tra l’UE e la sua controparte post-sovietica, l’Unione economica eurasiatica, con la proprietà incrociata di entrambe le parti di alcuni dei maggiori beni; un’architettura di sicurezza incentrata sull’Osce, con una collaborazione fra Nato l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva guidata da Mosca con il fine di difendere la stabilità nel continente. Favorendo l’autonomia strategica dell’Europa dagli Stati Uniti, Mosca stava aspettando il giorno in cui l’Ue e l’Eurasia post-sovietica avrebbero formato un forte legame e l’Europa sarebbe finalmente divenuta completa, libera ed indipendente.

Nei tre decenni posteriori alla fine della guerra fredda nessuna di queste visioni è divenuta realtà. In molti sensi la situazione attuale in Europa ricorda più il periodo tra gli anni ’40 e gli anni ’80. In più, la situazione non è stabile, va peggiorando. Non è difficile immaginare nuove crisi, persino conflitti militari, in posti come il Donbass, la Transnistria, il Caucaso del Sud.

Il comandante Givi e i suoi soldati durante un attacco contro le truppe ucraine all’aeroporto di Donetsk (Alfredo Bosco)

Le tensioni tra Russia e Nato

Gli incidenti tra l’aeronautica e le navi militari russe e quelle della Nato possono succedere – con gravi conseguenze – nel (e sopra) il Mar Nero ed il Mar Baltico. Un possibile utilizzo in Europa dei nuovi sistemi missilistici a medio raggio statunitensi potrebbe portare ad una nuova crisi degli euromissili. A questo vanno aggiunti la latente instabilità politica della Bielorussia, l’ambiente politico in continuo tumulto dell’Ucraina, la natura sensibile della transizione della leadership in Russia, più una serie di altre problematiche troppo numerose da menzionare ora, e si avrà un mix altamente esplosivo.

Così, prima di inventarsi una nuova formula per un auspicabile modello di relazioni, bisogna essere certi che si sopravvivrà fino a vedere quel giorno. Il Trattato sulle forze nucleari intermedie (Inf), il Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa (Fce) ed il trattato Open Skies (Ost) sono di fatto in disuso. Il controllo delle armi è a malapena la giusta formula per questi giorni. Nessuna delle parti pianifica di invadere, occupare o trasformare l’altra. Il pericolo principale è radicato nelle false percezioni, nei calcoli errati e nella recrudescenza. Le barriere efficaci in questo caso non sono i limiti alle armi, ma i canali di comunicazione affidabili, i contatti di persona fra gli ufficiali militari e della sicurezza oltre a varie misure per il rafforzamento della fiducia. Questi canali, contatti e misure sono essenzialmente affare della Russia e degli Stati Uniti (sia in modo diretto che tramite la Nato).

Come migliorare le relazioni Russia-Ue?

Libera da tale fardello, l’Unione europea può guardare oltre la prevenzione dei conflitti. Cosa può fare ora come ora?

Sembrerebbero esserci anche adesso alcune aree propizie alla collaborazione europeo-russa. Una è la sanità pubblica, l’altra il clima.

La Russia ha sorpreso molta gente in Europa e nel resto del mondo con il suo efficacissimo vaccino Sputnik V. La pandemia da Covid-19 è la prima vera pandemia globale degli ultimi tempi, ma non l’ultima. Vista la prossimità geografica ed il livello di contatti transfrontalieri, la cooperazione russo-europea in questo campo è estremamente importante per entrambe. Un altro ambito sostanzialmente affine è quello del cambiamento climatico. La Russia è genuinamente interessata al problema, dal momento che il surriscaldamento globale non sta soltanto lasciando gran parte dell’Artico senza ghiaccio, ma sta anche distruggendo le infrastrutture in Siberia a seguito dello scioglimento del permafrost. Nessuna di queste piste avrà grande impatto sul rapporto in generale, ma ciascuna di esse può portare benefici reali ad entrambe le parti.

Altre problematiche risultano essere meno promettenti. Indipendentemente dal formato Normandia, l’Europa non ha grande influenza in Ucraina, dove le cose potrebbero migliorare dopo il rifiuto deciso di Kiev di portare a termine il protocollo di Minsk II, cosa che i nazionalisti ucraini ritengono alto tradimento. Una volta che Mosca giungerà alla conclusione che il processo diplomatico è irrimediabilmente in stallo, potrebbe muoversi per integrare il Donbass più vicino alla Russia, riconoscendo in definitiva le repubbliche di Doneck e Lugansk ed aprendo così la strada al loro ingresso nella Federazione Russa. Visti l’interesse personale e le connessioni di Joe Biden in Ucraina, quest’ultima diventerà probabilmente un problema importante per le relazioni russo-statunitensi, con l’Europa come alleato accessorio dell’America.

Un’altra bomba geopolitica è la Transnistria. La recente elezione di un presidente pro-UE (e cittadino rumeno) in Moldavia potrebbe incrementare le richieste di revoca di un piccolo contingente militare russo nella regione secessionista della Transnistria. L’autoproclamata repubblica di Transnistria, esistente dal 1990, è un territorio senza sbocco sul mare bloccato fra la Moldavia e l’Ucraina. Un tentativo congiunto di Chisinau e Kiev di bloccare il presidio russo in quella zona potrebbe mettere Mosca di fronte a un dilemma di umiliazione o conflitto. È improbabile che la leadership russa scelga la prima. L’area del Mar Morto è certamente coinvolta in altri conflitti congelati, precisamente fra l’Abcasia con il sostegno della Russia e l’Ossezia del Sud da una parte e la Georgia dall’altra. Come ha dimostrato recentemente la seconda guerra in Karabakh, anche questi possono scongelarsi rapidamente. Analogamente a quella dell’Ucraina/Donbass e Moldavia/Transnistria, queste situazioni dovranno essere gestite principalmente dagli Stati Uniti tramite la NATO con l’Europa di supporto.

Lottare per i rapporti di buon vicinato

Consapevole di tutti questi potenziali conflitti e continui vincoli, l’Unione Europea deve prendersi del tempo per pensare ad un obiettivo a lungo termine più realistico per le sue relazioni con la Russia. Una futura relazione del genere non può essere basata sul sogno di una partnership o di un vasto spazio comune. La coabitazione richiederebbe un tetto condiviso che non esiste e non esisterà; la convivenza è corretta in teoria, ma è troppo pregna dell’eredità della guerra fredda, quando l’Unione Sovietica avanzò il concetto di “coesistenza pacifica”. Il suo equivalente attuale sarebbe il buon vicinato.

Questo modello poggia su diversi pilastri. Uno è un livello di rispetto della diversità, anche come semplice riconoscimento del vicino come di qualità differente. Il secondo pilastro è la presenza di valide barriere: chiarezza su dove vengono posti i confini e sicurezza sufficiente per garantire la fiducia in se stessi. Il terzo è la costruzione e la gestione delle relazioni essenziali sulla base di interessi comuni. La quarta è la cooperazione sulle questioni transfrontaliere come le infrastrutture, la sanità pubblica ed il clima. Il quinto è l’interdipendenza. Sebbene lo scenario energetico stia cambiando proprio come lo sta facendo la struttura dell’economia russa, in un immediato futuro l’Europa sarà dipendente dalle risorse energetiche russe ed il bilancio federale russo attingerà ai proventi di tali vendite.

Le implicazioni sono le seguenti. L’interferenza negli affari dell’altro, che sia per convertire il pubblico oltre il confine alla propria visione del mondo o per sovvertire un regime o un governo che non va a genio, non è permessa. Le differenze ideologiche ed i valori dovranno rimanere, certo, ma non saranno gonfiate e brandite dalle politiche estere, così che non potranno portare ad un’ostilità comune o all’abbandono del dialogo. Le divergenze inevitabili saranno controllate in modo da poter prevenire conflitti distruttivi. Oltre la sfera politica di per sé contenziosa, l’Ue e la Russia dovrebbero essere libere di relazionarsi fra di loro tanto quanto i loro cittadini desiderano. A prescindere da quello che possono fare altrove, l’Europa e la Russia non possono cambiare la loro geografia.